martedì 23 giugno 2015

Gli ex di Lotta Continua: coerenza, incoerenza, viltà, cambio totale di casacca per la pagnotta

Giampiero Mughini firmò per alcuni mesi il quotidiano di Lc, per consentirne l’uscita per la legge sulla stampa. È uno dei non molti che da quel mondo hanno sostenuto (nel libro «Gli anni della peggio gioventù») che «il delitto maturò certamente negli ambienti di Lc, anche se Sofri credo vada assolto per insufficienza di prove». Su quella generazione al telefono è a dir poco tranchant, «se parli con otto persone su dieci ti risponderanno che il delitto è avvenuto dentro Lc, ma poi stanno zitti. Me lo chiese Sabelli Fioretti per Sette - diretto dalla Agnese, con eminenza Paolo Mieli - e gli risposi; tutto qui. Ecco, io contesto l’impudenza vergognosa di questi di Lc che ancora oggi si mettono sul piedistallo dei presunti guru, e continuano a volersi raccontare come se fossero stati una forma di innocuo francescanesimo scalzo».
dal quotidiano "La Stampa"


A Mughini riconosciamo la sincerità.

Paolo Liguori -Studente universitario alla facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma, è uno degli animatori del gruppo extraparlamentare degli "Uccelli", colorati disturbatori (a suon di fischi e di cacche depositate sui pavimenti delle abitazioni "borghesi "), di assemblee studentesche e convegni di intellettuali. All'epoca è conosciuto con il soprannome di "Straccio". Entra poi nel gruppo di Lotta Continua, di cui è uno degli esponenti più radicali. Dal 1978 al 1980 lavora come giornalista al quotidiano Lotta Continua e diventa giornalista professionista. Ha lavorato per testate  berlusconiane e difende quelli di Forza Italia:
Nel 2009 la Cassazione lo condanna per diffamazione a mezzo stampa ai danni dei tre giudici torinesi che nel 1995 avevano disposto l'arresto dell'allora presidente di Publitalia Marcello Dell'Utri: Paolo Liguori nel corso della trasmissione Studio Aperto aveva paragonato l'operato dei giudici a quello dei militari serbi in Bosnia ed Erzegovina.
da Wikipedia che cita le fonti.
A Liguori riconosciamo una totale virata di ideali: dalla rivoluzione proletaria alla pagnotta pagata da Mediaset.

Marco Boato - La sua carriera politica dimostra coerenza nelle idee.
Luigi Manconi - anche qui  coerenza nelle idee.
Gad Lerner - coerente

Paolo Cento - Sottosegretario verde a domanda di un giornalista che lo intervista:
"E' vero che ha una macchina Suv?"
Risponde: «Sì, ma è in vendita e comunque resto contrario al suo uso in città». 
A Cento riconosciamo incoerenza... e fa anche ridere.


Enrico Deaglio - è cognato della Fornero... ma questa non è colpa sua...

Massimo Carlotto - condannato per l'omicidio a sfondo sessuale di una giovane vicina di casa con innumerevoli coltellate. Graziato da Scalfaro, nonostante abbia cercato di sottrarsi alla Giustizia fuggendo all'estero. Ricordo a chi non lo sapesse che si può essere graziati dal Presidente della Repubblica solo se si accetta la sentenza e la sua fu di colpevolezza certa e ribadita da diversi processi.
A questo ex militante di Lotta Continua riconosciamo la viltà. 

Notizia che fa pensare... male.. molto male...

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Adriano Sofri, consulente del ministero per le carceri. Mario Calabresi: “Non comprendo, Orlando spieghi”

Adriano Sofri, consulente del ministero per le carceri. Mario Calabresi: “Non comprendo, Orlando spieghi”

Il ministro della giustizia Orlando ha scelto l'ex leader di Lotta Continua tra gli esperti che saranno coinvolti nella riforma del sistema penitenziario. Si occuperà di istruzione e cultura. Condannato definitivamente come mandante dell'omicidio del commissario Calabresi, è tornato libero nel 2012. La reazione del direttore della Stampa, figlio della vittima. La vedova: "Incomprensibile". 
L'ira del sindacato di polizia penitenziaria: "Meno male che ci hanno risparmiato Totò Riina"

Rileggendo un libro di Corrado Augias

"Una manciata di fango", edito nel 1993 per i tipi di Rizzoli, è un romanzo di Corrado Augias che lessi all'epoca e sto rileggendo in questi giorni. Vi si individuano delle figure del mondo politico socialista italiano dell'epoca che, proprio in quel periodo, erano oggetto di indagini da parte della magistratura italiana. Di solito in ogni romanzo si riporta la scritta preventiva contro eventuali querele: "Ogni riferimento a cose e persone realmente esistenti è puramente casuale". In questo caso Augias, in una Nota dell'Autore inserita prima del Prologo, si spinge molto più in là rispetto alla consuetudine pre-difensiva e scrive testualmente: 
"E' possibile che i fatti e i personaggi di questo romanzo evochino nella fantasia del lettore altri fatti, altri personaggi, che abbiamo imparato a disprezzare nel corso tumultuoso dei mesi trascorsi dal 17 febbraio 1992 a oggi. L'Autore non dice che queste associazioni siano illegittime."
Meglio di così??!!

Andando a spulciare su cosa era l'Italia di allora e da quali persone si era governati e sgovernati viene il voltastomaco.
E si lamentano oggi di Matteo Renzi!! 


