domenica 22 marzo 2015

Il vero Medico

Da: La Stampa

Il meglio di un uomo




21/03/2015
Il cortile di un pronto soccorso californiano. E un medico, appena uscito dalla sala operatoria dove ha
 provato invano a salvare un ragazzo ricoverato in condizioni disperate, che si appoggia al muretto con la
testa china. La foto, scattata da un collega forse coinvolto nel medesimo intervento, è l’istantanea
di una sconfitta, il momento in cui ogni persona si ritrova sola con i propri fantasmi.
Eppure in poche ore l’emozione catturata da questa immagine ha fatto il giro del mondo.
Deve avere toccato qualche corda viva che le dosi quotidiane di cinismo non sono ancora
riuscite ad anestetizzare. Racconta la storia drammatica e purtroppo comune di un medico
che voleva risolvere un caso disperato e non c’è riuscito. Ci ha creduto, ci ha provato, ha perduto.
Per lui quel ragazzo era uno sconosciuto. Però era lo sconosciuto che la vita gli aveva affidato,
assegnandogliene la responsabilità.  
La foto rubata compie il miracolo. Cogliendo la dimensione umana in un’intimità quasi pornografica,
trasforma la tragedia in riscossa. Il dolore di questa persona dà improvvisamente un senso a tutto
quello che fa.
Dovrebbero farne un poster e appenderlo nelle facoltà di medicina. 

Non ce n'è bisogno, anche se credo 
nell'educazione.
Non nelle Facoltà di Medicina in cui 
insegnano pessimi esempi di Professori 
Ordinari interessati a sistemare subito e 
bene i propri figli. Se sotto gli occhi degli 
studenti si mette un simile poster nulla cambia
se la struttura in cui quotidianamente debbono vivere 
mostra un mondo in cui il valore viene umiliato.
Quello che conta è la formazione che ciascuno di noi ha
ricevuto nella sua formazione privata, come in ogni 
professione e mestiere. I valori che si sono assorbiti
nella propria famiglia sono fondamentali.
Non mi meraviglio del dolore di questo medico, perché 
conosco il coinvolgimento di un medico della mia famiglia 
per i suoi pazienti.
Il vero medico ha come avversaria la Morte. 
Quando essa vince il medico è sconfitto come uomo di scienza
e come essere umano. La tensione, il dolore, lo scoramento 
ci sono sempre se hai dei valori, come c'è la soddisfazione
e la gioia quando si riesce a salvare una vita, come c'è 
una dolorosa partecipazione quando si sa che non si può
fare nulla di più che alleviare la sofferenza. 

Elogio alla Preside

Da: ADNKronos

..a Genova, questa mattina, intorno alle otto, sono sbarcate 1.861 persone. Alcuni erano presenti a Tunisi, altri erano saliti a bordo nelle tappe successive, a Barcellona e a Marsiglia, ma sono i ragazzi del Nautico e i loro parenti e amici venuti ad aspettarli il gruppo più riconoscibile. Dice Mattia: “Sapevamo già che non saremmo scesi a terra. Non siamo rimasti coinvolti nell'attentato ma abbiamo passato due serate di lutto a bordo della nave. Non ho visto i morti e i feriti, soltanto una ragazza russa, coperta di sangue dalle ginocchia ai piedi”.
E' Angela Pastorino, preside del Nautico di Genova e Camogli, l'eroina dei genitori dei 44 ragazzi dell'istituto imbarcati sulla Msc Splendida. E' stata infatti lei a decidere che i ragazzi, tutti delle classi quinte, in crociera di apprendimento, rimanessero a bordo con i loro insegnanti e non sbarcassero a Tunisi, dove è avvenuto l'attentato terroristico. Sotto i portici della Stazione Marittima e sul piazzale battuto dalla pioggia è tutto un coro di elogi per la preside.

Elogi ora! Ma so che di solito i Presidi sono ritenuti dei rompiballe che mettono paletti che la gente non sempre capisce: genitori e studenti.
Chi dirige una Scuola invece deve prevedere anche ciò che agli altri sfugge, dato che le responsabilità che gravano sulle spalle di professori e presidi sono enormi.
Questa Preside, ottima, l'ho vista in video in una intervista ed ha detto che, prima di autorizzare la gita scolastica in crociera, aveva consultato il sito del Ministero degli Esteri là dove ci sono le raccomandazioni per noi italiani che vogliamo recarci all'estero Paese per Paese. E per la Tunisia il nostro Ministero invitava alla prudenza e la Preside ne ha fatto tesoro mettendo il divieto a scendere sul suolo tunisino.
Strano che un Operatore Turistico come Costa ed altri non ci abbiano pensato.
Nella trasmissione Agorà su RAI3, l'altro giorno, c'erano degli illustri ospiti, qualcuno ha detto di aver consultato il sito del Ministero degli Esteri e che non c'era alcun avvertimento sulla Tunisia. Evidentemente quel qualcuno non sa consultare il sito come la brava Preside.  

