venerdì 29 maggio 2015

Le cose viste da vicino: Vincenzo De Luca

Da: l'Adige.it

L'Antimafia segnala che dagli atti trasmessi dal procuratore della Repubblica di Salerno risulta che pende un giudizio a carico di De Luca,nel procedimento per il reato di concussione continuata commesso dal maggio 1998 e con "condotta in corso" (e altri delitti, quali abuso d'ufficio, truffa aggravata, associazione per delinquere). La prossima udienza è fissata per il 23 giugno 2015. La procura di Salerno ha comunicato, con una nota del 25 maggio 2015, che l'imputato De Luca "ha rinunciato alla prescrizione relativamente ai delitti per i quali era maturato il relativo decorso"

Da: La Voce


DE LUCA SERIO E STRAORDINARIO


“Vincenzo De Luca è una persona seria, un sindaco di straordinaria capacità, porta un’esperienza politica profonda e fortemente motivata, fatta a fianco di migliaia di militanti come lui. Ha avuto il coraggio di sfidare poteri forti, avendo la forza di tenere alla larga la camorra.
Questo tutti glielo riconoscono. Io posso dare e do volentieri la mia testimonianza di sindaco e di amico. Spero che sia eletto presidente della Campania. Ma soprattutto dico forte che gli sono dovuti rispetto e stima”. Lo afferma in una nota il presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi.
“Salerno è una città simbolo del riscatto – aggiunge Filippeschi – l’esempio visibile di come non esista una maledizione divina che condanni il Meridione al degrado civile, alla sudditanza alla mafie e al clientelismo, all’arretratezza economica. E’ comunque un grave errore mettere un sindaco onesto come De Luca, che con coraggio si è preso le sue responsabilità per superare altissimi ostacoli, alla pari della classe dirigente che ha combattuto con le idee e con i fatti, in una esperienza politica appassionata e pulita. Se passasse questa caricatura contro De Luca la speranza subirebbe un durissimo colpo, mentre malaffare e cattiva politica – conclude Filippeschi – brinderebbero a ragione”.

Da: Il Mattino

Il nodo De Luca. La vicenda per la quale Vincenzo De Luca è stato inserito nella lista dei cosiddetti «impresentabili» risale al 1998 e riguarda un'inchiesta della Procura di Salerno incentrata sulla richiesta di cassa integrazione per circa 200 operai dell'ex Ideal Standard. Secondo l'accusa, la cassa integrazione fu sollecitata dallo stesso De Luca in assenza dei presupposti di legge. Un altro filone dell'inchiesta è relativo alla richiesta degli oneri di urbanizzazione ad alcuni imprenditori interessati alla realizzazione di una struttura sempre nella zona orientale della città. Il rinvio a giudizio per De Luca e per altri 46 imputati è arrivato nel 2008. I reati contestati all'ex primo cittadino di Salerno sono di concussione (in relazione alla richiesta degli oneri di urbanizzazione) e di truffa (per la concessione della cassa integrazione). Lo stesso De Luca, che più volte nel corso degli anni ha commentato la vicenda, ha rinunciato alla prescrizione «relativamente ai delitti per i quali era maturato il relativo decorso». La vicenda era venuta alla ribalta anche nel corso della scorsa campagna elettorale per le regionali del 2010, quando De Luca è stato già in corsa contro Caldoro. Cinque anni fa, sempre nel corso della campagna elettorale, De Luca commentò la vicenda ribadendo che lui rispondeva  «per una vertenza di lavoro, non per ladrocinio o camorra: i ladri e i camorristi - disse - stanno dall'altra parte».


Questo è uno strano Paese, pieno di Leggi inapplicate, oppure applicate ad insindacabile giudizio dei magistrati, che manda in galera chi ruba una mela per fame e, al massimo, ai domiciliari un pubblico amministratore politico che si è impadronito di tanto, tanto denaro pubblico allo scopo di arricchirsi.


Facciamo dei distinguo: se commetto concussione per mettermi i soldi in tasca o se per far entrare nelle tasche degli operai una cassa integrazione che la legge non prevede, forse c'è una differenza etica, però formalmente l'imputazione è la stessa.

Dal 1998 ad oggi la giustizia non è ancora arrivata ad emettere una sentenza che, qualora Vincenzo De Luca non avesse rinunciato orgogliosamente alla prescrizione, avrebbe tolto l'ipoteca su di lui.

Insomma De Luca non è candidabile per essersi preso denunce per fare del bene.
Ma questo i salernitani ed i campani lo sanno, come sanno che l'altro indagato campano, De Magistris, è una persona onesta.

Insomma, in questo strano Paese, pieno di leggi applicate per rendere la vita difficile agli italiani, soffocandoli con lacci e lacciuoli, guai ad infrangerle, perché si è messi sullo stesso piano di gente che si riempie le tasche a spese dei contribuenti.

La gente è scontenta di una giustizia che non sa fare Giustizia.
Ormai lo dicono tutti: coloro con cui parlo ma anche la gente in vari servizi televisivi, questo Paese è per chi fa del male, perché riesce ad avere sempre pene inferiori a quelle che meriterebbe, poi ci sono persone che per fare del bene rischiano la propria fedina penale.

Se io votassi in Campania non avrei esitazione a votare un uomo come Vincenzo De Luca. 

   


Il limite è stato superato da un pezzo

Da: Il Messaggero

Auto sulla folla a Roma, il padre dei rom: guidavo io ero ubriaco


di Luca Lippera e Marco De Risi
«Sono stato io, perché io beve molto, io ubriaco, io ritirata pure patente. Credetemi: vi prego, per favore. Il colpevole eccolo qua».
Un vortice di nebbia e di parole confonde le acque nelle indagini sull'auto pirata che mercoledì ha falciato nove pedoni a Primavalle e schiacciato senza pietà una colf filippina lasciando un morto e otto feriti sull'asfalto. Il padre di uno dei due nomadi bosniaci ricercati per l'incidente si è autoaccusato ieri sera della tragedia in una intervista al Tg5 ma non viene creduto dalla polizia. L'uomo, per gli investigatori, starebbe cercando di depistare l'inchiesta e non sarebbe l'unico.

