lunedì 11 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 10^ puntata

Un bel matrimonio 
10^ puntata

"Il cadavere presenta un livido sulla spalla destra, lividi su entrambe le braccia.. L'autopsia deve dire come provocati.. Io posso solo dire che ci sono." E il Dott. Martin tacque guardando significativamente il Commissario negli occhi.
Questi tacque, ben conscio di quali scenari ciò che gli stava dicendo l'Anatomopatologo della Morgue apriva.
"Se lei rileva segni certi o sospetti di un delitto perseguibile d'ufficio deve darne immediata comunicazione all'Autorità Giudiziaria. - Recitò la formula di legge pacatamente e guardando negli occhi allo stesso modo il Medico.
"Lo sto facendo informalmente, come lei comprende, lasciando a chi è stato incaricato dal Giudice questo onere." Disse Martin, con tono amichevole, anche se gravato dalla consapevolezza che entrambi erano coscienti di qualcosa che scottava.
Roux, abbassando la testa mentre varcava l'uscio, rispose: "Lei lo sta dicendo senza ufficialità, senza conclusioni e certezze a me che sono Polizia giudiziaria. Io opero in funzione di disponibilità verso l'Autorità Giudiziaria e questa ha disposto la perizia ufficiale. Aspettiamo la perizia." E andò via.
Mentre tornava verso il Commissariato pensava che, come Martin, era inutile fare l'eroe suscitando un vespaio: si erano mossi dall'alto e allora facessero loro.

Dopo alcuni giorni il luminare incaricato dal Giudice effettuò l'autopsia e davanti allo sconcerto malcelato del Dott. Martin, che vi assistette essendo dipendente della struttura dove l'esame veniva effettuato, il perito incaricato dal Giudice non ebbe dubbi e scrisse suicidio.
Durante l'esame provò con estrema cautela a far notare al Professore come le ipostasi fossero accentuate e diffuse per la fluidità della massa sanguigna, tipica degli annegati. Ma il Professore non negò l'annegamento attribuendolo allo svenimento dovuto alla perdita di sangue dai polsi. Martin lo vide guardare le foto fatte in loco e il referto del collega intervenuto, dove era evidente che la perdita di sangue era stata minima, senza rilevare e considerare tali fatti. Fu per lui imbarazzante vedere come il perito ignorava anche le sue timide note.
Per il Commissario tale conclusione significò tanto lavoro in meno ma tanto disagio interiore. Il Giudice, avuta la perizia, dispose il rilascio della salma per le esequie che Laurie si era affrettata ad organizzare.
I genitori e il fratello del suicida alla fine del mesto rito disposero per riportare Bruno in Italia dove intendevano tumularlo nella tomba di famiglia in Toscana. Con sorpresa si videro chiedere da Laurie i soldi del funerale... Storditi da tutto firmarono un assegno a lei e uno alla Compagnia aerea per il trasporto della salma.

Fu mentre volavano verso l'Italia distrutti, con Bruno nella stiva, che iniziarono a diradarsi le nebbie dell'orribile botta che i loro cervelli avevano ricevuto e iniziarono ad affacciarsi le prime nebulose domande.
Alla mente di tutti e tre, insieme alle immagini del meraviglioso matrimonio, pieno di gioia e di orgoglio per il loro bellissimo figlio che sposava una donna bella, importante e famosa nella stupenda cornice  della campagna toscana, iniziarono ad apparire insidiosi ricordi recenti: quando Bruno aveva litigato con la moglie mentre erano loro ospiti in visita e lei in francese aveva pronunciato quelle frasi per loro inspiegabili: "Je ne suis pas une salope!"
Fu quello l'inizio di un coacervo di dubbi, di domande senza risposta che aggravarono il loro stato di prostrazione. Laurie si fece viva solo una volta con una telefonata poi non più. La madre di Bruno la chiamò per un reciproco conforto ma lei fu sfuggente alle sue domande e si disse molto presa dal lavoro che la incalzava nei pensieri e nel tempo.
Sempre più la famiglia di origine del povero tecnico del suono non sapeva spiegarsi quel suicidio e si rivolse ad un Medico di famiglia ponendogli le prime domande. Quello chiese di vedere il referto dell'autopsia per poter dire qualcosa, ma loro non l'avevano e riferirono quello che era stato detto loro: Bruno si era suicidato mettendosi dentro la vasca da bagno e tagliandosi le vene dei polsi. Il Medico per pura comprensione verso quelle persone, che conosceva da tempo, cercò di spiegare come si muore dissanguati, chiese se era stato trovato con la testa dentro o fuori dall'acqua, quanto sangue c'era... Ma i poveretti si resero conto che non sapevano nulla, solo cose vaghe. Allora il Medico li consigliò di rivolgersi ad un avvocato che avrebbe potuto far avere loro la documentazione del tragico evento: referto dell'autopsia e foto... Certo per loro sarà tremendo visionare tali documenti... Sono sicuri di volerli vedere? Li avvertì il Medico affranto.
Ma il bisogno di capire quello che per loro appariva inspiegabile fu più forte.

