domenica 4 marzo 2018

Pazzi e scemi di ieri e di oggi ai seggi

http://www.today.it/politica/elezioni/politiche-2018/scrutatrice-strappa-registro.html

Elezioni | Follia al seggio: scrutatrice dà in escandescenza e strappa il registro

Follia al seggio: scrutatrice dà in escandescenza e strappa il registro

E' successo a Casoria, nel napoletano. Il presidente del seggio è stato costretto a chiamare i carabinieri
Da: Quotidiano.net

Elezioni politiche italiane 2018, Di Battista sbaglia seggio

L'esponente del M5s non risultava nelle liste elettorali, poi l'equivoco è stato chiarito. Bersani invece è stato richiamato da una scrutatrice



Roma, 4 marzo 2018 - Elezioni politiche italiane 2018 con fuoriprogramma per Alessandro Di Battista. Questa mattina l'esponente del M5s si è recato al seggio di via Taverna a Roma per votare, ma il suo nome non figurava nelle liste. Dopo alcuni minuti di incertezza, Di Battista è stato indirizzato verso il seggio di via Vallombrosa. 

"È colpa del mio cambio di residenza, ti devono mandare un tagliandino e a me non è arrivato", ha spiegato il deputato un po' imbarazzato. I giornalisti, che lo attendevano all'esterno, gli hanno chiesto ironicamente se l'errore era da attribuirsi al comune e quindi alla Raggi. "No, per favore - ha risposto il deputato - non si fanno battute. Oggi c'è silenzio elettorale".
BERSANI INFILA LE SCHEDE NELL'URNA - Ma Di Battista non è il solo ad essere incorso nell'errore, la forza dell'abitudine ha tradito Pier Luigi Bersani. Il parlamentare di LeU, dopo aver votato in una scuola di Piacenza vicino casa, ha infilato direttamente le schede nelle urne senza attenersi alla nuova procedura anti-frode. "Il tagliando andava...", lo ha ripreso una scrutatrice della sezione alludendo al fatto che doveva essere controllato il numero sul bollino delle schede per poi rimuoverlo. "Vabbe' e' lo stesso, mi scusi. Poi lo togliamo dopo", ha aggiunto dopo aver riconosciuto l'ex ministro.
Una soluzione, quella promessagli, che però non è contemplata dalla legge visto che una scheda con attaccato ancora il tagliandino può rendere riconoscibile - e dunque nullo - il voto.
Da: La Presse

Elezioni, Appendino al voto: va via e dimentica i documenti

La sindaca di Torino Chiara Appendino ha votato poco prima delle 12, nella sezione elettorale 335 nell'istituto comprensivo Pacinotti in via Vidua. Non ha rilasciato dichiarazioni, dopo aver votato per la prima volta alle elezioni nazionali come prima cittadina del capoluogo piemontese. E forse è anche per via dell'emozione che, al termine del voto, è andata via senza riprendere i suoi documenti, prontamente restituiti dagli scrutatori

Piccolo incidente al seggio di Milano dove ha votato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: un'attivista Femene si è tolta il maglione al suo arrivo, mostrando sul corpo nudo la scritta:"Berlusconi sei scaduto".

Questa la panoramica di oggi a cui si va ad aggiungere anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha dimenticato, come la Sindaca di Torino, di riprendere i documenti.
La Sindaca è giovane e forse si è emozionata, ma al Presidente Mattarella forse ha fatto uno scherzo l'età...
Mi è tornato in mente un piccolo episodio personale di qualche anno fa, che mi fece sorridere, confermando quanto sia folle certa gente che l'ha con te anche se non gli hai fatto niente. 
Riconobbi in un conoscente il Presidente di seggio dove andai a votare: era uno dell'ambiente di lavoro di mio marito, ma con un ruolo ed un livello culturale infinitamente più basso e del tutto differente. Non ho mai valutato le persone né per il livello culturale né per il lavoro che svolgono, sia pure di basso livello, ma solo dalle loro qualità umane, intellettive e morali. Tanto è vero che apprezzo molto la compagnia e la conversazione di persone cosiddette umili quando intelligenti. Purtroppo questo tizio non era intelligente evidentemente e, pur avendolo incontrato fugacemente una volta o due in case di comuni conoscenti, nulla avevo contro di lui, anche se mi erano giunte voci che, venuto in contrasto con un altro mio conoscente di quell'ambiente con cui aveva messo su una piccola società, aveva fatto a botte con costui e la società era stata sciolta.
Era dunque un tipo rozzo, di quelli che rosicano nei riguardi di chiunque non abbia i suoi stessi modi, e non so cosa gli passasse per la testa, se magari io fossi dalla parte del suo ex socio, essendo stato questi in una blanda amicizia con me e mio marito.
Fatto sta che mi guarda, non mi saluta e, rivolto ad uno degli scrutatori gli dice guardando altrove e con la bocca storta: "Questa è matta." Ignoro la sua insultante denigrazione e sorrido mettendo la scheda nell'urna, ma mentre la sto introducendo lo scemo, lui sicuramente lo era e lo è, mi ferma e dice :"No! Non lì!" Lo scrutatore che gli sta accanto, e che aveva ricevuto l'insultante quanto infondata informazione su di me, lo guarda esterrefatto, dato che io stavo mettendo la scheda là dove doveva andare. Io mi fermo, volutamente, con la scheda nella mano mezza dentro e mezza fuori per rendere ancora più plateale il suo stupido tentativo di sottolineare un inesistente errore, lo guardo dritto in faccia allargando il mio sorriso da un orecchio all'altro restando immobile e non dico nulla, solo quel sorriso irridente. Lo scemo capisce che non è riuscito nel suo meschino intento di mettermi in difficoltà, dato che io sono pienamente cosciente che sto facendo la cosa giusta, mentre attira su di sé l'attenzione perplessa degli altri che certo non si aspettano dal Presidente di seggio un tentativo di indurre in errore un elettore, ma casomai il contrario, e senza sostenere il mio sguardo e il mio sorriso dice voltandosi: "No, va bene così." Io mando giù la scheda continuando a ridere, senza suono ma in modo inequivocabile, sottolineandone l'insensata stupidità.   

sabato 3 marzo 2018

Brava l'avvocatessa Maria Concetta Belli

Da: Il Sussidiario.net


IL FRATELLO DI CAPASSO: “NON È UN MOSTRO, HA AVUTO UN BLACKOUT”

