domenica 20 novembre 2011

ATLANTE o CHE GUEVARA? Questo è il problema

Più passa il tempo, più le inchieste vanno avanti, più ci rendiamo conto di essere stati seduti negli ultimi anni sopra un verminaio di corruzione, mazzette, tangenti e tangentine, finanziamenti illeciti ai partiti molto più vasto di quello che immaginavamo.
Antonio Di Pietro dal suo blog


Mi chiedo, caro Antonio, come mai tu non avevi sentore della puzza dall'osservatorio privilegiato, almeno rispetto al mio, in cui sei.
Forse lo sentivi anche tu il cattivo odore, forse ti arrivavano "Sussurri e grida", per dirla alla Bergman, ma senza prove non potevi parlare: lo sai bene da ex poliziotto ed ex magistrato, ma lo sappiamo anche noi cittadini qualsiasi, per questo la gente si passa informazioni verbali e le cose si sanno, ma tutti hanno paura a parlare. Senza prove i Grandi Ladri ti stritolano con i loro avvocati che, loro sì, rubando, possono pagare.
Io, piccola donna, mentre tu eri nel pieno dei processi di Mani Pulite, mi sentii confidare da una tizia che aveva una relazione con un avvocato urbanista con le mani in pasta: "Ma tanto tutto continua come prima, anzi, meglio di prima." Confidenze che riceveva dal suo amante ovviamente.
E' dunque il cancro incurabile? L'Italia ormai è in metastasi?
Le mamme debbono insegnare alle figlie a fare le puttane per fare velocemente carriera? Ed ai figli maschi i leccaculi? Dobbiamo indicare loro di fare politica anche se ignoranti non fa niente? Si fanno tanti soldi comunque e si fa parte di una Casta i cui privilegi sono Intoccabili!!

Questi sono i fatti in Italia. Alla gente è rimasto solo il diritto di parlare e di manifestare civilmente il proprio dissenso. Ed è già molto se ci paragoniamo alla Siria o all'Egitto. Certo il Peggio non è mai morto dice un antico proverbio popolare.
Abbiamo detto ai figli "Studia, sii il migliore." Poi si sono accorti che non chi era migliore superava i Pubblici Concorsi, ma chi si aggiustava con le Commissioni con le raccomandazioni. 
Abbiamo insegnato ai figli a non essere superbi, ad accettare un lavoro onesto, anche se inferiore ai loro titoli, alle loro aspettative: gli è stato detto che c'erano delle regole, delle garanzie.... Invece ci sono mille modi per far fuori un lavoratore nonostante le regole scritte.... Ognuno può raccontare la sua storia. Io ne ho sentite tante: mamme che rinunciavano ai giorni spettanti per la malattia del bambino fino a tre anni e prendevano le ferie per assistere il piccolo quando stava male, per non indispettire chi comanda e decide se te ne devi andare o no. Ci sono tanti modi per cacciare un lavoratore, subdoli, che aggirano le regole scritte: mobbing pesante, chiusura di sedi e trasferimenti in altre città dove, qualora il lavoratore accettasse con dispendio di spese, poi verrebbe messo dopo poco in mobilità o in cassa integrazione, quando c'è. Tutto questo la gente lo conosce, lo vive sulla propria pelle.... Ed è sempre quella che paga di più.

Monti ha detto: equità, ha detto che toglierà a quelli che hanno dato di meno fino ad ora.... 

Ma se i provvedimenti saranno: ICI sulla prima casa, aumento dell'IVA, accise sui carburanti (quando non sono mai state tolte, mi dicono, quelle per la guerra in Libia) e far lavorare la gente fino alla morte (perché la gente muore molto anche fra i 60 ed i 70 anni), allora Monti può anche tornare a fare il consulente ed il professore e andiamo pure a picco..... Ma andremo a picco con i parassiti politici con i loro privilegi intatti sulle spalle ed allora sarà giusto ribellarci come in Libia, perché proprio non se ne può più!
!!!!!!!!!!!!!!

Aneddoti ultimissimi, cronaca giornaliera del reale

1° Aneddoto - Un padre di famiglia in metropolitana mi confida le sue idee pro-Berlusconi. Pensa che Berlusconi aveva tolta l'ICI e che se Monti la rimette sulla casa dove si vive sua madre, pensionata al minimo, non ce la farà. Lui vuole vendere la sua e ha detto: "Voglio fare lo zingaro, così, senza pagare tasse come loro, mi daranno comunque un minimo di assistenza sanitaria, la scuola per i miei nipoti e il campo in cui piazzare la roulotte." Era serio ed esasperato.

2° Aneddoto - Un giovane padre, laureato, fa il Direttore di un punto vendita di una grande multinazionale. Sabato sera, appena ieri, ha subito l'ennesima rapina: tre incappucciati con la pistola: minacce, stress. Nessuna sicurezza che non accadrà di nuovo perché ne ha subite già tante altre: con pistole puntate, coltelli.... Desolato mi dice che, anche se li prendono, fra pochi anni stanno di nuovo fuori e ricominciano.

L'italiano onesto

sabato 19 novembre 2011

Finanziamento pubblico ai partiti contro il referendum

Da: Il Giornale.it
Agli arresti domiciliari è finito Guido Pugliesi, amministratore delegato dell'ente che si occupa di servizi del traffico aereo, mentre il gip Anna Maria Fattori ha disposto il carcere per il direttore tecnico di Selex Sistemi Integrati Manlio Fiore e per il commercialista del cosiddetto "gruppo Mokbel" Marco Iannilli.
Il gip nelle ordinanze parla di "un sistema che seleziona i componenti degli organi di società direttamente o indirettamente riferibili allo Stato e i loro interlocutori commerciali in base al criterio della loro disponibilità a farne parte nella consapevolezza della illegalità che quello pratica". In questo sistema, inoltre, "le frodi fiscali e gli illeciti finanziamenti ai partiti e a loro derivazioni parlamentari individuano, qualificandole sotto il profilo penale, le condotte che lo realizzano e di cui quello si alimenta per rigenerarsi".
Indagato nell'inchiesta anche Giuseppe Naro, segretario amministrativo dell’Udc per illecito finanziamento ai partiti. Naro, che ha sempre negato ogni responsabilità, è stato tirato in mezzo dal titolare della Print System Tommaso Di Lernia, sentito una decina di volte a partire dalla primavera scorsa dal pm Paolo Ielo. Pugliesi avrebbe accompagnato Di Lernia nell’ufficio di Naro come proverebbe il telefono cellulare dell'imprenditore che risultava agganciato alla cella di via Due Macelli - dove si trova l'ufficio di Naro - e dal passaggio della sua auto nella zona (controllato da telecamere perché a traffico limitato). Di Lernia, che con le sue rivelazioni ha consentito di aprire uno squarcio nel meccanismo degli appalti dell’Enav, avrebbe inoltre riconosciuto Naro durante un interrogatorio attraverso una fotografia. Il 2 febbraio 2010, inoltre, almeno 200mila euro sarebbero stati girati a Naro da Pugliesi e Di Lernia, in accordo con Lorenzo Cola, consulente esterno di Finmeccanica. La somma, in contanti, sarebbe stata versata "senza la deliberazione dell’organo sociale competente e senza l’iscrizione della erogazione a bilancio". Il tesoriere dell'Udc ha però commentato: "Si tratta di un atto dovuto da parte dei magistrati, nella cui serietà confido totalmente". Fiducioso "nella magistratura e in Naro" anche il leader di Udc, Pierferdinando Casini.
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Nonostante il risultato referendario che ha detto un NO netto al finanziamento pubblico dei partiti la Casta l'ha chiamato rimborso elettorale e così, cambiandone il nome, hanno fatto come se il referendum e la relativa spesa per farlo non ci fosse mai stato.
Una sfacciataggine inaccettabile e irrispettosa della volontà popolare, una presa in giro, che gli italiani hanno subito insieme a tante altre cose...
Le loro motivazioni sono altrettanto risibili: "Per essere indipendenti da altri finanziatori che potrebbero condizionare i partiti!"
Poi si fanno beccare, e non è certo il primo caso, con il malloppo del finanziamento illecito.

