lunedì 13 luglio 2015

Ripasso di memoria!!!

Da: Il Fatto Quotidiano

Grexit: i governi tedeschi non hanno mai pagato i loro debiti

Sciacalli che mettono alla gogna senza processo

Da: Il Giornale di Puglia 12 luglio 2015 Taranto

INDIA - Domani in esame della Corte suprema indiana vi sarà una richiesta italiana in merito al caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone trattenuti in India da oltre 40 mesi. E' quanto emerge dall'agenda nel portale internet della stessa Corte. L'udienza avverrà alla vigilia della scadenza del permesso concesso a Latorre. E' presumibile che l'istanza avvenga nell'ambito della recente attivazione di un arbitrato internazionale alla Corte permanente dell'Aja. 

"Spero che queste parole siano uscite dalla testa e non dal cuore, ma lo dicesse ai nostri figli". Lo scrive il marò Massimiliano Latorre commentando su Facebook la frase del segretario di Rifondazione comunista di Rimini, Paolo Pantaleoni, che sul social network aveva scritto: "Ma non è ora che impicchino i due marò?", riferendosi ai fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Il post era stato successivamente cancellato, con le scuse di Pantaleoni: "Si trattava di una battuta e mi scuso con quante e quanti l'hanno considerata un'affermazione seria".

"Qui mi blocco - ha aggiunto Latorre - e non voglio far polemica. Quando saprà che siamo innocenti avrà ancora il coraggio di scherzare?". "A tutto c'è un limite - conclude - anche alla sopportazione".


Tirano il sasso e ritirano la mano: tipico dei vigliacchi.
Ignobile gesto che da conto di certo pensiero bieco di "sinistra", che nulla ha a che fare con un vero pensiero aperto al popolo, a chi è più debole... Anzi sparano su chi è più debole, senza processo, sotto ricatto e privato della libertà personale da anni!!
Se si fosse trattato di qualche "compagno" andato in India a procurarsi un po' di "fumo" questi vigliacchi avrebbero tuonato contro il loro arresto e la privazione della "libertà" personale!
Ad ognuno i propri idoli! 

domenica 12 luglio 2015

Sparire nel nulla a Roma


A “Chi l’ha visto?”: Le ultime immagini di Daniele nella metro prima di sparire

Nella prossima puntata la ricostruzione della scomparsa di Daniele Potenzoni con le immagini integrali delle telecamere della stazione Termini della metropolitana di Roma, anticipate dal sito di “Chi l’ha visto?” giovedì scorso. Insieme ai familiari e al pubblico da casa si cerca di capire cosa è successo la mattina del 10 giugno, con l’aiuto dei filmati messi a disposizione dalla Polfer e dagli inquirenti. Intorno a Daniele tanti altri viaggiatori: se qualcuno di loro si riconosce e si ricorda di lui è importante che contatti la trasmissione. 



Quest'uomo di 36 anni è disabile per un disagio psichico grave. Venuto a Roma per un'udienza papale insieme ad altri ricoverati in una struttura specializzata per disabili psichici, era accompagnato da infermieri e assistenti di tale struttura che non hanno saputo proteggerlo nella folla della stazione della Metropolitana di Roma Termini.
Dal 10 giugno l'anziano padre lo cerca disperato con il fratello e Daniele sembra essere stato ingoiato dal Nulla.
Nessuno vede un uomo in evidente difficoltà? Nessuno lo soccorre? Nessuno avverte le Forze dell'ordine? Eppure Daniele, l'ha detto il povero padre in più apparizioni nella trasmissione "Chi l'ha visto?", non è in grado di procurarsi il cibo, né parla con alcuno. Risponde solo se lo si chiama per nome: Daniele.
Dov'è questo povero uomo? E' diventato invisibile? Come può essere ancora vivo senza mangiare, senza cure dal 10 giugno, giorno in cui si è perso nella folla della Stazione? 

sabato 11 luglio 2015

Non vedo dove è lo scandalo...

