sabato 14 gennaio 2012

Cimitero Flaminio di Roma - Prima Porta


 Giovedì 12 gennaio 2012, h. 13:00 Cimitero Flaminio - Prima Porta immagini del degrado

Non è la prima volta che trovo in questo luogo segni di un inaccettabile degrado.
Quando ho iniziato a frequentarlo era il 1971 e non era così.
Nel tempo il degrado si è affacciato ed è avanzato diventando cronico.
Gli evidenti lavori di muratura sulle tombe dovrebbero indurre chi gestisce i Servizi cimiteriali ad imporre che i rifiuti vengano smaltiti nell'immediato e non già lasciati come si vede nelle immagini da me riprese.
Questo triste spettacolo dà un senso di desolazione al luogo già di per sé non felice ma che, se ben tenuto, potrebbe rasserenare i vivi e onorare i morti.

venerdì 13 gennaio 2012

La morte di Roberto e gli stupidi corvi televisivi

Parlo di Roberto Straccia, che è uscito a fare jogging a Pescara ed è stato ritrovato morto a Bari. Saranno i magistrati che coordinano le indagini, coadiuvati dalle Forze dell'Ordine e dai referti degli Scienziati della Medicina che forse sapranno dare una risposta al come e perché il giovane è morto.
Nel frattempo corvi stupidi, invitati in qualità di "esperti di non si sa cosa" nei salottini di varie trasmissioni televisive, si esercitano in supponenti ed azzardate ipotesi basandosi sul nulla.
Non si sa in base a cosa queste persone vengano invitate a fare supposizioni e perché si presentino in trasmissione a farle: per il gettone di presenza che noi contribuenti dobbiamo nostro malgrado pagargli? Oppure per pura narcisistica vanità? O perché sperano nella televisione come promozione delle loro attività, quindi per un beneficio economico?
Qualsiasi sia la ragione trovo penoso che un tizio, assolutamente ignoto ai più, venga interrogato sulle sorti di Roberto Straccia "perché scrittore!" Se sei uno scrittore puoi avere, a seconda di quello scrivi, molta fantasia ed inventiva, oppure una particolare sensibilità nell'osservare le umane faccende e nel saperle scandagliare... ma quelle che rientrano nella tua personale esperienza, non quelle di cui non sai assolutamente nulla! Quello della morte di Roberto è un giallo su cui si stanno cimentando persone che fanno il mestiere di indagare e le indagini si basano sui fatti. Abbiamo dovuto sentire l'ignoto scrittore asserire che "tutti abbiamo dei segreti"... Ma chi l'ha detto? Io non li ho ad esempio, né li aveva mio padre, né mia madre... anzi ci è sempre piaciuto vivere senza segreti, parlando umilmente anche dei propri sbagli ... perché ci si sente meglio. Probabilmente lo scrittore, che avrà dei conoscenti in RAI e per questo, essendo noto a loro, lo invitano a dire minchiate su qualunque argomento, ha dei segreti e dunque, ragionando come fanno molti, pensa: "Se li ho io li hanno tutti." Questa visione egocentrica dell'umanità è limitata ed è più grave se pretendi di fare lo scrittore.
Infine ci è toccato sentire le più sciocche elucubrazioni ed insinuazioni sulla possibilità che si sia suicidato, basandosi su inezie a cui si dava grande e soggettiva importanza: "E' strano che portasse una bustina di zucchero con sé". Faceva una "esperta di non si sa cosa", aggiungendo con un sorriso di intelligenza: "Io non porto mai bustine di zucchero con me quando faccio jogging." E allora? Dico io. E aggiungerei: chi se ne frega. Questa asserzione ha lo stesso valore di quella dello scrittore sui segreti che lui ha e allora li dobbiamo avere tutti. Infine una psicoterapeuta, l'unica che avesse un senso in quel salotto-portineria, diceva la sua in base alla sua esperienza professionale e le cose che diceva potevano almeno avere un senso statistico.
Questi penosi salottini del nulla a cosa servono? Ad intrattenere le comari invece che in portineria? La funzione della portinaia la fa il conduttore o la conduttrice, invece delle comari ci sono gli esperti e le esperte tutte in tiro: tette in vista e gambe al vento!
Conduttori di salottini-portineria

mercoledì 11 gennaio 2012

François Cheng - Elegia di Lerici

Ancora il Poema di François Cheng "Élégie de Lerici" di cui ho pubblicato l'inizio nel post del 10 dicembre 2011 : qui pubblico la parte successiva.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin. 


"Élégie de Lerici"
à Shelley

Nuit, nuit, ténèbres sans bornes. Que sait-elle
Du mystère de la lumière? Que prévoit-elle
Pour le Soleil et la planète Terre? Et toi,
Qu'en as-tu vu, toi, le chantre élu,
L'éclaireur de notre insensée aventure?
Poussière d'entre les  poussières, vanité
Des vanités? Vains les abîmes sur lesquels
Nous nous sommes penchés? Vaines les cimes
Vers lesquelles nous avons tendu? Vains
Nos défis face aux tyrannies, nos effrois
Devant les cruautés humaines?  Vains eux-mêmes
Ces moments d'extace que nous avons dérobés
Au circulant suffle rythmique? Y a-t-il
Une autre patrie que l'habitat terrestre?
Un enfer autre que la terre nôtre?

Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:


Elegia di Lerici


a Shelley
Notte, notte, tenebre senza limiti. Che sa essa
Del mistero della luce? Cosa prevede
Per il sole ed il pianeta Terra? E tu,
Che ne hai visto tu, il poeta eletto,
L'esploratore della nostra insensata sorte?
Polvere fra le polveri, vanità
Delle vanità? Vani gli abissi sui quali
Ci siamo sporti? Vane le cime
Verso le quali ci siamo protesi? Vane
Le nostre sfide di fronte le tirannie, i nostri sforzi
Davanti le crudeltà umane? Vani anch'essi
Questi attimi d'estasi che abbiamo rubato
Al circolante afflato ritmico? C'è
Un'altra patria oltre l'habitat terrestre?
Un altro inferno oltre la terra nostra? 
  

