giovedì 10 ottobre 2013

Eccessiva burocrazia = paralisi e oppressione del cittadino

Latina, 21 mag. 2012 - (Adnkronos) - 

Lazio: audizione alla Pisana su tutela fasce frangivento

Fabio Armeni, Assessore alle Risorse Umane, Demanio e Patrimonio della Regione Lazio, era oggi presente a un'audizione nella commissione Risorse umane, demanio, patrimonio, affari istituzionali, enti locali, tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa del Consiglio regionale del Lazio in cui si discuteva delle condizioni critiche in cui versano le 'fasce frangivento' nell'Agro Pontino, centinaia di chilometri quadrati con piantagioni di eucaliptus, pini marittimi e pioppi a fare da argine contro le raffiche di vento per proteggere le colture.
Stefano Galetto, presidente della commissione, ha spiegato i motivi dell'incontro:
"Le fasce frangivento costituiscono un limite, un argine agli eventi climatici calamitosi che si abbattono sulla costa laziale. In particolare, nella provincia di Latina si trova circa il 95% delle fasce frangivento della Regione, costituendo oramai anche un simbolo distintivo per quel territorio. Il problema attuale riguarda la gestione e la manutenzione di questi terreni vitali per l'equilibrio del sistema ambientale. La Regione non ha le risorse economiche per provvedere a tutti gli interventi necessari alla tutela e alla cura di migliaia e migliaia di alberi. Occorre pensare a un coinvolgimento dei privati, attraverso un meccanismo di alienazioni vincolate ad azioni di manutenzione e gestione delle fasce frangivento".
Galetto ha annunciato che presentera' una proposta di legge di modifica alla legge regionale n. 22 del 1995, "per rendere - ha spiegato - piu' snelle e meno burocratiche le procedure di alienazione gia' previste dalla legge,

Ad oggi tali procedure sono le seguenti:
Domanda da presentare a:
Regione Lazio - Dip. Programmazione Economica e Sociale - Dir. Reg. Programmazione Economica, Bilancio, Demanio e Patrimonio - Area Politiche di Ottimizzazione Beni Demaniali DB 21-10.

Passiamo ad un esempio concreto di cui siamo venuti a conoscenza: 
Oggetto: Richiesta di concessione di servitù di passaggio per attraversamento fascia frangivento di proprietà regionale per la realizzazione di n. 1 accesso carrabile in Comune di.........(LT) Via ........
In pratica si tratta di una richiesta per entrare in casa propria, casa con tutti i documenti di concessione edilizia in regola DOCUMENTABILI.
Dovrebbe essere ovvio che, se io cittadino ho una casa in regola, costruita più di dieci anni fa e recentemente acquistata con regolare rogito notarile (se non fosse stata in regola le recenti normative ne impedirebbero il passaggio di proprietà), debba anche poterci entrare.
La richiesta di poter costruire l'accesso alla  casa è stata presentata dalla precedente proprietaria il 23/10/2012: quasi un anno fa!!! 
L'acquirente e nuovo proprietario ha presentato tramite un tecnico, come richiesto dalla Legge, la richiesta di voltura della pratica a suo nome.
L'ufficio preposto per "l'alienazione delle fasce frangivento" ha chiesto quasi un anno fa la seguente documentazione:
1) Copia N.O. relativo alla tutela del vincolo idrogeologico rilasciato dalla Provincia di Latina (documento ottenuto e presentato)  
2) Copia parere favorevole del Consorzio Bonifica dell'Agro Pontino (documento ottenuto e presentato)
3) Copia del certificato di destinazione urbanistica del terreno con allegata dichiarazione del tecnico incaricato che non sono cambiate le prescrizioni riportate nel certificato (documento ottenuto e presentato)
4) Relazione sullo stato dei luoghi, con asseverazioni richieste (documento ottenuto e presentato)
5) N. 3 planimetrie con la rappresentazione dell'area da asservire e del fondo retrostante (documento ottenuto e presentato)
6) Copia Atti di Compravendita (documento ottenuto e presentato) 

QUESTA DOCUMENTAZIONE OTTENUTA FATICOSAMENTE DAI VARI ENTI E' STATA PRESENTATA DAL TECNICO IL 23 LUGLIO 2013 ALL'UFFICIO SOPRA RIPORTATO DELLA REGIONE LAZIO PER IL RILASCIO DEL DOVUTO NULLA OSTA.
IL FUNZIONARIO RINVIAVA DI UN MESE TALE RILASCIO.
TRASCORSO IL MESE, INVECE DEL PERMESSO CHIEDEVA UN NUOVO DOCUMENTO (PERCHE' NON E' STATO RICHIESTO PRIMA? MISTERO!): CHIEDEVA L'INTEGRAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE RICHIESTA UN ANNO FA DI "AUTOCERTIFICAZIONE DI NON ESSERE INTERDETTO DAI PUBBLICI UFFICI, DI NON ESSERE PREGIUDICATO, DI NON AVERE CARICHI PENALI PENDENTI". 
Per fortuna il richiedente ha tutti i requisiti richiesti e firma l'autocertificazione che il tecnico tornando in Regione presenta: ma questo sposta il rilascio del permesso di quasi 2 mesi nel futuro!

Mi chiedo, qualora questo signore non avesse avuto i requisiti tardivamente richiesti con autocertificazione, egli non poteva entrare a casa sua?
Spiego: la fascia frangivento altro non è che la cunetta per lo scolo delle acque di impluvio della via e un filare degli eucalipti che fece piantare Mussolini.
Informo: molti cittadini, da me interrogati, hanno detto di aver costruito i loro "passetti di entrata" alle loro case senza alcun permesso!! E stanno lì da decine di anni!!


Follia burocratica che consente l'abuso e forse lo incentiva?

Aggiungo a codeste informazioni che la precedente proprietaria della casa dell'esempio concreto qui riportato ha dovuto pagare circa euro 1000 al momento della richiesta di poter costruire l'accesso alla  casa medesima.
Il nuovo proprietario ha dovuto comperare euro 200 di Marche da bollo (ANCORA CON QUESTO SISTEMA BORBONICO DELLE MARCHE DA BOLLO!!!) e firmare finalmente il contratto nell'ufficio, coperto di carte e di pratiche, della Regione!
Il contratto in tre copie, ogni copia composta di 10 fogli, ha richiesto circa 30 firme che il cittadino ha dovuto apporre.
Ma non è finita qui!!
Tale contratto deve andare alla firma di 2 Direttori, infine il contratto (immagino una copia) deve andare all'interessato che lo presenterà al Comune dove ha la casa e potrà presentare la DIA per costruire il passetto di entrata a casa sua dalla strada comunale al suo cancello! Ma non subito! Deve aspettare 30 giorni!

Ora credo che qualsiasi cittadino europeo o investitore straniero fuggirebbe orripilato da tanta follia!
A fronte di un mare di scartoffie che opprimono il cittadino e ne ritardano gli scopi, che producono lavoro per altrettanti burocrati, anch'essi oppressi dai vari passaggi imposti da leggi e regolamenti farraginosi fino alla follia, la gente per sfuggire non sta in regola!
E' tutto un abuso e gli Enti preposti non controllano nulla!

Avevo segnalato questo problema a Davide Barillari, anche mio rappresentante in Consiglio Regionale Lazio, Presidente Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle Regione Lazio, ma forse oppresso da tanti problemi ha letto superficialmente quanto gli documentavo e mi ha risposto che era un problema "di competenza del municipio", quando è evidente che di Regione si parla. Gli invio questo post quale ulteriore documentazione di una burocrazia che va cambiata.

