giovedì 19 giugno 2014

Gemelli biovulari

Da: Mediaset TGCOM 24 Blog - Viva la mamma - Bimbi e Blog - a cura di Maria Nigo

Curiosità: due gemelli figli di padri diversi


E’ successo in Polonia: due fratelli gemelli, un maschio e una femmina, sono risultati essere figli di padri diversi. Quando ho letto questa notizia ho commentato ad alta voce in ufficio: “Ma come ha fatto!”. In coro mi hanno risposto: “Se vuoi te lo spieghiamo noi”. Ok, solita gaffe, sigh!
Di certo, però, ci vuole veramente “tanta fortuna” ad essere ingravidata da due partner diversi praticamente contemporaneamente.
La donna polacca ha ammesso la sua infedeltà ed ha detto di essere rimasta incinta quando ancora era sposata con il marito, ma aveva anche un’altra relazione.
Che dire: viva la sincerità!
Dopo la nascita dei gemelli ha divorziato e in seguito ha chiesto di accertare che l’ex marito non fosse il padre dei suoi figli. Dalle analisi fatte, invece, è emerso che l’uomo era in realtà il padre del gemello maschio, mentre l’amante della madre era il padre della bambina.
In termini tecnici si è trattato di una “superfecondazione eteropaternale“: la futura mamma ha rilasciato ovuli multipli e ha avuto rapporti con due uomini nello stesso periodo. Lo sperma di ognuno ha fecondato un ovulo diverso. Da qui i due “gemelli diversi”.
Una eventualità rarissima, ma non unica. Secondo i media, infatti, questo è il settimo caso al mondo.
L’ultimo caso che si ricorda risale a maggio del 2009 a Dallas, nel Texas. Qui una ventenne americana diede alla luce due gemelli, uno dei quali frutto di una scappatella!


Chi ha studiato Biologia sa che questo è possibile.
L'essere umano nasce da due gameti: la cellula uovo e la cellula spermatozoo.
Se una donna in periodo fertile ha rapporti sessuali a poca distanza di tempo prima con un uomo, poi con un altro e ha due ovulazioni e un uovo viene fecondato da uno spermatozoo di un uomo e l'altro oocita da uno spermatozoo del secondo uomo, darà vita in un'unica gravidanza a due gemelli biovulari di padri diversi.
L'evento è raro solo perché all'instaurarsi della gravidanza e della formazione del corpo luteo in teoria non è possibile l'insediamento di un altro zigote. Ma se la cosa avviene a distanza di poche ore, quando ancora non è avvenuto l'annidamento della blastocisti che è nella tuba nel suo percorso verso l'utero, può succedere di avere una seconda blastocisti formata dal secondo ovulo fecondato dallo spermatozoo entrato nel secondo coito avuto dalla donna.
Questa riflessione dovrebbe indurre il povero padre putativo dell'assassino di Yara Gambirasio, Giovanni Bossetti, a far fare l'esame del DNA alla gemella del figlio di Guerinoni, nella speranza che lei possa essere invece sua figlia anche biologica, dato che l'eventualità è rara ma possibile.

Da: Blitz quotidiano

Giovanni Bossetti, l’ira del padre “ufficiale”: “Mi hai rovinato, che vergogna”

BERGAMO – Alla fine lo hanno sentito gridare: “Che vergogna”. Il padre ufficiale, ma non biologico, di Massimo Bossetti è anziano e malato e nel giro di un attimo ha scoperto che quello che ha cresciuto per 44 anni come un figlio, suo figlio non è. E che, soprattutto, quel “non figlio” è il probabile assassino di una ragazzina.
Alla fine ha prevalso la rabbia, contro Ester Arzuffi, sua moglie, che per 44 anni gli ha taciuto quella storiella giovanile con l’autista di Gorno, Giuseppe Guerinoni, che le aveva dato due gemelli, Massimo Giuseppe e Laura Letizia, nati dopo che lei era già da 3 anni la signora Bossetti.
Giovanni è un uomo malato, lunedì era in ospedale: quando ha saputo dell’arresto del figlio ha chiesto di essere dimesso. Ma il giorno dopo Ester, la moglie, ha chiamato il 118: stavolta era lei a star male. Nella registrazione di quella chiamata è rimasta impressa la coda del loro litigio: “Mi hai preso in giro, mi hai rovinato“, gridava lui piangendo e anche lei piangeva.
Esito finale di una vita di bugie, eppure le voci in paese c’erano su quell’autista prestante e su Ester, anche se nessuno osava riferirle agli inquirenti che hanno impiegato due anni per collegare il Dna di Giuseppe Guerinoni a quello di Massimo Bossetti, da lunedì scorso potenziale assassino e figlio perduto di Giovanni.

