giovedì 3 gennaio 2013

Antipolitica?


Negli ambulatori del Parlamento 60 camici bianchi a 2 milioni di euro all’anno

Con una nuova delibera datata 18 dicembre, Palazzo Madama punta a rafforzare ulteriormente il presidio di cardiologi e infermieri interni: aperte le selezioni per altri cinque cardiologi e altrettanti tra anestesisti e rianimatori

Aula Senato
La via crucis del ri-candidato si fa più stretta e incerta che mai. Una corsa al cardiopalma, roba da rimanerci secchi. Sarà per questo che il presidente del Senato, Renato Schifani ha deciso di rafforzare il presidio di cardiologi e infermieri presso l’Ambulatorio di Palazzo Madama. Sotto l’albero di Natale, il 18 dicembre, è arrivata una delibera dell’ufficio di presidenza che apre ufficialmente le selezioni per cinque specialisti in cardiologia e cinque in anestesia e rianimazione. Non tirocinanti di primo pelo ma laureati con almeno 105/110 ed esperienza professionale minima di cinque anni per i medici e di quattro per gli infermieri.
Quello del Senato, del resto, è un ambulatorio di tutto rispetto: aperto tutto l’anno, 24 ore su 24, gratuito e a uso esclusivo degli inquilini del palazzo. E lì per legge da ben 27 anni: in origine, spiegano da Palazzo Madama, doveva garantire ai senatori non residenti a Roma l’assistenza sanitaria dei loro colleghi della Capitale, ma col tempo il mini-ambulatorio è diventato maxi. La platea dei pazienti si è infatti allargata a deputati, ex parlamentari, dipendenti del Senato e dei gruppi, mentre il personale conta oggi un medico e quattro infermieri in pianta stabile, più altri 26 camici bianchi retribuiti a prestazione per assicurare i turni h24. E così sono lievitati i anche i costi: nel 2011, ultimo dato disponibile, sono arrivati a 650mila euro. Non è difficile crederlo, visto che per quasi trent’anni il presidio è stato aperto anche quando il palazzo era semideserto e gli inquilini in vacanza, nei week end, perfino a Natale e ad agosto.
Solo qualche mese fa il Consiglio di Presidenza ha deciso di chiuderlo dalle 13 di sabato alle 8 del lunedì, durante i festivi infrasettimanali e nei giorni di ferie con un risparmio di circa 240mila euro. Ma niente panico. Quando l’ambulatorio è chiuso l’assistenza medica è assicurata da una società esterna (Medical Care) a un costo di 20 mila euro l’anno. A Palazzo Madama spiegano che non sono soldi buttati perché nel presidio medico si lavora a pieno regime: in un anno si effettuano 13mila prestazioni, più 700 soccorsi, in maggioranza di tipo cardiologico. Un dato sorprendente se rapportato al numero dei senatori e alla platea dei potenziali marcatori di visita. In un giorno di normale attività parlamentare al Senato, infatti, entrano più o meno 2.500 persone. Forse lavorare in Parlamento è più usurante di quanto si pensi e questo potrebbe spiegare anche quei 7,7 milioni di euro chiesti da senatori (e parenti) per prestazioni sanitarie integrative.
I deputati non sono da meno. I servizi sanitari d’emergenza alla Camera sono assicurati da un ambulatorio con personale medico-infermieristico rinforzato da un servizio distaccato dall’Asl di Roma e da una convenzione diretta con il Policlinico Gemelli. Un presidio che conta su una trentina di camici bianchi tra interni ed esterni che costa 1,4 milioni di euro l’anno. La convenzione per i presidi di palazzo Montecitorio e dei palazzi Marini, in corso dal 2007, conta quattro medici dirigenti e due unità di personale infermieristico che prestano servizio per 36 ore la settimana. Tutti ben retribuiti. Un medico alla Camera costa 60 euro lordi l’ora che diventano 90 dopo le 22, il sabato e nei giorni festivi.
A fine anno il camice bianco a Montecitorio porta a casa 90-100 mila euro. E sono in quattro. Gli infermieri, prendono 44 mila euro l’anno più maggiorazioni e sono in due. Ma vanno poi aggiunti i turnisti esterni e i 435mila euro per la convenzione con il Policlinico. Il conto finale è così salato da spiazzare gli stessi beneficiari del servizio (che in teoria dovrebbero godere di ottima salute, visti i 10 milioni di rimborsi sanitari dello scorso anno). Rita Bernardini (Pd), ad esempio, il 12 ottobre scorso ha chiesto al Collegio dei Questori di optare per uno dei due servizi. Il parere è stato accolto e protocollato ma non si sa se sortirà qualche effetto. L’emergenza sanitaria in Parlamento, a quanto pare, continua.
da Il Fatto Quotidiano del 2 gennaio 2013
Notate che a questo articolo sono seguiti 616 commenti dei lettori...

E' appena iniziato il 2013 e ci avviamo verso le elezioni con la legge "porcellum", con le prebende dei parassiti inalterate e noi sempre più poveri.
Chiudono gli ospedali statali ma a "Versailles" (leggi Palazzo Madama e Montecitorio) tutto continua come prima: scorrazzano le auto blù, uomini delle Forze dell'Ordine fanno da scherani ai politici aprendo loro gli sportelli delle auto... Tutto come prima e meglio di prima.
L'unica preoccupazione è se riusciranno a continuare a stare a "Versailles".
L'odio nella gente cresce, il disprezzo per la loro categoria cresce... Ma loro la chiamano "Antipolitica".
Che fate? Antipolitica? Non siete contenti che un Consigliere Regionale guadagni euro 10.000 circa al mese? Fate Antipolitica!
Non siete contenti che i politici con cariche varie possano cumulare tre, quattro pensioni, mentre a voi ne concedono solo due e la seconda ve la decurtano? Fate Antipolitica!