La Giunta Marrazzo aveva varato il seguente regolamento nel 2008:
http://www.regione.lazio.it/http://www.regione.lazio.it/

Regolamento regionale 3 settembre 2008, n. 15
BUR 13 settembre 2008, n. 34
Disposizioni attuative e integrative della legge regionale 2 maggio 1995, n. 22 (Definitiva sistemazione delle fasce frangivento in Agro Pontino) e successive modifiche.
CAPO I
Disposizioni generali
ART. 1
(Oggetto e ambito di applicazione)
1. Il presente regolamento detta norme attuative ed integrative della legge regionale 2 maggio 1995, n. 22 (Definitiva sistemazione delle fasce frangivento in Agro Pontino) e successive modifiche relative alle cessioni e alle alienazioni delle fasce frangivento, ivi comprese le modalità per la stima del valore del suolo e del soprassuolo, nonché alle concessioni di servitù di passaggio sulle fasce stesse.
2. I beni oggetto del presente regolamento sono costituiti dai terreni destinati a fasce frangivento in Agro Pontino ubicati sia all’interno dei perimetri urbani come definiti dagli strumenti urbanistici vigenti nei singoli comuni, sia in zone agricole o, comunque, all’esterno degli stessi perimetri urbani.
3. I terreni già destinati a fasce frangivento ubicati in zone agricole o, comunque, all’esterno dei perimetri urbani dei singoli comuni, possono essere alienati soltanto qualora abbiano perso la specifica funzione per carenza di alberature di eucaliptus e/o conifere radicate sui terreni stessi, ovvero per la loro irreversibile trasformazione conseguente ad occupazione senza titolo o per l’eccessiva onerosità del ripristino dell’originaria funzione del bene. 
ART. 2
(Vincoli di tutela e norme relative alla gestione e all’utilizzazione delle fasce frangivento )
1. Sui terreni destinati a fasce frangivento che non abbiano perso la loro specifica funzione, ancorché utilizzati, a qualsiasi titolo da altri soggetti pubblici o privati, gravano i vincoli idrogeologico, forestale nonché paesaggistico e ambientale ai sensi delle disposizioni vigenti in materia.
2. La gestione delle fasce frangivento è disciplinata dall’articolo 59 del regolamento regionale 18 aprile 2005 n. 7 (Regolamento di attuazione dell’articolo 36 della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39 “Norme in materia di gestione delle risorse forestali”).
3. Le fasce frangivento che restano di proprietà della Regione sono gestite dal Consorzio di bonifica dell’Agro Pontino, di seguito denominato ente gestore, ai sensi dell’articolo 7 quater della l.r. 22/1995 e successive modifiche.
4. Nelle fasce frangivento di proprietà regionale, la ceduazione e la manutenzione straordinaria sono eseguite dall’ente gestore sulla base del piano di manutenzione adottato ai sensi dell’articolo 59, comma 3, del regolamento regionale 18 aprile 2005, n. 7 (Regolamento di attuazione dell’articolo 36 della legge regionale 28 ottobre 2002, n. 39 “Norme in materia di gestione delle risorse forestali”).
5. L’utilizzazione da parte di terzi delle fasce frangivento deve garantire la migliore conservazione e funzionalità del sistema frangivento impiantato a difesa del territorio nel rispetto di quanto contenuto nel piano di manutenzione di cui al comma 4.
6. Le funzioni di controllo e di vigilanza sull’esecuzione degli interventi di taglio e sul rispetto del piano di manutenzione sono svolte dal Corpo forestale dello Stato, competente per territorio. 
7. In caso di opposizione, il taglio è eseguito dall’ente gestore in danno del soggetto inadempiente, detratto il valore del legnatico. 
8. Al fine della tutela delle fasce frangivento, in presenza di abusi o violazioni alle vigenti disposizioni in materia, il direttore della direzione regionale competente in materia di demanio e patrimonio, di seguito denominato direttore competente, con proprio provvedimento da notificare agli interessati, intima il ripristino della legittima utilizzazione indicando i successivi adempimenti dell’amministrazione regionale in caso di inosservanza del provvedimento di intimazione.
CAPO II
Cessioni e alienazioni
ART. 3
(Cessioni e alienazioni di fasce frangivento)
1. I terreni destinati a fasce frangivento rientranti, comunque, all’interno dei perimetri urbani come definiti dagli strumenti urbanistici vigenti sono, prioritariamente, ceduti a titolo gratuito ai comuni, qualora gli stessi abbiano già inoltrato richiesta alla Regione ai sensi dell’articolo 541, comma 3, del regolamento regionale 6 settembre 2002, n.1 (Regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale), nel termine perentorio ivi previsto, ovvero alienati a titolo oneroso secondo il seguente ordine di priorità:
a) ai comuni che non abbiano già inoltrato richiesta con le suddette modalità;
b) ai frontisti;
c) ai confinanti.
2. I terreni relativamente ai quali ricorrono le condizioni di cui all’articolo 1, comma 3, possono essere alienati ai soggetti di cui al comma 1 secondo l’ordine di priorità ivi previsto.
ART. 4
(Modalità di presentazione delle richieste)
1. Le richieste di alienazione devono essere presentate alla direzione regionale competente in materia di demanio e patrimonio, di seguito denominata direzione competente, nonché all’ente gestore.
2. Alle richieste dei frontisti e dei confinanti, contenenti le generalità del richiedente nonché, relativamente alle persone giuridiche, del legale rappresentante con i relativi poteri contrattuali, è allegata la dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) e successive modifiche, che attesti:
a) relativamente alle persone fisiche, la data e il luogo di nascita, la cittadinanza, il codice fiscale, il luogo di residenza e l’ attività esercitata;
b) relativamente alle persone giuridiche :
1) la denominazione dell’impresa, la sede legale, l’iscrizione nel registro delle imprese presso le competenti camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ovvero presso i registri professionali dello stato di provenienza, con l’indicazione della specifica attività d’impresa e della forma giuridica , nonché, limitatamente alle cooperative o ai consorzi di cooperative, la regolare iscrizione nel registro prefettizio- schedario generale della cooperazione- con l’indicazione dei relativi dati;
2) la data e il luogo di nascita nonché la residenza dei legali rappresentanti.
3. La dichiarazione sostitutiva di cui al comma 2 deve, altresì, attestare che il soggetto richiedente:
a) non versi nelle condizioni che comportano l’applicazione della sanzione interdittiva di cui all’articolo 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo11 della L. 29 settembre 2000, n. 300) o altra sanzione cui è connesso il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione;
b) non abbia riportato sentenze di condanna passate in giudicato, o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale;
c) non abbia riportato condanna, con sentenza passata in giudicato, per uno o più reati di partecipazione a un’organizzazione criminale, di corruzione, di frode o riciclaggio;
d) non abbia alcun procedimento pendente per l’applicazione di una delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblicamoralità) e successive modifiche o di una delle cause ostative previste dall’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia) e successive modifiche.
4. Le richieste di cessione o di alienazione devono essere, altresì, corredate:
a) dell’esatta individuazione del terreno interessato con allegata una planimetria (C.T.R.) nella quale sono riportati i vincoli di cui all’articolo 2, comma 1;
b) dei dati identificativi catastali ( foglio/i, particella/e, subalterno/i);
c) della relazione sullo stato dei luoghi;
d) della relazione tecnica illustrativa sulla destinazione d’uso del terreno interessato;
e) del certificato di destinazione urbanistica;
f) dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle spese di istruttoria determinato in modo forfettario nella misura di euro 150,00, da versare sull’apposito conto corrente intestato alla Regione Lazio.
5. Le richieste presentate alla Regione anteriormente alla data di entrata in vigore del presente regolamento devono essere integrate con la documentazione di cui al presente articolo, qualora non risulti già acquisita agli atti, e copia delle stesse è trasmessa all’ente gestore.
ART. 5
(Istruttoria e definizione del procedimento )
1. Le richieste di cessione o alienazione sono istruite dalla direzione competente, previa verifica e relazione formale in ordine allo stato dei luoghi, con particolare riferimento all’accertamento delle condizioni di cui all’articolo 1, comma 3, da parte dell’ente gestore. Il responsabile del procedimento verifica la completezza della documentazione e assegna un termine non inferiore a quindici giorni e non superiore a quarantacinque giorni per la eventuale regolarizzazione della stessa, pena la non ammissibilità della richiesta.