Strage Cisterna di Latina: parla Gennaro Capasso, fratello del carabiniere che ieri ha commesso una strage di famiglia, uccidendo le due figlie e sparando alla moglie prima di togliersi la vita. Luigi Capasso non era un mostro secondo il fratello, che ai microfoni de Il Tempo ha cercato di spiegare chi fosse: "Mio fratello non era un mostro. L’ho visto poco fa nella bara, ho visto le mie principesse. È uscito di testa, ha avuto 15 minuti di blackout". Parlando del ruolo di papà del fratello e sul presunto terrore delle figlie nei suoi confronti: "Voleva tornare a casa e ha fatto di tutto per riuscirci. Non so se sia stato un marito pessimo, sicuramente era un ottimo padre e adorava le sue bambine. Quando Antonietta lavorava, era lui, se non in servizio, a guardare le figlie. Tutto questo terrore per il padre le mie nipoti non lo hanno mai avuto: le portava a danza, al cinema, faceva tutto quello che fanno i papà". (Agg. Massimo Balsamo)
Gennaro Capasso fratello di Luigi Capasso
Che volete che dica il povero fratello di un uomo che ha commesso uno scempio indicibile. E' una vittima anche lui, essendo solo uno che voleva bene a suo fratello. Come accade spesso, non è che un fratello o un altro parente, per quanto ci si voglia bene, conosce tutti gli aspetti della vita intima della famiglia del suo consanguineo. Gli eventi umilianti che subiva innocentemente la cognata probabilmente non gli erano noti, suo fratello, per quanto gli parlasse spesso, probabilmente non lo metteva al corrente delle angherie a cui sottoponeva moglie e figlie con la sua immotivata violenza. In buona fede egli dice che le bambine non avevano paura del padre ma la registrazione della telefonata, che l'assassino stesso ha fatto e che ora è pubblica, smentisce questa sua errata convinzione, in essa Antonietta, per quanto vittima di suo marito, invita la figlia Alessia ad andare al telefono reclamata dal padre, ma la bambina è timorosa e titubante e la madre, al contrario di quanto credeva suo cognato, cerca di convincerla dicendole: "Ale, vuoi parlare con tuo padre che ti deve chiedere una cosa? Dai, ti chiede solo una cosa, su..".
Da: La Repubblica
Pomeriggio Cinque viene trasmessa una telefonata tra Luigi Capasso e la moglie Antonietta Gargiulo, del 9 dicembre scorso. 
La telefonata era partita con quella richiesta di Capasso di andare al parco con le figlie, e la moglie gli dice che se vogliono possono farlo: "Mica che io le obbligo....Io glielo dico sempre, se volete vedere papà, se lo volete chiamare o lo volete sentire...".

Lui chiede di parlare con Alessia, e la moglie risponde: "Se la devono sentire loro...", riferita sempre al voler vedere o chiamare il padre. Poi chiama Alessia e le dice che il padre vuole parlarle: "Ale, vuoi parlare con tuo padre che ti deve chiedere una cosa? Dai, ti chiede solo una cosa, su..". E lei, la ragazzina, ci va al telefono, e si sente proporre di andare l'indomani pomeriggio a vedere le luminarie al Parco di Ariccia: "Ti farebbe piacere vedere domani pomeriggio con me?". La ragazzina è incerta: "Domani pomeriggio?". Lui la rassicura, le dice "se vuoi pure sul tardi...Esci con le ragazze...". "Non lo so...", la risposta. E qui lui le dice "Non... non ti preoccupare di papà, non ti faccio niente, ho bisogno pure io di...", e la figlia risponde di essere certa di non aver nulla da temere dal padre, "lo so che tu non mi faresti mai del male...", anche se resta il dubbio se dare corso o meno all'invito, "però non lo so, cioè subito, così...". Luigi Capasso prova a convincere Alessia, ma questa replica "Però da soli io non....".

Lui dice subito, per tranquillizzarla, che vorrebbe ci fosse anche l'altra figlia, Martina, 7 anni, ed anche la moglie: "No, tu, Martina, se mamma vuole venire, io non...Digli pure a mamma se vuole venire per me è uguale, chiediglielo 'mamma vuoi venire pure tu?' Mi farebbe piacere, se vi va, lo sai, ci tengo a voi...non mi sono dimenticato e ci tengo a voi lo sai". A quel punto la conversazione è solo tra adulti, tra marito e moglie. Luigi: "Senti, se vi fa piacere vi vengo a prendere e mi dite a che ora volete venire...Antò, io non ti farei mai del male, già te ne ho fatto io...".

La donna chiede se sta registrando la telefonata e lui le dice di no, "mi puoi dire quello che vuoi...". Di rimando Antonietta Gargiulo dice "No, io non ho niente da dire...lo sai come la penso...Io te l'ho detto fin dall'inizio: con la separazione forse recuperavi i buoni rapporti con me, perchè adesso non è che non mi fidi di te, io non mi fido più di nessun uomo al mondo". Lui prova a fare breccia ma la donna è ferma, nel tono e nelle parole: "Ora sto tranquilla con le mie figlie a riprenderci perchè - scandisce - io-sto-male". E aggiunge: "Ci ho messo una settimana per riprendermi, ho un cuore mio da ricostruire, 20 anni di sogni, desideri e speranze distrutti...".

Luigi Capasso prova a interromperla, "Tonia...", ma la donna va avanti: "Allora, non mi far dire sempre le stesse cose, io adesso voglio la separazione...", e poi ancora al marito: "Stai male, io me lo immagino, nessuno è contento...però tu sai tutta la verità, tu sai tutto quello che io ho fatto per te...che cosa ho consentito". Il marito insiste, ma sempre con tono di una calma che è anche raggelante se si pensa a quello che poi da lì a due mesi e mezzo sarebbe accaduto: "Tonia, io te lo dico e te lo ripeto.. ". Antonietta: "Sai tutto...sai ti manca fare l'albero di Natale, purtroppo dovevi perdere tutto per capirlo? E quante volte, quanti alberi di Natale ti sei fatto sul divano che ti dovevo pregare come Gesù Cristo in croce?".