Dovete essere contenti che loro vivono come Luigi XVI e Marie Antoinette! Altrimenti fate Antipolitica!

Io, come voi plebe, ho chiesto una visita per il mio diabete a dicembre 2012 e me l'hanno data per luglio 2013! E' giusto! 
Loro hanno il loro ospedale personale con stipendi d'oro pagati da noi per i loro medici... Chissà con quali criteri selettivi li assumono... Visto come sono pagati i Dirigenti Medici vincitori di Concorso a tempo indeterminato del SSN nei nostri Ospedali Statali in via di smantellamento... sarebbe da farci un pensierino... ma forse si sa già il nome ed il cognome di chi assumono...

Voi che dite, andiamo a votare? Oppure facciamo qualcos'altro?

Quasi un anno per una decisione

Da: Il Messaggero.it

Licenza finita, i marò tornano in India. Ora la decisione della Corte suprema






di Roberto Romagnoli

ROMA Licenza finita. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India. I due marò, autorizzati a partire dall’Alta Corte del Kerala dietro il pagamento di una cauzione di 820mila euro e una serie di garanzie del nostro governo, erano atterrati a Roma il 22 dicembre. Faranno ritorno a Kochi, nell’albergo che li ospita in condizioni di libertà vigilata, dal 2 giugno. Il 15 gennaio dovranno presentarsi davanti al tribunale di Kollam dove è in sospeso l'inizio del processo di primo grado nei loro confronti, imputati per la morte di due pescatori indiani.

Uno stop dovuto alla necessità di attendere che la Corte Suprema di New Delhi si esprima sulla questione della giurisdizione che deve essere applicata nel loro caso, indiana o italiana. Un parere che l’Italia riteneva potesse arrivare prima delle feste natalizie e che invece è inspiegabilmente slittato. Ieri la Corte Suprema, dopo la pausa per le festività di fine anno, ha riaperto i battenti e ora è ripartita l’attesa dei marò per una decisione che potrebbe rispedirli subito in Italia oppure spalancargli le porte di un processo-incubo. Rinviati a giudizio con quattro capi di imputazione (omicidio, tentato omicidio, associazione per delinquere, danneggiamenti) potrebbero anche essere condannati alla pena di morte. Un’eventualità che il governo italiano, strafiducioso delle proprie richieste, esclude.

LE FAMIGLIE
Le due settimane in famiglia sono trascorse nel più rigoroso riserbo e anche alla vigilia della partenza per l'India i marò non sono venuti meno alle consegne di riservatezza e di sobrietà imposte loro dalla precarietà della vicenda che stanno vivendo prima ancora che dai consigli delle autorità italiane. Per questo hanno preferito non parlare. Ieri però, parlando con l’agenzia Ansa, qualcosa è emerso dal loro circolo familiare.

«La licenza di due settimane - ha detto la moglie di Salvatore Girone, Vania - scade tra due giorni. Loro hanno una parola: rientreranno in India con l'auspicio che, in breve tempo, la loro vicenda possa avere una soluzione positiva. Siamo sempre stati fiduciosi - ha aggiunto - e continuiamo assolutamente a esserlo perché confidiamo che questa brutta storia possa avere al più presto termine». «Partiranno perché sono militari - ha sottolineato il nipote di Latorre, Christian D'Addario -. La speranza è che questa vicenda possa concludersi presto e bene».

Una vicenda cominciata il 15 febbraio scorso davanti alle coste del Kerala, nell’India meridionale. Quella sera Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, assieme ad altri 4 marò, si trovano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie in servizio di antipirateria. Poco prima del tramonto, questa le versione di Latorre e Girone, viene avvistata in avvicinamento un’imbarcazione che si teme possa essere di pirati.

Nonostante gli avvisi lanciati dalla Lexie, l’imbarcazione non si ferma. Girone e Latorre affermano di aver sparato colpi di avvertimento in aria. Dopo alcune ore dal porto di Kochi giunge la notizia della morte di due pescatori indiani a bordo di un peschereccio. Il presunto incidente avviene in acque internazionali ma stupidamente, o per calcolo commerciale, la Lexie, su invito della autorità portuali, torna a Kochi. Quattro giorni dopo Latorre e Girone vengono prelevati dalla polizia di Kochi.

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L'Italia mantiene la parola. L'Italia ha sopportato rinvii su rinvii inspiegabili.
Basta un'immagine satellitare per vedere dove stava la nave Enrica Lexie.
Le Autorità Italiane hanno avuto un profilo di grande responsabilità ed autocontrollo per salvare i nostri due militari e loro altrettanto.
Sono ottimi militari: obbediscono.
Non capisco il capo di imputazione "associazione per delinquere": militari a difesa della pirateria, dati di scorta ad una nave commerciale che trasporta materiale importante per il nostro Paese, non sono delinquenti associati per compiere azioni criminali... E' l'ennesimo affronto che stiamo sopportando e che fa tremare per la sorte di questi due giovani. 

ACEA ATO2: illegalità protetta dal Potere Politico?

