domenica 10 giugno 2012

Abusivismo edilizio

Novità da laruslegambiente.it 


Bene il rinvio a giudizio per i responsabili della villa abusiva sulla spiaggia di San Felice Circeo ora si prosegua con determinazione.
i prossimi quattro appuntamenti saranno fondamentali per il futuro della città ci aspettiamo atti formali e massimo impegno

La notizia del rinvio a giudizio per i responsabili (dirigente del Comune di San Felice Circeo e proprietari) della costruzione di una lussuosa villa di due piani, realizzata abusivamente nel 2010 a soli 300 metri dal mare, a San Felice Circeo, del valore stimato di ben 500mila euro, è un segnale importante per un territorio troppo spesso caratterizzato da abusi edilizi e illegalità diffusa. Proprio nel 2010, l'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, su sollecitazione del circolo Larus, inviò un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica e alle forze dell'ordine chiedendo un immediato intervento sull'opera abusiva.

L'auspicio è che il giudizio conduca presto al riconoscimento delle responsabilità e, come prevede la legge, all'abbattimento dell'opera abusiva o alla sua assegnazione ad iniziative di alto valore sociale.

DA: LATINA24ore.it

Sabaudia, i “vip” restano proprietari delle ville sulle dune

29/07/2011, di (modificato il 28/05/2012 alle 11:04 am).
Possono tirare un sospiro di sollievo più di duecento possessori di abitazioni e strutture alberghiere a Sabaudia. Dopo una causa intentata dal comune di Sabaudia sulla proprietà di quei terreni, molti “vip” rischiavano di perdere i beni acquistati.
Quella della prima sezione della Corte D’Appello di Roma di tre giorni fa è una decisione che mette al riparo le proprietà di Francesco Totti, Giovanni Malagò, Villa Volpi di Misurata, dei principi Campello, Carla Fendi, l’ambasciatore Bettini e molti altri. Un appello presentato dai proprietari contro il comune di Sabaudia e la famiglia Scalfati e che vede costituitesi in giudizio quasi cento persone, della quali circa la metà difese dall’avvocato Carlo Alberto Melegari.I proprietari hanno dimostrato la legittimità del proprio diritto di proprietà messo in discussione dal Comune che reclamava i terreni sui quali sono state edificate le ville.
La sentenza che li mette al sicuro, salvo eventuali ricorsi in Cassazione, ribalta una storica decisione con la quale il tribunale di Latina aveva attribuito l’area dei Tumuleti, che corrispondono in sostanza alle dune, al comune di Sabaudia. Quest’ultimo, nel 1962, aveva infatti intentato una causa contro il Comune di Terracina che, intorno agli anni ’50 consegnò le dune alla società milanese Domiziana che alienò a terzi i lotti in questione. Con questa sentenza il tribunale assegnava quindi la proprietà al Comune di Sabaudia annullando l’atto di compravendita risalente al ’52. Una vittoria non solo sulla cittadina limitrofa ma anche sulla famiglia Scalfati, proprietaria del lago di Paola, che rivendicava la proprietà della zona.
Salvo colpi di scena si chiude un capitolo storico della cittadina tanto ambita dai vip, che implica anche una cospicua somma che il Comune di Sabaudia e la famiglia Scalfati dovranno pagare in favore delle parti, circa 400mila euro di spese processuali.

RIFLESSIONI:

Il Parco nazionale del Circeo, istituito nel 1934, è una delle più antiche aree naturali protette d'Italia. Ubicato lungo la costa tirrenica del Lazio meridionale, si estende lungo il tratto di litorale compreso tra Anzio e Terracina, coprendo una superficie di 5.616 ha.
Nel territorio del parco è compresa una fascia costiera sabbiosa che si estende, in lunghezza, per circa 22 km, partendo dalla scogliera calcarea del promontorio del Circeo, appena sotto torre Paola, per arrivare sino a Capo Portiere.


Come sia dunque possibile che un magistrato abbia potuto ritenere lecita la lottizzazione del 1952 su terreno che dal 1934 era stato assegnato al Parco Nazionale del Circeo, dunque di Area Protetta e non certo edificabile, lo sa soltanto lui.
Sono queste le sentenze che fanno paura e che fanno pensare che nonostante tutte le leggi che ci diamo in questo Paese si trova sempre il modo di aggirarle. Il cittadino, checché ne dica Antonio Di Pietro che dice che dobbiamo fidarci della magistratura, non solo non si fida affatto, ma ne ha paura perché, nonostante precise norme, si scopre che sono interpretabili a piacimento del magistrato di turno ed aggiustabili come un vestito su misura...
Questa sentenza stabilisce che la Duna è edificabile perché le ville sono di personaggi ricchi e noti e che il terreno sul mare non è del demanio, nè dell'Ente locale Comune, bensì di privati... Un vero obbrobrio di sentenza. Dicono che le sentenze non si discutono, ma possono fare schifo però. Soprattutto se le si paragona ad altri esempi in cui, cittadini comuni, non ricchi né famosi, si sono visti sequestrare la casa perché costruita in terreni destinati alla costruzione solo di tinelli agricoli e non già a case di civile abitazione: è il caso di Rignano Flaminio.

COMITATO RESIDENTI PRATACCIO, SU CASE SEQUESTRATE A RIGNANO C'ERA OK REGIONE
Roma, 4 mar. - (Adnkronos) - "Le abitazioni che sono state sequestrate sono quasi tutte case abitate e isolate, tutte ville con due ettari di terreno intorno, in campagna. Solo due o tre sono in fase di ultimazione, le altre sono state finite circa otto anni fa. La mia in particolare nel 2005. Molti di noi hanno comprato anche con la casa finita. Nel 2007 c'e' addirittura un parere favorevole alla costruzione da parte della Regione Lazio, che era stata interpellata dal Corpo Forestale, in cui si escludeva la lottizzazione abusiva".

Lo ha detto all'ADNKRONOS l'avvocato Lorenzo Giandomenico, presidente del comitato residenti di Prataccio, a Rignano Flaminio, dove oggi sono state sequestrate una ventina di abitazioni dal Corpo Forestale.

Ho letto degli articoli sul caso di Rignano Flaminio e mi accorgo anche dell'ignoranza imperdonabile di certi giornalisti, magari anche  iscritti all'Albo, i quali scrivono senza documentarsi e facendo così della pessima informazione che aumenta la confusione e non consente alla gente di farsi un'idea precisa. Ad esempio confondono la licenza edilizia con la concessione, scrivendo che: ...il comune ha rilasciato la concessione senza sapere che i progetti erano stati cambiati...
I Comuni rilasciano le licenze edilizie sulla base delle leggi locali (ad esempio se è zona sismica il progetto dovrà rispettare la regola antisismica), poi per dare la concessione i tecnici dell'Ufficio Tecnico Comunale debbono andare a controllare la regolarità della costruzione ed il rispetto di tali progetti, sulla  base di tali controlli viene rilasciata la concessione edilizia, il cui numero viene inserito nell'Atto Notarile di Compravendita.
Se il notaio non controlla che ci sia una concessione con regolare numero registrato dovrebbe rischiare il sigillo notarile!! 
In sintesi: perché ci si lamenta che crollano le case se si consente l'abuso edilizio?
Perché non vengono radiati dall'Albo e ritirato il sigillo notarile ai notai che si prestano a questi giochi, quando lo Stato li ha nominati Ufficiali addetti proprio a tale controllo?
Perché non si radiano dai pubblici uffici coloro che nelle Amministrazioni comunali chiudono tutti e due gli occhi dietro compensi o favori e imbrogliano le carte?
Perché si fa pagare a chi è stato vittima di truffa da parte dei costruttori, dei notai e dei pubblici amministratori dei comuni quando invece il truffato andrebbe tutelato? 
Perché le norme sull'edilizia abusiva sono severe se si costruisce  con diversa destinazione d'uso una villetta là dove doveva esserci un tinello agricolo, e sono invece lasche se si costruisce sulla Duna inserita nel Parco Nazionale a pochi metri dal mare?

