venerdì 16 dicembre 2011
Meno male che ha dato le dimissioni
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Politica
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
giovedì 15 dicembre 2011
Islanda: è davvero così facile?
Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale
di Andrea Degl'Innocenti - tratto da http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html
di Andrea Degl'Innocenti - tratto da http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html
L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzione .
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
E' davvero così facile liberarsi del debito?
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
mercoledì 14 dicembre 2011
Un appuntamento culturale aperto a tutti per Latina e Roma
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Comunicazioni
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
martedì 13 dicembre 2011
Ricevo e diffondo
Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile !!!
MASSIMO GRAMELLINI - LA STAMPA
Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello
che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della
Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi
centrafricani. E io le verserò fino all'ultimo centesimo, senza trucco e
senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi
si consenta di essere furibondo.
Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una
giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e
lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di
indebitarvi ? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi - frutto del
lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci - servissero
a finanziare le scuole e gli asili-nido, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi
degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono
con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico,
che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di
me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell'accozzaglia
di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in
piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che
campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità.
In attesa di riforme strutturali, che dopo vent'anni di chiacchiere sono
ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un
sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella
dei poveri.
Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro.
Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà
tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè
di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me
non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle
tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega
che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a
uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l'anno
(circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
E' un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i
medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più
neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi,
l'encefalogramma piatto dell'economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa,
sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo
imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia,
accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri
scandalosi privilegi fiscali.
Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non
paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche
hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite.
Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le
frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e
del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco.
Gli Irrintracciabili.
Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro?
Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d'ora in avanti non
avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma
così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare.
Poiché sono l'unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio
cominciare a togliermi qualche sfizio anch'io.
MASSIMO GRAMELLINI - LA STAMPA
Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello
che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della
Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi
centrafricani. E io le verserò fino all'ultimo centesimo, senza trucco e
senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi
si consenta di essere furibondo.
Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una
giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e
lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di
indebitarvi ? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi - frutto del
lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci - servissero
a finanziare le scuole e gli asili-nido, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi
degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono
con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico,
che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di
me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell'accozzaglia
di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in
piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che
campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità.
In attesa di riforme strutturali, che dopo vent'anni di chiacchiere sono
ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un
sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella
dei poveri.
Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro.
Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà
tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè
di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me
non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle
tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega
che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a
uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l'anno
(circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
E' un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i
medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più
neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi,
l'encefalogramma piatto dell'economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa,
sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo
imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia,
accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri
scandalosi privilegi fiscali.
Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non
paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche
hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite.
Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le
frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e
del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco.
Gli Irrintracciabili.
Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro?
Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d'ora in avanti non
avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma
così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare.
Poiché sono l'unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio
cominciare a togliermi qualche sfizio anch'io.
!!!!!!!!!!!!!