L' Eleganza è un'altra cosa

Da: La Stampa.it

All’hotel Pellicano “Il cliente Malinconico? Un gran signore”


La piscina e il mare davanti all’hotel Pellicano all’Argentario
GRAZIA LONGO
inviata a Porto Ercole
La vista dalla costa rocciosa ingentilita dalla macchia mediterranea è mozzafiato. Non a caso si chiama Panoramica l’unica strada che si inerpica verso il Pellicano, il super esclusivo resort a 5 stelle che è costato la poltrona all’ex sottosegretario Carlo Malinconico.

E’ chiuso per la pausa invernale questo Relais Chateaux con il ristorante due stelle Michelin che nel passato tanto era caro a Charlie Chaplin e oggi annovera tra i suoi clienti Sting e Bono degli U2. Ma dietro il cancello verde non si ferma mai l’attività del personale per renderlo sempre più accogliente. E’ appena terminata la manutenzione dell’ascensore che conduce gli ospiti direttamente sulla spiaggia e il proprietario Roberto Sciò, padre dell’attrice Yvonne, con gentilezza risponde alle domande dei cronisti che vogliono sapere di quel cliente tanto chiacchierato. «Un gran signore, non c’è che dire - esordisce senza manie da vip e con un garbato modo di fare. Mi era stato personalmente raccomandato da Francesco De Vito Piscicelli, fratello di una mia cara amica, la contessa Alessandra».

Sul perché della richiesta di «attenzioni di massimo riguardo» non ha dubbi. «Piscicelli mi disse che aveva bisogno di questa cortesia per questioni di lavoro. Il problema, durante il primo dei cinque week end trascorsi nel mio hotel dal professor Malinconico, era la stanza. Piscicelli voleva la più bella delle suite, ma purtroppo era già prenotata. In verità tutto l’albergo era pieno. Fortunatamente però ci fu una disdetta e riuscimmo a trovare una suite carina per accontentare il professore». Che al Pellicano è sempre andato insieme alla moglie e «non ha mai pranzato o cenato con Piscicelli. Non ricordo di averli mai visti insieme. Piscicelli ha una villa abbastanza vicina al Pellicano, ma nei giorni in cui c’era Malinconico non è mai venuto. Ci sentimmo al telefono: commentò che in tempi difficili per il lavoro era importante mantenere buoni rapporti».

Al Pellicano - sei villette che fanno corona ad una villa centrale per un totale di 34 stanze, 5 junior suite e 11 deluxe suite, più di 1.600 euro a notte per una suite in alta stagione - l’ex presidente della Federazione editori e consorte hanno goduto della privacy più assoluta. In quest’angolo di paradiso la riservatezza viene prima di tutto: il via vai dei vip diventa di dominio pubblico solo grazie all’intraprendenza di qualche paparazzo. E’ così che si è scoperta, per esempio, la presenza di politici del calibro di Gianfranco Fini, Mara Carfagna, Gianni Alemanno e divi del piccolo schermo come Paolo Bonolis e Fabrizio Frizzi. Le pagine del gossip erano state finora risparmiate a Carlo Malinconico, che durante i suoi soggiorni ha goduto del relax più totale. «Non ha mai avanzato necessità o pretese particolari - ricorda Roberto Sciò -, a sua disposizione c’erano, come per tutti gli altri clienti che trattiamo sempre con la stessa esclusività, i giri in barca, la piscina e i campi da tennis. Oltre al piacere della cucina dei nostri due ristoranti seguiti dallo chef Antonio Guida mezzo mondo ci invidia».

L’hotel a 5 stelle risale al 1965, venne realizzato da Michael Graham, asso dell’Aeronautica e Patsy Dazsel, jet setter americana, per sugellare la loro love story in un luogo incontaminato - e nel 1979 venne rilevato da Sciò che continua a renderlo un posto elegantemente suggestivo, al top del comfort.

I clienti non badano a spese. E alla domanda su come si sia comportato Malinconico al momento del conto, il patron del Pellicano glissa con un vago «non rammento esattamente perché non gestisco io direttamente quell’aspetto». Poco importa se in un’intercettazione dei Ros si sente chiaramente la sua voce che assicura Piscicelli di controllare personalmente che l’ex sottosegretario non si trovasse nelle condizioni di dover sborsare anche un solo euro. Di «semplice goliardia» parla poi a proposito di un’altra intercettazione in cui dice a Piscicelli «diamoci una mano». Quel che conta, per Roberto Sciò, è «la signorilità con cui abbiamo sempre servito il professor Malinconico. La stessa che riserviamo a tutta la clientela e alla quale Malinconico ha risposto con altrettanta signorilità. Il resto non è affar mio».
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Che dire? Siamo alle solite. In Italia per fare l'imprenditore bisogna pagare, in qualche modo più o meno volgare (Tarantini) o elegante come in questo caso, ma bisogna pagare.
Come al solito l'economia non può non risentire di questa strisciante o, in altri casi, esplosiva corruzione.
Ieri sera a "Ballarò" Di Pietro disquisiva (si fa per dire) con Fitto, su diverse posizioni come si può immaginare, che in fondo NON è reato accettare un regalo come ha fatto Malinconico...
Stiamo sul "filo di lana" come si dice popolarmente... 
Su una cosa siamo tutti d'accordo: HA FATTO BENE A DIMETTERSI ed aggiungo che LO DOVEVA FARE!
Ma andiamo! O si è onesti o non lo si è: se si cominciano a fare i distinguo... è la fine.
Nel nostro piccolo tutti noi ci siamo trovati ad accettare il pensierino, purché non sottintendesse una richiesta in cambio...
Vado agli esempi: l'insegnante non può rifiutare una scatola di cioccolatini o dei fiori da uno studente o dalla sua famiglia in occasione delle Festività, perché sarebbe scortese respingere un pensiero gentile che vuol essere un riconoscimento al proprio lavoro se ben svolto, ma se il nonno di uno studente (esperienza vissuta da un mio familiare) ti telefona a casa avendo ottenuto, non da te, il tuo numero di telefono e ti dice che lui fa il rappresentante della pasta Agnesi e te ne vuole mandare a casa una cassa... se tu accetti sei un Malinconico dei poveri, e se non accetti sei veramente una PERSONA ELEGANTE e, aggiungo, onesta.
Credo che si potrebbero fare tanti di questi esempi che ciascuno di noi può vivere nel proprio piccolo mondo, lontano dai paradisi del massimo lusso. E' uno stile di vita, che o lo si ha o non lo si ha. Se si preferiscono le "regalìe" e le "comodità" pagate graziosamente da altri, non ci si può nascondere dietro un dito, perché, come diceva un mio amico, comandante pilota dell'Alitalia, in modo un poco greve: "Se sei una vacca non ti puoi nascondere dietro un dito, perché sei troppo grossa e sporgi." 

