martedì 13 marzo 2018

TIM fisso + ADSL e utenza

Rita Coltellese *** Scrivere: SfascITALIA

Rita Coltellese *** Scrivere: Non serve a niente...

Leggete i due post che pubblico sopra sull'ennesimo pesante, ingiustificabile disservizio di TIM, sembra non più TELECOM, ma sempre indecente NON rispetto del contratto è.

La conclusione è che, tirati per i capelli, siamo stati costretti a fare quello che prevedevo nella mia risposta al commento di un cortese lettore sotto uno dei due post: venerdì scorso siamo andati presso la Sede Lazio della benemerita FEDERCONSUMATORI !

La gentilissima e brava Avv. Gianna Valeri non si occupa più di telefonia e ci ha ricevuto un'altra avvocatessa molto gentile e graziosa che è esperta della materia.

Ricordo a chi mi legge che l'Avv. Valeri, tramite la benemerita Associazione dei Consumatori della CGIL, ottenne un successo con Telecom che, dopo averci fatto firmare il contratto per la linea telefonica della nuova casa di Sabaudia, lo annullò senza ragione alcuna. Feci personalmente una ricerca sulle Leggi e le norme che regolano le Telecomunicazioni e le Concessioni che lo Stato Italiano concede alle Società Telefoniche e arrivai alla conclusione che la linea telefonica fissa non si può negare a nessuno in questo Paese, a meno che uno non viva in case isolatissime e lontane da ogni cabina telefonica.
L'Avv. Valeri, bontà sua, mi dice sempre che è merito mio delle nostre vittorie, per come affronto e imposto i problemi, ma io mi schermisco e dico che è brava lei che sa impostare le cose sul piano legale ed ottenere quello che è semplicemente il Diritto.
Il risultato fu che Telecom dovette darmi la linea telefonica e fu condannata a pagare all'utente (mio marito, intestatario del contratto proditoriamente annullato) una multa di euro 400.

Ora, dopo quasi 5 mesi di interruzioni continue della linea telefonica alternativamente alla linea ADSL o entrambe insieme, ci siamo visti costretti a ricorrere ancora alla Federconsumatori per difendere i nostri diritti di utenti contro la Società Telefonica che non rispetta il dettato contrattuale.

Superati i giorni di interruzione previsti dal contratto entro i quali NON si ha diritto al risarcimento, abbiamo chiesto il rimborso di almeno tre periodi che, in questi mesi, l'avevano abbondantemente superato: la risposta è stata negativa con tre lettere in cui TIM dice che loro non hanno colpa. L'avvocatessa ci ha detto che ormai TIM risponde così a TUTTI, che lei vede tutte lettere di questo tenore che sembrano quasi ciclostilate! Possibile che TIM risponda a tutte le situazioni allo stesso modo?

Le tre lettere sono ora in mano all'avvocatessa che le trasmetterà, con altra documentazione a prova delle interruzioni continue, al CORECOM, competente fra l'altro della  Definizione delle controversie tra operatori del settore comunicazioni e utenti.
Tutto questo ci è costato solo il rinnovo della mia tessera scaduta ad ottobre scorso: euro 30.

In questi mesi abbiamo dovuto usare la ricarica dei nostri cellulari, pur pagando un Servizio non reso a costo fisso (abbiamo la formula TUTTO).
Il Recup non poteva richiamarmi quando la linea telefonica era interrotta per confermarmi visite mediche che avevo richiesto, come anche persone che mi delegano da varie parti di Italia per una Assemblea di proprietà comuni non potevano inviarmi né via fax né via e-mail le loro deleghe...
Danni ce ne sono ma, come ha spiegato l'avvocato, per chiedere i danni bisogna fare un iter legale diverso e non lo farò. Mi aspetto però giustizia tramite il CORECOM come la Legge detta.
Rimane il senso di stanchezza che questo Sistema Italia ci impone, dovendo aprire un contenzioso per ogni Diritto che dovrebbe essere normale amministrazione avere senza fatica.
Noi che abbiamo tanti anni di esperienza di vita ricordiamo che la TETI, poi la SIP, tutti questi problemi tecnici non li avevano...
E' questo il progresso tecnico?
Mio marito è un Fisico che ha lavorato a progetti sperimentali per lo Stato Italiano in vari organismi, e dunque conosce le Leggi di base che gli consentono di capire certi meccanismi, come essi possono funzionare, e ai tecnici che si sono alternati in questi mesi aveva anche suggerito cosa, a suo avviso, avrebbero dovuto sostituire: un meccanismo che si trova in cima ad uno dei pali che reggono la linea telefonica aerea.. L'ultimo che è venuto (sono sempre di Società appaltatrici diverse) gli ha dato retta. Stanno ancora lavorando pure oggi... staremo a vedere, speriamo bene..
Inutile raccontare le innumerevoli arrabbiature al telefono del 187 con poveri addetti del call center che prospettavano eventuali nostre colpe interne alla casa, proponendoci sempre di fare una sfilza di verifiche, sempre le stesse, che rappresentano lo standard a cui loro sono stati addestrati senza, però, avere le competenze specifiche per capire fino in fondo i problemi.  
Persino io, che non sono una persona competente, un giorno mi sono arrabbiata dicendo: "Accade sempre quando piove molto e non piove dentro casa! Dunque è inutile che lei mi faccia fare le verifiche dentro casa!"

Rosario TREFILETTI, PRESIDENTE DI FEDERCONSUMATORI NAZIONALE
PER 17 ANNI
fino a giugno 2017

Venerdì 9 marzo 2018 era in sede Lazio. Mio marito l'ha riconosciuto ed io gli ho detto "Posso avere l'onore di stringerle la mano? Sono una vecchia tesserata."
E lui me l'ha stretta con un sorriso dicendomi: "L'onore è mio." Anche mio marito l'ha salutato con calorosa stretta di mano. 

Il bilancio di Rosario

Durante alla conferenza stampa Rosario Trefiletti ha tracciato un bilancio della sua lunga e proficua esperienza. Quali sono stati la vittoria più bella e la sconfitta più cocente in questi 17 anni? “La vittoria più importante all’inizio degli anni 2000 quando vincemmo la battaglia dellaricontrattazione dei mutui in Ecu consentendo a 2 milioni di persone di poter risparmiare tanti soldi. La sconfitta che più brucia quella recente al Tribunale di Trani contro le società di rating. In mezzo naturalmente tante battaglie, quelle condotte con Adusbef contro il risparmio tradito e le banche in primis, e tanti progetti che siamo riusciti a portare avanti a tutela del cittadino-consumatore”. L’impegno di “Rosario” prosegue alla presidenza dell’Iscon, l’Istituto per lo studio del consumo promosso dalla Federconsumatori ma al momento non in politica nonostante i rumors legati al suo dinamismo social e non solo: “Voglio solo stare nel dibattito politico perché sono in stato confusionale”.
Trefiletti cita l'ADUSBEF creata da Lannutti e che hanno collaborato insieme.  Conobbi Lannutti quando eravamo entrambi in IdV. Una persona sincera e semplice che, pur essendo già a capo di una importante Associazione di Consumatori, non si dava arie come certi pidocchi che non sono nessuno. Anche lui se ne andò da IdV e oggi è con i 5S.
"Di certo non mi ricandiderò con Di Pietro", dichiara a L'Espresso nel novembre del 2012, e a dicembre 2012 lascia il gruppo parlamentare dell'IDV per iscriversi al gruppo misto per la componente Unione Democratica Consumatori.




venerdì 9 marzo 2018

Religione: balsamo sul dolore

Il funerale di Alessia e Martina Capasso

L’OMELIA DEL PARROCO: E’ DAVVERO TUTTO FINITO?

