lunedì 12 dicembre 2016

Nuovo Governo

VALERIA FEDELI, fresco Ministro della Pubblica Istruzione

2013 da: Corriere Fiorentino
«Il Pd candida in Toscana due donne capolista, al Senato Valeria Fedeli e alla Camera Maria Chiara Carrozza — scrive Valeria Antoni nella piazza virtuale dei grillini — Ecco finalmente due donne di elevata statura morale: se andiamo a vedere chi sono nelle loro biografie si unisce il solito clientelismo e nepotismo caro alla vecchia politica». Il riferimento va ai legami familiari delle due donne di punta scelte dal Pd per le elezioni del 24 e 25 febbraio.
La futura senatrice Valeria Fedeli, 64 anni, nata a Bergamo e una vita da sindacalista Cgil passata tra Roma e Milano, è la moglie di Achille Passoni, anche lui Cgil di ferro e senatore uscente, arrivato penultimo alle primarie di fine dicembre. Paracadutato il marito nella scorsa legislatura, paracadutata la moglie oggi. Lei lo ammette senza problemi, e poi promette: «Lo so e devo dire che ho pensato subito che questo potesse essere un handicap — ha spiegato in un’intervista a Repubblica — Però mi piacerebbe che si andasse oltre, con le mie battaglie spero di farmela perdonare». E alle critiche sulla candidatura della Fedeli risponde Ivan Ferrucci, responsabile delle politiche per il lavoro del Pd toscano: «Se si fanno questi discorsi non si rispettano le persone. Valeria Fedeli ha un curriculum di primo piano, che si misura sulle sua qualità, non perché è moglie di... Nella formazione delle liste, e anche nelle primarie, non è solo questione di nomi e cognomi ma anche di come debba essere un’idea di società e come si pensa di governare il paese».
Spontanea la domanda successiva a Ferrucci: ma se Passoni avesse superato le primarie, la sindacalista Cgil sarebbe stata candidata? «Sono scelte di Bersani — ribatte Ferrucci — è ovvio che è indipendente dall’altra vicenda».
20 novembre 2016 - "Alla Melazza" Agriturismo della campagna romana dove ho festeggiato i miei 70 anni
Dunque hanno scaricato la ridicola Giannini e hanno messo sulla sua poltrona una sindacalista CGIL che, basandomi sull'articolo che ho riprodotto sopra, nel 2013 aveva 64 anni, dunque oggi ne dovrebbe avere 67.
Chissà che Ministro sarà? Ma dovrebbe starci poco su quella poltrona giacché gli Italiani, visto il gesto elegante di Matteo Renzi, vogliono tornare a votare e a buon diritto.
Nel suo curriculum leggo che è laureata in Scienze Sociali e che "Sono stata segretaria generale della Filtea, la categoria tessile della Cgil, dal 2000 al 2010." Molti anni fa una Coltellese fu rappresentante sindacale Filtea di un grande complesso tessile romano... Purtroppo poi ha chiuso.

AGGIORNAMENTO!!!
DA: DAGOSPIA


1. LA NEO-MINISTRA DELL'ISTRUZIONE HA MENTITO SULLA SUA LAUREA? VALERIA FEDELI DICHIARA UN 'DIPLOMA DI LAUREA IN SCIENZE SOCIALI', UN CORSO ISTITUITO POCHI ANNI FA
2. QUELLO CHE HA LEI E' SOLO UN DIPLOMA ALLA SCUOLA DEGLI ASSISTENTI SOCIALI DI MILANO, DOPO IL QUALE LA ROSSA SENATRICE È ENTRATA NEL SINDACATO E LÌ È RIMASTA PER 34 ANNI
3. L'EX PIDDINO ADINOLFI: ''LA SPACCIATRICE DI MENZOGNE SUL GENDER, IN QUALSIASI PAESE DEL MONDO DOVREBBE DIMETTERSI SEDUTA STANTE O ESSERE COSTRETTA A FARLO''
4. ALTRI GUAI? IL VIDEO IN CUI PROMETTE: ''SE PERDIAMO IL REFERENDUM, IL GIORNO DOPO NON CI SONO ALIBI. IL GOVERNO NON AVREBBE AUTOREVOLEZZA, MA ANCHE I PARLAMENTARI. NON SIAMO ATTACCATI ALLA POLTRONA''. VERO, DI POLTRONA NE HA INCASSATA UNA PIÙ IMPORTANTE!

