mercoledì 4 settembre 2013

Dell’ingenuità e dell’innocenza


Sabato 24 agosto 2013 sulla terza rete della RAI hanno mandato un servizio, probabilmente una replica, con Sandro Veronesi che disquisiva sui concetti di ingenuità e di innocenza attraverso fatti e persone della vita.
Ho ascoltato con attenzione la sua personalissima analisi con la mente aperta spassionatamente a qualsiasi confronto, senza preclusioni e pregiudizi, pronta come sempre ad accogliere idee, opinioni e giudizi che possano arricchire la mia esperienza.
La conclusione è stata che, pur rispettando le opinioni dello scrittore (alla Voltaire come sempre) non sento come mie le sue analisi. 

Il suo concetto di innocenza è troppo confuso con quello di ingenuità.

L’ingenuo è colui che non conosce tutti gli aspetti peggiori della mente umana: li ignora per inesperienza, se è giovane, o per incapacità a capire certe realtà, anche se in età più avanzata, per un intrinseco candore nel suo modo di pensare, oppure per stupidità e scarsa empatia. 

L’ingenuo, dunque, può anche sbagliare, commettere errori per ingenuità, dunque NON essere più innocente, pur restando ingenuo. Dovrà, per riscattarsi, prendere suo malgrado coscienza del male fatto, dell’errore commesso e acquistare così consapevolezza, dunque perdere un poco della sua ingenuità.

L’innocente è persona che NON ha commesso errori, che NON ha fatto del male, pur essendo ben consapevole ed edotto del Male e del Bene. Dunque egli ha fatto una scelta di condotta di comportarsi bene, in piena coscienza delle regole umane e etiche universali. Chi accusa un innocente, lo calunnia, lo perseguita, è un iniquo.

Nella sua analisi, dettata mi sembra da una visione di parte della realtà, Veronesi parla ad esempio di Pier Paolo Pasolini come di una persona innocente e perseguitata per le sue idee e nel contempo ingenua.
La mia analisi è diversa.
L’apprezzamento di gran parte della cultura, soprattutto cosiddetta “di sinistra”, dell’Opera dello scrittore e poeta Pasolini, non può essere disgiunta dall’operato della sua figura umana, se si vuole dichiararlo innocente ed ingenuo.
Veronesi dice che fu perseguitato per tre sue peculiarità: cattolico, omosessuale e di sinistra.
L’uomo di sinistra può essere inviso solo ad un minimo manipolo di estremisti di destra: i più ignoranti. L’intelligenza di destra è quella di un Almirante che riconosce il valore dell’avversario nelle idee Enrico Berlinguer e gli fa omaggio al suo funerale.

Da: La Repubblica - Archivio
"ALMIRANTE VA A BOTTEGHE OSCURE E SI INCHINA DAVANTI ALLA BARA"
L'annuncio della morte
di Enrico Berlinguer
sull'Unità


L’essere cattolico e nel contempo peccatore per la sua omosessualità può essere un problema della sua coscienza che, appartenendo alla sfera dell’intimo, non può riguardare nessuno.
Diverso è l’uso sociale che egli, uomo di sinistra critico e polemico nei riguardi di chi sfrutta i poveri, fa della sua omosessualità.
E qui cade la grande contraddizione fra il pensiero pasoliniano ed il suo agire.
E non è cosa da poco. Ed è inaccettabile la mancanza di approfondimento e di analisi di questo aspetto della sua personalità da parte dei suoi ammiratori di sinistra. Se non ci si accosta ai fatti non si è credibili nei giudizi e nelle opinioni. Se si elude e addirittura si nega la realtà si è solo di parte e basta. Le proprie opinioni non sono trasmissibili se non a chi si adatta a questa elusione che, a certi livelli, diventa manipolazione della verità.

Pasolini era un cliente dei “ragazzi di vita”. Pasolini con i suoi soldi, con la sua figura di uomo di successo, corrompeva giovani NON omosessuali che si vendevano a lui per soldi, per una parte in un film…
Pasolini non era né ingenuo, né innocente.

Quanto ai processi che avrebbe subito a cui ha fatto cenno Veronesi, di sicuro di uno mi parlò mio padre, uomo sentitamente di sinistra quindi al di sopra di ogni sospetto ideologico: ero poco più che ragazzina e tutti i giornali ne parlavano. Pasolini fu riconosciuto da un benzinaio che aveva subito una rapina da lui armato di bastone. Egli negava ma mio padre mi disse: “E’ stato lui, quel delinquente.” “Ma perché lo avrebbe fatto? – chiesi stupita nella mia ingenuità di allora – E’ ricco: regista e scrittore di successo…”
“Per provare cosa si sente a fare quello che fanno i “ragazzi di vita”, che rapinano, scippano, rubano. Lo scrittore vuole capire per scrivere poi…” Concluse con una smorfia di disprezzo.

