lunedì 25 giugno 2012

Il Sindaco si è svegliato!!









DA: Il Mamilio
25/6/2012 - ROCCA PRIORA
Il sindaco: ''Pronti ad un consiglio comunale straordinario''
Dopo il fine settimana nero, Pucci interviene: ''Chiesta una riunione urgente con Acea''
Venerdì l'acqua è mancata totalmente in molte zone per l'intera giornata. Ieri ancora problemi
a cura della redazione attualità
ROCCA PRIORA (25/6/2012 - ore 10.45) - Una cittadina storicamente ricca di fonti che si ritrova senza acqua per gran parte del fine settimana. Questa è Rocca Priora. Venerdì, a causa del solito guasto presso la struttura delle Calcare, il flusso idrico è mancata in gran parte del paese dalle prime ore della mattina fino alle 23 della sera. Ieri, giornata festiva, ancora un ''black out'' di qualche ora.

Ai cittadini, che iniziano ad irritarsi per quanto accaduto, fa eco anche l'amministrazione comunale. In prima fila il sindaco Damiano Pucci, che già giovedì aveva diramato una comunicazione in cui richiedeva al gestore attenzione ed interventi sul territorio.
''Ci stiamo rendendo conto - afferma il primo cittadino - che esistono disservizi che vanno oltre i problemi storici. E' ora quindi di riunirsi e valutare bene quali sono questi problemi. Abbiamo chiesto un incontro urgente con Acea e ci stiamo comunque organizzando per garantire le autobotti in caso di necessità. Infine, visto il susseguirsi degli eventi, probabilmente organizzeremo un consiglio comunale straordinario per discutere ampiamente del tema e prendere magari delle decisioni a riguardo con tutte le forze presenti in assise''.

L'acqua a Rocca Priora sta diventando un problema. Anni fa scrivere una cosa del genere sarebbe stato impensabile. Da qualche tempo è così. Ed è ora di agire.
fonte IL MAMILIO
http://www.ilmamilio.it/castelli_notizie1.asp?id=412&by=a&com=Rocca Priora


L'ACQUA NON SI TOCCA!!!

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venerdì 22 giugno 2012

Pubblicato da "Il Mamilio"





ROCCA PRIORA (22/06/12 – ore 11,40) – Dal comitato “Acqua pubblica” di Rocca Priora riceviamo e pubblichiamo.

“Dopo l'emergenza igienico-sanitaria subìta nel 2010 con il sequestro da parte del Tribunale di Velletri del depuratore del Fosso della Beccaccia per gravi inadempienze normative ai fini del Servizio di depurazione, il Sindaco, in qualità di Responsabile Sanitario della popolazione di Rocca Priora, all'epoca è stato raggiunto da un avviso di garanzia, e ha dovuto incaricare una ditta esterna (la "Testani") indicata da Acea, versando la modica cifra di circa 899mila euro (Rif.to D.G.C. n. 37 del 12/04/2011), estinguibili in tre anni, per lo svuotamento delle vasche del depuratore posto sotto sequestro e per permettere lo svolgimento dei lavori di messa a norma ed adeguamento alle condizioni previste dalla normativa vigente.

Tale cifra viene pagata con i soldi che Acea Ato2 versa ogni anno nelle casse comunali per i canoni di depurazione e fognatura riscossi, in parte illegalmente richiesti da Acea stessa anche agli utenti che non hanno allaccio in fogna e che quindi non usufruiscono della depurazione delle proprie acque reflue; questi canoni debbono essere rimborsati a tutti gli utenti che sono privi di fognatura che ne fanno richiesta al gestore idrico, secondo la sentenza della Corte Costituzionale n. 335/2008, in quanto, con l'istituzione delle Autorità d'Ambito Territoriali Ottimali, gli Ato (in fase di ristrutturazione ad ATO unico regionale) devono assicurare il Servizio idrico integrato in tutte le sue fasi: Captazione, Adduzione e Distribuzione dell’acqua, Collettamento e Depurazione delle acque reflue (esiste un apposito documento per la richiesta dei rimborsi da inoltrare ad Acea Ato2, ndr).

Il 17 aprile nella sede della Provincia di Palazzo Valentini si è tenuta la Conferenza dei Sindaci per discutere il nuovo Regolamento di Utenza, la nuova Carta dei Servizi, il piano di aumento tariffario del 3,5% a partire dal 2013 per il servizio idrico offerto da ATO2, in cui il Comune di Roma ha fatto da despota assoluto nelle votazioni delle delibere, avendo in percentuale la maggioranza degli abitanti e contando così più dei 122 comuni messi insieme che fanno parte di Ato2.
Il signor sindaco del Comune di Rocca Priora non era presente quel giorno e non era presente nessun delegato a rappresentanza. Così come non è stato mai presente (se non delegando l’assessore all’Ambiente dott. Giovannetti) nelle Assemblee tra cittadini, Comitati e Sindaci organizzate dal Coordinamento Acqua Pubblica Castelli Romani.

Invitiamo ufficialmente il dott. Damiano Pucci a presenziare alla terza assemblea tra Cittadini, Comitati dell’Acqua e Sindaci dei Castelli Romani che si terrà venerdì 6 luglio al Comune di Albano per continuare la creazione di una piattaforma comune per dare un forte segnale in sede di Conferenza dei Sindaci (dove il Sindaco è chiamato a partecipare per rispetto nei confronti dei cittadini) di fronte alla assoluta insolenza di Ato2 e al suo operato fatto di distacchi delle utenze, aumenti tariffari, disservizi, perdite di acqua, emergenza arsenico ed anche della imminente vendita del 21% delle azioni di proprietà del comune di Roma della “S.p.A. a prevalente capitale pubblico” (detenuto dallo stesso per una cifra pari al 51% delle azioni totali) .

Il sindaco si limita ad inviare un semplice sollecito per disservizio ad Acea Ato2, come se i precedenti avvenimenti non fossero mai accaduti, e come se veramente si stesse facendo carico dei bisogni dei cittadini.

Dal Regolamento di Utenza del Servizio idrico integrato si evince che “il Gestore non risponde dei danni conseguenti all’interruzione del flusso dell’acqua o alla diminuzione di pressione dovute a cause indipendenti del Gestore, ma s’impegna a provvedere, a ripristinare la regolarità del flusso nel rispetto delle modalità descritte nella Carta dei Servizi. Il Gestore cercherà di avvertire preventivamente l’utente della interruzione, tuttavia l’utente non potrà pretendere per l’interruzione del flusso, anche non preavvisata, alcun risarcimento di danni o rimborso spese.”.

La Giunta Comunale si sta comportando come se non avesse alcuna autorità in merito subendo le angherie legalizzate di Ato2, limitandosi ad inviare una letterina per far vedere che il suo compitino a casa è stato fatto. Signor Sindaco pensa che il suo operato sia a favore dei cittadini? Pensa che disertando le Conferenze dei Sindaci, le Assemblee con i cittadini dei Castelli Romani e le riunioni preparatorie dei Sindaci per fare fronte comune contro il gestore, riesca a cambiare lo stato attuale?
Come pensa di poter intervenire assumendo un atteggiamento isolazionista rispetto ai suoi colleghi?

