| Mostri e ritratti. Raccolta di 24 novelle di Rita Coltellese - Universitalia - 2011
Normalmente disponibile in 17/22 giorni lavorativi a causa della chiusura dei distributori
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| 2. | L' uomo cane di Rita Coltellese - Universitalia - 2010
Normalmente disponibile in 17/22 giorni lavorativi a causa della chiusura dei distributori
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| 3. | Il «romanzo» dell'università. Testimonianza sul mondo universitario di Rita Coltellese - L'Autore Libri Firenze - 2007
Prezzo: € 9.50
Prodotto non disponibile
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| 4. | Normalità apparente. L'arrivo di uno strano personaggio in un tranquillo paese di campagna di Rita Coltellese - L'Autore Libri Firenze - 2006
Prezzo: € 9.00
Prodotto non disponibile
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I primi due libri sono ordinabili direttamente all'Editore Universitalia - Roma, gli altri due, editi nel 2007 e 2006, essendo scaduto il mio contratto con l'Editore MEF- Firenze (collana "L'Autore Libri"), non sono più in vendita ma, per chi volesse leggerli, ne ho alcune copie che posso spedire su richiesta da effettuarsi alla mia e-mail messa a disposizione sul mio profilo: rita.coltellese@gmail.com Ricordo, comunque, che i miei libri sono su tutti i siti delle librerie on-line: DeaStore.com La Feltrinelli.it IBS.it Libreriauniversitaria.it Libreriascolastica.it Amazon.it Ciao.it Webster.it Unilibro.it Almaedizioni.it unipass.it Spero di non averne dimenticata qualcuna... Inoltre, Giulio Perrone Editore - Roma vende l'Agenda Erudita 2012 in cui c'è un mio aforisma... e forse ha ancora qualche copia dell'antologia "Fili di Parole" I edizione in cui c'è una mia poesia. | ||
martedì 3 gennaio 2012
Pro-memoria
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Scrivere
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Ricevo dal Circolo Larus Legambiente di Sabaudia il sottostante messaggio di cui ha dato oggi notizia anche il TG Regionale Lazio delle h. 14:00
Furto e danneggiamenti alla sede di Libera a Sabaudia presidio Giancarlo Siani
Nella mattinata odierna, il coordinatore regionale di Libera Lazio ed il referente del presidio di Sabaudia, recandosi presso la sede di Libera ubicata in Corso Principe di Piemonte per lo svolgimento delle normali attività associative, hanno purtroppo scoperto che la porta della sede ( un immobile di proprietà comunale) era stata danneggiata e forzata. La catena che chiudeva la serratura era stata tagliata di netto, probabilmente con delle tronchesi. Immediata la chiamata ai Carabinieri di Sabaudia che, insieme ai colleghi della scientifica e della Questura, si sono recati sul posto per effettuare i rilievi del caso. Presente anche il sindaco di Sabaudia ed alcuni dipendenti degli uffici comunali. Da un primo inventario è emerso che dalla sede è stato sottratto un computer piuttosto datato del valore di circa 50 euro nonchè alcuni fascicoli appartenenti ad altre associazioni ed infine locandine e libri dell’associazione Libera. “E’ un furto sicuramente singolare – ha commentato il referente regionale di Libera Antonio Turri – qualsiasi ladro avrebbe saputo valutare quanto contenuto nella sede. Senza contare il fatto che gli immobili accanto sono occupati da altre associazioni ed anche dalla Capitaneria di Porto ma evidentemente interessava solo il computer da 50 euro dato in uso a Libera dal Comune insieme alla sede. C’era anche un televisore ma lo hanno lasciato. Però chi è venuto a farci vista la scorsa notte aveva tronchesi ed anche una macchina e chi conosce la zona sa benissimo che per arrivare alla sede, che non è illuminata occorre conoscere il posto. Da capire anche l’utilità del furto delle locandine dell’iniziativa recente al Cafè de Paris di Roma e dei libri sui beni confiscati. Una bravata? Spesso si dice così in questi casi. Molti aspetti di questo strano furto restano comunque da chiarire, sicuramente l’obiettivo non era quello di fare soldi con il materiale rubato. Ma Libera a Roma e nel Lazio continuerà senza fare alcun passo indietro 365 giorni l’anno come ci invita a fare Don Luigi Ciotti contro le ingiustizie, la corruzione e le mafie”.
Anche il coordinamento provinciale di Legambiente, appena avvertito dell'accaduto, si è immediatamente presentato nella sede di Libera di Sabaudia attraverso il suo coordinatore provinciale, Marco Omizzolo. Con Libera, dichiara Omizzolo "rinnoviamo l'impegno perchè giustizia e legalità vengano con ancor più forza riaffermate e atti di questo genere non abbiano più a verificarsi. La saldatura tra le due associazioni sarà d'ora in avanti ancor più forte e ci dichiariamo immediatamente disponibili ad organizzare iniziative insieme per rafforzare la nostra lotta contro le mefie, la corruzione e per la giustizia sociale".
Furto e danneggiamenti alla sede di Libera a Sabaudia presidio Giancarlo Siani
Nella mattinata odierna, il coordinatore regionale di Libera Lazio ed il referente del presidio di Sabaudia, recandosi presso la sede di Libera ubicata in Corso Principe di Piemonte per lo svolgimento delle normali attività associative, hanno purtroppo scoperto che la porta della sede ( un immobile di proprietà comunale) era stata danneggiata e forzata. La catena che chiudeva la serratura era stata tagliata di netto, probabilmente con delle tronchesi. Immediata la chiamata ai Carabinieri di Sabaudia che, insieme ai colleghi della scientifica e della Questura, si sono recati sul posto per effettuare i rilievi del caso. Presente anche il sindaco di Sabaudia ed alcuni dipendenti degli uffici comunali. Da un primo inventario è emerso che dalla sede è stato sottratto un computer piuttosto datato del valore di circa 50 euro nonchè alcuni fascicoli appartenenti ad altre associazioni ed infine locandine e libri dell’associazione Libera. “E’ un furto sicuramente singolare – ha commentato il referente regionale di Libera Antonio Turri – qualsiasi ladro avrebbe saputo valutare quanto contenuto nella sede. Senza contare il fatto che gli immobili accanto sono occupati da altre associazioni ed anche dalla Capitaneria di Porto ma evidentemente interessava solo il computer da 50 euro dato in uso a Libera dal Comune insieme alla sede. C’era anche un televisore ma lo hanno lasciato. Però chi è venuto a farci vista la scorsa notte aveva tronchesi ed anche una macchina e chi conosce la zona sa benissimo che per arrivare alla sede, che non è illuminata occorre conoscere il posto. Da capire anche l’utilità del furto delle locandine dell’iniziativa recente al Cafè de Paris di Roma e dei libri sui beni confiscati. Una bravata? Spesso si dice così in questi casi. Molti aspetti di questo strano furto restano comunque da chiarire, sicuramente l’obiettivo non era quello di fare soldi con il materiale rubato. Ma Libera a Roma e nel Lazio continuerà senza fare alcun passo indietro 365 giorni l’anno come ci invita a fare Don Luigi Ciotti contro le ingiustizie, la corruzione e le mafie”.
Anche il coordinamento provinciale di Legambiente, appena avvertito dell'accaduto, si è immediatamente presentato nella sede di Libera di Sabaudia attraverso il suo coordinatore provinciale, Marco Omizzolo. Con Libera, dichiara Omizzolo "rinnoviamo l'impegno perchè giustizia e legalità vengano con ancor più forza riaffermate e atti di questo genere non abbiano più a verificarsi. La saldatura tra le due associazioni sarà d'ora in avanti ancor più forte e ci dichiariamo immediatamente disponibili ad organizzare iniziative insieme per rafforzare la nostra lotta contro le mefie, la corruzione e per la giustizia sociale".