Da: Il Giornale.it

Le confidenze dell'allora neosegretario Pd al generale amico svelano le trame del rottamatore per la scalata a Palazzo Chigi, poi riuscita a febbraio del 2014


Solo ora si capisce che cosa c'era dietro il gelo della «cerimonia della campanella» del 22 febbraio 2014, quella in cui un cupo Enrico Letta passò le consegne al nuovo premier Matteo Renzi, senza mai guardarlo negli occhi.
«Lui non è capace - diceva un mese prima l'attuale capo del governo al comandante interregionale della Guardia di finanza Michele Adinolfi, in una telefonata intercettata e pubblicata in prima pagina da Il Fatto quotidiano - non è cattivo, non è proprio capace. E quindi... però l'alternativa è governarlo da fuori...».
Renzi si riferisce a Letta, naturalmente, e concorda con il generale che «sarebbe perfetto» per il Quirinale. Ma di mezzo c'è l'età, perché ha 46 anni e un presidente della Repubblica deve averne almeno 50. «L'unico problema - dice il leader Pd- è che... bisogna aspettare agosto del 2016. Quell'altro non c'arriva, capito? Me l'ha già detto». Qui si tratta di Giorgio Napolitano, chiamato «il numero uno», che «vuole andar via» ed è contrario a favorire la staffetta. La proposta verrà rifiutata da Letta, che non si fida, e tutto salta.
In questa clamorosa telefonata dell'11 gennaio 2014, giorno in cui Renzi compie 39 anni, i carabinieri del Noe di Roma ascoltano i due perché Adinolfi in quel momento è indagato (poi ci sarà l'archiviazione) e intercettato dal pm di Napoli Henry John Woodcock, per una presunta fuga di notizie, nell'inchiesta sulla Cpl Concordia per la metanizzazione di Ischia che ha portato all'arresto del sindaco Pd Ferrandino. Il «rottamatore» è amico di Adinolfi che alle 9 e 11 lo chiama sul suo cellulare (intestato alla fondazione Big Bang) per fargli gli auguri. Sono tanto in intimità che, tra battute sul calcio, Renzi gli rivela il piano che sta seguendo e si sbilancia nel suo pesante giudizio su Letta, precisando che Silvio Berlusconi, al contrario di Napolitano, sarebbe d'accordo sull'ipotesi di offrire a Letta il Quirinale, perché si faccia da parte senza troppe storie. Una contropartita.
«Cosa penso delle frasi e dei comportamenti di #Renzi rivelati dal fattoquotidiano oggi? Si commentano da soli», è il commento aspro su Twitter dell'ex premier definito «incapace». Letta non dice altro e il suo silenzio è carico di risentimento.
Le intercettazioni pubblicate dal Fatto fanno parte del voluminoso materiale trasferito per competenza dal tribunale del Riesame di Napoli alla procura di Modena. «Non hanno alcuna rilevanza penale - precisa il procuratore aggiunto reggente di Modena, Lucia Musti - né tantomeno riguardano l'inchiesta sulla metanizzazione d'Ischia della quale ci occupiamo». Però, nessuno ha stralciato ciò che non serviva, né sono stati messi degli omissis nelle 500 pagine del rapporto finale, trasferito per intero e a disposizione delle parti senza più alcun segreto. «Con gli atti - spiega la Musti- è stata inviata un'informativa conclusiva dei carabinieri, nella quale si dava contezza della complessiva attività investigativa svolta e, dunque, anche delle intercettazioni effettuate che, a volte, vengono registrate al fine di assicurare la continuità anche se non hanno rilevanza penale». Forse, adesso che ne è diventato vittima pure lui, Renzi farà presto la riforma contro l'abuso delle intercettazioni.
