giovedì 24 aprile 2014

Francesco come Matteo contro l'ipocrisia farisaica



Il Cardinale Tarcisio Bertone


Da: La Repubblica.it - 20 aprile 2014 - Città del Vaticano.
 
Papa Francesco abita a Casa Santa Marta in un bilocale di circa 70 metri quadrati. Il cardinale Tarcisio Bertone, da 6 mesi non più Segretario di Stato, inaugurerà presto il suo attico a Palazzo San Carlo, la cui ampiezza viene data di poco inferiore ai 700 metri quadrati. Circa 10 volte in più, comunque, di Sua Santità.

In Vaticano, entrando dalla Porta del Perugino, la Domus Sanctae Marthae e il Palazzo San Carlo sono edifici vicini. La prima di dimensioni ridotte, il secondo imponente. Quando Bergoglio, dopo aver osservato i complessi lavori di ristrutturazione nella struttura a fianco, è stato informato su chi sarebbe stato il suo vicino di casa, si è arrabbiato non poco. Ora non può certo cacciare di casa l'inquilino. Ma la sua ira su chi in Curia ancora resiste al suo titanico tentativo di cambiamento non è passata inosservata il Giovedì santo prima di Pasqua quando, davanti al clero riunito in San Pietro, si è scagliato contro i preti "untuosi, sontuosi e presuntuosi", che devono avere invece "come sorella la povertà".

La casa dove presto, prima dell'estate, il cardinale Bertone si trasferirà, ha dimensioni sontuose perché unisce due appartamenti: quello un tempo assegnato a Camillo Cibin, capo della Gendarmeria per tutto il pontificato di Karol Wojtyla, fra i 300 e i 400 metri, da cui è stata infine sloggiata la vedova; e quello di monsignor Bruno Bertagna, vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, deceduto alla fine del 2013, di metratura intorno ai 200. A questi metri interni vanno però aggiunti circa 100 di terrazzo.

In epoca ante Francesco l'assegnazione di alloggi di tutto rispetto per i prìncipi della Chiesa era una prassi consueta. Molti ricordano quando Bertone fu scelto come Segretario di Stato da Benedetto XVI, e dovette attendere quasi un anno prima che il suo predecessore, il cardinal Sodano, piccato per la rimozione, gli lasciasse l'appartamento nella Prima loggia del Palazzo Apostolico, dovendosi così l'altro accomodare nella Torre di San Giovanni. Sodano si trasferì poi in una casa di vaste proporzioni al Collegio Etiopico. Lì, il cardinale americano Szoka, presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, dimessosi dall'incarico lo stesso giorno di Sodano (15 settembre 2006), ottenne guarda caso l'appartamento gemello di quest'ultimo sempre al Collegio.

Così quando Bertone, nel vortice delle polemiche su Vatileaks e la seguente rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, fu in odore di lasciare la Segreteria di Stato - proposito realizzato solo dopo l'arrivo di Bergoglio - e si cominciò a parlare di dove si sarebbe trasferito lasciando la casa nella Prima loggia, furono avviate le pratiche per l'assegnazione di un altro appartamento. L'éra di Francesco è cominciata solo dopo. Ora, nella maxi casa, il cardinale non vivrà comunque solo: con lui abiteranno le tre suore che lo seguono da quando aveva assunto l'incarico di Segretario di Stato. Il suo successore, il neo cardinale Pietro Parolin, si è conformato al nuovo corso di Bergoglio, andando ad abitare come il Papa in un bilocale nella Domus Sanctae Marthae.

L'assegnazione di appartamenti di ampia metratura agli ex Segretari di Stato, tuttavia, mostra con evidenza come in Vaticano il nuovo fatichi ancora ad avanzare, e il vecchio resista. Facile capire dunque il disappunto di Francesco, e l'opposizione di una Curia lenta a spogliarsi degli antichi privilegi. A meno che il Papa "venuto dalla fine del mondo" non prenda posizione, oltre le parole già pronunciate contro "i preti sontuosi". 



