mercoledì 23 dicembre 2015

Prostituzione consentita in strada

Da: Il Mamilio

Rocca Priora-Artena, i cittadini: ''Chi interviene contro la prostituzione?''

lunedì 21 dicembre 2015

Episodio III - Elena e Gregorio-Furio "Tazze, vassoi e cucchiaini"

La “Maschera” Furio.


Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio III

Elena al telefono la sento veramente stanca.
"Rita, non ne posso più!"
Rido: "Sembri davvero la Magda del film!"
Ma lei stavolta non ride. "Non riesco nemmeno più a riderne. Sarà l'età, gli anni che passano, ma proprio non ce la faccio più!"
Cerco di sdrammatizzare: "Dai, ora non esagerare! Gregorio è un uomo buono, onesto, ti vuole bene... Guardati intorno: ma non vedi che soggetti capitano ad altre donne?"
La voce però è sempre lamentosa. "Si, è buono, gli voglio bene e vedo quello che c'è in giro... Ma credimi.. certe volte è insopportabile!"
"Andiamo sputa il rospo, racconta cosa ha fatto questa volta!" La incito a sfogarsi un po'.
"Non quello che ha fatto... Ma quello che fa ormai continuamente!"
"Elena! Gregorio è sempre stato un "Furio", un po'... Mica tanto! Adesso cosa c'è di nuovo?"
"C'è che stiamo invecchiando tutti e due e io vado per accumulo e lui si fa sempre più ossessivo e dice che invece sono io insopportabile!"
"Tu hai i tuoi lati.. E certo che invecchiando tutti noi non miglioriamo di certo."
"Ma lui si impunta all'improvviso su assurdità e di botto cambia umore e me lo fa cambiare anche a me.. In peggio naturalmente!" La voce è quasi piagnucolosa.
"Fammi qualche esempio in modo che mi possa rendere conto.."
La voce si fa un poco più animata mentre racconta: "Sono andata a fare delle compere con mia figlia. Ero così felice! Sai lei è sempre così occupata con il suo lavoro che uscire insieme è quasi una festa. Prima di uscire Gregorio mi fa: "Compera dei cucchiaini. Non abbiamo più cucchiaini, e pure un vassoio."
Rido: "Un vero casalingo! Non avete davvero cucchiaini?"
"Ma de che!!!" Sbotta Elena-Magda. "Li abbiamo, anche d'argento, ma quelli non li tengo nel portaposate della cucina e allora, quando la lavastoviglie è carica per il lavaggio, può succedere che nel portaposate ce ne è magari uno solo! Anche perché le nostre abitudini di vita sono cambiate, ora con i figli ci vediamo molto di più nella casa al mare, i pranzi tutti insieme ora li facciamo lì, ed io ho trasferito un po' di cose là... Cosa me ne faccio di tanta roba qui... Siamo solo in due.. Ogni tanto passa qualche figlio, qualche nipote, qualche amico o conoscente, ma in piccoli numeri, dunque i cucchiaini che ho, compresi quelli in argento, mi bastano!"
"Lui vuole comprarne degli altri?"
"Lui ha la mania di comperare cose inutili che affollano le mie credenze inusate! Per stizza li usa solo lui!"
Sorrido. "Per esempio?"
"Per esempio un giorno è tornato a casa con due tazzoni da caffè e latte tipo refettorio, con un piatto che è più grande di quelli da frutta!"
"E che ci fa?"
Esasperata: "Ci fa colazione solo lui!!! Come i bambini! Io prendo la mia colazione con le tazze da cappuccino!"
"Mangia eh?" Dico ridendo.
"E si lamenta che ha la pancia e dice che deve mangiare di meno!!"
"E tu non gli fai notare la contraddizione?"
"Me ne guardo bene! Diventa un Furio-Mannaro!"
Scoppio in una sonora risata. "Addirittura! E che ti fa?!"
"Si arrabbia, alza la voce, parla senza interruzione accusandomi di tutti i miei difetti veri o presunti! In modo irragionevole, senza specificare, in modo che io possa ribattere. Mi attacca e basta difendendo se stesso aggressivamente!"
"Allora lascialo perdere con i suoi tazzoni da refettorio." Dico arrendendomi.
"Non ho più posto nella credenza! Ogni tanto torna con qualche tazza che compera, poi decide che non gli piacciono più e le vuole buttare! Butta i soldi così!"
"Abbi pazienza Elena, mi sembrano fissazioni innocue in fondo.."
"Mi da fastidio l'insensatezza, mi da! Aveva comperato delle tazze da thè grigio scuro: orribili. In credenza nemmeno ci entravano e non ne avevamo bisogno. Le ha usate per un po' poi si è stufato e per utilizzare la spesa fatta le usavo io. Voleva gettarle via, allora io, che vedo i soldi stupidamente gettati nella spazzatura,  le ho trasferite nella seconda casa dove ho più posto nelle credenze... Ma ti pare possibile? Poi se voglio fare un acquisto per la casa, utile, tipo gettare un mobile vetusto, mi dice di no! Che non possiamo spendere!"
"Insomma, glieli hai comperati  poi i cucchiaini per farlo contento?"
"No. Ogni tanto provo a contraddirlo e gli avevo detto prima di uscire che ne avevamo a sufficienza e che erano al lavaggio in lavastoviglie; sia pure malvolentieri gli ho comperato il vassoio.." Fa con aria di sopportazione.
"Allora l'hai in parte accontentato?"
"Neanche per sogno! Sono tornata tutta contenta, gli stavo parlando di nostra figlia quando mi fa: "Hai comperato i cucchiaini?" Gli ho detto di no ma che avevo comperato il vassoio; si è immediatamente rabbuiato, io, che pure lo conosco, spero sempre in un miracolo e così non lo avevo preso molto sul serio sulla storia dei cucchiaini... Ma purtroppo questo peggiora sempre più! Credevo scherzasse.. forse volevo illudermi che scherzasse.. invece si è messo a declamare "che lui non poteva avere niente... " e che..."
A questo punto debbo dire che anch'io, pur conoscendolo, ho detto meravigliata: "... Ma per i cucchiaini..?! Ma che è un bambino che fa i capricci?"
"Capisci???!!! Io non ne posso piùuuuu!! Sembra pazzo! Si è andato a sedere in salotto continuando a sbraitare! Allora ho cercato di rabbonirlo con il vassoio..."
"Ma che ci doveva fare con il vassoio?" Chiedo un po' sbalordita.
Sospira: "Aveva comperato due vassoi per mangiare noi due quando siamo soli. Li prepariamo in cucina poi possiamo spostarci in soggiorno dove c'è il televisore. Ma per la casa al mare, mica per qui, qui li abbiamo, ma li avevamo anche lì... Ma è come per le tazze.. Non gli va bene all'improvviso ciò che abbiamo e deve comperarne dei doppioni... Senza avvisarmi si presenta a casa con questi oggetti, - la voce si è rifatta quasi di pianto - io ho dei vassoi... Ma... ti ho spiegato.."
"Allora?"
"Allora un giorno uno mi si è rotto." Lo dice come se le fosse successa una disgrazia. "Allora a lui davo quello rimasto ed io usavo uno di quelli che avevo da prima."
"Capisco." Dico per consolarla un po'. 
"Non gli andava bene che io usassi un vassoio diverso... Diceva che era scomodo." 
"Ma se lo usi tu e ti va bene..."
"Ma allora non hai capito Rita!! Hai dimenticato Furio? Il Furio che dice alla povera Magda: "Ho deciso di fare questo e quest'altro, va bene cara vero? Lo vedi che è reciproco?" Reciproco un cavolo! Decide lui ed io debbo arrendermi alle sue fissazioni?! Eh no!"
"Fai bene a non arrenderti, - le dico comprensiva - ma certo è un urto quotidiano."
"Che debbo fare? Fuggire con un bel tenebroso come Magda?"
Rido di nuovo. "Beh, se è come Angelo Infanti ci si può fare un pensierino!"
"Di certo non mi butto di sotto come Veronica Pivetti!" Dice riprendendo un poco di animo.
"Insomma come è finita questa volta?"
"E' finita che ho cercato di rabbonirlo dicendogli che avevo però comperato il vassoio e l'ho sfilato dalla busta andandogli dietro in soggiorno, dove era andato a sedersi su una poltrona con un'aria offesa come se gli avessi fatto chissà cosa! Gli ho detto che non era uguale al vassoio superstite nel disegno, solo nello stampo; gli ha gettato solo un rapido sdegnoso sguardo ed io, che avevo voglia di togliermi le scarpe e mettermi le pantofole e dovevo fare la pipì, ho sentito che tutta la mia gioia stava sfumando via per dar retta ad un deficiente che cercavo di calmare per salvaguardare la mia serenità! "Cosa vuoi, - gli ho detto - se non li fanno più con quel disegno?!" Si è alzato in piedi fuori di sé urlando che ne potevo comperare due e che lui ora usciva e ne comperava quattro tutti uguali e che si comperava pure una BMW!!"
"Ma che c'entra la BMW Elena?" Chiedo sempre più sbalordita.
Lei mi risponde esasperata: "Ma che ne so Rita?!! Ma chi lo capisce?!! Mi ha guastato la serenità lieta che avevo accumulato uscendo nella mia breve mattinata con mia figlia, inutile è stato il mio sacrificio di trattenere il dolore dei piedi nelle scarpe, la pipì e tutte le cose giuste che deve fare uno quando ritorna a casa dopo un giro di spese, perché ha continuato nella sua reazione esagerata che gli è durata tutto il giorno!"
Non so più cosa dire. Ha ragione poveretta. Sarà pure buono, fedele, onesto... ma certo è assurdo, irragionevole e... pesante!!!  