Vogliamo risposte e vogliamo che lei e gli assessori competenti vi prendiate le vostre responsabilità di fronte ai cittadini che governate, che dimostriate più coraggio nel segnalare i disservizi e i soprusi del gestore idrico.

Con un semplice sollecito non si risolve nulla, abbiate il coraggio di alzare la voce e di partecipare attivamente alla costruzione di una nuove gestione del Servizio Idrico. Noi non vogliamo un Sindaco ostaggio di Acea Ato2!".

giovedì 21 giugno 2012

Lusi va in carcere: speriamo che ci resti

Roma, 20 giu. (Adnkronos/Ign) - Il Senato ha detto sì alla richiesta di custodia cautelare nei confronti di Luigi Lusi da parte della Procura di Roma. I sì sono stati 155. Tre i no e 1 astenuto. Il Pdl non ha partecipato al voto. Nemmeno Francesco Rutelli come parte offesa nel procedimento penale contro l'ex tesoriere della Margherita, si legge in un comunicato. 

"Non mi sento un capro espiatorio, sono una persona che sta vivendo un incubo e chiedo di essere rispettato per questo", commenta Lusi parlando con i giornalisti dopo la decisione del Senato. Poi si dice disponibile di fronte ad una richiesta a dire "una marea di cose" ai magistati. Alla domanda se ritiene che sulla sua testa si sia giocata una partita più ampia di carattere politico generale, replica: "Questo mi pare evidente".


"Ho notato che se la Lega non fosse rimasta in aula sarebbe probabilmente mancato il numero legale, così come ho visto che Enzo Bianco ha votato... Almeno Rutelli ha avuto l'intelligenza di non votare", commenta ancora Lusi. Che aggiunge di aver avuto pressioni per dimettersi, "ma io voglio combattere". Congedandosi con i cronisti, infine dice: "Ora lasciatemi andare dove devo andare". Attenderà, a quanto si è appreso, l'esecuzione della misura di custodia cautelare da parte della Guardia di finanza nella sua abitazione a Genzano.

!!!!!!!!!!!!

Ci chiediamo tutti come sia possibile portare in giro la propria faccia a testa alta come fa questo Senatore della Repubblica Italiana (ahimè!), e come faccia anche ad atteggiarsi a vittima!
Vittima di cosa? Ha rubato soldi pubblici, lo ha anche ammesso. Dunque? Se ci sono anche altri che si sono approfittati dei soldi pubblici non vuol dire che lui non debba vergognarsi. Lui dovrebbe guardare a sé stesso e dirsi: "Mi sono messo in tasca soldi che non erano miei, tanti, tanti soldi dei contribuenti mentre c'è chi, pur avendo pagato tasse e contributi tutta la vita, non sa come vivere una serena vecchiaia, mentre in Italia non ci sono più soldi e bisogna toglierli alla sanità, alla scuola, ad uno sviluppo per dare lavoro a chi non ce l'ha, perché i politici come me hanno gonfiato il debito pubblico all'infinito negli anni. Mi vergogno per questo anche se non sono l'unico." 
No, lui non si vergogna, anzi, pretende rispetto e si atteggia a vittima.
Cosa vuol dire questo?
Vuol dire assenza totale di qualsiasi senso morale, quell'assenza che gli ha consentito di fare quello che ha fatto. E' tutto logico! Se uno compie certi gesti, certe azioni è perché è fatto in quel certo modo che gli consente di arraffare denaro che non gli spetta senza vergogna e senza ritegno: perché dovrebbe averne ora?
Non si pente mai nessuno, quelli che si pentono fingono per avere sconti di pena. 
Questo Lusi è monolitico e si sente eroico nella sua mancanza totale di vergogna, lui è convinto di essere nel giusto: i soldi erano nella sua disponibilità e lui se li è presi.


Rutelli e gli altri. Quando era sindaco di Roma, devo averlo già scritto in qualche articolo, forse non su questo blog che vive solo da un anno e mezzo, si faceva fotografare in motorino e una stampa compiacente voleva farlo apparire quasi come certi politici di Paesi, veramente democratici, del nord Europa che girano anche in bicicletta. In realtà l'abbiamo visto con i nostri occhi arrivare in Lancia Kappa e scorta in visita "informale" alla manifestazione estiva romana "Big Gim" di cui, evidentemente, andava fiero! Un giovane medico del Servizio Sanitario, obbligatorio per tutte le manifestazioni di questo tipo, era sistemato in un presidio ricavato in un sottoscala, pagato Lire 12.000 l'ora. Evidentemente per imparare a prestare soccorso ad un essere umano con perizia professionale servono anni di dura preparazione e sacrificio, ma questa era la mercede che veniva pagata a scienza e studio, mentre il gran "cranio" Rutelli girava in Lancia Kappa e scorta pagate da noi. Cosa saprà fare Rutelli se gli togli la poltrona di politico? Giocare a golf, da quanto mi dice chi lo conosce su quei campi costosi, ma non credo sia bravo abbastanza da camparci. Dunque continuate a votarlo... siete voi che lo votate che gli date un ruolo e lo fate ricco.  