Questo lunghissimo post, di cui pubblico solo alcune parti, riporta le intercettazioni telefoniche operate dall'Autorità Giudiziaria, su mandato dei Magistrati inquirenti, sulla linea telefonica di casa Sofri fin dal giorno prima il suo arresto, avvenuto il 28 luglio 1988.
La sua compagna, Randi, parla con "amici" potenti in quel momento per capire cosa può fare per aiutare il suo compagno.
Si assiste ad uno spaccato morale di varie persone che non ha bisogno di commenti: si commenta da solo.
Dal Blog: RICORDARE
155 - Calabresi, Sofri e la sinistra

Ecco cosa si dissero, il giorno dell’arresto di Sofri, i membri del clan di Lotta Continua che ruotava attorno a Claudio Martelli: «Quand’è morto Calabresi ero ben contenta» disse la compagna del ministro della giustizia.
di Luciano Garibaldi
Nel libro di Leonardo Marino ‘La verità di piombo. Io Sofri e gli altri’, edizioni Ares, a pagina 95 si legge: «La mattina del 28 luglio 1988 furono eseguiti i mandati di cattura firmati dal giudice istruttore Antonio Lombardi contro Sofri, Pietrostefani e Bompressi (N.d.R.: omicida materiale del commissario Calabresi). I telefoni degli arrestati erano stati posti sotto controllo. (…) Peccato, davvero peccato, che nessuno abbia ancora scritto “un doloroso mistero” su quelle telefonate, divenute pubbliche soltanto dopo il deposito degli atti».
Ecco uno stimolo per mettersi al volante e andare a trovare a Modena, l’avvocato Odoardo Ascari, una delle “parti civili” (per conto della vedova di Calabresi) al processo Sofri, e, come tale, depositario degli atti dibattimentali, tra cui le migliaia di pagine di quelle registrazioni. Dall’archivio di Ascari, scelgo quelle effettuate sul telefono di Sofri, il personaggio più interessante del quartetto, e m’immergo nella lettura.
E’ uno spaccato unico della società di sinistra nel nostro Paese, un documento che mostra, di volta in volta, la spocchia, la sicumera, l’improntitudine, ma anche la falsità, l’astuzia, la freddezza e il calcolo (con pochissimi sprazzi di generosità) di un ambiente che nell'”area socialista”, già allora ruotava attorno a Claudio Martelli, il figlio che, dopo aver pugnalato il padre, si propone come il rinnovatore della sinistra travolta dallo scandalo delle tangenti.
E’ infatti attorno al ruolo di Martelli, massimo sponsor politico ed amico personale di Sofri, che si muovono le più significative conversazioni telefoniche tra la signora Randi Krokaa, compagna dell’ex estremista appena arrestato, e i vari interlocutori, tutti impiegati nella ricerca e nella creazione di una giurisdizione alternativa che confluirà presto nel rifiuto della magistratura e nel suo aperto vilipendio che da carnefici si facevano giudici.
Per ordine del magistrato inquirente, il telefono era sotto controllo fin dal giorno precedente l’arresto, e cioè mercoledì 27 luglio 1988.
Ignaro della tempesta che sta per abbattersi sul suo capo, in seguito alla confessione di Marino, Sofri, 45 anni professore di lettere e arte, è più che mai impegnato nel suo nuovo ruolo di testa pensante del PSI. Deve incontrare “Gianni” (Gianni De Michelis, vicepresidente del Consiglio) perché gli faccia ottenere un contratto pubblicitario per un nuovo giornale che ha in mente dopo il recente fallimento del quotidiano Reporter, sponsorizzato da Martelli. Non sa se intervenire, su l’Unità, nel dibattito che si è aperto su Togliatti. 
...OMISSIS...
C’è la dichiarazione di Boato: «Escludo totalmente che Sofri, come del resto Pietrostefani, possano avere avuto la benché minima responsabilità giudiziaria nell’omicidio di Calabresi» (e gli altri due?)
E c’è finalmente, anche quella di Martelli: dopo aver premesso che la sua conoscenza con Sofri risale soltanto al 1984, dice che lo considera un amico «e finché non vedo le prove non credo che possa essere il responsabile di quell’assassinio. Un conto sono le responsabilità politiche e un altro quelle dirette. Sofri non ha mai fatto parte del servizio d’ordine di Lc, data la sua levatura culturale che mal si adattava a questo ruolo». Dichiarazione falsa, come vedremo tra poco, temeraria, perché dà per scontato che il “servizio d’ordine” potesse anche dedicarsi, tra una sprangata e l’altra, alla disdicevole pratica del colpo alla nuca, snobisticamente razzista per l’accenno alla “levatura culturale”, ma comunque ancora lontana da quella demonizzazione dei giudici cui Martelli parteciperà largamente in seguito. Sia come sia, le dichiarazioni non soddisfano. 
Telefona Giorgio Albonetti: «Boato è uno stronzo e a Martelli sputagli in un occhio». 
Randi: «Perché?».
Albonetti: «Ma scusa, ha detto che lui non lo conosceva!».
Albonetti non è il solo. Chiama una donna non identificata: «Ho sentito il telegiornale. Di Boato non ho il numero di telefono, e mi dispiace, perché vorrei dargli dello stronzo». 
Randi: «Una cagata, vero?». 
E finalmente Ludovica, la compagna del “delfino”: Randi: «Ehi, signora, come va?». 
Ludovica: «Ho parlato con Claudio. Chiaramente, assolutamente incredulo. Roba da pazzi… Sono con le gambe che mi tremano… mi sembra una cosa allucinante che si permettano di far arrestare gente dopo anni e anni… Poi, io mi ricordo benissimo quando è morto Calabresi. Ma io ero ben contenta!».
Randi: «Infatti, vorrei vedere chi non ha detto qualcosa su Calabresi».
Ludovica: «Figurati, era un pezzo di merda!».
Richiudo il dossier e, nel riconsegnarlo al suo legittimo detentore, l’avvocato Ascari, gli chiedo un commento. «Nessuna vicenda processuale come questa», mi dice, «ha conosciuto tanta inciviltà negli uomini e nei modi. Fin dall’inizio, e poi con un crescendo sempre più corale, i grandi mezzi di comunicazione pubblici e privati, caduti in signoria dei compagni d’arme e di fede degli imputati e dei loro potenti amici politici e di “cultura”, hanno cercato di togliere ogni legittimazione anche morale agli organi dello Stato, nel tentativo di privilegiare una sorta di giurisdizione alternativa. A quest’ultima si rivolse immediatamente la difesa degli imputati individuando giustamente in essa l’unica via di salvezza. Le trascrizioni delle telefonate intercettate costituiscono uno degli spaccati più squallidi e desolanti di questa certa Italia di sinistra, a partire dalle adesioni raccolte in Parlamento per un appello in favore degli arrestati, nel giorno stesso del loro arresto, a scatola chiusa».
«Prestigiosi rappresentanti della vita politica italiana», dice ancora Ascari, «si schieravano così contro l’opera della magistratura, presto seguiti dalla foltissima schiera degli intellettuali progressisti. Sono essi ad avere costituito la giurisdizione alternativa, sulla quale unicamente ha fatto affidamento Sofri, rinunciando all’appello».
Una mossa vincente?
«Senta questo», risponde Ascari: «un difensore di Pietrostefani, nei motivi del ricorso in Cassazione, ha citato per ben due volte filosofi, attori, uomini politici, letterati di altissimo prestigio, illustri firmatari di manifesti, indirizzi, dichiarazioni, petizioni a favore degli imputati: le tesi innocentiste sono state accreditate come di gran lunga più autorevoli delle argomentazioni svolte dalle sentenze della magistratura. Correlativamente, nei motivi del ricorso, per ben due volte si fa riferimento alle luminose carriere dei mandanti dell’omicidio. Per contro, sulla figura di Calabresi “furono pubblicati libri e scritti non propriamente rispettosi della sua ‘innocenza’ (così, tra virgolette), con firme prestigiose ed estranee a Lotta Continua, che, ancor oggi, sono tra le più accreditate dalla scienza e dal giornalismo italiano».