Dal libro di Umberto Apice "Processo a Pasolini. La rapina del Circeo."
"Il 12 luglio 1963, la Corte di Appello di Roma dichiara amnistiato il reato contestato a Pier Paolo Pasolini: l'imputazione era di rapina a mano armata"


Riporto l’opinione di una persona adulta, intelligente e assolutamente di sinistra dalla nascita alla morte. Che però, proprio perché intelligente, guardava alla realtà oggettiva senza schermi deformanti.

Quegli schermi deformanti che non hanno fatto mai accettare a certa cultura e politica di sinistra la morte brutta di Pasolini, ma uguale a quella di tanti omosessuali come lui, per mano di uno dei suoi prostituti.

Alla fine l’ex-ragazzo di vita che l’ha ucciso ha pensato bene di cavalcare l’onda di tante fantasiose teorie che, in qualche modo, lo sollevavano dal peso totale di quella morte e, forse sperando di ricavarne beneficio per la propria precaria esistenza, ha ritrattato quanto confessò nel processo che lo condannò sposando quelle fantasie facendole sue. 

La storia umana di Pier Paolo Pasolini è uguale a quella di tanti omosessuali che per i loro bisogni si servono di prostituti che non sono omosessuali e che, dunque, provano schifo di sé stessi e ripulsa verso chi li compra.

L’inchiesta fu chiarissima e credibile sia negli aspetti logistici che psicologici. Pelosi dichiarò che il diverbio era sorto sul tipo di prestazione che Pasolini voleva da lui e che lui, non essendo appunto omosessuale, non era disposto a dare. Pasolini lo aggredì con un bastone, e qui c’è il ricordo di quello che fece al benzinaio che fa pensare ad una vena di violenza del personaggio, Pelosi reagì e, più giovane e più forte, ebbe la meglio. Nel fuggire con l'auto al buio e nella comprensibile concitazione e paura gli passò sopra con le ruote mentre era steso a terra; questo ha fatto nascere le fantasiose interpretazioni delle lesioni sul corpo di Pasolini dovute chissà a quante persone!

La non accettazione della realtà oggettiva rende le opinioni viziate e non condivisibili. Veronesi è stato sincero quando ha detto di essere stato ospitato ed aiutato dalla parente erede di Pasolini e da suo marito.    

Sfogliando “il Venerdì di Repubblica”



Sfogliando l’inserto settimanale del quotidiano “La Repubblica” si leggono tante sciocchezzuole superficiali e qualche interessante spunto di riflessione.
Nella rubrica di Curzio Maltese “Contromano” leggo: “Quasi vent’anni fa, subito dopo la discesa in campo, scrissi che Berlusconi avrebbe finito per fagocitare e distruggere anzitutto i propri alleati. Non era una profezia difficile e si è realizzata. A distanza di due decenni Fini, Bossi e le rispettive creature politiche, AN e Lega, sono dei cadaveri  ambulanti.”

La profezia si è avverata ma bisogna dire che Fini e la famiglia Bossi, insieme al Tesoriere della Lega, ce l’hanno messa tutta perché si avverasse!

Chi ha detto a Fini di inglobare la casa di Montecarlo, donata al partito da una appassionata seguace dello stesso, e di consentire che un arrivista mezzo cognato la abitasse?
Si è squalificato da solo Gianfranco Fini, dimostrando qualche contraddizione!
E non scrivo nulla che non sia stato già scritto da tutti i giornali con aggettivi anche più pesanti!
Poteva non farlo, poteva non farsi coinvolgere in una simile storia molto squallida per un leader politico di una destra dura e pura!

E la Lega ed il suo pasciuto Tesoriere? Già gli italiani avevano espresso in un referendum la volontà di non voler finanziare i partiti, poi scoprono che, con i soldi estorti con una legge che ha tradito la volontà popolare, si fa la bella vita… investimenti in lontani Paesi…
Scoprono che Bossi che parla di Roma Ladrona scialacqua i soldi pubblici finanziando la scuoletta privata di sua moglie e consente che i suoi non eccelsi figli vivano alla grande alle spalle degli italiani!
Mi sembra che Fini e Bossi abbiano fatto tutto da soli più che essere fagocitati da Berlusconi!

La profezia si è avverata ma non per i motivi che pone Curzio Maltese.

Antonella Barina, nella sua rubrica “Solidarietà”, affronta il tema della pulizia dei muri della splendida Firenze da parte dei volontari della Fondazione Angeli del Bello. Splendida iniziativa e bella notizia!
Sotto la foto, che documenta un intervento dei volontari, si legge: “..tolgono le scritte vandaliche dai muri di Firenze”.
L’incipit dell’articolo dice: “Ripuliscono i muri imbrattati da barbari graffiti…”.