Grande Papa! Pure lui trova ostacoli

mercoledì 23 aprile 2014

Matteo sotto assedio

E' arrivato uno che vuole FARE e tutti contro. Compresi quelli del PD.
Per me il PD può andare ramengo con i suoi D'Alema, che girava in eschimo quando gli faceva comodo fare il comunista per poi portare scarpe da un milione di lire una volta salito nella scala partitocratica, Veltroni che pensa solo al cinema e a scrivere libri, Finocchiaro che gira come una principessa con tre stipendiati dallo stato per scegliere le padelle ad IKEA, gente come l'ambizioso Marini che con il predellino del sindacato è arrivato a sistemarsi bene, anche con casa su due piani ai Parioli vendutagli a prezzo agevolato dopo averla occupata per anni ad affitto altrettanto sottomercato ecc. ecc..
Renzi vorrebbe riportare questo Paese alla normalità ma, l'ho scritto, l'impresa è ardua in quanto trattasi di un Paese depredato dalla corruzione e dal parassitismo, dunque difficile riformarlo senza trovare resistenze da parte di chi ci viveva bene.
Mio marito quando lo sente parlare ed agire dice: "E' una ventata di freschezza."
Grillo non gli crede e cerca di distruggerlo con critiche sarcastiche, soprannomi tipo "Renzie" parafrasando il bulletto-buono Fonzie dei telefilm della sua e mia gioventù... Ma non mi convince, perché anche lui ha imbrancato gente inutile nel suo Movimento, gente che non combina un bel nulla e che dei problemi reali e concreti del territorio se ne impippa, preferendo cazzeggiare come i ragazzini ripetendo cose viete, inutili, quando non addirittura sciocche, tanto per far vedere che fa qualcosa.
Il nanetto vero di Forza Italia, non Silvio, ma quello che è molto più basso di lui, il Professore Ordinario (ahimé!!) di Economia all'Università Tor Vergata di Roma, quello con il capoccione... non mi viene il nome ma tanto è uguale... quello lì critica Matteo Renzi ed il suo operato. Ma lui oltre a leccare a destra e a manca Berlusconi cosa ha fatto nella vita? Ah, sì.. ho letto su qualche giornale che ha fatto avere un sacco di soldi, pubblici ovviamente, nella zona della costa amalfitana dove ha una villa... ed un suo feudo umano...
Brunetta, ecco sì, ricordo... si chiama Brunetta, come quella dei Ricchi e Poveri.

Ma, caro Matteo, chi te lo ha fatto fare di abbassare l'aliquota IRPEF sugli stipendi bassi in modo che gli restasse in busta paga il prelievo fiscale? Mica l'hanno capito tutti sai? Hai voglia a spiegare! Nel gran polverone del bla bla bla televisivo se ne sentono di tutti i colori. Ieri sera, mi sembra fosse "Ballarò", hanno intervistato una signora che, nonostante la presenza della giornalista inviata che avrebbe potuto spiegarle come stavano le cose, ha detto: "A me che guadagno di meno mi danno un bonus minore e a chi guadagna di più gli danno un bonus maggiore. Non è giusto!" 
Cara signora è un prelievo fiscale alleggerito: non l'ha capito?
Se guadagna poco il suo prelievo sarà minore di colui che guadagna un poco di più.. Dunque la restituzione pure è di importo minore.
Purtroppo la gente ha dei grossi limiti a capire, si accontenta della superficiale informazione televisiva... Non ha tempo e voglia di capire di più.
Parlo con la gente di Renzi, l'ho scritto. Oltre a: "Ma che lo lascino lavorare." "Spero, ma non credo più. Non glielo lasceranno fare... Loro che non hanno fatto mai niente e ci hanno portati fino a qui." L'ultima è: "E' Robin Hood!" "Bene - faccio io - ci voleva finalmente!" E quello mi fa:"Toglie ai ricchi per dare ai poveri! Ma poi i poveri diventano ricchi e quelli ricchi diventano poveri!" "Eeeeh!!! Ma allora non siete mai contenti!" Mi allontano pensando che quell'uomo si preoccupa dei ricchi e lui non lo è: un semplice dipendente comunale... dunque? Valla a capire la gente!
Matteo con la moglie Agnese, insegnante