Ahiaiaiiiii!!! Cominciamo male!
Debbo dire che un dubbio l'avevo avuto leggendo sul sito della Fedeli la seguente scritta: "mi sono trasferita a Milano e mi sono iscritta conseguendo la laurea in Scienze Sociali". Ora ho cercato il sito che compariva sul WEB ieri, per riportare la frase testuale che mi aveva lasciato un po' perplessa per quel "mi sono iscritta conseguendo", in quanto non specificava a quale Corso si era iscritta prima di "conseguire", ma il sito non lo trovo più, o è stato cambiato ed appare diverso oppure... non so.
Comunque anche la sigla che riportava nel curriculum ora scomparso, UNSAS, ma che rimane sul suo profilo Linkedin, corrisponde effettivamente alla Scuola per Assistenti Sociali.
Gonfiare il proprio titolo di studio all'età di 67 anni è segno di personalità insicura, non risolta e in pace con ciò che si è...
Chi vive con un'immagine interiore di sé equilibrata, accettata, vissuta serenamente nel rapporto con gli altri, non gonfia il proprio curriculum con bugie puerili.
Perché dobbiamo avere nei posti di comando gente così scadente?

ULTERIORE AGGIORNAMENTO
adnkronos

Mario Adinolfi su ministra Fedeli: "Laurea? Non ha neanche la maturità"

FACEBOOK
Mario Adinolfi
8 ore fa
Ah, inutile precisarvi che la Fedeli non ha fatto mai manco la maturità, ma solo i tre anni per fare la maestra. Poi diplomino da assistente sociale, privato. Questo è il nuovo ministro della Pubblica Istruzione che si dichiarava "laureata in Scienze Sociali". Spero che studenti e docenti a ogni incontro la sotterrino di pernacchie.
Rita Coltellese Sul mio blog ho fatto un post sulla Fedeli che fa capire cosa penso di lei.. Ma questo non toglie che si deve scrivere la verità Adinolfi e la verità è che se ha il diploma di maestra, come scrive lei, sono 4 anni e non 3. Almeno per avere il diploma dell'Istituto Magistrale...
Mario Adinolfi È la scuola magistrale, maestra d'asilo, tre anni. Non l'istituto. Sapere, poi scrivere. E non vi affannate nella difesa. Ha già ammesso che ho ragione io.
Mi piaceRispondi1016 min

Rita Coltellese Non difendo nessuno, preciso. Per conseguire il Diploma all'Istituto Magistrale bisogna fare 4 anni di corso. Se lei dice che non ha nemmeno quello ma è maestra d'asilo... allora.. Evidentemente il suo Diploma di Assistente Sociale non è lo stesso che un tempo si prendeva con un corso biennale iscrivendosi all'Università, giacché per iscriversi a qualsiasi Corso Universitario, anche del Vecchio Ordinamento, serve la Maturità quinquennale. Non si può nemmeno con il Diploma dell'Istituto Magistrale, a meno che non si faccia un anno per equipararlo alla Maturità.

Meningite e immigrati senza cordone sanitario

Da: IL PRIMATO NAZIONALE Testata Online

Meningite e immigrazione: il legame c’è, nonostante le bufale degli “esperti”
Read more at http://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/meningite-immigrazione-40046/#02A9wrsGGUDT1uER.99


di Francesco Meneguzzo


Insieme al titolo sotto c'è il link, per arrivare a leggere l'articolo integrale.


Vi si apprende che la meningite più diffusa in Africa è quella di ceppo A. Ma comunque il negare ogni legame fra immigrazione ed immissione di ceppi batterici, prima non così diffusi data la prevenzione sanitaria raggiunta nel nostro Paese, è giusto per non fare allarmismo, ma non esime la politica, che favorisce l'entrata senza nessuna "Ellis Island" di migliaia di persone che non hanno mai avuto cure e vaccinazioni, dalle sue responsabilità verso la popolazione italiana.

Si apprende che, nonostante in Africa le varie organizzazioni umanitarie abbiano provveduto a vaccinare molte persone dalla meningite del ceppo C, questo si sia diffuso lo stesso, raggiungendo cifre ragguardevoli soprattutto in Nigeria e Niger.

