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giovedì 19 aprile 2012
Ingressi settimanali nel blog: 12-19 aprile 2012
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
mercoledì 18 aprile 2012
I cittadini contano ZERO
La conferenza dei Sindaci dell’Ato (provincia di
Roma) ha approvato martedì scorso la delibera sulla modifica della tariffa dopo
il referendum del 12 e 13 giugno. Paradossalmente, di fronte ad un impegno solo
formale di eliminare la remunerazione del capitale investito, l’Ato ha
riconosciuto alla multinazionale Acea più di un miliardo di euro di profitti per
i prossimi anni di gestione ed uno scandaloso aumento delle bollette per tutti i
cittadini della provincia di Roma. Non solo. Il voto è avvenuto quando nella
sala erano presenti meno di una ventina di rappresentanti dei 112 comuni della
provincia, venendo, almeno politicamente, al principio del numero legale.
Subito dopo il voto i rappresentanti di alcuni comuni - tra i quali Genzano e
Velletri - hanno chiesto all’assessore Michele Civita di verificare il numero
legale. La risposta fornita è stata sorprendente: basta che sia presente Roma
perché il voto sia valido. Occorre ricordare che il rappresentante del
Comune di Roma è titolare del 51% delle azioni di Acea, trovandosi, così,
nell’imbarazzante posizione di controllore e controllato.
Dietro l’annuncio della Provincia - che aveva
comunicato di voler recepire il risultato del referendum - si cela in realtà una
sorta di bluff, che garantirà ad Acea non solo la salvaguardia degli utili
milionari, ma anche un aumento della tariffa dell’acqua.
Secondo la delibera votata l’azzeramento della
“remunerazione del capitale investito” riguarderà solo gli investimenti decisi
dopo il referendum di giugno. In teoria sembra una decisione di buon senso, ma,
come è noto, il diavolo si nasconde nei dettagli. Nel pacchetto degli
“investimenti” già fatti c’è poco meno di un miliardo di euro di
capitalizzazione iniziale di Acea. Un valore che venne stabilito prima della
firma della convenzione, avvenuta nel 2002, che comprende un teorico valore di
mercato del settore acqua della multinazionale romana. Ebbene quella cifra verrà
integralmente riportata anno dopo anno, sommandosi agli investimenti deliberati
prima del giugno 2011, generando un sette per cento di utile - ovvero proprio
quella remunerazione del capitale che il referendum ha abrogato - altissimo, che
corrisponde a circa il 18% della bolletta dell’acqua. Questa cifra non viene
neanche sfiorata dalla proposta di delibera, che sostanzialmente non cambia
nulla rispetto alla tariffa del sistema idrico integrato. Altro che accoglimento
del risultato dei referendum… Questa manovra garantirà ad Acea circa 1,32
miliardi di euro di remunerazione del capitale fino al 2024.
Si tratta, dunque, di un’operazione di marketing,
una sorta di cipria che si vuole spacciare ai sindaci come una decisione
rivoluzionaria.
Dobbiamo in ogni caso accogliere positivamente
l’avvio del coordinamento politico tra i sindaci dell’Ato 2, promosso dal
sindaco di Genzano, che sta cercando di rompere quello strano triumvirato,
composto da Acea, la provincia e il comune di Roma. In un momento delicato come
questo, quando la giunta Alemanno si prepara all’ulteriore cessione di quote di
Acea, l’opposizione dei comitati e delle amministrazioni comunali più sensibili
è un presidio democratico essenziale per la difesa dei beni comuni.
A riguardo riteniamo che la richiesta d'incontro con
il Sindaco Alemanno avanzata dal Presidente Zingaretti congiuntamente a tutti i
sindaci dell'ATO2 Lazio centrale debba avere come obiettivo quello di far
revocare all'amministrazione capitolina la scelta scellerata di vendita del 21%
delle proprie quote in discussione nei prossimi giorni in consiglio
comunale.
Vogliamo infine esprimere la nostra solidarietà
all’assessore ai beni comuni di Velletri Sergio Andreozzi, pesantemente
insultato - alla fine della conferenza - da un dirigente di Acea. Il
rappresentante del comune di Velletri era stato probabilmente ritenuto
“colpevole” di “lesa maestà” per aver chiesto la verifica del numero legale.
Anche per questo si scrive acqua e si legge democrazia.
Coordinamento comitati acqua pubblica Castelli
romani
NOTA della redattrice di questo blog:
Il Dirigente dell'ACEA che ha insultato il mite Assessore del Comune di Velletri si chiama Fioroni ed è colui che è responsabile della fatturazione di "depurazione fognature + IVA 10%" a migliaia di cittadini che le fognature le stanno aspettando da anni, mentre il Consigliere dei Verdi in Regione Filiberto Zaratti (è stato anche Assessore in passato) inviò agli abitanti del Comune di Rocca Priora una lettera circolare in cui specificava le cifre stanziate per la costruzione di dette fognature già diversi anni fa.
Il Sindaco di Rocca Priora, Damiano Pucci, ha inviato a Fioroni ufficialmente, con i timbri del Comune, l'elenco delle strade non servite da fognatura. Basterebbe che tutte le bollette con l'indirizzo di dette strade venissero corrette togliendo questa vergogna. Ma Fioroni, ben protetto evidentemente da un C.d.A. in cui siedono tutte persone messe dai partiti, se ne frega e insulta pure!!!
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ACEA ATO2
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Giustizia impossibile
Confesso che provo un certo ribrezzo a pubblicare le foto di questi due mostri su questo blog ma, se voglio parlare di come per certi crimini la Giustizia Vera sia impossibile, devo corredare il post con le immagini di questi due umani a riprova che l'aspetto esteriore non dice molto dell'orrore interiore che essi rappresentano.
Da: La Gazzetta di Parma - 15 ottobre 2008
IL CASO
Da ieri Ferdinando Carretta è proprietario dell'appartamento di via Rimini 8.