I socialisti craxiani, acclarati ladri da prove e sentenze, legati ad assassini anch'essi acclarati tali dalle sentenze.
E bisogna rileggere con quale sfarzo vivevano costoro che si dichiaravano "di sinistra", nulla a che vedere con la vita dell'italiano medio pagatore di tasse.
La Ludovica che si esprime in cotanto modo nei riguardi del servitore dello Stato Commissario Calabresi è l'ex moglie di Carlo Scognamiglio, in quel momento compagna di Claudio Martelli, che fece parte, insieme ad un codazzo di 52 persone, della "gita cinese", che avrebbe dovuto essere un viaggio di Stato (visto che l'hanno pagata i contribuenti italiani), organizzata dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi.
A rileggere la cronaca su queste persone, allora potenti e loro cortigiani, penso che abbiamo passato momenti ben peggiori!!! 

lunedì 22 giugno 2015

Morta Laura Antonelli

Era nata a Pola ed era profuga istriana. 
Visse con la famiglia l'esodo, lo sradicamento dalla sua terra italiana, ma perduta e finita in mano jugoslava.
L'Italia era piena di Campi per i profughi istriani e lei visse a Napoli, in un campo profughi nel Bosco di Capodimonte.
In gioventù si era innamorata di Mario Marenco, lui universitario e figlio di un generale, ricco borghese, lei che aveva studiato fino a conseguire il Diploma all'Istituto Superiore di Educazione Fisica che faceva l'insegnante di Ginnastica.
Ma lui non la sposò, si sposò con un certo Piacentini che faceva l'Editore mentre lei tentava la strada del cinema usando la sua notevole bellezza.
Il primo film in cui mi è capitato di vederla, senza sapere chi fosse, è "Il merlo maschio", con Lando Buzzanca. Lei ,
appariva chiusa dentro la custodia di un violoncello, di schiena, e la perfezione sinuosa del suo corpo nudo veniva esaltata dalla forma  dello strumento.

Se la vita le aveva dato sradicamento e dolori l'aveva però ricompensata con una bellezza straordinaria e, successivamente, con notorietà, successo e soldi.
Purtroppo non aveva una buona testa, sempre necessaria per sapersi amministrare, per capire i rapporti che si instaurano con gli altri, per saper analizzare tali rapporti e trarne frutto di esperienza.
Non si può restare senza denaro dopo averne guadagnato a palate, non si può farsi succhiare l'anima dalla cocaina, bisogna pensare, ragionare, rendersi conto...
Meglio allora una buona intelligenza che tanta bellezza...
E' finita così... e' finita male.. ha sperperato i doni ricevuti dalla sorte.
Non è morire soli il problema, né conta l'età dopo aver superato i 60 anni.. E' come ci si è ridotti dopo tanta fortuna e tanto splendore.
Infine Jean Paul Belmondo, quello che giornalisticamente viene definito "il suo grande amore" (io non credo, penso che il suo amore vero e deluso è stato quello della sua gioventù, per quell'anima persa di Mario Marenco) il quale in sua morte se ne esce così in un comunicato "ufficiale": 

Da: TGCOM24

Laura Antonelli, l'addio di Jean Paul Belmondo: "Fu una compagna adorabile"

L'attore affida il ricordo a una nota ufficiale, citata da diversi media francesi

Tra i tanti messaggi di cordoglio è arrivato anche quello del grande amore di Laura Antonelli: l'attore francese Jean-Paul Belmondo. "E' con profonda tristezza che ho appreso della morte di Laura Antonelli - ha dichiarato in una nota - Laura fu per me prima di tutto una compagna adorabile, dallo charme eccezionale. Fu anche una partner di grande qualità, che tutti apprezzavano sui set. Di lei voglio conservare solo questi meravigliosi ricordi".

Trovo queste parole ipocrite: se proprio aveva di lei "meravigliosi ricordi" perché non l'ha aiutata quando l'ha vista cadere così in basso, lui sempre ricco e bravo ad amministrarsi? In nome di un amore finito, visto che era stata "una compagna adorabile"...