lunedì 18 giugno 2012

Lucrezia Borgia ed il suo tempo


Papa Alessandro VI, padre di Lucrezia e di molti altri figli

Non avrei mai acquistato il libro che ho quasi finito di leggere, perché il personaggio non suscita in alcun modo il mio interesse per più di una ragione.
Ma una mia conoscente ha molto insistito perché io lo leggessi ed ha voluto prestarmelo a tutti i costi: dato che è persona gentile e generosa non ho potuto sottrarmi.
Il libro, scritto in forma di diario immaginario da tale Joachim Bouflet ed edito da Newton Compton, è, per esplicita dichiarazione dell'Autore, tratto da fonti costituite da documenti autentici. 
Questa è l'unica ragione per cui mi sono sforzata di leggerlo, anche se, diffidente come sono, ho fatto dei controlli su tale autenticità.
Ovviamente conoscevo la storia scandalosa di Alessandro VI, uno dei tanti Papi assetati di potere e di lussuria, sanguinari mandanti di assassini e di esecuzioni orrende, che non capisco come potessero esercitare il potere di scomunica, visto che più scomunicati di loro era difficile trovarne. Come potesse il popolo temere di essere scomunicato o come potessero perdere potere sul popolo un Re, un Principe o un signorotto, se oggetti di scomunica, è per me incomprensibile. Si può spiegare solo con la superstizione che nulla ha a che fare con un'idea di un Dio puro e perfetto...
Joachim Bouflet è uno studioso di religioni e misticismo, dicono le sue note biografiche, ma in questo libro c'è più che altro Storia dell'esercizio del Potere frammista ad un cupo cinismo che con la religione ed il misticismo non hanno nulla da spartire. Non c'è una filosofia mistica del vivere, ma un'accettata vita piegata ad ogni libidine, ad ogni tradimento, ad ogni servilismo immorale, senza una luce di timore di un eventuale Dio. Per contro si parla di rifugi presso conventi di suore nei momenti in cui Lucrezia si trovava in difficoltà politica o affranta da un dolore. Come si può conciliare il vivere in mezzo al fango, senza  alcuna regola morale, con il nominare Dio nei momenti difficili mi è incomprensibile e, appunto, posso spiegarlo solo con la superstizione.
Per il resto è una serie di ammazzamenti perpetrati da suo fratello Cesare, che non disdegna nemmeno il fratricidio, e trovo il giudizio storico che ne dà il Machiavelli servile e null'altro. Dire che il Valentino riportò ordine e giustizia nei tribunali delle terre di Romagna da lui conquistate, mi sembra di un ottimismo sconfinato, anche se prendo atto che i vari signorotti scalzati da quelle terre sembra avessero creato disordine sociale ancora di più del sanguinario Cesare Borgia. Ma non si può sempre assolvere la Storia perché "è arrivato il meno peggio" che mette un poco di ordine. Sempre peggio è.
Tempi cupi, senza luce mistica. Il libro sembra voler assolvere Lucrezia perché, in fondo, nata in quel mondo dal quale non poteva sottrarsi.
Immergersi, sia pure per un breve tratto, nella Storia dei Papi, dà un senso di cupo sgomento e, anche se il tempo presente è pieno di pagine buie in cui ancora la Chiesa, nonostante tutto, fa la sua parte, ci si sente liberi e si tira un respiro di sollievo.
Sul piano della forma questo libro, definito in copertina Romanzo, non presenta particolari pregi, inoltre ho notato discrepanze anche nei fatti, come quando a pagina 19, riferendosi a Vannozza, l'amante del Papa Borgia e madre di quattro dei suoi figli, scrive: "... anche se non sapeva scrivere..." ; poi a pagine 21, sempre riferendosi a costei: "... al quale Vannozza scriveva: "Eccellente Signore, vostra figlia..." Ma insomma, se non sapeva scrivere come si può riportare due pagine dopo: "scriveva"? Forse, dando per buona la prima affermazione, si doveva precisare: "Vannozza, dettando a..., scriveva..."
Altobello Melone, ritratto di Cesare Borgia, Bergamo, Accademia Carrara







Cesare Borgia  

Rispetto per il risultato referendario


21 Giugno in Campidoglio per l’acqua e la democrazia: 
noi ci saremo

La vittoria dei referendum sull’acqua di un anno fa ha rappresentato un momento di straordinaria partecipazione democratica.
In tempi in cui il divario tra i cittadini e la politica assume proporzioni sempre più preoccupanti, quel risultato ha dimostrato che c’è un’altra Italia, fatta di milioni di donne e di uomini che, quando il tema è chiaro e comprensibile, sanno attivarsi con generosità per far prevalere il bene comune sugli interessi dei poteri forti.
Quel voto è linfa vitale per la ricostruzione di un tessuto democratico nel nostro Paese.

A distanza di un anno, l’esito di quel voto continua ad essere non considerato, quando non apertamente contrastato, con grave danno per la democrazia.
A Roma ciò sta avvenendo grazie alla pervicacia con cui la Giunta Alemanno ha deciso di vendere un ulteriore 21% di quote pubbliche di Acea, la multi utility che gestisce l’acqua e l’energia per la città.
Tale operazione, che non ha alcuna motivazione reale - neppure economica - viene portata avanti contro il volere dei 1,2 milioni di cittadine e cittadini che l’anno scorso si sono pronunciati per l’uscita dell’acqua dal mercato e dei profitti dall’acqua; contro il volere dei lavoratori che si apprestano a mettere in campo il secondo sciopero unitario in soli due mesi; contro il volere delle opposizioni che da mesi stanno contrastando l’approvazione della delibera in Consiglio Comunale.

Ma a Roma è successo qualcosa di ancor più grave: per ottenere l’approvazione della vendita di Acea, nonostante l’isolamento politico e i malumori interni alla stessa compagine di governo della città, il sindaco Alemanno e la sua maggioranza hanno prevaricato le stesse regole della democrazia rappresentativa, trasformando l’aula consiliare in un’arena dove esercitare la forza, producendo forzature regolamentari e deliberazioni illegittime, fino all’aggressione fisica e conseguente espulsione dei cittadini che manifestavano all’interno.

Emerge in tutta la sua drammaticità la questione della democrazia nel governo di una città complessa come Roma e immersa in una crisi dagli aspetti drammatici.
Noi riteniamo che di fronte a tutto questo non si possa più tacere, né rimanere a casa delegando ad altri il prendere parola: è in gioco l’acqua, ma la vera posta in gioco riguarda la democrazia e il futuro di questa città.

Per questo annunciamo pubblicamente che GIOVEDI' 21 saremo in Piazza del Campidoglio.
Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questa città di fare altrettanto, per ritrovarci tutte e tutti assieme.

ROMA NON SI VENDE

Per adesioni: info_servizipubblici@acquabenecomune.org

venerdì 15 giugno 2012

Rocca Priora si depura


Da 5 anni centinaia di famiglie del territorio del Comune di Rocca Priora pagano nella bolletta dell'acqua emessa da ACEA ATO2 anche una cospicua somma per la voce "depurazione fognature" senza che siano mai state costruite e ci pagano anche una tassa: IVA al 10%.
Non solo il Comune di Rocca Priora si trova in questa triste situazione perché, facendo parte del Comitato dell'Acqua Pubblica Castelli Romani, ho avuto il piacere di parlare anche con Assessori di altri Comuni i quali hanno confermato di avere zone non servite dalla rete fognaria a cui ACEA ATO2 fattura questo Servizio non reso.
Di Servizio infatti si tratta, essendo la tariffa "corrispettivo di una prestazione commerciale" e "non avendo natura tributaria", come ribadito dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 8318 del 2011.
L'ultima puntata di questa storia assurda sul piano del diritto del cittadino è di ieri, quando l'Assessore all'Ambiente del Comune di Rocca Priora, Dott. Giovannetti, ha ricevuto nel suo studio una piccola rappresentanza del Comitato, costituita da Alessandro Bacco e dalla sottoscritta, neofita in questo Comitato ma che si è occupata del problema fin dal 2007. Bisogna precisare che l'Assessore all'Ambiente ha molte deleghe, ma non quella ai Servizi Igienico Sanitari che attiene alla Sig.ra Carmen Zorani  da tempo in malattia.
Con molta amabilità il Dott. Giovannetti ha illustrato la situazione: il Comune di Rocca Priora ha accettato il versamento da parte di ACEA ATO2 di euro 300.000 riscossi dalla fatturazione della depurazione alle utenze appartenenti al Comune. Questo per far fronte al problema che il Sindaco, Damiano Pucci, si è trovato ad affrontare più di un anno fa a causa del depuratore non funzionante della Beccaccia e sequestrato l'anno scorso per motivi igienico sanitari. Consultato direttamente da me e da mio marito, il Sindaco ci aveva ricevuto ed aveva detto che doveva pagare migliaia di euro ogni giorno per provvedere, con autospurgo, alla depurazione delle zone del Comune con rete fognaria depurata dal depuratore sotto sequestro, in quanto ACEA ATO2 aveva rifiutato di occuparsi della rete fognaria esistente data la vetustà dei depuratori, quindi ACEA fungeva solo da esattore per conto del Comune il quale doveva poi provvedere alla bisogna.
Alla richiesta da parte nostra di chi era dunque l'Autorità preposta al risarcimento della depurazione indebitamente fatturata a chi la rete fognaria non l'aveva mai avuta, il Sindaco rispondeva che si poteva presentare richiesta al Comune non appena i soldi fossero stati versati da ACEA nelle casse comunali ma che, dati i problemi di bilancio, non sapeva se poi questi soldi il Comune sarebbe stato in grado di risarcirli, facendo presente l'onerosità della spesa degli autospurgo per le zone non più servite dalla Beccaccia.
Giustamente mio marito obiettava che era assurdo pretendere che le utenze che le fognature non le avevano, e dovevano dunque pagarsi privatamente l'autospurgo, finanziassero il Comune per tale esigenza.
Nell'incontro di ieri l'Assessore all'Ambiente, senza delega ai Servizi Igienico Sanitari, assicurava ai presenti che avrebbe discusso la questione irrisolta al prossimo Consiglio Comunale.

