lunedì 22 ottobre 2012

Scampato pericolo

Da: PANORAMA.IT 17 ottobre 2012
di Claudia Daconto 

Idv: ecco perché Maruccio ha potuto far sparire 781 mila euro


Slittato l'interrogatorio da martedì a domani, a causa della morte del procuratore aggiunto Alberto Caperna, finalmente l'ex capogruppo Idv alla Regione Lazio Vincenzo Maruccio potrà fare quello che promette da oltre una settimana: spiegare a tutti, magistrati, giornalisti, elettori e cittadini come mai ha prelevato dalle casse del suo gruppo 781 mila euro di soldi pubblici e soprattutto dove diavolo sono finiti visto che sui suoi dieci conti corrente non c'è rimasto più un centesimo.
Nonostante sia accusato di peculato, con chi ha potuto sfogarsi in questi giorni, Maruccio è apparso dilaniato da un cruccio in particolare: "Le accuse contro di me cadranno - si è sempre detto convinto - ma la mia carriera politica è comunque finita". Una carriera davvero fulminea quella del pupillo di Antonio Di Pietro, giovane avvocato cresciuto nello studio Scicchitano e lanciatissimo verso i vertici di un partito di cui, a soli 34 anni, era già diventato segretario regionale.
Nei giorni scorsi Panorama.it ha incontrato i collaboratori più stretti dell' enfant prodige di Vibo Valentia, i quattro consiglieri che per due anni e mezzo hanno lavorato gomito a gomito con lui alla Regione, il segretario romano e un rappresentante della cosiddetta “base”. Abbiamo preso visione del conto corrente del gruppo, ci siamo fatti spiegare il meccanismo con cui i soldi entravano in cassa, abbiamo cercato di capire come uscivano.
Abbiamo appreso, per esempio, che Maruccio ha sempre gestito in totale autonomia il contributo regionale destinato al gruppo Idv pari, nel 2011, a 1 milione 217 mila euro e che non ha mai fatto vedere né bilancio né singole fatture agli altri consiglieri che, d'altra parte, non lo hanno mai preteso visto che, questa è stata la giustificazione di tutti, “ci siamo sempre fidati ciecamente di lui”. Ma è legittimo "fidarsi ciecamente" quando in ballo ci sono non tanto i propri soldi e interessi quanto quelli dei cittadini che si rappresentano? E' proprio questo che oggi i militanti non perdonano ai quattro consiglieri e per cui pretendono che non siano più ricandidati.
E pensare che, fino alla pubblicazione del rendiconto sul nostro giornale, loro nemmeno avevano idea, giurano, che a disposizione ci fossero così tanti soldi.
Ma a quali fonti attingeva Maruccio?
Ogni mese su un conto del Credito Artigiano intestato all'Idv il Consiglio regionale versava delle somme, alcune fisse altre variabili. Quelle fisse erano relative al contributo al gruppo (8.736, 07 al mese) e all'articolo 8 della legge 6 del 1973 a titolo di rimborso delle spese sostenute al fine di mantenere il rapporto tra eletto ed elettori (20.950 euro che diviso per cinque – il numero dei consiglieri – fa appunto 4.190 euro a testa al mese). Le somme variabili erano quelle per il cosiddetto “funzionamento del gruppo” ed erano determinate dal famoso accordo verbale tra tutti i partiti raggiunto in seno alla commissione Bilancio – dove sedeva anche lo stesso Maruccio – e poi presso l'Ufficio di Presidenza – dove siede l'altro consigliere Idv Claudio Bucci – e che ha fatto lievitare la cifra da 1 milione di euro (Giunta Marrazzo) a 14 milioni (Giunta Polverini). Per quanto riguarda l'Idv un mese troviamo 38.750 euro, un altro mese 125 mila, quello dopo ancora 45 mila e così via. In totale, in un anno, si tratta di 861 mila euro, “la cifra dello scandalo” come l'ha definita la neo capogruppo Anna Maria Tedeschi mentre Giovanni Colagrossi, ex capogruppo Idv e membro del Coreco (Comitato controllo contabile) ricorda: “Avevo espresso a Maruccio tutto il mio disappunto sulla modalità di assegnazione ai gruppi di questa cifra e per l'entità della stessa, ma lui mi rispose che si trattava di un accordo tra tutti i partiti e che quindi andava bene così”.
Come rivelato da Panorama oggi in edicola, Giulia Rodano, Giovanni Colagrossi, Anna Maria Tedeschi e Claudio Bucci sostengono inoltre che Maruccio non abbia mai versato loro con regolarità i famosi 4.190 euro al mese dell'articolo 8. Colagrossi aggiunge di non aver affatto percepito le ultime 4/5 quote mentre Bucci, cui ne mancano almeno un paio, dichiara che Maruccio giustificava i ritardi incolpando il Consiglio regionale di non versargli le quote con regolarità. Una scusa che non sta in piedi visto che il “contributo art.8 consiglio regionale”, pari a 20.950 euro totali al mese da dividere tra i cinque consiglieri Idv, è proprio una delle due somme versate sul conto del gruppo stesso all'inizio di ogni mese e con assoluta regolarità.
Non ho mai pensato che Maruccio potesse non versarci quei soldi - cade dalle nuvole Giulia Rodano -  Ho sempre notato, però, che i pagamenti non erano mai puntuali. Per mesi non arrivava niente, poi magari arrivavano due quote insieme”. Anche Tedeschi, che incontriamo nell'ufficio che fu di Maruccio, sembra risvegliarsi da un lungo sonno: “Ho sempre trovato piuttosto anomalo il fatto che questa quota non ci venisse versata direttamente in busta paga ma dovesse passare per le mani del capogruppo. Comunque anch'io non sono certa di aver ricevuto tutte le quote, per molti mesi consecutivi il pagamento saltava”.
A proposito di come venivano gestiti i soldi del gruppo, Tedeschi inoltre ammette: “Non ho mai chiesto di prendere visione delle singole fatture”. Altrettanto Rodano: “E' vero, non ho mai chiesto di vedere una fattura. Mi sono sempre fidata. Sono stata una cretina? Comincio a pensare di sì”.
Come si permette la Rodano di dire che si è fidata? - sbotta il consigliere municipale dell'Idv Andrea Montanari quando gli riportiamo la posizione assunta dalla consigliera  - Per le iniziative sul territorio non c'era mai una lira. Proprio per questo a Roma, a quanto mi risulta, se ne sono fatte pochissime, o comunque io non sono stato invitato”.
A questo proposito appare interessante anche quanto rivela Roberto Soldà, "tutte le iniziative sul territorio - spiega il segretario romano - costano al massimo 1.500 euro, la maggior parte non più di 500; quelle promosse dai sei circoli sono addirittura sempre state autofinanziate dai membri stessi del circolo; per le altre a pagare di solito è il partito, non il gruppo alla regione. Nonostante ciò era comunque Maruccio, in qualità di segretario regionale (e non di capogruppo alla Regione), a occuparsene. Non gli sono mai state presentate fatture per ottenere rimborsi. Era lui a organizzare sempre tutto".
La domanda dunque è: se Maruccio ha speso pochi spiccioli per le iniziative sul territorio, per cui tra l'altro pagavano i militanti di tasca propria o direttamente il partito con i suoi fondi, cosa ci ha fatto davvero Maruccio con quasi 600 mila euro rendicontati come spese per convegni e manifesti?
Quando per la prima volta presi visione del rendiconto pubblicato da Panoramaracconta uno stretto collaboratore del gruppo - sono rimasto molto sorpreso, quasi scioccato, nel leggere che per convegni, riunioni e conferenze erano stati spesi nel 2011 oltre 222 mila euro. In realtà, fino ad oggi, quando si è trattato di dover scegliere tra le location per gli eventi, Vincenzo Maruccio ha sempre optato per quella più economica. Era attento a spendere il meno possibile”.
La stessa fonte riferisce anche di aver constatato da parte di Maruccio “una gestione caotica del denaro” dovuta a una continua “commistione tra pubblico e privato. Maruccio, in sostanza, anticipava di tasca sua dei soldi per poi rientrarci attraverso bonifici sul suo conto dai fondi del gruppo. Tuttavia, sia Tedeschi che Rodano affermano di non averlo mai saputo. “Per quanto mi riguarda – dichiara Giulia Rodano – non gli ho mai presentato mezza fattura. Per le iniziative di cui io stessa mi facevo promotrice ho sempre pagato tutto di tasca mia. Non avevo la minima idea che ci fossero tutti quei soldi a disposizione”. Anna Maria Tedeschi aggiunge: “Anche l'altra sera ho organizzato una pizza nella mia città con gli iscritti di zona, ma ho pagato io, come sempre”.
Anche Giovanni Colagrossi non ha mai avanzato richieste per rimborsi e ricorda che quando era lui capogruppo, e si ritrovava a gestire poco più di 40 mila euro in un anno contro 1 milione e 200 mila, ogni uscita era certificata e messa agli atti. Alla domanda sul perché non abbia preteso da Maruccio la stessa cosa, Colagrossi così risponde: Perché mi fidavo di lui. Ho peccato d'ingenuità. Sono stato negligente”. E non ha mai pensato che trattandosi di soldi dei cittadini lei e i suoi colleghi avevate il dovere di “non fidarvi”?Ora sì. Ma anche quando è scoppiato lo scandalo Fiorito e tutti noi abbiamo chiesto a Maruccio se in casa nostra era tutto a posto, lui ci ha detto che potevamo stare assolutamente tranquilli”.