La Padania non esiste

Volevo scrivere un post sull'ennesima riunione a Pontida condotta, questa volta, da Salvini, poi ho ritrovato questo post intitolato "La Padania inventata" e allora direi che basta ripubblicarlo: 

8 aprile 2013

Ho visto in televisione, come tutti, pezzi filmati della riunione della Lega Nord a Pontida e mi sono chiesta: "Ma queste persone hanno dimenticato cosa faceva Belsito, con l'assenso di Bossi, dei soldi del finanziamento pubblico ai partiti che un referendum popolare aveva bocciato? Hanno dimenticato gli 800.000 euro (in Lire un miliardo e seicento milioni) dati alla scuoletta privata della seconda moglie di Bossi? Hanno dimenticato i filmati in cui il figlio non proprio intelligente di Bossi incamerava soldi contanti (sempre dei contribuenti) per le sue spese personali? Hanno dimenticato le altre ruberie della "badante" che, ahimé, sedeva in parlamento? Trovano giusto che una persona che nulla ha dato alla Società, che andava a comperarsi lauree fasulle nei Paesi dell'Est, prendesse mensilmente quello che i loro figli guadagnano si e no in sei mesi?
Sono tutti pazzi? Poco intelligenti? Tanto da trovare tutto questo normale e da andare addirittura a litigare fra loro sotto il palco dove un tecnico, che si è vantato di essersi laureato senza averlo mai fatto, ormai ridotto male da un ictus, continua a gettare fuori parole, parole, parole, di fronte ai fatti sopra elencati? 
Non ho francamente risposte. Solo tanta meraviglia.
Penso, però, che sia un fatto culturale. Lì di vera cultura ce ne è poca, e dove c'è ignoranza c'è chiusura, egoismo, ottuso individualismo.
In questo blog ho trattato altre volte l'argomento Lega Nord, sempre sotto l'etichetta Politica. Penso con desolazione che la maggior parte dei Lombardi ha votato Maroni quando avevano una persona pulita come Ambrosoli a disposizione.
E' la solita storia: Cristo o Barabba ed hanno scelto Barabba.
 L'unica Pianura Padana esistente geograficamente, il resto è pura invenzione

Se i politici sono quel che sono gli italiani sono coloro che li seguono e li votano, dunque si specchiano gli uni negli altri.

Personalmente ho cercato la legalità e l'onestà nel simbolo di "Mani pulite", Antonio Di Pietro, ed ho riconosciuto con onestà di essermi sbagliata su di lui avendo militato nel suo Movimento con sincerità ed avendo visto dal di dentro il vuoto rispetto alla facciata che si era dato.
Oggi spero nella determinazione di Matteo Renzi dopo aver dato il mio voto politico al Movimento 5 Stelle che oggi non ritengo inutile, anzi, penso che era uno scossone necessario per far capire al Sistema che non si poteva continuare così. Ma Renzi fa e, se lo lascieranno fare, il PD avrà il mio voto alle prossime Politiche, altrimenti per me possono pure spararsi, soprattutto i Fassina e tutti quelli che continuano in questo partito ad ignorare lo sfascio di questa nostra Società. Intendo tutti quelli che strizzano l'occhio ad un sindacato che si preoccupa solo degli assenteisti del Pubblico Impiego, di conservare il posto a chi timbra i cartellini dei colleghi, a chi ritiene che avendo conquistato un posto statale ha Diritto di prendere soldi e lavorare poco e male; intendo quei componenti del PD che ritengono che gli zingari, le etnie nomadi in genere, abbiano DIRITTO ad una casa pagata da noi contribuenti, a non pagare la tassa sui rifiuti ma a sporcare; intendo quei componenti del PD che ritengono che sia giusto continuare ad accogliere all'infinito sbarchi di persone in fuga per ragioni diverse, provenienti da Paesi diversi e di pagarne l'enorme spesa di salvataggio e mantenimento; intendo infine quei componenti del PD che non vogliono l'assunzione individuale di Responsabilità e preferiscono "il collettivo che decide" per non decidere mai niente e rendere tutti Irresponsabili per tema che scappi fuori il "Duce" o lo "Sceriffo"!

Non lasciamo l'Italia in mano a queste componenti vetero-comuniste visto che il comunismo ha prodotto quello che si è visto in Romania, Bulgaria, Ungheria, Polonia ecc. ecc..
Cerchiamo di mantenere i valori migliori di quella idea sposandola con un soffio di liberalità, di onestà, pensando che l'Italia non può finire in mano a dei buffoni che dicono parolacce per aver presa sui sentimenti più bassi di chi li vota. 

domenica 21 giugno 2015

Pericoli che vengono dal passato

Da: Il Messaggero

Roma, cane trova una bomba a mano e la porta nel parco in mezzo ai bambini


Tanta paura e per pura fortuna nessuna tragedia. Ieri pomeriggio a Velletri, nella cittadina dei Castelli, in contrada Cigliolo, un gruppetto di bambini stava allegramente giocando nel cortile di casa quando il loro cagnolino, di proprietà di uno dei piccoli si è allontanato verso il bosco vicino casa. 

Il cane è tornato poco dopo con un curioso oggetto fra i denti, una bomba a mano della seconda Guerra mondiale perfettamente integra. La padrona di casa si è accorta dello strano oggetto che il cagnolino aveva lasciato davanti la porta di ingresso, vicino ai bambini, si è avvicinata per guardarlo meglio e ha così avuto la pericolosa sorpresa: il cane, scavando e cercando nel terreno aveva rinvenuto una bomba a mano del tipo granata con la spoletta ancora attaccata, un residuo bellico rimasto intatto nel tempo.
Velletri

La donna ha subito chiamato la polizia Locale di Velletri che a sua volta ha avvertito gli Artificieri dell'Esercito di stanza a Roma. I militari del VI° Reggimento Genio Pionieri, giunti sul posto, hanno messo in sicurezza l’area, facendo allontanare le persone e hanno portanto via il pericoloso ordigno per farlo brillare in un luogo isolato e sicuro nei prossimi giorni.

Bomba a mano della seconda guerra mondiale.