Quella che parla è una donna provata ma anche capace di volere per il marito un futuro, sebbene lontano dalla famiglia costruita: "Allora io, spero che tu veramente faccia un percorso, e diventi l'uomo migliore che tu puoi essere perché tu di base ce le hai le qualità, però c'hai tante problematiche, tante problematiche". E lui: "Va bene Tonia, allora, io ho capito tutti gli errori miei, verso di te, verso le bambine, verso tutto quello che vuoi tu. Se tu con la separazione reputi che stai bene, io te l'ho detto. T'ho dato l'accordo l'altro giorno..". Quello della donna diventa uno sfogo: "E io col matrimonio sedici anni come sono stata? Dimmi sono stata felice sedici anni di matrimonio? Sono stata felice? Sono stata svergognata, tradita, maltrattata, picchiata... Sul posto di lavoro svergognata da tutta Cisterna come una che non se lo merita, perchè lo sai che non me lo meritavo".

Lei incalza dicendo "Perchè non è solo l'episodio qua fuori, io e te sappiamo la verità...Perchè se era una volta che è successo, dici 'io mi sto curando'. Ma non..Io e te la sappiamo la verità...". Luigi Capasso tenta di dire qualcosa, come a volersi giustificare: "Tonia...tanto io non...", ma non riesce a finire la frase. Lei va avanti: "Poi se l'hai capito mi fa solo piacere perchè, se tu diventi la persona migliore che puoi essere, io sono solo felice di..". Il carabiniere dice a quel punto "Ma io senza di voi non riesco".

La moglie va avanti nel suo discorso, segue il filo del suo sfogo: "...di vederti un padre, un padre migliore...". Allora lui le chiede "Dammi la possibilità di avvicinarmi alle bambine...Per favore...", ricevendo per risposta "ma non te la devo dare io la possibilità..", e aggiunge: "Ma allora se io vedo mia figlia in ansia impaurita...Io non la obbligherò a fare niente perchè tu le hai obbligate, le hai obbligate per anni a fare cose che non volevano, io non obbligo più nessuno...". Il marito insiste: "Tonia, ascoltami, per favore...". Antonietta: "Mi dispiace...", e il carabiniere: "Era soltanto...". La donna prosegue dicendo "Io prego...Sappi che io e loro, questo le obbligo, a pregare per te..Questo glielo dico..'Pure una Ave Maria per papà la dovete dire sempre'".

Lui ringrazia e aggiunge "Pure io prego per voi, prego per la nostra famiglia", ma lei continua nel suo discorso: "e poi i progetti di Dio e il futuro stanno nelle mani di Dio. Avevi tutto, avevi tutto. Due figlie intelligenti, una moglie che ti stra-amava, ti adorava, capito?! Che mi pigliano pure per il c..., 'ma questo e' il marito che ti portavi in cielo?'. E me devo stare anche zitta perchè hanno ragione, capito? Mi prendono pure per il c...alla fine...". A quel punto Luigi Capasso comprende che la conversazione non può più pensare di guidarla o gestirla: "Va beh...". La moglie continua dicendo "Che io sono solo la deficiente che ti ha stra-amato...Sbagliato...E quindi...Adesso penso a me e alle mie figlie come stanno, perchè ho dato la mia vita per te. Ho dato la mia vita, e davanti a Gesù, cammino a testa alta...".

La conversazione si chiude con lei che dice "Mi dispiace...Hai superato tutti i limiti...". Il finale della telefonata è un insieme di reciproci stringatissimi saluti:Luigi Capasso dice "Va bene...Grazie..."; lei un altrettanto "va bene..." e infine lui con "Buona serata..Ciao", a cui lei risponde con "Prego, ciao, pure a te..". I toni sono calmi, specie quello di Luigi Capasso: a posteriori si potrebbe dire che nella sua mente quel tono di persona rassegnata in realtà indicava una persona forse già avviata verso il baratro. In cui avrebbe trascinato le figlie e tentato di fare lo stesso con la moglie.
E' evidente in tutta la sua drammaticità la realtà di una famiglia che aveva a che fare con un pazzo. Un pazzo lucido, ma sicuramente psicotico, depresso. Un pazzo che aveva tutto, come gli dice la povera Antonietta che riesce ancora a preoccuparsi di lui, e che ha distrutto una famiglia senza ragione e fatto alcuno se non la terribile cosa che aveva nella testa.
Non capisco come la Commissione che l'ha esaminato non se ne sia accorta. Ma sui giudizi delle Commissioni ho già scritto nel precedente post...
La gelosia immotivata ed ossessiva è descritta nei trattati di psichiatria.
Il controllo esasperato sulla realtà, che vorrebbe piegare alla sua follia senza riuscirci, le registrazioni delle telefonate che la moglie sapeva... intuiva.. come ha intuito che le figlie erano in pericolo mentre, stesa a terra ferita, ha detto ai soccorritori: "Le bimbe, ho paura per le bimbe, ha preso le chiavi.." Lei intuiva di cosa poteva essere capace il pazzo che aveva sposato. Ne da testimonianza anche l'asciutta, precisa avvocatessa che l'assisteva nella sofferta separazione:
Maria Concetta Belli, la legale di Antonietta.  "Comincio ad accusare il colpo anche io, non riesco a togliermi dagli occhi le due bambine ogni volta che venivano con la madre, questa negazione della figura paterna, questa paura che era sicuramente motivata da quello che avevano visto". Dice l'avvocata ad Effetto Giorno su Radio. "Io sostengo che se e' vero, perche' vengo a scoprirlo oggi, che era stato sospeso per 8 giorni, come si fa dopo 8 giorni a dichiarare una persona idonea e soprattutto a ridargli la pistola d'ordinanza. In tutta questa storia c'e' una anomalia, la pistola. Questa e' l'anomalia piu' grande, perche' in questo caso specifico non dico che ci sia stata una sottovalutazione rispetto alla situazione della signora ma c'e' stato sicuramente un corto circuito da qualche parte. Non c'e' stata una relazione, non c'e' stato uno scambio di informazioni, è stato sottovalutato il suo modo di agire. Io non l'ho visto, pero' la signora mi diceva 'avvocato ha proprio gli occhi fuori dalla testa, è proprio fuori di testa'. Allora - aggiunge l'avvocata Belli - si puo' pensare che questa sia una valutazione di parte dettata dalla paura, pero' se e' stato sospeso 8 giorni, qual e' stata la motivazione? E in 8 giorni come si puo' pensare di guarire da un disturbo depressivo?".

venerdì 2 marzo 2018

Tutto è accaduto...