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Questo articolo merita più di un commento. Perché questi signori io li conosco tutti e non ho avuto bisogno di questo bubbone che è scoppiato per capire che tutto si svolge in un'atmosfera falsa dentro quel partito. I militanti che se ne sono andati delusi e anche disgustati lo dicono, lo sanno. E se ne sono andati, come me, dopo aver provato e riprovato a testare la sincerità delle intenzioni di questo partito che dice, a parole, di essere diverso dagli altri.
Il primo responsabile è lui: Antonio Di Pietro, che ora cerca di mettere la foglia di fico su quello a cui non crede più nessuno, primi fra tutti quelli che stanno ancora dentro.
Comincio dalla fine, dalle giustificazioni da scolaretti dei Consiglieri Regionali.
Ma con i soldi che prendono e la responsabilità che si sono voluta prendere per meritarsi quei soldi pensano che la gente sana di mente possa credere che: "Non avevo la minima idea che ci fossero tutti quei soldi a disposizione..." oppure "Ho peccato d'ingenuità. Sono stato negligente”.?
Poveri scolaretti !!! Come minimo si puo' dire che NON SONO DEGNI DI ESSERE RIELETTI perché NON ADATTI AD UN RUOLO COSI' DELICATO ED IMPORTANTE.
La verità però è un'altra: nessuno poteva toccare Maruccio perché era il  pupillo di Antonio Di Pietro! Il padre padrone del Partito e del suo marchio! Marchio che molti portano come un "franchising". Tanto da aprire sedi sotto elezioni a spese proprie (il partito non gli dà una lira) per chiuderle una volta raggiunta la poltrona. Tanto che i più ingenui militanti (loro sì possono fregiarsi di ingenuità per aver creduto alla faccia televisiva di Di Pietro) chiedevano come mai tali sedi sparissero dopo le elezioni e non fossero invece un luogo di incontro per fare attività di partito. 
"la mia carriera politica è comunque finita" dice Maruccio. Ce lo auguriamo tutti! E spero che la gente dia una sonora lezione a queste persone, che ingannano il prossimo, non dando a quel simbolo che tanti soldi maneggia, (mentre il proprietario del marchio tuona ipocritamente sul risparmio del denaro pubblico per la povera gente), il suo voto!
E voglio terminare con quanto scrive Flores D'Arcais, uno che a Di Pietro ci aveva creduto:

Anche dalla “faccenda Maruccio” Di Pietro non imparerà nulla. Ogni volta che un suo protetto viene preso con le mani nella marmellata (chiamiamola così) cade dal pero. E garantisce che non accadrà più. Ma quando un’inchiesta giornalistica gli segnala decine e decine di casi di suoi dirigenti locali che non olezzano di onestà, prende cappello e li difende. Quella di Marco Zerbino su MicroMega (“C’’è del marcio in Danimarca: l’Italia dei valori regione per regione”) è di tre anni fa. Quella di Ferruccio Sansa, sempre su MicroMega, focalizzata sulla Liguria, dell’altro ieri, e la risposta di Di Pietro è stata: “So chi ce l’ha con l’Idv ligure, chi ha dato l’idea di questo articolo. Le solite persone”. 
Avesse realizzato tre anni fa il “big bang” che gli proponevamo, verso il 20% oggi ci sarebbe Di Pietro anziché Grillo. Potrebbe farlo ora, con più radicalità (vista la diminuita credibilità): liste elettorali Idv di sola società civile, con i mille candidati fatti scegliere da personalità indipendenti come Camilleri, Barbara Spinelli, Gallino, Padellaro, e il tentativo di avere come leader un prete (don Ciotti, don Gallo), un sindacalista (Landini, Airaudo), un magistrato (Caselli, Scarpinato, Ingroia). Non lo farà. E’ troppo insicuro, preferisce “gente fidata”.
Il Fatto Quotidiano, 12 Ottobre 2012
Flores D'Arcais

E' vero che poteva raggiungere il 20% come scrive Flores D'Arcais, ne ho avuto la netta sensazione anch'io qualche anno fa... Ma l'uomo va visto per quello che è, non per quello che sembra, e lui, perseverando a scegliere e difendere certo tipo di persone, ha rivelato di essere quello che sceglie.

Meglio così, allora, meglio così... Almeno non lo avremo al governo di questo disastrato Paese.


Verso il buio... in ogni senso


CAUSA LA CORIORETINITE MACULARE CUI SONO AFFETTA DALLA NASCITA,  SONO ISCRITTA ALLA NEWSLETTER DI UN'ASSOCIAZIONE DI IPOVEDENTI A CUI MI HA INDIRIZZATA UN'AMICA IPOVEDENTE DI TORINO. PUBBLICO QUI UNA NEFANDA NOTIZIA CHE DIMOSTRA COME LA NOSTRA SOCIETA' SI UNIFORMI SEMPRE PIU' VERSO OGNI FORMA, ANCHE TRUFFALDINA, CHE FACCIA PREVALERE IL DIO DENARO SU OGNI RISPETTO UMANO, COMPLICE, SEMPRE, CHI DETIENE IL POTERE POLITICO: L'UNICO CHE PUO' INTERVENIRE PER EVITARE SIMILI SPECULAZIONI.

EDITORIALE: SIAMO SCANDALIZZATI MA... INTERESSA ANCORA A QUALCUNO? 
La notizia di oggi è di quelle che, in tempi normali, avrebbe scatenato sicuramente i giornalisti, le TV e, con tutta probabilità,  anche le Procure della Repubblica. 
Oggi però, con la media di dieci scandali al giorno... possiamo aspirare al massimo ad una "breve" su un giornale locale. Speriamo allora almeno in quella e raccontiamo la storia che a noi appare davvero incredibile. Eccola in estrema sintesi:  
Tutti ormai sanno che la Degenerazione Maculare  Senile di tipo essudativo, una malattia purtroppo assai diffusa ed in costante aumento, può essere spesso positivamente trattata, anche se non guarita, da alcuni farmaci detti "antiangiogenici".
Fino a poco tempo fa veniva comunemente utilizzata, per queste terapie, una sostanza chiamata commercialmente "Avastin" che è venduta al prezzo di circa 20 euro a fiala. Tale medicina, originariamente utilizzata per curare il cancro, si scoprì, nel 2003, che poteva rivelarsi assai benefica  anche in campo oculistico. 
Senonchè, qualche mese fa, la casa farmaceutica che produce "Avastin" è stata acquistata da un'altra  multinazionale, evidentemente più sensibile ai benefici influssi del "Dio denaro".
Con la nuova azienda dunque è misteriosamente comparsa una scritta, sul bugiardino di "Avastin": essa sconsigliava  l'utilizzo del prodotto per problemi oftalmologici e, subito dopo, ne rilanciava un'altro, al prezzo di circa euro 1.200 a fiala, sostanzialmente uguale, ma con l'indicazione specifica per le maculopatie.
Risultato: L'Agenzia Italiana  del Farmaco non rimborserà più alle ASL ed agli ospedali i 20 euro di prima ma, compatibilmente con le disponibilità di bilancio delle regioni, i 1.200 del nuovo prodotto.   
Questa brillante operazione di "maquillage" costerà dunque, dato il numero dei malati e dei trattamenti comunemente praticati, la bellezza di circa seicento milioni in più al Servizio Sanitario Nazionale. Oppure..., se i soldi non ci saranno,..., come probabile..., i malati rimarranno senza cura e..., di conseguenza, o pagheranno di tasca loro, oppure, diverranno ciechi. Ciechi veri, verissimi, a cui lo Stato verserà ovviamente la pensione e l'indennità di accompagnamento.
Questi i fatti. Lasciamo a voi il commento. Il nostro dovere è quello di far sapere le cose. Poi, come è ormai consuetudine, non succederà nulla... saremo i soliti disabili "piagnoni" e pieni di pretese!