BABY PENSIONATI:
Esempi delle PENSIONI PIU’ RICCHE
MauroSANTINELLI classe1947;ramo telefonia;pensione lorda annua1.173.205,15
mensile 90.246;al giorno 553.258,90; ente INPS
mensile 28.593,00; al giorno 1.033,33;ente INPS
PENSIONE PER pochi GIORNI DI LAVORO
nome cognome, attività svolta per pensione/mese lorda; ente
Luca BONESCHI parlamentare 1 giorno 3.108,00 Camera
Piero CRAVERI parlamentare 8 giorni 3.108,00 Senato
Angelo PEZZANA parlamentare 8 giorni 3.108,00 Camera
Toni NEGRI parlamentare 64 giorni 3.108,00 Camera
Paolo PRODI parlamentare 126 giorni 3.108,00 Camera
Clemente MASTELLA giornalista 397 giorni (? importo non pervenuto) INPGI
Oscar Luigi SCALFARO magistrato 3 anni 7.796,85 INPDAP
SUPERBABY PENSIONATI
pensione/mese lorda; ente
Manuela MARRONE in BOSSI insegnante 39 anni 766,37 INPDAP
Giuseppe GAMBALE parlamentare 42 anni 8.455,00 Camera
Antonio DI PIETRO magistrato 44 anni 2.644,57 Inpdap
Rainer Stefano MASERA banchiere 44 anni 18.413,00 INPS
Pier Domenico GALLO banchiere 45 anni 18.000,00 INPS
Rino PISCITELLI parlamentare 47 anni 7.959,00 Camera
Pier Carmelo RUSSO assessore Sicilia 47 anni 10.980,00 Regione Sicilia
Mario SARCINELLI banchiere 48 anni 15.000,00 INPS
Alfonso PECORARO SCANIO parlamentare 49 anni 8.836,00 Camera
Vittorio SGARBI parlamentare 54 anni 8.455,00 Camera
Esempio di 3 PENSIONI SENZA LIMITI DI CUMULO
nome cognome pensioni/ mese lorde ente
Romano PRODI
4.246,00 INPDAP
4.725,00 Parlamento
5.283,00 Unione Europea
Esempio di 2 PENSIONI SENZA LIMITI DI CUMULO
nome cognome pensioni/ mese lorde ente
Luciano VIOLANTE
7.317,00 INPDAP
9.363,00 Camera
Esempio di 2 PENSIONI E UNO STIPENDIO SENZA LIMITI DI CUMULO
nome cognome pensioni/mese lorde + stipendio lordo ente
Giuliano AMATO
22.048,00 INPDAP
9.363,00 Parlamento
(?cifra non pervenuta) stipendio di Deutsche Bank
Giulio ANDREOTTI
5.823,00 INPDAP
5.086,00 INPGI
19.053,75 stipendio da parlamentare
Esempio di 1 PENSIONE E UNO STIPENDIO SENZA LIMITI DI CUMULO
nome cognome pensione/mese lorda + stipendio lordo ente
Renato BRUNETTA
4.352,00 INPDAP
19.053,75 stipendio da parlamentare
Giuseppe FIORONI
2.008,00 INPDAP
19.053,75 stipendio da parlamentare
Rocco BUTTIGLIONE
5.498,00 INPDAP
19.053,00 stipendio da parlamentare
Achille SERRA
22.451,00 INPDAP
19.053,75 stipendio da parlamentare
NON HO POTUTO RIPORTARE L'INTERA TABELLA MA SO CHE E' NOTA A MOLTI.
Solo uno che è "fuori" dalla realtà, come ho scritto nel mio post precedente, può dire che è Monti che ha "tirato la polpetta avvelenata". Mi viene da cantare:
Ah! ça ira, ça ira, ça ira, .....
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Che teatrino!!!
Da: Il Giornale.it
La crociata della Bindi, la regina dei benefit
La Bindi fa il pieno di indennità, ma spara su Monti perché vuole imporre tagli agli onorevoli.
di Laura Cesaretti - 13 dicembre 2011, 08:00
Roma - Per una volta, Rosy Bindi ha messo tutti d’accordo, a destra come a sinistra e persino nel suo partito. Non capita spesso, ma stavolta, con la sua dura intervista alla Stampa, la presidente del Pd ha dato voce ad una irritazione profonda contro il governo dei «professori» che serpeggia trasversalmente tra i parlamentari italiani: quell’articoletto sui compensi degli eletti, infilato dall’esecutivo nel decreto Salva-Italia è «una scivolata», «un errore che da un governo di competenti non ci si aspettava, e che paghiamo caro».
Insomma, «una caduta di stile, che perdoniamo anche se in un momento come questo è grave». Certo, dice la Bindi, le indennità di deputati e senatori vanno tagliate, «subito e anche più della media europea», ma la commissione Giovannini è già al lavoro per farlo e nessuno nel Palazzo vuole rallentare o rinviare. Tanto più che sui vitalizi «abbiamo già giocato di anticipo», e che l’indennità parlamentare «non è più indicizzata dal 2001» (al contrario di quella dei magistrati, cui era agganciata fino ad allora), e in questa legislatura è già stata sforbiciata di ben 1500 euro. Dunque quella del governo è una intromissione superflua e pure indebita, che serve solo a contribuire alla campagna di «delegittimazione del Parlamento».