L'appartamento dove diciannove anni fa uccise madre, padre e fratello. E dopo la
firma davanti al notaio, Carretta è stato intervistato dalla Gazzetta di
Parma.di Georgia Azzali
Non è più il Ferdinando che si torturava le tempie davanti alle telecamere. Pare sereno. Ha voglia di futuro. Sono passati dieci anni da quando Carretta pronunciò in tv la sua verità più profonda. Diciannove da quella sera in cui il dolore si trasformò in follia. Da quando sparò al padre, alla madre e al fratello nella casa di via Rimini 8. Riparte da quell'angolo di disperazione per riprovare a sfidare la vita. Ora c'è la sua firma sotto quell'appartamento: la casa della tragedia è da ieri pomeriggio ufficialmente sua.
Perché ha scelto l'appartamento che rischia di essere ricordato per sempre come quello della strage?
«A dire il vero, fino alla firma di oggi (ieri, ndr), ho avuto molti dubbi. Ci ho ripensato più volte, perché so che il pericolo è quello che sia sempre collegato a ciò che è accaduto. Ma poi ho deciso di mantenere inalterato l'accordo, perché già da alcuni mesi avevo raggiunto un'intesa con mia zia Paola: a me la casa di via Rimini, a lei quella di via Campioni».
Ma ciò significa che tornerà a vivere in quella casa? «No, non me la sento. Per ora, visto che l'appartamento è affittato, riscuoterò i canoni. Poi, è probabile che lo venda. Comunque, al di là della casa di via Rimini, non ho intenzione di tornare a vivere a Parma».
E dove cercherà di ricominciare?
«Penso di rimanere a Forlì. Da più di due anni sono in comunità, ma al mattino lavoro come impiegato in una cooperativa nel centro della città. Anche grazie agli appoggi della comunità, spero di poter trovare un lavoro a tempo pieno».
Ha già avuto alcune offerte?
«Sì, qualcosa pare si stia muovendo. E se poi, un domani, vendessi la casa, potrei riuscire ad avere una mia vita indipendente».
Ma come immagina il suo futuro?
«Con un lavoro stabile, ma anche con una famiglia: è il mio desiderio».
Famiglia. E anche figli? «Sì, certo, quando avrò trovato la persona giusta con cui poter costruire una famiglia. Per ora, non è ancora il momento. Sono uscito con alcune ragazze, ma non ho la fidanzata, se è questo che interessa».
Per ora, però, è ancora in libertà vigilata. Quali vincoli ha?«Non posso fare ciò che voglio, anche se c'è chi pensa il contrario. Devo rispettare gli orari imposti dalla comunità. Posso lavorare, naturalmente, ma se desidero allontanarmi dalla città o assentarmi negli orari non previsti, devo chiedere il permesso. E, la notte, devo dormire in comunità».
Una situazione destinata a cambiare?«Sì, mi auguro di poter ottenere la libertà definitiva in tempi brevi. D'altra parte, prima della comunità, avevo già trascorso sette anni e mezzo in ospedale psichiatrico giudiziario. E non ho mai dato problemi. Ho fatto il mio percorso di riabilitazione, come era giusto che fosse, ma ora mi sento pronto ad affrontare la vita».
Ha anche riallacciato i rapporti con le sue zie. E' soddisfatto?
«Certo. Sono passati anni, ma sono molto contento di averle ritrovate dopo tutto quello che è successo».
Pensa spesso ai suoi familiari? «Soprattutto in questi ultimi mesi, quando ho dovuto affrontare la questione dell'eredità, il pensiero era costante. Ma quello che è stato non potrà mai essere cancellato».
Che cosa si rimprovera di più?
«Continuo a pensare al fatto che la tragedia poteva essere evitata. Se io mi fossi curato, quello che è successo non sarebbe mai accaduto. E' un pensiero costante. Ma c'è anche un altro peso enorme con cui continuo a fare i conti».
Quale?
«Il fatto che i corpi di mio padre, mia madre e mio fratello non siano mai stati ritrovati».
Da: TGCom 24 - Panorama.it
La casa dell’orrore torna all’uomo che di quell’orrore fu protagonista. Ferdinando Carretta ha ottenuto in eredità l’abitazione in cui sterminò l’intera famiglia. L’uomo nell’agosto del 1989 uccise padre, madre e fratello e nel ’99 fu assolto perché incapace di intendere e volere. Tornò libero dopo un periodo trascorso in ospedale psichiatrico e in comunità. Lo racconta la Gazzetta di Parma, precisando che probabilmente non tornerà mai più a viverci. Carretta ha infatti trovato un accordo con le zie, chiudendo così la causa civile che si era innescata proprio a proposito dell’eredità della famiglia Carretta.
La casa comprata dal padre di Ferdinando nel 1973, del valore di circa 300mila euro, è stata assegnata a Carretta in seguito a un accordo firmato con le zie Paola Carretta, Adriana e Carla Ghezzi. Al nipote andranno anche circa 45mila euro in contanti, che sommati al valore della casa di via Rimini compongono un patrimonio di circa 350mila euro. L’intesa con le zie giunge dopo 6 anni di battaglie legali tra l’uomo e la zia Paola, sorella del padre, che gli fece causa per ottenere l’eredità. Nel 2005, infatti, il giudice Giacomo Cicciò assegnò l’intero patrimonio (di cui fa parte anche un altro appartamento in via Campioni del valore di circa 200mila euro) alle zie, in considerazione del fatto che l’eredità era caduta “in prescrizione”, erano cioè passati 10 anni senza che Ferdinando Carretta l’accettasse formalmente. Un pronunciamento contro il quale Carretta fece ricorso, ma che oggi è stato ritirato in seguito all’accordo raggiunto.
Una conclusione che, al di là del paradosso evidente, corrisponde a ciò che prevede la legge: è vero che l’uomo uccise i suoi familiari, ma in quanto ritenuto incapace di intendere e di volere al momento del triplice omicidio non è stato condannato, venendo invece avviato a un percorso terapeutico prima nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere e poi in comunità. E così non ha perso il diritto civile all’eredità dei familiari, che nel frattempo sembrava destinata alle zie.
Dopo il triplice omicidio era scomparso per quasi 10 anni e dunque sembrava imminente la dichiarazione di morte presunta: e invece venne individuato e poi arrestato a Londra. Ammise anche le proprie responsabilità e indicò in una cava della provincia di Parma il luogo della sepoltura dei familiari. Ma i corpi, nonostante minuziose ricerche, non vennero mai trovati.
