venerdì 25 maggio 2012

Assassini in libertà

Nonostante la legge sul divorzio c'è chi continua a praticare il "Divorzio all'Italiana", dunque chi diceva, all'epoca del referendum, che con il divorzio tante cose delle coppie malsposate si sarebbero risolte, è smentito.
Il divorzio, per il quale io votai a favore, ha risolto solo per le persone che VOGLIONO usarlo. Altri, bestialmente, uccidono per risolvere i conflitti.
Inoltre, le cronache degli anni passati e recenti, anche grazie alla trasmissione "Chi l'ha visto?" che riunisce e non abbandona tanti casi di scomparse, mostrano delitti che riguardano conviventi, fidanzati ed ex-fidanzati.
Non è dunque il legame legale che incita alla cancellazione della figura umana a cui questi mostri sono legati "sentimentalmente", ma è appunto il fatto di essere "mostruosi" dentro, tanto da non riuscire a risolvere i conflitti se non uccidendo.
Le Forze dell'ordine, decimate di un gran numero di uomini messi a fare gli autisti, i portapacchi, gli scortatori di figure politiche, che non si fila nessuno, per l'improbabile pericolo che codeste persone dovrebbero correre, non riescono a star dietro ai tanti casi di omicidio mascherati da scomparse improvvise e, apparentemente, inspiegabili.
Le inchieste restano monche, gli anni passano e si giunge all'archiviazione. Per i magistrati, oberati di carte, è una pratica di meno sulla scrivania, per i figli, le sorelle, i fratelli, i genitori della persona dissolta nel nulla il dolore non finisce mai. 
Le loro vite, schiantate dal dolore, non trovano mai la pace di una risposta definitiva e si trascinano con tante domande irrisolte in un tormento infinito.
Quello che mi colpisce è che, pur essendo l'Italia tutt'altro che un deserto, ma un Paese con un'alta densità abitativa, apparentemente è molto facile far sparire un corpo umano. Questo non riuscire a ritrovare i corpi favorisce gli assassini. Basta che si inventino una storia, anche fantasiosa ed improbabile, che, se non si trovano tracce ematiche o di un DNA qualsiasi, la sfangano. Il processo indiziario è stato abolito, serve la prova principe... Ma, come dicono i saggi, tanti indizi concordanti fanno una prova.
Tanti, troppi casi irrisolti, trasmettono un messaggio di diffusa impunità per cui menti contorte possono sentirsi spinte a far sparire chi è di ingombro alle loro pessime voglie ed al loro sciagurato cammino.
Poco importano i guasti che questi avvenimenti comportano soprattutto alle giovani vite in formazione quando ci sono di mezzo i figli, i quali si trovano senza la madre o, più raramente dicono le statistiche, il padre ed a vivere con l'altro genitore sospetto assassino.
Necessariamente queste giovani anime, oltre al dolore della privazione del genitore scomparso, subiscono una dissociazione dovendosi adattare alla viscida presenza affettiva del probabile assassino. Come possono salvarsi dalla corruzione morale interiore queste ulteriori vittime? Odiando e sospettando il genitore indiziato? Piegandosi vilmente ad una rete di affetti superstiti probabili autori della loro infelicità? Viltà inevitabile, data la dipendenza economica che figli in giovane età, inseriti in quella che credevano essere una famiglia, vivono di fatto. 
ESEMPI DAL SITO DELLA BENEMERITA TRASMISSIONE "CHI L'HA VISTO?"

Marcella Basteri, sparita nel 1986

Le persone che conoscevano Marcella Basteri in Spagna pensavano che lei fosse in Italia, mentre quelle che la conoscevano in Italia credevano che fosse in Spagna, o in Cile, o in Messico. Marcella Basteri e il marito avevano una casa a Madrid, in una zona che si chiama Las Matas. La donna aveva lasciato la Spagna per qualche giorno per andare in Italia dal padre malato. In quei giorni il marito l'avrebbe chiamata per dirle che doveva tornare a Madrid per firmare un documento di una proprietà, così lei è rientrata dall'Italia prima del previsto. Nella capitale spagnola, dopo averla sentita una prima volta al suo arrivo, gli amici della donna hanno perso le sue tracce e quando hanno chiamato il marito, l'uomo avrebbe detto loro che era ritornata in Italia. Secondo quanto riferito da uno di questi amici madrileni, prima di morire Luis Rey avrebbe chiesto scusa al figlio Luis Miguel per essere stato un cattivo padre e, interrogato da lui sulla sorte della madre, l'uomo avrebbe risposto che non voleva toccare l'argomento e che non avrebbe rivelato nessun particolare sulla vicenda. Sempre secondo questo amico di famiglia, Marcella Basteri sarebbe morta e il marito avrebbe portato con sé nella tomba il segreto della sua scomparsa.