“È con grande emozione che oggi, a nome di tutti, do l’estremo saluto terreno ad Alessia e Martina, due bambine da me conosciute ed amate”. È iniziata così l’omelia di Don Livio Fabiani che sta celebrando nella chiesa di San Valentino, a Cisterna di Latina, le esequie di Alessia e Martina, 7 e 13 anni, uccise dal padre Carabiniere Luigi Capasso il 28 febbraio scorso. “Alessia, battezzata e comunicata da me, il prossimo 6 maggio avrebbe dovuto ricevere il Sacramento della Cresima e Martina, a settembre avrebbe iniziato il suo cammino di catechesi parrocchiale. Ora è tutto finito. Ma è davvero tutto finito? Sono circa 50 anni che sono sacerdote- ha proseguito- e ho celebrato tanti funerali: funerali di persone suicide o uccise, di persone morte tranquillamente sul loro letto o tragicamente in incidenti vari, persone morte dopo una lunga malattia o morte all’improvviso senza che nessuno se ne accorgesse, giovani e anziani. Qualcuno potrebbe pensare che ormai sono abituato alla morte. No. Non sono abituato. Quando vedo una bara bianca un senso di ribellione mi assale e tanti perché affollano la mia testa. Perché? Mi chiedo e so che questo succede anche a voi, fratelli miei. Ma sappiamo tutti – ha proseguito- che umanamente parlando, non esistono risposte: allora ce la prendiamo tante volte con Dio, invochiamo la fatalità, parliamo di cattiveria umana, parliamo del caso. Ma restiamo sempre insoddisfatti e questo perché continua a perseguitarci. Dove trovare la risposta? La risposta c’è e la troviamo in questo luogo! Perché abbiamo portato Alessia e Martina qui? Non potevamo portarle in uno stadio dove ci saremo entrati tutti? O non potevamo portarle in un palazzetto dove saremo stati anche al coperto in caso di pioggia? No, le abbiamo portate qui in Chiesa perché questo luogo è stato molto famigliare per Alessia e Martina. Qui hanno pregato insieme alla comunità parrocchiale, qui hanno cominciato a muovere i primi passi sulla via della fede, e per Alessia nell’impegno cristiano nell’ACR, Azione Cattolica Ragazzi. È perciò in questo luogo che possiamo trovare la risposta che cerchiamo”.
“È la risposta della fede in Gesù che un giorno proclamò: ‘Io sono la via, la Verità e la Vita’. E in questa via hanno mosso i loro passi Alessia e Martina accettando la verità di quella Parola ascoltata che le ha fatte approdare alla vita eterna. Perciò da questo evento dobbiamo ricevere un messaggio di vita per dare un significato all’accaduto. Ce lo ha detto san Paolo nella Prima Lettura proclamata: “Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso … sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14,7.8). Alessia e Martina ora vivono nel Signore. E non soltanto un messaggio di vita dobbiamo ricevere- ha aggiunto Don Fabiani- ma anche un messaggio di gioia! Si, avete capito bene: gioia! Alessia e Martina sono ora nella gioia di questo Regno e attraverso loro Gesù oggi dice a noi “se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. In questo momento allora lasciamoci attrarre dalla vita e dalla gioia di Alessia e Martina e se anche è difficile ascoltiamo ancora Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” ha concluso.

GLI ZII DI ALESSIA E MARTINA: GRAZIE PER L’AMORE

“Grazie per l’amore che stiamo ricevendo da tutti voi, anche a nome di Antonietta, e grazie per le vostre preghiere perché ci stanno dando la forza per andare avanti. Grazie per l’affetto che ci ha circondato. Desidereremmo che l’amore che ci avete dimostrato continuasse a circondare anche nostra sorella Antonietta”. Sono queste le frasi pronunciate dai fratelli di Antonietta Gargiulo, madre di Alessia e Martina, al termine delle esequie, dal microfono dell’altare. Applausi dalla folla assiepata all’esterno della chiesa.
Il funerale religioso, i palloncini, le giuste bare bianche, i fiori: un balsamo per il cuore straziato dei parenti, non per Antonietta che niente potrà consolare. Antonietta che da ieri ha iniziato un calvario indicibile che durerà per tutto il tempo che le resta, dunque, a mio umilissimo avviso, si poteva ridurle almeno il tempo dell'atroce all'inizio... Visto che per il momento non ricorda nulla, sembra, di quello che le è successo... Come spesso accade al risveglio dopo un forte trauma.
Ma chi è credente ragiona in modo diverso dal mio. Soprattutto chi è credente secondo la fede cattolica, per cui era importante il giorno del funerale e la madre doveva saperlo prima... La logica del martirio, la logica del perdono... Infatti molti media hanno detto che "la famiglia" ha perdonato il folle che ha compiuto l'insano gesto contro natura. Quale famiglia? Si immagina la famiglia di Antonietta, forse Antonietta stessa... Antonietta che non può parlare bloccata dalle ferite infertele dal marito e dalle operazioni che i medici hanno effettuato sul suo corpo martoriato nel tentativo di salvarle la vita.
Mia madre, cattolicissima, diceva sempre che "la miglior vendetta è il perdono". Ma il suo esempio e il mio crescere, come Alessia, in Azione Cattolica, non mi hanno distolto dal vizio di esaminare la realtà oggettiva con lucida ragione e il mio sentire è diverso.
Dio è un salvagente immaginario a cui aggrapparsi per non annegare e la religione cattolica indica ai credenti un ruolo di vittime, il Cristo in Croce, la rassegnazione e il perdono. E' una filosofia di vita che certo da la pace: l'odio tormenta, meglio perdonare..
Ognuno si consola come può. Personalmente avrei voluto non sapere quello che ho appreso mercoledì dalla trasmissione "Chi l'ha visto?": il padre ha sparato ad Alessia che era sveglia, fuori dal letto, in piedi davanti a lui, svegliata nella sua cameretta forse dai colpi che il padre aveva sparato a Martina, che dormiva nel lettone da cui si era alzata da poco la povera madre per andare al lavoro alle prime luci dell'alba, non c'era sangue nel letto di Alessia, come invece in quello di Martina, che spero, almeno lei, sia morta nel sonno... Nasciamo e moriamo e tutto quel che siamo è in mezzo a questi due punti: non bastano le parole consolatorie per lenire il pensiero che Alessia è morta a 13 anni nel terrore di un padre che le faceva giustamente paura e che le ha puntato la pistola sparandole al petto.
Il rito consolatorio, per quelli che restano soltanto, si è concluso con l'immancabile applauso...

mercoledì 7 marzo 2018

La Legge del contrappasso

Da: La Repubblica.it

Firenze, insulti e sputi al sindaco Nardella: altri due denunciati


E' salito a tre il numero delle persone, tutti italiani, denunciate ieri dalla polizia nell'ambito delle contestazioni al sindaco di Firenze Dario Nardella, durante il presidio organizzato dai senegalesi al ponte Vespucci per ricordare il connazionale Idy Diene, ucciso lunedì scorso da Roberto Pirrone. Oltre al giovane che ha sputato addosso al primo cittadino, accusato di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, altri due manifestanti, dell'area antagonista e vicini ai centri sociali, sono stati infatti denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, per essere intervenuti cercando di impedire ai poliziotti di fermarlo e identificarlo.


