sabato 6 agosto 2016

Sentenze / Riportare a mezzo stampa dichiarazioni altrui: responsabilità del giornalista (Cass., 1952/14)

DA: http://www.canestrinilex.com

11SET2014

Riportare a mezzo stampa dichiarazioni altrui: responsabilità del giornalista (Cass., 1952/14)

Autorità giudiziaria Cassazione civile
Le tre regole per escludere la responsabilità del giornalista nel caso di diffusione di notizie consistenti in fatti od opinioni riferiti da altri (cd. "responsabilità del diffusore mediatico").


Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 27 maggio– 11 settembre 2014, n. 19152

Svolgimento del processo
1. Con atto notificato il 10.5.2001 B.S. convenne dinanzi al Tribunale di Roma le società The Economist Newspaper Ltd. e Gruppo Editoriale L'Espresso s.p.a., allegando che:
(-) le società convenute erano editrici, rispettivamente, dei quotidiani "The Economist" e "La Repubblica";
(-) il (omissis) il quotidiano The Economist aveva pubblicato un articolo dal titolo “An italian story", dal contenuto diffamatorio per esso attore, del quale si mettevano in dubbio l'onestà e la trasparenza;
(-) tale scritto era stato ripreso e divulgato dal quotidiano La Repubblica il giorno successivo ((omissis)), in un articolo dal titolo "L'Economist e il Cavaliere - Perché non può governare");
(-) la pubblicazione dei due articoli avvenne in concomitanza con lo svolgimento della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001, nelle quali esso attore era candidato.
Concluse pertanto chiedendo la condanna delle convenute al risarcimento del danno.
2. Con sentenza 21.11.2003 n. 28206 il Tribunale di Roma dichiarò la propria incompetenza per territorio in merito alla domanda formulata nei confronti della The Economist Newspaper Ltd., e rigettò quella formulata nei confronti della Gruppo Editoriale L'Espresso s.p.a..
3. La sentenza, impugnata dal soccombente limitatamente al rigetto della domanda nei confronti della Gruppo Editoriale L'Espresso, venne confermata dalla Corte d'appello di Roma con sentenza 9.10.2007 n. 3983. La Corte d'appello ha motivato la propria decisione affermando che la pubblicazione dell'articolo "L'Economist e il Cavaliere - Perché non può governare" sul quotidiano La Repubblica costituì legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica.
4. Tale sentenza viene ora impugnata per cassazione da B.S. , sulla base di tre motivi.
Ha resistito la Gruppo Editoriale L'Espresso s.p.a. con controricorso.
Motivi della decisione
1. Il primo motivo di ricorso.
1.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di violazione di legge di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c..
Assume violati gli artt. 51, 185, 187 e 595 c.p.; gli artt. 2043, 2055 e 2059 c.c.; gli artt. 11 e 12 L. 8.2.1947 n. 48 ("Disposizioni sulla stampa").
Espone, al riguardo, come la Corte d'appello abbia ritenuto non violato dal quotidiano La Repubblica il dovere di verità, sul presupposto che esso si era limitato a riferire dell'avvenuta pubblicazione dell'articolo in contestazione sul quotidiano The Economist. Tale pubblicazione, pertanto, rappresentava il "fatto", vero ed oggettivo, che il quotidiano italiano aveva diffuso. Tale inquadramento giuridico della fattispecie è contestato dal ricorrente, ad avviso del quale il giornalista ha sempre il dovere di verificare la fondatezza delle notizie che diffonde, anche quando si tratti di notizie riferite da terzi.
Se così non fosse, conclude il ricorrente, si perverrebbe all'assurdo di lasciare impunita la condotta di chi, senza alcuna verifica, diffonda uno scritto diffamatorio preparato da terzi.
1.2. Il motivo è infondato.
Il ricorso pone il tema dei presupposti e dei limiti della responsabilità del giornalista e dell'editore, nel caso di diffusione di notizie consistenti in fatti od opinioni riferiti da altri (cd. "responsabilità del diffusore mediatico"). Su questo tema, dopo vari contrasti negli passati, la giurisprudenza di legittimità si è da tempo consolidata stabilendo al riguardo tre regole fondamentali.
1.2.1. La prima regola è che il giornalista il quale riporti dichiarazioni altrui (come nel caso dell'intervistatore; ovvero dell'articolo che dia conto di deposizioni testimoniali o rese in ambito giudiziario; od ancora - come nel caso di specie - dell'articolo che riferisca di scritti altrui) non è esonerato né dal dovere di evitare la contumelia (Sez. 3, Sentenza n. 20137 del 18/10/2005, Rv. 585231), né da quello di verificare se, al momento in cui ne da contezza ai lettori, i fatti riferiti dal terzo e ripresi dal giornalista appaiano plausibilmente veri. Non è, in altri termini, esonerato dal dovere di rispettare la cd. verità putativa dei fatti. Tale dovere di verifica è tanto più doveroso, quanto maggiore è la gravità dei fatti riferiti (Sez. 3, Sentenza n. 6490 del 17/03/2010, Rv. 612224).
1.2.2. La seconda regola è un'eccezione alla prima: quando riferisce opinioni e dichiarazioni di terzi, il giornalista è esonerato sia dal dovere di verificare la verità putativa dei fatti riferiti, sia di evitare di riferire espressioni oltraggiose, quando sussista un interesse dell'opinione pubblica a conoscere, prima ancora dei fatti narrati, la circostanza che un terzo li abbia riferiti (Sez. 3, Sentenza n. 10686 del 24/04/2008, Rv. 602949). Quando, infatti, ricorre il suddetto interesse pubblico, questo deve prevalere, in quanto tutelato dall'art. 21 cost., sull'interesse del singolo all'integrità del proprio onore e della propria reputazione.
