mercoledì 8 agosto 2012

Inchiesta dell' "Espresso" sugli sprechi del CONI


DA: L'ESPRESSO

Coni, la Casta alle Olimpiadi

di Gianfrancesco Turano
Gli azzurri sono a caccia di medaglie ma i big del governo sportivo sono già al lavoro per il dopo Petrucci. Fra lobby, sprechi e molti milioni da gestire. Ecco il dietro le quinte di Londra 2012
(07 agosto 2012)
Ormai sono universi paralleli. Gli atleti olimpici si battono contro i migliori del mondo sotto gli occhi di miliardi di spettatori. Un solo errore e anni di preparazione massacrante finiscono in nulla. E poi ci sono loro, i mandarini dello sport nazionale presenti ai Giochi di Londra in folta delegazione. Non hanno l'incubo della gara e neppure dell'antidoping. Se la medaglia arriva, si offrono sorridenti alle telecamere. Se non arriva, poco male. Non è da quello che dipende la loro prossima rielezione, ma da una competizione politica dove sono imbattibili tanto da accumulare mandati su mandati, a volte cumulati con seggi in parlamento (Sabatino Aracu del pattinaggio, Paolo Barelli del nuoto).

Tra l'autunno del 2012 e l'inizio del 2013 tutto cambierà, in apparenza. Gli organi di governo dello sport italiano, prima le federazioni e poi il Coni, andranno al voto per essere rinnovati. I nuovi eletti, che saranno per lo più i vecchi rieletti, dovranno gestire i 409 milioni di euro girati allo sport dallo Stato (448 milioni del 2011 con 18 milioni di perdita). Ai soldi pubblici vanno aggiunte alcune decine di milioni di euro di ricavi vari dagli sponsor o dai cittadini che pagano l'ingresso alle piscine, alle piste e alle palestre.

Non male di questi tempi. Soprattutto perché i controlli sono facilmente aggirabili. E' raro che uno dei signori dello sport venga trovato positivo allo sperpero. Ma basta ficcare il naso in una delle 45 federazioni sportive nazionali (Fsn) affiliate per trovare una ricca casistica di sprechi.

Assunzioni a go-goIl vecchio Coni dei due Giulii (Onesti e Andreotti), pur avendo molti aspetti da carrozzone della Prima Repubblica, era un ente statale che svolgeva il doppio ruolo di sostegno allo sport di alto livello e di finanziamento all'attività di base. Poi nel 2002 il ministero dell'Economia Giulio Tremonti (Berlusconi III) decreta la nascita di una spa, Coni Servizi, controllata al cento per cento dal Coni, dunque dallo Stato, finanziata dal Coni (134 milioni nel 2011 e 143 nel 2012), sottoposta alla vigilanza della Corte dei conti, ma dotata della libertà di azione delle società di diritto privato. E' la moda del tempo. Si pensa di sveltire l'azione dei mastodonti pubblici aumentando i ricavi e abbattendo i costi. Soprattutto quelli del personale.

Coni Servizi viene dotata di 2.615 dipendenti ex Coni o Fsn. Circa metà sono impiegati negli uffici centrali e periferici. L'altra metà rimane presso le federazioni. Tra il 2003 e il 2007 poco più di 1.400 di questi dipendenti viene mandato in pensione oppure trasferito verso altre società della pubblica amministrazione. Già questo è un gioco delle tre carte perché la riduzione di personale non comporta diminuzione di spesa per le casse pubbliche. In compenso, parte il festival delle assunzioni. Secondo i calcoli di Giovanni Paladini, deputato dell'Idv, dal 2003 al 2011 ci sono 1.076 nuove entrate. Solo dal 2008 al 2011, le Fsn prendono 854 persone a chiamata diretta, senza bandi né concorsi. Possono farlo. Le federazioni sportive sono associazioni private, pur ricevendo milioni di euro all'anno di finanziamenti del Coni.

Secondo i deputati Fli Benedetto Della Vedova e Aldo Di Biagio, «si è giunti a un totale di 2.279 unità che erano e restano a carico pubblico a cui vanno sommati i 1.400 dipendenti dismessi con contributi del Coni ente».
Chi ha accettato di trasferirsi dal Coni alle Fsn ha ricevuto inoltre incentivi economici e promozioni, oltre alla garanzia di potere rientrare dopo cinque anni. Un gruppo di 141 di lavoratori Coni servizi ha rifiutato il trasferimento per timore di essere meno tutelato ed è stato messo in mobilità a fine giugno. Il sindacato Ugl, che ha presentato un ricorso in tribunale e un esposto alla Corte dei Conti contro il provvedimento, ha calcolato che il sovraccarico reale annuo delle nuove assunzioni sia pari a 46 milioni di euro. Nel gruppo dei trasferiti spiccano i 130 finiti in Federcalcio; 59 di loro sono stati ulteriormente distaccati alla Lega calcio, che è un'associazione privata composta dai proprietari di club, evidentemente bisognosi di un sostegno in termini di manodopera mentre si dedicano a costose operazioni di mercato.