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Questo è il precedente avvenuto in ottobre 2011
Accade anche questo - mio post del 23/10/2011
"Hanno buttato tutti gli arredi per terra, rotto le porte, finestre, rubato del materiale, ecc....rotto anche l'amplificatore e cose abbastanza costose."
Marco Omizzolo - Coordinatore provinciale Legambiente Latina
VANDALIZZATO DA VIGLIACCHI IL VILLAGGIO DELLLA LEGALITÀ“SERAFINO FAMÀ” A
BORGO SABOTINO
UN'INTIMIDAZIONE CHE NON FERMERÀ LA LOTTA E L'IMPEGNO PER UNA CULTURA
DELLA LEGALITÀ E DELLA SOLIDARIETÀ
Un'intimidazione gravissima, in pieno stile mafioso, che ha nelle sue intenzioni, l'arresto, con metodi violenti e vigliacchi, del percorso di legalità e impegno comune sul quale da anni Libera, Legambiente, l'Agesci e molte altre associazioni locali sono impegnate.
SONO BRUTTI SEGNALI CHE DA TEMPO SI VIVONO NELLA ZONA DELLA PROVINCIA DI LATINA. RICORDO CHE APPENA POCHI ANNI FA IL BENEMERITO PREFETTO FRATTASI INVIO' UNA CORPOSA INFORMATIVA AL MINISTRO DELL'INTERNO LEGHISTA MARONI.
"Hanno buttato tutti gli arredi per terra, rotto le porte, finestre, rubato del materiale, ecc....rotto anche l'amplificatore e cose abbastanza costose."
Marco Omizzolo - Coordinatore provinciale Legambiente Latina
VANDALIZZATO DA VIGLIACCHI IL VILLAGGIO DELLLA LEGALITÀ“SERAFINO FAMÀ” A
BORGO SABOTINO
UN'INTIMIDAZIONE CHE NON FERMERÀ LA LOTTA E L'IMPEGNO PER UNA CULTURA
DELLA LEGALITÀ E DELLA SOLIDARIETÀ
Un'intimidazione gravissima, in pieno stile mafioso, che ha nelle sue intenzioni, l'arresto, con metodi violenti e vigliacchi, del percorso di legalità e impegno comune sul quale da anni Libera, Legambiente, l'Agesci e molte altre associazioni locali sono impegnate.
SONO BRUTTI SEGNALI CHE DA TEMPO SI VIVONO NELLA ZONA DELLA PROVINCIA DI LATINA. RICORDO CHE APPENA POCHI ANNI FA IL BENEMERITO PREFETTO FRATTASI INVIO' UNA CORPOSA INFORMATIVA AL MINISTRO DELL'INTERNO LEGHISTA MARONI.
Foto fatta da Rita Coltellese: zona naturalistica accanto al Lago di Fogliano (LT)
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Criminalità organizzata
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Grillo esprime un diffuso sentire
DA: IGN - Portale di ADNKRONOS
Equitalia, Grillo: ''Capire perché attentati'' Busta con proiettile nella sede di Torino
ultimo aggiornamento: 02 gennaio, ore 22:01
Roma - (Adnkronos) - Il comico blogger: ''Un avviso di pagamento di Equitalia è diventato il terrore di ogni italiano'', il premier ne ''riveda immediatamente il funzionamento''. La replica del presidente di Equitalia Befera: ''Stavolta non fa ridere, ''Occorrerebbe difendere gli uomini che fanno il loro dovere''. Capodanno di attacchi contro Equitalia: ordigno a Foggia, incendio a Modena
Tutti condannano Grillo, perfino Italia dei Valori, eppure Di Pietro lo ha appoggiato anche quando diceva castronerie e urlava come un ossesso ai raduni promossi da IdV a Piazza Farnese a Roma.
Befera dice che non fa ridere, ma si sbaglia, perché invece molta gente ride sotto i baffi perché ha pensato quello che Grillo strombazza ai quattro venti.
E non si tratta di evasori, ma di persone che vivono lo Stato ed i suoi apparati non come un Servizio ai cittadini, ma come qualcosa CONTRO i cittadini.
Chi ha in mano le maniglie del potere nei vari luoghi preposti alla gestione del Paese dovrebbe chiedersi PERCHE', e non scandalizzarsi con sussiego alle parole di Grillo.
Nel mondo in cui vivo io tutti i giorni sento di persone che si sono viste arrivare cartelle di pagamento per multe mai arrivate, forse neppure elevate con ragione, ad esempio. E il cittadino con il cuore in gola deve iniziare un iter pazzesco, kafkiano, in cui altri cittadini, solo perché dipendenti pubblici o di Enti parapubblici, si comportano come ufficiali burocrati sordi alla logica ed alla ragione.
Lo Stato così viene introiettato non come "Lo Stato siamo noi", ma come un nemico che non ascolta ragioni, se non quelle che "DEVI PAGARE E BASTA".
Questo apparato non democratico, che tratta il cittadino da suddito, è dovuto ad un difetto che viene dall'alto, ma anche ad una mentalità dei burocrati che dire borbonica è poco.
Chi scrive è un Funzionario della Pubblica Amministrazione che è stato in servizio fino al 30 novembre 2011 ed è da poco, dunque, in pensione. Parlo a ragion veduta.
Non ho mai fatto dormire le pratiche sulla mia scrivania e se c'era una difficoltà al disbrigo, che non dipendeva da me, cercavo comunque di risolverla bombardando di telefonate, e-mail e fax chi doveva inviarmi la parte mancante, affinché, ad esempio, un mandato di pagamento venisse fatto.
Troppo spesso ho sentito "non mi compete", "chi se ne importa, se non mandano questo o quello peggio per loro, non dipende da me". Per me è inammissibile questo modo di lavorare ed è causa dell'ottusità della Pubblica Amministrazione nei confronti dei cittadini che aspettano un chiarimento o un pagamento.
Questo apparato che, lungi dal facilitare la vita al cittadino gliela complica, è comune a molte istituzioni pubbliche.
Questa sera sulla TV7 nella trasmissione condotta da Lilli Gruber si ricordava che nella Regione Calabria i tempi di pagamento dei fornitori erano sui 900 giorni circa, mentre nella Regione Lombardia erano di 90 giorni circa!
Hanno accennato anche al fatto che questo avviene anche in apparati nazionali e non necessariamente localizzati a livello regionale.
Qui sotto vi riporto alcuni degli argomenti da me trattati su questo blog di natura kafkiana e che danno conto dello scollamento fra lo Stato, espresso dai vari apparati, ed il cittadino che risulta impotente di fronte all'ABUSO e, nel caso migliore, viene ignorato nelle sue giuste istanze e non ritenuto meritevole nemmeno di risposta.
09/12/2011 ACEA ATO2 E BRIANZACQUE OBBEDISCONO A LEGGI DI STA...
Qui sotto vi riporto alcuni degli argomenti da me trattati su questo blog di natura kafkiana e che danno conto dello scollamento fra lo Stato, espresso dai vari apparati, ed il cittadino che risulta impotente di fronte all'ABUSO e, nel caso migliore, viene ignorato nelle sue giuste istanze e non ritenuto meritevole nemmeno di risposta.
09/12/2011 ACEA ATO2 E BRIANZACQUE OBBEDISCONO A LEGGI DI STA...
08/12/2011 Tasse giuste, tasse inventate...