venerdì 8 settembre 2023

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. I

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite
Capitolo I

Stava tranquillamente preparando la cena quando squillò il telefono fisso della bella e comoda villa vicino al mare dove ormai passava gran parte del suo tempo.
"Ciao Ianira!" Salutò la sua antica amica: lei ancora amica nonostante tutto.
Oh, non perché lei, Giulia Anteri, avesse avuto qualcosa da rimproverarsi negli oltre sessanta anni della loro amicizia! Lei era stata sempre leale perché quella era la sua natura. Per quanto possibile, senza ferirla, anche sincera. Perché anche con la sincerità bisogna andarci cauti, non tutti la gradiscono, anche quando è detta a fin di bene nelle intenzioni di chi la dice. E lei aveva sempre cercato di dire qualcosa di saggio alle sue amiche che potesse indirizzarle al meglio. Ma quello che era il meglio per lei, Giulia, non appariva altrettanto per l'amica.
Ciò nonostante Ianira era sempre sua amica, anche se a volte si era dimostrata urtata dai suoi saggi consigli.
L'altra annosa compagna di cammino dai tempi della Scuola Superiore, dove si erano incontrate, da qualche anno aveva interrotto bruscamente ogni rapporto con Giulia, senza un motivo. Ripensandoci Giulia aveva poi ricordato stranezze nel comportamento di Fabrizia nei due o tre anni precedenti quella drastica rottura, stranezze che lei aveva voluto ignorare come molte, troppe cose del comportamento di Fabrizia, accettandola così come era: a volte immotivatamente offensiva.
Ogni giorno aveva insegnato qualcosa a Giulia Anteri e ora nulla più la feriva perché accettava tranquilla quello che gli altri volevano fare, avendo la consapevolezza che verso ciascuno nulla aveva da rimproverarsi.
Molti anni addietro, pur non avendo mai malanimo né slealtà verso nessuno, quando gli altri le dimostravano acredine o ostilità si poneva delle ansiose domande, di dove e cosa poteva aver sbagliato.
Ora non più. La vita, le vite degli altri che l'avevano attraversata, anche solo sfiorata, sorprendendola con i loro effetti speciali, le avevano dato la presente certezza che non avrebbe potuto fare di meglio e di più.

Ianira iniziò la telefonata con tono lieve per poi dirle che un mese prima aveva appreso da un'assistente sociale, che l'aveva contattata tramite telefono, che suo fratello era stato ricoverato in Ospedale, lei, accompagnata da sua figlia, era accorsa , ma nei pochi giorni che lui aveva vissuto lì prima di morire non glielo avevano fatto vedere.
Un mondo di dolore si schiudeva nei suoi ricordi.
Non che lei giovinetta fosse felice con un padre infelice che si ubriacava per non soffrire ed una madre la cui mente, in parte, si era rifugiata in una innocua schizofrenia per sfuggire alla delusione del suo matrimonio, ma la sua famiglia aveva retto grazie alla morale dei suoi genitori che non avevano deragliato dai doveri e dagli obblighi verso il loro nucleo, pur con le debolezze delle loro menti. Ianira le fece scoprire come una famiglia possa finire in frantumi provocando rovina e dolore in tutti i suoi componenti.
Ianira aveva quel nome che evocava la mitologia greca perché l'aveva scelto sua madre, donna colta e musicista suonatrice di violoncello. D'altronde anche al figlio maschio aveva dato un nome che evocava un grande dell'Arte... Michelangelo... Come alla sua sorella maggiore: Manon, in onore dell'Opera Lirica di Puccini.
Eppure questa donna era la causa della deflagrazione di quel nucleo familiare.
Quando Ianira, a metà del quarto anno della Scuola Superiore, si ritirò dagli studi, perché a casa sua era scoppiato un incendio e l'ultimo lavoro scientifico a cui suo padre stava lavorando e su cui contava, quale ultima speranza dopo una serie di accadimenti fallimentari, Giulia Anteri scoprì un mondo in sfacelo.
Ianira pianse per quell'ennesima sciagura che colpiva suo padre e disse a Giulia come a Fabrizia che sarebbe dovuta andare a lavorare data la disastrosa situazione economica della sua famiglia.
Ma cosa era accaduto per arrivare a tanto? La casa dove abitavano, nel quartiere borghese dove sorgeva anche la loro Scuola, era un grande appartamento in affitto le cui finestre davano sugli alberi del viale, ma i mobili, scuri, pesanti, erano sporchi e in abbandono, come tutto il resto della casa. La madre non dormiva con il padre ma in fondo al corridoio, dietro ad uno straccio di tenda appesa ad una corda tesa da una parete all'altra, lì c'era una branda con il letto perennemente sfatto. Michelangelo aveva una sua stanza, piena di libri, ma anche questa trascurata quanto ad ordine e pulizia, e il giovane, ventunenne quando lo conobbe Giulia, era un intellettuale disordinato, esagerato nelle sue espressioni. Fabrizia, che lo aveva conosciuto prima, le riferì che le aveva dato della puttana "perché le donne sono tutte puttane".
Poi si capì lo sconvolgimento psicologico del giovane: fin da piccolo aveva assistito alla caduta inarrestabile del padre, un ingegnere proveniente da una importante famiglia Emiliana, da quando l'uomo molto importante per il quale lavorava sugli idrocarburi morì ucciso.
La frattura fra i genitori avvelenava la vita quotidiana dei tre bambini. La madre insegnava musica nella Scuola Media e dava lezioni private a domicilio, in questo modo manteneva sè stessa e, in parte, i figli. Oltre al maschio frequentava l'università anche Manon. Ma anche questa era stramba non poco. In fondo la più normale era Ianira allora come sempre, anche presentemente, eppure avrebbe dovuto essere lei quella più colpita da quello sfacelo. Aveva diciassette anni quando ci fu l'incendio e la distruzione del lavoro di suo padre per il quale pianse e da cinque anni sapeva che, quello che fino a dodici anni aveva chiamato papà, non era suo padre. Un'ennesima lite fra il fratello e il padre era giunta al punto che Michelangelo, allora un adolescente, brandì un coltello e la piccola Ianira si mise fra il ragazzo e il padre, ma questi la spinse via con queste parole: "E vattene tu che non sei nemmeno mia figlia!" La piccola rimase annichilita da quelle parole e andò dalla madre, la quale le disse che era vero: lei era nata mentre suo marito era in guerra. Il dolore di Ianira, Giulia, che di dolore morale se ne intendeva, non riusciva a immaginarlo, ma doveva essere tanto, tanto più grande del suo.. Grande l'insicurezza e lo stordimento, anche perché alla domanda di chi fosse suo padre la madre fece un sorriso fra l'incosciente e il compiaciuto e disse: "Dicevano fosse un inglese."