lunedì 9 gennaio 2012

Chi se ne frega delle vittime

Da: Repubblica.it

Uno bianca, Occhipinti in semilibertà
l'ex poliziotto in carcere dal 1994

Condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, compiuto durante un assalto a un furgone portavalori davanti alla Coop di Casalecchio (Bologna) nel 1988, era in prigione a Padova e aveva già usufruito di un permesso nel 2010. Associazione delle vittime: "Siamo fuori dalla grazia di dio"

VENEZIA - Marino Occhipinti, uno dei componenti della 'banda della Uno bianca' condannato all'ergastolo per i reati di associazione a delinquere, omicidio volontario e rapine, ha ottenuto la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Venezia. L'ordinanza è stata depositata dopo che è stata emessa in camera di consiglio, come si apprende da autorevoli fonti del Tribunale stesso.

Occhipinti è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, compiuto durante un assalto a un furgone portavalori davanti alla Coop di Casalecchio (Bologna) il 19 febbraio 1988. Ex poliziotto della squadra mobile di Bologna, è in carcere a Padova dal 1994 e ha già usufruito di un permesso nel 2010 quando per cinque ore e mezza, partecipò a una Via crucis a Sarmeola di Rubano, nel Padovano, assieme ad altri detenuti e accompagnato da operatori sociali. Quel giorno a Occhipinti fu accordato anche di incontrare la famiglia.

In prigione dal 29 novembre 1994, Occhipinti aveva chiesto più volte permessi premio, sempre rifiutati per sedici anni. con un decreto firmato dal giudice Giovanni Maria Pavarin. La decisione di accordare l'uscita concessa allora dal giudice Giovanni Maria Pavari, non piacque all'associazione delle vittime né a Luigi Beccari, il padre 75enne di Carlo, la guardia giurata uccisa durante l'assalto al furgone: "Non sono d'accordo nemmeno su un permesso di poche ore - disse allora -. Lui mi ha rovinato la vita e deve stare dentro".

Nella banda della Uno bianca erano implicati un gruppo di poliziotti, un gruppo criminale guidato da Fabio Savi, che restò in azione in Emilia Romagna dal 1987 al 1994 causando ventiquattro morti, 102 feriti, e 103 azioni criminali. Marino Occhipinti al momento dell'arresto, avvenuto il 29 novembre 1994, era vicesovrintendente della sezione narcotici della Squadra mobile.

"Siamo fuori dalla grazia di dio", ha dichiarato Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca. "Gli auguro solo - ha detto - di non pentirsene". La notizia "amareggia" l'associazione, anche se dopo la richiesta fatta nei giorni scorsi "io me lo immaginavo, ma speravo che tenessero conto di quello che lui ha fatto. Ne prendo atto, ma sono perplessa. Non so cosa dire".
(09 gennaio 2012)
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Ha ragione la Presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca a "Non saper cosa dire", perché di fronte a certe decisioni si resta senza parole.
Va bene che il carcere dovrebbe essere recupero e redenzione ma, intanto, il recupero può avvenire all'interno del carcere con attività lavorative, con meditazioni con psicologi e preti messi a disposizione, e non necessariamente all'esterno visto che si è meritato l'ergastolo, pena massima data dal nostro ordinamento solo in casi di estrema criminalità e crudeltà.
Un essere umano adulto che, pur avendo un lavoro sicuro in Polizia, preferisce rapinare ed uccidere come secondo lavoro, a mio avviso non cambierà mai in una pecorella smarrita e recuperata. Non sono credibili le sentenze dette da certi preti e psichiatri che, a mio avviso, dovrebbero leggere e studiare di più: "Si cambia, si dimentica, è una persona diversa". Non è che il carcere "pialla" il cervello, cancella la personalità: se una persona, in questo caso un uomo che doveva far rispettare la legge, arriva in piena coscienza, perché matto non è, a fare quello che hanno fatto quelli della Uno Bianca, non sarà mai una persona diversa da quella che è: una persona capace di ingannare il Corpo a cui appartiene, capace di non rispettare il giuramento fatto allo Stato, capace di condurre una doppia vita nella società, dunque capace di mentire, spergiurare, oltre che capace di affrontare a mano armata chi stava lavorando come il povero Carlo Beccari  ed uccidere per arraffare il denaro, pur avendo un posto di lavoro statale sicuro.
Non ci sono scappatoie ad una mente simile né credo al ravvedimento. Credo alla finzione per ottenere un vantaggio, questo sì.
A me la vita insegna, anche perché ricordo. Questi Giudici comprensivi con i criminali ricordano?
Ricordano per esempio il caso del criminale nazista Reder? Quello della strage di Marzabotto?
Nel 1964 Reder si appellò al sindaco di Marzabotto per ottenere il perdono dei sopravvissuti e ottenere la libertà. La piccola comunità espresse 282 voti contrari e 4 a favore. Nel dicembre 1984 Reder, in una lettera inviata agli abitanti del paese emiliano, espresse un profondo rammarico e pentimento per il suo gesto.
Il 24 gennaio 1985, il governo Craxi, indifferente alle proteste dei familiari delle vittime e a quelle delle associazioni partigiane, si servì della «prevista possibilità» di scarcerazione anticipata prevista dalla sentenza del 1980 e ne decise la liberazione e il rimpatrio in Austria, su un aereo messo a disposizione dal governo italiano.
Nel gennaio 1986, in un comunicato al settimanale austriaco Die ganze Woche, Reder dichiarava "Non ho bisogno di giustificarmi di niente" e ritrattava la richiesta di perdono avanzata nel 1964 agli abitanti di Marzabotto attribuendone l'iniziativa al suo difensore.