Redazione - Giovedì 29 Maggio 2008
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Alla domanda: "Come ha fatto ad ereditare?" Risponde bene l'articolo: "....è vero che l’uomo uccise i suoi familiari, ma in quanto ritenuto incapace di intendere e di volere al momento del triplice omicidio non è stato condannato, venendo invece avviato a un percorso terapeutico prima nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere e poi in comunità."
Questa è l'unica ragione per cui non si è potuto applicare quello che il Codice Civile stabilisce in fatto di successioni ereditarie al Titolo I, Capo III, art. n. 463 Casi di indegnità: "E' escluso dalla successione come indegno: 1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta....."
Dunque, essendo pazzo, ha potuto comunque ereditare e se una parte di quella amara eredità è andata anche alla sorella del padre ucciso e alle sorelle della madre uccisa è solo perché egli, nei 10 anni successivi all'accertamento della morte dei suoi tre familiari, non ha reclamato l'eredità, altrimenti, essendo pazzo, quindi non punibile, gli sarebbe andata tutta.
Le povere zie, travolte da questa immane tragedia, hanno concesso un accordo quando l'assassino si è risvegliato tardivamente a reclamare i suoi interessi.
Ora si avverte che i Codici non fanno mai Vera Giustizia. La Ragione e il Sentimento di ciascuno lo avvertono.
Gli psichiatri stabiliscono che costui è pazzo, secondo i parametri convenzionali del DSM (Diagnostic
and Statistical Manual of Mental Disorders) ma di certo questo Ferdinando Carretta ha ucciso senza lasciare tracce, ha falsificato la firma del fratello su un assegno ingannando la banca e riscuotendo la cifra che gli ha consentito di fare un biglietto aereo per la Gran Bretagna e di sopperire alle sue prime necessità, ha trovato in quel paese una abitazione ed un lavoro ed è vissuto lì senza che nessuno lo rintracciasse o lo vedesse fuori di testa per quasi dieci anni!!
Il camper con cui ha detto poi di aver trasportato i poveri corpi è stato ritrovato perfettamente parcheggiato a Milano e pulito. Solo dopo che ha confessato sono riusciti con il luminol a trovare rare tracce di sangue nel bagno della casa dove mise i corpi prima di trasportarli nella discarica dove, dopo 10 anni, non c'è da stupirsi se non hanno trovato più nulla!!
Quello che è riuscito a fare dimostra una logica, un pensiero lucido senza sbavature, in cui da perfetto criminale ha pensato solo a coprirsi molto bene dalle conseguenze del proprio orrido misfatto.
Gli psichiatri lo hanno dichiarato pazzo completamente, quindi non punibile, solo da curare e custodire in un manicomio criminale.
Ma come ha fatto un malato mentale così grave a fare perfettamente cose che un sano avrebbe sbagliato magari più volte?
1) Ha guidato e parcheggiato perfettamente un camper;
2) ha falsificato perfettamente una firma su un assegno senza mostrare segni di follia davanti allo sportello della banca, senza destare sospetti negli impiegati;
3) ha pulito perfettamente la casa ed il camper;
4) si è disfatto della pistola che era del padre e con cui ha ucciso in modo che non la trovasse più nessuno;
5) ha fatto un biglietto aereo programmando un viaggio;
6) ha saputo inserirsi tanto da sopravvivere per 10 anni in un paese straniero...
Ma allora la pazzia cos'è? Non dovrebbe essere prima di tutto un distacco dalla realtà? Questo individuo mi sembra che si è saputo muovere molto bene nel mondo reale.
Debbo confessare che sono disgustata dalla Giustizia italiana ma, in questi giorni, assistiamo al processo di un altro mostro in un Paese diverso dal nostro, un Paese che spesso diciamo più civile del nostro: la Norvegia.
++++++++++++++++++++++
Da: Cronaca -Nera.it
di Andrea
Minotti
Finalmente la
controperizia ha capovolto la precedente valutazione del trentaduenne Anders
Behring Breivik, che da psicotico, schizofrenico e paranoide, è stato ritenuto
ora "sano di mente", quindi penalmente responsabile del
massacro del 22 luglio scorso, quando ha ucciso 77 giovani
laburisti sull'isola di Utoya e Oslo.
![]() |
| I giovani uccisi da Anders Behring Breivik |
![]() |
| Anders Behring Breivik sorride parlando con uno dei suoi avvocati in Tribunale durante il processo |
+++++++++++++++
Da: Yahoo notizie:
Se dichiarato colpevole e sano di mente Breivik, rischia una pena massima di 21 anni, ma potrebbe essere detenuto sino alla fine dei suoi giorni se considerato ancora pericoloso. Se dichiarato incapace di intendere, verrebbe invece rinchiuso a tempo indeterminato in un istituto psichiatrico con revisioni periodiche.
+++++++++++++++
21 anni divisi per 77 giovani morti quanto fanno a morto? Fate voi il calcolo.
Mi dispiace ma la Giustizia in Norvegia è anche peggio che in Italia! Forse va rivisto il concetto di CIVILTA'!
Civiltà, per me, è GIUSTIZIA PER LE VITTIME che, anche con l'ergastolo, non rende mai abbastanza il danno di chi NON VIVE PIU' e di chi AMA CHI NON VIVE PIU' che, per sempre, ha la vita rovinata.
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Assassini e vittime
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
martedì 17 aprile 2012
Senza pudore
(AGI) - Roma, 16 apr - "Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici destinati ai partiti, gia' drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011, sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo (compresi coloro che in questi anni hanno rispettato scrupolosamente le regole) e metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interessi particolare". Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini scendono in campo per difendere il principio democratico del finanziamento pubblico ai partiti. "Il finanziamento pubblico dei partiti - proseguono Abc - presuppone regole certe che garantiscano la trasparenza ed il controllo sui bilanci. Questa e' la strada e bisogna intervenire rapidamente".
Di diverso avviso Antonio Di Pietro che afferma: "In un momento cosi' drammatico per il nostro paese, dove il Governo ha colpito le fasce sociali piu' deboli, la politica deve dare il buon esempio cominciando a tagliare gli sprechi e le vagonate di soldi pubblici incassati. Il provvedimento all'acqua di rose proposto da Alfano, Bersani e Casini e' una presa in giro. L'idv si battera' in Parlamento per restituire agli italiani il maltolto".