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha di certo tanti difetti. Ma ha anche una virtù, la memoria. Oggi leggendo l’ordinanza numero 538 del 28 dicembre scorso firmata dal sindaco Fausto Servadio, abbiamo deciso di ripercorrere la storia recente che ha portato a questa nuova “emergenza”. Annunciata, prevedibile, colpevole e carica di responsabilità, politiche e gestionali.
Sul banco degli imputati è finito il pozzo Le corti, che fornisce una notevole quantità di acqua – non più potabile – nella rete idrica – sempre fatiscente – di Velletri. C’è un primo dato che balza agli occhi: quella fonte non era presente tra gli interventi programmati da Acea nel 2008, un anno e mezzo dopo la concessione alla multinazionale romana. Ed è un fatto decisamente curioso. Occorre, a questo punto, ripercorrere la storia, con le carte alla mano.

Emergenza arsenico. Misteri e responsabilità politiche
Nel novembre del 2006 il comune di Velletri firma il verbale di consegna del sistema idrico integrato ad Acea Ato 2 spa. A pagina sei si legge: “Il Gestore (ovvero Acea) ha redatto il programma per i prelievi e le analisi di laboratorio delle acque prelevate dalle suddette fonti riservandosi di effettuare le analisi sulla rete di distribuzione successivamente alla presa in carico del servizio”.

Arriviamo al 2007, quando il sistema idrico di Velletri è già gestito da Acea Ato 2 spa. Nel piano di rientro presentato nel 2008 – vediamo come più avanti – è allegata una tabella con i risultati dei prelievi effettuati sui vari pozzi gestiti. Il pozzo Le Corti presenta, secondo Acea, questi valori il 22 giugno del 2007: Fluoruri 1,24, Arsenico 6,1 e Vanadio 17,7. Tutto nella norma, nessuno sforamento, nessuna emergenza. Questo accadeva cinque anni fa. I conti, però, non tornano. Nello stesso documento, a pagina 11, sono riportati i risultati dei campionamenti effettuati nei punti di prelievo. In via Le Corti – stessa zona dunque del pozzo in questione – abbiamo avuto tra il 2007 e il 2008 ben cinque sforamenti su sei prelievi riportati, per quanto riguarda il parametro Arsenico. Ma per Acea quel pozzo era perfetto.

Nel maggio del 2008 Acea presenta il primo studio per il rientro dei parametri Fluoruro, Arsenico e Vanadio nella normalità. Come abbiamo già visto il pozzo Le Corti non entra nella lista dei lavori da effettuare. C’è di più. Acea evidenzia come la rete di Velletri sia insufficiente, tanto da far prevedere per il 2015 una mancanza cronica di acqua (fabbisogno di 470,2 litri secondo contro i 350 litri secondo disponibili nel 2008; non disponiamo al momento di dati aggiornati). Di fronte a questo problema – il vero problema – la multinazionale si appella al tempo: “I tempi esigui per il rientro delle emergenze non sono compatibili con la completa risistemazione della rete”. Bisogna fare in fretta, dunque.

La strategia di Acea puntava allora decisamente al risparmio. Per quanto riguarda i pozzi privati con acqua fuori norma, saranno i proprietari “a realizzare e gestire gli impianti di potabilizzazione”. Dovranno essere loro, in altre parole, a spendere per investire e il piano di rientro presentato all’epoca teneva conto di questo impegno. E infatti quel piano su un buco nell’acqua: secondo Acea tutto doveva essere risolto entro il 31 dicembre 2010. Così non è stato.

Arriviamo al dicembre di due anni fa, quando i comitati dell’acqua scoprono il documento della Commissione europea che negava l’ultima deroga sull’arsenico, rendendolo pubblico. Scoppia il panico. Il 28 gennaio 2011 al comune di Velletri si tiene una riunione con tutti i soggetti coinvolti. Questa volta è chiaro a tutti che il pozzo Le Corti aveva notevoli problemi (nati quando? Visto che nel 2007 tutto era nella norma, secondo Acea), con una concentrazione di arsenico di 20,4 microgammi litro (dato del 24 gennaio 2011). Di nuovo arriva la promessa del gestore: : “Acea Ato 2 attuerà ogni possibile azione per realizzare tali impianti (superamento emergenza per pozzi Marmi e Le Corti, nda) prima dell’inizio del periodo estivo”. Ovvero prima dell’estate del 2011. Ovvero tutto doveva essere risolto un anno e mezzo fa.

Arriviamo all’epilogo, o almeno all’ultima puntata della saga. Il 13 novembre del 2012 Acea pubblica un report sui piani di rientro. Sono passati quattro lunghissimi anni dal primo studio del maggio 2008… Scrive Acea: “A causa dell’impossibilità di portare a compimento 2 interventi, tra quelli pianificati, entro la scadenza delle deroghe, una limitata porzione della popolazione dei comuni di Velletri e Lanuvio, dal 1° gennaio 2013 avrà acqua non conforme ai limiti previsti dal Dlgs 31/2001”. Ovvero non potabile. Leggendo l’ordinanza del sindaco appare chiaro quale parte della città è in emergenza: le vie fornite dal pozzo Le Corti.

Non sappiamo se in questa storia vi siano responsabilità amministrative o di altro genere. Non è nostro compito giudicare questi aspetti. Di certo ricordiamo bene le tante promesse di investimenti arrivate da Acea, non ultimo durante l’ultima conferenza dei Sindaci, quando si doveva discutere del profitto abrogato dai referendum (la remunerazione del capitale investito). Quella percentuale prevista dalla legge del 7% sugli investimenti realizzati alla fine è rimasta di fatto inalterata, beffando il voto di milioni di italiani. Di certo c’è una responsabilità dell’intera classe politica, che poco o nulla ha fatto per bloccare lo strapotere della multinazionale, che, mentre eroga acqua non potabile per una parte della popolazione di Velletri, chiude i rubinetti alle famiglie in difficoltà, che non riescono a pagare tutte le bollette. Il comitato acqua pubblica chiede ancora una volta che la gestione del sistema idrico torni nelle mani della collettività, mandando a casa un’azienda che non è riuscita a garantire la qualità minima del servizio.

