sabato 9 settembre 2017

Allucinante!

Da: Il Sussidiario.net

L'INTERVISTA/ Di Pietro: con Mani pulite ho distrutto la politica senza costruire nulla

In una intervista televisiva che ha fatto scalpore, ANTONIO DI PIETRO denuncia le responsabilità del suo ruolo politico in passato. Ne abbiamo discusso con lui
Antonio Di Pietro (LaPresse)Antonio Di Pietro (LaPresse)
"Ho fatto l'inchiesta Mani Pulite con cui si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, che era la corruzione e ce n'era tanta, ma anche le idee". A dire così è Antonio Di Pietro, in diretta televisiva al programma di La7, "L'aria che tira estate", scatenando l'incredulità dei presenti, per primo l'imprenditore Luigi Crespi che mormora "pazzesco". "Ho fatto politica basandola sulla paura e ne ho pagato le conseguenze" ha aggiunto sempre nella diretta televisiva Di Pietro, "ho costruito la mia politica sulla paura delle manette, sul concetto che erano tutti criminali". Parole che riscrivono un'epoca storica. Abbiamo raggiunto Di Pietro al telefono per approfondire l'argomento.
Come è giunto a queste riflessioni? Ci sono stati degli episodi particolari che hanno smosso la sua persona?
Sono arrivato a queste riflessioni prima ancora che sul piano individuale, su quello collettivo.
Cosa intende?
Nella mia vita ho cambiato mille mestieri cercando ogni volta di imparare qualcosa di nuovo e cercando di fare qualcosa di diverso. Nella mia attività di magistrato ritengo di aver fatto il mio dovere e non ho da sentirmi colpevole. Anche l'inchiesta Mani Pulite non la rinnego, rifarei oggi tutto quanto feci allora. E stata invece la mia attività politica a portarmi a queste riflessioni.
Un'attività politica cominciata grazie alla spinta ricevuta dalle inchieste, però. Ci spieghi cosa intende.
Nel fare politica ho accentrato su di me tutte le decisioni senza costruire una idea politica di governo, di responsabilità, ma solo di contrapposizione e di opposizione. Questo ha comportato che nel breve tempo io ottenessi il consenso, ma poi, nel momento in cui dovevo assumermi le responsabilità, mi venissero a mancare la squadra, la professionalità, l'esperienza. In questo senso, se dovessi tornare in politica, la rifarei in modo diverso.
Come farebbe politica oggi?
Innanzitutto scegliendo diversamente i collaboratori, in secondo luogo presentando me stesso in un altro modo. Mi sono presentato in modo confuso e confusionario. Ho fatto contemporaneamente l'uomo di governo e l'oppositore. Stavo nelle piazze a manifestare contro le decisioni in materia di giustizia prese dallo stesso governo di cui facevo parte.
Non mi ha risposto del tutto: la sua avventura politica è stata o no una conseguenza del suo modo di fare il magistrato?
Mani Pulite doveva essere fatta anche prima di quando la facemmo noi. L'anno prima, nel 1991, uscì il film di Nanni Moretti "Il portaborse": raccontava per filo e per segno tutto quello che è stata Mani Pulite. Tutti sapevano il livello a cui si era arrivati.
Se è per questo Gassman e Sordi già negli anni Sessanta facevano film in cui si denunciavano le tangenti e la politica corrotta.
Esatto, tutti sapevano, ma nessuno riusciva a trovare il bandolo della matassa. Noi lo abbiamo trovato.
E poi cosa è successo? Via i cattivi, avanti i buoni?
Purtroppo da quell'inchiesta si è creato un vuoto, non solo un vuoto di figure politiche, ma dell'idea stessa della ricostruzione della politica. L'inchiesta era doverosa, ma chi voleva fare o restare in politica doveva costruire una idea politica. Invece si è cercato il consenso sul piano individuale, sul personalismo. Sono nati i Bossi, i Berlusconi, i Di Pietro, i Salvini, i Renzi. Persone che basano il loro consenso su chi urla più forte. Io sono stato uno di quelli. Ho peccato di personalismo, senza creare un'idea politica.
Non ha citato Grillo…
Guardi, io i grillini li ringrazierò sempre per essere riusciti a portare la protesta e la disperazione della gente nelle urne invece che nelle strade, tra macchine sfasciate e vetrine infrante. Oggi però, nel momento in cui devono assumersi una responsabilità di governo, non possono pensare di farlo senza idee, senza un programma, senza sapere con chi farlo. 
E' d'accordo nel dire che con la vostra inchiesta avete colpito sì il male, ma anche il bene che c'era nella Prima Repubblica?
La colpa non la do all'inchiesta, la do a una mancanza di idee politiche. Allora c'erano idee, c'erano liberali, cattolici, comunisti, gente che veniva dall'esperienza dei padri costituenti. Invece dopo di loro sono arrivati il dialetto di Bossi, la sgrammaticatura di Di Pietro, il tupé di Berlusconi e l'idea politica è sfumata. Come ha detto il mio amico imprenditore Luigi Crespi: "Chi realizza successo sull'urlo ha un successo effimero". Sono d'accordo, ho avuto molto successo ma perché era tutto basato sulla mia persona e così è finito nel nulla.
Il personalismo in politica oggi va di moda non solo in Italia, pensiamo a Trump ad esempio...
O a Macron, uno che spende 30mila euro per truccarsi. Fino a prima delle elezioni era osannato perché si presentava bene, dopo le elezioni tutti si chiedono: e adesso che fa? Che programma ha?
Recuperare i valori fondanti della nostra Repubblica, come il dialogo fra forze diverse, è la strada per uscire dal pantano in cui ci troviamo?
Nelle loro diverse forme, in quel pentapartito pieno di corruzione, le idee erano giuste, erano i comportamenti a essere sbagliati. Allora ci si basava sul senso di democrazia, solidarietà, economia, bene del popolo. La Democrazia cristiana è nata sull'idea delle convergenze popolari, il Partito comunista si basava sull'idea di solidarietà popolare. Tutti valori ottimi e necessari.
Oggi invece?
Bisogna superare la mentalità, così di moda, che chi non la pensa come te è un delinquente e non capisce niente; bisogna saper ascoltare. Oggi sono più propenso ad ascoltare che a parlare.
Con chi dialogherebbe oggi?
Non pongo riserve, vorrei dialogare anche con chi mi ha contrastato. Per capire dove ho sbagliato. Alla mia età bisogna tirare i conti.
C'è personalismo in politica, ma anche in magistratura. Che ne pensa?
Tra i tanti effetti di Mani Pulite c'è stato anche l'effetto emulazione, sono nati i magistrati dipietristi. E' uno dei rischi che la magistratura deve evitare. La magistratura fa lo stesso lavoro che fa il becchino. Il becchino interviene quando c'è il morto, la magistratura deve intervenire quando c'è il reato, la magistratura invece che vuole sapere se c'è il reato è una magistratura pericolosa, perché con le indagini esplorative si crea il delinquente prima che ci siano le prove.