Un Paese che applica le leggi in codesta maniera è un Paese allo sbando. I cittadini non hanno nessuna garanzia e nessun riferimento: e di questo ringraziano i politici, i pubblici amministratori e la magistratura. 


Povera bella Italia fra politici e Vaticano!!

Sotto il post di Antonio Di Pietro intitolato: "Come posso votare Monti se con sobrietà mi fa morire di fame?" pubblicato sul suo blog, ho scoperto un pensatore-filosofo interessante che, in data 9 giugno 2012, scrive i  seguenti commenti: 

gennaro esposito
DIO SEMBRAVA MORTO… ERA SOLO DIVENTATO OFFSHORE
MA TU STATO, come vuoi vincere la mafia, se hai in casa, “qualcuno” che, avvalendosi dell’extraterritorialità delle banche, non paga le tasse come gli altri, che prende soltanto, che gioca pure sulla superficialità e sul conformismo del popolo beota, alimentandolo di riti imbrogliati, di pseudo-ragionamenti, senza capo nè coda, cioè di superstizione religiosa, mentre oscuramente complotta, con chiunque abbia capitali da occultare e/o riciclare?
La politica sta diventando tempo perso. Il caos preme, assieme all’interesse egoistico, che sacrifica la pace sociale, e la civile convivenza. I cosiddetti mercati, ne sono una prova indipendente. Fra crimine organizzato, coperto dalle istituzioni più varie, e il gioco d’azzardo della finanza, su scala globale, presto avremo la guerra totale, come risultato. Cos’è? Autoregolazione demografica naturale? Incipiente estinzione della specie, nel momento di massima maturazione? Che è un attimo dopo declino?
Sommate fede ridicolizzata dalle banche “religiose-mafiose”, istituzioni screditate da leggi elettorali autocratiche (porcellum dei nominati), gabelliere equitalia assatanato, politici voraci ladroni, ingiustizia sociale, crisi di rappresentanza accartocciata, disoccupazione di massa, specie giovanile, fame e depauperamento crescente in modo esponenziale… e che avrete?
Volete un aiutino?

gennaro esposito
L’Italia cambierà quando gli italiani crederanno più a quel che vedono che a quel che gli si dice dalla televisione.

gennaro esposito
Lo Stato senza diritti di cittadinanza alimenta il crimine organizzato, oltre che il suicidio sociale! Che altro voi credete sia la mafia?

Gennaro Esposito poi suggerisce di leggere il seguente articolo:

Da: Il Corriere.it

IOR, SANTA SEDE: DIETRO LA NOTA, UN INVITO AL BANCHIERE A NON SVELARE SEGRETI

Il memoriale di Gotti Tedeschi:
«Chiesi dei conti dei politici, iniziò la guerra»

Il banchiere cita depositi riconducibili a faccendieri e prestanome di boss mafiosi. Tra i nemici Cipriani e Simeon

Gotti Tedeschi (Reuters) Gotti Tedeschi (Reuters)
ROMA - Ha una precisa data di inizio la guerra interna allo Ior che si è conclusa con il licenziamento del presidente Ettore Gotti Tedeschi. Ed è lo stesso banchiere a fissarla nel memoriale che aveva affidato alla sua segretaria chiedendole di consegnarlo a tre persone «se dovesse succedermi qualcosa» e che voleva far avere anche al Papa. «Tutto è cominciato - scrive - quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati». Depositi riconducibili a politici, faccendieri, costruttori, alti funzionari dello Stato. Ma anche a personaggi ritenuti prestanome dei boss della criminalità, come emerge da un'inchiesta avviata dalla procura di Trapani secondo cui all'Istituto per le Opere religiose potrebbero essere arrivati addirittura parte dei soldi del latitante Matteo Messina Denaro.
Nel dossier il banchiere sottolinea le forti resistenze incontrate e poi indica due persone che sarebbero in cima alla lista dei suoi nemici: il direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e il giovane manager Marco Simeon, direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini, ritenuto uomo di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone. E sono in molti a leggere nella nota ufficiale della Santa Sede che evidenzia «le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall'ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate» un avvertimento allo stesso Gotti. Una sorta di invito a non svelare, nella sua collaborazione con gli inquirenti, nulla che riguardi quanto accaduto all'interno delle mura leonine. Ma anche un altolà ai magistrati perché non sia utilizzato alcun documento ufficiale del Vaticano. 
I nemici interni - Il sequestro del dossier composto da lettere, mail, appunti e resoconti di incontri che il banchiere ha raccolto nei due anni e mezzo trascorsi al vertice dello Ior certamente spaventa le alte gerarchie ecclesiastiche anche per le ripercussioni che può avere con la pubblicazione di nuovi atti. Nelle carte portate via dall'ufficio del banchiere i nomi dei suoi «nemici» ricorrono spesso. Non è un mistero che i rapporti con Cipriani non siano mai stati idilliaci e queste frizioni emersero già all'inizio dell'indagine avviata dalla procura di Roma che aveva disposto il sequestro di 23 milioni di euro transitati su un conto Ior ipotizzando nei confronti di entrambi l'accusa di riciclaggio. Dopo una atteggiamento iniziale di chiusura, Gotti si sarebbe mostrato disponibile alla collaborazione, mentre il direttore generale avrebbe ribadito la sua contrarietà a fornire elementi utili a individuare i titolari dei depositi e si sarebbe sempre espresso in maniera negativa sulla possibilità di fornire indicazioni anche su conti correnti che non risultano più attivi ma per i quali si potrebbero ricostruire le movimentazioni pregresse.
Un atteggiamento condiviso - sempre secondo Gotti - da Bertone e nelle carte il banchiere evidenzia l'avversità nei suoi confronti di Simeon, che nonostante abbia solo 33 anni è già stato responsabile delle relazioni istituzionali di Capitalia e Mediobanca. E vanta ottimi rapporti con il faccendiere Luigi Bisignani e con alcuni alti funzionari finiti agli arresti per corruzione nell'indagine sugli appalti dei Grandi eventi come l'ex provveditore alle opere pubbliche, Angelo Balducci. Sono tutti titolari di conti presso lo Ior e le verifiche patrimoniali effettuate nel corso delle inchieste avevano mostrato flussi di denaro che certamente transitavano su questi depositi. 
I soldi della mafia - Una storia simile a quella scoperta dalla Procura di Trapani che agli inizi di maggio aveva inviato una rogatoria alla Santa Sede per chiedere elementi su due conti correnti da don Ninni Treppiedi, ex gestore delle casse della Curia ed ex fedelissimo del vescovo Francesco Miccichè, indagato per una serie di ammanchi. Il prete è stato sospeso a divinis , mentre l'alto prelato è stato sollevato dall'incarico «per non aver vigilato sull'operato del suo sottoposto». In realtà aveva iniziato a collaborare con i pubblici ministeri e c'è chi ritiene che sia questo il vero motivo della rimozione. Nell'istanza trasmessa alle autorità vaticane vengono specificati i motivi di necessità per l'accesso alla movimentazione dei due depositi ma non è esplicitato il sospetto che ha preso corpo nelle ultime settimane secondo il quale quei soldi sarebbero serviti a riciclare anche denaro proveniente da Matteo Messina Denaro.
Oltre agli ammanchi della Curia, l'indagine si concentra su una serie di investimenti immobiliari e vendite di beni ecclesiastici che potrebbero nascondere il passaggio di soldi a prestanome e la necessità di «ripulirli» attraverso il transito su società e istituti di credito non accessibili ai controlli diretti, come appunto è lo Ior. Adesso bisognerà scoprire se davvero, come lui stesso avrebbe sostenuto, Gotti aveva manifestato la volontà di assecondare almeno in parte le richieste delle autorità italiane. Oltre ai conti finiti nell'inchiesta di Trapani ci sono infatti una decina di operazioni sospette segnalate alla procura di Roma e sulle quali sta già svolgendo accertamenti la Guardia di finanza. Movimentazioni che portano proprio ai conti Ior intestati a preti e suore.
9 giugno 2012 | 15:29