Un grido di dolore dell’unica «casta» su cui si sta abbattendo l’orrore popolare contro i privilegi del potere, e un - sia pur cauto - atto di accusa contro il governo. Certo, a Montecitorio c’è chi fa notare che forse la Bindi non era la più adatta a farsene portavoce, visto che da vicepresidente della Camera percepisce, oltre alla normale indennità, anche quella aggiuntiva di carica (oltre 5mila euro mensili lordi), la macchina con autista e l’appartamento di servizio al piano nobile del palazzo. Ma lei per prima mette le mani avanti e dice che «bisogna intervenire sui privilegi di presidenti, vice e presidenti di commissione».
E moltissimi nel Palazzo condividono i suoi sospetti e la sua ira. «Quella norma infilata nel decreto non è una svista ma una polpetta avvelenata», spiega ad esempio - dietro assicurazione di anonimato - un dirigente Pd. «Nel momento in cui sta varando una manovra impopolarissima, il governo di Supermario ha trovato il modo per dare in pasto all’opinione pubblica un capro espiatorio, il Parlamento dei privilegi, spostando su di noi la riprovazione generale e allontanandola da sé. E noi purtroppo li abbiamo aiutati, con la stupidità delle nostre reazioni difensive, a cominciare da quelle di Fini».
Di un «clima di odio» fomentato dalla stampa parla anche Guido Crosetto, Pdl: «I giornali titolano e polemizzano sul nulla. La norma prevista nella manovra Monti, è già legge. Già è previsto l’adeguamento, già è prevista la tagliola al primo gennaio». Sarà, ma ormai è difficile arginare le polemiche, che neppure la nota con cui Fini e Schifani assicuravano domenica che il Parlamento è pronto ad «assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti» ha affievolito. Casini e Di Pietro si accodano.
«Chi più ha più deve dare: entro il 31 dicembre, come deciso dal governo, ci devono essere tagli anche per noi», tuona il leader Udc. Mentre l’ex pm annuncia un emendamento per decurtare gli stipendi: «Mi auguro venga approvato".
!£$£$£$£$£$!
Non siamo in Siria e quindi possiamo ancora ridere di chi sta sulle poltrone del potere. Perché fanno ridere è accertato! Apprendiamo con piacere che: l’indennità parlamentare «non è più indicizzata dal 2001» (al contrario di quella dei magistrati, cui era agganciata fino ad allora), e in questa legislatura è già stata sforbiciata di ben 1500 euro (come faranno con 1500 euro di meno?!!! Lo stipendio, documentabile, di un professore di ruolo della scuola pubblica con un'anzianità decennale!!!).
Bindi da vicepresidente della Camera percepisce, oltre alla normale indennità, anche quella aggiuntiva di carica (oltre 5mila euro mensili lordi), la macchina con autista e l’appartamento di servizio al piano nobile del palazzo (scusate se è poco!!!!).
«Quella norma infilata nel decreto non è una svista ma una polpetta avvelenata», spiega ad esempio - dietro assicurazione di anonimato - un dirigente Pd. (poverini!! Mario Monti è un avvelenatore di cani.... ops! volevo dire di indefessi lavoratori parlamentari!)