domenica 20 dicembre 2015

"A Sacra Bottega che te scioje e te lega"

Da Bertone 150mila euro al Bambin Gesù

Formalmente sarà una donazione a favore delle cure per 50 bambini affetti da malattie rare, e non una “restituzione”. Fatto sta che il cardinale Tarcisio Bertone, ex segretario di Stato vaticano, ha preso l’impegno di versare all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù la somma di 150mila euro, con l’intento di risarcire a seguito della vicenda delle spese di ristrutturazione del suo appartamento in Vaticano, rivelata dal libro di Emiliano Fittipaldi e assurta ad una delle storie più emblematiche di Vatileaks-2. L’annuncio di questa decisione è stato dato dal presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, durante la visita nella sede del Gianicolo del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, da lui nominata, e che ha avviato un profondo rinnovamento del nosocomio pediatrico insediando tra l’altro un nuovo cda . 
" Il Sole 24 Ore "


giovedì 1 ottobre 2015


IDI, inchiesta chiusa a marzo 2015 per bancarotta fraudolenta

Da: Il Fatto Quotidiano

Scandalo Idi, pm Roma chiude indagini: 40 indagati e 144 capi di imputazione

Ottocentocinquanta milioni è la cifra indicata nella chiusura dell’inchiesta sulla scandalo romano della sanità cattolica. Il gruppo fu gestito - per i magistrati - da un manipolo di manager abili nel far sparire i soldi che la Regione Lazio erogava con cifre a sei, sette zeri ogni anno
di  | 4 marzo 2015

