martedì 12 novembre 2013

Oblìo sui morti e soldi agli assassini

Da: Il Giornale.it
Novembre 2012

É uno dei piatti forti della stagione teatrale milanese, con la regia di Alessandro Gassman sul palcoscenico dell'Elfo Puccini, debutto fissato per il 15 gennaio. É una storia di violenza e di giustizia che scava sul tema cruciale del perdono ai carnefici. Fiction, tecnicamente parlando. Ma la storia è firmata da un nome che strappa la vicenda dal mondo della finzione e del teatro e la cala nella realtà, scatenando la rabbia di chi ha visto la violenza sulla pelle dei propri cari.
Sì, perchè «Oscura immensità», prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e interpretato da Giulio Scurati, è tratto dal libro «L'oscura immensità della morte». Il suo autore è Massimo Carlotto, oggi giallista e saggista di successo, ma protagonista tra gli anni Settanta e Novanta di un caso di cronaca che divise l'opinione pubblica. Militante di Lotta Continua, nel 1976 Carlotto fu accusato dell'omicidio di una ragazza di ventiquattro anni, Margherita Magello. Si diede alla latitanza e al suo fianco si schierarono intellettuali di sinistra, italiani e stranieri: come, in epoca più recente, è accaduto per Cesare Battisti. A differenza di Battisti, però, Carlotto fu estradato e consegnato all'Italia. Condannato a sedici anni di carcere, fu graziato dal presidente della Repubblica Scalfaro e tornò libero nel 1993.
Passato remoto, ormai, per lo scrittore Carlotto. Ma ferita non rimarginata per i familiari della ragazza uccisa. Che oggi si indignano a vedere il dramma dei familiari delle vittime messo in scena per la firma di Carlotto: «Un assassino che non ha mai ammesso le sue colpe, che non ha mai chiesto perdono e che ciò nonostante, e contro il parere dei parenti di Margherita, è stato graziato dal Quirinale grazie alle pressioni dell'intellighentsia di sinistra, la stessa che lo aveva protetto durante la latitanza».
A parlare è Matteo Oriani, figlio della cugina di Margherita Mugello, che già nelle scorse settimane ha protestato contro la decisione della provincia di Bergamo di portare Carlotto a tenere lezioni agli studenti. Ora Oriani insorge contro quello che definisce «un gesto inqualificabile»: uno spettacolo teatrale che pretende di raccontare il dramma dei sopravvissuti, e lo fa però con la voce di chi ha ucciso. «Per la giustizia e per noi, Carlotto è un assassino. Lui è molto bravo a difendere la sua immagine. Persino su Wikipedia, l'enciclopedia on line, si prende per vera la sua versione difensiva, smentita da quattro sentenze della magistratura. Di quelle sentenze, su Internet non c'è traccia. Ma se si vuole capire chi è veramente Carlotto, è lì che bisogna andare, e non a teatro».
Si legge sul sito dell'Elfo, nella presentazione del dramma che andrà in scena a gennaio: «Chi deve perdonare chi ha commesso un delitto e che sta scontando una pena detentiva o è rinchiuso nel braccio della morte? I familiari della vittima o lo Stato? O entrambi?». Interrogativi epocali, come si vede. Ma i familiari di Margherita trovano inaccettabile che a sollevarli sia chi le proprie responsabilità non se l'è mai assunte. La ragazza venne uccisa nella sua casa di Padova, il 20 gennaio 1976. Carlotto ha sempre sostenuto di avere sentito delle urla dalla strada, di essere salito, e di averla trovata già agonizzante. Ma per quattro sentenze consecutive, di cui due della Cassazione, fu invece lui ad ucciderla: probabilmente in un raptus, o dopo avere cercato di assalirla sessualmente. «Con cinquantanove coltellate», ricorda Matteo Oriani. «E adesso rivendica il diritto all'oblio, senza avere la dignità di dire: sono stato io».


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Alla luce di quanto scriveva "Il Giornale" solo un anno fa, debbo dire che mi fa piacere che l'ennesimo guadagno sullo scrittore-assassino (4 sentenze dicono che lo è ed è fuori solo per la grazia firmata da Scalfaro allora Presidente della Repubblica (vedi mio post del 15 marzo 2012 "Beato chi ha fame e sete di giustizia??!!")) sia un flop:

Da: Libero.it

Barbareschi, Something Good è un flop: 75mila euro di incassi nel primo weekend

Lo showman e attore teatrale sbarca nelle sale con il suo thriller internazionale. Ma la risposta del botteghino è impietosa

Un flop. Il primo weekend nelle sale per Something Good registra numeri bassissimi. Il film diretto da Luca Barbareschi (e tratto dal romanzo Mi fido di Te di FrancescoAbate e MassimoCarlottoha incassato poco meno di 75mila euro  in 171 sale in tutto il Paese.
Massimo Carlotto - Foto presa dal WEB

