domenica 1 gennaio 2012

Uomini e cani

DA: Il Corriere della Sera.it 31 dicembre 2011

Se il cane uccide, il padrone è un killer

La sentenza conferma la condanna di duplice omicidio colposo per un proprietario. I suoi cani avevano ucciso due uomini

MILANO - Se il cane toglie la vita a qualcuno il padrone è responsabile. A dirlo è una sentenza della Cassazione che fa ricadere le responsabilità degli atti di un animale direttamente sul padrone.
LESIONI E MORSI - La Quarta sezione penale con la sentenza 48429 ha dichiarato inammissibile il ricorso di G. M., 40enne pugliese, e, convalidando la condanna del padrone per duplice omicidio colposo stabilita per due casi di decesso causati dai suoi cani, ha fatto notare che «non può essere messo in discussione che la morte dei due uomini è riconducibile ai due cani di proprietà del ricorrente». A dimostrarlo «la presenza sul corpo delle vittime di plurime lesioni da morsi di cane in punti vitali e le concordi testimonianze delle persone, compresi i carabinieri intervenuti sul posto, che hanno assistito alla parte finale dell'aggressione, quando gli animali stavano ancora infierendo» sui due malcapitati.
ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO - Ma non è finita. Per la Suprema Corte, ha pesato «l'atteggiamento palesemente aggressivo tenuto dai cani quando, rifugiatisi nell'abitazione dell'imputato, dopo il fatto, manifestarono palese aggressività anche nei confronti di chiunque tentasse di avvicinarsi a loro, compreso il padrone». E a nulla è valso il tentativo dell'imputato di discolparsi dicendo che non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti avevano lasciato il cancello della sua villa aperto, favorendo così l'uscita dei due feroci cani. Insomma, conclude la Cassazione, «è accertata la colpa» di G.M., il padrone dei cani «per la mancata adozione delle cautele e sussistente il rapporto di causalità tra la sua condotta e l'evento verificatosi». Quanto al presunto tentativo di furto da parte di ignoti, la Suprema Corte si limita a rilevare che il proprietario dei cani, presentatosi dai carabinieri per denunciare la scomparsa dei cani, «non aveva fatto alcun cenno» del fatto.

A questa notizia sono seguiti numerosi commenti sotto l'articolo. Ne riporto solo uno perché è emblematico della superficialità di chi legge senza rilevare quello che è chiaramente scritto e addirittura invia un commento senza riflettere:

al solito non si capisce,volutamente, nulla
31.12|15:14 wing125
nulla si sa delle circostanze . se i due cani hanno azzannato due ladri che cercavano di entrare in un luogo che i cani erano addestrati a difendere, oppure se si trattava di due malcapitati in qualche modo così sfortunati da incontrare per strada due bestie feroci , ed un criminale di padrone che ha guardato senza intervenire. insomma, per me qualche differenziuccia c'è . invece, al solito, si toglie ogni possibilità di comprendere, massificando tutto e mettendo l'accento sulla morte e basta . il solito brutto modo di manipolare le coscienze così in voga da noi, dove la morale ed il senso minimo della giustizia si sono perdute.

Ecco il pezzo dell'articolo che dice chiaramente che il padrone ha tentato di discolparsi affermando: ....... non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti avevano lasciato il cancello della sua villa aperto, favorendo così  l'uscita dei due feroci cani
Dunque i cani erano usciti dal cancello... Come abbia fatto il lettore ad ipotizzare che i due sventurati sbranati dai cani-belva potessero essere due ladri, visto che nessuno si è introdotto nello spazio che i cani dovevano difendere, ma sono loro che ne sono usciti, come dichiarato dallo stesso padrone nel tentativo di giustificarsi per la mancata custodia, è cosa che lascia un senso di desolazione per la volontà di molti di NON VEDERE la realtà anche quando c'è una rara sentenza che fa giustizia.

Ho notato spesso una partigianeria ottusa in questi tragici casi, in cui dei dissennati si gettano in difesa dei cani e dei padroni che li detengono in nome di un mal riposto amore per i cani.

Ho sempre praticato i cani perché avevo un padre cacciatore. Era un cacciatore alla Turgenev: amava camminare da solo per ore in zone isolate con il suo cane che gli correva intorno; aveva con esso un rapporto fra esseri viventi pensanti, anche se in modo diverso, appartenendo ciascuno ad una differente specie animale.
Passavo con i cani di mio padre il periodo estivo, non potendo tenerli in città, chiusi in un appartamento avrebbero sofferto. Ho molti aneddoti su questa esperienza di vita con i cani di mio padre. Ho imparato da bambina che essi sono tutti diversi, come gli uomini, alcuni possono essere simili, come gli uomini, ma ognuno ha la propria personalità, il proprio carattere.
Racconterò solo un aneddoto perché è vivo nel ricordo e commovente, ma ne avrei tanti da raccontare...
Ero in casa, seduta al tavolo del tinello, e piangevo silenziosamente per un dolore. Senza singhiozzi le lacrime mi scendevano silenziose sul viso quando, da sotto il tavolo dove, da me dimenticato, era Bobby, o forse era Bricco suo figlio, non ricordo più bene perché avevano lo stesso mantello color marrone, sentii un lieve guaire, di quelli che i cani fanno a bocca chiusa, solo con la gola e, subito dopo, qualcosa di caldo si posò sulle mie ginocchia spuntando da sotto il tavolo: il cane aveva posto il sotto del suo muso sulle mie ginocchia e guaendo dolcemente mi guardò con i suoi occhi intelligenti e buoni. La sorpresa per quel suo sentire silenzioso il mio dolore e parteciparvi mi commosse e mi consolò.

In seguito ho avuto cani miei, non da caccia, ma da difesa e compagnia: pastori tedeschi o belga. Delle bestie umane me li hanno avvelenati e l'ultimo fatto sparire e nemmeno la denuncia fatta ai Carabinieri ce lo ha fatto ritrovare.

Amo dunque i cani e li rispetto nella loro natura. Non ho frustrazioni da spostare su di loro rendendoli aggressivi, né vanità di sfoggiarli come cose... Ora, dopo la sparizione dell'ultimo, non ne ho voluti più per non soffrire.
Una donna sciocca, che ha l'incarico di dar da mangiare a cani del mio circondario, lasciati spesso da soli, appartenenti ad una razza inserita nel decreto dell'ex-ministro Sirchia come "destinataria di una particolare custodia e cautela" da parte dei detentori, ha detto con aria supponente "che i cani hanno diritto di abbaiare come e quanto vogliono" perché sono cani. L'atteggiamento saccente dell'ignara presuntuosa nasce proprio dalla mancanza di umiltà nel valutare sia i cani sia le persone. La superficialità porta questi individui a dare lezioni senza sapere e conoscere l'esperienza di chi hanno davanti. Amare i cani non vuol dire ammettere come giusto tutto quello che fanno. Sarebbe come dire che, amando gli esseri umani, si accettino i pedofili, gli assassini, gli stupratori e via dicendo.
Cani che assordano con i loro latrati per ore ed ore sono spesso cani resi disperati dai loro detentori. Cani feroci possono esserlo perché frutto di una selezione razziale operata dall'uomo, in aggiunta ad addestramenti dissennati all'attacco in nome di una ingiustificabile difesa. I miei sfortunati cani da guardia si limitavano ad abbaiare avvertendo se c'era una presenza estranea. Mai hanno latrato per ore. Così i cani di mio padre, che abbaiavano solo quando avevano stanato la lepre...
Dunque bene ha fatto la Giustizia ad emettere la sentenza di cui parla l'articolo: è una rara sentenza saggia che, comunque, non ripaga i due uomini del fatto di non esistere più e di aver fatto una morte atroce.


sabato 31 dicembre 2011

Buona Fine e Buon principio



Buon 2012
a tutti i frequentatori di questo blog

venerdì 30 dicembre 2011

Quanti Luigi XVI e quante Marie Antoniette?