Peggio di ogni previsione. Tre e mezzo anni fa – quando scoppiò lo scandalo dell’Idi di Roma, l’ospedale dermatologico gestito dalla potente Congregazione dei figli dell’Immacolata - qualcuno azzardava un buco di seicento milioni di euro. 

giovedì 13 agosto 2015


Preti da salotto...e da finanziamenti

Mentre infuriano le polemiche ed i commenti per le uscite del Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Don Mazzi, prete dei salotti televisivi, ha fatto la sua comparsa nella estiva trasmissione del mattino su RAI 1.
Comunità Exodus, così si chiama la Fondazione creata da questo Prete che si occupa del "recupero" dei drogati, dei carcerati, di chi mal vive in generale. E per farlo chiede soldi a tutti. Allo Stato Italiano per primo, dato che si prende cura di quei carcerati ammessi ad una vita diversa dal carcere: la vita in comunità.
Il conduttore della trasmissione "Uno mattina estate" era molto interessato al delinquente Corona, a lui affidato, ed ha posto al dinamico prete varie domande sul carcerato: quello che faceva le foto compromettenti a personaggi noti per poi ricattarli. Quando stava ancora con la moglie, Nina Moric, almeno in un episodio descritto dalle cronache, la mandava a strusciarsi addosso a qualche personaggio noto per poi fotografarlo e proporgli l'acquisto (costoso) delle foto per farle sparire.
Lo stesso Don Mazzi ospita Lele Mora, parrucchiere sessualmente bivalente che ha dichiarato di aver avuto per amante lo stesso Corona che poi ha introdotto nel mondo dei VIP!
E per riabilitare questa bella crema della società Don Mazzi liscia tutti: in una delle tante trasmissioni a cui partecipa ricordo di aver assistito allibita ad una scenetta in cui egli diceva ad Aldo Busi e alla Marina Ripa di Meana, ex Lante della Rovere, ex per nascita Punturieri, "Siete due belle persone!" Perché? Mi chiesi. Perché gli hanno dato un po' di soldi per la sua fondazione? Dubitai. Un prete che dice a Busi, omosessuale sfrontato e dichiarato, che scrive libri non credo consigliati dalla Chiesa Cattolica, che "è una bella persona?" La Marina Punturieri, titolata per i vari matrimoni successivi, donna spregiudicata fino al punto di farsi fotografare nuda con un toupet sul monte di venere, per il prete è una bella persona.
La morale cattolica è per Don Mazzi, e non solo, un elastico...

Nello scrivere il post di ieri avevo derogato dal mio linguaggio abituale usando il termine "fregnacce" con un  poco di disagio: nel sentire Don Mazzi mi è passato del tutto, egli in piena trasmissione ha usato il termine "PUTTANATE"!

Questa è la Nuova (in realtà sempre stata) Chiesa Cattolica.
Una notazione: uno dei Coordinatori di Settore è il nipote di Don Mazzi.
Giovanni Mazzi nipote di Don Mazzi e Collaboratore nella Fondazione Exodus di cui lo zio è Presidente e fondatore


Lavorando per la Fondazione creata dallo zio ha risolto il problema della ricerca del Lavoro: sistemato! 
E meno male che i preti non hanno figli!
...Almeno ufficialmente...





sabato 22 agosto 2015

Qua drento ce sta solo 'nfamità

Da: Il Fatto Quotidiano

Mentre Bergoglio scomunica i mafiosi, alla parrocchia Don Bosco le sfarzose esequie del capoclan accompagnate dalle note del Padrino. La segreteria di Bergoglio: "Scene inedite per noi argentini". Ma le gerarchie scelgono di fare quadrato intorno al parroco: "I manifesti con il boss vestito come il Papa attaccati alla chiesa? Non si è accorto di nulla". Lo stesso luogo di culto era stato negato a Piergiorgio Welby, morto per eutanasia.

domenica 9 agosto 2015


Il Papa ci prende per i fondelli?

Da: Il Secolo XIX

Migranti, Calderoli: «Francesco? Un papa “alla Renzi”»

Il senatore leghista Roberto Calderoli interviene sulla polemica tra Matteo Salvini e il Vaticano in merito all’accoglienza dei migranti. «Io ho voluto conoscerlo all’inizio del suo mandato, perché ero rimasto affascinato da questo Papa che parlava come le persone normali e non dall’alto del Vaticano», premette l’ex ministro delle Riforme in un’intervista ad Affaritaliani.it. «L’ho conosciuto e gli ho parlato brevemente e avevo confermato questo mio innamoramento di questa persona. Però, con il tempo, è un pò venuto meno questa sorta di amore nei suoi confronti». Per quale motivo?
«Mi sembra un pò un Papa alla Renzi. Tutti i giorni una serie di comunicati, di slogan...ci mancano solo le slide e poi è come il segretario del Pd».
Ieri Matteo Salvini aveva dichiarato «Con tutto il dovuto rispetto per Papa Francesco, respingere i clandestini non è un crimine ma, anzi, un dovere di qualunque buon amministratore, cattolico o no». Così il segretario della Lega Nord, al quotidiano online Affaritaliani.it a proposito delle parole del Papa, il quale ha detto che «respingere i migranti è un atto di guerra».
Non voterò mai Lega ma debbo dare loro ragione perché quello che dicono è semplice, ovvio buonsenso.
Il Papa sembra Pangloss, il personaggio del Candide di Voltaire che diceva sempre: "Tutto è bene!" Quando ovviamente non era bene affatto. A proposito del Candide ricordo che vi si descriveva come i gesuiti trattavano gli indigeni in Sudamerica... L'ho letto una trentina di anni fa e non me lo ricordo benissimo... Ma mi sembra che i gesuiti a cavallo e armati di spada tagliassero le teste agli indigeni che non si volevano convertire... La Chiesa ha fatto mea culpa di tutti i suoi crimini passati tramite il Papa polacco che andava a pregare con Pinochet, quindi ha fatto un reset e non vogliamo infierire... Anche se... Anche se... Pregare con un assassino come Pinochet... Bah!


