lunedì 26 gennaio 2015

Una voce angelica se ne è andata

Da: ANSA Cultura

E' morto Demis Roussos, la voce di Forever and Ever

Cantante e bassista degli Aphrodite's Child, aveva 68 anni

Se ne va un mito della musica: Artemios Ventouris "Demis" Roussos, la voce di Forever and Ever. 'Demis doveva molto all'Italia. L'ultima volta che lo abbiamo visto da noi, era ospite de "I migliori anni" di Carlo Conti. Ma il cantante - nato ad Alessandria d'Egitto e morto a 68 anni nella notte tra sabato e domenica ad Atene, dove viveva - doveva molto anche, in un certo senso, ai Procol Harum che nei tardi anni '60, all'alba del Progressive, avevano conquistato il mondo con "A Whiter Shade Of Pale", una rielaborazione dell'aria sulla quarta corda di Bach. Demis allora era il cantante e il bassista degli Aphrodite's Child, il gruppo che aveva formato con Vangelis, poi destinato a diventare un compositore di colonne sonore come quella da Oscar di "Momenti di gloria" o "Blade Runner". 






Con la sua mole imponente non si sospettava una simile voce angelica..
Non sapevo che avesse la mia stessa età..
Demis Roussos è una di quelle cose legate al ricordo di mia madre, perché piaceva tanto a lei...
Una voce speciale, come similmente aveva anche Mango, che invece piaceva molto a me.
Non che Demis Roussos non mi piacesse.. ma egli è legato particolarmente alle cose che piacevano a mia madre e questo lo lega al suo ricordo che mi commuove.
Ora se ne è andato anche lui... Era un musicista bravissimo, la sua voce era qualcosa in più.

domenica 25 gennaio 2015

Sul Presidente della Repubblica Renzi si gioca tutto


L'Italia ha bisogno di cambiare e Renzi ha detto che la vuole cambiare. Ho voluto credere nella sua buona fede e aspetto i risultati. Certo la strada non è facile, ma me lo aspettavo: i corporativismi, i privilegi ingiusti, le rendite di posizione fanno resistenza. Ovvio. Ma bisogna andare avanti.
Intanto vengono fuori cose che riguardano l'imprenditoria familiare di Renzi che forse lui, data la sua posizione di Presidente del Consiglio dei Ministri, non può commentare e chiarire, anche perché c'è una pratica aperta dalla magistratura su questa faccenda.
Però spero che in futuro possa dire la sua, soprattutto su questa notizia che il debito contratto dall'azienda di famiglia sia stato pagato da denaro pubblico, per via di una garanzia ottenuta attraverso pratiche amministrative consentite. Chiarezza appena potrà parlarne sarà gradita da chi ha anche pagato per andarlo a votare in due distinte circostanze.
Detto questo sul Presidente della Repubblica per me si gioca tutto. Se per ventura, come scrivono sul blog di Beppe Grillo, i giochi sono fatti e il nome che uscirà sarà quello di Giuliano Amato o dell'ex-sindacalista Marini, quello che abitava ai Parioli a fitto di favore e che ha acquistato la casa che occupava sempre a prezzo di favore, per me Renzi avrà bleffato, perché questa gente tutto rappresenta meno che il cambiamento.
Questa gente rappresenta tutto quello che gli italiani che hanno votato per lui non vogliono vedere più!!!
Il privilegio! La Casta!
Spero dunque, per me che come molti gli ho creduto, ma anche per lui così giovane e promettente aria nuova, che la scelta sia diversa.
Agli italiani non suona bene quello che si sente dire nei dibattiti tenuti da giornalisti pagati per orientare il giudizio della gente, che il Presidente deve essere una figura conosciuta all'estero!
Ma neanche per idea! Basta che lo conosciamo noi come persona onesta e che conosca bene la Costituzione e ne sia garante. Perché solo questo deve fare! All'estero se non lo conoscono lo conosceranno come nostro rappresentante e primo cittadino, punto e stop!!
Basta con queste balle e queste manfrine nei TG e nei dibattiti per far accettare alla gente quello che qualcuno vorrebbe piazzare al Quirinale.
Che sia una figura sobria e pulita e non cariatidi arricchite dalla politica con i soldi degli Italiani! 

