giovedì 2 agosto 2012

Stragi senza Giustizia, solo vittime da ricordare

Da: La Stampa
Come ogni anno Bologna non dimentica la strage che ha mandato in frantumi le vite e i sogni di 85 persone e altri duecento feriti: trentadue anni dopo la città si riunisce ancora per ricordare la tragedia alla stazione. Presente alla cerimonia anche il il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Quello di quest’anno è un anniversario particolarmente sofferto a causa della tensione che negli ultimi giorni si è alzata tra il ricordo e il dolore di chi il 2 agosto 1980 ha perso genitori, figli o amici, e le nuove piste sui mandanti che continuano ad alimentare le polemiche.
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Non è solo Bologna che non dimentica: non dimenticano tanti Italiani.
Gli stessi Italiani che non dimenticano la strage di Ustica, quella del treno Italicus, quella di Piazza della Loggia a Brescia ecc. ecc.. Purtroppo... ecc. ecc..
E la strage di Bologna non solo  "ha mandato in frantumi le vite e i sogni di 85 persone e altri duecento feriti" ma ad ogni morto, ad ogni ferito, sono legate altre vite spezzate dal dolore del male fatto ai propri cari.
Tutte queste stragi hanno un denominatore comune: passano i decenni e passeranno dunque le generazioni ma non si sa e non si saprà mai la Verità.
Perché? Per incapacità di chi indaga o per forze oscure che condizionano chi di volta in volta indaga?
Non abbiamo risposte se non quelle che, di pezzo in pezzo sparso di piccole verità, ci siamo date immaginando l'insieme.
Le vittime sono vittime e perdono sempre. Come gli ebrei nei campi di sterminio messi su dai nazisti: la storia condanna quegli uomini mostri che godevano a sterminare e far soffrire altri uomini, ma quelle creature umane sono morte soffrendo e di loro non vi è più nulla se non qualche memoria. Ma erano persone che volevano vivere, come tutti, visto che erano stati messi al mondo dalle loro madri e "la Storia", sempre orribile, ha voluto che venissero cancellati.
Così sono le vittime delle stragi: qualcuno ha deciso che non dovevano vivere, che c'era un motivo più importante delle loro vite, dei loro affetti, per cancellarli, e non si deve a chi sopravvive neppure una spiegazione, ma solo verità camuffate da giustizia.



mercoledì 1 agosto 2012

Valorizzazione


Dalla Raccolta "Le verità nascoste"
Valorizzazione

Il matrimonio l'aveva delusa. Cercava distrazione. Si era iscritta ad un gruppo di amanti della montagna. Fu lì che un tipo, non signorile come suo marito per la verità, cominciò a fissarla e ad essere gentile con lei. Si sentì di nuovo viva: piaceva a qualcuno. Era un tipo buono, tranquillo... Certo non era fine come suo marito... Nell'aspetto... Ma cercava di sembrarlo. Certo non sfoggiava la sua cultura come suo marito... Che peraltro la sfoggiava troppo, fino ad essere pedante.
Comunque iniziò una storia ed al suo matrimonio dette un taglio definitivo. Suo marito con tutta la sua finezza, cultura e signorilità l'aveva resa infelice. Ora voleva godersi la vita che le era rimasta. Ne aveva il diritto! I figli dovevano capire!
Lui si chiamava Giovanni e girava con un'auto color oro, un po' vecchia... Certo... color oro! Pazienza, per andare in giro insieme con lui usava la sua... benzina compresa per la verità... Certo sarebbe stato carino se lui avesse fatto almeno il gesto di voler pagare quando si fermavano dal benzinaio... Ma non lo faceva. Sempre con quella faccia buona, con un'espressione indefinibile, un sorriso che quasi non era un sorriso...
Conobbe la sua famiglia. Lui era divorziato senza figli. Seppe da sua sorella che la moglie lo umiliava in pubblico. Si vergognava di lui. Lo trattava da persona poco intelligente ed incolta. Eppure lui era diplomato. Certo non laureato come suo marito e come lei... Ma aveva così interesse per la parte bella della vita! Gli piaceva viaggiare, avere belle auto nuove, vestire bene, vivere in una bella casa, andare per musei e mostre dove, finalmente, lei non doveva più andare da sola!
In realtà lui viveva in una specie di monolocale. Era suo però. Per comodità si trasferì a casa di lei che, nel frattempo, si era separata dal marito che, per accordi presi fra di loro, era andato a vivere altrove: in affitto. Tanto era ricco!
Giovanni aveva un buon posto in un Ente. Lo stesso dove lavorava in un ruolo importante la moglie precedente. Prima di quel posto lui faceva l'imbianchino. La moglie l'aveva conosciuta così: ridipingendole la casa. Lei, stanca di storie con uomini sposati, che pure l'avevano aiutata a fare carriera, voleva sentirsi moglie... Stava invecchiando e quel giovane così gentile, calmo e... accudente poteva diventare un marito. Bastava ripulirlo un pò: e lo fece entrare nell'Ente dove, grazie ai suoi maturi amanti, aveva ottenuto un certo potere.
Non bastò, però, vestirlo bene e metterlo in un ufficio di prestigio. La gente è cattiva e lei non sopportava i sorrisetti, gli sguardi ironici, di fronte alla goffaggine di lui, al suo non capire, ai suoi strafalcioni. Certo si vedeva che lei aveva dieci anni di più... E anche questo attirava un sottile sarcasmo. Si sfogava arrabbiandosi con lui: e il matrimonio finì. 
Ora i due reduci da sfortunati matrimoni cercavano di ricostituire una serenità insieme. Lei non amava scandagliare i suoi pensieri, anzi, preferiva distrarsi, non soffermarsi ad analizzare. Però qualcosa le serpeggiava sotto la superficie e, quasi inconsapevolmente, ne parlava ad una sua amica: "Sai Sonia, Giovanni sta ristrutturando il suo monolocale..."
"Approfitta del fatto che abita da te, naturalmente."
"No, - si allarmò lei - non approfitta..."
"Ma cosa hai capito Ivana! Non volevo dire che approfitta perché sta risparmiando vivendo da te... Volevo dire che stando qui... la sua casa è libera e può approfittarne per eseguire dei lavori di ristrutturazione!"
"Ah! Ecco! Certo è così... Però forse vuole tornarci... dopo. Gli ho detto che, se dopo che l'ha fatta risistemare l'affitta, gliela rovinano..."
Sonia si accorse della sua insicurezza: la donna temeva che la ristrutturazione fosse il preludio di un ritorno a casa sua. "Non preoccuparti Ivana, vorrà affittare per avere un reddito maggiore. Fate tutti questi viaggi, ha cambiato auto..."
"Ma pago tutto io!"
L'amica cercò di nascondere educatamente il suo disappunto. La colpiva il modo con cui Ivana le comunicava questi fatti imbarazzanti: con un'espressione di candida ed acritica meraviglia. Cosa voleva da lei? Che le dicesse che non era una bella cosa? Forse non lo sapeva da sola? O forse voleva sentirselo dire perché aveva anche lei la consapevolezza che non fosse giusto, ma non aveva il coraggio di affrontare da sola la verità?

