giovedì 26 novembre 2020

Galateo questo sconosciuto: al Supermercato in tempo di Covid

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2017/06/malcostume-quotidiano-al-supermercato.html 

Riporto sopra il link ad un altro mio post di 3 anni fa.

Sempre di maleducazione si tratta.

Rispetto alla spesa precedente, sempre nel medesimo supermercato, oggi non ho dovuto arrabbiarmi dicendo a gente che ti si accosta a meno di 1 metro: "Stia lontano per favore! Mantenga la distanza consigliata!"

Segno che batti e batti quello che ripetono in televisione gli è entrato in testa finalmente!

La maleducazione registrata oggi è la solita, quella che certa gente ha connaturata insieme ad un egoismo ed egocentrismo che io ormai trovo insopportabili!

Banco del pesce. Prendo il numeretto e accosto il carrello standovi accanto a distanza di altri clienti già presenti. Una la stanno servendo, l'altro sbircia il pesce ed è evidente che ha ignorato il numero di coda.

A differenza di quanto è accaduto a me, quando in altre circostanze distrattamente non l'ho preso e chi è arrivato dopo prendendolo mi è passato avanti e peggio per me se non l'avevo preso prima, io ho aspettato che quel distratto signore fosse servito. L'attesa è stata un po' lunga perché a servire c'era solo un'anziana signora e, nel frattempo, dietro di me è arrivata una tizia dall'aspetto fine ma, come si è rivelata, affatto educata. Non sono invisibile, e nemmeno il carrello a cui ero attaccata, ma quando finalmente la commessa si è rivolta a noi chiedendo chi c'era, invece di azionare il numeratore visibile a tutti sul display, la apparentemente fine signora si è fatta avanti con il suo numerino, quando era ovvio che c'ero prima io. Forse la apparente elegante signora apparteneva alla serie di quelli che sperano che tu il numero non l'hai preso e peggio per te e ti passano avanti, anche se tu sei lì, visibilmente da prima. Ma purtroppo io lo avevo e l'ho letto a voce alta e chiara. La signora si è indispettita ed ha spinto in avanti il mio innocuo carrello con gesto alquanto sgarbato, come se all'improvviso le desse fastidio.

Cafoni ben vestiti, ma cafoni.

Ma il guaio di questo supermercato, che non nomino per non fare né buona né cattiva pubblicità, sono i maleducati all'esterno e l'assoluto non controllo dei Vigili Urbani, dei Carabinieri (che però assolvo perché fanno tante altre cose per proteggerci), ed eventualmente delle Guardie Giurate che prestano servizio sia all'interno che all'esterno del Supermercato, queste ultime però hanno delle regole contrattuali che, forse, limitano le loro competenze.

Fuori c'è parcheggio selvaggio, nonostante segnaletica orizzontale e verticale.

Oggi un vecchio (più di me che pure non sono una ragazzina) si è infilato contromano dentro il parcheggio di tale supermercato. Gli ho fatto notare la segnaletica e lui, dopo aver fatto finta di non capire o essere realmente rincoglionito, si è scusato ma intanto io non sono potuta entrare nel parcheggio che egli ostruiva con la sua auto contromano... 

In un'altra zona del parcheggio delimitato da strisce a "pettine", se pieno, niente paura, i cafoni parcheggiano "a pettine" sull'altro lato della stretta corsia di percorrenza, invadendo in parte il marciapiede pedonale coperto, rendendo difficoltosa la manovra a tutti... Ma basta che stiano comodi loro!

Infine parcheggiano sulla strada limitrofa dove è vietato parcheggiare in entrambi i lati. Bene! I maleducati parcheggiano in entrambi i lati, con il rischio che, distrattamente, aprano lo sportello all'improvviso per scendere mentre transita, necessariamente piano visto che deve passare in mezzo a due file di auto in una strada che è transitabile a doppio senso di marcia, la mia auto tranvandola letteralmente, come infatti è accaduto.





Oggi una signora stava addirittura scaricando il carrello della spesa non dietro l'auto magari, zona portabagagli, no! Accanto allo sportello, così una strada che dovrebbe essere a due corsie, per due sensi di marcia, con due file di auto parcheggiate sui due lati e un carrello accanto ad una di esse era a mala pena transitabile dalla mia auto..

Chiamare i Vigili Urbani è inutile: più di un cittadino lamenta che non rispondono al telefono..

Così la maleducazione impera e diventa pericoloso anche andare al Supermercato per chi le regole le rispetta.

Questa è una strada a doppio senso di marcia, con segnaletica orizzontale che delimita le due corsie, senza segnaletica orizzontale che indichi la possibilità di parcheggiare.
A sinistra è visibile l'uscita dal parcheggio del supermercato che da molti viene usata come entrata contromano.



mercoledì 25 novembre 2020

La collina di Buda

Il fazzolettino a sua madre aveva donato,

slamato sul bordo, il ricamo staccato,

all'angolo rimasto forma delicato fiore..