In questo caso ha fallito anche la Polizia spagnola, dunque non solo la nostra è in discussione...
Il marito non ha confessato neppure in punto di morte e per di più al figlio. Certe coscienze sono impegnate solo nella strenua difesa di sé stesse, senza cedimenti e pentimenti.

Francesca Caputo,  sparita nel 1996


Gli investigatori, che in un primo momento avevano indagato sul marito Lillino per omicidio, hanno dovuto rivedere le loro ipotesi. Si sospettava che l'uomo avesse gettato la moglie nel forno della fonderia presso cui lavorava. Ebbene, una doppia perizia ha dimostrato che gli elementi addebitati al marito erano totalmente infondati. In particolare non ci sarebbe nessuna traccia organica nel forno e le macchie di sangue trovate nella macchina di Lillino non apparterrebbero alla donna scomparsa.

In questo caso ci furono particolari non spiegati dai risultati delle indagini: 
il marito prendeva servizio alle 4 del mattino in fonderia, ma quella mattina i colleghi trovarono strano che lui fosse già lì quando hanno iniziato il turno e che il forno fosse già acceso; 
l'assenza di tracce organiche nei residui dell'altoforno è il risultato di un prelievo fatto dopo un mese dalla scomparsa della donna ed esperti in chimica trovano strano che a quelle elevate temperature possa restare residuo di un corpo umano in mezzo alle ceneri di una fonderia, dopo un mese!
Ovviamente trattasi di notizie riportate dai media e non prese dagli atti dell'inchiesta.
La donna aveva da tempo consultato un avvocato per chiedere la separazione dal marito. Lasciò due figli in età tenerissima.

Donatella Grosso, sparita nel 1996


Donatella Grosso viveva a Francavilla a Mare e si era laureata in lingue a Pescara. Nutriva un amore non corrisposto per un giovane studente che la frequentava all'insaputa della fidanzata. La sera del 26 luglio 1996 Donatella Grosso è uscita di casa verso le 23.30 con due grosse valige. Il fidanzato sostiene di averla accompagnata all'ingresso della stazione di Pescara, dove però nessuno quella sera l'ha vista. Da quel momento di lei non si sono avute più notizie.
Sulla sua scomparsa è stata aperta un'indagine per omicidio.

Dapprima il "fidanzato" ha negato di averla vista quella sera, poi la testimonianza di due vicine di casa della giovane donna, che hanno detto di averla vista uscire con lui e le valige da lui portate quella sera, perché erano sul cancello di uscita del condominio e l'hanno visto da vicino, lo ha costretto ad ammettere che era vero.
Sembra che la ragazza avesse detto a qualcuno che forse era incinta.


La lista dei casi irrisolti è lunghissima... mi fermo qui.


giovedì 24 maggio 2012

Puliamo e diamo l'esempio

PUAH! All'Ikea con la scorta. Ecco la senatrice Pd Anna Finocchiaro



Paghiamo gli stipendi ai poliziotti per fare gli accompagnatori di una tronfia Finocchiaro della CastaE' immensamente triste vedere uomini delle Forze dell'Ordine ridotti a fare i servitori al politico di turno.
Chi mi ha segnalato queste avvilenti immagini giustamente rilevava che in altri Paesi Europei questo non accade e che questo servilismo fa parte dei privilegi di una Classe Politica che è solo una Casta.

ESEMPIO:
DA: Il Messaggero Veneto:...... Perché in Austria di politici sotto scorta ce ne sono soltanto due: il Presidente della Repubblica e il Cancelliere Federale.
$$$$$$$$$$$$

Ne usciremo mai da questo Stato Feudale, con Signori e Signorotti? Targati PD, PdL, UdC ecc. ecc. ecc. ecc.?
Sta a noi: NON VOTIAMOLI PIU'!!!

Il Governo al servizio del PdL?

 ROMA Forse non sarà un «terremoto», ma lo "spacchettamento" della concussione in due reati distinti non sarà indolore. La mediazione della Severino avrà ricadute sui processi in corso e su quelli futuri, anche se più limitate rispetto a quelle derivanti da altre proposte della maggioranza. Prima ricaduta: la prescrizione più breve. La «concussione per induzione», trasformata in «indebita induzione a dare o promettere utilità», si prescriverà più rapidamente perché ne è stata ridotta la pena, che passa da 4-12 anni a 3-8 anni: oggi il reato si estingue in 12 (massimo 15) anni, con la riforma si estinguerà in 8 (massimo 10) anni. Risulterebbe quindi già prescritto, confermano dalla Procura di Monza, il reato di concussione contestato a Filippo Penati (ex vicepresidente della Lombardia ).
Donatella Stasio - Il Sole 24 Ore