Tanta melma da spalare

Sono felice che Beppe Grillo abbia deciso di collaborare al FARE di Matteo Renzi.
Sono felice perché i ragazzi puliti e motivati del M5S, che ho collaborato anch'io con il mio voto a far entrare in Parlamento, possono essere di valido aiuto al cambiamento.
Non dimentichi Beppe che sono stati i circa 8.600.000 voti dati al suo Movimento che hanno permesso di smuovere le acque melmose della politica italiana che, come  Renzi aveva detto, : «È stato superato il senso del pudore»

Ebbene di melma ce n'è ancora tanta e dovete aiutare Renzi a spalarla perché, l'ho testato personalmente, nel PD c'è una strisciante resistenza al suo Governo.
Mentre per la strada, ovunque, la gente più disparata spera in Renzi, forse per disperazione e alcuni con scetticismo nei riguardi dell'establishment che possa non lasciarglielo fare,  dentro gli apparati del PD e le sue filiazioni si respira un'aria di sfiducia nei suoi riguardi e in quelli delle persone da lui scelte per il suo Governo, non si sa motivata da cosa... se non che il cambiamento in realtà costoro non lo vogliono. Si piegano solo per i voti che Renzi attira mentre loro erano in discesa libera.

La melma è capillarizzata e l'impresa è difficilissima. Stamane ho visto fugacemente "Agorà" nel momento in cui intervistavano uno studente brillante di un liceo statale italiano prestigioso e in contemporanea ascoltavano i pareri della renziana Bonafé in collegamento da Bruxelles. 
Il giovane con contenuta timidezza rispondeva alle domande precise di Gerardo Greco anche su cosa dovrebbe cambiare e ha detto parole come "semplificazione dei Servizi", mentre la Bonafé, convintamente, ribadiva che bisognava procedere per quel verso e che tanto c'era ancora da fare.

Personalmente penso che lo sfascio nei Servizi è ora arrivato a livelli insopportabili e difficilmente riformabili.
Un poco lo è sempre stato e lo ricordava una gentile signora in metropolitana il giorno dopo l'alluvione a la chiusura di parte di essa a Roma.
Tutti commentavano lo sfascio di una Capitale, emblema del Paese che rappresenta, e i mali che ormai ci segnaliamo l'un l'altro, ma la compita signora, classe 1943, con voce pacata ha ricordato che quando aveva iniziato ad insegnare aveva avuto bisogno del Diploma di Laurea ed aveva fatto domanda per averlo agli Uffici preposti dell'Università, allora "La Sapienza", oggi e da diversi anni semplicemente "Sapienza": dopo 7 mesi ancora non riusciva ad ottenerlo, dunque si rivolse ad un suo ex compagno di liceo che lavorava lì per poterlo avere e scoprì così che la domanda giaceva buttata in mezzo ad altre senza che gli impiegati si preoccupassero di evaderla. 

 Per lungo tempo si sono confuse le mafie e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. Giovanni Falcone  1991“Cose di Cosa Nostra”