mercoledì 6 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 9^ puntata

Un bel matrimonio
9^ puntata

Erano le 7 di sera quando il Commissario Roux raggiunse la Morgue. Chiese del Dott. Julien Martin e un addetto lo fece salire al primo piano dove il dottore aveva una stanza.
Era una stanza disadorna, arredata con una scrivania, alcune sedie e qualche armadio con le ante a vetri.
Dopo i saluti i due si guardarono per un momento in silenzio, l'uno seduto di fronte all'altro con la scrivania fra loro.
Roux parlò per primo. "Io ho parlato della lametta, ma alla vedova nel mio studio ed eravamo soli."
Martin taceva pensieroso.
"La vedova non conosce questo Bérnard, questo collega, - aggiunse Roux come pensando a voce alta - e non credo si siano mai incontrati... Ma indagherò".
"Ma lui ti ha detto che l'ha saputo da me, - precisò l'Anatomopatologo - e così non è."
"Già, - Roux era sempre più pensieroso - e uno di noi, per di più nei Servizi speciali, non è uno disattento su particolari, anche minuti, che sa che fanno la differenza.."
Il Dott. Martin restava in silenzio ascoltando il Commissario. Guardava davanti a sé verso il ripiano della scrivania, mentre con una mano giocherellava con una penna.
"Ci conosciamo da molto tempo Roux e so che persona sei... Per questo, a fronte delle stranezze di cui mi stai parlando, ti dirò che non ho fatto certo l'autopsia, ma al riscontro diagnostico già ho visto delle evidenze che non collimano con il suicidio dovuto al taglio delle vene dei polsi." Il tono era pacato, prudente e grave allo stesso tempo.
Roux lo guardò accusando questo altro tassello che si infilava nella sua inquietudine e attese il resto.
"Sai bene che il riscontro diagnostico è di prassi quando una persona è deceduta a domicilio, come in questo caso. Il collega già aveva scritto nel verbale di referto immediato quello che ho constatato io in Sala Autoptica: il morto aveva schiuma al naso e alla bocca."
Roux ora era teso ed attentissimo: "... E questo vuol dire?..."
"Che è morto per annegamento."
"Forse è venuto meno per lo svenamento ed è annegato nell'acqua della vasca.."
Ipotizzò un poco rozzamente il Commissario.
"L'autopsia vedrà quanta acqua ha negli alveoli polmonari e altro." Chiosò il Medico senza aggiungere altro.
"Bisogna vedere nei dati statistici di questi casi. - Cercava di allontanare da sé il sospetto che le parole di Martin gli avevano suggerito. - Se la morte avviene per dissanguamento oppure..."
"Possono essere necessarie alcune ore per raggiungere la morte per dissanguamento." Disse Martin.
"E allora?" Roux era in attesa.
"Le foto a colori che avete fatto dovrebbero mostrare quello che il collega intervenuto sul posto ha constatato: l'acqua era moderatamente macchiata di sangue. Se è svenuto per il dissanguamento e, perdendo i sensi, è annegato doveva aver perso molto sangue, e così non sembra."
Tacquero entrambi per un po'. Poi Martin riprese. "I tagli sui polsi sono precisi, non sono presenti i soliti “tagli d’assaggio”..."
Di nuovo il Commissario lo guardò con aria interrogativa.
"Nei suicidi difficilmente si osservano tagli così precisi, netti e profondi. -  Spiegò il Medico - L'istinto di conservazione agisce anche nei votati ad uccidersi e statisticamente chi muore per suicidio in questo modo ha taglietti meno profondi di prova, perché istintivamente ha paura di infliggersi tagli decisivi, profondi."
"Insomma hai dei dubbi." Disse il Commissario, ora meno ansioso e più deciso.
"I miei dubbi non sono risolutivi. Sono constatazioni di un Medico Legale che ne ha viste tante ma che non ha firmato niente perché non è stata affidata a me la perizia."
"Ma l'esame diagnostico esterno lo puoi firmare." Era una richiesta di conferma o di smentita da parte di Roux. 
"Ho fatto quello che è di prassi: ho compilato la scheda del cadavere così come l'ho visto quando me l'hanno portato, presente e collaborante il tecnico addetto alla Sala Autoptica. E' molto più importante il certificato compilato dal mio collega intervenuto sul posto."
Roux capì che Martin non poteva dire di più. Si alzò dalla sedia salutandolo e ringraziandolo della collaborazione e si avviò verso la porta, ma Martin in quel momento, dopo aver dubitato se parlare o no, disse: "C'è un'altra cosa visibile all'esame esterno.. Ma che ha bisogno di un esame più attento in sede di autopsia per essere confermata..."
Roux si fermò con la mano sulla maniglia della porta e attese.


giovedì 31 agosto 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 8^ puntata