La presenza in Italia di gente proveniente da quei Paesi è massiccia.
Girano ovunque. Prostitute nigeriane lungo le strade, robusti giovani nigeriani davanti ai supermercati propongono di metterti a posto il carrello della spesa per l'euro che è dentro (alla modica cifra di Lit. 2000 circa, dunque, tanto vale un euro).

Alcuni passi dell'articolo di Meneguzzo:
nota ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) del 28 luglio 2015. In tale nota si sostiene, tra l’altro, che “la meningite tende a colpire l’Africa in modo ciclico. Casi meningite C sono stati in aumento dal 2013, dapprima in Nigeria nel 2013 e 2014, quindi in Niger nel 2015. Dobbiamo essere pronti per un numero molto maggiore di casi durante la stagione della meningite del 2016”, secondo il Dott. William Perea, coordinatore dell’unità per il controllo delle malattie epidemiche all’Oms. Non un medico qualsiasi o un responsabile d’area territoriale, sembrerebbe.


Come spiegano i medici, la meningite si prende da portatori sani, anche, ignari di avere il meningococco che, così trasmesso, su un altro individuo innesca invece l'infezione.

sabato 10 dicembre 2016

Lessico giornalistico

Le parole servono per comunicare, ma dal giornalismo corrente, sia della carta stampata, sia on-line, ma ancor di più quello orale, televisivo, ci vengono parole che vogliono cambiare la realtà orientando i nostri pareri, i nostri giudizi, usandole ora con significati dispregiativi, ora ghettizzanti, ora sminuenti azioni gravi sul piano morale, ora ingenerando volutamente confusione.
A furia di essere ripetute nel tempo tendono ad instaurarsi come modelli di pensiero, che vedono la realtà sotto una luce diversa, peggiore o migliore non importa: comunque una realtà alterata.
L'eristica è così definita sul Garzanti:
arte di far prevalere la propria tesi, vera o falsa che sia, ricorrendo ai più sottili strumenti dialettici
credo che subdolamente, giocando con le parole, il giornalismo peggiore faccia questo. E' riconoscibile, perché parla per frasi fatte, per definizioni che etichettano, impongono un modello di interpretazione della realtà.
Passo agli esempi più frequenti: l'uso della parola "compagno o compagna" per definire il rapporto che lega due persone. In uno stesso servizio giornalistico mi è capitato di ascoltare la definizione di una persona, legata ad un'altra oggetto della notizia, indifferentemente come compagno, poi marito, poi fidanzato. Il risultato è che NON è stato possibile sapere quale fosse il ruolo di quella persona nei riguardi dell'altra, oggetto della notizia di cronaca. Non è indifferente, come superficialmente si possa pensare, giacché compagno è parola vaga, che non definisce nemmeno se si stia parlando di qualcuno che conviveva con la persona di cui si parla e di cui si sta trasmettendo una notizia che, se è degna di cronaca, si deve dare quanto più chiaramente possibile se si vuole che chi ascolta possa farsene un'idea corretta. Altrimenti si fa vaga confusione, le notizie girano fumose e deformate. Un compagno può anche vivere a casa sua e allora sarebbe più esatto specificare: convivente, qualora la persona invece abitava nella stessa casa del soggetto di cui si da notizia. Se poi fra i due non c'è stato Matrimonio perché chiamarlo marito? Il Matrimonio è un Istituto che ha risvolti civili e legali che comportano obblighi non solo legali ma, dalla formula stessa del Matrimonio Civile dello Stato Italiano, anche morali. Dunque usare impropriamente la parola marito, qualora quello non lo sia, ingenera confusione, in quanto le parole hanno un senso e usarle fumosamente, facendo apparire che l'una definizione o l'altra non cambiano la sostanza, vuole solo significare che non si vuole dare importanza al tipo di legame e che essere indifferentemente sposati o accompagnati, conviventi o non, è la medesima cosa: quindi si cerca, con il lessico, di modificare la realtà concreta, che ha sempre un significato certo. Spiega le scelte ed il modo di vivere delle persone ad esempio. Infilare poi in una frase successiva la definizione di fidanzato è una vera e propria manipolazione della realtà. E' una forzatura della condizione umana in cui le persone di cui si parla vivono. Di solito questo esempio che porto, e che è ripetitivo, riguarda coppie con uno o più figli; la forzatura e la manipolazione della realtà, deformata con le parole, mira a cambiare il pensiero della gente, mira a destrutturare l'Istituto Matrimoniale, riducendolo ad una equiparazione linguistica con ciò che Istituto non è: fidanzamento, convivenza, accompagnamento.
Con il tempo la gente si abituerà a considerare il Matrimonio inimportante, inutile, mentre non lo è affatto, essendo una ben precisa Istituzione che fissa delle regole nella Società, regole che questo tipo di subdola eristica vuole appiattire, chiamando un ruolo ben preciso con parole diverse. Un esempio recente è stato la notizia dell'omicidio di una signora borghese sposata con un noto medico e madre di tre figli la quale, hanno scritto e detto i giornalisti, aveva un nuovo compagno, intendendo in realtà un amante, visto che conviveva ancora nella casa coniugale anche se, avendo il marito scoperta la relazione grazie ad un investigatore privato da lui incaricato, stava muovendosi per una separazione non ancora avvenuta né di fatto, cambiando abitazione, né legalmente avviando una pratica legale tramite un avvocato. In conclusione, di fondo c'è una forma di giornalistica ipocrisia, un voler attenuare, usando impropriamente le parole, quella che è la semplice e nuda realtà.
Tutto il contrario di quello che il giornalismo di vaglia deve fare: riportare la REALTA'.