È il giorno, del 2014, in cui l'allora segretario del Pd Matteo Renzi lancia su Twitter l'hashtag #enricostaisereno, per tranquillizzare il premier rispetto ai boatos che dicono che lui sta per silurarlo. La telefonata intercettata tra Renzi e Adinolfi è dell'11 gennaio
È il giorno, del 2014, in cui Enrico Letta, altro che «staisereno», presenta le dimissioni da Palazzo Chigi. A sfiduciarlo, costringendolo di fatto alla resa, è la direzione del suo partito, il Pd, il cui segretario, Matteo Renzi, è pronto a prendere il suo posto
Sono i giorni di Enrico Letta presidente del Consiglio. Il governo Letta, arrivato dopo quello guidato da Mario Monti, è cominciato il 28 aprile del 2013 e si è concluso ufficialmente il 22 febbraio del 2014, col passaggio di consegne tra Letta e Matteo Renzi
Sono le volte da ministro di Enrico Letta, senza contare l'interim di poche settimane all'Agricoltura mentre era premier. È stato alle Politiche comunitarie tra il 1998 e il 1999 e all'Industria tra il 1999 e il 2001. È stato pure sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
E dove sarebbero le "trame"?
Dove lo scandalo?
Matteo Renzi, parlando al telefono con una persona amica, intercettata per l'indagine sulla metanizzazione di Ischia da cui è poi risultata estranea, esprime un'opinione su Enrico Letta condivisa da molti, dati i fatti.
Letta aveva accettato l'incarico di fare il governo con queste parole: "Non voglio galleggiare."
Per fortuna che l'ha detto perché poi galleggiava proprio!
Dove l'azione? Dove l'incisività? Mi pare che assistendo al "galleggiamento" senza nuoto Renzi si è anche dato da fare per lui segnalandolo per la Presidenza della Repubblica, ruolo che debbo dire anch'io gli vedo addosso: per il suo stile misurato soprattutto.
Che si sia offeso e che qualcuno che non può vedere Renzi ci sguazzi è roba di bassa lega: lui faccia pure l'offeso, addirittura dimettendosi da parlamentare, ma in futuro se gli offrissero la Presidenza della Repubblica vedremo se non l'accetterà...
I giornali che ci sguazzano, inventando trame e additando Renzi per aver espresso un parere condivisibile dati i fatti, sono stupidamente di parte. 
Quanto alle intercettazioni rivelatesi inutili ai fini dell'inchiesta su Ischia, ma utili per poter dimostrare "quanto è cattivo Renzi col compagno di partito", mi tornano in mente quelle di Napolitano, intercettato tramite la chiamata di Nicola Mancino, fatte cancellare... Anche se ai fini di quella inchiesta, per la quale Mancino era intercettato, sarebbero state più che interessanti...
Ma si sa come vanno le cose nel Paese... La realtà è sempre manipolabile secondo la parte in cui si sta.
Rare le persone super partes la cui opinione, per questo, è da tenere in considerazione.
Cosa doveva fare il Segretario del PD secondo questi ipocriti?
Lasciare che Enrichetto galleggiasse mentre l'Italia "si impaludava" sempre più?