A lungo aveva guardato con dolore

le donne sui Bastioni di Buda e i loro ricami

contando i soldi che aveva fra la mani.

A sua madre un ricordo di Budapest,

da quel viaggio in un Paese dell'Est.

Scelse un leggero fazzolettino,

ne prese due.. costavano pochino.

Poco distante guardò una vetrina,

una camicia per la sua bambina..

A lungo ci pensò, i soldi contò

si fece coraggio e la comperò.

Una vita dentro di lei viveva

ma per la miseria non la voleva.

Triste ora il fazzolettino guardava,

tornato a lei conservato lo aveva,

venticinque anni prima la morte

della madre ne aveva segnato la sorte.

Sua madre ne aveva avuto cura,

con l'altro, ne era sicura,

e entrambi erano a lei tornati,

così delicati, così ornati..

Ora di quel povero dono pensato

solo questo era rimasto ..slamato,

della vita che dentro le viveva

invece nulla rimaneva.







lunedì 16 novembre 2020

DELITTI INSOLUTI

 Da: L'UNITA' di lunedì 16 gennaio del 1967

"I pratoni del Vivaro, per esempio, e la macchia che nascose i corpi dei due fidanzati Laura Pomardi ed Egidio Bergnesi. uccisi a revolverate nell'estate del 1965 da qualcuno che puo' ancora camminare per le stesse strade, per gli stessi boschi. E i maniaci che — si racconta — continuano a spiare (e spesso rapinare) le coppie che cercano rifugio, senza timore, nello stesso luogo."

 Da: L'UNITA' di mercoledì 9 maggio 1973

«Giallo» dei Pratoni: perizia su una pistola 

L'arma e stata sequestrata ad un uomo, già condannato per il porto abusivo a tredici mesi di reclusione — 

Egidio Bergnesi e Laura Pomardi furono uccisi a revolverate il 31 luglio del 1965

 II delitto ancora insoluto Torna alla ribalta il «giallo» dei Pratoni: i carabinieri hanno arrestato un uomo che si aggirava nella zona del Tuscolo, pochi chilometri dai Pratoni e da Velletri, avendo in tasca una pistola, un coltello acuminato, un passamontagna. Adesso, più che altro per scrupolo,  si e deciso d! sottoporre quest'arma ad una perizia tecnica, per capire se possa essere l'arma — una calibro 7,65 — che quasi otto anni fa uccise due fidanzati, Egidio Bergnesi e Laura Pomardi, che si erano recati in gita nella zona. Come è noto, I'assassino, o gli assassini non sono mai stati identificati. L'uomo arrestato si chiama Nello Bencivenga ed ha 48 anni. Originario di Velletri, si e trasferito adesso a Lariano, dove abita in via Colle Fiorentino 121. E' stato bloccato giorni orsono da alcuni carabinieri che stavano indagando su alcuni episodi avvenuti in località frequentate da coppiette. Dalla sua auto sono saltate fuori questa pistola automatica calibro 7,65, un coltello a serramanico, alcuni cacciaviti con la punta ricurva, capaci  cioè di forzare i deflettori delle auto, un passamontagna. Informato, il pretore di Frascati ha disposto I'immediato arresto dell'uomo. Nello Bencivenga e stato processato per direttissima e condannato a tredici mesi di reclusione. Ha raccontato di aver trovato in campagna la pistola, ma non e stato creduto. L'arma ha comunque i numeri di matricola limati e basta questo particolare per renderla sospetta, comunque non "pulita". Adesso è stata consegnata ai periti balistici, che dovranno accertare se i bossoli che furono trovati accanto ai cadaveri dei due fidanzati sono stati esplosi proprio da quest'arma. E' un controllo che viene effettuato soprattutto per scrupolo, non perché ci siano sospetti di nessun genere contro il Bencivenga. II delitto avvenne il 31 luglio 1965 in una macchia ai margini della via dei Laghi. 

Egidio Bergnesi e Laura Pomardi, che si conoscevano da bambini, fidanzati da anni, avrebbero dovuto sposarsi entro pochi mesi: furono freddati a revolverate forse da un "guardone" scoperto e minacciato dal giovane, forse da un rapinatore di coppiette. Le indagini andarono avanti per mesi ma alla fine non portarono a nessun traguardo: e è ancora mistero intorno al nome dell'assassino. 


Questo delitto è rimasto insoluto. La pistola che li uccise non fu trovata, solo dei bossoli: il bossolo rappresenta un elemento principale e portante della cartuccia. Infatti assolve la funzione di contenere il proiettile e sul fondello presenta la sede dell’innesco.