Altro esempio è chiamare "ragazzi" soggetti che hanno commesso atti criminali, nel senso che hanno commesso un crimine, infrangendo la Legge, dunque provocando un danno a cose e persone. Nel dare le notizie dell'atto criminale, che sia furto, rapina, aggressione, o peggio, la superficiale definizione di ragazzi tende a dare della realtà di questi individui un'immagine attenuata, sminuente la gravità degli atti riportati nella notizia. Se si sta descrivendo un'aggressione per derubare una qualsivoglia vittima, si deve usare la parola delinquenti, giacché gli atti descritti, anche se non ancora sottoposti a giudizio e sentenza, sono da ascriversi agli atti delinquenziali e bisogna usare il lessico giusto. Invece è invalso l'uso di chiamare chi compie atti cruenti "ragazzi". E' una deformazione voluta della realtà, un voler sminuire la gravità dei gesti, dei reati. Così, a poco a poco, la gente accetterà la depenalizzazione di reati anche gravi, derubricati a mere sanzioni amministrative. Si cerca di allentare il rigore della Legge, di far accettare una Società più indulgente verso chi sbaglia...

Ma ci sono altri esempi, meno gravi, che seguono un costume conformista del momento e che sfociano nel ridicolo: in occasione dell'inaugurazione della Stagione Lirica della Scala di Milano, una giornalista di un TG RAI ha definito l'interprete della "Butterfly": la soprana!!! L'ha detto convinta, non si è trattato di un lapsus o di un errore: ha messo al femminile una definizione artistica da sempre, e con preciso significato musicale, che è il soprano!
Cosa aggiungerebbe, secondo le menti stupide che hanno iniziato l'assurda moda lessicalmente brutta di femminilizzare tutte le professioni, al valore di un Avvocato, di un Architetto, ad esempio? La "a" finale aggiunge qualcosa? E' una moda idiota. Perché poi "Avvocata", "Architetta", "Ministra" e non "Medica"?  Ora siamo arrivati a dover sentire "soprana"! Il femminismo dell'ignoranza!

Altra invenzione lessicale del giornalismo peggiore è il termine "bullismo", per definire atti di miserabile persecuzione, aggressione psicologica e/o fisica, messi in opera da veri e propri teppisti minorenni nei riguardi di coetanei. Anche qui si è piegata la lingua all'attenuazione di quello che è un vero e proprio reato, riguardante il Tribunale dei Minori, ma sempre reato, per le gravi implicazioni e conseguenze sulle vittime.
Secondo il Sabatini-Coletti la definizione della parola teppa è:
 Insieme di persone che operano ai margini o fuori della legge
mentre il teppista è definito:
Chi compie atti vandalici e violenze
Forse chi offende, perseguita con atti violenti, un'altra persona non corrisponde a questa definizione? Forse non opera ai margini della legge, quando non addirittura fuori? O la legge consente che un ragazzo venga vessato, malmenato, coercizzato a fare cose che non vuole fare? Non lo consente: dunque chi agisce in tal modo, cercandosi una vittima, è persona che opera fuori dalla legge, dunque è un teppista, e se lo fa in gruppo contro qualcuno quel gruppo è teppa.