Antonio Di Pietro spiega anche ai cittadini a cui il Diritto rimane ostico come stanno le cose su questo argomento.
Vi prego di ascoltare fino in fondo il video che ho pubblicato il 22 maggio scorso su questo blog.
Questo Governo è ostaggio della maggioranza che, purtroppo, è ancora quella uscita fuori dalle ultime elezioni politiche.
Quando Berlusconi va  a parlare con Monti per tre ore ci va a chiedere qualcosa in cambio della fiducia al Governo.
Questo lo dobbiamo a chi l'ha votato e alla pessima legge elettorale Calderoli che l'ha aiutato ad andare al Governo. 

Mi chiedo in tutto questo che parte fa l'altro grande Partito che è il PD.
C'è chi dice che se le cose stanno così, se queste leggi sono frutto di ricatto, Monti dovrebbe presentarsi in televisione, a reti unificate, e dire come stanno le cose, altrimenti è complice e non è scusabile neppure dall'alibi della presunta "Salvezza Economica del Paese".
Se dicesse al Paese che queste leggi sono richieste da Berlusconi e compagni, potrebbe buttare sulle spalle loro la responsabilità della mancata  "Salvezza Economica del Paese" a causa del suo rifiuto ad accondiscendere a tali richieste. Eseguendo, invece, gli ordini iniqui in materia di legalità e di Giustizia, Monti si riduce a notaio del PdL e ad esecutore del "lavoro sporco", quello che avrebbe fatto perdere voti a Berlusconi e compagni se l'avessero attuato (tasse e liberalizzazioni "soft").
In conclusione: Monti sta facendo un favore a Berlusconi con riforme che penalizzano i più deboli della Società e con leggi come questa denunciata da Antonio Di Pietro. Mentre le cornacchie del PdL gracchiano che Berlusconi è un eroe che si è ritirato da Capo del Governo per il bene dell'Italia a causa dello "spread" che saliva ed ora che lui non c'è lo "spread" sale lo stesso.



Misteri di Mafia, Politica e Magistratura


Scrive il Sen. Li Gotti di IdV sul sito del Partito:
C’è una pagina  (non la sola) che nasconde un mistero.  Se ne parla poco.  Ma racchiude messaggi non decifrati che si collegano alla morte di Falcone prima e,  poi di Borsellino.
Provo a raccontarla,  senza tentare una decriptazione.
Nel 1991,  i Ros consegnarono a Giovanni Falcone,  il rapporto su mafia-appalti,  proprio il giorno in cui Falcone cessava la sua attività a Palermo,  per trasferirsi a Roma, al Ministero.
Falcone lo lesse e lo lasciò al Procuratore della Repubblica.
Soltanto dopo diverso tempo (erano stati già uccisi Falcone e Borsellino), si accertò che quel rapporto, era stata depurato dei nomi e degli approfondimenti su uomini politici nazionali.
Era, infatti, accaduto che le indagini,  pur già fatte, non vennero comunicate a Palermo,  ma i Ros,  trasmisero gli accertamenti sui politici nazionali,  alla Procura di Catania, che divenne titolare delle indagini,  senza che Palermo nulla sapesse,  essendo stata la Procura di Palermo destinataria di un rapporto “ripulito”.
Solo verso la fine del 1992 (dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio), Catania trasmise a Palermo quegli elementi di indagine,  risalenti al 1991,  con i riferimenti ai politici nazionali.
Accadde, poi, un altro fatto (venuto alla luce recentemente, durante i lavori della Commissione Antimafia).
Falcone ricevette al Ministero un plico proveniente dalla Procura di Palermo. Era fuori sede e, sollecitò la dott.ssa Liliana Ferraro,  ad aprire il plico per vedere di cosa si trattasse.  Era il rapporto mafia-appalti  (quello che Falcone aveva consegnato al Procuratore di Palermo, il giorno del suo trasferimento a Roma).
Ha riferito la dott.ssa Liliana Ferraro che, dopo circa due ore da quando aveva aperto il plico, riferendone il contenuto a Falcone, questi la richiamò, disponendo che rimpacchettasse il tutto, rispedendo subito alla Procura di Palermo.
Inutili, sino ad oggi, le ricerche della lettera con cui la Procura di Palermo accompagnava il plico inviato,  del tutto irritualmente, a Falcone (che ormai lavorava a Roma e che,  quindi, non aveva un titolo formale, per ricevere il rapporto mafia-appalti).
Racconta, poi, l’allora comandante dei Ros che, il 25 giugno 1992, Borsellino volle incontrarlo in luogo riservato (caserma Carini di Palermo) e non in Procura, perchè Borsellino, non volela che occhi indiscreti potessero vedere.
Nel corso dell’incontro, secondo il racconto di Mori (comandante del Ros), Borsellino avrebbe chiesto un rigido e diretto rapporto fiduciario,  perchè si avviassero indagini con oggetto il rapporto mafia-appalti,  poichè Borsellino aveva sentore che proprio lì, si sarebbe trovata la ragione ultima della uccisione di Giovanni Falcone.
In quella occasione, improntata a estrema fiducia (così ne riferisce Mori), sicuramente non sarebbero state riferite a Borsellino, due cose che, atteso il rapporto fiduciario, dovevano essere dette (questa è l’unica deduzione che faccio):
a) Mori non avrebbe detto a Borsellino che, nel frattempo, era stato avviato un contatto con Vito Ciancimino (la nota “trattativa”). Quando, durante un processo, chiesi a Mori, il perchè nulla avesse detto a Borsellino,  mi rispose che, certamente, sarebbe stato doveroso parlargliene. Senonchè, alla data del 25 giugno, non ci sarebbe ancora stato il contatto con Vito Ciancimino. E’, invece, pacificamente accertato (per acquisizioni recenti), che il contatto con Vito Ciancimino, fosse stato già avviato.
b) Mori non riferì a Borsellino che il rapporto su cui il magistrato intendeva lavorare riservatamente, era monco delle attività di indagini sui politici (i Ros, come sopra già detto, trasmisero gli atti d’indagine completi, a Catania e non a Palermo). Il rapporto fiduciario e riservatissimo con il Ros, cercato da Borsellino  (così ne parla Mori), non poteva continuare a celare l’esistenza di atti d’indagine inquietanti sui politici nazionali, già fatti da un anno e non comunicati a Palermo.
Insomma, nè Falcone nè Borsellino, ebbero mai cognizione di delicatissime attività d’indagine su politici nazionali.
Domande? Tante. Misteri? Tanti.
--------------------------------------------------------------------
Fra le tante domande ne viene una immediata: perché fra Procure non si parlano? Le Procure di due Province della stessa Regione non comunicano? Questa rigidità dello Stato nei suoi Apparati favorisce i misteri.