Beppe Grillo batte la strada dell'antipolitica e dichiara: "Siete sicuri che se pagassimo tutti le tasse questo paese sarebbe governato meglio? Ruberebbero il doppio". Per D'Alema "Grillo e' un mix tra il primo Bossi ed il Gabibbo".(AGI) .
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I Partiti hanno ampiamente dimostrato di infischiarsene della Res Publica, quindi la perorazione in loro favore fatta anche da Napolitano suscita un'amara ilarità nella gente.
Ma i Referendum in questo Paese cosa li facciamo a fare?
Se lo chiede Napolitano?
Per spendere milioni di euro per niente?
In un Paese in cui si chiedono sacrifici, quali sacrifici hanno fatto fino ad ora i Politici? Hanno preso tempo fino al 31 gennaio 2012 per decidere quanto potevano togliersi dei loro ricchi emolumenti, che non hanno eguali in Europa, e non si sono tolti nulla!!! Abbiamo pagato la commissione presieduta dal Presidente dell'ISTAT per niente!
Tutto come prima e peggio di prima. Dove sono quelli che hanno rispettato le regole secondo Napolitano?
Chi ci ha fatto il favore di non rubare il denaro pubblico estorto con una legge truffa?
Quello che dice Napolitano NON MI PIACE e penso che non piaccia a chiunque ragioni solo un po'!
Mi sta bene, invece, il contributo volontario, come lo detti con un assegnino tanti anni fa al Movimento Italia dei Valori perché credevo fosse una forza nuova e diversa dal resto.
Gli italiani già si sono espressi. Dunque basta la presa in giro di Antonio Di Pietro che ripropone un referendum quando si vede che fine fa la volontà popolare referendaria in questo Paese.
Se ritiene ingiusto il raggiro del "rimborso" restituisse in un fondo per l'occupazione giovanile i milioni di euro non giustificati da spese "presentate a rimborso" che ha in cassa!
La Lega, la ex-Margherita dicono che restituiranno i soldi rubati e malversati dei loro "rimborsi" per darli in beneficenza!
La beneficenza la facessero con le ricche e plurime prebende personali che ricevono e con i soldi che risparmiano NON pagando un mucchio di cose che, con leggi e regolamenti a loro favore, hanno fatto in modo che gliele pagassimo noi, con le nostre tasse!
I soldi rubati vanno restituiti e, come detto sopra per Di Pietro, si crei un fondo comune per aiutare l'occupazione giovanile.
Altrimenti sono solo chiacchiere come quelle del bar e Napolitano difende qualcosa di INDIFENDIBILE: anche lui ha fatto il politico tutta la vita, non dimentichiamolo.
Dunque è giusto il richiamo agli evasori, fanno schifo anche a me che le tasse le pago da quattro generazioni, ma i soldi delle tasse NON vanno dati in mano ai ladri che se ne infischiano del Paese e vogliono fare una vita da miliardari sulle nostre spalle!
!!!!!!!!!!!!!
I deputati italiani si risparmiano di
risparmiare
Testata: SpiegelData di pubblicazione: 5 febbraio 2012
Articolo originale di: Fabian Reinbold
Traduzione di Sebastian e Francesco per italiadallestero.info
L’Italia è indebitata fino al collo, eppure a Roma siedono i deputati più pagati d’Europa. Ora vogliono abbassare sul serio i propri stipendi – ma quello che sembra un sacrificio in realtà è una falsa promessa. Gli sfarzi del parlamento gravano sempre di più sulla politica di riforme del premier Monti.
Amburgo/Roma – Gli italiani, in realtà, non si aspettano più di tanto dai loro deputati. Chiamano i politici, con un po’ di disprezzo, “la casta”. I privilegi dei parlamentari sono noti a tutti e ormai la maggioranza dei cittadini si limita semplicemente a scuotere un po’ la testa di fronte al fatto che in un paese indebitato fino al collo i parlamentari guadagnino molto di più dei loro colleghi nel resto d’Europa.
Ma questa settimana i parlamentari sono riusciti a sorprendere un po’ la popolazione. Entrambe le camere hanno promesso di risparmiare, da subito. Prima l’Ufficio di Presidenza della Camera ha annunciato una diminuzione degli stipendi dei parlamentari di 1300 euro lordi al mese, poi l’ha seguito anche il Consiglio di Presidenza del Senato. Il pieno diritto alla pensione d’ora in poi si maturerà non a 50, ma a 60 anni d’età.
Il parlamento di Roma ha urgente bisogno di risparmiare: a gennaio il think tank indipendente “Vision” ha paragonato i costi delle camere delle cinque maggiori potenze economiche europee. Il risultato: la camera dei deputati di Roma da sola divora più di 1,6 miliardi di euro all’anno – e quindi più delle camere di Berlino, Londra, Parigi e Madrid sommate insieme.
Ma il problema è che i tagli annunciati dal parlamento non dovrebbero cambiare la situazione quasi per niente. Perché a guardarli bene si rivelano di minima entità. I giornali italiani parlano di “illusione ottica”, perché malgrado l’annunciata riduzione degli stipendi di 1.300 euro lordi, il compenso effettivo dei parlamentari non cambierà affatto.
Infatti, la disponibilità al risparmio gridata ai quattro venti compensa solo l’aumento di stipendio che ci sarebbe stato con la modifica del sistema pensionistico. Visto che i loro contributi per la pensione saranno detassati, i parlamentari avrebbero percepito uno stipendio più alto. E questo, in tempi di tagli pesanti per il resto del paese, ha fatto fare un passo indietro ai partiti. Quindi, anche dopo la loro pubblica rinuncia, non un solo euro uscirà dalle tasche dei parlamentari. Il Senato vuole inoltre ridurre le spese di affitto, ma tutto questo non ha molto a che fare con una vera politica di riforme.
E i parlamentari neanche osano toccare la lunga lista di privilegi che fa invidia ai colleghi degli altri stati dell’Unione Europea. I deputati italiani ricevono di gran lunga gli stipendi più alti d’Europa, che ammontano a circa 16.000 euro mensili – diarie e compensi forfettari inclusi. I parlamentari italiani guadagnano quindi più del doppio dei loro colleghi di Berlino.