Questo dignitosissimo signore alto, di pelle nera e, mi pare, cittadino nigeriano, si è rivolto con educazione al Sindaco Nardella chiedendo scusa per i suoi connazionali che, in fondo, volevano solo manifestare il loro dolore per il loro povero connazionale ucciso, senza ragione alcuna, da un barbaro cittadino italiano. 

Per contro, cittadini italiani affatto dignitosi, grintosi, biliosi, aggressivi e violenti, sputavano in faccia al Sindaco il quale, bisogna dire, stava facendo il suo dovere di Primo cittadino di Firenze, che certo non ha potere sulle menti dei pazzi come l'assassino del povero venditore ambulante. 

Chi, per le mie idee, più volte espresse su questo blog ed altrove, sulla enorme quantità di immigrati entrati in Italia negli ultimi anni, mi ritenesse ancora razzista, dovrà farsene una ragione: NON di RAZZISMO si tratta, ma di banale senso della realtà che evidentemente a tanta gente manca.
Ma la cosa più grave è che manca totalmente a chi oggi ha perso, giustamente, le elezioni.

L'Italia è un Paese che ha un enorme debito pubblico, che è stata depredata dai governi, succedutisi almeno negli ultimi 30 anni, che hanno permesso a piccoli, medi e grandi amministratori del denaro pubblico di rubare e malversare strapagandosi, per la bisogna, con stipendi faraonici senza uguali in Europa.
Cosa è venuto in mente a costoro, che lo hanno predicato fino all'ultimo, cercando di farcelo accettare con argomenti piovuti dall'alto illogici fino all'insulto alla nostra intelligenza, di scaraventare nei nostri porti un esodo ininterrotto di gente africana e non solo? 

Qualsiasi fosse il loro demente disegno ora gli si rovescia simbolicamente addosso, sotto forma di pazzi isolati che cominciano a sparare su questo popolo nero non accettato, perché non portatore di ricchezza, come continuano a predicare i dementi, ma solo della propria dolente povertà ed incapacità di partecipare alla crescita del nostro Paese, essendo in grado solo di vendere paccottiglia contraffatta, quasi sempre senza licenza di ambulante, e di farsi sfruttare nei campi di pomodori dalla peggiore umanità italiana.
Ed eccoli ancora vittime, quando, soprattutto i nordafricani di origine araba, non autori di reati.
Ed ecco le donne, nigeriane soprattutto, a culi nudi messe lungo le strade a fare gesti osceni in pieno giorno...
E noi Italiani onesti ad assistere a tutto questo...

Ho provato sdegno per il fatto che il barbaro italiano avesse delle armi. Qui non siamo negli USA, un minimo di controllo sulla pazzia ancora ce lo abbiamo. Eppure costui aveva armi!

Ed ecco che un'altra faccia del peggio degli italiani, gente dei Centri Sociali, sputa in faccia ad un uomo di Renzi, colui che ha firmato, zitto zitto, quell'impegno a scaricare gli africani, che hanno pagato speranzosi i traghettatori, tutti nei porti Italiani! In perfetta malafede spiegando che non si poteva fare altrimenti, distorcendo la realtà della Legge del Mare fino alla menzogna: che non è vero che il primo approdo su una nave che ha una bandiera obbliga chi accoglie il naufrago a prenderlo sul suolo di quella nazione e non di un'altra: l'Italia.   
I dementi si rammaricavano di non aver potuto approvare la Legge dello Jus soli in questa legislatura! Ora, probabilmente, le voci incontrollate che arrivavano laggiù, nei villaggi africani, fra la gente meno inserita nel proprio Paese, fra la gente più avventuriera, saranno meno certe nel dire che se parti con la pancia ti aiutano e tuo figlio sarà italiano. Molte hanno spinto quelli già nati a partire da soli, all'azzardo e, se è andata bene, poi a ricongiungersi con loro per una questione umanitaria.
Ma i dementi si sono posti il problema dei ricongiungimenti familiari degli insegnanti italiani sparati a centinaia di chilometri dalle loro famiglie in una sanatoria regolata da un algoritmo impazzito?
I dementi hanno esasperato gli animi e la gente li ha puniti con il voto, ma i pazzi isolati non li controllano, girano armati, e chi ci rimette è questo pololo nero inerme e, come il signore alto che si scusa con Nardella per le urla dei suoi concittadini, indifeso.

Lo sputo, al rappresentante di una classe politica di una sinistra che ha perso la bussola, è partito "dai compagni che sbagliano", come chi ha memoria ricorda, e che trasudano odio e violenza dichiarandosi ANTIFASCISTI.

Avete lanciato il boomerang ed ora sta tornando indietro.



martedì 6 marzo 2018

Zingaretti di nuovo Presidente grazie a Pirozzi

Da: Affari Italiani

Il caso Centrodestra
Delude lo “Scarpone” Pirozzi, supportato dalla Lista Nathan, conquistando solo il 4,94% dei voti. Una sconfitta che non solo brucia, ma che toglie anche voti, e un'opportunità ghiottissima, al Centrodestra, che si è presentato con la candidatura last minute di Parisi rischiando quasi di vincere con il 31,47% dei voti. Due risultati, che, se sommati, sarebbero probabilmente costati la debacle di Zingaretti. All'interno della lista a sostegno di Parisi Forza Italia, terza forza politica nel Lazio, con il 14,82%, seguita dalla sopresa Lega al 10,10.  A breve distanza da Salvini insegue la Meloni con l'8,81% di Fratelli d'Italia, poi Noi con l'Italia-Udc al 1,64% ed infine Energie per l'Italia al 1,48%.

Da: Il Secolo D'Italia

Il candidato del centrodestra si toglie anche un sassolino dalla scarpa a proposito di Pirozzi, la cui lista di disturbo ha pesantemente condizionato l’esito del voto: «Arrabbiato con Pirozzi? Io non mi arrabbio mai. Poi Pirozzi avrà la sua coscienza e capirà perché l’ha fatto». E subito dopo ha aggiunto: «La scissione di Pirozzi ha pesato molto, non ha avuto senso di  responsabilità. Se avesse avuto a cuore gli interessi della Regione  Lazio e non quelli di Zingaretti non ci sarebbe stata partita».


