Torno a scrivere un piccolo saggio su un caso che tocca le coscienze di tanti: una indagine su un uomo giovane a cui si vuole attribuire il delitto di un altro già accertato in più di un processo.
Parlo del delitto di una donna di 26 anni, Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Il suo assassino è il suo fidanzato da 4 anni: Alberto Stasi.
Il primo processo in Assise viene svolto da un unico uomo, il Giudice Unico Stefano Vitelli.
Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) e il GUP (Giudice dell'Udienza Preliminare) sono due figure distinte nel processo penale italiano. Il GIP garantisce la legalità durante le indagini, decidendo su misure cautelari e archiviazioni. Il GUP decide, nell'udienza preliminare, se rinviare a giudizio l'imputato o emettere una sentenza di non luogo a procedere.
Stefano Vitelli, Dall’anno 2008 sino al 2012 ha ricoperto funzione di GIP/GUP presso il Tribunale di Vigevano redigendo come Giudice di primo grado la sentenza nei confronti di Stasi Alberto (c.d. caso di Garlasco), il quale lo assolve.
"«Non so se c’è un innocente in carcere» ha dichiarato Vitelli. «Nel libro parlo, e ho sempre parlato, di ragionevole dubbio".
Vitelli infatti ha scritto un libro sulla sua esperienza di Giudice Unico che decise di assolvere Stasi per il ragionevole dubbio.
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| Il Giudice Vitelli con il suo libro |
Ma tutte le altre prove?
Il processo passa in Appello. Due giudici togati e sei popolari.
La legge autorizza il giudice a pronunciare la condanna dell’imputato quando “il dato probatorio acquisito in ordine alla sua responsabilità lascia fuori soltanto eventualità remote, certamente prospettabili come possibili ma che si pongono al di fuori dell’ordine normale delle cose e della normale razionalità umana”.(cfr. Cass. Sez. I 21 maggio 2008 n. 31.456 richiamata a pag. 174 dell’impugnazione)
La legge autorizza il giudice a pronunciare la condanna dell’imputato quando “il dato probatorio acquisito in ordine alla sua responsabilità lascia fuori soltanto eventualità remote, certamente prospettabili come possibili ma che si pongono al di fuori dell’ordine normale delle cose e della normale razionalità umana”.(cfr. Cass. Sez. I 21 maggio 2008 n. 31.456 richiamata a pag. 174 dell’impugnazione)
La Corte assolve di nuovo Alberto Stasi perché non ravvisa nella citata motivazione, acquisita da una sentenza di Cassazione, il caso in specie, ritenendo che per Stasi non si possano escludere altre possibilità.
Interviene la Corte di Cassazione che esaminando la sentenza la trova illogica e mancante di quel rigore che è garanzia di serietà del giudizio espresso e chiede un nuovo Appello. In particolare la Corte lamenta l'aver elencato gli indizi senza cercare un legame ragionevole fra loro in modo da formarsi il quadro probatorio concordante che ha valore di prova.
Si va dunque all'Appello bis e qui Stasi viene condannato al di là di ogni ragionevole dubbio.
Vediamo in base a quali prove:
1 - La telefonata è prova soggetta ad interpretazione, quindi in sé puo' essere un indizio ma non sicura prova. Egli non chiama immediatamente i soccorsi, pur non sapendo se Chiara sia ancora viva visto che riferisce di non essersi avvicinato al suo corpo disteso in fondo alla scala, ma di averlo visto solo dall'alto.
Telefona solo quando è all'ingresso della Stazione dei Carabinieri. Ha lasciato la fidanzata immota senza vedere se era viva, ferita o morta. Ma va dai Carabinieri. Perché? Potrebbe essere caduta per le scale. La prima cosa a cui pensare è un'ambulanza, un soccorso Medico. Ma lui va dai Carabinieri.
Perché? Perché sa che lì è stato commesso un delitto? Il tono e quel che dice è soggetto ad interpretazione, come dice Vitelli, ma il resto no. Il resto è non logico, non normale, non verosimile.