Pirandello nel cuore

Ricevo solo ora, per strana ventura della posta elettronica, un messaggio importante dalla dolce Maria Amici, che mi onora della sua amicizia "web-epistolare", e che riguarda Luigi Pirandello:

All’ombra di Pirandello…



Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI - via web, da Istituto Studi Pirandelliani
Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI – via web, da Istituto Studi Pirandelliani
Intensamente commossa,
ricevo, grazie alla sollecitudine di un’amica, la cara Rita Charbonnier*
 e pubblico il programma dell’iniziativa
“All’ombra di Pirandello”,
ospitata dalla Casa Studio dello scrittore, a ottant’anni dal conferimento del Premio Nobel. L’organizzazione è curata dall’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo –Studio di Luigi Pirandello. Nella casa dunque dove il “viaggiatore senza bagaglio”, come amaramente si definiva, trascorse gli ultimi anni prima di spirare, a Roma, in via Antonio Bosio 13/b -.
Tale iniziativa, tra reading e spettacolo, si avvale di voci e di presenze importanti, come, domani 24 gennaio, di Alberto Di Stasio, che reciterà “L’uomo dal fiore in bocca”; essa ospiterà parallelamente una maratona di lettura di Uno, nessuno e centomila. Ed inoltre….
Consiglio caldamente chi sia così fortunato da poter esservi, di non perdere l’occasione di partecipare e di sostenere l’Istituto di Studi Pirandelliani…
Chi mi conosce sa quanto abbia sognato di soffermarmi, e non per una semplice visita, nella casa romana del Maestro, ma non di meno quanto siano gravi i motivi che possano allentare la mia attenzione a quanto lo riguardi, specialmente se un’iniziativa talmente meritoria e che intuisco intrisa di passione e dedizione. Tuttavia, a breve desidererei soffermarmi vieppiù sulla suggestiva lettura “All’ombra di Pirandello” (vedrete che non è soltanto una metafora…), così mai come stavolta è d’uopo la nostra solita sigla:
..et quod sequitur
Maria Amici
La comunicazione del programma:
Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo – Studio di Luigi Pirandello
Via Antonio Bosio 13b – 00161 Roma – Tel: 0644291853
http://www.studiodiluigipirandello.it posta@studiodiluigipirandello.it
ALL’OMBRA DI PIRANDELLO
Da sabato 17 gennaio al 15 febbraio 2015
UNA SERIE DI INCONTRI E SPETTACOLI NELLA CASA STUDIO
UNA MARATONA DI LETTURA DI “UNO NESSUNO E CENTOMILA”
IN OCCASIONE DEGLI 80 ANNI DEL PREMIO NOBEL
Per un mese da sabato 17 Gennaio a domenica 15 Febbraio presso la Casa Studio di Luigi Pirandello in via Antonio Bosio 13/b (traversa della Nomentana vicino Villa Torlonia) a Roma, si svolgerà una serie di incontri, letture spettacoli in occasione degli 80 anni del conferimento del Premio Nobel all’Autore dei “Sei personaggi” e per far conoscere ad un più vasto pubblico questo luogo che conserva il fascino del tempo di quel che fu, appunto “All’ombra di Pirandello”.
Un’ombra che apparirà sabato 17 gennaio alle ore 20 per restare tutto il periodo in quella che fu e resta la sua camera da letto, grazie a un’installazione di Riccardo Caporossi, “LP” che utilizza cappello e scarpe originali del drammaturgo. A seguire alle ore 21 una lettura della novella ”La berretta di Padova” e altri testi a cura dello stesso Caporossi e di Vincenzo Preziosa, introduzione di Stefano Geraci. Il tutto si ripete alle ore 17,30 il giorno dopo, domenica 18, e ancora domenica 25 gennaio.
Sabato sera 24 gennaio alle ore 21 Alberto Di Stasio reciterà “L’uomo dal fiore in bocca” in occasione dell’esposizione di un quadro di Stefano di Stasio.
Sabato sera 7 febbraio Simona Marchini proporrà un racconto di Pirandello.
Sabato sera 31 gennaio “Il figlio prigioniero”, carteggio tra Luigi e Stefano Pirandello sulla Grande guerra con Caporossi e Preziosa; replica domenica 1 e domenica 8 febbraio alle 17,30.
Venerdì 6 febbraio dalla mattina alla notte sarà organizzata una maratona di lettura di “Uno, nessuno e centomila”, cui potranno iscriversi tutti coloro che vorranno intervenire.
Seguiranno una serie di incontri con letterati sul loro rapporto col teatro, uno su Elio Pagliarani con Cetta Petrollo e Giorgio Patrizi (venerdì 23 gennaio), poi, con Paolo Petroni, Lidia Ravera (venerdì 30 gennaio) e Dacia Maraini e Eugenio Murrali (venerdì 13 febbraio). Una serie di iniziative e seminari saranno organizzati da Gilberto Scaramuzzo dell’Università di Roma3.
“È in queste stanze che Pirandello riceveva ‘i personaggi delle sue future novelle’. Il tavolo di lavoro, la sedia, la sua macchina da scrivere, la sua biblioteca, la vetrata e le finestre sul giardino, la sua camera da letto, i suoi abiti – spiega Caporossi – ci accolgono come oggetti celibi e riescono a trasmettere, sotto i nostri occhi, quella sua visione scomposta della realtà e quell’artificio letterario e teatrale in cui anche noi, attori, possiamo trasferirci in personaggi”.
L’Istituto ospita una biblioteca, un fondo con libri e manoscritti di Pirandello, il fondo Ugo Betti e quello di Alessandro d’Amico ed è sempre aperto al pubblico, agli studiosi, alle scuole, ai visitatori curiosi.
L’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo realizza questo mese di attività artistico-culturali finalizzate alla raccolta fondi per garantire la vita dello stesso Istituto, messa in crisi dai tagli recenti. Con un’offerta di 10,00 euro ciascuno potrà essere socio sostenitore e iscritto nel grande libro dei “Personaggi”.
PRENOTAZIONE CONSIGLIATA PER TUTTI GLI APPUNTAMENTI: TEL. 0644291853
et quod sequitur
Maria Amici