(Paolo Vites)

Risultati immagini per rita coltelleseNon ci sono parole per commentare chi è quest'uomo che ha illuso tanta gente che gli ha creduto.
Fasullo fino in fondo, anche quando dice che ha sbagliato evitando accuratamente di dire dove e come, e inventando fintamente errori inesistenti ma adatti a darsi, secondo lui, un'immagine di persona redenta da una politica "manettara"...
Forse qualcuno della sinistra gli ha offerto una poltrona? Una speranza di rientrare in circolo?
Prima ci ha provato con Grillo, ma Grillo non ha tirato dentro il suo Movimento i Razzi, Scilipoti, De Gregorio, Maruccio per voti o interessi personali, e questi elencati erano i più visibili, ma quanti di mezza tacca, anche provenienti da Forza Italia, ne abbiamo visti noi militanti! La sua politica furbetta e tutt'altro che onesta e trasparente era quella del conto della serva: questi figuri gli portavano voti e lui era di bocca buona e non guardava tanto per il sottile. Un calcolo della serva che non ha quadrato perché chi gli aveva creduto, vedendo lo schifo e le contraddizioni, se ne andava e i voti degli idealisti Di Pietro se li perdeva per strada.
Beppe Grillo, che pure con lui all'epoca andava d'accordo, ha messo dentro gente qualsiasi controllando continuamente che fosse pulita.
Tutta un'altra aria, tutta un'altra storia e alle sue "avances" non ha risposto.
Con questa allucinante uscita ha gettato la maschera di ciò che egli era veramente.
Ma la gente non è stupida: basta leggere i commenti sotto gli articoli che riportano codesta bella uscita!

venerdì 8 settembre 2017

Propaganda governativa come fake news




Da: La Stampa

Lorenzin: “E ora con Google ripuliremo la rete dalle fake news”


Risultati immagini per rita coltelleseDetesto questo uso da provinciali dei termini inglesi per parlare a tutti gli Italiani: anche a chi l'inglese non lo conosce e, spesso, non sa parlare bene neppure l'italiano, quando ci sono chiarissimi termini in lingua italiana per far capire a tutti il concetto, che così invece rimane a molti nebuloso.
NOTIZIE FALSE, SOLO QUESTO VUOL DIRE.
La Lorenzin ovviamente intende sui vaccini e sulle stupidaggini in generale riguardanti notizie scientifiche e su questo ha ragione, giacché l'ignoranza imperante in troppa gente non consente di discernere il vero dal falso.
Da: Huffingpost

Bimba morta di malaria: Imposimato insinua nesso con i vaccini. La risposta dell'Iss: "Pura Fantasia"

Il magistrato, proposto dai 5 Stelle per la presidenza della Repubblica, chiede di accertare se i vaccini siano la causa della morte della bimba e scatena la discussione

Ecco un recentissimo esempio di ignoranza, imperdonabile data la cultura giuridica e l'età del personaggio, pericolosa perché detto da persona esposta anche politicamente.
Se l'ha detto cinicamente pur sapendo di dire una castroneria fa pensare male, molto male della sua onestà intellettuale e rabbrividire al pensiero che sia stato un magistrato che decideva della sorte della gente.
Se invece parla per crassa ignoranza scientifica allora vada a leggersi umilmente qualche libro di microbiologia, biologia o medicina.. E prenda atto che se si ha cultura giuridica ma si è totalmente ignoranti in Scienza è meglio tacere per non fare figure barbine.

Dunque è vero, girano notizie fasulle e pure tante, e l'unica difesa è la cultura. Chi non ce l'ha ha bisogno di essere tutelato, ha ragione la Ministro della Salute con la sua non deprecabile maturità classica.
Cosa dire allora delle fake news che tutti i giorni sentiamo dai TG della RAI, che è nostra solo per pagarla, ma è dei politici al potere e si sente? Dalle notizie fasulle, la realtà edulcorata che ci presentano, le forzature a volerci rappresentare i fatti secondo il punto di vista del potere, che difesa abbiamo?
Anche qui aiuta molto la cultura, ma anche l'intelligenza: l'una è un patrimonio personale costruito, ma l'altra se non ce l'hai di natura sei spacciato: ti bevi tutta la visione deformata della realtà.
Il Potere in questo momento ha a cuore l'extracomunitario, lo difende, se ne preoccupa, non bastando mantenerlo, e ogni notizia che riguarda l'argomento data dai TG RAI ne risente.
I violentatori brutali di Rimini diventano così "dei ragazzini"...
Il papà dei due marocchini minorenni un padre morale che li convince a costituirsi: poi si scopre che è un marocchino pregiudicato, condannato e agli arresti domiciliari... Vedete bene come si possa rappresentare in modo diverso la realtà, facendo apparire il suggerimento del padre qualcosa di nobile semplicemente omettendo che è ai domiciliari, aspetto che potrebbe far pensare ad un opportunistico suggerimento da parte di uno che con la Giustizia ha a che fare e allora è meglio che...
Oppure basta leggere, soprattutto sul quotidiano "La Repubblica" dove Mario Calabresi si è messo al servizio di Renzi, come viene riportata la notizia, tristissima, sulle indagini in corso per la morte della bambina italiana di 4 anni per un plasmodio portatore di malaria non presente in Italia. Vengono gettati là e qua dubbi sul contagio avvenuto nel reparto di Pediatria, dove erano ricoverate anche due bambine del Burkina Faso proprio con quel plasmodio addosso.
Bisogna addolcire tutto intorno alla presenza africana in Italia... attenuare tutto... E questa NON E' INFORMAZIONE: una notizia drogata dalla propaganda è una NOTIZIA FASULLA.
E mentre sono occupati a proteggere il popolo dalle fake news a senso unico, ne spargono contro gli Italiani: loro non stanno a cuore ai governi renzi-gentiloni.
L'insofferenza verso gli Italiani l'aveva già dimostrata il Ministro del Lavoro, quel ciccione amico di Buzzi, dicendo che i laureati italiani, addottorati, specializzati e pure con i master, che non trovano lavoro in Italia, "non stessero a rompere le balle e siamo contenti se se ne vanno all'estero". Tanto a lui cosa gliene frega, suo figlio a 40 anni circa senza laurea aveva il "lavoro" in una Cooperativa rossa foraggiata con i soldi dei contribuenti.
Ora il commento di oggi su un TG 1 sugli insegnanti della martoriata Scuola Pubblica ha costituito un altro lampante esempio di deformazione della realtà, presentandoli come "dei rompiballe" che vogliono avere il "lavoro sotto casa" per "avere il ruolo".
FAKE NEWS!
Le cose stanno in modo ben diverso e più sotto lo illustrerò con alcuni articoli esplicativi comparsi su pubblicazioni che non scrivono notizie fasulle.
Renzi ha fatto la legge 107 del 2015 e se ne è disinteressato: la moglie, supplente, con tale legge è diventata di ruolo, come molti, ma lei ha avuto il lavoro sotto casa, dove aveva lavorato da supplente fino a quel momento. Poi è stata chiamata in una bella scuola di Firenze quando la loro figlioletta è stata iscritta in una scuola americana o inglese di Firenze, usufruendo di quell'aspetto della legge che dava facoltà ai Presidi di chiamare in base al curriculum. La mattina mamma e figlia a Firenze in due scuole diverse, ma insieme.
Oggi, grazie ai Sindacati che insieme ai politici distruggono l'Italia, i Presidi debbono prima sottoporre al Collegio dei Docenti un curriculum di un docente che vogliono chiamare: chi lavora già 12 ore al giorno dice, giustamente, "Ma chi me lo fa fare? Mi mandassero chi vogliono." Perché gravarsi di un Collegio in più?
Ma i Sindacati, insieme all'inefficienza del MIUR, l'anno passato hanno consentito che gente perdente cattedra, senza presentare titoli, restasse nella provincia dove vive. 
L'orrore giuridico dell'accordo fra il MIUR, che non ha saputo valutare il numero delle cattedre a disposizione, e i Sindacati ha comportato che gente con titoli zero sia rimasta vicino casa, perché in fondo alla graduatoria, e gente con titoli e famiglia con figli piccoli non abbia così potuto ottenere né trasferimento, né utilizzazione, tantomeno assegnazione provvisoria per l'anno scolastico 2017-18 giacché, non si sa in base a quale Diritto, questi perdenti cattedra a titoli zero sono stati confermati nella provincia dell'anno passato.
Questo strame del Diritto fa il paio con il misterioso algoritmo della distribuzione iniziale, che è rimasto misterioso nonostante richieste anche legali sul criterio di impostazione.
Siamo al solito IMPICCIO ALL'ITALIANA, e si sente puzza di incapacità se non peggio.
E parliamo di Fake news? Dite la verità su quello che avete fatto alla vita di tanta gente!
Da: La Tecnica della Scuola
Assegnazioni provvisorie: storia di un “pasticcio” annunciato. La data del 1° settembre sbugiarda il crono-programma ministeriale del “tutti in classe”.
Perché diversi insegnanti, soprattutto quelli che hanno presentato domanda alle province più grandi, rimangono in attesa di conoscere il loro destino.
I dubbi e i timori intorno al contratto sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie si sono rivelati fondati, anche alla luce dell’infruttuoso incontro tra sindacati e Miur del 31 agosto.
Sugli ultimi sviluppi della mobilità annuale, La Tecnica della Scuola ha intervistato Leonardo Alagna, direttore dell’Osservatorio Diritti Scuola.