Monti dovrebbe prendere subito provvedimenti per evitare la grassazione dei contribuenti riducendo questo prelievo antireferendario. Che si arrangiassero queste sanguisughe.

Parlano di togliere il vitalizio: ma non basta!!! Debbono equipararsi ai deputati degli altri Paesi Europei! Debbono eliminare le voci gratuite e cominciare a pagarsi le cose come facciamo tutti! Vanno eliminate le auto pagate da noi con relativi autisti!!
Se Monti non comincia da questo quello che farà in seguito su noi tutti non è accettabile!

A proposito del vitalizio mi ha colpito la facciatosta di Gianfranco Fini! Fino a poco tempo fa si è comportato come da me riportato nel mio post del 25 ottobre , quando Borghesi di Italia dei Valori è tornato alla carica dopo che, precedentemente, l'intera classe di parassiti aveva votato contro l'abolizione del vitalizio con esclusione del partito che l'aveva proposto: solo 22 voti a favore!!

Ora, come se niente fosse, Fini dice pubblicamente che bisogna abolire i loro privilegi!!

A Fini! Ma non ti ricordi quello che hai detto poco tempo fa? Lo riscrivo:Fini, al contrario, ha parlato di una «soppressione di un diritto acquisito per gli ex parlamentari» che «sarebbe in contrasto con i principi generali dell'ordinamento, trattandosi di posizioni ormai consolidate».
Questo avveniva il 2 agosto scorso alla Camera dei Deputati.

A Fini! Anche la gente ha posizioni ormai consolidate dunque non vuole rinunciare ad andare in pensione come era "consolidato", non vuole pagare l'ICI sulla casa comprata con rinunce, risparmi e pagando mutui perché Berlusconi l'ha tolta, quindi ormai "è una posizione consolidata", un diritto acquisito: capito Fini banderuola opportunista??!!


 FINI E TULLIANI
i Tulliani con Gaucci
http://youtu.be/Rbeh4orXQjE
CREDIBILITA' ZERO!!

giovedì 17 novembre 2011

ecosuoni

COMUNICATO STAMPA:




PRIMA EDIZIONE ECOSUONI 2011

TOUR DI SEMINARI, CONCERTI E APERITIVI ORGANIZZATO DAL CIRCOLO LARUS

LEGAMBIENTE DI SABAUDIA E DALL’ASSOCIAZIONE MUSICALE CANTO DI EEA DI SAN

FELICE CIRCEO

Inizia sabato 19 novembre c.a., alle ore 18.00 presso il teatrino del Villaggio della Mercede, in via Regina Elena, località Colonia Elena, a San Felice Circeo, il primo appuntamento della rassegna Ecosuoni 2011
(http://www.laruslegambiente.it/larus-segnala/ecosuoni-2011).

La manifestazione, nata dalla collaborazione tra l'associazione Canto di Eea e il circolo Larus Legambiente, promuove seminari aventi ad oggetto le principali tematiche culturali e ambientali provinciali, concerti eseguiti da musicisti di livello internazionale e momenti conviviali grazie ad un gradevole aperitivo offerto dal circolo Larus a tutti i partecipanti, accompagnato dai prodotti biologici della Fattoria Solidale del Circeo e dal pregiato vino della cantina vitivinicola Villa Gianna.

Il seminario organizzato per sabato 19 novembre c.a., alle ore 18.00, vede la partecipazione del giornalista Roberto Lessio, già noto per essere stato presidente regionale dell'AIAB (associazione italiana agricoltura biologica) e autore del libro All'ombra dell'acqua, e di Giovanni Gioia, segretario provinciale della FLAI-CGIL.
Il seminario, dal titolo Agromafie e caporalato. L'agricoltura biologica come alternativa possibile, prende spunto dal recente rapporto sulle agromafie presentato da Eurispes e Coldiretti, secondo il quale ogni anno verrebbero sottratti al vero Made in Italy, 51 miliardi di euro. La grande potenzialità ancora largamente inespressa che il territorio del Parco nazionale del Circeo offre in ambito agroalimentare, costituisce un'opportunità di lavoro, di investimento e di impegno particolarmente vantaggiosa, anche nell'ottica di contrasto alle agromafie. È auspicabile, ad esempio, puntare sulla creazione di un marchio del Parco riconosciuto ai prodotti biologici di qualità e su una rete di diffusione legata ad istituzioni, organizzazioni e associazioni impegnate nell'eccellenza territoriale e su prodotti a km zero. Il fenomeno del caporalato verrà trattato con particolare cura dalla FLAI-CGIl, da sempre impegnata su questo tema, con riferimento allo sfruttamento dei migranti nelle campagne pontine. Il dibattito sarà moderato da Marco Omizzolo, presidente del circolo Larus e coordinatore provinciale di Legambiente.

L'apertura musicale della rassegna è affidata ai componenti del Canto di Eea: Caterina Bono al violino, Francesca Meli alla chitarra, Indiana Raffaelli al contrabbasso e Marco Landriani alla batteria e percussioni.


I quattro musicisti rivisiteranno un repertorio di musiche venezuelane, choro brasiliani, blues e bossanova con
un'interpretazione personalissima e originale. Il gruppo ha al suo attivo diverse partecipazioni: convegno“L'Industria Pe(n)sante”2011 presso la facoltà di architettura di Roma 3 con registrazione in diretta streaming; rassegna“Domenica di Carta 2010”presso la Biblioteca Nazionale di Roma, la Stagione da camera 2009 dell'Arts Academy di Roma; Piemonte in musica 2009 presso Palazzo Taffini di Savigliano (Cn); il festival di musica contemporanea“Invenzioni 2008”in collaborazione con il Freon Ensemble presso la sala concerti SMPT; Villa Bonelli in Musica 2007 (RM); I Concerti del Conservatorio presso la sala Accademica del Conservatorio di Roma; La stagione di musica da camera “Musica e Musica 2007” presso la SPMT di Roma. L'iniziativa è organizzata grazie al contributo di numerosi sponsor e al patrocinio dell'Ente Parco nazionale del Circeo, del Comune di Sabaudia e della Provincia di Latina.

L'ingresso prevede un contributo volontario. I dettagli dell'iniziativa possono essere assunti dal sito internet del circolo Larus: www.laruslegambiente.it.

Distinti e cordiali saluti

Circolo Larus Legambiente Volontariato Via Garibaldi n° 45, 04016 Sabaudia (LT)

C.F. 91080270597 – c/c bancario n° 1/13672/92 presso Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino, codice IBAN IT76Y0873874110000000013672

Telefoni: 3382546257-3475252133 – E-mail: circolo.larus@email.it -internet: www.laruslegambiente.it

lunedì 14 novembre 2011

Romina ed Albano

Niente pettegolezzo, solo considerazioni su un matrimonio d'Amore (veramente con l'A maiuscola) finito male.

Erano il simbolo di come l'Amore pulito, nato fra un uomo ed una donna giovani, possa superare una diversa estrazione sociale, una diversa educazione.

Quello che era stato il primo frutto incarnato del loro Amore, Ylenia, li ha divisi.

E' successo, a tanta gente dello spettacolo e non, di avere figli morti in gioventù, per le ragioni più varie. La morte di un figlio è un evento innaturale, inaccettabile, devastante la vita del genitore.

Non importa come accade: per malattia, per incidente, per disgrazia, per assassinio, per suicidio, per droga... E' sempre e comunque un cambiamento in peggio dell'esistenza del genitore.

La ragione per la quale scrivo di queste due persone nasce dalla riflessione che, portare un matrimonio bello e felice fino alla fine naturale della morte di uno dei due, è come pilotare una nave, partita da un porto in festa, in mezzo a tempeste e marosi, fino a condurla indenne al porto di arrivo. Le insidie sono tante e, per questa coppia simbolo, la frattura è venuta proprio da dentro la loro famiglia: da Ylenia.