La zingara di diciassette anni che era sulla macchina, fermata poco dopo l'incidente, è riuscita acrobaticamente a non dire niente di preciso sull'identità delle persone a bordo. Uno dei fuggitivi potrebbe essere il compagno rom da cui ha un figlio di dieci mesi, ma lei non è sicura. L'altro potrebbe essere un fratello di lui, ma non è detto. Perché scappassero, chi lo sa. Al che gli uomini della Squadra Mobile, capita l'antifona, hanno ordinato l'arresto della giovane per concorso in omicidio volontario. C'è stata una vittima, c'è una città sconvolta e a tutto c'è un limite...


Il limite è stato superato da un pezzo, solo i politici che prendono le decisioni sopra le nostre teste non l'hanno capito.
La sinistra in testa, in nome di una tolleranza insensata. 
La gente sarà costretta a votare per uno come Salvini o per la schietta e graziosa Meloni di Fratelli D'Italia.
Inutile continuare a parlare insensatamente di razzismo.
Hanno creato una casta di intoccabili che possono farsi mantenere da chi tira la carretta della vita quotidiana con fatica, grazie alle scelte politiche di chi fa le leggi e le applica, una casta che non paga, che ruba (stupido negarlo: è un fatto), che non paga le tasse contribuendo al mantenimento del Paese, per contro sporca ovunque, non rispetta le regole del vivere civile e se la gente reagisce viene accusata di razzismo!
Ma sono pazzi coloro che continuano a difendere questa posizione?
A cosa mirano? A destabilizzare il Paese già gravato da problemi di cui agli Zingari non gliene frega proprio niente perché il loro modo di vivere li lascia fuori da ogni sacrificio?

L'orribile episodio di ieri bisognerebbe sentirlo dalla viva voce dei testimoni oculari, accuratamente evitati dalla "disinformazione" dei TG: "La donna di 44 anni, filippina, si è aggrappata al paraurti dell'auto cercando, sia pur ferita, di salvarsi, l'auto ha continuato nella sua scellerata corsa e la donna è finita sotto le ruote dell'auto investitrice che le è passata sopra continuando ad almeno 180 Km. orari... Una bimba, dimenticata nell'orribile trambusto delle urla della gente investita, delle sirene che arrivavano, della folla che accorreva, piangeva chiamando "Mamma, mamma..."
Serve altro?
Se non fosse zingaro chi ha fatto tutto questo meriterebbe lunga galera ugualmente. Qual'è l'aggravante perché è zingaro? La risposta è in quello che ho illustrato sopra e che ho scritto in un precedente post di pochi giorni fa, prima di questo fatto inaccettabile che, comunque, ha dei precedenti che la gente, oberata di informazioni, dimentica. Anni fa uno zingaro, con altri in macchina con lui che guidava, si lanciò a 200 km. all'ora dentro Roma, era mattina presto e un giovane italiano partiva per una vacanza guidando sereno la sua auto con altre persone a bordo: fu investito da quella bomba impazzita e morì sul colpo.

sabato 16 maggio 2015


Zingari, Sinti e Rom: siamo tutti uguali nei DOVERI, poi nei diritti


....ognuno ha il diritto di vivere come vuole, ma non può invocare il rispetto e la considerazione se non paga i servizi e pretende che glieli paghino gli altri.
Intendo ad esempio la raccolta dei rifiuti, ma anche le tasse in generale, se si pretende di essere curati negli ospedali, camminare sulle strade asfaltate con le auto, mandare a scuola i propri figli ecc. ecc. ecc. bisogna contribuire.
Non ho nulla contro gli zingari, sinti o rom che siano, non è questione di razza, ma questione di come si vive.
Se un italiano non sinto, non rom, non zingaro, lascia i propri rifiuti in giro, dove non deve, mi fa schifo, se non paga le tasse e scrocca i Servizi che io pago con le tasse, mi fa schifo, se mi entra in casa per rubare quello che io ho comprato con il mio lavoro... beh, mi viene voglia di prenderlo a tortorate. Ma questo non è razzismo, con il razzismo non c'entra proprio nulla.

giovedì 28 maggio 2015

Dalla parte di Abele

Si e' uccisa Paula Cooper, simbolo della lotta contro pena di morte

Si e  uccisa Paula Cooper  simbolo della lotta contro pena di morte
22:06 27 MAG 2015