Alla festa di compleanno del suo convivente invitò un sacco di amici. Sonia gli regalò un libro su una figura politica che in quel momento faceva molto parlare di sé: il titolo era "L'escluso". Invece di ringraziarla l'uomo si adombrò lasciando Sonia di sasso. Notando la faccia rabbuiata del festeggiato, si avvicinò Ivana e sbirciò la copertina del libro che riportava la foto dell'uomo politico. La povera Sonia, che non riusciva  a capire la reazione di chi riceveva il dono, guardò con meravigliata attesa il volto di Ivana, la quale guardò il libro poi il viso corrucciato del suo convivente e forse intuì qualcosa che solo loro due capivano e, invece di rimediare alla indelicatezza dell'uomo, disse allarmata: "No! Perché?"
Sonia era esterrefatta da quell'assurdo e scortese comportamento e, non sapendo come uscire dall'imbarazzante situazione non certo creata da lei, e di questo ne aveva perfetta consapevolezza, disse: "N..non ti piace?" 
"No." Fu la secca risposta dell'ex-imbianchino. Che continuò a non sorridere imbronciato.
Sonia non si era mai trovata in una simile assurda situazione: anche se un regalo non piace, e succede spesso, si dissimula con un minimo di cortesia l'inutilità del dono con un sorriso ed un grazie, se non altro perché chi lo porge si è dato la pena di acquistarlo!
La sua amica, poi, di solito educata e dai modi signorili, era solo preoccupata dell'effetto che quel libro aveva avuto sul suo convivente, tanto da passare sopra alla sua evidente villania senza cercare di porvi rimedio con una qualsiasi frase di circostanza.
Fu di nuovo Sonia a parlare: "Non ti piace D'Abruzzi?" Chiese cercando di sorridere nonostante tutto e di dare una motivazione possibilmente plausibile a tanta assurdità. "No." Ripeté con lo stesso tono e la stessa espressione il cafone senza concedere nulla. Sonia guardò ancora il volto della sua amica e la vide turbata. Comunque stava cercando di riprendersi grazie alla possibilità offertale dalle parole di Sonia e disse con un filo di educazione: "Beh, sì a lui D'Abruzzi non piace..." Certo non era sufficiente a giustificare una simile reazione, ma per uscirne Sonia disse anche: "Mi dispiace, - rivolta al villano - non sapevo..." A questo punto, con il suo accento romanesco, l'uomo disse: "Piace a lei.. " E con malgarbo porse il libro a Ivana, completando così la cafonata. Lei lo accolse con un sorrisetto, finalmente, imbarazzato: "Vorrà dire che lo leggerò io!" Sonia non disse altro.

In seguito seppe dalla stessa Ivana che il convivente insisteva per farsi sposare. Sonia non lo sapeva, ma questo le fece accendere un lumicino sulla scena che aveva vissuto al compleanno del convivente "così buono e così servizievole". Certo non si spiegava se non con un'interpretazione da psicanalisi! Ivana disse che lei non capiva l'insistenza, stavano bene così... Ormai avevano una certa età e persino sua figlia conviveva e non si sposava con l'uomo da cui aveva avuto due bambini!
"Già, - rispose Sonia - che bisogno c'è?"
"Certo - disse - hai ragione. Non capisco neppure io."
Al solito Ivana navigava nei suoi timori, lasciandoli però sotto la superficie della sua coscienza e parlando come Alice nel Paese delle Meraviglie.
"Pago tutto io. Vive qui ma non contribuisce alle spese delle bollette, dei consumi... Quando andiamo al supermercato non fa neppure il gesto di voler pagare lui... A Natale eravamo a casa dei suoceri di mio figlio e gliel'ho detto scherzosamente:"Tu spendi i miei soldi, spendi i miei soldi!". Sorridevo e l'ho stuzzicato un po'."
"E lui?" Chiese Sonia dissimulando il suo imbarazzo. Si vergognava per lei.
"Niente, lui niente!" Disse Ivana con l'aria meravigliata, ma senza dar le viste di trarne alcuna conseguenza.
Sonia si chiedeva fino a che punto si possa praticare l'autoinganno senza scivolare nella vera e propria patologia psichiatrica.