Da: Latina Oggi 1 marzo 2018

Idoneo al servizio. Luigi Capasso, l'uomo che ieri ha ucciso le due figlie minorenni dopo aver sparato alla moglie e che poi si è suicidato a Cisterna di Latina, aveva ottenuto il via libera dell'abilitazione a svolgere le mansioni di carabiniere da una apposita commissione. E' uno dei dettagli che emergono in queste ore rispetto alla vicenda di Cisterna. Il 43enne carabiniere quando nei mesi scorsi chiese un alloggio presso la caserma di Velletri, dopo la separazione dalla moglie. In questi casi  la prassi vuole che il soggetto sia sottoposto a consulto psicologico, ma Capasso rifiutò dicendo di usufruire già dell'aiuto di uno psicologo. A quel punto l'Arma lo ha obbligato a un consulto di natura medico-psicologica davanti ad una commissione la quale, al termine, lo dichiarò idoneo a svolgere il servizio nell'Arma.

Tutto è accaduto... Così scriveva Corrado Alvaro, lo scrittore di San Luca in Calabria...
Ed ora tutti, feriti da tanto orrore, si chiedono se si poteva evitare.
Via via vengono fuori particolari che delineano i contorni di questa tragica realtà e che avvicinano sempre più alla verità di questa famiglia.
Fra tante amare riflessioni a me viene da pensare alle Commissioni, ai giudici, a tutti coloro a cui lo Stato mette in mano la sorte e quindi la vita delle persone.

In questo caso la Commissione, che ha giudicato l'equilibrio di un uomo riconsegnandogli il suo ruolo di difensore della Società e dei cittadini e un'arma per questo scopo, è stata tragicamente smentita dai fatti.

Ma senza arrivare al caso estremo della tragedia, quante volte queste Commissioni, nei diversi ruoli e compiti, hanno inciso malamente nelle nostre vite?

Io, personalmente, ho riportato esperienze passate e presenti di ingiustizia e di abuso del diritto che Commissioni e giudici avevano nel giudicare.

Nei Pubblici Concorsi: ho constatato il calpestamento del merito, la mercificazione del giudizio e l'ho riportato nel mio libro "Il Romanzo dell'Università". Commissioni che si arrogano il diritto di alterare il giudizio delle prove concorsuali con un cinismo giustificato da un costume normalmente accettato. 
Un modo di pensare che accetta l'alterazione del giudizio come ovvia, per favorire "il conosciuto", colui che "deve vincere" a discapito di chi ha fatto meglio la prova concorsuale ed ha più titoli.
Questo costume capillarmente diffuso da nord a sud del Paese ha un nome: corruzione.
Ma i protagonisti di questa lesione dell'etica e del diritto non si ritengono dei corrotti, essendo, la loro posizione di componenti di una qualsivoglia Commissione, un potere che ritengono spendere a loro vantaggio, gestendo il loro giudizio non secondo l'etica ma secondo la loro convenienza.
Il caso di Rosa, che descrivo nel libro, è tratto da una esperienza reale.
Ma poi mi sono imbattuta nel caso di un giovane e brillante medico che si è visto negare un contratto a termine, in un grande ospedale del nord Italia, ceduto ad un medico locale che non aveva conseguito la Specializzazione medica che lui invece aveva. Ottenutone successivamente un altro, sempre a tempo determinato, si è trovato a vivere in quell'Ospedale attendendo il risultato di un altro Concorso a cui aveva partecipato, questo a tempo indeterminato, quindi più importante. Essendo molto bravo uscì terzo nella graduatoria, essendo, i primi due, medici locali, per il primo dei quali il Primario si era portato a cena il Presidente della Commissione perorandone la vincita. 
Il giovane medico, non autoctono, rimase a svolgere il suo servizio per la durata del suo contratto a termine, sperando di essere poi chiamato dalla graduatoria, dato che i primi due avevano intanto preso servizio per poi chiedere dopo sei mesi, alla conferma, il trasferimento ad altro Ospedale a loro più comodo. Con l'approssimarsi della scadenza della graduatoria e, con la sua decadenza, della perdita del posto a tempo indeterminato, il giovane chiese all'Ufficio del Personale perché non veniva chiamato in servizio come i primi due che, peraltro, se ne erano andati dopo aver intascato il posto a vita. La risposta fu sprezzante nei riguardi "dei terroni", essendo il medico del sud, con allusioni agli inghippi che si fanno nei concorsi in quella zona d'Italia. A questo punto l'intelligente clinico rispose che gli inghippi lui li aveva visti stando lì, a cominciare dal fatto che era stato scelto un medico non specializzato per il contratto a cui anche lui aveva partecipato avendo la Specializzazione richiesta nel bando. Nell'imbarazzo dell'addebito la risposta fu che loro la domanda del medico non l'avevano mai ricevuta, ma egli mostrò ben due ricevute di spedizione: l'aveva inviata sia per posta sia tramite DHL. E fu decisiva la firma di una persona di quell'Ospedale sulla bolletta di consegna della DHL che niente lascia senza firma. A questo punto, temendo una denuncia, i delinquenti, perché di questo si tratta, delinquenza, occultamento di una domanda per favorire altri, si affrettarono a chiamare il terzo in graduatoria a 15 giorni dalla scadenza della stessa.
Ma non è il solo esempio di ordinaria corruzione da parte di chi ha avuto dallo Stato la delega a giudicare
Una giovane ricercatrice, durante lo svolgimento del suo Dottorato di Ricerca, dà numerosi concorsi, con promessa che così "si farà conoscere" dall'ambiente scientifico. Finalmente viene bandito un concorso basato proprio sulle ricerche di cui si sta occupando. Ella intanto ha terminato il Dottorato e lavora da un anno gratis, essendo la borsa di Dottorato conclusa dopo la tesi. Dà l'ennesimo concorso. Fa uno scritto perfetto che la mette in cima alla graduatoria. L'orale viene rinviato a data lontana: si attende il ritorno della seconda in graduatoria che è all'estero per uno stage. La giovane e tutti nell'ambiente trovano questa attesa inusuale: la Commissione solitamente fissa il calendario dell'orale senza attendere i comodi di nessuno. Se è all'estero rientra e si presenta per la prova per quel giorno e a quell'ora. Con angoscia dunque la giovane prima in graduatoria ha un brutto presentimento. 
Il giorno dell'orale la Commissione la tiene un'ora in piedi alla lavagna nonostante sia incinta di 5 mesi ponendole vari quesiti scientifici. Ella risponde a tutto. Alla prova assiste tutto l'Istituto di Ricerca essendo pubblica. La seconda in graduatoria viene fatta accomodare su una sedia davanti alla Commissione, le vengono poste poche domande: la prova dura 10 minuti. 
Il giorno dopo esce la graduatoria: il bando non prevede idonei, la giovane è stata spostata al secondo posto: l'orale di 10 minuti ha convinto la Commissione che la seconda nel tema scientifico scritto può diventare la prima.
Il dolore e lo sconcerto della giovane è tale che si ammala con febbre alta: rischia di perdere il bambino.
Contro la sua volontà i genitori spendono milioni per un ricorso. Lei deve andarsene dall'Istituto dove lavorava da un anno gratis. La prima che era seconda rimane nell'ambiente.
Ed ora dalla corruzione passiamo ad un altro tipo di giudizio: quello dei giudici: un giudizio che costa tanti soldi.
Viene riconosciuto l'errore: nei verbali del concorso si scopre che alla candidata vincitrice sono state poste domande che erano già state poste a colei che era stata interrogata in precedenza e le cui risposte erano state da questa sviluppate alla lavagna in presenza della candidata ascoltata successivamente per pochi minuti e fatta vincitrice.
Giustizia che smentisce sé stessa aggiungendo che la prova scritta rimane valida (non si può certo cancellare!) ma l'orale viene annullata: dovrà essere ripetuta dopo 2 anni con la stessa Commissione!
Più che giustizia è una inevitabile ammissione del tangibile, con un rimedio che infligge un'umiliazione alla giovane che ha ricevuto un simile affronto, facendole ripetere la prova con coloro che lei ha denunciato e con una candidata che è rimasta a fare ricerca, mentre lei, avendo fatto ricorso contro quei potenti, ha dovuto lasciare il lavoro che stava svolgendo.
Non credo che debba dirvi come è andata.
La giovane rinfaccerà ai genitori l'inutile umiliazione a cui si è dovuta sottoporre per una pseudo giustizia e i soldi inutilmente da loro spesi.