A questo punto ho perso già diversi appuntamenti previsti in calendario, ma potrò rimediare in questo intervallo di tempo da qui al 15 febbraio.
Grazie a Maria ed al suo messaggio che me l'ha segnalato.

sabato 24 gennaio 2015

Oscurità della specie umana

Il freelance Kenji Goto mostra la foto di Haruna Yukawa, il contractor, a terra, decapitato
Il freelance Kenji Goto mostra la foto di Haruna Yukawa, il contractor, a terra, decapitato


«Decapitato ostaggio giapponese» Per l’altro si tratta su filo dei minuti

Un video mostra l’immagine dell’esecuzione del contractor Yukawa. Il giornalista Kenji Goto implora per la sua vita: «Avete due ore per salvarmi». Abe: «Non cederemo»

Dopo il buio del nazismo, che sterminava esseri umani con freddezza disumana, facendoci smarrire nel pensiero di questo buco nero della disumanizzazione di milioni di uomini in nome di una idea mostruosa, conosciamo in questo secolo un nuovo buco nero della disumanizzazione di uomini che uccidono come macellai con freddezza ed efferatezza in nome di un'altra idea mostruosa e, in questo caso, blasfema, perché usano il nome del Profeta Maometto, uomo saggio ed illuminato, il quale se potesse tornare li cancellerebbe chiedendo conto dell'offesa al suo nome.
Questi folli sfidano il mondo, come i folli che seguirono Hitler.
Lì come qui l'idea è: "noi siamo noi e tutti gli altri sono altro", meno di animali, nulla, carne da far soffrire con gusto ed uccidere.

Per la mia esperienza di vita interiore, dai miei 14 anni, quando vidi le immagini dei Campi di Sterminio Nazista, ad oggi, di fronte a questo orrore ottuso e chiuso, la tremenda conclusione è che c'è nella specie di cui anch'io faccio parte qualcosa di oscuro. Questa oscurità mi deprime perché come essere umano l'unica cosa che mi rimane da questa mia esperienza di vita è sperare nell'Uomo Migliore. Ma come si può sperare in un Uomo Migliore se l'orrore ritorna in varie forme e con scuse diverse, ma il fondo è sempre un freddo odio immotivato che cerca solo un pretesto per manifestarsi.
Ho perso, vivendo, la bella illusione che ci sia il Dio antropocentrico che le religioni monoteiste si sono dato; la Scienza ci ha mostrato in ogni modo, ormai anche con la visione dall'esterno, cosa è questa piccola e bella Terra che ci ha permesso di esistere: un granello di polvere immerso in un Universo spiegato solo in parte dalle Leggi della Fisica.. Ci rimane la consapevolezza che siamo come tutte le  altre forme di vita biologica, con qualcosa in più, l'intelligenza, che potremmo usare al meglio durante questo breve percorso dal nulla al nulla di nuovo... Invece constatiamo che l'oscurità feroce che esiste in certe menti annichilisce quanto di meglio potrebbe esserci in questa intelligenza.   
  

ACEA e Roma

Da: ROMA TODAY

Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave

Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave

La buca nei pressi di via Lattanzio ha compiuto due mesi e i residenti continuano a segnalarla con sarcasmo ed esasperazione. I lavori dovevano concludersi entro Natale, siamo tornati dall'Assessore Cecera per capire il perchè del ritardo. Ecco come stanno le cose

Maria Romana Barraco 16 gennaio 2015

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Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave
Municipalizzata a lavoro. Ladri a lavoro". Così il cartello apposto da alcuni cittadini nei pressi della metro Appiano, quartiere Balduina, accanto alla ormai tradizionale torta per celebrare i due mesi della buca in strada. Quella punta di ilarità che, seppure con tanto amaro sarcasmo, ha simbolicamente omaggiato la voragine tra via Lattanzio e via Andronico con tanto di torte di "mesiversario" e calza della Befana, nasconde prima di tutto tanta rabbia ed esasperazione in capo ai residenti che da settimane vivono e convivono non solo con la buca in strada ma anche con tutti i disagi che da questa derivano.