La chiave di Sara

E' un libro. Non lo conoscevo, non l'ho letto. Ieri sera, distrattamente, girando con il telecomando, sono finita su La 7 dove trasmettevano il film, tratto dal romanzo di Tatiana de Rosnay, già iniziato da un pezzo.
Dopo un po' il film ha cominciato ad attrarre la mia attenzione e, anche se mi mancavano dei pezzi, ho capito.
La storia non è vera ma può essere il paradigma di tante storie vere.
Al solito si riferisce a quello che chiamano Olocausto, ma che per me, che rifiuto questa parola perché mi sembra quasi che definendolo si giustifichi l'Orrore allo stato puro dandogli un nome, è stata una delle massime espressioni del Male, nella Storia, di cui è capace l'uomo bestia immonda che si nutre del dolore indicibile di altri esseri Umani.  
Oggi assistiamo ad una delle scuse ricorrenti, nella Storia, che l'uomo bestia si dà per sfogare questo orrido istinto sadico di sopraffazione sui suoi compagni di specie. Non me la sento di dire simili, perché se differenze razziali ci sono esistono fra chi uccide, perseguita con disumanità esseri umani e chi, da questo loro agire, trae sconvolgimento e indicibile dolore.
Oggi è la follia dei bruti dell'inventato Stato Islamico.
Il periodo a cui si riferisce il romanzo, poi film, "La chiave di Sara", è quello della follia della negazione al diritto all'esistenza degli esseri umani di cultura, religione o tradizione ebraica. 
Il Male trasmette dolore e lacrime, solo ad avvicinarsi col pensiero a quello che quelle creature hanno dovuto subire, attraverso il tempo e lo spazio, in chi è nato dopo e lo apprende.
Segno universale che, in chi ne rimane sconvolto, c'è un Uomo di altra specie, di altra razza, che nulla ha da spartire con la bestia miserabile senza umanità che frigidamente gode del dolore altrui.
Freddamente, perché impone sofferenze disumane, senza passione. Davvero ritengo siano esseri di altra specie, diversi nella mente, che è la cosa più importante di questo animale mammifero chiamato uomo.
La storia scritta da questa scrittrice francese di nascita, con ascendenze colte e internazionali, descrive l'incancellabile dolore di una bambina che cerca, con le sue innocenti e fragili forze, di salvare il suo fratellino di tre anni dalle mani dei predatori che, prelevandoli dal loro nido, la loro casa, li trascinano via verso un orrore che lei, così piccola, non può neppure immaginare, ma che nella sua sensibilità  intuisce tremendamente pericoloso. Lo chiude in un armadio e ne serba la chiave pensando di tornare poi a liberarlo.
Così non sarà. I predatori francesi, vilmente piegati agli occupanti nazisti, trascineranno lei e la sua famiglia nel Velodromo di Inverno e, lì radunati con altre famiglie ebree inermi, e questa è realtà storica, li trarranno poi nei campi di sterminio, smembrandoli dagli affetti e nella carne. I suoi genitori moriranno e lei sarà fatta fuggire da qualche essere non imbestialito del tutto.
Verrà adottata ed il suo cognome cambiato. La famiglia che la accoglie l'amerà. Ma lei se ne andrà, una volta adulta, con dentro tutto il suo dolore. Proverà a vivere nell'amore di un uomo, ma neppure il suo bambino che le è nato la farà rinascere dal dolore che si porta dentro: la consapevolezza che il suo fratellino è morto chiuso nell'armadio della salvezza che lei voleva dargli. Né la salverà il pensiero che quella morte, che lei inconsapevolmente gli ha dato, pur orribile, lo ha preservato da ben altri orrori e dolore.
Lei, per ventura, si è salvata, e questo è il senso di colpa che la ucciderà: fingerà un incidente gettandosi con l'auto contro un camion. 
Triste. Come triste, nel reale, è stato per me il suicidio di Primo Levi. Non è riuscito a liberarsi dal dolore neppure scrivendo.
L'ho già scritto tante volte: non essere ebrea non vuol dire non sentire tutto il dolore subito da chi ha dovuto vivere tutto questo. E' un sentimento che mi accompagna da quando scoprii cosa era accaduto prima che io nascessi. Avevo 14 anni e fino a quel momento pensavo di essere nata in un tempo di civiltà e che la barbarie appartenesse ad un passato di ignoranza... Invece tutto era accaduto nella Germania di musicisti, scienziati, letterati... poco prima che io nascessi.
Per questo capisco profondamente il sentimento che guida la protagonista di questo racconto, che rimane sconvolta nello scoprire che i nonni di suo marito hanno vissuto tranquillamente nell'appartamento in cui era morto, chiuso nell'armadio dall'amore protettivo della sorellina Sara, il piccolo ebreo privato della sua famiglia. 
Per la protagonista è una compromissione morale quella della famiglia di suo marito con il delitto commesso dai collaborazionisti francesi. 
Quanti hanno tratto profitto dalle case svuotate con la violenza dei loro occupanti ebrei? I nonni del marito della protagonista sono fra questi. L'indifferenza morale, l'anestesia etica, sono forse meno orribili? Chi trae profitto dal male altrui è contaminato di immoralità. Lei, Julia, sente il dovere morale di cercare la vita di Sara, di ritrovarne le fila, come un riscatto, essendo la moglie del discendente di coloro che si sono impossessati di quel nido di dolore.  
Julia rappresenta il mio sentimento di non indifferenza, il sentimento di responsabilità verso chi ha subito un'enorme ingiustizia. Un sentimento che a chi pensa solo agli affari propri può sembrare stravagante, come appare tale al marito di Julia, ma che mi appartiene e, credo, appartenga anche alla scrittrice che ha creato questa storia, immaginaria, ma ben inserita in un contesto storico reale. 

sabato 21 marzo 2015

Senti chi parla di Arroganza!!!

Da: La Stampa

D’Alema a Renzi: “Partito gestito con arroganza”

La minoranza Pd riunita a Roma. Orfini: «Toni da rissa al bar». Guerini: avete perso, basta
Non sarà un «cartello anti-Renzi», ma poco ci manca. A Roma va in scena la convention che vede riunite tutte le minoranze Pd, dalla più dialogante Area riformista alla SinistraDem di Gianni Cuperlo fino ai civatiani, oggi i più distanti da Matteo Renzi nell’universo democratico. E l’ex leader Massimo D’Alema attacca frontalmente il premier-segretario perché gestisce «un partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza». 
Senti chi parla di arroganza!!!
Basta scorrere un po' di storia politica recente per rinfrescarsi la memoria! La saccenza arrogante di d'Alema, che camminava due passi indietro da Occhetto e Natta portandogli la borsa, si è scatenata quando ha buttato la maschera.
Cosa ha fatto per gli Italiani costui in tanti anni di politica? Andò negli USA per parlare con Clinton che gli dedicò 10 minuti, dicono le cronache, doveva parlare della tragedia del Cermis, ma si preoccupò di più della Baraldini, terrorista, poverina malata di cancro in fin di vita, dicevano, che però è ancora viva ed in salute.
Non c'è molto da aggiungere...
Inutile dilungarsi, meglio una rassegna fotografica:
Molti giornalisti ricordano quando dava con sprezzante superbia dell'imbecille a chi gli poneva domande che non gli piacevano... Lui che come professione passa per giornalista, perché nella vita ha fatto solo il politico e, come si sa, chi non ha né arte né parte e fa politica, basta che scriva un po' di articoli sui giornali di partito e può fare l'esamino per iscriversi all'Albo!
 