sabato 13 aprile 2013


Ospedali di proprietà delle Congregazioni Religiose Cattoliche, quindi dello Stato Vaticano

IERI
Da: Sky.it
18 Luglio 2011 -  

San Raffaele, a Milano suicida il vice di Don Verzè

Mario Cal, storico braccio destro di Don Verzè nella gestione dell’ ospedale San Raffaele , si è suicidato.
Cal si sarebbe sparato un colpo alla testa nel suo ufficio all'interno dell'istituto con una calibro 38 regolarmente detenuta.
Ad avvisare i soccorritori è stata la sua segretaria che, dopo aver sentito l'esplosione, è entrata nella stanza trovando l'uomo disteso a terra. E' morto poco dopo al pronto soccorso dello stesso ospedale.

L'avvocato: "Era preoccupato" - Prima di togliersi la vita, Cal avrebbe lasciato due lettere. Lo ha affermato il suo avvocato e amico, Rosario Minniti, spiegando che per ora non si conosce il loro contenuto e sarebbero indirizzate una alla moglie Pina e l'altra, probabilmente, alla segretaria.
"Il San Raffaele non è coinvolto in nessuno scandalo di natura finanziaria – ha detto a SkyTG24 il legale  – il dottor Cal non è stato mai indagato, ma è stato sentito come persona informata sui fatti".
L'avvocato ha voluto anche precisare che il suo assistito non era preoccupato per l'inchiesta "ma per la situazione del San Raffaele, perché non c'era più la liquidità per pagare i fornitori". 

Aperta un'inchiesta - Il pm Maurizio Ascione ha aperto un fascicolo di indagine a modello 45, cioè senza ipotesi di reato né indagati, sul suicidio di Mario Cal. Il pm ha disposto l'autopsia sul suo corpo e ha ordinato agli uomini della polizia scientifica un'ispezione dell'ufficio in cui Cal si è ucciso, con relativi rilievi fotografici; inoltre, sentirà nelle prossime ore come testimoni tutte le persone che potrebbero dare un contributo alle indagini. Sia la lettera alla moglie che quella alla segretaria sono state sequestrate e il pm vuole verificarne l'autenticità.

Il giallo della pistola - La pistola con cui l'ex vice presidente del San Raffaele, Mario Cal, si è ucciso sarebbe stata spostata e infilata in un sacchetto da una persona che deve essere ancora identificata, probabilmente una delle prime ad entrare nella stanza dove l'ex braccio destro di Don Verzè si è ucciso. Per questo il pm di turno Maurizio Ascione ha disposto degli accertamenti per arrivare ad identificare chi, probabilmente in buonafede, ha spostato l'arma senza rendersi conto di aver inquinato la scena del suicidio.

Il buco del San Raffaele e l'audizione di Cal con il pm - Cal si era presentato nei giorni scorsi come testimone davanti al pm Luigi Orsi nell'ambito dell'inchiesta sulla crisi del gruppo ospedaliero e in relazione al buco da quasi un miliardo di euro nei conti dell'istituto di Don Verzè , prima che il Vaticano aggregasse alcuni soggetti economici intorno a un piano di salvataggio .
Settantuno anni, originario di Treviso, Mario Cal aveva per anni affiancato il fondatore dell'ospedale milanese. Storico braccio destro di Don Verzè e vicepresidente della Fondazione San Raffaele, solo venerdì scorso era stata sancita la sua uscita di scena con l'elezione di un nuovo cda per la fondazione e la nomina a vicepresidente di Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù di Roma, cui sono passate le deleghe operative per la gestione del gruppo ospedaliero.

OGGI
Da: RAI News 24
Milano, 12-04-2013

Sono circa una quarantina le lettere di licenziamento partite oggi per i lavoratori dell' ospedale San Raffaele di Milano, di cui 20 riguardano dipendenti dell'area amministrativa, e 20 dell'area sanitaria. E' quanto conferma Margherita Napoletano, delegato Usb e membro della rappresentanza sindacale unitaria.

"Tra le circa 40 lettere di licenziamento partite - spiega - una riguarda anche un delegato sindacale. Nelle prossime ore ci riuniremo insieme agli altri colleghi per decidere le iniziative, ma già da ora è stata fissata per lunedì mattina un'assemblea dei lavoratori, e ci attiveremo per avviare la procedura per una nuova data di sciopero".
Stamani invece una delegazione dei sindacati ha incontrato, presso la sede del consiglio regionale, il presidente del consiglio, Raffaele Cattaneo, l'ufficio di presidenza e i capi gruppo. "Abbiamo proposto come Usb e Usi - continua Napoletano - di chiudere la procedura di licenziamento, chiedere l' applicazione del contratto della sanità pubblica a tutto il privato convenzionato, maggiore trasparenza con lapubblicazione di bilanci e stipendi di dirigenti e consulenti. Cattaneo dal canto suo si è impegnato a far riaprire il tavolo della trattativa, mentre la commissione consiliare di sanità ci convocherà per una audizione".