Questo interesse deve essere valutato caso per caso dal giudice di merito, tenendo conto della qualità dei soggetti coinvolti (il terzo che compie la dichiarazione e la persona diffamata), della materia in discussione e del contesto della notizia (Sez. U, n. 37140 del 30/05/2001 - dep. 16/10/2001, imp. Gallerò, Rv. 219651).
Pertanto il giornalista che riferisca opinioni o dichiarazioni di terzi è esonerato da responsabilità per diffamazione, quando la dichiarazione del terzo costituisca di per se stessa un "fatto" così rilevante nella vita pubblica che la stampa verrebbe meno al suo compito informativo se lo tacesse (così la fondamentale decisione pronunciata da Sez. 3, Sentenza n. 1205 del 19/01/2007, Rv. 595637).
1.2.3. La terza regola è una eccezione alla eccezione (che fa quindi risorgere il principio generale): quando il giornalista riporti dichiarazioni di terzi di rilevante interesse pubblico, egli è sempre tenuto a rendere ben chiaro al lettore che sta riferendo opinioni o dichiarazioni di terzi, e non verità oggettive. Chi riferisce opinioni altrui deve quindi astenersi dal ricorrere ad accostamenti suggestivi o capziosi, tali da indurre in errore il lettore e fargli percepire come veritieri i fatti dichiarati da terzi. In quest'ultima ipotesi, infatti, il giornalista dismetterebbe la veste di terzo osservatore dei fatti, per divenire un diffamatore dissimulato (Sez. 3, Sentenza n. 15112 del 17/06/2013, Rv. 626951; Sez. 3, Sentenza n. 16917 del 20/07/2010, Rv. 614230).
1.3. Tutte e tre queste regole sono state rispettate dalla Corte d'appello. Sono state rispettate le prime due, perché la pubblicazione dell'articolo da parte di The Economist per la fonte da cui proveniva, e per i contenuti che aveva, costituiva una notizia di indubbio interesse generale. Il giornalista che ha diffuso la notizia in Italia, pertanto, era esonerato dal verificare la verità oggettiva dei fatti narrati dal quotidiano britannico. È stata, altresì, rispettata la terza, perché il giudice di merito - con valutazione non sindacabile in questa sede - ha ritenuto rispettato dal giornalista italiano il dovere di terzietà e non decettività, consistente nel non presentare le opinioni altrui come fatti oggettivi.
2. Il secondo motivo di ricorso.
2.1. Col secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di violazione di legge di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c..
Anche in questo caso le norme violate sono ravvisate negli artt. artt. 51, 185, 187 e 595 c.p.; gli artt. 2043, 2055 e 2059 c.c.; gli artt. 11 e 12 L. 8.2.1947 n. 48 (“Disposizioni sulla stampa").
Espone, al riguardo, la tesi secondo cui il giornalista che riferisce dichiarazioni altrui, anche ad ammettere che sia esonerato dal dovere di verificare la verità putativa dei fatti riferiti, ha comunque il dovere di astenersi sia dal trascrivere integralmente scritti offensivi, sia dal riferire la notizia in forma "maliziosa, insinuante ed offensiva".
2.2. Il motivo è in parte inammissibile, ed in parte infondato.
2.2.1. Nella parte in cui sostiene che il giornalista non deve riferire all'opinione pubblica opinioni altrui, quando queste abbiano contenuto diffamatorio, il motivo è infondato.
Per quanto appena detto, infatti, la regola affermata da questa Corte è esattamente opposta a quella invocata dal ricorrente: quando sussista un interesse pubblico alla notizia (intendendosi per "notizia" il fatto della dichiarazione del terzo), il giornalista ha diritto di riferirla, "e ciò indipendentemente dalla veridicità dei fatti narrati o dalla intrinseca offensività delle espressioni usate" (sono parole di Sez. U, n. 37140 del 30/05/2001 - dep. 16/10/2001, imp. Gallerò, Rv. 219651).
2.2.2. Nella parte, invece, in cui il motivo di ricorso prospetta una violazione, da parte del quotidiano La Repubblica, del requisito della continenza, esso è inammissibile: in questa parte, infatti, sotto le vesti della censura in iure il ricorrente intende inammissibilmente sottoporre a riesame un tipico accertamento di fatto, ovvero la valutazione della forma civile e della continenza verbale d'uno scritto giornalistico.
3. Il terzo motivo di ricorso.
3.1. Col terzo motivo di ricorso il ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe incorsa in un vizio di motivazione, ai sensi dell'art. 360, n. 5, c.p.c.).
Espone, al riguardo, che la Corte d'appello non avrebbe indicato le ragioni in base alle quali ha ritenuto che il limite della continenza formale, nel caso di specie, fosse stato rispettato.
3.2. Il motivo è infondato.
La Corte d'appello, contrariamente a quanto dedotto dal ricorrente, si è fatta carico di indicare le ragioni per le quali ha ritenuto non superato, da parte del quotidiano La Repubblica, il limite della continenza verbale (così la sentenza impugnata, pag. 5, terzo capoverso).
La motivazione, dunque, esiste: né ovviamente è consentito a questa Corte sindacarla nel merito.
4. Le spese.
Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico del ricorrente, ai sensi dell'art. 385, comma 1, c.p.c..
P.Q.M.
la Corte di cassazione:
-) rigetta il ricorso;
-) condanna B.S. alla rifusione in favore di Gruppo Editoriale L'Espresso s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 10.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A. ed accessori di legge.