venerdì 18 aprile 2014

Legge Regionale Lazio per l'acqua pubblica

L’acqua fa gola, torna l’assedio

— Andrea Palladino, ROMA, 17.4.2014
Acea. Il Messaggero (Caltagirone): per risanare i conti di Roma vendere il 21% di azioni. All'assemblea del 5 giugno andrà in scena lo scontro sulla natura sociale del gruppo: il sindaco Marino aveva chiesto il ricambio del management
La curva delle azioni della mul­ti­na­zio­nale romana Acea è il vero ter­mo­me­tro delle inten­zioni poli­ti­che sulle pri­va­tiz­za­zioni. Nel giu­gno del 2011 — dopo i refe­ren­dum sull’acqua — le azioni ini­ziano una repen­tina discesa verso i minimi sto­rici. Il mana­ge­ment nomi­nato dai soci pri­vati era nel panico, il pro­getto di allar­gare a dismi­sura la gestione dei beni comuni rischiava di sal­tare defi­ni­ti­va­mente. La prima rea­zione fu dura: bloc­care tutti gli inve­sti­menti, creando una pres­sione, discreta ma sof­fo­cante, per cor­rere ai ripari.
La prima mossa fu la richie­sta di un parere legale a un avvo­cato di ecce­zione, il figlio del pre­si­dente Napo­li­tano, Giu­lio, che pre­sentò una rela­zione su come recu­pe­rare almeno una parte di quel pro­fitto garan­tito abro­gato dai refe­ren­dum. La pre­oc­cu­pa­zione degli inve­sti­tori d’altra parte era evi­dente. Nei mesi pre­ce­denti il voto dell’articolo 23 bis della legge Ron­chi — poi abro­gato — che avrebbe obbli­gato il comune di Roma a cedere buona parte di quel pac­chetto del 51% delle azioni ancora in mano pub­blica, aveva risve­gliato l’interesse dei grandi gruppi finan­ziari. Con Cal­ta­gi­rone in prima fila. Erano gli anni della gestione Ale­manno, il sin­daco che aveva in tasca il pro­getto di ces­sione di quel poco di sovra­nità sui ser­vizi pub­blici ai suoi grandi elet­tori. Poi, per i soci pri­vati del colosso dell’acqua, primo ope­ra­tore del set­tore idrico in Ita­lia, ini­zia­rono mesi dif­fi­cili. Con il cam­bio della guar­dia al comune di Roma.
Oggi — a tre anni dal voto popo­lare del giu­gno 2011 — Acea torna a sca­lare le vette della Borsa di Milano, con un nuovo record sto­rico. La curva delle azioni ha ripreso a salire spinta da due asset: l’arrivo di Mat­teo Renzi e la discus­sione sui conti romani, appesi al decreto che dovrebbe sal­vare il sin­daco Marino dal crack. Qual­cosa si muove per gli ideo­logi della gestione pri­vata a tutti i costi, par­titi alla ricon­qui­sta delle posi­zioni per­dute. Par­tendo pro­prio da Roma. Ovvero dalla madre di tutte le privatizzazioni.
La porta d’ingresso oggi si chiama bilan­cio comu­nale, e il suggerimento-diktat per Igna­zio Marino è arri­vato pun­tuale dal gior­nale romano il Mes­sag­gero, con­trol­lato da Fran­ce­sco Gae­tano Cal­ta­gi­rone, il prin­ci­pale socio della hol­ding romana, con in mano il 16% delle quote. «Ven­dere il 21% delle azioni di Acea» è la solu­zione per sanare i conti, spie­gava ieri il quo­ti­diano, dedi­cando ampio spa­zio alle dimis­sioni dell’assessora capi­to­lina al bilan­cio Daniela Mor­gante. Nei mesi scorsi Marino aveva pro­vato a imporre il suo peso di prin­ci­pale azio­ni­sta ad Acea, scon­tran­dosi con un muro. E l’impressione è che Renzi non stia pro­prio dalla sua parte. L’ex sin­daco Acea la cono­sce bene: da anni Firenze è il socio di rife­ri­mento di Publiac­que, il gestore degli acque­dotti di buona parte della Toscana e l’attuale pre­si­dente Era­smo D’Angelis — vici­nis­simo al pre­mier — è un fer­vido soste­ni­tore della pre­senza dei pri­vati nella gestione del sistema idrico inte­grato. Una tem­pe­sta per­fetta, pre­an­nun­ciata da un emen­da­mento — poi caduto — di Linda Lan­zil­lotta (asses­sora all’epoca Rutelli, quando il Cam­pi­do­glio firmò la prima pri­va­tiz­za­zione alla fine degli anni ’90) che ten­tava di imporre la ces­sione delle quote di Acea sul mercato.
Poche ore dopo la moral sua­sion del Mes­sag­gero, sono arri­vate le parole del pre­si­dente della hol­ding romana Gian­carlo Cre­mo­nesi, uomo del cer­chio magico di Cal­ta­gi­rone: «Io temo che una par­te­ci­pa­zione pub­blica impor­tante nelle società ero­ga­trici dei ser­vizi pub­blici locali — ha com­men­tato durante un incon­tro alla Camera di com­mer­cio — fac­cia dimi­nuire il grado di atten­zione e di veri­fica sulla qua­lità dei ser­vizi: è come se il con­ce­dente veri­fi­casse se stesso. Quanta voglia ha il con­ce­dente di deci­dere se la società in que­stione dev’essere san­zio­nata o meno?». Parole che anti­ci­pano quale sarà la stra­te­gia del gruppo Cal­ta­gi­rone nei pros­simi giorni, che si annun­ciano di fuoco. Il 5 giu­gno l’assemblea dei soci si dovrà con­fron­tare con la posi­zione di Marino, che nei mesi scorsi aveva chie­sto un ricam­bio deciso del management.
-------------------------------------
08/04/2014 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE LAZIO - N. 28 Pag. 16 di 696

Leggi Regionali
Legge Regionale 4 aprile 2014, n. 5
Tutela, governo e gestione pubblica delle acque.