06/11/2011 FF.SS.
30/09/2011 Acqua pubblica, acqua privata
03/04/2011 Lettere da "La Repubblica" del 3 novembre 2010
06/11/2011 FF.SS.
30/09/2011 Acqua pubblica, acqua privata
03/04/2011 Lettere da "La Repubblica" del 3 novembre 2010
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Beppe Grillo,
Servizi e cittadino,
Tasse e cittadino
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
lunedì 2 gennaio 2012
Cacciari e Don Verzé
L'intellettuale comunista Massimo Cacciari è andato al funerale dell'ultranovantenne Don Verzé il cui braccio destro si è suicidato (per i cattolici il suicidio è peccato) per le note vicende economiche fallimentari ed oscure del San Raffaele...
Non bisogna mai finire di stupirsi nella vita, fino all'ultimo, ed io mi sono stupita.
Ma, ancora di più, mi ha stupito quello che ho sentito dalla bocca di Cacciari al Telegiornale RAI. Al giornalista che gli porgeva il microfono ha detto più o meno testualmente:
"Chi non si è mai sporcato le mani in tutta la vita vuol dire che le ha tenute in tasca!"
Riporto il commento ironico e tranquillo di mio marito con il quale stavo cenando:
"Si vede che tu ed io abbiamo tenuto le mani in tasca tutta la vita."
Mi è piaciuto e lo sottopongo al giudizio di chi legge.
Nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare qualcosa nella vita e certo le mani non le abbiamo tenute in tasca... eppure sono pulite. Mio marito è stato anche Assessore al Bilancio di un paese ma ci ha rimesso: non gli hanno pagato neppure la modesta prebenda di assessore e la benzina per andare in comune ed altre spese se le è pagate con i suoi soldi.
Si vede che Cacciari, comunista, appartiene al mondo di Don Verzé, cattolico.
Un mondo in cui si sentono obbligati a sporcarsi le mani.
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Politica
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 1 gennaio 2012
Chi sono i veri animali?
DA: Libero.it
Tragedia per gli animali: 132 cani uccisi, 105 gatti morti
Grave il bilancio per i botti di capodanno, ma inferiore rispetto a quello dello scorso anno. Un migliaio di animali in fuga
Si conferma meno grave il bilancio di animali morti, feriti e fuggiti a causa dei botti di Capodanno, alle ore 16 odierne le segnalazioni arrivate via email, ed al telefono amico di AIDAA parlano di 132 cani uccisi, 450 fuggiti, mentre sono 105 i gatti morti e oltre 500 quelli fuggiti. Per l’associazione, è "un dato assolutamente positivo rispetto ai 500 cani ed altrettanti gatti che erano risultati uccisi lo scorso anno sempre a causa dei botti di San Silvestro".
Chi ha dimestichezza con gli animali in genere e con quelli domestici in particolare sa, conosce il loro terrore di fronte alle esplosioni esagerate che l'uomo si diverte a fare per festeggiare.
Il mio grosso cane lupo, scomparso per mano dell'uomo, dalla paura un ultimo dell'anno vomitò sul tappetino dell'ingresso.
Qualche fuoco piccolo, per fare allegria, si può anche fare, ma tanti concentrati in una notte annientano queste povere creature.
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Costume
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Uomini e cani
DA: Il Corriere della Sera.it 31 dicembre 2011
Se il cane uccide, il padrone è un killer
La sentenza conferma la condanna di duplice omicidio colposo per un proprietario. I suoi cani avevano ucciso due uomini
LESIONI E MORSI - La Quarta sezione penale con la sentenza 48429 ha dichiarato inammissibile il ricorso di G. M., 40enne pugliese, e, convalidando la condanna del padrone per duplice omicidio colposo stabilita per due casi di decesso causati dai suoi cani, ha fatto notare che «non può essere messo in discussione che la morte dei due uomini è riconducibile ai due cani di proprietà del ricorrente». A dimostrarlo «la presenza sul corpo delle vittime di plurime lesioni da morsi di cane in punti vitali e le concordi testimonianze delle persone, compresi i carabinieri intervenuti sul posto, che hanno assistito alla parte finale dell'aggressione, quando gli animali stavano ancora infierendo» sui due malcapitati.
ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO - Ma non è finita. Per la Suprema Corte, ha pesato «l'atteggiamento palesemente aggressivo tenuto dai cani quando, rifugiatisi nell'abitazione dell'imputato, dopo il fatto, manifestarono palese aggressività anche nei confronti di chiunque tentasse di avvicinarsi a loro, compreso il padrone». E a nulla è valso il tentativo dell'imputato di discolparsi dicendo che non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti avevano lasciato il cancello della sua villa aperto, favorendo così l'uscita dei due feroci cani. Insomma, conclude la Cassazione, «è accertata la colpa» di G.M., il padrone dei cani «per la mancata adozione delle cautele e sussistente il rapporto di causalità tra la sua condotta e l'evento verificatosi». Quanto al presunto tentativo di furto da parte di ignoti, la Suprema Corte si limita a rilevare che il proprietario dei cani, presentatosi dai carabinieri per denunciare la scomparsa dei cani, «non aveva fatto alcun cenno» del fatto.
A questa notizia sono seguiti numerosi commenti sotto l'articolo. Ne riporto solo uno perché è emblematico della superficialità di chi legge senza rilevare quello che è chiaramente scritto e addirittura invia un commento senza riflettere:
al solito non si capisce,volutamente, nulla
31.12|15:14 wing125
nulla si sa delle circostanze . se i due cani hanno azzannato due ladri che cercavano di entrare in un luogo che i cani erano addestrati a difendere, oppure se si trattava di due malcapitati in qualche modo così sfortunati da incontrare per strada due bestie feroci , ed un criminale di padrone che ha guardato senza intervenire. insomma, per me qualche differenziuccia c'è . invece, al solito, si toglie ogni possibilità di comprendere, massificando tutto e mettendo l'accento sulla morte e basta . il solito brutto modo di manipolare le coscienze così in voga da noi, dove la morale ed il senso minimo della giustizia si sono perdute. Ecco il pezzo dell'articolo che dice chiaramente che il padrone ha tentato di discolparsi affermando: ....... non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti avevano lasciato il cancello della sua villa aperto, favorendo così l'uscita dei due feroci cani
Dunque i cani erano usciti dal cancello... Come abbia fatto il lettore ad ipotizzare che i due sventurati sbranati dai cani-belva potessero essere due ladri, visto che nessuno si è introdotto nello spazio che i cani dovevano difendere, ma sono loro che ne sono usciti, come dichiarato dallo stesso padrone nel tentativo di giustificarsi per la mancata custodia, è cosa che lascia un senso di desolazione per la volontà di molti di NON VEDERE la realtà anche quando c'è una rara sentenza che fa giustizia.
Ho notato spesso una partigianeria ottusa in questi tragici casi, in cui dei dissennati si gettano in difesa dei cani e dei padroni che li detengono in nome di un mal riposto amore per i cani.
Ho sempre praticato i cani perché avevo un padre cacciatore. Era un cacciatore alla Turgenev: amava camminare da solo per ore in zone isolate con il suo cane che gli correva intorno; aveva con esso un rapporto fra esseri viventi pensanti, anche se in modo diverso, appartenendo ciascuno ad una differente specie animale.
Passavo con i cani di mio padre il periodo estivo, non potendo tenerli in città, chiusi in un appartamento avrebbero sofferto. Ho molti aneddoti su questa esperienza di vita con i cani di mio padre. Ho imparato da bambina che essi sono tutti diversi, come gli uomini, alcuni possono essere simili, come gli uomini, ma ognuno ha la propria personalità, il proprio carattere.