Ecco, quello che accade nel settore dei Servizi è come se il rispetto delle leggi e dei regolamenti fosse un optional, come se il rispetto dei cittadini e dei loro diritti fosse non dovuto... e questo non necessariamente è attribuibile soltanto ai boiardi di stato  messi lì, con i metodi fin qui usati, dai partiti, ma giù giù scendendo fino ai funzionari, agli impiegati, ai tecnici, agli operai c'è questa mentalità mafiosa che schiaccia il diritto del cittadino, lo calpesta, concependo al suo posto "il favore", perché l'altro, il cittadino che ha bisogno di un Servizio, è nelle sue mani...
Su questo blog ho documentato spesso quello che accade a me quale utente che si trova ad affrontare un sistema kafkiano dove la logica non esiste più e al suo posto c'è una follia burocratica vessatoria quanto insensata, e anche dispendiosa per la struttura che eroga "quel" servizio.
La mia pignoleria nel leggere leggi e regolamenti e il mio senso del diritto mi portano a combattere questo andazzo e ogni semplice pratica, legata ad una richiesta di un servizio, anche il più elementare, diventa un volume di carta.
La maggior parte della gente o non sa gestire il sopruso e chiede "un favore" al posto del diritto negato, oppure, come dice spesso: "ti prendono per stanchezza", che vuol dire RINUNCIARE e SUBIRE. 
L'andazzo è antico e, come ricordava l'insegnante in metropolitana, accadeva anche prima.
Basta ricordare il mio post sul Bollo Auto 2009 che richiama un caso anche peggiore che mi capitò più di trenta anni fa (per chi volesse rileggere è sotto l'etichetta "Servizi e Cittadino"), oppure un semplice telegramma con medesimo testo spedito nel 1971 dall'Olanda in Italia a due indirizzi diversi, di cui uno arrivò e l'altro non è arrivato mai. Non ho dubbi che l'errore non fu nell'ufficio postale di Amsterdam, bensì in Italia. Allora i telegrammi venivano spediti per telescrivente: una strisciolina con il testo e l'indirizzo usciva e veniva tagliata ed incollata sul modulo giallo del telegramma. Pagammo 9 fiorini, ricordo, per due telegrammi, dunque l'ufficio olandese ne ha spediti 2. Posso immaginare cosa può essere accaduto nell'ufficio italiano quando la telescrivente ha iniziato a "sputare" il messaggio, anche grazie al fatto che, avendo un padre che lavorava al telegrafo, ho visto con i miei occhi come funzionavano allora le trasmissioni dei telegrammi. L'impiegato italiano ha attaccato il primo testo uscito sul modulo, poi l'indirizzo e, quando ha visto ripetersi il testo identico ha pensato ad un doppione e ha staccato la striscia cestinandola... solo che dopo c'era un secondo indirizzo a cui spedire l'identico testo.
In Italia non paga nessuno per errori marchiani che creano danno all'utente cittadino. Questa omertà sull'agire del pubblico dipendente è un cancro difficilmente asportabile.
Oggi che hanno "privatizzato" creando Società S.p.A. tipo ENEL, TELECOM, ACEA, ecc. ecc. il discorso non cambia: perché sempre Servizi che lo Stato dovrebbe controllare sono. A capo di questi carrozzoni mettono figure non sempre adamantine: pensate alle recenti "scoperte" su Mastropasqua a cui avevano affidato l'INPS!

Dunque ci vorrebbe una vera "chemioterapia" d'urto rafforzando la responsabilità del singolo e facendogli pagare le conseguenze di questa responsabilità mal usata.
E' l'unica via. 

martedì 17 giugno 2014

La madre dell'assassino di Yara Gambirasio

Da: Il Corriere della Sera
di Fiorenza Sarzanini

Yara, i segreti dell’inchiesta: così hanno trovato la madre di «Ignoto1»

Contro l’arrestato, Massimo Giuseppe Bossetti, le celle telefoniche. L’ultima chiamata a un’ora dalla scomparsa