RICOSTRUZIONE DI FABIO NAPOLEONE SOSTITUENDO IL FIDANZATO STASI CON ANDREA SEMPIO, DICIANNOVENNE AMICO DEL FRATELLO MINORE DI CHIARA CHE PER GIOCARE CON LUI AI VIDEOGIOCHI FREQUENTA SALTUARIAMENTE CASA POGGI.
Prova 1 - Entra suonando al campanello di casa Poggi con l'intenzione di avere un rapporto sessuale con Chiara eccitato dal fatto che ha visto uno dei filmati che Stasi chiedeva a Chiara di girare mentre avevano un rapporto sessuale, che poi venivano conservati in una cartella sul PC che usava a volte anche il fratello Marco per giocare con i videogiochi con gli amici. PROVA CHE QUESTO SIA AVVENUTO FABIO NAPOLEONE NON NE FORNISCE, egli suppone anche che Andrea abbia scaricato quei filmati su una chiavetta USB, ma non fornisce prova né di questa supposta operazione né se egli possieda una chiavetta USB. ANDREA SEMPIO uccide Chiara che gli ha aperto la porta anche se, testimonia Rita Preda Poggi, sua madre, che mai sua figlia, che si da per inteso che ella conosca, avrebbe aperto ad un amico di Marco in déshabillé non essenso con lui in nessuna confidenza. La uccide perché la assale per avere con lei un rapporto dato che pensa che se va con il fidanzato e fa i filmini hard con lui lo può fare con chiunque, anche con lui. Questo suppone Fabio Napoleone e porta a PROVA di questa sua ipotesi che in quegli anni Andrea Sempio si era iscritto ad un Forum on-line di uomini un poco frustrati che parlavano di donne scambiandosi pareri e commenti discutibili forse a causa dell'immaturità, inesperienza e complessi vari. BISOGNA DIRE CHE NON VI E' NESSUNO CHE ABBIA VISTO ANDREA SEMPIO NELLE VICINANZE DELLA CASA DEL DELITTO. FIN QUI ABBIAMO SOLO UNA RICOSTRUZIONE IPOTETICA DI FABIO NAPOLEONE.
2 - Stasi dice di non aver più visto Chiara dalla sera prima quando ha mangiato con lei una pizza e di essere andato a dormire a casa sua. L'allarme della casa è stato inserito all'1:52. Sicuramente da Chiara e disinserito la mattina dopo alle h. 09:12. Due orari che secondo il processo Stasi segnano la sua andata via e il suo ritorno la mattina dopo. Una signora, molto lucida e molto attenta la cui figlia abita di fronte a Casa Poggi e che era andata a far visita alla figlia, descrive una bicicletta nera da donna appoggiata accanto al cancello pedonale di Casa Poggi alle h. 09.10.
La famiglia Stasi possiede una bicicletta nera da donna ma Alberto Stasi NON LO DICE agli inquirenti. Fra questi il Maresciallo dei Carabinieri Marchetto che "Per giustificare la decisione di non sequestrarla, disse di avere assistito personalmente alla deposizione della testimone che l'aveva vista davanti alla villa del delitto e di essere pertanto sicuro che non somigliasse a quella custodita nell'officina del padre di Alberto Stasi. Nel 2014, invece, fu dimostrato che a quella biciletta nera furono sostituiti i pedali per eliminare eventuali tracce biologiche. Secondo l’accusa, dichiarando il falso al giudice che lo interrogava, l'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto avrebbe sviato il processo contro Alberto Stasi per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Anche per questo motivo l'imputato avrebbe incassato una doppia assoluzione, cancellata poi dalla Cassazione, che ordinò un processo bis. Due anni e mezzo di reclusione e i danni da pagare ai famigliari di Chiara Poggi, con una provvisionale di 10 mila euro. E' la condanna per falsa testimonianza inflitta all'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, che nel 2007 comandava la stazione dei carabinieri di Garlasco.