Da Calvi "suicidatosi" (secondo Scotland Yard, "bona pure sta' polizia inglese", te la raccomando!!) a Gotti Tedeschi l'orrore delinquenziale della "Banca" del Papa continua. Come possono coloro che hanno bisogno di un'idea di Dio continuare ad affidarla a costoro?
E' proprio il caso di dire che gli uomini se lo vogliono... Come in politica che non sanno più per chi votare data la dilagante corruzione, ipocrisia ecc.. Ipocrisia anche dello stesso Di Pietro, che fa il moralista, ma si tiene i milioni di euro del finanziamento al suo partito nel conto corrente IdV di cui hanno la firma solo lui e Silvana Mura... Per non parlare del "pasciuto" figlio che gli sta sempre vicino e sullo sfondo... per diritto ereditario.

sabato 9 giugno 2012

Orribili lacrime di coccodrillo


Da: Il Giornale.it

"Non mi hanno ascoltato e Melissa è morta"

Denunce archiviate troppo in fretta. Parla l’uomo da anni nel mirino del bombarolo

di -
«Se mi avessero ascoltato, quattro anni fa, quella ragazzina sarebbe ancora viva». Cosimo Parato, imprenditore agricolo di Torre Santa Susanna, 30 chilometri da Brindisi, oggi non può fare a meno di ricordare che lui un dito contro il killer di Brindisi l’aveva puntato già in tempi non sospetti. La sua storia è finita nelle carte dell’indagine sull’attentato alla Morvillo Falcone perché proprio il contenzioso tra lui e il 68enne reo confesso (che l’aveva denunciato nel 2007 per truffa) potrebbe essere uno dei possibili moventi: la sentenza di primo grado, che Vantaggiato non aveva gradito, è arrivata il 19 aprile, un mese esatto prima dell’esplosione. Ma Parato interessa agli inquirenti anche perché, dall’avvio del procedimento per quegli assegni scoperti con cui l’uomo avrebbe «pagato» forniture di gasolio e benzina a Vantaggiato, il presunto truffatore ha avuto alcune disavventure piuttosto sospette, soprattutto alla luce degli ultimi eventi. La più grave risale al 2008. Parato è nel cortile interno della sua palazzina quando qualcuno fa esplodere, a distanza, un ordigno nascosto nel cestino di una bicicletta. L’attentato non lo uccide per miracolo, ma ci va molto vicino. Parato, ferito al petto e all’addome, finisce in coma farmacologico, e quando torna in grado di parlare, interrogato, indica agli inquirenti proprio Vantaggiato come suo «nemico », e come potenziale sospettato. Ai carabinieri del Paese racconta di avere l’impressione di averlo visto aggirarsi intorno a casa sua due giorni prima del botto, l’informazione finisce al nucleo operativo di Francavilla Fontana, che la inserisce in una nota inviata al pm che segue le indagini. Curiosamente, lo stesso titolare del fascicolo sull’attentato alla Morvillo Falcone, Milto Di Nozza. I sospetti su Vantaggiato però cadono in fretta. L’imprenditore, all’epoca,era al di sopra di ogni sospetto, mentre le indagini puntano su ambienti malavitosi di Torre Santa Susanna, dove comandavano i boss della Sacra corona unita del clan Bruno.A questo punto,però,quell’indagine torna d’attualità, anche per la dinamica (l’esplosione comandata a distanza) che potrebbe far pensare a un precedente «colpo »di Vantaggiato. Allo stato,solo un’ipotesi, visto che per esempio l’innesco della bomba che ferì Parato era molto diverso da quello dell’ordigno che ha ucciso Melissa Bassi. Come detto, però, anche dopo l’attentato la vita di Parato non è filata via tranquilla. A fine maggio 2011, uno strano incidente: l’uomo, che è ancora costretto a pesanti terapie per gli effetti dell’esplosione, deve scendere di corsa dalla sua Audi A6 che prende fuoco a due passi da casa e brucia come una torcia. Due mesi dopo, la notte del 31 luglio, a prendere fuoco è l’intero garage del suo palazzo, con 16 auto dentro, tre delle quali vengono distrutte. Ma l’alta temperatura brucia tutto,e rende impossibile ritrovare un eventuale innesco doloso. Coincidenze? Parato non sembra crederci molto. E a questo punto nemmeno gli inquirenti che infatti, due mattine fa, hanno voluto ascoltarlo. Intanto, stamattina alle 8.30 nel carcere di Lecce comincia l’udienza di convalida del fermo di Vantaggiato. Il killer, intanto, mostrerebbe i primi segni di «pentimento. Ha pianto ininterrotamente. «Che cavolata che ho fatto....». 
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A  68 anni devi essere beccato e rinchiuso in carcere per "prendere coscienza di ciò che hai fatto"?
Spero che tutti si rendano conto dell'altissima pericolosità sociale di questo criminale. Perché semplicemente di mente criminale si tratta.
La pericolosità altissima sta nella apparente normalità di costui, nel trasferire sull'umanità intera, indiscriminatamente, un odio estremo per sue frustrazioni molto personali.
Inoltre gli episodi descritti in questo articolo e già riportati da altri giornali dimostrano, con ogni probabilità, una reiterazione di atti altamente aggressivi che, pur ottenendo un alto risultato di offesa, non esaurivano la sete di vendetta di questo criminale. Per questa "escalation" che non trova mai appagamento "il mostro" è ancora più pericoloso.
Poco interessa se poi sicuramente la difesa invocherà una qualche seminfermità mentale, perché, l'ho già scritto, i criminali sono necessariamente menti fuori dalla normalità, altrimenti non sarebbero tali. Ma non per questo la pena deve essere attenuata.
La nostra Giustizia in tutto questo ha delle responsabilità. Una responsabilità sta nel fatto che, se le cose stanno come descritto dai media, se uno emette assegni a vuoto deve essere punito e deve rifondere il truffato. Non conosciamo gli elementi di questo processo dunque siamo nel campo delle ipotesi, ma prendendo per buone tali notizie non si può che giungere alla conclusione che, genericamente, la Giustizia che non dà giustizia crea tensioni e risentimenti.
Questo certo non giustifica reazioni di vendetta. Altrimenti nella mia vita io avrei dovuto fare una strage e non soltanto io.
Conosco un benzinaio, onestissimo e lavoratore perfetto e preciso, che fu truffato per 150 milioni delle vecchie lire. Fino a poco tempo fa ha speso solo soldi per gli avvocati. Anni fa andò anche a "Mi manda RAI 3"ad esporre il suo caso accompagnato dal suo avvocato. La TV fece una piccola inchiesta e dovemmo assistere all'intervista fatta al truffatore, primo responsabile di una vera e propria organizzazione, che, debbo dire, a me dette il voltastomaco. Eppure, vittima insieme ad altri, il benzinaio non ha ottenuto né giustizia né i suoi soldi. Si tiene il suo dolore e la  sua inevitabile frustrazione e lavora alacremente, come sempre, nel tentativo di ricostruire il frutto del suo lavoro che gli è stato tolto in modo delinquenziale.
Comunque la Giustizia crea frustrazioni, perché imperfetta. Potrebbe sforzarsi di migliorare.
L'altra responsabilità sta nel non saper prevenire perché superficiale e cieca, o male organizzata...
In questo caso l'uomo perseguito per assegni a vuoto aveva riportato danni fisici non indifferenti dagli attentati alla sua persona ed aveva fornito anche un sospetto.
Ora che se lo tengano in carcere questo mostro e non vengano a parlarci di "pentimenti" di comodo e di lacrime di coccodrillo che piange solo per sé stesso: perché l'hanno finalmente beccato.   