Sempre usando il lessico giornalistico in modo da attenuare un simile agire odioso, hanno iniziato a chiamare i teppisti semplicemente bulli, e l'agire fuori legge "bullismo", inventandosi un vero e proprio termine che nella mia gioventù non esisteva.
Esisteva la parola bullo, ma con ben altro significato. 
Il bullo era uno smargiasso un poco ridicolo, che agiva sopra le righe, con atteggiamenti quasi caricaturali, ma innocuo. Tanto è vero che ci fu un famoso film, "Bulli e Pupe", in cui recitava un giovane Marlon Brando, che provocava il sorriso. Insomma il bullo era un complessato un po' sempliciotto che voleva apparire e darsi importanza e lo faceva con atteggiamenti "bulleschi", che strappavano il sorriso. Oggi, per non chiamare dei piccoli delinquenti con il loro nome, il bullo ha perso il suo primitivo significato e. per attenuare il delitto del teppista, si è reso odioso il termine bullo.

Da Etimo italiano.it: il termine bullo, da cui bullismo, non aveva un'accezione negativa, anzi, da originario sinonimo di "bravo ragazzo", si è capovolto fino a trasformarsi in sinonimo di "molestatore di deboli".

Altra deformazione lessicale di certo giornalismo, sia della carta stampata sia della scrittura digitale ma, soprattutto, del giornalismo orale televisivo, è l'uso e l'abuso di termini inglesi, quando per la comprensione di tutti si dovrebbe usare la lingua italiana.
Questo lo ritengo grave soprattutto in RAI, visto che la propaganda dice che la "RAI è di tutti". Nel senso che tutti la pagano nella bolletta elettrica, ma non è affatto di tutte quelle persone che non riescono neppure a parlare in un corretto italiano, figuriamoci cosa possono capire se certe cose vengono dette in lingua inglese! 
La ritengo una vera e propria mancanza di rispetto verso tanti cittadini da cui si pretende il pagamento per mantenere la RAI, ma di cui NON si tiene conto quando si danno le notizie: che debbono capire tutti!!!
Eppure la RAI stessa ci mostra questa umanità, che ha difficoltà ad esprimersi persino nella propria lingua, quando fa interviste a vario titolo e per varie ragioni fra la gente su e giù per la Penisola: assistiamo dal Veneto alla Sicilia a persone che mischiano il dialetto alla lingua, quando non si esprimono con il solo dialetto. 
Jobs act,  va addebitato più al Governo che lo ha usato piuttosto che al giornalismo e dunque la degenerazione lessicale sale alle Istituzioni, di male in peggio; dire legge sul lavoro sarebbe stato troppo banale? Renzi voleva impreziosire con un termine fumoso la sua legge?
Stepchild adoption,  l'ho già scritto in post dove si parlava della ventilata possibilità legislativa di adozione, nella coppia omosessuale, del figlio del compagno o della compagna (in questo caso il termine compagno è l'unico possibile). In italiano basta dire: ADOZIONE DEL FIGLIASTRO.
Privacy, perché non privatezza? 
Welfare, perché non benessere sociale fornito dallo Stato?
Family day, perché non giorno della Famiglia (tradizionale, naturale)?
Spending review, perché non revisione della spesa (per il suo contenimento)?
E continuando troviamo Startup, perché non nuova azienda con idee innovative?
Bail-in, questo è intraducibile, ma la gente ha il diritto di sapere:
Letteralmente, significa che il salvataggio di una banca avverrà d'ora in avanti senza il ricorso a risorse esterne, se non prima di avere coinvolto nelle perdite gli "stakeholders", ovvero nell'ordine gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, gli obbligazionisti ordinari e i correnti titolari di conti al di sopra dei 100.000 euro e relativamente alla somma eccedente tale somma. Si tratta di una rivoluzione nel sistema del credito, resa necessaria dalla volontà di tutelare il denaro dei contribuenti dai salvataggi costosi delle banche.