----------------------------------




Luigi Li Gotti (Mesoraca, 23 maggio 1947) è un avvocato e politico italiano, conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta[1], Totuccio Contorno, Giovanni Brusca[2], Francesco Marino Mannoia e Gaspare Mutolo[3].

Biografia 

Laureato in giurisprudenza, Luigi Li Gotti è stato avvocato di parte civile nel processo per la strage di Piazza Fontana, ha rappresentato i familiari del maresciallo Oreste Leonardi nel processo Aldo Moro, ha tutelato la famiglia del commissario Luigi Calabresi in un lungo iter processuale[4]. Attualmente Li Gotti vive e lavora a Roma, con la sua famiglia.
A Crotone ha cominciato a fare politica alla fine degli anni sessanta nelle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano, partito del quale è diventato successivamente segretario di federazione e che ha rappresentato in Consiglio comunale[5] dal 1972 al 1977[6]. Dopo una militanza a destra più che trentennale, nel 1998 esce da Alleanza Nazionale[2] e passa, nel 2002, all'Italia dei Valori, assumendo l'incarico di Responsabile del Dipartimento Giustizia.
Dal 18 maggio del 2006 alla caduta del secondo governo Prodi è stato sottosegretario alla Giustizia[4].

mercoledì 23 maggio 2012

Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere

E' un antico proverbio, frutto della saggezza popolare che nasce dall'esperienza e si attaglia perfettamente al comportamento dei Partiti che, dopo il risultato di queste elezioni amministrative, continuano a praticare ciecamente una specie di autoinganno, ad eccezione di qualche voce isolata, sia di destra che di sinistra che di centro, che dice a sé stessa ed agli altri la verità che è sotto gli occhi di tutti.

Sono andati a votare in pochi: non tutti gli aventi diritto. Vuol dire che pensano che, per chiunque votino, sarà uguale: non rappresenterà gli interessi comuni, in cambio del giusto pagamento di uno stipendio di Sindaco, ma i propri e di una sua congrega.

Perché pensano questo coloro che hanno rinunciato al proprio diritto democratico?
Perché i fatti fin qui mostrati dai Partiti sono questi.
Semplice. Ma i Partiti si palleggiano le responsabilità fra opposte fazioni irresponsabilmente, come bambini immaturi, nei vari dibattiti televisi: "Tu hai rubato lì e là!" "Vogliamo parlare del vostro Tizio e del vostro Caio allora? Ha rubato di più!" "No, di meno!" "Voi avete avuto più scandali!"
Con parole diverse ma il succo è questo. E chi sta a sentire e vedere pensa che sono sordi e ciechi a causa della enorme distanza che li separa da noi cittadini che formiamo questo Stato.