Ecco, la Barina dice finalmente la verità! Eh, sì, perché ho assistito a trasmissioni televisive e letto articoli di ipocriti giornalisti che parlavano di “arte graffitara”, intervistavano giovani tatuati e con i capelli a cresta, che non sapevano neppure esprimersi in un elementare italiano, chiedendo loro “il senso della loro arte di writers” ed altre scemenze del genere, nella più totale perdita di comune buonsenso e con l’irresponsabilità di dare in questo modo non solo una giustificazione agli imbrattatori di muri, vagoni di treni ecc., ma addirittura una motivazione “artistica”.
Finalmente qualcuno che scrive la verità nuda e cruda con i giusti aggettivi!
Da tempo mi chiedo chi paga a costoro tutta quella vernice spray, per me molto costosa, e come si mantengono tutto il giorno senza lavorare e, se lo fanno di notte, come fanno la mattina ad alzarsi per poi andare al lavoro o a scuola o all’università!
Da: "La Repubblica.it"


Insomma oltre ad imbrattare, comprando con soldi di non si sa chi tante e tante bombolette di vernici, oltre a passare ore a fare i loro brutti disegni e scritte, cosa fanno nella società costoro?
Abbiamo giudici illuminati che, qualora beccati sul fatto, li condannino a ripulire come fanno i meravigliosi volontari che, loro sì, amano il bello? 

Infine la rubrica “Vizi & Virtù” di Piero Ottone. Analizza l’enorme differenza dai “nostri” tempi ad oggi dei costumi sessuali.
Piero Ottone


Ho riflettuto anch’io su questo aspetto e capisco quello che dice Ottone. Forse noi veniamo da un’educazione cattolica… dunque…
E’ certamente un fatto culturale e anche pratico, certo. La pillola e altre provvidenze hanno messo la donna sullo stesso piano dell’uomo: ora non si va più in galera per l’aborto, né l’adulterio è più un reato.
Ma la mia analisi è un po’ più profonda di questa dell’ottimo giornalista Ottone, penso che è tutto vero e che questo ha cambiato il modo di pensare, l’accettazione di certi comportamenti e non più la censura sociale di essi… però questi comportamenti esistevano anche prima, con la stessa licenza e quantità, solo che si facevano sotto sotto, nascostamente, proprio per il disdoro sociale che essi comportavano.
Allora cosa è realmente cambiato? Per me nulla, se non che ora lo fanno alla luce del sole quei tipi umani che lo facevano pure prima, ed oggi, invece, tipi che privilegiano certi valori scelgono ancora di avere un solo uomo tutta la vita o anche una sola donna..
Parlo di esempi concreti, presi dalla mia esperienza, di quando ero giovane e di giovani di oggi.
Dunque i tipi umani che erano licenziosi cinquanta anni fa, quando io ero diciassettenne, lo sono oggi alla luce del sole perché, in teoria, non c’è più critica morale dalla società.
In teoria, perché chi ha sentimenti diversi prova ripulsa e disgusto di fronte alla licenziosità vissuta e sbattuta in faccia a tutti.
Ritengo, quindi, che più che altro si tratti della solita egemonia culturale di certe correnti di pensiero che impongono il loro modo di essere e di vivere come l’unico giusto, e così ci viene riproposto da film e fiction in cui si vedono, ad esempio, genitori entrare nelle stanze di figli adolescenti trovandoli nudi a letto con il filarino di turno e richiudere la porta scusandosi…
Situazioni che esisteranno per molti, evidentemente, se le propongono come reali certi cineasti, ma che nella mia realtà sono fantascienza, non solo per il mondo dei miei nipoti (uno diciottenne) ma anche per il mondo dei miei figli oggi ultraquarantenni! E non sono “impediti”, come direbbe qualche trucido di pensiero, ma hanno educazione e modo di sentire che li inducono a comportamenti e scelte che privilegiano i sentimenti, l’amore, più che i rapporti di pelle e la promiscuità.
Ovviamente questo non riguarda solo i miei familiari, ma  nel corso degli anni conoscenti, amici… Sempre, però, ho notato che dietro questo campionario umano c’erano un’educazione ed un esempio.
La differenza dalla mia gioventù sta solo nell’ipocrisia di allora che nasceva dalla critica sociale. Non si distingueva il comportamento licenzioso da quello pulito solo perché i licenziosi lo nascondevano. Le famiglie raccomandavano di comportarsi bene non per profonda convinzione tutte, quanto per convenzione… e il messaggio diverso, il sentire diverso, veniva avvertito. Per questo c’erano tante signorine che non arrivavano illibate al matrimonio avendo avute esperienze precedenti con uomini che non erano poi quelli che sposavano, oppure avevano accumulato esperienze da vere meretrici calcolando di preservarsi l’imene, oppure, peggio, una volta sposate si prendevano quelle libertà che avrebbero voluto prendersi prima.
Insomma parlo di situazioni conosciute con certezza, avendone raccolto le divertite confessioni, avendone viste le vicende, dunque quel che scrive Piero Ottone, che “dovevano arrivare al matrimonio illibate”, era solo formalmente vero.