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Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave
„"Municipalizzata a lavoro. Ladri a lavoro". Così il cartello apposto da alcuni cittadini nei pressi della metro Appiano, quartiere Balduina, accanto alla ormai tradizionale torta per celebrare i due mesi della buca in strada. Quella punta di ilarità che, seppure con tanto amaro sarcasmo, ha simbolicamente omaggiato la voragine tra via Lattanzio e via Andronico con tanto di torte di "mesiversario" e calza della Befana, nasconde prima di tutto tanta rabbia ed esasperazione in capo ai residenti che da settimane vivono e convivono non solo con la buca in strada ma anche con tutti i disagi che da questa derivano.
Già dopo le prime segnalazioni e a fronte dei reiterati ritardi di Acea, l'amministrazione locale aveva garantito un pronto intervento assicurando la conclusione dei lavori entro le festività natalizie. Ad oggi, dopo circa un mese, la buca è ancora là e con essa la frustrazione dei cittadini. Siamo allora tornati dall'Assessore ai Lavori Pubblici del Municipio XIV Alessio Cecera per capire di fatto la situazione e, evidentemente, cosa non ha funzionato in quello che doveva essere un rapido intervento risolutivo. 
"Partiamo da un presupposto: superficialmente sembra si tratti solo di una buca, ma sotto c'è una vecchia conduttura fognante profonda 8 metri che poichè rotta fa continuamente dissestare la strada - spiega Cecera a RomaToday - Anche l'Ufficio Tecnico è caduto più volte in inganno pensando si trattasse di una semplice voragine senza diagnosticare mai il ben più profondo danno strutturale e così tutte le volte che si presentava il problema si interveniva tappando ma poi poco dopo la spaccatura si rigenerava". 
Solo quando si è intervenuti con una approfondita video ispezione con tanto di robottino calato giù in profondità, ci si è accorti quindi dell'origine della frattura. "Da quel momento è nato un contenzioso con Acea (che ha in carico il sistema di rete fognaria delle acque nere, ndr) che non riconosce il danno poichè nulla è risultato dal loro esame, effettuato invece più in superficie". Il Municipio ha allora intimato alla società di servizi una diffida per intervenire e nel frattempo ha cominciato ad effettuare tutte le opere propedeutiche per i lavori veri e propri che partiranno ufficialmente lunedì prossimo.
"Siamo intervenuti materialmente noi ma tutti i lavori andranno in carico ad Acea - tiene a sottolineare l'Assessore con particolare riferimento soprattutto alla parte economica - Stimiamo all'incirca 2 settimane di lavori, sperando sempre che non piova e che non ci siano ulteriori complicazioni a causa della particolare conformazione di questo terreno - continua - che ha un sottofondo molto sabbioso e con continui dislivelli".
foto granata-2

I romani, esasperati dall'annosa incuria della loro città da parte delle Istituzioni, hanno rispolverato la tradizione di Pasquino! L'umorismo non manca!


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venerdì 23 gennaio 2015

Episodio I - Elena e Gregorio-Furio "Le tendine"

La “Maschera” Furio.

Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio I


Elena ha comperato delle graziose tendine per la cucina. Il disegno riprende i colori delle maioliche del muro. Tutta contenta le sta applicando ai vetri della finestra.
Gregorio interviene con una smorfia di disgusto: “Non mi piacciono!”
Elena mortificata: “Perché? Il disegno ha gli stessi colori delle maioliche e…”
Gregorio insistendo con una punta di stizza: “Non mi piacciono, non mi piacciono, è inutile che insisti! Che mi debbono piacere per forza?!!”
Elena sente smorzarsi la sua gioia per l’acquisto. Vorrebbe che suo marito le spiegasse perché non gli piacciono, cosa hanno di brutto. Ma lui si stizzisce sempre più e ripete con voce stizzosa e petulante e le labbra volte all’ingiù che le tendine della cucina a lui non vanno bene, che lui ne avrebbe scelte altre, lasciando la povera donna intristita nella sua ormai spenta piccola gioia.
In casa è presente il padre di Gregorio, un vecchio romano da generazioni con un apporto di sanguigno sangue romagnolo, guarda stupito la scena e sbotta: “Anvedi questo!! Ma che mo’ te occupi pure de’ tende da cucina?!! Nun ce posso crede?!!” Ride con un’espressione di sarcastico stupore, mentre il figlio tace con aria risentita ma indomita guardando altrove a naso per aria, allora il vecchio si rivolge alla moglie di Gregorio e ripete ironico: ”Ma questo se occupa delle tende della cucina?” La vittima tace, teme le “furie” di Gregorio che si offende, assolutamente inconsapevole di avere invece mortificato l’innocente gioia di sua moglie criticando senza motivo la sua scelta.

Il suocero esce dalla cucina sempre ridendo e, giungendo le mani davanti alla sua fronte e muovendole avanti e indietro continua a dire: “E tende da’ cucina!! Ma te rendi conto?!! Questo se impiccia pure de’ e tendine da cucina…!!”   