Non so nulla di balistica e riporto con il copia-incolla una definizione scarna di esso.
Non so dunque se dal bossolo si può risalire al calibro della pistola e al modello.
Gli scarsi articoli che ormai si possono trovare nel web non riportano da nessuna parte se gli inquirenti del tempo siano mai risaliti al calibro e al tipo di pistola con cui i due giovani furono uccisi.
Quando, qualche anno dopo, venne fuori la storia del Mostro di Firenze e delle laboriose indagini su quei delitti ripetitivi, chi indagava legò i delitti ad un'unica arma: una Beretta calibro 22 LR.
Dall'arma, il cui modello fu identificato con certezza, poterono accertare anche che il primo delitto, in ordine di tempo, compiuto con essa il 21 agosto del 1968 , fu quello in un primo tempo attribuito ad un marito cornuto che aveva ucciso la moglie fedifraga mentre era appartata con uno dei suoi amanti.
Ma i delitti successivi compiuti sempre con quell'arma, poi attribuiti al cosiddetto Mostro di Firenze per il modus operandi, non poterono essere attribuiti al marito cornuto essendo costui in carcere.
Le indagini svelarono un gruppetto di squallidi guardoni delle coppiette, che cercavano un poco di solitudine per vivere la loro intimità, e fra loro il maiale Pacciani.
Il modus operandi mi fece ricordare il delitto insoluto del Vivaro e mi sono sempre chiesta se gli inquirenti abbiano mai accertato se anche quei due fidanzati furono uccisi da quel tipo di arma. Ma nei resoconti giornalistici questo dato manca del tutto.
Si parla di una pistola di tutt'altro tipo che fu trovata in possesso di un indagato, ma non ho mai trovato alcuna notizia su una relazione fra i bossoli rinvenuti in loco e quella pistola calibro 7,65.
Dunque mi è rimasto un dubbio, una domanda: hanno mai accertato se per caso quei bossoli potevano appartenere ad una Beretta cal. 22 LR come quella usata per tutti i delitti attribuiti al Mostro e compagni di merende?
La gente si muove e le pistole passano di mano, come si è visto.

mercoledì 11 novembre 2020

Solitudine al terzo piano - dalla Raccolta di Novelle Parentopoli

Solitudine al terzo piano


“Vive sola. Viene solo la figlia a portarle la spesa. Non esce più. Quando ancora usciva sentivo il ticchettio dei suoi tacchi sull’impiantito quando passava nell’androne del palazzo”.
La parente che così le parlava era sola come la solitaria del terzo piano.
Due solitudini diverse, eppure per certi versi simili viste dal punto di vista di Norma.
Pensava a quella donna aspra, chiusa nel suo grande appartamento, sperduta in quello spazio ormai inutile per lei soltanto…
Aveva lottato per quel benessere ottenuto con suo marito ed ora un terremoto le aveva lasciato due ville con qualche lesione in un deserto di macerie nel luogo dove era nata e dove era triste e impossibile tornare.
Forse pensava a quei luoghi nelle lunghe ore solitarie; oppure a quel figlio andatosene troppo presto e soffrendo, poi a suo marito, che per fortuna era morto prima senza provare cosa vuol dire perdere un figlio. E lontano nel tempo a quel fratello ucciso da un autobus... La sua solitudine non era stata voluta, cercata, era capitata. 

Dura anche con i figli la ricordava Norma. 
La vita l'aveva costretta ad accumulare lutti, né quell'unica figlia rimastale era tornata per questo a vivere con lei, pur abitando nella stessa città.
Ormai anziana e nubile preferiva restare nella sua casa, acquistata tanto tempo prima.
Che silenzi viveva lassù sola con i suoi pensieri? Troppo aveva vissuto per vedere solo macerie...

Chi dava sue sporadiche notizie a Norma abitava nello stesso stabile. Parente di Norma ma non della solitaria del terzo piano.
Coscienti entrambe di quell'innominata parente comune, non si erano mai parlate.
Norma con entrambe era stata disponibile all'amore, cosciente che esso è di vantaggio per tutte le parti, ma da entrambe aveva imparato che questa sua lucida visione non era condivisa, preferendo entrambe, così distanti e diverse, l'ostilità e il rifiuto del suo affetto. Gesti, atteggiamenti e parole erano stati sempre improntati alla distanza. 
Nel caso della solitudine del terzo piano, il rancore, l'ostilità, della zia acquisita avevano radici lontane e riguardavano il padre di Norma e, in generale, tutta la famiglia di suo marito.
Nel caso della solitudine del piano terra forse si trattava di una inguaribile malata invidia.
La vita era ormai trascorsa e i solchi creati da quelle ostilità ormai invalicabili.