In successive circostanze Ivana le apparve tutta allegra. Facevano continuamente viaggi all'estero molto costosi che, anche se l'uomo ne avesse pagato il solo cinquanta per cento che gli spettava, non erano all'altezza del suo reddito, incomparabilmente inferiore alle possibilità economiche di Ivana che era, incontestabilmente, una donna ricca.
Le disse che lui insisteva per sposarsi e che erano andati ad una mostra di Chagall: "A Giovanni piace molto Chagall!" La informò Ivana, lasciando Sonia interdetta. Infine le propose di fare un viaggio a Londra con loro. Sonia accettò. 
A Londra scoprì che Giovanni pensava di parlare inglese perché aveva fatto un corso ad una scuola serale. Lei era cauta nell'uso del suo scarso inglese: lo aveva studiato per cinque anni alla scuola superiore ed aveva poi seguito dei corsi di aggiornamento pagati dalla struttura per la quale lavorava. Ma sapeva che, se non vivi per un periodo in un posto in cui si parla tutto il giorno inglese, tendi a perdere l'uso della lingua. Invece Giovanni si lanciava in vere e proprie conversazioni in cui Sonia, che conosceva molto bene la grammatica e la costruzione della frase inglese, ravvisava parole inventate e terribili costruzioni sintattiche. Lui però sembrava non accorgersi che l'interlocutore lo guardava senza capire molto di ciò che diceva.
Un giorno che stavano aspettando Ivana, che era andata a parcheggiare l'auto poco lontano, lui guardò il cartello che indicava l'orario del parcheggio: "Chissà che vuol dire a.m. e p.m.?" Disse riflettendo serio e senza imbarazzo. 
"Ma ante meridiem e post meridiem." Gli rispose Sonia senza nascondere la sua meraviglia.
Lui la guardò incerto: "Ma sei sicura?" Le chiese non convinto.
"Ma certo! In inglese l'ora viene indicata così: loro non dicono le ore 15:00 come facciamo noi, ma le 3 p.m., e le 3 a.m. sono le tre di notte,!"
Lui rimase a guardarla attonito, non del tutto convinto, mentre Sonia si chiedeva in che scuola serale di inglese era andato mai, visto che una delle prime cose che insegnano è proprio come si esprime l'ora... Se non altro per coprire le necessità più elementari appena si arriva in un Paese! Era desolata per la sua amica. Lui aveva qualche anno meno di lei ma era pur sempre un uomo ultracinquantenne!
Poco tempo dopo quel viaggio ricevette la loro partecipazione di nozze. Avevano "regolarizzato" la loro posizione, mentre la figlia di Ivana conviveva ancora con il padre dei suoi figli.

lunedì 30 luglio 2012

Ancora sui falsi non vedenti

A.P.R.I.(onlus) Associazione Piemontese Retinopatici ed Ipovedenti sito web:
http://www.ipovedenti.it email: apri@ipovedenti.it

EDITORIALE: ANCORA FALSI CIECHI IN PIEMONTE 
Ci risiamo: venerdì 27 luglio, su giornali e TV, anche nazionali, campeggiava la "sensazionale" notizia della scoperta, a Torino, oltre ad altri casi, di un'intera famiglia di falsi ciechi. Questi avvenimenti provocano in noi sempre una serie di sentimenti contrastanti che oggettivamente non è facile far passare negli organi di informazione.
Da una parte infatti: chi può essere più felice di noi quando si riescono a smascherare e punire truffatori che rubano risorse a chi ha davvero bisogno e contribuiscono a gettare discredito sulla categoria dei disabili visivi? La nostra associazione difende i diritti dei veri non vedenti, chi usurpa questa condizione, oltre ad essere un miserabile senza scrupoli, danneggia tutti coloro che ogni giorno vivono i problemi della disabilità sulla propria pelle.
Analizzando però i casi più recenti, ed anche quelli torinesi di questi ultimi giorni, non possiamo esimerci dal porci alcune domande. I documenti presentati dai giornali infatti appaiono quasi sempre poco significativi e ben lungi dall'essere "pistole fumanti" in grado di provare il delitto.
C'è, ad esempio, il tizio che faceva le foto agli amici: le ho fatte tante volte anch'io lasciandomi  guidare dalle voci di chi mi stava davanti. Si vede quindi un padre che accompagna  a scuola il figlio di dieci anni: probabilmente era il figlio ad accompagnare il padre in senso fisico. Il genitore voleva magari essere presente per assicurarsi dell'ingresso in aula del ragazzo.
Che dire poi dell'uomo "sorpreso" a fare la spesa al mercato? Non ci vedo nulla di strano anche se non aveva con sè il bastone bianco. E di coloro che ballavano "con disinvoltura" durante una festa di matrimonio? I "veri ciechi" devono forse essere soltanto mummie imbalsamate rinchiuse nel Museo Egizio?
Ciò premesso bisogna però ammettere che esistono anche documenti apparentemente più compromettenti come il video che ci mostra una centralinista che, dopo essere uscita dall'ufficio, ripone il bastone e gli occhiali scuri per rincorrere l'autobus che stava passando.
Si tratta certamente di prove assai più serie. La lunga esperienza associativa mi ha portato a conoscere però anche persone, sicuramente afflitte da gravissimi problemi visivi, che tuttavia non volevano mettere in piazza la loro condizione al di fuori della cerchia di chi stava loro vicino.
C'è stato addirittura chi mi ha confessato di non voler far vedere il bastone in strada per non incoraggiare gli scippatori e i violentatori. Si tratta indubbiamente di posizioni assurde, psicologicamente deboli e francamente insostenibili. Costoro forse meritano di passare qualche guaio in modo da rendersi conto di quali siano i veri rischi a cui sono esposti. Ok. Ma anche di fronte a casi del genere non è assolutamente detto che ci si trovi a che fare con truffatori. Magari frustrati e depressi  sì, ma non necessariamente dei criminali.
Sta di fatto che uno degli inquisiti mi ha telefonato sabato scorso. E' un malato di retinite pigmentosa che conosco da quasi trent'anni. Se ci vedeva poco allora... figuriamoci adesso!
La Guardia di Finanza ha fatto irruzione a casa sua alle sette del mattino. Gli hanno sequestrato, tra l'altro, la sintesi vocale ed altri ausili. Non usa sul computer la sintesi vocale un falso cieco... Ve lo assicuro... Fin quando ci sono possibilità diverse ogni ipovedente preferisce puntare sul proprio residuo visivo.
Non possiamo dunque che rinnovare la nostra fiducia nell'operato della Magistratura ed auspicare, nel contempo, una maggiore prudenza nel gettare la Croce sulle spalle di chi comunque ogni giorno deve affrontare una serie di problemi assolutamente non trascurabili. La nostra associazione quindi si mette completamente a disposizione delle autorità per far comprendere la complessità di quel mondo che si chiama disabilità visiva.