Da: Libero Quotidiano.it - Rubrica "Soggetti Smarriti" di  Alessandro Dell'Orto

«Magda mi ha schiacciata. Non ce la facevo piùùù...»

Trent’anni fa ha interpretato la moglie di Furio in "Bianco, rosso e Verdone" «Poi mi sono ammalata e ho cambiato vita. Ma ora avrei voglia di tornare» 


Magda, basta il nome. Già, proprio lei. La moglie stressata e sfinita («Non ce la faccio piùùù») del pesantissimo precisino  Furio («Magda, tu mi adori? Allora vedi che la cosa è reciproca?») nel film “Bianco, rosso e Verdone” (1981). Un capolavoro. Magda - attrice di origine russa che si chiama Irina Sanpiter - dopo quel successo si è ammalata ed è sparita. Ora  guida lo staff organizzativo di un manager che realizza grandi produzioni musicali in tutto il mondo.Irina Sanpiter, anzi Magda. Anzi, Irina e Magda insieme, rieccovi a 30 anni esatti da “Bianco, rosso e Verdone”. Che fine avete fatto? Perché siete sparite?

«In tutto questo tempo ho sempre rifiutato di raccontarmi in tv o ai giornali. E di raccontare Magda. Un po’ perché non avevo capito di essere un mito, non ci ho mai creduto. Un po’ perché il personaggio Magda, così forte, mi ha schiacciata».
Ora che è cambiato?«Ho trovato equilibrio. E ultimamente incontro sempre più donne che mi presentano il marito: “Lui è il mio Furio”. Oppure confessano: “Hai raccontato la mia vita, come facevi a conoscerla?”. Sono loro che mi hanno convinta a parlare. E a far riapparire Magda».
Irina che ha fatto in questi anni? Perché non si è più vista al cinema e alla tv?«Difficile da spiegare... Sa...».
Se vuole,  proviamo a farlo ora.«Sì, insomma, ho avuto qualche problema di salute. Guai oncologici».
Le va di raccontare? «Nel 1984, al massimo del successo e della felicità,  quando tutto è perfetto, una mattina mi alzo con un rigonfiamento  sul collo. Faccio finta di niente e lo copro con un foulard.  Poi la verità, terribile. Linfoma a soli 27 anni».


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Irina Sanpiter oggi, con la locandina di 'Bianco Rosso e Verdone'