L'inchiesta, che vi segnaliamo, prosegue per altre 2 pagine che potrete leggere sul sito dell'"Espresso".

Vulcani


Vulcani in Italia

L’Italia, insieme all’Islanda, presenta la maggiore concentrazione di vulcani attivi in Europa ed è uno dei primi al mondo per numero di abitanti esposti a rischio vulcanico.

Siamo sempre ai primi posti per quanto riguarda la mancanza di controllo e di prevenzione.

Vesuvio

    Il Vesuvio è situato a meno di 12km a sud-est della città di Napoli e a circa 10km da Pompei, in un’area popolata sin dall’antichità. Questo ha permesso di raccogliere numerose testimonianze sulla sua attività, rendendolo uno dei vulcani più conosciuti al mondo. L’eruzione di gran lunga più famosa è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia.


    Dal 1944, anno della sua ultima eruzione, il vulcano si trova in stato di quiescenza caratterizzato solo da attività fumarolica e bassa sismicità. Non si registrano fenomeni precursori indicativi di una possibile ripresa a breve termine dell’attività eruttiva. Il Vesuvio è sorvegliato 24 ore su 24 dalla rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv.

    Per salvaguardare la vita delle 550mila persone che vivono alle falde del vulcano il Dipartimento ha realizzato un Piano Nazionale di emergenza con la collaborazione di tutte le componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile.


    NOTIZIA DI OGGI:
    Nuova Zelanda, si risveglia dopo 115 anni il vulcano dormiente

    martedì 7 agosto 2012

    Interesse e disinteresse

    I post più letti, secondo i numeri forniti da Google Apps, gestore del blog, sono quelli che appaiono nell'elenco a destra della Home Page in ordine di visualizzazioni numericamente maggiori dall'alto in basso.
    Quelli meno letti o ignorati per ora sono solo 2: quello del 04/05/2012 "Comunicato", riguardante la manifestazione contro il mancato rispetto del Referendum da parte di ACEA ATO2, e quello più recente sui falsi ciechi che percepivano una pensione in maniera fraudolenta del 30/07/2012.
    Mi sorprende invece l'interesse per il post su Scalfaro che, in assoluto, è quello che ha avuto più visualizzazioni.

    Riflessioni sulla scrittura

    "...Ma se si guarda bene, si scopre che alla radice della letteratura c'è proprio il pettegolezzo. Non è pettegolo Monsieur Montesquieu con le sue Lettere persiane? quelle missive che si accavallano grondanti di umorismo e di malignità? non è pettegolo il nostro signor Alighieri? chi più di lui si diverte  a riferire tutti i segreti vizi e le debolezze degli amici e dei conoscenti..."
    L'umorismo a cui gli scrittori si abbeverano con tanta grazia da cosa deriva se non dal mettere in luce i difetti altrui?...

    Da : "La lunga vita di Marianna Ucrìa" di DACIA MARAINI

    Dacia Maraini (bellissimo nome, mentre il suo ex-compagno Moravia si chiamava più banalmente Pincherle) fa dire ad un personaggio del suo libro sulla nobile siciliana Marianna Ucrìa le parole che testualmente riporto sopra.
    Gli scrittori fanno dire ai loro personaggi quel che pensano, non sempre naturalmente, a volte li usano per mettere in luce quello che, invece, aborriscono... Comunque è il pensiero dello scrittore che, in tutte le sue sfaccettature, la sua filosofia, si esprime nella sua opera. Mi fa dunque molto piacere leggere questa analisi che la Maraini fa di un aspetto della letteratura...
    Riflettere su queste parole mi rafforza nella strada che ho intrapreso con questa raccolta di racconti un po' umoristici e un po' amarognoli che è "Le Verità nascoste...".  

    lunedì 6 agosto 2012

    La gente dimentica

    Dal sito della RAI, dallo spazio dato a Massimo Carlotto, come lui si racconta...

    Il suo passato, racconta, lo ha stivato in cinque grandi casse di legno e quando ha tentato di sollevarlo ha rischiato di rimanerne schiacciato. Erano atti giudiziari, perizie, articoli di giornale, lettere, telegrammi e appelli. Lo ha sistemato in cantina e ogni volta che trasloca - gli è accaduto tre volte da quando è uscito di prigione - lo spolvera, lo imballa e lo trascina con sé. 