Io ricordo un'intervista al cappellano del carcere militare di Gaeta dove il boia di Marzabotto era detenuto: si diceva certo del suo pentimento e che egli era un uomo nuovo!

Lega Nord: provenienza fondi

Da: Il Secolo XIX.it

I soldi della Lega emigrano all’estero

08 gennaio 2012
  | Giovanni Mari


Genova - La Lega Nord investe. Gestisce milioni di euro e compra quote di fondi, titoli di Stato, valuta straniera. Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero. La fetta più grossa è stata stanziata per un fondo basato in Tanzania da 4,5 milioni. Quindi 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro e poco più di un milione di euro investiti in corone norvegesi. In tutti i casi si tratta dei quattrini di finanziamento pubblico dello Stato incassati dal Carroccio come “rimborsi elettorale”.
È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione. Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive. E tutto ruota attorno al Banco popolare. I movimenti-base sono gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali; i movimenti straordinari sono invece coordinati da Banca Aletti, il capillare sistema di private e investment banking dello stesso Banco popolare.
I movimenti-base sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell’ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro. Più sostanzioso il programma di investimenti gestito per la Lega Nord attraverso Banca Aletti tra Natale e Capodanno. Anzi, gli spostamenti di massa di denaro sono cominciati a metà del mese scorso: un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%. Il fatto curioso, che emerge immediato, è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente. Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo “Krispa Enterprise ltd”. Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord. Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania.
È l’ultimo spostamento dell’anno appena trascorso e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord: quasi otto milioni in una decina di giorni. L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo Berlusconi, Aldo Brancher (si dimise dopo 17 giorni perché indagato sulle scalate ad Antonveneta).
!!!!!!!!!!!
Sicuramente il giornalista del Secolo XIX ha delle fonti certe d'informazione, altrimenti rischierebbe la querela per sé e per l'Editore del quotidiano.
I cittadini ormai da un po' debbono soggiacere al controllo dei propri spostamenti di denaro nei propri c/c, anche per poche migliaia di euro. Già da un po' di tempo, infatti, ci si sente fare la domanda: "Cosa deve fare con questi soldi che ritira?" E' accaduto ad un mio familiare già qualche tempo fa e ne rimase esterrefatto, commentando: "E che debbo rendere conto alla mia Banca di quello che faccio con i miei soldi quando li ritiro?" 
Quindi immagino che questi grandi movimenti di denaro operati dalla Lega e che denuncia il Secolo XIX siano controllati e che il fisco ne sia perfettamente a conoscenza e che, inoltre, siano leciti. Ad esempio che NON siano investimenti operati con denaro pubblico del finanziamento ai partiti (contro il quale si è espresso un referendum popolare). Perché se così fosse la già gravissima scelta di chiamare tale finanziamento "rimborso elettorale", eludendo in modo incostituzionale il risultato di un Referendum popolare, sarebbe aggravata ulteriormente dall'uso improprio di denaro dei contribuenti che migrerebbe verso l'estero. 

 DA: eiacuelezioniprecoci.b...

venerdì 6 gennaio 2012

Roberto Straccia e gli altri

Roberto Straccia

Dal sito del Ministero dell'Interno:

Il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. L’Autorità è preposta a gestire e monitorare un fenomeno di rilevante allarme sociale. L'Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, istituito con decreto del Ministro dell´Interno, è la struttura posta alle sue dirette dipendenze con compiti di supporto all’attività del Commissario, di monitoraggio, studio ed analisi dei dati e delle informazioni acquisite dai soggetti pubblici e privati, anche con riferimento ai singoli casi di persone per le quali non sia accertata la volontarietà della scomparsa.

La trasmissione "Chi l'ha Visto" della terza rete RAI, una se non l'unica che svolge un vero servizio pubblico mettendo a disposizione il potentissimo mezzo televisivo per le persone in difficoltà e riuscendo ad essere d'aiuto alle Forze dell'Ordine, si è battuta per avere l'Istituzione sopra riportata, di cui si sentiva l'effettivo bisogno. Una banca dati interforze, che possa consentire lo scambio di informazioni anche con le Morgue degli ospedali dove giacciono cadaveri senza identità per periodi lunghissimi, è costruzione non difficile con i mezzi informatici che abbiamo oggi.

Non vi è nulla di più raggelante ed angosciante che non sapere dove è una persona cara e cosa le è accaduto.
Quando si trova anche morta, pur essendo una scoperta terribile, si sa la realtà e inizia una sofferenza diversa, un lutto da vivere ma non un tunnel di angosciosa paura come quando non si sa assolutamente nulla.