venerdì 10 luglio 2015

Morto "Il Dottor Zivago"


 Da: Wikipedia
Il dottor Živago (in russoДо́ктор Жива́го?) è un romanzo di Boris Leonidovič Pasternak, pubblicato in anteprima mondiale in Italia nel novembre 1957 dalla Feltrinelli. Narra la vita avventurosa di un medico e poeta, Jùrij Andrèevič Živàgo, diviso dall'amore per due donne e coinvolto nella rivoluzione di ottobre.
Il romanzo, a lungo osteggiato dal regime comunista sovietico, fu pubblicato in Russia, allora URSS, solo nel 1988. Fu l'unico che Pasternak scrisse. Con quest'unico romanzo Pasternak meritò il premio Nobel per la letteratura nel 1958, pochi anni prima della sua morte. Non poté ritirarlo per l'opposizione di Chruščёv, consapevole che non gli sarebbe stato più consentito di tornare in patria.
Nel 1965 dal romanzo fu tratto il film omonimo.


Pochi hanno letto il libro di Pasternak, i più conoscono la vicenda del film in cui hanno identificato la figura del Dott. Zivago con quella del suo interprete cinematografico, di cui ora giunge la notizia della morte.

Il libro è altra cosa: è l'affresco romanzato della Rivoluzione Russa vista dalla parte di un intellettuale proveniente da una famiglia colta, che ne narra anche gli aspetti che il regime comunista ha preferito nascondere e negare.
Sono gli aspetti che ogni Rivoluzione porta con sé.
Anche la prima celeberrima Rivoluzione Francese, di cui ora sto leggendo in un libro di Honoré De Balzac, li ebbe.
E' inevitabile: non bisognerebbe portare un popolo fino a quel punto...
La gente non legge e, se legge, ripiega su libri orrendi di Autori che per me è incomprensibile vengano pubblicati da serie Case Editrici...
Quando, circa un anno fa, ho cercato il libro di Pasternak con cui ha vinto il Nobel (forse anche per la critica implicita al regime di oltrecortina) non lo trovai in due grandi librerie qui a Roma: una in Via Nazionale, dove l'efficiente commesso me lo cercò anche al piano di sotto dove vendono l'usato, e l'altra la Mondadori di un Centro Commerciale di Roma Sud in cui avevo fatto la tessera.
E questo dice molto sulla rinuncia della gente ad impegnarsi nella lettura: unica fonte di crescita.
Le immagini sono meno impegnative e preferiscono il film.
Certo il libro può essere definito "un mattone": poderoso, con lunghe descrizioni di luoghi, affollato di personaggi ed ogni personaggio chiamato con più nomi e nomignoli, alla russa, con tantissimi avvenimenti... Ma non si impara nulla senza sforzo: dunque leggete!
Pasternak è stato essenzialmente un Poeta: arte sublime e difficile, almeno per me.
Nell'edizione del libro "Il Dottor Zivago", che acquistai alla fine su IBS, ci sono anche le sue Poesie. Confesso che non mi piacciono molto, ma forse molto dipende dalla traduzione...

Omar Sharif se ne è andato, come accade a tutti noi, lasciando il suo volto a questo personaggio inventato da Pasternak che, forse, è un poco autobiografico.
Una intensa espressione di Omar Sharif nei panni del Dottor Zivago


Vitalizi della Casta: continua la presa per i fondelli del popolo italiano

Da: Lettera 43



CASTA

Vitalizi, revocati a 18 parlamentari condannati

Tagliati solo 18 assegni. E i contributi vanno ridati. Al Cav spettano 220 mila euro.





Dieci deputati e otto senatori, condannati in via definitiva per reati gravi, resteranno senza vitalizio.
Dopo due mesi di «preavviso» la Camera ha tolto l'assegno a: Massimo
Abbatangelo (ex Msi, assegno da 4.965 euro al mese), Giancarlo Cito 
(ex Msi, poi Fi ed ex sindaco «tuttofare» di Taranto, 2.139 euro); 
Robinio Costi (ex Psdi, 2.124 euro); Massimo De Carolis (ex Dc,
3.016 euro); Francesco De Lorenzo (ex ministro della Sanità, 
ex Pli, 4.013 euro); Giulio Di Donato (ex Psi, 4.035 euro); Pietro
 Longo (Ex Psdi, ex ministro del Bilancio nel Craxi I, 4.992 euro);
 Raffaele Mastrantuono (ex Psi, 3.884 euro); Gian Stefano Milani 
(ex Psi, 2.276 euro) e Gian Mario Pellizzari (ex Dc, 5.481 euro).
STOP AL VITALIZIO PER B E ALTRI SETTE. Al Senato lo stop è
stato confermato per Silvio Berlusconi (8 mila euro al mese); Marcello
Dell'Utri (4.400 euro); Vittorio Cecchi Gori (ex Ppi, 3.408 euro);
Pasquale Squitieri (An, 2.381 euro); Antonio Franco Girfatti 
(ex Fi; 3.408); Vincenzo Inzerillo (ex Dc, 2.381 euro);  Franco Righetti 
(ex Popolari, 3.408 euro); Giorgio Moschetti (ex Dc, 2381).
Il risparmio per i deputati sarebbe di quasi 37 mila euro al mese che, 
moltiplicati per 12, diventano poco meno di 450 mila euro all'anno. 
Al Senato si risparmiano poco meno di 30 mila euro al mese, circa 360
mila euro l'anno.