QUESTA E' UNA PROVA A CARICO DI ALBERTO STASI, egli ha taciuto di possedere una bicicletta nera da donna esattamente descritta anche nei particolari dalla teste con giorno ed ora dato che dalla figlia non va tutti i giorni, inoltre un'altra vicina ha detto di aver visto la bicicletta esattamente dove l'ha vista la teste principale ma non è certa del giorno esatto quindi la sua testimonianza è ritenuta meno probante.
La motivazione dell'omicidio di Stasi nei riguardi della fidanzata viene ipotizzata nella fissazione di Alberto Stasi per la pornografia di cui si trovano tracce nei PC di Chiara e di Stasi stesso. Egli collezionava immagini pornografiche in modo metodico dando titolo specifico per immagini, ad esempio "donne incinte", ovviamente in situazioni sessualmente pornografiche, ed altri argomenti.
Inoltre, sempre dalle immagini sui PC, si scopre che mentre era in Gran Bretagna in vacanza per imparare l'inglese con un suo amico, raggiunto per qualche giorno dalla fidanzata, fotografava a loro insaputa donne sconosciute, parti dei loro corpi. Queste immagini, riferiscono i familiari, avevano contrariato Chiara che le aveva scoperte in mezzo alle foto fatte nei giorni in cui era stata in Gran Bretagna. Invece nulla sapevano i familiari che Chiara aveva permesso al fidanzato di riprendersi in video mentre avevano rapporti intimi. Lo sapranno dalle indagini.
La difesa e, attualmente, sembra i Carabinieri di via Moscova a Milano incaricati da Fabio Napoleone delle indagini da lui coadiuvate, trovano non PROVATO il motivo ipotizzato dall'accusa che fra Chiara e il fidanzato fosse avvenuta una lite la sera prima del delitto perché lei, aiutandolo nella stesura della tesi di laurea che lui stava scrivendo, aveva aperto la cartella in cui lui custodiva i filmati pornografici. Gli stessi Carabinieri, secondo notizie di stampa, avrebbero detto che non ci sono prove nel quadro accusatorio che ha portato a condanna Stasi.
Verosimilmente la motivazione non abbisogna di una visione ennesima delle manie di Alberto Stasi, a Chiara già note per averne parlato con la cugina Stefania Cappa, figlia della sorella di suo padre. Verosimilmente si può invece IPOTIZZARE, data la personalità di Chiara Poggi come descritta dagli stretti familiari, che ella ha scoperto a poco a poco certi lati della personalità del fidanzato, aderendovi per amore verso di lui, ma non condividendo nell'intimo quegli aspetti delle sue fantasie, bisogni che ella ha assecondato, ma che potrebbero averle creato un conflitto interiore di sofferenza morale, divenuto insostenibile e, la sera prima del delitto, a seguito della visione delle foto maniacali fatte in Gran Bretagna e la conseguente contrarietà che aveva provocato un turbamento in lei, notato e riportato dai familiari, ai quali però Chiara non aveva specificato la causa, probabilmente per pudore, ella ha esternato al fidanzato tutta la sua contrarietà su dette manie, che ha provocato la scelta di lui di andarsene a dormire a casa sua e, IPOTESI, al mattino, gonfio di risentimento per quanto dettogli da Chiara, è andato a casa sua di impeto sperando che lei si rimangiasse quanto dettogli, con immaginabile sofferenza, la sera prima. Lei gli ha aperto, stanca e sfiduciata, ha risposto allo scontro senza deflettere dalle tristi conclusioni a cui era giunta su di lui e lui, non ottenendo un ripensamento a quel giudizio che Chiara gli aveva esternato, l'ha colpita e non è riuscito a fermarsi. Probabilmente ha afferrato il martello che il padre di Chiara ha detto essere sparito ed ha elencato fra gli oggetti mancanti, come richiestogli dagli inquirenti, un martello a doppia faccia di cui una con biforcazione che può essere stata causa delle lesioni più taglienti sulla vittima, oltre quelle riportate sbattendo sugli scalini della scala dove è stata gettata. Sempre ipotizzando una ricostruzione, come IPOTESI sono quelle fatte da Napoleone nella sua inchiesta su Andrea Sempio non suffragata da riscontri di prova, la larga pozza di sangue ai piedi della scala in salita potrebbe esser dovuta alla volontà di Chiara di sottrarsi alla discussione interrompendola con la scusa che doveva salire a vestirsi essendo ancora in pigiama. Azione che può aver aumentato la frustrazione del fidanzato schiacciato dal giudizio datogli dalla fidanzata su di lui e le sue manie sessuali. Per Chiara, ragazza matura di 26 anni, educata su buoni principi, la consapevolezza triste e deludente che quel fidanzato non era giusto non deve aver avuto spazio per ripensamenti. Alberto Stasi non ha accettato il giudizio e dopo averla uccisa ha voluto affermare la sua volontà, per lui giusta, di visionare filmati porno appena tornato a casa, come dimostra la perizia informatica.