Non se ne può piùùùùùùùù!!!!!
Quanti Luigi XVI e quante Marie Antoniette debbono portare sulle spalle gli Italiani?
Non temono il giusto taglio della testa costoro?
Grazie alla benemerita Rete Web l'informazione arriva, anche se non si è letto il giornale "Il Fatto Quotidiano" o non si è vista in TV la conferenza stampa dell'esterrefatto Presidente del Consiglio quando ha dovuto rispondere alla domanda del giornalista del "Fatto" sulle UOVA di STRUZZO!! 

Dalle uova di struzzo a ‘We want sex’ 
Le spese pazze dell’Agenzia del territorio

Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità del direttore Gabriella Alemanno, sorella del sindaco di Roma, e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) si è passati da 80 mila euro a un milione nel 2010, ma colpiscono i soldi spesi in gioiellerie e cene. Ad esempio al "Villa Oretta" di Cortina insieme a ben undici persone.


Poco meno di un milione e mezzo di euro di spese per comunicazione istituzionale e rappresentanza. L’Agenzia del territorio spende in rinfreschi, pranzi, convegni e mostre il doppio del costo delle bollette telefoniche delle sue cento sedi. Il buon esempio viene dall’alto, nonostante guadagni 300 mila euro lodi all’anno il direttore dell’Agenzia che dovrebbe occuparsi di catasto e conservatoria, Gabriella Alemanno, ha speso migliaia di euro in pranzi e cene di rappresentanza pagati con la sua carta di credito aziendale. A spese del contribuente. La sorella del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nominata a capo dell’Agenzia dal governo Berlusconi nel 2008, dopo essere passata prima dal Secit e dai Monopoli (sempre su nomina dei governi Berlusconi) è riuscita a pagare con i nostri soldi persino una cena a Cortina a suo fratello a margine di un evento sponsorizzato dall’Agenzia diretta dalla sorella e dall’Acea, controllata dal fratello. Una vera abbuffata di conflitti di interessi.

Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011. Il ministro dell’Economia e presidente del Consiglio Mario Monti, dovrebbe dare un’occhiata ai conti dell’Agenzia per vedere come viene applicato il suo invito alla sobrietà. Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage. A parte i 22 mila e 800 euro pagati all’Adnkronos per “supporto informativo multimediale” e i 20 mila euro per i servizi della Mp group, colpiscono le fatture importanti della società “Comunicare Organizzando” per esempio per la mostre dei 150 dell’Unità d’Italia (48 mila euro che però dovrebbero essere stati coperti dagli sponsor) e soprattutto le fatture delle gioiellerie.

Sfugge perché l’Agenzia compri 30 uova di struzzo decorate per 3 mila e 240 euro dalla gioielleria “Peroso”. “Sono state donate a rappresentanti di Stati esteri per esigenze di rappresentanza”, spiega Mario Occhi, responsabile comunicazione dell’Agenzia, anche se al Fatto risulta che un uovo sia finito a un comandante regionale della Finanza. L’Agenzia ha comprato anche 12 bicchieri in vetro soffiato dalla signora Maria Bonaldo di Mestre, che si dice conosca Gabrella Alemanno. Prezzo 1296 euro e destinazione ignota. “Saranno stati donati anche questi ad autorità estere”, dice sempre Mario Occhi. Si usano i soldi pubblici per promuovere persino una commedia sociale di Nigel Cole, “We want sex”, sulla battaglia delle operaie della Ford contro la discriminazione maschile. 800 euro per “affitto sala cinema Odeon per proiezione riservata del film il 17 gennaio 2011” più “vendita pop corn e bibita per 179 consumazioni, 5 euro cadauna, per un importo totale di 895 euro”. We want pop corn.

Poi ci sono i pranzi di rappresentanza. La “Bottega di Montecitorio” di via della Guglia a Roma è usata dal direttore dell’Agenzia come una seconda mensa. Peccato per i prezzi. Il 17 marzo 2011 spende 107 euro pubblici e poi ancora il 31 marzo spende altri 90 euro, il 7 aprile (70 euro) e poi ancora il 29 settembre (60 euro) sempre con ignoto commensale. Il 14 aprile del 2011 per un pranzo parco (63 euro) dichiara finalmente il suo ospite: è un suo amico di vecchia data, Antonio Liguori, nominato direttore generale del Teatro dell’Opera nel 2009, grazie al fratello Gianni Alemanno. La famiglia è molto unita. Il Fatto Quotidiano aveva già raccontato nell’agosto del 2010 la storia delle vacanze con dibattito di Gabriella e Gianni (con Isabella Rauti al seguito) in quel di Cortinaincontra. Ora scopriamo quanto ha pagato l’Agenzia del Territorio per sponsorizzare la manifestazione: 42 mila euro comprensive di Iva.

Ma l’Agenzia il 22 agosto del 2011 ha pagato altri 780 euro per ospitare a cena al “Villa Oretta” di Cortina ben undici persone. Oltre ai dirigenti di Ance, Confedilizia e Scenari Immobiliari, c’era anche “il sindaco di Roma Gianni Alemanno più ospite direttore Agenzia”. Talvolta il direttore tradisce la Bottega di Montecitorio: il 24 marzo per un pranzo con 28 commensali costato ben 616 euro, preferisce il “RomAntica” per “incontro con giornalisti stampa locale e referenti comunicazione”. Il 25 febbraio all’Os club alle Terme di Traiano paga 48 euro, e poi ancora il 14 febbraio altri 185 euro a causa di un vino importante (un Tignanello) e ancora il 9 agosto al Panda in Galleria Sordi, ma poi torna alla solita “Bottega di Montecitorio” il 20 aprile (89 euro) e il primo giugno (70 euro) il 12 ottobre (110 euro) il primo aprile al “Caffè delle Arti” (105 euro) il 14 aprile alla sala da tè Babington (115 euro). Filippo La Mantia è uno dei preferiti. Il 12 maggio (100 euro); il 26 settembre (100 euro); il 13 aprile 2011 con due giornalisti di un’agenzia di stampa (129 euro). Il 29 gennaio alla ” Taverna San Teodoro” ci sono quattro persone a tavola con la Alemanno per 443 euro. Il 23 maggio lo scialo viene scoperto da due magistrati della Corte dei Conti. Seguono la Alemanno nel locale dello chef La Mantia e non la mollano fino al conto. Purtroppo però mangiano a sbafo e non battono ciglio quando lei striscia la carta dell’Agenzia: 230, 50 euro. Il 4 luglio il direttore si sposta a Bari e pranza alla “Pignata” con cinque persone, il conto da 365 euro per “rappresentanti autorità locali”.

Quando si muove il direttore Gabriella Alemanno sembra un capo di Stato. Per esempio il 14 agosto del 2011 è a Cagliari e pranza con il Prefetto, due avvocati dello Stato e dirigenti delle agenzie del territorio e del demanio. La spesa per 13 pasti a base di pesce dal “Corsaro Deidda” è di 890 euro. Il 10 maggio del 2011 la Alemanno vola in Veneto e mangia all’osteria “da Fiore” a Venezia. Il conto è di 810 euro. Oltre al presidente dell’Ordine dei notai e al direttore dell’Agenzia del Veneto, erano presenti tutti i controllori. C’era il responsabile audit dell’agenzia, il comandante regionale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo e il procuratore regionale della Corte dei Conti. Al momento del conto però nessuno ha messo mano al portafoglio. In fondo Pantalone era veneziano.