Un bel matrimonio
8^ puntata 

Con aria grave e triste allo stesso tempo il Commissario iniziò con tatto a porre le necessarie domande a quelle persone accasciate dal dolore.
"Eravate a conoscenza di qualche problema che angustiava il vostro familiare?"
"Ma no!" Proruppero in coro.
"Assolutamente no. - Prese la parola il fratello mentre i genitori ricominciavano a piangere, mormorando parole di meravigliato diniego. - Anzi il giorno prima lo avevo sentito al telefono e abbiamo anche scherzato.."
Roux, seduto dietro la sua scrivania, aveva le mani giunte davanti a sé sopra di essa e teneva la testa leggermente reclinata in avanti guardandoli. I tre gli sedevano davanti e i loro occhi erano smarriti mentre rispondevano, avendo a loro volta tante domande da fare a quell'uomo di legge da cui si aspettavano una luce su quella morte improvvisa e per loro inspiegabile.
"Mio fratello ed io eravamo amici e confidenti Commissario... Lui era un poco più grande di me e per lavoro stava spesso all'estero, anche prima di sposarsi.. Ma ci sentivamo sempre.. Ci confidavamo.. Non capiamo.. Poi così, senza un biglietto.. C'è da impazzire!"
Alla madre sfuggì un singhiozzo forte mentre stringeva nel pugno un fazzoletto intriso delle sue lacrime. Il marito le circondò le spalle piegate con un braccio nel tentativo di darle un conforto di cui aveva bisogno anche lui.
"Aspettiamo l'autopsia per capirci qualcosa di più.. - Disse, per dare un appiglio di impossibile distrazione a quelle persone. - Siamo in attesa della nomina del Perito incaricato dal magistrato.. Vi terremo informati. Abbiamo l'indirizzo del vostro Hotel e il recapito telefonico. Se volete lasciare ai colleghi della stanza accanto i numeri dei vostri cellulari sarà mia cura darvi sempre informazioni, anche quando tornerete in Italia."
"Non subito, - disse il fratello di Bruno - dobbiamo fare il funerale, se ne sta occupando Laurie.."
"Appena fatta l'autopsia credo che il magistrato darà il permesso per il rilascio della salma e potrete fare il funerale. Intendete riportarlo in Italia oppure...?"
Chiese con un po' di imbarazzato pudore per partecipazione.
"A casa, a casa!" Proruppe la madre. E uscirono.

Verso sera gli annunciarono la telefonata del Dott. Martin che, per tristi ragioni del lavoro di entrambi, conosceva da qualche anno.
Roux: "Salve Martin. Che novità ci sono?"
Martin: "Che mi hanno tolto l'autopsia di Bruno Rezzi. Hanno nominato un tizio dell'Università di Parigi! Non capisco perché per un suicidio serviva un luminare della Sorbona!"
Roux accusò il colpo restando un attimo in silenzio: "Si, non capisco neppure io.."
Martin: "Poi ma chi è questo tizio che si è presentato ieri? E' uno dei vostri ma, pare, dei Servizi speciali.."
Roux sentiva sempre più puzza di bruciato e una leggera inquietudine: "L'hanno mandato dal Ministero, ha tutti i documenti a posto.. Prima mi avevano telefonato per annunciare questa venuta.. Sembra che temano un'eco esagerata sulla stampa internazionale per via della notorietà di Laurie Chantal."
"Forse per la stessa ragione avranno incaricato il tizio della Sorbona... Sai questi personaggi famosi hanno amicizie ovunque e relativi riguardi.." Sorrise ironicamente anche nella voce Martin.
Roux continuava a sentire quella sottile inquietudine: "Comunque gli ho detto che gli passerò informazioni per la stampa purché non ostacolino l'andamento delle indagini. Tu digli il meno possibile se torna lì alla Morgue."
"Figurati! L'unica cosa che mi è sfuggita è che sia il collega che è intervenuto sul posto, sia io da altri segni, abbiamo constatato che è uscito poco sangue per un corpo a cuore battente.. Poi tu hai le foto no?"
"Si. - Fece il Commissario sempre più scuro. - Hai fatto male a dirgli della lametta."
Martin: "La lametta? Quale lametta? Io non ho detto nulla di nessuna lametta!"
Roux: "Ha detto che era sicuro del suicidio perché il Dott. Martin gli ha riferito che si era tagliato i polsi con una lametta." 
Martin: "Ti assicuro Roux che non ho detto nulla di simile!"
Roux: "Dobbiamo parlare Julien. Se puoi aspettami, ti raggiungo alla Morgue."

martedì 29 agosto 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 7^ puntata

Un bel matrimonio
7^ puntata

Bérnard fece un sorrisetto di circostanza aspettando che il Commissario Roux tirasse fuori dalla busta le foto, senza staccare gli occhi da esse.
Le foto erano a colori e le immagini mostravano in tutta la loro drammaticità il corpo del giovane uomo immerso nella vasca da bagno, le braccia immerse, la testa fuori reclinata su una spalla, le spalle anch'esse appena fuori dall'acqua rossa di sangue, ma non tanto da non mostrare in trasparenza due profondi tagli ai polsi.
"Suicidio! - Disse subito Bérnard. - E' evidente."
Roux non disse parola e rimise le foto nella busta.
"Come sa ho il compito di trattare con la stampa come vogliono in alto, - rise - un problema di meno per voi che avete il vostro da fare nel quotidiano!"
Roux: "Avrà da noi tutte le informazioni che le servono nella massima collaborazione e deciderà lei quali passare alla stampa. Purché tali informazioni non siano di ostacolo alle indagini."
rnard: "Può stare tranquillo." Un sorriso, una stretta di mano, e si congedò con grande sollievo di Roux.