Marco BONGI


Credo che gli oculisti che hanno certificato patologie inesistenti vadano perseguiti con estrema severità, come ho già scritto nel mio post del 6 luglio scorso "Non diciamo fesserie".
Ho visto in TV interviste ad oculisti che difendevano i colleghi che hanno certificato cecità  degne di pensione di invalidità, ma non reali, con argomenti di cui dovrebbero vergognarsi, del tipo: "Gli strumenti in nostro possesso non ci consentono di accertare l'effettiva cecità..." Sono gli ordini provinciali dei medici che dovrebbero essere severi per dimostrare la loro serietà.
Se la retina non è in grado di ricevere la luce gli strumenti lo vedono e come! Questi oculisti andrebbero sospesi solo per quel che hanno detto nelle interviste! E' di questi professionisti la colpa della sofferenza di chi, invece, il bene della vista lo ha veramente compromesso. La Guardia di Finanza non può certo accertare la patologia, non è suo compito, ma deve accertare solo il dolo con i mezzi che ha. Cominciasse a convocare chi ha firmato i certificati medici e chiedesse un esame medico sull'invalido ad un Centro Oculistico per accertare se quanto certificato in precedenza sia vero o meno. Qualora risultasse una certificazione palesemente falsa, non ci sono sciocche giustificazioni "sugli insufficienti mezzi diagnostici" a reggere, ma casomai potrebbero costituire un'aggravante per l'oculista che sostenesse questa tesi e il giudice potrebbe, a buon diritto, prenderla per una presa per il sedere.

lunedì 23 luglio 2012

Noi siamo la nostra cultura


Da: Quotidiano.net

Venezia, pur di non prendere
ordini da un capo donna
egiziano si licenzia

Facchino in un noto hotel della città lagunare

Non poteva accettare, anche per motivi religiosi, che una donna lo comandasse sul lavoro. La direzione dell'hotel non poteva cambiare le funzioni della governante e quindi lui si è licenziato. Poi, ragionandoci, si è trovato un accordo: avrà un collega maschio che farà da ‘collegamento’


Musulmani in preghiera (Ansa)

Venezia, 23 luglio 2012 - Per motivi legati alla sua rigida visione religiosa, considerava un’onta insopportabile il fatto di prendere ordini da una donna. Tanto che avrebbe pure rinunciato al posto di lavoro. Protagonista della vicenda, riportata dal ‘Gazzettino’, un facchino egiziano musulmano di un famoso albergo di Venezia, che doveva rispondere al suo diretto superiore, una governante.
“Quando ha fatto presente il suo problema, dettato dalla sua rigida visione religiosa, la direzione gli ha spiegato che certo non poteva cambiare mansioni a chi era lì da anni, svolgendo adeguatamente i suoi compiti - sottolinea il quotidiano - e che dunque, se avesse voluto lavorare in quell’albergo avrebbe dovuto accettare di adattarsi alle modalità lavorative italiane”.
“A quel punto l’uomo, pur di non prendere ordini dalla collega ha preso carta e penna e ha rassegnato le dimissioni”, prosegue. Ma poi l’egiziano è tornato sui suoi passi e la direzione dell’hotel ha deciso di salvargli il posto trovando una mediazione: “Durante i suoi turni di lavoro - riporta il ‘Gazzettino’ - sarà presente, oltre alla governante, anche un collega maschio che farà da ‘collegamento’, comunicando all’egiziano le mansioni da svolgere”.