da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre 2011

Gianni Alemanno
Non c'è partito che si salvi: quando sono al potere sono tutti Marie Antoniette e Luigi XVI.
Se mi guardo indietro vedo solo ruberie, sprechi e malversazioni che hanno creato il dissesto che costringe lo Stato ad emettere Titoli per approvvigionarsi di altri soldi. Il debito pubblico è questo. Su questi titoli lo Stato dovrà elargire degli interessi e così via. Per pagarli chiederà altre tasse ai cittadini che già le pagano, con la promessa (vaga) che poi forse stanerà quelli che non le pagano. 
I figli e i discendenti degli italiani NON evasori, NON ladri, NON troveranno lavoro perché il lavoro, da decenni, è così distribuito: concorsi pubblici vinti dai raccomandati con l'impossibilità di avere giustizia qualora si faccia ricorso, tanto vale rinunciarci; lavoro privato, una recente inchiesta ha ufficializzato quello che già la gente sapeva e viveva sulla propria pelle: le ditte assumono in maggioranza per conoscenza.
Questo è un Paese in cui la democrazia sta morendo. Non esiste più la possibilità di autodeterminarsi con il proprio valore: ogni tanto si creano degli strappi nella rete messa dalla corruzione e qualche pesce sano riesce a passare.
Concludo con un aneddoto personale. Oggi si sa di più su chi ci deruba rispetto a ieri e questa è l'unica conquista della nostra moribonda democrazia, ma ci derubavano pure prima, prima ancora di Berlusconi... Ma la stampa e le TV erano più controllate dal Potere e non c'era il Web.
Forse è stato una trentina di anni fa. Cercavo lavoro, sapevo fare molte cose, anche stenografare e un amico giornalista e direttore di un importante quotidiano politico mi procurò un colloquio con una persona che aveva bisogno di una segretaria. Arrivai in questo ufficio in una via del centro di Roma: grandissimo, con una hall gigantesca, vetrate sulla notissima via romana, segretarie truccatissime che non si sa bene cosa facessero, il telefono sul loro bancone era muto. Non so neppure di cosa si occupasse la persona a cui mi dovevo presentare, sapevo solo che non poteva che essere del partito di cui il quotidiano che dirigeva il nostro amico era organo.
Dopo una breve attesa fui introdotta alla presenza del misterioso personaggio che aveva in uso quel prestigioso ufficio di rappresentanza. Fu cordiale e gentile. Mi sembrava di averlo visto da qualche parte ma non ravvisavo dove: forse di sfuggita come figura secondaria in qualche servizio televisivo? Era abbastanza giovane. Cosa poteva mai aver fatto nella vita per avere così giovane un simile studio, di oscuro scopo ed utilità, in pieno centro di Roma? Mi parlò nebulosamente di pubbliche relazioni, forse. Mi chiese cosa sapevo fare. Sembrò interessato. Poi, inusitatamente, mi disse che sua moglie si interessava di Astrologia, di oroscopi. Cosa ne pensavo dell' Astrologia? Sono moglie di un Fisico, specializzato in Astrofisica, e non posso che avere un'idea estremamente scientifica degli astri... Risposi che per me era un gioco e nulla più, che io ero molto realista e con i piedi per terra. Credo che questo non gli piacque, sparì il sorriso e mi congedò gentilmente. Il nostro amico direttore mi fece sapere poi che non ero andata bene. Eppure sembrava che quello che interessava di più fosse il connubio fra cultura e stenografia! A furia di ripensarci mi tornò in mente dove avevo visto quel viso: in una ripresa televisiva in cui c'era la figlia di un potentissimo uomo politico con il marito, era quest'ultimo. La donna si presentava in una rubrichetta televisiva accompagnando una specie di furbo santone con barba, italianissimo, che dava gli oroscopi. Lei lo affiancava soltanto, non sapeva fare neppure la maga in prima persona, ma era esperta in astrologia.
Da dove venivano i soldi per foraggiare il NULLA di quell'ufficio di rappresentanza? Senza contare quelli che la RAI doveva pagare all'insulsa figlia del potente politico ed al suo "santone".
Ieri, come oggi, noi foraggiamo il nulla professionale degli addentellati dei politici, mentre i nostri figli laureati e superspecializzati non trovano lavoro o solo contratti a termine.  

giovedì 29 dicembre 2011

Casi simili

Da: "Le verità nascoste" 

Casi simili


La donna alta, dall’aspetto popolano, entrò nei locali dell’Istituto di Ricerca Universitario e dall’ingresso si girò verso un breve braccio del corridoio dove, in fondo, con la porta della Segreteria sempre spalancata, c’erano le due segretarie del Direttore intente al lavoro. Salutò a voce alta solo una delle due: la più giovane.
“Ciao Elide, Pietro c’è vero?”
Le due segretarie si girarono ed Elide rispose al saluto con la solita maschera di cortesia e disponibilità che metteva con tutti e che si apriva, con rare crepe di bassa malignità, solo con alcuni. La più anziana guardò la donna e non la salutò, ritenendo che il saluto doveva darlo chi entrava e non viceversa. Registrò, con quella breve occhiata, che pur rimanendo nel suo aspetto ordinario quella donna curava molto la sua esteriorità: ora aveva i capelli neri raccolti sulla nuca ed il suo abbigliamento era sobrio ed in ordine.
Invogliata dal sorriso accogliente di Elide, si fece più avanti e dietro di lei si avvicinò anche una donna più giovane che l’accompagnava. Era silenziosa, anche se inalberava un lieve sorriso che sembrava essere ironico. Anche lei era bruna di capelli, corpulenta e dimostrava un’età fra i trenta ed i quaranta anni.
“Sono stata dal padre di Pietro che sta male, ha quasi novanta anni! Io ho anche mia madre che sta male e la mattina faccio il giro. – Disse rivolta solo ad Elide che l’ascoltava fintamente interessata.- Non so quando io e Pietro potremo farci una vita insieme… Non è giusto che, siccome lui non si è sposato, deve occuparsi del padre, e il fratello, con la scusa che ha famiglia, viene una volta ogni tanto.”
“Forse perché Pietro vive nella casa del padre… E’ rimasto con i genitori.” Tentò una spiegazione Elide, tanto per far vedere che si interessava a quello che la donna le stava dicendo.
L’altra segretaria ignorava la conversazione ed era intenta al lavoro. Squillò il telefono e la segretaria più anziana rispose brevemente, poi si rivolse ad Elide: “Vogliono te.” Le disse. Allora la donna alta disse: “Vado da Pietro. Ciao Elide.” La donna giovane e grassa la seguì, dopo un cenno silenzioso di saluto rivolto a entrambe le impiegate.
Elide, conclusa la breve telefonata, riattaccò la cornetta e si girò verso la segretaria più anziana con un sorriso malizioso e, a bassa voce, disse: “Hai visto Giulia? C’era una delle figlie.” 
“Incredibile. – Commentò l’altra seria. – Credevamo che fosse vedova, poi quando Pietro mi ha detto: “Come fà a lascià quer poretto!” Ho appreso che a casa aveva il marito. Io pensai che fosse infermo… Lo ha definito “poveretto”! Invece poi mi ha detto che era solo uno a cui non andava di lavorare, un passivo, un pigro. Comunque mi stupisco che addirittura una delle figlie venga a trovarlo al lavoro!”
L’altra rideva sorniona. Aveva da decenni una storia adulterina con un uomo sposato, di cui Giulia era a conoscenza, ma trovava lo stesso ridicola la situazione di quella donna e di Pietro, il tecnico che lavorava nell’officina meccanica dell’Istituto.
“Fa anche la gelosa.- Disse sempre ridendo. – Ti ho raccontato della povera Carla che aggredì al telefono dandole della puttana e lei, piangendo, andò dal Direttore a dirgli che aveva telefonato in ufficio la donna di Pietro insultandola e dicendole di “lasciar stare il suo uomo”!”
“Cose da manicomio… - Commentò Giulia disgustata. – Carla ha più o meno l’età di mia figlia e Pietro ha la stessa età di mio marito. Ma come si fa?!”
“Il Direttore lo chiamò e gli disse di tenere buona questa signora e gli chiese come mai si permetteva di chiamare un’impiegata, che conosceva solo di vista, in ufficio. E venne fuori che lui, questo scemo, per farla ingelosire le parlava di Carla, ma anche di Giovanna, la figlia del Direttore…” Elide rideva nel raccontarlo di nuovo.
“E’ pazzo! – Commentò con disprezzo la segretaria più anziana.- Nella loro situazione, con un marito a casa… Si permette di coinvolgere pure colleghe che possono essergli figlie per età.. poi manco fosse bello!”
“Beh, non è brutto Pietro!” Disse Elide.
“Sarà che è così ordinario… - Commentò Giulia che aveva gusti più raffinati. – Poi Carla è proprio lontana da lui mille miglia! E’ bella, giovane, fidanzata con un bel ragazzo; ma che gliene può fregare di un vecchio che passa la giornata a fare buchi con il trapano?!”
“Ma ti ho raccontato di quando si sono menati noh? – Continuò Elide sempre ridendo. – Lui aveva dato un passaggio in macchina a me e a Carla fino alla fermata della metropolitana e lei, che si vede che lo aspettava lì… non so bene … ha visto che scendevamo dall’auto di Pietro e, mentre noi ci allontanavamo, lo ha aggredito dicendogli: “Porti in macchina le puttane!!” Noi siamo scappate e lei è salita nell’auto e, mentre ci dileguavamo, abbiamo visto che si menavano dentro l’abitacolo!”
“Cose da matti! - Disse Giulia ridendo e scuotendo la testa.- Comunque un giorno l’ho vista qui fuori dai cancelli dell’Istituto vestita con una tuta che sembrava la maschera di Arlecchino: aveva i tacchi alti e i capelli tinti di rosso, e parlava tutta eccitata con Pietro. Oggi era sobria…”
“Ha cambiato look!” Ed Elide rise ancora.