Finora i compensi forfettari erano principalmente assegni in bianco: ogni deputato riceveva un compenso forfettario di 3.700 euro per le “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”. Anche per l’assunzione di un collaboratore è prevista una cifra forfettaria di simile entità – ma senza l’obbligo di presentare un contratto di lavoro. Spesso i parlamentari utilizzavano questo compenso per sistemare qualche parente. Oppure non assumevano nessuno e intascavano i soldi di persona. In futuro dovranno dimostrare che almeno metà del compenso forfettario sarà speso per uno scopo specifico.
Chi siede al Senato gode di privilegi scandalosi: i senatori hanno un barbiere interno gratuito e non pagano il biglietto in alcuni teatri dell’opera e stadi di calcio. Quando in estate è stato reso pubblico il menù del ristorante del Senato, molti italiani si sono indignati per i prezzi bassissimi: pasta con le acciughe a 1,60 euro, carpaccio di manzo con salsa al limone a 2,76 euro. Per la lombata di vitello i Senatori pagavano 3,55 euro. Tutto questo nell’ambiente nobile di Palazzo Madama, nel centro di Roma, sovvenzionato per l’87% dai contribuenti. Da settembre, i prezzi sono stati innalzati quantomeno al livello di mercato. Da allora i Senatori, stando alle indiscrezioni, mangiano in modo molto più parco. Ora spesso si accontentano di piatti a base di riso.
Ma finora ci si è limitati a queste mini-correzioni. Eppure sarebbe decisivo che i parlamentari rinunciassero a qualcosa, per la politica di riforme del premier Mario Monti. Il suo governo tecnico vuole combattere la crisi economica e del debito in Italia risparmiando, abolendo privilegi e pretendendo sacrifici da tutti. Contro gli evasori fiscali, il governo in queste settimane procede con dei blitz. Per creare posti di lavoro, ordini professionali come camionisti, tassisti o notai dovranno perdere i propri privilegi – e in parte vi si oppongono duramente.
Lo stesso Monti rinuncia al suo stipendio, ma se i parlamentari continueranno a risparmiare se stessi, il malumore nella popolazione difficilmente diminuirà. E quindi la via d’uscita dell’Italia dalla crisi del debito passa anche per la volontà dei politici di risparmiare sulle proprie tasche. Il potenziale c’è. Secondo uno studio di “Vision”, nel mega-parlamento italiano i costi per i parlamentari in carica e gli ex-parlamentari ammontano a un quarto delle spese totali, quelli per il gigantesco apparato di personale (pensioni comprese) a più del 40%. Secondo questo studio, uno stenografo alla camera dei deputati a fine carriera guadagna 270.000 euro annui, 40.000 euro in più dello stipendo annuale del Presidente della Repubblica. Non solo i politici di professione vivono bene di politica.
Per molti osservatori sarebbe un atto dovuto ridurre drasticamente il maxi-parlamento, con i suoi 945 parlamentari in due camere che hanno compiti quasi identici, e dimezzare il numero dei parlamentari. Anche senatori e deputati hanno spesso indicato questo obiettivo. Ma finora non si sono visti sforzi seri in questa direzione.
E mercoledì scorso un episodio notevole si è aggiunto alla lunga lista di appropriazioni indebite da parte dei parlamentari. Il Senatore Luigi Lusi del Partito Democratico, in tre anni e mezzo da tesoriere del partito, si sarebbe intascato più di 13 milioni di euro. Quantomeno si è dimostrato sincero. Come è stato ora reso noto, Lusi avrebbe detto agli inquirenti: “Avevo bisogno di soldi e quindi me li sono presi.”
Testata: SpiegelData di pubblicazione: 5 febbraio 2012
Articolo originale di: Fabian Reinbold
Traduzione di Sebastian e Francesco per italiadallestero.info
L’Italia è indebitata fino al collo, eppure a Roma siedono i deputati più pagati d’Europa. Ora vogliono abbassare sul serio i propri stipendi – ma quello che sembra un sacrificio in realtà è una falsa promessa. Gli sfarzi del parlamento gravano sempre di più sulla politica di riforme del premier Monti.
Amburgo/Roma – Gli italiani, in realtà, non si aspettano più di tanto dai loro deputati. Chiamano i politici, con un po’ di disprezzo, “la casta”. I privilegi dei parlamentari sono noti a tutti e ormai la maggioranza dei cittadini si limita semplicemente a scuotere un po’ la testa di fronte al fatto che in un paese indebitato fino al collo i parlamentari guadagnino molto di più dei loro colleghi nel resto d’Europa.
Ma questa settimana i parlamentari sono riusciti a sorprendere un po’ la popolazione. Entrambe le camere hanno promesso di risparmiare, da subito. Prima l’Ufficio di Presidenza della Camera ha annunciato una diminuzione degli stipendi dei parlamentari di 1300 euro lordi al mese, poi l’ha seguito anche il Consiglio di Presidenza del Senato. Il pieno diritto alla pensione d’ora in poi si maturerà non a 50, ma a 60 anni d’età.
Il parlamento di Roma ha urgente bisogno di risparmiare: a gennaio il think tank indipendente “Vision” ha paragonato i costi delle camere delle cinque maggiori potenze economiche europee. Il risultato: la camera dei deputati di Roma da sola divora più di 1,6 miliardi di euro all’anno – e quindi più delle camere di Berlino, Londra, Parigi e Madrid sommate insieme.
Ma il problema è che i tagli annunciati dal parlamento non dovrebbero cambiare la situazione quasi per niente. Perché a guardarli bene si rivelano di minima entità. I giornali italiani parlano di “illusione ottica”, perché malgrado l’annunciata riduzione degli stipendi di 1.300 euro lordi, il compenso effettivo dei parlamentari non cambierà affatto.
Infatti, la disponibilità al risparmio gridata ai quattro venti compensa solo l’aumento di stipendio che ci sarebbe stato con la modifica del sistema pensionistico. Visto che i loro contributi per la pensione saranno detassati, i parlamentari avrebbero percepito uno stipendio più alto. E questo, in tempi di tagli pesanti per il resto del paese, ha fatto fare un passo indietro ai partiti. Quindi, anche dopo la loro pubblica rinuncia, non un solo euro uscirà dalle tasche dei parlamentari. Il Senato vuole inoltre ridurre le spese di affitto, ma tutto questo non ha molto a che fare con una vera politica di riforme.
