lunedì 8 luglio 2013

"Le Verità Nascoste", Novella, "Lòmbrico Vermi"

Lòmbrico Vermi


Quel nome glielo aveva scelto sua madre: Lòmbrico con l'accento sulla o. Un nome un destino o, forse, un'investitura.
Ormai anziana lei raccontava a tutti che aveva sposato il padre di Lòmbrico "perché lei e sua madre avevano conosciuto solo tanta fame"! Ma quell'uomo le faceva schifo tanto era brutto! Non avendolo mai visto chi ascoltava considerava soltanto che lei non si poteva dire una bellezza! Anzi! Di bassa statura, né grassa né magra, né bella né brutta, da ricordare appena forse aveva soltanto gli occhi, espressivi e rapaci. Però, come tutte le donne non rassegnate a vivere per un solo uomo, tranquille, a volte paghe, la madre di Lòmbrico aveva le movenze, lo sguardo, l'espressione del viso e il sorriso di chi è sempre disponibile alla conquista, dunque agli uomini piaceva. Se ne andò lasciando il suo Lòmbrichino in mano ai buoni nonni paterni i quali, per solidarietà verso il figlio abbandonato, la chiamavano "quella puttana". Ma il figlio abbandonato ormai grandicello un giorno si ribellò a quell'appellativo: si alzò dal tavolo a cui era seduto e, respingendo la sedia, esclamò "Basta!" I nonni rimasero interdetti di fronte a quella reazione difensiva di una donna che di lui se ne era infischiata ma, essendo buoni, poi pensarono "In fondo è la madre..." e stettero attenti a non appellarla più così davanti a lui.
Lòmbrico crebbe, prese un diploma di Perito Chimico, si sposò con un'infermiera ed ebbe due figli. A sua moglie sua madre non piaceva e, pur se non diceva che era "una puttana", non la voleva in casa. Lui si piegava al suo volere e, strisciando, portava i due bambini ad incontrare la nonna furtivamente sul marciapiede, in strada. Lei allungava ai nipotini regalini e a lui, sempre a corto di soldi, del denaro.
Quando lo conobbi io era un impiegato statale di gruppo B. Ed era il massimo che si potesse raggiungere allora avendo solo un diploma. Era giovane e pensai che fosse molto bravo ad aver vinto un concorso a cui aspiravano anche i laureati in cerca di un difficile posto di lavoro. Con me aveva un'aria di sufficienza se non di sottile, rattenuto disprezzo, non so da cosa dovuto. Avendo una buona educazione ed una cultura universitaria mi feci un esame di coscienza sul mio modo di fare e non trovai nulla: tenevo un'aria modesta, collaborativa e volenterosa, parlavo solo lo stretto necessario ed ero gentile, sempre pronto a lodare sinceramente i colleghi, ad apprezzarne le capacità, alcune poi scoprendo essere inesistenti... ma questo solo dopo... con l'esperienza.
Quando si degnava di parlare anche con me, mai direttamente ma rivolgendosi ad altre figure presenti nel posto di lavoro, vennero fuori informazioni che mi suscitarono qualche domanda senza risposta. Diceva di aver potuto scegliere fra quel posto statale che ricopriva e altre due posizioni precedentemente ricoperte per brevi periodi, che raccontava di aver lasciato per dimissioni spontanee. Erano posti che tanti avrebbero voluto avere senza riuscirci: uno in RAI ed uno in una grande Società Chimica Internazionale. Mi posi la domanda: "Chi l'avrà aiutato?" la realtà del Paese la conoscevamo tutti: non si entrava da nessuna parte senza conoscenze e raccomandazioni, anche essendo bravissimi.
Ho letto molto e anche di psicologia, psicanalisi, psichiatria e mi si è affacciato il pensiero che forse Lòmbrico ha vari vuoti in sé che si chiamano sentimenti di inferiorità a cui supplisce con atteggiamenti di superiorità. Non credo sia cattivo... piuttosto un poco stupido... incapace di un pensiero più sottilmente empatico, capace di analisi di sé stesso e degli altri.
Studia. E' iscritto all'università, al Corso di Laurea in Chimica.
Passano gli anni e la laurea non arriva mai: 10, 20, 25...
Lòmbrico si è laureato! Quando ha dato l'ultimo esame avrà dimenticato quello che aveva studiato nel primo... Io sono ingegnere chimico, mi occupo di ricerca di nuovi composti. Mi mandano studenti universitari per degli stage: mi chiamano Professore. 
Lòmbrico aiuta una mia collega stramba e non molto intelligente. Anche lei ha accettato studenti che debbono specializzarsi... Abbiamo una convenzione con l'università. Lòmbrico l'aiuta e gli studenti lo chiamano Professore. Chissà cosa penserebbero se sapessero che per diventare un Chimico ci ha messo 25 anni? Ma tanto non lo sanno, la collega stramba ha bisogno di lui e non lo dirà mai. E poi che differenza fa una persona laureata nei tempi canonici ma poco intelligente ed uno come lui? Due fanno il lavoro di uno... Le cose vanno così.
Lòmbrico sembra modesto con gli altri... poi ho scoperto che sulla porta della sua stanza a casa sua ha messo un cartello con un alambicco e la scritta: "Non disturbare: genio al lavoro!"
Un brutto giorno si è scoperto un tumore, ed è improvvisamente cambiato. Entra nella mia stanza e parla, parla, parla! Mai stato così loquace in oltre vent'anni che lo conosco. Saluta, sorride, mi ragguaglia sulle sue cure! E' un'altra persona.
Alcuni dell'ambiente di lavoro che amano i pettegolezzi mi raccontavano ridendo che era lo schiavo di sua moglie: lavava i panni, li stendeva, le faceva la valigia quando lei partiva... Questo suscitava l'ilarità dei compagni di lavoro con qualifiche diverse: tecnici, amministrativi, operai... Lo punzecchiavano con qualche battuta ironica su questo argomento. Ma lui non sembrava avvedersene oppure non se la prendeva. Ora che sta male c'è solidarietà intorno a lui. Forse hanno smesso di deriderlo.
Io sono sempre stato generoso verso di lui, moralmente intendo. Mi ripugna essere meschino con chi lo è con me. Dunque ricordo benissimo tutti i gesti di generosità che ho fatto nei suoi confronti in questi oltre vent'anni, come se lui non avesse mai avuto quel sottile spregio immotivato da fatti nei miei riguardi. Sono stato, come si dice, "superiore". Non perché io sia buono. Un tempo lo ero, ma l'ingiusto comportamento altrui mi ha cambiato, dunque la mia generosità, che lui neppure ha notato, credo sia stata dovuta più che altro ad una mia personale disciplina morale.
Ad esempio quando c'era da preparare una pianta organica su cui basare i passaggi di livello ed io ne avevo l'incarico, litigai con il Dirigente per inserire un livello dove poteva e doveva inserirsi la sua figura. Allora stimavo le sue capacità... che ci sono beninteso... ma forse le consideravo così importanti soltanto io.. a sentire altri dell'ambiente di lavoro ero solo io a valutarlo con tanta considerazione...
Passano gli anni e le cure per il suo tumore stanno dando buoni risultati. Ha avuto anche un incidente automobilistico, sembra sia colpa sua ... e qualcuno è morto. Era molto giù e sono andato nella sua stanza e gli ho posto un braccio sulle spalle in segno di solidarietà.
Ora non so come sia andato il processo per quella morte, ma vedo che sta sensibilmente meglio... Infatti non è più loquace come prima, non entra nella mia stanza per parlare, parlare, parlare delle sue cure, del suo male... ma anche di tante altre cose... In questi anni di cambiamento del carattere ha dimostrato un'apertura e una simpatia ed umanità che hanno cancellato completamente l'atteggiamento immotivatamente sprezzante, lasciando il posto ad un comportamento amichevole in cui era sparita ogni traccia della sua infondata "superiorità".
A poco a poco sta tornando quello di prima. Me lo ha fatto notare anche la segretaria, verso la quale, peraltro, non mi sembra abbia mai avuto la condotta che aveva verso di me. Come aveva stigmatizzato il cambiamento con l'apertura e la loquacità verso il prossimo in generale, così ella ora notava la seconda metamorfosi:
"Hai visto? - Mi ha detto a voce bassa con sottile ironia. - E' tornato come prima."
Ho riflettuto in silenzio che, dunque, non era una mia impressione soggettiva. "Perché secondo te?" Le ho domandato.
"Ma perché sono passati nove anni ed ora si sente sicuro: non muore più."