Nella dichiarazione di Stasi egli afferma che non ha più visto Chiara dalla sera prima fino a quando, pur sapendola sola e telefonandole piu' volte nel corso della mattinata senza ricevere risposta, si è deciso ad andare da lei alle h. 13:50 trovandola in fondo alle scale immota. La sua singolare reazione l'ho già descritta. Ma come mai, pur abitando vicino, non è andato prima visto che stranamente non rispondeva al telefono? Sapeva cosa aveva fatto e, dopo aver saggiato, chiamandola al telefono, la possibilità che in qualche modo fosse rimasta ferita ma viva dopo la sua aggressione, non avendo ricevuto alcuna risposta, si è deciso ad affrontare con angoscia l'ineludibile scoperta dell'uccisione da lui compiuta. Il suo comportamento strano diventa così totamente spiegabile. Senza perizie psicologiche.
RICOSTRUZIONE DI FABIO NAPOLEONE sugli spostamenti di Andrea Sempio nella mattinata del 13 agosto 2007. Come riportato non ci sono testimoni che abbiano visto Andrea nei dintorni di Casa Poggi nelle ore del delitto né in tutta la mattinata. Egli ha dichiarato come ha trascorso quella mattinata. E' stato a casa con il padre, che conferma, quando la madre è rientrata ha preso l'unica auto a disposizione ed è andato a Vigevano, probabilmente per spezzare la noia di un giorno di agosto senza l'amico Marco, più volte cercato, che era in vacanza in montagna con i genitori. Poi è tornato ed è andato dalla nonna. NAPOLEONE contesta la sua andata a Vigevano perché le celle telefoniche dicono che il suo cellulare in quelle ore agganciava la cella di Garlasco. Ma è anche vero che trattasi di zone vicine e servite da entrambe le celle. Su questo ci sono perizie tecniche varie. NAPOLEONE contesta la presentazione di uno scontrino di parcheggio senza targa a prova della sua andata a Vigevano, contesta il motivo, l'acquisto di un libro perché DOVEVA SAPERE CHE LA LIBRERIA QUEL GIORNO ERA CHIUSA. Inoltre Andrea non ricorda il titolo del libro che voleva comperare. Tutte queste considerazioni non possono provare che Andrea fosse a casa Poggi, né che abbia ucciso Chiara in un tentativo di stupro la cui dinamica di solito non si risolve con un impeto a martellate in testa come la casistica di omicidi per stupro dimostra.
3 - La bicicletta nera da donna, finalmente individuata, presenta anormalmente pedali pregiati di altra bicicletta di proprietà della famiglia Stasi: una "Umberto Dei" su cui sono montati pedali non pregiati attribuibili alla bicicletta nera da donna. Chi indaga dice che c'è stato uno scambio di pedali dopo certosina indagine sulla produzione di dette biciclette e sui materiali usati e montati su esse. Da come spiegazione il tentativo estremo di nascondere tracce di sangue sui pedali della bicicletta vista dalla testimone davanti casa Poggi. Dato che la bicicletta nera da donna non fu subito sequestrata, come accertato da condanna Maresciallo Marchetto, Stasi o chi per lui ha potuto lavare accuratamente i pedali ma, temendo comunque le analisi microscopiche, in estrema "ratio", ha montato quei pedali incriminati sulla non attenzionata bicicletta da uomo Umberto Dei dove, stranamente, è stato rilevato materiale cellulare con DNA di Chiara Poggi. Notizie attuali riportano che l'ingegnere che fece la perizia sulle biciclette su richiesta della Procura NEGA di aver mai detto e scritto che Stasi abbia scambiato i pedali. Se non c'è prova che l'abbia fatto in prima persona è indubbio che le due biciclette presentavano pedali non concordanti con quelli che ciascuna monta in origine secondo le ricerche fatte sulle ditte produttrici di entrambe. Nella sentenza è riportato quanto ho esposto. Comunque tale perizia è fra tutti i documenti allegati al faldone della sentenza di condanna. Andrea Sempio NON possedeva in quel momento alcuna bicicletta nera da donna come descritta dalle due testimoni.