E i parlamentari neanche osano toccare la lunga lista di privilegi che fa invidia ai colleghi degli altri stati dell’Unione Europea. I deputati italiani ricevono di gran lunga gli stipendi più alti d’Europa, che ammontano a circa 16.000 euro mensili – diarie e compensi forfettari inclusi. I parlamentari italiani guadagnano quindi più del doppio dei loro colleghi di Berlino.
Finora i compensi forfettari erano principalmente assegni in bianco: ogni deputato riceveva un compenso forfettario di 3.700 euro per le “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”. Anche per l’assunzione di un collaboratore è prevista una cifra forfettaria di simile entità – ma senza l’obbligo di presentare un contratto di lavoro. Spesso i parlamentari utilizzavano questo compenso per sistemare qualche parente. Oppure non assumevano nessuno e intascavano i soldi di persona. In futuro dovranno dimostrare che almeno metà del compenso forfettario sarà speso per uno scopo specifico.
Chi siede al Senato gode di privilegi scandalosi: i senatori hanno un barbiere interno gratuito e non pagano il biglietto in alcuni teatri dell’opera e stadi di calcio. Quando in estate è stato reso pubblico il menù del ristorante del Senato, molti italiani si sono indignati per i prezzi bassissimi: pasta con le acciughe a 1,60 euro, carpaccio di manzo con salsa al limone a 2,76 euro. Per la lombata di vitello i Senatori pagavano 3,55 euro. Tutto questo nell’ambiente nobile di Palazzo Madama, nel centro di Roma, sovvenzionato per l’87% dai contribuenti. Da settembre, i prezzi sono stati innalzati quantomeno al livello di mercato. Da allora i Senatori, stando alle indiscrezioni, mangiano in modo molto più parco. Ora spesso si accontentano di piatti a base di riso.
Ma finora ci si è limitati a queste mini-correzioni. Eppure sarebbe decisivo che i parlamentari rinunciassero a qualcosa, per la politica di riforme del premier Mario Monti. Il suo governo tecnico vuole combattere la crisi economica e del debito in Italia risparmiando, abolendo privilegi e pretendendo sacrifici da tutti. Contro gli evasori fiscali, il governo in queste settimane procede con dei blitz. Per creare posti di lavoro, ordini professionali come camionisti, tassisti o notai dovranno perdere i propri privilegi – e in parte vi si oppongono duramente.
Lo stesso Monti rinuncia al suo stipendio, ma se i parlamentari continueranno a risparmiare se stessi, il malumore nella popolazione difficilmente diminuirà. E quindi la via d’uscita dell’Italia dalla crisi del debito passa anche per la volontà dei politici di risparmiare sulle proprie tasche. Il potenziale c’è. Secondo uno studio di “Vision”, nel mega-parlamento italiano i costi per i parlamentari in carica e gli ex-parlamentari ammontano a un quarto delle spese totali, quelli per il gigantesco apparato di personale (pensioni comprese) a più del 40%. Secondo questo studio, uno stenografo alla camera dei deputati a fine carriera guadagna 270.000 euro annui, 40.000 euro in più dello stipendo annuale del Presidente della Repubblica. Non solo i politici di professione vivono bene di politica.
Per molti osservatori sarebbe un atto dovuto ridurre drasticamente il maxi-parlamento, con i suoi 945 parlamentari in due camere che hanno compiti quasi identici, e dimezzare il numero dei parlamentari. Anche senatori e deputati hanno spesso indicato questo obiettivo. Ma finora non si sono visti sforzi seri in questa direzione.
E mercoledì scorso un episodio notevole si è aggiunto alla lunga lista di appropriazioni indebite da parte dei parlamentari. Il Senatore Luigi Lusi del Partito Democratico, in tre anni e mezzo da tesoriere del partito, si sarebbe intascato più di 13 milioni di euro. Quantomeno si è dimostrato sincero. Come è stato ora reso noto, Lusi avrebbe detto agli inquirenti: “Avevo bisogno di soldi e quindi me li sono presi.”
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
lunedì 16 aprile 2012
Video della riunione dei Comitati per l'Acqua
Andrea Pulcinelli ha inviato a tutti gli aderenti ai Comitati per l'Acqua Pubblica dei Castelli Romani le riprese video della Assemblea di venerdì 13 aprile 2012:
PARTE 1 http://youtu.be/KcZYqmmTcpI
PARTE 2 http://youtu.be/FdAPbNEM7bw
PARTE 3 http://youtu.be/x8TDOQf9zhY
PARTE 4 http://youtu.be/9lLBV9nw9zI
PARTE 5 http://youtu.be/5beeHKpzJ_4
Da: Albano5Stelle
PARTE 1 http://youtu.be/KcZYqmmTcpI
PARTE 2 http://youtu.be/FdAPbNEM7bw
PARTE 3 http://youtu.be/x8TDOQf9zhY
PARTE 4 http://youtu.be/9lLBV9nw9zI
PARTE 5 http://youtu.be/5beeHKpzJ_4
Da: Albano5Stelle
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ACEA ATO2
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Ricordate: sono lì grazie al vostro voto!
Da: L'ESPRESSO (16 aprile 2012)
I 'big', onorevoli fannulloni
di Silvia Cerami
Da quando non è più premier, Berlusconi diserta la Camera. D'Alema
non ha mai presentato nemmeno un atto da inizio legislatura (record mondiale).
Tremonti ha il due per cento di presenze, Alfano salta nove sedute su dieci, La
Russa va a votare sette volte su cento. Ma prendono tutti lo stipendio (pieno)
di parlamentare
Angelino Alfano dal 2008 è riuscito a saltare nove sedute su dieci e a collocarsi al 500° posto su 630 deputati quanto a indice di produttività, il parametro utilizzato da 'Openpolis' per stabilire l'entità e l'impegno dell'onorevole durante la legislatura, considerando fattori diversi come la sua presenza in aula, i disegni di legge firmati e presentati, le mozioni e gli emendamenti.