Da: Il Messaggero Veneto

LA LETTERA DEL GIORNO No ai cattivi maestri in cattedra

25 giugno 2013
Margherita Magello, studentessa di soli ventiquattro anni massacrata con 59 coltellate nella sua casa di Padova il venti gennaio di un lontano e forse dimenticato 1976. Il dubbio assale perchè secondo giustizia italiana e dopo dieci processi, oltre ottanta giudici e persino una richiesta di revisione pena della Corte Costituzionale (caso eccezionale in Italia), l’unico condannato per quel reato è (e resta) proprio Massimo Carlotto, che a causa di quella vicenda ha scontato sei anni di carcere e ne ha evitati il doppio solo perchè graziato dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nell’aprile del ’93. La richiesta di grazia presentata dai genitori fu firmata dal Gotha della sinistra italiana della quale Carlotto, militante di Lotta Continua all'epoca dei fatti, ne era diventato un’icona al pari di Adriano Sofri e per citare alcuni nomi tra i firmatari: Iotti, Imposimato, Pisapia, Neppi Modona. Tale provvedimento tuttavia, a norma di diritto, estinse la pena non il reato, tantomeno la condanna passata in giudicato. Condanna emessa al tempo in due distinte occasioni dalla Corte d’assise d’appello di Venezia, ai cui occhi non giovò mai indubbiamente il comportamento dell’allora imputato, fuggitivo latitante, in Francia e Messico, per tre lunghi anni. Catturato solo per delazione ed estradato poi, nonostante la rete politico-culturale di protezione dell’intellighenzia di casa nostra e d’oltre frontiera che coinvolse persino lo scrittore brasiliano Jorge Amado (Battisti docet).
Pierpaolo Lupieri

Parte della Risposta di Gervasutti
...Ognuno la pensa come vuole, per ciò dico subito che io concordo con il signor Lupieri e mi ribolle un po’ il sangue nel ricordare che un pluricondannato, evaso e latitante fu graziato dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, rimasto famoso per avere schiaffeggiato in un ristorante una signora che portava una generosa scollatura.... (vedi mio post del  29 gennaio 2012  "Scalfaro muore a 93 anni").

Purtroppo è sempre accaduto ed accade ancora che "cattivi maestri" siano difesi da buoni amici e vivano come e meglio degli onesti i quali stanno a guardare impotenti.
Dunque, purtroppo, si può ben dire:

"Guai a chi ha fame e sete di Giustizia!"

lunedì 11 novembre 2013

Acqua e disoccupazione


  COMITATO PER L’ACQUA BENE COMUNE- via del Lanificio 21, 05100 Terni
comitatoacquaterni.blogspot.com/‎ comitatoacquaterni@gmail.com   Terni 328 6536553 - Orvieto 328 5430394 - Amelia 349 3940084 
Narni 335 6437407 -Otricoli 347 9566804

COMUNICATO STAMPA
Stamattina incontro tra il comitato acqua, ATI4, SII scpa e Sindaco
DISOCCUPATO IN DIFFICOLTA’ ECONOMICA RIOTTIENE L’ACQUA A CASA.
CONTINUA LA LOTTA CONTRO I DISTACCHI PER AFFERMARE IL DIRITTO ALL’ACQUA
 L’acqua è stato riallacciata oggi pomeriggio a M.I. dopo l’incontro tra il Comitato per l’acqua di Terni (rappresentato da Mirko Pacioni di Orvieto, Franco Coppoli di Terni e Stephanie G. di Otricoli), e il sindaco di Terni Leopoldo di Girolamo, il presidente del SII Stefano Politi ed il direttore dell’ATI4 Roberto Spinsanti. Erano però passati ben quindici giorni senza acqua da quando M.I., 40enne disoccupato da due anni, ha subito il distacco del contatore e l’interruzione del servizio idrico perché non aveva potuto pagare una vecchia bolletta dell’acqua. M. per due settimane per poter lavarsi si è dovuto appoggiare ad amici e parenti, mentre i proprietari dei bar vicino a casa sua gli permettevano di fruire dei bagni, perché la crisi porta anche a forme di solidarietà. 

La difficoltà a pagare le bollette è ormai un problema diffuso, ma non può dare luogo a distacchi se riguarda un servizio essenziale come l’acqua, fondamentale per la vita, la dignità, l’igiene e la sicurezza delle persone. 
Sempre più spesso famiglie, disoccupati ed anziani si rivolgono al Comitato per l’acqua per veder rispettati i loro diritti. La questione riguarda la provincia di Terni/sede dell’ATI4, dove risultano diversi casi di distacco per impossibilità di pagare per motivi economici. Addirittura l’ente gestore, il SII, ha imposto la firma di cambiali per ottenere il riallaccio dell’acqua: un evidente ricatto a persone che si trovano in stato di evidente i difficoltà economiche, senza alcun rispetto della dignità e della vita del cittadino, privato di un bene essenziale.