Racconterò solo un aneddoto perché è vivo nel ricordo e commovente, ma ne avrei tanti da raccontare...
Ero in casa, seduta al tavolo del tinello, e piangevo silenziosamente per un dolore. Senza singhiozzi le lacrime mi scendevano silenziose sul viso quando, da sotto il tavolo dove, da me dimenticato, era Bobby, o forse era Bricco suo figlio, non ricordo più bene perché avevano lo stesso mantello color marrone, sentii un lieve guaire, di quelli che i cani fanno a bocca chiusa, solo con la gola e, subito dopo, qualcosa di caldo si posò sulle mie ginocchia spuntando da sotto il tavolo: il cane aveva posto il sotto del suo muso sulle mie ginocchia e guaendo dolcemente mi guardò con i suoi occhi intelligenti e buoni. La sorpresa per quel suo sentire silenzioso il mio dolore e parteciparvi mi commosse e mi consolò.
In seguito ho avuto cani miei, non da caccia, ma da difesa e compagnia: pastori tedeschi o belga. Delle bestie umane me li hanno avvelenati e l'ultimo fatto sparire e nemmeno la denuncia fatta ai Carabinieri ce lo ha fatto ritrovare.
Amo dunque i cani e li rispetto nella loro natura. Non ho frustrazioni da spostare su di loro rendendoli aggressivi, né vanità di sfoggiarli come cose... Ora, dopo la sparizione dell'ultimo, non ne ho voluti più per non soffrire.
Una donna sciocca, che ha l'incarico di dar da mangiare a cani del mio circondario, lasciati spesso da soli, appartenenti ad una razza inserita nel decreto dell'ex-ministro Sirchia come "destinataria di una particolare custodia e cautela" da parte dei detentori, ha detto con aria supponente "che i cani hanno diritto di abbaiare come e quanto vogliono" perché sono cani. L'atteggiamento saccente dell'ignara presuntuosa nasce proprio dalla mancanza di umiltà nel valutare sia i cani sia le persone. La superficialità porta questi individui a dare lezioni senza sapere e conoscere l'esperienza di chi hanno davanti. Amare i cani non vuol dire ammettere come giusto tutto quello che fanno. Sarebbe come dire che, amando gli esseri umani, si accettino i pedofili, gli assassini, gli stupratori e via dicendo.
Cani che assordano con i loro latrati per ore ed ore sono spesso cani resi disperati dai loro detentori. Cani feroci possono esserlo perché frutto di una selezione razziale operata dall'uomo, in aggiunta ad addestramenti dissennati all'attacco in nome di una ingiustificabile difesa. I miei sfortunati cani da guardia si limitavano ad abbaiare avvertendo se c'era una presenza estranea. Mai hanno latrato per ore. Così i cani di mio padre, che abbaiavano solo quando avevano stanato la lepre...
Dunque bene ha fatto la Giustizia ad emettere la sentenza di cui parla l'articolo: è una rara sentenza saggia che, comunque, non ripaga i due uomini del fatto di non esistere più e di aver fatto una morte atroce.
foto: http://fibdda.free.fr/ )
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Cronaca nera
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
sabato 31 dicembre 2011
Buona Fine e Buon principio
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Comunicazioni
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
venerdì 30 dicembre 2011
Quanti Luigi XVI e quante Marie Antoniette?
Non se ne può piùùùùùùùù!!!!!
Quanti Luigi XVI e quante Marie Antoniette debbono portare sulle spalle gli Italiani?
Non temono il giusto taglio della testa costoro?
Grazie alla benemerita Rete Web l'informazione arriva, anche se non si è letto il giornale "Il Fatto Quotidiano" o non si è vista in TV la conferenza stampa dell'esterrefatto Presidente del Consiglio quando ha dovuto rispondere alla domanda del giornalista del "Fatto" sulle UOVA di STRUZZO!!
Dalle uova di struzzo a ‘We want sex’
Le spese pazze dell’Agenzia del territorio
Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità del direttore Gabriella Alemanno, sorella del sindaco di Roma, e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) si è passati da 80 mila euro a un milione nel 2010, ma colpiscono i soldi spesi in gioiellerie e cene. Ad esempio al "Villa Oretta" di Cortina insieme a ben undici persone.
Poco meno di un milione e mezzo di euro di spese per comunicazione istituzionale e rappresentanza. L’Agenzia del territorio spende in rinfreschi, pranzi, convegni e mostre il doppio del costo delle bollette telefoniche delle sue cento sedi. Il buon esempio viene dall’alto, nonostante guadagni 300 mila euro lodi all’anno il direttore dell’Agenzia che dovrebbe occuparsi di catasto e conservatoria, Gabriella Alemanno, ha speso migliaia di euro in pranzi e cene di rappresentanza pagati con la sua carta di credito aziendale. A spese del contribuente. La sorella del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nominata a capo dell’Agenzia dal governo Berlusconi nel 2008, dopo essere passata prima dal Secit e dai Monopoli (sempre su nomina dei governi Berlusconi) è riuscita a pagare con i nostri soldi persino una cena a Cortina a suo fratello a margine di un evento sponsorizzato dall’Agenzia diretta dalla sorella e dall’Acea, controllata dal fratello. Una vera abbuffata di conflitti di interessi.
Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011. Il ministro dell’Economia e presidente del Consiglio Mario Monti, dovrebbe dare un’occhiata ai conti dell’Agenzia per vedere come viene applicato il suo invito alla sobrietà. Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage. A parte i 22 mila e 800 euro pagati all’Adnkronos per “supporto informativo multimediale” e i 20 mila euro per i servizi della Mp group, colpiscono le fatture importanti della società “Comunicare Organizzando” per esempio per la mostre dei 150 dell’Unità d’Italia (48 mila euro che però dovrebbero essere stati coperti dagli sponsor) e soprattutto le fatture delle gioiellerie.
Sfugge perché l’Agenzia compri 30 uova di struzzo decorate per 3 mila e 240 euro dalla gioielleria “Peroso”. “Sono state donate a rappresentanti di Stati esteri per esigenze di rappresentanza”, spiega Mario Occhi, responsabile comunicazione dell’Agenzia, anche se al Fatto risulta che un uovo sia finito a un comandante regionale della Finanza. L’Agenzia ha comprato anche 12 bicchieri in vetro soffiato dalla signora Maria Bonaldo di Mestre, che si dice conosca Gabrella Alemanno. Prezzo 1296 euro e destinazione ignota. “Saranno stati donati anche questi ad autorità estere”, dice sempre Mario Occhi. Si usano i soldi pubblici per promuovere persino una commedia sociale di Nigel Cole, “We want sex”, sulla battaglia delle operaie della Ford contro la discriminazione maschile. 800 euro per “affitto sala cinema Odeon per proiezione riservata del film il 17 gennaio 2011” più “vendita pop corn e bibita per 179 consumazioni, 5 euro cadauna, per un importo totale di 895 euro”. We want pop corn.
Poi ci sono i pranzi di rappresentanza. La “Bottega di Montecitorio” di via della Guglia a Roma è usata dal direttore dell’Agenzia come una seconda mensa. Peccato per i prezzi. Il 17 marzo 2011 spende 107 euro pubblici e poi ancora il 31 marzo spende altri 90 euro, il 7 aprile (70 euro) e poi ancora il 29 settembre (60 euro) sempre con ignoto commensale. Il 14 aprile del 2011 per un pranzo parco (63 euro) dichiara finalmente il suo ospite: è un suo amico di vecchia data, Antonio Liguori, nominato direttore generale del Teatro dell’Opera nel 2009, grazie al fratello Gianni Alemanno. La famiglia è molto unita. Il Fatto Quotidiano aveva già raccontato nell’agosto del 2010 la storia delle vacanze con dibattito di Gabriella e Gianni (con Isabella Rauti al seguito) in quel di Cortinaincontra. Ora scopriamo quanto ha pagato l’Agenzia del Territorio per sponsorizzare la manifestazione: 42 mila euro comprensive di Iva.