... il governo di Supermario ha trovato il modo per dare in pasto all’opinione pubblica un capro espiatorio, il Parlamento dei privilegi, spostando su di noi la riprovazione generale e allontanandola da sé. E noi purtroppo li abbiamo aiutati, con la stupidità delle nostre reazioni difensive, a cominciare da quelle di Fini» (anime innocenti!!! Questo cattivone di Supermario, come lo chiama l'anonimo (coraggioso, mica vile!) dirigente del Pd, ha cercato un capro espiatorio!! Perché, chiuso nel suo mondo ovattato di benefit e soldi pubblici, lui non si era accorto che la gente, già molto prima che Napolitano corresse ai ripari chiamando Monti a rimediare i guasti, ne aveva abbondantemente le scatole piene della Casta!!!) E che dire di: ...li abbiamo aiutati, con la stupidità delle nostre reazioni difensive, a cominciare da quelle di Fini» ( a Roma se dice: svejeteeee!!! Fini, povero cocco, ha dei precedenti in materia, fa finta di non sapere che a Borghesi obiettava di "diritti acquisiti", quindi secondo lui intoccabili, di "consolidate consuetudini"...).
NON C'E' PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE E PEGGIOR CIECO DI CHI NON VUOL VEDERE, QUESTI PROPRIO SE LO VOGLIONO IL VAFF....... GRIDATO DA GRILLO, CHE NON APPROVO, PERO' SE LA TIRANO PROPRIO!!!
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Politica
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 11 dicembre 2011
Quanto sono brutti i SUV!
Travolge utilitaria e fugge, morto un uomo gravissima figlia
L'investitore e' stato poi arrestato dai carabinieri
11 dicembre, 2011
(ANSA) - IVREA (TORINO), 11 DIC - Ha tamponato violentemente un'utilitaria, causando la morte del conducente e ferite gravissime per la figlia di quattro anni poi e' fuggito ma e' stato rintracciato da carabinieri. L'incidente sulla statale 26, fra Borgofranco e Montalto Dora (Torino). La Panda guidata da Oscar Clerico, 43 anni, di Borgofranco, e' stata travolta da una Bmw X6. L'uomo e' morto, la figlia e' ricoverata in condizioni gravissime al Regina Margherita di Torino. Ferita anche la moglie. (ANSA).
una Bmw X6
Mi spiace, ma lo penso e lo scrivo: spesso, troppo spesso, chi provoca incidenti gravi sono guidatori di SUV. Da automobilista ogni giorno vedo come guidano: si sentono "più su", si sentono i padroni della strada e fanno scorrettezze gravi, vista la mole del mezzo sono più pericolosi di altri veicoli.
Immagino le obiezioni: sono scorretti anche i guidatori di altri tipi di veicoli... Certo, ma nei guidatori di SUV deve scattare qualcosa che li fa agire in modo anomalo... Certo ci sono le eccezioni, ma confermano la regola. Come esiste in alcuni individui l'identificazione con il proprio cane, che vogliono minaccioso ed aggressivo, così avviene per molti individui con la propria auto.
Altra considerazione: ci si lamenta del disavanzo di bilancio e le cause sono molteplici naturalmente... Ad una di queste contribuiscono molti italiani, facendo pendere la bilancia degli acquisti di automobili più verso le importazioni che verso auto costruite in Italia. I parcheggi e le strade sono piene di auto tedesche, francesi ecc.. Sicuramente più costose delle italiane. L' opinione giustificativa di questa scelta esterofila è che sono migliori. Non è vero, secondo me... Penso che siamo, in questo, un po' provinciali e sempre pronti a disprezzarci, anche quando non ce ne è motivo.
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Criminalità stradale
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Argomento caldo, anzi caldissimo!
Da: Il Tempo.it Alberto Di Majo 11/12/2011
Niente tagli alla Casta
Rivolta degli onorevoli
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| "ONOREVOLI" ALLA BUVETTE della CAMERA |
Nella manovra ridotte le indennità. Il presidente Fini: norma scritta male.