Il comitato per l’acqua ha chiesto l’incontro odierno con ATI e SII per cercare di arrivare ad una soluzione generale di questo problema che, con la crisi in atto probabilmente potrà aumentare. 
Per evitare che sia tagliata l’acqua per morosità incolpevole alle utenze domestiche residenziali il comitato ha fatto una esplicite richieste di una interruzione dei distacchi dell’acqua, perché la sospensione della fornitura di un bene primario come l'acqua è sproporzionata a fronte di un inadempimento pecuniario e molte sentenze ribadiscono il divieto di sospensione dell’erogazione di un bene essenziale come l’acqua.
Per ottenere la certezza del diritto ed evitare emergenze igienico-sanitarie nonché sociali ecco le richieste del comitato:
 l’interruzione e la sospensione immediata delle procedure di distacco delle utenze idriche domestiche residenziali, l’interruzione immediata dell’asportazione dei contatori idrici, il riallaccio di quelle attualmente disallacciate;
 che in bolletta si informi l’utente finale circa le procedure previste dalle condizioni contrattuali in caso di morosità;  che l’utente finale sia adeguatamente informato dell’esistenza di presunte morosità, della necessita di sanarle e delle conseguenze del perdurante inadempimento;
 l’avvio di procedure di morosità  in presenza di un adeguato, formale e congruo preavviso al cittadino, attraverso l’invio di raccomandate A/R;
 che l’utente possa far fronte al pagamento delle bollette fruendo di piani di rateizzazione e di eventuali rinnovi delle stesse, secondo modalità non lasciate alla discrezionalità del gestore; 
 che sia interrotta l’imposizione di cambiali per riattivare l’erogazione idrica agli utenti morosi in gravi difficoltà economiche;
 che sia pubblicizzata la tariffa agevolata per i soggetti economicamente disagiati facendo riferimento all’ISEE;
 che vengano immediatamente cancellate le clausole vessatorie dal contratto, a partire dalle condizioni sulla rescissione del contratto inserite nell’art.29 bis del regolamento di distribuzione dell’acqua potabile, recepite nel punto 9.5 della carta dei servizi del SII, come da delibera dell’AEEG del 28/02/13 e numerose sentenze (p.es. n.2972 Tribunale di Latina del 18.11.11).
 che sia prevista nella carta dei servizi del SII la possibilità per l'utente di effettuare il reclamo sulla fattura e un congruo tempo di risposta del gestore prima che l'utente sia considerato moroso, come riconosciuto nel Codice del Consumo.

L’incontro è terminato con l’assicurazione che si procederà al riallaccio dell’utenza di M.I. e verranno analizzate con attenzione tutte le situazioni di distacco delle utenze domestiche.
Tra una decina di giorni dovrebbe esserci un secondo incontro in Prefettura per definire garanzie per i cittadini e la possibilità di fruire dell’acqua a prescindere dalle condizioni economiche dei cittadini.

Invitiamo chi ha subito il distacco dell’acqua, chi avesse problemi con il SII, chi sente violato il suo diritto ad un bene essenziale come l’acqua di contattare il Comitato per l’acqua bene comune ai seguenti numeri: Terni 328 6536553, Orvieto 328 5430394, Amelia 349 3940084, Otricoli 347 9566804, Narni 335 6437407.

IL COMITATO PER L’ACQUA BENE COMUNE, PROVINCIA DI TERNI

domenica 10 novembre 2013

Non c'è molto da aggiungere...

Anche oggi dal blog di Beppe Grillo si può trarre uno spunto di riflessione: questa volta Hermann Hesse ha colpito nel segno e mi trova non solo d'accordo ma ammirata dalla capacità di sintesi di una verità che molti capiscono troppo tardi, quando la gioventù è già passata. 


Sii te stesso
 "Non c'è altra via che conduca al
compimento e alla realizzazione di sé, se
non la rappresentazione quanto più
convinta del proprio essere. "Sii te
stesso" è la legge ideale, per un giovane
almeno; non c'è altra via che conduca
alla verità e allo sviluppo. Che questo
cammino sia reso impervio da
innumerevoli ostacoli morali e da altri
impedimenti , che il mondo preferisca
vederci rassegnati e deboli anziché
tenaci: da qui nasce la lotta per la vita
per chiunque abbia una spiccata
individualità. Perciò ciascuno deve
decidere per sé solo, secondo le proprie
forze e le proprie esigenze, fino a che
punto sottomettersi alle convenzioni, o
piuttosto sfidarle. Qualora decida di
gettare al vento le convenzioni, le
pretese avanzate dalla famiglia, dallo
Stato, dalla società, deve sapere di farlo
a proprio rischio. Non esiste una misura
oggettiva del rischio che ciascuno è in
grado di assumersi. Ogni eccesso, ogni
superamento della propria misura dovrà
essere scontato; non è consentito
spingersi impunemente oltre né con
l'ostinazione né con l'adattamento."
Hermann Hesse da "Il coraggio di ogni
giorno"

Siamo messi male

Da: L'Unità

Epifani: il Pd ha agito bene sul caso Cancellieri

Il segretario del Pd a un incontro di Cuperlo a Milano risponde alle critiche di Renzi. «Giusto lo stop al tesseramento. Situazioni fisiologiche. Alle primarie avremo una buona presenza». Ai candidati: «Si concentrino su temi concreti, in questo mese succederà di tutto». E la legge di stabilità? «Sempre tumultuosa, non è un pranzo di gala» | Richetti: «Matteo, sulla Cancellieri hai sbagliato» di M.Zegarelli | Renzi attacca: «Da segretario non l'avrei difesa»