Potevano reggere alla devastazione del dolore, così innamorati ed uniti, insieme agli altri figli, ma Romina, la più fragile dei due, non ce l'ha fatta.

Gira per televisioni dicendo che la figlia è viva e questo già dice del suo stato: non è riuscita ad accettare la realtà. Non ce l'ha fatta e non si può che provarne pena e rispetto.
Albano, però, colpito da identico dolore, ha dovuto sopportare anche l'assurdo addebito che fosse colpa sua. E' più forte, ma che colpi in più  ha dovuto subire!
Ha detto che l'ha attesa per 5 lunghi anni, fedele al suo Amore, poi la vita doveva riprendere in qualche modo. Quando una giovane, pugliese come lui, vagamente somigliante a sua moglie ed alla figlia scomparsa, con un matrimonio fallito alle spalle, lo andò ad intervistare, cercò in lei che glielo offriva quello che sua moglie ormai gli negava da troppo tempo ed il matrimonio finì.

Lo ha detto più volte, con dolore, costretto dal ruolo pubblico che una persona di spettacolo ha.
Umanamente si può solo comprendere e rispettare.
Non gli è andata bene, però, perché la persona in questione si è rivelata per quello che tutti hanno potuto vedere.

Ma la storia di Romina ed Albano non è finita nei suoi risvolti di dolore ed ora offre pagine di desolazione, svelando aspetti del loro matrimonio simbolo che sono contrastanti nelle versioni, dunque la verità noi non possiamo saperla, ma ci dispiace vederli accusarsi e distruggere in parte anche il periodo felice, prima che Ylenia con la sua follia rovinasse tutto.

Albano all'inizio non svelò la triste realtà della tossicodipendenza di Ylenia. Al mondo che non sapeva spiegarsi, se non con una malattia mentale, la scelta di una giovane bella, ricca, con una famiglia unita e felice, di correre dietro ad un uomo anziano, brutto, che viveva per strada suonando per racimolare qualche dollaro e, l'hanno pensato in tanti, pure negro, Albano disse che lei voleva scrivere un libro, per questo aveva scelto quell'esperienza.

Sia chiaro che la nota che l'uomo fosse negro non è segno di razzismo, ma riporto con pragmatismo un sentire reale di tante persone... Era la profonda diversità fra ciò che era Ylenia e ciò che era quell'uomo a risaltare.

Alla fine l'uomo forte, venuto dal mondo contadino del sud dell'Italia, ha dovuto ammettere anche questo: che sua figlia era fuori di testa perché faceva uso di droghe.
Inutile chiedersi cosa mancava a questa ragazza per finire così. Aveva tutto. Ha distrutto sé stessa e la sua famiglia.
Inutile sottolineare impietosamente che nessun figlio sparisce all'affetto della madre e dei fratelli per sfuggire ad un padre che comanda...
Albano, poi, poveretto, comandava per il suo bene...
Ma Romina ora dice cose su di lui che lo indignano fino al punto di indurlo a parlare pubblicamente di lei come non ha mai fatto.
E' triste. Ora le menti peggiori ricameranno all'infinito sulle loro dichiarazioni pubbliche distruggendo del tutto l'immagine del loro matrimonio.

Credo che, forse, la verità sta a metà strada fra le cose che hanno detto ora, alla fine di tutto, ormai anziani e carichi dei loro fallimenti e delusioni: è possibile che Romina fumasse marijuana come dice Albano, ma, come riporta lui che lei diceva per giustificarsi, forse faceva parte della sua cultura, figlia di gente di Hollywood... Mi si dice che lo fa tanta gente anche qui da noi... Mi si dice che io sono limitata perché, come Albano, ritengo che non sia necessario annebbiarsi il cervello, che sia molto meglio, al contrario, mantenerne al massimo la lucidità... Insomma, capisco che lui non l'abbia mai accettato, ma finché si amavano l'ha comunque subita questa abitudine di lei... E' ora, in questa circostanza, in cui si sente pubblicamente accusato di maltrattamenti, che, per contro, l'ha tirata fuori con parole forti: "Romina si drogava". E' stanco Albano e dice cose a cui è difficile pensare come concrete: addirittura addebita a questa abitudine della madre il fatto che la figlia abbia assunto poi droghe pesanti. Come mi è difficile credere ai maltrattamenti su cui stupidi giornalisti si sono subito gettati. Penso che in decenni di matrimonio un uomo un po' sanguigno come Albano possa anche aver dato uno schiaffo a Romina nel corso di un litigio, senza ipocriti scandali, è umano anche questo, forse lei può anche averglieli restituiti... Ma i maltrattamenti sono altra cosa, sono quelli che uomini malati di violenza infliggono abitualmente alle compagne di vita... Come possono questi giornalisti non discernere la realtà: sono sciocchi o sono, appunto, ipocriti.

sabato 12 novembre 2011

Piccolo "divertissement"

Dalla Raccolta di novelle "Le verità nascoste"




Credevo fosse un partito….ed invece era un calesse



Sì, era proprio come il film di Troisi: “Credevo fosse amore e invece era un calesse”.

Le veniva in mente questa associazione vedendo, sentendo, assistendo a tante cose contraddittorie…. “Credevo fosse una cosa ed invece era un’altra…”.

Aveva votato quel senatore al buio: non sapeva neppure chi fosse. Solo per il partito, l’unico di cui aveva preso la tessera in vita sua. Scoprì, poi, che molti nel Paese avevano preso quella tessera senza essere stati mai iscritti prima ad alcun partito: segno che il Leader galvanizzava con i suoi discorsi, con i suoi proclami, gli animi dei puri, quelli che ancora speravano in una società giusta ed onesta e se ne erano rimasti in silenzio senza cercare tessere di comodo.

Tutti avevano la sua stessa speranza negli occhi, nel sorriso, e si davano da fare alle manifestazioni con bandiere, stanchi di camminate, di ore in piedi, ma felici, convinti di partecipare davvero ad un cambiamento.

Il senatore la ricevette subito e questo le fece una bella impressione. Aveva modi spicci e parlava con marcato accento dialettale: ma le piacque per la sua disponibilità. Gli prospettò il problema: volevano chiudere un reparto ospedaliero per ripianare i bilanci ed intanto davano euro 100.000 al mese ad un professore di un altro ospedale perché venisse ad operare con la sua équipe, una volta ogni tanto, nelle sale operatorie rese vuote da quella scelta. Il senatore prese immediatamente il telefono e chiamò il segretario del professore. Prima però le chiese due volte se era sicura di quell’informazione. Sentito il nome del professorone aveva detto con un sorriso: “E’ nostro!!” Lei capì che era anche lui del partito. Parlò con il medico che fungeva da segretario chiedendogli in modo schietto se era vero che l’ospedale dava loro quella cifra, mentre chiudeva i reparti per risparmiare. Quello non smentì l’informazione che la donna aveva dato al senatore. Parlarono, scherzarono ed in seguito non si sa come quel reparto non fu più chiuso. Lei non seppe mai se, comunque, quei 100.000 continuavano ad uscire dalle casse di quell’ospedale. Seppe solo che il Presidente di Regione era favorevole al Partito della Salvezza, era un amico.

Intanto in altri ospedali si falcidiavano professionalità e si lasciavano alla polvere attrezzature costate milioni di euro ancora nuovissime. Era per il Piano di Rientro dai debiti creati da amministrazioni precedenti di ogni colore: per i voti tutti i partiti chiedevano ai propri uomini, insediati sulle poltrone di comando, di dare e dare e dare il pubblico denaro a questa o quella convenzione, poi posti, acquisto di attrezzature, farmaci e chi più ne vuole più ne metta. Questa e solo questa era l’amministrazione dei partiti politici: chiedevano voti e, avuto il potere per poter accedere ai fondi pubblici, non all’amministrazione oculata degli stessi tendevano, ma alla loro elargizione ai proprietari di cliniche, altrimenti in deficit, alle Società produttrici di elettromedicali, di strumentazione ospedaliera, di materiale sanitario di consumo, alle Case Farmaceutiche e così via. Le casse ormai esangui chiedevano sacrifici ora, ma non a chi queste voragini nei conti pubblici aveva provocato, ma a chi con sacrificio personale economico, psicologico e fisico aveva acquisito grande professionalità: medici preparati messi in un cantuccio, non utilizzati, usati solo per fare ambulatorio.