Il governo Monti ci ha provato. Al comma 7 dell'articolo 23 la manovra stabilisce che dal 1° gennaio 2012 gli stipendi di amministratori, sindaci, consiglieri e parlamentari siano equiparati a quelli europei. Nel caso di deputati e senatori 5.339 euro al mese netti. Invece dei quasi 12 mila che si mettono in tasca ora. Il provvedimento ha suscitato la rivolta degli onorevoli. È stato il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, a chiarire che si tratta di una scelta «inopportuna»: Camera e Senato, infatti, hanno piena autonomia di bilancio. Dunque soltanto loro possono decidere se tagliare gli stipendi o no. Tra l'altro c'è una Commissione specifica, guidata dal presidente dell'Istat Giovannini, che, prima di qualsiasi modifica, fornirà uno studio esaustivo sugli stipendi dei politici italiani e di quelli europei. Ma la questione è più complessa. Perché lo stipendio dei parlamentari è, propriamente, soltanto l'«indennità», poco meno di 5 mila euro netti al mese. Gli altri 7 mila e più sono frutto di altre voci, come la «diaria», cioè le spese per il soggiorno a Roma (3.690 euro al mese) il «rapporto eletto-elettori», poco più di 3.500 euro netti al mese per organizzare eventi politici. Infine 4.090 euro per la segreteria, che tanti parlamentari trasferiscono soltanto in parte ai propri collaboratori. Dunque ridurre l'indennità e portarla al livello europeo non sarebbe un sacrificio, visto che è già vicina ai valori degli altri parlamentari dei Paesi dell'Ue. Piuttosto si dovrebbero diminuire le altre dotazioni. Ma possono farlo soltanto le assemblee di Montecitorio e Palazzo Madama. Lo chiarisce Fini: «Escludo che nel Parlamento ci possa essere un'azione dilatoria o di contrasto nei confronti di quello che inopportunamente il governo ha inserito nel decreto: la riforma delle indennità e del trattamento economico degli stipendi dei parlamentari, adeguandoli alla media di quelli degli altri Paesi europei». Fini ha ricordato la Commissione che dovrà «individuare una modalità che non si discosti troppo da quella già in atto negli altri Paesi europei». Poi ha aggiunto: «Questa Commissione terminerà il proprio lavoro nel più breve tempo possibile. Mi auguro che lo faccia nelle prossime settimane, dopodiché le due Camere tradurranno in apposite norme interne il risultato dei lavori. Nel decreto del governo la norma era stata scritta male nel senso che non è possibile intervenire per decreto nell'ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere». Secondo il numero uno di Montecitorio «il governo è perfettamente consapevole dell'errore e la norma sarà corretta». Niente da fare, insomma. Gli stipendi dei parlamentari per ora non si toccano. Netto anche il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, che precisa: «Non sarà un rinvio». «Entro trenta giorni» dalla presentazione del lavoro della Commissione, il Parlamento deciderà le riduzioni. Anzi, ha proseguito Corsaro, «noi parlamentari vogliamo dare garanzie che ci sarà l'adeguamento degli stipendi e che sarà fatto in tempi certi». Ma se l'indennità risulterà minore di quella degli altri parlamentari europei? L'aumenteranno? O, piuttosto, taglieranno la diaria e le altre voci? Non si sa. C'è chi s'indigna: «Nella drammatica crisi che vivono le famiglie italiane è francamente indecente la "rivolta" di alcuni parlamentari contro il taglio dell'indennità», tuona il leader dei Verdi Angelo Bonelli. Sì ai tagli anche dall'ex ministro Gelmini (Pdl) e dall'esponente Pd Matteo Renzi, che si sfoga su twitter: «È stato superato il senso del pudore». Ma c'è chi fa opposizione, anonima: «Sa quanto ho speso per arrivare in Parlamento?». (Ha fatto un investimento!! Altro che studiare per lauree, specializzazioni, pubblici concorsi!! Raccattare voti per andare in Parlamento o al Senato è il vero investimento!!)
Qualche voce sana si è levata fra quelli della Casta: le parole INDECENTE, SUPERATO IL SENSO DEL PUDORE, sono più che adeguate allo spettacolo che danno coloro che vorrebbero essere chiamati ONOREVOLI.