giovedì 7 giugno 2012

Il mostro

Ecco di nuovo la banalità del Male: riallacciandomi alle riflessioni contenute nel mio post del 1° giugno scorso, quello che non riusciamo a capire è che la mostruosità interiore ha un aspetto esteriore qualsiasi... Ma anche peggio è che la mente mostruosa ha anche una famiglia, persone che ne condividono l'esistenza... affetti.
Ecco infatti le parole del padre della dolce Melissa: "...tutto potevo pensare, ma quest'uomo ha dei figli, dei nipoti..."

Il mostro che ha assassinato Melissa Bassi e rovinato altre ignare fanciulle che nemmeno conosceva

(AGI)Tutta da verificare, tra le altre, l'ipotesi che si sia trattato di un gesto dimostrativo contro il Tribunale di Brindisi, situato alle spalle della scuola, per un presunto torto subito in relazione a una truffa da 300mila euro. Secondo indiscrezioni, il presunto responsabile del raggiro, un imprenditore agricolo del brindisino, avrebbe poi subito due attentati: il primo nel 2008, restando gravemente ferito nell'esplosione di un ordigno realizzato con una bombola di gas e collocato nel giardino della sua abitazione; il secondo nel 2011, quando la sua Audi A8 venne data alle fiamme. Gli investigatori starebbero nuovamente indagando sulle due vicende. "Non provo alcun sentimento per questa persona, e' come se non esistesse - ha confessato Massimo Bassi, il papa' di Melissa, nel corso di una conferenza stampa al Comune di Mesagne - Non e' un padre di famiglia, se lo fosse stato non sarebbe arrivato a fare questa brutta cosa. E invece tutto potevo pensare, ma quest'uomo ha dei figli, dei nipoti". "Non ho mai pensato a un gesto della mafia, della criminalita'. Lo sa soltanto lui perche' l'ha fatto. Oggi ho un'idea positiva della giustizia, ho avuto fiducia sin dall'inizio" ha detto il padre di Melissa. "Questa svolta - ha detto il sindaco di Brindisi Mimmo Consales - disinnesca quanto abbiamo vissuto in questo periodo: non e' stato facile riportare i figli a scuola, passeggiare per la strada. Adesso vogliamo riscattarci e reagire. Il 19 maggio diventera' la giornata della legalita'". (AGI).

Melissa: morta per un'insensatezza mostruosa
che mi ricorda la morte dei giovani norvegesi 
per mano di un mostro pieno di insensato odio

Dal mio post del 26/07/2011 sullo sterminio dei ragazzi norvegesi:
... i criminali accecati dall'odio, dalla voglia di sterminio degli altri, sono semplicemente CRIMINALI ed hanno tutti una cosa in comune: sono sicuri di loro stessi e senza pentimento.

mercoledì 6 giugno 2012


COMUNICATO STAMPA

Movimenti e opposizioni sventano colpo di mano di Alemanno su Acea

A seguito delle minacce di ieri del Sindaco di Roma la coalizione che ha sfilato il 5 maggio contro la privatizzazione di Acea, oggi si è data appuntamento in aula Giulio Cesare per scongiurare qualsiasi colpo di mano. 
Effettivamente il tentativo di blitz c'è stato ma le pronte contestazioni dei movimenti e dei consiglieri delle opposizioni lo hanno impedito. Ma la battaglia continua: la coalizione "Roma non si vende" chiama tutti e tutte a garantire la presenza anche nella giornata di domani che sarà decisiva per il futuro di Acea e dell'acqua pubblica a Roma.

Roma, 6 giugno 2012

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Luca Faenzi
Ufficio Stampa Coordinamento Romano Acqua Pubblica
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00

Terremoto? Siamo formiche con false sicurezze


Abbiamo delle false certezze e dimentichiamo quello che abbiamo studiato a scuola.
Dal sito: Studenti.it
Nel 1912 lo scienziato Alfred Wegener pubblicò la sua teoria della “deriva dei continenti”. Egli considerava le aree continentali come zattere di SIAL (composte da silicio e alluminio) galleggianti sul SIMA (composto da silicio e magnesio), il materiale sottostante. Nella teoria i grossi frammenti di crosta siliaca, immersi nel sima molto viscoso, come iceberg nell'acqua, sarebbero andati pian piano alla deriva. Abbiamo tre diverse prove che dimostrano questa teoria: Prova geografica e geologica: Wegener era rimasto fortemente colpito dalla notevole somiglianza delle linee di crosta dell'Africa e dell'America del sud. Allora con un paziente lavoro ricostruì la configurazione delle terre emerse così come doveva presentarsi alla fine dell'era Paleozoica, quando si era formato un super continente chiamato Pangea, circondato da un unico oceano chiamato Pantalassa. In questo modo si accorse che le line effettivamente coincidevano. Prova paleontologica: Nel Brasile e nel sud dell'Africa vennero rinvenuti gli identici resti di un piccolo rettile che viveva in acque dolci, il mesosaurus, e di una pianta, la glossopteris, la cui distribuzione geografica interessa due continenti oggi separati da un ampio oceano. Prova paleoclimatica: Wegener notò che rocce elaborate da ghiacciai continentali affioravano in Africa occidentale, in Brasile e in India, luoghi dove oggi il clima è tutt'altro che glaciale, viceversa, grandi giacimenti di carbone si trovano in Antartide e in Australia.

Dunque dobbiamo accettare la nostra precarietà, anche se è destabilizzante dal punto di vista psicologico: questo è il pianeta e questo è il tempo geologico che ha consentito la nostra apparizione su questa Terra. Non era possibile prima, non sarà possibile dopo... Tutto il resto sono nostre costruzioni mentali per sopravvivere con la nostra fragile intelligenza.
Viviamo uno degli istanti infinitesimali della pressione della "zattera" che chiamiamo Africa contro la terra che chiamiamo Italia. Fra molti miliardi di giri della Terra intorno alla stella Sole, che chiamiamo anni, il mare che chiamiamo Adriatico probabilmente sarà scomparso e questa penisola sarà attaccata a quella che chiamiamo Jugoslavia...
Noi, però, dobbiamo fare i conti con la nostra scala temporale perché abbiamo solo questo breve tempo per vivere tutti i nostri affanni. 

Da: Il Mattino.it 

Il Cnr: l'Italia sta ruotando in senso antiorario

ROMA - «L'Italia sta ruotando in senso antiorario». Ad affermarlo il geologo del Cnr 
Giovanni Gregori che commenta il nuovo sisma di magnitudo 4.5 che questa mattina
all'alba ha colpito Ravenna. Parla di spostamento antiorario dell'Italia anche il presidente
dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Stefano Gresta: «E' un fenomeno
su una scala di centinaia di migliaia, milioni di anni, un movimento tettonico che è in moto 
da milioni di anni ed è tutto ricondotto alla placca africana che spinge la placca europea, 
con un movimento dinamico sulla penisola in senso antiorario».