Prodi disse: "E' stato di una spietatezza..."

Persona umile.... Si vede...



Da: Candido

Quando D’Alema rottamò Natta e Occhetto, da ‘Pubblico’

18 OTTOBRE, 2012

Riporto un articolo integrale di Luca Telese su Pubblico. Per chi ‘rimpiange’ Massimo D’Alema:

Gubbio, 30 aprile 1988. Un morso al collo. Una stretta che ti toglie il fiato. Mentre sta per salire sopra un palco per un comizio, Alessandro Natta viene colpito da un dolore. C’è l’asfissìa che gli spezza il respiro.

Quel giorno Alessandro Natta, segretario del partito comunista sta per avere un infarto: «La mia fortuna – mi racconterà molti anni dopo – era una sola: non avevo ancora iniziato a parlare. Altrimenti sarei morto come Enrico Berlinguer». Quella mattina lo ricoverano all’ospedale di Perugia. Poi a Roma. La paura è grandissima. Poi il segretario si riprende, il 10 maggio.

Nel primo giorno di degenza, davanti alla stanza ci sono dei dirigenti, che parlano con tono concitato: «Si deve fare da parte!», sente dire una signora dall’aspetto anonimo, che siede lì davanti che nessuno conosce. La mattina dopo un giovane dirigente toscano, Vannino Chiti lamenta su L’Unità: «C’è una assenza di direzione.

Il 3 giugno Achille Occhetto rilascia allo stesso giornale del partito una intervista- fiume. Una pagina intera . È un’investitura. La sera Massimo D’Alema dice a Italia Radio: «Il rinnovamento è necessario». C’è un problema. La signora che ha assistito a quel dialogo spietato, è la moglie del segretario. Dopo quell’episodio Alessandro Natta si dimetterà amareggiato.

«Esigo rispetto», grida Massimo D’Alema oggi. «Massimo deve essere rispettato», aggiunge Livia Turco. «Renzi divide», diceva ancora ieri D’Alema, quasi furibondo da Lilli Gruber a Otto e mezzo. Sarà pure vero. Ma l’ex ministro degli esteri, forse, dimentica, che lui di rottamazioni ne ha messe in scena almeno due.
Quella di Natta fu la più penosa, la più dolorosa, la più greve.

Il gruppo dei cosiddetti «quarantenni» di Botteghe Oscure all’epoca era tutto unito dietro ad Achille Occhetto. E nel giorno dei funerali di Enrico Berlinguer, nel 1984, nei sotterranei del Palazzone rosso, lo stesso Occhetto, e un giovane D’Alema, avevano celebrato un accordo che sarebbe passato alla storia come «il patto del garage». Era una sorta di tregua armata, in cui i due si ripromettevano di marciare uniti contro i grandi vecchi del partito. Quel giorno i due avevano perso. Ed infatti, al posto di Occhetto, il candidato giovane, e al posto di Luciano Lama, il candidato della destra «migliorista», aveva prevalso la soluzione di mediazione, quella di Alessandro Natta.

Colto, istruito, benvoluto da tutti, Natta era il contrario dell’ambizione, ed era il rappresentate del gruppo di comando che aveva lavorato con Berlinguer. Natta aveva scelto subito Occhetto come vice. Però tardava, esitava a investirlo come suo successore. Ecco perché, in quel 30 aprile, il giorno dell’infarto di Gubbio, tutto si fa più veloce. E soprattutto feroce.

Il retroscena di quella defenestrazione viene rivelato, con un lungo articolo, da Daniele Protti su l’Europeo. Natta già sa tutto, ma quell’articolo è la goccia che fa traboccare il vaso. Rassegnate le sue dimissioni, con molta meno supponenza di alcuni dinosauri di oggi si dimette da segretario e scrive: «Torno umile frate». Però invia due lettere di fuoco alla direzione del partito.

Una delle due resta «secretata», per tanti anni, dopo un intervento di Aldo Tortorella. Questa lettera verrà rivelata soltanto nel 1999, inclusa nella biografia di D’Alema scritta da Giovanni Fasanella. Le parole di Natta sono di fuoco, e fanno riferimento a quella scena terribile, in ospedale: «Compagni, non vi siete comportati lealmente. C’è stato un tramestio, davanti alla mia stanza di ospedale. Quello che avete fatto per me è stato offensivo, perché erano cose del tutto non necessarie. Alessandro Natta».

L’ex segretario del Pci vuole dire che era già convinto di dover passare la mano, già deciso alla successione. Pochi mesi prima un intero comitato centrale del Pci si era riunito per discutere di una vignetta «Nattango», pubblicata da Tango, il supplemento satirico de l’Unità. In quel finto Forattini, che in realtà è disegnato da Sergio Staino, Natta balla al suono dell’organetto, come una marionetta, il ballo imposto da Craxi e da De Mita.

La battaglia politica, per la prima volta la satira e la sanità, entrano nella battaglia politica. Nel 1991 al successore di Natta, Achille Occhetto, manca il quorum nel giorno dell’elezione a segretario del Pci. È il 5 febbraio del 1991. Occhetto rimane allibito, scosso, ferito. Viene sorpreso dalle telecamere del Tg3, e da un inviato de La Stampa, Fabio Martini, mentre cerca di stordirsi (o di riprendersi) con un Johnnie Walker. Grida in faccia a Walter Veltroni: «Adesso trovatevi un altro segretario», e si ritira a Capalbio, sotto la neve. Dice a tutti, e ha ragione, che quel killeraggio, è avvenuto non solo per le assenze.

Ma perché c’è stata una regia dalemiana. Nel 2009, a venti anni di distanza, Claudio Velardi, all’epoca l’uomo più vicino a Massimo D’Alema, e scrutatore in quella drammatica votazione mi racconta: «Metà del congresso voleva vedere passare il cadavere di Achille Occhetto. Fu come in quel giallo di Agatha Christie in cui tutti i passeggeri del treno hanno un motivo per uccidere e ognuno pianta il suo coltello sul corpo della vittima». Rottamato.