Fanno o no le Commissioni e i giudici strame delle nostre vite?
E non pagano mai! Che sbaglino per dolo o per mero errore o incompetenza essi sono al di sopra di tutto, non c'è mezzo per ottenere Giustizia!
Come può dirsi il sistema Italia una democrazia se siamo alla mercé di giudizi insindacabili e non sanzionabili in caso di errore voluto o meno?

Che si può fare contro una Commissione Medica che dichiara idoneo uno che idoneo non è?
Dovrebbero quei Commissari essere dichiarati incompetenti e declassati ad altri ruoli di basso profilo, oppure, se il loro agire è stato dovuto ad altro, da accertare, essere processati.

Ho portato esempi a me noti di come, Commissioni preposte alla valutazione della idoneità a svolgere un determinato lavoro, agendo in modo delinquenziale, possano fare del male a chi innocentemente sottopone i propri sforzi e talenti al loro giudizio.
Ma ho descritto anche come certi giudici rendano vana ogni Giustizia con simili sentenze che offendono il Diritto.
I genitori della giovane ricercatrice, che a seguito di un tale delitto ha cambiato i sogni e la strada della sua vita, chiesero conto ad un giudice del lavoro anche dell'anno di sfruttamento intellettuale non retribuito. Non ebbero giustizia. Ricorsero anche al Consiglio di Stato: la risposta scritta fu che "alla dottoressa era stato concesso quell'anno per approfondimento dei suoi studi" dunque non si doveva considerare un lavoro da retribuire... Troppo facile l'ironia: il lavoro intellettuale di raccolta di dati ed elaborazione degli stessi per lavori scientifici, dove poi mettono la firma anche gli sfruttatori che a nulla hanno contribuito per quel lavoro, non è lavoro per i giudici, il lavoro è solo quando vai a raccogliere i pomodori e ti pagano poco evadendo i contributi INPS. 
Oggi non mi stupisco se sui giornali leggo ogni tanto che hanno arrestato qualche giudice del Consiglio di Stato.. Se tirano la legge come un elastico secondo le più fantasiose interpretazioni... Quegli arresti sono come le punte degli iceberg.
E che dire di un giudice che ammette che un lavoratore ha subito un torto, l'errore che gli ha creato un danno allontanandolo dalla sede che gli spettava c'è... Ma fa capire all'avvocato del lavoro, che ha presentato la richiesta per un provvedimento d'urgenza, che è meglio se lo ritira, sollevandolo dalla noia di fare un verbale in più, altrimenti potrebbe emettere in seguito una sentenza comunque a sfavore del povero lavoratore, costretto a lavorare in una sede disagiata e lontano da casa. Ricatto? L'avvocato non ha strumenti contro simili soggetti. Può solo far presente i fatti in punta di Diritto, poi si deve rimettere alle decisioni dei suscettibilissimi magistrati!
Alla prima udienza tutto bene, ma la seconda (non si capisce perché), viene rimandata ad 8 mesi di distanza!
L'avvocato prova a far presente che, dato il tipo di lavoro che coinvolge anche studenti, sarebbe meglio prima che inizi un nuovo ciclo di studi: ma sente che il giudice si irrigidisce, si indispettisce e deve lasciar perdere.
La vita di una persona e delle persone a lei legate dipendono dal giudizio capriccioso di un giudice.

Può questo Stato garantire qualcosa ai suoi cittadini con queste Commissioni, con questi giudici? Insindacabili, impunibili?

E visto che la mia lunga riflessione, corredata da fatti, è iniziata con il giudizio clamorosamente sbagliato di una Commissione Medica che ha comportato una tragedia, concludo con il giudizio di un'altra Commissione Medica che ha prodotto solo una limitazione di sei mesi della mia libertà personale: la sospensione della patente di guida operata da Medici non specializzati in Oculistica e contro il parere certificato di Oculisti Ospedalieri. Ho accertato che, qualora facessi ricorso spendendo tanti soldi, la Commissione a cui la legge mi indirizza ha fra i suoi componenti uno degli stessi medici che mi hanno negato il rinnovo! Come il concorso della ricercatrice di cui sopra: ti esamina colui contro cui hai presentato ricorso...
Nessuno che siederà in Parlamento vuole occuparsi di questa antidemocratica materia che influenza malamente le nostre vite?