Sacre Sagre



Illustri penne hanno commentato con ironia la mania delle Sagre paesane sparse ormai in quasi tutti i borghi della Penisola da Nord a Sud.
Esistevano anche in passato ma non in modo così diffuso!
E’ una gara a chi le inventa più strane, essendocene ormai un’inflazione!
Alcuni luoghi storici avevano la propria Sagra legata a caratteristiche particolari della propria zona: ad esempio la Porchetta di Ariccia o le fragole di Carchitti, prodotti locali…
Ma sono sorte le sagre più fantasiose: “Sagra del pane e del vino con il fungo porcino” e anche peggio…
A chi giovano codeste Sagre? I comuni, sempre a corto di soldi, in alcuni casi più volte commissariati, spendono per fuochi d’artificio che accompagnano la festa paesana, pagano gli straordinari ai vigili urbani e agli scopini per ripulire cartacce e rifiuti delle bancarelle gravide di panini e gran mangiare vario!
Chi ci guadagna? I commercianti di panini e bibite? Non certo il contribuente che vede le sue tasse andare in fumo… anzi in fuochi!

Il viandante ignaro di Sagre si trova la strada sbarrata e viene incanalato per sentieri e strade che non conosce… Si perde… Oppure passa ore ed ore in file in automobile chiedendosi: ”Ma cosa è successo?!” “E’ la Sagra della castagna!” Si è sentito rispondere un povero giovane che doveva raggiungere la casa paterna dove era stato invitato per un pranzo domenicale! Un percorso che faceva in mezz’ora si è allungato fino a quattro ore! Un incubo, purtroppo vero!
Un anziano nonno che voleva andare a far visita al nipotino è finito nel brutto sogno di una Sagra e, divieti di transito messi all’uopo, lo hanno deviato per strade tortuose dove, irritatissimo, ha avuto anche un incidente! 
Queste Sagre, dunque, hanno non solo costi per i contribuenti ma anche costi umani!!
Bisogna informarsi prima di mettersi in viaggio se sulla propria strada non si incappa in qualche Sagra! Insomma serve un calendario delle Sagre… per sapere come evitarle!!! 




venerdì 30 agosto 2013

La Casta resiste subdolamente

Da: RAI NEWS 24

Grillo "stanco di essere gandhiano"

Beppe Grillo critica la maggioranza di governo e il Quirinale. La prima per la Service Tax; il Colle per aver, con Violante, trovato un cavillo per salvare Berlusconi. "Io sono stanco", scrive sul suo blog, "stanco di essere gandhiano, di osservare leggi fatte per favorire i delinquenti".
Roma, 30 Agosto 2013
"E' stata una giornata particolare - ha osservato il leader del Movimento 5 stelle - quella di ieri con l'abolizione della parola Imu e la sua resurrezione in Service Tax che cadrà in gran parte sugli inquilini, fascia ovviamente più debole dei proprietari, una giornata in cui la coppia Violante&Napolitano ha forse trovato il cavillo mancante per salvare un pregiudicato con il rinvio della legge Severino alla Corte Costituzionale. Una legge che impedisce a chi ha condanne superiori a due anni di sedere in Parlamento".
"Violante, lo smemorato del processo di Palermo, è alleato - ha scritto Grillo - di Berlusconi da più di un ventennio, a che titolo nessuno lo sa".
Inceneritore
Una giornata particolare con il pdl e il pdmenoelle che esultano per l'accensione dell'inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley. Chi mangera' in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L'inceneritore è inutile e brucera' rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti. Loro".
"Io - conclude Grillo - sono stanco di essere gandhiano, di osservare leggi fatte per favorire i delinquenti. Con uno sforzo enorme, un miracolo, siamo riusciti a diventare il primo MoVimento del Paese".  

Rai
Nove milioni di italiani sono rappresentati solo dalla presidenza di Vigilanza Rai con Roberto Fico, ma anche in questo caso è l'ennesima presa per il culo. Fico non puo' neppure sapere chi sono i cinque fornitori della Rai che si spartiscono un miliardo di euro. Nulla. Non dobbiamo contare nulla. Sapere nulla. Fare nulla.

Legge elettorale
Abbiamo cercato di cambiare la legge elettorale con Parlamento Pulito, 350.000 firme buttate nel cesso perche' decadute dopo due legislature in cui nessun presidente di Camera, Senato, di qualunque cazzo di istituzione ha mosso un dito. Abbiamo votato per la decadenza del Porcellum, unico gruppo parlamentare e ci hanno votato contro. Abbiamo chiesto di inserire delle modifiche, tra cui la preferenza, e ci hanno ignorato. Prendo atto che noi non esistiamo, che nove milioni di italiani sono dei fantasmi, che ogni legge partorita da loro, in particolare quella elettorale, è contro di noi e per la loro sopravvivenza - conclude Grillo -. Prendo atto che non ci sono altre possibilita' che mandarli tutti a casa il piu' presto possibile.