Una lista di 525 donne che nel corso degli anni avevano avuto almeno un contatto con Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno individuato come il padre di «Ignoto 1», l’assassino di Yara. Parte da qui l’indagine che ha fatto finire in carcere Giuseppe Bossetti. La svolta arriva venerdì scorso, quando il test comparativo del Dna fa «match»: Ester Arzufi, 67 anni, è la madre di «Ignoto 1». Negli anni 70 viveva a Parre, è stata l’amante segreta di Guerinoni e nel 1970 ha avuto da lui due gemelli. Al maschio ha dato lo stesso nome di battesimo di Guerinoni. La femmina l’ha invece chiamata Laura, esattamente come la moglie di Guerinoni. Un incrocio perverso che adesso aggiunge nuovi e inquietanti misteri alla vicenda. Anche perché poco prima della nascita dei bimbi la donna aveva deciso di lasciare il paese e trasferirsi nella zona dell’Isola. Ma alla fine è stato proprio questo dettaglio a fornire ai carabinieri del Ros guidati dal generale Mario Parente la traccia decisiva.
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Le ragazze della valle
Amiche, conoscenti, passeggere del pullman che l’uomo guidava facendo il giro della Val Brembana, tutte le donne vengono «schedate» e sottoposte al test del Dna. Si cercano prima di tutto ragazze madri, ma senza escludere che in realtà anche «lei» fosse sposata. Si allarga il cerchio a tutti gli altri paesi della zona. Il lavoro degli investigatori del Ros e dello Sco è certosino perché anche un dettaglio apparentemente insignificante può fornire il tassello decisivo. Si fa la lista di quelle che si sono trasferite da un paese all’altro. Sono decine di nomi, di nuovi test da effettuare. Si preleva la saliva, si archivia il risultato, si procede alle comparazioni. Si va avanti così per giorni, settimane. Fino a venerdì scorso.
Gli esperti del Ris quasi non ci credono: il codice di Ester Arzufi è perfettamente identico a quello della madre di «Ignoto 1». Scattano gli accertamenti per ricostruire la vita della donna. Si scopre così che nel 1966 ha sposato Giovanni Bossetti e con lui viveva a Parre, lo stesso paese di Guerinoni. Quando rimane incinta decide di andare via e si trasferisce a Terno d’Isola dove dà alla luce i due gemelli. È suo marito a riconoscerli, li tratta proprio come fossero suoi. Dopo qualche anno arriva anche un terzo figlio, la famiglia decide di spostarsi a Brembate. È il paese dove vivono i Gambirasio, il luogo dove Yara sembra essere stata inghiottita nel nulla. 

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Hanno scritto che l'indagine per scoprire l'ignobile individuo che ha inteso sfogare le sue basse pulsioni sessuali su una bambina di 13 anni è costata 3 milioni di euro!
SOLDI BEN SPESI!
FINALMENTE I NOSTRI SOLDI SPESI PER QUALCOSA DI GIUSTO, PULITO E SACROSANTO!!
Non ne possiamo più di sentire che per acchiappare gli "assegni in bianco" che lo Stato firma per gli appalti, come ho spiegato in altri post,  imprenditori senza scrupoli danno mazzette a corrotti che possono gestire la "cosa" e il denaro pubblico, tanto quei soldi gli rientreranno gonfiando le "deroghe" dei lavori appaltati e dunque le pagheremo sempre noi contribuenti!
Non ne posso più di sentire che pidocchi politici insediati sulle poltrone dei comuni, delle provincie, delle regioni si impadroniscono del denaro dei contribuenti facendosi pagare tutto, votando regole e leggi che sono solo grimaldelli per accedere alle casse pubbliche, vedi i soldi stratosferici "dei rimborsi" o quelli per i gruppi consiliari "per curare l'elettorato"!!
Mi si rivolta lo stomaco a ricordare che un avvocaticchio di 30 anni di nome Vincenzo Maruccio  si è potuto impadronire di euro 700.000 per giocarseli ai videopoker, grazie a chi lo ha candidato e a chi ha votato perché costui e quelli come lui potessero avere a disposizione "fondi dei gruppi consiliari regionali per la cura dell'elettorato"!!
DUNQUE VIVA PER I SOLDI BEN SPESI PER GETTARE VIA LA MASCHERA DAL VOLTO DI CHI, AL RIPARO DELLA SUA "APPARENTE NORMALITA'", HA BEN ALTRA BIECA IMMAGINE.
UN PLAUSO ASSOLUTO A TUTTI, PROPRIO A TUTTI, GLI ESPERTI DEI VARI CAMPI CHE HANNO PORTATO A QUESTO RISULTATO: PERCHE' E' STATO UN ECCELLENTE E CERTOSINO LAVORO DI SQUADRA.