    E fa bene a portarselo dietro, perché fa parte di lui, qualsiasi cosa voglia raccontarsi o raccontarci.
    Le prove non sono acqua fresca, soprattutto quando si è potuto usufruire di tanti processi e quindi di tanti giudici diversi che hanno esaminato e riesaminato i verbali, i fatti, da ogni angolazione e punti di vista, anche dei difensori.
    Ha ucciso. Questa è la sentenza, questa è la verità scaturita da questi processi, gira che ti rigira... E' fuori solo per la Grazia concessa su richiesta, quindi con il presupposto di accettazione della sentenza definitiva, a cui ha tentato in ogni modo di sfuggire, lecitamente con i ricorsi dei suoi legali, ed illecitamente fuggendo all'estero.
    Ma la Grazia che lo ha reso libero lo ha reso anche presenza sgradevole, per chi non dimentica che ha ucciso una ragazza inerme, troppo spesso nella televisione di Stato che si fa spot per i suoi mediocri libri di nera, materia di cui si intende bene.
    Forse perché ha tanti amici nella cosiddetta "intellighenzia di sinistra", lui che militava in Lotta Continua?

    domenica 5 agosto 2012

    Differenze - Da: "Le verità nascoste: racconti comici... ma non troppo


    Differenze

    Sotto il grande ombrellone, distesi sulle comode sdraio dai cuscini imbottiti, con il mare azzurro davanti a loro, brillante di gocce d'oro che il Sole vi accende, tre uomini parlano sorseggiando fresche bibite colorate.
    "Fra il cornuto e il tradito c'è una differenza, anzi, più di una." Fa l'uomo robusto sulla sessantina.
    "E quale sarebbe?" Chiede perplesso quello più o meno della sua stessa apparente età, alto e magro.
    "Il cornuto è sempre una figura squallida, perché si adatta alla situazione, mentre il tradito è uno che si fida e la cui fiducia viene tradita. Anche quando lo scopre, se lo scopre, il tradito reagisce sempre con dignità, non si adatta come fa il cornuto. Pure se le circostanze lo costringono a restare non finge, dimostra con l'atteggiamento il rifiuto della situazione, altrimenti umiliante per lui..."
    "Ma se resta..." Fa il lungo.
    "Ci sono tanti motivi che costringono a restare. Primo fra tutti i figli, se ci sono, poi motivi economici, di lavoro insieme alla fedifraga.... Tanti possono essere i motivi. Ma è l'atteggiamento che lo distingue dal cornuto, sempre spregevole. Il cornuto si adatta, accetta la sua umiliazione, se ne fa una corazza cinica e spesso reagisce contro gli altri, quelli che sanno della sua condizione."
    "E come vuoi che reagisca..." Fa con un gesto del braccio il lungo, come a sottolineare l'inutilità della supposta reazione.
    "Ti potrei portare tanti esempi...."
    "Fammene qualcuno."
    Il terzo uomo, più giovane dei due, fra i quaranta ed i cinquanta, ascolta e basta.
    "Al paese mio - fa il robusto ridacchiando sornione - c'era uno, non so se è ancora vivo..., che lo chiamavano "Il Sordo". Sai com'è nei paesi, si sa tutto di tutti, le corna non si possono nascondere..."
    "Se è per questo allora nemmeno in città." Interviene finalmente il terzo uomo.
    Il robusto continua il suo racconto con un sorriso sulle labbra: "Questo sordo un po' lo era, ma un po' ci faceva per non reagire a tutte le cose che sentiva in giro. Salutava facendo finta di niente quello di cui la moglie era innamorata cotta, uno scapolo, che poi era anche un mio zio... Io stesso, allora bambino, una volta li ho visti appartarsi nella stalla dei maiali. Il Sordo però si sfogava facendo insinuazioni destituite di ogni fondamento sulle sorelle di mio zio, dando fastidio ad una mia cuginetta... Insomma cercava di compensare la sua umiliazione cercando di gettare discredito sulle femmine della famiglia dell'amante di sua moglie. Senza riuscirci perché nei piccoli paesi si sa tutto di tutti... Lui continuava a vivere con la moglie e i due figli,  anche se in paese dicevano che la figlia più grande era di mio zio. Da piccolo non me ne rendevo conto, ma poi da grande ho capito che era proprio così: sia per la somiglianza di questa ragazza con mio zio, sia perché la madre doveva averle detto qualcosa, perché lei volle che una mia zia facesse da madrina a suo figlio." 
    "Sarà stato per le condizioni economiche... Era gente che viveva di agricoltura..." Riflette quello alto.
    "Anche - ammette il robusto - ma non solo. Per un paese così piccolo di cornuti ce ne erano diversi... Ma un paio hanno provato a reagire, pur nelle stesse condizioni socio-economiche... E quelli li annovero fra i traditi, poveracci..." 
    "Hanno rispettato la media nazionale comunque..." Commenta con un sorriso appena ironico l'uomo più giovane.
    "Uno dei traditi si chiamava Gaspare, detto Gasperino, una bravissima persona. La moglie nemmeno la faceva lavorare nei campi, perché avevano un'osteria con annesso un negozio di alimentari e affittavano pure delle camere. In paese c'era uno che pare fosse superdotato... è andata con quello, come altre eh! Una addirittura ha scodellato un figlio che somigliava come una goccia d'acqua al figlio che il superdotato aveva avuto dalla moglie. Pensate che la moglie a volte si sbagliava incontrandolo per le strade del paese e lo chiamava scambiandolo per il figlio!" Ride.
    Ridono pure gli altri due. "E il marito della porca?" Chiede sempre il lungo.
    "Poveraccio, - si fa serio il robusto - che doveva fare. L'ha menata, girava con un occhio nero... Lo sapevano tutti... Lui era povero e pieno di figli... La moglie gli serviva in casa perché lui doveva lavorare la terra tutto il giorno. Come vuoi che facesse con tutti quei bambini... Se l'è tenuto in mezzo alla sua cucciolata. Ma questo io lo considero un tradito, con la sua umile dignità, non ha mai tentato di calunniare gli altri per pareggiare i conti..."