Molti di questi ordigni, anche di forme diverse, esistono ancora nei terreni. Sono pericolosissime per chi non ne riconosce immediatamente la natura. La signora di Velletri è stata brava e si è mossa in modo intelligente, ma non tutti sono così. Soprattutto i bambini, che potevano anche giocare con l'oggetto senza capirne assolutamente la pericolosità e sarebbe stata una strage. Nei primi anni del dopoguerra lo Stato faceva circolare dei manifesti con foto dei vari ordigni onde consentirne il riconoscimento. Oggi, a tanti anni di distanza, si pensa che il pericolo sia scongiurato, ma non lo è.




Sotto alcune immagini delle più svariate forme di bombe che oggi si presentano come oggetti arrugginiti, facilmente scambiabili con altri residui, magari di tipo edilizio.






venerdì 19 giugno 2015

Ignazio Marino: perché mandarlo a casa se non è stato lui?

Da: Il Messaggero

Roma, bomba salari sui conti del Comune. Il Tesoro: ha speso 360 milioni di troppo

In Campidoglio erano in molti a temere che la doccia fredda sul salario decentrato sarebbe arrivata, prima o poi. Ma il momento storico, tra le inchieste su Mafia Capitale e gli attriti con il Governo, è il peggiore possibile per affrontare un'altra crisi, che questa volta coinvolgerebbe i 23 mila dipendenti del Comune di Roma. Il ministero dell'Economia, in sostanza, punta il dito sulla gestione delle voci extra dello stipendio pagate da Roma Capitale ai lavoratori prima della riforma del sistema, voluta proprio dal sindaco Ignazio Marino e venuta alla luce la scorsa estate. Ma negli anni tra il 2008 e il 2013, durante l'amministrazione di centrodestra, i bonus “a pioggia” ai dipendenti comunali sarebbero stati «indebitamente erogati», per oltre 360 milioni complessivi.

Da: Roma fa schifohttp://www.romafaschifo.com
3 dicembre 2014
Ecco perché Mafia Capitale non sorprende neppure un po' i lettori di Roma fa Schifo. Tutto già detto e scritto nero su bianco anche nei dettagli. Ora si cambi profondamente.

 Dopo aver letto carte e documentazioni dell'inchiesta Mondo di Mezzo che ha finalmente fatto emergere in maniera chiara l'esistenza di una Mafia Capitale diversa e aggiuntiva rispetto alla Cosa Nostra siciliana, alla 'Ndrangheta calabrese, alla Sacra Corona Unita pugliese ed alla Camorra campana, forse è opportuno riguardare con occhi nuovi le recenti e meno recenti polemiche che hanno visto protagonista il nostro blog.

A partire dall'articolo più letto di sempre di Roma fa Schifo. Quell'articolo che, secondo alcuni, "difendeva" il sindaco dagli attacchi che stava subendo a causa di una Panda rossa di cui qualcuno si era dimenticato di rinnovare tempestivamente un permesso scaduto. Gli attacchi sono stati assai più velenosi (da parte sia di figure politiche che di cittadinanza comune) di quelli che da ieri sta subendo l'ex sindaco Alemanno, in fondo solo indagato per associazione mafiosa...

Il fatto è che in quell'articolo c'era già tutto, 20 giorni prima. Ma proprio tutto tutto, c'era per fino il nome dell'operazione, chiamata dalla procura "Mondo di Mezzo" e da noi preconizzata con "Demi Monde", che è la stessa cosa ma in francese. Rileggiamo un istante la premessa di quel lungo articolo che comunque trovate qui

Davvero voi siete tra quelli che pensano che il sindaco stia rischiando di saltare in aria per una questione di Fiat Panda rosse o di multe prese in automatico per una dimenticanza sul rinnovo del permesso? Mapperfavore! Marino è sulla graticola per un motivo molto diverso, ovvero perché con il suo modo di fare (manco si capisce se lo fa di proposito o se procede a casaccio) si è posto completamente al di fuori dei meccanismi criminali, mafiosi, consociativi e di corruttela che reggono Roma da decenni e ai quali ogni sindaco, nolente ma soprattutto volente, ha dovuto adeguarsi. Meccanismi che muovono un sacco di consenso e un sacco di denaro sottraendolo all'erario pubblico ed ai servizi per direzionarlo nelle tasche giuste. Il sindaco è al di fuori di queste logiche, non le conosce, magari non le combatte neppure, ma le ignora e questo è ancor più pericoloso per il sistema di potere che lo sostiene e che, assieme alla destra in una finta alternanza ed in una finta dialettica maggioranza-opposizione, ha spolpato la capitale del paese in un modo riprovevole e senza raffronti in altre città europee e occidentali. Ecco una decina di elementi che segnano una grande discontinuità tra Marino e i suoi predecessori. Si tratta dei veri motivi per cui il PD, con un'operazione di comunicazione anche piuttosto rozza (avete fatto caso come si parla dei problemi di Roma, gli stessi da decenni ma oggi presenti in tutte le trasmissioni tv? Avete fatto caso ai raffazzonati editoriali di Repubblica e Corriere?), sta mettendo all'angolo il sindaco per ricattarlo, per imporgli di smetterla, per intimargli di interrompere lo sbullonamento del sistema economico che garantisce in vita il demi monde che ha ucciso la città, per metterlo sotto tutela e per far sì che non continui a intralciare chi vuole continuare a fare affari illecitamente su quel che resta di una città.