Ma la cosa che più colpisce, oggi, è il viaggio di ritorno in macchina che Velardi fa con D’Alema, e la conversaizone non meno drammatica che mi racconta: «Massimo era carico di adrenalina, e ogni tanto ripeteva ad alta voce: ”È morto, è morto, è morto!”. Chi, gli chiedo. E lui: “Ma come, chi? Il papero». In quel 1991 i cocci vengono rimessi insieme.

Lo stesso D’Alema rifiuta la segreteria che gli viene offerta dai grandi vecchi delle due mozioni congressuali. «Occhetto è troppo amato – dice a Velardi – adesso la base non capirebbe». E’ tempo di aspettare. Ed infatti D’Alema attende la doppia sconfitta del 1994 per chiudere la partita. Si presenta a Botteghe Oscure per chiedere la testa di Occhetto direttamente all’interessato. Lo ha raccontato lo stesso ultimo segretario del Pci: «Venne da me un deputato di Gallipoli a dirmi che ero una sorta di obsolescenza della politica».

No, non furono indolori, quelle rottamazioni. E non lo sono mai state le battaglie politiche. Così come sono state cruente tutte le battaglie per il potere nel Pci, Pds Ds Pd dalla scissione di Livorno fino ad oggi. Un altro dirigente del gruppo dei quarantenni, Claudio Petruccioli, Petruccioli racconta benissimo il senso di insofferenza della sua generazione per quei grandi vecchi, che non vogliono mollare la presa. Il futuro presidente della Rai li chiama «i trentenni del 1956».

Avevano fatto il partito nuovo, avevano passato le tempeste dello stalinismo. Per loro, quei ragazzi degli anni Novanta provavano la stesso insofferenza di quelli di oggi. Ma, va detto quella generazione, era meno attaccata alle cariche di quella che l’ha sostituita. È davvero singolare sentire gli sfoghi di Massimo D’Alema di fronte a richieste banali, come quella di fare un passo indietro. Di fare politica in modo diverso. Di fare politica fuori dal Palazzo.

L’unica differenza fra le battaglie politiche di ieri e di oggi, è che uomini come Natta si ritirano senza troppo clamore. E senza andare a gridare la loro rabbia in un programma di Lilli Gruber.
LLLà..... Come sono bravo!!

venerdì 20 marzo 2015

Tutti contro Renzi: pazzo mi mancava

Da: Il Giornale.it

Il dubbio del ministro sul governo Renzi: «Sto con questo pazzo o mi rifaccio il partito»


Roma C'è un insolito ruolo da «consulente politico» di Maurizio Lupi che emerge dalle carte fiorentine che riguardano Ercole Incalza.

È già noto che il supermanager il 16 febbraio 2014 s'era vantato con una sua collaboratrice al ministero d'aver passato la notte a scrivere «il programma di governo Ncd». «Come vedi non sono cretino come pensate te e le tue amiche», scherza Incalza, spiegando di attendere solo il «benestare» da Lupi e Alfano: «Gliel'ho fatto e gliel'ho mandato - racconta - ora iniziano le consultazioni. Domani alle 10 e 30 viene nominato presidente del Consiglio Renzi, che comincerà a incontrare tutte le forze politiche, e le forze politiche impostano il programma... hai capito?». La segretaria è colpita, gli chiede se «l'ha preparato a tutti». Incalza replica: «No, faccio pure il programma al Pd io? Non lo so... al Ncd, certo».
E in effetti il programma sembrerebbe averlo scritto, visto che Incalza rivendica il merito anche col ministro Lupi quando quest'ultimo, il giorno dopo, quando Renzi ha da poche ore ricevuto l'incarico, lo chiama alle 20 e 22 «per avere - scrivono gli inquirenti - un parere da “amico” sulla situazione politica attuale. Il ministro esordisce con aria grave: «Dovendo prendere decisioni importanti nella mia vita, se tu mi abbandoni io le prendo senza sentire...». Incalza rimarca i propri meriti: «Ma ti hanno dato il programma? ... chi l'ha fatto?». Lupi però vuol parlare d'altro. Vuole consigli. «Siccome ti considero prima ancora che... un validissimo funzionario del ministero delle Infrastrutture, un amico, non ho capito cosa pensi tu... hai capito?». «Io penso che fin quando non c'è certezza converrebbe non salire su questo governo», risponde Incalza. Lupi è perplesso. All'epoca si pensava che volesse lasciare l'esecutivo per dedicarsi al partito «liberando» Alfano dal suo doppio ruolo di leader e ministro dell'Interno. E chiede lumi all'«amico»: «Tu suggerisci (...) di rimanere? Cioè ... io sono dubbioso veramente ... o mi rifaccio il partito, oppure di rimanere dentro con questo pazzo... oppure no? E rimanere a fare che cosa?». «Certo - conclude Incalza - deve essere un periodo completamente diverso da questi 10 mesi (di governo Letta, ndr )... anche se 10 mesi sono stati enormi». Un omissis copre il resto del pensiero di Incalza. Ma, come è noto, alla fine Lupi resterà nella squadra di Renzi.
E' proprio vero che per gli altri siamo come diceva Pirandello Uno, nessuno e centomila... 
Renzi definito pazzo da costui mi mancava.
Renzi continua a piacermi, invece, e il suo dinamismo serve all'Italia.
Certo di ostacoli ne trova... e non poteva che essere così.
Certo se le scelte del suo Governo sono giuste o sbagliate lo sapremo dopo... Ma altrettanto certo è che non si poteva andare avanti così. Letta era troppo timoroso. 

Scandalo!!! Il figlio di Lupi raccomandato!!!