Con la parente del piano terra, che le dava sporadiche informazioni su quella donna che tante cose sgradevoli aveva detto su suo padre, Norma aveva laschi contatti tramite una persona cara che costituiva l'anello di congiunzione parentale fra loro.
Costei aveva costruito con accanimento la sua solitudine servendo persone egoiste ed ipocrite in piena coscienza. A Norma aveva detto di sé stessa: "Sono una serva nata". Avendo in sé questa distorta percezione dei rapporti umani, andava bene solo con chi la sfruttava. Se Norma avesse fatto lo stesso la donna si sarebbe sentita importante: facendosi sfruttare. Ma Norma non poteva accettare rapporti così degradanti e malati, buoni per gente senza dignità e priva di valori. Così aveva mal sopportato quella parente, anch'essa acquisita come la zia del terzo piano, che l'aveva fatta oggetto di critiche e paragoni con le persone a cui dava servilmente aiuto vantandone qualità inesistenti.
Causa quell'anello di congiunzione che Norma amava e da cui era amata capitava che, sia pur raramente, si trovasse a parlarci e capitava che le arrivassero echi della vita lontana di quella parente solitaria del terzo piano, che aveva in comune con la donna sola del piano terra il circondarsi di parenti bisognosi di aiuto ed interessati... 
Solitudini simili nell'ostinata ingiustizia perseguita nei loro rapporti umani.
Ci sono persone che creano intorno a sé schermi invisibili, impenetrabili a qualsiasi manifestazione di umano affetto da parte di alcune persone che rifiutano per ragioni mai nobili, se non suffragate da offese o affronti.
Nel caso di Norma le offese e gli affronti li aveva ricevuti lei da quelle due donne. Più dalla donna sola del primo piano che da quella infelice del terzo.
Infelice per forza, giacché nessuno può essere più felice se ha seppellito un figlio.
L'ostilità si manifesta con atteggiamenti, parole e anche fatti e costruisce lo schermo invisibile e rimane così fino alla morte. A lei l'ostilità di quella solitaria del terzo piano era arrivata di rimbalzo dal bersaglio che era suo padre.
"Queste due persone hanno molte cose in comune - Pensava Norma. - Non hanno umiltà, quella luce dell'intelligenza che ti fa pensare a cosa di giusto o ingiusto tu possa aver fatto."
L'aspra solitaria del terzo piano avrebbe dovuto chiedersi perché il fratello di suo marito aveva cercato di dissuaderlo dallo sposarla, invece di odiarlo per questo, covando un rancore che aveva espresso irridendo ogni cosa riguardasse quell'uomo diventato suo cognato. 
Avrebbe dovuto ricordarsi che aveva insultato pesantemente la madre e la sorella di colui che poi l'aveva chiesta comunque in sposa.
Ma quella donna non avrebbe mai potuto fare una così umile ammissione con sé stessa, dato che poi aveva ripetuto l'errore urlando insulti della medesima specie alla moglie di un altro fratello di suo marito e alla loro figlia adolescente. Era la sua natura.
Allo stesso modo l'altra del primo piano aveva paura di ammettere con sé stessa altre miserie...
Dietro certe solitudini esistono errori voluti e ripetuti quanto miserabili.






martedì 10 novembre 2020

Il principio di non-refoulement

 

Il principio di non-refoulement

La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, all'art.33, sancisce il principio di non-refoulement prevedendo che

"Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche".

Il divieto di respingimento è applicabile a ogni forma di trasferimento forzato, compresi deportazione, espulsione, estradizione, trasferimento informale e non ammissione alla frontiera. È possibile derogare a tale principio solo nel caso in cui, sulla base di seri motivi, un rifugiato venga considerato un pericolo per la sicurezza del Paese in cui risiede o una minaccia per la collettività.
Tale principio costituisce parte integrante del diritto internazionale dei diritti umani ed è un principio di diritto internazionale consuetudinario.

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SULLA BASE DI QUANTO SOPRA RIPORTATO, ALLA LETTERA, I GIORNALI DI SINISTRA COME "LA REPUBBLICA" SCRIVONO:

Respingimenti

Ma la legge internazionale vieta i respingimenti in mare

14 LUGLIO 2018     DI VLADIMIRO POLCHI

Nel febbraio del 2012 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato all’unanimità l’Italia per aver  riportato 200 profughi in LibiaMa è quello che adesso il ministro dell'Interno Matteo Salvini vuole ripetere
E OGGI "IL MANIFESTO" MI INVIA UNO STRALCIO DEI SUOI ARTICOLI FRA CUI UNO TITOLATO:

EUROPA - NAVI E AEREI DAVANTI LA TUNISIA PER FERMARE LE BARCHE DEI MIGRANTI
IL PIANO APPROVATO DALLA FRANCIA E MESSO A PUNTO DAL VIMINALE ANCHE IN FUNZIONE ANTITERRORISMO. BRIGATE ITALO-FRANCESI AI CONFINI
vi si legge:
Di fatto la Guardia costiera tunisina è chiamata a fare lo stesso lavoro che da anni svolge la cosiddetta Guardia costiera libica con i disperati che partono da quel Paese. In questo modo l’Italia e l’Europa potranno affermare di non effettuare i respingimenti vietati dal diritto internazionale, avendo delegato ad altri il compito di riportare indietro i migranti.
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ORA RILEVO VARIE AFFERMAZIONI IN CODESTI SCRITTI:1 - L'ART. 33 DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA SULLO STATUS DEI RIFUGIATI E' CHIARO: "Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate Ed elenca i motivi di codeste minacce.Ora chi si avventura a sbarcare in Europa, in primis in Italia, è accertato che è in maggioranza chi cerca di migliorare la propria condizione economica non essendo minacciato da alcuno, né per la sua vita né per la sua libertà. Avendo alla spalle solo governanti occupati ad arricchirsi che ignorano i propri cittadini e i loro bisogni di lavoro, economici, di salute.DUNQUE ALLORA COSA C'ENTRA L'ART. 33 DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA CON I RESPINGIMENTI DI GENTE CHE VUOLE ENTRARE PER FORZA IN ITALIA SOLO PER VIVERE MEGLIO DI COME VIVE NEL PROPRIO PAESE?