Vedete dunque quanto le parole siano importanti, e quanta responsabilità abbiano i giornalisti nell'usarle.
Soprattutto è importante capire quanto ho riportato sul Bail-in, in questo momento in cui ci stanno preparando a prenderci la fregatura Monte dei Paschi di Siena dopo che hanno messo Monti, pochi anni fa, a fare Dracula che, succhiando sangue agli Italiani, lo ha dato a MPS. Come si vede non è bastato. Ora si parla di comprarcelo tutto intero, e di questo si è detto convinto anche Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle!
I correntisti sotto i 100.000 euro dovrebbero stare tranquilli, se esiste ancora il Fondo istituito dall'Accordo Interbancario per rifondere i correntisti in caso di fallimento di una Banca... Il resto.. scusate.. ma peggio per loro, perché dobbiamo pagare con le nostre tasse? Perché nazionalizzare MPS vuol dire questo: lo Stato acquista una Banca con i soldi di noi tutti, perché tale Banca ha messo nei posti sbagliati i soldi di chi di essa si era fidato. 

2013

Mps, video choc sulla morte di David Rossi. 

Le immagini del New York Post mostrano l’incidente mortale dell’ex capo area comunicazione di Mps (da "La Stampa)

venerdì 9 dicembre 2016

Nulla è accaduto

Per non dimenticare: da questo blog 16 maggio 2012 "Comportamenti singolari"