Il senatore poi la fece parlare con un omino che fungeva da Segretario e che avrebbe dovuto tenerla informata sull’argomento. L’omino non le fece la stessa buona impressione. Dal suo ufficietto le chiese, in modo untuoso, dove lavorasse e, saputolo, le chiese subito un favore. Quella fu la prima sgradevole impressione.

In seguito conobbe una bella donna che organizzava riunioni di partito dagli intenti un po’ fumosi. Si parlava, parlava, parlava lasciando accuratamente fuori le cose concrete che la gente non sopportava più. Tutto quello spendere di tempo in chiacchiere, in inutili resoconti delle stesse, cominciò ad annoiare non solo la donna di cui narriamo e che chiameremo Giuliana, ma anche altre. Qualcuna prese confidenza e timidamente, di fronte alle perplessità che Giuliana esprimeva su quella scarsa concretezza, cominciò ad aprirsi: “Beh, sì, è vero, non si combina niente. Io vengo da lontano ed arrivare fin qui non è facile, va via tanto tempo, torno a casa tardi… Se almeno si combinasse qualcosa.”

I temi posti dalla coordinatrice erano fumosi, triti e ritriti: la condizione della donna, la violenza sulle donne… Ma parlarne e basta a cosa serviva? Tirarono fuori una piccola pubblicazione dopo molti tentennamenti sui soldi da trovare per realizzarla: dapprima si era parlato addirittura di fare una colletta.

“E che siamo in parrocchia?” Si era chiesta Giuliana.

Le altre non volevano dire che oltre ai viaggi che pagavano per venire fin lì, nella sede del Partito della Salvezza, erano restie a pagarsi anche quella pubblicazione che pochi avrebbero letto e che non risolveva certo i problemi delle donne violentate.

Alla fine il senatore tirò fuori un poco di soldi del partito e pagò le spese. Giuliana, visto che il partito ribadiva di essere per la trasparenza e lei non aveva dubbi che così non fosse, chiese alla Tesoriera: “Ma i rimborsi elettorali che vanno alla sede centrale non vengono distribuiti alle varie sedi?” Lei era contraria che si fosse fatta una legge che, di fatto, era un finanziamento ai partiti con i soldi pubblici, visto che era stato bandito un referendum in cui gli italiani si erano pronunciati per il no. Invece che “zuppa” l’avevano chiamato “pan bagnato” e del risultato referendario, dei costi sostenuti per ottenerlo, non gliene era fregato niente a quelli di Montecitorio e di Palazzo Madama. Visto, dunque, che il Partito della Salvezza prendeva milioni di euro era giusto che pagasse una piccola pubblicazione inutile a risolvere i problemi delle donne.

Arrivarono le elezioni europee e la coordinatrice disse che lei e un consigliere regionale “avevano fatto un passo indietro” e non si erano candidati per far posto ad un ex attore, assolutamente ignoto, poi giornalista, altrettanto incolore anche in questa veste. Quell’insistere su: “Io e l’On. Cocci abbiamo fatto un passo indietro”, fece capire a Giuliana che, invece, la donna ci aveva sperato e mirato, ma qualcuno, forse il senatore, le aveva fatto capire che il Leader voleva far convergere i voti sul giornalista.

Giuliana lo votò comunque, ritenendolo una persona se non altro onesta.

Un’infermiera arrivata fresca fresca alle riunioni aveva detto, senza mezzi termini, che voleva candidarsi alle regionali: “Sono qui per questo!”

A Giuliana era venuto un po’ da ridere: le sembrava una richiesta velleitaria. Ma fu accolta e fu messa in lista, insieme ad un’insegnante e ad una che si definiva professoressa universitaria perché aveva un contratto di insegnamento per una scuola di specializzazione in giornalismo, che si teneva in una università, ma che in realtà vivacchiava con una piccola casa editrice dove pubblicava i testi che alcuni professori universitari scrivevano, sperando che qualcuno glieli comperasse.

Queste donne vennero messe ad adeguata distanza da coloro che dovevano essere eletti e che erano in cima alla lista. I voti da loro racimolati sarebbero serviti ad impinguare la quantità raccolta dalla lista nella sua interezza.

Esse passarono molto tempo a girare in tutte le manifestazioni del Partito della Salvezza, a parlare con la gente, seguendo il senatore, ma gli eletti furono quelli che, appunto, erano in cima: due consiglieri uscenti che furono riconfermati, una tizia proveniente da un altro partito con un curriculum che comprendeva genitori sindacalisti e come unico mestiere la politica, ed il capolista che si sapeva da prima che lo voleva il Leader perché, si diceva, “doveva un favore al suo avvocato”.

Le illuse rimasero come prima, ma con tanto tempo perso senza concludere niente.

Dopo un po’ la coordinatrice sparì e non si fece più vedere al partito. Si vociferava che l’aveva voluta il senatore e che, delusa nelle sue aspettative di deputata europea, se ne era andata.

Altre sparirono senza farsi più vedere. Una, dichiaratasi disoccupata, si seppe che bazzicava la Regione facendo qualche lavoretto, pagato con i fondi di quella amministrazione, grazie ad un consigliere del Partito. Un’altra, nuova, si seppe che lavorava come stagista precaria in Regione e sperava di rimanerci lavorando per il consigliere Cocci. Una graziosissima coordinatrice, invece, aveva il lavoro fisso in Regione. Forse per questo si dava tanto da fare nel Partito? Era la segretaria del consigliere Cocci, sposato e padre, ma i maligni dicevano che fosse la sua amante. Ecco, questo pettegolezzo malevolo Giuliana non lo accettava. Sapeva che la bella giovane aveva un marito, anche lui nel locale direttivo giovani del partito, e trovava queste malelingue e la relativa ipocrisia di facciata poco consone ad un partito nuovo, che con le parole del Leader si presentava limpido e trasparente.

Ma il “taglia e cuci” non risparmiava neppure il creatore del Partito della Salvezza: di una deputata che gli stava sempre vicino si diceva che avesse avuto la poltrona perché era la sua amante. Giuliana rifiutava questo fango interno ed obiettava che quella deputata teneva in ordine i conti del partito, questo era un ruolo che al Leader serviva… E poi la moglie era spesso accanto a lui… Dunque? Ma quelli non si convincevano e restavano della loro idea.

Di un cognato del Leader, anch’egli deputato, che non era venuto ad una riunione importante con personalità del mondo del Teatro Classico a cui leggi recenti avevano tagliato i finanziamenti, i bene informati dissero che “stava scopando con una minorenne”, né più né meno di quello che faceva quel porcone del partito di governo.

“Ma come è possibile?!!” Chiese Giuliana esterrefatta. “E’ sposato!” Aggiunse. Ma intorno a lei sentì indifferenza e compatimento per la sua stupida ingenuità.

Nonostante ciò lei non volle credere del tutto a questo putridume di malvagità, però ci rimase male perché il clima fra i militanti non era fatto di fratellanza, ma di ipocrisia e cinismo.

Lei cercava di diffondere in un vasto territorio volantini elettorali del partito che parlavano bene di vari consiglieri regionali, fra cui Cocci che, però, per un problema che riguardava proprio gli abitanti di quel territorio, non aveva fatto nulla, adducendo a motivazione che in Regione non avevano le mappe di alcuni servizi di quei luoghi.

“Ma come hanno fatto allora a creare i capitolati di appalto, stanziando i fondi ovviamente, senza mappe?” Si chiese in una illuminazione la donna. “Se non si sa dove tali servizi sono già stati costruiti e dove, invece, si debbono ancora costruire…. Come hanno fatto a fare i progetti, stabilire i costi, fare i disegni tecnici?”