Grazia a Berlusconi, Dell’Utri: “Chiesta dai 5 figli”. Smentita di Quirinale e Ghedini

L'ex senatore l'ha detto durante la puntata di Virus su RaiDue. Secondo la versione dei falchi il Cavaliere vorrebbe un atto motu proprio del Colle. Sullo sfondo la battaglia tra falchi e colombe in vista del consiglio nazionale del Pdl del 16 novembre



Dal Blog di Alessandro Di Battista: 

Mi rivolgo al cittadino D'Alema e al cittadino Renzi, alias "il buco con la camicia bianca intorno". Ma cosa state dicendo? Ma siete di questo pianeta? Rispetto al caso Cancellieri lei D'Alema dichiara, testuale: "mi pare che il caso Cancellieri sia stato chiuso, capisco l'osservazione di Renzi, tuttavia è retroattiva, se Renzi voleva incidere doveva dirlo prima del voto parlamentare". D'Alema ma quale voto? Ma quale caso chiuso? Ma possibile che nessun giornalista lo abbia stoppato e gli abbia detto: "cittadino, lo sa che il Parlamento ancora non si è espresso e che la mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle deve ancora arrivare in aula, dato che, casualmente, il Ministro Cancellieri sta poco bene?". Ma dico io, ma nessun giornalista ha voglia di incalzare D'Alema? Avrei pagato oro per stare davanti a lui.

E poi cittadino Renzi, se pensa che il Ministro si sarebbe dovuto dimettere e se crede che ha dalla sua tanti, 200, 150, 100, parlamentari del PD beh insomma,
sia determinato, gli suggerisca di votare per la nostra mozione! Se neppure ora che è indecentemente pompato da stampa e TV riesce a incidere sulle sue "truppe" pensa di farlo successivamente? Ma dove vive? In un mondo dove le marmotte incartano la cioccolata? Con qualche giornalista coraggioso in più (ve ne sono in Italia e sono imprescindibili) questi personaggi svanirebbero come la nebbia a mezzogiorno. Meno male che c'e' la rete. Scrivete a Renzi, inondategli il twitter. Ditegli di chiedere che venga votata la sfiducia alla Cancellieri. Altrimenti sarebbe l'ultima prova che dietro a quel microfono stile Bobby Solo c'è soltanto il nulla assoluto! 

Mentre Enrico Letta resiste sulla poltrona di Presidente del Consiglio dei Ministri, ci piace pensare che, se fosse stato per lui, avrebbe preferito che Cancellieri si fosse dimessa spontaneamente, ma Epifani dice cose gravi che MAI e poi MAI consentiranno alle persone che resistono sulle barriere dell'onestà di dare il voto al suo PD!!

Renzi è attaccato da tutte le parti, anche da Grillo da cui dissento.
Ma risponda con il voto alla mozione di sfiducia che aspettiamo ancora di vedere votata in Parlamento.

Non si vota per Berlusconi, non si vota per Cancellieri...
PD e PdL vi state mettendo in tasca la democrazia?
State inciuciando per dare la grazia a Silvio Berlusconi?
Quando la Cancellieri è stato Commissario prefettizio nei comuni commissariati a gestione PD ha visto cose che preoccupano il PD? 

Guardate che la gente non è scema!... Almeno... non tutta...

Il Comune di Sabaudia si batte per la difesa del Territorio

Da: Il Corriere della Sera



DISPUTA DA MEZZO SECOLO SUL TERRITORIO

Sabaudia, guerra legale sulle dune:
nessun esproprio per i villeggianti

La Corte d'Appello ribalta la sentenza di primo grado Totti, Fendi, Malagò vincono battaglia sulle proprietà:
nel '62 il Comune ne aveva chiesto la restituzione