2. Entro centoventi giorni dalla data di acquisizione della relazione formale di cui al comma 1, il direttore competente dispone la cessione o l’alienazione, che avvengono nello stato di fatto e di diritto in cui si trova il terreno stesso, ivi comprese le alberature, nonché nel rispetto dei vincoli di cui all’articolo 2, comma 1, ove esistenti. Il suddetto termine è sospeso in caso di richiesta di integrazione della documentazione ai sensi del comma 1.
ART. 6
(Stima del valore del suolo e del soprassuolo)
1. Ai fini dell’alienazione, la stima del valore del suolo e dell’eventuale soprassuolo del terreno è effettuata, mediante apposita perizia, dall’ente gestore con riferimento ai valori correnti di mercato dei beni con caratteristiche analoghe.
2. Il prezzo di stima, determinato ai sensi del comma 1, si intende al netto degli oneri fiscali, che sono comunque a carico dell’acquirente analogamente alle spese tecniche e alle spese contrattuali.
3. Il prezzo di stima è indicato nelle entrate del bilancio regionale di previsione relativo all’esercizio nel quale si prevede di realizzare l’alienazione.
CAPO III
Concessioni di servitù di passaggio
ART. 7
(Rilascio delle concessioni di servitù di passaggio)
1. Le concessioni di servitù di passaggio sono rilasciate a favore dei richiedenti sui terreni relativamente ai quali ricorrono le condizioni di fatto previste negli articoli 1051, 1052, 1054, 1056 e 1057 del codice civile. L’ampiezza della servitù da concedere è valutata, di volta in volta, in funzione della tipologia della strada da cui si accede e, comunque, nel rispetto di quanto previsto dal codice della strada.
2. La costituzione della servitù deve tener conto di eventuali diritti di terzi e di vincoli di qualsiasi natura e non può, in alcun caso, confliggere con il perseguimento dell’interesse pubblico primario per cui il bene è destinato e il rilascio della concessione è subordinato alla salvaguardia della barriera frangivento nonché al rispetto del codice della strada relativamente agli attraversamenti.
3. Le istanze dei privati, persone fisiche o giuridiche, sono presentate alla struttura competente nonché all’ente gestore.
4. Alla domanda sono allegati:
a) la dichiarazione sostitutiva ai sensi del d.p.r. 445/2000 e successive modifiche con le attestazione di cui all’articolo 4, commi 2 e 3;
b) il nulla osta relativo alla tutela del vincolo idrogeologico rilasciato dalla provincia di Latina;
c) il parere favorevole rilasciato dall’autorità competente nel caso di aree soggette a rischio idraulico;
d) il parere favorevole dei soggetti competenti relativamente agli altri eventuali vincoli di cui all’articolo 2, comma 1;
e) il certificato di destinazione urbanistica;
f) la relazione sullo stato dei luoghi corredata da planimetria in opportuna scala con l’individuazione del terreno interessato, percorso della servitù e della superficie da asservire nonché dei vincoli gravanti sul terreno;
g) i dati identificativi catastali ( foglio/i, particella/e, subalterno/i);
h) la relazione tecnica illustrativa della destinazione d’uso del terreno richiesto, corredata da elaborati grafici in opportuna scala delle opere da realizzare;
i) la quietanza comprovante l’avvenuto pagamento dell’importo forfetario ai sensi dell’articolo 9.
5. Le istanze già presentate alla data di entrata in vigore del presente regolamento devono essere integrate con la documentazione di cui al comma 4, ove la stessa non sia stata già acquisita agli atti.
6. L’atto di concessione è adottato dal direttore competente entro novanta giorni dalla data di presentazione della richiesta e stabilisce:
a) la durata della concessione che non può, comunque, superare i venticinque anni;
b) l’uso per il quale il bene viene concesso;
c) le condizioni per la conservazione in buono stato del bene concesso e per l’esercizio delle attività cui è destinato;
7. E’ in facoltà dell’amministrazione regionale e dell’ente gestore effettuare controlli, verifiche e sopralluoghi in qualunque momento.
8. Il trasferimento della titolarità della concessione è subordinato ad autorizzazione del direttore competente rilasciata su richiesta del subentrante, corredata della dichiarazione sostitutiva, ai sensi del d.p.r. 445/2000 e successive modifiche, con le attestazione di cui all’articolo 4, commi 2 e 3 nonché della relazione tecnica di cui al comma 4, lettera h), del presente articolo nel caso di mutamento della destinazione d’uso del terreno.
ART. 8
(Rilascio delle concessioni di servitù di passaggio in sanatoria)
1. I soggetti di cui all’articolo 7 ter, comma 1, della l.r. 2/1995 e successive modifiche sono tenuti a regolarizzare la propria posizione presentando domanda di concessione a sanatoria alla direzione competente nonché all’ente gestore entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
2. Al procedimento di rilascio delle concessioni in sanatoria di cui al presente articolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 7.
3. In caso di mancata presentazione dei pareri favorevoli relativi ai vincoli idrogeologico nonché paesaggistico e ambientale, la Regione incamera le somme versate a titolo di risarcimento dei danni, con riserva di conguaglio in aumento, per l’utilizzo senza titolo ed espleta l’azione di rivendica del tratto di fascia frangivento occupata abusivamente con ripristino dello stato dei luoghi a cura e spese dell’occupante.
ART. 9
(Importi forfettari)
1. Ai fini del rilascio della concessione ai sensi dell’articolo 7, il richiedente è tenuto a versare alla Regione un importo forfettario, comprensivo dei diritti di istruttoria, pari a euro 35,00 per mq.
2. Ai fini del rilascio della concessione in sanatoria ai sensi dell’articolo 8, il richiedente e tenuto a versare alla Regione un importo forfettario, comprensivo dei diritti d’istruttoria, pari a:
a) euro 100,00 per mq, qualora l’utilizzo senza titolo del terreno abbia avuto inizio anteriormente al 31 dicembre 1994;
b) euro 75,00 per mq, qualora l’utilizzo senza titolo del terreno abbia avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 1995 e il 31 dicembre 2000;
c) euro 50,00 per mq, qualora l’utilizzo senza titolo del terreno abbia avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2001 e il 31 dicembre 2007.
3. Gli importi dovuti ai sensi dei commi precedenti possono essere ripartiti in:
a) due rate annuali per importi fino a euro1.500,00;
b) tre rate annuali per importi superiori a euro 1.500,00.
4. Nel caso di versamento rateizzato ai sensi del comma 3, le rate successive alla prima sono maggiorate di un tasso d’interesse pari al prime rate vigente alla data del versamento stesso.
5. Relativamente alle servitù di passaggio di cui all’articolo 1056 del codice civile e alla normativa di settore ad esso collegata, si applicano i canoni o le indennità previsti dalla normativa stessa.
ART. 10
(Decadenza e revoca della concessione)
1. Costituiscono causa di decadenza della concessione:
a) la destinazione d’uso del bene diversa da quella concessa;
b) il mancato rispetto, grave e reiterato, delle condizioni o prescrizioni contenute in disposizioni legislative, regolamentari o nell’atto di concessione della servitù;
c) il subentro non autorizzato nella titolarità della concessione.
2. Il responsabile del procedimento comunica all’interessato l’avvio del procedimento preordinato al provvedimento di decadenza, assegnando un termine, non inferiore a trenta giorni per le eventuali controdeduzioni.
3. Qualora sia perpetrato dal concessionario della servitù un danno nei confronti della fascia frangivento o delle alberature ivi esistenti, il concessionario stesso è tenuto al risarcimento dei danni nei confronti dell’amministrazione regionale.
4. La concessione può essere revocata, con provvedimento del direttore competente, in qualunque momento per sopravvenute ragioni di pubblico interesse o, comunque, al verificarsi degli eventi che ne avrebbero determinato il diniego.
CAPO IV
Disposizioni finali
ART. 11
(Disposizione transitoria relativa alla gestione delle fasce frangivento)
1. Nelle more dell’adozione del piano di manutenzione di cui all’articolo 2, comma 4, in tutte le fasce di proprietà pubblica e privata, gli interventi di taglio, quali ceduazioni o manutenzione straordinaria, sono eseguiti nel rispetto dell’articolo 59, comma 2, del r.r. 7/2005 e la relativa autorizzazione è rilasciata dai comuni interessati, per superfici d’intervento fino a 3 ettari, e dalla provincia di Latina per superfici d’intervento superiori a 3 ettari, previa acquisizione dei pareri relativi ai vincoli gravanti sul terreno.
ART. 12
(Entrata in vigore)
1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio.
Strada con fascia frangivento