Laurie nervosissima attendeva agli Arrivi dell'aeroporto di Nizza la famiglia di Bruno. L'altoparlante aveva già dato da un po' l'avviso dell'atterraggio.
Apparvero insieme: padre, madre e fratello. Si fece loro incontro abbracciandoli senza parole. Pianse con loro, rispose "Non lo so" alle loro sbigottite domande. Vollero subito andare nella casa dove il loro figlio era morto.
Lì giunti si guardarono intorno, disperati guardarono la vasca da bagno dove era stato ritrovato il corpo del loro adorato figlio.
La vedova non sapeva dare loro alcuna spiegazione di quel disperato gesto, né sapevano a maggior ragione darsela loro.
Chiesero quando potevano vedere per l'ultima volta il suo volto e Laurie rispose che bisognava chiedere al Commissario Roux. Dissero che avrebbero alloggiato in albergo, non se la sentivano di rimanere lì e, mentre il fratello di Bruno telefonava all'Hotel per avvisare del loro arrivo, piansero accasciati sul divano del salotto mentre Laurie chiamava il Commissariato per parlare con Roux.
Il Commissario fu gentile, disse che potevano andare già l'indomani mattina presto, poi dovevano passare presso il suo ufficio per le formalità di rito.
Quando li lasciò all'albergo Laurie era sfinita.
Andò a dormire a casa, quella casa dove era stata nubile libera e sola e dove era tornata un giorno felice conducendo con sé Bruno, senza pensare, prospettare, che il passato avrebbe impedito quell'immaginata felicità.

Il mattino dopo fu di buon mattino davanti all'Hotel che ospitava i suoi suoceri. Come le suonava strano dentro di sé chiamarli ancora con quel nome...
I genitori di Bruno sembravano due vecchi, pur essendo due persone ancora belle ed eleganti nonostante l'età. Il fratello era pallidissimo e cercava di sostenere i suoi genitori nonostante la sua evidente sofferenza.
Alla Morgue fu il momento peggiore.
Il personale era stato avvisato dal commissariato e un ispettore di tale istituzione era stato inviato lì da Roux per la bisogna.
Il riconoscimento fu straziante. Laurie si tenne discosta più per preservare sé stessa da questa ennesima prova che per rispetto di quell'estrema intimità di quei poveretti con colui che era stato il loro figlio e fratello.
Infine tutta la sventurata famiglia d'origine di Bruno fu accompagnata con l'auto della Polizia, in cui era l'ispettore, da Roux.
Laurie disse che doveva sbrigare alcune pratiche per il funerale e che si sarebbero visti più tardi.

Il Commissario Roux  li ricevette con tutta la delicatezza che il suo mestiere gli aveva insegnato, poi, accertatosi che quelle persone parlavano e capivano benissimo il francese, passò a porre loro delle necessarie domande.

mercoledì 23 agosto 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 6^ puntata

Un bel matrimonio
6^ puntata

Laurie lasciò rapidamente quel luogo gelido e triste in cui aveva rivisto il bel volto di Bruno sia pure per un fugace momento, lo stretto necessario per annuire con il capo che "Sì, era lui", per poi raggiungere l'Aeroporto di Nizza dove doveva affrontare un'altra dura prova: l'incontro con i familiari di Bruno.

Era appena uscita dalla Morgue che si presentò agli addetti della Sala Autoptica un distinto signore sui cinquanta anni mostrando un tesserino della Polizia di Stato con la sua foto ed il suo nome: Louis Bérnard. Chiese di parlare con il Medico Legale che aveva esaminato il corpo di Bruno Rezzi. Era stato mandato lì dal magistrato incaricato di quella indagine. Il Tecnico della Morgue a cui si era rivolto gli disse che l'autopsia non era stata ancora eseguita, naturalmente, e il Dott. Martin, di turno, aveva solo fatto un esame esterno del cadavere.
"Certo, - assentì Bérnard - ma abbiamo bisogno di notizie per le indagini, se orientate verso un suicidio o altro."
Il tecnico non fece altre obiezioni e lo pregò di attendere: sarebbe andato a cercare il Dott. Martin.

Il Dott. Julien Martin non si stupì di quella visita ma di vedere una faccia nuova che in quella Morgue non si era mai vista.
Fatte le presentazioni, mostrato di nuovo il tesserino rilasciato dallo Stato, Bérnard passò alle domande.
"Come si presentava il corpo?":
Martin: "Ha due tagli, ciascuno su ogni polso."
Bérnard: "Quindi suicidio?"
Martin: "Non posso dirlo senza autopsia.. Sembrerebbe.."
Bérnard: "Come sarebbe sembrerebbe?"
Martin: "Di sangue ne è uscito poco.. Anche il collega che è intervenuto con l'ambulanza ha detto che l'acqua della vasca in cui era immerso era sì rossa di sangue, ma non nella quantità che ci si aspetterebbe da un uomo di quella corporatura a cuore battente.."
Bérnard: "Certo sarà l'autopsia a dare il giusto responso. La farà lei?"
Martin: "Se il magistrato mi incaricherà sì, altrimenti sarà il perito che incaricherà.."
Bérnard: "Naturalmente, - assentì il funzionario mandato dal Ministero - non si può valutare quanto sangue è uscito ad occhio." Concluse con un sorriso.
"Comunque ci sono le foto che avete fatto voi sulla scena del ritrovamento che saranno utili a ricostruire gli avvenimenti." Disse Martin.
Gli occhi di Bérnard a questa ovvia osservazione del dottore ebbero un guizzo. Gli si era affacciata alla mente qualcosa a cui fino a quel momento non aveva pensato.