(AGI) - Roma, 27 mag. - Un colpo di pistola alla testa. Paula Cooper, la giovane nera divenuta simbolo della battaglia contro la pena di morte negli Usa, si e' uccisa martedi' mattina a Indianapolis. La donna - che nel 1986, a soli 16 anni, fu condannata alla sedia elettrica, suscitando una grande mobilitazione anche in Italia - e' stata trovata senza vita fuori da un residence nella parte nordovest della citta'. La polizia ha parlato di suicidio, anche se la conferma dovrebbe arrivare dall'autopsia che si svolgera' oggi.
  "E' una fine inconsueta per una caso tragico", ha ammesso il procuratore di Indianapolis, Jack Crawford. "Ho seguito molti casi nella mia vita, ma nessuno e' come questo", ha aggiunto, secondo quanto riporta Indystar.
  Paula aveva 15 anni quando, assieme ad altre tre ragazze, busso' alla porta della 78enne Ruth Pelke, insegnante di catechismo. Poco dopo, il marito trovo' il cadavere della vecchietta dilaniato da 33 coltellate; rubata la sua auto, assieme a 10 dollari mancanti nel borsellino.
  La giovane Cooper confesso' candidamente di aver organizzato il feroce assassinio per avere i soldi per fare shopping. Il giudice non ebbe dubbi: la ragazzina meritava la sedia elettrica. Paula fu trasferita nel braccio della morte ma il suo era gia' diventato un caso internazionale. La campagna di solidarieta' raggiunse l'Italia, dove i radicali aprirono le mobilitazioni, promuovendo il coordinamento 'Non uccidere' e raccogliendo milioni di firme. Persino Giovanni Paolo II si mobilito' per chiedere la grazia al governatore dell'Indiana.
  Alla fine la pena della Cooper fu commutata in 60 anni di carcere mentre lo Stato dell'Indiana - dopo lunghe polemiche - fece salire da 10 a 16 anni l'eta' minima per la condanna capitale.
  Paura era uscita dal carcere di Rockville nel 2013 per buona condotta, dopo aver scontato 27 anni. In prigione si era 'redenta', aveva preso il diploma di infermiera e imparato a cucinare ma, soprattutto, aveva conosciuto a fondo il nipote della sua vittima, Bill Pelke, che era andato a trovarla ben 14 volte e si era battuto in prima persona per la sua salvezza.
  Alla notizia della sua morte, Pelke si e' dichiarato "devastato". "Volevamo fare delle cose insieme sulla giustizia e sulla pena di morte", ha spiegato. In uno degli ultimi messaggi, la Cooper gli aveva comunicato che stava per essere scarcerata ma era impaurita: in fondo, aveva passato quasi tutta l'esistenza in prigione. Temeva di non essere pronta per la vita - e i problemi - di tutti i giorni.
  "Era una brava persona", ha ricordato Kevin Relphorde, suo difensore. "Non e' stata capita. Era stata abusata dal padre e credo che questo l'abbia spinta a fare cio' che ha fatto con Mrs Pelke".

Da:  the Chronicle free information from Italy (27 maggio 2015)
PAROLISI USCIRÀ PRIMA DI FABRIZIO CORONA?

Melania ha avuto giustizia ma purtroppo nessuno ce la ridarà»: il fratello di Melania Rea, Michele, ha commentato con la solita eleganza il verdetto. Compreso quella riduzione di pena per “mancanza di crudeltà”: quelle 36 coltellate inflitte da Salvatore Parolisi alla moglie Melania Rea non furono crudeli. Assurdo. Ecco perché è molto, molto elegante il commento di Michele Rea. Che tra sei o sette anni potrebbe ritrovarsi l’assassino della sorella sulla porta di casa a reclamare la figlia Vittoria. Ecco perché.
Da trenta a venti anni, la pena è stata ridotta così dai giudici della Corte d’Assise di Perugia, che hanno dovuto ricalcolare gli anni da scontare per l’assassino di  Melania, avvenuto a Civitella del Tronto (Teramo) il 18 aprile 2011, sulla base di una sentenza della Cassazione. Secondo i supremi giudici, l’uccisione di Melania avvenne “in termini di occasionalitàdovuta ad una esplosione di ira ricollegabile ad un litigio tra i due coniugi, le cui ragioni fondanti si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale del Parolisi”. Le 36 coltellate inflitte dall’ex ufficiale alla consorte – avevano detto i giudici – indicano che si è trattato di un “dolo d’impeto” finalizzato ad uccidere, ma “la mera reiterazione dei colpi (pur consistente) non può essere ritenuta” come aggravante di crudeltà con conseguente aumento di pena.

Un «doppio sconto» di pena era stato invece chiesto dai difensori di Parolisi: in particolare i legali, gli avvocati Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, avevano sollecitato l’esclusione dell’aggravante della crudeltà e la concessione delle attenuanti generiche.
Ma quanti anni resterà in carcere il caporalmaggiore Parolisi? Non trenta, ma nemmeno venti. Considerato che fu arrestato nel 2012, potrà andare in semilibertà o con autorizzazione al lavoro esterno una volta scontata metà della pena, cioè 10 anni. I 10 anni decorrono dal momento della carcerazione, anche preventiva, e se tiene buona condotta in carcere, ha diritto a uno sconto di pena di 45 giorni ogni 6 mesi, quindi 3 mesi l’anno. Facendo un rapido calcolo, fra 6/7 anni Parolisi potrebbe essere fuori!
Solo per fare un esempio, Fabrizio Corona, condannato a 13 anni per delle foto con estorsione di soldi, recidivo e poco propenso alla buona condotta, potrebbe uscire dalla galera dopo Parolisi, che ha ucciso la moglie con 36 coltellate.
Ognuno ha la propria idea di Giustizia.
Io non ho fatto mistero della mia parlandone in numerosi post. Uno degli ultimi sull'argomento che riassume i miei concetti è: 

giovedì 8 gennaio 2015 Pena di morte

in cui porto anche degli esempi concreti.