Marco BONGI   



domenica 21 ottobre 2012

Tutti contro tutti e in mezzo l'Italia che soffre

La garbata Gabanelli ancora una volta ci mostra le storture italiane: vecchi pensionati più che benestanti che ottengono poltrone superpagate di Presidenze, Amministratori Delegati, e quant'altro migrando di poltrona in poltrona, accumulando cariche  e soldi pubblici che non ci sono per la scuola, non ci sono per la sanità, non ci sono per le pensioni... ma ci sono SEMPRE per loro, per i gruppi consiliari dei partiti, per le prebende, benefit ecc. ecc. ecc. che ci siamo stufati pure di elencarli.
Andiamo ai fatti: questa non è una democrazia, non lo è più ammesso che lo sia mai stata!
C'è una classe egemone che è costituita dai dirigenti dei partiti, dai loro amici, protetti per benemerenze varie, che vengono imposti sulle poltrone superpagate. I soldi pubblici per loro ci sono SEMPRE, per loro non si bada a spese: pensioni d'oro, incarichi di platino, introiti annui di centinaia di migliaia di euro...
Però si risica sulle pensioni, la scuola, la sanità! Non c'è crescita, i giovani sono sfiduciati, i quarantenni pure, i cinquantenni depressi... 
Ma non lo vedete che esiste una classe egemone che ingrassa con i soldi pubblici e del resto non gliene importa nulla?
Ma non vedete che ci danno parole, parole, parole in cambio del loro arricchimento?
Mai ho sentito tanta desolazione, rabbia e sfiducia nella gente di ogni età e mestiere, professione... perché non di classe sociale si può parlare, essendo ormai una classe indistinta: artigiani, professionisti, impiegati, avvocati, medici, muratori... Tutti dicono le stesse cose! Sono quelli che vengono spremuti da tasse su tutto e sono sempre gli stessi. Sono quelli che cercano di ricavare dal loro lavoro (se ce l'hanno!) un reddito decente per assicurare alla propria famiglia un minimo standard dignitoso per vivere.
Gli altri, quelli che non hanno problemi, sono quelli che gravitano intorno ai partiti che hanno invaso come un cancro tutta la vita pubblica, uccidendo il merito e sostituendo ad esso il loro potere che impone, suggerisce, chiede ed ottiene: stasera la Gabanelli ce ne ha dato un altro saggio, per non dimenticarcene.
Ormai esistono solo due classi sociali: quelli dei partiti che pensano solo ad arricchirsi con il denaro pubblico, che si votano leggi ad hoc, che se ne infischiano del resto della gente perché loro hanno le chiappe al caldo e quelli che cercano di fare bene il proprio lavoro, studiando, applicandosi e sperando in un futuro che è sempre più nero per loro.
Forse possiamo considerare in questa analisi una terza classe sociale: quella degli innumerevoli piccoli parassiti che, se stessero al posto di quelli dei partiti, farebbero uguale e peggio.
Quiz: chi regge questa povera Italia sotto l'attacco anche della speculazione? 
Risposta: la classe delle professioni, mestieri, impiegatizia, che paga le tasse spremuta fino all'impoverimento.

Deve tornare il merito. Su tutto. Deve essere punito chi ha un lavoro ma non fa il proprio dovere, scaricando sulle spalle degli altri il carico dell'impegno.
Perché mi dicono che ancora in luoghi pubblici c'è chi timbra il cartellino e se ne va: e non parliamo solo di impiegati, ma anche di professioni nel campo sanitario... 
Perché questo continua ad avvenire con la complicità di chi vede e tace? Con l'assenso dei capi?
Perché anche nel privato c'è chi lavora dodici ore al giorno e c'è chi si dà malato continuamente, con metodo, ma non viene licenziato e deve essere pagato ugualmente? Questo mette a rischio di chiusura le strutture e va sulla strada sia l'assenteista che chi lavorava anche per lui.
Ci sono sistemi per controllare e sanzionare tutto questo? Io dico di sì. Potrei suggerirne diversi.
Ma non si fa. Non si premia chi si spacca la schiena e non si punisce chi sfrutta la situazione lavorativa con cinismo. E ci sono tanti senza lavoro che sarebbero felici di averne uno, pronti ad impegnarsi per un proprio futuro dignitoso.
E' una società che si è ammalata perché il pessimo esempio veniva dall'alto, da chi gestiva il potere.
Ma la gente onesta, che si impegna e che lavora è stanca, prova rabbia, si sente schiacciata, deprivata dei propri diritti.

sabato 20 ottobre 2012

Per chi votare?