San Raffaele: licenziamenti esito inevitabileL'ospedale San Raffaele "conferma chele lettere di licenziamento rappresentano l'inevitabile esito del mancato accordo con la rappresentanza sindacale unitaria (rsu) e rappresentano oggi uno strumento necessario per affrontare il grave stato di crisi dell'ospedale". E' quanto si legge in una nota. "Purtroppo - prosegue la nota - l'intesa raggiunta con la rsu il 21 gennaio 2013 al ministero del Lavoro e delle politiche sociali - intesa che consentiva, tramite altri strumenti, di evitare i licenziamenti - è stata respinta nel referendum interno con il 55% dei voti, e successivamente la rsu ha anche respinto la mediazione del prefetto di Milano e rifiutato di indire un nuovo referendum come richiesto da una petizione firmata da 919 dipendenti".

"In questo contesto i licenziamenti diventano pertanto necessari secondo la tempistica prevista dalla legge 223 - si conclude - anche se l'amministrazione ospedaliera non esclude che, in presenza di fatti nuovi, l'intera procedura possa essere rivista".
Cattaneo: scriverò una lettera a Maroni e agli assessori competentiSulla situazione dell'ospedale San Raffaele di Milano e delle lettere di licenziamento in arrivo per i primi 40 lavoratori "scriverò una lettera al presidente della Giunta" Roberto Maroni, "e agli assessori competenti, Mantovani e Aprea". Ad annunciarlo è Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale lombardo, in una nota diffusa nelle stesse ore in cui arrivavano le conferme dell'avvio della procedura per una tranche dei 244 licenziamenti annunciati.

Nella missiva, in cui si riassume quanto emerso durante l'incontro con i rappresentanti sindacali dell'ospedale, Cattaneo sottolineerà "la necessità di trovare il modo di riaprire un tavolo di trattativa per trovare una soluzione immediata ad una vicenda critica".

"La tempestiva convocazione dei rappresentati sindacali - spiega - è testimonianza concreta della grande attenzione e della disponibilita' all'ascolto da parte dell'Assemblea regionale lombarda e di tutte le forze politiche. Una disponibilita' che confido i lavoratori possano trovare ora anche nelle altre sedi competenti".
++++++++++++++++++++++++++++++

Il 20 settembre 1870 ci siamo presa Roma ma non ci siamo liberati degli interessi economici del Vaticano che incassa sempre e non paga mai.
Gli Ospedali di proprietà dello Stato Vaticano, gestiti e amministrati dalle Congregazioni Religiose, agiscono dentro il nostro Stato Italia godendo di molte agevolazioni e privilegi e, quando fanno i buchi, quando i soldi spariscono, a loro gli incassi e a noi, Stato Italiano, le perdite.

sabato 19 dicembre 2015

Il libro dell'imbianchino pazzo nelle scuole?

Da: Il Messaggero Sabato 19 Dicembre 2015

Mein Kampf nelle scuole «per vaccinare i giovani»: braccio di ferro tra insegnanti e comunità ebraica

Il nuovo «Mein Kampf», il libro di Adolf Hitler commentato, non è ancora uscito in libreria ma in Germania già scoppia la prima polemica.

Vede di fronte l'associazione degli insegnanti tedeschi e la comunità ebraica e verte sull'ipotesi che il libro di Adolf Hitler, nell'edizione blindata da migliaia di note critiche, venga utilizzata nelle scuole superiori tedesche per vaccinare i giovani di oggi contro il virus dell'estremismo politico.

Gli insegnanti si sono detti favorevoli, la comunità ebraica è fortemente contraria. Il libro tornerà pubblico dal primo gennaio, a 70 anni dalla morte del dittatore, data in cui scadono i diritti che erano stati affidati dagli alleati al Land della Baviera.

È stata preparata un'edizione critica con una tiratura di 4.000 copie, curata dall'Istituto di storia contemporanea di Monaco (Ifz) e corredata da 3.500 note redatte da un pool di illustri storici che serviranno a contestualizzare le tesi contenute nel volume.

Il presidente dell'Associazione degli insegnanti tedeschi, Josef Kraus, ritiene che stralci del testo starebbero bene nelle lezioni di storia delle scuole superiori, per studenti oltre i 16 anni, e lo ha detto all'Handelsblatt: «La Conferenza dei ministri della Cultura dei Laender dovrebbe prendere posizione su come rapportarsi con questo testo traboccante d'odio», ha sostenuto Kraus, «e un'edizione commentata scientificamente potrebbe essere un utile contributo all'immunizzazione dei giovani contro l'estremismo politico». E ha concluso: «Le scuole non possono semplicemente ignorare il Mein Kampf».

Un'ipotesi che invece fa venire i brividi alla comunità ebraica. Charlotte Knobloch, ex presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania e oggi presidente della Comunità israelitica di Monaco e Alta Baviera, ha ribattuto sempre allo stesso quotidiano finanziario che è «irresponsabile utilizzare proprio il libro profondamente antisemita».

Per Knobloch, le scuole tedesche trattano ancora in maniera superficiale - «come se fosse un figlio della serva» - «l'ebraismo, i temi e le personalità ebree che hanno segnato in maniera determinante la Germania fino al 1933». Poi l'ultima stoccata: la rielaborazione dell'olocausto e del nazismo mirata a rendere gli alunni «persone consapevoli della storia e delle proprie responsabilità, animandoli alla difesa di valori di libertà e democrazia è ben pensabile e auspicabile anche senza la lettura del Mein Kampf».