mercoledì 21 agosto 2013

Marò in India: ricatto e provocazione

Da: La Repubblica.it

Marò, stampa indiana: rischio ritardo indagini.
Governo fiducioso: "Si troverà una soluzione"

Secondo i media il rifiuto dell'Italia alla richiesta di interrogare sul posto gli altri quattro fucilieri di Marina che erano insieme a Latorre e Girone "rischia di allontanare la chiusura dell'inchiesta". Il capo della diplomazia di New Delhi: "Nessun no da Roma"

NEW DELHI - Il rifiuto opposto dall'Italia alla richiesta della polizia indiana (Nia) di interrogare a New Delhi gli altri quattro fucilieri di Marina che formavano il team di sicurezza sulla Enrica Lexie insieme a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "rischia di far ritardare la chiusura delle indagini" sull'incidente del 15 febbraio 2012 al largo del Kerala in cui morirono due pescatori indiani. Lo scrive tutta la stampa di New Delhi. Ma il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, le cui parole sono state riportate dal quotidiano The Asian Age, usa toni più morbidi: "Non siamo di fronte ad alcun rifiuto" da parte dell'Italia "e la cosa migliore è che lasciamo lavorare e decidere su questa questione gli esperti legali. Una via d'uscita legittima e ammissibile sarà trovata".

Sulla vicenda interviene anche il ministro della Difesa italiano Mario Mauro, che a Radio1 ha ripetuto di confidare "in una soluzione equa e rapida del caso" e ha spiegato che non va considerato come "un rifiuto" il fatto "che altri quattro fucilieri non si recheranno in India". "Possono essere ascoltati in Italia oppure in videoconferenza" o acquisendo "una loro dichiarazione che è simile a quella resa dai marò", ribadisce.

I mezzi di informazione indiani ricordano che in alternativa all'interrogatorio sul posto le autorità italiane hanno offerto altre ipotesi (viaggio della Nia a Roma, videoconferenza o domande e risposte scritte), ma gli investigatori indiani le hanno respinte. Secondo questi ultimi, infatti, "l'Italia deve cooperare con l'India avendo assunto al riguardo un impegno ufficiale di fronte alla magistratura".

Ora di fronte a questo nuovo scenario, aggiunge l'agenzia, "il ministero dell'Interno ha consultato quello della Giustizia sul modo migliore per far proseguire l'azione giudiziaria". In ogni caso, conclude, "il rifiuto dei testimoni italiani (Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte) di venire in India è destinato a ritardare il processo nei confronti dei due marò che risiedono nell'ambasciata d'Italia a New Delhi".

Si deve segnalare infine che secondo il Deccan Herald la Nia, che ha già esaurito i 60 giorni a disposizione per l'inchiesta, "può sempre chiuderla senza interrogare i quattro testimoni, anche se essi sono considerati chiave nella ricostruzione della vicenda".

Non c'è da commentare perché i fatti si commentano da soli, ma l'indignazione è altissima.

Ci sono da sempre rapporti con tutti i Paesi civili sul piano processuale: nostri poliziotti o magistrati che si sono recati all'estero per interrogare testimoni di processi in atto nel nostro Paese... 
Arrogante ed assurdo pretendere che dei nostri militari, non sotto processo, si rechino a casa loro per rendere testimonianza.
La diplomazia fa il suo lavoro e mantiene i nervi saldi... solo per il bene dei due marò caduti nella trappola.

martedì 20 agosto 2013

Cafoni di ieri e cafoni di oggi

Da: Wikipedia - Etimologia 

L'origine del termine è incerta; molti dizionari (come lo Zingarelli) la danno per sconosciuta.
È però popolare la seguente interpretazione: nell'entroterra del basso Lazio, ai confini con la Campania, intorno al 1400, quando nei comuni del Frusinate o del Casertano arrivavano gli abitanti dei villaggi montani delle zone adiacenti, con delle funi arrotolate intorno alla spalla o alla vita, per acquistare il bestiame nelle fiere, questi venivano identificati dagli abitanti locali come quelli co' 'a fune. Da qui, il termine.
Quest'interpretazione non gode di credito presso gli studiosi di etimologia, che danno come più probabile una derivazione dal latino 'cabònem (da cabo-onis, "cavallo castrato") oppure dal nome di un centurione romano di nome Cafo.

Due anni dopo la morte di Cesare (15 marzo 44 a.C.), venne dedotta in Benevento (42 a.C.) una colonia di veterani che aveva combattuto col dittatore un po' dovunque, dalla Gallia, alla Bretagna, nella Spagna, in Grecia ed in Egitto. La deduzione fu voluta da Antonio collega del consolato di Cesare ed ora rivale del suo erede Ottaviano e fu guidata da Lucio Munazio Planco che si orientò verso Ottaviano quando gli eventi si volsero propizi a quest'ultimo.
Fra gli invitati a distribuire i nuovi lotti nell'agro pubblico del Sannio e della Campania, operò un rozzo centurione di nome Cafo che si insediò con i suoi nel territorio di Capua dove prese a spadroneggiare. E dovettero essi apparire rozzi e villani a quei campani che conservavano la luce di una vetusta civiltà ed il culto per l'eloquenza, la poesia, la musica ed il canto. "Cafones" furono i seguaci di Cafo ed il nome penetrato nell'uso popolare si diffuse nelle altre città del Mezzogiorno dove è adoperato per indicare persone poco use alla vita cittadina, ma soprattutto di modi inurbani e rozzi.