La giornalista che ha scritto l'articolo di cui ho riportato soltanto alcune parti dice: "...dà alla luce i due gemelli. È suo marito a riconoscerli, li tratta proprio come fossero suoi."
Ma forse pensava che fossero suoi! Dato che era il marito della donna dal 1966 e l'assassino e sua sorella sono nati nel 1970!
A meno che non fosse lontano dalla moglie per lavoro, come il marito della madre della piccola Denise scomparsa, il quale si chiama Pipitone e sapeva benissimo che la bimba che porta il suo cognome non è sua, giacché nel momento in cui è stata concepita egli lavorava in Germania.
Nelle tragedie poi le cose che sapevano in pochi diventano di dominio pubblico e si scopre l'infedeltà e l'inganno.
Nella ridda delle notizie della prima ora sembra che questa Ester Arzufi abbia detto: "E' di mio marito, però se è stato lui è giusto che paghi!"
Se è vero che l'ha detto si può solo commentare: "Beata ignoranza!!" 


L'assassino di Yara Gambirasio

Da un mio post del 17 gennaio 2013

La trasmissione "Chi l'ha visto?", che ha risolto o ha aiutato gli inquirenti a risolvere tanti casi di omicidio, approfondì il caso della testimonianza del giovane Tironi il quale, impaurito probabilmente dall'incalzare degli interrogatori, immaginabilmente duri, ha finito per ritrattare pur di uscire dall'inchiesta, dicendo che "forse si era sbagliato, non era lei".
Gli contestarono che, dato che il suo cellulare a quell'ora era agganciato ad un'altra cella, lui non poteva essere lì, dunque aveva mentito. In realtà l'inchiesta giornalistica di "Chi l'ha visto?" mandò in onda un'intervista audio con l'amico con cui Tironi quella sera stava intrattenendosi con dei video giochi. Egli disse che Enrico Tironi era tornato a casa sua, allontanandosi una mezz'oretta, per prendere un DVD o un video gioco che aveva a casa, per poi tornare nell'abitazione dell'amico. Probabilmente in quella mezz'ora non aveva con sé il cellulare, che era rimasto a casa dell'amico. Normale, quindi, che non avesse agganciato la cella della zona di Via Rampinelli. E fu in quel passare per tornare un attimo a casa sua che Enrico disse di averla vista ferma, sorridente, parlare con due uomini, uno più alto ed uno più basso. 
La guardia giurata, da una maggiore distanza, vide un frammento successivo a questo flash visto da Tironi, udendo grida di donna e un uomo che apparentemente l'abbracciava.
Poteva essere l'assassino che, fermata Yara con una scusa qualsiasi, ottenuta una sua momentanea attenzione con qualche frase scherzosa che l'aveva fatta sorridere, ora voleva trattenerla e lei, ribellandosi, sia stata ghermita e trascinata poi in un'auto?
Quei due uomini erano stati visti prima che incontrassero, a mio avviso fortuitamente, la piccola, da una signora che li ha descritti molto bene. Uno dei due, quello più basso, doveva essere un po' alticcio e quello più alto lo beffeggiava per il suo stato.
Ma cosa ci facevano quei due uomini in una strada, Via Rampinelli, priva di negozi, residenziale? Erano forse operai che erano andati a visionare un possibile lavoro in qualche casa di quella strada, dopo la chiusura serale del cantiere in cui lavoravano? 
Sicuramente chi indaga deve aver esplorato questa possibilità: se qualcuno degli abitanti di quella strada quella sera ha consultato qualche persona per un possibile lavoro edile all'interno della propria casa, oppure se l'avevano consultata in precedenza e poi, come spesso accade, la persona aveva detto "mi dia l'indirizzo, passerò una di queste sere per vedere il lavoro da fare". Magari poi sono passati in due e colui che aveva sollecitato un preventivo per un lavoretto quella sera non c'era e non li ha visti, ma può ricordare se avesse richiesto in quel periodo a qualche operaio di venire a visionare un eventuale lavoro.
Sicuramente avranno indagato anche in questo senso. E' comunque possibile che, non sapendo esattamente dove era la casa, abbiano lasciato la macchina in un punto della strada dove poi hanno incrociato Yara. Tironi parlò di un'auto con gli stop accesi, poco più avanti rispetto al punto in cui ha riferito di aver visto la scena che ha descritto.
L'uomo alto aveva un'apparente età di 40 anni, ha riferito la signora a cui sono passati vicino. Plausibile se il possibile padre era nato nel 1938.