Non sono giornalista, anche se quando pubblicavo degli articoli su una rivista mi era stato proposto di fare l'esame, previa fatturazione dei miei articoli, sempre scritti gratis per pura passione e divertimento.
Come blogger ho comunque dei doveri legali e, nell'esprimere le mie opinioni, li ho tenuti sempre presenti. Da quando ho creato questo blog, cioè dalla fine del 2010, non ho avuto mai alcun problema ad eccezione di un dipendente delle FF.SS. di cui avevo riportato lo scambio di e-mail fra me e lui, nella sua veste professionale, per documentare le nostre, come famiglia, vicissitudini per ottenere un rimborso di un biglietto di treno abolito per sciopero. Ho documentato quello che è, per Statuto delle Ferrovie dello Stato, un diritto legale che, per errori ed omissioni di alcuni impiegati amministrativi, era diventato una  delle solite vie crucis che inducono gli utenti a desistere dal loro diritto. Nel documentare questo iter comparivano vari nomi nelle e-mail e, essendo uno scambio di corrispondenza fra l'utente, mio familiare, e l'amministrazione inadempiente, potevo renderla pubblica su questo blog non essendo corrispondenza privata. Nessuno ha protestato, ad eccezione di uno che ha voluto che comparissero solo le iniziali del suo nome, non potendo certo pretendere che si occultasse anche l'Ufficio di appartenenza con cui lo scambio di e-mail era avvenuto.
Non ho avuto alcuna difficoltà ad ottemperare alla sua richiesta in quanto mi scrisse, privatamente, che era stato oggetto di prese in giro per questa pratica amministrativa svolta con ritardo.  
Il 4 agosto ricevo per la prima volta una richiesta, tramite Studio Legale, di cancellazione di un intero post dell'anno scorso non per cose da me scritte, bensì per solo alcune righe di un intero articolo che io avevo riportato da un sito dal taglio giornalistico citando, come faccio sempre, la fonte. Lo faccio per ovvie ragioni di copyright, come è legalmente giusto, anche se da questo blog non traggo per scelta alcun guadagno, dunque non lucro sul lavoro intellettuale altrui, ma faccio come si faceva un tempo quando si ritagliavano articoli di giornale cartaceo che si ritenevano interessanti.
Non ho avuto alcun problema a cancellare il post nella sua interezza, compresi i miei commenti che però non riguardavano la notizia di poche righe incriminata e inclusa nell'articolo. Quello che mi ha sorpreso è però che mi si chiedesse conto di cose scritte da altri, chiaramente citati come sempre all'inizio dell'articolo riportato.
Ho fatto dunque una piccola ricerca giurisprudenziale ed ho scoperto questa sentenza della Cassazione in cui il prestigioso quotidiano La Repubblica è stato citato in giudizio per aver ripreso una notizia da un giornale inglese che il ricorrente ha ritenuto diffamatoria.
Ho trovato la sentenza interessante e l'ho riportata per la mia cultura e di chi mi legge, in quanto mi sembra di aver capito, dal linguaggio legale sempre un poco ostico, che per il giornale straniero la Corte ha dichiarato di non avere competenza per territorio e per il quotidiano La Repubblica, che ha riportato lo scritto altrui, ha ritenuto di rigettare il ricorso del ricorrente addebitandogli le spese di giudizio.
Per quel che attiene questa mia esperienza, ho notato, con ulteriore sorpresa, che la notizia contenuta nell'articolo da me copiato e incollato sul mio post è ancora in circolazione sul WEB su altri giornali on-line...

martedì 26 luglio 2016

Sardegna Portorotondo Affitto vacanze a settembre 2017

AVVISO: l'appartamento è libero dalle h. 10:00 del 10 settembre alle h. 17:00 del 17 settembre 2017 per eventuale affitto. Rimane in vendita ad euro 9000.