Ma l’Agenzia il 22 agosto del 2011 ha pagato altri 780 euro per ospitare a cena al “Villa Oretta” di Cortina ben undici persone. Oltre ai dirigenti di Ance, Confedilizia e Scenari Immobiliari, c’era anche “il sindaco di Roma Gianni Alemanno più ospite direttore Agenzia”. Talvolta il direttore tradisce la Bottega di Montecitorio: il 24 marzo per un pranzo con 28 commensali costato ben 616 euro, preferisce il “RomAntica” per “incontro con giornalisti stampa locale e referenti comunicazione”. Il 25 febbraio all’Os club alle Terme di Traiano paga 48 euro, e poi ancora il 14 febbraio altri 185 euro a causa di un vino importante (un Tignanello) e ancora il 9 agosto al Panda in Galleria Sordi, ma poi torna alla solita “Bottega di Montecitorio” il 20 aprile (89 euro) e il primo giugno (70 euro) il 12 ottobre (110 euro) il primo aprile al “Caffè delle Arti” (105 euro) il 14 aprile alla sala da tè Babington (115 euro). Filippo La Mantia è uno dei preferiti. Il 12 maggio (100 euro); il 26 settembre (100 euro); il 13 aprile 2011 con due giornalisti di un’agenzia di stampa (129 euro). Il 29 gennaio alla ” Taverna San Teodoro” ci sono quattro persone a tavola con la Alemanno per 443 euro. Il 23 maggio lo scialo viene scoperto da due magistrati della Corte dei Conti. Seguono la Alemanno nel locale dello chef La Mantia e non la mollano fino al conto. Purtroppo però mangiano a sbafo e non battono ciglio quando lei striscia la carta dell’Agenzia: 230, 50 euro. Il 4 luglio il direttore si sposta a Bari e pranza alla “Pignata” con cinque persone, il conto da 365 euro per “rappresentanti autorità locali”.
Quando si muove il direttore Gabriella Alemanno sembra un capo di Stato. Per esempio il 14 agosto del 2011 è a Cagliari e pranza con il Prefetto, due avvocati dello Stato e dirigenti delle agenzie del territorio e del demanio. La spesa per 13 pasti a base di pesce dal “Corsaro Deidda” è di 890 euro. Il 10 maggio del 2011 la Alemanno vola in Veneto e mangia all’osteria “da Fiore” a Venezia. Il conto è di 810 euro. Oltre al presidente dell’Ordine dei notai e al direttore dell’Agenzia del Veneto, erano presenti tutti i controllori. C’era il responsabile audit dell’agenzia, il comandante regionale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo e il procuratore regionale della Corte dei Conti. Al momento del conto però nessuno ha messo mano al portafoglio. In fondo Pantalone era veneziano.
da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre 2011
Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011. Il ministro dell’Economia e presidente del Consiglio Mario Monti, dovrebbe dare un’occhiata ai conti dell’Agenzia per vedere come viene applicato il suo invito alla sobrietà. Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage. A parte i 22 mila e 800 euro pagati all’Adnkronos per “supporto informativo multimediale” e i 20 mila euro per i servizi della Mp group, colpiscono le fatture importanti della società “Comunicare Organizzando” per esempio per la mostre dei 150 dell’Unità d’Italia (48 mila euro che però dovrebbero essere stati coperti dagli sponsor) e soprattutto le fatture delle gioiellerie.
Sfugge perché l’Agenzia compri 30 uova di struzzo decorate per 3 mila e 240 euro dalla gioielleria “Peroso”. “Sono state donate a rappresentanti di Stati esteri per esigenze di rappresentanza”, spiega Mario Occhi, responsabile comunicazione dell’Agenzia, anche se al Fatto risulta che un uovo sia finito a un comandante regionale della Finanza. L’Agenzia ha comprato anche 12 bicchieri in vetro soffiato dalla signora Maria Bonaldo di Mestre, che si dice conosca Gabrella Alemanno. Prezzo 1296 euro e destinazione ignota. “Saranno stati donati anche questi ad autorità estere”, dice sempre Mario Occhi. Si usano i soldi pubblici per promuovere persino una commedia sociale di Nigel Cole, “We want sex”, sulla battaglia delle operaie della Ford contro la discriminazione maschile. 800 euro per “affitto sala cinema Odeon per proiezione riservata del film il 17 gennaio 2011” più “vendita pop corn e bibita per 179 consumazioni, 5 euro cadauna, per un importo totale di 895 euro”. We want pop corn.
Poi ci sono i pranzi di rappresentanza. La “Bottega di Montecitorio” di via della Guglia a Roma è usata dal direttore dell’Agenzia come una seconda mensa. Peccato per i prezzi. Il 17 marzo 2011 spende 107 euro pubblici e poi ancora il 31 marzo spende altri 90 euro, il 7 aprile (70 euro) e poi ancora il 29 settembre (60 euro) sempre con ignoto commensale. Il 14 aprile del 2011 per un pranzo parco (63 euro) dichiara finalmente il suo ospite: è un suo amico di vecchia data, Antonio Liguori, nominato direttore generale del Teatro dell’Opera nel 2009, grazie al fratello Gianni Alemanno. La famiglia è molto unita. Il Fatto Quotidiano aveva già raccontato nell’agosto del 2010 la storia delle vacanze con dibattito di Gabriella e Gianni (con Isabella Rauti al seguito) in quel di Cortinaincontra. Ora scopriamo quanto ha pagato l’Agenzia del Territorio per sponsorizzare la manifestazione: 42 mila euro comprensive di Iva.
Ma l’Agenzia il 22 agosto del 2011 ha pagato altri 780 euro per ospitare a cena al “Villa Oretta” di Cortina ben undici persone. Oltre ai dirigenti di Ance, Confedilizia e Scenari Immobiliari, c’era anche “il sindaco di Roma Gianni Alemanno più ospite direttore Agenzia”. Talvolta il direttore tradisce la Bottega di Montecitorio: il 24 marzo per un pranzo con 28 commensali costato ben 616 euro, preferisce il “RomAntica” per “incontro con giornalisti stampa locale e referenti comunicazione”. Il 25 febbraio all’Os club alle Terme di Traiano paga 48 euro, e poi ancora il 14 febbraio altri 185 euro a causa di un vino importante (un Tignanello) e ancora il 9 agosto al Panda in Galleria Sordi, ma poi torna alla solita “Bottega di Montecitorio” il 20 aprile (89 euro) e il primo giugno (70 euro) il 12 ottobre (110 euro) il primo aprile al “Caffè delle Arti” (105 euro) il 14 aprile alla sala da tè Babington (115 euro). Filippo La Mantia è uno dei preferiti. Il 12 maggio (100 euro); il 26 settembre (100 euro); il 13 aprile 2011 con due giornalisti di un’agenzia di stampa (129 euro). Il 29 gennaio alla ” Taverna San Teodoro” ci sono quattro persone a tavola con la Alemanno per 443 euro. Il 23 maggio lo scialo viene scoperto da due magistrati della Corte dei Conti. Seguono la Alemanno nel locale dello chef La Mantia e non la mollano fino al conto. Purtroppo però mangiano a sbafo e non battono ciglio quando lei striscia la carta dell’Agenzia: 230, 50 euro. Il 4 luglio il direttore si sposta a Bari e pranza alla “Pignata” con cinque persone, il conto da 365 euro per “rappresentanti autorità locali”.