IL CONSIGLIO REGIONALE
ha approvato
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
p r o m u l g a
la seguente legge:
Art. 1
(Finalità)
1. La presente legge in conformità ai principi costituzionali e comunitari ed in ossequio alla volontà popolare espressa nel referendum del 2011 detta, nel rispetto dei principi di cui alla legislazione statale in materia, le disposizioni con cui deve essere governato il patrimonio idrico della Regione.
2. A tale scopo, la presente legge si prefigge l’obiettivo di favorire le condizioni per la definizione e lo sviluppo di un governo pubblico e partecipativo dell’intero ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Art. 2
(Principi generali)
1. L’acqua è un bene comune naturale e un diritto umano universale. La disponibilitàe l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile, in attuazione dei principi costituzionali, sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona.
2. L’acqua è un bene finito, indispensabile e necessario all’esistenza di tutti gli esseri viventi e devono essere rispettati i parametri fisici, chimici e microbiologici delle acque comunque destinate al consumo umano secondo le norme vigenti. Ai sensi dell’articolo 144, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà.
Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici.
3. L’uso dell’acqua per l’alimentazione, l’igiene e la cura umana è prioritario
rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Come tale, deve essere sempre garantito, secondo le disposizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), anche attraverso politiche di pianificazione degli interventi che consentano reciprocità e mutuo aiuto tra bacini idrografici con disparità di disponibilità della risorsa. Ai sensi dell’articolo 144, comma 4 del d.lgs. 152/2006, gli altri usi sono
ammessi quando la risorsa risulta sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano.
4. L’uso dell’acqua per l’agricoltura e l’alimentazione animale è prioritario rispetto agli altri usi, ad eccezione di quello di cui al comma 3.
5. Tutti i prelievi di acqua devono essere misurati a mezzo di un contatore in
conformità all’articolo 146, comma 1, lettera f) del d.lgs. 152/2006.
6. Attraverso le misurazioni dei prelievi di acqua ai sensi del comma 5, viene altresì redatto dall’Autorità degli ambiti di bacino definiti ai sensi dell’articolo 5, con cadenza annuale, un report sulle perdite idriche delle reti di distribuzione e sprechi effettivi presenti nel bacino idrografico. Tali report dovranno essere pubblicati sui siti istituzionali delle Autorità degli ambiti di bacino.
7. Al fine di garantire, in linea di fatto e di diritto, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 106, paragrafo 2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il conseguimento dei principi e delle finalità enunciate e il raggiungimento della missione affidata, ciascuna Autorità, sentite le comunità di riferimento ed i comuni interessati, all’interno degli ambiti di bacino idrografico, decide, nell’ambito delle funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato e di scelta della forma di gestione, in merito all’applicazione delle regole della concorrenza.
Art. 3
(Principi relativi alla tutela e alla pianificazione)
1. Per ogni bacino idrografico di cui all’articolo 5 è predisposto, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un bilancio idrico partecipato di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 8 gennaio 1997, n. 99 (Regolamento sui criteri e sul metodo in base ai quali valutare le perdite degli acquedotti e delle fognature) e successive modifiche, da valutarsi anche secondo i criteri dell’international water association. Il bilancio idrico partecipato è recepito negli atti e negli strumenti di pianificazione e programmazione concernenti la gestione dell’acqua e del territorio e deve essere aggiornato periodicamente, con cadenza almeno quinquennale. Al bilancio idrico è allegato il Piano di destinazione d’uso delle risorse idriche.
2. I bilanci idrici partecipati di bacino e i criteri per la loro redazione si basano sui principi contenuti nella direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 relativa all’istituzione di un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, al fine di assicurare:
a) il diritto all’acqua;
b) l’equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico;
c) la presenza di una quantità minima di acqua, in relazione anche alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria a permettere il mantenimento di biocenosi autoctone e il conseguimento degli obiettivi di qualità ambientale, per garantire la tutela e la funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali.
3. Al fine di favorire la partecipazione democratica, la Regione e gli enti locali applicano nella redazione degli strumenti di pianificazione quanto previsto dall’articolo 14 della direttiva 2000/60/CE in materia di informazione e consultazione pubblica ed i principi della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, approvata dalla Comunità europea con decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005.
4. Il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve essere vincolato al rispetto delle priorità di cui all’articolo 2, commi 3 e 4 ed alla definizione del bilancio idrico partecipato di bacino, corredato da una pianificazione delle destinazioni d’uso delle risorse idriche e di quanto previsto dall’articolo 12 bis, comma 1 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici) e successive modifiche.
5. Fatti salvi i prelievi destinati al consumo umano per il soddisfacimento del dirittoall’acqua, il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve considerare il principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse, soddisfacendo in particolare il principio “chi inquina paga”, così come previsto dall’articolo 9 della direttiva 2000/60/CE. Per esigenze ambientali o sociali, la Regione e gli enti preposti alla pianificazione della gestione dell’acqua possono comunque disporre limiti al rilascio o al rinnovo delle concessioni di prelievo dell’acqua anche in presenza di remunerazione dell’intero costo.
6. In assenza di quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale.
7. Le acque che, per le loro caratteristiche qualitative, sono definite “destinabili all’uso umano” non devono di norma essere utilizzate per usi diversi. Possono essere destinate ad usi diversi solo se non siano presenti altre risorse idriche, nel qual caso l’ammontare del relativo canone di concessione è decuplicato.
8. Per tutti i corpi idrici deve essere garantita la conservazione o il raggiungimento di uno stato di qualità vicino a quello naturale entro l’anno 2015, come previsto dalla direttiva 2000/60/CE, attraverso:
a) il controllo e la regolazione degli scarichi idrici;
b) l’uso corretto e razionale delle acque;
c) l’uso corretto e razionale del territorio.
9. Le concessioni al prelievo e le autorizzazioni allo scarico per gli usi differenti da quello potabile possono essere revocate dall’autorità competente, anche prima della loro scadenza amministrativa, se è verificata l’esistenza di gravi problemi qualitativi e quantitativi al corpo idrico interessato. In tali casi non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, salvo il rimborso degli oneri per il canone di concessione delle acque non prelevate.
10. I piani d’ambito di cui all’articolo 149 del d.lgs. 152/2006 devono essere
aggiornati adeguandoli ai principi della presente legge e alle indicazioni degli specifici strumenti pianificatori di cui ai commi precedenti.
11. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nessuna nuova concessione per sfruttamento, imbottigliamento e utilizzazione di sorgenti, fonti, acque minerali o corpi idrici idonei all’uso potabile può essere rilasciata se in contrasto con quanto previsto nel presente articolo.
Art. 4
(Principi relativi alla gestione del servizio idrico)
1. Il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio di interesse generale.
2. Al fine di garantire, in linea di fatto e di diritto, l’affermazione dei principi
enunciati, la gestione del servizio idrico integrato deve essere svolta nel rispetto dei principi costituzionali, degli esiti referendari e della legislazione statale vigente, nonchésecondo quanto disposto dall’articolo 106, paragrafo 2 del TFUE. Inoltre la medesima gestione deve essere svolta senza finalità lucrative e ha come obiettivo il pareggio di bilancio, persegue finalità di carattere sociale e ambientale ed è finanziata attraverso risorse regionali e meccanismi tariffari.