Il Direttore dell’Istituto di Ricerca dette un pranzo invitando tutti i dipendenti, dicendo loro di portare anche le mogli ed i mariti. Pietro si presentò con la donna che a casa aveva il marito.
Era domenica e la seria Giulia si chiedeva cosa mai aveva detto al consorte per starsene tutto il giorno fuori casa. Ma poi si rispose che di certo doveva sapere tutto, se persino una delle figlie accompagnava la madre a visitare l’amante nel luogo di lavoro.
Verso la fine del pranzo Giulia si alzò per sgranchirsi le gambe e uscì appena fuori nello spazio all’aperto del ristorante. La donna che accompagnava Pietro fece altrettanto e, sorprendendola, le rivolse la parola dandole del tu e chiamandola per nome. Per pura cortesia Giulia scambiò qualche generico commento sulla giornata con la bizzarra interlocutrice che, con un aggancio banale, la stupì ancora facendole le seguenti confidenze:
“Il mio matrimonio è finito subito, appena messe al mondo le mie quattro figlie. Lui lo sa di Pietro. Stasera torno, apparecchio, e ceniamo insieme.” Lo diceva scandendo le parole, con un tono che voleva ribadire una normalità che, nei fatti, non esisteva. 
“Ma non è meglio separarsi? Pietro è scapolo, potreste andare a vivere insieme.”
“Nooooh! Mio marito me l’ha detto: “Vattene.” Ma io gli ho risposto: “Da questa casa non mi portano via nemmeno quattro uomini che mi sollevano di peso!”.” Lo disse con aria sicura e minacciosa.
Giulia l’ascoltava sconcertata. “Ma così si vive male.”
“No, perché? Poi Pietro ha i vecchi e non possiamo farci una vita così!”
Giulia pensò che qualsiasi soluzione era meglio di quel vivere poco dignitoso, soprattutto per il marito di lei. Ma che razza di uomo era? Si chiese.
La donna la informò che lei non lavorava ma “aveva del suo” e che “le figlie erano tutte sistemate”, nel senso che erano sposate e, quindi, fuori di casa ormai.

Qualche tempo dopo, al lavoro, Giulia, prendendo lo spunto da una frase che Pietro aveva detta sulla “sua amica Assunta”, gli chiese:
“Si chiama Assunta quella signora che viene sempre a trovarti e che hai condotto con te al pranzo offerto dal Direttore?”
“Sì.” Confermò lui con una lievissima punta di imbarazzo.
“Ma non è una semplice amica, - affermò indiscretamente la segretaria – mi ha detto che vive con il marito. Ma perché non date una dignitosa ufficialità a questa annosa relazione?” 
“Ma è mejo così, pé le fije, pé i generi…”
“Ma sarà meglio per te… Non è certo dignitoso di fronte alla gente, alla società, per il marito…”
“Ma lì nella zona lo sanno tutti, lo conoscono tutti, io abito dall’altra parte della strada, proprio di fronte, sulla Tuscolana.”
Visto che per quell’uomo era tutto normale e, addirittura, meglio per le figlie e per i loro mariti, Giulia capì che era proprio il concetto di dignità che mancava a quelle persone e, conseguentemente, il sentimento della vergogna.

Molto tempo dopo vennero in Istituto delle persone che Pietro aveva conosciuto mentre era in vacanza con Assunta. Da come parlavano Giulia e gli altri colleghi presenti capirono che quei conoscenti ritenevano la coppia regolare… Mostrarono anche delle foto che avevano fatto insieme in vacanza. Quando se ne furono andati tutti ridacchiavano, anche se poco prima avevano fatto le viste che tutto fosse normale.

I vecchi genitori di Pietro, uno alla volta, morirono. Ai funerali Assunta non si vide. I colleghi si stupirono: “Come? La portava dappertutto!” 
La seria Giulia sentenziò: ”Tutto normale, tutto normale il cavolo! Secondo me i parenti di Pietro la ritengono una puttana impresentabile!”
Pietro, rimasto solo, non accolse Assunta in casa sua e continuò a mandarle a casa cose buone da mangiare, oppure ad accompagnarla a fare visite mediche ed analisi, se serviva.
Giulia tornò alla carica appena il collega gliene dette il destro parlandole di Assunta come se la loro situazione fosse da ritenersi normale.
“Adesso sei solo, perché lasci che viva in casa con il marito?”
“No, no, stamo bene così, io ‘o so come semo, vivenno insieme ce pijeremmo all’occhi!”
Giulia, che pur essendo romana non capiva certe espressioni romanesche, si fece spiegare cosa voleva dire “ce pijeremmo all’occhi” e lui le spiegò che significava che si sarebbero menati, insomma, che vivendo insieme non avrebbero potuto andare d’accordo.
“Aspettava che morissero i vecchi, altrimenti “non potevano farsi una vita”…. Puah!” Commentò con disprezzo la segretaria anziana.

“Giulia mia! E che voi ride!!” 
Giulia aveva cambiato ufficio, ma l’impiegata che la sostituiva era con lei in amicizia e amava raccontarle le cose più comiche che avvenivano in quel contesto.
Giulia sorrise: “Che è successo?”
“Stavamo pranzando insieme con i soliti colleghi alla tavola calda, quando a Pietro è squillato il cellulare, - si interruppe per ridere ancora al ricordo di quello che stava per dirle – lui ha risposto e ha fatto una faccia preoccupatissima… Noi abbiamo quasi smesso di mangiare.. Abbiamo pensato a qualche problema riguardante un familiare… Guarda, te faccio vedé come ha fatto…”
E si mise a mimare Pietro che rispondeva al cellulare, guardando in basso come aveva fatto lui stando seduto al tavolo con i colleghi:
“Ma come sta adesso? Davero? E’ in rianimazione?” Poi silenzio, faccia sempre più costernata e infine chiusura del telefono con faccia tristissima. “Té giuro, Giù, che pareva che j'era morto un caro parente!”
Giulia chiese: “Ma insomma, che cosa era successo di così grave?”
Er marito di Assunta: gli era preso un infarto e Assunta lo informava dall’ospedale!” E la giovane rideva.
“Pazzesco!”
“Giù, tu dovevi vedé che faccia aveva! Poi l’ha richiamato ancora per dargli notizie… A noi ce veniva a tutti da ride, ce semo tenuti perché.. in fondo quello stava male davero.”
“Ma è una situazione paradossale, non è colpa vostra se vi viene da ridere… E’ che questa gente vive in maniera grottesca, agisce in modo caricaturale e per forza strappa il riso anche in circostanze drammatiche.”
“E’ allucinante, - continuò la giovane impiegata – tu lo dovevi vedere…”
“Tu sai, perché te l’ho raccontato, che io conosco una situazione molto simile vicino dove abito. Sarà un caso ma ne ho una al lavoro ed una  a casa! Mi chiedo come sia possibile che capitino tutte a me le persone folli!”
“Ma no, Giulia, sapessi quante ne vedo io quando vado a lavorare nell’attività commerciale che ha mio padre! Là ne passa di gente e ne vedo di tutti i colori! E’ la gente che è così!”
“Non tutta la gente per fortuna, però!”
“Non tutta, ma ce ne è tanta.”
“E’ pieno di separati, ma almeno sono chiari e puliti. Ma cos’è questo schifo?! La cosa buffa è che poi anche quelli vicino a me stanno sulla Tuscolana e il marito cornuto che vive con la moglie, che in quel caso di amanti sembra che ne abbia  avuti diversi, fa lo stesso lavoro che fa Pietro!”
La giovane rise: “Chi lo direbbe che questi “meccanici” hanno delle vite così intricate eh?!”