Da: L'Unità.it 
Scossa anche a Ravenna, epicentro in mare
SISMA EMILIA SCOSSA TERREMOTO RAVENNA

martedì 5 giugno 2012

I figli di Roberta senza la mamma


Da: La Nazione - Pisa

La scomparsa di Roberta Ragusa, cosa rischiano i figli

Il parere della professoressa Dell’Osso


Daniele e Alessia senza mamma da 5 mesi: "Necessario un supporto psicologico. Può ridurre il rischio di conseguenze".

Pisa, 5 giugno 2012 - SIAMO ormai a poco meno di cinque dalla misteriosa scomparsa di Roberta Ragusa. La sparizione della contitolare dell’autoscuola «Futura» ha lasciato a casa soli con il padre (e i nonni paterni, abitano a pochi metri) i due figli: Daniele di quasi 16 anni ed Alessia di poco meno di 11 anni. La prolungata e inquietante assenza di un genitore cosa comporta in figli che con sanno, dopo così tanto tempo, che fine ha fatto la loro mamma e quali cause? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Liliana Dell’Osso, direttrice e della Clinica Psichiatrica del’Azienda ospedaliera universitaria pisana.

«LA PERDITA di un genitore è da sempre riconosciuta — afferma la psichiatra — come un evento traumatico maggiore per l’individuo. La perdita, specie se traumatica, inattesa, improvvisa, ha una risonanza emotiva enorme e si associa invariabilmente all’attivazione cronica dei sistemi fisiologici di risposta allo stress che può favorire la comparsa di manifestazioni psicopatologiche di varia natura fino alla slatentizzazione in soggetti predisposti di veri e propri disturbi mentali. Gli eventi precoci di perdita, infatti, sono di frequente riscontro nella storia clinica dei nostri pazienti affetti da disturbi d’ansia e dell’umore.
Le caratteristiche traumatiche della perdita, che il soggetto vive con sentimenti di orrore o impotenza, aumentano il rischio per un particolare tipo di disturbo d’ansia oggi noto come Disturbo Post-traumatico da Stress. E’ importante sottolineare che non tutte le persone esposte a gravi eventi traumatici necessariamente sviluppano un disturbo mentale: è infatti necessaria una predisposizione genetico-costituzionale, una vulnerabilità individuale. Spesso tale predisposizione è del tutto silente dal punto di vista clinico o magari si esprime con alcune caratteristiche del temperamento e della personalità del soggetto quali la sensibilità allo stress e alla separazione dalle figure di riferimento, l’ansia, l’insicurezza, l’eccessiva reattività e instabilità dell’umore».

«È IMPORTANTE — conclude la professoressa Dell’Osso — l’importanza di un’adeguata e tempestiva assistenza ai soggetti esposti a eventi di perdita, specie se adolescenti. Il semplice supporto psicologico immediatamente dopo l’evento traumatico riduce il rischio di conseguenze a lungo termine. La tecnica psicoterapica di ricostruire le fasi e i ricordi del trauma al fine di consentirne una più rapida elaborazione ha dato risultati contrastanti. Molto utile si è rivelata invece la strategia volta a supportare psicologicamente i soggetti traumatizzati nell’affrontare le emozioni negative e nel recupero graduale delle abitudini e dello stile di vita sconvolti dal trauma. Allo stesso modo fondamentale sembra essere un approccio all’individuo di tipo psicoeducazionale attraverso cui si prepara il soggetto a saper riconoscere quelle che potranno essere le eventuali reazioni emotive al trauma».
 di FEDERICO CORTESI
federico.cortesi@lanazione.net

Da madre che ha messo i propri figli sopra ogni cosa: il lavoro, le scelte molto personali, i desideri ed i sogni, e da nonna che segue da vicino dei nipoti, due di età molto vicina a quella di Daniele ed Alessia, penso con sgomento al dolore destabilizzante di queste due creature e al vuoto incolmabile in cui i loro angosciosi pensieri fluttuano, necessariamente. Non è solo la perdita della mamma, il dolore per la sua mancanza, è che non sanno nulla di cosa le è successo.
L'assassino o il colpevole di questa sparizione ha ucciso un po' anche loro due, privandoli di un bene insostituibile: l'amore che Roberta aveva per loro e che loro "sentivano". Nessuno ha potuto parlare male di questa donna, neppure il marito che la tradiva, eppure qualcuno l'ha tolta ai suoi figli, ancora così piccoli e vulnerabili: per questo il danno sulle loro vite sarà maggiore. 

IdV sempre problemi


Da: Il Mamilio - giornale locale dei Castelli Romani

31/5/2012 - GROTTAFERRATA
Mori: ''Ricompattata la squadra di governo. Nel PD grande unità. Ora si riparte''
E' la stessa Giunta. L'Idv rifiuta l'offerta: è fuori
Mantenuti tutti i vecchi incarichi, ma ora la maggioranza ha perso ufficiosamente un pezzo
a cura della redazione attualità

GROTTAFERRATA (31/5/2012 - ore 19.20) - ''Un giorno dopo l'altro e tutto è come prima''. 
Così cantava Luigi Tenco, così potrebbe essere la sintesi della ''crisetta'' in casa Mori. 
La Giunta comunale di Grottaferrata è rinata sulle ceneri di quella vecchia. 
Con un pezzo in meno. L'Italia dei valori, nella persona di Luciano Andreotti
ha rifiutato le offerte interne all'assessorato all'Urbanistica: progetti speciali, 
viabilità ed edilizia privata. La proposta del partito di Di Pietro, invece,
nelle persone di Mevi e Tomboletti, era ben diversa: gestione dell'assessorato
all'Urbanistica, come da accordi pre-elettorali stabiliti. Nulla di tutto questo.
L'Idv è fuori. Possibile a questo punto che finisca anche nell'area della minoranza.



Mori è giunto alla conferenza stampa di oggi pomeriggio, nella quale ha illustrato il nuovo cammino della giunta comunale,
sicuro di sè, con l'accordo del PD in tasca. Accanto a lui Broccatelli e Coromaldi. Una posizione simbolica, forse, visto che 
entrambi era stati dati per possibili partenti. ''Dopo due anni di amministrazione, in cui è avvenuto un percorso difficile
 - ha detto Mori - avevamo bisogno di un confronto, al fine di evitare una inutile e dannosa cristallizzazione. 
L'Idv, inoltre, ha avuto una posizione di grande conflitto interno, che non ha aiutato di certo la composizione del quadro.
Alla fine ci tengo a dire che questi giorni sono serviti per riprogrammare la nostra posizione di governo, 
accettando, anche, le proposte nuove che sono sopraggiunte per migliorare il futuro della nostra città''.

Mori ha rivendicato il buon lavoro, giunto a buon punto, sugli indirizzi del Prg e sulla stazione ferroviaria 
di Villa Senni, oppure sul rifacimento di Piazza Alcide De Gasperi. Da qui si ripartirà, tutti insieme.

Quanto all'Idv il primo cittadino è stato chiaro: ''Andreotti non ha accettato la nostra offerta.
Noi abbiamo speranza che comunque siano sposate le idee e i progetti pensati assieme per il governo della città.
Politicamente il loro ''no'' dispiace, ovvio, e non sappiamo cosa avrà in mente di fare questo partito nei prossimi giorni''.
Il sindaco ha però ribadito la compattezza del Partito Democratico e del resto della coalizione sulle scelte raggiunte
e sulle intese. Il primo passo, di questo nuovo corso, potrebbe essere l'Isola ecologica. Tre le ipotesi in campo: 
Villa Senni, via delle Vascarelle, via vecchia di Velletri. Il nuovo percorso è quello della condivisione con la città,
fino ai gruppi di minoranza. Tre, anche, le caratteristiche per arrivare a dama: tempi celeri, rispetto dell'ambiente
e risparmio economico.