Ora come sta?
«Lotto, è difficile uscirne. Ho avuto altre ricadute. Ogni 23 giorni devo sottopormi  a una trasfusione, sarò costretta a fare flebo per il resto della vita. Ma ho addosso una voglia di vivere che mi fa superare ogni difficoltà. La mia missione, quando sono in ospedale, è dare speranza agli altri, perché un malato si fida solo di un altro malato».
Come fa?«Mi presento truccatissima, con telefonino e computer come se andassi in ufficio. Mi cambio da sola le flebo e poi coinvolgo tutti. Parliamo, scherziamo, ci incoraggiamo. E quando vedo che a qualcuno si illuminano gli occhi sono felice. Fa bene anche a me stessa».
Dal successo di Magda alla malattia. Come ha affrontato un cambiamento tanto devastante?«Vivendolo come un segno di Dio. Non tutte le cose vengono per nuocere».
Cosa intende?«In quel momento, proprio in quel momento, conosco Tony Evangelisti che mi cambia la vita. Mi fa rinascere. Mi sopporta. Mi sostiene. Mi ama. Siamo inseparabili da 27 anni e lavoriamo insieme».
Sposati?«No. Anzi sì».
Tradotto?«Matrimonio in tre. Io, lui e Dio in una chiesa, giurandoci amore mentre ci guardavamo negli occhi e ci tiravamo il riso. Il momento più emozionante della vita».
Irina, diceva del lavoro.«Tony è un manager producer, organizza grandi produzioni musicali con i cantanti più famosi a livello mondiale. Io faccio da consulente per gli artisti e, quando riesco, guido lo staff organizzativo. Ho la fortuna di conoscere i personaggi per davvero, come sono realmente senza barriere».
Qualcuno che non dimenticherà mai?«Billy Preston, il Quinto Beatles. È morto quasi di fame, abbandonato da tutti. Lui che ha composto “Let it be”...».
Beh, veramente l’avrebbe composta Paul McCartney.«Me l’ha confidato Billy. Raggiunge gli altri in sala d’incisione mentre stanno cercando di impostare il brano, ma senza riuscirci. Lui si mette al piano: “Ma è così facile, sentite qui!”. E trova l’armonia che conosciamo tutti».
Urca. Altri incontri da sballo?«Nel 1987 io e Tony rientriamo dagli Usa e c’è da organizzare un concerto in Italia. Proponiamo un gruppo sconosciuto, ci prendono per matti. Ci imponiamo e nasce il successo dei Gipsy King. E da quel momento mi innamoro della cultura gitana fatta di rispetto per gli anziani e attaccamento alle origini. Ma quella volta con il Papa...».
Cioè?«Nel 2000 stiamo preparando il Giubileo Giovani e andiamo ad un incontro con Wojtyla per presentare il progetto. Spieghiamo che avremmo pensato di fare musica gospel. Ci guarda scuotendo la testa. “No, a me serve che i giovani si avvicinino alla Chiesa e per farlo bisogna parlare la loro lingua. Ma quale gospel? Voglio che organizziate un concerto rap!”».
Meraviglioso. A proposito di giovani, torniamo alla piccola Irina Sanpiter.«Nasco a Mosca il 27 settembre 1957, figlia unica, brava ragazza».
Famiglia povera?«Come tutte, un pezzo di pane per pranzo e cena. Ma grande voglia di cultura. A 13 anni, alla mia scuola, cercano una comparsa per un film, mi scelgono ed entro nel vortice del cinema. Per lavorare però sono obbligata a studiare, così mi diplomo presso il Theatre Maly e a 22 anni sono obbligata a laurearmi in Scienze Politiche,  64 esami che in Italia mi valgono tre lauree».
Scusi, perché obbligata?«Quelli sono gli anni di Breznev. Del comunismo. Il regime pensa che un attore, interpretando diversi personaggi, dia sempre un messaggio politico e dunque debba essere preparato».
Altre imposizioni del comunismo?«L’essere atei. Tra i 64 esami universitari sono obbligata a dare anche quello di ateismo!».
Come si vive in quella Russia?«Bene, giornate frenetiche e intense, nessun tempo per andare in disco. E poca tv, perché ci sono solo i tre canali di Stato...».
Perché decide di venire in Italia? «Mio zio Giorgio Arlorio vive a Roma e fa lo sceneggiatore: come premio per la laurea mi regala un viaggio qui».
Primo impatto?«I profumi. Quelli dei fiori, dei pasticcini e della mortadella».
E la giovane Irina a Roma che fa?«Vado a spiare le riprese de “La città delle donne” di Fellini, poi vado a vedere la scuola di Proietti. Finché un giorno mi dicono che stanno cercando una ragazza russa per fare la comparsa nel film “Bianco, rosso e Verdone”, per l’episodio di Mimmo e la scena dell’interprete all’Autogrill. Mando due fotografie in bianco e nero, terribili. E mi scartano».
E poi che succede?«Anche se brutte, sono le uniche due foto che ho e mi servono. Così vado a Cinecittà per riprenderle. Busso, c’è una riunione. Apre Sergio Leone e mi fa aspettare.  Dopo un po’ riappare, parla da solo. Borbotta: “Non riusciamo proprio a trovare la protagonista, no”. Alza la testa e mi vede ancora lì: “Ti va di provare? Il tuo turno è tra quindici minuti”. Capito? Mi offre a sorpresa la possibilità di fare la protagonista!».
E lei?«Terrorizzata, vedo passare Ornella Muti e Isabella Rossellini, che hanno appena finito il provino. Non so che fare. Parlo male italiano e in quindici minuti non riuscirò nemmeno a capirla, la scena. Figuriamoci   impararla a  memoria. Chiedo di leggerla ad alta voce a un aiuto regista. Poi vado in bagno, mi specchio e vedo in me una donna sfatta, disperata. In quel momento nasce Magda».
E la prendono.«Recito la scena dell’albergo con Angelo Infanti, lui è bravissimo e mi aiuta, mi tranquillizza. Leone è soddisfatto. Alla fine dice: “Ok, vai di là e leggi il contratto».
Molti soldi?«Pochissimi. Sufficienti solo per comprarmi un divano».
Quanto durano le riprese di “Bianco, rosso e Verdone”?«Dovrebbero essere quattro settimane, ma in autostrada ci rubano tutte le attrezzature, il maggiolone, le roulotte. E ritardiamo. E poi c’è la complicazione salute».
In che senso?«Io e Carlo ci ammaliamo, febbre alta. E a turno facciamo tappa in ambulanza per le punture di penicillina».
Un personaggio o una scena particolare da raccontare?«Antonluca e Antongiulio, i pupi. Insopportabili, esattamente come nel film! Io e Carlo ogni tanto cambiamo le battute e loro, subito: “Eh noooo! Il copione non è così!”. Terribili».
Irina,  parliamo di Magda.«L’opposto di come sono io. Quando giriamo mi sembra di essere Mr Bean, devo dire solo una battuta - “Non ce la faccio piùùù” - e poi tante emozioni interiori ».
Personaggio meraviglioso, però.«Al momento non capisco che faccio ridere, sono insicura. Si girano le scene una sola volta, senza riprovare, a presa diretta, e penso sempre di non essere all’altezza. Quando mi annunciano che sarò doppiata è un sollievo».
La voce è di Solvejg D’assunta.«Bravissima. Idea geniale di Leone, l’accento piemontese fa la differenza e rende il personaggio più succube».
Magda, stressata dal marito Furio, alla fine del film fugge con il play boy Raoul, cioè Angelo Infanti.«Persona meravigliosa, Angelo. Indimenticabile. Non ho avuto il coraggio di andare al suo funerale».
Irina, torni per un attimo nei panni di Magda. E provi a immaginare quello che sarebbe successo se il film fosse andato avanti con la storia...«Guardi, Magda sarebbe stata con Infante al massimo una notte. Ma senza fare sesso. Poi sarebbe tornata da Furio».
Lo racconta come se lei non condividesse la sua scelta di fuggire.«È così. Come si fa ad abbandonare due figli?».
Irina, il film è subito un boom. La soddisfazione migliore?«Proiezione privata a casa di Monica Vitti.  Restiamo io e lei, sole, in cucina. Mi confida: “Irina, potresti essere la mia erede”».
Complimenti. Dopo “Bianco, rosso e Verdone”, però, non si ripete.«Resto imprigionata in un personaggio importante. Unico. Inarrivabile. Accetto altri lavori, come la Lucia de “I promessi sposi” per la tv. Un flop. Poi una serie di commedie Anni ’30 francesi fatte in diretta su Rai1 la domenica pomeriggio, con Celi e Dapporto. Meravigliose. Dopo tre anni, però, la malattia. E mollo tutto».
Ultime domande. 1) Attrice preferita?«Monica Vitti».
2) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?«Mio padre Igor, morto un anno fa».
3) Rapporto con la religione?«Serio. Sono stata atea fino al ’93, poi ho incontrato la prima volta Papa Wojtyla ed è cambiato tutto».
4) Paura della morte?«No. Ci sono stata vicina già due volte.  Sono preparata».
5) Rapporto con il sesso? «Divertente».
Ultimissima. Irina Sanpiter ha un sogno?«Aiutare l’Associazione oncologica, in qualsiasi modo. Magari rispolverando proprio Magda. Sarebbe bello festeggiare i 30 anni del film facendola apparire ancora con Carlo. Oppure in uno spot pubblicitario. O, perché no, a una trasmissione tipo “Ballando con le stelle”».