Non ci riuscì Borghesi per ben due volte (vedere i miei post precedenti sulle spese che sosteniamo per mantenere i disonorevoli: Legge di iniziativa popolare, Finanziamento pubblico ai partiti contro il referendum, Bossi:'La gente ci ammazza') ed ora sono con le spalle al muro ma difendono a colpi di "correttezza delle procedure" i loro privilegi.
Spero che gli italiani si ricorderanno, quando andranno a votare di nuovo, di chi vanno a mettere su quegli scranni.
Spero che gli italiani si ricorderanno, quando andranno a votare di nuovo, di chi vanno a mettere su quegli scranni.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
sabato 10 dicembre 2011
François Cheng
L'Autore del libro "Le parole di Tianyi", "Le Dit de Tianyi", François Cheng, Accademico di Francia, cinese naturalizzato francese, ha pubblicato un poema sulla sua esperienza a Lerici dove l'ho incontrato nel settembre 2009, quando gli è stato conferito il Premio per la Poesia "LericiPea".
Per me è stato un onore essere invitata da lui, personalmente, ed una grande emozione.
L'ho conosciuto attraverso il suo libro "Le parole di Tianyi", uno di quei libri che, come per magia, toccano l'essenza più profonda del nostro essere, perché in esso trovi una parte di te stesso. E' una cosa misteriosa che supera lo spazio ed il tempo ed accade a chiunque ami la lettura. Per questo libri scritti in epoche lontane conquistano esseri umani nati in epoche successive ed il legame mentale con lo scrittore, ormai così distante nel tempo, è qualcosa di meraviglioso. La scrittura è l'unico mezzo di comunicazione che sconfigge il tempo e lo spazio: tutto si annulla in un presente in cui il lettore scopre che in un luogo lontano del pianeta, in un tempo diverso da quello che sta vivendo, una persona con esperienza e cultura differenti trasmette verità e sentimenti che chi legge prova.
A Lerici non si può non pensare a Shelley. François Cheng nel suo poema fa riferimento al poeta romantico che perì in quel mare che tanto amava.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin.
Ne riporto qui la prima parte.
Ne riporto qui la prima parte.
François Cheng
Élégie de Lerici
à Shelley
Nous voici enfin réunis. Car jamais
Je n'ai oublié ton lointain appel
Lancé par-dessus les flots déchaînés,
Appel un jour entendu dans les tréfonds
D'une vallée chinoise... Ah! miracle
Du destin. Je me découvre ici, en ce lieu
De tes adieux, ta voix soudain à portée
Du coeur, du corps: coup de soleil
Brûlant encore, ou doux chuchotis, apaisé., posé ici
Oui, nous voici réunis, moi ayant franchi
Les passes de l'espace et les cycles du temps,
Toi , ayant à bout d'errance, posé ici
Ta singuliére empreinte. Blanche présence
De ce temple du chant, sur fond de collines
Surplombant la mer. Immuable brancher
Néanmoins transmuante: noble diadème
Dans le feu du couchant, astre géant
Au coer de la vaste nuit stellaire.
Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:
Elegia di Lerici
Appel un jour entendu dans les tréfonds
D'une vallée chinoise... Ah! miracle
Du destin. Je me découvre ici, en ce lieu
De tes adieux, ta voix soudain à portée
Du coeur, du corps: coup de soleil
Brûlant encore, ou doux chuchotis, apaisé., posé ici
Oui, nous voici réunis, moi ayant franchi
Les passes de l'espace et les cycles du temps,
Toi , ayant à bout d'errance, posé ici
Ta singuliére empreinte. Blanche présence
De ce temple du chant, sur fond de collines
Surplombant la mer. Immuable brancher
Néanmoins transmuante: noble diadème
Dans le feu du couchant, astre géant
Au coer de la vaste nuit stellaire.
Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:
Elegia di Lerici
a Shelley
Eccoci infine riuniti. Poiché mai
Ho dimenticato il tuo lontano richiamo
Lanciato al di sopra dei flutti infuriati,
Richiamo sentito un dì nelle profondità
Di una vallata cinese... Ah! miracolo
Del destino. Mi scopro qui, in questo luogo
Dei tuoi addii, la tua voce improvvisa a portata
Del cuore, del corpo: colpo di sole
Ancora bruciante, o dolce bisbiglio, acchetato.