 Sul versante Acqua, invece, Alessandro Bacco ha rilevato che il Dott. Giovannetti era delegato dal Sindaco alla Conferenza dei Sindaci del 17 aprile scorso ma, purtroppo, non si è visto. Mentre si dimostrano sensibili al problema i Sindaci di Genzano, di Albano, di Grottaferrata, di Frascati e molti altri perché il Comune di Roma continua a perseguire la vendita del 21% della parte pubblica di ACEA e il 18 giugno ci sarà la battaglia finale in Consiglio, blindato dal Presidente del Consiglio Comunale. Per questo il prossimo 6 luglio c'è l'appuntamento ad Albano tra Sindaci e Comitati dei Castelli Romani. 

Intanto ACEA ATO2, nonostante la promessa fatta dal Sindaco Damiano Pucci più di un anno fa di stoppare la fatturazione della depurazione alle zone prive di rete fognaria, ha continuato imperterrita tale fatturazione i cui proventi, come appreso ieri, effettivamente versa al Comune.

Questo cartello di inizio lavori per la rete fognaria delle zone che pagano da 5 anni le fognature senza averle porta scritto che i lavori iniziano l'8 febbraio 2012 e finiranno il 29 gennaio 2013!
Un documento che attesta l'inesistenza del Servizio nel 2007, 2008, 2009, 2010, 2011 e nell'anno in corso in cui le stanno costruendo 

mercoledì 13 giugno 2012

Ipocrisia


Da: Il Giornale.it

Ma che ipocrisia sparare sul guascone Cassano

Fantantonio: "Froci in nazionale? Spero di no". E subito lo crocifiggono. Ci mancava solo Antonio Cas­sano che torna il mostro

di -

Ci mancava solo Antonio Cassano che torna il mostro. Cattivo, ignorante, bullo. Altro? Ha detto la parola «froci » in conferenza stampa e l’hanno attaccato al muro.Vergogna, gli hanno urlato ieri e gli urleranno oggi.


Antonio Cassano

Ma perché? Ma di che? Qualcuno ha fatto una domanda su che cosa ne pensa dell’ipotesi che in Nazionale ci siano omosessuali. Ha risposto: «Spero di no». Oltraggio. Impallinato per aver offeso soltanto il politicamente corretto. Perché questa è la verità: non ha vilipeso alcuna persona, ma un’idea benpensante. Allora le associazioni gay indignate, i politici indignati, gli opinionisti chic indignati, gli indignati di professione indignati. Ops. I gay possono chiamarsi froci tra loro, ma se li chiama così qualcun altro è una molestia. Siamo seri, dai.
Siamo un Paese in cui si preferisce che uno dica le cose che pensano gli altri e non quelle che pensa lui. Meglio la falsità. Cassano se ne frega di dire cose che non piacciono. Le pensa, le dice. La prova è che non ha paura di esprimere dubbi sulle scelte di chi lo paga: oltre alla frase sui gay ieri ha detto che il Milan, la sua squadra, sbaglia a vendere Thiago Silva. Coraggio questo. Mai visto un altro giocatore che pubblicamente si esprima così. Gli altri glissano, non rispondono, si chiudono dietro frasi fatte tipo «la società sa che cosa fare e sicuramente farà bene». Non si dica che non c’entra, perché c’entra. È altrettanto scorretto che dire: «Se uno è gay sono problemi suoi».
Con quella insopportabile saccenza da italiani di serie A che bacchettano gli italiani di serie B, ieri c’è stato il tiro al piccione. Una banalità ben più sconvolgente della frase poco diplomatica che ha detto Cassano. L’hanno costretto a spiegarsi, a precisare quello che era chiaro già prima: «Non volevo offendere nessuno e non voglio assolutamente mettere in discussione la libertà personale delle persone». Basterà? No. Perché è già marchiato. Perché hanno trovato la chiave di lettura raffinatamente vigliacca: «La verità è che Cassano parla come a Bari vecchia».
E questa non è un’offesa? Non è discriminazione? Non è pregiudizio? Tutto ciò di cui è stato accusato ieri Tonino è stato utilizzato per una vita contro di lui: insultato e deriso per il suo modo di esprimersi, per il suo accento, per il suo terronismo. Ieri l’hanno definito incivile.Capito? Incivile.Poi cavernicolo. Un’esagerazione, una testimonianza di arretratezza più della frase che ha detto Cassano.
Nessuno che riconosca all’altro la libertà di dire ciò che vuole, ma tutti tolleranti verso i soprusi, le ingiustizie, le volgarità vere. Gira ancora quella sciocchezza apocalittica del calciatore che deve dare l’esempio agli altri. È l’autoassoluzione di famiglia, scuola, educatori vari. È la delega della responsabilità a chi deve essere responsabile solo di buttare una palla in porta. I giocatori trasformati in maestri di vita per comodità. Spariamo addosso a Cassano, ma accettiamo che Nichi Vendola lo offenda, che gli dica che è un ignorante e che deve leggere qualche libro in più. Il governatore gli rinfaccia la ricchezza per solleticare gli istinti dei moralisti, quelli che pensano che i calciatori miliardari siano lo specchio della società corrotta e immorale. Perché parla Vendola, poi? In quanto pugliese? In quanto gay? In quanto pugliese e gay? Cassano non pretende che gli altri la pensino come lui. Dice solo quello che pensa, senza la pretesa che sia giusto.Quelli che lo attaccano, invece, vorrebbero che lui dicesse ciò che pensano loro. Ipocriti e felici, come sempre, da sempre.