giovedì 22 gennaio 2015

Sei omosessuale? Allora devi avere la patente per i disabili

Dal ricorso dell'Avv. Giuseppe Lipera alla Cassazione per Melchiorre D. Giuffrida

“l’ambito di svolgimento delle funzioni mediche nella
dedotta fattispecie è tutt’affatto diverso, non essendosi trovato
Marinferm Augusta a dovere accertare in capo a Melchiorre
Danilo Giuffrida le condizioni psicofisiche per il rilascio della
patente di guida bensì, ben diversamente, a verificare lo stato di
idoneità condizionante l’avviamento alla leva militare, l’esito
dei cui accertamenti avrebbe dovuto essere limitato, dunque,
alle sole procedure di reclutamento. E tale è la ragione per la
quale va ulteriormente sanzionato di illiceità il comportamento
del Ministero della Difesa, laddove è venuto a ‘trattare’ i
dati afferenti all’identità sessuale del Giuffrida in assenza di
qualsivoglia patologia ed in mancanza di specifica disposizione di
legge autorizzativa”.
In ordine al secondo dei Ministeri convenuti, la Corte
ritiene che questi abbia pure violato la legge sulla privacy “per
avere utilizzato, nello specifico, i dati acquisiti da Marinferm
Augusta senza verificare la legittimità delle informazioni assunte,
per tal via disponendo la convocazione di Melchiorre Danilo
Giuffrida innanzi alla Commissione Medica per la verifica delle
condizioni psicofisiche di idoneità alla guida”