FABIO NAPOLEONE non spiega né porta prove contrarie a quanto fin qui descritto nella sentenza Stasi. La motivazione ipotizzata su una ripulsa di Chiara a continuare i rapporti sessuali con il fidanzato facendosi riprendere durante essi è una IPOTESI che si fonda sul ritratto psicologico della ragazza così come descritta da chi la conosceva bene, soprattutto i suoi familiari. Ma sono IPOTESI ancora meno probanti quelle fatte su Andrea Sempio basandosi sui suoi commenti espressi su un social di uomini frustrati nei confronti delle donne. IPOTESI, non prova. Difficile arrivare a tentare uno stupro con questi presupposti e come spiegare l'ardire di questo diciannovenne di andare a casa Poggi di mattina senza rischiare di trovarci il fidanzato?
4 - Le prove scientifiche: l'assassino calzava con certezza scarpe n. 42. Nella sentenza di condanna è riportata la minuziosa indagine effettuata sulla suola a pallini per risalire alla marca e al modello da quella suola che ha lasciato la sua orma a pallini: presumibilmente marca Frau. Stasi non ha detto di aver mai posseduto scarpe con dette suole e quella marca. Le indagini hanno accertato che aveva acquistato scarpe con quella suola, molto probabilmente Frau oppure Geox, il settembre precedente il delitto, ma di tali scarpe non c'è traccia. Se le indossava al momento in cui ha ucciso Chiara le ha gettate con il martello che il padre di Chiara non ha trovato più e che teneva nella parte interna del davanzale di una finestra per lavoretti casalinghi. Come concilia NAPOLEONE i piedi di Sempio con tali calzature non possedute dal giovane che portava abitualmente stivaletti n. 44 e non quei modelli di scarpe, bastando vedere le sue foto dell'epoca e lo stile con cui si vestiva?
L'indagine che ha portato alla condanna di Stasi ha cercato sulla punta delle unghie del cadavere della vittima eventuali DNA dell'assassino, trovando DNA sconosciuti e una labile traccia genetica di un aplotipo riconducibile al cromosoma Y di Sempio, ma solo con certezza statistica e non sicuramente attribuibile. FABIO NAPOLEONE, che ha accolto la richiesta degli avvocati della madre di Stasi, respinta in precedenza dal Procuratore Venditti e dalla Commissione Europea Dei diritti dell'Uomo con la motivazione che "Il processo di condanna Stasi è stato equo", ha nominato un nuovo CTU che ha esaminato l'aplotipo giungendo alle stesse conclusioni scientifiche del CTU precedente. Risultano inoltre non comprensibili sul piano logico le indagini messe in atto da Fabio Napoleone sulla ricerca dell'arma del delitto dopo 18 anni in una roggia che scorre fra le case in comune di Tromello, raggiungibile in bicicletta in un quarto d'ora circa da Garlasco, raccogliendo una voce di una persona che avrebbe vista la luce accesa nella casa della nonna materna della vittima, signora Galli, mentre tale persona risultava ricoverata dunque assente, e di aver visto un'auto parcheggiata accanto a detta casa la sera prima del delitto. La presenza di luci accese in questa villetta la sera prima del delitto ha sollevato misteri e testimonianze, talvolta confondendosi con un'altra casa di proprietà della nonna paterna della vittima, quindi nonna materna delle cugine gemelle Cappa figlie della sorella di papà Poggi. La casa in cui il 12 agosto è stata vista la luce accesa si trova in via Sassi, 101 a Gropello Cairoli ed è la casa della signora Mariuccia Galli, nonna materna di Chiara Poggi (e madre di Rita Preda madre di Chiara). Dunque molta confusione come in molte "notizie" di questa NON comprensibile indagine di Napoleone. Giacché la roggia si trova a Tromello ed è lì che il Procuratore ha mandato i VV.FF. a dragare la roggia per cercare dopo 18 anni il borsone che, altra persona dice di aver appreso da un'altra ancora deceduta, una giovane assomigliante alla cugina Cappa, dopo aver aperto agitata la casa della comune nonna, madre del padre di Chiara e della madre delle Cappa, avrebbe gettato nella roggia.