Non siamo in Democrazia, siamo in un Medioevo in cui il cittadino è schiacciato da giudizi insindacabili contro cui non può fare niente!

domenica 25 febbraio 2018

I Racconti di una cattivissima vecchia 5° - Conformismo


Conformismo

In fondo la mia cattiveria di vecchia non è altro che odio per l'ipocrisia che, vista da una che ha vissuto tanto, e sempre vera sempre, ora ne ha la nausea.
C'è tanta , troppa gente che non sa vivere essendo soltanto se stessa, semplicemente. Essere ipocrita è una forma connaturata in troppe persone, usata come uno schermo fra se e gli altri, non sempre per avere un vantaggio, se non quello di non svelare chi veramente sono. Segno che non sono in fondo contenti e sereni di ciò che sono. Agiscono per conformismo, non hanno il coraggio di esprimere quello che pensano o che sono.
Se si estende questa ipocrisia individuale e capillarmente diffusa si arriva a comportamenti sociali grotteschi. Un esempio sono i funerali
Nella mia lunga vita mai avevo visto, né nei funerali dove sono andata per privati rapporti, né in quelli di persone importanti ripresi dalla TV, che la gente applaudisse all'uscita del feretro dal luogo dove si era tenuta la funzione religiosa o laica che fosse.
La prima volta fu in TV al funerale di Paolo Stoppa: 1988.
Trovai il gesto bello e congruo con la vita dell'attore che usciva di scena.
Ignoro se questo fosse un uso già in auge nell'ambiente teatrale, se lo fosse stato sarebbe ovvio e di buongusto. 
Quello che non è di buon gusto è che da allora ho cominciato a notare con raccapriccio che la gente lo faceva ad ogni funerale che la cronaca televisiva mandasse in onda...
Morti ammazzati, suicidi, morti per disgrazia... Non importa come traumaticamente fossero usciti dalla vita... la gente applaudiva, senza sentire l'incongruenza del gesto..
Senza logica, solo per conformismo.
Un conformismo insensato, e per questo grottesco, così che, invece di un saluto logico per un attore che muore alla fine della vita dopo aver calcato le scene, l'applauso appare una stridente presa in giro, una beffa.
Là dove si addirebbe il Silenzio, mai sufficientemente apprezzato, si sente lo scoppiettio di mani stupide ed insensate che salutano magari un poveretto morto di disgrazia e prematuramente..
Questo è frutto di un "effetto pecora": tutti fanno quello che fa la pecora che gli sta davanti senza una scelta logica ed individuale.
Chissà quante persone sentiranno questo gesto incongruo, ridicolo, ma lo compiono ugualmente per mancanza di coraggio di comportarsi come sentono giusto dentro di sé.
E magari queste stesse persone non si vergognano di insultare o calunniare qualcuno e di altre cose non commendevoli. Ma non se la sentono di contraddire il gesto del branco, del gruppo.
Restando sui funerali, emblematici di un momento sociale perché corale ed estremo, in cui tutti vogliono sembrare migliori di quello che sono, in particolare verso il morto, portando in sé ciascuno un oscuro senso di colpa, giustificato o meno, è invalso l'uso di un altro incongruo conformismo: la bara bianca, un tempo prerogativa solo dei veri innocenti, bambini o giovanissime vergini, ora appannaggio anche di chi ha avuto figli fuori dal matrimonio, o addirittura si è prostituita per droga o per altro. Purché la morta sia stata ammazzata tanto da suscitare pietà ed orrore.



Ed ecco che la bara bianca ha perso il suo primitivo significato di purezza, come l'ha perso da tempo l'abito bianco della sposa, una volta simbolo di candore della donna ed ora visto indossato al secondo matrimonio con figli di primo, ma anche di secondo letto fatti prima, al seguito.
Conformismo che svuota del senso le cose e i simboli.



martedì 20 febbraio 2018

Zingaretti Commissario ad Acta per la Sanità Lazio: VERGOGNA

Basta menzogne! Questa è la verità e mi si smentisca se non sono fatti!
Tentativo INUTILE di Rita Coltellese di accedere al SSN: oggi sono stata costretta a scrivere all' urp della Regione Lazio, la scritta finale del form da compilare riportava più o meno (cito a memoria) la seguente frase  "Accettato, vi verrà inviata una e-mail di conferma con il testo da voi scritto". E' passata oltre un'ora e non vi è traccia di codesto riscontro neppure sul server.
Questo il testo del messaggio inviato all'urp Regione Lazio, su consiglio di tale Alessandro che ha risposto al numero verde 800894545 h. 8:35 a cui mi sono rivolta, dato che tale numero appare sotto lo scritta "Serve Aiuto" cliccando sulla quale NON SI APRE ALCUNCHE':
"Sono affetta da corioretinite maculare dalla nascita e ho la nota esenzione 013250 NON riesco ad ottenere prenotazione di visita di controllo pur essendo in terapia per prevenzione di glaucoma presso l'Ospedale S. Giovanni Addolorata BRITANNICO. Dal 12 gennaio 2018 tento di prenotare visita tramite numero verde regionale risulta occupato oppure un disco dice che le prenotazioni per quell'Ospedale sono chiuse e RICHIAMARE SENZA SPECIFICARE QUANDO VERRANNO RIAPERTE oppure oggi h. 8:20 TUTTI GLI OPERATORI SONO OCCUPATI RICHIAMARE PIU' TARDI. Ho fatto 2 prenotazioni via Internet sul sito della Regione una il 12 gennaio 2018 con una impegnativa NON ho avuto riscontro e ho ripetuto il 16 gennaio 2018 con una seconda impegnativa NON ho avuto riscontro. Oggi ripetuta richiesta prenotazione h. 8:22 con impegnativa precedente usata il 16 gennaio 2018 NON accetta la conferma invio. NON HO ALCUN MODO DI PRENOTARE NONOSTANTE LA MIA PATOLOGIA A RISCHIO CECITA'."
Preciso che non sono diventata all'improvviso analfabeta, ma il sistema NON consente di usare alcuni simboli grafici fra cui le virgole! Inoltre non si possono superare i 2000 caratteri. Onestamente ignoro quanti siano i caratteri da me usati, ho cercato di essere quanto più possibile sintetica ma esaustiva. Qualora si superino i 2000 caratteri, avvisano le note, non è che il testo vada perso, tagliano solo i caratteri eccedenti.
Dunque il mio reclamo dovrebbe essere stato ricevuto, anche se la e-mail di conferma la sto ancora aspettando.
Nota a margine di questa ennesima vergognosa presa per i fondelli di chi ha bisogno della Sanità che mantiene con i suoi versamenti: le persone che rispondono non danno le loro effettive generalità, nome e cognome, in un discarico di responsabilità INCOMPRENSIBILE, dato che esiste una legge che impone a chiunque svolga una funzione pubblica, al contrario, di portare un tesserino sull'abito con nome e cognome. Quindi anche di dare tali generalità in voce. Perché questo anonimato? Forse per coprire la sgarberia con cui spesso rispondono questi addetti al pubblico? Come oggi questo anonimo e generico Alessandro?
Ministero della Funzione Pubblica