Si è aperto un conflitto fra me e la stramba poco intelligente che ha fatto carriera. Si può dire che mi sta facendo un vero e proprio "mobbing". Dato che non la stimo affatto e non riesco neppure a volerle male per quel che fa, non mi tange più di tanto ma, quando ne ho parlato con Lòmbrico, lui serissimo ed un poco accigliato ha giustificato le cervellotiche posizioni della tizia. Memore del dialogo degli ultimi anni in cui era ancora insicuro per il suo male, ho provato a chiarire le mie posizioni e l'erronea e persecutoria interpretazione che la stramba ne ha fatto. Ero in perfetta buonafede mentre spiegavo... ma ho avuto la netta sensazione che lui non voleva convincersi: la sua porta era chiusa. Ho lasciato perdere, tanto ero reclamato altrove: ad incarichi e funzioni più importanti però... ho misurato quanto era lunga la striscia di bava che egli aveva lasciato in quei pochi centimetri di conversazione... immemore di tutto se non del suo ottuso tornaconto.
La stramba, di cui molti mi dicono che è matta e mi vengono a cercare per parlarmene male sorpresi dalle sue uscite e dalla sua stupidità, quando mi incontra non mi saluta più. La mia buona educazione mi impedisce di non salutarla: un saluto non costa nulla.
Quando incontro Lòmbrico Vermi mi saluta se sta con altri colleghi... L'altro giorno era solo con colei che chiamano "la matta" e al mio saluto non ha risposto ed il suo sguardo è scivolato via. 
 

domenica 7 luglio 2013

Per letture estive

Pubblicità dei miei libri

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sabato 6 luglio 2013

Egitto, egiziani e coloro che detengono il potere

Dai miei scarni appunti di viaggio in Egitto:
Egitto, 27 aprile 2008
"Ho lasciato l'ora legale italiana sul mio orologio. 
La mia vita mentale è là, voglio pensare: a quest'ora David fa questo e quest'altro, a quest'ora Stefania ha preso i bimbi al pullman della scuola... ad esempio.
E' la prima volta che poso i miei piedi sul continente africano; ero già stata alle Canarie che  geograficamente sono africane, ma la prepotenza degli uomini le vuole spagnole.
In questa terra arida che fa somigliare questa landa al pianeta Marte, di azzurro, e non sempre, c'è solo il Mar Rosso, anch'esso sporco a riva, come i mari italiani. Stamane c'è vento, se non fosse che è tiepido farebbe pensare al maestrale che tira forte in Sardegna.
Questo schizzo di Sole che va raffreddandosi, mentre gira intorno alla stella da cui origina, è grande e vario solo per noi, microbi coscienti di esistere. E' comunque bello vedere come i suoi paesaggi siano vari spostandosi da un punto all'altro di esso. 
Il deserto in cui siamo è una pietraia di polvere desolata in cui qualcuno ha ricavato un villaggio turistico pretenzioso e comodo per riposare e, volendo, divertirsi. Hanno creato con fatica dei giardini che macchiano di verde il deserto. Nulla a che fare con la bellezza, ad esempio, delle spiagge sarde.


Questo è il luogo da "Mille e una notte" creato per i turisti.
Non mi sarei mai fatta trascinare in un luogo simile, nonostante le entusiastiche insistenze di uno dei miei figli che è stato ben quattro volte a Sharm-el-Sheik, se non dietro assoluta promessa di visitare i luoghi archeologici.
Siamo andati dunque a Marsa Alam che è più vicino a tali siti archeologici e, in particolare, a Luxor.
Non si poteva attraversare il deserto se non con la scorta della polizia per eventuali predoni... Dunque siamo partiti dal paradiso artificiale in una vera carovana di pullman scortati dalla polizia egiziana.