Comitato Acqua Pubblica Velletri

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Ricevo e pubblico con amara indignazione questo documento.
Dunque ACEA ATO2 lucra e non reinveste.
Le conseguenze visibili le ho più volte documentate su questo blog: perdite continue nelle strade per tubature rotte, interventi per ripararle dopo giorni o settimane, fatturazioni gravate da IVA per servizi non resi, fornitura di acqua non potabile....
Tutto questo in un Paese che si dice industrializzato?! Un Paese che è Europeo? Siamo sicuri che non sta scendendo sempre più verso i sistemi africani? 
La classe politica consente tutto questo. Siamo NELLA TOTALE  ILLEGALITA'!
La democrazia è morta, ed anche questo l'ho già scritto. 
Cosa andremo a votare fra poco? Gente che pensa solo a come conquistare di nuovo la poltrona per sé e per le proprie congreghe! 
Gente che si mette sotto i piedi i Referendum.
Gente che se ne strafotte della salute pubblica.
ACEA non è un privato, a parte le azioni che ha Caltagirone naturalmente (parente di Pierferdinando Casini), e si comporta così... Ma non dimenticate che nei C.d.A. dei vari ATO ci sono gli uomini dei partiti. L'ho scritto, lo ripeto: l'ho constatato in prima persona militando dentro uno dei partiti che "si dice" più pulito degli altri!


mercoledì 2 gennaio 2013

Una poesia


Da una soffitta

L'aria,
sopra i tetti in controluce,
si veste di un vapore rosa,
che poi sfuma nell'oro...
Ricordi di strida di rondini,
davanti ai miei occhi bambini
persi sui tetti di Roma.








martedì 1 gennaio 2013

Aggiornamenti sui ladri

Da: La Repubblica.it, 11 dicembre 2012
Fondi Lazio, Maruccio resta in carcere
Proroga di un mese per indagini

Il gip Flavia Costantini ha accolto la richiesta del sostituto procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Pesci. La difesa vorrebbe impugnare il provvedimento al tribunale del riesame

Un altro mese di detenzione a Regina Coeli per Vincenzo Maruccio, l'ex capogruppo dell'Idv alla Regione Lazio arrestato il 12 novembre scorso per peculato. Lo ha deciso il gip Flavia Costantini accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Pesci.

La proroga della detenzione cautelare era stata sollecitata nell'imminenza della scadenza (12 dicembre) dell'ordinanza di custodia cautelare alla luce della necessità di completare una serie di accertamenti. Il difensore dell'ex capogruppo, Luca Petrucci, quasi certamente, impugnerà la proroga al tribunale del riesame.

Maruccio è accusato di essersi appropriato di più di 800mila euro dei soldi destinati al gruppo consiliare Idv alla Pisana. E' comparso oggi davanti al pm Pesci per essere interrogato, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.

(11 dicembre 2012)

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Da: Il Secolo XIX    

Lusi - Simonetta D’Alessandro ha autorizzato la scarcerazione da Rebibbia, disponendo al tempo stesso i domiciliari in un convento di Carsoli, località tra il Lazio e l’Abruzzo.

La sveglia in convento suona alle 6,30 anche per Lusi nella comunità di padre Giancarlo nel santuario ex francescano di S.Maria dei Bisognosi. Alle 7,00 le regole della comunità prevedono la messa e dopo l’inizio di tutte le attività di recupero. Anche il senatore ex Margherita farà le pulizie e effettuerà, già da domani, i turni nelle cucine del monastero.
Tra le tante attività previste dalla comunità manca l’orto, dismesso anni fa, ma se ne farà richiesta Lusi potrà lavorare nel laboratorio che produce coroncine e altri oggetti sacri che contribuiscono al sostentamento della comunità.
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Aggiungi il tuo
MiozMioz, Genova.   
19/09/2012 14:07
E intanto pensa a come spenderà gli altri soldi che si è preso e come godersi quelli già ''racimolati' prima della bufera. Ha già chiesto scusa e che altro si può pretendere...è innocente, non ha fatto nulla di male. Basta con le gogne mediatiche, altrimenti altri cassieri non potranno fare quello che ha fatto il ns. eroe. Continuare a tartassarlo non è educativo per chi vuole imitarlo.l
utopex, genova.   
19/09/2012 09:22
Una ulteriore prova che in Italia la giustizia è pura utopia.
Non per niente i delinquenti di tutto il mondo varcano i nostri patrii confini
per combinarne di tutti i colori certi di poter contare su una quasi certa
immunità.
Spooner   
19/09/2012 08:24
Questo ora esce. Ma i soldi li ha già restituiti?
Ha scelto lui il luogo "per seguire un percorso spirituale di recupero". Un pò come avveniva nel medioevo quando le gentili dame partecipavano a orge e banchetti per poi chiudersi in convento ad espiare i peccati....
libralibra, Genova.   
18/09/2012 20:07
Interessante il nome del Convento ..Santa Maria dei BISOGNOSI.
doriaxsempredoriaxsempre, cuneo.   
18/09/2012 18:16
Solo un piccolissimo consiglio ai Frati del Convento di Carsoli.
RAGAZZI, FATE SPARIRE LA CASSA .......VELOCI !!!!!!!!!!!!!
davvero, non ci resta che piangere ...