E' vero, molti di noi se stessero al posto loro farebbero uguale e peggio, altri vanno con la corrente visto che non c'è punizione né controllo... Ma la maggior parte di noi vorrebbe punizione e controllo ed allora pure quelli con una morale adattabile si metterebbero in regola.

Tutti hanno vinto, tutti, soprattutto quelli del PD rimuovono in modo disarmante la realtà.
Del patetico Maroni della Lega non vale la pena di parlare, rimando ai post in cui si parla di RIDICOLO. E' vero che Maroni e Tosi non sono tanto male... Tosi è stato un buon Sindaco per Verona ed infatti i cittadini l'hanno riconfermato, ma Maroni quando era Ministro dell'Interno non ha sciolto, ad esempio, il Consiglio Comunale di Fondi in odore di Camorra, lasciando che arrivasse a fine mandato, così i figuri che ne facevano parte, e che erano stati oggetto di indagine sfociata in un dossier di 500 pagine dell'ottimo Prefetto Frattasi, hanno potuto ricandidarsi. A chi ha obbedito Maroni? Voglio pensare che se fosse stato per lui l'avrebbe sciolto, ma a qualcuno ha obbedito e, così facendo, cedendo al compromesso, ha perso la sua credibilità morale.

DA:Il Cantiere Sociale blog Pubblicato il
Dunque, il consiglio comunale di Fondi andava sciolto. Lo dimostravano decine di intercettazioni dell’ex assessore Izzi e le sue stesse dichiarazioni rese ai carabinieri, le sistematiche irregolarità scoperte dalla commissione d’accesso al Comune, le certificazioni antimafia mai richieste, le conseguenti 500 pagine di relazione del prefetto. E poi gli arresti al Mof del clan Tripodo, Izzi in manette, la nuova ondata di arresti del maggio scorso, le rivelazioni sconvolgenti dei pentiti nel corso del processo Damasco 2, che fra pochi mesi sarà concluso. E lo dimostra da ultimo l’arresto avvenuto oggi da parte della Dia dell’ex consigliere di Forza Italia e poi Pdl, Antonio Ciccarelli, per anni direttore dei lavori pubblici. Ma il ministro Maroni e il Consiglio dei ministri decisero di no, che non era il caso. E’ ora che chi di dovere, a partire dalla Commissione parlamentare antimafia, faccia tutto il possibile perché quella decisione vergognosa non rimanga senza conseguenze.

Quale Italiano onesto si fiderebbe più di dare una poltrona di Ministro ad uno che ha fatto ciò?
Con l'aggravante che il suo Partito, la Lega Nord, insultava un giorno sì ed uno no Roma Ladrona sbandierando una pulizia morale che ora, stappato il tappo della fogna, si mostra in tutto il suo putridume?

Andiamo avanti. Dicevo del PD. La Bindi, intervistata, non ne voleva sapere di ammettere la realtà e con arroganza sbandierava dati interpretati a suo modo.
Ricordo a tutti che la Bindi è stata una delle più fiere oppositrici alla seria richiesta di mollare privilegi e prebende di cui gode facendo parte della Casta che, con leggi e leggine ad hoc, si è assegnata un elenco lunghissimo di favoritismi, benefit e quant'altro tanto da creare, appunto, una Casta privilegiata che gode di leggi e regolamenti tutt'affatto differenti da tutti gli altri cittadini della Repubblica. Quindi, di fatto, calpestando la Democrazia.
La gente si giudica dai fatti e non dalle parole che, come si sa, basta aprire la bocca e dare loro fiato perché non costano nulla e, in questo caso, sono pure molto ben pagate.
Ma non è solo la Bindi a dire che ha vinto, dimenticando che i candidati imposti dal Partito, a cominciare dal caso Vendola in Puglia, la gente li ha snobbati e si è scelta democraticamente quelli che riteneva più puliti e convincenti. 

Il PdL ammette che ha perso. E come potrebbe fare altrimenti? C'è solo quell'anima persa di Gasparri che blatera arrampicandosi sugli specchi e noi lo lasciamo lì.