  




Ha ragione Grillo a non fidarsi?

Dal blog di Beppe Grillo
Ieri il presidente dei partiti (in quanto eletto dai loro nominati) Giorgio Napolitanoha detto che il M5S ha un chiodo fisso e se ne frega dei problemi della gente e del Paese in merito alla sua proposta di indulto e amnistia per liberare le carceri. Il sospetto che questo appello avvenga per salvare Berlusconi e una miriade di colletti bianchi è lecito. Le lacrime napulitane versate per coloro che sono detenuti sono sospette da parte di chi è parte fondante di questa classe politica dal 1953 ed è ora nel suo ottavo anno di presidenza. Le carceri sono piene perché molte sono inutilizzate, perché leggi inutili e dannose come la Fini-Giovanardi sono in vigore, perché i cittadini extracomunitari e comunitari detenuti non vengono mandati nel loro Paese a scontare la pena. Cosa ha fatto su questi punti, signor Presidente? Con quale urgenza si è mosso in questi anni? Si è svegliato ora con una soluzione che non risolve nulla perché la maggior parte di chi verrà scarcerato in pochi mesi tornerà in galera, ruberà ancora, minaccerà ancora, si macchierà degli stessi reati. E il richiamo per i delinquenti degli altri Paesi diventerà una sirena irresistibile: "In Italia si può fare ciò che si vuole: passaparola!". Il M5S ha presentato a luglio una proposta per la riforma delle carceri. Nessuna risposta. C'erano le vacanze in Alto Adige, signor Presidente? Il blog ha denunciato con filmati, inchieste, interviste le morti in carcere in questi anni. Lei dov'era, signor Presidente? Il blog ha prodotto un libro sugli orrori delle carceri italiane, "La pena di morte italiana", violenze e crimini senza colpevoli nel buio delle carceri, lei lo ha letto, signor Presidente? Sa per caso chi è Niki Gatti, ilragazzo morto in carcere, signor Presidente? Il M5S ha chiesto più voltel'introduzione del reato di tortura non previsto nel codice penale, unico caso tra le nazioni occidentali, ne era a conoscenza, signor Presidente? Lei sa meglio di chiunque che l'amnistia e l'indulto non risolvono il problema delle carceri e aggraveranno i conflitti sociali come è successo con l'indulto del 2006 del mancato carcerato Mastella. Perché lo fa allora, signor Presidente? Lei dovrebbe essere super partes e non lo è quando attacca il M5S, che rappresenta otto milioni e mezzo di italiani, che ha restituito i finanziamenti elettorali, che si è tagliato gli stipendi, che sta ogni giorno nel Paese e tra la gente al contrario del Palazzo che lei rappresenta, signor Presidente. Si è vero, abbiamo un chiodo fisso, quello dell'onestà, e non lo baratteremo con nessuno. Su questo lei ha ragione, signor Presidente. Noi non molleremo, si metta l'animo in pace. Ccà nisciuno è fesso.

Da questo blog ripubblico il mio post dell' 8 gennaio 2013

Le nostre tasse pagano i detenuti


Da: La Stampa.it 08/01/2013 

Sovraffollamento delle carceri - Strasburgo condanna l’Italia


La Corte europea dei diritti umani dà ragione a sette detenuti di Busto Arsizio e Piacenza: «Diritti violati,
a disposizione meno di tre metri quadrati». Lo Stato dovrà pagare 100 mila euro per danni morali
STRASBURGO
L’Italia condannata dalla Corte Europea dei diritti umani per lo stato delle proprie strutture carcerarie. I giudici di Strasburgo hanno stabilito, all’unanimità, che sette detenuti - tre nel carcere di Piacenza e quattro in quello di Busto Arsizio - costretti in celle troppo anguste (3 metri quadri) e in una generale situazione di sovraffollamento, dovranno essere risarciti per danni morali, per un ammontare complessivo di 100 mila euro, perché vittime di trattamento inumano e degradante. Ma la decisione va oltre i casi singoli esaminati. Quella di oggi, infatti, è una sentenza-pilota. In sostanza Strasburgo riconosce che negli istituti di pena italiani c’è ormai un problema strutturale di sovraffollamento e per questo chiede alle autorità italiane di mettere in campo entro un anno soluzioni adeguate per invertire la tendenza e garantire che le violazioni non si ripetano. In quest’arco di tempo la trattazione dei ricorsi pendenti su questo fronte - che sono centinaia e in continuo aumento - resterà sospesa. Poi - avverte Strasburgo - scatteranno procedure analoghe a quella decisa oggi. Un impegno, quindi, anche per il governo e il parlamento che usciranno dalle prossime elezioni. 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Avevo sentito la notizia dalla mia autoradio mentre tornavo a casa dalla spesa.
Mi spiace per i garantisti, ma trovo ingiusto che, spremuti dalle tasse come siamo, dobbiamo dare tanti bei soldi a chi, se sta in carcere, si suppone che tanto bene non si è comportato.
Ho l'impressione che questa nostra società europea garantisca di più chi vive in modo scorretto e disonesto che chi lavora (quando lavora) con sacrificio e paga le tasse, senza nuocere a nessuno.
Ho smesso di vedere trasmissioni come "Report" o "Striscia la notizia" perché era un continuo documentarci come i nostri soldi sono stati buttati per opere lasciate a metà ed in rovina...
Fra queste ricordo edifici che erano carceri, mai completate...
Potrebbe la magistratura iniziare ad indagare su chi, pubblico amministratore, politico, ha buttato i nostri soldi per lasciare poi incompiuto ed in rovina questo e quel carcere? Si potrebbe chiedere a costoro un risarcimento per danno erariale o altra imputazione? Nel nostro ordinamento giudiziario c'è il modo per fargliela pagare con i loro beni personali? Perché dobbiamo pagare sempre noi che siamo i danneggiati?

Finché la soluzione di ogni sciattume nella conduzione dello Stato sarà farlo pagare ai contribuenti... non avremo mai uno Stato democratico, ma uno stato irresponsabile che fa pagare la propria dissennatezza ai soliti senza diritti, ma con il dovere di pagare sempre e comunque per gli errori altrui. 

Storie di carceri e dintorni...
Sprechi Il commissario: sto per dimettermi. 
Il sindaco: aspettiamo i fondi 
Calabria, il carcere fantasma chiuso perché manca la strada 
Per costruirlo è costato 90 milioni €. 
Per custodirlo vuoto altri 2,5 milioni € l’anno. 


 Una veduta del nuovo carcere di Reggio Calabria, ancora non aperto perché manca una strada d'accesso.

(A. Sapone)


REGGIO CALABRIA — Mentre la maggior parte delle carceri italiane è sul punto di esplodere a causa del sovraffollamento, a Reggio Calabria c’è un penitenziario nuovo e completamente vuotose si esclude il custode. Fatto e finito, pronto ad ospitare fino a 300 reclusi, ma mai utilizzato. Terminato nel 2005 è costato, «più di 90 milioni di euro». 

Ci sono i muri di cinta e le torrette di sorveglianza con l'impianto di aria condizionata;
i blocchi detentivi a tre piani con le celle, da 2 a 6 detenuti, larghe «anche 30 metri quadri» dotate di tv a colori.
Ci sono le telecamere a circuito chiuso dell'impianto di sorveglianza,
le scrivanie e i computer negli uffici amministrativi. 

E allora, proprio quando il vecchio penitenziario reggino di San Pietro strabocca di esseri umani, perché non apre il nuovo carcere di contrada Arghillà?
Manca la strada.


La strada di accesso al carcere di Arghillà, periferia Nord di Reggio, non esiste.
Meglio, esiste un tortuoso sentiero asfaltato che passa tra i vigneti della zona, un percorso ritenuto «non idoneo per il trasporto dei detenuti» dall’amministrazione penitenziaria. E per fare la strada vera e propria, l’allacciamento che dovrebbe collegare la struttura carceraria alla tangenziale e dunque allo svincolo della Salerno-Reggio Calabria, non ci sono i soldi.


 Il cancello di ingresso del carcere (A. Sapone)

In più, manca l’impianto di raccolta acque..
«Una telenovela che non si sa quando finirà », commenta Paolo Quattrone Provveditore regionale della amministrazione penitenziaria; «Quest’opera è come un bambino non voluto», dice sconsolato Mario Nasone direttore dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Reggio Calabria. «Sono demoralizzato dalla miopia della classe politica locale.
Arghillà non è solo un carcere necessario, ma, con i circa 200 posti di lavoro che creerebbe una volta in funzione, per Reggio rappresenterebbe una sorta di piccola Fiat», dice Nasone. La storia del penitenziario fantasma inizia nel 1988 quando l’allora sindaco Italo Falcomatà individuò l’area dove realizzare l’opera. Nel 1993 fu indetta la gara d'appalto vinta da un consorzio (CMC di Ravenna e Pizzarotti di Parma).