Poco tempo dopo la giovane collega la informò che il marito di Assunta era morto. “Continuano restando ognuno a casa propria. Lui è sempre tutto servizievole e l’accompagna a fare le visite mediche; lei, con tutto che ha una certa età, devi vedere come si cura ed è elegante!”  
    

domenica 25 dicembre 2011

Uno degli ultimi articoli di Giorgio Bocca

Da: La Repubblica.it

ADDIO A GIORGIO BOCCA

L'oscenità in politica

Ripubblichiamo uno degli ultimi articoli pubblicati del giornalista, scomparso oggi a Milano. E' uscito su Repubblica il 23 settembre 2011


LA POLITICA, il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini  capaci di creare uomini. Giornali e televisioni sembrano dominati dalla foia delle immagini lubriche, dell’umorismo da caserma.

Un uomo, un industriale brianzolo di nome Silvio Berlusconi è il portavoce di questa volgarità plebea che ha ritrovato il coraggio di esporsi in pubblico, anzi vantandosi in pubblico di esistere. Nelle intercettazioni telefoniche di Silvio, dei suoi cortigiani, delle sue prostitute ritrovi lo sfogo carnevalesco della sessualità repressa. La Rai ha trasmesso un' intervista a una delle escort: sembrava la parodia di un inno satanico.

Proterva, sfrenata la signorina recitava la parte del demonio vincente su tutte le ipocrisie, su tutte le viltà. Parlava del ruffiano Tarantini come di un campione della verità e dell' audacia: sia lodato lui che in questo mondo di pecore ha avuto il coraggio di essere ciò che un uomo vincente deve essere, uno che ruba, approfitta, che usa la benevolenza dei potenti viziosi per fare strada. Non solo dei piccoli ricatti, delle modeste tangenti, ma i grandi affari con i monopoli privati di Stato, con la chimica e le meccaniche e il petrolio.

Coraggioso e ingegnoso: qualche bella ragazza mandava nel salotto giusto ed ecco che il furbo Tarantini era diventato un
personaggio chiave della corruzione. La bella escort proseguendo l' intervista non si conteneva più, faceva l'elogio della lascivia che aiuta la furbizia, dell' avidità che è il giusto sentimento di rivalsa dei nati poveri. Irridente, sprezzante di ogni prudenza, di ogni rispetto. Credete a me che queste cose le conosco: hai un fratello disoccupato da sistemare, una madre ammalata da curare, devi pensare al tuo avvenire, a uscire dalla miseria degli stipendi statali.

E allora smettila di fare l' elogio delle virtù che ti lasciano povera, dei doveri con i quali non ti compri una T-shirt elegante, credi a me che conosco la catena del successo e della ricchezza, se devi venderti per
avere dei bei vestiti venditi
, perché solo l'eleganza ti aprirà le prime porte, se vuoi diventare un' attrice, un' indossatrice alle feste di Silvio e dei suoi simili non andartene proprio al momento giusto, quello in cui si fermano le candidate al suo letto, ai suoi amori penosi ma redditizi. Quando le prostitute rivendicano il loro diritto a esserlo, il loro merito a essere uscite dal gregge dei paurosi e dei deboli è troppo tardi per ogni considerazione sociale: siamo alla disperazione senza rimedio di chi sceglie la via delittuosa pur di uscire dalle pene della vita.

A questo punto sei fuori da una vita non diciamo virtuosa, ma onesta, fuori da una socialità corretta o sopportabile, dentro un groviglio di ricatti e di menzogne. Durante l'inchiesta di Mani pulite il procuratore Di Pietro ebbe parole di pietà per i poveracci che erano caduti nella rete infernale, anche loro, disse, hanno dei sentimenti, dei parenti, dei desideri di redenzione. Ma è altrettanto vero che uscire dalle grinfie del demonio nonè facile, che non tutti possono resistere alle sue tentazioni.

Si chiede a Berlusconi di fare un passo indietro. Non lo farà. Uomini come lui non sono in grado di farlo, non esistono per loro rifugi in paesi lontani. Se sono al punto in cui sono è perché lo hanno voluto con volontà di distruggersi, prevalente su quella di salvarsi. 
 
(25 dicembre 2011)
++++++++++++++++

Mi pregio di aver scritto qualcosa di simile in questo blog il 2 settembre scorso: "Imprenditori in che senso?". 
Con lo stesso sentimento etico, se non altro. Mi fa piacere che anche Bocca abbia usato la parola italiana prostituta e non l'ipocrita inglesismo che certo giornalismo usa come foglia di fico.

venerdì 23 dicembre 2011

Case ai Rom?

18 Dicembre 2011 Da: Corriere Informazione.it


Manovra lacrime e sangue per gli italiani: ai Rom la casa gratis
Ottenuta la fiducia alla Camera e dato il via libera alla manovra “salva-Italia” intanto il governo, attraverso il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, propone di concedere ai Rom delle case.

Una proposta alquanto bizzarra e frutto sicuramente di un forte “abbaglio” visto che vorremmo chiedere al ministro Riccardi come la prenderanno le numerosissime famiglie italiane che forse proprio a causa della manovra “lacrime e sangue” non riusciranno neppure a sfamare i propri figli, né tantomeno a pagare il mutuo della propria casa dopo anni di sacrifici. 
Sì, la proposta del ministro Riccardi riguarda proprio le case, quelle che grazie al premier Mario Monti, saranno tassate dalla nuova imposta, l’Imu: insomma, gli italiani faranno enormi sacrifici per stare sotto un tetto, mentre i Rom saranno accompagnati presso le porte delle loro nuove e accoglienti abitazioni gentilmente offerte dallo Stato. 

Un consiglio al ministro: non lo dica agli italiani che muoiono di fame, o agli italiani che non riescono ad avere un futuro, o a quelli che pur avendo un reddito non riescono ad accedere ai mutui bancari, per l’acquisto di abitazioni, eccessivamente onerosi e vessatori.

Ma andiamo per gradi. La proposta del ministro Riccardi mira a favorire lo sviluppo e la crescita del nostro Paese investendo sui figli dei Rom e sulla loro scolarizzazione.
Secondo il ministro il tutto passerebbe attraverso un tetto stabile “perché la vita in una casa favorisce l’integrazione e il superamento della provvisorietà”.

Applausi! Ma avete spiegato al caro ministro che ci sono milioni di italiani che non riescono a integrarsi per lo stesso motivo? Avete spiegato al ministro Riccardi che forse “snaturerebbe” la storia del popolo Rom che per antonomasia è un popolo nomade, non dedito a radicarsi stabilmente in un territorio?