    "E quel Gasperino?" Chiede l'uomo più giovane.
    "Eh, quello reagì con tanta dignità. Fece la valigia e se ne voleva andare. Lasciava due figli con quella vacca della moglie e pensate che era tutta roba sua: l'osteria, la locanda, il negozio... Tutta roba che gli aveva lasciato suo padre."
    "Poi?" Ancora il più giovane dei tre.
    "Poi restò perché qualcuno lo raggiunse lungo la strada e gli parlò dei figli... Ma non è stato più lo stesso. Prima era sempre sorridente, dopo era senza sorriso, gli occhi tristi."
    Rimangono un po' in silenzio, bevono le loro bibite. Poi parla quello più giovane.
    "Sai, c'è del vero in quello che tu dici... Io conosco uno che è proprio un cornuto come dici tu... Lo è da tanti tanti anni e la moglie è andata con diversi... Non so come sarà stato all'inizio, forse avrà sofferto, non dico di no... Ma comunque è rimasto. Poteva tornare a vivere con i genitori che stavano da soli; l'unica sorella, che era sposata, è morta... Invece è rimasto. Forse per le figlie. Non so. So che quando l'ho conosciuto io era un blocco monolitico di cinica indifferenza. Ma la cosa più brutta è come dici tu, cerca di buttare discredito su tutti, insinuando da niente... Come "Il Sordo" di cui hai raccontato."
    "Vedi? - Fa il robusto soddisfatto. - Vedi che la mia analisi è giusta? Guarda che io sono un osservatore dei comportamenti umani... Non mi servono gli psicologi: basta osservare i fatti, e sono comportamenti che si ripetono in molti cornuti. Pensano di rifarsi sugli altri della loro situazione umiliante!"
    "Ma non è altro che il banale meccanismo del "mal comune mezzo gaudio"! Minimizza quello alto e magro.
    "Un po' sì, - Ne conviene l'uomo fra i quaranta e i cinquanta. - Ma fino ad un certo punto. Questo che conosco io è un imbecille che arriva a sottolineare che chissà dove vanno le vicine quando escono la mattina a fare la spesa... E' proprio un'anima persa... Si è chiuso come in un bunker in cui fa resistenza contro l'avversa realtà negando tutto, protegge quella squilibrata della moglie facendo muro. Dovresti sentirlo come parla con voce sicura, fino quasi all'arroganza."
    "Ma la moglie ci ha i soldi?" Chiede il robusto con un sorriso ammiccante.
    "Sì, non tanti, ma dice che quello che hanno è tutta roba sua."
    "Ma lo dice lei o lui?" Chiede il robusto.
    "Lei, lei!" Fa il più giovane.
    Ridono. "Allora gli conviene!" Fa il magro.
    "Ce magna!" Rincara il robusto.
    "Non lo so come stanno le cose, ma certo ci sono tanti fatti che sono inconfutabili e questo personaggio per me è incomprensibile." Conclude il più giovane scuotendo la testa.
    "Ma che altro fa contro gli altri oltre ad insinuare che sono tutte come sua moglie?" Chiede ridendo il robusto.
    "Dice che sono matti tutti quelli che dicono che ha le corna. Ma la gente che colpa ne ha se i fatti vengono fuori da più parti? Mica possono fare come lui che fa lo struzzo con la testa sotto la sabbia!" 
    "Ma ci infila pure le corna sotto la sabbia?!" Ride grassamente l'uomo robusto. Quello alto e magro sorride.
    Il più giovane continua: "Mica può pretendere che la gente ignori dei fatti! Conosco un professore a cui ha telefonato a casa una conoscente, disperata perché il marito da dieci anni è l'amante di questa zozza della moglie di questo cornuto, chiedendogli che razza d'uomo immorale è questo..."
    "Ma questo professore che c'entra?" Chiede interessato il robusto.
    "Niente! Ha la disgrazia di abitare vicino a questa squallida coppia e di conoscere questa signora che gli ha detto che questa sporcacciona sta levando i soldi al marito, che è impaccato di soldi, e lei era molto preoccupata per questo."
    Gli altri due scoppiano a ridere. "Ah! Solo per i soldi si preoccupa la signora... Dieci anni, perbacco!!" Commentano insieme.
    "Il cornuto deve aver saputo che l'altra cornuta aveva cominciato ad agitarsi e che era arrivata a sfogarsi con il professore..."
    "E che ha fatto?" Sempre il robusto.
    "Ha cominciato a cercare di screditare il professore. Una cosa ridicola. Questo è uno ormai in pensione che, un po' per passare il tempo e un po' perché gli piace, dà ripetizioni gratuite a chi gliele chiede. Vanno a casa sua ragazzini delle medie come persone adulte che debbono magari fare dei concorsi. Per un periodo c'è andata la mia ex-fidanzata che doveva fare una prova per accedere ad un Corso. E' una donna sui quaranta anni. Per altro le lezioni gliele ha fatte gratis proprio per me, perché mi conosce bene, e questo cornuto ha cominciato a dire in giro che "riceveva" una donna quando la moglie non c'era. Perché la moglie lavora ancora e torna il pomeriggio tardi. E mi hanno detto che faceva pure il moralista, diceva: "Io questo non lo capisco... A casa mai... La casa è sacra per la famiglia..." 
    "Ma questo è proprio una merda!" Commenta duro l'uomo alto e magro.
    "Eh, sì! Per non parlare di quella sordida della moglie che fa insinuazioni su altre donne del vicinato e anche sulla moglie di questo professore, usando termini che sono tutti attribuibili a lei: puttana, zozza, schifosa ecc."
    "Ma nessuno li querela a questi?" Chiede finalmente serio l'uomo robusto.
    "Ma a chi gli va di buttare i soldi e di trovarsi in un tribunale con persone così? Tanto chi vuol vedere vede e chi vuol capire capisce." Conclude facendo spallucce l'uomo più giovane.