Il giovane egiziano che ci accompagnava sul pullman, facendoci non solo da guida turistica, ma soprattutto da intelligente ed ironico commentatore della vita politica e sociale del suo Paese, non l'ho dimenticato. Era colto non solo sulla Storia e l'Archeologia e le sue riflessioni, sia pur non troppo esplicite, sugli aspetti critici del suo Paese, mi hanno fatto capire quanto deve essere difficile per un giovane colto costruirsi un avvenire in Egitto. Ormai anche qui in Italia è così.
Si è speso a raccontarci anche il deserto facendomi scoprire la stupidità di noi occidentali che diciamo "Deserto del Sahara" ed è come se dicessimo "Deserto del Deserto", in quanto la parola Sahara significa appunto deserto nella loro lingua.
Alla fine della gita ha voluto regalare a tutte le signore un suo personale souvenir: una collana di pietre, probabilmente molto economica, ma che a lui costavano qualcosa essendo le signore molte. Questi sono i ricordi che hanno toccato il mio riflessivo cuore, insieme alle immagini indimenticabili dei villaggi lungo il Nilo sulla strada per raggiungere Luxor: mi è sembrato di essere tornata indietro di 2000 anni, ai tempi di Gesù: una povertà assoluta, bambini scalzi sulla terra battuta delle strade sterrate di villaggi di capanne, in cui il tempo si era fermato a due millenni fa. Uomini che cavalcavano asinelli come quello che Gesù, secondo i Vangeli, cavalcò per entrare a Gerusalemme. Non era questa terra d'Egitto, che aveva sottomesso i suoi avi ebrei, ma credo che la Giudea dei suoi tempi non fosse molto diversa. 

 Qui siamo in città e la bambina ha le scarpe... La capretta si fa trasportare in equilibrio sull'asinello...

C'era ancora Mubarak ed io riflettevo sull'immensa povertà di quei villaggi e mi si stringeva il cuore e mi chiedevo come poteva quell'uomo vivere nei lussuosi palazzi del Cairo e tollerare che il suo popolo vivesse così!
Gli uomini del Potere sono tutti uguali, ovunque!
Bisognerebbe vivere ciclicamente una rivoluzione... Ma come si fa... Non si può costruire la vita della gente in bagni di sangue ciclici.
Ammiro il popolo egiziano che dopo Mubarak non si è arreso ad un altro despota e ad una finta democrazia. Ma ci sono quelli a cui il nuovo despota, sia pure eletto, va bene e il fanatismo chiede altro sangue... Così alla ribellione pacifica delle masse si oppone la violenza...



Ed ecco il Nilo: per andare alle Tombe dei Faraoni abbiamo dovuto attraversarlo.

Noi turisti siamo una ricchezza per loro. Ed io penso alla mia intelligente ed appassionata guida, ai ragazzi che vendevano souvenir lungo il fiume, a tutti i camerieri che hanno reso il nostro soggiorno piacevole (tutti rigorosamente uomini, anche gli addetti al rifare le stanze), e penso che in questo periodo di rivolta hanno perso un poco dei loro magri guadagni...

Nella zona funeraria: alle Tombe dei Faraoni


L'entrata di una delle Tombe dei Faraoni










Solo alcune delle bellezze archeologiche che, nonostante i millenni trascorsi, si sono mantenute in tutta la loro magnificenza: il fiero popolo egiziano merita migliori condottieri del suo destino.

venerdì 5 luglio 2013

Si può fare meglio?

Da: Sanremo News
10 giugno 2013

Ventimiglia: attive da oggi due nuove postazioni per erogazione corrente ai treni 



Nel rispetto della Convenzione internazionale italo-francese, Ventimiglia, è infatti alimentata con corrente a 1.500 volt usata per l’infrastruttura oltre confine.

Attive da oggi, nella stazione di Ventimiglia,  due nuove postazioni per l’erogazione della corrente a 3.000 volt ai treni regionali di Trenitalia in sosta in stazione. Nel rispetto della Convenzione internazionale italo-francese, Ventimiglia, è infatti alimentata con corrente a 1.500 volt usata per l’infrastruttura oltre confine.
Le colonnine, situate sui due marciapiedi a servizio dei binari 4, 5, 6 e 7,  permettono di attivare aria condizionata e riscaldamento delle carrozze prima della partenza del treno, un servizio particolarmente richiesto dalla clientela. Inoltre, è possibile attivare l’illuminazione a bordo treno, il regolare funzionamento delle apparecchiature di bordo e la ricarica degli accumulatori. Investimento complessivo della Direzione regionale Liguria di Trenitalia 40mila euro.

Questa l'informazione giornalistica.
Questa sotto è l'informazione di un'esperienza diretta vissuta da passeggeri italiani provenienti dal Principato di Monaco:

Siamo saliti sul treno regionale in una località della Costa Azzurra a pochi chilometri dal confine italiano. Ho cercato di capire quale fosse lo scompartimento destinato alla seconda classe. Era quello a destra, con i sedili sul blù. Quello a sinistra aveva i sedili sul rosso. E’ l’unica differenza che ho notato. Ci siamo seduti nello scompartimento di seconda classe  e mi guardavo intorno. Tutto pulito splendente. C’erano parecchie persone, la maggior parte erano turisti, alcuni stranieri con valigie e borsoni. A Ventimiglia siamo scesi, eravamo giunti al capolinea. Il treno  Ventimiglia - Torino era in partenza 40 minuti dopo. Siamo andati a fare i biglietti. C’era una coda indescrivibile, sia allo sportello che alle macchinette (di cui una non funzionante, si inceppano facilmente). C’era solo uno sportello attivo  con una donna che era la calma in persona. Penso che abbia fatto un corso di lentezza per muovere le mani e le dita lentamente, molto lentamente. Mezz’ora di coda, abbiamo quasi rischiato di perdere il treno! Finalmente siamo saliti sul regionale Ventimiglia –Torino.  Non ho visto se c’erano le carrozze della prima classe.  Le carrozze della seconda classe avevano i sedili  foderati  di plastica blù e la sporcizia regnava da padrona ovunque. Si notava lo  sporco, quel   grasso nerastro che emerge quando non c’è traccia di un minimo di pulizia da decenni! I vetri erano indecenti. I  finestrini sigillati e l’aria condizionata non c’era…non so se non funzionasse l’impianto. Siamo riusciti a sederci. Ogni stazione si fermava e da Imperia in avanti i viaggiatori hanno dovuto stare in piedi fino a Savona. Guardavo i turisti stranieri che erano con noi sul treno francese…chissà se avevano notato la differenza delle carrozze! Impossibile non notare! Ogni tanto il treno si fermava perché in molti tratti c’è un solo binario…. in pratica si viaggia a senso unico alternato… nel 2013 e nella riviera ligure, nella tratta che va in Francia! E poi vogliono fare l’alta velocità? Ma che pensino a potenziare i binari della tratta normale dove  sembra di essere in un paese del terzo mondo e non nella rigogliosa riviera ligure. Alla sera, arrivati a casa, dopo essere stati sul carro bestiame , con la gente accaldata , appiccicati in piedi uno all’altro, ho lavato tutto quello che avevamo indossato perché le “poltrone” su cui eravamo seduti facevano schifo, i braccioli in plastica neri avevano uno strato di grasso …..
Mentre ero lì a “godermi” il viaggio, pensavo alla differenza con le carrozze francesi rispetto alle nostre, nonostante si trattasse degli stessi treni regionali. E’ brutto doverlo dire ma per l’ennesima volta mi sono sentita a disagio in questo schifo di paese, mi sono sentita straniera nel mio Paese. Un Paese il cui degrado ha raggiunto qualsiasi settore. Abbiamo un ministro straniero per l’integrazione degli stranieri. Ci vorrebbe un ministero per l’integrazione degli italiani!
Monti, ha detto testualmente: «Mi basta varcare il confine per essere così riconosciuto che non verrebbe più voglia di tornare in Italia».
E’ la stessa cosa che ho pensato io quando sono andata in Francia: mi basta varcare il confine e non mi viene la voglia di ritornare in Italia. Io non sono riconosciuta all’estero!!!!! Ma oltre il confine italico c’è un clima diverso, di gran lunga superiore al clima  scadente, asfissiante   e disgustoso che vige  nel bel Paese.