Quando si muove il direttore Gabriella Alemanno sembra un capo di Stato. Per esempio il 14 agosto del 2011 è a Cagliari e pranza con il Prefetto, due avvocati dello Stato e dirigenti delle agenzie del territorio e del demanio. La spesa per 13 pasti a base di pesce dal “Corsaro Deidda” è di 890 euro. Il 10 maggio del 2011 la Alemanno vola in Veneto e mangia all’osteria “da Fiore” a Venezia. Il conto è di 810 euro. Oltre al presidente dell’Ordine dei notai e al direttore dell’Agenzia del Veneto, erano presenti tutti i controllori. C’era il responsabile audit dell’agenzia, il comandante regionale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo e il procuratore regionale della Corte dei Conti. Al momento del conto però nessuno ha messo mano al portafoglio. In fondo Pantalone era veneziano.
da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre 2011
Gianni Alemanno
Non c'è partito che si salvi: quando sono al potere sono tutti Marie Antoniette e Luigi XVI.
Se mi guardo indietro vedo solo ruberie, sprechi e malversazioni che hanno creato il dissesto che costringe lo Stato ad emettere Titoli per approvvigionarsi di altri soldi. Il debito pubblico è questo. Su questi titoli lo Stato dovrà elargire degli interessi e così via. Per pagarli chiederà altre tasse ai cittadini che già le pagano, con la promessa (vaga) che poi forse stanerà quelli che non le pagano.
I figli e i discendenti degli italiani NON evasori, NON ladri, NON troveranno lavoro perché il lavoro, da decenni, è così distribuito: concorsi pubblici vinti dai raccomandati con l'impossibilità di avere giustizia qualora si faccia ricorso, tanto vale rinunciarci; lavoro privato, una recente inchiesta ha ufficializzato quello che già la gente sapeva e viveva sulla propria pelle: le ditte assumono in maggioranza per conoscenza.
Questo è un Paese in cui la democrazia sta morendo. Non esiste più la possibilità di autodeterminarsi con il proprio valore: ogni tanto si creano degli strappi nella rete messa dalla corruzione e qualche pesce sano riesce a passare.
Concludo con un aneddoto personale. Oggi si sa di più su chi ci deruba rispetto a ieri e questa è l'unica conquista della nostra moribonda democrazia, ma ci derubavano pure prima, prima ancora di Berlusconi... Ma la stampa e le TV erano più controllate dal Potere e non c'era il Web.
Forse è stato una trentina di anni fa. Cercavo lavoro, sapevo fare molte cose, anche stenografare e un amico giornalista e direttore di un importante quotidiano politico mi procurò un colloquio con una persona che aveva bisogno di una segretaria. Arrivai in questo ufficio in una via del centro di Roma: grandissimo, con una hall gigantesca, vetrate sulla notissima via romana, segretarie truccatissime che non si sa bene cosa facessero, il telefono sul loro bancone era muto. Non so neppure di cosa si occupasse la persona a cui mi dovevo presentare, sapevo solo che non poteva che essere del partito di cui il quotidiano che dirigeva il nostro amico era organo.
Dopo una breve attesa fui introdotta alla presenza del misterioso personaggio che aveva in uso quel prestigioso ufficio di rappresentanza. Fu cordiale e gentile. Mi sembrava di averlo visto da qualche parte ma non ravvisavo dove: forse di sfuggita come figura secondaria in qualche servizio televisivo? Era abbastanza giovane. Cosa poteva mai aver fatto nella vita per avere così giovane un simile studio, di oscuro scopo ed utilità, in pieno centro di Roma? Mi parlò nebulosamente di pubbliche relazioni, forse. Mi chiese cosa sapevo fare. Sembrò interessato. Poi, inusitatamente, mi disse che sua moglie si interessava di Astrologia, di oroscopi. Cosa ne pensavo dell' Astrologia? Sono moglie di un Fisico, specializzato in Astrofisica, e non posso che avere un'idea estremamente scientifica degli astri... Risposi che per me era un gioco e nulla più, che io ero molto realista e con i piedi per terra. Credo che questo non gli piacque, sparì il sorriso e mi congedò gentilmente. Il nostro amico direttore mi fece sapere poi che non ero andata bene. Eppure sembrava che quello che interessava di più fosse il connubio fra cultura e stenografia! A furia di ripensarci mi tornò in mente dove avevo visto quel viso: in una ripresa televisiva in cui c'era la figlia di un potentissimo uomo politico con il marito, era quest'ultimo. La donna si presentava in una rubrichetta televisiva accompagnando una specie di furbo santone con barba, italianissimo, che dava gli oroscopi. Lei lo affiancava soltanto, non sapeva fare neppure la maga in prima persona, ma era esperta in astrologia.
Da dove venivano i soldi per foraggiare il NULLA di quell'ufficio di rappresentanza? Senza contare quelli che la RAI doveva pagare all'insulsa figlia del potente politico ed al suo "santone".
Ieri, come oggi, noi foraggiamo il nulla professionale degli addentellati dei politici, mentre i nostri figli laureati e superspecializzati non trovano lavoro o solo contratti a termine.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
giovedì 29 dicembre 2011
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Da: "Le verità nascoste"
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La donna alta, dall’aspetto popolano, entrò nei locali dell’Istituto di Ricerca Universitario e dall’ingresso si girò verso un breve braccio del corridoio dove, in fondo, con la porta della Segreteria sempre spalancata, c’erano le due segretarie del Direttore intente al lavoro. Salutò a voce alta solo una delle due: la più giovane.
“Ciao Elide, Pietro c’è vero?”
Le due segretarie si girarono ed Elide rispose al saluto con la solita maschera di cortesia e disponibilità che metteva con tutti e che si apriva, con rare crepe di bassa malignità, solo con alcuni. La più anziana guardò la donna e non la salutò, ritenendo che il saluto doveva darlo chi entrava e non viceversa. Registrò, con quella breve occhiata, che pur rimanendo nel suo aspetto ordinario quella donna curava molto la sua esteriorità: ora aveva i capelli neri raccolti sulla nuca ed il suo abbigliamento era sobrio ed in ordine.
Invogliata dal sorriso accogliente di Elide, si fece più avanti e dietro di lei si avvicinò anche una donna più giovane che l’accompagnava. Era silenziosa, anche se inalberava un lieve sorriso che sembrava essere ironico. Anche lei era bruna di capelli, corpulenta e dimostrava un’età fra i trenta ed i quaranta anni.
“Sono stata dal padre di Pietro che sta male, ha quasi novanta anni! Io ho anche mia madre che sta male e la mattina faccio il giro. – Disse rivolta solo ad Elide che l’ascoltava fintamente interessata.- Non so quando io e Pietro potremo farci una vita insieme… Non è giusto che, siccome lui non si è sposato, deve occuparsi del padre, e il fratello, con la scusa che ha famiglia, viene una volta ogni tanto.”
“Forse perché Pietro vive nella casa del padre… E’ rimasto con i genitori.” Tentò una spiegazione Elide, tanto per far vedere che si interessava a quello che la donna le stava dicendo.