Da: Affari Italiani  Martedì, 6 marzo 2018 - 10:37:00

Elezioni Lazio, Pirozzi il disturbatore attacca Parisi: “Abbandonato dai suoi"

Il sindaco di Amatrice Pirozzi ribatte all'accusa di aver fatto perdere il centrodestra



Sergio Pirozzi colpevole di aver sottratto voti al centrodestra e di aver lasciato il passo allo Zingaretti bis.

Qualcuno lo ha addirittura additato come mandatario di un complotto. Lui con il suo scarpone a rovinare la festa al centrodestra unito che avrebbe potuto trionfare anche nel Lazio.

Ma il sindaco di Amatrice non ci sta: "E no. Non c'entro io. Parisi non l'hanno votato i suoi. Lui sta al 30%, almeno 6 punti sotto i partiti che lo appoggiano. Si facesse una domanda", ha tuonato.
"Zingaretti ha due punti in piu' dei partiti che lo appoggiano. Perche'? L'ha presi da lui che li ha persi. E pure la Lombardi. Se non sbagliava candidato la destra poteva vincere", ha aggiunto Pirozzi.

E ancora: "Il mio e' stato un voto fuori dai partiti. Capisco che Parisi vuole scaricare la sconfitta, ma con me si fa male. La politica non si fa a chiacchiere, ma con i numeri. E lui non ce l'ha", ha insistito il sindaco di Parisi. Quanto al suo 5%, Pirozzi ha parlato di risultato "straordinario": Mai nella storia un cittadino senza un partito, con una lista civica ha avuto tanto".


Chissà quale sarà la verità?

Se Pirozzi è in buona fede, un idealista che avrebbe fatto un passo indietro se si fosse presentata Giorgia Meloni, come ha detto, non accettando il candidato imposto da Berlusconi, oppure... oppure...

Uno dei miei figli mi ha detto di averlo votato: forse per simpatia per le radici materne...

Ma io avevo detto a mio figlio che non lo conosco affatto e che in paese, come tutti i paesi, non girano tutte voci buone su di lui... Comunque sento dalle solite statistiche che ad Amatrice ha raccolto circa il 53%, dunque forse le voci malevole sono voci... e basta.

Le stesse statistiche dicono che ad Accumoli si sono regolati in modo diverso, sembra più volti verso il Presidente uscente...

Rimane il fatto che Zingaretti come Commissario ad Acta della Sanità ha firmato un regolamento che ha bellamente disatteso e questo non è segno di correttezza istituzionale.

Ha permesso che venisse bandito un Pubblico Concorso prima della ricollocazione di personale in mobilità per la medesima Specializzazione Medica.  

Le date sono fatti incontrovertibili: data uscita in G.U. dei posti banditi, e finanziariamente coperti dall'Amministrazione Zingaretti, precedente all'assegnazione del personale in mobilità con decreto uscito sul BURL a firma Zingaretti in data successiva.

Se lo ignorava, e ha firmato in buona fede, ha avuta però diretta informazione scritta da me, cittadina, tramite e-mail e la cosa avrebbe dovuto essere denunciata anche dal Consigliere Regionale del M5S, Davide Barillari, che però non ha ritenuto una simile scorrettezza importante. Peccato però che per alcuni avvocati, di studi diversi, la cosa era così evidentemente in contrasto con la norma firmata da Zingaretti stesso da inviare più di una diffida.

Ma nulla è accaduto e Zingaretti, che scrive le norme smentendole non rispettandole, è stato rieletto.

domenica 4 marzo 2018

Pazzi e scemi di ieri e di oggi ai seggi

http://www.today.it/politica/elezioni/politiche-2018/scrutatrice-strappa-registro.html

Elezioni | Follia al seggio: scrutatrice dà in escandescenza e strappa il registro

Follia al seggio: scrutatrice dà in escandescenza e strappa il registro

E' successo a Casoria, nel napoletano. Il presidente del seggio è stato costretto a chiamare i carabinieri
Da: Quotidiano.net

Elezioni politiche italiane 2018, Di Battista sbaglia seggio

L'esponente del M5s non risultava nelle liste elettorali, poi l'equivoco è stato chiarito. Bersani invece è stato richiamato da una scrutatrice



Roma, 4 marzo 2018 - Elezioni politiche italiane 2018 con fuoriprogramma per Alessandro Di Battista. Questa mattina l'esponente del M5s si è recato al seggio di via Taverna a Roma per votare, ma il suo nome non figurava nelle liste. Dopo alcuni minuti di incertezza, Di Battista è stato indirizzato verso il seggio di via Vallombrosa. 

"È colpa del mio cambio di residenza, ti devono mandare un tagliandino e a me non è arrivato", ha spiegato il deputato un po' imbarazzato. I giornalisti, che lo attendevano all'esterno, gli hanno chiesto ironicamente se l'errore era da attribuirsi al comune e quindi alla Raggi. "No, per favore - ha risposto il deputato - non si fanno battute. Oggi c'è silenzio elettorale".
BERSANI INFILA LE SCHEDE NELL'URNA - Ma Di Battista non è il solo ad essere incorso nell'errore, la forza dell'abitudine ha tradito Pier Luigi Bersani. Il parlamentare di LeU, dopo aver votato in una scuola di Piacenza vicino casa, ha infilato direttamente le schede nelle urne senza attenersi alla nuova procedura anti-frode. "Il tagliando andava...", lo ha ripreso una scrutatrice della sezione alludendo al fatto che doveva essere controllato il numero sul bollino delle schede per poi rimuoverlo. "Vabbe' e' lo stesso, mi scusi. Poi lo togliamo dopo", ha aggiunto dopo aver riconosciuto l'ex ministro.
Una soluzione, quella promessagli, che però non è contemplata dalla legge visto che una scheda con attaccato ancora il tagliandino può rendere riconoscibile - e dunque nullo - il voto.
Da: La Presse

Elezioni, Appendino al voto: va via e dimentica i documenti

La sindaca di Torino Chiara Appendino ha votato poco prima delle 12, nella sezione elettorale 335 nell'istituto comprensivo Pacinotti in via Vidua. Non ha rilasciato dichiarazioni, dopo aver votato per la prima volta alle elezioni nazionali come prima cittadina del capoluogo piemontese. E forse è anche per via dell'emozione che, al termine del voto, è andata via senza riprendere i suoi documenti, prontamente restituiti dagli scrutatori

Piccolo incidente al seggio di Milano dove ha votato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: un'attivista Femene si è tolta il maglione al suo arrivo, mostrando sul corpo nudo la scritta:"Berlusconi sei scaduto".