Questo desolato resoconto non costituisce l'eccezione: ognuno di noi vive continuamente esperienze da carro bestiame e altrettante constatazioni che, a fronte di gente che è qualificata e con voglia di lavorare ma il lavoro non ce l'ha, c'è gente con uno stipendio assicurato da un sistema fatiscente, non competitivo, che lavora in codesta maniera: lemme lemme e pulizia zero.
Chi deve controllare? Chi è responsabile del lavoro della biglietteria, del funzionamento delle macchine erogatrici dei biglietti, della pulizia dei treni?
Siamo all'estremo nord ovest dell'Italia eppure in questo resoconto si respira un'aria da interno di certe zone del Messico, quelle più lontane dalle mete turistiche, oppure di certe zone sudamericane, oppure, se volete, di certi Paesi dell'Africa del nord... Così hanno ridotto l'Italia.
Non c'è da meravigliarsi poi se gente semplice ed esasperata possa uscirsene con espressioni non consone del tipo: "Italia di merda!" Lo sento continuamente e anche da persone che in Italia sono venute a prendere uno stipendio che magari avrebbe meritato di più un italiano: in cambio ho sentito più volte proferire questa espressione insultante! 
Un pensionato italiano che girava con l'auto con un fanale rotto, forse perché la magra pensione doveva essere centellinata e la riparazione rimandata, fermato e multato dai carabinieri ha proferito questa imprecazione e i militi l'hanno denunciato. Un magistrato l'ha condannato in base all'articolo n. 291 del codice penale ed ora deve pagare euro 1000 di una ulteriore ammenda.





Grillo e i suoi deputati e senatori a 5 Stelle: esempio per cambiare

Da: Il Giornale.it

I grillini restituiscono un milione e mezzo allo Stato. 
Srotolato davanti a Montecitorio un maxi assegno pari alla parte eccedente della diaria, da marzo a maggio. I soldi in un fondo per l'ammortamento del debito pubblico dello Stato 

Raffaello Binelli

Beppe Grillo non c'era, i soldi sì. Un milione e 570mila euro (per la precisione 1.569.951,45), l'importo di un mega assegno che i parlamentari del Movimento 5 stelle hanno srotolato davanti a Montecitorio per il "Restitution day": la giornata della restituzione allo Stato di una parte dei soldi pubblici destinati al M5S.
I soldi -  pari agli stipendi dei parlamentari da marzo a fine maggio nella parte eccedente la diaria fissata dal movimento - andranno in un fondo per l'ammortamento del debito pubblico. L'assegno è firmato dai capigruppo M5S di Camera e Senato, Riccardo Nuti Nicola Morra. Il primo usa toni enfatici: "È la prima volta nella storia della Repubblica che dei deputati restituiscono dei soldi". I soldi per i rimborsi elettorali, pari a circa 42 milioni di euro, sono già stati restituiti. Iniziativa non proprio nuovissima: in passato già i Radicali restituirono ai cittadini i soldi del finanziamento pubblico. 
"Siamo nati per normalizzare la cosa pubblica", ha detto Morra, capogruppo grillino a Palazzo Madama. "E' un giorno bellissimo, è la prima volta che un gruppo rinuncia a qualcosa, abbiamo dimostrato che senza essere francescani i cittadini possono fare politica", si tratta quindi di "un gesto simbolico ma drammaticamente concreto, se tutti adottassero la nostra sobrietà senza privarsi di nulla il Parlamento costerebbe 40-50 milioni di euro in meno all’anno. La domanda a questo punto è: perchè gli altri non lo fanno?"
I parlamentari del Movimento 5 Stelle tengono a sottolineare di aver "rinunciato anche a tutte le indennità di carica a cominciare da quella del vicepresidente della Camera". Molto citata nella conferenza stampa è stata la vicenda dell’inchiesta contro i consiglieri della Campania, con un pesante riferimento al presidente Caldoro: "Forse farà la fine della Polverini", ha detto Di Maio, aggiungendo che "mentre noi restituiamo i soldi per ridurre il debito pubblico Fiorito comprava la jeep con i soldi della regione: due stili diversi di gestire i fondi dei contribuenti"."Un nuovo modo di fare politica - conclude Di Maio - non perché siamo migliori di altri ma perché i soldi fanno male alla politica, se cacci fuori dalla politica i soldi, la politica diventa bellissima", ecco perché "speriamo che la Boldrini solleciti la rendicontazione delle spese dei deputati che è stata insabbiata".
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E' "Il Giornale" a scriverlo non "Il Fatto Quotidiano": perché questa è semplicemente la verità.
Non fanno che dirci che non ci sono i soldi per la sanità, per la scuola, per togliere le tasse asfissianti sul lavoro: però loro, i rappresentanti dei Partiti, NON SI TOLGONO NULLA.
Voterò ancora per il Movimento 5 Stelle anche se torneremo a votare con questa brutta legge elettorale che gente del PdL e del PD NON HA FRETTA DI CAMBIARE.
Il Movimento 5 Stelle ha preso 8 MILIONI DI VOTI nonostante questa legge! E spero che gli Italiani non si facciano infinocchiare da chi dice che non stanno facendo nulla!
La Casta è dura a morire e il Movimento 5 Stelle non l'ha presa a cannonate! Spero che la gente si renda conto dell'importanza del gesto esemplare degli eletti del Movimento. 
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Piccolo pro-memoria da questo blog:

sabato 1 giugno 2013 I Partiti Azienda

sabato 2 febbraio 2013 Candidati facce di bronzo

domenica 15 luglio 2012 Lo spreco continua checché ne dica Monti

martedì 1 maggio 2012 Primo Maggio, festa di chi lavora e di chi è disoccupato

giovedì 5 aprile 2012 Questo articolo avrei voluto scriverlo io!

domenica 26 febbraio 2012 Italiani derubati dai partiti


domenica 12 febbraio 2012 La dittatura dei partiti 

martedì 3 gennaio 2012 Fanno "ammuina"

martedì 13 dicembre 2011 Ricevo e diffondo

mercoledì 3 luglio 2013

Cronache di pazzie quotidiane - Tiro al piccione

Tiro al piccione

Un punto di luce rotondo risaltava nella penombra del patio oscillando lievemente.
“Cos’è?” Pensò sorpresa la donna.
Non capiva da dove provenisse. Il patio era chiuso da tre pareti e, verso il giardino, da tre veneziane verde scuro. Era giorno e non vi erano luci accese se non quella del sole estivo.
Si guardò intorno cercando la fonte di quel misterioso tondino di luce e, non senza fatica, la trovò: era un buco piccolo e preciso nell’alto di una delle veneziane in cui il sole penetrava con un piccolo raggio di luce che, proiettato sul tavolo del patio, assumeva l’aspetto di un punto luminoso come quello che produce un laser o una piccola torcia elettrica.
Con somma meraviglia la donna si chiese come quel buco così netto potesse essersi prodotto sulla plastica della veneziana. Poi le tornò in mente che, verso l’esterno, aveva dovuto pulire un lungo schizzo di feci di piccione e si era chiesta come mai fossero finite proprio lì, sotto quel buco che ancora non aveva scoperto esistere, schizzate come se l’uccello stesse cadendo, tanto erano pennellate lungo l’ultima parte della veneziana.
Pensò:  “Forse è stato un piccione con il suo becco a bucare la veneziana e, dato che ci ha sbattuto contro, gli è scappata la cacca…”
Risolto il piccolo giallo, non ci pensò più.

Finchè, qualche giorno dopo, non sentì degli scoppi, come degli spari secchi. Si affacciò e, sorpresa, vide un robusto vicino, del complesso con cui confinava quello dove lei abitava, aggirarsi con una specie di lunga pistola a pallini con cui aveva appena abbattuto un piccione, il quale aveva finito il suo volo di morte in un giardino adiacente. 

L’uomo scavalcò il basso muretto e recuperò il piccione tornandosene verso casa sua con quella preda ma, sentendosi osservato, si girò verso la finestra, in alto, da dove la donna lo guardava basita. L’uomo imbarazzato rientrò in casa e, bisogna dire, non ci provò mai più a sparacchiare, con grande gioia dei piccioni che continuarono a svolazzare sui tetti del complesso dove il cacciatore di volatili, quasi domestici, abitava.  
Piccione farcito


IdV: Rimozione



Anche se per gli Italiani il problema è infinitesimale, i “media” hanno dedicato piccoli spazi al “Congresso Straordinario di Italia dei Valori”.
Dato che continuano ad arrivarmi le loro newsletters, ne ho letto i risibili prodromi: Ivan Rota, ex-deputato e Coordinatore Nazionale per il partito, ha minacciato di querelare Niccolò Rinaldi, deputato europeo, per questioni di tessere apparse all’ultimo minuto.
In passato la mia era scomparsa proprio poco prima di un Congresso Regionale… Poi riapparve e debbo dire che l’allora On. Rota, sensibilmente, se ne interessò. 
Dopo annunci, negli ultimi anni, in cui il fondatore che aveva gettato la toga aveva detto più volte di voler lasciare la Presidenza ad altri e di cancellare il suo nome dal simbolo, in modo che il gabbiano potesse volare da solo, ora finalmente non fa più la mossa e lo fa sul serio.
Peccato che lo fa dopo vari scandali fra cui quello Maruccio è il più emblematico.
Lo fa senza spendere parole di approfondimento su quanto accaduto né, tantomeno, analizzando le sue colpe.
Rimuove, scivola su quello che ha fatto e che ha permesso si facesse, nonostante le innumerevoli grida di dolore, inviatigli per scritto, da tanti militanti puri su e giù per la penisola, e che lui ha ignorato come se fosse sordo e cieco, lasciando chi ci aveva creduto nello sconcerto.
IdV si riorganizza. Perché? A chi serve un partito che non ha combinato niente se non tirare fuori fiato dalla bocca, contraddirsi nei fatti e prendere tanti milioni di euro dei contribuenti nonostante un referendum che aveva detto chiaramente che non voleva darglieli?
La risposta è ovvia: per continuare a prendere tanti soldi dai contribuenti.
Ammesso che facciano una legge per eliminare tale antireferendario finanziamento, già si sa dall’andazzo della classe politica, meno il Movimento 5 Stelle, che i soldi non se li leveranno mai del tutto!
Dunque anche Italia dei Valori (?) vuole sedersi alla mensa.
Mi chiedo, oltre chi ha personale interesse nel farlo, chi li voterà?! 

mercoledì 26 giugno 2013

Da: "Le verità nascoste" CASI SIMILI

Da: "Le verità nascoste" 