Art. 5
(Ambiti di bacino idrografico)
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione individua con apposita legge gli ambiti di bacino idrografico e, al fine di costituire formalmente le Autorità di detti ambiti, disciplina le forme e i modi della cooperazionefra gli enti locali e le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.
2. Le Autorità degli ambiti di bacino idrografico concorrono, in coordinamento tra loro e con la Regione, al conseguimento dei principi di cui agli articoli 2 e 3. A tal fine, la Regione deve rilasciare alle Autorità di ambito di bacino idrografico le concessioni per le grandi derivazioni di acque sotterranee e superficiali affioranti nei rispettivi bacini idrografici. Tali concessioni possono eventualmente essere rilasciate anche in modalità cointestata con altre Autorità di bacino idrografico interferenti che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano in uso prevalente la risorsa idrica captata a scopi idropotabili.
3. Le interferenze relative ai servizi idrici integrati intercorrenti tra i diversi Ambiti di bacino idrografico all’interno della Regione sono disciplinate dalla Giunta regionale che, nel rispetto di quanto stabilito al comma 2, definisce con propria deliberazione gli schemi delle convenzioni obbligatorie che debbono essere stipulate tra le Autorità d’ambito interessate. Nella regolazione delle interferenze che prevedono il trasferimento di risorse e l’uso comune di infrastrutture, in modo particolare quelle connesse agli schemi acquedottistici del Peschiera e del Simbrivio nonché quelli intercorrenti tra gli ambiti numero 4 e 5, rispettivamente di Latina e Frosinone, deve essere assicurato il mantenimento dell’unitarietà gestionale degli schemi medesimi senza tuttavia violare i principi di cui agli articoli 2 e 3 che sono sempre assicurati di concerto con tutte le Autorità di bacino concessionarie delle derivazioni.
4. Ad ogni ambito di bacino idrografico partecipano gli enti locali il cui territorio ricade, anche parzialmente, all’interno del bacino idrografico.
5. Gli ambiti di bacino idrografico si organizzano sulla base di una convenzione di cooperazione tipo da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di cui al comma 1 e che contiene comunque i seguenti principi:
a) alle assemblee decisionali dell’ambito di bacino idrografico, per quanto attiene la determinazione e la revisione dei piani d’ambito, la determinazione e la revisione delle tariffe e l’esame a consuntivo della gestione del servizio idrico integrato, i delegati degli enti partecipano col vincolo di mandato delle assemblee elettive del proprio ente di appartenenza;
b) ogni determinazione delle assemblee decisionali dell’ambito di bacino
idrografico, diversa da quelle di cui alla lettera a), è soggetta a ratifica da parte delle assemblee elettive dei singoli enti facenti parte dell’ambito di bacino idrografico;
c) in attuazione di quanto stabilito all’articolo 8, vengono individuate le forme e le modalità di partecipazione dei cittadini e dei lavoratori del servizio idrico integrato alla pianificazione, alla programmazione, alla gestione e al controllo della gestione del servizio idrico integrato;
d) fermi restando il diritto alla disponibilità e all’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile, la salvaguardia della risorsa e la sua utilizzazione secondo criteri di solidarietà, pur nell’ambito di una gestione coordinata della risorsa a livello di bacino idrografico, resta in capo ad ogni singolo ente il diritto a provvedere direttamente alla gestione del servizio idrico integrato sul proprio territorio.
Art. 6
(Principi di governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua)
1. Al fine di salvaguardare l’unitarietà e la qualità del servizio, fermo restando quanto stabilito all’articolo 5, comma 5, lettera d), la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del d.lgs. 152/2006 e successive modifiche.
2. Le opere di captazione, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’articolo 822 del codice civile e a essi si applica la disposizione dell’articolo 824 del codice civile.
Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione a uso pubblico.
3. La gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere
separate e sono affidate sulla base della normativa europea. Il controllo sul servizio idrico integrato viene svolto dalle Autorità degli ambiti di bacino idrografico.
Art. 7
(Fondo regionale per la ripubblicizzazione)
1. Al fine di favorire, nel rispetto del diritto comunitario, segnatamente in presenza delle condizioni di cui all’articolo 106, paragrafo 2 del TFUE, della legislazione statale vigente e dell’autonoma scelta delle istituende Autorità amministrative di bacino, la gestione del servizio idrico integrato tramite soggetti di diritto pubblico, è istituito, nell’ambito del programma 04 “Servizio idrico integrato” della missione 09 “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente”, un “Fondo regionale per la ripubblicizzazione”.
2. Possono beneficiare delle risorse del Fondo di cui al comma 1, in presenza delle condizioni di cui al medesimo comma, le aziende speciali e i consorzi tra comuni che subentrano alle precedenti gestioni del servizio idrico integrato effettuate tramite società di capitale.
3. I criteri e le modalità di assegnazione delle risorse di cui al comma 2 sono definite con regolamento della Giunta regionale, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede mediante le risorse iscritte in bilancio, disponibili a legislazione vigente a valere sul triennio 2014-2016, nell’ambito del programma 04 “Servizio idrico integrato” della missione 09 “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente”. A decorrere dall’anno 2015, si provvede mediante le risorse preordinate nell’ambito della legge di stabilità regionale, ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera c), della legge regionale 20 novembre 2001, n. 25 (Norme in materia di programmazione, bilancio e contabilità
della Regione).
Art. 8
(Governo partecipativo del servizio idrico integrato)
1. Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, anche in attuazione dei principi di cui alla convenzione di Aarhus, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione, gestione e controllo ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione definisce, attraverso una normativa di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di questo diritto.
2. Ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), gli strumenti di democrazia partecipativadi cui al comma 1 devono essere disciplinati negli statuti e regolamenti dei comuni.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, previo parere obbligatorio e vincolante della commissione consiliare permanente competente in materia di ambiente, definisce la Carta regionale del servizio idrico integrato, al fine di riconoscere il diritto all’acqua e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta regionale del servizio idrico integrato disciplina, altresì, le modalità di vigilanza sulla corretta applicazione della stessa, definendo le eventuali sanzioni applicabili.
Art. 9
(Fondo regionale di solidarietà internazionale)
1. Al fine di concorrere ad assicurare l’accesso all’acqua potabile a tutti gli abitanti del pianeta e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che lo garantisca, è istituito il Fondo regionale di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all’accesso all’acqua, gestiti attraverso forme di cooperazione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, con l’esclusione di qualsivoglia profitto o interesse privatistico.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la
Regione emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Art. 10
(Disposizione transitoria)
1. Ferma restando l’operatività delle convenzioni di cooperazione in essere di cuiall’articolo 4 della legge regionale 22 gennaio 1996, n. 6 (Individuazione degli ambiti territoriali ottimali e organizzazione del servizio idrico integrato in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36) e successive modifiche, le gestioni provvisorie non rientranti nelle convenzioni di cooperazione operano fino all’individuazione degli ambiti di bacino idrografico di cui all’articolo 5, comma 1.
Art. 11
(Abrogazioni)
1. Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.
Art. 12
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.
La presente legge regionale sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Lazio.
Roma, lì 4 Aprile 2014
Il Presidente