Si congedò dal Dott. Martin ringraziandolo e si diresse al Commissariato.
Chiese di Roux mostrando il tesserino e dicendo che era inviato dal Prefetto per aiutare e fare da interfaccia con la stampa. 
Fu introdotto immediatamente nella stanza del Commissario, il quale lo accolse correttamente ma dentro di sé non senza perplessità e domande senza risposta per quell'aiuto non richiesto e non desiderato.
"Sono stato alla Morgue e il Medico Legale mi ha detto che è sicuramente suicidio. Avete sentito la vedova? Ha un'idea del motivo?"
Roux si mostrò sorpreso: "Non è stata fatta l'autopsia mi pare... Il magistrato deve indicare il perito."
"Si ma è evidente! Si è tagliato le vene dei polsi con una lametta mi ha detto Martin.. L'avete repertata no?"
Roux rispose con un leggero disagio di cui lui stesso non avrebbe saputo dire la ragione: "Abbiamo repertato tutto, stia sicuro e fatte le foto..."
"Ah! Ecco delle foto volevo parlarle! Posso vederle?"
Il Commissario, sempre più serio e leggermente seccato, chiamò il Reparto Investigativo e chiese se le foto del caso Rezzi erano pronte.
Avutane risposta affermativa chiese che gli fossero portate.
Bérnard allungò la mano per prendere la busta dalle mani del Commissario il quale a questo punto lo gelò con lo sguardo trattenendo la busta e aprendola.
"Non le ho viste nemmeno io ancora." Disse con voce pacata.

lunedì 14 agosto 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 5^ puntata

Un bel matrimonio
5^ puntata

La Polizia l'aveva raggiunta telefonicamente sul suo cellulare, noto a quasi tutti per il suo lavoro, che lei era già alla Gare de Lyon.
Arrivata a Nizza non andò a casa sapendo che c'erano i sigilli e si presentò direttamente al posto di Polizia come indicatole dal poliziotto che l'aveva avvertita di quanto accaduto.
L'accolsero con facce di circostanza per il lutto che l'aveva colpita e un'ammirazione malcelata per la diva, la personalità dello spettacolo nota ed ammirata che era.
Il Commissario Roux le tese la mano facendole le sue condoglianze e la relazionò su quanto accaduto: "E' evidente che si tratta di suicidio: suo marito è stato trovato nella vasca da bagno piena di acqua e con le vene dei polsi tagliate... Nell'acqua abbiamo trovato la lametta da barba con cui si è inferto i tagli."
L'uomo le parlava con deferente rispetto e un imbarazzo di circostanza.
Lei essendo un'attrice non ebbe alcuna difficoltà a fingere anche se le modalità definitive, usate da chi si era assunto quello sporco incarico di liberarla e liberarsi  di chi poteva diventare per lei e per altri un vero problema, le si stavano svelando in quel momento.
"Perdoni, signora, ma debbo porle necessariamente alcune domande: suo marito era depresso?"
Lei fece la sua parte: "Ma proprio depresso no... Non clinicamente... Era momentaneamente senza lavoro... Io stavo prendendo dei contatti per aiutarlo..."
"Forse lei non si è accorta del suo avvilimento e una volta rimasto solo questo ha preso il sopravvento e..."
Lei si prese il volto fra le mani e non le fu difficile piangere. Quei momenti erano estremamente pesanti comunque.
Il Commissario riprese dopo una breve pausa in cui le chiese doverosamente se voleva che le portassero un bicchiere di acqua. Lei scosse la testa e si asciugò le lacrime.
"Abbiamo rimosso il corpo dopo aver espletato tutti i rilievi, stasera dovrebbe poter dormire a casa sua se se la sente... Essendo evidente che si tratta di suicidio credo che il magistrato farà rimuovere i sigilli senza ulteriori accertamenti."
"Non c'è problema... Posso andare in albergo per questa notte... Non so se ce la farei a dormire lì ora... Subito." E si passò la bella mano affusolata sul viso..
"Comunque se se la sente, signora, dovrebbe procedere al riconoscimento. E' la prassi. Se vuole uno dei nostri uomini può accompagnarla alla Morgue. Vuole chiamare qualche parente che possa starle vicino in questo momento?"
"Oh, no, no! Mia madre è a Parigi, ero appunto andata a farle visita e anche a mia nonna... Sanno già tutto.. Sa per via della TV.. I parenti di mio marito sono in Italia, in Toscana... Bisogna avvertirli.. Ma sapranno già tutto per via della televisione anche lì..."
"Già, già. - Annuì il Commissario. - "Lei è una persona famosa e non è stato possibile arginare la stampa di fronte al suicidio di suo marito. Mi spiace..."

Infatti, mentre era nell'auto della Polizia che l'accompagnava alla Morgue per il penoso riconoscimento, squillò il suo cellulare e dovette farsi forza per rispondere vedendo sul display il nome del padre di Bruno.
L'uomo era disperato e piangeva. Aveva appreso la terribile notizia della morte del figlio dalla televisione italiana e non capiva, non capiva.. Continuava a ripeterlo cercando da lei una risposta.
Usò tutto il suo mestiere di attrice per dare alla sua voce lo stesso disperato smarrimento del padre: "Non lo so, non lo so Luigi... Io ero da mia madre a Parigi.. Una breve visita di soli due giorni.. Per mia nonna.. E' vecchia e può morire da un momento all'altro..Volevo rivederla.. No, non sta male ma è molto anziana e ci tenevo..."
L'uomo fra i singhiozzi le disse che stavano per partire in aereo per Nizza. Lei rispose che li avrebbe attesi all'aeroporto per andare insieme "da Bruno".