Sì, eccoci riuniti, ho superato
Le strettoie dello spazio e i cicli del tempo,
Tu andando, come errabondo, lasciasti qui
La tua singolare impronta. Bianca presenza
Di questo tempio della poesia, sullo sfondo di colline
Strapiombanti sul mare. Eterno candore
Tuttavia trasmutante: nobile diadema
Nel fuoco del tramonto, astro gigante
Nel cuore della vasta notte stellare.
Richiamo sentito un dì nelle profondità
Di una vallata cinese... Ah! miracolo
Del destino. Mi scopro qui, in questo luogo
Dei tuoi addii, la tua voce improvvisa a portata
Del cuore, del corpo: colpo di sole
Ancora bruciante, o dolce bisbiglio, acchetato.
Sì, eccoci riuniti, ho superato
Le strettoie dello spazio e i cicli del tempo,
Tu andando, come errabondo, lasciasti qui
La tua singolare impronta. Bianca presenza
Di questo tempio della poesia, sullo sfondo di colline
Strapiombanti sul mare. Eterno candore
Tuttavia trasmutante: nobile diadema
Nel fuoco del tramonto, astro gigante
Nel cuore della vasta notte stellare.
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François Cheng
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Senza parole...
10.12.2011 Da: TGCOM24
Indennità ridotte di 5mila euro, scatta la rivolta tra i parlamentari: "Spetta a noi decidere"
Dagli oltre 11mila euro mensili si passerebbe a poco più di 5mila come nel resto d'Europa
foto LaPresse
L'indennità di un deputato italiano oggi ammonta a 11.704 euro, ovviamente al netto della diaria. E' di circa 6mila euro in meno (per la precisione 5.339) la media delle retribuzioni nell'eurozona. Cifre a cui guarda come modello il governo con l'obiettivo di ridurre i costi della politica. Cifre che farebbero venire un colpo ad Alessandra Mussolini, che al settimanale A ha dichiarato: "Togliere il vitalizio è istigazione al suicidio". (Senza ritegno!!!!)
I parlamentari preferirebbero invece adeguarsi a Strasburgo: un eurodeputato guadagna infatti quasi 6mila euro netti mensili, ma al netto dei generosi benefit, e i collaboratori sono a carico del Parlamento. I tecnici di Montecitorio hanno fatto due conti e hanno scoperto che l'adeguamento all'Europarlamento farebbe quasi raddoppiare i costi della "casta" anziché ridurli.
I parlamentari preferirebbero invece adeguarsi a Strasburgo: un eurodeputato guadagna infatti quasi 6mila euro netti mensili, ma al netto dei generosi benefit, e i collaboratori sono a carico del Parlamento. I tecnici di Montecitorio hanno fatto due conti e hanno scoperto che l'adeguamento all'Europarlamento farebbe quasi raddoppiare i costi della "casta" anziché ridurli.
!!£$£$£$£$£$£$!!
Perché dobbiamo tollerare questa massa di parassiti che, continuamente, ci dimostra di non avere etica, di non avere competenze, di non avere nulla per stare lì a decidere delle nostre vite? Le eccezioni confermano la regola, e restano eccezioni.
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venerdì 9 dicembre 2011
ACEA ATO2 E BRIANZACQUE OBBEDISCONO A LEGGI DI STATI DIVERSI O ENTRAMBE A LEGGI ITALIANE?