E andiamo ad Italia dei Valori: unico partito di cui io abbia preso la tessera in vita mia e che, vedendolo da molto vicino, ha evidenziato le sue contraddizioni. Il Presidente che dice cose giuste, come nel post precedente a questo, ma che non sempre è coerente con ciò che dice. Il Presidente che dice di cedere spazio ai giovani, poi si fa rieleggere per alzata di mano (quanto di più incontrollabile e non documentabile nel conteggio); il Presidente che difende uno scivolone di suo figlio che fa la mossa di dimettersi da IdV ma non dalla poltrona remunerata di Consigliere Provinciale, però quell'anno era al raduno di Vasto del Partito (ma non si era dimesso?); il Presidente che impone suo figlio alle elezioni regionali quale candidato IdV contro un'intera sede del Partito che si dimette in massa (della serie "chi se ne frega di quello che pensano i militanti, a loro solo volantinaggio e banchetti e non stessero a rompere!"); Sonia Alfano, indipendente e non iscritta a IdV, che con De Magistris solleva pubblicamente una questione morale all'interno del partito e vengono convocati gli Stati Generali dove gente presente mi ha riferito di essere rimasta impressionata dallo scazzo a cui ha assistito (della serie "i panni sporchi si lavano in famiglia"). Ci si chiede "e la tanto decantata trasparenza?".
Già da quanto fin qui illustrato e ricordato si capisce che, nonostante Italia dei Valori nasca come un Movimento a cui io aderii fin dall'inizio, oggi è un Partito come tutti gli altri e per ipocrisia peggio degli altri. Torniamo sempre lì: la differenza fra il dire ed il fare. Eclatanti sono stati i casi Razzi e Scilipoti. Ma, forse l'ho già scritto, dentro questo partito ci sono tanti piccoli Razzi e Scilipoti... Ben lo sanno i militanti puliti con cui ancora sono in contatto un po' in tutta Italia. Ben lo sa Antonio Di Pietro a cui questa gente scrive e lui puntualmente non risponde.
Nel mio caso ho testato la contraddizione nel territorio dove facevo proseliti: il Vicepresidente del C.d.A. della Municipalizzata ACEA ATO2 è un politico di IdV e, a parte la contraddizione di Di Pietro che dice pubblicamente alla stampa che nelle Municipalizzate basta un Amministratore Unico e che i  C.d.A. servono solo per metterci i politici in modo da far pagare ai cittadini una tangente agli stessi, in questo caso di tangenti nel mio territorio ne paghiamo un'altra: quella sulle fognature inesistenti + IVA al 10%! Paghiamo la tassa su un servizio che non esiste!
Dunque IdV, come tutti gli altri Partiti ipocriti che alterano la realtà, dice che ha vinto. L'ho già scritto: De Magistris a Napoli l'hanno votato per lui, per la persona, non per l'etichetta IdV in "franchising". Leoluca Orlando non è certo "il nuovo che avanza", è solo uno che ha fatto il Sindaco tre volte precedentemente e che, di fronte allo sfascio ed al nulla che si presentava, i palermitani che sono andati a votare (una minoranza) si sono votati chi, almeno, aveva esperienza di gestione della città. Orlando è un politico di professione, più che un Professore Universitario: prima DC, poi La Rete, poi IdV. Questo già dice tutto. Ha nel suo curriculum una querela per aver diffamato nientemeno che un eroe della legalità: Giovanni Falcone. Non vedo di quale vittoria si possa fregiare il Partito IdV: fa come tutti, cavalca il momento, senza riflettere sull'insieme. Via col vincitore e abbasso chi non ci sta. Leggete sotto.



La Repubblica.it

Idv: Donadi, Sonia Alfano? Chi oggi non e' qui con Orlando e' fuori dal partito
SONIA ALFANO
Palermo, 21 mag.- (Adnkronos) - ''Idv oggi e' tutta in questa sala e con Leoluca Orlando, chi non e' qui e non e' con Orlando non e' dell'Idv. Sonia Alfano ha appoggiato Ferrandelli? Non e' di Idv, non cacciamo chi non ha neppure la tessera ma bisogna condividere il sistema dei nostri valori per stare nel partito''. Lo dice il capogruppo di Idv alla Camera, Massimo Donadi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono come si comportera' il partito nei confronti dell'eurodeputato Sonia Alfano eletta a Strasburgo come indipendente ed attuale presidente della commissione antimafia del Parlamento europeo.
(21 maggio 2012 ore 19.32)

Per avere quello che ci spetta dobbiamo sempre lottare



COMUNICATO STAMPA
CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE

CASTELLI ROMANI: GRANDE SUCCESSO DELLA CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE

CENTINAIA I RECLAMI RACCOLTI CONTRO ACEA IN DIFESA DELL’ACQUA BENE COMUNE

GIOVEDI’ 17 MAGGIO 2012 A ROMA LA CONSEGNA UFFICIALE NELLA SEDE DI ACEA SPA

Il 2 GIUGNO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IN DIFESA DEI REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO 2011

IL 22 GIUGNO AD ALBANO LA TERZA ASSEMBLEA PUBBLICA TRA COMUNI, CITTADINI E COMITATI DEI CASTELLI

Centinaia di moduli raccolti, grande partecipazione e tanto interesse da parte dei cittadini. Si chiude con un bilancio molto positivo la prima fase della Campagna di Obbedienza Civile – Il mio voto va rispettato che ha visto molte piazze dei Castelli Romani protagoniste per la raccolta dei reclami contro il gestore Acea, con banchetti organizzati dai comitati locali, in cui si è verificato un significativo afflusso di cittadini.