LATINA - Ennesima battaglia legale tra le dune di Sabaudia: a spuntarla in questa sorta di class action tutta borghese sono proprio loro, i titolari delle ville edificate sulle dune più belle e litigiose d'Italia. Che oggi si vedono riconosciuta la proprietà della macchia mediterranea in cui hanno realizzato l'adorato buen ritiro.
Una veduta dall'alto delle ville sulle dune di Sabaudia
Una veduta dall'alto delle ville sulle dune di Sabaudia
VENDITA E LOTTIZZAZIONE - In ballo c'era, e ci sarà sino alla Cassazione, la proprietà dei «tumuleti», ovvero le dune vere e proprie in pratica mai appartenute al Comune di Sabaudia bensì, stando alla sentenza della prima sezione della Corte d'appello di Roma, a quello di Terracina che nel 1952 le vendette alla società milanese Domiziana srl, poi diventata immobiliare Snia. Sulla vendita nacque un contenzioso tra le due amministrazioni, nel quale si inserì anche la famiglia Scalfati che, oltre ad essere proprietaria del lago di Paola, sosteneva di aver diritto sui terreni circostanti.
200 IMMOBILI E PRIMA SENTENZA - Nel frattempo tutto era stato lottizzato e cementificato, portando al sorgere di circa duecento immobili, molti dei quali di inestimabile valore, divenuti il rifugio dell'aristocrazia romana. I vip come li conosciamo oggi faranno la loro comparsa in epoca successiva.
Fu dopo oltre quarant'anni che il Comune di Sabaudia ottenne una prima vittoria: il tribunale di Latina - nel 2006 - stabilì che terreni in località Ponte, Pantanelli di Paola e tumuleti del lago di Paola appartenevano all'ente pubblico, salvo eventuali diritti di usucapione. In pratica la vendita di Terracina alla società immobiliare era considerata nulla.
Villa Volpi di Misurata, sulle dune di Sabaudia: non trova acquirenti
Villa Volpi di Misurata, sulle dune di Sabaudia: non trova acquirenti
VIP, RICORSO VINTO - Sentenza non digerita da oltre cento proprietari che, in gran parte rivoltisi ad un principe del foro locale, decisero per un ricorso sperando di dormire sonni più tranquilli, evitando chissà quale esproprio - se non proletario - almeno giudiziario. Mossa azzeccata, visto che la corte d'Appello ha dato loro ragione. Il perché lo spiega l'avvocato Carlo Alberto Melegari: «Quando nel 1933 nacque il Comune di Sabaudia, comprendente diversi territori tra cui le dune, non era stato stabilito che l'ente avesse anche la proprietà dei terreni oggetto del contenzioso, tanto che nel 1952 aveva persino manifestato l’intenzione di acquistare i tumuleti da Terracina, ad un prezzo di 400mila lire a ettaro». Tesi accolta: la duna è privata, e quel privato non è la famiglia Scalfati, ma un numero maggiore di proprietari non meno agguerriti degli eredi titolari del lago. Tra i frequentatori delle ville sulla duna ci sono personaggi noti come Francesco Totti, le sorelle Fendi, Giovanni Malagò, Nori Corbucci.
SPESE DA RISARCIRE - La sentenza arriva tra le dune in un periodo che vede i primi segnali di crisi rallentare anche il mercato del lusso. Non decollano gli affitti da migliaia di euro a settimana e perfino la grandiosa Villa Volpi di Misurata non trova acquirente: la vendita è così complessa che i proprietari han deciso di cercare compratori all'estero, affidandosi alla casa d'aste Christie's.
A parziale consolazione dei padroni delle ville, se l'amministrazione comunale di Sabaudia aspettava anche un risarcimento dal municipio confinante, oggi vede tramontare anche questo sogno. Anzi, in solido alla famiglia Scalfati, il Comune dovrà risarcire 4600 euro ad ogni proprietario costituito in giudizio. Il conto ammonta a circa 400mila euro.
Michele Marangon
29 luglio 2011 11:00

Ho già dedicato un post a questo argomento in data 10 giugno 2012.
Al di là dello strano contenzioso tra il comune di Terracina, che consentì la lottizzazione della duna nel 1952, ed il comune di Sabaudia (stranezza giuridica che non ci fosse chiara attribuzione della proprietà sui terreni dunali), rimane il fatto che il Parco Nazionale del Circeo esisteva dal 1934 e che in esso non dovevano essere costruite abitazioni.
Oggi qualsiasi costruzione all'interno del perimetro del Parco viene bloccata.
Dunque per me le ville costruite sulla Duna all'interno del Parco rimangono una delle stranezze giuridiche italiane che creano montagne di scartoffie, anni di lavoro dei tribunali, arricchimento degli avvocati e, alla fine, l'incertezza sulla giustezza del giudizio finale.
Mappa del Parco Nazionale del Circeo.
Come si vede l'area in cui sono state costruite le ville è totalmente inclusa nel Parco.
Quindi, qualsiasi fosse il comune interessato a quell'area negli anni cinquanta del secolo scorso, non si doveva costruire su di essa! 

sabato 9 novembre 2013

Assassini fortunati

Da: Independent Abruzzo

Cronaca - Pescara - 15 MAGGIO 2013

UXORICIDA ALLA SBARRA

Sarà giudicato dopo 23 anni Giulio Cesare Marrone, reo confesso dell'omicidio della moglie Teresa Bottega

OMICIDIO TERESA BOTTEGA. UXORICIDA ALLA SBARRA DOPO 23 ANNI. Sarà giudicato dopo 23 anniGiulio Cesare Marrone, 56 anni, reo confesso dell'omicidio della Teresa Bottega, all'epoca 35enne e madre di due bamnini, avvenuto nel marzo del 1990 dentro un'abitazione a Santa Teresa di Spoltore. E' stata fissata per il prossimo 1° ottobre la prima udienza del processo per omicidio volontario che si svolgerà col rito abbreviato presso il tribunale di Pescara.