NULLA E' STATO TROVATO e un operaio si è presentato con della ferraglia che aveva precedentemente raccolto in quella roggia, più volte dragata negli anni dal comune per questioni di igiene pubblica. La illogicità di dette ricerche nulla ha portato a detrimento delle PROVE A CARICO DI ALBERTO STASI, né a raccolta di prove a carico di Andrea Sempio per addebitargli l'omicidio per cui Stasi è stato condannato.
FABIO NAPOLEONE ha continuato la sua indagine ordinando ai RIS di Cagliari di rifare la mappa dell'interno delle villetta del delitto sia riguardo alle macchie di sangue sia riguardo a quante figure si siano mosse nel quadro criminale ed ha fatto fare a Sempio anche una analisi antropometrica del corpo, addivenendo alla conferma, di quanto già accertato nel processo Stasi, che l'assassino è stato uno solo, nonostante la sua IPOTESI DI INDAGINE E RELATIVO CAPO DI IMPUTAZIONE CHE ANDREA SEMPIO AVESSE UCCISO CHIARA CON STASI ED ALTRI IGNOTI. Conclusione però è che l'assassino è Sempio e non Stasi.
Con quali prove? NAPOLEONE descrive una personalità di Sempio che non risulta da nessun fatto se non l'INTERPRETAZIONE PERSONOLOGICA basata su commenti espressi fra i 18 e i 20 anni in un forum di un social di uomini scapoli frustrati e misogini. Inoltre ha chiesto ai Carabinieri di Via Moscova a Milano, Gruppo RACIS, di disegnare il profilo personologico di Sempio in base agli interrogatori che il giovane ha dovuto subire proclamandosi sempre estraneo a quanto contestatogli. I Carabinieri hanno scritto che quando gli fanno domande dirette egli ha "un ghigno". LIBERA INTERPRETAZIONE DI UN ATTEGGIAMENTO DEFINITO STRAFOTTENTE ma che potrebbe essere interpretabile come di difesa sarcastica a domande per lui assurde dato che nulla ha a che fare con il delitto e vive tutto come una ingiusta persecuzione di cui non comprende la ragione.
La demonizzazione di Andrea Sempio non lo mette nella scena del delitto con alcun FATTO CHE POSSA AVERE VALORE DI PROVA, MA NEMMENO DI INDIZIO DEL DELITTO CHE GLI SI VUOLE ATTRIBUIRE.
5 - L'ORA DELLA MORTE NON PUO ESSERE ADATTABILE ALLA BISOGNA. I riscontri logico-scientifici debbono collocarla fra le h. 09:12 quando ha disinsertio l'allarme, e non oltre le h. 09:44 e al massimo 10:17: telefonate fatte da Stasi al suo cellulare a cui lei non ha potuto più rispondere. Se alla prima poteva essere ancora viva ma impossibilitata a rispondere alla seconda si può già dare per morta, non sapendo quanto è durata la sua agonia.
La perizia Cattaneo la trovo scientificamente non accettabile per il metodo, inverosimile come altre sue perizie, fra cui quella scartata anche nel processo dell'omicidio della Fonderia di Marcheno come inverosimile dalla Corte, che ha accolto la perizia di altri sulla veridicità fattuale di come fu occultato il cadavere.

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