Tornando alla giunta le deleghe, come detto, sono le stesse di quindici giorni fa, prima della ''crisetta'.
Gabriele Mori terrà per sè urbanistica e cultura, Maria Giuseppa Elmo agli affari sociali, Andrea Castricini
ai lavori pubblici, Giovanni Guerisoli alle attività produttive, Alessandro Broccatelli al Bilancio, Marcello 
Moretti allo Sport.

Si ricomincia, con un pò di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Respirare e riflettere, a quanto pare, era necessario.


Commento: questa è stata l'unica volta che ho accettato di stare in una lista
elettiva con IdV e solo per l'Avv. Filippo Mevi che me lo aveva chiesto. 
Se questo è il risultato ho un elemento in più per essere certa 
che ho fatto bene ad abbandonare un partito che delude le aspettative
degli idealisti come me a tutti i livelli.

Sanzioni per chi abbandona i rifiuti in giro

La nuova disciplina dell’abbandono di rifiuti dopo le modifiche al T.U. ambientale dopo la riforma del D.lgs n. 205/10


Da: SISTRIFORUM

A cura della dott.ssa Stefania Pallotta
Link da www.dirittoambiente.net
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205 la disciplina sostanziale dell’illecito abbandono di rifiuti non ha subito modifiche. Il divieto di abbandono continua a essere imposto dall’art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006: il primo comma del citato articolo proibisce l’abbandono e il deposito incontrollato rifiuti sul suolo e nel suolo; il successivo secondo comma vieta di immettere rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.
Mentre il quadro delle regole in tema di abbandono di rifiuti è rimasto immutato, il nuovo D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205 ha inciso in modo profondo sul panorama delle correlate sanzioni amministrative. 
Nel Testo unico ambientale spetta agli articoli 255, 1° comma e 256, 2° comma riportare le disposizioni punitive per le violazioni dei precetti in tema di abbandono di rifiuti.
Al riguardo, occorre prioritariamente demarcare l’illecito amministrativo da quello penale: come discende dal combinato disposto degli articoli 255, 1° comma e 256, 2° comma, l’abbandono di rifiuti è sanzionato come violazione amministrativa se la condotta è realizzata da un privato e come reato contravvenzionale se è commessa da un titolare di impresa o un responsabile di ente1. Secondo quanto precisato dalla giurisprudenza di legittimità2, ai fini della configurabilità del reato di abbandono di rifiuti previsto dall’art. 256, 2° comma del D.Lgs. n. 152/2006, il riferimento alla titolarità di impresa non riguarda soltanto il soggetto formalmente responsabile dell’attività, ma include anche chi esercita di fatto l’attività imprenditoriale inquinante.
Il delineato confine tra reato e illecito amministrativo non ha subito variazioni a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205. Invece, il correttivo del Testo unico ambientale ha radicalmente trasformato l’impianto amministrativo sanzionatorio corredato alle violazioni del divieto di abbandono da parte di soggetti che non rivestono la qualifica di enti o imprese.
Prima della recente modifica, il comma 1 dell’art. 255 disponeva che le condotte di abbandono, deposito incontrollato o immissione in acque di rifiuti da parte di privati fossero assoggettate ad una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di centocinque euro a un massimo di seicentoventi euro. La stessa sanzione amministrativa pecuniaria era dettata pure per le violazioni del divieto di smaltimento in discarica degli imballaggi stabilito dall’art. 226, 2°  comma e per le infrazioni degli obblighi di conferimento dei veicoli fuori uso imposti dall’art. 231, 1° e 2° comma.
Il sistema si chiudeva con la previsione dell’ultima parte del primo comma dell’art. 255 del D.Lgs. n.  152/2006, che stabiliva una misura edittale più benevola (da venticinque a centocinquanta euro) nel caso di abbandoni sul suolo di rifiuti non ingombranti e non pericolosi, con intento equilibratore per i fenomeni di abbandono di modesta portata e limitato impatto ambientale. Si trattava di un’ipotesi sanzionatoria di minore entità, storicamente introdotta dall’art. 7, 3° comma del D.Lgs. 8 novembre 1997, n. 389 sull’originario testo del decreto legislativo n. 22/1997, poiché vivaci proteste avevano accompagnato gli importi delle sanzioni amministrative per l’abbandono dei rifiuti, reputate eccessive con riferimento a episodi poco significativi e scarsamente impattanti. L’ambito di applicazione della norma era di fatto estremamente circoscritto, in quanto il ridotto regime sanzionatorio era subordinato alla compresenza di una molteplicità di fattori concorrenti: in primis, oggetto della condotta di abbandono dovevano essere rifiuti di modeste dimensioni e privi di caratteristiche di pericolosità; inoltre, la riduzione operava limitatamente agli abbandoni sul suolo, con esclusione degli abbandoni nel suolo e delle immissione di rifiuti in acque superficiali e sotterranee; infine, la lettera dell’art. 255 faceva esclusivo riferimento all’abbandono, con estromissione dei più significativi casi di deposito incontrollato.
Le recenti cronache, locali e nazionali, hanno messo in risalto l’incapacità delle misure edittali stabilite dall’art. 255 del D.Lgs. n. 152/2006 di fronteggiare l’eterogenea fenomenologia degli abbandoni di rifiuti. In particolare, il tetto massimo della misura edittale prevista dall’art. 255, 1° comma del D.Lgs. n. 152/2006 si è rivelato talora insufficiente a determinare trattamenti sanzionatori idonei a garantire le finalità di prevenzione generale e speciale proprie della sanzione amministrativa.
Ecco allora che l’art. 34 del D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205 confeziona un nuovo impianto sanzionatorio, muovendosi in tre direzioni: da una parte, sono aumentati in modo incisivo i limiti minimi e massimi della misura edittale originariamente prevista dall’art. 255, 1° comma del D.Lgs. n. 152/2006, che così vanno da trecento a tremila euro; d’altro canto, è azzerata la forbice edittale più leggera riservata dall’ultima parte del primo comma dell’art. 255 agli abbandoni di rifiuti non pericolosi e non ingombranti; da ultimo, è stabilito un incremento della sanzione amministrativa fino al doppio, se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi.
Muta la filosofia sottesa alla disciplina sanzionatoria dell’illecito abbandono da parte dei cittadini: la logica non è più prevedere una sanzione-base corredata da una diminuzione per le condotte scarsamente rilevanti, ma introdurre una elevata sanzione pecuniaria principale con ulteriore aggravamento in presenza di rifiuti pericolosi.
Senza dubbio, la necessità di intervenire sul quadro sanzionatorio dell’abbandono di rifiuti era indifferibile: la dilagante piaga degli abbandoni di rifiuti, con conseguenze su ambiente, salute e decoro urbano, rendeva doveroso un intervento volto ad adeguare sul piano repressivo le misure sanzionatorie al disvalore delle più gravi condotte di abbandono.
Tuttavia, le soluzioni adottate con il D.Lgs. n. 205/2010 suscitano alcune perplessità.
In primo luogo, l’art. 34 del D.Lgs. n. 205/2010, che novella il testo del primo comma dell’art. 255, appare affetto da eccesso di delega. L’art. 3, 1° comma della legge 4 giugno 2010, n. 96 (cosiddetta legge comunitaria 2009) delega il Governo ad adottare disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in normative comunitarie, ma limitatamente ai casi in cui per le suddette infrazioni non siano già previste sanzioni penali e amministrative dal diritto interno. Le violazioni del divieto di abbandono rientrano in tale ultimo caso, essendo già provviste di un apposito sistema sanzionatorio proveniente da fonte nazionale.
Sotto altro profilo, l’aumento del massimo della forbice edittale appariva una soluzione più congrua, poiché dietro il denominatore comune dell’abbandono di rifiuti si celano manifestazioni concrete estremamente eterogenee. L’innalzamento del minimo e la parallela abrogazione della misura edittale più tenue per i casi meno significativi, rischieranno di determinare violazioni del principio di uguaglianza, che implica anche il trattamento differenziato di situazioni difformi. Di fronte alla varietà delle condotte, sarebbe forse stato preferibile un aumento dei soli massimi edittali, lasciando all’autorità amministrativa la facoltà di applicare sanzioni più modeste nei casi scarsamente significativi.
Simili osservazioni possono essere estese all’abrogata riduzione del previgente regime sanzionatorio più lieve, prima previsto per gli abbandoni di rifiuti non pericolosi e non ingombranti. Si deve osservare, peraltro, che non solo tali ipotesi risultano parificate nel trattamento sanzionatorio agli altri episodi di abbandono, ma che esse condividono con gli altri fenomeni di abbandono l’innalzamento dei minimi edittali.
Quanto all’aggravamento della sanzione amministrativa pecuniaria fino al doppio per i casi di abbandono di rifiuti pericolosi, la formulazione testuale della norma pone degli interrogativi applicativi con riferimento alla dinamica procedimentale del pagamento in misura ridotta. In particolare, occorre chiedersi se gli operatori dovranno fare riferimento a questi aggravamenti già in sede di contestazione, calcolando le misure ridotte delle sanzioni sui parametri più gravi introdotti per i rifiuti pericolosi. La lettera della legge, che espressamente menziona la possibilità di aumenti fino al doppio, sembra fare riferimento ad una attività valutativa connessa al potere di determinazione della sanzione pecuniaria da parte della p.a. che emette l’ingiunzione ambientale. Anche in questa direzione, la scelta adottata appare inadeguata, poiché il cittadino che abbandona rifiuti pericolosi potrebbe sempre sfuggire agli aggravamenti di pena contemplati per tali rifiuti, avvalendosi del meccanismo conciliativo previsto dall’art. 16 della legge n. 689/1981.
Rischia di prospettarsi un scenario ormai familiare di scollamento tra teoria e azione, laddove il baccano degli interventi propagandistici sovrasta la desolazione della rovina del territorio. Chi garantirà l’accertamento e l’applicazione delle nuove misure sanzionatorie, con quali mezzi, con quale personale? L’indifferibile esigenza di tutela dell’ambiente dalle continue lacerazioni dovute alle dilaganti condotte di abbandono non può essere assicurata unicamente da mere recrudescenze astratte delle misure edittali delle sanzioni amministrative. Se si vuole contrastare con efficacia tali episodi illeciti, urge il fattivo potenziamento concreto della vigilanza ambientale, con assegnazione di risorse umane e strumentali ai Corpi di polizia e agli Enti di controllo, soprattutto nelle zone più difficili e martoriate dove forze dell’ordine, associazioni ambientaliste e semplici cittadini da anni segnalano inascoltati l’emorragia degli abbandoni di rifiuti. Va peraltro sottolineato che per gli illeciti abbandoni soltanto una serrata attività investigativa, con ampio e capillare dispiegamento di forze, può superare le intrinseche difficoltà accertative degli elementi essenziali di questa insidiosa violazione amministrativa, con particolare riferimento al problema dell’imputazione del comportamento di abbandono al suo effettivo autore.
In ultimo, si rileva con perplessità che, mentre si aggrava il trattamento amministrativo sanzionatorio per le condotte di abbandono dei rifiuti da parte dei comuni cittadini, non sono introdotti paralleli inasprimenti delle fattispecie penali per le corrispondenti condotte di abbandono di rifiuti commesse da titolari di imprese e da responsabili di enti, il cui regime punitivo resta invariato.