Nicola Zingaretti

giovedì 17 aprile 2014

Telecom recidiva

Telecom condannata all’allaccio del telefono fisso con provvedimento di urgenza
Tribunale Arezzo, sentenza 19.11.2008 (Enrico Ancillotti)
Una signora americana, proprietaria di una un’abitazione nelle campagne di Arezzo, nel marzo del 2008 si rivolse alla Telecom per ottenere l’allacciamento alla rete telefonica fissa.
La compagnia telefonica, però, nonostante l’invio di tutta la documentazione richiesta e nonostante i vari solleciti formulati, non ha mai provveduto né ad effettuare i lavori, né a giustificare la motivazione del ritardo.
Gli avvocati Della Giovampaola e Benincasa cui si è rivolta la signora hanno richiesto alla Telecom di eseguire immediatamente i lavori.
Rispondeva la compagnia telefonica sostenendo che lo spostamento della data di attivazione era da ascriversi non a Telecom, bensì alla mancanza di permessi necessari alla realizzazione dell’impianto.
I legali provvedevano allora ad accertarsi presso il Comune di Cortona, primo se non unico organo amministrativo al quale dovevano essere richiesti i necessari permessi, se effettivamente Telecom si fosse attivata in tal senso, sentendosi rispondere che, al contrario, nessuna richiesta risultava essere pervenuta.
A questo punto i legali hanno richiesto un provvedimento urgente ex art. 700 c.p.c. presso il Tribunale di Arezzo per avere l’immediata esecuzione dei lavori necessari per ottenere l’agognato allacciamento alla rete telefonica.
I legali, tra l’altro, hanno sottolineato che, pur non sussistendo più un monopolio di diritto in capo alla Telecom, quest’ultima agisce sempre in posizione di “monopolio di fatto”, per cui tale Società, essendo la reale proprietaria del c.d. “ultimo miglio”, cioè di quel tratto di linea telefonica che unisce materialmente le centrali telefoniche alle abitazioni, è la sola che può e deve provvedere all’allaccio.
Senza contare che l’art. 52 del D. LGS. 259/2003 (Codice per le Comunicazioni Elettroniche) impone che i servizi di comunicazione elettronica debbono essere messi a disposizione di tutti gli utenti finali ad un livello qualitativo stabilito, a prescindere dall’ubicazione geografica dei medesimi.
Il giudice del Tribunale di Arezzo ha pienamente accolto le istanze della ricorrente.
La dottoressa Labella, ha riscontrato i due elementi caratterizzanti il procedimento di urgenza:
- il fumus, in quanto Telecom non ha provato che i ritardi non fossero imputabili a sé stessa;
- il periculum, in quanto la donna, abitando da sola in un luogo isolato e malservito anche con la telefonia mobile, e non potendo usufruire di un servizio essenziale come quello telefonico fisso, non avrebbe potuto, in caso di incidente o di pericolo, aiuto ad alcuno.
Per tali motivi il Giudice ha ordinato alla Telecom di provvedere, immediatamente, o nel più breve tempo possibile, allo svolgimento dei lavori necessari per l’allacciamento presso l’abitazione della ricorrente della linea telefonica, con la condanna della stessa società resistente al rimborso delle spese legali.
(Altalex, 5 dicembre 2008. Nota di Enrico Ancillotti)