Credo di essere al di sopra di ogni sospetto se non lapido Maurizio Lupi, pur dissentendo totalmente dal suo comportamento e da ciò che egli politicamente rappresenta.
Mi si consenta il sarcasmo e l'ironia sull'aiuto graziosamente offerto al neolaureato figlio del Ministro per una pronta sistemazione, sia pure provvisoria.
Signori, ma facciamo finta di scandalizzarci quando TUTTA l'Italia, a parte pochi duri e puri, considerati però dagli altri dei poveri scemi, come la mia ristretta famiglia, dall'usciere all'autista, dal maresciallo dell'esercito al ristoratore, per non parlare dei professori universitari, raccomanda i propri figli a destra e a manca "sistemandoli"?
O questa pratica annosa cessa e viene perseguita ovunque facendo pulizia oppure chi lapida Lupi è un'ipocrita elevato al cubo!!
E' questa mentalità che DEVE cambiare se si vuole veramente premiare il merito!
E' inutile pretendere "il buon esempio" dall'alto se poi tutta la Società Italiana funziona così da decenni, con un picco peggiorativo negli ultimi 30 anni almeno!
L'ho già scritto in qualche post, una Dirigente Superiore del Ministero della Difesa, ora in pensione, alcuni anni fa mi confidava: "Un tempo su 10 posti messi a Concorso ne prendevi 8 su raccomandazione ma 2 li dovevi prendere solo perché bravi, per far funzionare le cose... Ora li devi prendere tutti e 10 su segnalazione, sacrificando chi è bravo ma non segnalato."
Vi stupite? Allora siete ipocriti o non parlate con nessuno chiusi in un vostro mondo!   
Quante volte su questo blog ho scritto delle Commissioni dei Pubblici Concorsi e dei loro "escamotage" nelle valutazioni per favorire i raccomandati A DANNO dei capaci e meritevoli?
Signori, si tratta di uno dei tanti aspetti della CORRUZIONE di cui si parla tanto!!
La mentalità corruttiva e corrotta è questa: cercare il vantaggio a discapito di chi è meritevole più di noi, mettendosi sotto i piedi le regole, ritenendo che sono buone solo per i gonzi: ci sono, ma chi se ne frega!
Basta andare in qualsiasi pubblica struttura e si troveranno interi nuclei familiari! Sono stati scritti fiumi di articoli e fatte inchieste giornalistiche su questo, anche con nomi e cognomi, ma nulla è accaduto!!
Ricordo, e l'ho già scritto, che un giovane collega di sinistra portò un giorno in ufficio un articolo comparso sul "Borghese", settimanale di destra, mi sembra  a firma di una certa Mura, in cui si parlava della struttura in cui lavoravamo con nomi e cognomi dei figli dei professori ordinari, tutti miracolosamente vincitori di concorsi per ricercatore e anche più su!!! Ricordo che facemmo delle copie e le attaccammo in giro: qualcuno le staccò quasi subito, suscitando la nostra ilarità! 
Fra colleghi che il posto di lavoro se lo erano conquistato passando per le "maglie larghe della rete di raccomandazioni" (l'espressione non è mia ma di mio marito, rispetto il copyright), si rideva dicendo che i posti si vincevano per DNA.

Dunque che si dimetta Lupi ma che si inizi a cambiare REALMENTE la Mentalità ed il Costume di questa Società.
E questo riguarda tutto, ad iniziare, subito dopo il lavoro, dall'abusivismo edilizio.
Alcuni, tanti, troppi, ritengono un loro diritto ampliare le loro case a discapito del vicino, senza rispettare i metri dal confine, definiti prima dal codice civile poi dai regolamenti comunali che ne discendono. E questa mentalità è così radicata in alcuni da ritenerla un diritto! Praticamente un mondo rovesciato rispetto ai dettami delle regole di legge, fino ad arrivare a situazioni paradossali come quelle messe in risalto dalla satira del film, mandato in onda ieri sera su RAI3, "Qualunquemente"!
Una signora raccontava scandalizzata che dei suoi confinanti, al suo diniego di accettare che allargassero la loro casa fino al filo del comune confine, hanno reagito facendole scrivere da un avvocato perché lei, da 20 anni almeno, aveva dentro la sua proprietà, a circa 5 metri dal confine, un barbecue di quelli in vendita prefabbricati in disuso da anni.
Questi soggetti, per contro, da chi è simile a loro, accettano di tutto: recentemente, e fuori da ogni regola, dei "qualunquemente" hanno costruito una terrazza-balcone al posto di una tettoietta preesistente sopra una porta di ingresso, ottenendo così una "vista", che prima non c'era, sul giardino di confinanti, i quali non se ne sono adontati affatto, anche se ne hanno perso in "privacy", forse perché di uguale mentalità.

giovedì 19 marzo 2015

A.P.R.I. Associazione Pro Ipovedenti e Retinopatici: Marco Bongi intervista Aleandro Baldi


 Aleandro Baldi intervistato da Marco Bongi all'hotel Il Falchetto di Malosco ( 1 marzo 2015)

CULTURA: INTERVISTA AD ALEANDRO BALDI
Abbiamo il piacere di presentarvi, in esclusiva, un'interessante intervista concessaci, nei giorni scorsi, dal cantautore non vedente Aleandro Baldi. L'incontro è avvenuto sabato 28 febbraio nell'ambito del meeting di Malosco, organizzato dalla Fondazione "Lucia Guderzo", al quale hanno partecipato alcuni autorevoli disabili visivi non legati alle direttive delle associazioni storiche. Aleandro Baldi, fra l'altro, ha tenuto nell'occasione una bella relazione autobiografica incentrata sul mito dell'integrazione sociale, sempre inseguito e quasi mai raggiunto pienamente.

mercoledì 18 marzo 2015

La Saggezza è uguale in tutto il mondo

Da: La Stampa 13/02/2015

Anziana sfida i miliziani Isis “Demoni, Allah vi punirà”

di MAURIZIO MOLINARI, corrispondente da Gerusalemme
«Haram, Haram», proibito, proibito. E’ il grido con cui un’anziana donna siriana apostrofa dei miliziani jihadisti in auto. Il video postato su Internet consente di seguire il confronto fra la donna, a piedi in una strada sterrata, e i jihadisti a bordo di un fuoristrada metallizzato. La donna esprime rabbia, dolore, cita a memoria “sure” del Corano: «Vi giuro che niente di ciò che avete fatto risponde al volere di Allah, siete diavoli che vi uccidete come asini». In alcuni passaggi la donna se la prende con «il vostro Stato», con un riferimento implicito allo Stato Islamico (Isis). I jihadisti la ascoltano ironizzando sulla “vecchia”, senza reagire quando lei ripete, gridando «Tornate ad Allah». Si tratta di una testimonianza delle tensioni crescenti fra civili e jihadisti nelle zone di combattimento di una nazione in guerra da oltre quattro anni.