Qui riporto due fatti, distanti nel tempo e nello spazio, di Giustizia comminata da due Paesi diversi e che, in entrambi i casi, non mi trova d'accordo.  
Intanto trovo che la scelta dello "Stato dell'Indiana che fece salire da 10 a 16 anni l'eta' minima per la condanna capitale" sia stata giusta e sacrosanta, trovando l'età minima precedente troppo infantile e quindi disumana. Comunque mi fu proposto qui in Italia di firmare la petizione in favore di Paula ed io rifiutai: era il 1985-86.
Alla persona che si era data tanto da fare per una spietata assassina che aveva affondato il coltello decine di volte nelle carni della sua anziana insegnante di religione, chiesi con meraviglia perché raccogliesse le firme per una così, dato che, all'apparenza, era una persona buona e molto disponibile con il prossimo, ella mi rispose: "La vittima era vecchia e Paula è giovane."
Ebbi così una seconda sorpresa rispetto all'idea che mi ero fatta di quella persona, restando delusa del suo modo di pensare. In seguito scoprii che nella sua vita privata viveva di menzogne e abituale finzione, pur di mantenere in piedi una relazione adulterina con un uomo che era stato il suo primo datore di lavoro e da cui aveva accettato di farsi aiutare nell'ottenimento di un posto sicuro nello Stato, arrivando a fingere di nulla davanti a piccole e perfide umiliazioni inflittele da chi era a conoscenza della sua tresca e, contemporaneamente, frequentava la moglie del suo anziano amante e protettore. 
Dunque come viviamo e chi siamo dimostra la nostra visione dell'etica.
Nel caso di Paula gli U.S.A. non hanno scherzato sulla condanna che, se non è stata di morte, è stata però durissima in numero di anni, cosa che in Italia non accade, avendo il sistema italiano più a cuore i carnefici che le vittime.
Ebbene io sto con Abele e non con Caino che spesso nemmeno ammette il suo delitto, anche davanti a prove certe e inconfutabili, dimostrando così che in lui non esiste alcun pentimento, ma solo la difesa egoistica e pervicace del proprio Io.  
Paula si è uccisa. Scrivono che tutto quello che ha fatto è dipeso da un padre (mostro) che l'ha abusata. Può darsi, ma non tutte le povere creature che vivono tali orrende esperienze uccidono. Basti pensare alle povere figlie di Pacciani, individuato come il "Mostro di Firenze", oppure alle dignitosissime e sfortunatissime figlie di Piccolomo (vedi il post di martedì 26 novembre 2013 La Donna, la violenza: lotta per la civiltà).
Dunque la responsabilità dell'essere assassini risiede in noi, in come siamo fatti e non credo che si possa cambiare radicalmente, solo se si è stati costretti ad uccidere per difesa o per reazione ad un oltraggio gravissimo da parte della vittima si può pensare ad un pentimento, perché in fondo forse si può pensare "non l'ho voluto io di diventare un assassino, sono state le circostanze", e ci si può pentire del gesto estremo.
Confesso, a costo di essere giudicata spietata, che non ho provato alcuna pietà per il suicidio di Paula Cooper e che mi è difficile pensare che fosse "una brava persona".

Per quel che attiene Parolisi confesso che provo una tale ripugnanza per questa persona infida, bugiarda, spietata con una moglie troppo ingenua, che la legge interpretata a suo favore dai giudici mi disgusta.
E a quanto pare non sono sola in questo giudizio.
Questo singolare individuo arriva a dire che è ancora troppo il tempo che dovrà stare in carcere, sembrandogli che "allora non erano sicuri che fosse stato lui e dovevano assolverlo", dimostrando così che, nonostante le spiegazioni dategli dai suoi avvocati sui cavilli  legali che hanno consentito un tale sconto di pena, non capisce niente o fa finta. Si chiedesse perché all'assassina del piccolo di soli tre anni a Cogne hanno dato solo 16 anni pur riconoscendola sicuramente colpevole. Anche lei non lo ha mai ammesso, arrivando a calunniare altri per stornare da sé la sua colpa.
Quello che turba è pensare al ritorno di questi mostri in mezzo a noi... Però, a pensarci bene, ne girano tanti che si sa che lo sono.. Ma i giudici non hanno saputo trovare prove sufficienti per incastrarli. E altri mostri girano in incognito in mezzo a noi perché per incapacità degli inquirenti o per loro maledetta fortuna non sono mai stati individuati.
Le vittime, morte così malamente, aspettano invano una Giustizia che non ci sarà mai.  

Regione Lazio: chiacchiere o fatti?

Agricoltura: Zingaretti, quella sociale sfida per cambiare Lazio

12:13 27 MAG 2015

(AGI) - Roma, 27 mag. - "Mentre le istituzioni erano distratte, nel Lazio dal 2011 ad oggi siamo passati da 36 a 130 realta', che quindi si sono quadruplicate e che nei territori hanno cercato, spesso da sole, una via possibile che favorisce sviluppo e garantisce solidarieta' e forza sociale e ha costruito legami ed economia. Ecco perche' vogliamo voltare pagina nel Lazio e perche' il Psr e' uno di quei pilastri che non vogliamo fare vivere nel cassetto, ed e' parte della strategia europea". Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, partecipando all'incontro 'Multifunzionalita' e agricoltura sociale nella programmazione di sviluppo rurale', che si e' svolto alla Citta' dell'Altra Economia, a Roma. Hanno partecipato, tra gli altri, l'assessore regionale all'Agricoltura, Caccia e Pesca, Sonia Ricci e Rita Visini, assessore alle Politiche sociali e Sport.
  "E' molto importante - ha proseguito Zingaretti - che questo appuntamento, come quelli che si stanno tenendo nelle altre province in occasione del lancio del nuovo Psr, non venga vissuto come un fatto isolato, ma come parte fondante di una strategia che punta a costruire un nuovo modello di sviluppo del Lazio. Qui vogliamo collocare la sfida dell'agricoltura sociale ed e' importante farlo insieme" "Parte fondamentale di questa strategia di recupero di una visione della nostra regione, vede nel paesaggio e nella bellezza uno dei pilastri del sistema produttivo - ha concluso - e passa anche per la costruzione di un'economia del territorio, che il paesaggio lo tutela, lo coltiva e lo rende attore della questione sociale.
  Noi ci scommettiamo molto".(AGI) Rmt/Bru

Notizia interessante, che si lega al mio post precedente.
Bene! Ma che non restino solo "chiacchiere e convegni bla-bla-bla", perché gli Agricoltori buttano il sangue ogni giorno.
La Regione Lazio è sempre senza soldi quando si tratta dell'Agro Pontino: non riesce neppure a curare la fasce frangivento di sua specifica proprietà!
Guai a provare a metterci mano da parte dei privati! Si rischiano multe salatissime!
Non si devono permettere! Debbono lasciare che l'erba diventi alta oltre un metro (rischio incendi nella stagione secca, rischio incidenti stradali per copertura della visibilità); debbono accettare che grossi rami cadano dentro le proprietà private e su strada con altissimo rischio di morte per chi avesse la ventura di essere schiacciato!
Vigili del Fuoco di Latina debbono intervenire e stendono verbali ma la Regione non si muove, eppure esistono testimonianze anche fotografiche di enormi rami che hanno distrutto anche muri di recinzioni private... Aspettano il morto perché il Servizio del Verde di cui, pare, sia responsabile un certo Ing. Primavera, non ha soldi.