L'INCREDIBILE CONFESSIONE. A riaprire il caso di Teresa Bottega, del quale si erano occupati i media nazionali e che sembrava si fosse allontanata volontariamente da casa, è stata un'incredibile confessione, rilasciata ad un sacerdote di una parrocchia della provincia di Pescara. Il confessore ha raccontato a Pierfrancesco Muriana, capo della Squadra Mobile di Pescara, di un fedele che sapeva che, in realtà, era stato proprio il marito ad uccidere la donna. Immediatamente sono iniziate le indagini e il Morrone è stato portato in Questura. Dopo un lunghissimo interrogatorio il 56enne ha confessato il delitto della moglie, raccontando di averla strangolata in casa. Marrone ha spiegato di avere gettato il cadavere di Teresa Bottega dentro un torrente nel Comune di Bodeno, in provincia di Ferrara. Per saperne di più sul caso di Teresa Bottega leggi qui
Marco le Boeuf 

QUANDO L'UXORICIDA NON FINISCE IN CELLA: IL 'CASO' A PESCARA

Il giudice assolve Giulio Cesare Morrone, reo cofesso dell'omicidio della moglie, per intervenuta prescrizione

E' una notizia che certamente desterà scalpore ed un fiume di polemiche. Il giudice del tribunale di Pescara,Gianluca Sarandrea, ha assolto per intervenuta prescrizione, non essendo stata riconosciuta l'aggravante dei futili motivi, che avrebbe reso il reato di omicido volontario aggravato dall'uxoricidio imprescrivibile, l'assassino reo confesso di Teresa Bottega.
Sarandrea, infatti, ha applicato alla lettera il codice di procedura penale che prevede la prescrizione anche per il reato di omicidio volontario, dopo 20 anni dalla sua commissione. Il pubblico ministero Valentina D'Agostino aveva chiesto per il reo confesso la condanna a 16 anni di reclusione.
La vicenda di Teresa Bottega è sempre stata avvolta nel mistero. All'epoca della sua sparizione la donna aveva 35 anni ed era madre di due bambini piccoli, quando scomparve da Villa Raspa di Spoltore (Pescara). Secondo la ricostruzione fornita in aula ben ventitrè anni la donna venne prima colpita con un pugno al volto dal marito al termine di un litigio scaturito da una serie di problemi all'interno della coppia e poi, sempre secondo la sua prima confessione, strangolata fino alla morte.
La decisione del gip desta meraviglia poichè arriva dopo la clamorosa confessione di Giulio Cesare Morrone, 54 anni, che per anni, invece, ha raccontato che la moglie si fosse allontanata volontariamente. A svelare il mistero della sparizione di Teresa Bottone, benchè le sorelle ed i figli non avessero mai creduto a questa tesi, è stata la confessione resa dall'assassino ad un sacerdote della provincia di Pescara. Il prelato, in barba al vincolo del "segreto della confessione", aveva poi deciso di vuotare il sacco e denunciate alla polizia che era a conoscenza di qualcosa di spaventoso. Da lì le indagini.
Morrone, messo sotto torchio dagli inquirenti, aveva ammesso di avere ucciso la moglie, durante una notte del marzo 1990, e poi di avere guidato fino ad un piccolo comune delle provincia di Ferrara per occultarne il cadavere, gettandolo dentro un torrente. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Comprensibile lo sdegno tra i parenti della vittima, una figlia e tre sorelle, presenti anche loro in aula insieme all'imputato, che non ha trascorso un solo giorno in carcere. L'assassino ora è a piede libero. Pare che uscendo dal tribunale qualcuno l'abbia udito pronunciare queste parole: «Sia lodato Gesù Cristo». Questa è la legge terrena. Italiana. Sed lex dura lex
Redazione Independent
giovedì 07 novembre 2013, 18:39
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Questa incredibile notizia era stata data da un telegiornale, come al solito in modo elusivo e fuorviante: sembrava che dopo 23 anni anche l'omicidio cadesse in prescrizione.
Avevo con stupore commentato con mio marito che non mi risultava che un reato così grave prevedesse la prescrizione...
Infatti questo giornale on-line indipendente informa, come spesso accade nel WEB, nel modo giusto e reale: un omicidio NON cade in prescrizione a meno che un giudice non vada a cercare il cavillo che lo consenta. In questo caso "i futili motivi" che, qualora riconosciuti quale aggravante, non consentivano la prescrizione.
Evidentemente negli atti del processo è venuto fuori che quest'uomo, secondo il giudice, aveva gravi motivi per ammazzare la madre di due bambini e, invece di assumersi la responsabilità del suo gesto, questi "non futili motivi" hanno giustificato (sempre per il giudice) il fatto che ha gettato il corpo in un torrente ed è stato molto fortunato perché non si è più trovato.
Davvero ne scaturisce una bella morale ! Nemmeno una tomba ed un funerale meritava questa donna per il giudice che non ha dato aggravanti!
Mi stupisco anche per i pochi anni chiesti dal Pubblico Ministero per una vita umana: 16!! Forse perché l'imputato ha chiesto il rito abbreviato?

Infine l'assassino che, da quanto scrive il giornale, sarebbe stato udito invocare Gesù Cristo per ringraziarlo di tanta clemenza da parte dei giudici!

Che strana idea della divinità cristiana: una religione ritagliata a misura degli assassini, che proteggerebbe più che le vittime!