L’altra segretaria ignorava la conversazione ed era intenta al lavoro. Squillò il telefono e la segretaria più anziana rispose brevemente, poi si rivolse ad Elide: “Vogliono te.” Le disse. Allora la donna alta disse: “Vado da Pietro. Ciao Elide.” La donna giovane e grassa la seguì, dopo un cenno silenzioso di saluto rivolto a entrambe le impiegate.
Elide, conclusa la breve telefonata, riattaccò la cornetta e si girò verso la segretaria più anziana con un sorriso malizioso e, a bassa voce, disse: “Hai visto Giulia? C’era una delle figlie.”
“Incredibile. – Commentò l’altra seria. – Credevamo che fosse vedova, poi quando Pietro mi ha detto: “Come fà a lascià quer poretto!” Ho appreso che a casa aveva il marito. Io pensai che fosse infermo… Lo ha definito “poveretto”! Invece poi mi ha detto che era solo uno a cui non andava di lavorare, un passivo, un pigro. Comunque mi stupisco che addirittura una delle figlie venga a trovarlo al lavoro!”
L’altra rideva sorniona. Aveva da decenni una storia adulterina con un uomo sposato, di cui Giulia era a conoscenza, ma trovava lo stesso ridicola la situazione di quella donna e di Pietro, il tecnico che lavorava nell’officina meccanica dell’Istituto.
“Fa anche la gelosa.- Disse sempre ridendo. – Ti ho raccontato della povera Carla che aggredì al telefono dandole della puttana e lei, piangendo, andò dal Direttore a dirgli che aveva telefonato in ufficio la donna di Pietro insultandola e dicendole di “lasciar stare il suo uomo”!”
“Cose da manicomio… - Commentò Giulia disgustata. – Carla ha più o meno l’età di mia figlia e Pietro ha la stessa età di mio marito. Ma come si fa?!”
“Il Direttore lo chiamò e gli disse di tenere buona questa signora e gli chiese come mai si permetteva di chiamare un’impiegata, che conosceva solo di vista, in ufficio. E venne fuori che lui, questo scemo, per farla ingelosire le parlava di Carla, ma anche di Giovanna, la figlia del Direttore…” Elide rideva nel raccontarlo di nuovo.
“E’ pazzo! – Commentò con disprezzo la segretaria più anziana.- Nella loro situazione, con un marito a casa… Si permette di coinvolgere pure colleghe che possono essergli figlie per età.. poi manco fosse bello!”
“Beh, non è brutto Pietro!” Disse Elide.
“Sarà che è così ordinario… - Commentò Giulia che aveva gusti più raffinati. – Poi Carla è proprio lontana da lui mille miglia! E’ bella, giovane, fidanzata con un bel ragazzo; ma che gliene può fregare di un vecchio che passa la giornata a fare buchi con il trapano?!”
“Ma ti ho raccontato di quando si sono menati noh? – Continuò Elide sempre ridendo. – Lui aveva dato un passaggio in macchina a me e a Carla fino alla fermata della metropolitana e lei, che si vede che lo aspettava lì… non so bene … ha visto che scendevamo dall’auto di Pietro e, mentre noi ci allontanavamo, lo ha aggredito dicendogli: “Porti in macchina le puttane!!” Noi siamo scappate e lei è salita nell’auto e, mentre ci dileguavamo, abbiamo visto che si menavano dentro l’abitacolo!”
“Cose da matti! - Disse Giulia ridendo e scuotendo la testa.- Comunque un giorno l’ho vista qui fuori dai cancelli dell’Istituto vestita con una tuta che sembrava la maschera di Arlecchino: aveva i tacchi alti e i capelli tinti di rosso, e parlava tutta eccitata con Pietro. Oggi era sobria…”
“Ha cambiato look!” Ed Elide rise ancora.
Il Direttore dell’Istituto di Ricerca dette un pranzo invitando tutti i dipendenti, dicendo loro di portare anche le mogli ed i mariti. Pietro si presentò con la donna che a casa aveva il marito.
Era domenica e la seria Giulia si chiedeva cosa mai aveva detto al consorte per starsene tutto il giorno fuori casa. Ma poi si rispose che di certo doveva sapere tutto, se persino una delle figlie accompagnava la madre a visitare l’amante nel luogo di lavoro.
Verso la fine del pranzo Giulia si alzò per sgranchirsi le gambe e uscì appena fuori nello spazio all’aperto del ristorante. La donna che accompagnava Pietro fece altrettanto e, sorprendendola, le rivolse la parola dandole del tu e chiamandola per nome. Per pura cortesia Giulia scambiò qualche generico commento sulla giornata con la bizzarra interlocutrice che, con un aggancio banale, la stupì ancora facendole le seguenti confidenze:
“Il mio matrimonio è finito subito, appena messe al mondo le mie quattro figlie. Lui lo sa di Pietro. Stasera torno, apparecchio, e ceniamo insieme.” Lo diceva scandendo le parole, con un tono che voleva ribadire una normalità che, nei fatti, non esisteva.
“Ma non è meglio separarsi? Pietro è scapolo, potreste andare a vivere insieme.”
“Nooooh! Mio marito me l’ha detto: “Vattene.” Ma io gli ho risposto: “Da questa casa non mi portano via nemmeno quattro uomini che mi sollevano di peso!”.” Lo disse con aria sicura e minacciosa.
Giulia l’ascoltava sconcertata. “Ma così si vive male.”
“No, perché? Poi Pietro ha i vecchi e non possiamo farci una vita così!”
Giulia pensò che qualsiasi soluzione era meglio di quel vivere poco dignitoso, soprattutto per il marito di lei. Ma che razza di uomo era? Si chiese.
La donna la informò che lei non lavorava ma “aveva del suo” e che “le figlie erano tutte sistemate”, nel senso che erano sposate e, quindi, fuori di casa ormai.
Qualche tempo dopo, al lavoro, Giulia, prendendo lo spunto da una frase che Pietro aveva detta sulla “sua amica Assunta”, gli chiese:
“Si chiama Assunta quella signora che viene sempre a trovarti e che hai condotto con te al pranzo offerto dal Direttore?”
“Sì.” Confermò lui con una lievissima punta di imbarazzo.
“Ma non è una semplice amica, - affermò indiscretamente la segretaria – mi ha detto che vive con il marito. Ma perché non date una dignitosa ufficialità a questa annosa relazione?”
“Ma è mejo così, pé le fije, pé i generi…”
“Ma sarà meglio per te… Non è certo dignitoso di fronte alla gente, alla società, per il marito…”
“Ma lì nella zona lo sanno tutti, lo conoscono tutti, io abito dall’altra parte della strada, proprio di fronte, sulla Tuscolana.”
Visto che per quell’uomo era tutto normale e, addirittura, meglio per le figlie e per i loro mariti, Giulia capì che era proprio il concetto di dignità che mancava a quelle persone e, conseguentemente, il sentimento della vergogna.
Molto tempo dopo vennero in Istituto delle persone che Pietro aveva conosciuto mentre era in vacanza con Assunta. Da come parlavano Giulia e gli altri colleghi presenti capirono che quei conoscenti ritenevano la coppia regolare… Mostrarono anche delle foto che avevano fatto insieme in vacanza. Quando se ne furono andati tutti ridacchiavano, anche se poco prima avevano fatto le viste che tutto fosse normale.
I vecchi genitori di Pietro, uno alla volta, morirono. Ai funerali Assunta non si vide. I colleghi si stupirono: “Come? La portava dappertutto!”
La seria Giulia sentenziò: ”Tutto normale, tutto normale il cavolo! Secondo me i parenti di Pietro la ritengono una puttana impresentabile!”
Pietro, rimasto solo, non accolse Assunta in casa sua e continuò a mandarle a casa cose buone da mangiare, oppure ad accompagnarla a fare visite mediche ed analisi, se serviva.