CERTO CHE POSSIAMO E DOBBIAMO RESPINGERLI!

Scrivere, come fanno La Repubblica nel 2018 e Il Manifesto nel 2020, che “per aver  riportato 200 profughi in Libia” oppure “i respingimenti vietati dal diritto internazionale"è scrivere fatti falsi.

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo può condannare come crede, ma il suo è un parere che non ha risvolti giuridici e un Paese ha il Diritto di decidere chi far entrare dentro i propri confini in base alle leggi che si è dato.

Scrivere la parola profughi è fatto falso, giacché chi ha stabilito che trattavasi di profughi, non risultando provenienza da nazioni in guerra?

L'affermazione generica che "i respingimenti sono vietati dal diritto internazionale" non trova riscontro nella realtà, ma è un uso distorto e fuorviante dell'art. 33 già esaminato che definisce specifiche situazioni.

Questo è il giornalismo del pensiero di sinistra in questo momento storico del nostro Paese.




giovedì 22 ottobre 2020

Costumi attuali ridicoli, assurdi, incongrui

Ogni tempo nella Storia ha avuto i suoi manierismi.
Dal Dizionario: manierismo Disturbo a carico del comportamento e del modo di esprimersi, che diventano innaturali, goffi, artificiali, caricaturali;
Ecco proprio questo intendo: tutti quei comportamenti che la gente assume seguendo una moda del momento senza sottoporla ad un giudizio individuale di critica e assumendo di conseguenza un comportamento personale e non da pecora che segue il gregge. 


Alcuni esempi.
Il saluto che qualche idiota si è inventato per il distanziamento covid-19: gomito-gomito.
Un gesto scomodo, ridicolo, esteticamente brutto e chi lo assume non pensa al volgarotto "darsi di gomito", ma ripete da pecora questo gesto che potrebbe benissimo essere sostituito da un distanziato cenno con la mano da farsi come si vuole: palmo alzato, palmo sul petto. 







Pagliacciata


Idem come sopra


"Poracci!"


Altro manierismo le frasi ripetute in un intercalare quanto mai fastidioso:



 Ci sono giornalisti e altro tipo di personaggi, invitati a vario titolo in TV, che hanno l'abitudine di inframmezzare i loro discorsi con la frase "Come dire" ripetuta e ripetuta che viene da dire: "Dillo come te pare ma dillo senza ripetere questa tiritera!!!" 


Tempo fa andava di moda ripetere: "Un attimino", ad ogni piè sospinto... Da un po' di tempo si sente di meno.

Infine un fenomeno di cui ho già parlato in precedenza: gli applausi ai funerali!
Un fenomeno che nella mia gioventù (anni '60) era impensabile e che se qualcuno avesse applaudito ad un funerale l'avrebbero ricoverato alla Neuro.
Un fenomeno tipico dell'effetto pecora, tanto è assurdo ed incongruente, che suona ancora più allucinante quando le persone, di cui si vuole sottolineare il congedo con questo saluto, sono morte di morte violenta: omicidio, suicidio o disgrazia.


2 settembre 2015 - Un paese intero ha dato l’ultimo saluto a Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, la coppia di anziani uccisa nella propria villetta, a Palagonia, da un ivoriano ospite del Cara di Mineo. Il funerale è stato preceduto da un lungo corteo funebre per le vie del paese. Un grande applauso ha accompagnato le bare dei due coniugi sia all’uscita della camera ardente allestita nel Comune che prima dell’ingresso nella chiesa di San Giuseppe dove la messa è stata celebrata dal vescovo di Caltagirone, Calogero Peri, lontano dai riflettori delle telecamere per volere della famiglia
(di Alessandro Puglia)
 









mercoledì 14 ottobre 2020

Google gestore della piattaforma informatica di questo Blog

 Questo Blog lo creai a fine 2010, sono dunque 10 anni che lo gestisco e vi assicuro, cari lettori, che non è facile perché Google è come chiuso in una torre d'avorio e invia i suoi messaggi all'utente in inglese, raramente nella mia lingua, ed è difficilissimo dialogare  con codesto gestore perché non c'è un indirizzo a cui scrivere ma solo un forum e un sito con risposte precostituite.

Ieri mi arriva la seguente e-mail in italiano:

Secondo i dati in nostro possesso, il pagamento per la registrazione del tuo dominio ritacoltelleselibripoesie.com non è andato a buon fine.