Purtroppo non sono riuscita a togliere la pubblicità, assolutamente schifosa. Ho scelto questo video perché la traduzione è in italiano.
Sono felice che questa vecchia di religione e cultura dell'Islam gliel'abbia cantata agli assassini insensati Jihadisti: anch'io ho scritto che se Maometto tornasse li condannerebbe perché era un Profeta saggio. Ma se lo dice una donna nata e vissuta nel nome del Profeta vuol dire che ho scritto una cosa giusta. Ha avuto il coraggio che dà la saggezza questa vecchia donna e gli insensati sanguinari la deridono trattandola da scema... Invece sono loro i pazzi che negano la vita a sé stessi e agli altri: per loro la vita è farsi esplodere e uccidere. La negazione della Vita stessa.
Grande questa vecchietta, grandissima: mi ricorda un poco una mia nonna... 



Il tono sincero ed accorato di questa vecchia donna è la VERITA' ma la VERITA' è irrisa dai folli che sono sempre arroganti.

Questa grande vecchietta è la riprova che c'è un linguaggio universale che ci accomuna, qualsiasi sia la cultura che ci ha formati, e che non serve né scuola né scienza per avere questa saggezza che anche Gesù Cristo, il Profeta del cristianesimo, esaltò negli umili.


martedì 17 marzo 2015

Informazioni sul 730 nebulose

Dal Blog di Beppe Grillo
La Deputata Carla Ruocco dice:
"Il 730 precompilato di Renzi, vero cavallo di battaglia della sua "semplificazione fiscale", nasconde un trucco che potrà costare miliardi di euro ai circa 20 milioni di contribuenti cui è diretto, tra lavoratori dipendenti e pensionati.
Infatti, nello schema precompilato dall'Agenzia delle entrate, non sono previste voci di spese deducibili importantissime, come le spese mediche: per inserirle in dichiarazione, quindi, i cittadini non potranno accettare lo schema precompilato, perdendo così lo scudo per gli accertamenti fiscali. Inoltre, dovranno provvedere a predisporlo a proprie spese, tramite il caf o il commercialista.
Il risultato? Contabilizzare le spese sarà poco utile, e si favoriranno i pagamenti in nero. L'operazione converrà solo se l'importo da ricevere sarà di almeno 300 euro, altrimenti il gioco non varrà la candela. La candela, ovvero i soldi degli italiani, se la intascherà lo Stato, il quale potrà così evitare di rimborsare spese deducibili per miliardi di euro! Proprio quelle spese più delicate come quelle mediche o per l'istruzione dei figli. E c'è ancora chi festeggia i famigerati 80 euro!
Il MoVimento 5 Stelle propone di incentivare ed ampliare il sistema delle detrazioni, stimolando una maggiore spesa per servizi essenziali come quelli legati a salute ed istruzione, e favorendo un'economia che esce dal sommerso. Questo è un modo efficiente di fare fisco!" Carla Ruocco, portavoce M5S Camera
Questo è il commento di una persona che si firma con il nome ed il cognome:
Questo è sul sito dell'agenzia delle entrate.
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Dichiarare/DichiarazioniRedditiPF/730+2015/Il+730+precompilato+2015/
Il 730 precompilato
Dal 15 aprile 2015, in via sperimentale, l'Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati, il modello 730 precompilato. Modello che può essere accettato o modificato.
Il vantaggio fondamentale per il contribuente (oltre a quello relativo all’ulteriore semplificazione nella compilazione del modello) è legato ai controlli. Infatti, se il 730 precompilato viene presentato senza effettuare modifiche, direttamente oppure al sostituto d’imposta, non saranno effettuati i controlli documentali sulle spese comunicate all’Agenzia dai soggetti che erogano mutui fondiari e agrari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali). Se il 730 precompilato viene presentato, con o senza modifiche, al Caf o al professionista abilitato, i controlli documentali saranno effettuati nei confronti di questi ultimi.
Resta ferma la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi autonomamente compilata con le modalità ordinarie (730 ordinario o modello Unico PF).
Io ho sempre presentato il mod. 730 precompilato al CAF e senza spese.....
NON CAPISCO.....
paolo rossi 17.03.15 12:16| 
 |
Rispondi al commento
Questo è il commento di un anonimo Sergio S. in Discussione

Da quest'anno pagherà 35 euro per presentare il 730 precompilato al CAF
Sergio S. Commentatore certificato 17.03.15 13:45 |
Questo è il MIO commento che ho provato due volte ad inserire in Discussione senza riuscirvi:

"Anche a me risulta quello che Paolo Rossi scrive. Carla Ruocco però è un
Funzionario dell'Agenzia delle Entrate come professione...
Mi informerò presso il CAF della CGIL (a cui non sono iscritta) ma che ogni
anno, da quando sono in pensione, mi ha servito sempre gratuitamente."



Se per inserire gli unici oneri deducibili che ho, le spese mediche, perdo lo "scudo" dei controlli fiscali, debbo dire che per me va benissimo: accertassero pure, controllando le fatture e gli scontrini fiscali che conservo sempre e comunque!

Gli uomini onesti non hanno colore: Franco Frattini

Da: Il Sole 24Ore

Di Pietro: "Incalza? Quando lo mandai via si lamentarono tutti"

17/03/2015 ore 16.53

L'ex pm, quando divenne ministro delle Infrastrutture, revocò il contratto a Ettore Incalza presso la Struttura tecnica di missione...