Questa la panoramica di oggi a cui si va ad aggiungere anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha dimenticato, come la Sindaca di Torino, di riprendere i documenti.
La Sindaca è giovane e forse si è emozionata, ma al Presidente Mattarella forse ha fatto uno scherzo l'età...
Mi è tornato in mente un piccolo episodio personale di qualche anno fa, che mi fece sorridere, confermando quanto sia folle certa gente che l'ha con te anche se non gli hai fatto niente. 
Riconobbi in un conoscente il Presidente di seggio dove andai a votare: era uno dell'ambiente di lavoro di mio marito, ma con un ruolo ed un livello culturale infinitamente più basso e del tutto differente. Non ho mai valutato le persone né per il livello culturale né per il lavoro che svolgono, sia pure di basso livello, ma solo dalle loro qualità umane, intellettive e morali. Tanto è vero che apprezzo molto la compagnia e la conversazione di persone cosiddette umili quando intelligenti. Purtroppo questo tizio non era intelligente evidentemente e, pur avendolo incontrato fugacemente una volta o due in case di comuni conoscenti, nulla avevo contro di lui, anche se mi erano giunte voci che, venuto in contrasto con un altro mio conoscente di quell'ambiente con cui aveva messo su una piccola società, aveva fatto a botte con costui e la società era stata sciolta.
Era dunque un tipo rozzo, di quelli che rosicano nei riguardi di chiunque non abbia i suoi stessi modi, e non so cosa gli passasse per la testa, se magari io fossi dalla parte del suo ex socio, essendo stato questi in una blanda amicizia con me e mio marito.
Fatto sta che mi guarda, non mi saluta e, rivolto ad uno degli scrutatori gli dice guardando altrove e con la bocca storta: "Questa è matta." Ignoro la sua insultante denigrazione e sorrido mettendo la scheda nell'urna, ma mentre la sto introducendo lo scemo, lui sicuramente lo era e lo è, mi ferma e dice :"No! Non lì!" Lo scrutatore che gli sta accanto, e che aveva ricevuto l'insultante quanto infondata informazione su di me, lo guarda esterrefatto, dato che io stavo mettendo la scheda là dove doveva andare. Io mi fermo, volutamente, con la scheda nella mano mezza dentro e mezza fuori per rendere ancora più plateale il suo stupido tentativo di sottolineare un inesistente errore, lo guardo dritto in faccia allargando il mio sorriso da un orecchio all'altro restando immobile e non dico nulla, solo quel sorriso irridente. Lo scemo capisce che non è riuscito nel suo meschino intento di mettermi in difficoltà, dato che io sono pienamente cosciente che sto facendo la cosa giusta, mentre attira su di sé l'attenzione perplessa degli altri che certo non si aspettano dal Presidente di seggio un tentativo di indurre in errore un elettore, ma casomai il contrario, e senza sostenere il mio sguardo e il mio sorriso dice voltandosi: "No, va bene così." Io mando giù la scheda continuando a ridere, senza suono ma in modo inequivocabile, sottolineandone l'insensata stupidità.   

sabato 3 marzo 2018

Brava l'avvocatessa Maria Concetta Belli

Da: Il Sussidiario.net


IL FRATELLO DI CAPASSO: “NON È UN MOSTRO, HA AVUTO UN BLACKOUT”

Strage Cisterna di Latina: parla Gennaro Capasso, fratello del carabiniere che ieri ha commesso una strage di famiglia, uccidendo le due figlie e sparando alla moglie prima di togliersi la vita. Luigi Capasso non era un mostro secondo il fratello, che ai microfoni de Il Tempo ha cercato di spiegare chi fosse: "Mio fratello non era un mostro. L’ho visto poco fa nella bara, ho visto le mie principesse. È uscito di testa, ha avuto 15 minuti di blackout". Parlando del ruolo di papà del fratello e sul presunto terrore delle figlie nei suoi confronti: "Voleva tornare a casa e ha fatto di tutto per riuscirci. Non so se sia stato un marito pessimo, sicuramente era un ottimo padre e adorava le sue bambine. Quando Antonietta lavorava, era lui, se non in servizio, a guardare le figlie. Tutto questo terrore per il padre le mie nipoti non lo hanno mai avuto: le portava a danza, al cinema, faceva tutto quello che fanno i papà". (Agg. Massimo Balsamo)
Gennaro Capasso fratello di Luigi Capasso
Che volete che dica il povero fratello di un uomo che ha commesso uno scempio indicibile. E' una vittima anche lui, essendo solo uno che voleva bene a suo fratello. Come accade spesso, non è che un fratello o un altro parente, per quanto ci si voglia bene, conosce tutti gli aspetti della vita intima della famiglia del suo consanguineo. Gli eventi umilianti che subiva innocentemente la cognata probabilmente non gli erano noti, suo fratello, per quanto gli parlasse spesso, probabilmente non lo metteva al corrente delle angherie a cui sottoponeva moglie e figlie con la sua immotivata violenza. In buona fede egli dice che le bambine non avevano paura del padre ma la registrazione della telefonata, che l'assassino stesso ha fatto e che ora è pubblica, smentisce questa sua errata convinzione, in essa Antonietta, per quanto vittima di suo marito, invita la figlia Alessia ad andare al telefono reclamata dal padre, ma la bambina è timorosa e titubante e la madre, al contrario di quanto credeva suo cognato, cerca di convincerla dicendole: "Ale, vuoi parlare con tuo padre che ti deve chiedere una cosa? Dai, ti chiede solo una cosa, su..".
Da: La Repubblica
Pomeriggio Cinque viene trasmessa una telefonata tra Luigi Capasso e la moglie Antonietta Gargiulo, del 9 dicembre scorso. 
La telefonata era partita con quella richiesta di Capasso di andare al parco con le figlie, e la moglie gli dice che se vogliono possono farlo: "Mica che io le obbligo....Io glielo dico sempre, se volete vedere papà, se lo volete chiamare o lo volete sentire...".

Lui chiede di parlare con Alessia, e la moglie risponde: "Se la devono sentire loro...", riferita sempre al voler vedere o chiamare il padre. Poi chiama Alessia e le dice che il padre vuole parlarle: "Ale, vuoi parlare con tuo padre che ti deve chiedere una cosa? Dai, ti chiede solo una cosa, su..". E lei, la ragazzina, ci va al telefono, e si sente proporre di andare l'indomani pomeriggio a vedere le luminarie al Parco di Ariccia: "Ti farebbe piacere vedere domani pomeriggio con me?". La ragazzina è incerta: "Domani pomeriggio?". Lui la rassicura, le dice "se vuoi pure sul tardi...Esci con le ragazze...". "Non lo so...", la risposta. E qui lui le dice "Non... non ti preoccupare di papà, non ti faccio niente, ho bisogno pure io di...", e la figlia risponde di essere certa di non aver nulla da temere dal padre, "lo so che tu non mi faresti mai del male...", anche se resta il dubbio se dare corso o meno all'invito, "però non lo so, cioè subito, così...". Luigi Capasso prova a convincere Alessia, ma questa replica "Però da soli io non....".

Lui dice subito, per tranquillizzarla, che vorrebbe ci fosse anche l'altra figlia, Martina, 7 anni, ed anche la moglie: "No, tu, Martina, se mamma vuole venire, io non...Digli pure a mamma se vuole venire per me è uguale, chiediglielo 'mamma vuoi venire pure tu?' Mi farebbe piacere, se vi va, lo sai, ci tengo a voi...non mi sono dimenticato e ci tengo a voi lo sai". A quel punto la conversazione è solo tra adulti, tra marito e moglie. Luigi: "Senti, se vi fa piacere vi vengo a prendere e mi dite a che ora volete venire...Antò, io non ti farei mai del male, già te ne ho fatto io...".