Condivido TUTTI i commenti e non ho altro da aggiungere.
Alla data di oggi uno sta ancora in carcere (ma per quanto?) l'altro ancora ... in convento... D'altra parte è un ladro che viene dal mondo cattolico...

Allucinante, stupido, inutile, insensato



Statua di Hitler nel ghetto di Varsavia


Varsavia, 29-12-2012
A un mese dalla sua installazione nel ghetto di Varsavia, una statua di Maurizio Cattelan ha sollevato dubbi e interrogativi in Polonia. L'opera ritrae Adolf Hitler pregare in ginocchio nel luogo dove centinaia di ebrei vennero uccisi durante il nazismo o da cui sono partiti per i campi di concentramento.

L'opera, intitolata 'Lui', ha attirato diversi visitatori, ma ha anche suscitato la rabbia di alcuni. In settimana, il Centro Simon Wiesenthal ha criticato la decisione di porre la statua nell'ex ghetto, definendola "una provocazione insensata che insulta la memoria delle vittime ebree del nazismo".

Tuttavia sono molti coloro che hanno espresso apprezzamento, sostenendo che la figura di Hitler in ginocchio abbia un forte impatto emotivo che costringe ad affrontare la natura della malvagita umana. Anche il rabbino capo della Polonia, Michael Schudrich, ha dichiarato che la statua può avere un valore educativo.

Schudrich ha poi aggiunto di essere stato consultato in anticipo su dove mettere la statua e di non essersi opposto perché ha visto nell'opera la volonta dell'artista di sollevare domande morali provocando il pubblico. La raffigurazione è stata piazzata dietro un cancello in legno che si affaccia su Ulica Prozna, ed è visibile da un buco largo pochi centimetri nella porta. I visitatori possono solo vedere il retro dell'opera, con Hitler che prega in un cortile.

A causa delle sue piccole dimensioni, la figura può essere anche scambiata per un bambino indifeso. E l'intenzione dell'opera, spiega il Centro per l'arte contemporanea, che cura l'installazione, è proprio far capire che "ogni criminale un tempo è stato un bambino tenero, innocente e indifeso".

Fabio Cavallucci, direttore del Centro, ha poi sottolineato che "da parte dell'artista o del Centro non c'è l'intenzione di insultare la memoria ebraica". "Si tratta di un'opera - ha aggiunto - che cerca di parlare della situazione del male che nasconde ovunque".

Nonostante tutte le buone intenzioni, l'opera non convince tutti e il direttore del Centro Wiesenthal, Efraim Zuroff, ha dichiarato: "Per quanto riguarda gli ebrei, l'unica preghiera di Hitler era che venissero tutti spazzati via dalla faccia della Terra".

L'installazione fa parte di una retrospettiva delle opere di Cattelan, intitolata 'Amen', lavoro che intende esplorare la vita, la morte, il bene e il male. Le altre opere della retrospettiva si trovano nel Centro per l'arte contemporanea, che ha sede nel castello Ujazdowski.

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Detesto le opere pseudoartistiche che vorrebbero esprimere in modo nuovo  ed originale sentimenti ed inviare messaggi, invece esprimono solo il niente.
Questo niente, espresso da un altamente improbabile Hitler inginocchiato che prega, è anche stupido e di cattivissimo gusto.
Non ha alcun senso e non può essere di alcun insegnamento.
L'artista ed il Centro per l'arte contemporanea, che ne ha curato l'installazione, hanno espresso qualcosa che vorrebbe essere consolatorio per loro forse... 
Non c'è consolazione nel creare un'immagine illusoria di uno dei mostri umani più orrendi che abbiano abitato questo pianeta.
Mai il mostro si sarebbe abbassato a pregare in un'immagine di pentimento... Mai. Creare una statua del genere e metterla nel luogo del dolore innocente di tante creature umane è blasfemo, a mio avviso, e potrebbe pure dare a qualcuno un'immagine assolutoria del mostro Hitler.
La sua gente non si pente mai... Figuriamoci chi li ha ispirati e ha perseguito con inaudita ferocia un disegno criminale che offende la Storia dell'Umanità...
Ci si ricordi dell'orgoglioso Priebke, del furbo e perfido Reder: l'uno che vive senza rimorso alcuno e ritiene di aver fatto bene tutto, l'altro che ha finto un pentimento per poter tornarsene a casa e, una volta lì, ha dichiarato che non era pentito affatto.

lunedì 31 dicembre 2012

Buon Anno


Buon Anno

Auguri per un Felice 2013

domenica 30 dicembre 2012

E' morta Rita Levi Montalcini


Da: La Repubblica.it

Montalcini, la scienziata dal sorriso dolce che di sé diceva: "Ho un'intelligenza mediocre. Il mio solo merito è l'impegno"