L'ex pm, quando divenne ministro delle Infrastrutture, revocò il contratto a Ettore Incalza presso la Struttura tecnica di missione. "Adesso tutti dicono che avevo fatto bene a mandarlo via, allora tutti quanti si lamentavano che l'avevo mandato via", lo ha detto Antonio Di Pietro, ospite di

Di Pietro: "Incalza? Quando lo mandai via si lamentarono tutti"
Alessandro Milan parlando dell'arresto di Ettore Incalza. L'ex pm infatti, quando era ministro delle Infrastrutture nel 2006, tolse un incarico allo stesso Incalza che aveva un contratto da consulente esterno presso il ministero da lui guidato: "quando sono andato al ministero spiega Di Pietro proprio per l'inchiesta di Mani Pulite che avevo fatto, avevo capito che la prima cosa da fare era far fare la rotazione di tutti i dirigenti in modo che le incrostazioni si sarebbero ripulite e in secondo luogo fare uno screening delle persone che c'erano lì. Se ci sono persone che aldilà del curriculum giudiziario vale la pena o l'opportunità di non averli come collaboratori è meglio metterli da parte".

Lunardi connection: Il sistema di potere dell'ex ministro alle Infrastrutture.

Lunardi

Fedelissimi al posto di tecnici d'esperienza. Gare d'appalto controllate da Balducci e dal suo pupillo. Il sistema di potere dell'ex ministro alle Infrastrutture.

Chi ha protetto la cricca degli appalti aveva un compito preciso: costruire una rete di altissimi dirigenti di governo in grado di sopravvivere ai cambi di coalizione. Questo emerge dalle indagini. Dopo Mani pulite, che negli anni Novanta aveva spazzato via boiardi e faccendieri, qualcuno ha voluto ricostituire la squadra. E soprattutto riconquistare il controllo su soldi pubblici, contratti e imprese. Così è successo. Una struttura parallela dentro e fuori i ministeri. E, se necessario, dentro e fuori la legge. 

Qualcosa che puzza di massoneria o almeno di accordi stretti al di sopra dello Stato. Un'entità in grado di determinare i costi e gli indirizzi della politica. Un'ombra che ha indotto perfino il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a firmare inconsapevolmente atti contrari alle norme. 

I soldi di Diego Anemone serviti a comprare appartamenti di lusso ai familiari dei grand commis Ercole Incalza e Angelo Balducci e al ministro dimissionario Claudio Scajola: quei soldi potrebbero essere soltanto i rivoli di un fiume carsico di denaro e potere. "L'espresso" ha provato a ripercorrerlo controcorrente. Ed è risalito a un anno chiave: il 2001. In quel periodo l'allora ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi, sostituisce tre capidipartimento dei Trasporti con tre funzionari dei Lavori pubblici, nonostante la differente specializzazione. 

E un collega nel governo, Franco Frattini, in quegli anni ministro per la Funzione pubblica e per il Coordinamento dei servizi di intelligence, prova a fermarlo. Ma il suo tentativo viene spazzato via. L'imprenditore dei grandi appalti prestato alla politica, Lunardi, vince sull'esponente di Forza Italia. E in una lettera del 10 ottobre 2002, scoperta da "L'espresso", Frattini esprime "serio disappunto". 
Franco Frattini

Da allora nessuno ha più fermato la cricca. Nemmeno il successivo governo di centrosinistra. Con i ministri Antonio Di Pietro e Francesco Rutelli: già nel 2007 il leader dell'Idv rimuove Balducci dal posto di presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e in due settimane Rutelli gli inventa un incarico al ministero dei Beni culturali e del Turismo, in via della Ferratella a Roma, che presto diventerà quartier generale del partito del malaffare. Perché nessuno avverte Rutelli? Il Consiglio dei ministri doveva essere già bene informato sull'esistenza della banda. Nel gennaio 2007 il ministro Di Pietro riceve infatti l'ennesima denuncia di alcuni imprenditori su presunte irregolarità nel pagamento di un appalto, per opere affidate come commissario al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: per quei lavori l'alter ego di Balducci, Claudio Rinaldi, e altri funzionari avrebbero proposto compensi con assegni privati.


"Anche per questo ho spostato Balducci e Rinaldi", dice Di Pietro a "L'espresso". Nonostante l'esposto e la rimozione, però, Balducci rinasce subito grazie a Rutelli. E nel marzo 2008, un anno dopo, il premier Romano Prodi concede per decreto a Bertolaso la possibilità di mettere proprio Balducci a capo dei super appalti per il G8 sull'isola della Maddalena. Ed è quello che avviene. Bertolaso sceglie da solo? La riconversione dell'Arsenale è il fiore all'occhiello dell'operazione. Ma si trasformerà in uno scempio di denaro pubblico. Spese folli e nomine sospette che, come hanno scoperto le procure di Firenze e Perugia, proseguiranno sotto il successivo governo di Silvio Berlusconi e il controllo di Gianni Letta. 


La lettera di Frattini, attuale ministro degli Esteri, è indirizzata a uno dei capidipartimento sostituiti da Lunardi nel 2001. "Egregio ingegnere", scrive Franco Frattini in poche righe su carta del ministero, "comprendo bene il suo fondato rammarico. Lei sa bene che sono intervenuto personalmente, senza risultato positivo, e ciò evidentemente ha determinato un serio disappunto".
"L'espresso" ha rintracciato l'ingegnere: Bruno Salvi, ora in pensione. Salvi ha fatto parte della commissione tecnica ministeriale sull'incidente di Linate dell'8 ottobre 2001 ed era capo del dipartimento per l'Aviazione civile. Prima di andarsene dall'amministrazione, il dirigente generale ha vinto la causa contro il decreto di revoca del suo incarico. Revoca firmata dall'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e controfirmata da Berlusconi e Lunardi, in quegli anni assistito dal capo di gabinetto Claudio Gelati. Il presidente della Repubblica non ha competenza diretta. Ma qualcuno al Quirinale gli ha presentato il fascicolo per farglielo siglare. Atto che poi il Tribunale del lavoro ha giudicato irregolare tanto da stabilire il reintegro e il risarcimento di Salvi.