Queste riflessioni, insieme alla realtà quotidiana degli ultimi anni che ci porta ogni giorno una cronaca violenta contro le donne, fatta anche di sparizioni di esseri umani che non si trovano più, sono amare, di fronte ad una giustizia che non sa fare Giustizia nemmeno quando l'assassino confessa.
La vittima, uccisa a 35 anni



Altri giornali on-line danno come motivo della prescrizione il fatto che il giudice avrebbe accettato l'omicidio come preterintenzionale. 
Secondo due versioni giornalistiche l'uomo avrebbe prima dato un pugno alla moglie poi l'avrebbe finita strangolandola, e in questo caso sarebbe omicidio volontario e lui l'avrebbe sfangata per il cavillo che il giudice non avrebbe riconosciuta l'aggravante per futili motivi, nella seconda versione la prescrizione sarebbe intervenuta perché l'uomo avrebbe affermato che le ha dato solo un pugno e lei sarebbe morta solo a seguito di questo atto violento, dunque non ci sarebbe stata l'intenzione di uccidere.

A parte l'incapacità dei cronisti di dare informazioni univoche affinché ci si capisca qualcosa e la gente possa farsi un'idea di come funziona la giustizia nel nostro Paese, qualsiasi cosa abbia detto l'assassino lui è l'unico testimone del fatto criminoso e può dire ciò che vuole senza possibilità di smentita, visto che il cadavere della vittima non si è trovato più, dunque non è possibile accertare come realmente sia morta.

Rimane il discorso della prescrizione: il nostro Codice Penale è del 1930 e stabilisce che solo i reati che prevedono l’ergastolo sono imprescrittibili. Il primo comma dell'art. 157, infatti, recita:
"La prescrizione estingue il reato: in 20 anni se si tratta di delitti per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a 24 anni".
Non si capisce come mai non siano state date le circostanze aggravanti previste nell'art. 61 del Codice Penale e specificate nel successivo art. 577 dove si legge fra l'altro: "art. 61 comma 4... aver agito con crudeltà verso le persone..., art. 577 comma 4... La pena è della reclusione da 24 a 30 anni se il fatto è commesso contro il coniuge..." 

Forse sarebbe il caso di riformare il Codice Penale che, fa impressione leggere, è stato promulgato da Re Vittorio Emanuele III "...per Grazia di Dio..." Una formulazione che per i cittadini laici suona assurda ed oscurantista e priva di senso in una disposizione che regola una materia così importante per uno Stato.
Viene ironicamente da dire: "Prima di scrivere codesto Codice avevano consultato il Padreterno?"
Intanto si moltiplicano le "sparizioni" di donne che "si sarebbero allontanate volontariamente" nel mondo degli invisibili e si moltiplicano le impunità, invogliando possibili assassini a darsi da fare. 
Roberta Ragusa

Francesca Caputo





Elena Vergari



Donatella Grosso
E tante tante altre.....




venerdì 8 novembre 2013

Dal blog di Beppe Grillo

Sotto il post sul "politologo" Sartori che deride Grillo ed il suo Movimento ci sono, come al solito, commenti intelligenti e divertenti dei lettori. Ne riporto uno firmato con nome e cognome che ritengo geniale!


i politologi...come molti degli economisti...sono dei dissecatori dei cadaveri delle catastrofi nazionali...post mortem diranno che il morto è morto...di malattia sconosciuta...e come La Palisse diranno che il morto era vivo...prima di morire...non sanno spiegare perché i "politici" non sono piú creduti e al contrario...sono odiati...la "politica" la vedono come normale negli intrallazzi delle mafie e delle logge...i cui membri sì... "hanno esperienza" di ladrocinio e impunità...per l'inesperienza dei M5S...qualcuno ben disse :"un itinerario di 100 miglia comincia col primo passo"...ed io dico col poeta Antonio Machado : "Caminante no hay camino/se hace camino al andar/"(viandante,non c'è il cammino/ camminando farai il cammino/)...e per dirla con Dante:"...Segui il cammino e lascia dir le genti..."
fabrizio cavaterra 05.12.12 00:58| 

Gli Italiani presi per il c... dalla Cancellieri

Da: La fucina.it

La figlia di Ligresti che fa shopping a Milano

Le immagini diffuse dalla rivista OGGI, con il caso Cancellieri ancora fresco, riaccendono le polemiche sulla vicenda della scarcerazione della figlia di don Salvatore


Giulia Ligresti si è concessa un pomeriggio di shopping nel quadrilatero della moda milanese. Le foto, che risalgono al 25 ottobre scorso, fanno parte di un servizio pubblicato dal settimanale ‘Oggi’.
Le immagini diffuse dalla rivista, con il caso Cancellieri ancora fresco, riaccendono le polemiche sulla vicenda della scarcerazione della figlia di don Salvatore.
Prima in carcere, poi ai domiciliari e alla fine libera e ufficialmente scarcerata per i suoi problemi di salute.

La malata in pericolo di vita!
Incompatibile con il sistema carcerario!
Beata lei che ha i soldi per andare a fare "shopping", per di più "nel quadrilatero della moda milanese"!

Un insulto a chi sta male veramente e non ce la fa neppure ad uscire di casa per la debolezza!
Un insulto a tutti gli altri carcerati che soffrono in regime carcerario ma ci debbono stare lo stesso per scontare la pena per i reati commessi.
Un insulto a chi non ha mai rubato in vita sua e ha sempre lavorato onestamente ma non ha i soldi per lo "shopping" di lusso, e passi! Ma nemmeno per fare una vita decente e pagare le tasse sulla casa comperata mettendo da parte liretta su liretta, rinunciando al "superfluo"!!! 