Questo signore si chiama Michele Boldrin ed è un Professore Universitario di Economia.
Professore non in Italia, dove i concorsi universitari non si vincono per bravura, salvo eccezioni, ma dopo carriere di portaborse del professore già in carica  e attraverso strade che raramente passano per il merito.
Ha fondato un Movimento, di ispirazione liberista. 
In assenza della Politica pulita nascono movimenti.
Chissà come andrà a finire. Ricordo un Movimento che nacque dopo le inchieste di "Mani pulite": ci abbiamo sperato in molti, ma si è visto come è andata.
Dunque perché sperare ancora? Ci hanno tolto anche la speranza. Rinunciamo a votare? Votiamo per i puri (per ora) sponsorizzati dal comico-guru Beppe Grillo? Non so. Da chi ci facciamo rappresentare?
Renzi, che piace a mio marito, mi lascia perplessa. Bersani mi piace e vorrei non sapere quello che mi ha detto una persona che lavorava con lui in Regione Emilia Romagna: avrebbe dato il posto in regione ad una persona che gli stava a cuore. Non dico altro. Non è un santo neppure lui. Però mi ha fatto piacere apprendere dalla direttrice della mia banca che debbo a lui se oggi non pago spese esose quando estinguo un mutuo. Forse voterò per Bersani: il meno peggio. Sperando che non si faccia abbindolare da Italia dei Disvalori e compagni, che non si faccia trascinare dal buon Vendola nella difesa dei diritti di chi questa Italia non l'ha pagata, che si ricordi che l'hanno pagata gli italiani, che senta la gente che si è stufata di pagare case agli zingari, nomadi che diventano stanziali a spese degli altri, che non continui a soccorrere barconi con furbe donne incinte che vengono a partorire in suolo italico, che difenda i pescatori italiani che nelle acque dove noi salviamo la gente dei barconi vengono attaccati violentemente da nordafricani che hanno esteso unilateralmente le loro acque territoriali, che capisca che non possiamo sempre ritagliarci la parte dei "Buoni con gli altri" e feroci con noi stessi, perché persino l'India si permette di sequestrare in acque internazionali due nostri militari e tenerseli da un anno senza neppure una prova che siano stati loro ad uccidere i pescatori, l'India che però non ferma i suoi pirati che assalgono le nostre navi commerciali...
Insomma essere di sinistra non vuol dire essere a favore degli stranieri e sadici con gli italiani che non ne possono più. Per questo si erano rivolti con il voto ad una destra che non esiste. Per queste ingiustizie che, pensavano, la destra sanerà. Pensavano: la sinistra si preoccupa dei  matrimoni omosessuali, degli zingari che non pagano ma consumano, degli stranieri che si insediano nel nostro Paese senza permessi, ecc. ecc..
Bisogna dare un segnale che non è così, che si può essere di sinistra ma di buon senso. Capisco Vendola che vuole sposarsi con il suo compagno, ma gli ricordo che l'istituto del matrimonio è stato creato per la famiglia naturale per troppe ovvie ragioni. Che si accontentasse delle Unioni Civili, un Istituto accettabile per le coppie dello stesso sesso, e che non chieda altro per favore!

Ergastolo per Parolisi

Da: Il Sole 24Ore

 Melania Rea, PM chiede ergastolo per Parolisi con tre aggravanti.  

Ergastolo. E senza attenuanti. Anzi: con tre aggravanti particolarmente pesanti. È questa la richiesta della Procura di Teramo nei confronti di Salvatore Parolisi accusato di aver ucciso con 35 coltellate la moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, in Abruzzo. Carcere a vita, quindi, nonostante il rito abbreviato, perchè oltre all'omicidio, al caporalmaggiore capo, Parolisi, vengono imputati anche la minorata difesa, la crudeltà, e il vilipendio aggravato sul corpo per depistare le accuse da sè.


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 Per arrivare alla richiesta di condanna di Salvatore Parolisi il PM Rosati ha ammesso da un lato che "non abbiamo la prova provata", ma secondo l'accusa è altrettanto evidente che "la nostra ricostruzione è come un un puzzle con tante tessere che se messe tutte insieme fanno un quadro preciso di quello che è a tutti gli effetti un processo indiziario", che porta inevitabilmente, secondo la Procura, e i familiari alla colpevolezza di Parolisi.

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Per avere "la prova provata" bisognerebbe assistere alla scena del delitto, cosa che è assurdo pretendere. Ma tanti indizi concordanti fanno prova. E di indizi questo militare ne ha sparsi in abbondanza. Il quadro che si era fatto lo ha perseguito con tenacia. Quello che non gli è riuscito è dovuto solo al fatto che non è una persona intelligente, dunque ha costruito tutto il suo crimine sulla base della sua elementare intelligenza, scoprendosi miseramente agli occhi dei più.
Speriamo di avere, una volta tanto, una sentenza esemplare.
Ci sono troppe "sparizioni" di mogli tradite che sono rimaste impunite. Si capisce benissimo come sono andate le cose ma, in mancanza del corpo della povera vittima, i Barbablù la fanno franca.
Temo comunque che, se non in Assise, la farà franca in Appello, come questa nostra giustizia con la g minuscola ci ha abituato a vedere.


 Ravenna: Un monumento per dire Stop al Femminicidio 

venerdì 19 ottobre 2012

Lo sapevate che chi indice un Referendum prende soldi dei contribuenti?

L'informazione non basta mai. Lo diceva giorni fa un giornalista de "Il Fatto Quotidiano" durante un dibattito su "La7": Meletti.
Si discuteva infatti su le leggi che diventano delle vere "enciclopedie", con più di 2000 emendamenti, e anche un giornalista preparato non riesce a raccapezzarsi per dare una corretta informazione al pubblico...
Esiste, dunque, un potere creato dai burocrati. Questo dà ragione a quello che io, senza avere la preparazione di Meletti, penso e dico da tempo: bisogna fare per ogni materia un Testo Unico, in cui mettere le cose essenziali sfrondando leggi e contro leggi che consentono la confusione. E la confusione non giova mai al popolo, ma giova a chi il popolo vuole manipolare.