C'è un altro provvedimento di Lunardi che incrementa il potere di Balducci e il guadagno dei suoi affiliati. È il 17 febbraio 2006 e il ministro con una firma ordina un nuovo ribaltamento delle regole del ministero. Da quel giorno le gare di appalto che riguardano caserme, uffici e infrastrutture della Guardia di finanza non verranno più sottoposte al controllo dei provveditorati regionali. Verranno tutte gestite dal provveditorato di Lazio, Abruzzo e Sardegna. Cioè dall'ufficio del pupillo di Balducci, Claudio Rinaldi. Sempre Lunardi, cambiando le norme in vigore, dispone che anche le opere di importo inferiore ai 25 milioni siano sottoposte al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Cioè Balducci. 

Sarà un caso ma proprio quei contratti per le caserme della Guardia di finanza faranno incrementare di decine di milioni in pochi anni i bilanci delle imprese di Diego Anemone, che ormai si muovono e incassano in simbiosi con Balducci. Lunardi firma il provvedimento due giorni dopo la riunione di coordinamento con il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il direttore Valeria Olivieri che dovrebbe controllare l'ufficio di Rinaldi e, sentite un po', l'allora sottocapo di Stato maggiore della guardia di finanza, il generale Paolo Poletti, attuale vicedirettore dell'Aisi. È il servizio segreto interno, nel quale lavora l'altro generale della finanza, Francesco Pittorru, destinatario con la figlia Claudia di assegni del giro Anemone. Le coincidenze sono sempre più interessanti. Perché negli stessi anni Lunardi compra dal Vaticano una palazzina in centro a Roma, in via dei Prefetti, di proprietà di Propaganda Fide di cui Balducci è "consultore", cioè amministratore immobiliare. E affida ad Anemone i lavori di ristrutturazione di cui, sostiene l'ex ministro, ha le fatture. Per essere completamente trasparente Lunardi potrebbe ora mostrare pubblicamente gli estratti conto da cui risultano i pagamenti.
Nell'enigmatico elenco dei lavori personali eseguiti da Anemone, risulta invece un "Poletti-via Ofanto". Se fosse il generale amico di Balducci, potrebbe comunque essere un appalto istituzionale visto che si tratta della casa del numero due del servizio segreto. Tra le tante coincidenze, "L'espresso" ha invece chiesto a Di Pietro come mai non abbia avvertito Rutelli e Prodi dei suoi sospetti su Balducci. E su Rinaldi, poi nominato commissario delegato per i Mondiali di nuoto 2009: un piano di finanziamenti e deroghe di cui ha beneficiato il Salaria sport village, il circolo di proprietà Anemone e Balducci, frequentato da Bertolaso e vip della politica. Di Pietro sostiene che il suo ruolo di testimone nell'inchiesta gli impedisce di rispondere.

Ricorda invece bene quei giorni del 2001 Bruno Salvi. "Avvenne una rivoluzione e una espropriazione", racconta Salvi: "La rivoluzione determinò l'eliminazione dei tre capi dipartimento del settore Trasporti. Due diedero le dimissioni per conservare le competenze accessorie per la pensione. Io chiesi un consiglio all'allora ministro per la Funzione pubblica, che era Frattini e che tuttora ringrazio con rinnovata stima. Il ministro mi suggerì di non andare via perché, cito le sue parole, nessuno si sarebbe potuto privare della mia esperienza in materia di trasporto aereo. Risposi: obbedisco". Frattini, però, non riesce a fermare Lunardi. "Tutti i capidipartimento furono rimossi per assegnare le funzioni a dirigenti, alcuni promossi nell'occasione, dell'ex ministero dei Lavori pubblici", continua Salvi: "L'epurazione proseguì con la rimozione del direttore del personale. Ma fu anche politica. Il viceministro Mario Tassone fu collocato all'Eur, lontano dalla sede del ministero. L'operazione si estese alla costituzione del gabinetto del ministro che registrò l'assenza di personale qualificato dei Trasporti civili. Ne fecero parte il generale dell'aeronautica Andrea Fornasiero, il dottor Vito Riggio poi nominato presidente dell'Enac e l'ingegner Ercole Incalza". Fornasiero, estraneo alle indagini in corso, è conosciuto per la sua stretta amicizia con il costruttore Salvatore Ligresti. I contatti di Riggio con la cricca emergono dalle telefonate tra il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l'imprenditore Riccardo Fusi. Di Ercole Incalza, l'attuale ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli ha da poco respinto le dimissioni: l'alto funzionario, già indagato durante Mani pulite, le aveva presentate dopo la scoperta che il marito della figlia avrebbe comprato un appartamento con l'aggiunta di 520 mila euro girati dall'architetto di Anemone, Angelo Zampolini.


Gli appalti aeronautici sono un altro settore di grande interesse. Negli anni '90, durante l'ampliamento di Fiumicino, Salvi paga il suo rifiuto a gonfiare le spese con il carcere, grazie a un'accusa di concussione smentita durante il processo e completamente inventata da un imprenditore che voleva toglierselo di mezzo. Altre gravi irregolarità emergono durante l'inchiesta sull'incidente di Linate e il mancato funzionamento del radar di terra. E anche qui sono in gioco appalti segretati, come quelli gestiti dalla coppia Bertolaso-Balducci per il G8. "La segretazione non serve per nascondere l'appalto, ma chi lo fornisce", dice Salvi: "In quei giorni si indagava sull'Enav, l'ente di assistenza al volo. Il pm di Milano mi aveva chiesto una relazione sull'effetto della segretazione sui costi. La differenza tra i prezzi di mercato degli stessi apparati rispetto a quelli sostenuti dall'Enav, riferita a 41 impianti, superava i 130 miliardi di vecchie lire". Proprio in questi giorni sull'Enav ha aperto un'inchiesta la Procura di Roma. Riguarderebbe l'allontanamento di un manager addetto al controllo dei conti e l'assunzione in ruoli chiave dei soliti amici degli amici. Tra i nomi, Luca Iafolla. Chi è? Il papà si chiama Claudio. È il capo di gabinetto del ministro Matteoli. Sempre la solita coincidenza all'ombra della cricca.