Tribunale di Arezzo
Sentenza 19 novembre 2008
Udienza del 19/11/08 nella causa n.1017 /2008
Avanti al G.I. dott sono comparsi
L’Avv. Della Giovampaola e Benincasa per la ricorrente. L’Avv. Salvatore per la Telecom SpA il quale si costituisce con deposito di comparsa alla quale si riporta
I procuratori della ricorrente insistono per la concessione del provvedimento d’urgenza sussistendone i presupposti
Il Giudice
Rilevato che nel caso di specie sussiste il fumus attesa l’evidente disagio dell’utente ed allo stato la controparte non ha provato che i ritardi sono dovuti a cause non imputabili a Telecom;
che inoltre sussiste il periculum del grave ed irreparabile danno atteso che la resistente non ha specificamente contestato (e dunque le circostanze devono ritenersi come pacificamente ammesse) che nel luogo per cui è causa non vi è copertura con il cellulare: trattasi di luogo isolato e vi è copertura solo da parte della Telecom ed infine la ricorrente vive da sola;
che dette circostanze costituiscono pericolo di grave ed irreparabile danno per la persona della ricorrente se solo si pensi ad un eventuale incidente domestico o altro che rendesse indispensabile l’utilizzo del telefono per la richiesta di aiuto
P.Q.M.
ordina alla Telecom Italia S.p.A. di provvedere immediatamente e comunque nel più breve tempo possibile allo svolgimento dei lavori necessari per l’attivazione presso l’abitazione della ricorrente sita in Cortona (AR) località ***** della linea telefonica relativa al n.******* assegnato alla ricorrente e non ancora attivato.
Visto l’art.669 octies VI comma cpc condanna la Telecom a rimborsare alla ricorrente le spese del presente procedimento che liquida in complessivi €.943,00 di cui €.93,00 per spese €.400,00 per diritti ed €.450,00 per onorari oltre Iva e cap come per legge, ed il 12,5 % per rimborso delle spese in generale.
Dott. ssa Carmela Labella

Nonostante questa sentenza, a cui qualsiasi avvocato può richiamarsi per azioni simili e successive ad essa, Telecom continua ad agire nei riguardi dell'utenza in modo non conforme alla legge rifiutando l'allaccio per fumosi "motivi tecnici", in quanto non spiegati, anche a chi non si trova in una landa desolata (ammesso che in una Italia densamente popolata ce ne possano essere) ma alla periferia, ad esempio, di una ridente cittadina e con utenze in atto da anni sia nel lotto di fronte che di lato a chi ha richiesto l'allaccio alla rete.
Come il semplice buonsenso e l'aderenza sana alla realtà può suggerire a chiunque (ma a quanto pare non a Telecom), dato che per le infrastrutture essa agisce in base al "monopolio naturale" e dunque è l'unica in Italia ad esercitare questa facoltà, non può negare il diritto alla linea telefonica fissa a nessun cittadino italiano, a meno che egli non sia l'unico abitante di una cima di montagna. Ma, in mancanza del sano senso della realtà, esiste la Legge: l’art. 52 del D. LGS. 259/2003 (Codice per le Comunicazioni Elettroniche) impone che i servizi di comunicazione elettronica debbono essere messi a disposizione di tutti gli utenti finali ad un livello qualitativo stabilito, a prescindere dall’ubicazione geografica dei medesimi.


Matteo ha dovuto turarsi il naso?

Da: L'Espresso

Quanti impresentabili
nel sottogoverno di Matteo Renzi

Ex berlusconiani di ferro, inquisiti, incompetenti. Fra i 44 sottosegretari e i 9 vice-ministri spunta di tutto. Col rischio che, per accontentare partiti e correnti, l’esecutivo si dimostri una truppa allo sbaraglio


martedì 15 aprile 2014

Buona Pasqua

Buona Pasqua a tutti coloro che entrano in questo blog!!

lunedì 14 aprile 2014

Renzi e Beppe Grillo a confronto

Da: Il Fatto Quotidiano


Carla Ruocco brava e sincera.