Lavori iniziati, fermati, proseguiti, rifermati da intoppi burocratici ma, faticosamente, il carcere di Arghillà ha preso forma e inghiottito finanziamenti. Per tentare di sbloccare la situazione il 1 dicembre 2006 è stato nominato Commissario straordinario per il completamento dei lavori il presidente dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi. Che ora minaccia le dimissioni: «Mancano ancora 20 milioni di euro per completare l’opera, il 30 ottobre ho scritto la quarta protesta. Sono pronto a dimettermi». Il sindaco di Reggio Calabria Giovanni Scopelliti (An) constata che il carcere è «una delle tante incompiute, ma la competenza è dei ministeri, Infrastrutture e Giustizia. So che il presidente Berlusconi è informato».
Roberto Rizzo
11 novembre 2008
Corriere della Sera
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giovedì 13 novembre 2008 11:23
CARCERI: OCCHIUTO (UDC), GOVERNO CHIARISCA SU PENITENZIARIO DI ARGHILLA'

(ASCA) - Cosenza, 11 nov - ''Giusto costruire nuove carceri, ma il Governo chiarisca,
innanzitutto, se e quando entreranno in funzione quelle gia' realizzate, ma ancora inspiegabilmente chiuse. 


Pur essendo terminati i lavori dal 2005, con una spesa di 90 milioni di euro, l'istituto penitenziario di Arghilla' di Reggio Calabria non e', infatti, ancora operativo, mentre nel resto d'Italia le carceri sono sul punto di esplodere per il sovraffollamento''.
Lo ha detto l'on. Roberto Occhiuto (Udc).

''La mancata apertura della struttura - dice Occhiuto - e' anche causa di pesanti ricadute sul piano occupazionale.

Nonostante la nomina di un commissario straordinariomancano i fondi per realizzare il collegamento del penitenziario alla tangenziale e allo svincolo della Salerno - Reggio Calabria''.
Occhiuto, in proposito, ha presentato un'interrogazione ai ministri della Giustizia e delle Infrastrutture e Trasporti, sottoscritta anche dai deputati Mario Tassone, Michele Vietti e Roberto Rao.

red/res/ss (Asca) 



 Il carcere incompiuto di arghillà

Nel cuore di Arghillà c’è una storia dimenticata. Quella del carcere compiuto solo sulla carta, in abbandono da circa tre anni, da quando tutto si è inspiegabilmente fermato.
Una storia lunga, che inizia nel 1989, quando il penitenziario ottiene i primi finanziamenti ma i lavori iniziano nel 1993. Costano 16 milioni di euro. 

Perché non si va avanti con i lavori necessari per l’attivazione della casa di detenzione? 
Nel primo governo Berlusconi erano stati trovati i fondi per la sua ultimazione tramite l’allora sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino. In quell’occasione, il centro destra al potere aveva accusato il centro sinistra di non aver fatto niente negli anni precedenti. 
Ma ora tutte le buone intenzioni e tutti gli stanziamenti per il collegamento viario dove sono andati a finire?
Tra i muri del penitenziario è ormai cresciuta una folta vegetazione. 
E così mentre in Italia le carceri scoppiano, qui è tutto fermo.
I 300 posti per i reclusi sono rimasti sulla carta. 

Alessia Luccisano
Sabato 01 novembre 2008
www.reggiotv.it/news.php?categoria=1&id=4920 

300 posti costati, senza essere operativi, molto più di 300 posti in un Hotel di lusso!
Quale schifo! Ma avete intenzione di votarli questi...?

mercoledì 9 ottobre 2013

Inutile aumentare le tasse se non si cambia registro

Da: RomaToday





Tor Vergata, tavolo in Campidoglio per terminare la Città dello Sport

Il prossimo 28 ottobre ci sarà un nuovo incontro tra gli assessori competenti e il rettore uscente Lauro. Per completarla mancano 500 milioni di euro




Redazione 8 Ottobre 2013

Dopo anni di abbandono, qualcosa si muove attorno alla Città dello Sport di Calatrava a Tor Vergata. Ieri in Campidoglio è stato avviato un tavolo tecnico per valutare la possibilità di riavviare i lavori per terminare la grande opera che, da progetto iniziale, doveva essere pronta per i Mondiali di Nuoto del 2009. Sul tavolo ci sarebbero dei capitali privati intenzionati a finanziare il completamento della struttura che ad oggi necessiterebbe di 500 milioni di euro. I particolari però, così come il nome della realtà interessata, non sono ancora stati rivelati. Il tavolo tornerà a riunirsi il 28 ottobre e sarà composto dagli assessori di Roma Capitale Luca Pancalli, Paolo Masini e Giovanni Caudo ed i rappresentanti dell'Università di Tor Vergata assieme al rettore uscente Renato Lauro.
L'opera, la cui realizzazione è stata affidata alla Vianini Lavori del gruppo Caltagirone, è già costata oltre 200 milioni di euro anche se il prezzo iniziale previsto era di 60. Ora all'appello mancano almeno 500 milioni di euro. Era stata commissionata nel 2005 all'architetto spagnolo dall'allora sindaco Walter Veltroni quale struttura di punta per le competizioni dei Mondiali di Nuoto del 2009. Ma il futuristico palazzetto a forma di vela non venne mai completato e finiti i soldi è stato abbandonato a sé stesso.
Una speranza era stata riaccesa in occasione della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 che tra i progetti vantava anche il completamento dell'opera. Questa eventualità venne però bloccata dalla bocciatura del Governo Monti alla candidatura della Capitale per il Grande evento. Nel febbraio 2012 l'allora sindaco Gianni Alemanno annunciò l'intervento di un gruppo straniero: la società Nec Group International, in associazione con Hrs Ltd,disponibile a versare 380 dei 500 milioni mancanti ottenendo in cambio la gestione per 25 anni degli impianti sportivi e 40 mila metri quadrati di attività commerciali. Ma il progetto non andò in porto.

Siamo sempre in emergenza, vedi i rifiuti che basterebbe, con una oculata programmazione in base al numero di abitanti di un determinato comune, smaltire in adeguati stabilimenti a normativa CEE attrezzati per tempo.

Sui Lavori Pubblici è da decenni sempre la solita storia: c'è un preventivo in base al quale si inizia un progetto poi leggi sbagliate consentono "l'adeguamento lavori" e si cominciano a pompare soldi all'infinito e molte opere restano incompiute.
Qui siamo passati da un  prezzo iniziale previsto di 60 milioni di euro a 200 milioni di euro già pagati al solito Caltagirone, ma oltre a non aver completato i lavori per quando erano previsti e servivano, il 2009, per rendere l'opera completa servono altri 500 milioni di euro!

Inutile continuare ad aprire il rubinetto dell'acqua sempre più per immettere altra acqua se il buco nella vasca rimane lo stesso!! 

Il ventennio fascista, deprecato per ragioni storiche più volte ricordate, bisogna dire che sapeva costruire opere, progettate anche per le generazioni future, in poco tempo.
Come facevano? Bisognerebbe, in questo, tornare a quel sistema.
Non è possibille che un'opera pubblica programmata per uno scopo non venga terminata per quello scopo e rimanga incompiuta anche per il futuro a meno che non venga a costare 10 volte la spesa in preventivo.
Più di 10 volte! 60 milioni preventivati che diventano 700!!
Il saccheggio delle casse pubbliche è vergognoso: basta cambiare le leggi che regolano gli appalti e mettere un tetto di tempo, penali severe e un tetto di adeguamento spesa in base a dati reali di mercato!

Personalmente posso solo aggiungere a questo esempio di dissanguamento di denaro pubblico, che i cittadini, ridotti a sudditi, si sono visti chiudere una strada comodissima (e che hanno pagato con le loro tasse) che collegava l'uscita dell'Autostrada Roma Napoli di Torrenova con la Banca D'Italia, l'Università di Tor Vergata, il relativo Policlinico, l'Area della Ricerca del CNR e molto altro, per questi lavori mai compiuti. Tale strada chiusa al pubblico traffico doveva servire a velocizzare i lavori della "Città dello Sport"!.....

martedì 8 ottobre 2013

IMU sì, IMU no... La Terra dei cachi....

"Si mettano d'accordo - interviene Matteo Renzi - per me va bene qualsiasi soluzione, se c'è un impegno politico lo rispettino ma al di là di questo", bisogna "smetterla di guardarsi l'ombelico", vista la crisi che non riguarda solo l'Italia ma anche l'Europa. "Spero che il paese colga questo momento per non continuare nei derby quotidiani".