Si era iscritta all'università contro il volere del padre. Il regime fascista la allontanò dall'ateneo. Nel 1986 il premio Nobel per la Medicina. Fino all'ultimo ha implorato i governi: "Non cancellate il futuro dei giovani ricercatori"

di ELENA DUSI
"La mia intelligenza? Più che mediocre. I miei unici meriti sono stati impegno e ottimismo" disse nel 2008 accogliendo la laurea honoris causa alla Bicocca. Fragile e sottile, anche, è stata fino a ieri Rita Levi Montalcini, nata a Torino il 22 aprile 1909 e vincitrice del Nobel per la Medicina nel 1986. Con il suo corpo esile e gli occhi mare limpido è riuscita comunque a iscriversi all'università contro il volere del padre, a realizzare prima un laboratorio in casa per sfuggire alle leggi razziste e poi a lavorare negli Stati Uniti per quasi 30 anni, convincendo un mondo scientifico assai scettico dell'importanza di quel Ngf "Nerve growth factor" da lei osservato nell'oculare di un microscopio.
Poteva bastare, come dimostrazione di "impegno e ottimismo". Ma da quando nel 2001 è stata nominata senatrice a vita, a Rita Levi Montalcini è toccato anche ascoltare gli insulti di Storace ("Le porteremo a casa le stampelle") alla vigilia del voto della Finanziaria del 2007 essenziale per la sopravvivenza del governo Prodi. Quelli di Roberto Castelli, che sempre nel 2007 definì "uno spreco e un mercimonio" i finanziamenti all'European Brain Research Institute da lei diretto. Per finire ad agosto del 2011 con l'uscita di Umberto Bossi: "Scilipoti? Meglio lui di quella scienziata".

"Non sto neanche a sentirli" replicava lei senza perdere il sorriso dolce. In un articolo su Science nel 2000, Rita Levi Montalcini descrisse il suo carattere così, con poche splendide pennellate: "L'assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta, l'abitudine a sottovalutare gli ostacoli - un tratto che ho ereditato da mio padre - mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita. Ai miei genitori devo anche la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza".

Oltre al padre ingegnere e matematico e alla madre pittrice, la sua famiglia era composta da un fratello e due sorelle, di cui una - l'adorata Paola - gemella. Quando l'austero capofamiglia le negò l'università in quanto donna, lei l'affrontò a viso aperto e a vent'anni ottenne di iscriversi a medicina. Quando il regime fascista la espulse dall'ateneo torinese, lei nel 1939 si costruì un laboratorio nella sua casa di corso Re Umberto. Vennero i bombardamenti, e nel 1941 tutti gli strumenti di ricerca furono reinstallati nella nuova residenza sulle colline di Asti. A Firenze poco prima della Liberazione curò i rifugiati scappati dal Nord. Nell'autunno del 1947 dall'università di Washington a Saint Louis il professor Viktor Hamburger la invitò a trascorrere un semestre negli Usa. I risultati sempre più interessanti le impedirono di tornare in Italia alla fine del semestre, e anche negli oltre vent'anni successivi. Nel corso dei quali, a partire dal '69 fino al '78 il Consiglio Nazionale delle Ricerche le affidò anche la direzione dell'Istituto di biologia cellulare.

Nel laboratorio di Saint Louis, Rita Levi Montalcini scoprì quel potente "elisir" di crescita che è Ngf. Bastava iniettarne una quantità infinitesima in una provetta con dentro alcune cellule nervose e attendere un giorno. Dalle cellule, in sole 24 ore, iniziava a svilupparsi un alone talmente ricco di filamenti da renderle simile a un Sole pieno di raggi. Il fattore di crescita delle cellule nervose era solo il primo di tanti ingredienti che gli organismi viventi usano per trasmettere informazioni al loro interno. Altre centinaia di molecole simili sarebbero state scoperte in seguito. Ma in quel laboratorio di Saint Louis negli anni '50 si iniziò a capire come mai un essere vivente nasca da una singola cellula ma riesca a diventare col tempo un'architettura composta da decine di tessuti diversi. Sono i fattori di crescita a indicare la strada a ciascun segmento di un organismo. Bastano poche molecole di Ngf in una zona del corpo per farvi crescere le cellule del sistema nervoso necessarie al suo perfetto funzionamento.

"La scoperta di Ngf - spiegò oltre trent'anni più tardi il comitato Nobel a Stoccolma assegnandole il premio assieme al collega Stanley Cohen - è l'esempio di come un osservatore acuto riesca a elaborare un concetto a partire da un apparente caos". Rita Levi Montalcini è stata una delle 10 donne (contro 189 uomini) a ricevere il premio scientifico più prestigioso. Ma forse l'unica ad accompagnare i suoi articoli scientifici con illustrazioni tanto eleganti quanti i vestiti che amava disegnare per se stessa.

Sull'origine della sua capacità di osservazione, Rita Levi Montalcini ha sempre avuto le idee chiare, attribuendo parte del suo successo al maestro Giuseppe Levi, il professore di istologia di Torino le cui lezioni formarono altri due Nobel per la medicina: Salvador Luria e Renato Dulbecco, anche lui scomparso recentemente. Era lui uno degli amici più cari della scienziata, che in un'intervista a Repubblica nel 2008 rivelò: "Quando avevo tre anni decisi che non mi sarei mai sposata" e in un'altra a Omni nel 1998 spiegò che anche nel matrimonio fra due persone brillanti "una finisce col soffrire perché l'altra ha più successo". Lei, che di complessi non soffriva, non si è mai lamentata degli occhi che non vedevano quasi più e delle protesi acustiche che la mantenevano in contatto con gli altri. E fino all'ultimo ai governi italiani ha continuato a chiedere: "Non cancellate il futuro di tanti giovani ricercatori che coltivano la speranza di lavorare in Italia".
(30 dicembre 2012)