    sabato 4 agosto 2012

    Bravi i nostri Carabinieri


    Imprenditore aggredito in villa
    Figlia sventa la rapina, 4 arresti

    CITTA' DI CASTELLO - Una rapina già vista in Umbria. L'aggressione armata al buio, alle spalle, i rapinatori che arrivano in casa, svegliano gli abitanti puntando loro i coltelli alla gola e legano tutti, poi rubano ogni cosa abbia valore. Ma quella dell'alba di oggi in una villetta a Galliano, frazione di Città di Castello, è finita bene.

    Dei quattro banditi, due sono stati arrestati poco dopo la fallita rapina. Gli altri due, ricercati dall'alto con un elicottero e nelle campagne del tifernate con le pattuglie, sono stati fermati in un secondo momento. I gioielli, i contanti, l'oro e tutto quello che avevano rubato dalla villa di un imprenditore, è stato recuperato. La vittima è il titolare di un night club che si trova in provincia di Arezzo, aggredito verso le 4.30 mentre stava rientrando a casa. I quattro l'hanno bloccato armati di pistole e coltelli. L'hanno aggredito e portato dentro casa.

    Poi l'hanno legato. Hanno svegliato la moglie e due dei figli, minacciandone uno con un coltello alla gola, e hanno legato anche loro. Ma non si sono accorti della presenza di una terza figlia, di circa 30 anni, che ha chiamato il 112 mentre i rapinatori erano ancora in casa. Nascosta, senza farsi sentire, ha telefonato ai militari del radiomobile di Città di Castello che sono arrivati mentre i quattro stavano scappando a bordo del fuoristrada dell'imprenditore.

    L'inseguimento è stato violento, i rapinatori hanno speronato una delle auto dei carabinieri ma sono finiti fuori strada dove sono stati bloccati. Dei quattro, due sono riusciti però a continuare la fuga mentre gli altri, albanesi, sono stati arrestati. Uno di questi, l'unico del quale si conosce l'identità, è stato ferito a un braccio da un colpo di pistola dei carabinieri, ma non è grave ed è stato trasferito in carcere. Altri due, anche loro di nazionalità albanese, sono stati portati nel commissariato di polizia di Città di Castello e secondo gli agenti sono "fortemente sospettati" di aver preso parte alla rapina. Erano nei pressi di un abbeveratoio di campagna, stavano cercando di lavarsi.

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    Ancora plauso ai benemeriti Carabinieri che, con non eccelse paghe, rischiano la loro incolumità nello svolgimento del loro compito contro una delinquenza violenta e senza scrupoli.
    Speriamo che i nostri strani magistrati non se la prendano con il carabiniere che ha giustamente sparato, visto che i nostri militi sono stati aggrediti e speronati.  