Italia sì, Italia no... ma l'Italia non ci sta! Cantano Elio e le Storie Tese, loro sì che sono persone serie!
Almeno il loro lavoro lo sanno fare e bene!

Eh no! Basta!

Cade il Governo ritiriamo la fiducia!
Non cade più! Diamo la fiducia!
Nello spazio di poche ore!!!

Adesso è la volta dell'IMU!

Siamo governati da irresponsabili che sembrano usciti brilli dall'osteria!!

Non ci si capisce niente!
Ieri sera uno dei miei figli mi ha telefonato allarmato:
"Ma come?! Hanno fissato il tetto della rendita catastale al di sopra di euro 750! Fanno pagare di nuovo la classe media! Quelli che hanno il mutuo da pagare per anni! E a me debbono ridare quasi 4000 euro di tasse pagate in più e 2000 euro a mia moglie! Crediti riconosciuti dall'Agenzia delle Entrate, leggibili da gennaio 2013, (10 mesi fa!), sul sito dell'Agenzia! E adesso debbo anche dargli i soldi dell'IMU oltre la TARES che ho appena pagato?!!"

Ho cercato di calmarlo dicendogli di aspettare la decisione finale, ma ha ragione.

Non abbiamo capito in tanti se pagheranno quelli che, oltre alla rendita catastale superiore ad euro 750 annui hanno anche la casa classificata A1, A8 e A9 soltanto, come qualche quotidiano ha scritto. Oppure conta solo il tetto sopra i 750 euro...

E' una vergogna, come sempre, come tutto...
Fanno disastri e a noi chiedono solo di pagare, pagare, pagare!!

Qualche voce non ubriaca ha detto in TV che prima di decretare qualsiasi cosa bisogna sistemare il catasto!
Altrimenti pagheranno solo quelli che non hanno case abusive, piscine abusive, pertinenze abusive che al catasto non risultano! 

Il PD farà un tonfo alle elezioni che prima o poi ci saranno, perché gli unici che parlano giusto sono Giacchetti e Renzi, ma non sono quelli ascoltati nel Partito!  

lunedì 7 ottobre 2013

Persone vere

Ogni tanto capita di parlare con persone vere: persone che non si atteggiano ad essere più di quello che sono, che dicono cose semplici e reali, che esprimono le loro opinioni con semplice umiltà... e se ne esce un poco arricchiti.
Una domenica d'ottobre sulla spiaggia di Sabaudia, con un mare calmo, un sole inaspettato, niente vento...  I miei figli maschi, le mie nuore, tre nipoti... amici simpatici di uno dei miei figli sparsi a godersi questo regalo di sole sulla bella spiaggia ed io che, per non riempirmi le scarpe di sabbia mi fermo sulla scaletta di legno e guardo loro, il mare, il bellissimo promontorio. Non c'è quasi nessuno alle cinque del pomeriggio. Sulla scaletta, un poco discosto da me, un bel vecchio si appoggia alla balaustra e guarda il mare. Ha un cappello chiaro a coppola, un viso invecchiato bene nelle sue profonde pieghe, i calzoni rigirati sulle caviglie che scoprono i piedi nudi dentro dei sandali aperti.
Qualcuno ha lasciato in un pianerottolo della scala di legno, che consente l'accesso al mare attraversando la splendida duna, una specie di carretto "fai-da te" ricavato da due ruote di bici su cui ha saldato un piano di ferro. Il piano è pieno di buste, lattine, alcune cassette con rifiuti vari. L'ho già guardato disgustata e desolata ad un tempo insieme ad altri rifiuti sparsi sulla sabbia bionda, così insultata, alle bottiglie di plastica che giacciono sulla duna, quando il vecchio con un sorriso dolce mi rivolge la parola in un italiano perfetto, senza inflessioni dialettali:
"Hanno lasciato anche il carbone."
Lo guardo senza capire e lui, con un gesto appena accennato del suo bastone di bambù, mi indica l'orribile carrello con la sua paccottiglia di rifiuti.
Finalmente capisco e sorrido anch'io, senza gioia: "Facevano fatica a portare tutta questa roba fino alla strada e gettarla nei cassonetti."
"E' tutto così, - dice lui pacatamente - io abito qui sopra - e accenna alla Litoranea - e se vede sotto il bosco: c'è immondizia che sta lì da anni. E non la leva nessuno, si accumula."
Il suo tono è pacato, senza rabbia: una pacata constatazione rassegnata.
"Parlano, parlano, ma nessuno fa niente." Dice con una smorfia dolce che vorrebbe essere un sorriso.
"E' sempre stato così. Non cambia niente. Parlano, parlano e non cambia niente."
Lo guardo ascoltandolo conquistata dal suo tono civile e rassegnato.
"Dove abita, in Via Sant'Andrea?" Chiedo.
"Sì. Abito là. Tutti i giorni faccio una passeggiata fino qui. Io ho quasi novant'anni." Sorride dolcemente nel farmi questa rivelazione.
"Complimenti!" Gli dico sinceramente. E' così lucido, pacato e presente come non sono persone molto più giovani di lui.
Gli dico anch'io qualcosa di me: che ho da nove anni due case lì, una mia ed una di mia figlia, che ne sto costruendo un'altra, ma che non sono di Sabaudia.
Lui mi dice che nemmeno lui lo è. "Sono di Frosinone." E nomina un paese di quella provincia. 
"Mi sono fermato qui dopo lo sconguasso della guerra. Qui era tutto distrutto: fra tedeschi e americani che ci bombardavano. Gli americani mi portarono via con loro. Avevano bisogno di braccia. Ho detto "Va bene..", mi hanno portato fino a Napoli, poi mi hanno lasciato libero. Da Napoli sono tornato a piedi fino qui. Eravamo un gruppo.. via via qualcuno prendeva una strada diversa verso il suo paese... alla fine ero rimasto solo. Mi sono fermato qui perché avevo uno zio qua." 
"Tanta gente è tornata a piedi: addirittura so di una persona che è tornata dalla Germania a piedi dove era prigioniero in un campo di concentramento..." Ricordo io.
"Qui era tutta una distruzione... Case, strade... Tutto distrutto." Parla senza enfasi, con una dolce malinconia.
Io penso alla forza titanica che deve aver avuto la gente per ricostruire tutto e dico qualcosa in proposito, commentando che ora si sta distruggendo tutta questa fatica con sperperi protratti per anni ed anni: opere che costano il triplo, il quadruplo di quello che dovrebbero... spesso lasciate a metà... peggio dunque... soldi buttati.
Parlo io per prima di Mussolini: il "pazzo" tanto odiato da mio padre. Parlo delle opere pubbliche avveniristiche che ha fatto, come l'Università oggi chiamata solo "Sapienza", per decreto del Rettore Giorgio Tecce pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
"Era sovradimensionata per quei tempi. Faceva opere per il futuro."
"E le faceva in poco tempo." Concorda il vecchio.
Non credo sia un nostalgico, si trova d'accordo con me sugli sbagli madornali del "pazzo", primo fra tutti l'alleanza con il "mostro" Hitler.
Con un sorriso di bonaria ironia dice: "Hitler disse che avrebbe invaso la Russia e l'avrebbe conquistata in otto settimane... Sono cinquantasei giorni... Se prendi un'auto oggi e fai un giro turistico della Russia non ce la fai a girarla in 56 giorni! Mi dica come poteva pensare di conquistarla!"
Ridiamo al pensiero di tanta follia.
Poi parliamo ancora di quel periodo storico e di nuovo di oggi, del rispetto della cosa pubblica che non c'è: la pensilina della fermata del bus fatta nuova e distrutta dopo pochi giorni, e così la scaletta di legno per giungere al mare, e gli imbrattamenti dei muri... Ci distanziano 20 anni eppure pensa come me o io penso come lui. Mi ha detto l'età precisa: 87 anni.
"Una volta non si studiava tanto, ora vanno a scuola tutti: dovrebbe esserci più educazione... invece.." Mi guarda quasi interrogativo, quasi aspettasse da me una spiegazione a questa cosa che, certo, logica non è.
La nostra bella e interessante conversazione viene interrotta da qualcosa di tiepido che mi preme dolcemente e lievemente dietro la spalla: mi giro e trovo il sorriso bellissimo del mio nipotino Marco che, silenzioso, mi è arrivato alle spalle per farmi uno scherzetto.
La nostra breve amicizia finisce qui. Ci salutiamo con un reciproco sorriso. Raramente mi capita di fare una conversazione così ricca di contenuti.
Lui ha parlato senza sbagliare un verbo, in italiano perfetto e con la sua splendida semplicità mi ha detto: "Io facevo il pastore...".   