Rita Coltellese *** Scrivere: Vendo appartamento in multiproprietà

L'appartamento si sviluppa su un piano a livello giardino e ha un vialetto di accesso personale coperto dal verde dai vialetti pedonali comuni.

Cliccando sul link sopra riportato si apre l'annuncio di vendita dell'appartamento che affitto anche a settimana dal 3 settembre 2017: euro 500 per la settimana dal 3 al 10 settembre ed euro 450 dal 10 settembre al 17 settembre. L'ingresso è alle h. 17:00 e l'uscita alle h. 10:00. Dunque per chi volesse affittare la settimana dal 10 settembre al 17 settembre l'appartamento, liberato alle h. 10:00, sarà pulito e rifornito di biancheria dal personale di pulizia e pronto per le h. 17:00 (a volte riescono a consegnarlo anche un paio di ore prima, intorno alle h: 15:00).
L'affitto dell'intero periodo di 15 giorni costa euro 900
L'affitto, sia a settimana che per gg. 15, comprende:

  1.  Pulizia settimanale e cambio della biancheria: letto, asciugamani, canovacci da cucina.
  2. Assistenza da parte della Reception per qualsiasi guasto o problema inerente la casa.
  3. Tutti i consumi della casa: elettricità, acqua calda (non c'è cucina a gas bensì elettrica).
  4. Uso dei campi da tennis previa prenotazione presso la reception.
  5. Uso della piscina di acqua di mare, con doccia calda e relativi lettini con ombrellone.
  6. Uso del campo di bocce.
  7. Uso della doccia ad acqua calda della pinetina prospiciente l'uscita dalla spiaggia.
  8. Spettacoli serali presso l'anfiteatro della piscina.
  9. Intrattenimento dei bambini e lezioni di ginnastica con personale dedicato.
PER TUTTI QUESTI SERVIZI NULLA E' DOVUTO OLTRE LA QUOTA DI AFFITTO. 
Nel Residence esiste una lavanderia provvista di lavatrici e asciugatrice a gettone. I gettoni sono acquistabili presso la Reception.
Il Golfo di Cugnana su cui affaccia il Residence visto dai campi di tennis

Per chi fosse interessato telefonare o inviare un fax ai seguenti numeri: 06 9406613 - 0773 593392; oppure una e-mail al seguente indirizzo: rita.colt@alice.it;
cellulare per ulteriori informazioni 339 7142325, qualora non abbiate risposta inviare un sms e sarete ricontattati.

Viale pedonale comune che raccorda il vialetto che porta alla casa situata con vista verso il mare e la piscina.
Uno scorcio dei giardini del Residence

domenica 24 luglio 2016

Italiani pagate questo!!! E subite anche la pubblicità!!!

Da: La Repubblica.it

La Rai mette gli stipendi online: molti ex senza incarico prendono più di 200mila euro


Da domani sul sito dell’azienda i compensi di dirigenti e giornalisti oltre i 200 mila euro. In testa l’ad Campo Dall’Orto. Tra i 'parcheggiati' ma pagati anche Carmen Lasorella



Globalizzazione della follia

I folli non sono solo quelli che girano parlando da soli, che hanno un'aria assente, che si comportano in modo bizzarro, i folli sono anche apparentemente normali, ma nella loro mente malata covano odi ed ossessioni che a volte trovano sfogo in violenza.
Purtroppo non si può prevedere se questi folli lucidi un giorno prenderanno un'arma ed inizieranno a sparare nel mucchio...

Certo sono folli malvagi, giacché esistono anche folli buoni e mansueti che non farebbero mai del male a nessuno, anzi, possono essere oggetto di cattiveria da parte di imbecilli dall'animo miserabile.

La materia della mente umana è complessa, in quanto difficilmente codificabile quando si tratta di pazzia e quando di estrema disumana malvagità.
Il DSM, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, cerca di classificare i disturbi mentali in base ai sintomi... E che non sia facile dare una base scientifica alla materia lo dimostra il fatto che viene continuamente aggiornato: ora mi pare che siamo al DSM V.

Genericamente possiamo dire soltanto che quello che dovrebbe prevalere è il buonsenso...
Noi "siamo qualcosa" finché siamo vivi... L'istinto di conservazione è sicuramente sano ed animale, quindi chi si arma per uccidere indiscriminatamente persone che neppure conosce e poi si uccide non possiamo che classificarlo pazzo.