La donna chiede se sta registrando la telefonata e lui le dice di no, "mi puoi dire quello che vuoi...". Di rimando Antonietta Gargiulo dice "No, io non ho niente da dire...lo sai come la penso...Io te l'ho detto fin dall'inizio: con la separazione forse recuperavi i buoni rapporti con me, perchè adesso non è che non mi fidi di te, io non mi fido più di nessun uomo al mondo". Lui prova a fare breccia ma la donna è ferma, nel tono e nelle parole: "Ora sto tranquilla con le mie figlie a riprenderci perchè - scandisce - io-sto-male". E aggiunge: "Ci ho messo una settimana per riprendermi, ho un cuore mio da ricostruire, 20 anni di sogni, desideri e speranze distrutti...".

Luigi Capasso prova a interromperla, "Tonia...", ma la donna va avanti: "Allora, non mi far dire sempre le stesse cose, io adesso voglio la separazione...", e poi ancora al marito: "Stai male, io me lo immagino, nessuno è contento...però tu sai tutta la verità, tu sai tutto quello che io ho fatto per te...che cosa ho consentito". Il marito insiste, ma sempre con tono di una calma che è anche raggelante se si pensa a quello che poi da lì a due mesi e mezzo sarebbe accaduto: "Tonia, io te lo dico e te lo ripeto.. ". Antonietta: "Sai tutto...sai ti manca fare l'albero di Natale, purtroppo dovevi perdere tutto per capirlo? E quante volte, quanti alberi di Natale ti sei fatto sul divano che ti dovevo pregare come Gesù Cristo in croce?".

Quella che parla è una donna provata ma anche capace di volere per il marito un futuro, sebbene lontano dalla famiglia costruita: "Allora io, spero che tu veramente faccia un percorso, e diventi l'uomo migliore che tu puoi essere perché tu di base ce le hai le qualità, però c'hai tante problematiche, tante problematiche". E lui: "Va bene Tonia, allora, io ho capito tutti gli errori miei, verso di te, verso le bambine, verso tutto quello che vuoi tu. Se tu con la separazione reputi che stai bene, io te l'ho detto. T'ho dato l'accordo l'altro giorno..". Quello della donna diventa uno sfogo: "E io col matrimonio sedici anni come sono stata? Dimmi sono stata felice sedici anni di matrimonio? Sono stata felice? Sono stata svergognata, tradita, maltrattata, picchiata... Sul posto di lavoro svergognata da tutta Cisterna come una che non se lo merita, perchè lo sai che non me lo meritavo".

Lei incalza dicendo "Perchè non è solo l'episodio qua fuori, io e te sappiamo la verità...Perchè se era una volta che è successo, dici 'io mi sto curando'. Ma non..Io e te la sappiamo la verità...". Luigi Capasso tenta di dire qualcosa, come a volersi giustificare: "Tonia...tanto io non...", ma non riesce a finire la frase. Lei va avanti: "Poi se l'hai capito mi fa solo piacere perchè, se tu diventi la persona migliore che puoi essere, io sono solo felice di..". Il carabiniere dice a quel punto "Ma io senza di voi non riesco".

La moglie va avanti nel suo discorso, segue il filo del suo sfogo: "...di vederti un padre, un padre migliore...". Allora lui le chiede "Dammi la possibilità di avvicinarmi alle bambine...Per favore...", ricevendo per risposta "ma non te la devo dare io la possibilità..", e aggiunge: "Ma allora se io vedo mia figlia in ansia impaurita...Io non la obbligherò a fare niente perchè tu le hai obbligate, le hai obbligate per anni a fare cose che non volevano, io non obbligo più nessuno...". Il marito insiste: "Tonia, ascoltami, per favore...". Antonietta: "Mi dispiace...", e il carabiniere: "Era soltanto...". La donna prosegue dicendo "Io prego...Sappi che io e loro, questo le obbligo, a pregare per te..Questo glielo dico..'Pure una Ave Maria per papà la dovete dire sempre'".

Lui ringrazia e aggiunge "Pure io prego per voi, prego per la nostra famiglia", ma lei continua nel suo discorso: "e poi i progetti di Dio e il futuro stanno nelle mani di Dio. Avevi tutto, avevi tutto. Due figlie intelligenti, una moglie che ti stra-amava, ti adorava, capito?! Che mi pigliano pure per il c..., 'ma questo e' il marito che ti portavi in cielo?'. E me devo stare anche zitta perchè hanno ragione, capito? Mi prendono pure per il c...alla fine...". A quel punto Luigi Capasso comprende che la conversazione non può più pensare di guidarla o gestirla: "Va beh...". La moglie continua dicendo "Che io sono solo la deficiente che ti ha stra-amato...Sbagliato...E quindi...Adesso penso a me e alle mie figlie come stanno, perchè ho dato la mia vita per te. Ho dato la mia vita, e davanti a Gesù, cammino a testa alta...".

La conversazione si chiude con lei che dice "Mi dispiace...Hai superato tutti i limiti...". Il finale della telefonata è un insieme di reciproci stringatissimi saluti:Luigi Capasso dice "Va bene...Grazie..."; lei un altrettanto "va bene..." e infine lui con "Buona serata..Ciao", a cui lei risponde con "Prego, ciao, pure a te..". I toni sono calmi, specie quello di Luigi Capasso: a posteriori si potrebbe dire che nella sua mente quel tono di persona rassegnata in realtà indicava una persona forse già avviata verso il baratro. In cui avrebbe trascinato le figlie e tentato di fare lo stesso con la moglie.
E' evidente in tutta la sua drammaticità la realtà di una famiglia che aveva a che fare con un pazzo. Un pazzo lucido, ma sicuramente psicotico, depresso. Un pazzo che aveva tutto, come gli dice la povera Antonietta che riesce ancora a preoccuparsi di lui, e che ha distrutto una famiglia senza ragione e fatto alcuno se non la terribile cosa che aveva nella testa.
Non capisco come la Commissione che l'ha esaminato non se ne sia accorta. Ma sui giudizi delle Commissioni ho già scritto nel precedente post...
La gelosia immotivata ed ossessiva è descritta nei trattati di psichiatria.
Il controllo esasperato sulla realtà, che vorrebbe piegare alla sua follia senza riuscirci, le registrazioni delle telefonate che la moglie sapeva... intuiva.. come ha intuito che le figlie erano in pericolo mentre, stesa a terra ferita, ha detto ai soccorritori: "Le bimbe, ho paura per le bimbe, ha preso le chiavi.." Lei intuiva di cosa poteva essere capace il pazzo che aveva sposato. Ne da testimonianza anche l'asciutta, precisa avvocatessa che l'assisteva nella sofferta separazione:
Maria Concetta Belli, la legale di Antonietta.  "Comincio ad accusare il colpo anche io, non riesco a togliermi dagli occhi le due bambine ogni volta che venivano con la madre, questa negazione della figura paterna, questa paura che era sicuramente motivata da quello che avevano visto". Dice l'avvocata ad Effetto Giorno su Radio. "Io sostengo che se e' vero, perche' vengo a scoprirlo oggi, che era stato sospeso per 8 giorni, come si fa dopo 8 giorni a dichiarare una persona idonea e soprattutto a ridargli la pistola d'ordinanza. In tutta questa storia c'e' una anomalia, la pistola. Questa e' l'anomalia piu' grande, perche' in questo caso specifico non dico che ci sia stata una sottovalutazione rispetto alla situazione della signora ma c'e' stato sicuramente un corto circuito da qualche parte. Non c'e' stata una relazione, non c'e' stato uno scambio di informazioni, è stato sottovalutato il suo modo di agire. Io non l'ho visto, pero' la signora mi diceva 'avvocato ha proprio gli occhi fuori dalla testa, è proprio fuori di testa'. Allora - aggiunge l'avvocata Belli - si puo' pensare che questa sia una valutazione di parte dettata dalla paura, pero' se e' stato sospeso 8 giorni, qual e' stata la motivazione? E in 8 giorni come si puo' pensare di guarire da un disturbo depressivo?".