Gli errori legati ai pagamenti si possono verificare per diversi motivi, ad esempio un saldo insufficiente o una carta scaduta. Consulta le soluzioni proposte nell'articolo Risolvere i problemi relativi a pagamento e fatturazione.

Accedi alla Console di amministrazione Google e fai clic su Fatturazione per aggiornare i tuoi dati di pagamento. Se non fai nulla, il giorno 26 dicembre 2020 il rinnovo del dominio non verrà effettuato.

Cordiali saluti,

Il team di Google Workspace

Ora bisogna spiegare alcune cose: una volta registrato il dominio se ne paga il rinnovo una volta l'anno on-line e sempre con Carta di Credito prepagata data l'esiguità della cifra che 10 anni fa era di USD 12,10 e per il 2020 è stata di USD 12,20.

Questo messaggio è incomprensibile dato che il 1° febbraio 2020 risulta incassata la cifra per il rinnovo 2020. Né può riferirsi al prossimo rinnovo per il 2021 visto che, scadendo tale rinnovo il 26 dicembre di ogni anno, sarebbe logico prima l'avviso di rinnovo e ancora siamo a metà ottobre.

Impossibile dialogare con costoro che, peraltro, ogni anno cambiano intestazione: il primo pagamento per il 2011 è stato registrato da Google checkout che fattura scrivendo che "il tuo ordine è stato inviato a Google Apps responsabile dell'ordine e della spedizione".

Negli anni successivi  la ricevuta del pagamento è arrivata con l'intestazione Google Wallet e dal 2014 non hanno più mandato ricevuta, solo una e-mail di conferma che il pagamento era andato a buon fine, e l'intestazione delle missive sono state di Google Suite che informava che la registrazione era stata rinnovata con Google Daddy... Poi per il rinnovo 2020 la e-mail di conferma è arrivata con l'intestazione di Google Cloud.. Ma cosa sono tutte queste sigle che variano non si sa...

Ora questa novità incomprensibile. Con molta fatica sono riuscita ad arrivare a quella che è la consolle di amministrazione avendo conferma che il pagamento per il 2020 risulta incassato il 1° febbraio di quest'anno. Ho poi tentato di inserire i dati della nuova Carta VISA prepagata dato che quella inserita è scaduta a fine settembre 2020, questo in previsone del pagamento per il 2021... Ebbene appare una scritta che rifiuta la registrazione della nuova Carta perché prepagata! 

Per 10 anni bastava dare l'O.K. al pagamento in automatico ma come pagare se ora il sistema rifiuta la Carta prepagata? Essa  è il sistema più sicuro per chi riscuote (Google) e per chi paga. Non ho alcuna intenzione di dare il mio IBAN on-line per un pagamento così esiguo, consentendo l'accesso al mio c/c, cosa pericolosissima come si sa per le innumerevoli truffe che circolano sul WEB.

Dunque ho tentato di comunicare con Google senza essere sicura che poi questa comunicazione abbia un risultato: 

"Questa è un'email automatica generata da Assistenza di Google Cloud. Il caso #25456723 è stato creato o aggiornato.

Di seguito sono riportate alcune informazioni relative al caso:

Stato: New
Oggetto: Rinnovo annuale della registrazione del dominio
Descrizione:
Ho il dominio ritacoltelleselibripoesie.com dal 2010 e l'ho sempre rinnovato automaticamente con Carta VISA prepagata. Oggi Google Workspace mi scrive che non risulta il mio pagamento annuale 2020 ma dalla mia consolle di administration risulta il mio pagamento di USD 12,20 incassato da Voi il 1 febbraio 2020 e ha la e-mail di conferma di Google Cloud team del buon fine del pagamento. Ho provato ad inserire i dati della nuova carta VISA prepagata, essendo la vecchia scaduta a settembre 2020, per il pagamento 2021 ma il Vs. sistema non l'accetta perché è VISA prepagata. Non capisco dato che ho sempre usato carta prepagata per piccola cifra annuale. Come posso fare per rinnovare il pagamento annuale per il 2021?"

Assistenza di Google Cloud
http://support.google.com/googlecloud/answer/142244

Se questa questione non verrà risolta da Google credo che la piccola voce di questo Blog si chiuderà qui, ma rimane il mistero della odierna missiva: errore loro nell'amministrare i rinnovi con questo sistema oscuro di sigle sempre diverse oppure altro?

Forse questa piccola voce ha dato fastidio a qualcuno e si è trovato questo modo stupido di chiuderla? 

venerdì 9 ottobre 2020

Roberto Alessi

 

Scorrendo con il telecomando in cerca di qualcosa di decente da vedere per distendermi e riposarmi un po' fra una incombenza e l'altra, sono capitata di sovente in programmi in cui si parla di cose leggere e non, salotti televisivi con ospiti che, in presenza o in collegamento, danno la loro opinione su richiesta dei conduttori su argomenti leggeri e non.