Come possono le chiacchiere diventare fatti?   

mercoledì 27 maggio 2015

Marco Omizzolo

Stamane nella trasmissione della terza rete RAI "Agorà" hanno mandato un Servizio sugli immigrati regolari presenti nel nostro Paese in una zona che conosco abbastanza bene: Sabaudia in provincia di Latina, come ha detto Gerardo Greco la seconda città del Lazio per importanza.
Latina tutti sanno che fu creata da Mussolini e che nell'Agro Pontino egli attuò una delle cose buone che fece, la Bonifica, assegnando in proprietà ettari ed ettari di terreni agli agricoltori veneti forti e laboriosi.
Oggi i loro discendenti vivono una situazione economica in cui innumerevoli cose sono cambiate da quell'epoca: il costo del lavoro dei braccianti agricoli, ad esempio, insieme a balzelli ed obblighi tali che la difficoltà di ottenere un ricavo dal proprio lavoro è diventata ardua.
Ora non si può pretendere che uno non ottenga un ricavo sia pur minimo dal proprio lavoro.
Del mio ormai antico Diploma di Perito Aziendale mi sono rimasti però indelebili ricordi: i Costi di impresa NON possono essere superiori al Ricavo. Chi sostiene il contrario è un folle. E in trasmissione stamane l'ha ricordato un giovane imprenditore presente in studio.
Dato che i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni sono stati capaci solo di oberare di tasse i cittadini, chi vuole ancora occuparsi di Agricoltura è quasi un eroe.
Infatti molti discendenti dei coloni di allora si sono riciclati in attività diverse: Ristoranti, Agriturismo, c'è addirittura chi ha utilizzato i terreni ricevuti in eredità per impiantarvi dei campi di calcetto amatoriale...
Ma chi ha voluto mantenere la tradizione come può pagare i braccianti agricoli ed i relativi contributi imposti dal nostro sistema economico, più tasse varie, senza arrivare a costi che non superino le entrate, detratte le quali, possano consentire che rimanga un ricavo per vivere?
Conosco una famiglia amica che ha voluto mantenere la tradizione e pur lavorando con i braccianti il minimo indispensabile, ma necessario data l'estensione dei terreni, alzandosi all'alba e lavorando fin oltre il tramonto, mi esternava le mille difficoltà che incontra nel continuare codesta attività: quello che producono gli viene pagato da chi lo acquista cifre risibili, chi ci guadagna sono i grossisti. E' accaduto che certe forniture non gli venissero pagate e in questo Paese è estremamente difficile e costoso avere Giustizia recuperando i propri crediti...
Di questo nessuno parla. Giustamente Marco Omizzolo, che è stato intervistato nel Servizio di "Agorà" sugli immigrati e che io sinceramente stimo, si occupa della comunità indiana, presente qui a Sabaudia e nell'Agro Pontino ormai da molti anni.
Marco l'ho conosciuto quando più di dieci anni fa comperai la mia prima casa a Sabaudia. Vedendo l'ambiente un poco trascurato cercai una sede di Legambiente e scoprii un gruppo di giovani, il cui Leader era Marco, fortemente motivati per la difesa del Territorio e con un'apertura culturale e una onestà intellettuale rare! Oggi Marco è nel Direttivo Nazionale di Legambiente e si occupa di migrazioni come Sociologo e giornalista. Apprezzo tutto quello che fa perché lo fa con una purezza di intenti ed una onestà adamantine. 
E' giusto quello che ha detto nel Servizio di stamane ed è tutto vero. Ma lo Stato, allora, dovrebbe venire incontro anche agli imprenditori agricoli proteggendoli dai profittatori e da un eccessivo aggravio di spese, una situazione che costringe all'abbandono!
Personalmente ho constatato la realtà delle paghe basse grazie ad un piccolo episodio che voglio raccontare come un aneddoto di testimonianza: un albero spontaneo, cresciuto in un terreno in abbandono, ostruiva la vista del mare dal mio balconcino; dopo aver provato a trovare di chi fosse la competenza della cura di quel terreno senza esito, mi rivolsi ad un giovane indiano che abitava vicino a me chiedendogli la cortesia di tagliare alcuni rami dell'albero. Lo fece in parte, restituendomi un breve spicchio di mare alla vista, e non ci mise più di un quarto d'ora. Gli chiesi quanto voleva, lui mi disse: "Fai tu." Mio marito gli voleva dare 10 euro, io dissi che per un quarto d'ora mi sembravano troppi e decisi per 5. Quando li misi in mano al ragazzo egli mi guardò quasi spaventato e me li restituì dicendomi con meraviglia: "E' troppo!" Insistetti e li prese.
Fu chiaro che, povera creatura, era abituato a ben altro lavoro per guadagnare quella modesta cifra. 
Dunque apprezzo tutto quello che Marco fa e ha detto ma lo Stato, il Governo, debbono guardare anche a chi la terra la vuole ancora lavorare consentendo loro di sopravvivere.