Stefania Pallotta
7 marzo 2011

1 Cass. pen., Sez. III, 30 dicembre 2009, n. 49911.
2 Cass. pen., Sez. III, 18 ottobre 2010, n. 35945.





Rifiuti: eterna emergenza e conseguente inciviltà

Da: WIKIPEDIA

L'uso delle discariche per il rifiuto indifferenziato deve essere assolutamente evitato. L'Unione europea con la direttiva 99/31/CE ha stabilito che in discarica devono finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili: in altre parole, dando priorità al recupero di materia, la direttiva prevede il compostaggio ed il riciclo quali strategie primarie per lo smaltimento dei rifiuti . La legge prevede che la raccolta differenziata debba raggiungere il 65% entro il 2011.

L'uso della discarica è molto intenso nei paesi poco sviluppati.

Struttura di una moderna discarica 
Per assolvere efficacemente al suo compito, e cioè limitare tali emissioni nocive e non diventare sorgente di inquinamento per il suolo o per l'idrosfera, una discarica deve essere progettata in modo adeguato e secondo tutte le relative norme di legge. Le discariche moderne devono essere costruite secondo una struttura a barriera geologica in modo da isolare i rifiuti dal terreno, rispettare gli standard igienici e la biosfera, riutilizzare i biogas prodotti come combustibile per generazione di energia. La struttura in genere è del tipo a "deposito sotterraneo", costituita dal basso verso l'alto nel seguente modo:
  • un terreno di fondazione e sottofondo della discarica;
  • una barriera di impermeabilizzazione sul fondo e sui fianchi costituita da geomembrane per impedire la fuoriuscita del percolato;
  • un sistema di drenaggio del percolato;
  • l'ammasso dei rifiuti in strati compattati;
  • le coperture tra i vari strati;
  • un sistema per la captazione del biogas;
  • la copertura finale provvista di piante.
Gli standard internazionali indicano che in una discarica moderna si riesce a recuperare anche il 90% del biogas, con valori anche superiori quando il singolo lotto della discarica sia chiuso e completato con una opportuna copertura captante.
È comunque importante che la frazione umida dei rifiuti venga raccolta in modo differenziato o che comunque i rifiuti subiscano compostaggio e/o trattamento meccanico-biologico (vedi gestione dei rifiuti) prima del conferimento in discarica (questi processi permettono di recuperare il 100% del metano dato che avvengono in reattori chiusi).
A titolo di esempio, da una discarica di circa 1.000.000 di metri cubi che cresce di 60.000 m3 ogni anno (pari a circa 51.000 t/anno), si possono estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas all'anno (oltre 600 m3 ogni ora).

Produzione di biogas dai rifiuti

Siamo un Paese che ha poca produzione di idrocarburi e che deve importarne la stragrande quantità per il proprio fabbisogno: perché non abbiamo cominciato già tanti anni fa a produrre biogas dai rifiuti? Per masochismo? Per follia? Per criminale menefreghismo di chi amministra i nostri soldi e prende decisioni? Un perché deve esserci ed anche una responsabilità politica.
Quando cominceremo a far pagare i danni fatti all'economia del Paese a chi aveva la responsabilità di decidere? Ed oggi, presentemente, a chi ha attualmente la responsabilità di decidere? Senza pena non ci sarà mai riscatto. Nessuna pena ed il Paese continuerà ad andare male.
La Capitale del Paese è in emergenza rifiuti. Perché? Si sapeva da tempo che discariche come Malagrotta non potevano continuare ad esistere per tutta una serie di Leggi e Direttive Europee, per non parlare della semplice programmazione sul numero di abitanti di Roma e sulla capacità di ricevere della discarica. Perché si ricorre in emergenza a siti ora là, ora qua, subito contestati dalle popolazioni ed anche dal semplice buonsenso: siti archeologici, il Tevere che passa vicino....
Sembra che l'Italia, salvo rare eccezioni che confermano ahimè la regola, sia governata da poveri dementi che non sanno programmare, che improvvisano disordinatamente... insomma da folli... oppure da criminali! Ora c'è Alemanno: cosa aspettava?