Prendiamo i Comitati dell'acqua. Hanno promosso un referendum, l'hanno vinto, ma io ero totalmente all'oscuro del fatto che il Comitato nazionale, promotore, avesse avuto dalla Camera dei Deputati un rimborso di circa euro 500.000!
Ora questi soldi vogliono dividerli per regione.

Non dico altro. Mi pongo dei quesiti: ma allora Di Pietro si dà da fare a promuovere referendum per beccare altri soldi oltre quelli dei "rimborsi elettorali ai partiti"? E così i Radicali, Grillo...
Sempre lì si va a finire: soldi, soldi, soldi.

Sono gradite informazioni precise da chi ne sa di più: questo spazio è a disposizione, ovviamente anche per le smentite.

mercoledì 17 ottobre 2012

Amore di un padre e mostruosità di un altro


Da: La Repubblica.it

Padre salva 3 figli che rischiano di annegare e poi muore

Livorno, 16 ott. - Un uomo di 42 anni, Samuel Rubin, originario della Svizzera e padre di cinque figli, e' morto annegato questo pomeriggio nel tratto di mare di fronte a Rimigliano - fra San Vincenzo e Piombino - dopo aver salvato tre figli che stavano facendo il bagno in acqua. Secondo una prima ricostruzione al vaglio dei carabinieri, l'uomo si e' accorto che i tre figli che erano in acqua non riuscivano a rientrare a riva. Si e' cosi' gettato in acqua e, dopo averli riportati a terra, e' stato colto da un malore ed e' morto. Il drammatico episodio in cui ha perduto la vita il turista svizzero e' accaduto questo pomeriggio poco prima delle 15. L'uomo si trovava in spiaggia insieme alla moglie e ai cinque figli sul tratto di litorale alle spalle della spiaggia che costeggia la pineta e la strada provinciale della Principessa a Rimigliano, pochi chilometri a sud di San Vincenzo. In quel momento sulla spiaggia non si trovavano altre persone. Tre dei cinque figli di Samuel Rubin hanno deciso di fare il bagno malgrado il mare fosse agitato. Quando il quarantaduenne padre si e' accorto che non riuscivano a tornare a riva e rischiavano di venire inghiottiti dalle onde e dalla corrente, ha deciso di gettarsi in mare ed e' riuscito a portarli a riva. Lo sforzo per trascinarli a terra, pero', si e' rivelato fatale. L'uomo, colto da malore, si e' accasciato a riva e quando sul posto sono arrivati i soccorsi ogni manovra per cercare di rianimarlo - compreso l'utilizzo di un defibrillatore - si e' rivelata vana. E a quel punto al medico del 118 non e' rimasto altro da fare che costatarne la morte. Sul posto si sono recati anche i carabinieri che dovranno ricostruire nel dettaglio la dinamica dell'episodio.

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Da: "Pianeta mamma"

Rinviato a giudizio il papà del bambino gettato nel Tevere

Patrizio Franceschelli sarà processato il 4 dicembre con il rito abbreviato per l'omicidio del figlio di 16 mesi: l'uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela

di Barbara Leone 9 ottobre 2012


Testo alternativo
Lo scorso 4 febbraio aveva gettato il figlio di 16 mesi nel Tevere, Patrizio Franceschelli  è stato rinviato a giudizio e sarà processato il prossimo 4 dicembre con il rito abbreviato. L'uomo è stato accusato dal PM Attilio Pisani di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Il gup Adele Rando ha deciso di non riconoscere l'aggravante dei futili motivi e dell'efferatezza.

L'uomo, la mattina del 4 febbraio, aveva sottratto il piccolo alla zia e alla nonna ed era scappato con lui. Arrivato all'altezza di Ponte Mazzini, a Roma, aveva poi gettato il figlio nel Tevere. Il corpo del bambino, che si chiamava Claudio, è stato ritrovato solo alla fine del mese di marzo, quando è riaffiorato dal fiume all'altezza di Fiumicino .
Quando il padre è arrivato oggi al Palazzo di Giustizia ci sono stati attimi di tensione. E lo stesso c'è stato al momento in cui l'indagato ha lasciato il tribunale, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria.

patrizio_franceschelli
L'assassino del piccolo Claudio. Era suo padre!
Un gruppo di parenti e amici della famiglia si sono presentati davanti al Palazzo di Giustizia indossando magliette con la foto del piccolo Claudio. Ed hanno iniziato a gridare insulti e a lanciare sputi contro l'uomo.
Franceschelli nel mese di giugno è stato dichiarato dal perito del gip capace di intendere e di volere, anche se sono stati riscontrati in lui alcuni comportamenti sociopatici. Per questo è stato dichiarato idoneo a sostenere un regolare processo. Tra le parti civili che compariranno al processo, oltre alla famiglia del piccolo Claudio, ci saranno anche il Comune di Roma ed una associazione tutela le donne. All'udienza preliminare ha partecipato il vice sindaco Sveva Belviso, che ha ribadito la vicinanza del Comune alla famiglia del bambino.