Pubblico i dati della Associazione di cui Marco è responsabile presi dall'omonimo sito facebook
  • In Migrazione è un'associazione senza scopo di lucro nata nel 2012 dalla volontà di un gruppo di professionisti impegnati nell’accoglienza e nel supporto agli adulti stranieri.
  • Telefono
    06.64468488
  • E-mail
    info@inmigrazione.it

  • Sito Web                                http://www.inmigrazione.it/


  • IERI



    OGGI






  

martedì 26 maggio 2015

Raffaele Cantone

Da: TGCOM24

Napoli, onlus ruba soldi per migranti Cantone: "C'è da rimanere esterrefatti"

Il presidente dell'Anticorruzione: "Il livello di diffusione del malaffare è tale che nessuno da solo ce la può fare a sconfiggerlo"

"C'è da rimanere esterrefatti". Cosi il presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone sull'indagine sulla truffa con soldi destinati ai migranti. "Se anche il mondo dell'impegno sociale fa registrare questi episodi è chiaro che il livello di diffusione del malaffare è tale che nessuno da solo ce la può fare nel contrasto alla corruzione".
Cantone lancia poi un appello ai candidati alle elezioni amministrative che si terranno domenica, 31 maggio: "Abbiamo visto una campagna elettorale incentrata sulla questione degli impresentabili e di soggetti che sarebbe stato meglio non candidare. Adesso credo ci debba essere un impegno vero di chiunque vinca a dare una svolta e dare l'esempio sul piano della legalità". 

A margine di un convegno all'università di Napoli, Cantone si rivolge anche alla società civile e al mondo della professioni: "Non trinceratevi dietro logiche di corporazione. C'è bisogno di uno sforzo complessivo di pezzi della società civile che troppo spesso nella migliore delle ipotesi è rimasta a guardare e in qualche caso è stata complice del malaffare. Se la società civile non fa la sua parte è difficile pensare che ce la si possa fare". 

"Nuova legge è la migliore possibile" - "E' una buona legge, la migliore che in questo momento si poteva fare". E' il giudizio di Cantone sulla legge contro la corruzione varata dal governo. Cantone afferma che "sicuramente si sarebbero potuti introdurre altri elementi, ma rischiavano di creare divisioni in Parlamento e di non far approvare norme utili".


Voglio dare fiducia a Cantone scelto dal Governo Renzi.
Certo, ha ragione, se la Società Civile non si comporta con onestà, dice Cantone, "noi magistratutra, governo e polizia non ce la faremo mai ad abolire la corruzione".

Una percentuale fisiologica di corruzione esiste in ogni Paese, ma in Italia ha assunto, ed ormai si dice per bocca di politici e commentatori vari, proporzioni altissime. Sciorinano percentuali e statistiche a confronto con il resto del mondo e c'è da scoraggiarsi che l'Italia si possa recuperare.

Però.. però... Cantone è un uomo onesto, ma non può non pensare che senza pena sicura e rigida non si può sperare che certa gente immorale si corregga da sé... 

Quelli che, giornalisti imbonitori televisivi, continuano a propagandare come "flussi migratori" sono in realtà una vera e propria invasione senza armi del nostro Paese. E mentre altri Paesi come la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna, la stessa Malta non si preoccupano di essere giudicati "brutti, cattivi e disumani" se non accolgono e respingono manganelli alla mano, oppure, come il Regno Unito, l'Ungheria e la cattolica Polonia di Papa Wojtyla dicono a chiare lettere "noi non li vogliamo", l'Italia sta adottando una politica SUICIDA accogliendo e spendendo i soldi, che non ci sono per gli Italiani, per queste persone che non è sempre vero che provengano da Paesi in guerra.
Perché tutto questo? E' solo follia e masochismo politico? Oppure è una strategia per far confluire fiumi di denaro nelle ONLUS, nelle Cooperative delle varie Opere di Carità per "l'emergenza migranti"?
E' ovvio che gente disonesta, fidando anche in appoggi politici, si organizza e pompa soldi pubblici grazie alla "forzata" accoglienza che ci siamo imposti.

Dunque la Politica e la Giustizia molto possono fare per evitare tutto questo: ad esempio lasciare al libero arbitrio di chi decide di mettersi nelle mani dei traghettatori criminali il proprio destino, e smettere di sentirci obbligati a fare i poliziotti del mare spingendoci fino alle coste libiche.
Smettere, inoltre, di sentirci investiti di un incarico "morale" di salvatori, giacché chi governa il primo obbligo  lo deve avere verso chi questo Stato lo mantiene con le proprie tasse.
Democrazia non vuol dire sacrificare i cittadini Italiani a favore di chi arriva e, come si è visto in innumerevoli episodi, pretende alzando anche la voce.
Nei loro Paesi nulla hanno avuto dai loro governanti e qui, vedendo la mollezza del ventre italiano, obbediscono ad una legge universale della natura umana: pretendono anche se non sono a casa loro e nulla hanno fatto per acquisire diritti su questo Paese.
Gli Italiani sono stanchi e sfiduciati, disgustati ed arrabbiati, sono andati oltre l'indignazione e reclamano una Giustizia che in questo Paese si continua a non voler vedere.
Pochi spiriti forti nell'onestà resistono di fronte a questo scempio che si sta operando nel nostro Paese, e hanno la meglio coloro che se ne approfittano: dunque Cantone è esterrefatto, ma io ad esempio no, e non sono sola a non meravigliarmi, perché tutta questa mobilitazione in favore di gente che arriva dall'Africa ma non solo, oppure per gli Zingari che non contribuiscono se non in rari casi con le loro tasse al mantenimento del Paese , è sospetta e molti pensano e dicono che è tutto un modo per foraggiare le Opere pro-nomadi come Pro-immigrati clandestini in attesa di sapere se hanno lo status di rifugiati..
Abbiamo visto cosa c'era qui a Roma dietro le Cooperative Pro-carcerati...
Insomma gli Italiani che si pagano tutto non ne possono più di mantenere tutto questo.

giustizia mostruosa

Da: Il Tempo 25/05/2015

Parolisi, si punta alle attenuanti generiche

Mercoledì prossimo davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Perugia si terrà quella che potrebbe essere l'ultima udienza nel processo a Salvatore Parolisi, l'ex caporalmaggiore dell'esercito...