Casi simili


La donna alta, dall’aspetto popolano, entrò nei locali dell’Istituto di Ricerca Universitario e dall’ingresso si girò verso un breve braccio del corridoio dove, in fondo, con la porta della Segreteria sempre spalancata, c’erano le due segretarie del Direttore intente al lavoro. Salutò a voce alta solo una delle due: la più giovane.
“Ciao Elide, Pietro c’è vero?”
Le due segretarie si girarono ed Elide rispose al saluto con la solita maschera di cortesia e disponibilità che metteva con tutti e che si apriva, con rare crepe di bassa malignità, solo con alcuni. La più anziana guardò la donna e non la salutò, ritenendo che il saluto doveva darlo chi entrava e non viceversa. Registrò, con quella breve occhiata, che pur rimanendo nel suo aspetto ordinario quella donna curava molto la sua esteriorità: ora aveva i capelli neri raccolti sulla nuca ed il suo abbigliamento era sobrio ed in ordine.
Invogliata dal sorriso accogliente di Elide, si fece più avanti e dietro di lei si avvicinò anche una donna più giovane che l’accompagnava. Era silenziosa, anche se inalberava un lieve sorriso che sembrava essere ironico. Anche lei era bruna di capelli, corpulenta e dimostrava un’età fra i trenta ed i quaranta anni.
“Sono stata dal padre di Pietro che sta male, ha quasi novanta anni! Io ho anche mia madre che sta male e la mattina faccio il giro. – Disse rivolta solo ad Elide che l’ascoltava fintamente interessata.- Non so quando io e Pietro potremo farci una vita insieme… Non è giusto che, siccome lui non si è sposato, deve occuparsi del padre, e il fratello, con la scusa che ha famiglia, viene una volta ogni tanto.”
“Forse perché Pietro vive nella casa del padre… E’ rimasto con i genitori.” Tentò una spiegazione Elide, tanto per far vedere che si interessava a quello che la donna le stava dicendo.
L’altra segretaria ignorava la conversazione ed era intenta al lavoro. Squillò il telefono e la segretaria più anziana rispose brevemente, poi si rivolse ad Elide: “Vogliono te.” Le disse. Allora la donna alta disse: “Vado da Pietro. Ciao Elide.” La donna giovane e grassa la seguì, dopo un cenno silenzioso di saluto rivolto a entrambe le impiegate.
Elide, conclusa la breve telefonata, riattaccò la cornetta e si girò verso la segretaria più anziana con un sorriso malizioso e, a bassa voce, disse: “Hai visto Giulia? C’era una delle figlie.” 
“Incredibile. – Commentò l’altra seria. – Credevamo che fosse vedova, poi quando Pietro mi ha detto: “Come fà a lascià quer poretto!” Ho appreso che a casa aveva il marito. Io pensai che fosse infermo… Lo ha definito “poveretto”! Invece poi mi ha detto che era solo uno a cui non andava di lavorare, un passivo, un pigro. Comunque mi stupisco che addirittura una delle figlie venga a trovarlo al lavoro!”
L’altra rideva sorniona. Aveva da decenni una storia adulterina con un uomo sposato, di cui Giulia era a conoscenza, ma trovava lo stesso ridicola la situazione di quella donna e di Pietro, il tecnico che lavorava nell’officina meccanica dell’Istituto.
“Fa anche la gelosa.- Disse sempre ridendo. – Ti ho raccontato della povera Carla che aggredì al telefono dandole della puttana e lei, piangendo, andò dal Direttore a dirgli che aveva telefonato in ufficio la donna di Pietro insultandola e dicendole di “lasciar stare il suo uomo”!”
“Cose da manicomio… - Commentò Giulia disgustata. – Carla ha più o meno l’età di mia figlia e Pietro ha la stessa età di mio marito. Ma come si fa?!”
“Il Direttore lo chiamò e gli disse di tenere buona questa signora e gli chiese come mai si permetteva di chiamare un’impiegata, che conosceva solo di vista, in ufficio. E venne fuori che lui, questo scemo, per farla ingelosire le parlava di Carla, ma anche di Giovanna, la figlia del Direttore…” Elide rideva nel raccontarlo di nuovo.
“E’ pazzo! – Commentò con disprezzo la segretaria più anziana.- Nella loro situazione, con un marito a casa… Si permette di coinvolgere pure colleghe che possono essergli figlie per età.. poi manco fosse bello!”
“Beh, non è brutto Pietro!” Disse Elide.
“Sarà che è così ordinario… - Commentò Giulia che aveva gusti più raffinati. – Poi Carla è proprio lontana da lui mille miglia! E’ bella, giovane, fidanzata con un bel ragazzo; ma che gliene può fregare di un vecchio che passa la giornata a fare buchi con il trapano?!”
“Ma ti ho raccontato di quando si sono menati noh? – Continuò Elide sempre ridendo. – Lui aveva dato un passaggio in macchina a me e a Carla fino alla fermata della metropolitana e lei, che si vede che lo aspettava lì… non so bene … ha visto che scendevamo dall’auto di Pietro e, mentre noi ci allontanavamo, lo ha aggredito dicendogli: “Porti in macchina le puttane!!” Noi siamo scappate e lei è salita nell’auto e, mentre ci dileguavamo, abbiamo visto che si menavano dentro l’abitacolo!”
“Cose da matti! - Disse Giulia ridendo e scuotendo la testa.- Comunque un giorno l’ho vista qui fuori dai cancelli dell’Istituto vestita con una tuta che sembrava la maschera di Arlecchino: aveva i tacchi alti e i capelli tinti di rosso, e parlava tutta eccitata con Pietro. Oggi era sobria…”
“Ha cambiato look!” Ed Elide rise ancora.