!!!!!!!!!!!!!!!!

Premetto che non mi interesso di calcio e so a malapena chi sia Cassano, ma mi interesso molto di psicologia, altrimenti non potrei scrivere storie più o meno vere sugli esseri umani, e sento molto il bisogno di chiarezza, giustizia e verità e, dunque, sto totalmente dalla parte di Cassano e condivido pienamente l'articolo di De Bellis.
Ipocrisia, rivoltante ipocrisia. 
Un giornalista fa domande precise e il calciatore cerca di rispondere per essere gentile con chi fa quel lavoro, altrimenti dovrebbe rifiutarsi, e risponde come può. Una risposta per uscirne senza dare molto fastidio a nessuno fa insorgere i malafede di professione.
Mi meraviglio di Nicola Vendola, detto Nichi, che pure nel guazzabuglio di politicanti ritenevo persona stimabile. Non è che Cassano di punto in bianco ha iniziato a deridere i "froci", ma ha risposto usando quel termine che è italiano.
Da: www.giovannidallorto.com/cultura/checcabolario/frocio
In generale, l'etimologia più diffusa (proposta da Chiappini, accennata anche nel Battaglia ed accettata da De Mauro) mette in relazione con froscio / frocio  i perversi costumi (sessuali e non) dei lanzichenecchi del papa, che fra l'altro sarebbero stati spesso e volentieri ubriachi, ed avevano quindi le "froge" (narici) del naso rosse e gonfie. Da qui l'epiteto di frogioni / frocioni che nella seconda forma è ancora in uso (seppur con il nuovo significato) a Roma.
Dunque se è vero che Vendola lo ha insultato dandogli dell'ignorante ha sbagliato: ci sono omosessuali ignoranti che godono o soffrono della loro condizione secondo come stanno messi dentro la loro testa, a prescindere dai libri letti o non letti.
Non è detto che avendo una cultura si diventi automaticamente a favore di una condizione umana, sempre esistita, ma biologicamente perdente per la specie. Ci sono persone colte che pure si vergognano di avere figli omosessuali, dunque non dipende dalla cultura il disagio che le persone possono provare di fronte ad un familiare di condizione omosessuale. 
Se Vendola o altri poi hanno messo l'accento sulla estrazione di Cassano dalla Bari vecchia trovo che sia sciocco, anche se vorrebbe essere offensivo nelle intenzioni, perché non è detto che sia un marchio di infamia venire da Bari vecchia...
Ha ragione De Bellis, frocio no, altri insulti sì. Oltre che ipocriti tutti questi critici li trovo "poverelli, poverelli". Gay invece gli va bene... perché è un inglesismo che, essendo esotico, fa quasi da foglia di fico ad una condizione che ha un termine scientifico e chiaro: omosessuale.
Ma poi a Cassano cosa gliene importa se ci sono o meno omosessuali in squadra? Importava a chi glielo ha chiesto e lui ha risposto come avrei risposto anch'io: "Se uno lo è sono problemi suoi".

Risparmi senza criterio, sprechi senza controllo


 Ricevo e molto volentieri pubblico il seguente comunicato:
  
Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde :  “Abbandonare subito la politica dei tagli sanitari indiscriminati per alleviare il disagio dei malati e delle loro famiglie, anche alla luce della drammatica situazione descritta nel Piano Regionale della Prevenzione 2010-2012 e dalla ricerca Rbm Salute-Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) sulla salute degli italiani”

L’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo, a fronte del sempre più crescente e drammatico disagio dei malati e delle loro famiglie, generato dalle continue e più recenti riduzioni di fondi e personale sanitario, chiede che cessi subito la politica dei tagli sanitari indiscriminati.
L’Isde  fa appello a tutte le Istituzioni perché più risorse siano invece destinate per la prevenzione e la diagnosi precoce, per migliorare le cure e la qualità dei servizi di assistenza territoriale ed ospedaliera ( in particolare la capacità di assistenza delle strutture di pronto soccorso e la diagnostica) ; servizi che sono in grande affanno e ormai prossimi al collasso.
Il diritto alla salute è garantito dall’articolo 32 della Costituzione italiana che afferma: ” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività,”.
L’Isde chiede il completo rispetto del dettato costituzionale per tutti i cittadini e in particolare per quelle persone residenti nelle regioni sottoposte ormai da anni a dissennate, quanto inefficaci, politiche di  presento “risparmio” che ledono a volte anche mortalmente il diritto alla salute e mentre continuano  malagestione, sprechi, ruberie e assenza di ogni serio controllo. 
Come si legge  nella sintesi della ricerca Rbm- Censis :”più di 9 milioni di italiani dichiarano di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno per ragioni economiche. 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni vivono in coppia con figli, 4 milioni risiedono nel Mezzogiorno. Piani di rientro e spending review hanno determinato un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità…”.
Per quanto riguarda  specificatamente la nostra regione, la situazione sanitaria  è estremamente critica e non più sopportabile, anche alla luce di quanto descritto nel Piano Regionale della Prevenzione 2010-2012 (PRP) .
In questo documento (http://www.regione.lazio.it/binary/rl_sanita/tbl_news/PRP_2010_2012_lazio.pdf alla pagina 18  è scritto:” Si stima che ogni anno nel Lazio si verifichino circa 20.000 primi episodi di sindromi coronariche acute, 9 ogni 1.000 maschi e 4 ogni 1.000 femmine di età superiore ai 35 anni. Circa un quinto di questi eventi porta al decesso prima che sia possibile raggiungere l’ospedale e la fatalità a 30 giorni è mediamente del 15-20%, in calo laddove si riesce ad assicurare un tempestivo ricorso alle procedure di rivascolarizzazione. Il genere femminile è un fattore di rischio per la letalità. Lo scompenso cardiaco è la più importante causa di ospedalizzazione nella fascia di età oltre i 65 anni: nel Lazio si stimano in circa 63.000 i soggetti con più di 65 anni affetti da scompenso cardiaco. Ogni anno nella popolazione del Lazio sopra i 35 anni si verificano circa 10.000 eventi cerebrovascolari acuti, l’80% dei quali in persone sopra i 65 anni, si osservano più di 9.000 ricoveri ordinari per acuti, mentre i casi prevalenti oscillano tra 30.000 e 45.000. Ogni anno gli eventi cerebrovascolari acuti sono identificati come causa principale di 3.100 decessi, la grande maggioranza dei quali riguarda persone con più di 75 anni”.
Relativamente alle patologie tumorali lo stesso documento afferma:” Secondo stime recenti ogni anno nel Lazio vengono diagnosticati circa 25.000 nuovi casi di tumore maligno in persone fra 0 e 84 anni, 5 ogni 1.000 maschi (soprattutto cute, prostata, polmone, vescica e colon) e 4 ogni 1.000 femmine (soprattutto mammella, cute, colon, polmone e stomaco).
Le persone viventi con una diagnosi di tumore maligno sono circa 170.000.
In merito alle patologie cronico-degenerative :” Fra le patologie a più alta prevalenza si colloca la broncopneumopatia cronica ostruttiva con 223.000 casi stimati nel Lazio (8% tra i maschi e 6% tra le femmine sopra i 35 anni), oltre 13.000 ricoveri ospedalieri ordinari per acuti/anno in cui la BPCO e indicata come diagnosi principale e altri 26.000 in cui essa figura come diagnosi secondaria.
La prevalenza del diabete nel Lazio è stimata intorno al 5%, per un numero totale di diabetici pari a circa 280.000, di cui circa il 37% soffre di almeno una complicanza, mentre il 14% e in dialisi per nefropatia diabetica. Le patologie neurodegenerative dell’anziano generano un limitato numero di ricoveri ospedalieri (nel 2009 lo 0,3%) ma sono responsabili di un forte impatto sui servizi e sulle famiglie. Trasponendo al Lazio i dati dello studio ILSA (Italian Longitudinal Study on Aging) che ha prodotto stime di prevalenza variabili da 2,5% a 6,8%, si ottengono valori di numerosità assoluta che oscillano fra le 27.000 e le 75.000 persone.
E per quanto riguarda il quadro socio-demografico viene riportato:” Il quadro demografico della popolazione laziale (5.626.710 abitanti, dati ISTAT 1/1/2009) è caratterizzato da una tendenza all’invecchiamento, con un incremento della classe di età 65 anni e più di circa il 20% in un decennio che ha portato la consistenza numerica di questa classe di età superiore al milione di persone (tabella 1). Mediamente la percentuale di soggetti della classe di età anziana è del 19,7% mentre quella di ultra75enni è del 9,3%.
Questi dati si evincono anche dalle modificazioni della piramide per sesso ed età della popolazione (figura 2) e, congiuntamente alle dinamiche epidemiologiche, rendono conto delle modificazioni complessive in atto nelle necessità assistenziali e sanitarie della popolazione”.
Alla luce della ricerca Rbm Salute-Censis e di quanto riportato nel documento ufficiale di programmazione sanitaria regionale -documento che dovrebbe guidare ed orientare l’agire degli amministratori del  Lazio -, l’ Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde di Viterbo, torna a chiedere alla presidente della Regione, agli assessori, ai consiglieri regionali di  riconsiderare  le scelte che stanno portando al collasso la sanità della nostra Regione e chiede di porre  subito in essere rigorose e serie politiche sanitarie che mettano fine ad ogni sperpero delle risorse economiche e possano così assicurare elevati livelli di prestazioni sanitarie, in forma di prevenzione, diagnosi, assistenza e cura , adeguati e rispondenti  alla  drammatica situazione dello stato di salute sofferto dai malati del Lazio e dalle loro famiglie e ai dati presentati dal  Piano regionale della Prevenzione 2010-2012 .
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Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo

Viterbo, 13 giugno  2012

domenica 10 giugno 2012

Viva l'Italia contro gli italiani!


Pensioni gratis agli stranieri: è boom
di redazionale - 29/05/2008

Fonte: L'Espresso 


Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno 
Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il ‘vitalizio’
Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni. Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d’assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l’Inps.

Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell’ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all’Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual’è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?

Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava "pensione sociale". Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.

Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.

Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell’assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita. C’è poi un altro particolare che sa tanto di "beffa": se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da "nababbi". Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell’assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l’assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall’Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.
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Giuliano Amato e il paradosso della previdenza: gli italiani sono a dieta per i vitalizi agli stranieri
di Gabriele Villa
Una legge di Amato dà agli stranieri over 65, anche senza contributi, un assegno sociale che ci costa 50 milioni l’anno. Dal 2008 per riscuotere bisogna risiedere in Italia da dieci anni. L'Inps teme che sempre più nullafacenti se ne possano avvantaggiare
È un giochino che ci costa 50 milioni di euro all’anno. Centesimo più, centesimo meno. Un pacco, rifilato agli italiani di buona memoria, dal dottor Sottile, alias Giuliano Amato, nel 2000 e perfezionato qualche anno dopo, nel 2007, da Romano Prodi, un altro specialista in ecumeniche fregature per le nostre tasche. Ve la ricordiamo quella bella pensata, la legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001) che stabiliva quanto segue: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto all’assegno sociale (quella che fino al 1996 si chiamava pensione sociale). Inutile dire che, appena gli extracomunitari con carta di soggiorno in regola e residenza si sono accorti di questa manna che pioveva dai cieli italiani non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare genitori o parenti anziani. Come funziona il giochino? Semplice.
Gli extracomunitari con carta di soggiorno possono chiedere di farsi raggiungere dai propri genitori, dichiarando di averli «in carico». E questi, non appena varcati i nostri confini, hanno diritto a presentare la loro simpatica domanda per l’assegno sociale. Ecco dunque, approssimati per difetto almeno 50 milioni di euro che finiscono annualmente nelle tasche di stranieri che non hanno mai lavorato, né pagato tasse nel nostro Paese. Un esercito destinato a crescere in maniera esponenziale. All’Inps temono infatti soprattutto l’attacco alle già semivuote casse, da parte degli immigrati dell’Est, romeni e polacchi, in particolare. Paradossale è che, oltre a languire le casse, languono anche i dati perché l’Inps parla, sempre approssimando per difetto, di circa 19mila «percettori» di quest’assegno sociale nati in Paesi esteri, ma il dato sembrerebbe comprendere anche italiani nati fuori dai nostri confini. Tuttavia le dimensioni del pericolo sono sempre più preoccupanti considerato che gli stranieri residenti in Italia, al 1 gennaio 2011 erano 4 milioni 563mila, con un incremento di 328mila unità (per un saldo totale del 7,5 per cento) rispetto al 1 gennaio dell’anno scorso.
D’altra parte fa la sua anche l’Unione Europea che impone all’Italia di estendere a tutti i cittadini comunitari qualsiasi forma di welfare sia offerta agli italiani e quindi non c’è via d’uscita. Almeno apparentemente. Per la cronaca il nuovo importo per l’assegno sociale 2011 è stato fissato dall’Inps in 5.424,9 euro. Facciamo una moltiplicazione e soprattutto molte addizioni, visto che il numero dei «pensionati importati» sta crescendo vertiginosamente, e si può ben capire il malcontento di tanti, troppi pensionati nostrani che vivono sulla loro pelle questa drammatica incongruenza con le loro pensioni di 500 euro al mese dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita. E quando, altro caso emblematico, l’Inps dopo mille, sacrosanti controlli e verifiche, per carità arriva concedere a un invalido (un invalido stra-vero, non stra-finto) una pensione per una invalidità al 100 per cento che ammonta meno di 300 euro.
Certo ultimamente sono stati introdotti dei correttivi tipo quello previsto dalla circolare Inps 105 del 2 dicembre 2008 che impone o meglio imporrebbe almeno 10 anni di effettivo soggiorno in Italia, la residenza fissa e altre quisquilie che dovrebbero impedire ai furbetti stranieri di percepire l’assegno sociale senza mai aver lavorato e di andarselo a spendere nel loro Paese. Ma, come si sa, fatta la norma, trovata (anche dagli stranieri) la possibilità di aggirarla. Già, perché se vogliamo continuare a masticare fiele c’è di più. È vero che l’assegno sociale sulla carta è vincolato alla residenza sul territorio italiano e se il percettore torna a casa propria, il suo diritto decade. Ma se non lo segnala, o si «dimentica» di segnalare il suo trasloco, però, potrebbe continuare a incassare pur non avendone titolo. Controllare che questo non accada è di fatto impossibile visto e considerato che l’Inps può svolgere controlli solo tramite le anagrafi comunali, e non sono molte quelle in grado di segnalare all’ente previdenziale anomalie e abusi. Quindi se il genitore, il nonno, il parente straniero in Italia non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E il Paese del Bengodi paga e spreca. 
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Prodi regala la pensione ai parenti degli stranieri
di Gian Marco Chiocci 
e Massimo Malpica
Il "dono" ci costa 50 milioni all'anno. Chi lavora può chiamare in Italia i familiari: per l'Inps una pioggia di sussidi da 400 a 600 euro mensili.  