Circolare n. 3/10 - Identificazione del personale a contatto con il pubblico
Indicazioni relative all'art.55 novies del decreto legislativo n.165 del 2001.
Registrata l' 11 agosto 2010 - reg. n. 10 fog. n. 385
http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/17186.pdf

A questa mia denuncia di fatti concreti si aggiunge un fatto di cui venni a conoscenza ad aprile 2017 e di cui informai, quale cittadina e blogger, Zingaretti pensando che forse non ne era a conoscenza. Egli, quale Commissario ad Acta per la Sanità della Regione di cui è anche Presidente, ha stabilito precise Leggi da lui firmate ed una di esse dice:
Le aziende sanitarie non possono procedere alla copertura di eventuali posti vacanti o carenze di organico, prima del completamento dei procedimenti di ricollocazione del personale.
Questa la mia denuncia:

Rita.Coltellese@gmail.com rita.coltellese@gmail.com

5 apr (12 giorni fa)

presidente@regione.lazio.it , Ccn: dbarillari, Ccn: ilbarillo
Caro Presidente Zingaretti,
Lei è il miglior Presidente che abbiamo avuto negli ultimi anni, per questo Le scrivo.
Probabilmente Lei non sa che la disposizione legislativa messa in rilievo sopra non viene rispettata: un esempio attuale è l'Ospedale S. Filippo Neri che, a seguito della chiusura dell'U.O. di Chirurgia Toracica, ha N. 3 Chirurghi Toracici in mobilità obbligatoria e in attesa di ricollocazione.
Sembra che i "capetti" che fungono da primari nei vari ospedali romani, lungi dall'accettare i Chirurghi messi in mobilità obbligatoria, preferiscono andare contro la legge e bandire concorsi per Chirurghi Toracici.
Dato che alla Dirigenza della Cabina di Regia del SSR c'è un ex-Geometra con Laurea in Sociologia forse gli è sfuggita questa organizzazione illegale in cui, a fronte di Chirurghi Toracici del SSN stipendiati ma tenuti fermi, si stanzi denaro pubblico per bandire concorsi per la stessa Specializzazione Medica.
Mi rivolgo a Lei perché sono sicura che lei è persona a cui sta a cuore sia la legalità, sia lo spreco di risorse professionali, conquistate con anni di studio ed esercizio della Chirurgia che, tenute ferme, non possono che ricevere un danno di sprofessionalizzazione.
Con stima.
Una cittadina e blogger

Come si vede la e-mail fu da me inviata anche al Consigliere Regionale del M5S che avevo votato nel 2013 il quale nulla ha fatto nonostante la gravità del palese NON rispetto della legge.
Ad oggi Zingaretti si mostra in TV insieme a chi ha bandito in G.U. un concorso MENTRE C'ERA PERSONALE DI UGUAL SPECIALIZZAZIONE IN MOBILITA'. Secondo le norme da Zingaretti firmate tale bando di concorso dovrebbe essere NULLO e ribandito in data successiva alla data di ricollocazione del personale in mobilità. Se qualche testata giornalistica vuole fare una rapida ricerca sulle date avrà la prova di quanto scrivo.
Morale: le norme sottoscritte da Zingaretti valgono a piacere!
E' questo uno Stato di diritto?
Di Diritto calpestato!

Zingaretti, ci prendi in giro?