Il Direttore dell’Istituto di Ricerca dette un pranzo invitando tutti i dipendenti, dicendo loro di portare anche le mogli ed i mariti. Pietro si presentò con la donna che a casa aveva il marito.
Era domenica e la seria Giulia si chiedeva cosa mai aveva detto al consorte per starsene tutto il giorno fuori casa. Ma poi si rispose che di certo doveva sapere tutto, se persino una delle figlie accompagnava la madre a visitare l’amante nel luogo di lavoro.
Verso la fine del pranzo Giulia si alzò per sgranchirsi le gambe e uscì appena fuori nello spazio all’aperto del ristorante. La donna che accompagnava Pietro fece altrettanto e, sorprendendola, le rivolse la parola dandole del tu e chiamandola per nome. Per pura cortesia Giulia scambiò qualche generico commento sulla giornata con la bizzarra interlocutrice che, con un aggancio banale, la stupì ancora facendole le seguenti confidenze:
“Il mio matrimonio è finito subito, appena messe al mondo le mie quattro figlie. Lui lo sa di Pietro. Stasera torno, apparecchio, e ceniamo insieme.” Lo diceva scandendo le parole, con un tono che voleva ribadire una normalità che, nei fatti, non esisteva. 
“Ma non è meglio separarsi? Pietro è scapolo, potreste andare a vivere insieme.”
“Nooooh! Mio marito me l’ha detto: “Vattene.” Ma io gli ho risposto: “Da questa casa non mi portano via nemmeno quattro uomini che mi sollevano di peso!”.” Lo disse con aria sicura e minacciosa.
Giulia l’ascoltava sconcertata. “Ma così si vive male.”
“No, perché? Poi Pietro ha i vecchi e non possiamo farci una vita così!”
Giulia pensò che qualsiasi soluzione era meglio di quel vivere poco dignitoso, soprattutto per il marito di lei. Ma che razza di uomo era? Si chiese.
La donna la informò che lei non lavorava ma “aveva del suo” e che “le figlie erano tutte sistemate”, nel senso che erano sposate e, quindi, fuori di casa ormai.

Qualche tempo dopo, al lavoro, Giulia, prendendo lo spunto da una frase che Pietro aveva detta sulla “sua amica Assunta”, gli chiese:
“Si chiama Assunta quella signora che viene sempre a trovarti e che hai condotto con te al pranzo offerto dal Direttore?”
“Sì.” Confermò lui con una lievissima punta di imbarazzo.
“Ma non è una semplice amica, - affermò indiscretamente la segretaria – mi ha detto che vive con il marito. Ma perché non date una dignitosa ufficialità a questa annosa relazione?” 
“Ma è mejo così, pé le fije, pé i generi…”
“Ma sarà meglio per te… Non è certo dignitoso di fronte alla gente, alla società, per il marito…”
“Ma lì nella zona lo sanno tutti, lo conoscono tutti, io abito dall’altra parte della strada, proprio di fronte, sulla Tuscolana.”
Visto che per quell’uomo era tutto normale e, addirittura, meglio per le figlie e per i loro mariti, Giulia capì che era proprio il concetto di dignità che mancava a quelle persone e, conseguentemente, il sentimento della vergogna.

Molto tempo dopo vennero in Istituto delle persone che Pietro aveva conosciuto mentre era in vacanza con Assunta. Da come parlavano Giulia e gli altri colleghi presenti capirono che quei conoscenti ritenevano la coppia regolare… Mostrarono anche delle foto che avevano fatto insieme in vacanza. Quando se ne furono andati tutti ridacchiavano, anche se poco prima avevano fatto le viste che tutto fosse normale.

I vecchi genitori di Pietro, uno alla volta, morirono. Ai funerali Assunta non si vide. I colleghi si stupirono: “Come? La portava dappertutto!” 
La seria Giulia sentenziò: ”Tutto normale, tutto normale il cavolo! Secondo me i parenti di Pietro la ritengono una puttana impresentabile!”
Pietro, rimasto solo, non accolse Assunta in casa sua e continuò a mandarle a casa cose buone da mangiare, oppure ad accompagnarla a fare visite mediche ed analisi, se serviva.
Giulia tornò alla carica appena il collega gliene dette il destro parlandole di Assunta come se la loro situazione fosse da ritenersi normale.
“Adesso sei solo, perché lasci che viva in casa con il marito?”
“No, no, stamo bene così, io ‘o so come semo, vivenno insieme ce pijeremmo all’occhi!”
Giulia, che pur essendo romana non capiva certe espressioni romanesche, si fece spiegare cosa voleva dire “ce pijeremmo all’occhi” e lui le spiegò che significava che si sarebbero menati, insomma, che vivendo insieme non avrebbero potuto andare d’accordo.
“Aspettava che morissero i vecchi, altrimenti “non potevano farsi una vita”…. Puah!” Commentò con disprezzo la segretaria anziana.

“Giulia mia! E che voi ride!!” 
Giulia aveva cambiato ufficio, ma l’impiegata che la sostituiva era con lei in amicizia e amava raccontarle le cose più comiche che avvenivano in quel contesto.
Giulia sorrise: “Che è successo?”
“Stavamo pranzando insieme con i soliti colleghi alla tavola calda, quando a Pietro è squillato il cellulare, - si interruppe per ridere ancora al ricordo di quello che stava per dirle – lui ha risposto e ha fatto una faccia preoccupatissima… Noi abbiamo quasi smesso di mangiare.. Abbiamo pensato a qualche problema riguardante un familiare… Guarda, te faccio vedé come ha fatto…”
E si mise a mimare Pietro che rispondeva al cellulare, guardando in basso come aveva fatto lui stando seduto al tavolo con i colleghi:
“Ma come sta adesso? Davero? E’ in rianimazione?” Poi silenzio, faccia sempre più costernata e infine chiusura del telefono con faccia tristissima. “Té giuro, Giù, che pareva che j'era morto un caro parente!”
Giulia chiese: “Ma insomma, che cosa era successo di così grave?”
Er marito di Assunta: gli era preso un infarto e Assunta lo informava dall’ospedale!” E la giovane rideva.
“Pazzesco!”
“Giù, tu dovevi vedé che faccia aveva! Poi l’ha richiamato ancora per dargli notizie… A noi ce veniva a tutti da ride, ce semo tenuti perché.. in fondo quello stava male davero.”
“Ma è una situazione paradossale, non è colpa vostra se vi viene da ridere… E’ che questa gente vive in maniera grottesca, agisce in modo caricaturale e per forza strappa il riso anche in circostanze drammatiche.”
“E’ allucinante, - continuò la giovane impiegata – tu lo dovevi vedere…”
“Tu sai, perché te l’ho raccontato, che io conosco una situazione molto simile vicino dove abito. Sarà un caso ma ne ho una al lavoro ed una  a casa! Mi chiedo come sia possibile che capitino tutte a me le persone folli!”
“Ma no, Giulia, sapessi quante ne vedo io quando vado a lavorare nell’attività commerciale che ha mio padre! Là ne passa di gente e ne vedo di tutti i colori! E’ la gente che è così!”
“Non tutta la gente per fortuna, però!”
“Non tutta, ma ce ne è tanta.”
“E’ pieno di separati, ma almeno sono chiari e puliti. Ma cos’è questo schifo?! La cosa buffa è che poi anche quelli vicino a me stanno sulla Tuscolana e il marito cornuto che vive con la moglie, che in quel caso di amanti sembra che ne abbia  avuti diversi, fa lo stesso lavoro che fa Pietro!”
La giovane rise: “Chi lo direbbe che questi “meccanici” hanno delle vite così intricate eh?!”