Questa bella donna di circa 40 anni è il deputato che io ho votato in quanto era il candidato a 5 Stelle della mia zona.
Sono contenta di lei perché è intellettualmente onesta e assolutamente sincera.
Non su tutto quel che dice sono d'accordo, ma questo non toglie la validità del suo operato ai miei occhi. 
Intanto, come si vede da questo video, è una persona di ormai rara buona educazione, moderazione e finezza, sempre più scarsa in Aula, come in televisione, come anche nella vita di tutti i giorni.
Nonostante Carla, però, alle elezioni europee di maggio non tornerò a dare il voto al Movimento di Beppe Grillo e non solo perché ho constatato che non sono tutti come Carla gli eletti del Movimento.
Questo vuol dire che non basta selezionare delle persone con i voti degli iscritti ai Meet-up (gli unici di cui si accetta il voto attraverso la rete) per avere persone valide ad occuparsi dei problemi comuni della gente: quei cittadini di cui i rappresentanti del Movimento si riempiono la bocca.
Questo non vuol dire che il Movimento 5 Stelle non sia valido, anzi, esso è necessario, perché senza questi quasi 9 milioni di voti oggi la Palude ristagnerebbe nelle proprie rendite di posizione.
Sicuramente il PD non avrebbe dato spazio a Matteo Renzi se non ci fosse stato questo forte voto al Movimento fuori dagli schemi. Si sono rassegnati e piegati al FARE di Matteo anche perché c'era Grillo che premeva con i suoi voti, fra cui il mio, e anche per i 3 milioni di voti che Matteo ha preso come Segretario del PD, fra cui il mio.
L'intelligenza del PD è stata far votare anche i non iscritti, come me, così ha conquistato forse anche un voto alle Europee per il partito: il mio.
Non volendo rivotare per il M5S per i motivi che ho illustrato in altri post, avevo deciso di non andare proprio a votare. In fondo l'ho fatto, nauseata, per diversi anni, come molti. Poi ho pensato che, se voglio che Matteo abbia forza di governo per cambiare le cose, il mio voto serve: perché la sua linea si rafforzerà conquistando un voto in più per un partito che, mancando lui, non avrei mai votato. Molti faranno come me credo. Matteo mi piace: ha coraggio. 
Non comprendo fino in fondo l'ostilità di Beppe Grillo nei suoi confronti. O lui sa di Matteo Renzi cose provate che non sappiamo, oppure il suo atteggiamento mi è incomprensibile.
Come mi è incomprensibile il suo favore al secessionismo...
Non si può cancellare il Risorgimento, si deve cambiare l'Italia, ripulirla, non è tornando indietro che si rimedia allo sfascio.
Non ha visto Salvini dentro casa sua come si rubava bene? I mali sono tutti a Roma? A Roma sono arrivati da ogni parte del Paese per mangiare, sporcarla, violentarla... magari ci fossero rimasti solo i romani veri che sono lavoratori, che vivono e lasciano vivere, che sono tolleranti e si accontentano di poco: i ladri furbi e corrotti hanno molto poco del vero spirito romano.
Dunque Grillo non lo seguo, non lo capisco. Anche l'uscita dalla moneta unica, dovrebbe sapere che è un'operazione impossibile senza far pagare i costi al popolo: e che costi!!
Non dovevamo entrarci allora, come hanno fatto la Danimarca e la furba Gran Bretagna. 
L'Europa va cambiata, come dice Matteo. Non è fuggendo, uscendo dalla porta che si risolvono i problemi. Ci vuole più coraggio ed intelligenza ad affrontarli.
Dunque fa bene Matteo Renzi a dire: "Lampedusa è la frontiera dell'Europa."
Il messaggio è chiaro. L'Europa degli egoismi, dei nazionalismi deve cambiare. Pena la sua fine. Non può e non deve esistere un'Europa di comodo: ci sto finché mi conviene.
Inoltre bisognerebbe finirla di mandare in economia i Fondi Europei visto quanti ne versiamo nelle casse comuni.
Sta ai politici decidere i Programmi per l'accesso ai Fondi Europei.
Un politico di IdV, che è stato al Consiglio Europeo fino ad ora anche grazie al mio voto, in questi anni mi ha sempre inviato i Programmi per avere accesso ai Fondi Europei. Ho notato cose fumose ed inutili: mai un qualcosa di concreto, la possibilità di accedere ad esempio a finanziamenti per una innovazione fondata su idee tecnico scientifiche, per realizzare apparecchiature realmente innovative, ad esempio in campo sanitario... Solo fumosi progetti di informatizzazione per iniziative volte a ricadute sociali... Ma così non si fa innovazione! Vorrei vedere una concretezza che fino ad ora non ho visto.  Così questi Fondi, quando non vanno in economia, vanno a finire nelle tasche di venditori di fumo che non sollevano in niente né l'economia né l'immagine dell'Italia. 
Infine, sempre valutando i fatti senza partigianerie, non sopporto gli ipocriti cronisti che fermano la gente che va agli spettacoli itineranti di Beppe chiedendo: "Ma lei si rende conto che paga per ascoltare un comizio?"
Ma questi idioti non si rendono conto che i comizi degli altri partiti li paghiamo noi con il finanziamento che ci hanno estorto? E siccome non gli basta si fanno dare anche i soldini da gente come Riva, quello di Taranto per capirci, per le loro campagne elettorali? Ricordo a tutti, ad esempio, i 90.000 euro dati da Riva a Bersani per la sua campagna elettorale di qualche anno fa. Almeno Grillo si finanzia da solo e i suoi spettacoli-comizio sono anche molto divertenti.