Se qualcuno, forse radical-chic, pensa che il discorso del ministro non faccia una piega, vorrei chiedere loro che non sia invece un concetto abbastanza “razzista”; sì, ma nei confronti degli italiani!
Che sia ben chiaro, al ministro sembra mancare ogni contatto con la realtà non conoscendo forse che per moltissimi italiani la casa resta un miraggio; e lui che fa? Pensa ai circa 130 mila “zingari” temporaneamente stanziati in Italia, dando forse anche a loro il cosiddetto “rimpatrio assistito” che altro non è che una cospicua somma in denaro contante per agevolare il rientro a casa.
Ma nonostante tutto i Rom restano eccome in Italia. Sintomo del fatto che forse stanno meglio che altrove e che sono integrati come non mai. Poi per dirla tutta dati statistici fanno emergere come proprio il popolo “nomade” si diverte attraverso furtarelli e scippi proprio a danno di noi tutti. Per carità, tutto il mondo è paese, ma al ministro “Rom” consigliamo di pensare più agli italiani e meno alle proposte choc che nei fatti inaugureranno la nuova casta: quella degli “zingari”.

Per gli italiani forse un’aspettativa ci sarà: quella di travestirsi da Rom e chiedere una casa a Riccardi.

Francesco Christian Schembri 

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La frase conclusiva dell'articolo è senz'altro divertente! Ma dovreste leggere i commenti dei lettori! La gente è il meglio di questo Paese! 
Riporto alcuni commenti :

ross  - ma è pazzo? |22-12-2011 16:17:29 
ecco manca solo questo.i nostri figli fuori e loro dentro.ma chi se ne frega se non si integrano,che siamo obbligati a mantenerli noi?ne abbiamo anche troppi da mantenere.ma qui si rasenta il ridicolo,io devo pagare le tasse x loro?piuttosto cambio nazione.
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valentina  20-12-2011 09:45:24 
penso che il clima di alte tensioni sociali che stiamo vivendo sia paragonabile ad un vaso colmo di ingiustizie,in cui basta una goccia d'odio a farlo traboccare..E la goccia d'odio ci viene versata ogni giorno da commenti fatti da politici di dubbia etica che sproloquiano (eh già posson dire tutto in tv mentre in altre nazioni guarda caso sarebbero denunciati)sui privilegi di questa gente che fugge da miserie e dalla povertà in cerca di condizioni migliori..per quanto riguarda i rom non so quanto questo articolo sia fondato su qualcosa di vero,mi sembra tanto un ulteriore modo di spargere altri disagi..quindi siccome non è nulla di certo aspetterei a vomitare rabbia sui rom e sul governo tecnico
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uomonudoconlemanintasca   - NON E' UNA SORPRESA19-12-2011 16:48:54
Mi stupisce come questa notizia venga solo ora resa nota.
Nel campo nomadi di Coltano, tra Livorno e Pisa, ormai da anni sono in costruzione delle accoglientissime villette a schiera ben visibili dall'adiacente autostrada.
Questo per dimostrare tutto il nostro apprezzamento e la nostra ammirazione verso un popolo di gente perbene che, oltre a rubare nelle nostre case in ogni ora della giornata e della notte SENZA POTER ESSERE PUNITO, ha avuto la possibilità di ricevere delle case, nuove e pagate con i nostri soldi. Per ringraziarci della solidarietà, questo simpatico popolo ha pensato bene di distruggere, demolire, saccheggiare le prime villette quasi ultimate per ricavarne il prezioso RAME da vendere. A questo punto, l'umile popolo Rom, ha confermato il suo disinteresse nell'avere delle case vere e proprie, chiarendo che non fa parte delle loro abitudini. Ma la nostra solidale legislazione sapete come ha riposto???????
RICOMINCIANDO LA COSTRUZIONE DELLE VILLETTE.
Ecco, ora io dico: possibile che tutto questo sia vero???
O forse stanno cercando di far crescere "l'ammirazione" del popolo italiano nei confronti dei Rom a tal punto che ad eliminare i Rom ci pensi lo stesso popolo italiano, in modo da evitare loro una scomoda fatica come quella intrapresa dalla Francia?
Credo che sia una cosa incredibile, e che davvero ci sia da fare qualcosa.
Delinquenti, malati, sporchi, maleducati, ladri, pedofili (...) che vengono nel nostro paese sapendo di rimanere impuniti di fronte ad "eventuali" crimini commessi e sapendo di ricevere delle case nuove tutte per loro, da utlizzare come fonte di denaro estraendone il rame.
DOVE SIAMO ARRIVATI?
Contemporaneamente una famiglia di amici ha ricevuto lo sfratto dalla casa popolare, poichè le loro condizioni economiche, peggiorate a causa della perdita di lavoro da parte del padre, ONESTO LAVORATORE DA 30 ANNI, non permettevano più loro di pagare la RECENTEMENTE AUMENTATA "RETTA" MENSILE PER LA CASA POPOLARE.
A voi i commenti.
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Controcorrente  - Chiarimenti sui Rom |20-12-2011 18:18:36 
Punto 1: gran parte dei Rom non sono più nomadi. Eh già, molti hanno costruito comunità sedentarie che esistono da molti molti anni.
Punto 2: la maggoranza dei Rom, è Italiana! E' proprio così: non sono immigrati, sono nati in Italia come noi, hanno cittadinanza Italiana e così via. Hanno la pessima abitudine però di tenere alla propria cultura. Disgraziati eh?
Va da sè che discorsi del tipo "rimandiamoli a casa" o quello più diplomatici del tipo di "rimpatrio assistito" non hanno alcun senso a meno che non intendiate rimandarli tutti in india, paese dal quale è iniziata la loro "diaspora" circa 1000 anni fa.
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Infine un commento, a chiarimento, dell'Autore dell'articolo:

francesco schembri  - Chiarimenti dell'autore19-12-2011 21:30 
Mi permetto di evidenziare, qualora ce ne fosse bisogno, che l'articolo prende spunto non da esplicite dichiarazioni del Ministro Riccardi, bensì da una deduzione logica con il quale il ministro riferisce che "Ci sono fondi europei utilizzati solo al 10%" e che quindi possono servire ad elaborare una strategia nazionale per la questione "Rom".
A parere di chi scrive pertanto non vi è un ragionamento "razzista" o di "odio raziale", ma è dovere di critica riportare il parere di molta gente che pensa che proprio quei fondi europei, che il ministro Riccardi propone di destinare alla risoluzione dei problemi Rom (che evidenzio essere una comunità per natura "nomade" e che quindi non preferisce stazionare in un posto), possono invece essere destinati alla risoluzione di problematiche, inerenti anche le abitazioni, di moltissimi italiani che purtroppo vivono in condizioni non dignitose.
È del tutto normale che, dopo le polemiche scaturite dalla natura di molti articoli che riprendono lo stesso stile del medesimo, chiarire come il ministro propone di intervenire soprattutto su alcuni punti fondamentali, quali “l’occupazione, l’accesso all’assistenza sanitaria e, decisivo, il problema della casa”. Se non agevolare, con la presunta gratuità o diversi incentivi, sulle abitazioni da destinare ai “rom” e i “sinti” cos’altra spiegazione logica poteva essere dedotta?
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Da Wikipedia: Andrea Riccardi, Ordinario di Storia contemporanea presso l'Università degli Studi Roma Tre, noto studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea e fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant'Egidio.