Avete letto? Siamo al 18 novembre e già si parlava di tutti i temi che sono stati di questo blog per 6 anni. La mafia romana, la criminalità trasversale della destra e della sinistra, la macchina del fango per umiliare chi non si piega. C'era in filigrana il riferimento ad "ogni sindaco" (e infatti l'inchiesta ha interessato anche la Giunta Veltroni), c'era il concetto di "finta alternanza" tra le due parti politiche che si sono divisa e scarnificata la città da quarant'anni a questa parte. Insomma c'era tutto. Fino ad arrivare al "sistema economico che garantisce il demi monde (il Mondo di Mezzo che poi è apparso in tutta la sua allucinante chiarezza dopo 20 giorni da questo scritto) che ha ucciso la città". Insomma Giuseppe Pignatone ci deve pagare la Siae, ma gliela abbuoniamo perché lo amiamo e stiamo preparando un monumento, una piazza, una strada e un parco da intitolare - il più tardi possibile - a l'uomo che ha deciso di stappare il Porto delle Nebbie, il Tribunale più mafioso d'Italia. È proprio per questo che questo articolo (centinaia di migliaia di visualizzazioni, una cosa impressionante) ha dato fastidio moltissimo. Chissà quanti tra gli arrestati e gli indagati lo hanno letto: loro sono alcune decine, certo, ma tutto quello che gli gira intorno e che non entra nelle carte della Procura è assai più grosso: per ogni persona c'è il suo entourage, il suo cerchio magico, i suoi familiari.






Vi basta? Per me non debbo aggiungere altro.

'Laudato si''


Cosa deve fare un Papa se adempie alla sua funzione di indirizzo spirituale delle coscienze?
Esattamente quello che Papa Bergoglio-Francesco ha scritto in questa Enciclica.
Egli analizza la realtà oggettiva del rapporto fra l'Uomo e l'ambiente che l'ha creato e che consente la sua esistenza.
Fino ad ora l'Uomo, nella sua Storia, si è comportato come se fosse il padrone del Pianeta Terra, usando tutto, anche i propri simili, in una logica di cieco consumo e profitto.
Quello che rende sempre più pericoloso l'agire dell'Uomo in codesta maniera sono gli strumenti tecnologici che con la sua intelligenza è riuscito a concepire i quali, se usati solo per i fini egoistici e non saggi come ha fatto fino ad ora, porteranno alla fine del Pianeta e l'Uomo avrà distrutto il mondo che l'ha creato.
Il Papa, dunque, partendo da questa analisi della realtà consiglia un cambio di rotta nel modo di pensare la vita dell'Uomo sulla Terra, per il bene della sua specie.
Con questa Enciclica il Papa adempie al suo dovere di Guida, come hanno fatto in origine i Predicatori ed i Profeti, le guide morali delle masse che sempre hanno bisogno di chi le indirizza e detta loro le regole che si fanno morale, etica.
Maometto proibì la carne di maiale ai suoi seguaci che, nelle terre dove lui visse, non avevano bisogno di eccessive calorie dato il clima, erano dunque regole di buonsenso per la loro salute, per un migliore loro benessere, che si sono tradotte in regole morali per ottenerne l'osservazione.  
Il Papa ha dato un messaggio universale di saggezza spingendosi fino a dire che si può anche rivedere il concetto di proprietà privata, ai fini di una equa distribuzione della ricchezza delle risorse. Un concetto "comunista" della prima ora: dunque rivoluzionario.
Il messaggio morale è ineccepibile, ma dispero che venga seguito dagli Uomini che detengono il Potere sulla Terra oggi, come quelli di domani...
Il cambiamento radicale di pensiero difficilmente si produrrà. Il mio pensiero pessimistico deriva da tutto quello che l'Uomo ha fatto fino ad oggi e che, dunque, non fa sperare bene per il domani.
Ci sono progressi nella Scienza che elevano l'Uomo, che gli hanno consentito di capire di più di se stesso e del mondo che lo circonda, che gli hanno permesso di curare le malattie e le sofferenze... Ma queste meravigliose mete, frutto dell'opera di tanti esseri illuminati, si perdono in un mare di azioni di esseri brutali, protervi, ottusi che creano danno agli altri uomini ed al pianeta.
Papa Francesco ha scelto il nome del mistico di Assisi, illuminato, considerato un folle per il suo agire fuori da tutti gli schemi, forse lo era anche un poco folle per la moderna psichiatria, ma che grande messaggio di una vita diversa egli ha lasciato, forse il mondo giusto è quello dei folli? 
  

giovedì 18 giugno 2015

Il Giallo rimane sulla triste fine di Domenico

Da: Il Fatto quotidiano

Domenico Maurantonio, ipotesi degli investigatori: “Era solo quando è caduto”

Su tutti i giornali gira la notizia dell'ultima ora: era solo quando è caduto.
Le motivazioni a suffragio di questa tesi però non sono convincenti: le testimonianze dei compagni concordanti (potrebbero essersi messi d'accordo su una unica versione dei fatti e dunque ripetere sempre quella), i messaggi da loro scambiati con i cellulari (anche qui possono essere stati ben attenti sapendo che si possono poi leggere), l'unica novità uscita è che sul livido del braccio non vi sono tracce di DNA di alcuno.
Non vi è nulla che giustifichi questa certezza data come ultima notizia. A meno che gli inquirenti abbiano ben altri riscontri: ad esempio le impronte digitali tutto intorno alla finestra e sul davanzale. Se hanno trovato solo le sue allora si spiegherebbe questa uscita. Ma non l'hanno detto però. Ancora non hanno l'esame del DNA trovato sotto le sue unghie e il risultato dell'esame tossicologico. 
Il fatto che nessuno ha sentito un grido viene ripetuto in tutti gli articoli quale suffragio della solitudine nella caduta, senza riflettere che nessuno ha sentito nemmeno il tonfo del corpo caduto!!
Dunque non si può escludere che il grido ci sia stato solo perché nessuno l'ha udito, perché il tonfo c'è stato di sicuro ma nessuno l'ha udito lo stesso!
Fin qui dunque niente di nuovo. 
Sarà importante conoscere l'esito delle impronte intorno alla finestra.
Resta sempre la stranezza dell'uscita di Domenico dalla stanza, scavalcando i corpi dei due compagni che dormivano a lato di lui, la stranezza di non entrare in bagno pur avendo un forte stimolo, la stranezza di avviarsi lungo un corridoio verso la stanza dove avrebbe dovuto dormire e che aveva lasciato per comodità del suo compagno di stanza... Per poi cadere da una finestra proprio vicino a QUELLA stanza superando un davanzale alto m. 110.
Troppe stranezze. Rispolverano l'ipotesi suicidaria. E, oltre al resto già detto e scritto contro questa ipotesi, aggiungo una domanda: perché percorrere un lungo corridoio e non aprire la prima finestra appena uscito dalla stanza dove fino a poco prima dormiva?