ACEA ATO2
Consiglio d'Amministrazione
Componenti Carica
| Sandro Cecili | Presidente | |
| Salvatore Doddi | Vice Presidente (appartenente al partito Italia dei Valori) | |
| Alessandro Filippi | Consigliere | |
| Stefano Antonio Donnarumma | Consigliere | |
| Massimo Milani | Consigliere | |
| Alfonsino Mei | Consigliere | |
| Andrea Bossola | Consigliere | |
| Emanuela Cartoni | Consigliere |
| Componenti | Carica | |
|---|---|---|
| Corrado Gatti | Presidente | |
| Leonardo Quagliata | Sindaco effettivo | |
| Stefano Gazzani | Sindaco effettivo | |
| Nicola Lorito | Sindaco supplente | |
| Roberto Cadoni | Sindaco supplente |
Società di Revisione
Reconta Ernst&Young S.p.A.
Tutte queste brave persone sanno che ci sono zone servite da ACEA ATO2 che sono prive di rete fognaria, MAI COSTRUITA, ma la fatturazione intimidatoria del Servizio inesistente viene fatta dal 2007 e i cittadini ci pagano l'IVA al 10%.
I Sindaci lo sanno e non fanno nulla. Dicono ai cittadini di pazientare, altrimenti ACEA ATO2 toglie loro la fornitura dell'acqua (unico contratto che queste utenze possono aver sottoscritto non potendo chiedere allaccio a ciò che NON ESISTE). Altre voci messe in giro ad hoc, per disincentivare azioni legali, dicono che potrebbero, per ritorsione, iniziare a fare controlli sulle fosse biologiche cercando appigli per il loro rifacimento.
Una situazione vergognosa, indegna di un Paese civile. In altre zone d'Italia, altre Società che gestiscono questi Servizi (vedi il mio post precedente) hanno applicato le leggi rispettando i cittadini in perfetto accordo con le Associazioni dei Consumatori.
Dal post precedente a questo:
BRIANZACQUE: "Il censimento, preventivamente illustrato e discusso con Federconsumatori e Adiconsum, andrà avanti fino al mese di maggio con un programma di lavori serrato.
Dal post precedente a questo:
BRIANZACQUE: "Il censimento, preventivamente illustrato e discusso con Federconsumatori e Adiconsum, andrà avanti fino al mese di maggio con un programma di lavori serrato.
Anche nei comuni di Idra, controllata al 100% da BrianzAcque, la verifica per stabilire chi non è servito dalla fognatura pubblica sta andando avanti, rispondendo così alle richieste degli utenti."
Anche la Federconsumatori di Frascati, da me personalmente consultata il 3 ottobre 2011, ha sconsigliato ricorsi o "class action" adducendo scarse o nulle possibilità di avere giustizia.
Un consiglio: la Sede di Frascati chiedesse lumi alla Federconsumatori che collabora con BRIANZACQUE , vediamo se si riesce ad applicare le leggi anche nella zona dei Castelli Romani o se è "una terra di nessuno".
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Bossi mi critica? "Lo fa per conquistare voti". Ma non abbiamo dubbi che tutta la gazzarra che sta facendo insieme a tutti gli altri della Lega sia finalizzata solo a questo. Il triste è pensare a che tipo di menti possono essere conquistate dalla cagnara di questi figuri che dicono che questa manovra colpisce con le tasse "il popolo del Nord"... Perché quelle che dovrò pagare io che sono romana me le pagano loro?
Il Cavaliere poi dice: "Sto leggendo i diari di Mussolini e le lettere della Petacci. Devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni. Perché viene fuori come chi sta al governo del Paese non abbia veramente dei poteri" Ecco, trovo questo inquietante. Per prima cosa, onde sfatare ogni dubbio, chiedo a tutti quelli che leggono questo blog: "Ma non era stato accertato che erano falsi questi diari? Nonostante la nipote Alessandra li avesse riconosciuti come autentici a "Porta a Porta" in presenza di Dell'Utri, "lo scopritore"?" Boh?! Comunque è lo stesso inquietante che questo Berlusconi si dedichi a simili letture. Che "ci si ritrovi" non lo trovo strano, anzi, soprattutto in fatto di amanti e adulterio. Che, poi, Mussolini non avesse abbastanza poteri.... beh... la storia dice che ne ha avuto pure troppo di potere e che l'ha usato per condurci alla rovina.