Seguendo la trasmissione  "Chi l'ha Visto"  dal suo esordio, ho visto casi di ogni tipo e il mondo del vuoto terribile in cui si muovono i familiari degli scomparsi. La trasmissione è indispensabile perché, fatta la denuncia di scomparsa, i parenti vivono nel buio più assoluto, appesi a visite alle forze dell'ordine chiedendo notizie, mentre ogni minuto che passa è una sofferenza indicibile. La trasmissione li segue e li sostiene in questa agonia senza fine. Le loro sono vite sospese nell'attesa. I Carabinieri, la Polizia di Stato, fanno moltissimo, ma sappiamo bene che hanno anche altri carichi, altre indagini, e mezzi sempre troppo scarsi. Io credo moltissimo in queste istituzioni e vorrei che gli uomini e le risorse venissero usate per la società, mentre troppi di loro sono confinati in servizi di protezione ed accompagno della Casta dei politici.

Dal 1989 ho constatato che gli allontanamenti volontari sono in minoranza rispetto ad altre cause delle sparizioni. Questi sono in stragrande maggioranza costituiti da minori in fuga. Di sovente vengono ritrovati. Sono più rari quelli misteriosi ed uno di questi fu il piccolo Guido Coen Castellino che sparì sciando sul Plateau Rosa. Inutili furono le ricerche anche in primavera ed estate con il disgelo.
Spesso i bambini sono vittime dei mostri pedofili. A volte se ne ritrovano i corpicini, a volte mai più.
Poi ci sono le donne: nella stragrande maggioranza, se non si tratta di allontanamento volontario, ma allora si ritrovano quasi sempre vive o morte per incidente o suicidio, sono state vittime di omicidio e, purtroppo, gli autori sono spesso i mariti o i compagni. Escludendo le prostitute, la cui vita le espone anche a questa brutta sorte di venire uccise da clienti maniaci, le donne in genere sono vittime di violenza. Spesso ne fanno sparire i corpi in modo che il marito o il compagno, quantunque sospettato per molti indizi concordanti, la fa franca per l'assenza del corpo della vittima. 

Gli uomini sono anche loro vittime di sparizioni omicidiarie, a volte si tratta di suicidi, raramente di allontanamenti volontari i quali, quasi sempre, si risolvono con il ritorno alla luce dal buio che li aveva inghiottiti.

Ma quando una persona sparisce per lungo tempo ho visto che la ragione è che non è più in vita ed il corpo chissà dove è.

Quello che fa paura è che la grande variabilità dei soggetti che scompaiono e delle circostanze in cui avvengono le sparizioni, fa pensare che può avvenire a chiunque in qualunque momento di sparire o di perdere il contatto con una persona cara.

Un uomo, un padre di famiglia, va a pescare la mattina presto, come fa spesso la domenica, a Fiumicino. Sparisce e non se ne sa più nulla per un anno. La povera moglie deve rispondere a domande sulla loro vita coniugale senza ombre, si insinua il dubbio che avesse nascostamente un'altra donna e che se ne sia andato. Forse nella mente smarrita della povera donna si sarà affacciato anche questo sospetto, l'avrà sfiorata, non trovando alcuna spiegazione. L'unico indizio che si rivelerà, dopo un anno, come la chiave di tutto, lo danno da subito gli altri compagni occasionali di pesca mattutina sul molo: l'uomo se ne era andato prima del tempo accusando un forte mal di testa. Il corpo viene ritrovato fortuitamente da qualcuno dentro la sua auto in mezzo ad una macchia di cespugli della tenuta della Presidenza della Repubblica a Castelporziano. Si ricostruisce che l'uomo, che stava cercando di tornare a casa con il suo letale mal di testa, probabilmente ha avuto un'emorragia cerebrale che gli ha tolto parte delle capacità di vista e coscienza e, continuando a guidare, ha perso il controllo del mezzo che si è spostato a lato della strada abbattendo un palo della recinzione, la quale si è abbassata, consentendo all'auto di proseguire la sua corsa nello sterrato della tenuta che scorre parallelo alla strada che lui stava percorrendo, finché, persa totalmente la coscienza il poveretto, l'auto ha finito la sua corsa in un avvallamento a lato dello sterrato circondato da fitti cespugli che ne nascondevano la vista dalla strada, tante volte percorsa sia dalla famiglia che dalle forze dell'ordine nella sua disperata ricerca. La stranezza è che quel palo si è piegato con la rete ma non risultava giù. Ha funzionato come una molla rialzandosi da solo o qualcuno, inconsapevolmente, l'ha riaggiustato senza sapere che poteva essere l'unico indizio di un incidente? Comunque questo è avvenuto: banalmente.
Altri casi simili mi è capitato di sentire a "Chi l'ha visto": una donna che tornava a casa a mezzanotte in auto da una serata con le amiche in un paese vicino al suo, dopo aver preso un gelato insieme, spariva. La zona era di quelle in cui le strade spesso costeggiano dei canali. Lunghe ricerche in essi: senza risultato. Dopo mesi, la luce particolare del sole e l'acqua forse più chiara, facevano intravedere a qualcuno il tettuccio rosso della sua utilitaria mezzo metro sotto il pelo dell'acqua... Sempre dopo un anno ritrovarono un altro scomparso in Sardegna nel porto di Olbia: la sua auto con lui dentro era appena sotto il molo; era stato un incidente, una manovra sbagliata, ma nessuno aveva visto niente... 