Alagna, sembra che l’anno sia partito con i soliti problemi legati agli spostamenti dei docenti. Perché non si riesce a voltare pagina?
La scuola non funziona più perché non ci sono le risorse. Inoltre, gli Uffici Scolastici Provinciali sono stati lasciati soli con pochissimo personale e senza strumenti.

Quindi, ci conferma che il problema è anche negli organici ridotti degli uffici scolastici?
Sì. Ci sono situazioni in cui il personale è composto da due sole persone che devono addirittura stilare le graduatorie a mano.

E ora partiranno pure i ricorsi…
Infatti: nella maggior parte dei casi le graduatorie sono provvisorie e gli stessi Ambiti territoriali potrebbero ricevere dei reclami che potrebbero stravolgere le posizioni e quindi le assegnazioni di sede. È chiaro che in una situazione di carenza estrema di personale addetto, il margine di errore è altissimo.

Bisogna anche considerare che nei giorni scorsi molti dipendenti (giustamente) erano in ferie…
Venerdì scorso sono stato al Miur e non ho avuto la possibilità di confrontarmi con nessuno: erano tutti al mare.
Risultati immagini per rita coltelleseCommento: quando si fa il "piano ferie" si deve tener conto delle esigenze dei carichi di lavoro della struttura per la quale si lavora. Gli Ambiti Territoriali del MIUR, così come gli Uffici Scolastici Regionali, non dovrebbero andare in ferie proprio in agosto quando inizia il lavoro sul materiale umano, i docenti, per assicurare la partenza dell'anno scolastico. Irresponsabile chi, in codeste strutture dello Stato, programma le ferie consentendo lo svuotamento degli uffici proprio quando c'è il maggior lavoro per far partire l'anno scolastico in modo decente e regolare.