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Sarà per questo che è così sensibile ai Rom?
A causa di persone senza ritegno che si inventano reati che nessuno ha commesso, come il caso della sedicenne di Torino che ha accusato di stupro dei Rom, ed a causa di bestie poco intelligenti appartenenti alla specie umana che si sono subito precipitati a "vendicare" la finta violentata, noi contribuenti, secondo questo fresco Ministro di questo "governo tecnico", dovremmo rimediare alla follia di pochi pagando loro delle case. Questo sa di antico, anzi di vecchio, di trito e ritrito: lui va e con un sorriso melenso promette e si fa bello. Tutto torna a posto, tutto torna in ordine, e chi paga non sono i pochi teppisti che hanno dato fuoco alle innocenti roulotte o capanne dei Rom, no, siamo noi, quelli che con i loro pochi soldi e niente lavoro e niente avvenire per i propri figli, stanno sempre lì, a farsi spremere perché SONO TANTI E FANNO NUMERO, per PAGARE e per VOTARE. Per il resto basta che li infinocchiano con un poco di chiacchiere....
Ma la gente, come si evince dai commenti, non è scema, anche se continuano a trattarla come tale.
Per quanto mi riguarda ritengo che i Rom possono vivere come vogliono, come tutti al mondo, secondo la loro cultura.
Quello che non si può accettare, però, da nessuna cultura è che per esistere e vivere secondo i propri costumi si debba dipendere da un'altra cultura che produce qualcosa da parassitare. Chi nei commenti ha estremizzato, ma non tanto irrealisticamente, dicendo diventiamo tutti zingari, ha posto nell'apparente paradosso una questione sostanziale. Infatti, se tutti noi adottassimo la stessa cultura che ritiene giusto procacciarsi da vivere elemosinando, non ci sarebbe nessuno che produce il reddito da cui trarre l'elemosina.
Questa semplice e pragmatica riflessione dice tutto quello che non va ed è inaccettabile della cultura, di qualsiasi cultura. Nessuno può rivendicare un diritto partendo dal presupposto che c'è qualcun altro che produce e che lo aiuterà a vivere. Chi difende questo tipo di culture difende qualcosa di indifendibile. 
Se una persona, non di etnia zingara, pensa di poter vivere parassitando gli altri, la riteniamo moralmente ripugnante, eticamente inaccettabile. Se ruba le cose altrui che sono state comperate con la fatica del lavoro, con le rinunce e le economie, una persona è un ladro, un reietto della società. Se un qualsiasi essere umano vive  nella sporcizia, gettando l'immondizia ovunque, creando degrado e bruttura, crea giusta ripugnanza e riprovazione. Chiunque lo faccia. Dunque ogni etnia ed ogni cultura sono accettabili purché rispettino la altrui libertà.
Se si esce da questo discorso e se ne fa uno legato alla razza allora siamo fuori dal contesto di civiltà. Ma, se chi si comporta in modo da creare difficoltà al vivere civile, alla libertà altrui, viene giustificato perché zingaro, ugualmente si fa un discorso razzista, anche se a rovescio.

giovedì 22 dicembre 2011

VIDEO su YOUTUBE del 2004

Questo video del 2004 realizzato in Germania è su YOUTUBE con molti commenti di persone sotto.
Merita qualche precisazione fornitami da fonte che, vivendo per periodi annuali in altri Paesi Europei, può accedere alla lettura di quotidiani non italiani frequentemente.
Sembra che, fino al 2009, chi aveva un incarico parlamentare a Bruxelles, se non abitava in loco, aveva diritto alle spese di viaggio riportate nel filmato. Qualora il biglietto costasse meno il rimborso era comunque di quell'entità.
L'obiezione fattami da persona a me vicina e che vuole sempre e comunque rispettare le istituzioni e pensare bene dei nostri rappresentanti, è stata la seguente: "Il rimborso è stato deciso forfettariamente per quella cifra per tutti i parlamentari europei che non risiedono a Bruxelles e dintorni. Dunque lo prendono anche i parlamentari europei tedeschi da Berlino, ad esempio,o da Bonn, ed ugualmente i francesi, gli spagnoli ecc.. Perché il giornalista ha scritto che Napolitano rubava? Allora rubano tutti. Se la prendesse con il Parlamento Europeo che ha deciso queste cifre per il rimborso. Quanto all'accenno che i contribuenti tedeschi pagano più di noi alle casse europee questo dipende dal PIL, che hanno più alto del nostro."

A questa obiezione, l'informatore che vede le cose dall'estero, mi dice che all'epoca NON PAGAVA IL PARLAMENTO EUROPEO MA PAGAVANO I SINGOLI STATI. Ha conservato la pagina di un giornale di un Paese Europeo che riportava notizie e cifre sotto il titolo: "Come arricchirsi in 5 anni".
Era una pagina intera dove erano stati pubblicati gli emolumenti di tutti gli europarlamentari europei. Nel 2002 i membri italiani guadagnavano 130.000 Euro all'anno mentre quelli spagnoli percipavano 32.000 Euro. Questi ultimi dati, dice l'informatore, li puoi trovare anche su wikipedia.
I nostri, oltre ai 130.000 Euro all'anno percepivano pure 11.000 Euro mensili per pagare il personale amministrativo. Che lo avessero o meno non faceva alcuna differenza, come per i portaborse. Quelli degli altri Paesi li percepivano SOLO se dimostravano di avere del personale con regolare contratto. Con tutti i vari benefit, gli emolumenti individuali italiani, arrivavano fino a 30.000 Euro mensili. Parliamo del 2004 QUANDO ERANO I CONTRIBUENTI ITALIANI che pagavano questi personaggi (omissis). Adesso le regole sono cambiate e non possono fare molta cresta.



http://www.youtube.com/watch?v=mAbboOlaqNo

Notizia poco chiara


Da: La Repubblica.it

Quindici milioni dichiarano zero
scatteranno i controlli sui conti

Si prepara il provvedimento che consentirà il travaso periodico delle informazioni dalle banche all'Agenzia delle entrate. Passera: "Il nostro impegno contro l'evasione sarà senza pace, sono soldi rubati". Il Fisco può adesso incrociare le dichiarazioni Isee per accedere ai servizi agevolati con i dati bancari di VALENTINA CONTE

ROMA - Un italiano su quattro dichiara zero attività finanziarie. Zero titoli di Stato. Zero obbligazioni. Zero libretti di risparmio. Ma anche zero depositi bancari. Uno zero tondo. Possibile? Possibile che quasi 15 milioni di persone, oltre cinque milioni di famiglie, non abbiano neanche un conto corrente? Secondo la Banca d'Italia, no. Non è possibile. Visto che il 90 per cento delle famiglie italiane ne possiede almeno uno. E vi custodisce quasi 500 miliardi di euro.
£££££££££££ 

Confesso la mia incapacità a capire certe notizie: sono date male? Oppure sono io che non comprendo? Sottopongo dunque a chi legge questo blog la riflessione: "Ma chi ha un c/c in banca non ha anche una ritenuta fiscale?" 
Io possiedo un c/c in cui mi viene accreditato lo stipendio (come molti), stipendio già tassato alla fonte e riportato sulla Denuncia dei redditi annuale tramite il CUD e  in cui vengono dichiarati anche i beni immobiliari eventualmente posseduti e, dal sommarsi del tutto e dalle detrazioni concesse, ripago o non ripago altre tasse.
Sul c/c, esattamente sugli interessi maturati annualmente, ho una ritenuta fiscale del 27%.
Per questo non capisco l'articolo il quale parla di c/c non dichiarati. Non mi risulta che, fino ad ora, si dovesse mettere nella Denuncia dei redditi l'importo del c/c! Né che il Fisco dato che applica la  ritenuta fiscale del 27% sugli interessi dei c/c non possa esserne a conoscenza!
Probabilmente c'è qualcosa che mi sfugge, anche leggendo l'intero articolo che chiunque può visionare sul sito di Repubblica.it di oggi.
Sperando che qualcuno avesse capito più di me, ho letto alcuni dei numerosi commenti all'articolo stesso, ma non ho avuto un chiarimento alle mie perplessità neppure da essi.
Se si dovesse mettere nella Denuncia dei redditi annuale il c/c dove, come unico introito, ci sono proventi già tassati come lo stipendio o la pensione... sarebbe una follia non solo fiscalmente parlando! Sullo stesso reddito si pagherebbero le tasse n volte!! 
Per questo credo che l'articolo non sia chiaro o io sono incapace a capire la notizia. 
Inoltre il c/c viene usato da molti italiani per pura comodità, dato che tenere i soldi liquidi  in casa o in borsa è estremamente pericoloso. L'uso del Bancomat per fare la spesa è un servizio bancario che paghiamo per essere al riparo da borseggi e furti. 
Infine esistono altri esempi di denaro già tassato che il cittadino italiano versa nel c/c per non tenerlo "sotto il materasso": ci sono persone che hanno ricevuto la liquidazione, alla fine del rapporto di lavoro, in Buoni Postali, perché così aveva deciso l'Ente Statale per il quale lavoravano e, cambiandoli in denaro, poi questa liquidazione per sicurezza viene versata nel proprio c/c. Si tratta di somme già tassate ovviamente. La stessa cosa avviene per l'accredito diretto sul c/c del Trattamento di Fine Rapporto attuato dall'INPS o da altro Ente Previdenziale.
Secondo questo articolo il c/c andrebbe dichiarato e che facciamo? Ripaghiamo ancora la tassa sulla liquidazione?
Per favore più chiarezza!