Mercoledì prossimo davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Perugia si terrà quella che potrebbe essere l'ultima udienza nel processo a Salvatore Parolisi, l'ex caporalmaggiore dell'esercito condannato per aver ucciso la moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 con 35 coltellate, condannato all'ergastolo in primo grado e poi in secondo grado a trent'anni di carcere, condanna passata in giudicato dopo la conferma della Cassazione del febbraio scorso. In questa nuova udienza i giudici di Perugia dovranno, come stabilito dalla Cassazione, ricalcolare la pena sulla base della loro decisione di escludere l'aggravante della crudeltà e circa la possibilità o meno, di concedere a Parolisi le attenuanti generiche. Gli avvocati cercano proprio questo, un «doppio sconto». «Noi - dicono gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile - puntiamo a fargli ottenere il massimo dello sconto di pena, siamo fermamente convinti che Salvatore Parolisi sia meritevole anche di avere le attenuanti generiche. Se gli venissero concesse la pena potrebbe scendere anche al di sotto dei 20 anni». «Noi - dicono ancora i legali - avremmo voluto un altro processo, ma a questo punto, ragionando in punto di colpevolezza, cercheremo di fargli ottenere il massimo dello sconto, un doppio sconto»: E se davvero la Corte d'Assise d'Appello concedesse le attenuanti generiche la pena verrebbe ridotta, se addirittura la corte le considerasse equivalenti alle contestate aggravanti, la pena definitiva potrebbe scendere sotto ai vent'anni.


Ho scritto giustizia volutamente con la g minuscola nel titolo del post.

Viene da dire: "Peggio per chi ci capita!" Perché i Tribunali non restituiscono quasi mai la Giustizia.

Per il resto rimando le mie considerazioni sull'argomento al post dell'11 febbraio 2015, che potrete trovare sulla Home Page in Archivio cercandolo con la data.

lunedì 25 maggio 2015

Scherzi mortali?

Su Domenico Maurantonio, 19 anni, trovato morto in fondo ad un chiostrino dell'Hotel dove alloggiava con la Scuola, il Liceo Ippolito Nievo di Padova, per una gita scolastica.

Da: Il Mattino di Padova

Poco alcol e nessun lassativo nel sangue: lo rivelano i primi risultati delle analisi ematiche sul corpo di Domenico Maurantonio, il ragazzo padovano morto in gita a Milano precipitando dal quinto piano di un hotel. Si tratta dei test preliminari, riportano oggi il Gazzettino e il Corriere della Sera, ma chiariscono che Domenico al momento della caduta aveva un tasso alcolemico inferiore a un grammo per litro di sangue. Un livello superiore al limite consentito per mettersi alla guida di un veicolo ma non così eccessivo come si sospettava. Secondo gli investigatori, difficilmente con un simile quantitativo di alcol il giovane avrebbe potuto perdere conoscenza e cadere dalla finestra. Quindi prenderebbe piu' consistenza l'ipotesi di una bravata, di uno scherzo terribile tra compagni di classe.
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Ho visto che non è venuto nessuno della classe, sono dispiaciuta», ha sospirato la mamma di Domenico. «C’erano gli insegnanti, loro sì che li ho visti», ha continuato. Ed effettivamente i docenti del Nievo erano presenti. Si sono accorti anche loro che nessuno studente si è presentato alla messa. «La mamma è arrabbiata con loro perché è convinta che nascondano qualcosa, credo sia per questo che non sono venuti», dice una professoressa del liceo scientifico. Giovedì sera a un telegiornale nazionale i genitori di Domenico, dopo aver sottolineato che è impossibile che nessuno abbia visto o sentito qualcosa, hanno fatto riferimento ai compagni della quinta E: «Abbiamo ricevuto su Facebook messaggi di solidarietà di amici che non appartengono alla classe», ha detto la mamma del diciannovenne prima di concludere, rattristata, di aver rilevato «mancanza di umanità». Molti compagni di classe, invece, compresa anche la fidanzatina Anna, erano presenti giovedì sera allo spettacolo teatrale della scuola dedicato a Domenico.
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Da: Il Giornale.it
Bruno Maurantonio"Avevo immaginato che i ragazzi fossero sotto choc, che il loro silenzio fosse il frutto del contraccolpo per quanto accaduto". E ancora: "Certamente non si è trattato di un suicidio né di un incidente. Cadere da quella finestra per “errore” è praticamente impossibile. Ci sono stato, ho visto l’hotel. Ho la certezza come genitore che mio figlio non si sarebbe messo in una situazione di pericolo da solo", ha affermato Maurantonio al Corriere. Infine il padre parla anche della messa in ricordo di Domenico a cui non hanno partecipato i compagni di scuola.
So che la tragedia di Domenico ha colpito molte persone, che è una tema sentito da molte famiglie.Ora bisogna soltanto arrivare alla verità". Intanto proseguono le indagini. In settimana saranno ascoltati 10 ragazzi della 5F sempre del liceo scientifico Nievo che erano i gita con la classe di Domenico. Gli investigatori sono convinti che abbiano sentito qualcosa. Il cerchio si stringe però attorno ai due diciottenni compagni di stanza di Domenico. Quando sono arrivati nella sala per la colazione dell'hote avrebbero detto al docente: "Domenico non è qui e nemmeno in stanza...". Ma nessuno avrebbe detto ai professori ad esempio della presenza di feci nel corridoio dell'albergo. Particolari e dettagli dietro cui è probabile si nasconda la chiave del giallo.
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Da: Il Corriere della Sera


Mutande e pantaloncini, da quanto si è appreso, sono stati trovati vicino al cadavere. Il capo della Mobile: chi ha scritto il messaggio mostrato in tv non è un testimone diretto