Il DNA è l'impronta genetica che riassume nella sequenza delle basi puriniche e pirimidiniche l'individuo unico che siamo.
Ciò nonostante il Mostro di turno nega ogni addebito.
Anche qui siamo nella "apparente normalità" del soggetto deviante.
Le prime notizie dicono addirittura che l'assassino che ha lasciato addosso a Yara il suo DNA sarebbe un frequentatore delle funzioni religiose in Chiesa Cattolica insieme alle sue (povere a questo punto) bambine.
Ho riportato sopra una parte del mio post del 17 gennaio 2013 in cui rifletto sulla testimonianza del giovane Tironi che, a questo punto, potrebbe essere confermata qualora l'assassino individuato tramite DNA sia un individuo di statura alta, come quello visto e descritto in Via Rampinelli quella tragica sera.  

Mostri "normali"

Omicidio Motta Visconti, madre e due figli uccisi. Padre: “Condannatemi all’ergastolo”

Ha sterminato la famiglia, poi è andato a vedere la partita in un pub. Un amico: "Non era nervoso, sorrideva e parlava di calcio". Carlo Lissi dopo un lungo interrogatorio ha confessato il triplice omicidio e ha fatto ritrovare in un tombino il coltello usato per il delitto. Il 31enne ha raccontato di amare un'altra donna. Ora si trova in carcere a Pavia

Omicidio Motta Visconti, madre e due figli uccisi. Padre: “Condannatemi all’ergastolo”
“Voglio il massimo della pena”. Con queste parole Carlo Lissi ha confessato di aver ucciso la moglie Cristina Omes di 38 anni e i figli Giulia di 5 e il piccolo Gabriele di 20 mesi, nella villetta diMotta Visconti (Milano). Ai carabinieri del Comando provinciale di Milano e della compagnia di Abbiategrasso che lo hanno incalzato per tutta la domenica, Lissi ha raccontato di aver fatto l’amore con la moglie prima di sterminare l’intera famiglia e di essere poi andato a vedere la partita. Ha ricostruito con precisione la dinamica del massacro: ha colpito alle spalle Cristina che guardava la televisione e che ha gridato: “Carlo, Carlo perché mi fai questo?”.
Con lo stesso coltello ha ucciso Giulia nella sua cameretta, e il piccolo Gabriele, che si trovava nel lettone di mamma e papà. Il movente rimane ancora da definire, ma l’uomo avrebbe avuto una passione non corrisposta per una collega. Agli investigatori ha anche indicato il tombino dove ritrovare il coltello. Dopo la confessione, il commercialista 31enne è stato trasferito nel carcere diPavia.
Lissi aveva raccontato ai carabinieri di aver trovato i cadaveri dei famigliari al suo rientro nell’abitazione intorno alle 2 di domenica, dopo aver guardato la partita dell’Italia a casa di amici. All’inizio gli uomini del Nucleo investigativo, guidati dal tenente colonnello Alessio Carparelli, non hanno escluso nessuna ipotesi: dalla rapina finita nel sangue all’omicidio-suicidio. Ma dopo aver sentito l’uomo più volte per tutta la domenica e confrontato il suo racconto con le dichiarazioni di amici e testimoni hanno cominciato a concentrarsi sulla pista famigliare.
A far crollare il racconto dell’uomo sono stati i riscontri scientifici e medico-legali emersi dalla scena del delitto, ma gli investigatori hanno avuto sentori anche di forti tensioni all’interno della coppia. Un particolare che ha confermato i sospetti sul commercialista. Tutti questi tasselli, raccolti e messi in fila con precisione dai carabinieri – coordinati dal procuratore capo di Pavia Gustavo Cioppa - hanno portato al fermo di Lissi dopo l’interrogatorio nella caserma dei carabinieri diAbbiategrasso.
Uno degli amici ha raccontato che Carlo non ha mostrato nessun segno che potesse far pensare a quello che era successo: “Non tremava, non era nervoso, sorrideva e parlava di calcio, come tutti”. “Ha anche esultato in occasione dei gol di Marchisio e Balotelli”, hanno precisato gli inquirenti. Il clima nel pub è festoso, con battute, urla, gli occhi incollati al maxischermo, rituali normali in occasione dei Mondiali. Ma l’uomo, dietro di sè, ha lasciato una scia di sangue, e mentre beve una birra e segue con trepidazione le azioni di gioco, a casa Cristina, Giulia e Gabriele giacciono morti da meno di mezz’ora. 
“Abbiamo sentito un urlo poco prima delle 23. Io e mia moglie eravamo in casa – ha raccontato agli investigatori poco dopo il delitto Paolo Pettinelli, un vicino di casa -, abbiamo pensato fossero i ragazzi che di solito si trovano alla sera nel parco in fondo alla via a giocare. Abbiamo sentito anche un urlo ‘aiuto’ ma abbiamo pensato fossero sempre i ragazzi. Solo dopo abbiamo associato la voce a quella di Cristina. Le grida sono cessate di colpo poi c’e’ stato silenzio. Attorno alle due abbiamo sentito il grido d’aiuto di Carlo e siamo usciti. Io ero in taverna – continua il testimone – e mi ha chiamato mia moglie Anna. Carlo era vestito con maglietta e pantaloni, non abbiamo visto se corti o lunghi dal giardino. Urlava: “Hanno ammazzato tutti. Sono stati i ladri’. Poi ho chiamato il 112″. Intanto erano usciti anche gli altri vicini e qualcuno ha visto Carlo telefonare ai carabinieri”.
I carabinieri che hanno risolto il triplice omicidio in meno di 48 ore hanno sottolineato che “qualche autorità locale di Motta Visconti poteva attendere la fine delle indagini prima di avvalorare una tesi rispetto a un’altra”. Il riferimento è alle dichiarazioni del sindaco eletto, in carica da pochi mesi, Primo De Giuli che a caldo aveva associato il delitto all’escalation di furti in abitazioneche a suo dire si sono registrati in paese nell’ultimo periodo. 
“Non c’è stato un raptus o un elemento scatenante - hanno aggiunto gli inquirenti – come una lite, o una brutta notizia: Lissi ha agito in modo lucido, nonostante il folle gesto”. A spingere l’uomo a uccidere la moglie e i suoi due bambini potrebbe essere stata, secondo gli investigatori “una costruzione mentale maturata da tempo”. Il 32enne, spiegano, potrebbe aver visto nella moglie ma anche nei figli un ‘fardello’ che gli impediva di liberarsi da una costrizione e iniziare una nuova vita con la collega che corteggiava da tempo. Per questo, gli investigatori non escludono che l’omicidio sia stato preparato e organizzato nei dettagli.
Ha collaborato Andrea Ballone