Non ho molto da commentare: un padre vero che muore per salvare i suoi figli ed un mostro che non avrebbe mai dovuto riprodursi.
Nonostante lui, le immagini struggenti di Claudio ci mostrano un bambino bellissimo, veramente eccezionale anche nelle dolcissime espressioni.
Il mostro l'ha gettato nel fiume come se fosse un sacchetto della spazzatura: per levarlo dalle mani della nonna le ha spezzato un dito.
Ancora una volta dico che i magistrati, certi magistrati, mi fanno paura.
Come interpreta la legge un magistrato che NON riconosce l'efferatezza di un simile gesto come aggravante ed i futili motivi idem?!!
Cosa avrà nella sua mente questo magistrato come immagine di efferatezza? E quali sono i gravi motivi (per non riconoscere i futili!) che possono giustificare il rapimento di un bimbo per gettarlo nel Tevere dopo averlo tenuto al freddo nella neve?
Ho paura di questo giudice perché non ne afferro la logica, ammesso che ci sia!
Anche l'imputazione non condivido: c'era la premeditazione, perché l'aveva minacciato in precedenza dunque non è stato un atto impulsivo, ma ferocemente previsto nelle minacce.
Nemmeno le innumerevoli testimonianze, anche dei presenti al mostruoso gesto che l'hanno pregato di dissuadere da una simile orrenda intenzione, sono servite a far ragionare il magistrato che ha formulato il capo di imputazione: doveva essere "omicidio volontario premeditato aggravato dal vincolo di parentela".
Due poteri dello Stato: Politico e Magistratura, non danno alcun affidamento.
Viene voglia di scappare da questa Italia!

Il re è nudo


ANSA.it -
MILANO - "Questa legislatura regionale è giunta al termine". Roberto Formigoni prende la parola in Aula nel Consiglio regionale della Lombardia e sottolinea che i consiglieri del Pdl hanno messo a disposizione le proprie dimissioni.

Ci ha provato in tutti i modi a resistere ed alla fine ha dovuto cedere: con rabbia e con spirito vendicativo.
"No" a Maroni che vorrebbe candidarsi alla poltrona che lui è costretto a lasciare. 

Mentre il segretario della Lega, Matteo Salvini,  ha ricordato questa mattina il ruolo di governo occupato negli anni passati da Roberto Maroni, "il miglior ministro anti-mafia di sempre".

Ma Matteo Salvini dimentica l'episodio del mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi che l'allora Ministro dell'Interno del Governo Berlusconi, "il miglior ministro anti-mafia di sempre", non sciolse, lasciando che arrivasse a fine mandato, in modo che i figuri che lo componevano potessero ripresentarsi alle elezioni, nonostante una relazione di 500 pagine dell'ottimo Prefetto Frattasi della provincia di Latina li indicasse come inquinati dalla Camorra!

Povera Lombardia! 

Il problema non è soltanto la rottamazione di chi è al potere da anni, come dice Renzi, perché anche chi ha creato un partito che illude la gente parlando di onestà e di trasparenza, come l'ex-magistrato Antonio Di Pietro,  immette fresche e giovani leve rapaci che in poco tempo spendono un poco di "spiccioli": euro 700.000!!! Alla faccia delle difficoltà degli italiani ad andare avanti, sempre più vessati da tasse giuste e balzelli invece ingiusti.
Immagine presa da temi.Repubblica.it

Il re è nudo e spende troppo per vestiti trasparenti!
Ed è inutile che una pletora di parolai di tutti i colori si affanni in televisione a dire: "Che bel vestito!", perché un furbacchione si è  fatto dare tanti tanti soldi facendo credere al re folle che può sfilare così, NUDO, tanto nessuno oserà dire niente... Il popolo bambino punta il dito e finalmente non teme di vedere la realtà: E' NUDO! Non c'è nessun bel vestito, ma solo soldi rubati al popolo che non ha avuto nulla in cambio: SOLO L'ARIA e fra poco nemmeno  più quella!!



Municipalizzate nell'illegalità

Da Il Corrirere della Sera.it  Cronaca Roma 15 ott 2012

DEGRADO

«Fanghi tossici nel Tevere
dal depuratore Roma Nord»

Verso la richiesta di rinvio a giudizio per inquinamento ambientale. Chiusa l'inchiesta contro i tre responsabili dell'Acea

(Foto Ansa)(Foto Ansa)
ROMA - Perizie scientifiche e attività investigativa hanno confermato che il depuratore Acea Ato 2 di Roma Nord restituiva al Tevere acque reflue non trattate. O lavorate solo parzialmente. Uno sversamento di fanghi misti a gomma altamente tossico e «fraudolento» rispetto alla procedura prevista dal contratto di servizio fra Acea e Comune.
A conclusione delle indagini partite da una relazione della Forestale che attestava «ripetuti malfunzionamenti» dell'impianto, il pm Rosalia Affinito sta notificando agli indagati - i tre responsabili dell'impianto Acea, ora sotto sequestro - gli atti con l'accusa di inquinamento ambientale e frode nelle pubbliche forniture.
Sulla vicenda era intervenuta a suo tempo l'azienda a specificare che l'impianto di Roma Nord aveva «sempre garantito standard di efficienza depurativa elevatissimi, ben oltre i limiti imposti dalla Provincia». La conclusione delle indagini promette di chiarire anche un altro aspetto della vicenda, rimasto finora più defilato. Quello più strettamente commerciale. Perché i fanghi trattati dal depuratore vengono solitamente reimpiegati in agricoltura e, dunque, acquistati e rivenduti da imprese agricole. In questo caso sarebbe stata una società legata al gruppo Acea SpA, in possesso di una specifica autorizzazione della Provincia, a rilevare il materiale trattato dal depuratore.
Nell'anno in cui l'Unione Europea minaccia un esposto nei confronti dell'Italia per la mancata depurazione di «140 città medio-grandi» (siamo in ritardo nel recepire una direttiva del 1991), Roma e provincia fanno i conti con un servizio in sempre maggiore affanno. E se il depuratore che mescolava scorie alle acque fluviali è sotto sequestro da un anno (gestito da un commissario nominato dalla Procura, che ne certifica il corretto funzionamento) il caso dell'impianto di Roma Nord non sembra episodico. Dallo scorso giugno anche quello sulla Tiburtina è oggetto di verifiche da parte dei magistrati coordinati dall'aggiunto Roberto Cucchiari. Un approfondimento deciso in seguito alla denuncia presentata dagli abitanti di Colli Aniene in cui si descrive un quartiere ostaggio di odori nauseanti collegati all'impianto, con qualche episodio anche di infiammazioni agli occhi e irritazioni cutanee. Sulla base dell'esposto, corredato da seicento firme, il pm Maria Bice Barborini ha recentemente ipotizzato un reato ambientale (gettito di cose) e avviato le indagini.
Anno pessimo per gli Ato (acronimo per Ambito Territoriale Ottimale) Acea. Sempre a giugno di quest'anno il Corpo Forestale ha posto sotto sequestro il depuratore di Santa Maria in Fornarola a Santa Palomba (Albano). In quel caso l'impianto insisteva su un bacino d'utenza superiore alle sue capacità e l'azienda ha dovuto impegnarsi a sostituire le linee e a potenziarle. 
Ilaria Sacchettoni
isacchettoni@rcs.it
L'illegalità continua ed ACEA ATO2 ne è maestra.