giovedì 5 gennaio 2012

Roma nell'orrore

Uccisi: papà e cuccioletta di pochi mesi......... Quale orrore. 
Chi può, per rapinare, alzare la pistola sulla tenera testa di una piccola bambina che il giovane padre stringe al petto?
E' ancora un uomo un essere capace di un gesto così orribile e vile? Cosa è per lui la vita? Arraffare l'altrui denaro, frutto di lavoro, e nient'altro? Nulla lo ferma, neppure una tenera bimba di pochi mesi che ispira solo protezione?
Che vita può essere la sua? Non è meglio che la pistola se la punti alla tempia ed esca da una vita che non è più tale ma un cupo abbrutimento esistenziale?
Lo so che il mondo è pieno di orrore, ma Roma non è la Cina, dove ho visto immagini orrende di bambini morti abbandonati lungo le strade nell'indifferenza di chi passa... Spero siano casi estremi anche lì...
Sento una grande desolazione ed un grande senso di impotenza di fronte a questi avvenimenti.
Esseri abietti come quell'Alessi, che trucidò a palate un altro piccolo, bellissimo e febbricitante cucciolo di nome Tommaso, esistono e per loro il carcere non serve a nulla perché non può portare a nessuna riabilitazione o recupero. Non vi è nulla da recuperare in Alessi e nulla in chi ha puntato la pistola sulla piccola testa di Joy. Questi sono casi in cui la pena di morte è giusta, perché libera la società da un peso troppo grande: il peso della presenza di mostri irrecuperabili.
Mi spiace per tutti coloro che a priori sono contro la pena di morte in tutti i casi: in questi in cui si trucidano i piccoli sarebbe cosa buona e giusta, come in quelli di violenza sessuale sui bambini. L'ho sempre pensato, scritto e lo ripeto in questa circostanza.  

mercoledì 4 gennaio 2012

Monoliti Italiani: TRENITALIA

RICORDATE IL MIO POST DEL 06/11/2011 SU FF.SS.?

Mauro Moretti Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato
VI SI FACEVA UN'ANALISI DELLA SITUAZIONE DELLE FERROVIE DELLO STATO PARTENDO DA UNA CERIMONIA PER I 150 DELLA FONDAZIONE DELLA NAZIONE ITALIA A CUI AVEVO PARTECIPATO ED IN CUI FRA I VARI ORATORI C'ERA STATO MORETTI, L'AMMINISTRATORE DELEGATO DELLE FF.SS..
Avevo scritto quello che scrivono in tanti: va bene l'Alta Velocità, che sarà per pochi, e pensiamo a migliorare i trasporti regionali che interessano a molti.
Portavo esempi di una cattiva gestione partendo da esperienze personali.
Oggi voglio raccontarvi una brutta favola attuale, assolutamente vera, una favola kafkiana , che capita ad un utente di Trenitalia e che è il sintomo di come gli apparati statali e parastatali di questo Paese si reggano su tanti soldi nostri ma ci ignorino e ci trattino da sudditi e non da cittadini. E' sconcertante come tante, troppe storie quotidiane che ci riguardano e che ci indignano, di fronte al silenzio indifferente dell'apparato statale di turno, ci conducono ad una frustrante rinuncia dei nostri diritti.
Questa la favola brutta e vera:
C'era una volta un uomo di 72 anni che abitava in una zona d'Italia in cui per economia erano state chiuse le biglietterie e gli uffici informazione delle stazioni più vicine a casa sua (a Km. 10).
Doveva prendere una nave dal Porto di Civitavecchia e pensò di raggiungerlo in treno. Fece i biglietti on-line sia per la nave che per il treno, facendoli con gli orari in giusta sequenza, naturalmente! 
Al momento di partire il treno regionale che doveva portarlo a Civitavecchia fu soppresso per sciopero e disperatamente ne cercò un altro per la stessa ora. Lo trovò: era un treno nazionale a lunga percorrenza che fermava brevemente a Civitavecchia. Acquistò un altro biglietto: 
Riepilogo viaggio 
Treno: Eurostar City 35268 del 06/09/2011 
Partenza: Roma Termini (Ore: 12.10); Arrivo: Civitavecchia (Ore: 12.51) 
Carrozza: 5; Posto: 42 (Posti a sedere con prenotazione) ; Classe: 2a;
Tariffa: BASE; 1 Adulti; Codice Cambio Prenotazione (CP): 183501 
Info su Rimborso del Biglietto Info su Cambio prenotazione 
Codice prenotazione (PNR): BNVUR5
Codice Master: 112331302795
Prezzo: EUR 13,50 
Consegna del biglietto: Ticketless 
Carta fedeltà: Non Indicato
Intestatario biglietto/i: G. N.
Codice azienda (PIT): 
E' una brutta favola vera, quindi i documenti sono tutti veri!
Con un poco di affanno l'uomo settantaduenne riuscì a prendere dunque la nave della Moby Line che partì puntualmente.
Al ritorno l'uomo, fiducioso, telefonò a TRENITALIA al pubblicizzato numero verde (a pagamento) 199 892 021: erano le h. 10:00 del 12 settembre 2011, solo 6 giorni dopo la soppressione del treno regionale. All'opzione n. 4 gli rispose l'operatrice A372 che gli disse di chiamare il numero telefonico 06-88339547 (come si vede anch'esso non gratuito). 
L'uomo chiamò e chiamò ma non rispondeva mai nessuno e, dopo un po', cadeva la linea. Un poco arrabbiato per il tempo perso e per l'inutile informazione dell'operatrice A372 (sembra la sigla di un robot, ma forse lo sono, però li paghiamo!) questo anziano signore si consultò con la moglie che, pratica come tutte le donne, pensò di chiedere il rimborso on-line, come per i biglietti. 
Siccome l'anziana donna era un tipo preciso, lesse prima on-line tutto il regolamento dell'apparato TRENITALIA e scrisse a: direzione.lazio@trenitalia.it la seguente richiesta:
Sent: Monday, September 12, 2011 10:44 AM
Subject: Richiesta rimborso biglietto treno regionale soppresso per sciopero del 06/09/2011

Spett. Direzione Regionale Lazio
Trenitalia

Il 06/09/2011 mio marito, Prof. G.N., non ha potuto usufruire del biglietto fatto on-line a causa dello sciopero in quanto il Treno Regionale 2340 partenza Roma Termini alle h. 12:15 arrivo a Civitavecchia alle h. 13:14 è stato soppresso.