venerdì 2 marzo 2018

Tutto è accaduto...

Da: Latina Oggi 1 marzo 2018

Idoneo al servizio. Luigi Capasso, l'uomo che ieri ha ucciso le due figlie minorenni dopo aver sparato alla moglie e che poi si è suicidato a Cisterna di Latina, aveva ottenuto il via libera dell'abilitazione a svolgere le mansioni di carabiniere da una apposita commissione. E' uno dei dettagli che emergono in queste ore rispetto alla vicenda di Cisterna. Il 43enne carabiniere quando nei mesi scorsi chiese un alloggio presso la caserma di Velletri, dopo la separazione dalla moglie. In questi casi  la prassi vuole che il soggetto sia sottoposto a consulto psicologico, ma Capasso rifiutò dicendo di usufruire già dell'aiuto di uno psicologo. A quel punto l'Arma lo ha obbligato a un consulto di natura medico-psicologica davanti ad una commissione la quale, al termine, lo dichiarò idoneo a svolgere il servizio nell'Arma.

Tutto è accaduto... Così scriveva Corrado Alvaro, lo scrittore di San Luca in Calabria...
Ed ora tutti, feriti da tanto orrore, si chiedono se si poteva evitare.
Via via vengono fuori particolari che delineano i contorni di questa tragica realtà e che avvicinano sempre più alla verità di questa famiglia.
Fra tante amare riflessioni a me viene da pensare alle Commissioni, ai giudici, a tutti coloro a cui lo Stato mette in mano la sorte e quindi la vita delle persone.

In questo caso la Commissione, che ha giudicato l'equilibrio di un uomo riconsegnandogli il suo ruolo di difensore della Società e dei cittadini e un'arma per questo scopo, è stata tragicamente smentita dai fatti.

Ma senza arrivare al caso estremo della tragedia, quante volte queste Commissioni, nei diversi ruoli e compiti, hanno inciso malamente nelle nostre vite?

Io, personalmente, ho riportato esperienze passate e presenti di ingiustizia e di abuso del diritto che Commissioni e giudici avevano nel giudicare.

Nei Pubblici Concorsi: ho constatato il calpestamento del merito, la mercificazione del giudizio e l'ho riportato nel mio libro "Il Romanzo dell'Università". Commissioni che si arrogano il diritto di alterare il giudizio delle prove concorsuali con un cinismo giustificato da un costume normalmente accettato. 
Un modo di pensare che accetta l'alterazione del giudizio come ovvia, per favorire "il conosciuto", colui che "deve vincere" a discapito di chi ha fatto meglio la prova concorsuale ed ha più titoli.
Questo costume capillarmente diffuso da nord a sud del Paese ha un nome: corruzione.
Ma i protagonisti di questa lesione dell'etica e del diritto non si ritengono dei corrotti, essendo, la loro posizione di componenti di una qualsivoglia Commissione, un potere che ritengono spendere a loro vantaggio, gestendo il loro giudizio non secondo l'etica ma secondo la loro convenienza.
Il caso di Rosa, che descrivo nel libro, è tratto da una esperienza reale.
Ma poi mi sono imbattuta nel caso di un giovane e brillante medico che si è visto negare un contratto a termine, in un grande ospedale del nord Italia, ceduto ad un medico locale che non aveva conseguito la Specializzazione medica che lui invece aveva. Ottenutone successivamente un altro, sempre a tempo determinato, si è trovato a vivere in quell'Ospedale attendendo il risultato di un altro Concorso a cui aveva partecipato, questo a tempo indeterminato, quindi più importante. Essendo molto bravo uscì terzo nella graduatoria, essendo, i primi due, medici locali, per il primo dei quali il Primario si era portato a cena il Presidente della Commissione perorandone la vincita. 
Il giovane medico, non autoctono, rimase a svolgere il suo servizio per la durata del suo contratto a termine, sperando di essere poi chiamato dalla graduatoria, dato che i primi due avevano intanto preso servizio per poi chiedere dopo sei mesi, alla conferma, il trasferimento ad altro Ospedale a loro più comodo. Con l'approssimarsi della scadenza della graduatoria e, con la sua decadenza, della perdita del posto a tempo indeterminato, il giovane chiese all'Ufficio del Personale perché non veniva chiamato in servizio come i primi due che, peraltro, se ne erano andati dopo aver intascato il posto a vita. La risposta fu sprezzante nei riguardi "dei terroni", essendo il medico del sud, con allusioni agli inghippi che si fanno nei concorsi in quella zona d'Italia. A questo punto l'intelligente clinico rispose che gli inghippi lui li aveva visti stando lì, a cominciare dal fatto che era stato scelto un medico non specializzato per il contratto a cui anche lui aveva partecipato avendo la Specializzazione richiesta nel bando. Nell'imbarazzo dell'addebito la risposta fu che loro la domanda del medico non l'avevano mai ricevuta, ma egli mostrò ben due ricevute di spedizione: l'aveva inviata sia per posta sia tramite DHL. E fu decisiva la firma di una persona di quell'Ospedale sulla bolletta di consegna della DHL che niente lascia senza firma. A questo punto, temendo una denuncia, i delinquenti, perché di questo si tratta, delinquenza, occultamento di una domanda per favorire altri, si affrettarono a chiamare il terzo in graduatoria a 15 giorni dalla scadenza della stessa.
Ma non è il solo esempio di ordinaria corruzione da parte di chi ha avuto dallo Stato la delega a giudicare
Una giovane ricercatrice, durante lo svolgimento del suo Dottorato di Ricerca, dà numerosi concorsi, con promessa che così "si farà conoscere" dall'ambiente scientifico. Finalmente viene bandito un concorso basato proprio sulle ricerche di cui si sta occupando. Ella intanto ha terminato il Dottorato e lavora da un anno gratis, essendo la borsa di Dottorato conclusa dopo la tesi. Dà l'ennesimo concorso. Fa uno scritto perfetto che la mette in cima alla graduatoria. L'orale viene rinviato a data lontana: si attende il ritorno della seconda in graduatoria che è all'estero per uno stage. La giovane e tutti nell'ambiente trovano questa attesa inusuale: la Commissione solitamente fissa il calendario dell'orale senza attendere i comodi di nessuno. Se è all'estero rientra e si presenta per la prova per quel giorno e a quell'ora. Con angoscia dunque la giovane prima in graduatoria ha un brutto presentimento. 
Il giorno dell'orale la Commissione la tiene un'ora in piedi alla lavagna nonostante sia incinta di 5 mesi ponendole vari quesiti scientifici. Ella risponde a tutto. Alla prova assiste tutto l'Istituto di Ricerca essendo pubblica. La seconda in graduatoria viene fatta accomodare su una sedia davanti alla Commissione, le vengono poste poche domande: la prova dura 10 minuti. 
Il giorno dopo esce la graduatoria: il bando non prevede idonei, la giovane è stata spostata al secondo posto: l'orale di 10 minuti ha convinto la Commissione che la seconda nel tema scientifico scritto può diventare la prima.
Il dolore e lo sconcerto della giovane è tale che si ammala con febbre alta: rischia di perdere il bambino.
Contro la sua volontà i genitori spendono milioni per un ricorso. Lei deve andarsene dall'Istituto dove lavorava da un anno gratis. La prima che era seconda rimane nell'ambiente.
Ed ora dalla corruzione passiamo ad un altro tipo di giudizio: quello dei giudici: un giudizio che costa tanti soldi.
Viene riconosciuto l'errore: nei verbali del concorso si scopre che alla candidata vincitrice sono state poste domande che erano già state poste a colei che era stata interrogata in precedenza e le cui risposte erano state da questa sviluppate alla lavagna in presenza della candidata ascoltata successivamente per pochi minuti e fatta vincitrice.
Giustizia che smentisce sé stessa aggiungendo che la prova scritta rimane valida (non si può certo cancellare!) ma l'orale viene annullata: dovrà essere ripetuta dopo 2 anni con la stessa Commissione!
Più che giustizia è una inevitabile ammissione del tangibile, con un rimedio che infligge un'umiliazione alla giovane che ha ricevuto un simile affronto, facendole ripetere la prova con coloro che lei ha denunciato e con una candidata che è rimasta a fare ricerca, mentre lei, avendo fatto ricorso contro quei potenti, ha dovuto lasciare il lavoro che stava svolgendo.
Non credo che debba dirvi come è andata.
La giovane rinfaccerà ai genitori l'inutile umiliazione a cui si è dovuta sottoporre per una pseudo giustizia e i soldi inutilmente da loro spesi.