A chi giova?




Incendio doloso nel Parco Nazionale del Circeo (by marco panista, published Domenica 06 Ottobre 2013 22:17)

ANCORA VILI ATTACCHI INCENDIARI AI DANNI DEL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO

LEGAMBIENTE CONDANNA SENZA MEZZI TERMINI IL GRAVE ATTO INTIMIDATORIO CHE HA CAUSATO SERI DANNI AD UN TRATTO DEL LITORALE DI SABAUDIA

ASSICURARE IMMEDIATAMENTE ALLA GIUSTIZIA I PIROMANI, NON ABBASSARE LA GUARDIA SUL TEMA DELLA SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO, CONTRASTARE CON OGNI MEZZO ILLEGALITA' ED ABUSIVISMO


Sabaudia, 06 Ottobre 2013

Ancora una volta il Parco Nazionale del Circeo si trova ad essere oggetto di vigliacchi attacchi da parte di piromani che, con pratiche pericolose che attentano alla incolumità dei cittadini e ai beni comuni, dimostrano una volta di più che non solo è necessario intensificare il controllo diretto di tutto il territorio, ma che è importante continuare a dare segnali forti contro ogni forma di illegalità e di abusivismo.
L'ultimo episodio, che ha visto il divampare di un incendio, dalle prime indagini di chiara origine dolosa, che ha colpito un tratto del litorale di Sabaudia in prossimità della Bufalara, mandando in fumo una porzione dell'importante vegetazione costituita da macchia mediterranea caratteristica della duna litoranea del Parco, ha tutto il sapore di un ennesimo atto intimidatorio da parte di chi non vuole rassegnarsi ad una cultura della legalità, del rispetto delle norme e dei beni collettivi.
Prendere di mira un ambiente particolarmente delicato ed importante qual è quello della duna litoranea significa mettere a repentaglio un immenso patrimonio di specie floristiche estremamente significative e strategiche alla sopravvivenza dell'intera area protetta. Gesti come questi, di chi cerca cioè di trarre profitti danneggiando e depauperando il proprio ambiente, in molti casi per fare spazio alla cementificazione selvaggia, risultano essere miopi soprattutto perché chi se ne rende responsabile non capisce che impoverire il proprio territorio significa impoverire se stessi in quanto tutte le prospettive legate alla vocazione vera dello stesso, e nel caso di un'area protetta costituita da rilevanti valori riconosciuti a livello internazionale, vanno in fumo per sempre e con essi tutto quell'indotto anche economico di servizi e di possibilità che rientrano nella sfera di uno sviluppo sostenibile e di qualità legato alla valorizzazione anche, e soprattutto, dei valori ambientali custoditi.
Ci aspettiamo pertanto un segnale forte da parte delle autorità e delle forze dell'ordine affinché i responsabili di tali reati vengano presto individuati ed assicurati alla giustizia, facendo contemporaneamente appello a tutte le rappresentanze della società civile, alle istituzioni ed alla cittadinanza tutta affinché si tenga fortemente dritta la barra della prevenzione e della repressione nei confronti di un crimine che non tardiamo a definire come ecocidio.


Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia


Mi sono già occupata di questo tema ed ho esplorato le leggi, tante, troppe e per questo forse non sufficientemente note ed applicate, che regolano sia le pene per i piromani sia l'uso successivo dei territori distrutti dagli incendi.
Catasto incendi
Incendio boschivo
La Legge n. 353/2000
La legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353/2000 definisce divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco prevedendo la possibilità da parte dei comuni di apporre, a seconda dei casi, vincoli di diversa natura sulle zone interessate.

In particolare la legge stabilisce vincoli temporali che regolano l’utilizzo dell’area interessata ad incendio: un vincolo quindicennale, un vincolo decennale ed un ulteriore vincolo di cinque anni. Innanzitutto le zone boschive ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni (vincolo quindicennale), è comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente.

Inoltre, sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione.

Alla luce di codesta Legge è difficile che chi ha dato fuoco alla macchia mediterranea della Bufalara di Sabaudia possa pensare di potervi cementificare, come paventa Marco Panista nel suo post.
Propendo più per la diffusa barbarie e non trovo altra strada che chiedere più controlli, non soltanto al Comune, ma alla Guardia Forestale che ne ha i mezzi e l'obbligo!! Inoltre dovrebbero esistere anche le Guardie del Parco e, non guasterebbe, un'occhiatina anche da parte dell'Ente Bonifica. Non mi sembra, e forse sono cattiva nel dirlo, che si ammazzino di fatica!!

sabato 5 ottobre 2013

Dal Forum Abbruzzese dei Movimenti per l'Acqua

L'iniziativa del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua programmata è per giovedì 10 ottobre dalle ore 18 presso la CGIL L'Aquila in Via Saragat (Zona industriale di Pile); al convegno "Si scrive acqua si legge democrazia" parteciperanno: Marco Bersani (Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua), Alex Zanotelli (Missionario comboniano) e Dante Caserta (Presidente WWF Italia) oltre che forze politiche e sociali di Città e Regione.
L'iniziativa del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua nasce per contrastare il Festival di Federutility (6-11 ottobre).

NON CE LA DATE A BERE!
ORGANIZZIAMOCI CONTRO
IL FESTIVAL DEI PRIVATIZZATORI
In questi giorni L’Aquila sarà teatro del secondo Festival dell’Acqua di Federutility. Dietro festoni colorati, convegni, spettacoli e proiezioni si nasconde l’irruzione dei privatizzatori del servizio idrico in città.
Sai cos’è e cosa fa FEDERUTILITY? Il Festival è organizzato da Federutility, la Federazione delle società che gestiscono il servizio idrico, controllata da aziende “pubbliche” (ma gestite privatisticamente perché sono comunque SPA - società per azioni come quelle abruzzesi) e soprattutto da quelle private, le più attive nel settore. Federutility si è mossa contro il referendum per l'acqua pubblica del 2011, quando 27 milioni di italiani, oltre 500mila abruzzesi si sono chiaramente espressi per una gestione pubblica e partecipata del bene comune acqua. Nonostante ciò, in questi ultimi anni Federutility ha difeso e portato avanti le spinte privatizzatrici del servizio idrico, rappresentando gli interessi di gestori che non hanno mai eliminato i profitti dalle bollette, come stabilito dall’esito referendario e sono i primi protagonisti dello sperpero dell’acqua in tutta Italia, Abruzzo compreso.
Cos’è il Festival dell’acqua? Mascherato dietro slogan accattivanti e numerose iniziative il Festival dell’Acqua tenta di portare avanti una pura e semplice operazione propagandistica a favore di chi vuole trarre profitti dall’acqua, bene comune prezioso e indisponibile per il mercato al pari dell’aria che respiriamo. Un'operazione ancora più grave in quanto godrà del sostegno e del patrocinio di Istituzioni pubbliche che mai dovrebbero piegarsi a interessi privati e dovrebbero invece comportarsi da strenui difensori della democrazia e dell'interesse della collettività.
Cosa fare? Come ci ha insegnato l’esperienza referendaria insieme possiamo fare molto, occorre però tenere sempre alta la guardia. Se anche tu sei giustamente indignata/o, fai girare l’informazione, contattaci per maggiori notizie e per aiutarci a diffondere il volantino in Città, partecipa al convegno organizzato dal Forum Abruzzese dei movimenti per l’Acqua per giovedì 10 ottobre (gira il volantino). Il futuro dipende da noi, attivati!
GIÙ LE MANI DALL’ACQUA
E DAL REFERENDUM
OGGI PIÙ DI IERI SI SCRIVE
ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA!
Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua

3898855082 - 3332840594 - 3381195358 - segreteriah2oabruzzo@gmail.com

Case abusive: fantasma, oppure non conformi al catasto. Evasione totale nel primo caso, parziale nel secondo.