Nulla in confronto a Pier Luigi Bersani. Perché se Alfano, prima di essere acclamato segretario del Pdl, ha avuto un ruolo di governo e nel 70 per cento dei casi non era assente, ma impegnato in missioni istituzionali, il segretario del Pd, che in missione non è mai andato e che avrebbe dovuto fare l'opposizione, ha accumulato appena il 30 per cento di presenze, tanto da guadagnare il quarto posto nella classifica dei deputati più assenteisti.
'Meglio' di lui hanno potuto solo Denis Verdini e Nicolò Ghedini e ovviamente il primo classificato, l'onorevole dottore Antonio Gaglione, il noto recordman dell'assenteismo I primi due per oltre il 70 per cento dei casi sono stati assenti, spesso 'giustificati' dagli impegni che Silvio Berlusconi ha dato loro. Decisamente più produttivo Pier Ferdinando Casini. Con quasi il 60 per cento di presenze si colloca al 262° posto nella classifica di produttività e in testa tra i leader, anche se vale la pena ricordare che è il capogruppo dell'UDC.
Ma l'ABC di salvezza nazionale ha di che consolarsi. C'è chi è riuscito a non presentare nemmeno un atto come primo firmatario in un'intera legislatura. E' il record da nessun altro eguagliato che può vantare Massimo D'Alema. Non molto diversi gli score del senatore Alberto Tedesco con due atti e di Marcello Dell'Utri con tre. A questo primato D'Alema può aggiungere anche una scarsa presenza in aula, appena il 39,7 per cento.
Ma se parliamo di assenze, non si può dimenticare il Cavaliere, che da quando non è più premier ha partecipato solo a quattro votazioni su 504, lo 0,79 per cento del totale. Come deputato peraltro non è mai stato molto presente ai lavori d'aula: basti pensare che durante le 9.964 votazioni che ci sono state da inizio legislatura si è visto solo 43 volte, ma fino al 16 novembre 2011, per il suo ruolo di Presidente del Consiglio, nel 90 per cento dei casi si trovava impegnato in missioni sia in Italia sia all'estero. Da quanto è stato sostituito da Mario Monti invece non ha più avuto impedimenti istituzionali per svolgere la sua attività di deputato, eppure a Montecitorio l'hanno visto solo quattro volte.
Lo seguono in questa scelta anche i fidi Ghedini e Verdini. A gennaio sono apparsi una volta su 86 votazioni, da febbraio Ghedini poi non ha più varcato la porta di Montecitorio e Verdini ha concesso la sua presenza per tre votazioni su 317.
Le assenze si fanno sentire anche nell'opposizione del Carroccio. Del resto per Umberto Bossi e Roberto Maroni i problemi sono altrove. E così se da inizio legislatura non hanno superato il cinque per cento di presenze, spesso a causa di impegni e viaggi istituzionali, nel mese di marzo, quando è giunta l'ora di 'pulire il pollaio', il Senatur si è presentato in Aula solo una volta e il delfino con ramazza appena undici su 132.
Preferisce disertare la Camera e cercare la sua 'Uscita di sicurezza' anche Giulio Tremonti. In questi anni si è recato a votare solo due volte su cento. Anche lui, come ministro dell'Economia, prima era impegnato altrove, ma da quando non lo è più ha scelto di continuare a non farsi vedere. A gennaio e febbraio non ha partecipato ad alcuna votazione. E' però riapparso con la primavera: nell'ultimo mese è riuscito ad esserci 37 volte su 132 votazioni con un indice di presenza del 28 per cento.
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E' L'Espresso a scriverlo, giornale sicuramente di sinistra. Ma ormai, lo sappiamo tutti, non esiste sinistra, destra, centro... esiste solo una massa indistinta di profittatori del popolo che, in parte è bue, ma in parte no e pur non potendone più è arrivato ad un punto in cui sente la rabbia scoppiare e vorrebbe vederli tutti morti... Ma come si fa? Usciamo tutti di casa con coltelli da cucina, bastoni, armi varie per chi ce le ha e invadiamo Montecitorio? Oppure lasciamo che vada a votare quel 5% di subparassiti che con la politica ci vive, nel sottobosco di questi parassiti?
D'Alema se gli vai a dire quello che ha scritto Silvia Cerami si scandalizza e ti ricorda che lui è il Presidente del Copasir e lavora lì... tantissimo!
Berlusconi... beh! Ma che pretendete che venga pure alla Camera? Lui sta in politica solo per sé stesso, lo sapete tutti, almeno è più scoperto di D'Alema che pretende di fare il superiore-saccente.
Non li votate più e torneranno a fare il loro lavoro... Chi ce l'ha, naturalmente. Berlusconi fa l'imprenditore senza regole; D'Alema l'hanno iscritto all'Ordine dei giornalisti (basta qualche articolo sui giornali politici amici, la dimostrazione che te li hanno pure pagati e dopo un esamino stai a posto) ma credo che non sappia fare neppure il giornalista... E' il popolo, che si è fidato di costoro, che li ha fatti ricchi.
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sabato 14 aprile 2012
"Il cardellino addolorato"
Napoli - Il SecoloXIX
Rapinato per un cardellino bianco
Bastano dieci secondi, una pistola puntata, alle sette e mezza di sera. Due malviventi, passamontagna calato sul volto, fanno irruzione nel negozio di elettronica di Paolo Cursale, 60 anni, nel quartiere Arenaccia di Napoli. Non una parola. La cassa non la guardano nemmeno. Cercano qualcosa d’altro. Di più prezioso. Un cardellino bianco che trilla dietro al bancone. I due malviventi, non certo degli esperti avicoltori, si sono fatti consegnare la gabbia del prezioso animale. Poi, forse per evitare un imbarazzante scambio di animali, ne hanno staccata e rubata anche una seconda, quella di un cardellino femmina di nessun valore. E proprio questo dettaglio ha orientato gli inquirenti in una direzione: una rapina su commissione.
Ma
è l’antefatto, forse, il momento più bizzarro della storia. Il commerciante
sessantenne ha infatti riferito di uno strano cliente che a più riprese si è
presentato in negozio dimostrando particolari attenzioni per l’animale. Bellezza
e rarità del cardellino l’avevano ammaliato: voleva comprarselo a tutti i costi.