“Ma soprattutto – le disse qualcuno a cui esternava la sua meraviglia – come fa questo a dire certe baggianate sperando di essere creduto?!”

Seppe poi che l’omino che fungeva da segretario del senatore era stato messo su un’importante poltrona di un Consiglio locale in cui veniva pagato molto bene con i soldi dei contribuenti. L’omino veniva da un partito molto diverso dal Partito della Salvezza e non era l’unico ex di altri partiti, anche ideologicamente molto lontani dal partito che privilegiava la trasparenza, che era entrato con l’assenso del Leader . Molti di quelli che non avevano mai avuto una tessera, se non quella del Partito della Salvezza, se ne andavano delusi e rimanevano invece quelli che avevano cambiato casacca con un intento certo non ideale. Molti della base delusa si rivolgevano al creatore del partito, convinti che lui non sapesse, non vedesse, certe candidature imposte dall’alto, certi congressi in cui le votazioni non si facevano se non per alzata di mano, o per acclamazione, senza un conteggio rigoroso, con il candidato già imposto con il passaparola…

Delle donne, molto battagliere, decisero di creare un gruppo che comprendeva tutte le militanti, del Partito della Salvezza nel Paese, che volessero aderirvi. Giuliana vi aderì. C’erano donne di valore, molto motivate; al Congresso Nazionale ottennero di parlare con una personalità politica che navigava di poltrona importante in poltrona, passando per varie formazioni politiche, di cui una creata da lui che, essendosi ridotta di seguaci, lui aveva abbandonato, per confluire nel Partito della Salvezza, il quale accoglieva tutti: transfughi della sinistra, della destra e del centro… L’importante è che portassero voti. La prima cosa che chiese alle più entusiaste gelò il loro slancio: “Voi, come Gruppo Organizzato, quali voti rappresentate?” Gli ideali si infrangevano come onde sugli scogli. Il Partito della Salvezza, ricco di ideali urlati dal Leader, altro non era che un Partito come gli altri che necessitavano di voti, comunque acquisiti.

Il Gruppo delle Donne a poco a poco si sfaldò, le e-mail che si scambiavano con le esperienze locali si affievolirono fino a scomparire … Ognuna vedeva le stesse cose nella propria regione, nella propria zona: decidevano tutto i capi e la base era solo usata per fare il “portatore d’acqua”, che voleva dire non solo portatore di voti, ma galoppini ai banchetti per le raccolte firme per gli scopi nobili più vari e che servivano a misurare quanta gente simpatizzava per il Partito, o fare numero nelle manifestazioni con le bandiere…

A poco a poco capirono che il Leader vedeva e sapeva, ma gli stava bene così. Poi cominciarono a notare le macroscopiche contraddizioni: in televisione ed in Parlamento diceva delle cose che non si concretizzavano con i fatti, oppure criticava aspramente azioni che poi gli uomini in vista nel Partito della Salvezza facevano… Era sconcertante.

“Ma hai visto quell’intervista che ha dato a quel quotidiano?” Disse Giuliana ad un compagno di partito.

“Quale, ne dà tante.”

“Quella che oggi ha messo sul suo sito… Dice delle cose… Non capisco.”

“Ma cosa?”

“Dice che nelle Società partecipate dagli Enti locali i partiti mettono tanti Consiglieri superpagati dai cittadini, quando basterebbe un unico Amministratore.”

“Ah! Certo, capisco. Loro hanno messo quell’ex socialista su quella importante poltrona di quella Società partecipata da quel grosso comune…”

“Appunto! Una Società di Servizi che poi i servizi non li dà che male e fa pagare pure quello che non dà… Ma perché dice queste cose e le mette pure in risalto sul suo sito, quando deve sapere benissimo che quella persona del suo Partito è stata messa lì?! Critica i partiti “che mettono”… Ma se lo fa pure lui?!”

“Sono tanto deluso anch’io. Quelli che venivano in sede io non li vedo più. Sono rimasti in pochi: quel commesso di libreria che sta cercando anche lui di infilarsi in Regione per poter lavoricchiare… Sai Cocci riesce, con i fondi di cui può disporre, a pagare un po’ di gente. Poi c’è quella cicciona… Sì quella lì. Anche lei lavora ora a tempo determinato in Regione.”

“Quella aveva un baretto sulla spiaggia, una specie di chiosco, per di più in società con un’amica e che è fallito.”

“Questa è tutta gentarella che sta nel partito perché è senza arte né parte e spera di intrufolarsi e di lavorare.”

“Quelli che hanno una professionalità e ci stanno non per la pagnotta ma per un ideale se ne vanno delusi.”

“E’ un Partito di sfigati in cerca di posto e di arrivisti in cerca di poltrone, poltroncine e strapuntini politici.”

Queste erano le tristi conversazioni di chi, a poco a poco, prendeva consapevolezza di un Partito falso come e più degli altri, perché, più degli altri, aveva fatto davvero sperare nell’onestà e nella limpidezza degli scopi e degli intenti.

Tornando da una riunione Giuliana si trovò a parlare con uno idealista come lei: “Hai visto Cocci? Ha messo nel Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Municipalizzata dei Trasporti Urbani un ragazzo di trenta anni. Uno che non ha nessuna professionalità specifica nel ramo, ma solo per ….” E l’uomo non finì la frase.

“Per?”

“Non lo so il perché. So solo che è uno senza titoli di studio né niente. Non si capisce perché nel partito non si potesse trovare…che so…un ingegnere… o comunque una persona con una qualsivoglia esperienza nel ramo. So soltanto che è nel Direttivo Giovani del partito di questa città.

Un altro aspetto che Giuliana andava scoprendo, confrontandosi con altri iscritti, era che alcune sedi venivano aperte in tempo di elezioni e poi lasciate chiuse, abbandonate, non attive, nonostante la gente chiedesse: “Ma sono passato nella sede più volte per chiedere delle informazioni ma l’ho trovata sempre chiusa… Volevo tesserarmi…” Chi apriva ed abbandonava codeste sedi era di solito in cima alle liste locali e, ottenuto il posto di Consigliere, comunale o regionale che fosse, non si curava più di tenere aperta la sede. Uno le spiegò che l’affitto costava ed il Partito lasciava a lui la spesa.

“Sedi in franchising…” Venne da pensare a Giuliana. Un investimento momentaneo per avere visibilità e poi….. Spesso veniva il Leader all’inaugurazione…. Ma per aprire queste sedi, sia pure momentanee, serviva il placet di qualche pezzo grosso del partito. Giuliana ed altri capirono che servivano a promuovere certi nomi ed a farli arrivare su una qualsiasi poltrona, poi l’attività finiva lì. E le tessere? Non erano molto interessati alle tessere, se non come “pacchetto” di potere che ciascun pezzo grosso deteneva per fronteggiare altri notabili del partito. I primi nemici, infatti, erano dentro il partito stesso, con lotte sotterranee in cui alcune tessere sparivano e poi ricomparivano in vista dei congressi. In teoria un tesserato poteva votare, ma questo non doveva sfuggire al controllo di un notabile del partito… Perché non esisteva un voto libero: bisognava votare non secondo la singola coscienza, ma secondo quello che voleva il controllore del “pacchetto”…. A volte sfuggiva loro di mano qualcuno ed allora si ricorreva a trucchetti miserabili in prossimità delle date dei congressi: tessere che sparivano, iscrizioni fatte o rinnovate ad inizio anno che non si trovavano, infine non si votava nemmeno per iscritto, ma per acclamazione e, nel caso migliore, per alzata di mano l’unico candidato rimasto in quanto voluto dal Leader…

I delusi scendevano dal calesse che, comunque, andava avanti con i voti di coloro che, da lontano, non vedevano che era un calesse; altri illusi vi salivano per scendervi dopo un po’, lasciandovi sopra gente che pensava solo a sistemarsi.

venerdì 11 novembre 2011

Claps, la mamma di Elisa: «Chi sa pulisca la propria coscienza"

Bisogna averla una coscienza per potersela pulire, piccola grande Signora Filomena......