mercoledì 21 dicembre 2011

AUGURI a tutti coloro che entrano in questo blog

Auguri di Buone Feste!

martedì 20 dicembre 2011

Articolo 18


20/12/2011

Da: Il Tempo.it

Sindacati all'attacco sull'articolo 18
Monti rischia la maggioranza

Scontro sulla norma che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. I sindacati: niente modifiche. Pd freddo. Il ministro Fornero: reazione incomprensibile. Confindustria: niente tabù.

Il presidente del Consiglio Mario Monti con il ministro del Welfare Elsa Fornero Sulla riforma del lavoro, a cominciare dalla revisione del faditico articolo 18 (quello che impedisce il licenziamento senza giusta causa) si misurerà la capacità di sopravvivenza di Monti. Saranno proprio i temi della flessibilità e delle misure per favorire l'occupazione, le forche caudine del governo e potrebbero esserlo anche per il Pd finora principale sponsor dell'esecutivo tecnico.

La Cgil ha già espresso la sua linea, chiara e irrevocabile: l'art.18 non si tocca. Il segretario generale Susanna Camusso, ha ripetuto il concetto durante il suo intervento al presidio, davanti a Montecitorio
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Dopo un Presidente del Consiglio dei Ministri che ha dato di sé un'immagine così squalificante sia per le sue frequentazioni private (Lele Mora per certe sue esigenze, Lavitola per altre), sia per una politica governativa, appoggiata sempre da Bossi e compagni, mirata a scopi che non erano in cima alle esigenze del popolo italiano (intercettazioni usate per indagini autorizzate dalla magistratura, depenalizzazione del falso in bilancio ecc. ecc.), Monti ha fatto sentire gli italiani meno umiliati di essere così malrappresentati e l'hanno accolto bene.
Però... però... certe cose dette all'inizio del suo insediamento a Palazzo Chigi "sull'equità delle misure economiche, sul fatto che avrebbe pagato chi finora non l'aveva fatto" hanno lasciato,  in seguito, molti italiani perplessi nel vedere che i provvedimenti presi incidevano essenzialmente proprio su quelli che hanno sempre pagato.
In televisione assistiamo a dibattiti su quello che si poteva fare e non si è fatto per reperire i soldi che servono "per salvare l'Italia" dallo spettro di una recessione economica che "colpirebbe i più deboli". E' proprio con questo spettro, agitato davanti al popolo, che gli italiani sono stati indotti ad accettare misure che difficilmente un governo politico sarebbe riuscito ad imporre.
Però... però... via via gli stessi italiani hanno cominciato a sentire qualche nota stonata, poi qualche stecca, nella melodia severa ed "equa"del signorile Professore di Economia di stimata fama. 
Perché non la tassa sui grandi patrimoni?
I più fiduciosi hanno detto: "Perché Berlusconi non gliela farebbe passare mai con i voti contrari del suo partito..."
I più diffidenti dicono invece: "L'ha chiamato il Presidente della Repubblica a salvare la Patria, se le misure che sceglie di prendere non vanno bene a Berlusconi lui, uomo corretto, si deve presentare alle Camere e, a reti unificate, dichiarare i nomi di chi non vuole che "salvi la Patria", presentando le sue dimissioni."
Gli ingenui che pensano sempre bene obiettano: "Lui ha senso di responsabilità e non lo può fare, lo farà in seguito, ora deve salvare la Patria."
E così via. Si potrebbe continuare. I dibattiti televisivi esistono pure fuori, nelle strade, negli uffici, nelle case... E, via via, molti italiani hanno perso la speranza iniziale di equità e alla perplessità si è aggiunto il disincanto.
In effetti al "questo non si può fare e quest'altro nemmeno" riguardante sempre provvedimenti che toccherebbero la Casta ed i ricchi, si oppone un fare senza impedimento alcuno che colpisce i soliti poveracci.
Dove sono i severi provvedimenti per recuperare l'evasione? Senza essere menti illuminate dalla Scienza Economica la gente elenca una lista di provvedimenti che non sono stati fatti e che il popolo si aspettava che Monti facesse, per quel discorso dell'equità!
Quello che l'italiano onesto, che tira la carretta senza andare a rubare, giustificandosi poi con il fatto "che non arrivava alla fine del mese", come abbiamo sentito da notizie a cui è stato dato un risalto giornalistico pieno di umana comprensione, vede è che lui è l'ultimo di cui questo governo si interessa!
Per andare a lavorare paga di più i carburanti, se ha una casa con un mutuo dovrà pagarci una tassa in più, i beni avranno un'IVA maggiorata che ridurrà i suoi consumi... Se c'è umana comprensione per "il povero pensionato" beccato a rubare le bistecche (bistecche! Mica carne macinata eh!) andiamo tutti a rubare no? Chi non arriva a fine mese è autorizzato, perché se c'è umana comprensione per questi gesti è lecito per chiunque!
E che dire dei rapinatori con pistola e proiettili in canna che "rubano per fare i regali di Natale"? Se riescono a prenderli e a metterli in carcere la fresca ministra del governo Monti si preoccupa di "come stanno stretti in carcere" e cerca il modo per farli uscire. Bisogna rispettare la "loro dignità".
Questo governo comincia a preoccuparmi, lo confesso!
Chi rispetta la dignità di chi si alza ogni mattina quasi all'alba, sale in auto, va al lavoro e torna a casa dopo dodici ore perché, altrimenti, è sotto la minaccia che "si chiude" e si torna tutti a casa?
Chi rispetta la dignità di una donna che lascia ogni mattina il suo bambino in un asilo nido, pagato euro 500 al mese se va bene perché, non evadendo le tasse, non risulta con un reddito così basso da non doverlo pagare, per andare al lavoro dove, per mandarla via anche con il vigente ARTICOLO 18, usano mille altri metodi sotterranei come il mobbing, il demansionamento ecc. ecc.?
Chi rispetta la dignità di un anziano che ha pagato le tasse tutta la vita ed ora che ha qualche problema di salute, pensionato, paga salati ticket sanitari e si sente dire da disgustati impiegati dei CUP: "Lei è uno dei pochi che paga: sono tutti esenti!"
Chi rispetta la dignità di donne e uomini che si barcamenano per crescere dignitosamente i figli e a scuola pagano l'intera retta per la mensa scolastica e per lo scuolabus, mentre vedono signore impellicciate su SUV e macchine di lusso venire a prendere i figli a scuola e sanno che sono esenti per reddito, dichiarato basso, dal pagamento della mensa scolastica?
Signori, così non va! Ma quale equità Prof. Monti? Qui siamo alle solite, anzi peggio, ci sentiamo presi per i fondelli perché questa medicina ci viene propinata non dai soliti cialtroni, ma da gente seriosa e sussiegosa che dice con ogni parola e gesto "siamo qua per fare il vostro bene con professionalità ed equità". Ed ora andiamo a toccare anche l'articolo 18? Già lo aggirano con mille trucchi e voi volete togliere anche questo baluardo su carta?
No, non ci siamo proprio, la melodia è interrotta da stecche continue. Bisogna avere orecchio... cantava Iannacci... Mi sa che questo governo è stonato.