Da: Il Gazzettino Vesuviano.com

Scuola, i docenti: Corte europea dei Diritti dell’Uomo invasa dai ricorsi

Già stamattina si contavano più di mille raccomandate spedite a Strasburgo dagli insegnanti campani di ogni ordine e grado delle fasi 0, a, b, c e di chi, ancor prima del 2015 aveva fatto domanda di trasferimento.
da
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Il primo settembre si avvicina e i docenti meridionali invece di preparare la valigia, dichiarano guerra al Governo e inviano una lettera di formalizzazione di richiesta di ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Già stamattina si contavano più di mille raccomandate spedite a Strasburgo dagli insegnanti campani di ogni ordine e grado delle fasi 0, a, b, c e di chi, ancor prima del 2015 aveva fatto domanda di trasferimento. Ma il numero è destinato a crescere: all’appello si sono unite Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tutti uniti nel Coordinamento Educatori e Docenti Italiani (CEDI).
Eterni precari in balìa di un algoritmo «confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante», i docenti del Mezzogiorno d’Italia sono costretti ogni anno a giocare alla roulette russa delle assegnazioni provvisorie. La stabilità sembra diventata un’utopia, nonostante l’immissione in ruolo ottenuta dopo anni di gavetta, e precariato, già accumulati.
Con la legge 107 del 2015, i lavoratori della scuola, in mancanza di un’alternativa, sono stati costretti ad aderire al piano straordinario di mobilità rischiando, in caso di rifiuto della nuova destinazione, la cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento, o addirittura il licenziamento.
Una situazione che non sembra migliorare, al contrario, peggiora ad ogni nuovo piano di mobilità, che viola la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, che offende la dignità umana. Di qui, la decisione di chiedere l’intervento dell’Europa attraverso la sua principale istituzione, la Corte Europea, nel tentativo di costringere il Miur ad un programma straordinario di rientro immediato. Se da Roma non cederanno, i docenti proseguiranno con il ricorso. E sarà l’ennesimo contro una normativa che ha fallito ogni tentativo di porre fine al continuo vagabondaggio.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato lo scarso numero di trasferimenti avvenuti dalle altre regioni e le sole 20 cattedre provvisoriamente assegnate alla Scuola dell’Infanzia di Napoli e provincia a fronte delle centinaia e centinaia di richieste.
Martedì 22 agosto i “deportati” hanno manifestato dinanzi alla sede dell’Ufficio Scolastico Regionale chiedendo di ricoprire i posti in deroga sul sostegno. La risposta data dai dirigenti è stata quella di coinvolgere la Regione, che, però, nulla può fare al riguardo.
Eppure, l’ordinanza n. 848 del 27/03/2017 del Tar di Reggio Emilia parla chiaro. Per quei posti non possono essere nominati i supplenti collocati nelle graduatorie ad esaurimento e d’istituto, poiché hanno priorità i docenti di ruolo richiedenti l’assegnazione provvisoria. Così un’insegnante di Cutro, titolare di cattedra in Emilia, ha ottenuto l’assegnazione ad una scuola della provincia di Crotone facendo valere il proprio diritto al ricongiungimento familiare.
Tale diritto le era stato negato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che si è opposto all’accoglimento del ricorso. Il Tribunale, invece, ha dato ragione alla docente, ordinando al dicastero di assegnarla ad una scuola ubicata nell’ambito provinciale di Crotone.
Dunque, in migliaia anche quest’anno, come ogni anno, saranno costretti a tornare ad insegnare nelle scuole del nord. Le conseguenze della deportazione si riflettono negativamente sui docenti, sulle loro famiglie che, oltre al trauma della separazione, devono sostenere i costi della trasferta, poiché 1300 euro al mese non bastano a pagare le spese per il trasporto e il sostentamento lontano da casa. Ma, soprattutto, cala la qualità dell’insegnamento in quanto non viene garantita nemmeno la continuità didattica. Effetti che ricadono tutti sugli studenti.
Sembra delinearsi una chiara volontà politica che rifiuta ogni possibilità di investire nelle scuole del sud. Il bisogno di trasferirsi è dovuto ai tagli effettuati negli ultimi anni dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, non dalle necessità scolastiche. Nelle aree più difficili e degradate a causa della mancanza di personale non si effettua il tempo pieno, nemmeno nella Scuola dell’Infanzia, rendendo impossibile il raggiungimento delle 40 ore settimanali previste.
Una volontà avallata e perpetrata dai sindacati che, avendo firmato, anche stavolta, il contratto collettivo nazionale di lavoro, non permettono ai docenti richiedenti il trasferimento nemmeno l’assegnazione provvisoria in deroga, nonostante i posti disponibili solo per Scuola dell’Infanzia e Primaria siano ben 6mila. Considerando che la stessa titolare del dicastero, Valeria Fedeli, è una sindacalista, è facile capire che, nella logica corporativistica, l’unico a perdere – a dover perdere – è il lavoratore.

Roberta Miele

martedì 5 settembre 2017

Giudici sempre più contro il cittadino onesto

Da: DirittoeGiustizia.it
       Il Quotidiano di Informazione Giuridica

MOLESTIE | 01 Agosto 2017 |

Telefonate commerciali a ripetizione: cade l’accusa di molestie

Decisiva la constatazione che le chiamate, pur fastidiose, erano dettate da esigenze di pubblicità. Respinta anche l’ipotesi di una violazione della privacy. Irrilevante la richiesta di registrazione della utenza nel registro pubblico delle opposizioni istituito dal Garante per la protezione dei dati personali.
01 Agosto 2017

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 38224/17; depositata il 1° agosto)


Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 30 marzo – 1 agosto 2017, n. 38224 Presidente Savani – Relatore Andronio Ritenuto in fatto 1. - Con decreto del 7 giugno 2016, il Gip del Tribunale di Teramo ha disposto l'archiviazione... 


Stamane è squillato il mio cellulare, non ho fatto in tempo a rispondere e sul display è apparso il seguente numero:

06 87809432

Mentre riflettevo su chi potesse essere è squillato il telefono della nostra linea diretta: una voce di donna chiedeva di mio marito, a cui è intestata la nostra linea telefonica. Ho dovuto chiedere "Chi lo desidera", pensando nel contempo che le persone corrette ed educate non telefonano in casa della gente chiedendo di qualcuno senza prima dire chi sono loro. La tizia diceva un cognome a me sconosciuto, mi sembra "Bianchi", il nome non lo ricordo, aggiungendo che chiamava per conto dell'Istituto Finanziario ecc., altro nome che non ricordo. Dato che non c'è nulla che mio marito ed io, insieme da 53 anni di cui 51 di matrimonio, non sappiamo l'una dell'altro, sapendo che non può avere niente a che fare con alcun Istituto Finanziario e avendo solo due conti correnti cointestati in precise e note Banche, perplessa gli ho portato il telefono dicendo chi lo chiamava.
Lui ha avuto la mia stessa scettica reazione espressa con una mimica che voleva dire: "Boh?" e ha preso il telefono.
Ha ascoltato brevemente con una immediata espressione del viso che voleva dire "siamo alle solite", ha ripetuto più volte "No grazie, non mi interessa." E ha chiuso la telefonata mentre quella non demordeva continuando a parlare.
Capito che era la solita molestia telefonica da parte di chi ti vuole vendere qualcosa, ho chiesto cosa volesse, e lui con aria insieme seccata ed annoiata: "Se volevo fare la cessione del quinto dello stipendio."
"Siamo a questo punto ora?... Che ti telefonano a casa per chiederti se vuoi indebitarti..."  Ho proferito fra il meravigliato e lo scandalizzato.
Sono tornata poi a cercare di capire chi mi avesse chiamato al cellulare e, dato che con TIM pago comunque la stessa cifra non importa quante telefonate faccio sia a fissi che a cellulari, ho chiamato dal telefono fisso chiedendo conto del numero apparso sul mio display.
Ho riconosciuto quasi subito la voce che aveva chiamato poco prima sul fisso chiedendo di mio marito. Non ho fatto in tempo ad indignarmi nello scoprire questa doppia intrusione telefonica che quella, con una parlantina in cui era presente un forte accento dialettale da persona non acculturata, ha attaccato a dire: "Signora abbiamo già chiamato e parlato prima al fisso."
Ed io: "Ma come mai lei ha il mio numero di cellulare? Il fisso è sugli elenchi TIM ma questo..."
Mi interrompe con aria saputa: "La TIM non c'entra niente signora, le spiego..."
La interrompo io seccatissima di dover ancora stare ad ascoltare l'importuna:"Ripeto, la TIM sulle pagine bianche può avere il numero fisso e da lì l'avete preso, ma il cellulare..." 
Mi interrompe di nuovo: "La TIM non c'entra, signora, noi abbiamo degli elenchi di numeri, noi lavoriamo per vari Istituti Finanziari e..."
La mia pazienza è finita, il mio prezioso tempo non può essere rubato così da un'intrusa e aggredisco: "A me non interessa niente per chi lavora lei, non me ne frega niente, lei non ha il diritto di accedere a nessun elenco e potrei con questo numero andare a denunciare ai Carabinieri l'uso del numero di cellulare che vi siete impropriamente procurato!"
Quella prova ad obiettare ma io chiudo la linea.