Lei vede il mondo attraverso la purezza e la dirittura morale della Sua coscienza di mamma ferita, a cui è stata strappata l'unica figlia femmina allora quindicenne....

Ma il mondo ci ha insegnato che la coscienza non la dà neppure l'abito impegnativo che uno ha scelto di mettersi addosso: quello che dà la coscienza del male ed il desiderio del bene è il senso morale e se non lo si ha è inutile fare appelli.

Chi non ha senso morale ha come unico Dio sé stesso e solo a preservare sé stesso pensa. Tutte le sue energie sono tese soltanto a difendere il proprio miserabile io, il proprio protervo interesse.

Grande Donna Filomena Claps, perché resa forte dalla Sua dirittura morale, dalla certezza di stare dalla parte del Bene ferito, contro il Male bugiardo, che si copre, si nasconde cupo nel nero di una coscienza morta.


Ancora Collage

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO

Bravo Di Pietro, no al governo Monti! Noi vogliamo un governo dei figli: il figlio di Di Pietro e il Trota insieme al governo. Loro sì che ci sanno fare! Così giovani e già consiglieri regionali!
Dicci Tonino: se si va alle elezioni al tu figliolo lo metti in lista? Sai, lo stipendio da parlamentare è più alto di quello da consigliere regionale! Così lo sistemi per benino. A spese nostre, si intende....

Postato da: Giovanni Iabichino
10.11.11 11:51
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Tutta condivisibile la critica all'operato di Di Pietro: andare a votare di corsa e con questa legge non si può.
Berlusconi, troppo occupato a sistemare donnette avvenenti e disponibili nelle liste elettorali per farle diventare figure politiche che decidono per noi, è abominevole. Inoltre ha passato il suo tempo di governo a cercare di farsi delle leggi per sfangare l'attacco della magistratura, lasciando l'Italia al suo destino.
Ora bisogna intervenire sull'economia mentre siamo sotto attacco dei mercati.
Non abbiamo molte scelte.
Però, qualsiasi cosa farà Monti, non potrà prescindere da cambiamenti strutturali della spesa pubblica volta a mantenere l'apparato parassitario della classe politica.
Se non farà questo non sarà credibile per un popolo che vuole la democrazia.
Non vi è nulla di democratico in una società in cui una classe politica irresponsabilmente parassitaria si è votata, da destra e sinistra indifferentemente, leggi e norme a beneficio dei propri insopportabili privilegi economici.
La gente lo sa e non ne può più di essere soffocata da leggi che, invece, stroncano qualunque possibilità di autodeterminarsi un futuro economico in questo Paese.
Monti deve prima di tutto eliminare i privilegi della Casta parassita, riportandola ad un rigore che sia proporzionato ai sacrifici che si chiedono al popolo. Se non farà questo, allora si potrà pensare molto male di lui, stimato economista, e si potrà pensare male per la sua appartenenza ai sotto riportati organismi:
1 - membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg (cliccare sul link per sapere cosa è);
2 - Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs (cliccare sul link per sapere cosa è) e  precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute

ma prima di pensare male vediamo cosa fa. Perché è senz'altro vero che siamo sotto scacco delle speculazioni finanziarie, ma è altrettanto vero che siamo stati guidati fin qui da una classe politica che ha pensato SOLO ai propri interessi, e non è stato solo Berlusconi.

Voglio chiudere questo post con una frase scritta dalla Sig.ra Viviana (Postato da: viviana 11.11.11 14:59) sul blog di Antonio Di Pietro:
"Una volta facevano le guerre con le armi, oggi le fanno con la finanza...."
Mi ha colpito perché è esattamente la frase che dice da un po' di tempo mio marito.

giovedì 10 novembre 2011

Collage

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO SOTTO UNO DEI SUOI POST DOVE DICE QUELLO CHE DICEVA BERLUSCONI FINO A POCHE ORA FA E QUELLO CHE DICE ANCORA BOSSI:
ANDARE SUBITO AD ELEZIONI
Alcuni Commenti:

Lei è un genio della politica.
Ha buttato via soldi e tempo nella raccolta di firme per l'abrogazione dell'attuale legge elettorale ed ora vuole andare a votare con l'attuale legge elettorale.
Domanda: ma per quale motivo dovrei votarla? Per buttare via il tempo ed il denaro dell'Italia intera?
Postato da: Antonio Puggioni
10.11.11 17:40
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Ma DiPietro, per favore! ma vuoi andare a votare ancora con i nominati da te????? PRIMA LA LEGGE ELETTORALE E POI TUTTO IL RESTO!!!!!
Postato da: Roberto Piccini
10.11.11 18:52
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Di Pietro i commenti che leggo in questo sito ed in altri sono quasi tutti contro di lei.Le domando,allora, questo bastera' a farle cambiare indirizzo? Nell'Italia dei Valori la pensano tutti come lei ? Io NO! E questo basta ed avanza per rimettere in discussione il mio orientamento verso l'IDV.
Postato da: rosalba lo pumo
10.11.11 18:36
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Onorevole Di Pietro,

La invito da italiano residente all'estero e suo elettore ad appoggiare il Governo Monti.
In questo momento è molto più importante l'interesse nazionale che la sua carriera politica.
Senza questo passo perderà un suo elettore.
Distinti saluti
Postato da: Angelo Latempa
10.11.11 18:34
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Caro Di Pietro,

farebbe meglio ad appoggiare un governo tecnico con Monti alla guida. Bisogna rassicurare i mercati, fare le riforme richieste dall'europa, salvarci dal fallimento e dalla miseria della perdita dei risparmi faticosamente accumulati in questi anni. E vogliamo parlare prima di andare a votare di cambiare questa legge elettorale ORRENDA? Ci pensi su e non faccia barricate inutili...ah inoltre non starebbe affatto male diminuire il numero di parlamentari e politici a tutti i livelli e ridurre le OSCENE indennità e pensioni per 5 miseri anni di legislatura che vi siete attribuiti negli anni. Sia responsabile, si batta per questo e poi si vada a votare. Cordialmente
Postato da: bruno preda
10.11.11 18:29
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Io non capisco tutta questa sorpresa: anch'io ho votato Idv in passato.
Poi ho visto chi sono i politici cooptati in questo partito - in Basilicata ci sono i rimasugli di partiti impresentabili, addirittura il segretario regionale è stata amica e rappresentante di Clemente Mastella in regione, come se Vendola si candidasse per il Pdl - e ho capito. Nulla di più e nulla di meno che un treno per arrivare alla stazione del potere.
Ci sono anche uomini e donne valide. Ma il pesce si sa da dove puzza. E Di Pietro è da sempre governato non dai valori ma dall'ambizione.
Nulla d'illegale o d'illecito, ben inteso. Ma nemmeno nulla di nuovo sotto il sole. La Dc in altra salsa.
Postato da: Bruno Marsicano
10.11.11 17:57
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Buona sera, alle scorse elezioni ho votato IdV per la prima volta, delusa dalle posizioni assunte dal PD. Dopo la recente presa di posizione dell'on. Di Pietro nei confronti dell'ipotesi di governo Monti, sto pentendomi del voto dato e non comprendo in alcun modo l'atteggiamento populistico assunto da Di Pietro. In un momento di tale gravità, andare in campagna elettorale (e per di più con il Porcellum!!!!) sarebbe sicuramente un suicidio per tutta la nazione. Piuttosto, di Pietro appoggi il nuovo governo per cercare di evitare di affondare e contribuisca ad approvare una legge elettorale che ponga fine allo schifo che abbiamo visto negli ultimi anni, visto che ha anche promosso un referendum in merito!
Postato da: beatrice capoferri
10.11.11 16:53
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Onorevole Dipietro, complimenti per la sua grande coerenza. Vada pure alle elezioni con questa legge elettorale schifosa....non si è smentito HA PRESO IN GIRO IL SUO ELETTORATO.
Postato da: CRISTINA RISPOLI
10.11.11 16:47
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Bravo.. andiamo a votare le solite facce che bazzicano in parlamento e senato da alcuni decenni , scelte dai partiti , che ci staranno sulle b... per altri cinque anni. Ma non volevi tagliare drasticamente il numero dei deputati??? Dobbiamo aspettare un'altra legislatura???Ma ci stai prendendo in giro?? Un governo tecnico si spera riesca almeno a fare una nuova legge elettorale e forse fare una modifica cost. sul numero dei dep/senatori , oltre a cercare di mettere a posto i conti con patrimoniali e tassazioni sulle rendite.
Postato da: paolo cocco
10.11.11 15:50
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vedo tanti elettori dipietristi delusi... scusate ma io non vi capisco. Secondo voi fa veramente l'interesse dell'Italia uno come Di Pietro che ai tempi dell'Alitalia difendeva i privilegi e gli interessi dei dipendenti della compagnia aerea per pura demagogia e ha consentito (con il determinante aiuto del Berlusca) di far pagare per l'ennesima volta ai cittadini il conto della spesa invece che vendere il pacchetto completo ad Airfrance? Demagogia pura. E senza nemmeno i soldi di Berlusconi. Un Bossi dei poveri. Adesso avete scoperto che dell'Italia a tonino non gliene frega niente? Solo ambizioni personali. Tuttalpiù famigliari....
TONINOOOOOO, METTI QUELLA CIMA DI TUO FIGLIO A FARE IL CAPO DEL GOVERNO, DAI!
Postato da: Giovanni Iabichino
10.11.11 15:53
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MI FERMO QUI CON IL COLLAGE. IL RESTO LO TROVATE SUL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO. 
SONO TUTTI COSI' I COMMENTI E TUTTO QUESTO SPIEGA QUELLO CHE VEDEVO E CHE NON MI SAPEVO SPIEGARE INSIEME AD ALTRI MILITANTI IN BUONAFEDE COME ME: CI CHIEDEVAMO "MA LUI LO SAPRA' ?" CI DICEVAMO: "MA IO GLI SCRIVO!"
SO CHE TANTI GLI HANNO SCRITTO MA NULLA E' CAMBIATO DI QUELLO CHE DENUNCIAVANO COME SBAGLIATO.
FORSE LUI SEMBRA, MA NON E'.....