Spesso vedevo questo personaggio senza sapere chi fosse. Mi sembrava un tipo molto superficiale dal tono salottiero.

Poi, in un paio di interventi, ha detto cose che mi hanno fatto capire che era persona solida e affatto superficiale e salottiera.

Ne ricordo solo uno: trasmissione condotta da Eleonora Daniele in cui la conduttrice intervista il figlio dell'assassino Antonio Logli nella circostanza che costui ha chiesto alla sua amante, ora convivente con i suoi figli, di sposarlo, nonostante egli sostenga che sua moglie lui non l'ha uccisa e dunque deve essere ancora viva da qualche parte.

Si discute su tale contraddizione del Logli e ci si chiede perché mai questo gesto, stando egli in carcere condannato a 20 anni di galera.

Fra tante sciocchezze Alessi dice semplicemente che per il Logli questo è un modo di gestire dal carcere i suoi beni attraverso la nuova moglie. Un pensiero acuto che a nessuno era venuto in mente.

Ho fatto una piccola ricerca su Roberto Alessi ed ho appreso che è un giornalista, specializzato in notizie sul superficiale mondo dello spettacolo e non solo e, dopo una lunga carriera, ora è il Direttore di Novella 2000, rivista settimanale delle notizie leggere sul mondo dei cosiddetti VIP che spesso VIP non lo sono più e Novella 2000, parlando di loro, rinnova la loro visibilità.

Insomma, dietro l'apparente leggerezza, Alessi con i suoi acuti giudizi dimostra di avere sincera sostanza, molto più di certi giornalisti impegnati che in realtà manipolano la verità al servizio dei vari potentati politici e ad uso e consumo degli sprovveduti che gli credono.

martedì 29 settembre 2020

Assassini

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/09/28/news/omicidio_lecce_media_preso_omicida_daniele_e_eleonora-268831786/


                                    Il mostro, Antonio De Marco, e le sue belle e sfortunate vittime

 "Ho fatto una cavolata. So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppo felici e per questo mi è montata la rabbia". Queste le sue allucinanti dichiarazioni: "una cavolata" aver tolto la vita a 2 persone?!!!!

Gli assassini negano sempre, anche l'evidenza. 

In questo caso ha confessato ma, pur nella sua meticolosa preparazione, aveva commesso tali e tanti sbagli che, unitamente alla vita limpida dei due poveri giovani uccisi, pensavo che gli inquirenti non avrebbero messo troppo tempo ad individuarlo, e gli indizi e le prove erano tali che nonostante la sua lucida paranoia ha capito che non poteva negare.

Avevo pensato nei giorni scorsi ad un parallelo con l'assassinio di Trifone e la sua dolce fidanzata. E vedendo solo un pezzetto della trasmissione "Quarto grado" avevo sentito con sorpresa che anche quell'avvocato sempre presente in studio aveva pensato ad un accostamento a quel caso.

Anche la criminologa Ursula Franco, scopro nella sottostante interessantissima intervista, ha pensato al caso Trifone e Teresa.

http://www.lecronachelucane.it/2020/09/26/omicidi-di-daniele-de-santis-ed-eleonora-manta-criminologa-ursula-franco-e-probabile-che-lassassino-abbia-partecipato-al-funerale-di-daniele/

 


Trifone Ragone e Teresa Costanza

Pur essendo bellissimi e giovani le vittime di Giosuè Ruotolo come quelle di Antonio De Marco non avevano spasimanti delusi o abbandonati e dunque le indagini dopo aver  scandagliato anche il loro lavoro e la parte ecomonica della loro vita si sono orientate su altre figure.

In entrambi i casi il movente è una forma malata di invidia e di gelosia. 

Questi soggetti nascondono i loro malvagi sentimenti fingendo, mentendo, inalberando sorrisi e facce serene, mentre nella mente hanno l'inferno.

Per questo c'è tanta cecità in giro su certi comportamenti strani delle persone, che a intelligenze empatiche non sfuggono, lungi dal trovarli normali.

Per fortuna non tutte le invidie e i malanimi sfociano in omicidi, ma sapere che dietro facce fasullamente sorridenti si nasconde l'ostilità e l'avversione, quando non addirittura l'odio, aiuta a prevenire. 

Nell'intervista la criminologa Franco ricorda la teatrale finzione di Stasi e di Parolisi ai rispettivi funerali delle loro vittime.

Stasi finge dolore accanto alla povera madre dell'uccisa al funerale di Chiara

E che dire dello squallido teatro fatto, sotto l'occhio delle telecamere della trasmissione "Chi l'ha visto"?, dalla cugina della bella adolescente Sara Scazzi, assassina per invidia e gelosia, avendo accanto la madre della scomparsa sua zia?

L'assassina di sua cugina Sara. Con un cinismo incredibile ha lasciato che il padre si accollasse la colpa e una volta scoperta la verità ha dimostrato avversione verso il padre per non aver saputo fingere fino in fondo.