Piccolo racconto dello sbracamento quotidiano:
un condominio di villette, causa l'incuria del comune che non compie alcuna opera per la canalizzazione delle acque di impluvio sulla via comunale, si allaga. A nulla valgono denunce e proteste. Sulla via si forma un lago in cui non può passare nessuno a piedi. Chi non possiede un'auto è sequestrato in casa. Un giorno di grande pioggia in quel lago rimane impantanata addirittura la camionetta dei Carabinieri. Ma nulla accade. La strada comunale continua ad essere abbandonata a sé stessa. Non si vede neppure l'ombra di un operaio comunale che pulisca i sassi che dilavano, la terra ecc. ecc.. 
Il condominio fa causa al comune. Dopo 10 anni e tante spese la vince. Il Comune non segue il suggerimento del perito pagato dal condominio, ma fa un'opera orribile per far defluire le acque in un terreno privato dove esiste una vecchia tubazione fatta da privati.
Il condominio, comunque,  non risolve totalmente le problematiche alluvionali e tutta la rete privata per le acque di impluvio all'interno di esso sta in precario equilibrio.
Una villetta viene venduta ad un poliziotto e costui, uomo di legge, comincia una serie di lavori abusivi: aprendo finestre, costruendo tettoie ed infine, visto che nessuno lo ferma, costruisce una vera villetta in miniatura a confine della strada condominiale e pensa di scaricare le acque scure e chiare nel condotto condominiale per le acque di impluvio, visto che è proprio lì sul confine dove lui ha pensato bene di costruire... Qualcuno però lo ferma: a parole ma, non sperando che desista dal suo proposito, pensa bene di rivolgersi ai Vigili Urbani.  Consegna i suoi timori al protocollo del comune e attende. Non si fa vivo nessuno. Nel frattempo il poliziotto viene convinto a desistere dall'insano proposito e chiude il condotto delle acque scure (esiste documento fotografico del prima e del dopo fatto da chi l'ha convinto, bontà sua!). Però ci si continua  a chiedere come mai i Vigili non si siano fatti vivi e, per curiosità, si telefona. Il Vigile che risponde cade dalle nuvole, traccheggia sulla competenza, dice che forse la segnalazione andava fatta all'Ufficio Tecnico del Comune! Purtroppo per lui il cittadino con cui parla conosce le leggi ed i regolamenti e gli ricorda che è compito dei Vigili Urbani controllare. Miracolosamente ritrova la segnalazione protocollata dall'Ufficio Protocollo del Comune, ma non sembra molto intenzionato a fare il suo dovere. Dà il suo nome solo su insistenza del cittadino e finisce lì.
Il 15 di maggio 2012 suona al cancello di chi aveva fatto la segnalazione in data, da protocollo, 20 marzo, una vigilessa dall'aria severa e con fare accusatorio chiede all'interlocutore:
"E' lei che ha fatto una segnalazione per  uno scarico abusivo?"
"Sì, ma nel frattempo è stato risolto, la segnalazione è del..."
"4 aprile." Proferisce la vigilessa sempre con aria molto professionale e molto severa, guardando il foglio che ha davanti. 
L'interlocutore non ha in quel momento copia del foglio con la data del protocollo, anche perché sono passati 56 giorni... dunque non puntualizza e dice: "Comunque nel frattempo lo scarico è stato chiuso, l'abbiamo convinto a chiuderlo."
"Dove era?" Chiede sempre severamente la vigilessa, come se a commettere l'abuso fosse chi le sta davanti.
Chi le sta davanti però è ben cosciente delle leggi e di quelli che dovrebbero essere i comportamenti e registra quello che appare come un atteggiamento non consono a chi dovrebbe far rispettare la legge. Incomprensibile infatti è il tono quasi accusatorio che la vigilessa inalbera nei confronti di chi ha fatto il suo dovere di cittadino, per evitare abusi che potrebbero causare danni al denunciante stesso. Forse la vigilessa, fra l'altro, non conosce l'articolo del Codice Civile che parla "del danno temuto".  
"Era qui." Indica l'interlocutore.
"Questa costruzione qui? Lei ha scritto che è abusivo, se ne assume la responsabilità." Dice con tono di minaccia, sempre più scura in viso.
L'interlocutore la guarda con aria ironica tanto appare assurdo un simile comportamento. La costruzione è sorta in un terreno di mq. 1500 circa, dove già esiste una villetta. Il piano regolatore non prevede rilascio di licenze edilizie né tanto meno di concessioni per altre cubature e la zona è anche soggetta al preventivo controllo delle Belle Arti. Tutto questo è ignoto alla severa vigilessa? 
"Me l'assumo." Risponde non senza un sottile sorriso ironico l'interlocutore. Ma poi aggiunge: "Dovete sapere voi se lo è: esiste un piano regolatore."
Non avendo ottenuto l'effetto dell'intimidazione che forse sperava, la vigilessa chiede un poco scorbutica: "Sa di che anno è?"
L'interlocutore fa una pausa, guarda la costruzione ancora fresca di cemento e tace, pensando che la vigilessa vuole addossare a lui quello che dovrebbe essere un suo dovere: gli occhi li ha anche lei e la testa pure si spera, in quei luoghi non si rilasciano licenze per quei piccoli terreni; non conosce i coefficienti di edificabilità, non conosce le leggi ed i regolamenti del comune che le passa uno stipendio?
"Non lo so." Dice calmo scuotendo la testa piano piano. Il tono e l'atteggiamento dicono: "Che ci state a fare tu e questo tuo collega che passeggia a naso per aria con aria di sufficienza? Volete saperlo da me? Credete  che io viva appuntandomi le date delle costruzioni che, come funghi, in questo comune sorgono ovunque? Non ci sto alla vostra ipocrisia infingarda che ha la stizza verso chi pretende che facciate il vostro dovere."
Con aria di riprovazione la vigilessa guarda la persona che ha fatto la segnalazione e proferisce: "Assurdo!" 
Al segnalante viene da ridere e pensa: "Assurdo io?!" Ma non dice niente e con lo stesso sorriso ironico saluta e chiude il cancello, lasciando la vigilessa al suo forzato dovere.

Indovinate qual'è il Comune e chi è la persona che parla con la vigilessa.
E' tutto vero anche le date.
Basta andare a cercare i Verbali dei Vigili Urbani alla data a cui si riferisce l'episodio e la denuncia del cittadino protocollata al Comune alla data riportata nel racconto... Si spera che tali documenti siano al loro posto.. Altrimenti sarebbe gravissimo! Sono passati più di 4 anni e la casa abusiva è ancora lì... Né risulta ci siano stati altri condoni dopo il suo sorgere dal nulla.. 
Vi dò un aiutino, pubblico la foto del cittadino al cui cancello suonò la vigilessa, così come era nel 2012:  