"La cosa migliore da fare, una volta caduto Berlusconi, è andare alle elezioni il prima possibile, permettendo al popolo di fare le sue scelte". Antonio Di Pietro

Egr.dott. Di Pietro, andare alle elezioni con la legge porcellum, a mio modestissimo avviso, significa non determinare alcun cambiamento salutare, di reale svolta alla situazione disastrosa del nostro povero paese, distrutto da una politica sporca e corrotta. Un governo tecnico, guidato da una figura di alto profilo come quella di Monti, che miri ad effettuare misure emergenziali e al cambiamento della legge elettorale, desiderio espresso dal popolo attraverso il referendum, sarebbe garanzia di maggiore stabilità e di ripresa

Postato da: antonella ferrara
09.11.11 h. 23:44

QUESTO COMMENTO, CHE RIPORTO QUI SOPRA, E' SUL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO, COME DA QUEL BLOG HO PRESO, DI SANA PIANTA, LA DICHIARAZIONE FATTA DALLO STESSO DI PIETRO E CHE HO USATO PER DARE IL TITOLO A QUESTO MIO POST.
 
NON TROVATE STRANO CHE IL LEADER DI ITALIA DEI VALORI ABBIA TUONATO CHE PRIMA DI VOTARE BISOGNAVA ELIMINARE LA LEGGE ELETTORALE NOTA COME "PORCELLUM" ED ORA, INVECE, VUOLE ANDARE AL VOTO CON QUELLA LEGGE?
 
PURTROPPO ANTONIO NON E' NUOVO A CLAMOROSE CONTRADDIZIONI, E LO DICO CON PROFONDO DISPIACERE PERCHE' IN LUI E IN ITALIA DEI VALORI AVEVO SPERATO.
 
ORA LEGGO CHE HA CREATO UN OSSERVATORIO ATTRAVERSO IL QUALE IL POPOLO PUO' ESPRIMERSI.
TEMO CHE SIA, COME PER IL REFERENDUM SULL'ABOLIZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE, LA SOLITA "CONTA": VUOLE SOLO CONTARE SU QUANTI VOTI PUO' BASARSI, PIU' O MENO.
 
LO STESSO SCOPO CHE EBBE TANTI ANNI FA "L'OSSERVATORIO SULLA LEGALITA'": QUANTE SCHEDE MANDAI CON IL MIO FAX AL SUO STUDIO IN PROVINCIA DI VARESE! MA QUANDO DENUNCIAMMO UN ABUSO COMPIUTO DA UNA PERSONA CHE AVEVA DICHIARATO IL FALSO PER FARSI PAGARE UNA BORSA DA UN ORGANISMO STATALE, NON ACCADDE NULLA. "L'OSSERVATORIO SULLA LEGALITA'" ERA SERVITO SOLTANTO A CREARE UN "DATA BASE" DI INDIRIZZI CHE SERVIRONO AL NASCENTE PARTITO IdV PER INVIARE LETTERE DI INVITO PER MANIFESTAZIONI CHE RIGUARDAVANO APPUNTO IL PARTITO.
 
ORA VUOLE IL VOTO CON IL "PORCELLUM", COSI' POTRA' ANCORA MEGLIO METTERE IN LISTA I CANDIDATI CHE DEVE SISTEMARE.
FACCIO UN NOME: VINCENZO MARUCCIO. QUANDO LO HA DESIGNATO PER DIVENTARE COORDINATORE IdV PER IL LAZIO IL CONGRESSO CHE LO HA ELETTO E' STATO UNA FARSA: SI SAPEVA CHE DOVEVA ESSERE LUI, NON C'E' STATA UNA VERA VOTAZIONE... COME PER TUTTO IL RESTO E NON SOLO NEL LAZIO.
GIA' ALL'EPOCA QUALCUNO DEL PARTITO MI DISSE: "DI PIETRO DEVE PAGARE PEGNO A SCICCHITANO, IL SUO AVVOCATO, CHE CURA TUTTE LE QUERELE CHE GLI FANNO E CHE LUI FA AD ALTRI; MARUCCIO E' AVVOCATO DELLO STUDIO DI  SCICCHITANO, QUESTO E' SOLO IL PRIMO PASSO, MA LUI  E' DESTINATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI.
 
ANDANDO AL VOTO CON IL "PORCELLUM" PER DI PIETRO SARA' PIU' FACILE SISTEMARE CHI DECIDE LUI PER OBBLIGHI E SCELTE VARIE.
CHI VIVRA' VEDRA' SE LE MIE INFORMAZIONI SONO GIUSTE O SE, CHI ME LE HA DATE, SI E' SBAGLIATO.
 
A SCANSO DI EQUIVOCI E DI FALSE MOTIVAZIONI CHE QUALCUNO POSSA INVOCARE PER MOTIVARE QUESTA MIA POSIZIONE, DIRO' CHE NON HO NULLA DI PERSONALE NE' VERSO IL LEADER DI IdV NE' VERSO MARUCCIO NE' VERSO NESSUNO DEL PARTITO CHE SOTTOPONGO A CRITICA: QUELLO CHE DENUNCIO SONO LE CONTRADDIZIONI TROPPO EVIDENTI FRA CIO' CHE VIENE DETTO ALLA GENTE E CIO' CHE VIENE FATTO, ED E' QUESTO, CHE CONSTATANO TANTE PERSONE CHE HANNO CREDUTO IN DI PIETRO UN PO' IN TUTTE LE SEDI DI IdV SPARSE PER LA PENISOLA, CHE MOTIVA QUELLO CHE SCRIVO. 

lunedì 7 novembre 2011

Nessuna coscienza

Da: Il Salvagente 07/11/2011
Marta Vincenzi: ''Quelle vittime sulla mia coscienza, ma non mi dimetto''

Il sindaco in tv: "La prossima volta chiudo tutto". Bersani: "Non sia capro espiatorio".