Intanto Il Commissario Roux riceveva nel suo ufficio una telefonata inaspettata: era la Segreteria del Ministro che gli annunciava l'arrivo di "un supporto" per le indagini a motivo della notorietà della vedova che esponeva l'amministrazione della giustizia ad una eccessiva pressione mediatica.
Il Commissario Roux ringraziò perplesso e seppe che la persona era di grande esperienza ed era dei Servizi Speciali alle dirette dipendenze del Gabinetto del Ministro. Si sarebbe presentata a lui in serata. La voce maschile della Segreteria concluse pregandolo di non fare parola con nessuno del suo Ufficio né della telefonata né del suo contenuto. La persona sarebbe stata solo un funzionario inviato dal Prefetto per aiutare e fare da interfaccia con la stampa. 

domenica 13 agosto 2023

Céline e la Guerra

 Avevo letto "Voyage au bout de la nuit" tanto tanto tempo fa.

Le pagine del libro che era nella mia libreria della villetta di Rocca Priora sono infatti ingiallite... Un blocco di pagine, le prime 80, si sono scollate dalla copertina dell'Edizione dei "David dall'Oglio" stampata nel 1966 dalla Tipografia Varese.

Il 1966 è l'anno di nascita della mia prima figlia... Studiavo ancora Medicina e leggevo sempre per inclinazione e passione, come sempre ho scritto.

Ma non ho letto più nulla di Céline, forse per il suo antisemitismo che non mi spiego se non con la sua testa piena di rumore e influenze infantili del padre frustrato che sfogava il fallimento  delle sue aspirazioni sugli ebrei e sui massoni. Un capro espiatorio insensato quanto irreali le colpe ad esso attribuite.

Ho comperato "Guerra", non romanzo ma appunti di vita e di guerra usciti postumi. Céline fu ferito in guerra, come mio padre, lui nella Prima e mio padre nella Seconda Guerra Mondiale. Entrambi certamente scossi e cambiati da quella esperienza atroce, ma solo questo li accomuna: Céline andò volontario, mio padre costretto. E questa differenza di fronte all'esperienza di riceverne il corpo cambiato vuol dire moltissimo.

Céline da quel che scrive nel "Viaggio al termine della notte", nelle prime pagine che sto rileggendo, si capisce che il suo andare in guerra volontario è un atto giovanile di cui si è pentito, ingannato da valori che poi rivede con spirito critico e sarcasmo.

Mio padre odiava la guerra e chi l'aveva scatenata: Mussolini. Tutto il suo dolore fisico lo si legge nel suo foglio matricolare, che io ho incorniciato, e nella cartella clinica degli Ospedali Militari dove fu ricoverato. Di quello mentale parlava poco ma mi disse con rabbia più volte: "Perché io debbo sparare ad uno che non mi ha fatto niente?"

Céline, che pure era partito volontariamente a sparare contro i tedeschi, scrive ripensandoci che in fondo lui con i tedeschi era stato da ragazzino e aveva parlato anche la loro lingua...

Spirito tormentato. Ben diverso da un uomo come mio padre che la guerra l'aveva subita: "Come facevi, ti mandavano a Gaeta e ti fucilavano." Non c'era via di scampo per un uomo che dalla vita voleva solo la vita: vivere in pace, lavorare per costruirsi un avvenire, un amore una famiglia, nient'altro.

Céline in divisa militare con tutta la sua "ferraglia", come la chiama lui, addosso.


Un'immagine di Céline in un'età matura. Fu antisemita e collaborazionista dei nazisti che avevano occupato la Francia.



domenica 6 agosto 2023

Emile Zola

 

Emile Zola

 

Ieri sera sono andata a letto alle 23:00 e come al solito ho preso il libro, immancabile, che ho sul comodino.

Per la prima volta in quasi 77 anni leggo Zola: “Germinale”, e all’una di notte chiudo il libro. Due ore di lettura per leggere la parte finale di un libro potente, un romanzo grandioso sulla realtà.



Emile Zola, leggo che si documentava con precisione prima di scrivere i suoi romanzi e si sente e vede.

Nel leggere questo affresco durissimo della vita dei minatori i pensieri che mi si smuovono dentro sono tanti… Alcuni anche molto personali…

Ma, soprattutto, prevalgono i pensieri storico-filosofici che la Letteratura smuove, se vera Letteratura…

Quello che mi ha sorpreso di Zola è l’assoluta modernità del suo linguaggio, esplicito e brutale nella sua assoluta realtà, che se si pensa che il libro è stato scritto nel 1885 è straordinario, soprattutto se raffrontato al linguaggio di scrittori quasi coevi come Victor Hugo e Feodor Dostoevskij.

Mi spiego meglio: Victor Hugo aveva 38 anni quando è nato Emile Zola e Dostoevskij 19. Non bisogna avere la stessa età anagrafica per assorbire la mentalità e gli umori del tempo che ci si trova a vivere. Ci sono in questi tre scrittori tematiche che sono denominatori comuni del loro tempo, come l’estrema povertà e la sofferenza che essa comporta e il desiderio di liberarsi dell’oppressione di chi guida i popoli.. Appare in Zola l’accenno a quell’Internazionale che nasceva in Europa e che doveva nascondersi dalla dura repressione dei governi, russo o francese che fossero. Ne ho scritto su questo Blog su “I Demoni” di  Dostoevskij http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2022/04/riflessioni-su-i-demoni-di-fedor.html.