Fanno o no le Commissioni e i giudici strame delle nostre vite?
E non pagano mai! Che sbaglino per dolo o per mero errore o incompetenza essi sono al di sopra di tutto, non c'è mezzo per ottenere Giustizia!
Come può dirsi il sistema Italia una democrazia se siamo alla mercé di giudizi insindacabili e non sanzionabili in caso di errore voluto o meno?

Che si può fare contro una Commissione Medica che dichiara idoneo uno che idoneo non è?
Dovrebbero quei Commissari essere dichiarati incompetenti e declassati ad altri ruoli di basso profilo, oppure, se il loro agire è stato dovuto ad altro, da accertare, essere processati.

Ho portato esempi a me noti di come, Commissioni preposte alla valutazione della idoneità a svolgere un determinato lavoro, agendo in modo delinquenziale, possano fare del male a chi innocentemente sottopone i propri sforzi e talenti al loro giudizio.
Ma ho descritto anche come certi giudici rendano vana ogni Giustizia con simili sentenze che offendono il Diritto.
I genitori della giovane ricercatrice, che a seguito di un tale delitto ha cambiato i sogni e la strada della sua vita, chiesero conto ad un giudice del lavoro anche dell'anno di sfruttamento intellettuale non retribuito. Non ebbero giustizia. Ricorsero anche al Consiglio di Stato: la risposta scritta fu che "alla dottoressa era stato concesso quell'anno per approfondimento dei suoi studi" dunque non si doveva considerare un lavoro da retribuire... Troppo facile l'ironia: il lavoro intellettuale di raccolta di dati ed elaborazione degli stessi per lavori scientifici, dove poi mettono la firma anche gli sfruttatori che a nulla hanno contribuito per quel lavoro, non è lavoro per i giudici, il lavoro è solo quando vai a raccogliere i pomodori e ti pagano poco evadendo i contributi INPS. 
Oggi non mi stupisco se sui giornali leggo ogni tanto che hanno arrestato qualche giudice del Consiglio di Stato.. Se tirano la legge come un elastico secondo le più fantasiose interpretazioni... Quegli arresti sono come le punte degli iceberg.
E che dire di un giudice che ammette che un lavoratore ha subito un torto, l'errore che gli ha creato un danno allontanandolo dalla sede che gli spettava c'è... Ma fa capire all'avvocato del lavoro, che ha presentato la richiesta per un provvedimento d'urgenza, che è meglio se lo ritira, sollevandolo dalla noia di fare un verbale in più, altrimenti potrebbe emettere in seguito una sentenza comunque a sfavore del povero lavoratore, costretto a lavorare in una sede disagiata e lontano da casa. Ricatto? L'avvocato non ha strumenti contro simili soggetti. Può solo far presente i fatti in punta di Diritto, poi si deve rimettere alle decisioni dei suscettibilissimi magistrati!
Alla prima udienza tutto bene, ma la seconda (non si capisce perché), viene rimandata ad 8 mesi di distanza!
L'avvocato prova a far presente che, dato il tipo di lavoro che coinvolge anche studenti, sarebbe meglio prima che inizi un nuovo ciclo di studi: ma sente che il giudice si irrigidisce, si indispettisce e deve lasciar perdere.
La vita di una persona e delle persone a lei legate dipendono dal giudizio capriccioso di un giudice.

Può questo Stato garantire qualcosa ai suoi cittadini con queste Commissioni, con questi giudici? Insindacabili, impunibili?

E visto che la mia lunga riflessione, corredata da fatti, è iniziata con il giudizio clamorosamente sbagliato di una Commissione Medica che ha comportato una tragedia, concludo con il giudizio di un'altra Commissione Medica che ha prodotto solo una limitazione di sei mesi della mia libertà personale: la sospensione della patente di guida operata da Medici non specializzati in Oculistica e contro il parere certificato di Oculisti Ospedalieri. Ho accertato che, qualora facessi ricorso spendendo tanti soldi, la Commissione a cui la legge mi indirizza ha fra i suoi componenti uno degli stessi medici che mi hanno negato il rinnovo! Come il concorso della ricercatrice di cui sopra: ti esamina colui contro cui hai presentato ricorso...
Nessuno che siederà in Parlamento vuole occuparsi di questa antidemocratica materia che influenza malamente le nostre vite?

Non siamo in Democrazia, siamo in un Medioevo in cui il cittadino è schiacciato da giudizi insindacabili contro cui non può fare niente!