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    stesso trattamento a lui........ma questo INCIVILE paese lo metterà ai....DOMICILIARI.... le carceri sono PIENE di tutta quella PORCHERIA STRANIERA che alloggia a nostre spese come in hotel rapportato.....da dove vengono.....................retata giornaliere botte chi delinque e ESPULSIONI VELOCI.



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        ....."Lissi ha raccontato di aver fatto l’amore con la moglie prima di sterminare l’intera famiglia ..."
        per favore NON chiamatelo amore.......



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            A me sembra il gesto di un pazzo, uno che lo è sempre stato (ma che vive la sua pazzia in un contesto di folle normalità fatta di amici, vicini e parenti che hanno sempre sorvolato), aggravata, molto probabilmente, dall'assunzione di coca.
            Non lo dicono, ma io mi ci gioco le ralle che era pure strafatto.
            Comunque la pena di morte sarebbe il minimo. Speriamo ci pensi da solo.



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                Se avesse gli attributi, dovrebbe sbrigare la faccenda da solo in quattro e quattr'otto.
                Ma questi infami non hanno gli attributi. Chi ha gli attributi non uccide la moglie ed i figlioletti piccoli a coltellate, per poi andare a vedere una partita di calcio.



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                  tristezza...tanta! E ora, rispettoso silenzio.