    Incontro fra Bersani e Rubalcaba


    RUEDA DE PRENSA EN ROMA
    Rubalcaba: "“Estamos ante un ataque al euro, especulando sobre la deuda" y "lo que está pasando es que le están dando una patada al euro en el culo de España y de Italia"

    "Estamos preocupados y defraudados" por las declaraciones de Draghi, porque no es razonable "que el BCE se desentienda de la suerte del euro"

    El Secretario General, Alfredo Pérez Rubalcaba, aseguró hoy que los socialistas se encuentran “hondamente preocupados y defraudados” por las declaraciones que ha realizado este mediodía el Presidente del Banco Central Europeo, Mario Draghi, porque el “BCE ha quedado muy lejos de lo que esperaba, no solo España e Italia, sino Europa, EEUU y el mundo”. “Lo que no ve normal ningún ciudadano en Europa es que haya un BCE que se desentienda de la suerte del euro”, añadió.
    Durante una rueda de prensa junto al Secretario Nacional del Partido Democrático italiano, Pier Luigi Bersani, tras la reunión que ambos han mantenido en Roma, Rubalcaba remarcó que “de lo que Draghi dijo en Londres a lo que ha dicho hoy hay un abismo”. “Esperemos que en los próximos días esta primera decepción se pueda corregir y que el BCE adopte medidas concretas para salir de la crisis”.
    A juicio del responsable socialista, es probable que si España no estuviera en el euro nuestra prima de riesgo se situaría entre 200 y 300 puntos, porque entre esta prima y una de 600 “hay 300 puntos que España está pagando por su pertenencia al euro, no por nuestros fundamentos económicos”. “Estamos ante un ataque al euro en toda regla, especulando sobre la deuda española e italiana” y “lo que está pasando es que le están dando una patada al euro en el culo de España y también en el de Italia”, sentenció.
    “Al final estamos hablando del seguro de desempleo de los españoles, de sus pensiones, de los hospitales y de las escuelas y sobre eso la gente está esperando una respuesta”, dijo el líder socialista.
    “Europa debe tener conciencia -dijo- de que estamos en un momento económicamente muy difícil- también política e históricamente-, porque está en juego algo más que la salida de una crisis económica; nos jugamos la zona euro”.
    Durante su comparecencia, Rubalcaba defendió que Europa necesita “opciones progresistas” y reiteró que “solo con recortes sociales no vamos a salir de la crisis, que hace falta poner en práctica políticas de crecimiento”. “España no va a salir adelante solo con recortes, recortes y recortes, sino que, al revés, vamos a aumentar el sufrimiento de los españoles y, probablemente, nuestra recesión y el desempleo”. En este sentido, consideró “significativo” el dato del paro conocido hoy, que calificó como “un mal dato de empleo para nuestro país”.
    Además, Rubalcaba dijo coincidir con Bersani, con Monti y con Rajoy en que “es fundamental aplicar ya las decisiones que tomó el Consejo Europeo hace ya bastantes semanas, porque es muy importante que Europa aplique las cosas que acuerda”.
    El Secretario General del PSOE hizo estas declaraciones tras la reunión que mantuvo con el Secretario Nacional del Partido Democrático, Pier Luigi Bersani, en la sede de esta formación en Roma, en la que también participó la Vicesecretaria General, Elena Valenciano


    venerdì 3 agosto 2012

    Marilyn Monroe un mito? Perché?

    "Non basta andare a letto per diventare una star. . .  Ci vuole di più, molto di più. Però aiuta. Un sacco di attrici hanno avuto la loro prima occasione grazie a quello. Gran parte degli uomini sono talmente orribili, meritano che se ne cavi tutto quanto si può!".
      Marilyn Monroe

    Questo triste giudizio attribuito a  Marilyn Monroe fa pensare al modo di vedere gli uomini che hanno le prostitute: il loro accettare tutti i contatti, tutte le brutture, giustificato dalla moneta che ne possono ottenere.
    Al di là dell'aspetto, dentro la testa la persona che era questa attrice pensava in modo necessariamente cinico ed utilitaristico sugli uomini.
    In parte questo era dovuto alla sua storia infantile di abbandono affettivo, di solitudine affettiva, e di brutali tentativi di sopraffazione da parte di esseri umani orribili, come ce ne sono tanti ed ovunque, che cercano di predare le creature che sentono deboli e indifese.



    DA: La Repubblica

     L' ultima diva nata dal divano fu probabilmente Marilyn Monroe, che non tentò mai di nasconderlo: "Tutte l' hanno fatto. Faceva quasi parte del mestiere. Loro volevano assaggiare la mercanzia e se dicevi di no ce ne erano almeno altre venticinque disposte a dire di sì. Non era un dramma". Cinicamente, gli autori sostengono che se Marilyn non fosse andata a letto, tra un marito e l' altro, con chiunque glielo chiedesse come fosse un suo dovere,  un suo atto di cortesia, oggi non sarebbe un mito ma una cameriera troppo in carne in qualche self-service: non tenendo conto che anche per lei sarebbe stato meglio esser viva che morire giovane e disperata, dopo l' ennesimo aborto e l' ennesima orgia organizzata da Peter Lawford, cognato dei Kennedy che di lei non volevano più saperne. Eppure quella specie di macelleria che fu Hollywood, almeno da come la racconta Selwyn Ford, fu anche uno dei luoghi dei massimi sogni, delle speranze più accanite per migliaia di ragazze: una di loro, diventata brava attrice e di cui il libro non fa il nome ha detto agli autori: "Avete un' idea dell' attrazione sessuale che i proprietari di quei sofà esercitavano su di noi? Non pensate a com' erano fisicamente, credetemi, non c' è afrodisiaco più forte al mondo di un uomo che può realizzare un sogno. Non credo che molte di noi siano state trascinate verso il sofà mentre scalciavano e urlavano".