Negli USA, Paese democratico per eccellenza, ogni tanto qualcuno fa strage in una scuola...
I media cercano poi le motivazioni ed assistiamo ad una comunicazione globale in cui "esperti" dicono il loro punto di vista...
Alla fine tutta questa pletora di commenti assume una connotazione alienata e alienante, giacché nessuna motivazione reale può spiegare simili azioni.
"Bullismo" (una delle tante orrende parole coniate dal giornalismo mediatico) subìto non spiega nulla, in quanto tutti noi subiamo in alcuni momenti della vita lo scherno, il dileggio, la persecuzione quando non addirittura la calunnia da parte degli altri, in determinati ambienti in cui ci siamo trovati a stare per motivi diversi: abbiamo sopportato, ignorato, oppure superato con la nostra intelligenza l'affronto e, nel caso si sia deciso di reagire, al massimo lo abbiamo fatto a parole, oppure azzuffandoci con i persecutori.

Ma se uno si arma ed ammazza tutti, indiscriminatamente, cercava solo un pretesto per dar sfogo alla sua pazza ferocia.

La globalizzazione ha dilatato la follia, fornendo, tramite la comunicazione ossessiva dei commenti inutili, materia alle menti fragilissime...

Mentre negli USA le armi sono di facile accesso, e questo favorisce i folli, in Germania non credo ci sia la stessa facilità di procurarsele.. Dunque gli inutili commentatori dovrebbero focalizzarsi solo su questo: come mai un giovane di 18 anni, in cura psichiatrica, ha potuto ottenere l'arma con cui ha fatto la strage a Monaco e tutti quei proiettili.

Nota: La strage di Monaco di Baviera avvenne il 22 luglio 2016 durante una sparatoria nei pressi del centro commerciale Olympia-Einkaufszentrum (OEZ) di Monaco di Baviera in Germania.[2] Il responsabile fu Ali David Sonboly, un cittadino tedesco di origine iraniana di 18 anni che, dopo aver compiuto la strage, si è suicidato.

venerdì 22 luglio 2016

Merita la medaglia al valor civile

Da: Lettera 43

21 Luglio 2016

Nel flusso incessante di notizie sulla strage di Nizza, ne spunta una 
che ha il sapore dell'epica.
L'eroe con lo scooter della Promenade des Anglais, quello che 
alcuni avevano dato per morto, è vivo e vegeto. Di più, in un'intervista
pubblicata su Nice Matin ha ripercorso il film del suo temerario 14 luglio,
quando cercò di fermare Mohamed Bouhlel issandosi sul predellino
del camion e picchiandolo con tutta la forza che aveva in corpo.
ERA SUL LUNGOMARE CON LA MOGLIE. «Ero pronto a morire 
pur di fermarlo», ha raccontato il motociclista in un'intervista che è 
stata ripresa dai media di tutto il mondo. 
LA CORSA PER RAGGIUNGERE IL CAMION. Il francese padre di 
famiglia decide di spingere sull'acceleratore: «Mia moglie era dietro, 
mi tirava il braccio per chiedermi dove volessi andare. 
Mi sono fermato, le ho detto 'Scendi subito!». 
Comincia un inseguimento da far rabbrividire anche il più temerario 
dei soldati. Nella sua corsa verso il tir bianco, Franck fa lo slalom 
«fra i vivi e i morti». «Ero in una specie di trance», racconta, 
«ma al tempo stesso lucido». Come si vede dalle immagini 
amatoriali diffuse sul web, riesce a raggiungere la sinistra 
del camion in corsa.
CORPO A CORPO CON IL TERRORISTA. Nel disperato tentativo 
di fermare l'autista decide di lanciare lo scooter sotto al bestione 
da 19 tonnellate, rischiando una prima volta la vita. Poi continua 
la corsa a piedi. Riesce a issarsi all'esterno della cabina, 
sul predellino, dal lato del conducente. Il finestrino è aperto, 
il terrorista è ancora al volante di fronte a lui: «L'ho picchiato, 
picchiato, picchiato ancora, con tutte le forze, colpendolo al volto».
LA PISTOLA S'INCEPPA. Mohamaed Bouhlel è impassibile
«Non dice nulla, non reagisce», ricorda Franck. Almeno fino a 
quando non punta la pistola contro il cinquantenne aggrappato 
alla portiera del camion. A quel punto, il colpo di fortuna: 
«L'arma s'inceppa, è scarica, non so, premeva sul grilletto 
ma non funzionava». Le prime raffiche della polizia 
interrompono la sua lotta.
EVITATO UN MASSACRO ANCORA PIÙ GRAVE. Rifugiatosi 
sotto al camion ormai fermo, Franck si copre la testa e attende 
la fine della pioggia di fuoco. Ferito nello scontro con il terrorista, 
se la cava con qualche punto alla testa e lievi contusioni. 
Se ha sfidato la morte è stato soprattutto per suo figlio, 
che si trovava dall'altra parte della Promenade, nei pressi 
della Place Masséna: «Mi ha dato la forza e il coraggio 
per fare in modo che il terrorista non arrivasse fin lì».
Qualcuno ritiene che il suo intervento abbia evitato un massacro 
ancora più grave. Secondo l'ultimo bilancio comunicato dal 
presidente Hollande, l'attentato di Nizza ha causato 84 morti 
e 231 feriti, 15 sono ancora in pericolo di vita.