Giulia tornò alla carica appena il collega gliene dette il destro parlandole di Assunta come se la loro situazione fosse da ritenersi normale.
“Adesso sei solo, perché lasci che viva in casa con il marito?”
“No, no, stamo bene così, io ‘o so come semo, vivenno insieme ce pijeremmo all’occhi!”
Giulia, che pur essendo romana non capiva certe espressioni romanesche, si fece spiegare cosa voleva dire “ce pijeremmo all’occhi” e lui le spiegò che significava che si sarebbero menati, insomma, che vivendo insieme non avrebbero potuto andare d’accordo.
“Aspettava che morissero i vecchi, altrimenti “non potevano farsi una vita”…. Puah!” Commentò con disprezzo la segretaria anziana.
“Giulia mia! E che voi ride!!”
Giulia aveva cambiato ufficio, ma l’impiegata che la sostituiva era con lei in amicizia e amava raccontarle le cose più comiche che avvenivano in quel contesto.
Giulia sorrise: “Che è successo?”
“Stavamo pranzando insieme con i soliti colleghi alla tavola calda, quando a Pietro è squillato il cellulare, - si interruppe per ridere ancora al ricordo di quello che stava per dirle – lui ha risposto e ha fatto una faccia preoccupatissima… Noi abbiamo quasi smesso di mangiare.. Abbiamo pensato a qualche problema riguardante un familiare… Guarda, te faccio vedé come ha fatto…”
E si mise a mimare Pietro che rispondeva al cellulare, guardando in basso come aveva fatto lui stando seduto al tavolo con i colleghi:
“Ma come sta adesso? Davero? E’ in rianimazione?” Poi silenzio, faccia sempre più costernata e infine chiusura del telefono con faccia tristissima. “Té giuro, Giù, che pareva che j'era morto un caro parente!”
Giulia chiese: “Ma insomma, che cosa era successo di così grave?”
“Er marito di Assunta: gli era preso un infarto e Assunta lo informava dall’ospedale!” E la giovane rideva.
“Pazzesco!”
“Giù, tu dovevi vedé che faccia aveva! Poi l’ha richiamato ancora per dargli notizie… A noi ce veniva a tutti da ride, ce semo tenuti perché.. in fondo quello stava male davero.”
“Ma è una situazione paradossale, non è colpa vostra se vi viene da ridere… E’ che questa gente vive in maniera grottesca, agisce in modo caricaturale e per forza strappa il riso anche in circostanze drammatiche.”
“E’ allucinante, - continuò la giovane impiegata – tu lo dovevi vedere…”
“Tu sai, perché te l’ho raccontato, che io conosco una situazione molto simile vicino dove abito. Sarà un caso ma ne ho una al lavoro ed una a casa! Mi chiedo come sia possibile che capitino tutte a me le persone folli!”
“Ma no, Giulia, sapessi quante ne vedo io quando vado a lavorare nell’attività commerciale che ha mio padre! Là ne passa di gente e ne vedo di tutti i colori! E’ la gente che è così!”
“Non tutta la gente per fortuna, però!”
“Non tutta, ma ce ne è tanta.”
“E’ pieno di separati, ma almeno sono chiari e puliti. Ma cos’è questo schifo?! La cosa buffa è che poi anche quelli vicino a me stanno sulla Tuscolana e il marito cornuto che vive con la moglie, che in quel caso di amanti sembra che ne abbia avuti diversi, fa lo stesso lavoro che fa Pietro!”
La giovane rise: “Chi lo direbbe che questi “meccanici” hanno delle vite così intricate eh?!”
Poco tempo dopo la giovane collega la informò che il marito di Assunta era morto. “Continuano restando ognuno a casa propria. Lui è sempre tutto servizievole e l’accompagna a fare le visite mediche; lei, con tutto che ha una certa età, devi vedere come si cura ed è elegante!”
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 25 dicembre 2011
Uno degli ultimi articoli di Giorgio Bocca
Da: La Repubblica.it
ADDIO A GIORGIO BOCCA
L'oscenità in politica
Ripubblichiamo uno degli ultimi articoli pubblicati del giornalista, scomparso oggi a Milano. E' uscito su Repubblica il 23 settembre 2011
LA POLITICA, il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini capaci di creare uomini. Giornali e televisioni sembrano dominati dalla foia delle immagini lubriche, dell’umorismo da caserma.
Un uomo, un industriale brianzolo di nome Silvio Berlusconi è il portavoce di questa volgarità plebea che ha ritrovato il coraggio di esporsi in pubblico, anzi vantandosi in pubblico di esistere. Nelle intercettazioni telefoniche di Silvio, dei suoi cortigiani, delle sue prostitute ritrovi lo sfogo carnevalesco della sessualità repressa. La Rai ha trasmesso un' intervista a una delle escort: sembrava la parodia di un inno satanico.
Proterva, sfrenata la signorina recitava la parte del demonio vincente su tutte le ipocrisie, su tutte le viltà. Parlava del ruffiano Tarantini come di un campione della verità e dell' audacia: sia lodato lui che in questo mondo di pecore ha avuto il coraggio di essere ciò che un uomo vincente deve essere, uno che ruba, approfitta, che usa la benevolenza dei potenti viziosi per fare strada. Non solo dei piccoli ricatti, delle modeste tangenti, ma i grandi affari con i monopoli privati di Stato, con la chimica e le meccaniche e il petrolio.
Coraggioso e ingegnoso: qualche bella ragazza mandava nel salotto giusto ed ecco che il furbo Tarantini era diventato un
E allora smettila di fare l' elogio delle virtù che ti lasciano povera, dei doveri con i quali non ti compri una T-shirt elegante, credi a me che conosco la catena del successo e della ricchezza, se devi venderti per
avere dei bei vestiti venditi, perché solo l'eleganza ti aprirà le prime porte, se vuoi diventare un' attrice, un' indossatrice alle feste di Silvio e dei suoi simili non andartene proprio al momento giusto, quello in cui si fermano le candidate al suo letto, ai suoi amori penosi ma redditizi. Quando le prostitute rivendicano il loro diritto a esserlo, il loro merito a essere uscite dal gregge dei paurosi e dei deboli è troppo tardi per ogni considerazione sociale: siamo alla disperazione senza rimedio di chi sceglie la via delittuosa pur di uscire dalle pene della vita.
A questo punto sei fuori da una vita non diciamo virtuosa, ma onesta, fuori da una socialità corretta o sopportabile, dentro un groviglio di ricatti e di menzogne. Durante l'inchiesta di Mani pulite il procuratore Di Pietro ebbe parole di pietà per i poveracci che erano caduti nella rete infernale, anche loro, disse, hanno dei sentimenti, dei parenti, dei desideri di redenzione. Ma è altrettanto vero che uscire dalle grinfie del demonio nonè facile, che non tutti possono resistere alle sue tentazioni.
Si chiede a Berlusconi di fare un passo indietro. Non lo farà. Uomini come lui non sono in grado di farlo, non esistono per loro rifugi in paesi lontani. Se sono al punto in cui sono è perché lo hanno voluto con volontà di distruggersi, prevalente su quella di salvarsi.
(25 dicembre 2011)
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Mi pregio di aver scritto qualcosa di simile in questo blog il 2 settembre scorso: "Imprenditori in che senso?".
Con lo stesso sentimento etico, se non altro. Mi fa piacere che anche Bocca abbia usato la parola italiana prostituta e non l'ipocrita inglesismo che certo giornalismo usa come foglia di fico.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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