Prima una offerta di quattromila, poi settemila, infine
l’iperbolico rilancio a cinquantamila euro. Ma nulla da fare. Carusale
non accetta. «Quel cardellino l’ho visto nascere, l’ho accudito, e il suo canto
mi teneva compagnia nelle ore di lavoro», ha spiegato ancora scosso il
commerciante napoletano. Grande appassionato di uccelli, Carusale era ben
consapevole del valore di quell’animale molto raro. Il cardellino bianco è
infatti un esemplare «portatore di colore». Una caratteristica, questa, che
permette al volatile, se accoppiato con un altro cardellino, di generare
sia una nidiata di uccelli dai colori vivacissimi sia altri cardellini bianchi
con le stesse caratteristiche del genitore.
Doveva
saperlo bene quell’uomo disposto a fare carte false per averlo. Ma la risposta
di Caruso è stata secca: «Il cardellino non ha prezzo». Mai l’avrebbe venduto.
Nessuna cifra per quel canto a cui si era affezionato. Anche se economicamente
parlando l’offerta sembrava di quelle che non si possono rifiutare. «Un uccello
di quel tipo vale circa 500 euro», spiega Mario Verner, delegato provinciale
della Lipu di Genova. Il prezzo di un cardellino comune nato in gabbia si aggira
intorno ai 100, mentre di cattura viene venduto sottobanco a 50. «Ma si tratta
di una pratica illegale e molto dannosa per l’ambiente», sottolinea
Verner. Se fino al 1976 era possibile appropriarsi di questi volatili ora la
cattura è considerata reato penale. «Per ottenere un cardellino bianco in
cattività– continua Verner – si devono incrociare più generazioni di parenti».
L’uccello che si ottiene, dalla livrea albina, si definisce scientificamente
come malato di leucimismo. Quel colore tanto prezioso per l’uomo in natura è
piuttosto un “difetto”. «Il bianco non permette all’uccello di mimetizzarsi
facendolo diventare così una preda facile», conclude Verner. Bellezza
straordinaria e fragilità. Per questo per l’antica cultura pagana questo piccolo
uccello, grande quanto un passero, rappresenta l’anima dell’uomo che vola via in
punto di morte.
Mi è venuto subito in mente il romanzo un po' favolistico e un po' stralunato di Anna Maria Ortese, ambientato proprio a Napoli....
Una storia così non poteva che accadere a Napoli, città dai volti, a volte, del degrado, ma città di poesia e di cuore...
Un signore che si innamora di un cardellino e offre per averlo un prezzo spropositato! Poi, non riuscendoci, paga due mariuoli scarcagnati che non sanno neppure distinguere qual'è il cardellino giusto e, per non sbagliare, se ne portano via due!
E il poetico proprietario che (stavolta lui!) rimane addolorato senza più il suo cardellino ed il suo melodioso trillo!
Un cardellino bianco
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Costume
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Comunicato
COMUNICATO STAMPACON PREGHIERA DI DIFFUSIONE
Il grande bluff della Provincia di Roma: come far finta di rispettare il referendum dando ad Acea 1,32 miliardi di euro di “remunerazione” per l’acqua.
“State tranquilli, Roma come Belluno applicherà il referendum, eliminando la remunerazione del capitale investito”. Queste sono - in sintesi - le parole che alcuni sindaci dell’Ato 2 - ambito idrico gestito da Acea - hanno ascoltato nelle riunioni informali dei giorni scorsi, convocati dalla Provincia di Roma prima delle decisioni che verranno prese nella prossima conferenza del 17 aprile. Tra le delibere da votare c’è anche un atto che - almeno sulla carta - azzera la remunerazione del capitale investito, come previsto dal referendum di giugno.C’è però un trucco, anzi, un grande bluff.Partiamo dai numeri, che non tornano. Tra le tabelle allegate alle bozze delle delibere sulle quali il 17 aprile i sindaci dovranno esprimersi c’è il quadro sinottico del ricavo garantito al gestore, ovvero la multinazionale Acea spa: sommando le cifre riportate nel riquadro “ricavo” si arriva a 1,32 miliardi di euro, dal 2012 al 2024. Un incasso record, pronto a finire nei dividendi dei nuovi soci privati che il comune di Roma sta cercando e dei tradizionali azionisti, quali Caltagirone e la francese Suez. Un bottino ghiotto che il referendum aveva spazzato via, come è noto a tutti i 27 milioni di italiani che il 12 e 13 giugno votarono per i quesiti sull’acqua.Dov’è, dunque, il trucco?Secondo la bozza di delibera preparata dagli uffici della Provincia di Roma l’azzeramento della "remunerazione del capitale investito” riguarderà solo gli investimenti decisi dopo il referendum di giugno.In teoria sembra una decisione di buon senso, ma, come è noto, il diavolo si nasconde nei dettagli. Nel pacchetto degli “investimenti” già fatti c’è poco meno di un miliardo di euro di capitalizzazione iniziale di Acea. Un valore che venne stabilito prima della firma della convenzione, avvenuta nel 2002, che comprende teorico valore di mercato del settore acqua della multinazionale romana.Ebbene quella cifra verrà integralmente riportata anno dopo anno, sommandosi agli investimenti deliberati prima del giugno 2011, generando un sette per cento di utile - ovvero proprio quella remunerazione del capitale che il referendum ha abrogato - altissimo, che corrisponde a circa il 18% della bolletta dell’acqua. Questa cifra non viene neanche sfiorata dalla proposta di delibera, che sostanzialmente non cambia nulla rispetto alla tariffa del sistema idrico integrato.Altro che accoglimento del risultato dei referendum…Si tratta, dunque, di un’operazione di marketing, una sorta di cipria che si vuole spacciare ai sindaci come una decisione rivoluzionaria.Siamo sicuri che i primi cittadini sapranno smascherare il grande bluff, respingendo al mittente la proposta di delibera.Ricordiamo che la vera abrogazione del 7% di remunerazione del capitale la stanno già attuando i cittadini, con la campagna di obbedienza civile, decurtando quella parte di tariffa abrogata daireferendum.Coordinamento dei comitati acqua pubblica Castelli romaniPer informazioni: acquapubblica.castelliromani@gmail.com
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ACEA ATO2
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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