Il biglietto ha il codice KD68B7.

Si richiede il rimborso di tale biglietto per l'intero importo di euro 7,00 e a tale scopo si forniscono le coordinate bancarie del c/c (omissis) intestato a G. N. e R. C.: Codice IBAN (omissis).

Qualora le modalità di rimborso non siano quelle del bonifico bancario forniamo il ns. indirizzo di residenza: Via (omissis).

Prima di inviare la seguente e-mail di richiesta rimborso, alle h. 10:00 circa di oggi, abbiamo chiamato il n. 199 892 021 e, all'opzione n. 4, ha risposto l'operatrice A372 che, trattandosi di treno regionale del Lazio, ci ha fornito il n. telefonico 06-88339547 dal quale avremmo dovuto apprendere le modalità di rimborso e ci ha fornito anche la e-mail a cui stiamo scrivendo. Al n. tel. 06-88339547 non risponde nessuno e dopo un po' cade la linea. Non conosciamo, dunque, come Trenitalia intenda effettuare il rimborso ma, avendo le ns. coordinate bancarie ed il ns. indirizzo di residenza, pensiamo che qualsiasi sia la modalità i nostri dati consentano qualsiasi procedura.

Nel caso i dati forniti nella seguente richiesta non siano sufficienti si prega di segnalarlo alla e-mail a cui avete inviato la ricevuta di pagamento n. 16470302 del 03/09/2011 relativa al biglietto di cui si chiede il rimborso(omissis)
In attesa di un cortese riscontro, porgiamo
Distinti saluti.

R. C. in N. e G. N.

A questa e-mail i due anziani non ebbero alcuna risposta!
Eppure l'indirizzo e-mail era quello indicato nel Regolamento di TRENITALIA per chiedere il rimborso per i biglietti dei treni regionali soppressi per sciopero!
Voi penserete: "Ma per 7 euro!"
E se erano 70? Non è la cifra in sé quanto il principio di rispetto e di civiltà nei riguardi dell'utenza!
Siccome la moglie era ostinata, inviò almeno altre due volte la richiesta inevasa alla  direzione.lazio@trenitalia.it, e un giorno qualcuno rispose: guardate la data!

Sent: Monday, January 02, 2012 9:42 AM
Subject: R: Rita Coltellese *** Scrivere:FF.SS.

ai sensi dell’art. 13 del D.lgs 30 giugno 2003 n. 198, La informiamo che non avendo ricevuto la Sua dichiarazione di consenso al trattamento dei dati personali, non è possibile dare seguito alla Sua richiesta, pertanto La invitiamo ad inviarci reclami e suggerimenti, attraverso il sito www.trenitalia.com, nella sezione > Area Clienti > Assistenza clienti > inoltrare un reclamo; può utilizzare il modulo disponibile in stazione presso le biglietterie e negli uffici informazioni.

Le precisiamo che ogni altra modalità di invio diversa da quelle sopra citate per ragioni legali non potrà essere presa in considerazione da questa Direzione.
Cordiali saluti


Trenitalia SpA
Divisione Passeggeri Regionale
Direzione Regionale Lazio
Via di Villa Spada, 72
00138 Roma


Dato che "il modulo disponibile in stazione presso le biglietterie e negli uffici informazioni" era a Km. 30 circa da dove i due anziani abitavano, l'ostinata donnina seguì le indicazioni suggerite come opzione:  www.trenitalia.com, nella sezione > Area Clienti > Assistenza clienti > inoltrare un reclamo; rinviando la richiesta di rimborso del 12 settembre 2011 ed aggiungendo:
Abbiamo ottemperato a quanto suggerito e il sito indirizza le richieste di rimborso al presente destinatario rimborsi@trenitalia.it per il caso in specie di soppressione per sciopero.
Inviamo la dichiarazione del consenso al trattamento dei dati personali, come suggerito nella soprastante e-mail, ricordando che ogni sito accetta tale dichiarazione senza l'obbligo di firma, ma semplicemente apponendo un segno di croce o sul SI o sul NO.
Noi sottoscritti G. N., nato a Roma il 15/12/1939, e R. C., nata a Roma il 04/11/1946, richiedenti il rimborso del biglietto in oggetto per treno soppresso per sciopero, accettiamo il trattamento dei dati personali al fine di detto rimborso in base alla Legge ex art. 7 D.Lgs. 196/2003 e dichiariamo di aver ricevuto le informazioni di cui agli articoli 13 e 23 del D.Lgs. 196/2003.
Firmato: G. N. - codice fiscale (omissis)
Firmato: R. C. in N. - codice fiscale (omissis)
___________________________________________________
Abbiamo ritenuto di inviare la dichiarazione del trattamento dati entrambi, l'intestatario del biglietto e la cointestataria del c/c, qualora il rimborso possa avvenire per bonifico bancario. Qualora i dati forniti non siano consoni all'attuazione del rimborso, potete contattarci alla e-mail del mittente della presente oppure a quella dell'intestatario del biglietto (omissis)
Le altre modalità suggerite dalla Vs. e-mail di oggi: "utilizzare il modulo disponibile in stazione presso le biglietterie e negli uffici informazioni" è per noi impossibile come si evince dal ns. indirizzo sopra fornito nella richiesta di rimborso datata 12/09/2011, giacché nella zona non esiste Stazione FF.SS. fornita di biglietteria né ufficio informazioni, ragione per la quale il biglietto era stato fatto on-line.