Nel dibattito sono intervenuti anche i partiti. L'Spd si è schierata sul versante degli insegnanti: «Mein Kampf è un testo spaventoso e mostruoso», ha detto Ernst Dieter Rossmann, esperto Spd di politiche educative, «smascherarne i contenuti antisemiti è il compito di insegnanti qualificati». Più scettici i Verdi, che con il deputato Volker Beck vedono più pericolosi i testi populisti di scrittori contemporanei, «assai più accessibili ai giovani rispetto alla spazzatura di Hitler». Beck ha affermato: «È su questi testi che la scuola dovrebbe trovare il modo di dibattere attraverso insegnanti qualificati».
Il fatto che un libro scritto da un imbianchino, accertato paranoico, faccia ancor oggi discutere, rende desolante e senza speranza l'idea che ho dell'Uomo. Ci sono scrittori sconosciuti ai più, dimenticati, che hanno scritto cose bellissime. Sopravvive invece il parto di una mente malata, scritto pure male dato il livello culturale del soggetto, e questo per me è incomprensibile, come lo è il fatto che tanti milioni di persone abbiano seguito questo mostro della Storia coprendosi nel suo nome di crimini orrendi. Ne deriva il concetto di quello che sono tanti uomini: uno schifo, un vero orrore.
Fortuna che ogni tanto nascano persone che ci lasciano "La Norma", come Vincenzo Bellini, vissuto solo poco più di 30 anni... Poeti come Leopardi... Geni come Einstein... Ebreo!!!
Pensando a loro ci rimane la speranza che in mezzo agli uomini ci siano anche degli Uomini. Ma penso che siano proprio due specie diverse: non razza, ma specie si.
Adolf Hitler aveva solo un testicolo: ritrovata la cartella medica

Quella che era sempre apparsa come una sorta di leggenda metropolitana, sembra avere finalmente trovato conferma: Adolf Hitler aveva effettivamente un solo testicolo. Lo ha scoperto uno storico tedesco, il professor Peter Fleischmann, dell'Univesità di Erlangen-Norimberga, esaminando una cartella medica che si pensava fosse andata perduta. Il documento si riferisce alla visita medica alla quale venne sottoposto Hitler nel 1923, dopo l'arresto seguito al fallito Putsch di Monaco e indica che il futuro Fuhrer del nazismo era affetto da «criptorchidismo destro», vale a dire dalla mancata discesa del testicolo destro.
Un essere pieno di frustrazioni e di complessi, non sufficienti a giustificare la sua follia.

Buone Feste a chi entra in questo blog



Auguro a tutti coloro che leggono questo blog


venerdì 18 dicembre 2015

La Santità non ha bisogno di "miracoli"

Da: Corriere Adriatico

Madre Teresa di Calcutta, riconosciuto
il miracolo: via libera alla canonizzazione

Papa Francesco ha ratificato questo pomeriggio, proprio nel giorno del suo 79/mo compleanno, il riconoscimento del miracolo di Madre Teresa di Calcutta, ultimo passo necessario prima della canonizzazione. Madre Teresa di Calcutta
riconosciuto ​il miracolo
Parte la canonizzazione



La Chiesa Cattolica continua a tenere in piedi questo iter medievale per dichiarare Santi coloro che vivono con i valori di Cristo e per i valori di Cristo, dando testimonianza, con la loro vita e le loro opere, della grandezza della filosofia cristiana.
Se non c'è "il miracolo" non si può essere dichiarati Santi!
Questo aspetto, lungi dall'essere qualificante per la santità, è decisamente squalificante e riduttivo, conducendo la valutazione di una vita intera dedicata alla carità verso il prossimo a una mera superstizione che deve essere provata da improbabili "miracoli". Nell'era delle scoperte scientifiche come si fa ancora a credere nelle guarigioni miracolose? Come si fa a ridurre l'idea di Dio a uno che elargisce guarigioni a Tizio e a Caio per il tramite del santificando, ma lasciando fuori ad esempio tanti bambini che muoiono di tumore?
Come può essere tutto questo baraccone serio e credibile?
Madre Teresa di Calcutta è Santa per la sua vita dedicata agli ultimi della Terra. Tutto qui. Il solo fatto che andasse a togliere i vermi dalle piaghe dei derelitti per le strade di Calcutta è un miracolo: il miracolo di una dedizione che l'uomo medio non ha per gli altri, soprattutto per i più deboli.
Madre Teresa non ha bisogno di pagliacciate per essere elevata sulla massa degli uomini con una aureola di santità: è la sua vita, come ha vissuto, che la fa Santa.
Per essere Santi a volte basta anche solamente un solo gesto, ma grande e quasi disumano per la indicibile nobiltà della scelta: penso a Salvo D'Acquisto che dette la sua vita piuttosto che far uccidere altri. 
  La sua figura fu ricordata dal papa Giovanni Paolo II, che in un discorso ai Carabinieri del 26 febbraio 2001 ebbe a dire:
« La storia dell'Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell'adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vice-brigadiere Salvo D'Acquisto, medaglia d'oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione.[3] »

Ardea: problemi di un piccolo comune




Gentili Redazioni,

con la presente inviamo in allegato il comunicato stampa del Presidente dell'Associazione Presenza Solidale Alessio Addezi sui chioschi di Fiori ad Ardea e un'immagine legato alla nota stampa.

Con preghiera di pubblicazione nei modi che riterrete più opportuni.