Domenico Maurantonio, il 19enne di Padova morto a Milano lo scorso 10 maggio volando giù dalla finestra del quinto piano dell'hotel «Da Vinci» di Bruzzano dove era ospite per una gita di classe a Expo, non indossava gli indumenti intimi quando è precipitato. Mutande e pantaloncini, da quanto si è appreso, sono stati trovati vicino al cadavere. Indumenti intimi che non indossava quando è precipitato. Un elemento questo che potrebbe far pensare anche che qualcuno li avesse gettati giù dalla finestra. È quanto emerge dall’indagine condotta dal pm di Milano Claudio Gittardi. Il giovane, che sarebbe morto tra le 5.30 e le 7 del mattino, al momento del ritrovamento indossava soltanto una maglietta. A dare l’allarme alla polizia è stato un operaio che stava effettuando dei lavori di ristrutturazione nel cortile dove Domenico Maurantonio è precipitato. Il ritrovamento degli indumenti accanto al corpo del ragazzo sembrerebbe confermare l’ipotesi della goliardata tra compagni di classe finita tragicamente. Al momento, puntualizza la squadra mobile, nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati in relazione alla morte di Domenico. Non si smentisce comunque la necessità della formulazione tecnica di una o più ipotesi di reato, per permettere l’esecuzione di atti irripetibili in concomitanza con l’autopsia, che altrimenti non potrebbero essere disposti.


Gli indizi
Al momento, nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Claudio Gittardi e condotte dalla Squadra mobile, in attesa degli esiti degli approfondimenti medico-legali, tossicologici e genetici, ci sono alcuni dati ritenuti certi: la caduta non è stata accidentale, in quanto il parapetto della finestra da cui il ragazzo è precipitato è alto un metro e 10 cm, cosa che fa supporre che Domenico debba o essersi sporto volontariamente o con l’aiuto di qualcun altro; i segni ecchimotici trovati sul braccio destro; la serata a base di alcol, non solo birra ma anche superalcolici; il ritrovamento di feci nel corridoio e il fatto che il giovane, prima di volare giù, si fosse sporcato. Da quanto è stato riferito, i compagni di classe di Domenico hanno fornito una serie di dettagli, ma alcuni passaggi dei loro verbali presenterebbero delle incongruenze e, pertanto, inquirenti e investigatori proseguiranno con le loro audizioni.

È «inattendibile» il messaggio apparso su Whatsapp in una conversazione tra un presunto testimone della morte di Domenico Maurantonio, presente nell’hotel Da Vinci di Milano, e una terza persona. A dirlo è la Squadra mobile milanese. Gli investigatori hanno precisato che l’autore di quel messaggio «è stato a lungo cercato e infine individuato ma non sa niente». «La persona in questione è un frequentatore dell’albergo - spiega il capo della mobile Alessandro Giuliano -. Tutto ciò che ha scritto è frutto di un passaparola, di notizie apprese sui giornali o in televisione. Non è un testimone diretto».



La Vita, l'unico bene che abbiamo, non si può perdere così: a 19 anni.
Un'età sufficientemente matura per sapersi gestire senza problemi: Domenico era maggiorenne, cittadino che non doveva stare sotto la tutela di nessuno.
Eppure egli non c'è più e di certo non si è suicidato. Era senza indumenti intimi, sporco delle sue feci ed altre erano nel corridoio e gli ottimi e benemeriti investigatori stanno esaminando anche il DNA per stabilire che siano sue.
Un quadro inquietante che pone, a chi è rimasto colpito da questa tragedia assurda, delle domande a cui gli investigatori daranno sicuramente risposta, anzi, molte già le avranno, ma la gente, che deve fermarsi solo alle informazioni giornalistiche, si chiede:
1 - nessuno ha sentito un grido nella caduta per 5 piani? Solo se ci si getta volontariamente questo può essere possibile: in tutti gli altri casi no!
2 - Alcune notizie dicono che egli ha dormito nel letto matrimoniale in mezzo a 2 compagni, perché nel singolo dove dormiva lui si era steso un compagno venuto da un'altra stanza. In questo caso come avrebbe potuto alzarsi senza che gli altri due non si accorgessero di nulla?  Un'altra notizia giornalistica dice invece che lui avrebbe dormito in un'altra stanza rispetto a quella a lui assegnata. Gli inquirenti queste differenze le avranno di sicuro già accertate e saranno dirimenti per arrivare alla verità.
3 - Le stanze dell'Hotel si suppone siano dotate di un bagno per stanza: solo nelle locande di quart'ordine esiste il bagno in comune nel corridoio in Italia. Perché Domenico non era in bagno? I suoi compagni hanno detto che non sanno niente perché dormivano. Allora CHI ERA CHE BLOCCAVA IL BAGNO? Qualcuno doveva essere sveglio se occupava il bagno. Perché non dice che Domenico, sentendosi male di intestino, forse perché non abituato a stravizi alcolici, ha necessariamente bussato e chiesto di liberarlo? E gli altri in stanza non hanno sentito il bussare alla porta del bagno? La richiesta della sua necessità? Perché mai il ragazzo è uscito dalla stanza praticamente nudo?
4 - Una classe è fatta almeno di 25 studenti, se erano 3 o 4 per stanza, tolte le 2 stanze coinvolte, quella dove lui era assegnato e l'altra da cui proveniva il compagno che ha occupato il lettino singolo, oppure, secondo un'altra versione, quella dove lui si sarebbe trasferito, rimangono molti compagni non coinvolti giacché dormivano in altre stanze: perché non sono andati al funerale del ragazzo? Nessuna dolorosa ed inevitabile domanda dei genitori doveva tenerli lontano. E' disumano ed inquietante questo comportamento.
Infine dico chiaramente che il filmato con le dichiarazioni della Preside mi lasciano sconcertata: "E' stato un malore mal gestito, secondo me, punto e basta!"

Eh! Certo! Uno ha mal di pancia, si sente male ovviamente, non può trattenere le feci e "mal gestito", esce dalla camera (che ha pagato) pur avendo un bagno, senza mutande, perde le feci per strada fino alla finestra il cui davanzale sta ad oltre un metro da terra, vi sale sopra e si getta di sotto!"
Ma si rende conto questa Preside della fredda idiozia che ha detto?!!