lunedì 19 febbraio 2018

Basta la logica per votare bene


Chi vota ancora per ideologia è fuori dalla realtà di questo tempo.
La disavventura del fascismo è finita prima che io nascessi: 1946.
A me l'ha raccontato mio padre che non ha mai voluto prendere la tessera del partito unico. Il suo lavoro faceva sì che rientrasse ad ora tarda e le ronde delle camicie nere lo fermavano e gli chiedevano i documenti, lui mostrava la carta d'identità e loro gli chiedevano la tessera del fascio, lui non l'aveva e loro gli strappavano i documenti perché per loro non erano validi e lo mandavano a dormire "sul tavolaccio" per una notte. Dopo un giorno di lavoro, senza aver fatto nulla, doveva dormire in prigione. Ma la tessera non se l'è mai fatta. Odiava quel regime che privava della libertà personale, che di giorno, se parlava il Duce sul famoso balcone di Piazza Venezia e passavi nei dintorni, sempre le camicie nere: "Via, via , via!" Ti  spingevano in malo modo dicendo: "Tutti a Piazza Venezia! Parla il Duce!" Qualsiasi fosse la tua meta, la tua libertà personale, il rispetto per la tua persona non esistevano, e tu dovevi assecondare quell'imposizione se non volevi essere malmenato e rimandato in prigione, senza aver fatto nulla, solo per esserti rifiutato. 
Poi la guerra scatenata da lui, d'accordo con il mostro più mostro di tutti i tempi, il tuo destino non più nelle tue mani e mio padre è stato fortunato perché è ritornato ma, come diceva lui: "Sono partito che ero un uomo, sono tornato che ero mezz'uomo."
Mio padre votava socialista, nenniano, poi negli ultimi anni di vita per il PCI.
Eppure, via via che viveva i fasti della Repubblica Italiana, ricordava le cose buone che aveva fatto quell'uomo che odiava perché, insieme all'altrettanto odiato Re, aveva distrutto l'Italia. Mi elencava così le Leggi e le Istituzioni Sociali che aveva fatto in quei pochi anni: soltanto 20. Per non parlare delle Opere Pubbliche, che io stessa ora vedevo, stupita di quante ne avesse realizzate in poco tempo.
Mio padre è morto nel 1971. Non ha potuto vedere che l'inizio di una guerra civile, fatta di stragi nere in combutta con i Servizi deviati manovrati presumibilmente dalla CIA, giacché il PCI stava quasi per arrivare al governo del Paese grazie alle "convergenze parallele" di Aldo Moro. Allora sono cominciate le Brigate Rosse, le gambizzazioni le uccisioni... Fino al sequestro di Aldo Moro. Il pericolo del PCI al governo era scongiurato. Il passaggio dell'Italia, Paese dalla posizione geografica strategica, dal Patto Atlantico al Patto di Varsavia era scongiurato.
Ci fu in quegli anni un pericolo neofascista eccome!
Il tentato Golpe Borghese mi è passato vicino: due persone le ho conosciute da molto vicino.
Uno si faceva chiamare "il Maestro" da un gruppo di neofascisti che comprendeva anche casalinghe; andavano a fare escursioni con la copertura di "gruppo di amanti della montagna": in realtà uno di loro confidò dopo che andavano a nascondere armi in posti prestabiliti pronti per l'Azione. La notte del famoso, fallito Golpe, la stessa persona che faceva parte del gruppo del "Maestro" confidò: "Stavamo con le armi pronte."
Contemporaneamente il mondo di sinistra era meno sommerso. Nel posto di lavoro di un mio familiare ho visto con i miei occhi un tizio che veniva al lavoro con elmetto e manganello professando idee di estrema sinistra e irridendo e minacciando chi non era della stessa idea. Nessuno gli faceva nulla. Nemmeno "il Maestro", fascista vero che, pur professando quelle idee e facendo parte dell'Organizzazione "Gladio", (ma questo lo si è dedotto tempo dopo quando parlò Cossiga confessando di averne fatto parte), lasciava che gente estremista di sinistra tenesse simili comportamenti nel posto di lavoro, dove allora la prevalenza dominante e manifesta, quanto intimidatoria, era di sinistra. Eppure "il Maestro" dirigeva la struttura dove lavorava il mio familiare.
Le persone perbene, che non tramavano nell'ombra e che non avevano atteggiamenti minacciosi verso chi non la pensava come loro, subivano e temevano ritorsioni nel lavoro. Questi anni io li ho vissuti. Queste cose le ho viste da vicino.
Sono stati anni brutti fino al sequestro Moro. Dopo la sua uccisione la mitraglietta che l'aveva ucciso fu ritrovata nel soppalco della casa della moglie di quel tizio che veniva al lavoro con l'elmetto ed il manganello. Separati, lui seppi che era fuggito in Monzambico.. Lei l'ha sfangata come molti di loro.

Oggi c'è chi agita il fantasma del fascismo! Sono rimasti pochi nostalgici di bassa scolarizzazione. Altrimenti guarderebbero al futuro e al pericolo di oggi: globalizzazione e invasione.
Agitano il fantasma di un razzismo che nella cultura italiana non c'è. Appartenne al pazzo Mussolini influenzato dal mostro Hitler, e al Pippetto Savoia.
Vergogna condannata dalla Storia.
Ma il popolo Italiano non si è mai sentito diverso da uno di pelle nera, né ha considerato gli Italiani diversi perché ebrei.
A parte i pregiudizi di basso popolino sugli ebrei e i loro leggendari difetti, erano e sono commenti, su questi conterranei, ironici ed affettuosi insieme, nulla che si possa apparentare al razzismo.
Oggi che parlo di insopportabile situazione italiana dovuta a centinaia di migliaia di persone di pelle nera e non, entrata non richiesta nel nostro Paese, il cui mantenimento pesa sulle nostre spalle per 5 miliardi l'anno, di cui gli aiuti europei corrispondono a circa 60 milioni, posso essere tacciata di essere razzista da chi non ha capito il disegno destabilizzante che c'è sotto.
Ma io a 5 anni, quando a Roma ed in Italia in genere, le persone di pelle nera erano rare, giocavo con un'amichetta nera di due anni più grande di me, con una testa di riccioli neri, e non vedevo in lei alcuna differenza, se non che era molto più giudiziosa di me, seria, calma ed educata più di me. Suo padre, nero, mi disse il mio papà che aveva combattuto nel nostro esercito e per questo era stato ferito ed aveva una gamba che era rimasta tesa, ed era invalido di guerra di prima categoria, mentre lui lo era solo di seconda categoria. Me lo diceva con rispetto per quell'uomo distinto che leggeva il giornale seduto su una panchina di pietra di fronte a Fontana di Trevi, dove io e la mia amichetta ci trovavamo a giocare insieme. 

Ma se si riempie il Paese di gente che arriva dai più disparati Paesi africani, molti ex colonie inglesi o francesi, che invadono le nostre strade, senza controllo alcuno, come non aspettarsi reazioni da un popolo, l'Italiano, violentato.
Abbiamo i nostri mali, e tanti, costoro aggravano soltanto la nostra situazione.
Ma c'è chi non lo capisce o, se al potere, finge di non capire, e le scuse sono sempre più assurde e fantasiose per farci accettare una situazione inaccettabile.
Le reazioni inconsulte sparse vengono esaltate come "pericoloso ritorno del fascismo"!
Mentre i cosiddetti Centri Sociali si scagliano contro rappresentanti di partiti della destra Parlamentare per farli tacere, picchiano i Tutori dell'Ordine, da loro sempre aborriti, sfasciano proprietà private come le vetrine dei negozi, o pubbliche come i cassonetti, gridando contro i fascisti, senza rendersi conto che il loro è un comportamento fascista.
Accusano la dolce e dura ad un tempo Giorgia Meloni di essere fascista. 

Giorgia è nata nel 1977! Erano finite quasi le lotte fra rossi e neri per strada e dentro le Università. Quando Giorgia avrà cominciato a capire qualcosa di politica eravamo agli inizi del 1990: aveva 13 anni!
Nel delirio che leggo nei commenti sotto gli articoli di giornale sento che le si attribuisce "l'errore" di essere andata a Livorno! La rossa Livorno! La 5Stelle Livorno! "Che credeva di stare ad Ostia dagli Spada?!" Ha scritto uno.
A me risulta che almeno uno degli Spada professava altri interessi politici che nulla hanno a che fare con Giorgia Meloni, ma bensì con il partito del Sindaco di Livorno...
Dunque è impossibile convincere questi soggetti del pericolo vero che corre l'Italia in questo momento storico e voteranno senza logica pragmatica condannando le generazioni future ad una triste esistenza.