I comitati acqua bene comune dei Castelli Romani ricordano che la campagna di obbedienza civile è servita, per i cittadini che ne hanno usufruito, ad attuare la richiesta di rimborso (o la dichiarazione di legittima autoriduzione) dalla bolletta idrica di quella voce che rappresenta la c.d. “Remunerazione del capitale investito”, una delle componenti utilizzate per il calcolo del “Ricavo garantito del gestore”, che è stata eliminata dai referendum del 12-13 Giugno 2011.

La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale con il decreto di proclamazione del risultato elettorale, “tagliate” della parte di remunerazione abrogata dal referendum rappresentata dalla “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Tale cifra è pari al 7% del capitale investito più gli investimenti previsti nell’anno solare di riferimento da parte di ACEA Ato 2; secondo i calcoli basati sull’ultima revisione del piano tariffario, la “remunerazione“  incide , per l’anno 2012,  per circa il 18% sull’importo della bolletta stampata ed inviata dal gestore alle famiglie. Si invitano gli utenti che ancora non lo avessero fatto ad affrettarsi a consegnare i moduli compilati agli appositi sportelli territoriali ovvero ai rappresentanti dei comitati locali Acqua bene comune.

Il 17 maggio è stata effettuata la consegna di tutti i moduli raccolti nei Comuni castellani alla sede di Acea S.p.A. a Roma in Piazzale Ostiense, coaudivati dal Comitato Romano Acqua Pubblica.

Ma l’obbedienza civile non finisce qui: i Comitati continueranno a organizzare banchetti nelle piazze per la raccolta dei moduli dei cittadini che vorranno attuare la campagna, quindi si invita, chi non l'avesse già fatto, a portare con sé le ultime bollette per effettuare il ricalcolo con l’autoriduzione.

Inoltre, per avvicinare la popolazione alla causa e per far conoscere da vicino cosa significa obbedienza civile, nelle prossime settimane è prevista l’organizzazione di assemblee itineranti in tutti i comuni dei Castelli Romani in cui verranno ascoltate e recepite  le problematiche riguardanti il servizio idrico integrato (distacchi, sanzioni, turnazioni, qualità dell’acqua, rispetto della carta dei Servizi).

Infatti il 22 giugno si terrà l'appuntamento ad Albano per la Terza assemblea pubblica (Grottaferrata 28 gennaio, Genzano 13 aprile) tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’acqua dei Castelli Romani.

Con la mobilitazione attiva di centinaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.
A cura del Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani
Per contattarci: acquapubblica.castelliromani@gmail.com
http://acquabenecomunecastelliromani.com/

martedì 22 maggio 2012

Se le cose stanno così ...Antonio Di Pietro ha ragione: è il prezzo che il Governo deve pagare per avere il sostegno del partito di Berlusconi?

La morte del Romanzo


Una mia carissima amica, che in gioventù ha conosciuto Massimo Fini, giornalista e scrittore il cui pensiero apprezzo, mi segnala questo articolo da lui scritto sul Romanzo. Mi trova d'accordo su tutto: è vero, tutti scrivono del "loro ombelico", ma forse a volte, non sempre, attraverso la propria esperienza vissuta, attraverso persone incontrate, si può costruire una storia che trasmette un messaggio eterno. La realtà è così ricca di stimoli, anche grazie alla velocità degli scambi per tutto il Globo, cosa che non avveniva all'epoca del Manzoni, che si rischia di inventare un Romanzo che è al di sotto della realtà, che ormai la supera anche in fantasia! 