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Tutti dobbiamo morire, lo ripeteva di sovente mia madre, dunque a 103 anni, ormai quasi cieca e sorda, Rita ci ha lasciati.
Non ho molto da aggiungere a questo bell'articolo di Elena Dusi, se non un piccolo aneddoto personale:
lavoravo anche per un professore ordinario di origini polacche che qualcuno aveva voluto, riuscendoci, in una delle nostre università. Era, visibile a tutti, un po' pazzo. Si mise in testa di parlare con Rita Levi Montalcini, rientrata dagli USA e ormai insignita del Premio Nobel. Mi chiese di cercargliela al telefono. Fatte le debite ricerche ebbi il suo numero nell'Istituto dove lavorava. Chiesi per il professore pazzo un appuntamento alla sua segretaria. Ma quale fu la mia sorpresa quando, preso il telefono alla donna con la quale stavo parlando, mi parlò personalmente e direttamente mi chiese: "Ma chi è questo professore? Non lo conosco. Me ne parli."
Debbo spiegare perché il cuore mi batteva per l'emozione di essere interpellata con tanta semplicità da un Premio Nobel, io, una semplice impiegata amministrativa. Perché ero abituata da sempre a nullità spocchiose, assise non si sa bene come e perché su qualche cattedra universitaria, che mai si sarebbero abbassate a parlare con qualcuno che fosse meno di un Professore Ordinario! E, qualora costrette a parlare con altro personale universitario, le nullità sopraddette lo facevano con toni ed accenti che ricordavano il monarca che si rivolge al servo che appartiene ad un'altra classe sociale e, soprattutto, intellettiva!
Invece lei, forse per una diversa mentalità acquisita in anni di lavoro negli Stati Uniti, chiedeva a me, con tono quasi confidenziale, chi fosse il professore che voleva incontrarla. Trattenendo l'emozione e la sorpresa le spiegai chi era, e lei mi pose altre domande perché, evidentemente, non conosceva i suoi lavori scientifici. Provai a darle tutti i ragguagli possibili su quella persona senza far trapelare alcun giudizio personale, attenendomi alla correttezza professionale come d'obbligo. Ma sentii comunque la sua perplessità. Alla fine mi disse di farla chiamare direttamente da lui dandomi l'orario in cui avrebbe potuto farlo. Mi salutò con rispetto e gentilezza. L'emozione fu forte perché nulla mi fa effetto come la semplicità delle persone di grande valore.
In seguito il professore, spocchiosissimo, chiamò al numero che gli avevo fornito ed all'ora indicata da Rita Levi Montalcini. Attaccò a parlarle in inglese con il suo assurdo tono supponente e dopo poco tacque, si girò verso la stanza adiacente la sua dove ero io con la porta aperta e mi disse con aria stonata: "Ha attaccato il telefono." Sorpresa (ma non tanto) io feci: "Ma forse è caduta la linea..." "No... - tentennò la testa il professore - Ha proprio attaccato." "Ma non le ha dato l'appuntamento che voleva?" Chiesi per mitigare un po' la sua umiliazione. "No." Concluse l'uomo.

sabato 29 dicembre 2012

E' iniziato il Carnevale elettorale

Mentre la gente perde il lavoro e vive con ansia il presente con paura dell'avvenire, e altra gente, anche se il lavoro ce l'ha, teme comunque per il futuro che vede opaco e senza certezze per i propri diritti, loro, la immarcescibile Casta, hanno iniziato il balletto elettorale.

Ma gli Italiani andranno a votarli?

Intanto loro si aggregano e si scindono amebicamente, si riuniscono e si lasciano, secondo le loro convenienze... come, appunto, in un balletto. Sempre più incoscienti se non dei loro interessi, dei quali sono ben consci, distaccati dai nostri, a cui ripetono solo le loro bugiarde promesse.

E vediamo a cosa assistiamo:
Monti, che faceva il distaccato super partes, ha gettato la maschera e sta con Montezemolo e compagni. Si vede che hanno accettato la sua Agenda. Peccato che  sta "salendo" alla Politica con il placet del Vaticano!

Eh, no, caro professore, basta! Noi siamo lo Stato Italiano e chi governa deve avere il placet del Popolo Italiano non dei notabili dello Stato Vaticano, che tiene strette le proprie ricche casse e attinge dalle nostre. Come lo sappiamo tutti e non dobbiamo qui ricordarlo. Basta! La Breccia di Porta Pia è costata tanto! Propongo di rimettere la festività nazionale del 20 settembre (1870) abolita con i Patti Lateranensi del 1929!
Gli elettori cattolici osservanti debbono prendere atto che Dio, qualora ci fosse, è una entità così trascendente che è di tutti! Di ogni religione... e non può ridursi ad uno Stato che ingerisce nelle cose di un altro!

Dò, a questo proposito, qualche spunto di riflessione con semplici immagini:



Sono Galassie. E ce ne sono miliardi e miliardi e le palline bianche sono immense stelle... La nostra, il nostro piccolo Sole, non sarebbe visibile quasi se si potesse uscire dalla nostra Galassia, quella in cui siamo, e vederla dall'esterno... Dall'interno vediamo solo una parte di essa, un braccio della spirale: la Via Lattea... Voi mi direte: ma che c'entra con la Politica? C'entra, c'entra. Perché se non si ha la visione di quello che realmente siamo, meno di microbi, rischiamo di credere davvero a tutte le bubbole di certo Potere che, in cambio di rassicurazioni alle nostre incertezze e paure, ci comanda. Ingerisce nelle nostre cose... Che sono cose che, in questo spazio di tempo che sta fra la nascita e la morte e che tutti ci accomuna, regolano le nostre vite e quelle delle persone a cui teniamo. Guai alle ingerenze di chi dice di parlare per conto di Dio! Un Dio che, se c'è, ha creato questa immensità dove, con incomparabile intuizione, quel genio di Leopardi si perdeva... Nessuno parla per conto di un eventuale Creatore di una simile immensità, e un politico, o aspirante governatore di questo Paese, che va a cercare l'approvazione e la benedizione del potere di uno Stato ricchissimo per governarci in seguito... non avrà mai il mio voto.
Perdonate: ma filosofia e politica vanno a braccetto. E non lo dico solo io.