Un tempo era così: per cafone si intendeva persona non molto scoralizzata, dunque incolta, che si esprimeva in un italiano approssimativo... Ma quel tipo di cafone era di sovente pienamente cosciente della propria condizione e dimostrava spesso umiltà nell'ammettere la propria scarsa scolarizzazione, pur non essendone colpevole, bensì vittima di una condizione socio-economica che gli aveva imposto un lavoro precoce, frequentemente in zone rurali.
Da quel tipo di cafone, però, c'erano molte cose da imparare: la semplicità del pensiero che portava ad una immediatezza nell'interpretare le cose della vita in tutta la loro spoglia realtà, senza costruzioni, spesso con invidiabile buonsenso...
Immagine dal WEB

Oggi i cafoni lo sono anche se scolarizzati, anche se in possesso del "pezzo di carta", avendo frequentato gli studi solo per ottenerlo e senza essersi fatti minimamente cambiare dalla aborrita cultura!
Anzi, il cafone dei nostri giorni deride la persona colta, trovando questo valore perfettamente inutile e privilegiando un unico valore: quello economico.
In questo è favorito da una Società che paga bene attività che non abbisognano di cultura, spesso neppure di regole e di morale...
Dunque il cafone di ieri era umile e, se pur rozzo, poteva avere dei valori nella sua semplicità...
Quello di oggi è pericoloso perché è arrogante, l'umiltà non sa neppure cosa sia, il dubbio non lo sfiora, conosce e riconosce solo il possesso degli oggetti e solo con "l'Avere" si misura, mentre "dell'Essere" ha un concetto rozzo, egli infatti è rozzo nei modi ma soprattutto nel pensiero.
Egli è ciò che possiede: il SUV, il Fuoristrada, l'inutile enorme Pick-up se vive in città.
Spesso è pieno di tatuaggi, parla a voce altissima, se ha un pezzo di terra con una casa si fa costruire subito una piscina... Egli non capisce nulla di tutto ciò che costituisce cultura ma, visto che la televisione ne parla, se è in vacanza può spingersi ad andare a visitare musei, annoiandosi molto, per poi dire tronfio che "siamo andati a quel museo, a quegli scavi archeologici, a quella mostra...". Anche la cultura è oggettivizzata: non lo cambia perché la consuma soltanto senza capirne l'essenza. Non c'è nel cafone di oggi nessuna riflessione: solo consumo ed ostentazione.
E' pericoloso perché la mancanza assoluta della coscienza di sé lo rende insofferente alle regole. Ritiene un suo diritto evadere le tasse, approfittare del suo posto di lavoro per piccoli o grandi vantaggi personali... L'importante è che siano gli altri a pagare: lui no. Perché lui mica è fesso! Lui è un dritto! Peggio per chi non approfitta se può farlo! Si vede che è scemo! Lui no!
Immagine dal WEB

Ed ora molta bruttezza...

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

Discorso non tanto immaginario di Berlusconi al Parlamento

Craxi spiegò in Parlamento che se rubava lui, rubavano tutti. Nessuno si alzò in piedi per contestarlo. Silenzio assenso? C'è ora una larga attesa, figlia delle larghe intese, sul discorso che un pregiudicato, amico fraterno, non a caso, diBottino, farà alle Camere riunite. Di per sé è già un evento che Berlusconi si faccia vedere in aula dato il suo assenteismo cronico emulato solo dal suo avvocato parlamentare, il noto Ghedini. La giustificazione (vera) è che sono affezionati frequentatori dei tribunali della Repubblica, inseparabili. Posso permettermi qualche suggerimento all'evasore fiscale per le parole di commiato ai parlamentari? Due cose così per arricchire la concione che terrà dal suo banco.
"Cari, carissimi (quanto mi siete costati) parlamentari, se oggi sono qui è per mandarvi a fanculo. Certo, non è un linguaggio che mi appartiene, io, abituato alle cene eleganti, però esprime dal cuore quello che penso di voi. Se io sono un delinquente voi siete i servi di questo delinquente, i suoi soci in affari, i suoi dipendenti. Mi rivolgo soprattutto ai banchi della sinistra che mi è stata vicina in tutti questi anni con l'approvazione delle leggi vergogna, dell'indulto, dello Scudo Fiscale. Quanti bei ricordi assieme. E la scorpacciata del Monte dei Paschi? Indimenticabile. E ora vi voltate dall'altra parte, compreso Enrico Letta che spese parole di miele per me invitando a votarmi al posto del M5S (in verità le spese anche per Andreotti e per Monti, è un ragazzo volubile...). Lui che deve tutto a suo zio che a sua volta deve tutto a me. Se io sono colpevole, voi siete colpevoli di avermi tollerato, coperto, aiutato in ogni modo sapendo perfettamente chi ero. Non mi sono mai nascosto, al contrario di voi. Finocchiaro, D'Alema, Violante dove siete? Non potete lasciarmi solo. Potrei essere indotto, più dalla rabbia che dalla disperazione, a rivelare la storia di questi vent'anni agli italiani intontiti dalle televisioni che voi graziosamente mi avete regalato. Senza di me voi non sareste mai esistiti. Senza di voi, che avete ignorato per me qualunque conflitto di interessi, io non sarei mai esistito o forse avrei accompagnato il mio sodale aHammamet. Siamo legati come gemelli dalla nascita. E ora mi lasciate solo, ai domiciliari o ai servizi sociali per una semplice frode fiscale? A fanculo, dovete andare. Io non sono certo peggio di voi. I padroni, anche i più ributtanti, sono sempre migliori dei loro servi!".