 

Bisogna avere la mente foderata di piombo per non vedere l'esagerazione nella finzione di questi mostri.

I moventi dei loro atti poi non sono così eclatanti come la gente, non so perché, si aspetterebbe, cercandovi una logica motivazione.

A volte sono pulsioni improvvise perché scoperti in loro azioni non nobili che credevano di poter nascondere fingendo, vedi Antonio Logli che ha ucciso la moglie perché aveva scoperto che se la faceva con la sua migliore amica, o Stasi, perché la sua pulita fidanzata aveva scoperto certe sue perversioni..

sabato 12 settembre 2020

Dolce, piccolo Gioele...



La Psicologa e Criminologa Roberta Bruzzone mi piace molto e la stimo per i pareri professionali che dà, sempre molto attinenti alla verità dei fatti che poi si evidenzia dando ragione alle sue analisi. In questo caso dice cose ineccepibili sulla psicosi della povera Viviana, evidente per i suoi deliri mistici, che certo non può definirsi depressione come incompetenti giornalisti hanno scritto, parlando di tranquillanti presi poi smessi... Gli antipsicotici non sono tranquillanti... Quanta confusione.. Però, anche se io non ho alcun elemento professionale per non accettare quello che scrive Bruzzone, non penso che Viviana abbia ucciso il suo bambino e poi si sia uccisa. Aspettiamo i risultati dell'esame autoptico totale su lei e la sua sfortunata creatura e sapremo la verità.
Questo ho scritto sotto uno dei post che ho dedicato a questa tragedia sulla mia pagina facebook il 19 agosto 2020.
Indubbiamente la mamma di Gioele ha fatto cose di cui sfugge il senso, mettendo in pericolo il suo bambino, ultima e fatale in ordine di tempo uscire dall'autostrada avventurandosi per sentieri sconosciuti, invece di attendere l'arrivo della Polizia Stradale che avrebbe risolto tutto ed oggi lei e il suo tenerissimo bambino sarebbero ancora fra noi.
Daniele Mondello disperato al momento del ritrovamento del suo bambino

Ma mercoledì 9 settembre sera la mai abbastanza lodata trasmissione "Chi l'ha visto" ha posto all'attenzione di tutti una verità per me scioccante: la famiglia dello sfortunato padre di Gioele, Daniele Mondello, è stata ascoltata in diretta televisiva e, ribadendo che mai Viviana avrebbe fatto del male al suo bambino, ha raccontato quello che hanno vissuto il 3 agosto, giorno dell'incidente di auto di Viviana.
Non hanno potuto raggiungere il luogo dell'incidente a Caronia perché la Polizia li ha fatti uscire a S. Agata di Militello e lì suocero e cognata hanno riferito di essere stati in attesa mentre un ispettore di Polizia parlava al telefono a lungo, senza dire loro nulla. Non hanno così potuto raggiungere il luogo dell'incidente che non sapevano se fosse stato in autostrada o sulla strada statale.
Questo fatto mi appare gravissimo, giacché se i familiari avessero potuto raggiungere il luogo dell'incidente avrebbero potuto cercare nell'immediato Viviana e il bambino e forse sarebbero ancora vivi.
Penso che la notte fra il 3 e il 4 fossero già morti: come avrebbero potuto passare la notte  al buio una donna ed un bambino?
L'incidente c'è stato nella tarda mattinata del 3 e la Polizia è giunta sul posto dopo poco tempo, Viviana già si era avviata attraverso i campi in una zona di arbusti e cespugli, ma c'è stato tutto il pomeriggio e la sera estiva luminosa per poterli cercare..
Perché tenere la famiglia lontana dall'auto di loro proprietà incidentata? Incomprensibile limitazione della loro libertà e dei loro diritti forse fatale..
«Quando sono scomparsi, ci siamo messi in macchina per raggiungere l'autostrada, ma siamo stati bloccati e rimandati a casa. La prima sera era fondamentale, si poteva sentire il pianto del bambino. La notte non c'era nessuno. Sicuramente li avremmo trovati vivi "
Così Mariella, sorella di Daniele e zia di Gioele.
Come darle torto?
Misure incomprensibili da parte di chi dovrebbe aiutarci nei frangenti di pericolo, invece, in questo caso, impedendo ai familiari di raggiungere il luogo dell'incidente, hanno creato una ingiustificabile barriera fra loro e Viviana smarrita nella sua mente insieme al bambino che ha trascinato con lei in un percorso insensato.


Viviana Parisi e Gioele, l’ipotesi dell’aggressione di cani: sulle gambe della dj segni di morsi

Viviana Parisi, la pista dell'aggressione dei cani

Si aggiunge infatti una nuova ipotesi sulla morte di Viviana Parisi e sulla scomparsa di Gioele. Secondo quanto apprende l’Andkronos da ambienti giudiziari, si indaga infatti anche una possibile aggressione del bambino e della donna da parte di uno o due molossoidi, forse Rottweiler, che sarebbero stati visti nella zona.



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