Di Maio: «Revocato il vitalizio a 10 sfigati»

La revoca, per il M5s, 
non è che una beffa. 
Non a caso i 
pentastellati all'ufficio
di presidenza hanno 
votato contro con la 
Lega, mentre Fi ha
abbandonato i lavori.
Luigi Di Maio su 
Facebook e sul blog
di Grillo ha alzato la 
voce: «Ricordate la 
sospensione del 
vitalizio agli ex parlamentari condannati? Oggi in Ufficio di Presidenza alla 
Camera abbiamo saputo quanti saranno coloro a cui si applicherà quella
norma. Su 1.543 ex deputati che stanno percependo ingiustamente un 
vitalizio - anche oltre i 3 mila euro al mese - solo 10 avranno il vitalizio 
sospeso. Dieci sfigati che non avevano nessun partito a proteggerli, 
mentre tanti altri condannati - i cui reati non furono sono inseriti nella 
delibera - sono tutti salvi. Quei 10 mi fanno quasi pena».
CHI HA PIÙ DI 80 ANNI NON È CONTROLLATO. La delibera 
approvata a maggio, e già duramente criticata dai pentastellati che non 
votarono, «riguarda solo lo 0,6% di tutti quei politici che con tre giorni 
in parlamento si sono guadagnati una pensione da sceicco! In questa 
farsa», ha concluso Di Maio, «ci sono poi 346 ex deputati con più di 
80 anni, tra cui potrebbe esserci anche Totò Riina, di cui il 
dipartimento della Giustizia non sa nulla sui precedenti penali, in
quanto in Italia a chi ha più di 80 anni non viene registrato più nulla 
sui precedenti».
LA REVOCA NON È AUTOMATICA. Ma le critiche non si 
fermano qui. Il taglio dei vitalizi ai condannati era stato definito 
una «truffa» anche da Riccardo Fraccaro, M5s in ufficio di 
Presidenza della Camera, «perché», disse a maggio, «la revoca 
non sarà automatica. Sarà l’Ufficio di presidenza della Camera, 
di volta in volta, caso per caso, a decidere. In pratica, tutto resta 
in mano ai partiti anche per effetto di un compromesso al ribasso 
frutto di un accordo raggiunto tra la Boldrini e il Pd senza neppure 
consultare le opposizioni. Saranno in pochissimi a vedersi revocare 
l’assegno, mentre continueranno a incassarlo, per esempio, tutti i 
condannati per Tangentopoli».
In secondo luogo poi, stando alla delibera, «le disposizioni non si 
applicano poi agli assegni e pensioni di reversibilità che spettano 
ai familiari superstiti laddove l’ex deputato sia deceduto prima 
dell’entrata in vigore della delibera». Anna Craxi, e non solo, 
continuerà dunque  a percepire l'assegno di Bettino.
IL RIMBORSO DEI CONTRIBUTI ALL'EX CAV. Ma c'è un altro 
aspetto che vale la pena di sottolineare. Se lo Stato con questi primi 18 
vitalizi tagliati risparmierà circa 810 mila euro l'anno, ne dovrà sborsare 
oltre 220 mila euro solo per «liquidare» Berlusconi.
Già, perché come ha confermato il senatore leghista Roberto Calderoli a 
Lettera43.it, a chi viene tagliato il vitalizio si deve corrispondere la 
restituzione dei contributi versati dalle Camere per tutta la durata 
della sua attività parlamentare. Al netto, ovviamente, dei vitalizi già 
percepiti.
Il conto dell'ex Cav lo fece Franco Bechis, ma a maggio. Berlusconi è stato 
parlamentare 19 anni e 7 mesi, ha ricevuto (al 9 luglio 2015) il vitalizio 
per 19 mesi. Ha diritto quindi alla restituzione di 219 mensilità di quei 
contributi versati (1.006,51 euro al mese). In tutto 220.425,69 euro. 
Lo stesso vale naturalmente per Dell'Utri che ha continuato a percepire 
la pensione nonostante fosse in carcere.
Per quanto riguarda i deputati, il problema non si dovrebbe porre, 
almeno per ora. Perché, come ha spiegato l'ufficio stampa della Camera, 
i vitalizi già percepiti superano i contributi versati. In altre parole 
hanno già preso molto di più di quello che hanno dato. 