Come non essere d'accordo con l'ironia (nemmeno tanto graffiante)di Beppe Grillo?

Purtroppo è tutto vero, in modo desolante.

*****
Da: Blitz Quotidiano


Enrico Letta al Quirinale con l’auto privata. Dagospia: “E’ del Corriere della Sera”

ROMA - Enrico Letta si è presentato al Quirinale con l’auto propria. Titolavano così nel pomeriggio del 24 aprile i siti italiani come a voler segnalare la scelta del neo premier incaricato di presentarsi con un’auto privata da Napolitano. In realtà, a quanto scrive Dagospia si tratterebbe di un’auto di proprietà della Rcs, la società editrice che pubblica il Corriere della Sera. La moglie di Letta infatti,  è la caporedattrice della cronaca romana del quotidiano diretto da De Bortoli. Scrive Dagospia:
“Sono sparite le auto blu? Ecco le auto Rcs. Tenetevi forte: hanno detto che “Enrico Letta è salito al Quirinale con un’auto privata”, facendo credere che il nipotino di Gianni sia sobrio tanto da evitare le ammiraglie presidenziali. Ma quando mai! Quella è la Lancia in uso ai dipendenti del Corriere, ovvero alla metà di Enrico, Gianna Fregonara, capa della cronaca romana del Corrierone. Se poi Ferruccio De Bortoli vuole metterci pure la benzina…” 

In queste immagini, Enrico Letta risale nell’auto dopo aver incontrato Napolitano (foto LaPresse)

Enrico Letta tenderei a farmelo piacere... Piace anche ad uno dei miei figli, un professionista che si è costruito tutto da solo (e in questa Italia è molto difficile farlo senza leccare il didietro a nessuno), e avevo commentato su questo blog il suo stile di andare con la sua auto privata al Quirinale per l'investitura di Presidente del Consiglio... Ora apprendiamo questo...
Ma non c'è nessuno dei nostri politici, uomini di governo, parlamentari che sappia vivere come viviamo noi? Noi che giriamo con le nostre auto privatissime, di cui paghiamo assicurazioni salatissime anche se da anni ed anni non facciamo sinistri (una volta ti scalavano il Premio se ti comportavi bene, ora no, troppi sinistri fatti dagli altri, troppe truffe alle assicurazioni, però non capisco perché debbo pagare io per quello che fanno gli altri...), di cui paghiamo un carburante costosissimo non solo perché il petrolio lo dobbiamo importare.. ma perché è gravato da accise folli e ingiustificate... paghiamo ancora quelle per la Guerra in Libia! 

NON CAMBIA NULLA, NON CAMBIA NULLA.... 

Respiriamo un po' di Bellezza....

Dal sito facebook del Direttore d'orchestra e compositore Andrea Amici

Suite per orchestra dalla colonna sonora del cortometraggio
"Il Lungo Viaggio"
Musiche originali composte, orchestrate e realizzate da Andrea Amici
http://www.youtube.com/watch?v=krYrVQp8B-8

lunedì 19 agosto 2013

Una novella molto letta: "Cattiva"

La novella "Cattiva" della Raccolta "Le Verità Nascoste" è stata letta 473 volte da quando l'ho ripubblicata su questo blog... La cosa mi sorprende perché l'avevo già pubblicata il 15 ottobre 2011 e aveva totalizzato solo 24 ingressi.
L'avevo presentata insieme alla Prefazione della Raccolta e ad una locandina del film di Carlo Lizzani, dall'omonimo titolo, a cui mi ero ispirata:

Queste, invece, le brevi note con cui presentavo il racconto:..... impietosa come lo è la vita per noi tutti. Mi ha ispirato il film "Cattiva" di Lizzani, in cui vi si narra la vera storia di una malata il cui comportamento viene scambiato per "cattiveria": si scoprirà, poi, che invece si trattava di un'alterazione psichica.