Dal sito: www.cinziaricci.it


Intanto la notizia ha fatto il giro del mondo e il giovane omosessuale di Catania ha finalmente raccontato per filo e per segno i retroscena di una storia, strana quanto fantasiosa, che ha inizio cinque anni addietro presso l'ospedale militare di Taranto dove il "marinaio" Giuffrida, in visita di leva, fu ritenuto abile alle armi. All'epoca dei fatti il giovane lavorava presso una multinazionale americana ed era l'unico, in famiglia, ad avere un reddito accertato. Ai fini di un eventuale esonero ex art.100 per i lavoratori monoreddito, il giovane gay si ripresentò a visita presso la struttura sanitaria militare di Augusta dove ebbe a dichiararsi palesemente omosessuale agli ufficiali medici di turno. Una volta terminati i controlli il giovane catanese sarebbe stato costretto a rimanere per ben nove ore all'interno dell'infermeria del centro clinico senza un apparente motivo plausibile: «Mi dissero che avrei dovuto produrre una tessera di appartenenza all'Arcigay prima di dichiararmi omosessuale - ha affermato Danilo Giuffrida nel corso di una conferenza stampa al fianco dell'avv. Lipera - e che non avrei avuto vita facile, tra una risatina e l'altra. Una psichiatra, scherzando, ha pure tentato di farmi gli occhi dolci. Alla fine di quell'orribile giornata mi vidi consegnare un biglietto sul quale era trascritta la mia "turba" dell'identità sessuale. Una sorta di marchio d'infamia che mi avrebbe provocato, di lì a poco, una serie di guai seri».
Dopo alcune settimane e non si sa per quale prassi d'ufficio, l'ente militare trasmise gli atti sanitari del giovane gay alla Motorizzazione civile di Catania che, ai sensi dell'art 128 del DL n. 285/92, disponeva di fatto la revisione della patente di guida rilevando la sussistenza di dubbi sull'idoneità psico-fisica della recluta Danilo Melchiorre Giuffrida che, in buona sostanza, avrebbe dovuto fare a meno di auto e moto. Ma non solo: «Sul referto dell'ospedale si accertavano turbe psicofisiche sulla scorta del mio status di gay - aggiunge Danilo - in parole povere niente patente perché omosessuale. Questa faccenda mi ha procurato danno esistenziale e umiliazione. Andrò sino in fondo, sono sicuro di ottenere giustizia e lotto per tutti gli omosex».

Oggi abbiamo appreso dai telegiornali che questo grazioso giovane, Melchiorre (bellissimo nome della tradizione siciliana del Teatro dei Pupi), ha subito un affronto a dir poco talebano in Italia, da parte di una burocrazia fuori di testa e che ora avrà il GIUSTO risarcimento dai Ministeri coinvolti in questa storia illegale alla massima potenza.
Questo vuol dire, però, che detti Ministeri pagheranno il risarcimento con i soliti soldi di Pantalone: noi tutti contribuenti assolutamente innocenti!
BASTA!! E' danno erariale e i Ministeri, entità astratte, hanno un nome ed un cognome nelle persone che hanno firmato detti folli provvedimenti!
DEBBONO PAGARE COSTORO, non noi tutti con le nostre tasse che siamo assolutamente dalla parte della vittima di tanta burocratica follia!! 
Un sistema che rimedia ai propri errori facendo pagare i danni che provoca alla comunità dei contribuenti è un sistema non solo antidemocratico, ma incorreggibile!!
Le teste folli che hanno messo la loro firma sugli atti conseguenziali che hanno portato a questo obbrobrio, giustamente sanzionato dalla Suprema Corte di Cassazione, debbono essere perseguite per DANNO ERARIALE, SONO LORO CHE DEBBONO PAGARE!
Quando si esamina una pratica e si applicano insensatamente ed erroneamente delle regole, e la Legge ha accertato che così è stato fino a procurare un danno al giovane Melchiorre, ci si assume la Responsabilità dell'Atto Amministrativo civilmente e penalmente.
Si perseguano coloro che hanno firmato tali atti e che restituiscano ai contribuenti i soldi dovuti per il risarcimento a Melchiorre. 

Gentiloni: seconda débacle

Gentiloni mi era simpatico e di certo è una persona seria ma, poveruomo.., dopo la misera figura accanto a quelle due, che non se lo filavano per niente all'aeroporto di Fiumicino appena scese dall'aereo militare messo a loro disposizione, intendo le due che ci sono costate 6 milioni di dollari ciascuna, ora se ne esce "come i dolori" che l'immigrazione indiscriminata può essere veicolo di terroristi o esaltati vari aspiranti tali...
Si nega la realtà visibile davanti allo sconcerto di tanti cittadini italiani, si continua a parlare di accoglienza umanitaria... ed ora, all'improvviso, va a Londra e... esaltato da una riunione così importante... scopre il pericolo!!
Penoso. Ho dovuto leggere quello che ha detto Zaia, un leghista, per sentirmi confortata nei miei pensieri:

Isis: Zaia, da Gentiloni tardive ammissioni su rischi immigrazione

14:54 22 GEN 2015
(AGI) - Venezia, 22 gen. - Dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sono arrivate "tardive ammissioni" sul rischio che terroristi si possano infiltrare in Italia tramite certe forme di immigrazione. A sottolinearlo, dopo le dichiarazioni fatte stamattina dal ministro Gentiloni a Londra, dove e' in corso una riunione fra i titolari delle diplomazie di numerosi Paesi per analizzare la strategia internazionale contro la minaccia terroristica, e' il presidente del Veneto, Luca Zaia. "Ci voleva un vertice internazionale anti Isis perche' il Governo italiano ammettesse che e' vero il rischio che segnalo da mesi e mesi, sinora inascoltato e persino sbeffeggiato da alcuni illuminati pensatori. Ve l'avevamo detto! E' triste dover usare questa frase, ma esprime la verita' in tutta la sua crudezza: a questo punto siamo arrivati a causa di colpevoli sottovalutazioni del rischio terrorismo e degli effetti collaterali dell'immigrazione incontrollata",