lunedì 15 ottobre 2012

Polemiche


Da: Il Giornale.it
Ascoli Piceno, polemica sul quadro di Mussolini a scuola: tolto dall'Aula Magna dell'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri


Realizzato nel 1939 dal pittore Aldo Castelli, il ritratto equestre del Duce era stato dipinto appositamente per la scuola. Una esaltazione dell'idea che gli istituti tecnici hanno pari valore rispetto ai licei, per quanti lo volevano ancora appeso. Un richiamo non gradito al fascismo per altri, in testa all'elenco l'Associazione dei Partigiani.
Aldo Castelli - 1939 - Ritratto equestre di Benito Mussolini

Il preside dell'istituto, Arturo Verna, con una lettera al Pd provinciale e ai Giovani democratici, ha confermato la rimozione del dipinto. Ha però voluto sottilineare che a motivare la scelta è stato soltanto il desiderio di evitare manifestazioni inutili, quando in realtà il ritratto di Mussolini non ha "valenze ideologiche", ma piuttosto una "finalità storico culturale". Secondo Verna l'operazione voleva "restituire gratuitamente alla città un'opera d'arte perduta".
La spiegazione data dal preside cita anche la Costituzione, sostenendo che "la scuola deve consentire la formazione umana e critica" grazie al "confronto libero e aperto tra posizioni culturali". E ancora "la scuola è la struttura più idonea a depotenziare i simboli".
Sulla vicenda che ha coinvolto la scuola di Ascoli ha detto la sua anche Casapound, che ha parlato di "censura stalinista dell'Anpi e delle forze di sinistra" nei confronti dei "cittadini ascolani e gli studenti dell'istituto". Il preside Verna "pecca di coraggio".

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Da: Giornalettismo
“Intitoliamo l’aeroporto a Mussolini”

15/10/2012 - La proposta del leader degli industriali di Forlì

Intitolare l’aeroporto di Forlì a Mussolini. Lo propone il capo degli industriali di Forlì e Cesena Massimo Balzani, mentre, ricorda Repubblica che riporta la storia, ad Ascoli Piceno, Arturo Verna, preside dell’istituto per ragionieri e geometri Umberto I, ha appeso alla parete dell’aula magna della scuola un ritratto del Duce in sella a un cavallo bianco. Gesto che ha scatenato un profluvio di polemiche da parte di sindacati e Anpi, facendo rapidamente tornare sui propri passi il preside della scuola.

Nel bel mezzo di questo grossolano tentativo di riscrivere le vicende italiane, il sindaco di Forlì Roberto Balzani, che di mestiere fa proprio lo storico, cerca di ritrovare un minimo di buon senso:
«È una sciocchezza così grande che nemmeno l’ho commentata » spiega a proposito della proposta di intestare al Duce l’aerostazione. «Tra l’altro, fu proprio il fascismo a volere il nome di Ridolfi, personaggio che piaceva molto per il suo valore di combattente ». A sconfessare il direttore degli industriali forlivesi è il vice presidente nazionale di Confindustria Aurelio Regina che ritiene la proposta «del tutto inopportuna ».

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Ovviamente sono iniziati subito gli accostamenti con il monumento al Maresciallo Graziani ad Affile.
Credo si tratti di tre episodi assolutamente scorrelati per motivazioni diverse:
Affile più che il fascio ha voluto ricordare un famoso, nel bene e nel male (forse più male), concittadino;
il Preside di Ascoli Piceno ha voluto, forse, rispolverare un'opera pittorica di pregio fatta proprio per quella scuola, a prescindere dal soggetto ivi ritratto;
il capo degli industriali di Forlì e Cesena, invece, forse è un nostalgico, perché un Aeroporto è un po' troppo!
E come ricorda il sindaco di Forlì, fu proprio Mussolini, negli Anni '30, a volere lo scalo di Forlì, attualmente il terzo in Emilia Romagna per traffico di passeggeri. Fu il governo fascista, inoltre, a decidere di intitolarlo a Ridolfi, valoroso combattente dell'aeronautica nativo di Forlì, scomparso nel 1919 per un incidente di volo.