Tempo fa avevo pubblicato due post su questo argomento: 

Rita Coltellese *** Scrivere: Molestie telefoniche commerciali

Rita Coltellese *** Scrivere: Offerte commerciali telefoniche in aumento nonostante la Legge

ma sapendo che in questo Paese le cose cambiano rapidamente e, purtroppo, in peggio, ho fatto una rapida ricerca ed ecco il risultato pubblicato sopra: 
una sentenza della Cassazione della fine di marzo 2017, pubblicata, con i tempi di questa insoddisfacente giustizia italiana, ben 4 mesi dopo, ha dato torto al cittadino vessato dalle telefonate aggressive di sconosciuti giustificandolo come "diritto a fare pubblicità", quindi non può essere molestia e il fatto che il numero di telefono appaia sugli elenchi della TIM supera il fatto che egli si sia iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni...

Dunque libertà di importunarci quanto vogliono, che va a sommarsi alla libertà di entrarci in casa a qualsiasi ora del giorno con intenzioni di rubare o altro senza che noi si possa opporre resistenza, perché se nel difenderci uccidiamo chi temiamo possa ucciderci andiamo in galera, però se l'intrusione avviene dopo le h. 22:00 allora sì, possiamo difenderci...

Ma che società siamo diventati? E ad opera di chi?
Buonismo verso i delinquenti, i molestatori?
No, non c'entra niente la bontà con queste scelte dei giudici e delle leggi folli che qualche parte politica ha voluto... No, c'entra altro... Qualcuno che ha voluto cambiare la nostra Società lasciando il cittadino onesto indifeso e usato solo come foraggiatore dello Stato attraverso tasse e balzelli...
Questo qualcuno poi attacca il cittadino che se ne lamenta con la sprezzante definizione di: "populista".
Ah, si??!! Siamo populisti? E cosa dovremmo essere? Non solidali con quel che vive il popolo sulla sua pelle ogni giorno?
Dovremmo essere "castisti"?
Chi si riempie la bocca di populismo stia attento al suo disprezzo, perché è un boomerang che gli tornerà in fronte: noi potremmo accusarlo di Castismo, giacché il popolo sta al populismo come la Casta sta al Castismo!