Cordiali saluti

Ufficio Stampa TM



ADDEZI: "IL COMUNE DI ARDEA FACCIA LUCE SULLA VICENDA DEI CHIOSCHI DI FIORI DEL CIMITERO"
"Con l'ordinanza n. 105 del 27.06.2014, il Comune di Ardea imponeva la chiusura di tre chioschi per la vendita di fiori, adiacenti al Cimitero di Via Strampelli, rilevando un ritardato pagamento della tassa di suolo pubblico da parte dei tre esercenti. Ad oggi - dichiara in una nota Alessio Addezi, Presidente dell'Associazione Presenza Solidale - due dei tre chioschi hanno riaperto, evidentemente perchè il Comune ne ha rilevato le necessarie condizioni, mentre il terzo no. Posto che per tutti e tre gli esercizi commerciali vi è stata una  contemporanea ordinanza di imposta chiusura, e posto che tali esercizi rispondono a medesimi canoni di legge: ci chiediamo - continua Addezi - quali motivazioni siano sopraggiunte per permettere questa attuale condizione che, di fatto, pone una disparità tra le tre situazioni in oggetto.
Onde permettere alle istituzioni preposte - aggiunge Addezi - di spiegare e fugare eventuali dubbi in merito ad una scarsa trasparenza su tutta la vicenda, chiediamo il perchè, quell'unico esercizio commerciale, parliamo del Chiosco La Rosa, ad oggi si vede impossibilitato a svolgere la propria attività, tenendo bene a mente che, dietro ogni attività commerciale ed imprenditoriale, vi è una famiglia a cui viene a mancare un reddito, spesso l'unico reddito, per cui sostenersi economicamente. Non intendiamo - conclude Addezi - entrare nel merito della questione, almeno non adesso, limitandoci a fare emergere le cause di una situazione di disparità oggettiva, su cui interroghiamo il Comune di Ardea, per fare chiarezza".

Non entro nel merito della piccola vicenda del comune di Ardea, ma pubblico volentieri l'istanza, anche come esempio delle piccole questioni ed altrettante piccole ingiustizie e disparità di trattamento che si possono verificare nella gestione amministrativa di un piccolo comune, dove la vicinanza fra la politica locale e i cittadini è stretta e tutto dovrebbe essere più facile e limpido, ma spesso non è così.

giovedì 17 dicembre 2015

Favole della Befana: "La Signora Rospa"

Favole della Befana

La Signora Rospa


I rospi sono animali brutti, non v'è dubbio, ma non è detto che non siano utili e... con dei sentimenti.
Utili perché, lo sanno tutti, mangiano insetti fastidiosi che altrimenti sarebbero molti di più di quanti già sono... Quanto ai sentimenti ecco la storia.
C'era una volta una signora che aveva un grande giardino, un'estate uno dei suoi figli, un ragazzo, si annoiava e chiese alla mamma: "Posso scavare una fontana in giardino?"
La mamma gli disse subito di si, perché i desideri dei suoi figli erano più importanti di tutto.
Il ragazzo scavò e scavò e un suo amico, che abitava nella casa accanto, gli chiese: "Posso scavare anch'io?" Ovviamente gli fu detto di si, perché fare le cose insieme è più bello e così la fontana divenne più grande del previsto. Poi arrivò il papà e propose di circondarla con un muretto fatto di pietre, fece con suo figlio il cemento per il fondo e mise i tubi per l'acqua e per lo scarico. Alla fine era davvero una bella fontana.
Ognuno che veniva a trovare quella famiglia ammirava la fontana e la mamma tutta orgogliosa diceva: "L'ha fatta mio figlio con il suo amico Valerio." In effetti l'amico che aveva aiutato nello scavo si era preso,  per errore, anche un colpettino di zappa su un piede da parte dell'amico che stava aiutando, dunque il suo lavoro aveva acquistato maggior valore.
Ognuno dei visitatori vedeva in quella fontana qualcosa di diverso. Delle signore molto borghesi chiesero se fosse una piscina, visto che i due amici scava scava l'avevano allargata un po'.. Alla mamma venne da ridere e spiegò che no era una fontana, frutto della voglia di suo figlio di non stare con le mani in mano.
Una ragazza italo canadese in visita però vide un giorno che la fontana era piena di palline bianche ed esclamò con disgusto: "Sono uova di rospo! Che schifo!" E le venne mal di stomaco a quella vista.
Qualche tempo dopo, uno dei figli della signora del giardino con la fontana venne a dirle, insieme ai suoi amici del circondario, che nel prato condominiale c'erano tanti, ma tanti rospi!
"Mamma, vedessi, sono grossi e saltano! Sono tanti!"
"Ma da dove verranno mai?" Si chiese la signora. Le vennero in mente le uova bianche che la ragazza canadese aveva riconosciuto come di rospo e si recò alla fontana che stava in fondo al giardino, lontano dalla casa, per questo, presa dalle faccende domestiche, andava laggiù di rado.
L'acqua era senza palline bianche. Allora la signora pensò che quella banda di rospi che zompettava nel campo condominiale forse veniva da lì. Ma dove erano stati tutto quel tempo dopo la schiusa per poi crescere e diventare rospi adulti? Lei non li aveva mai visti zompettare per il suo giardino. Forse, pensò, appena nati si erano trasferiti nel giardino di una casa disabitata che era accanto al suo, disturbati dalla presenza di numerose persone che abitavano nella sua casa. Poi da lì erano passati nel terreno condominiale con cui la casa disabitata confinava.
Dopo quel raduno clamoroso i rospi adulti sparirono anche dal terreno condominiale, forse disturbati dalla curiosità dei ragazzini che li avevano visti e che tornavano a guardarli.
Che i rospi siano terrorizzati dagli uomini la signora del giardino con la fontana lo scoprì quando acquistò una casa nuova: anche questa circondata da un grande terreno.
In fondo alla scala che portava al garage c'era un pozzetto per lo scolo dell'acqua piovana, coperto da una griglietta che celava la vista dell'acqua che vi ristagnava sempre un poco, tranne che nei mesi estivi molto caldi e senza pioggia.
Uscendo dalla porta del garage che dava sulle scale la signora vide quello che le sembrò un grosso insetto nero nell'angolo. Tornò nel garage e prese la ramazza per stanarlo ed ucciderlo ma, tornata sul piccolo pianerottolo che dava accesso alla scala che saliva verso l'abitazione, si accorse che nell'angolo opposto ce ne era un altro.. e, spiaccicato contro la porta del sottoscala, immobile per il terrore, un terzo, con però delle strane zampette che negli altri due non si vedevano, essendosi rifugiati negli angoli. Allora la signora ricordò le palline bianche della fontana e pensò: "Ma non saranno dei rospetti appena nati?" Alzò la griglietta e vide alcune di quelle palline, mentre  sgusciava fuori un piccolo rospetto nero che era ancora lì, con quelle uova non ancora schiuse... Il quarto della figliata si rifugiò, terrorizzato come i suoi fratelli, contro il primo angoletto già occupato da uno di loro, formando una macchia nera imprecisata. Nello sgusciare però mostrò le sue quattro inequivocabili zampette che non lasciarono dubbi sul fatto che fosse un rospetto.
"Come sono neri appena nati!"