Letta, non governi a tutti i costi!
Non si bruci tenendosi certa gente!
Faccia la legge elettorale perché vogliamo tornare a votare!
Non ci blindi in una dittatura degli inciuci e dei compromessi ad oltranza!

E, soprattutto, non cercate di distruggere chi dice la verità come Matteo Renzi!

giovedì 7 novembre 2013

Grecia: culla della Democrazia

La Grecia chiude e sgombera la Televisione pubblica.
Per dimostrare all'Europa che fa sul serio per ripianare il debito pubblico, la Grecia ha licenziato tutti i lavoratori della Televisione di Stato che, dal giorno della chiusura, occupavano la sede oggi fatta sgomberare dalla polizia.

Noi, invece, continuiamo a pagare contratti favolosi ai Fazio, alle Litizzetto, e qualcuno, come Crozza, ci chiede 25 milioni di euro per lavorare in RAI. Tanto qua ci sono vacche grasse!

Per non parlare del mantenimento quasi fisso di gente come Mara Venier, delle varie figure fisse in quasi tutte le trasmissioni Rai che percepiscono il cosiddetto gettone di presenza, tipo Alba Parietti (ma perché??), oppure la ex presidente della camera dei deputati Pivetti (ahimé!!)... Perché pagano questa gente? 

Salverei solo qualche giornalista e qualche intrattenitore che dà anche un poco di cultura a chi li sta a vedere e sentire.

Per il resto si potrebbe iniziare a chiudere qualcosa seguendo l'esempio della Grecia: ad esempio i contratti a botte di milioni di euro, e i gettoni di presenza ad esseri inutili e pure brutti da vedere.
   

 Andassero a lavorare! Ma sul serio!
Ma sei uno scrittore? E allora scrivi! Invece di fare le ospitate televisive.
Posso capire un'intervista ogni tanto! Ma sono molte di più le apparizioni televisise che i libri che ha scritto!
Albano ci ha fatto sto' regalo!

Lui ignoro chi sia, lei ricordo solo che per disattenzione perse il figlio che precipitò dal 50esimo piano di una finestra di un grattacielo. Ignoro cosa faccia oggi nella vita oltre a comparire in TV.



Ne possiamo fare a meno? Io penso di sììììììì!

Può continuare a fare danno: tanto non si paga

Da: ECO dalle Città


Rifiuti Campania intervista a Buonomo (Legambiente): «Bassolino assolto, ma responsabilità politiche gravi»


Intervista al presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, sulla recente assoluzione di Antonio Bassolino nel processo Impregilo. Secondo l'ambientalista, le responsabilità istituzionali sono gravi, al di là della sentenza del tribunale. E sulla Terra dei Fuochi si è perso troppo tempo prezioso

di Silvana Santo
mercoledì 06 novembre 2013 17:28
«Saranno anche stati assolti, ma per noi la responsabilità politica e istituzionale rimane, ed è molto grave». Questo il commento di Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, a proposito della recente assoluzione di Antonio Bassolino (ex governatore campano) e di altri 27 imputati nel processo per la crisi dei rifiuti napoletani, che Eco dalle Città ha raggiunto telefonicamente.

«Al di là della questione legata alla mera trasgressione della legge, che i giudici hanno escluso, c'è stato per lo meno un grave deficit di pianificazione, una responsabilità politico-istituzionale che resta, a prescindere dalle sentenze dei tribunali – aggiunge l'ambientalista – Una responsabilità che, tra l'altro, i cittadini hanno riconosciuto, a giudicare dall'espressione delle urne».

Il giudizio politico, dunque, rimane, ed è molto duro. E importa fino a un certo punto, almeno secondo il presidente di Legambiente Campania, che alla fine questa vicenda rischi di rimanere senza responsabili, almeno per quanto riguarda gli aspetti strettamente giudiziari. «È vero, c'è il rischio che una vicenda tanto grave rimanga alla fine senza un colpevole, ma non è mai stato questo ciò che noi andavamo cercando. La questione andava affrontata prima in termini politici, che nelle aule di tribunale».

Questo è uno dei tanti mali del nostro Paese: nessuno paga mai per la dissennata amministrazione pubblica.
Non c'è reato, dunque non c'è pena.
Bisogna inserirlo allora nel Codice Penale: la responsabilità penale del danno arrecato a milioni di persone mentre si gestisce la "Cosa Pubblica", responsabilità derivante dal solo fatto che si ricopre "quel" ruolo di responsabilità e non si è stati in grado di gestirlo, recando nocumento alla popolazione e ai beni pubblici. Nel caso dei rifiuti: alle strade, ai luoghi abitati, ricoperti di maleodorante immondizia, fonte di rischio per la salute pubblica, danneggiando economicamente i commerci, il turismo e le attività produttive in generale.
Invece Bassolino è stato immediatamente invitato alla RAI nella trasmissione Agorà: segno inequivocabile della lassezza morale dei tempi.
E questo è solo il processo di primo grado. Non si sa se sarà la stessa cosa in appello e se passerà la cassazione...