La sua ostinazione ottenne la seguente risposta:
----- Original Message -----
Sent: Monday, January 02, 2012 1:27 PM
Subject: R: Biglietto KD68B7 - Treno regionale 2340 del 06/09/2011 soppresso per sciopero

Gentile Cliente,
la normativa sul rimborso dei biglietti regionali acquistati on-line è la seguente:

Rimborso
Il rimborso del biglietto è  consentito solo nei seguenti casi e con le modalità sotto riportate:
- in caso di sciopero
- in caso di errato acquisto (acquisto di due biglietti intestati alla stessa persona e validi sullo stesso treno) In questi casi il rimborso, previa verifica a cura della Sede centrale, avverrà esclusivamente attraverso il rilascio da parte della Direzione Regionale competente di biglietti a fascia chilometrica aventi le medesime caratteristiche di quelli acquistati e non utilizzati per i viaggi in ambito regionale mentre, per i viaggi con origine in una regione e destinazione in un’altra, verranno rilasciati biglietti a tagliando autoadesivo.


per l’eventuale rimborso è necessario rivolgersi presso la Direzione del Trasporto Regionale  della propria regione;

può verificare gli indirizzi scegliendo sul sito Trenitalia la voce “in regione”.

Distinti Saluti.

Michele Arciero
Vendita e assistenza Servizi di Base NI
POST VENDITA
RIMBORSI TRENITALIA.
Operatore

Esterrefatta l'anziana così rispose:
----- Original Message -----
Sent: Monday, January 02, 2012 3:16 PM
Subject: Re: Biglietto KD68B7 - Treno regionale 2340 del 06/09/2011 soppresso per sciopero

Gent.mo Operatore Michele Arciero,
Lei mi riporta quello che già sappiamo: che il rimborso ci è dovuto in caso di soppressione del treno per sciopero. Ha letto bene la nostra richiesta? E' inutile dunque che ce lo ridice.
Lei ci dice di rivolgerci alla sede Regionale: Lazio per l'esattezza e se legge bene è a quella sede che l'abbiamo inviata il 12/09/2011.
Rilegga bene le e-mail e la loro sequenza. Questo iter sta esponendo al ridicolo Trenitalia. Se fosse per i 7 euro mio marito ha da tempo detto di desistere, ma è una questione di civiltà e di equità: se fossero stati 70?
Non è possibile un simile ridicolo rimpallo di competenze e di scuse per non procedere al rimborso.
Rita Coltellese in N.

L'anziana donna rinviava il tutto, compresa la risposta di cui sopra, alla direzione.lazio@trenitalia.it.
E il cerchio si chiude e come in tutte le favole che si rispettino c'è una morale: come sempre gli APPARATI statali e parastatali sono dei MURI di GOMMA dove i tentativi di ottenere la normalità per un cittadino si infrangono e le persone preposte e pagate con i soldi di tutti noi sono come delle sfingi che non comunicano e non risolvono iter previsti dai loro stessi regolamenti.
Se i 7 euro incamerati fossero stati dovuti dal cittadino all'APPARATO egli sarebbe stato inseguito da cartelle di pagamento tipo EQUITALIA, gravate di spese e more.
Dunque qualcuno dovrebbe dire all'elegante Ing. Moretti che, a 150 anni dalla fondazione d'Italia e nonostante costosi software, due vecchietti dovrebbero andare alla stazione più vicina, appena Km. 30, fare la fila agli sportelli, riempire un modulo e FORSE, dopo aver speso ben più dei loro 7 euro non restituiti ed incamerati per un disservizio, poterli riavere un indietro!!
   L'ostinata anziana donna (foto di dicembre 2011)

martedì 3 gennaio 2012

Fanno "ammuina"

DA: TGCOM24

Gli stipendi dei politici non si toccano
I cittadini si infuriano, il Palazzo tace

Commissione Giovannini, nessun big del Parlamento entra nel merito. Da Schifani solo una dichiarazione "di procedura"

16:16 - Il cittadino è furioso, il Palazzo tace. E il silenzio è assordante. Perché in ballo ci sono gli stipendi d'oro dei politici che nessuno riesce a tagliare. Ha alzato bandiera bianca anche la commissione Giovannini istituita allo scopo di ridimensionare le buste-paga dei parlamentari. E, dopo questa decisione che suona come una beffa per l'Italia intera, nessuno tra i politici di primo piano dice nulla, mentre i lettori intasano i forum di Tgcom24.
L'indignazione tra i cittadini è grande. Quelle buste paga sono intoccabili: è questa la triste verità. E gli italiani che tutti i giorni devono fare i conti con bollette sempre più alte, prezzi sempre più insostenibili, tasse pesanti e, spesso, anche il lavoro che non c'è, non riescono a capirlo. Non si capacitano del fatto che i nostri politici, quelli che dovrebbero essere la guida della nostra società civile, che hanno in mano il potere di decidere, continuino a lasciar correre. A sfuggire il problema di una Casta che, giorno dopo giorno, si cristallizza nei suoi privilegi e nei suoi diritti acquisiti intoccabili.

AVEVANO RINVIATO A GENNAIO LA DECISIONE "PER QUESTIONI PROCEDURALI": NULLA DI FATTO.
TENETELO PRESENTE QUANDO VI CHIEDERANNO IL VOTO PER MANTENERE I LORO PRIVILEGI, L'UNICA COSA DI CUI GLI IMPORTA: IL RESTO SONO PAROLE, PAROLE, PAROLE... CHE PAGHIAMO A PESO D'ORO. 
RICORDATE CHE SENZA IL VOSTRO VOTO SONO COSTRETTI A TORNARE ALLE LORO OCCUPAZIONI E, FORSE, A LAVORARE... ANCHE SE ORMAI CON I SOLDI PUBBLICI ACCUMULATI POSSONO VIVERE DI RENDITA LORO, I LORO FIGLI, NIPOTI, E DISCENDENTI. 
NOTA esplicativa per chi non conoscesse il bellissimo dialetto napoletano:...il famosissimo facite ammuina presentato come un proclama, una disposizione del Regolamento della Flotta militare borbonica: marinai, facite ammuina, così facciamo credere che siamo attivi ed operosi! (da: "QuiCampania")