Pensioni facili per gli stranieri «ricongiunti», con il beneplacito del governo Prodi, che a febbraio 2007, con un decreto, ha allargato le maglie dei confini per i parenti degli immigrati, alleggerendo i criteri di ammissione delle domande. Di certo l’assegno sociale, pensato per sostenere gli italiani con redditi irrisori, è l’ultimo traguardo a cui mirano stranieri e nuovi cittadini Ue. Un fenomeno allarmante, che l’Inps negli ultimi mesi ha più volte segnalato con toni d’emergenza al Viminale. Della destinazione di quegli assegni (da 395 a 580 euro mensili, più tredicesima) parla in modo critico anche il sindacato di polizia Coisp. «C’è un trend in fortissima crescita nelle comunità straniere, legato ai ricongiungimenti familiari, che permettono a migliaia di ultra65enni d’oltreconfine di incassare i soldi del nostro sistema pensionistico senza aver mai lavorato un solo giorno in Italia», spiega Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia.
In pratica, gli extracomunitari con carta di soggiorno e i neocomunitari che lavorano in Italia da tre mesi possono chiedere di farsi raggiungere dai propri genitori, dichiarando di averli «in carico». E questi, una volta qui, hanno diritto a fare domanda per l’«assegno sociale». Un capitolo di spesa da non sottovalutare, considerando le non floride condizioni del sistema previdenziale. «A dir poco quest’anno saranno 50-60 milioni di euro che finiscono nelle tasche degli stranieri, e gli “aventi diritto” sono fatalmente destinati a crescere in maniera esponenziale», continua Maccari. «Non è un problema di razzismo, ma siamo sicuri che un Paese che non riesce a pagare non solo pensioni dignitose ai propri cittadini, ma nemmeno la benzina alle volanti della polizia possa permettersi tanta generosità?».
Alla sede centrale dell’Inps l’allarme è concentrato sui «vicini» dell’Est. Romeni e polacchi, in particolare. Sarebbero loro il vero «pericolo» per le finanze nazionali. A dirla tutta, il fenomeno è difficile da quantificare. I dati non vengono disaggregati per nazionalità del richiedente l’assegno sociale, essendo apolidi e stranieri equiparati agli italiani. L’unica cifra, attendibile fino a un certo punto, che l’Inps è in grado di fornire parla di 18.409 «percettori» nati in Paesi esteri, ma il dato comprende molti italiani nati fuori dai nostri confini. Ma per farsi un’idea della dimensione del problema basta scorrere i dati del dossier Caritas sulle presenze in Italia di romeni (555.997) e polacchi (90.776), dati peraltro da ritoccare al rialzo, considerato che, nel frattempo, la Romania è entrata nell’Unione europea. E il problema, fanno sapere dall’Istituto previdenziale, è proprio questo. «L’allargamento Ue è diventato un punto di forte criticità», spiega un alto funzionario dell’Inps. «Mentre nell’Europa dei quindici i welfare erano economicamente omogenei, la situazione di queste nuove nazioni è decisamente sbilanciata. Eppure l’Ue ci impone di estendere a tutti i cittadini comunitari qualsiasi forma di welfare sia offerta agli italiani. Insomma, abbiamo le mani legate, e per un romeno l’assegno sociale è particolarmente allettante e facile da ottenere». Basta che il neocomunitario dimostri di avere un reddito in Italia da tre mesi perché possa «invitare» i propri genitori nel Bel Paese e farli diventare assistiti Inps, senza colpo ferire. E c’è di più. L’assegno sociale sulla carta è vincolato alla residenza sul territorio italiano: se il percettore «torna a casa», il suo diritto decade. Se non lo segnala, però, potrebbe continuare a incassare pur non avendone titolo. Controllare che questo non accada è praticamente impossibile: l’Inps può svolgere controlli solo tramite le anagrafi comunali, e non sono molte quelle in grado di segnalare all’ente previdenziale anomalie e abusi. «È un warning che abbiamo già girato al ministero dell’Interno - spiegano dall’Inps - perché sarebbe vitale contenere almeno le irregolarità. Già così abbiamo enormi difficoltà ad arginare il vistoso incremento di domande di assegno sociale piovute negli ultimi 4-5 mesi per lo più dai romeni». Una nemesi storica: i romani colonizzarono la Dacia, un Romano ne ha pensionato gli eredi. 

Senza commenti. Cosa intendete fare alle prossime elezioni?
Qualcuno mi ha detto che vuole dare fuoco alla cabina elettorale: rideva scherzando amaramente.

Abusivismo edilizio

Novità da laruslegambiente.it 


Bene il rinvio a giudizio per i responsabili della villa abusiva sulla spiaggia di San Felice Circeo ora si prosegua con determinazione.
i prossimi quattro appuntamenti saranno fondamentali per il futuro della città ci aspettiamo atti formali e massimo impegno

La notizia del rinvio a giudizio per i responsabili (dirigente del Comune di San Felice Circeo e proprietari) della costruzione di una lussuosa villa di due piani, realizzata abusivamente nel 2010 a soli 300 metri dal mare, a San Felice Circeo, del valore stimato di ben 500mila euro, è un segnale importante per un territorio troppo spesso caratterizzato da abusi edilizi e illegalità diffusa. Proprio nel 2010, l'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, su sollecitazione del circolo Larus, inviò un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica e alle forze dell'ordine chiedendo un immediato intervento sull'opera abusiva.

L'auspicio è che il giudizio conduca presto al riconoscimento delle responsabilità e, come prevede la legge, all'abbattimento dell'opera abusiva o alla sua assegnazione ad iniziative di alto valore sociale.