All’inizio del secolo andava già sfumando il potere del popolo portato dall’evento epocale della Révolution del 1789 e iniziava il potere del nuovo despota: Napoléon. Nasceva Hugo nel 1802 e quello che era il mondo degli ultimi lo trovate ne “I Miserabili”. Dostoevskij non descrive un mondo migliore nella sua Russia, egli stesso rischiò di essere giustiziato e fu condannato alla Siberia.

All’inizio del nuovo secolo, nel 1917, ecco l’altra grande Rivoluzione in Russia: i tre Grandi Scrittori erano già morti ma le tensioni socialiste che scorrevano per l’Europa erano sfociate di nuovo nel sangue come pensavano e speravano personaggi dei loro romanzi come Etienne di Germinale.

Ma le speranze di riscatto degli oppressi, dei “miserabili” come li chiama anche Zola come Hugo, finiranno nel sangue anche con nuovi oppressori scaturiti da quel socialismo in cui tutti avevano sperato: Stalin. Ma questa è altra Storia che per vederla da vicinissimo bisogna leggere Salamov oppure Solgenitsin….

La lotta contro una nuova oppressione continua, come la Storia.

Ma dei tre scrittori Zola è il più assolutamente e sorprendentemente dentro il tempo attuale per il linguaggio realistico ed esplicito per quel che riguarda il sesso, mentre i suoi quasi coevi scrivono con un pudore ottocentesco a lui sconosciuto.

Emile Zola è nato nel 1840 ma è un secolo ed oltre più avanti. Solo i geni possono fare questo.

Recentemente ho letto un autore del mio secolo, Thomas Mann, di cui avevo letto “Morte a Venezia” e “Tonio Kroger” e sapevo che non era nelle mie corde, ma ho voluto leggere quello che viene definito il suo capolavoro “I Buddenbrook”, ed ho notato il pudore nello scrivere ad esempio dei dubbi che il padre di Hanno ha su una possibile liaison fra sua moglie e un giovane ufficiale con cui lei fa musica. Nulla da spartire con la modernità di un uomo dell’ottocento come Zola. Mann è un Premio Nobel ma vicino a Zola per me scompare… Ma l’ho detto: non è uno scrittore che mi emozioni o mi trasmetta messaggi universali.

Mentre Zola in “Germinale” mi ha fatto pensare anche ad una persona che con me aveva del DNA in comune e che la vita dei minatori nelle miniere di carbone l’ha in gran parte vissuta..



domenica 30 luglio 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 4^ puntata

  Un bel matrimonio
4^ puntata

Davanti alla TV la nonna di Laurie si riposava seduta sul divano, felice di aver preparato un buon pranzetto a sua nipote che sarebbe ripartita quella sera.
Laurie era in cucina a rigovernare. Lo aveva voluto ad ogni costo perché diceva che non doveva stancarsi, visto che era arrivata all'improvviso a portarle lavoro...
Invece lei era felicissima di quell'improvvisata. La sera prima le aveva raggiunte anche sua figlia, la madre di Laurie, che abitava in un quartiere più periferico con il suo ultimo compagno. Era rimasta sorpresa anche Yvonne quando le avevano telefonato insieme con Laurie annunciandole la sua lieta visita alla nonna. E si erano riunite tutte e tre a casa della vecchia Célestine cenando insieme. 
Le due donne non vedevano spesso Laurie di persona, la vedevano in televisione ed erano molto orgogliose della carriera che aveva fatto. Era andata via di casa giovanissima: bella ed intraprendente aveva saputo farsi strada!

"Laurie! - Gridò Célestine con la voce strozzata dalla violenta emozione che l'aveva colta mentre sullo schermo televisivo passavano le notizie di BFM TV - Laurie!! Mon Dieu.. Vieni a vedere!"
Laurie capì. Non sapeva cosa avessero fatto a Bruno per evitare il disastro che sarebbe seguito per ciò che aveva appreso e corse verso il soggiorno dove era sua nonna: la donna era smarrita e indicava lo schermo dove stavano dando il notiziario.
"Il marito della nota attrice-presentatrice Laurie Chantal è stato trovato morto nella vasca da bagno della abitazione coniugale a Nizza dalla collaboratrice domestica entrata con le sue chiavi questa mattina. Sul posto la Polizia Scientifica sta facendo i primi rilievi. Forse un malore. Altre notizie in aggiornamento."
La tensione dentro di sé era al massimo. Ma dovette calmarsi per la nonna. L'abbracciò, le disse che doveva subito rientrare a Nizza ovviamente, telefonò a sua madre che aveva anche lei appresa la ferale notizia in quel momento dai notizari, si sbrigò con poche parole con l'ottima ovvia scusa che doveva rientrare subito, la rassicurò che rientrando in treno non le sarebbe successo nulla, avrebbe potuto piangere in pace... 

In treno ebbe tempo per pensare. Non pensieri di pietà per Bruno, ma lucidi pensieri di come si era dovuta difendere dopo che lui aveva visto quelle foto dimenticate in qualche recesso del suo PC. L'aveva trattata come una puttana, con disprezzo. Ma in fondo lei lo era. Lo era stata. Lo sbaglio era stato voler costruire una vita diversa con lui, una vita in fondo con valori piccolo borghesi. Alla soglia dei quaranta anni voleva dei figli, finché la biologia glielo permetteva e lui le era sembrato l'uomo giusto. In fondo l'aveva amato... Ma non fino al punto di compromettere la sua immagine così faticosametne conquistata e che costituiva il suo benessere economico ed il suo avvenire.