    di NATALIA ASPESI

    Ecco, le cose stavano così... Se una donna accettava di prostituirsi, perché di questo si tratta, lo faceva per ottenere uno scopo che per lei era più importante di una ingombrante eventuale etica o morale. Era una scelta calarsi le mutande davanti al potere.
    La virtù di Marilyn Monroe sta solo nell'averlo ammesso senza ipocrisie. E questo è già qualcosa rispetto agli abissi di immoralità e di disponibilità ad ogni compromesso di certe dive e divi del cinema. 
    Perché allora farne un mito? Anch'io, quando a sedici anni quell'estate del 1962  appresi della sua morte prematura, provai sgomento, quasi che la morte non potesse riguardare un essere umano simbolo di fama, di bellezza, di fortuna... Ma questo era dovuto alla mia scarsissima percezione della realtà del mondo e della vita per assenza totale di esperienza.
    Poi imparai che la morte può cogliere tutti a tutte le età e in molteplici modi, e non c'è splendore e fortuna che possa evitarlo.
    Come si forma il mito? Sicuramente in questo caso per essere morta nel fiore della bellezza e della fama.  Il resto sono splendori e miserie di una bellissima donna, molto sfortunata nella sua infanzia ed adolescenza, ma come ce ne sono tante... e non tutte vengono ripagate con bellezza e successo.
    Certo, abbiamo visto che il successo l'ha perseguito pagando la moneta della prostituzione, ma l'ha fatto volontariamente... Ha poi continuato anche per diletto, conquistando ogni uomo le capitasse a tiro. Emblematico è l'episodio con Yves Montand, sedotto sotto gli occhi della umiliata moglie, Simone Signoret, che se ne tornò in Europa lasciandole il rimbambito Yves che stava girando un film con lei.
    Erano tutti irresistibili grandi amori o esercizio crudele del suo fascino per umiliare, usare, per soddisfare il suo sconfinato e malato narcisismo?
    Chi ne parla come di una specie di Santa pagana giustifica tutto con la sua mancanza di amore negli anni della sua formazione. E' possibile... ma non giustificabile. Poteva cogliere le occasioni di affetti veri che la vita le ha messo davanti, un esempio è il campione di base-ball Joe Di Maggio. Basta leggere le varie notizie su di lei e lui, quando era suo marito e, soprattutto, dopo, per capire che lui l'ha amata veramente e non solo come un simbolo sessuale o come un batterio su un vetrino da esaminare freddamente come ha fatto Arthur Miller.
    Lei era troppo nevrotica per saper costruire qualcosa di duraturo e ha divorziato dall'unico uomo che l'ha rispettata come essere umano solo perché lui era geloso e qualche volta, sembra, l'ha picchiata per questo.
    Ma qualcosa bisogna pur sopportare in questo mondo che non è un Eden e, invece di rassicurarlo, ha preferito lasciarlo, continuando a prostituirsi con il Potere, che ora non doveva più darle lavoro nel cinema, ma solo la soddisfazione di andare a letto con lei, non importa se erano due fratelli, i confini della morale di Marylin Monroe erano sfilacciati, non c'erano a far da argine e puntello alla sua deriva. 
    Il mondo è la fogna che è ed è la nostra scelta che ci salva o ci perde. Lei si è persa e non c'è nulla di mitico in questo, anzi...
    In mezzo a tanta poesia sprecata per questa donna nevrotica e bellissima, riporto qui sotto un articolo che non celebra con parole assurde un mito che non c'è:



    Da: Il Secolo XIX

    I peggiori nemici di Marilyn Monroe sono stati i suoi estimatori. Non il pubblico che si è fatto confondere dalla beatificazione dell’attrice, ma artisti e intellettuali, uno per tutti Norman Mailer, che si sono intestarditi nel farne un simbolo. Di cosa non si capisce nemmeno adesso, a mezzo secolo dalla morte. Non è mai stata una grande attrice, tanto è vero che se ne decanta solo l’appeal fisico, al massimo la simpatia come in “Quando la moglie è in vacanza” o”A qualcuno piace caldo”. Parliamoci chiaro: nell’ultimo film della sua carriera, “Gli spostati” del 1961, afflitto da disgrazie a non finire perché nel giro di poco sono morti i tre interpreti principali, Clark Gable, Montgomery Clift e la Monroe, proprio l’attrice non dà il massimo.
    Ma non è l’unico caso. Per Marilyn vale la più crudele delle nemesi maschili: concupita per un corpo voluttuoso, è sempre stata considerata meno di un’oca. Al massimo una ragazza fragile da consolare. Possibilmente di notte. Alla Monroe, così irresistibile a parole, non è mai stato risparmiato nulla. Nemmeno di aver avuto un amore lesbico a sedici anni, come suggerisce, con tempismo sospetto, lo scrittore newyorkese Tony Jerris nella biografia “Marilyn Monroe: My little secret told by Jane Lawrence”. Non contento di svelare un rapporto delicato e lacerante, le due erano minorenni, Jerris batte sul solito tasto della Sodoma e Gomorra hollywoodiana: sì, la Monroe ha amato Liz Taylor, Marlene Dietrich, Barbara Stanwyck e pure Joan Crawford. Sai che scoperta.
    Promiscuità, leggerezza, depressione, sesso facile con più uomini, al punto che l’essere stata amante sia di John che di Robert Kennedy è sempre passato come un’impresa. Qualcosa in linea con la libertà degli anni ’60, invece, è la relazione che l’ha uccisa emotivamente e, secondo le teorie cospiratorie ricorrenti in America, probabilmente quella che le è costata la vita se è stata avvelenata. Se vi sembra un’icona, bisogna capire di cosa. «Ci sono stati emotivi che Marilyn non può controllare a lungo» dicevano sui suoi set «quando dice di stare male, è vero. Lei crede di essere malata. Può anche avere la febbre, ma è un malessere interiore. Tutto di testa».
    Dopo la sua morte, nessuno si è preoccupato di ristabilire la verità artistica. Era o non era una brava attrice, era o non era un sex symbol? Al contrario, come succede spesso a chi se ne va relativamente giovane, tutto viene proiettato come un missile verso lo strato più alto e rarefatto della fama. L’abito che si alza, per il getto di aria calda in “Quando la moglie è in vacanza”? Un segno di arte pop. Il che è risibile, semmai è un’idiozia della sceneggiatura. Invece di quella posa oscena, di quel sorriso orgasmico si fanno statuette per qualsiasi uso. Innocente, sì, ma destinato all’iperuranio dell’universalità.
    I tre matrimoni naufragati? Passi per il primo, quando ha 16 anni, ma quelli con il campione di baseball Joe Di Maggio e con il drammaturgo Arthur Miller sono sempre visti dall’orgoglio nazionale, la star erotica che sposa due eroi: l’atleta e lo scrittore. Peccato che la considerazione per Marilyn sia più o meno quella che si concede a una sgualdrina. I fans che le scrivono 5 mila lettere alla settimana, e che le chiedono la mano a dozzine, accettano un massacro mediatico scambiato per complicità. Un pasticcio simile non si vedrà mai più.
    La Monroe è più oggetto di caricatura che del desiderio. Vi pare che abbia dettato la moda come scrivono a vanvera oggi? Semmai chiedete un tubino alla Audrey Hepburn o un tailleur o un abito da cocktail alla Grace Kelly, che fra l'altro ha dato il suo nome alla più bella delle Hérmès. Non mi pare che sia mai toccato a un succinto abitino di Marilyn. No. Intorno a questa ragazza sfortunata ma mediocre, sulla quale hanno fatto soldi e popolarità tutti, compreso l’Elton John di “Goodbye Norma Jean”, è nato un culto che non porta da nessuna parte. La diva più mirabile, Greta Garbo, se ne stava zitta. Marilyn cinguettava a sproposito. Riposi in pace.
    Renato Tortarolo

    Non condivido tutto quello che scrive Tortarolo, né che per illustrare l'articolo Il Secolo XIX abbia pubblicato una foto di una delle tante sosia della vera Marilyn scrivendone sotto il nome come se fosse lei, dimostrando di non saperla neppure riconoscere, ma ho riportato questo articolo solo perché non è la solita ridicola campana che celebra un mito che non ha motivo di essere.
    Dietro il suo sorriso che copriva depressione, sconfitte e rinunce per quel successo accanitamente perseguito, c'erano anche tanti aborti:
    "...la stessa Marilyn disse di aver avuto quattordici interruzioni di gravidanza."
    Voglio dare su di lei il mio semplice parere di spettatrice dei suoi film: per me era una brava attrice, una brava professionista che sapeva tenere la scena, ed era molto bella. Tutto qui.


    Promuovere per rimuovere


    Il 26 luglio 2012 il CSM ha dato il via libera al collocamento fuori ruolo del Procuratore aggiunto di Palermo Ingroia che smetterà le vesti di PM per un anno per andare a dirigere in Guatemala un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico su incarico dell'ONU.


    Se ha accettato l'incarico Ingroia può avere un unico motivo: sa che se rimane gli fanno fare la fine di Falcone e Borsellino.
    Il 21 maggio 2012 Ingroia era stato ospite della trasmissione di Oliviero Beha su RAI3 che va in onda al mattino: si è parlato di Falcone e Borsellino ed è stato detto dal conduttore che Ingroia era sotto minaccia di fare la stessa fine. Rivolto ad Ingroia ne ha chiesto conferma ed il magistrato, con uno sguardo triste che non posso dimenticare, non ha potuto smentire. 
    Un Paese che non sa proteggere i suoi uomini migliori che Paese è?