sabato 2 settembre 2017

Case in vendita e improbabili acquirenti

Chiunque abbia vissuto almeno un'esperienza di venditore di una sua proprietà si sarà imbattuto in persone perditempo e perdigiorno: acquirenti improbabili.
Per sfuggire alle esose richieste delle Agenzie Immobiliari, non indenni anch'esse dall'incontro con i perditempo, spesso chi vuole vendere un immobile cerca di fare da solo per risparmiare i soldi della percentuale dovuta all'Agenzia.
Si presentano a volte persone dall'aspetto misero, di bassa scolarizzazione, facilmente catalogabili e scopribili come acquirenti impossibili. Si aggirano guardando la vostra casa, palesemente non compatibile con i loro apparenti mezzi, recitando la parte di quasi padroni, facendo critiche... anche.
Se non fosse inevitabile incrociare questi appuntamenti inutili, giacché questi meschini perditempo si palesano solo alla visione diretta, ci risparmieremmo tempo prezioso.
Ne voglio qui ricordare due, distanti nel tempo, ma quello più recente mi ha evocato il ricordo di quello lontano nel tempo per l'uguale, palese, stupida finzione degli squallidi protagonisti.
Mia figlia ed io abbiamo ciascuna una villetta quadrifamiliare, in cui siamo state meravigliosamente bene per 10 anni, in una località di mare piuttosto pregiata. Abbiamo deciso di venderle avendo acquistato una villa familiare immersa in un vasto giardino e divisa in due ali: una per me e una per mia figlia.
E' iniziato il balletto dei possibili acquirenti: alcuni portati da Agenzie Immobiliari senza mandato esclusivo di vendita e altri attirati da annunci tramite Agenzie on-line.
Da uno di questi ultimi è arrivata una famigliola: padre che guidava un SUV bianco (scusate ma per me il massimo del cafone), madre dall'aspetto ordinario, tratti da donna del basso popolino, bambina, lei si normale, con la freschezza incontaminata dell'infanzia. E' stato immediatamente palese che non avevano alcuna possibilità di accedere all'acquisto di una delle due villette, che sono stata costretta a mostrare loro mio malgrado, per le ingenuità delle loro espressioni intrise però di una furba malizia.
La donna si guardava intorno quasi arricciando il naso, ben certa che tanto nessuna di quelle due case sarebbe mai stata sua, mentre l'uomo ammirava il pavimento del mio saloncino trovandolo di maggior pregio di quello di mia figlia, dimostrando così di non capire assolutamente nulla di materiali di costruzione, dato che le due case fanno parte di uno stesso piccolo lotto costruito dal medesimo costruttore. Ho dovuto spiegargli che il materiale, anche se diverso, era di identico valore.
"Ma allora perché sono di colore diverso?"
Ha chiesto lo stupido continuando ad esprimere particolare ammirazione per il mio pavimento: "Perché abbiamo potuto scegliere i materiali avendo acquistato in fase di costruzione: ma il valore e la qualità di essi erano equivalenti, il costruttore ha messo a disposizione vari colori, sia per i pavimenti sia per le maioliche dell'angolo cottura: vede i disegni diversi?" Gli ho spiegato con pazienza.
Ma il clou è stato quando l'uomo e la sua silenziosa e sdegnosa consorte hanno palesato la convinzione che la mia nuova abitazione si trovasse all'interno di un Residence, dove loro erano stati a visionare un'altra casa tramite un'Agenzia, dimostrando così la loro superficialità ed il loro scarso senso della realtà. Mi avevano telefonato mentre erano in zona e chiesto un appuntamento a breve tempo. Avevo risposto loro che abitavo nella Via C... da cui prende il nome anche quel Residence, peraltro rinomato e con belle ville piuttosto costose, ma allocate in uno spazio chiuso da sbarra, con costi condominiali e il difetto di essere un poco vicine le une alle altre e lontane dal mare, raggiungibile comunque in auto o in bicicletta in breve.
Avevo dunque detto al telefono che abitando in Via C... avrei messo una decina di minuti a raggiungere il lotto dove sorgono le due villette in quadrifamiliare.
La pochezza dei due si è palesata quando ho detto che dalla nuova villa a volte andavo al mare a piedi. La donna dall'aspetto miserello ha fatto un sorrisetto e un verso che voleva essere di incredulità, l'ho guardata sorpresa senza capire, ma quella guardava di sguincio  mantenendo la sua aria di sdegnoso distacco. Allora ha fatto chiarezza il marito: "Siamo stati in quel Residence, ma certo è un po' lontanuccio dal mare." Ha detto con un sorrisetto che voleva essere di intelligenza.
"Ma cosa c'entra il Residence?" Ho chiesto meravigliata.
"Lei ha detto che abita a C..." Ha fatto l'uomo.
"Io abito in Via C..., - ho risposto capendo l'equivoco in cui erano incorsi i due stupidi - una Via che è lunga almeno 2 Km., ci sono molte ville unifamiliari lungo il suo percorso, non c'è solo il Residence che prende il suo nome dalla Via dove sta. La mia villa è in fondo a tale strada e più vicina al mare..." Ho concluso pietosamente.
Allora l'ometto ha mosso delle critiche anche al pregiato Residence, credo lontanissimo dalle sue tasche più del mare .
Raccontando in seguito questa visita di perditempo alla mia amica Rosa, proprietaria di una delle villette in quadrifamiliare di quel lotto, ella ha commentato: "Ma quello ha parlato per invidia! Figuriamoci, le ville del Residence C... sono bellissime e lui non poteva permettersi nemmeno queste nostre!"
Che tristezza! Ma perché certa gente si comporta senza autenticità, perché deve fingere di essere quello che non è, assumendo così l'aspetto di ridicola parodia di sé?
Per me è un mistero psicologico...
Questa famigliola squallidina mi ha ricordato un episodio di tanti anni fa, quando misi in vendita un grande appartamento dove abitavamo a Roma che aveva un unico difetto: il palazzo era abitato da una minoranza rumorosa, cafona e invicile che, anche se minoranza, aveva la meglio sulla maggioranza più silenziosa e riservata. Questa minoranza di buzzurri aveva fatto quadrato intorno al portinaio e a volte, per passare sul portone, bisognava chiedere permesso, perché nemmeno si scanzavano.
Noi eravamo, secondo queste menti deboli, "i signori", non avendo i loro modi e il loro aspetto rozzo. Questo gruppettone di sottosviluppati era molto interessato ad impicciarsi delle nostre cose e, ovviamente, della vendita del nostro bellissimo appartamento. Del gruppo faceva parte anche un lavandaio, non del palazzo, ma avente la lavanderia adiacente al portone, il quale stazionava anche lui nell'affiatato villaggio ricreato fra il portone e il marciapiede partecipando alle "intelligenti" conversazioni.
Il livello culturale bassissimo rende la gente come il bambino che, non avendo la conoscenza degli adulti, pensa furbescamente e fa maliziosamente le sue marachelle figurandosi che quelli non se ne accorgano.
Così il lavandaio, volendo impicciarsi dei fatti dei "signori", mandò una sua amica, dall'aspetto ancora più misero della donnetta venuta a visionare le villette in quadrifamiliare, a recitare la parte della finta possibile acquirente.
La riconobbi subito, appena aprii la porta, avendola vista parlare davanti alla lavanderia con il tenutario di essa e avendo anche avvertito qualche moncone di frase della loro conversazione: "Ci vado io..." E lui, ridacchiando con un uomo  dall'aspetto volgare, che doveva essere il compagno della misera: "Ci prova lei ad andare a vedere la casa della matta!" Eh, si, perché è tipico di chi ci è ostile per qualsiasi sua ragione attribuirci aggettivi insultanti..
Feci entrare la donnetta fingendo di assecondare la sua povera recita. Fu una penosa e risibile "performance" in cui  la donna, malvestita e dall'aspetto plebeo, ostentava una sicurezza nell'esaminare quell'appartamento ampio, di 117 metri quadrati più soffitta, come se davvero potesse acquistarlo. Il clou della sua recita da guitta di strada fu quando disse che "avrebbe fatto buttare giù la parete portante del salone", che divideva la scala del palazzo dalla colonna degli appartamenti di un'altra scala, "perché lei era un'estetista e le serviva un salone ancora più grande per la sua attività". Trattenendo con divertita educazione un sorriso, le feci osservare che non si poteva giacché, essendo colonna portante, sarebbe venuto giù parte del palazzo!!!


Magra, sorridente... squallidina... più o meno era questo l'aspetto della "perditempo" di tanti anni fa.