Osservò sorridendo la donna, ricordando i girini delle rane che aveva visto in un ruscello di un luogo dove andava d'estate: erano nerissimi, come questi rospetti, ma piccoli e a forma di un cucchiaio. Nelle acque cristalline di quel ruscello che scorrevano sui ciottoli, formando di tratto in tratto gradini, poi piccole vasche di raccolta, per poi riprendere il cammino in rapida e continua, perenne discesa, aveva passato il suo tempo di bambina a guardare "le cucchiarelle": alcune avevano due zampette dietro, ai lati della piccola coda,  altre anche due davanti, altre ancora, schiarite di quel colore nero, non avevano più la coda, e infine talune, che si mimetizzavano con il verde del muschio e delle erbe sui ciottoli, rivelavano finalmente la loro natura di piccolissime rane.

Senza saperlo quella bambina aveva potuto osservare dal vivo il fenomeno della metamorfosi degli anfibi.
Quei ricordi l'aiutarono a capire anche la metamorfosi dei rospi: appena nati erano neri come i girini delle rane, solo più grossi... e questi avevano già anche le zampette, appena usciti da quell'angusta fognetta.
"Bisogna portarli sul prato, - pensò - altrimenti qui moriranno. Non possono mangiare nulla e camminando potremmo schiacciarli."
Prese una scopa più piccola ed un piccolo raccogli mondezza e provò a raccoglierli lì per trasferirli in cima alla scala, sul prato.
Ma i quattro opposero una terrorizzata resistenza, spiaccicati contro i loro rifugi.
"Cretini! Vi voglio aiutare, così morite." Diceva loro la donna cercando di staccarli senza comprimerli troppo con la scopa. Pensò, ridendo di sé, che era una specie di S. Francesco che parlava con gli animali. Alla fine ci riuscì e trasferì i quattro piccolissimi esserini neri sul prato.
Ma dopo qualche tempo doveva esserci stata una seconda schiusa, perché ne trovò altri, sempre prigionieri nel pianerottolo. Ripeté il salvataggio chiedendosi come aveva fatto la mamma rospa a risalire la scala dopo avere depositato le sue uova.
"Gli adulti sono grossi, - le disse il marito - saltando avrà risalito gradino per gradino. I piccoli però non ce l'avrebbero fatta mai senza mangiare nulla, fino a raggiungere la dimensione necessaria per risalire.. Bene, ci toglieranno un po' di insetti."
Passò altro tempo. Un giorno che la signora stava pulendo delle piante in giardino, affondando la mano nella terra morbida la ritrasse con nel pugno quello che le era sembrato un sasso: ma era stranamente spugnoso... Aprì la mano e lasciò andare un rospetto ormai ben mimetizzato del colore verdastro-marrone dei sassi. La donna rise divertita, pensando alla paura del piccolo animale.

Ma una sera che si era accostata alla fontanella esterna, dove di solito si lavava le mani dopo i lavori di giardinaggio, alla luce del lume che sovrastava la fontanella murata contro il muro della casa,  scorse una grossa ombra scura: accanto alla fontanella, sul marciapiedino che circondava la casa, stava immobile un grosso rospo le cui dimensioni fecero effetto alla signora. Aprì l'acqua con cautela, temendo che si muovesse e le venisse addosso... Ma quello rimase immobile. Un po' in tensione (ora era lei ad avere timore) le venne di salutarlo: "Buonasera signora rospa."
Il giorno dopo, pulendo le piante che bordeggiavano quel punto del marciapiedino, trovò un grosso buco nel terreno, proprio appena sotto il bordo. "Questa è la sua casa." Pensò. "Di giorno non esce perché ha paura, ma ieri sera non si è spaventata, è rimasta immobile accanto a me."
Ogni sera, se la donna andava a lavare qualcosa nella fontanella, il grosso rospo era lì e non si muoveva al suo arrivo: restava immobile a godere il fresco della sera. Lei lo salutava chiamandolo "signora rospa", dato che tutti quei rospetti che lei aveva salvato qualcuno doveva averli depositati nella fognetta!
Quella presenza immobile e silenziosa ci fu tutte le sere di quella estate. La rospa, grossa e certo dall'aspetto non bello, se ne stava buona buona e ferma ferma in quell'unica sua uscita serale dal buco adiacente che era la sua casa.
La donna la salutava dicendole: "Prende il fresco signora rospa?" E lei non mostrava di avere timore di quella voce umana.

Ma ad un certo punto la donna non trovò più la silenziosa compagna serale della fontanella e capì che non c'era più.