giovedì 8 dicembre 2016

Virginia e l'inciviltà di certi abitanti di Roma

Da: La Repubblica.it

Rifiuti Roma, blitz di Raggi e Muraro a Tor Pignattara

La sindaca e l'assessora all'Ambiente hanno verificato lo stato del servizio di raccolta, controllato le informazioni all'utenza nelle scritte sui secchioni, raccolto dati sui problemi in fase di riavvio del servizio di ritiro degli ingombranti e ascoltato le osservazioni dei residenti

mercoledì 7 dicembre 2016

Time, rivista "gonfiata" dall'italico provincialismo

Da: La Stampa

Donald Trump è la “Persona dell’anno” per Time

La copertina dedicata all’individuo, al gruppo o anche la cosa che ha avuto il maggiore impatto sugli eventi dell’anno: positivo o negativo. Fra i finalisti c’era anche Hillary Clinton
ELENA MASUELLI
La rivista Time ha scelto: è Donald Trump la “Persona dell’anno” per il 2016, protagonista dell’attesa copertina assegnata all’individuo, al gruppo o anche alla cosa che ha avuto il maggiore impatto sugli eventi degli ultimi 12 mesi, a prescindere che sia stato positivo o negativo. Questa volta, più che mai, entrambe le accezioni, come sottolinea il titolo: «Presidente degli Stati divisi d’America». Trump ha «sfidato tante aspettative, ha rotto tante regole e ha sconfitto due partiti politici» ha spiegato Nancy Gibbs, direttrice del Time, al programma mattutino “Today” di Nbc, che la rivista usa da un decennio per dare l’annuncio. «Non si è mai vista una persona che sia emersa in modo così poco convenzionale» nel mondo politico americano, ha detto ancora la Gibbs.  

“Presidente nel bene e nel male”  
«È la 90esima volta che nominiamo la persona che ha avuto maggiore influenza, nel bene e nel male, sugli eventi dell’anno. Quindi cos’è quest’anno, migliore o peggiore? La sfida per lui è che il paese è profondamente diviso sulla risposta», scrive il settimanale, ricordando che «è difficile misurare la dimensione del terremoto» provocata da Trump, che entrerà a gennaio alla Casa Bianca al posto di Barack Obama. «Davanti a questo barone dell’immobiliare e proprietario di casinò, diventato star di un reality e provocatore, senza mai aver passato un giorno da pubblico ufficiale e gestito altro interesse che non il suo, si prospettano le rovine fumanti di un vasto edificio politico che un tempo ospitava partiti, politologi, donatori, sondaggisti, tutti quelli che non lo avevano preso sul serio e non avevano previsto il suo arrivo. Sopra queste rovine Trump deve ora presiedere, nel bene o nel male».
  La rivista Time ha scelto: è Donald Trump la “Persona dell’anno” per il 2016, protagonista dell’attesa copertina assegnata all’individuo, al gruppo o anche alla cosa che ha avuto il maggiore impatto sugli eventi degli ultimi 12 mesi, a prescindere che sia stato positivo o negativo. Questa volta, più che mai, entrambe le accezioni, come sottolinea il titolo: «Presidente degli Stati divisi d’America». Trump ha «sfidato tante aspettative, ha rotto tante regole e ha sconfitto due partiti politici» ha spiegato Nancy Gibbs, direttrice del Time, al programma mattutino “Today” di Nbc, che la rivista usa da un decennio per dare l’annuncio. «Non si è mai vista una persona che sia emersa in modo così poco convenzionale» nel mondo politico americano, ha detto ancora la Gibbs.  



Almeno lui ci è arrivato con i voti degli statunitensi ad avere la copertina su questa rivista, che deve la sua fama solo al fatto che è in lingua inglese, dunque letta da tanta gente nel mondo. Per il resto non ha più serietà di giornaletti superficiali italiani, quanto ad approfondimento sulle figure a cui dedica la copertina. Il vero giornalismo è altro: è quello che scava all'osso della verità e la dice.
Purtroppo ho elementi certi per dire che per Time così non è. Mi basta averlo chiarito con una grande giornalista, le cui idee non condividevo ma che stimavo, come Miriam Mafai.
Pecchiamo di provincialismo quando si tratta degli USA: da qua sembra sempre tutto oro, invece spesso è ottone.