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Noi siamo la nostra cultura... Non si può certo condannare chi è stato educato in un certo modo... Si può solo cercare di comprendere e di mediare...
Nell'unica vacanza che ho accettato di fare sul Mar Rosso, in Egitto, a patto che si andasse anche a Luxor a visitare il sito archeologico, in uno dei camerieri che servivano ai tavoli del bellissimo Residence che ci ospitava ho constatato lo stesso sentimento di questo facchino egiziano che lavora presso di noi.
Un giorno ci fu un piccolo contrattempo ed un gruppetto di ospiti, costituito da uomini e donne, circondò questo giovane alto e dall'aspetto piacevole chiedendogli informazioni. In particolare io scandii bene, anche per gli altri che si esprimevano più confusamente, la domanda. Con disappunto notai che non mi rispondeva direttamente ma, guardando oltre la mia testa, come se io non ci fossi, rispondeva agli uomini presenti. Ripetei... ma alla fine capii che lui riteneva di non dovermi proprio rispondere in quanto donna...
Naturalmente non tutto il personale del Residence-Hotel si comportava così, pur essendo tutti rigorosamente uomini: non c'era personale femminile. Quel cameriere aveva un problema in più con la sua cultura che altri erano riusciti a superare evidentemente.


Luxor

Egitto oggi


domenica 15 luglio 2012

Essere o apparire - raccolta "Le verità nascoste"


Essere o apparire

Normalmente suo marito non badava molto a quello che la gente diceva o faceva, era un vero uomo di scienza e dava importanza solo a cose relative alla conoscenza.
Lei, la moglie, invece era più portata per le scienze umane, la interessavano la medicina, la psicologia e scriveva anche. Per questo era un'attenta osservatrice dell'agire delle persone. Eppure su Valentino si sbagliò. Lo aveva sopravvalutato perché si interessava di poesia, di letteratura e di teatro. Gli piaceva cucinare ed invitare quanta più gente possibile a casa sua, senza particolari selezioni. 
"Perché non ti fai crescere la barba, - disse un giorno all'uomo che lavorava nel campo della Scienza pagato per questo dallo Stato - poi ti metti a fumare la pipa. Così ti dai anche un aspetto da scienziato." 
L'altro lo guardò pensando che scherzasse con un sorrisetto incredulo che gli increspava le labbra.
"Per "sembrare" uno scienziato?" Chiese divertito.
Ma Valentino non scherzava e spiegò convinto: "Così ti dai anche un "look" da scienziato: con la barba e la pipa."
Il professore e ricercatore si schermì: "Non ha senso. Non è che uno con la barba e la pipa diventa automaticamente anche uno che si occupa di scienza..."
"Ma così ti dai un'aria da scienziato!" Insistette Valentino.
L'altro lo guardò indeciso se pensare che era un poverello intellettivamente parlando o se era soltanto un fesso superficiale... ma non sapeva cosa era meglio delle due.
"Valentino - gli disse - se uno si occupa di Scienza nella vita è uno scienziato. Se uno ha barba e pipa ma non lavora nel campo della scienza è solo uno che ha barba e pipa."
"Ma non hai capito! Proprio perché sei uno scienziato devi darti anche un "look" da uomo di scienza!"
Il professore-ricercatore aveva un aspetto fine e professorale, suo malgrado, ma non capiva proprio perché secondo colui doveva preoccuparsi di cercare un aspetto artefatto per sembrarlo di più.
Quando con aria ironica, ma non cattiva,  lo riferì a sua moglie quella ci andò giù pesante: "Ma questo è un cretino! Che scemenza è mai questa! Ora bisogna atteggiarsi! Lo fanno i cretini!"
"Beh, a me fa ridere e penso anch'io che sia uno stupido Valentino, però pensa ad Einstein: con tutti quei capelli in disordine, le boccacce, le scarpe senza calzini..."
"Ma pensa ad Enrico Fermi, invece, senza bizzarrie, eppure era un vero genio, più di Einstein che arrivò alla relatività dopo il lavoro preparatorio di altri." Concluse perentoria la moglie. "Albert Einstein era un tipo strano di suo: uno che va oltre oceano con una cugina e cresce i figli di questa e non i suoi non è normale."
"Tanti padri si disinteressano dei propri figli..." Provò a dire suo marito.
"E non sono affettivamente naturali, non sono giusti, e Einstein non lo era. Per questo poi aveva quell'aspetto bizzarro, perché era strano, spero per lui che non abbia cercato di "avere un look" come dice quello scemo di Valentino!" 



Lo spreco continua checché ne dica Monti


Da: Silvia O:
A Savona, la plebe ,  per fare un'ecografia deve aspettare fino a gennaio 2014 (pubblicato la scorsa settimana su "Il Secolo XIX")
In rete questa notizia scandalosa la si trova ovunque. Riporto un link a caso:

LA SANITA’ SI TAGLIA (MA NON PER I PRIVILEGIATI DI PALAZZO CHIGI)

By Mario Giordano On luglio 10, 2012
La sanità si taglia. Per tutti? Ma no, non scherziamo: i privilegiati di Palazzo Chigi potranno continuare ad avere il loro ambulatorio privato: 12 medici specialisti, 9 infermieri, sette impiegati, cinque funzionari, 8 collaboratori e un numero elevato di consulenti che si occupano solo ed esclusivamente dei 1.300 dipendenti del palazzo del governo. Una struttura che, stando a quanto scrive il Fatto quotidiano, costa alla macchina dello Stato 3 milioni di euro l’anno (oltre ai costi delle visite intascati dai medici a libro di Palazzo Chigi). E che consente ai 1.300 privilegiati un trattamento di favore: basta prendere un appuntamento e la visita è garantita in tempi rapidissimi (spesso anche il giorno dopo) a prezzi politici in uno dei due ambulatori (uno proprio dentro Palazzo Chigi, al secondo piano, e uno nella sede della Presidenza del Consiglio di via della Mercede). Fa un certo effetto sapere che mentre si parla di risparmiare 500 milioni sulle siringhe e sulle lenzuola dei letti d’ospedale nessuno pensi di toccare questo privilegio. Ma la legge, una volta, non era uguale per tutti?