Da: Nice Matin

giovedì 21 luglio 2016

Incendi sempre dolosi e prescrizioni a danno dei cittadini

Da: Il Messaggero.it

Roma, Pontina, nuovo incendio. Astral: «Situazione critica. Ma oggi alle 6 riapre in direzione Roma»


Brucia ancora la Pontina, la strada statale 148, per il terzo giorno consecutivo. E sugli incendi che paralizzano la strada che porta al litorale sud di Roma e collega la Capitale a Latina indagherà la Procura per verificare se i roghi hanno un'origine dolosa. Sterpaglie in fiamme, alberi da abbattere, tratti chiusi da lunedì e chilometri di coda sotto un sole rovente. Il bilancio è pesante, soprattutto per gli automobilisti che quotidianamente percorrono la Pontina, tra le strade più pericolose d'Italia, dai pendolari a quelli che lasciano la famiglia al mare per tornare a lavorare a Roma e che in questi giorni stanno vivendo una vera e propria Odissea. 




Pubblicato il 19 lug 2016

A seguito dell’incendio divampato, nelle prime ore del pomeriggio di ieri, nella zona di Castel Romano, in tutta l’area limitrofa al tratto della SR 148 Pontina, dal km 25,700 al km 24, il tratto della strada regionale sia in direzione Roma sia in direzione Latina rimarrà chiuso al traffico veicolare, fino al termine delle operazioni di verifica tecnica che si protrarranno presumibilmente fino al tardo pomeriggio. Le fiamme infatti, nonostante il tempestivo intervento dei vigili del fuoco, hanno avvolto la vegetazione e, in qualche caso, si dovrà probabilmente procedere alla rimozione, per evitare il rischio reale di crollo. A tale scopo, le verifiche si stanno svolgendo con l’aiuto di tecnici e agronomi, al fine di tutelare l’incolumità degli utenti della strada alla riapertura al traffico del tratto interdetto alla circolazione.

http://www.ilcorrieredellacitta.com/a...




Plauso ai VV.FF., alle Forze dell'Ordine, alla Protezione civile...
Ma si può tenere una via di comunicazione fra due province, Roma e Latina, in queste condizioni?

Non parlo dell'incendio, sicuramente doloso, in quanto non credo che la banale cicca lanciata dall'incivile dal finestrino dell'auto possa innescare una simile devastazione, parlo del fatto che questi incendi, ripetuti e ravvicinati all'inizio di questa settimana, hanno messo ancora di più in evidenza la situazione dei collegamenti fra queste due città.
Una situazione vergognosa, visto come viene adoperato il denaro pubblico, che non tiene conto dell'enorme traffico che si svolge fra Roma e Latina, sia per quel che attiene le merci, sia per quel che attiene i pendolari che percorrono la strada statale Pontina avanti e indietro tutti i giorni!

Non ci sono alternative alla Pontina, se non strade laterali che si snodano tortuosamente fra i campi e conducono in direzioni lontane dalle mete di ogni giorno, costringendo i forzati del lavoro a lunghissimi e stretti percorsi, allungando nel tempo l'arrivo alla meta.

Da anni e anni si parla di fare un'autostrada, il minimo della decenza, per collegare Roma al sud del Lazio.
Quando era Presidente di Regione quel contaballe del ciccione di destra, Storace, aveva promesso la realizzazione dell'autostrada...
Promesso e basta. 

Da: Il Caffè.TV

VA TUTTO IN PRESCRIZIONE, E SI SALVANO

Autostrada Roma-Latina: 20 milioni di euro di danni, ma paga uno solo (e poco)

Erasmo Cinque, collegato ad Arcea SpA tramite il Consorzio 2050
Erasmo Cinque, collegato ad Arcea SpA tramite il Consorzio 2050
Giulio Gargano e Francesco Storace, ex Assessore ai trasporti ed ex Presidente della Regione Lazio
Giulio Gargano e Francesco Storace, ex Assessore ai trasporti ed ex Presidente della Regione Lazio
Andrea Abodi, ex presidente Arcea SpA
Andrea Abodi, ex presidente Arcea SpA
A sx: Raimondo Besson, ex dirigente Dipartimento infrastrutture Regione Lazio
A sx: Raimondo Besson, ex dirigente Dipartimento infrastrutture Regione Lazio
Raniero De Filippis, unico condannato a pagare 600 mila ? (poi ridotti)
Raniero De Filippis, unico condannato a pagare 600 mila ? (poi ridotti)