DA: LATINA24ore.it

Sabaudia, i “vip” restano proprietari delle ville sulle dune

29/07/2011, di (modificato il 28/05/2012 alle 11:04 am).
Possono tirare un sospiro di sollievo più di duecento possessori di abitazioni e strutture alberghiere a Sabaudia. Dopo una causa intentata dal comune di Sabaudia sulla proprietà di quei terreni, molti “vip” rischiavano di perdere i beni acquistati.
Quella della prima sezione della Corte D’Appello di Roma di tre giorni fa è una decisione che mette al riparo le proprietà di Francesco Totti, Giovanni Malagò, Villa Volpi di Misurata, dei principi Campello, Carla Fendi, l’ambasciatore Bettini e molti altri. Un appello presentato dai proprietari contro il comune di Sabaudia e la famiglia Scalfati e che vede costituitesi in giudizio quasi cento persone, della quali circa la metà difese dall’avvocato Carlo Alberto Melegari.I proprietari hanno dimostrato la legittimità del proprio diritto di proprietà messo in discussione dal Comune che reclamava i terreni sui quali sono state edificate le ville.
La sentenza che li mette al sicuro, salvo eventuali ricorsi in Cassazione, ribalta una storica decisione con la quale il tribunale di Latina aveva attribuito l’area dei Tumuleti, che corrispondono in sostanza alle dune, al comune di Sabaudia. Quest’ultimo, nel 1962, aveva infatti intentato una causa contro il Comune di Terracina che, intorno agli anni ’50 consegnò le dune alla società milanese Domiziana che alienò a terzi i lotti in questione. Con questa sentenza il tribunale assegnava quindi la proprietà al Comune di Sabaudia annullando l’atto di compravendita risalente al ’52. Una vittoria non solo sulla cittadina limitrofa ma anche sulla famiglia Scalfati, proprietaria del lago di Paola, che rivendicava la proprietà della zona.
Salvo colpi di scena si chiude un capitolo storico della cittadina tanto ambita dai vip, che implica anche una cospicua somma che il Comune di Sabaudia e la famiglia Scalfati dovranno pagare in favore delle parti, circa 400mila euro di spese processuali.

RIFLESSIONI:

Il Parco nazionale del Circeo, istituito nel 1934, è una delle più antiche aree naturali protette d'Italia. Ubicato lungo la costa tirrenica del Lazio meridionale, si estende lungo il tratto di litorale compreso tra Anzio e Terracina, coprendo una superficie di 5.616 ha.
Nel territorio del parco è compresa una fascia costiera sabbiosa che si estende, in lunghezza, per circa 22 km, partendo dalla scogliera calcarea del promontorio del Circeo, appena sotto torre Paola, per arrivare sino a Capo Portiere.


Come sia dunque possibile che un magistrato abbia potuto ritenere lecita la lottizzazione del 1952 su terreno che dal 1934 era stato assegnato al Parco Nazionale del Circeo, dunque di Area Protetta e non certo edificabile, lo sa soltanto lui.
Sono queste le sentenze che fanno paura e che fanno pensare che nonostante tutte le leggi che ci diamo in questo Paese si trova sempre il modo di aggirarle. Il cittadino, checché ne dica Antonio Di Pietro che dice che dobbiamo fidarci della magistratura, non solo non si fida affatto, ma ne ha paura perché, nonostante precise norme, si scopre che sono interpretabili a piacimento del magistrato di turno ed aggiustabili come un vestito su misura...
Questa sentenza stabilisce che la Duna è edificabile perché le ville sono di personaggi ricchi e noti e che il terreno sul mare non è del demanio, nè dell'Ente locale Comune, bensì di privati... Un vero obbrobrio di sentenza. Dicono che le sentenze non si discutono, ma possono fare schifo però. Soprattutto se le si paragona ad altri esempi in cui, cittadini comuni, non ricchi né famosi, si sono visti sequestrare la casa perché costruita in terreni destinati alla costruzione solo di tinelli agricoli e non già a case di civile abitazione: è il caso di Rignano Flaminio.

COMITATO RESIDENTI PRATACCIO, SU CASE SEQUESTRATE A RIGNANO C'ERA OK REGIONE
Roma, 4 mar. - (Adnkronos) - "Le abitazioni che sono state sequestrate sono quasi tutte case abitate e isolate, tutte ville con due ettari di terreno intorno, in campagna. Solo due o tre sono in fase di ultimazione, le altre sono state finite circa otto anni fa. La mia in particolare nel 2005. Molti di noi hanno comprato anche con la casa finita. Nel 2007 c'e' addirittura un parere favorevole alla costruzione da parte della Regione Lazio, che era stata interpellata dal Corpo Forestale, in cui si escludeva la lottizzazione abusiva".

Lo ha detto all'ADNKRONOS l'avvocato Lorenzo Giandomenico, presidente del comitato residenti di Prataccio, a Rignano Flaminio, dove oggi sono state sequestrate una ventina di abitazioni dal Corpo Forestale.

Ho letto degli articoli sul caso di Rignano Flaminio e mi accorgo anche dell'ignoranza imperdonabile di certi giornalisti, magari anche  iscritti all'Albo, i quali scrivono senza documentarsi e facendo così della pessima informazione che aumenta la confusione e non consente alla gente di farsi un'idea precisa. Ad esempio confondono la licenza edilizia con la concessione, scrivendo che: ...il comune ha rilasciato la concessione senza sapere che i progetti erano stati cambiati...
I Comuni rilasciano le licenze edilizie sulla base delle leggi locali (ad esempio se è zona sismica il progetto dovrà rispettare la regola antisismica), poi per dare la concessione i tecnici dell'Ufficio Tecnico Comunale debbono andare a controllare la regolarità della costruzione ed il rispetto di tali progetti, sulla  base di tali controlli viene rilasciata la concessione edilizia, il cui numero viene inserito nell'Atto Notarile di Compravendita.
Se il notaio non controlla che ci sia una concessione con regolare numero registrato dovrebbe rischiare il sigillo notarile!! 
In sintesi: perché ci si lamenta che crollano le case se si consente l'abuso edilizio?
Perché non vengono radiati dall'Albo e ritirato il sigillo notarile ai notai che si prestano a questi giochi, quando lo Stato li ha nominati Ufficiali addetti proprio a tale controllo?
Perché non si radiano dai pubblici uffici coloro che nelle Amministrazioni comunali chiudono tutti e due gli occhi dietro compensi o favori e imbrogliano le carte?
Perché si fa pagare a chi è stato vittima di truffa da parte dei costruttori, dei notai e dei pubblici amministratori dei comuni quando invece il truffato andrebbe tutelato? 
Perché le norme sull'edilizia abusiva sono severe se si costruisce  con diversa destinazione d'uso una villetta là dove doveva esserci un tinello agricolo, e sono invece lasche se si costruisce sulla Duna inserita nel Parco Nazionale a pochi metri dal mare?

Un Paese che applica le leggi in codesta maniera è un Paese allo sbando. I cittadini non hanno nessuna garanzia e nessun riferimento: e di questo ringraziano i politici, i pubblici amministratori e la magistratura.