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Dice bene Silvia O.: la plebe. E' da troppo tempo che siamo trattati come tale in questa democrazia incompiuta.
E' giusto contenere gli sprechi della spesa pubblica, perché ce ne sono, e chiunque abbia onestamente lavorato e lavori in una struttura pubblica lo sa molto bene. I primi colpevoli sono coloro che hanno responsabilità di comando e possono, dunque, in tale posizione decidere sulla spesa. Sotto di loro i disonesti che vedono il comportamento scorretto di chi sta loro sopra e se ne approfittano facendo altrettanto nel loro piccolo, sicuri del sottaciuto e silente ricatto del "se lo fai tu, ed io lo so, lo faccio pure io e stai attento a non riprendermi se no ti denuncio scoprendo i tuoi altarini".
Nella sanità ci sono mille modi per rubare, perché di fatto di furto si tratta. Ad esempio esistono costosi dispositivi medici usa e getta che personale infermieristico o paramedico deve aprire per passarlo al medico che deve compiere un qualsivoglia atto sanitario e, volutamente, perché prende "regali" dal rappresentante del fornitore che spinge per avere sempre più ordinazioni in modo da aumentare il suo guadagno a percentuale, nell'aprire la confezione "inavvertitamente" spezza il costoso pezzo, allora bisogna aprirne un altro...
Basterebbe controllare questi sospetti errori o mettere delle multe e il "business" si fermerebbe perché l'infermiere o il paramedico direbbero al rappresentante: "Non lo posso fare questo giuochino, perché ci rimetto."
Dunque la colpa dell'andazzo vergognoso ricade sempre su chi comanda che, se fosse persona integerrima, potrebbe agire con rigore verso chi si comporta in modo lasso. Il problema è che integerrimo, chi consente queste cose, non lo è!
La ripulitura dovrebbe essere capillare e, naturalmente, tagliare i privilegi come quelli denunciati in numerosi articoli che, però, continuano nel menefreghismo più totale e senza vergogna. Anzi, la vergogna cosa è? Sparirà presto dal vocabolario italiano come la parola ormai andata in disuso e che mio padre usava spesso: galantuomo!
Due galantuomini. L'Italia non li ha difesi abbastanza: la specie si estingue.


giovedì 12 luglio 2012

Miserie umane e nobili intenti

Da: La Provincia di Cremona

Recensione del libro "I pappagalli" di Filippo Bologna


dom 8 luglio 2012

Per chi crede però che comunque tutto sia una combine, che il mondo della letteratura sia ormai puro commercio e che gli scrittori siano uomini più deboli e vanitosi degli altri, come certo capita, questa nera commedia di Filippo Bologna arriva a proposito per divertire, raccontando le vicende di tre autori in corsa proprio per il più importante premio italiano. È Arbasino che ha stigmatizzato la carriera dello scrittore da Giovane promessa a Solito stronzo per finire Venerato maestro e Bologna gioca su queste diverse età, attribuendole a tre diversi personaggi, l’Esordiente, Lo Scrittore e il Maestro, che non hanno altro nome, incastrandosi in un gioco narrativo che è certo parodistico, ma venato di nero e capace di tingersi di satira, riuscendo a raccontare fatti e sentimenti che si fanno esemplari. Certo molte sono cose risapute, specie nell'ambiente editoriale, ma qui le tre figure riacquistano una loro vivacità e verità, che sono la qualità del libro, al di là del contingente e della ricerca di identificazioni, con lo Strega o meno. Tutti e tre sono mossi dalla vanità e dall’ambizione di vincere per ottenere una pubblica consacrazione del loro talento letterario, che esiste, ma da cui manovre e ragioni del premio in gran parte prescindono. Tutti e tre cercano di fare leva sulla propria condizione, narcisisticamente, come se in gioco non ci fosse un premio letterario, ma la stessa loro vita. Tutti e tre si rendono ridicoli, o meglio, nel serio raccontarceli di Bologna, risultano meschinamente comici.
 Filippo Bologna
‘I pappagalli’
Fandango, 300 pagine
16.50 euro

Confesso che non conoscevo questo scrittore (d'altra parte è impossibile conoscere tutti gli scrittori di tutto il mondo presenti e passati) e, ascoltando la trasmissione di Radio 3 dedicata alla scrittura  mentre guidavo, ho scoperto un uomo molto intelligente, con una bellissima voce, che parlava di questo suo ultimo libro illustrandone i contenuti. Mi è subito piaciuta la sua interpretazione della realtà a lui nota: ciascuno di noi dovrebbe scrivere della propria esperienza, e lui in questo libro ne scrive in un modo che, nel mio piccolo, sento come anche mio; vedere con un occhio un po' moralistico, forse, le storture, le debolezze, le meschinità degli esseri umani. Ovviamente ciascuno conosce quelle dell'ambiente in cui si muove ed in cui, forse per migliori aspettative, si rimane delusi e si è costretti a ridimensionare. E' quello che ho fatto con il mio secondo libro "Il Romanzo dell'Università" e chi l'ha letto, e con cui ho potuto parlare, mi ha detto che è perfettamente riuscito nella sua ironica analisi, a tratti un poco amara.
Dunque, riflettendo su questo libro di Filippo Bologna, viene da dire che non esistono "eroi", persone "superiori" in nessun mondo, nemmeno in quello della Cultura, ma forse è più facile trovarne nel mondo ovunque, anche in ambienti umili e privi di cultura letteraria, scientifica o accademica, nella forma di anime nobili e di grande dignità mimetizzate in figure umane apparentemente insignificanti.