Giulio Gargano e Francesco Storace, ex Assessore ai trasporti ed ex Presidente della Regione Lazio
C’era chi si era messo a piangere quando scoprì che il tracciato del Corridoio Tirrenico Meridionale passava proprio sopra la casa che aveva appena acquistato con un mutuo. Altri avevano impiantato un frutteto per la produzione di kiwi che finalmente stava per entrare in produzione ed altri ancora si ritrovarono con l’azienda tagliata a metà dal progetto dell’arteria autostradale, senza poter accedere direttamente da una parte all’altra. Gli ambientalisti erano inferociti dal fatto che il tracciato andava ad incidere pesantemente sulla tenuta di Castel Porziano, sul Parco Regionale di Decima – Malafede e sul Parco Nazionale del Circeo. La rabbia di tutti gli interessati confluì nella più grande manifestazione di protesta che si è mai tenuta a Latina: era il 28 febbraio 2004. Poi il progetto fu modificato una decina di volte fino a farlo coincidere con l’attuale Pontina, che dovrebbe così diventare l’autostrada Roma – Latina (l’iter è ancora in corso). Ma era tutta una bufala per sperperare denaro pubblico con progettazioni e incarichi che finora non hanno fatto muovere neanche una carriola. 
DANNO DA 19,4 MILIONI DI EURO
La sezione del Lazio della Corte dei Conti ha accertato un danno erariale di 19,42 milioni di euro in capo a coloro che all’epoca erano i responsabili politici e amministrativi della Regione Lazio (vedi box), oltre ai componenti di nomina pubblica di Arcea, la società pubblico-privata che avrebbe dovuto costruire e gestire l’opera insieme alla bretella Cisterna-Valmontone. Solo uno degli undici condannati però, Raniero De Filippis ex Direttore del dipartimento Territorio della Regione, attualmente sospeso dall’incarico perché arrestato nello scandalo rifiuti dell'affaire “Cerroni”, dovrà pagare 600mila euro: pena peraltro ridotta perché secondo la Corte non è stato l’unico ad omettere i suoi doveri d’ufficio. Tutti gli altri quindi, pur ritenuti responsabili del danno arrecato alle casse pubbliche, non pagheranno nulla perché il reato è stato prescritto.
"SCHEMI ILLECITI" IN STILE CRICCA
Altrettanto inquietante però è l’accostamento fatto dal magistrato contabile, Rosa Francavilla, che nel luglio scorso aveva chiesto la condanna degli imputati a risarcire lo Stato gabbato. Per la vicenda della Roma-Latina si erano ravvisati “gli stessi schemi illeciti” riscontrati nel gigantesco scandalo del MOSE a Venezia; scandalo che aveva portato in carcere, tra gli altri, il Sindaco della città lagunare Giorgio Orsoni e l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan. Secondo il PM del processo MSE le condotte illecite e omissive erano “tese a favorire il socio privato di Arcea, che ha avuto l’incarico di progettazione grazie ad un affidamento diretto”. Un giudizio così pesante si giustifica con un semplice fatto: in entrambe le vicende ci sono di mezzo persone rimaste per lo più in ombra. Lo si desume da un attento approfondimento degli atti.
I BURATTINAI NELL'OMBRA
Arcea SpA infatti, era una società mista dove la Regione Lazio deteneva il 51% delle azioni: il restante 49% era in mano ad una un’Associazione Temporanea d’Impresa, composta da Autostrade (34%) del gruppo Benetton, dal Consorzio 2050 (10%) e dal Monte dei Paschi di Siena Merchant (5%). Il Consorzio 2050, a sua volta, era composto dalla Società Costruzione Strade Moderne Srl che fa capo ad Erasmo Cinque (storico amico di Francesco Storace), dal Consorzio Coop. Costruttori della Lega delle Cooperative (le 'rosse'), dalla società di ingegneria Spea (Gruppo Autostrade) e dalla Ingegneri Associati. Era proprio il Consorzio 2050, secondo la Corte dei Conti, il beneficiario degli illeciti. Il presidente di questo sodalizio all’epoca era Erasmo Cinque, mentre alla Vicepresidenza c’era un uomo della Lega delle Coop. Tra gli altri Consiglieri del CdA del Consorzio 2050 però si trovava anche Duccio Astaldi, Presidente dell’omonimo colosso delle costruzioni che, curiosamente, oggi fa parte di una delle due cordate che hanno presentato offerte per la realizzazione della Roma – Latina.
CEMENTO, AFFARI E POLITICA
Lo stesso Astaldi, in quanto Presidente del Consorzio Venezia Nuova, insieme al suo ex suocero Paolo Bruno (già Presidente della società Condotte SpA, deceduto lo scorso anno) e al poliedrico Erasmo Cinque, anche se non indagato ufficialmente, è citato più volte nella richiesta di arresto di Giancarlo Galan depositata presso la Camera dei Deputati dai magistrati veneziani. Tra gli arrestati nell’inchiesta MOSE c’è uno dei “fortunati” della sentenza della Corte dei Conti. È l’ex Magistrato della Acque di Venezia Patrizio Cuccioletta che a suo tempo era anche dirigente della Regione Lazio: dopo l’arresto avrebbe ammesso di aver preso soldi in cambio della omissione dei controlli sull’esecuzione dei lavori. Con molta probabilità quindi è questo l’accostamento che ha voluto indicare la sentenza della Corte dei Conti.
Ultima coincidenza: il MOSE e la Roma – Latina sono entrambe dei “project financing”, rispettivamente da 5,2 e quasi 3 miliardi di euro. Progetti in cui, sulla carta i privati anticipano i soldi in soccorso degli enti pubblici, ma rivelatisi troppo spesso delle bufale per aggirare la concorrenza e accollare i debiti ai cittadini. Montagne di soldi dove tra appalti, sub appalti, consulenze, collaudi e pareri, è facile incappare in omissioni d’atti d’ufficio. Ma tanto poi arriva la prescrizione.
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POLITICI E DIRIGENTI SALVATI DALLA PRESCRIZIONE
1) Francesco Storace, all’epoca dei fatti Presidente della Regione, ex Ministro della Salute e attuale Consigliere regionale;
2) Giulio Gargano, ex Assessore ai Trasporti che ha patteggiato una pena di 4 anni e 4 mesi per lo scandalo di Lady ASL (l’unico che è sparito di scena)
3) Raimondo Besson, ex Dirigente del dipartimento Opere, Mobilità e Infrastrutture della Regione Lazio, ex Consigliere di Acea Ato 2 SpA, attuale Amministratore delegato di Acqualatina SpA per nomina del socio privato;
4) Bernardo Maria Fabrizio, attuale Dirigente del settore mobilità su gomma dell’Assessorato Opere, Mobilita e Infrastrutture della Regione;
5) Patrizio Cuccioletta, ex Magistrato delle Acque a Venezia ed ex Capo Dipartimento del Territorio della Regione Lazio, in attesa di processo per lo scandalo MOSE;
6) Andrea Abodi, ex Presidente di Arcea, la società pubblico-privata incaricata della realizzazione e della gestione dell’opera, attuale Presidente della Lega Calcio di serie B;
7) Ruggiero Borgia, Amministratore Delegato di Arcea nominato dal socio privato;
8) Flavio De Luca, Roberto Serrentino e Aurelio Saitta, a suo tempo Consiglieri di Amministrazione di parte pubblica in Arcea.