Disgusto. Provo disgusto e non riesco
neppure ad essere ironica come fa 
l'ottimo Di Maio.
La Grecia è finita indebitata e strozzata
per le spese che non poteva permettersi 
e noi invece?
Noi continuiamo a pagare un fiume 
di denaro che ci svena a una 
Casta vergognosa che si è votata privilegi 
da cui non vuole uscire, usando escamotage 
pseudo-legali di ogni tipo, quando basta la 
deliberazione delle Presidenze delle due 
Camere del Parlamento per eliminare queste 
elargizioni.
Luigi Di Maio l'ha ribadito stamane ad Agorà sulla 
Terza Rete RAI.
Nulla cambia, Renzi o non Renzi. Le resistenze del 
Potere corrotto lo impediscono. Ma se non vi 
si pone rimedio il PD alle prossime politiche il mio 
voto se lo scorda: voterò di nuovo per i 5 Stelle anche 
se su molte cose sulle loro scelte politiche dissento. 
Ma la priorità è ridare a questo Paese la fiducia
fra le Istituzioni ed il Popolo sano, non quello 
che campa con le briciole che la Casta gli butta, 
ma quello che ama questo Paese e vuole 
restituirgli dignità.
NON VOGLIAMO PIU' I PRIVILEGI DI 
QUESTA CASTA!! Smettetela di prenderci per il c...!
Sul quotidiano cartaceo "La Repubblica" del 4 
luglio scorso a pag. 15 c'è un articolo a firma 
Liana Milella che dà una rara bella notizia sulla 
Casta Ladra:
"Da De Lorenzo e Poggiolini 5 Milioni allo Stato" 
Vi si dice che questi due delinquenti, che tanto 
hanno rubato allo Stato approfittando delle loro 
cariche Istituzionali, restituiscono forzosamente 
parte del maltolto: il 27 maggio 2015 sono stati 
incamerati nel Bilancio della Presidenza del 
Consiglio dei Ministri 2.775.525 Milioni 
di euro provenienti dai conti di De Lorenzo! 
Altri 2.389.044 Milioni di Euro che De Lorenzo 
deve allo Stato verranno da esecuzioni 
immobiliari in corso su beni del ladrone siti a 
Gioia Tauro e Lamezia Terme.
Poggiolini deve allo Stato, a noi tutti, 5.164.569 
Milioni di euro, e una prima tranche di 
restituzione di 1.850.581 si otterrà da 
immobili di sua proprietà!  
Pensate a quanto hanno rubato, malversato, il denaro pubblico!
E sono solo 2!!!
Si deve attuare un esproprio di tutti i beni di tutti 
coloro che hanno incamerato denaro pubblico 
attraverso la mala gestione dello stesso.
Non l'Italia deve fare bancarotta come la 
Grecia: loro debbono fare bancarotta!
La Giustizia è troppo lenta! De Lorenzo 
e Poggiolini hanno creato danno già molto tempo fa!
Scrive Milella che "la complessità delle procedure" 
porta codesta lentezza nell'attuazione della ripresa 
del maltolto: ebbene Renzi dimostri la SUA 
GUERRA ALLA BUROCRAZIA più volte 
annunciata! Procedure più veloci per favore!!  
De Lorenzo brinda alla faccia nostra!!