Poco tempo dopo la giovane collega la informò che il marito di Assunta era morto. “Continuano restando ognuno a casa propria. Lui è sempre tutto servizievole e l’accompagna a fare le visite mediche; lei, con tutto che ha una certa età, devi vedere come si cura ed è elegante!”  


    

Acqua malamente gestita

Ricevo e volentieri pubblico

Al Sindaco di Velletri
FAUSTO SERVADIO
Sede

Al Signor Prefetto di Roma
GIUSEPPE PECORARO
Sede

Alla segreteria tecnica operativa ATO 2
c.a. ing. Sandro Piotti


OGGETTO: interruzione della fornitura dell’acqua potabile a Velletri

Il comitato spontaneo “Acqua pubblica” di Velletri, che fin dal 2008 svolge un’azione volontaria e civica di difesa dei beni comuni, promuovendo tutte le azioni cittadine per il rispetto della volontà popolare espressa anche attraverso il voto referendario del giugno 2011, espone quanto segue:

Premesso che:

  • l’ufficio dell’alto commissariato Onu ha affermato nel settembre 2007: “È ormai tempo di considerare l'accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all'accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico - per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa - allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute. Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all'uso personale e domestico dell'acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questo quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa”;
  • le Nazioni Unite il 28 luglio 2010 dichiaravano il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale, legato alla dignità della persona;
  • la commissione europea ha affermato nella sua comunicazione al parlamento e al consiglio del 18 luglio 2007: “La disponibilità di acqua di buona qualità e in quantità sufficiente è fondamentale per la vita quotidiana di tutti gli esseri umani e per la maggior parte delle attività economiche”;
  • la fornitura dell’acqua potabile è un servizio pubblico essenziale e, come tale, non può essere interrotto;
  • la convenzione di gestione firmata da Acea Ato 2 spa il 6 agosto del 2002 e ratificata dal consiglio comunale di Velletri con delibera del Consiglio comunale numero 18/2005, stabilisce all’articolo 4, comma 1: “Il Gestore dovrà garantire i servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, necessarie alla popolazione ed alle attività dell’ATO 2”; e ancora, all’articolo sei, secondo comma: “Il Gestore si impegna a garantire i livelli di servizio previsti nel Piano e riportati nel capitolo 5 del Disciplinare Tecnico nei termini e con le modalità ivi definite”;
  • il disciplinare tecnico allegato alla convenzione di gestione prevede, tra l’altro, che “La gestione dei servizi deve essere organizzata così come disposto negli allegati “Manuale di Gestione”, “Carta del Servizio Idrico Integrato” e “ Regolamento di utenza” nonché nel rispetto del D.P.C.M. del 4.3.96”;
  • il citato D.P.C.M. del 4.3.96 dispone l’uso razionale delle risorse idriche, assicurando il “soddisfacimento della domanda”, con “criteri di equa ripartizione della risorsa nel territorio”;
  • il concetto di “territorio” deve intendersi esteso all’intero Ambito ottimale, includendo, quindi, tutti i comuni serviti;

Constatato che:

  • la gestione del Sistema idrico integrato nel comune di Velletri è stato affidato nel novembre del 2006 ad Acea Ato 2 Spa;
  • sono trascorsi quasi sette anni dall’inizio della gestione affidata alla società;
  • in gran parte del territorio del comune di Velletri la fornitura dell’acqua potabile è ridotta o, in alcuni casi, completamente assente per ore o giorni;
  • Acea Ato 2 continua a utilizzare turnazioni nella distribuzione dell’acqua potabile, arrecando un notevole danno alla popolazione, violando il diritto fondamentale di accesso all’acqua;
  • la giustificazione adotta da Acea Ato 2 Spa per l’effettuazione delle turnazioni (“significativo aumento dei consumi di acqua potabile”) appare pretestuosa e indicatrice di una mancata programmazione e realizzazione degli interventi previsti fin dal piano d’ambito; 
  • in ogni caso il presunto aumento dei consumi non ha comportato la turnazione in altri comuni dell’Ato (ad esempio Roma), mostrando così il venir meno del principio di “equa ripartizione della risorsa nel territorio” stabilita dal D.P.C.M. del 4.3.1996, il cui rispetto è una delle clausole vincolanti della convenzione di gestione;

Chiede:

  • al Sindaco di Velletri: di intervenire immediatamente, anche attraverso l’uso dei poteri derivanti dal D.lgs 267/2000 (come modificato dal D.L. 92/2008, convertito dalla legge 125/2008), nei confronti del gestore Acea Ato 2 spa affinché venga ripristinato il normale servizio di gestione del SII, assicurando il rispetto della convenzione di gestione e delle leggi in tema di salute, di servizi pubblici e di ambiente; di voler valutare ogni azione a tutela della popolazione di fronte al perdurare delle ingiustificate interruzioni della fornitura di acqua potabile, ivi inclusa la proposta al Consiglio comunale di revoca della delibera numero 18/2005, relativamente alla ratifica della convenzione di gestione con Acea Ato 2 Spa;
  • al signor Prefetto di Roma: di voler vigilare sul rispetto della citata convenzione di gestione, intervenendo - anche con i poteri sostitutivi - a tutela del diritto fondamentale di accesso all’acqua potabile;
  • alla segreteria tecnica operativa ATO 2: di voler verificare se le prolungate e reiterate interruzioni della fornitura di acqua potabile nel comune di Velletri rispettino quanto previsto dalla convenzione di gestione e allegati; di chiedere, nel contempo, la sospensione della fatturazione del servizio fino alla risoluzione dei problemi evidenziati; di proporre con urgenza alla conferenza dei sindaci una moratoria dei distacchi per morosità fino alla risoluzione dei problemi di continuità del servizio, al fine di non aggravare ulteriormente la situazione sanitaria nel comune di Velletri.

Cordialmente

Comitato Acqua Pubblica di Velletri

Un'immagine della cittadina di Velletri