Autismo: cosa fa il governo Renzi

Da un tweet di Gian Luca Nicoletti scorro le iniziative per l'Autismo in Italia:



E' passato esattamente un anno dall'approvazione della Legge sull'Autismo e le buone intenzioni del governo si sono rivelate per ciò che sono davvero: una dolorosa beffa per le tante famiglie che attendevano una mano e un aiuto concreto dallo Stato.
Parliamo di un provvedimento di cui il M5S aveva sottolineato luci ed ombre, ma che comunque rappresentava un primo e importante passo in avanti, soprattutto perchè prevedeva l'emanazione di LEA (Livelli essenziali di Assistenza) specifici per l'autismo l'aggiornamento delle linee di indirizzo per migliorare la qualità degli interventi assistenziali per questa patologia.
E invece, nello schema di decreto del Presidente del Consiglio del Ministri che aggiorna i nuovi LEA, già approvato anche dalla Conferenza Stato Regioni, manca completamente una sezione specifica dedicata all'autismo, che addirittura viene etichettato come disturbo psicotico nonostante la letteratura scientifica non lo consideri tale.
L'esclusione dell'autismo dai nuovi LEA è una porta sbattuta in faccia alle tante famiglie italiane che quotidianamente provano sulla propria pelle la difficoltà di garantire una 'vita normale' ai propri ragazzi autistici. A queste madri e a questi padri, il governo aveva promesso di dare attuazione alla legge con uno stanziamento di 50 milioni di euro per il 2016, ma nell'allegato finanziario dei nuovi LEA di questi soldi non c'è traccia.
E per il momento non si hanno notizie nemmeno del Fondo per la cura delle persone autistiche, istituito nell'ultima legge di Stabilità proprio grazie a un emendamento del M5S. Il Fondo, per il quale era stata prevista una dotazione di 5 milioni di euro all'anno, doveva essere realizzata entro 60 giorni ma ad oggi manca ancora il decreto del ministero della Salute indispensabile per stabilire i criteri e le modalità per usare il fondo.
A che gioco sta giocando il Ministro della Salute? Lo chiediamo direttamente a lei, preannunciandole già da ora che quando il decreto sull'aggiornamento dei LEA arriverà in Parlamento, daremo battaglia perchè venga corretto e perchè le legittime richieste delle famiglie di ragazzi autistici non rimangano ancora una volta inascoltate.
Movimento 5 Stelle - Senato