mercoledì 30 agosto 2017

Ingiustizie italiane fuori dal Diritto e dalla Logica


Questo ritaglio del quotidiano "Il Messaggero" mi ha dato amari spunti di riflessione.
Questo signore, che ha meritato per la Giustizia 6 anni di carcere per le sue azioni illegali, aggravate dalla sua Responsabilità politica, scrive l'articolista che "ha ricevuto un'ammenda salata" per aver omesso di pubblicare la dichiarazione dei redditi come prescritto da Leggi e Regolamenti per i Pubblici Amministratori:
Euro 1.200.
Salata per uno che guadagna molto bene:
da "Lettera 43" 2 agosto 2016
un consigliere comunale a Roma percepisce 129,31 euro lordi per ogni seduta alla quale partecipa: non sono previste retribuzioni per le mancate presenze, le serie e i periodi di malattia. Il tetto massimo è di 19 sedute al mese a cui si partecipa per un totale di 2.440 euro lordi al mese: una volta superata questa cifra non si ottengono altri gettoni di presenza. Sono però previsti rimborsi spese per le trasferte istituzionali.
Aggiungo che il Consigliere Comunale può continuare a svolgere il suo lavoro, avendo a disposizione i congedi per la sua attività politica di persona eletta.
Non faccio i conti in tasca a Mirko Coratti, ma di sicuro il suo reddito netto mensile non sarà come quello medio di un Dirigente Scolastico (ex Presidi dopo la Legge 107/2015 del Governo Renzi) che gira intorno ad euro 2.400 netti nel Lazio, dato che tale cifra può variare in più o in meno a seconda della Regione, ma nella media la cifra è quella del Lazio.
Ebbene ho notizia certa e verificabile che da tale stipendio netto un Dirigente Scolastico della Provincia di Roma ha dovuto togliere una multa anche più salata di quella del condannato a 6 anni di reclusione per reati gravi Mirko Coratti: Euro 1.300, comminata non dall'Autorità Nazionale Anticorruzione per validi motivi, bensì dalla ASL di appartenenza della Scuola diretta dal Dirigente in essere per i motivi, allucinanti sul piano del Diritto, che vado qui ad illustrare affinché si sappia come funziona il Diritto nel nostro Paese.
Un comune della Provincia di Roma nel 1999 acquista un palazzo in centro da suore di un ordine religioso per adibirlo ad edificio scolastico. Il Sindaco è di destra e, si dice in paese, molto sensibile ai voleri del Vaticano. Comunque ci sono delibere comunali che approvano codesta spesa particolarmente onerosa per un piccolo comune, si dice di circa 16,5 miliardi delle vecchie lire! Nessuno si preoccupa di mettere a norma l'edificio; molti sanno che la cifra è eccessiva e sanno che in seguito altro denaro pubblico verrà gettato per "adeguamenti" vari, senza che però tale edificio arrivi mai a rispettare le normative, ed è per questo che il Dirigente Scolastico, giunto a dirigere tale edificio nel 2016, dovrà pagare con il suo stipendio la multa di euro 1.300!
Voi vi stupirete di quanto sto illustrando e direte "cosa c'entra il Dirigente Scolastico"? 
Eh, già, cosa c'entra? Nulla, giacché gli ex-Presidi, promossi a Dirigenti Scolastici dalla Legge renziana e contro cui si sono scagliati i Sindacati chiamando le nuove figure "Preside Sceriffo", sono promossi a sopperire ad un coacervo di Responsabilità che non sono legalmente le loro ma che, un'assurda interpretazione della Legge 81/2008 che li assimila alla Responsabilità di un Datore di Lavoro, chiede a loro conto di inadempienze di altre Istituzioni.
Torniamo dunque al racconto kafkiano e all'edificio scolastico pagato profumatamente alle suore dal piccolo comune della Provincia di Roma e messo a norma non completamente con altri fondi dei contribuenti.
Il recente fortissimo terremoto del centro Italia si sente, anche se attenuato, pure nel paese di cui narriamo. Il Dirigente Scolastico da subito l'ordine di evacuazione e tutto il personale, addestrato alla bisogna, procede a far uscire i bambini attraverso le scale di sicurezza che portano al cortile laterale dell'edificio, piuttosto insufficiente al numero delle persone ospitate nella scuola che, fra bambini, docenti, bidelli e personale amministrativo consta di circa 1.200 persone! Ma il Dirigente Scolastico non può che usare quello che il Comune ha progettato e predisposto per la sicurezza dell'edificio, anche se dietro l'edificio medesimo c'è un ampio spazio a verde dove forse sarebbe stato più giusto mettere una scala di sicurezza in più per convogliare le persone, costrette invece in un cortile prospiciente la pubblica via dove, causa terremoto, potrebbero cadere calcinacci dai cornicioni. 
Spaventati dalla scossa molti genitori accorrono alla scuola dove pretendono di avere subito i loro bambini ormai ammassati nel cortile. Ma le insegnanti non possono rilasciare i bimbi senza i dovuti controlli e l'immediatezza richiesta dai genitori confligge con la Responsabilità che la legge mette in capo ai docenti. Il rilascio avviene controllando a chi lo si da il minore, controllando dove sono state lasciate le cartelle nella concitazione dell'abbandono edificio.. Questo, forse a causa dello spavento, crea qualche isterismo in qualcuno che pretende tutto subito e non comprende la necessità dei controlli da parte degli insegnanti, che invece sono una garanzia per i bambini e per i genitori.. Questo qualcuno chiama i Carabinieri e dalla vicina Stazione arriva un Carabiniere che è anche padre di uno dei piccoli studenti. Forse non rendendosi bene conto delle leggi e delle normative egli fa rapporto alla ASL. Gli ispettori della ASL nei giorni successivi fanno un'ispezione nella Scuola e notano innumerevoli mancanze da parte dell'Ufficio Tecnico del Comune che verbalizzano, fra queste la mancanza nelle porte che conducono all'esterno dei maniglioni antipanico: il comune non li ha mai installati e, per chi non lo sapesse, Dirigenti Scolastici non hanno alcuna giurisdizione sugli edifici scolastici né alcun fondo spesa per essi. Ma gli ispettori della ASL applicano la legge che da al Dirigente Scolastico la Responsabilità del Datore di Lavoro per la sicurezza dell'edificio, anche se, a differenza di altri Datori di Lavoro, egli NON ha alcuna possibilità di intervento sull'edificio medesimo: la multa viene comminata perché "in mancanza dei maniglioni antipanico omessi dal Comune egli doveva lasciare almeno mezza porta aperta e con il paletto alzato"!
Inutile la logica che porta ad obiettare quale sicurezza si può garantire ai bambini di una scuola elementare e media  se si lasciano le porte che danno all'esterno aperte? Chiunque può introdursi senza passare dal portone principale controllato dal personale di portineria; d'inverno con freddo e pioggia come garantire la salute dei minori?
Il Dirigente Scolastico, avendo omesso di sopperire alla mancanza dei maniglioni antipanico con il paletto alzato e le porte spalancate, viene multato e deve pagare Euro 1.300 (più di Mirko Coratti) con il suo lauto stipendio!
Questa è la nostra Italia.

lunedì 28 agosto 2017

Il criminale serbo Norbert Feher, detto Igor l'imprendibile

Mesò Rotto
 ● 
un mese fa
-
Altro esempio di tasse spese "bene". Poi si dice che i cittadini italiani non si sentono sicuri e che i delinquenti scelgono l'Italia per delinquere, chissà perchè? Più che uno stivale è diventato una ciavatta questo Paese.

glossario
ciavatta: termine dialettale che sta per ciabatta, scarpa aperta da casa piuttosto malridotta
Riporto qui sopra il bellissimo e divertente commento di un lettore che, giustamente, ha scelto il nickname Mesò Rotto per dire la sua sotto il seguente articolo de "Il Fatto Quotidiano":

Igor il russo, le forze speciali non cercano più il killer di Budrio: 

sospesa la caccia all’uomo. 

Che è diventato un fantasma

Igor il russo, le forze speciali non cercano più il killer di Budrio: sospesa la caccia all’uomo. Che è diventato un fantasma
CRONACA
A tre mesi dal delitto del barista Davide Fabbri, gli 
investigatori riducono il numero degli uomini dei 
reparti speciali utilizzati in Emilia per la caccia 
all'uomo e il fascicolo sull'assassino è diventato 
di competenza dei reparti investigativi. "La caccia 
al latitante resta priorità del ministero", si limitano 
a dire dal Viminale

Ora, quasi 1000 uomini addestrati, in uno 
spazio a raggio di 40 Kmq., hanno perlustrato 
a tappeto la zona dove è stato visto per 
l'ultima volta questo spietato assassino, 
pericolosissimo perché uccide a sangue 
freddo e senza alcuna provocazione da parte 
dell'ultima vittima in ordine di tempo, senza 
riuscire a individuarlo e tanto meno a prenderlo, 
e si vorrebbe che arrestassero i 4 stupratori di Rimini, "boldriniane risorse" nordafricane, in fuga?
Speriamo di sì, perché è come se, insieme al serbo assassino, 
per l'Italia, oltre al resto, girassero leoni e tigri fuggiti dalle 
gabbie di sicurezza.
Ma forse i leoni e le tigri fanno meno paura.