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                      Dobbiamo finalmente renderci conto che, purtroppo, la mente umana (tuttora sconosciuta per la maggior parte) può essere un abisso di ferocia, cattiveria, abominio.
                      Non penso che l'autore, se confermato, di questo massacro sia un pazzo.
                      Farebbe comodo a noi tutti, lo incaselleremmo in una categoria, lo allontaneremmo da noi. E questo ci rassicurerebbe sulla nostra normalità. No, ahinoi, questo individuo è il nostro prossimo, colui il quale incrociamo per strada, colui con il quale ci scambiamo magari il segno della pace, colui il quale ci siede accanto in metro, siamo noi. E' paradigmatico rispetto alla tragedia umana.
                    • Riporto solo pochi dei molti commenti sotto questo articolo del Fatto Quotidiano, come saggio dello smarrimento che fatti come questo creano in tutti noi.
                    • Di queste poche riflessioni, riportate come esempio del pensiero comune, sposo quella di Silvano De Lazzari.
                    • E' proprio così: come scrive lui.
                    • Questi fatti atroci cancellano le nostre sicurezze, quei puntelli mentali che ci servono per vivere. Affidando alla malattia mentale l'azione atroce ci rassicuriamo, "chiudiamo" in un luogo mentale spiegabile l'orrore.

                    Invece spesso i malati di malattie psichiatriche sono assolutamente innocui, non farebbero male a nessuno, soffrono soltanto nella loro psiche per alterazioni biochimiche del funzionamento del cervello. Al contrario sono di sovente vittime dei soprusi della gente sana di mente ma priva di etica e malvagia e meschina.
                    Dunque non di pazzia si deve parlare ma di criminalità, di personalità criminale. Infatti l'uomo ha creato una disciplina che studia il comportamento criminale che, non necessariamente è legato ad una alterazione psichiatrica, ma è solo una devianza abnorme dalla norma, intendendosi per NORMA tutto quello che la maggioranza dell'umanità SENTE essere giusto ed equo nel vivere comune. 
                    Certamente chi compie l'azione criminale non è da ritenersi, dunque, NORMALE, ma la sua alterazione non è pazzia, non sempre, è invece una devianza dalla NORMA.

                    Fa male pensare alle vittime. All'indifesa sposa del mostro che, dopo che l'ha tenuta fra le braccia, alza la mano assassina e lei lo vede e gli grida: "Perché mi fai questo?!" Nei pochi atroci istanti prima di morire scopre, senza capire, che ha vissuto per sei anni con un essere alieno. E non sa la povera creatura che il mostro annichilirà di lì a poco anche le sue creature indifese nel sonno.
                    Incomprensibile. Inutile cercare una spiegazione. Inutile. Il fatto, l'azione criminale non è spiegabile con nulla, tanto è orrenda e il suo orrore è fine a sé stesso: connota il mostro che la compie.
                    Un tenero bimbo di 20 mesi siamo tutti portati a proteggerlo perché non si faccia male, perché non abbia paura... Suo padre prova un istinto contrario: riesce ad affondare un coltello nella sua tenera gola... 
                    Come si può capire?
                    Per tutta la vita i poveretti che si sono trovati con lui a vedere la partita, che gli hanno parlato senza "vedere" nessun segno di anormalità nel suo comportamento, senza sospettare neppure lontanamente l'incubo che colui si era lasciato alle spalle e nel quale sapeva di dover rientrare per mettere su la sua tragica commedia per discolparsi, sentiranno un brivido di smarrimento nel ripensarci e si chiederanno cosa ha nella mente il vicino che magari li saluta sorridendo...

                    La stessa tragica commedia che recitò l'assassina della madre e del fratellino a Novi Ligure, la stessa che recitò la massacratrice del suo povero bimbo di tre anni nella villa di Cogne...

                    Inutile parlare poi di "personalità narcisistica" o di qualsiasi altra alterazione, inutile parlare di "ora sta prendendo coscienza"... dissento da questo buonismo di certi operatori del "recupero" dei criminali: la personalità criminale che è stata capace di superare l'ostacolo dei tabù non cambia nel fondo, non diventa "altro da sé", sembra cambiare, ma l'essenza rimane la stessa. Sembra cambiare per sua convenienza, perché non può fare altrimenti una volta scoperta nel suo orrore, ma quale lucidità ha dimostrato nel tentare di coprire lo sfascio che ha compiuto!!!