Augias disinformato

Corrado Augias, uomo di cultura e giornalista di successo, basta pensare a "Telefono Giallo", ricompare con una trasmissione che va in onda a tarda ora su RAI3: "Visionari".
Mi è capitato di vedere la puntata dedicata al sommo Poeta Giacomo Leopardi. Ospite in studio una Professoressa Universitaria: Novella Bellucci. Il suo curriculum di Professore Associato di Letteratura Italiana sul sito dell'Università "SAPIENZA" di Roma, così recita nell'incipit:
Docente di Letteratura italiana generale, è specialista di studi leopardiani con numerosi saggi su vari aspetti della produzione del poeta (tra i titoli, Leopardi. Per leggere 1988; Giacomo Leopardi e i contemporanei, 1996; “Il gener frale”. Saggi leopardiani, Marsilio, 2010), numerosi progetti culturali e di ricerca (il più recente sul Lessico leopardiano)

L'immediato appunto da fare al dotto Augias ed alla sua redazione è che ancora non sanno che non si scrive "LA SAPIENZA", come hanno scritto sotto la presentazione della Professoressa, ma semplicemente "SAPIENZA", cosa che non è di poco conto visto che si vuole fare informazione e, per di più, a sfondo culturale.

Dal Sito Ufficiale dell'Università degli Studi di Roma "Sapienza" (www.uniroma1.it) :

Nel 2006 il nuovo logo della Sapienza, rivisitazione del Cherubino, marchio storico dell’ateneo, recepisce la consuetudine di chiamare l’Università semplicemente “Sapienza”, creando il naming “Sapienza – Università di Roma” per ottimizzare la composizione grafica del logo.. Il nuovo Statuto, entrato in vigore nel 2010, chiarisce che il nome ufficiale “Università degli Studi di Roma” coincide con “Sapienza Università di Roma” e con la denominazione breve “Sapienza”. - See more at: http://www.uniroma1.it/ateneo/chi-siamo/il-nome-sapienza#sthash.rFHkTumR.dpuf

Posso aggiungere che già molti anni fa, Reggente l'Ateneo il Prof. Giorgio Tecce, il Rettore fece pubblicare in G.U. tale rettifica.

Ma torniamo alla trasmissione "Visionari" e alla puntata dedicata al sommo Poeta Giacomo Leopardi: Augias poneva le domande alla brava Professoressa interrompendola là dove lei non dava le risposte che egli avrebbe voluto, e già questo non va bene... Dovrebbe prendere esempio dall'ottimo Piero Angela che, con garbo ed intelligenza, pone le domande a chi è esperto, e dunque fonte di cultura ed informazioni, poi ascolta senza cercare di orientare le risposte a quello che di precostituito potrebbe avere nella mente. E questa differenza non è da poco, per me è il discrimine fra la grande informazione culturale e quella minore asservita ad idee precostituite. 
Quello che è venuto fuori su Leopardi nel corso della trasmissione era a tratti risibile e la Professoressa Bellucci ha provato a dire con garbo "che non era d'accordo" su alcuni assunti.
Uno di questi era una presunta omosessualità di Giacomo Leopardi basata sulle lettere che egli scriveva al suo caro amico Antonio Ranieri:

Da: http://arjelle.altervista.org/Tesine/Chiara/leopardi.htm
CHIARA TOSO
Un'amicizia così accesa non passò inosservata, come emerge da un'altra lettera che accenna alle derisioni che scatenava: "Povero Ranieri mio! Se gli uomini ti deridono per mia cagione, mi consola almeno che certamente deridono per tua cagione anche me, che sempre a tuo riguardo mi sono mostrato e mostrerò più che bambino. Il mondo ride sempre di quelle cose che, se non ridesse, sarebbe costretto ad ammirare; e biasima sempre, come la volpe, quelle che invidia. Oh Ranieri mio! Quando ti ricupererò? Finché non avrò ottenuto questo immenso bene, starò tremando che la cosa non possa esser vera. Addio, anima mia, con tutte le forze del mio spirito. Addio infinite volte. Non ti stancare di amarmi" (Giacomo Leopardi, Lettere, Salani, Firenze 1958; lettera 486, 11/12/1832).
Quando infine Ranieri parte alla volta di Firenze per andare a prendere l'amico, al quale ha proposto di vivere a Napoli insieme, Leopardi gli scrive: "Ranieri mio. Ti troverà questa ancora a Napoli? Ti avviso ch'io non posso più vivere senza te, che mi ha preso un'impazienza morbosa di rivederti, e che mi par certo che se tu tardi anche un poco, io morrò di malinconia prima di averti avuto. Addio addio" (Giacomo Leopardi, Lettere, Salani, Firenze 1958; lettera 498, 11/12/1832).
Ranieri stesso si affannò a rivelarci da cosa nascessero "scandalo" e derisione: dall'eccessiva intimità fra i due. Appena arrivati a Napoli assieme, nel 1833: "io, lasciatone il mio antico letto, dormiva in una camera non mia (cosa che nelle consuetudini del paese, massime in quei tempi, toccava quasi lo scandalo), per dormire accanto a lui" (Antonio Ranieri, Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, Garzanti, Milano 1979, p. 55).
Tanta premura suscitò i sospetti della padrona di casa, che "Mi dichiarò: ch'io le aveva introdotto un tisico in casa; che, amandolo tanto da fargli le nottate, non altra poteva essere la cagione onde non gliele facessi in casa mia [non c'era ragione per non fargliele a casa mia]; ch'essa voleva, ad ogni costo, essere sciolta dall'affitto" (ibidem, pag. 56).
Del resto un incidente simile era già accaduto durante il già citato soggiorno comune a Roma nel 1831/32: un maligno parrucchiere compaesano di Leopardi, stupito della convivenza fra i due, s'era premurato di riferire certi pettegolezzi a Ranieri. Ranieri nel suo libro riconferma la sua amicizia, però aggiunge velenoso: "Ma, io confesso, che non avrei mai inteso concedergli quella che mi si riferisce leggersi in alcune delle sue lettere. E dico: mi si riferisce; perché, insino da una prima pubblicazione di questa specie, io, tre volte tentai di farne lettura, e tre fui preso dalla febbre" (ibidem, pag. 39). Quali che fossero le convenzioni dell'amicizia dell'Ottocento, è Ranieri stesso a dirci che le lettere di Leopardi andavano oltre l'accettabile, al punto che la sola lettura gli procurava la febbre decenni dopo; anche se naturalmente è una puerile scusa quella con cui Ranieri pretende di non aver mai letto le lettere.
Giovanni Dall'Orto conclude: "le memorie scritte da Ranieri sono inattendibili. Esse furono scritte non per tramandare, ma per occultare "qualcosa". Forse una relazione omosessuale? Ahimè, purtroppo no: si tratta più banalmente di una relazione parassitica. Ciò che Ranieri non solo tace nelle memorie, ma anzi occulta descrivendo Leopardi come suo ospite spesato di tutto, è che la sua famiglia era alla bancarotta. Negli anni in cui i due convissero, fu Leopardi a pagare i conti. Anzi: a un certo punto si trovò in casa pure la sorella di Ranieri, Paolina. Questa "scoperta" cambia l'ottica in cui leggere la relazione. Che Leopardi fosse cotto di Ranieri, ce lo dicono a sufficienza le lettere. Che Ranieri, perso nei suoi amori con donne, reciprocasse tale amore, lo nega la sua biografia. Se dunque amore ci fu, esso fu a senso unico".
Certo questo colpo di scena cambia completamente le cose!
Fu davvero così? Non lo sapremo mai. Generalmente l'ottica in cui viene letto questo rapporto è radicalmente diversa, per non dire opposta; e Ranieri, con tutti i suoi difetti, ne esce molto meglio.
Il tono appassionato delle lettere di Giacomo può anche essere interpretato come il grido di esultanza che una persona che sta annegando sta rivolgendo al suo salvatore. Si fa notare poi che in quel periodo un tale modo di relazionarsi con un amico era abbastanza frequente (?). Renato Minore sottolinea come "la tremenda paura della solitudine portò Giacomo ad alzare il tono delle sue richieste che erano vere e proprie invocazioni: 'ti sospiro sempre come il Messia'…". Quanto al sospetto che il rapporto con Ranieri potesse essere di tipo omosessuale, Renato Minore dice semplicemente che "non ci sono prove" ed il Montanelli parla semplicemente di "voci malevole".
Fatto sta che quando Ranieri  nell'autunno del '30 incontra a Firenze un Leopardi disperato, malato e sofferente,  dice all'amico che pensava di andare a morire a Recanati: "Leopardi, tu non andrai a Recanati! Quel poco onde so di poter disporre, basta a due come ad uno; e, come dono che tu fai a me, e non io a te, non ci separeremo più mai" (A. Ranieri - Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi - Se, pag. 28).
Quando Ranieri pronuncia queste parole probabilmente è solo un napoletano che con teatralità partenopea rassicura un povero cristo promettendogli la cosa di cui aveva sommo bisogno: un po' d'affetto. Nel suo libro il Ranieri descriverà spesso un Leopardi sporco, testardo, irriconoscente, ghiotto di dolci e gelati, e pieno di difetti. Probabilmente c'è un fondo di verità anche in questo. Ma alla fine, quel che conta è il semplice fatto che Ranieri si prese cura di un infermo per sette lunghi anni.

Ma il clou della trasmissione è stato il parere su Leopardi dello psichiatra Andreoli! Quello che definì i due fratellini di Gravina di Puglia, disgraziatamente finiti in una profonda buca di una casa fatiscente giocando, "come dei VUOTI A PERDERE per causa di genitori separati", ignorando, nella sua "dotta" analisi psicanalitica, che nella medesima buca c'era caduto successivamente un ragazzino di una famiglia unita, sempre giocando, ma che ebbe più fortuna, perché compagni di giochi avvisarono gli adulti ed il ragazzino fu recuperato e salvato, svelando con la sua caduta che in quel luogo giacevano i cadaveri dei due sfortunati fratellini tanto cercati dal padre disperato.
Una analisi risibile quanto idiota, come molte che siamo costretti a sentire da "esperti di fama televisiva".

Nulla ha aggiunto questa trasmissione a quanto già sapevo su Leopardi, a parte queste sciocchezze sopra riportate.
Durante un soggiorno nella bella Macerata, ospiti di un Preside Salesiano, mio marito ed io abbiamo visitato Recanati, non più il "natio borgo selvaggio" ma una cittadina curata e gradevole, anche grazie al fatto che da tutto il mondo visitatori vi si recano proprio per lui: Giacomo Leopardi.
Abbiamo visitato il Palazzo avito dove, in parte, vivono ancora i discendenti della Famiglia dei Conti Leopardi. E' stata una splendida visita, con un giovane uomo che ha fatto da guida con una passione ed un amore per l'Opera Leopardiana  commoventi, dimostrando una profonda cultura generale che si avvertiva dai suoi commenti e considerazioni di carattere filosofico che ci hanno fatto pensare che avrebbe meritato una cattedra da qualche parte, piuttosto che svolgere il lavoro di guida, sia pure culturale, in quel luogo. 

Leopardi sul letto di morte, 1837, ritratto a matita di Tito Angelini, anch'esso simile alla maschera mortuaria e quindi molto realistico e verosimile