La morte del romanzo ha ucciso anche la critica letteraria

Nell'amibito del Salone del Libro di Torino a Uno Mattina mi hanno chiesto di parlare della crisi della critica letteraria. Ho risposto che non esiste più una critica letteraria, per la semplice ragione che non esiste più la letteratura se per tale si intende il romanzo. Per un paio di secoli il romanzo è stato la forma di espressione della borghesia. Scomparsa la borghesia come classe sociale dominante in Italia (all’incirca negli anni Sessanta) lentamente è morto anche il romanzo. Gli ultimi che ci hanno provato a scrivere un vero romanzo sono stati (semplifico naturalmente) Stefano D’Arrigo ed Elsa Morante. Il povero D’Arrigo ci ha messo vent’anni, come Manzoni per i Promessi Sposi, per scrivere il suo ambizioso Horcynus Orca, con fatiche inenarrabili, ma il romanzo, pubblicato nel 1975, fu un clamoroso flop non solo come vendite ma come risultato. Horcynus Orca non è rimasto nella storia della letteratura italiana. La storia (1970) di Elsa Morante è andata meglio come vendite (anche per il gran battage pubblicitario che gli fu costruito intorno) ma è un romanzo irrisolto e molto lontano dalla felicità espressiva dell’Isola di Arturo. Insomma se non ci sono più i Buddenbrook, romanzo giovanile di Thomas Mann, non si può scrivere dei Buddenbrook. Vanno semmai i gialli svedesi, cinesi o quelli dei nostri Camilleri e Riondillo; ma sono più che altro un pretesto per delle descrizioni d’ambiente. Sarebbe difficile definirli "letteratura" in senso proprio. Oggi al posto della borghesia, classe strutturata, c’è un ceto medio indifferenziato i cui scrittori, per dirla col Gaber di "Trani a gogò", "parlano di sè fra sè e sè". Non è certo un caso che in testa alla classifica della Narrativa ci sia "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini, che è un’autobiografia. Ricevo molti dattiloscritti di ragazzi. A volte non sono nemmeno scritti male, ma gli autori parlano esclusivamente del loro ombelico, senza nemmeno il tentativo di una mediazione artistica, di costruire personaggi anche al di fuori del proprio Io. A scrivere della propria vita siam buoni tutti (tutti abbiamo una vita). E infatti oggi scrivono tutti. La crisi del romanzo e della letteratura si inserisce nella più generale crisi dell’editoria. I dati presentati quest’anno da Nielsen sono eloquenti: il fatturato è diminuito dell’11,8% da 313 a 276 milioni di euro e le copie vendute da 23,7 milioni a 21,1. Per capire com’è conciata l’editoria italiana basta entrare in uno di quei megastore che sono diventate le librerie Feltrinelli. Somigliano a uno spazio dell’Ikea o a un outlet: vi si vende di tutto incidentalmente anche dei libri. Che libri: dominano i personaggi dello star-system (in questo momento Alessandro Del Piero, Luciano Ligabue, Marco Paolini) o i manuali che suggeriscono diete o ricette di cucina (la dieta Dukan, Dimagrire con i perché, I menù di Benedetta). Sono lettori "una tantum" che comprano libri come in autogrill, non sapendo che altro fare, si prendono l’orsacchiotto per il bambino. I cosiddetti "lettori forti", quelli da 50 o 100 volumi l’anno, sono in costante diminuzione, un po’ per moria, un po’ perché sono refrattari al caos dei megastore e molto per l’indecenza dell’offerta. Paradossalmente l’unico libro di letteratura, anzi di grande letteratura, primo in classifica questa settimana sta nella sezione per i ragazzi perché a Saint-Exupéry saltò il ticchio di scriver il Piccolo Principe.
Massimo Fini
Il Gazzettino, 18 maggio 2012

L'assassino

Questa è l'immagine dell'assassino di Brindisi

Di certo è lui perché la telecamera del chiosco dietro cui si riparava l'ha ripreso nell'atto di azionare un telecomando.
Un uomo è stato portato in Questura poi rilasciato. Ripreso di spalle durante una breve intervista, non sembra essere lui.
La Polizia Scientifica, l'Antiterrorismo, i RIS hanno mezzi per visionare accuratamente l'immagine  dell'assassino e dunque di compararla sia con l'uomo interrogato che con altri. C'è un'altra immagine, pubblicata sui media e sul WEB, che mostra l'assassino mentre si allontana con molta nonchalance: la sua andatura può essere un altro elemento di riconoscimento.
Pazzo isolato o criminale prezzolato? Agli inquirenti il compito di individuarlo e definirlo. 
Intanto ha ucciso un'intera famiglia: padre e madre avevano solo quell'unica figlia, il loro amore, il loro avvenire. Il miserabile, vile, ignobile assassino ha tolto loro tutto: la loro vita. 
Non c'è molto altro da dire.
Due sorelline sono vive, ma non saranno mai più belle, sane e perfette come i loro genitori le avevano messe al mondo: il corpo devastato di una non sarà più perfetto ma segnato dalle cicatrici, l'altra anche ha falangi mancanti e bruciature, come altre loro compagne ustionate anche loro.
L'assassino se pazzo si fregherà le mani nella sua tana, soddisfatto di tanto dolore e tanta rovina, se un sicario prenderà nelle sue sudice mani la sua terribile mercede dai mostruosi mandanti...