"Porterò per sempre le vittime di questo disastro sulla coscienza. La responsabilità ce la prendiamo tutti e io per prima. Spero che col tempo si capisca che ciò che è accaduto era da segnalare come 'disastro' e non 'Allerta 2'".

Così il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, è intervenuta ieri in collegamento a "Domenica Cinque" dopo le polemiche che l'hanno travolta.

"Col senno di poi - aggiunge - avrei fatto chiudere l'intera città. A seguito dell'Allarme 2 ricevuto dalla protezione civile, quest'anno a noi segnalato 6 volte, abbiamo seguito un protocollo che però non prevede la chiusura di tutte le scuole nè il blocco di tutta la città".
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Nessuna coscienza della propria reale responsabilità: come sempre in Italia.

Sanno solo prendersi i privilegi. Bersani che dice che il Sindaco di Genova è un "capro espiatorio".... Sperando che la gente non ricordi o non sappia che la Vincenzi è stata Assessore al Comune di Genova nel 1990, poi Presidente della provincia di Genova nel 1993-2002.

Ma secondo costoro CHI E' RESPONSABILE IN QUESTO PAESE? CHI PRENDE LE DECISIONI? Quando accadono i disastri siamo costretti a sentire un mucchio di baggianate: in questo caso l'unica sua colpa secondo la Vincenzi è che "non ha fatto chiudere la città"! 
Ma questa professoressa, questa preside, prestata alla politica da tanto tempo, non si vergogna a dire queste sciocchezze? Cosa faceva nel 1990 al Comune di Genova? Cosa faceva dal 1993 al 2002 alla provincia? Cosa ha fatto per risolvere i problemi del territorio che già 41 anni fa si conoscevano benissimo?
Un uomo di Scienza, un geologo, ora incaricato come perito per l'inchiesta aperta dalla magistratura, intervistato in televisione l'ha detto : "Si sapeva che il rischio c'era, quello che mi meraviglia è che ciò nonostante non si sia fatto nulla."
Perché non è la Scienza che prevale in questo Paese, ma i parolai ipocriti che sperperano i nostri soldi, sempre mancanti quando si debbono fare i lavori giusti, logici e razionali.

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ECCO LA STORIA IN SINTESI COME RIPORTATA DAL CORRIERE DELLA SERA .IT

Ecco il ponte «tappo» che ha sommerso Genova
L'ALLUVIONE

Il perito del pm: colpa del Bisagno. Progetti da 41 anni


DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

GENOVA - Le fatalità hanno sempre nome e cognome. C'è poco da tirare in ballo l'ineluttabile, perché poi va sempre a finire che piove, e una volta finiti di piangere i morti dell'alluvione, si torna a una storia molto italiana. Alla nostra incommensurabile capacità di farci male da soli.

E così, scendendo dal rio Fereggiano, si arriva al Bisagno, il torrente che divide il Levante di Genova dal Ponente. Lo vedi, e poi non lo vedi più. Entra nei quattro archi scavati sotto alla massicciata della stazione Brignole e scompare fino alla foce.

L'imbuto è sempre quello. Nell'ottobre 1970 il Bisagno uscì dagli argini al ponte ferroviario, strozzato da un ingresso che limitava la sua portata a 500 metri cubi al secondo, contro i 1.200 trascinati dalla piena. Quel che non ci stava divenne una valanga d'acqua che si portò via la vita di 24 persone e sommerse Genova. Venerdì scorso quella massicciata ha respinto l'acqua di troppo, alzando il livello del torrente al limite degli argini, e creando un muro liquido che ha impedito lo sfogo al rio Fereggiano, che si getta nel Bisagno appena un chilometro prima del ponte. Ha fatto da tappo, gonfiando l'affluente, che ha rotto gli argini più in alto, trasformando la palazzina al civico 2B in un pozzo che ha inghiottito cinque persone.

È andata così, dice il professore Alfonso Bellini, il geologo incaricato dalla Procura di cercare le cause del nuovo disastro. Non c'è voluto molto per arrivarci, giusto un paio di sopralluoghi, il problema che è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere. «C'è una eterna spada di Damocle che pende sulle nostre teste» chiosa l'esperto.

L'inchiesta dei magistrati genovesi guarda a valle, verso l'interratura del Bisagno, per ricostruire omissioni ed eventuali responsabilità sulla mancata realizzazione di un'opera che 41 anni fa venne giudicata «prioritaria» per la sicurezza del territorio nazionale. Il governo dell'epoca, presidente del Consiglio Emilio Colombo, chiede a una commissione guidata dal ministro senza portafoglio per le Regioni Eugenio Gatto di stilare un elenco delle cinque più grandi emergenze nazionali. Al primo posto c'è la messa in sicurezza dell'Arno, esondato quattro anni prima. Al secondo c'è il Bisagno. L'interratura del torrente viene giudicata «insufficiente». È stata progettata nel 1928 e realizzata in dieci anni dal governo fascista, che sull'alveo originario, largo 90 metri, costruisce una strada che nel 1945 diventa l'attuale viale delle Brigate partigiane, e lo circonda di palazzi, stringendo lo spazio del torrente ormai sotterraneo di una trentina di metri.

Nel 1971 Colombo dà alle amministrazioni locali il compito di risolvere il problema. Con calma, che non c'è fretta: passano solo 18 anni, consumati in sfinenti dibattiti. C'è chi vuole deviare il torrente in cima, chi si accontenta di una via di fuga laterale per l'acqua, chi vuole grattare sul fondo, e chi invece si accontenterebbe di allargare la copertura esistente e portarla almeno a 800 metri cubi. Per ingannare il tempo e alleggerire il Bisagno, nel 1989 viene deciso di fare lo scolmatore del rio Fereggiano, che porta ancora il nome di «progetto pilota». I lavori si interrompono con la Tangentopoli genovese. Cade la giunta, il Comune paga 9 miliardi di lire in penali alle ditte appaltatrici. Resta un canale abbandonato lungo 900 metri, a futura memoria.

Nel 1998 tutti d'accordo. Allargamento più scavo del fondo, si parte cominciando dal mare e all'indietro verso la massicciata, dividendo l'opera in tre parti. Con il primo lotto tutto bene. Un po' meno con il secondo, che doveva essere completato nel 2009, ma è ancora un cantiere aperto. La Pamoter, unica azienda titolare, subisce una serie di rivolgimenti societari, i lavori vengono divisi in subappalti, due ditte subentranti falliscono. E i costi si impennano, passano da 50 a 70 milioni di euro, con la Guardia di Finanza che indaga sulle cause del salasso, mentre un'altra inchiesta viene aperta sulla girandola di società.
MARTA VINCENZI che dice che la sua colpa "é solo di non aver disposto la chiusura della città"
Leggete le date della Storia e le date dei suoi incarichi di Amministrazione  e Governo della città di Genova: e Bersani parla di "capro espiatorio"!!!

L'ultimo capitolo della saga porta una firma destinata da lì a poco ad avere una certa notorietà. Il progetto esecutivo del terzo lotto, quello che arriva fino alla massicciata, mestamente ferma a 500 metri cubi di portata, viene approvato nel giugno 2008 dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici presieduto da Angelo Balducci, attuale imputato principe nel processo sulla presunta «cricca». Grandi strette di mano, complimenti a mezzo stampa. Ma c'è un dettaglio. Il costo previsto è di 250 milioni di euro, oggi lievitato a 270. Dal ministero dell'Economia fanno sapere che manca la copertura finanziaria, tanti cari saluti al nuovo alveo. E un benvenuto al liberatorio coro sulla fatalità. Le colpe dell'ultima alluvione, quelle sono come il Bisagno. Le vedi, e poi non le vedi più.

Marco Imarisio
Corriere della Sera.it
07 novembre 2011 09:59

ELIMINANDO IL VITALIZIO AI PARLAMENTARI (LORO NON HANNO VOLUTO) SI RECUPEREREBBERO 150.000.000 DI EURO L'ANNO. PENSATE QUANTE OPERE PUBBLICHE CI SI POTREBBERO FARE.