L'eredità di Lucio Dalla

Da: Sky.it - 4 luglio 2012
Lucio Dalla non aveva fatto testamento. Il patrimonio milionario del cantautore bolognese morto in Svizzera lo scorso primo marzo, pochi giorni prima del suo 69esimo compleanno, andrà così ai suoi cinque cugini, eredi legittimi. Resta dunque escluso Marco Alemanno, compagno di Dalla.
Gli eredi, se vorranno, ora potranno fare la Fondazione Lucio Dalla che, "se rispecchierà la sua volontà" potrà contare sul sostegno dell'Entourage del cantante. A dirlo è l'avvocato di Dalla, Eugenio D'Andrea: "Siamo disponibili a raccogliere l'immensa eredità artistica lasciata da Lucio e a lavorare insieme alla sua famiglia. Ci piacerebbe portare avanti la sua volontà, il suo spirito e la sua arte".

Il patrimonio dell'artista  - Lo si è appreso a margine della curatela dei beni da parte del commercialista Massimo Gambini, che ha fatto l'inventario dei beni dell'artista. Beni che vanno a comporre un patrimonio ricchissimo, che va dall'appartamento di 2.000 metri quadrati su tre piani in via D'Azeglio a Bologna in cui Dalla viveva con Alemanno, alla villa della isole Tremiti alle case di Milo, sull'Etna, e Pesaro, a quadri di valore (tra gli altri di Aspertini, Ontani, Paladino), alla barca di 22 metri, ai diritti d'autore, per arrivare alle due società di produzione - la Assistime spa e la Pressing Line srl - di cui il cantautore era socio.

Alemanno: i parenti fanno finta che io non esista - Alemanno una ventina di giorni fa, in una intervista al Corriere della Sera, aveva rotto il riserbo totale tenuto sino a quel momento e polemizzato con i cugini di Dalla: "I parenti fanno finta che io non esista, negano l'evidenza, da due mesi non ho più contatti diretti". Alemanno ha continuato a vivere nella casa di via D'Azeglio: "Sono prigioniero nella mia casa - si era sfogato - se devo andare in un altro spazio della proprietà, dove ci sono i miei oggetti o le opere d'arte che Lucio mi ha regalato, deve esserci un testimone, attento chissà che non rubi nulla. Mi hanno tolto le chiavi, hanno cambiato le serrature. C'è un curatore, che sta in mezzo tra me e i cugini".

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Dalla non ha voluto palesare i suoi gusti sessuali ed affettivi in vita e, dunque, forse sarà stato per questo che il giovane convivente Marco Alemanno affermava di vivere con lui per motivi artistici e che al funerale di Lucio (di cui riportiamo una foto) gli era accanto una giovane amica per fuorviare la realtà e proporsi come possibile fidanzata.
Ora, passi che uno non voglia far sapere gli affari propri a tutti, essendo anche un personaggio che vive dell'ammirazione del pubblico, ma Lucio Dalla non era certo uno sprovveduto e, se avesse voluto riconoscere a questo giovane un ruolo pensando al suo futuro, visto che lui si avvicinava ai settanta anni mentre Marco Alemanno  aveva ben 37 anni meno di lui, avrebbe potuto farlo benissimo facendo un semplice testamento. Poteva lasciargli tutto o in parte il suo patrimonio, in quanto il Codice Civile parla chiarissimo in tal senso. Il problema della successione diretta si pone solo nel caso ci siano propri figli, mogli in carica o genitori viventi, nel qual caso c'è una riserva sul patrimonio in quanto trattasi di eredi legittimi. Ma chi non ha né figli, né mogli, né genitori in vita, come era Lucio Dalla, può lasciare tutto il suo patrimonio a chi vuole, dividendolo come vuole fra persone diverse se lo desidera, e nessun cugino potrà reclamarlo in quanto non erede legittimo e diretto. Il Codice Civile chiama eredi fratelli e cugini solo se il de cuius non ha lasciato alcuna disposizione testamentaria, quindi in vacatio definisce una scala di priorità: prima i fratelli, se defunti i loro figli e così via in linea. In assenza dei fratelli subentrano i cugini. 
Dunque Lucio Dalla a quasi 69 anni non si è curato affatto di chi gli stava accanto. La risposta a questo la sa soltanto lui: era un insensibile e un gretto che in fondo in fondo pensava che i suoi parenti erano comunque sangue del suo sangue e tanto valeva che ci pensasse il Codice Civile alla sua eredità? Oppure avvertiva che poi fra sé e quel ragazzo non c'era un vero amore disinteressato? In entrambi i casi è indubbio che non ha inteso tutelarlo in alcun modo, neppure scrivendo due righe per un piccolo lascito... La legge gli dava ampia possibilità di disporre nella qualità e nella quantità del suo patrimonio e poi, volendo, lasciare il resto alle disposizioni del Codice. Ma non l'ha fatto, e su questo dovrebbe riflettere il suo giovane amico. Non sta certo ai parenti di Lucio pensare a lui se Lucio non ci ha pensato affatto. 

mercoledì 11 luglio 2012

Sabaudia: attentato alla raccolta differenziata

Newsletter circolo Larus

Novità da laruslegambiente.it


Ancora una discarica... (by Administrator, published Mercoledì 11 Luglio 2012 00:10)





Questa è la triste immagine che centinaia di cittadini e turisti sono costretti a vedere tra la migliara 56 e la migliara 58, in direzione Sant'Isidoro.