Nel film di Lizzani viene riportato il caso di un'isteria: malattia psichiatrica che alcuni studiosi annoverano fra le Grandi Nevrosi, mentre altri la classificano fra le Psicosi.
A 19 anni lessi un testo celeberrimo di Sigmund Freud: "I Casi Clinici", in esso viene riportato, fra altri casi, "Analisi di un'Isteria" e vi si descrive l'Isteria di una paziente di Freud, il cui nome è ammantato nello pseudonimo di Anna O., la quale aveva come sintomo principale la paresi delle gambe, fisicamente sanissime!  Egli la guarì con il metodo della Psicoanalisi. Naturalmente la storia della letteratura scientifica ha svelato la vera identità della paziente celata dal dovuto pseudonimo.
Mi è capitato di conoscere una donna, alcuni anni fa, che aveva avuto più volte paresi isteriche alle gambe che la immobilizzavano a letto, pur avendo due bambini da accudire... Questi soggetti possono sembrare normali per tutto il resto, ma all'acuto osservatore non sfugge una certa esagerazione nei loro comportamenti caratteriali, tipici del soggetto affetto da Isteria.
Sicuramente allo scrittore, portato a scavare nella realtà per farne emergere le anomalie e le contraddizioni per restituire una verità, quanto più possibile universale, alla riflessione di chi legge, interessano molto le nevrosi e le storture degli esseri umani, le quali portano sempre dolore e nocumento non solo a chi ne è affetto, ma purtroppo anche agli altri.

domenica 18 agosto 2013

“I Vecchi e i giovani” di Luigi Pirandello




Ho letto per la prima volta “I Vecchi e i giovani” a 63 anni. Di Pirandello avevo letto quasi tutta l’Opera, ma questo romanzo “storico” mi era sfuggito.
La critica letteraria, in prevalenza, non lo ha trattato bene, a parte qualche voce diversa dal coro, ma io l’ho trovato molto vero e con un legame con l’attualità.
Non è vero che i personaggi sono non profondi e solo abbozzati, come non è vero che l’analisi storica è frammentata perché vista attraverso vari personaggi, quindi in terza persona. Perché mai dovrebbe essere un “io” narrante a commentare noiosamente gli avvenimenti storici o, peggio, la voce fuori campo dello scrittore? La realtà si pone agli occhi di chi legge attraverso i pensieri e la visione dei personaggi, quindi è vista da vari punti di vista, da varie angolazioni e i vari punti di vista danno un panorama dei fatti a 360°.
Sorprendente è stato per me scoprire un legame con l’attualità. Ora si parla di decadenza dei costumi, di corruzione sia nella gestione della cosa pubblica che nella sfera privata dei politici e, nel “I Vecchi e i giovani”, scopro un’Italia appena fatta e già corrotta allo stesso modo, mentre i veri lavoratori languono nell’indigenza strozzati da uno Stato appena nato, fra mille promesse e speranze, e già abortito.
La Sicilia garibaldina che, scrollandosi di dosso il Regno borbonico, aveva atteso con entusiasmo le provvidenze del nuovo Regno sabaudo, si era vista tradita. Il personaggio che racchiude in sé tutti gli ideali risorgimentali è Mauro Mortara che, emblematicamente, lo scrittore farà morire, casualmente ed in grande confusione, proprio per mano di quell’esercito dell’Italia unita per fare la quale Mortara aveva combattuto.
La figura romantica di questo vecchio idealista, ruvido e puro, è struggente. Mentre una torma di miserabili, che non hanno fatto nulla perché l’Italia si formasse, si getta a cercare potere, poltrone e soldi, Mauro vive solo dei ricordi delle sofferte battaglie di cui è orgoglioso e nessun desiderio di compenso si affaccia nella sua anima pura, bensì solo la religiosa cura delle reliquie di quelle coraggiose imprese è la ricompensa di cui il vecchio si nutre ed appaga. Quale dolore e quale verità conosciuta della vita che si ripete, e dunque la storia che si ripete anch’essa per la stoltezza degli uomini, nel vedere la delusione del vecchio garibaldino, giunto all’età di 78 anni, che muore ucciso senza passione e senza consapevolezza da parte di chi lo uccide. Trovo il finale del libro amaramente emblematico del fallimento degli ideali del Risorgimento. L’Italia è fatta! Ma dov’è la Patria che non “vede” e non riconosce chi ha contribuito alla sua nascita?
Pirandello si è sicuramente ispirato a persone esistite, l’ho capito leggendo perché, modestamente, lo faccio in parte anch’io nei miei scritti, ma ne ho trovato conferma nel commento al libro che ho letto nell’edizione dei tipi Mondadori del 1992 a cura di Anna Nozzoli con cronologia di Simona Costa, più volte ristampato.     
Un'immagine di Pirandello in giovane età