 DA: Wikinotizie mercoledì 13 febbraio 2008
Il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha presentato le proprie dimissioni da sindaco di Roma nella seduta odierna del Consiglio Comunale della capitale, convocato con, all'ordine del giorno, Comunicazioni del Presidente e Comunicazioni del Sindaco.
Veltroni lascia la poltrona di primo cittadino di Roma dopo 7 anni. Il suo mandato, infatti, è iniziato il 1° giugno del 2001, e si è concluso quest'oggi, dopo essere stato rieletto per la seconda volta nel 2005. Il segretario del PD, per poter liberamente partecipare alle elezioni politiche anticipate del 13-14 aprile prossimi, ha dovuto rinunciare al suo incarico di sindaco.

E cosa ha fatto per programmare lo smaltimento dei rifiuti della sua città nei 7 anni?
E la Provincia a cui la legge assegna il Coordinamento dello smaltimento dei rifiuti? E la Regione?
Tutti insieme ai Veltroni e agli Alemanno cosa aspettavano? Si sapeva che c'era il problema, si sapeva che bisognava risolverlo, si sapeva tutto... Perché hanno fatto passare il tempo senza preparare, coordinare, risolvere?

Dal sito della  Provincia di Roma: Il Servizio 1 “Gestione Rifiuti” si occupa delle seguenti attività: 
Adozione dei piani provinciali per l’organizzazione dello smaltimento rifiuti e in particolare per l’organizzazione delle attività di raccolta differenziata (L.R.27/98 art. 5). 

La raccolta differenziata a Roma dove sta? Perché tutti questi organismi o istituzioni, come li si voglia chiamare, non hanno fatto il loro dovere?
VERGOGNA!!!

Ed ora guardiamo al paese in generale: da Nord al Sud c'è un'inciviltà diffusa che conduce il Paese al degrado ambientale ed all'abbruttimento civile. Molti non vogliono fare il gesto di telefonare al loro comune e chiedere dov'è la discarica per questo o quel rifiuto speciale: materiale edile di risulta, elettrodomestici, mobili ecc. ecc.. preferendo il gesto ignobile di gettare il rifiuto nottetempo nei boschi, lungo le strade, nei canali, nei fiumi e dunque al mare...
Recentemente le TV hanno dato la notizia di un naufragio di una barca a causa di una bombola di gas in mare che ha aperto lo scafo del natante affondandolo. L'uomo che era nella barca ha rischiato di morire!!
E' un doppio orrore, se ci pensate. 

Da: Notizie di Prato

Rifiuti gettati nei boschi e lungo le strade in Val di Bisenzio: scoperte altre due discariche abusive

30 Ottobre 2011
Ancora discariche abusive nei boschi della Val di Bisenzio. Le ultime sono state scoperte lungo la strada che da Usella porta a Migliana e nella piazzola vicino alla strada del Tiro a Schignano, nel comune di Vaiano. Nel primo caso sono stati abbandonati grossi sacchi neri pieni di calcinacci e residui di demolizioni edili. Nel secondo, invece, si tratta di resti di cartongesso, anche in questo caso probabilmente provenienti da demolizioni. Dovrebbero essere stati abbandonati nel corso della notte.


Da: L'Arena.it

La sporcizia invade strade e progni

Zoom Foto
Rifiuti gettati nel progno Termine in uso nel dialetto veronese: Valle stretta e spesso ricoperta di fitta vegetazione (da Wikipedia)
Le strade della Valpantena sono sempre più invase dalla sporcizia. Non si tratta di episodi allarmanti o di concentrazioni anomale di immondizia, quanto più di un fenomeno latente, strisciante, ma non meno deplorevole.
Se l'arteria principale della vallata, via Valpantena, è piuttosto pulita, basta prendere una traversa a caso per notare sporcizia, piccoli rifiuti, buste di plastica, cartacce lungo i bordi delle strade. Per esempio, svoltando alla rotonda di Quinto, in direzione di Santa Maria in Stelle, ogni slargo, magari sterrato, è buono per trovare sacchetti dell'immondizia e altri rifiuti.

Da: Il  Centro - Teramo

Bombola vuota abbandonata in un campo agricolo
Multe salate a chi deposita rifiuti lungo le strade.
raccolta-differenziata-cetraro-fontanaIeri, grazie ad un vero e proprio blitz della Polizia Municipale, sono stati sorpresi ben sei cittadini che depositavano sacchi di rifiuti nelle postazioni dove, fino a qualche settimana fa, erano presenti i cassonetti che – lo ricordiamo – sono stati rimossi per l’avvio del servizio di raccolta differenziata porta a porta.
Gli agenti, su precisa disposizione del sindaco Aieta, e coordinati dall’assessore all’ambiente, Bianco, e dal Comandante dei Vigili Urbani, Splendore, stanno ancora proseguendo le verifiche per far rispettare l’ordinanza sindacale contro l’abbandono indiscriminato di rifiuti.
Accertamenti e controlli che, nei prossimi giorni, verranno rafforzati, grazie all’impiego della vigilanza messa in campo dalla Giza, il corpo della Guardia Ittico Zoofila Ambientale di Cetraro.
Per il momento pare che le violazioni accertate ammontino ad una ventina. Numero che potrebbe crescere per merito della nuova “linea dura” dell’Amministrazione comunale.
Inoltre, il sindaco Aieta, nella sua veste di assessore provinciale all’Ambiente, ha chiesto anche l’intervento della Polizia Provinciale.
Le percentuali di raccolta differenziata – hanno dichiarato Aieta e Bianco – hanno già fatto registrare buone performance se si pensa che dopo soli 3 mesi siamo già al 32%. Un risultato ottenuto grazie alla sensibilità dei cittadini che vogliono vivere in una città pulita e al passo coi tempi. Naturalmente faremo di tutto per evitare che la sensibilità di molti non sia condizionata dalla inciviltà di pochi. Allargheremo il servizio in altre zone perché abbiamo già registrato un risparmio di circa 22.000 euro”.


Redazione Go Fasano -  mercoledì, 16 maggio 2012
TORRE CANNE –  BrindisiDa non credere. Ignoti nei giorni scorsi – quasi sicuramente notte tempo – hanno abbandonato lungo il bordo stradale di via Tuppina – la strada comunale che collega la zona a sud di via Appia a Torre Canne con le frazioni di Pozzo Faceto e Speziale – due imbarcazioni in disuso.
Non solo immondizia lungo le strade, anche barche in disuso
Cresce a dismisura l’inciviltà dei cittadini


Cambiando zona o Regione l'inciviltà non cambia, come non cambia il dispiacere di chi è costretto a subire questo degrado perché incivile non è!
Bisogna fare multe, multe e multe. Bisogna istituire delle Guardie Ecologiche con la facoltà di elevare multe secondo Leggi vigenti da tempo e non applicate. Gli Ausiliari del traffico possono farlo e le Guardie Ecologiche no?