Lungo la strada che porta a Sabaudia assistiamo ad un vero e proprio immondezzaio. Una discarica a cielo aperto che emana un odore nauseabondo e che qualche irresponsabile ha voluto realizzare sul ciglio della strada. Rifiuti di vario genere abbandonati in grandi quantità e che non sono certo il biglietto da visita che la città di Sabaudia merita.

Il circolo Larus provvederà a presentare un esposto formale alle autorità e alla Procura della Repubblica, auspicando la pronta individuazione del responsabile.

Chiediamo inoltre un pronto intervento delle autorità per la bonifica dell'area e una più attenta sorverglianza, perchè episodi di questa natura non si ripetano più in futuro.

Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia 

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Aggiungo a questa informazione la mia senza foto, anche se, passando in auto per andare a S. Felice Circeo da Sabaudia e ritorno, volevo dire a mio marito: "Fermati che faccio una foto con il mio cellulare a questa immagine indecorosa!"
In un luogo non distante da questo denunciato dal Circolo Larus Legambiente di Sabaudia, ed esattamente nell'ultimo tratto della Via Litoranea, prima che questa finisca per diramarsi a sinistra verso S. Felice ed a destra verso Torre Paola, c'è un uguale maleodorante spettacolo all'altezza di alcuni locali pubblici, ben in vista sul lato destro della via andando in direzione di Sabaudia. La località della Via Litoranea dove è questo indecoroso spettacolo si trova, grossomodo, fra Molella e Mezzomonte. 
Il Sindaco di Sabaudia ha, insieme al suo Consiglio ed alla sua Giunta, inaugurato un servizio di Nettezza Urbana per rifiuti differenziati a partire dal 1° marzo di questo anno. Nell'Ordinanza che ha firmato e diramato ha precisato che per chi non ottempererà alle regole, necessarie perché il Servizio funzioni, ci sono multe salate. 
Invito il Sig. Sindaco a non lesinarle: possono essere un ottimo introito per le casse del Comune e un elemento di sicura disincentivazione a continuare l'imbrattamento della pubblica via.
Se il Comune non farà questo verrà meno ad un preciso compito e non potrà che aspettarsi che gli autori di tanto scempio vanificheranno la benemerita iniziativa della Raccolta Differenziata. 



venerdì 6 luglio 2012

Usura, leggi sopra leggi...

Da: ASCA


Lazio/Usura: maxi audizione alla Pisana su nuova legge regionale

06 Luglio 2012 - 14:45

(ASCA) - Roma, 6 lug - La commissione Affari istituzionali del Lazio, presieduta da Stefano Galetto (Pdl), ha tenuto una maxi audizione sulla proposta di legge, di iniziativa della Giunta regionale, relativa al contrasto ai fenomeni del sovraindebitamento e dell'usura. Un'iniziativa che fa seguito alla decisione, assunta nel corso dell'ultima seduta della Commissione, di fare delle proposta di legge n.319 del 21 marzo 2012 il testo di riferimento, in presenza di analoghi interventi legislativi presentati dai consiglieri Mario Mei (Api) e Annamaria Tedeschi (Idv).

''Il nostro obiettivo - ha spiegato Galetto in apertura di giornata - e' quello di mettere in campo una legge quanto piu' condivisa possibile, a partire dai soggetti che quotidianamente si confrontano con la piaga dell'usura, ovvero le numerose associazioni e fondazioni presenti oggi alla Pisana. Avremo modo, inoltre, di valutare attentamente i contributi migliorativi provenienti dalle altre due proposte di legge attualmente depositate sul tema del contrasto al sovraindebitamento''.
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Ancora su questa Legge Regionale! Debbono giustificare i soldi che paghiamo per mantenere un Consiglio Regionale, poi uno Provinciale, poi uno Comunale... Basta una legge ed applicarla bene e ne è stata varata una sull'usura dal Parlamento proprio questo anno, migliorando, dicono, quelle che già c'erano... Vedere il post precedente sull'argomento.
La summa di leggi in Italia, lo dicono anche all'estero, crea solo confusione nell'applicazione delle norme.
La gente continua  a rivolgersi all'"amico di famiglia", al buon conoscente... e l'usura ingrassa un sottobosco di delinquenza non sempre appartenente alla criminalità organizzata, ma strisciante, che si maschera in modo viscido e... ingrassa. Redditi che non giustificano certi tenori di vita andrebbero indagati... perché l'usuraio non mette nella denuncia dei redditi i suoi squallidi proventi.
Gli usurati sono spesso figure paurose, impaurite, non certo degli eroi, pronti a negare e  a coprire i loro aguzzini.
Vorrei proprio vedere cosa possono fare leggi su leggi regionali quando ce ne sono già di nazionali... E' la fiera dell'inutile e dell'inconcludenza.
L'usuraio

Sorrentino porta alla luce una società corrotta, con mano ferma sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello della regia.
Una delle vittime dell'usura... e ...dei suoi desideri...