Da: Il Sole 24 Ore
di Maria Carla De Cesari con un articolo di Emiliano Sgambato
Il Fisco controlla meglio il territorio: si è ufficialmente concluso il censimento delle case fantasma, che finora si erano sottratte a qualsiasi tassazione. Lo annuncia l'agenzia delle Entrate con un comunicato in cui fa il bilancio dell'operazione. Oltre 1,2 milioni di unità immobiliari sono entrate nel data base del Catasto: 769mila con rendita definitiva e 429mila con valore ancora presunto (quello definitivo verrà attribuito dopo un contraddittorio con i proprietari). Il risultato è in linea con le stime, anche se l'operazione è stata più lunga del previsto: a marzo 2012, infatti, si prevedeva di chiudere entro l'estate.
Comunque, quello che conta adesso sono i risultati: gli immobili fantasma accatastati valgono 537 milioni di euro, cui si devono aggiungere 288 milioni di euro come rendite presunte. Nel caso in cui queste ultime fossero confermate, nelle casse dello Stato potrebbero affluire 589 milioni di euro, fa sapere l'agenzia delle Entrate. 
L'operazione di regolarizzazione delle case fantasma si è svolta in due tempi: la prima con un appello ai proprietari per la regolarizzazione, la seconda con l'attribuzione d'ufficio delle rendite per gli immobili che ancora mancavano al censimento. Quest'ultima parte dell'operazione è stata resa possibile dall'incrocio delle mappe catastali con le immagini aeree rese disponibili dall'Agea, l'agenzia per le erogazioni in agricoltura, per riscontrare e individuare gli immobili presenti sul territorio ma non sulle mappe fiscali.

SICURAMENTE LE IMMAGINI AEREE DELL'AGEA SONO PIU' UFFICIALI DI QUELLE DI GOOGLE, PERO' GIA' DA ESSE, ANCHE SE AGGIORNATE IN ALCUNI CASI A 4 ANNI FA, SI POTEVANO VEDERE LE CASE FANTASMA PER IL FISCO.


NE AVEVO PARLATO NEL MIO POST "Le Regole in Italia " DEL 31/07/2013 A PROPOSITO DEL COMUNE DOVE RISIEDO, IN CUI ESISTONO CASE CHE SONO DIVENTATE IL DOPPIO O IL TRIPLO IN CUBATURA E HANNO AGGIUNTO PISCINE E DÉPÉNDENCES  CHE SICURAMENTE DEBBONO ESSERE TASSATE COME DI DOVERE, DATO CHE METRI QUADRI E PERTINENZE DI LUSSO INCIDONO SU IMU E TARES.
SPERIAMO CHE FINALMENTE IL RICCO PAGHI PIU' DEL POVERO.

venerdì 4 ottobre 2013

Il Ministro Alfano dice cose giuste e sacrosante

Da: Il Sole 24 Ore

Alfano: salvati 150 migranti, 111 i morti. «Lampedusa merita il Nobel per la pace»

...il ministro mette anche da parte le polemiche sui soccorsi: occorre fare, spiega, «una grande battaglia per assegnare a questa isola il premio Nobel per la pace» per il grande lavoro di solidarietà e umanità dimostrato dagli abitanti dell'isola. 
Il pressing sulla Ue per cambiare il regolamento di Dublino «Abbiamo potuto salvare molti immigrati» dopo l'affondamento del peschereccio davanti le coste dell'isola siciliana, spiega Alfano, «grazie all'impegno di oltre 300 soccorritori, alla Marina, alla polizia, ai diportisti, ai lampedusani». In un altro passaggio, il vicepremier ha spiegato la linea dell'Italia in sede comunitaria: «Faremo sentire forte la nostra voce in Europa per modificare il regolamento di Dublino, che è l'accordo internazionale che carica, troppo, troppo, troppo sui Paesi di primo ingresso il peso dell'immigrazione».

Cambiare la Bossi-Fini? Basta polemiche per raccattare qualche voto Nel suo intervento in diretta dall'isola, dove è giunto ieri, sera, il ministro ha poi attaccato quanti hanno chiesto l'immediata modifica della legge Bossi Fini sull'immigrazione. «Ma che cosa c'entra la Bossi-Fini:? - si è chiesto il ministro: «qui la situazione è drammatica e se mentre si raccolgono i morti si immagina di fare pretestuose polemiche per  raccattare qualche voto non bene odorante... Se si sente il cattivo odore pretestuoso della polemica politica durante la raccolta dei morti allora il nostro Paese non ha la sensibilità che merita. Invito tutti a sospendere in queste ore la polemica politica. Quando avremo finito le operazioni di recupero allora affronteremo gli altri problemi».

Una volta tanto sono d'accordo con un esponente del PdL. Capita quando si dicono cose giuste. Non sono di parte, lo ribadisco, e detesto la gente che parla solo "contro" se a dire una cosa giusta è l'avversario politico.
Vi prego di leggere anche i pochi commenti (per ora) sotto l'articolo. Quanta saggezza ha la gente e quanto è sempre più insopportabile sentire i commentatori giornalisti di parte!
Quando penso che, un po' perplessa e un po' delusa (di già!) da certi rappresentanti del Movimento 5 Stelle a cui ho dato fiducia con il mio voto alle ultime elezioni, potrei votare per il PD in seguito... allontano questa possibilità perché il PD non è solo Renzi e Giacchetti... e soffre di demagogie non realiste... oltre al resto.
Non conosco tutti gli articoli della Legge Bossi-Fini e non discuto che si possa fare anche di meglio... Ma cosa è meglio? Su RAINEWS24 ho assistito qualche pomeriggio fa ad una intervista fatta ad un regista che ha girato un film sull'immigrazione. Costui diceva cose assurde: togliere i migranti agli schiavisti-scafisti permettendo loro di venire con regolari trasporti... Cambiando la legge...
A sentire certe aberrazioni di ragionamenti fatte da persone apparentemente intelligenti mi chiedo cosa sia la salute mentale. Gli psichiatri misurano tale salute con l'aderenza alla realtà. Puoi avere delle opinioni, ma se sei sano non puoi non fare i conti con i fatti tangibili, altrimenti sei un alienato! 
Dunque secondo questo signore si dovrebbe consentire l'accesso regolare con mezzi di trasporto regolari nel nostro Paese.
La stessa illogicità di chi proponeva la droga libera, venduta ovunque, in modo da sottrarre il mercato alla delinquenza.
Per tutto debbono esserci delle regole e si deve farle rispettare. E nello stabilirle bisogna trovare un equilibrio fra varie esigenze e realtà, altrimenti si fanno regole che creano disordine, calpestando i diritti degli uni per favorire quelli degli altri.
Ad esempio per la droga sarebbe giusto liberalizzarne la vendita per sottrarre il lucro al crimine, ma si dovrebbero fare delle regole per schedare chi ne fa uso. A costoro non si potrebbe consentire di avere la patente di guida, perché se si vuole consumare droga non si ha però il diritto di uccidere... Insomma, se si para da una parte, si deve poi provvedere a parare dall'altra le conseguenze. Non esiste e non può esistere la libertà illimitata di qualcuno a scapito di qualcun altro. Questo è un principio ineludibile di cui il legislatore deve sempre tenere conto.
Il problema dei popoli che fuggono dai loro Paesi perché i loro governanti non consentono loro di vivere minacciando la loro esistenza in vita o, nel caso migliore, affamandoli, non può essere risolto solo dall'Italia, Paese in crisi economica e con una superficie di circa 300.000 chilometri quadrati. E' talmente ovvio da essere lapalissiano!
Dunque la soluzione è soccorrere, ma non consentire che questi esseri umani giungano fino qui in queste condizioni. E per questa seconda parte del problema l'Italia non può fare da sola: l'Europa DEVE farsene carico, e non è ammissibile che Malta li respinga in mare come è più volte successo, né che la Francia non accetti i lasciapassare rilasciati dall'Italia Paese di Schengen. Dov'è allora l’armonizzazione dei controlli alle frontiere esterne?
L'Italia, pacificamente invasa da disperati provenienti dall'Africa, ma anche dall'Asia e dal Medio Oriente, non riuscendo più a contenere codesta invasione fece quei lasciapassare che la Francia rifiutò. Chi deve fare allora i controlli alle frontiere esterne?
Gli unici passi da fare, oltre il richiamo alla responsabilità all'Unione Europea, sono quelli presso l'ONU per arrivare in ogni modo ai Paesi di provenienza di queste povere creature in fuga e, soprattutto, a quei Paesi che vendono armi ai Paesi da cui i disperati fuggono.
E' un problema vasto e gli imbecilli che lo riducono solo alla Bossi-Fini guardano solo dentro il loro cortile.