Dunque Monti non va. Prima fa l'Amleto, poi il criptico, infine è fin troppo banale.

Berlusconi. Chi può affidare l'Italia ad un simile uomo? Certe cose che dice sono anche giuste, poveretto, ma è il quadro d'insieme che è impresentabile. 

Bersani. Potrei anche votarlo. Vendola o non Vendola, che comunque stimo. Ma ora viene fuori da Ingroia che Grasso l'ha messo lì Berlusconi... e che voleva dare anche un premio al suo governo per la lotta alla Mafia. E Dell'Utri dove lo mette Grasso? Non era forse pappa e ciccia con Berlusconi? 
Bersani non poteva non sapere che come Procuratore Antimafia era stato messo lì da Berlusconi. Noi lo sappiamo oggi da Ingroia... Ma Bersani lo sapeva. Dunque?
Non posso votare neppure per Bersani!

Il resto dei partitucoli ... Dovranno allearsi necessariamente con qualcuno per entrare nel governo. De Magistris che sta con Ingroia che fa? Fa entrare dalla porticina di servizio il molisano che, dopo i Maruccio e ladri compagni, continua a parlare impunemente di trasparenza? No, assolutamente no!

Allora non vado a votare!

Comunicato sull'Acqua Bene Comune

Da: Ufficio Stampa Acqua Bene Comune <ufficiostampa@acquabenecomune.org>
Date: 29 dicembre 2012 10:52
Oggetto: [hyperlink] CS. L'Authority approva la nuova tariffa dell'acqua in violazione del referendum

COMUNICATO STAMPA
Dal decreto di Ferragosto alla tariffa di Capodanno
Ovvero come uccidere la Democrazia durante le vacanze
Ieri l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell'acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato.
Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale.
In egual modo l'Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull'acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “costo della risorsa finanziaria”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta.
Ma fa anche di peggio.
Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Ciò avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie.
Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l'anno per i prossimi 20/30 anni).
L'Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un' impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall'acqua.
Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi.
Per questo vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell'Autorità. E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare.
Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe.
Roma, 29 Dicembre 2012.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

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La democrazia già è morta, come ho scritto in post precedenti, quindi questa è un'azione maramaldesca: uccidono "qualcosa già morto", calpestando l'ennesimo referendum.
Continua dunque la falsa democrazia di facciata che serve soltanto a far credere agli illusi di poter contare in qualche modo andando a votare. Se il popolo si esprime come il Potere non vuole, il Potere fa comunque come gli pare.
Il popolo, gabbato, ha solo speso di più perché i referendum li paga con le proprie tasse.

L'acqua, comunque, almeno in buona parte del territorio dei Castelli Romani, è fintamente pubblica. L'ho già scritto e lo ripeto: parte delle azioni di ACEA sono di Caltagirone, il suocero di Pierferdinando Casini.
Per la parte pubblica, invece, ha un Consiglio di Amministrazione per ogni ATO. Per ATO2 ho ampiamente detto e ripetuto che ci sono uomini dei partiti: Italia dei Valori in testa con il Vicepresidente, ex socialista, cooptato da Antonio Di Pietro, il quale, lo ricordo per i distratti, ha rilasciato, in un'intervista ad un importante quotidiano, la dichiarazione che:"oggi le mazzette le paga il contribuente ai partiti che mettono nei C.d.A. delle municipalizzate i loro uomini, quando basterebbe un Amministratore unico". Parla in un modo e agisce in un altro il Di Pietro: tenetene conto se andrete a votare. Come dovete ricordare chi è Pierferdinando Casini. Questi sono fatti, non chiacchiere.
Dunque, anche nella parte "pubblica", la gestione dell'acqua "fa acqua" da tutte le parti. Almeno nella zona che conosco bene. La gestione di ACEA ATO2 è la negazione del diritto del cittadino e la prova della morte della democrazia.
ACEA ATO2 semplicemente se ne infischia del cittadino, trattandolo meno che suddito... molto, molto meno.
Non c'è persona con cui io parli che non si lamenti del "Servizio" idrico: gente che non ha acqua. Rubinetti asciutti per ore ed ore anche nel centro urbano del Comune di Rocca Priora, mentre è sotto gli occhi di tutti lo spreco ignobile di acqua proprio da quando, nel 2007, la gestione è passata ad ACEA ATO2. C'è chi si chiede perché... rimpiangono il Consorzio Acquedotto Doganella. La scelta non è stata certo dei poveri cittadini sulla Carta Costituzionale, sudditi nei fatti... La scelta è politica: sopra le nostre teste. Dal 2007 i cittadini di Rocca Priora, Frascati, Grottaferrata, Ariccia ecc. hanno cominciato a vedere rigagnoli e ruscelli di acqua che fuoriuscivano da perdite sulle pubbliche vie e che duravano per giorni e giorni, nonostante le telefonate della gente nessuno interveniva. Ho ampiamente documentato su questo blog questo strano fenomeno che prima del 2007 non c'era.
Se questo è il Servizio Pubblico (a parte Caltagirone che ha le azioni ACEA) non so immaginare quanto possa essere peggio qualora interamente privatizzato.