domenica 27 agosto 2017

Aung San Suu Kyi e i Rohingya

Aung San Suu Kyi

Commenti sotto un filmato che riguarda il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi


Jun Kim 
umm no, you people act like she personally ordered the destruction and massacre of the rohingya people. You do realize that shes powerless to stop any of this. You hypocrites really disgust me by putting up these videos bashing this woman. I'm pretty sure a woman that's been through a lot fighting for her country, been put under house arrest for 2 decades, witnessed her husband die and gave up having relations with her family to better her countries push towards democracy is true to her word. Its a lot better than what your politicians do on a day to day basis. Spending most of their time creating chaos and going against the wishes of their people and playing golf. You people do realize the military still has a considerable amount of power and even though the NLD party under Daw Aung San Suu Kyi is in power now the military is still calling the shots because of the number of seats they have in the government. Think first before you post your hateful comments. I'm from Myanmar so I'm pretty sure I would know what i'm talking about. A majority of the people in Burma doesn't hate muslims, Daw Aung Suu Kyi doesn't hate muslims, my family doesn't hate muslims and I don't hate muslims. Even the prominent legal advisor to the NLD party named U Ko Ni is a muslim who creates new laws for the country. And people mourned his death after he was assassinated by the former military government backed assassin U Kyi Lin. The military is the one going in and killing the Rohingya people, raping their women and putting them in internment camps. But none of you ever criticize them or the generals, why is that? open your damn eyes.
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Modem Love Me 
Jun Kim shes protect her religion .
Jun Kim 
Modem Love Me every person does that, its called pride. I don't have to act or be a certain way to suck up to a bunch of people that might not even like me. if you go to any muslim country you will have politicians that "protect" their religion its no different, especially in pakistan and saudi arabia. The monk that started all these anti muslim riots Ashin Wirathu is not even liked by our own people. He's a social outcast whos backed by the military government and openly opposes Aung San Suu Kyi, the democratic leader.
sinno core 
Burma/Myanmar has no Rohingya in the history. They are illegally migrant from Bangladesh and they are Bengali.

sinno core 
sinno core2 settimane fa Its doesn't mean you are original from Myanmar, many of Myanmar children born in Thailand but they are originally not Thai.Commenti più popolari
Da: Wikipedia
Aung San Suu Kyi Ministro degli Esteri e consigliere di Stato (2016-presente)
Non appena è diventata ministro degli esteri, ha invitato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi , il ministro degli esteri canadese Stephane Dion e il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni ad aprile e il ministro degli esteri giapponese Fumio Kishida a maggio e ha discusso di avere buoni rapporti diplomatici con questi paesi. Citazione necessaria ]
Inizialmente, accettando la posizione del Consigliere di Stato, ha concesso l'amnistia agli studenti che sono stati arrestati per opporsi al disegno di legge nazionale per l' istruzione e ha annunciato la creazione della commissione sullo stato Rakhine , che ha avuto un lungo record di persecuzione della minoranza musulmana di Rohingya . Tuttavia, il governo di Aung San Suu Kyi presto non ha gestito con i conflitti etnici negli Stati di Shan e Kachin , dove migliaia di rifugiati fuggirono in Cina e alla fine la persecuzione della Rohingya dalle forze governative si è esaltata fino al punto che non è chiamato in modo raro Un genocidio. Aung San Suu Kyi, quando ha intervistato, ha negato le accuse di pulizia etnica. [182] [183]Ha anche rifiutato di concedere la cittadinanza alla Rohingya, invece di intraprendere azioni per emettere carte d'identità per residenza, ma senza garanzie di cittadinanza. [184]

Da: RAI News
Myanmar, esercito contro civili con colpi di artiglieria Almeno 92 sono i morti nelle violenze in Birmania divampate venerdì scorso nello stato di Rakhine 
di Tiziana Di Giovannandrea 26 agosto 2017 
Centinaia sono i civili in fuga dai villaggi popolati dalla minoranza musulmana Rohingya sotto i colpi di mortaio dell'esercito birmano nel Myanmar. Lo racconta un giornalista di France Presse che si trova sul posto al confine di Ghundhum nello stato di Rakhine. La tensione tra esercito e civili Rohingya dipende dal mancato rispetto dei diritti umani per gli appartenenti alla popolazione musulmana (un milione su 54 milioni di abitanti) in un paese dove la maggioranza è buddista (90%). Alle persone di religione musulmana viene negata la cittadinanza ed altri diritti fondamentali e vengono considerate come immigrati illegali dal Bangladesh anche se hanno radici nella regione in cui vivono. In base a una legge del 1982, non sono considerati appartenenti a nessuno dei 135 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti e non hanno quindi la cittadinanza e non votano. Apolidi, anche se alcuni vivono in Birmania da generazioni, formano una casta "invisibile" che non ha accesso al mondo del lavoro e solo un accesso parziale all'assistenza sanitaria. Anche la loro pratica religiosa è sotto sorveglianza.  Nella zona settentrionale del Myanmar, nello stato di Rakhine, all'improvviso i soldati hanno usato l'artiglieria e i mitra contro la popolazione intrappolata nei combattimenti tra esercito ed alcuni ribelli militanti Rohingya nonostante le parole di Renata Lok-Dessallien, coordinatrice delle Nazioni Unite in Birmania che aveva chiesto di non usare la violenza. Si parla di 92 morti ma la cifra delle vittime non è certa. 
L'esercito del  paese guidato dal Nobel della pace Aung San Suu Kyi ha fatto fuoco sui civili ed il giornalista di France Presse ha riferito di aver visto l'esercito sparare mentre la popolazione civile cercava di fuggire:  
"Hanno sparato su donne e bambini che avevano trovato riparo dietro le colline vicino alla linea di confine, e lo hanno fatto improvvisamente con mortai e mitragliatrici senza avvisare nemmeno noi", hanno raccontato le guardie di frontiera del Bangladesh. Venerdì scorso un migliaio di miliziani musulmani dell'etnia Rohingya aveva lanciato un'offensiva notturna nello Stato. Il governo birmano ha denunciato l'attacco da parte dei "militanti bengalesi" e l'azione è stata rivendicata dall'Esercito di Salvezza Rohingya di Arakan (Arsa) che ha detto di voler vendicare l'ulteriore giro di vite imposto dopo "al popolo più perseguitato del mondo" dopo gli attacchi di ottobre. Già nel 2012 un'ondata di violenze aveva lasciato sul terreno 160 morti e imposto la creazione di 67 campi per accogliere i 120.000 sfollati. 

Rita Coltellese *** Scrivere: Storie che toccano il cuore