sabato 16 novembre 2013

Crozza e..."La migliore offerta"

L'imposta sul possesso del televisore, chiamata "Canone di abbonamento RAI" per giustificare che i soldi se li prende solo la RAI, la dobbiamo pagare per forza perché, appunto, è un'imposta, ma spesso non vediamo affatto i canali della RAI.
Codesti pubblicizzati canali: 4, 5, RAI STORIA, RAI MOVIE, RAI PREMIUM, beato chi li vede! A malapena noi riusciamo a vedere anche RAI 3 che ci ha dato non pochi problemi, tanto da chiedere l'intervento del servizio tecnico della RAI che è anche venuto per dire "non possiamo farci niente, questa è una zona con poca copertura"! E siamo ai Castelli Romani, mica sui monti della Barbagia! La dessero la copertura allora, visto che si incassano l'imposta!
Con questa limitata scelta, a parte il mercoledì in cui vedo l'imperdibile trasmissione "Chi l'ha visto?" di vero Servizio ai cittadini in difficoltà e alle forze dell'ordine, che coadiuvano con ottimo giornalismo d'inchiesta, per il resto ci spostiamo inevitabilmente su canali che l'imposta non la percepiscono, ma che riceviamo benissimo, segno che loro la "copertura" la danno, spendendo un po' di più sull'emissione evidentemente.
Inevitabilmente perché non è possibile per menti appena pensanti interessarsi alla finta sofferenza di persone che aprono scatole bramando di trovarci tanti soldi, oppure a domande sceme che il bravo Carlo Conti è costretto a proporre ai concorrenti de "L'Eredità", che ci fanno rimpiangere quelle, un po' più intelligenti, che il fuoriclasse Mike Bongiorno proponeva nelle sue trasmissioni.... Oppure vedere sceneggiati, prodotti e pagati dalla RAI a varie società di fiction, in cui si osservano sceneggiature improbabili pur non essendo di fantascienza, perché allora sarebbe comprensibile, ma di fantarealtà.... fatte di dialoghi e situazioni inverosimili, tanto da rinunciarci anche quando sono impiegati bravi attori come Piera Degli Esposti e Stefania Sandrelli. 
Per questo ieri sera siamo approdati su "La7" a vedere "Crozza delle Meraviglie". Attore bravissimo proveniente dal Teatro Stabile di Genova come la sua bella e brava moglie Carla Signoris e gli altri due attori, altrettanto bravi, con cui aveva formato il gruppo comico Broncoviz,  nel quale io ho iniziato a conoscerlo ed apprezzarlo come gli altri tre.
Ieri sera abbiamo iniziato a ridere per la sua satira intelligente che accostava il Presidente dell'Uruguay al nostro e le spese per mantenere la sua dimora al Quirinale (che ci costa più di Buckingham Palace). Tutto ciò che è assurdo e paradossale infatti fa ridere.  Poi è scivolato sull'altro argomento inconcepibile che è il caso Cancellieri. Abbiamo riso finché non ha detto la frase "se cade la Cancellieri cade il governo"... più o meno così...
Ecco, a me non è venuto affatto da ridere. Vedo che la gente ride senza pensare. Io rido ma non spengo mai il cervello. E la frase non mi è piaciuta. Perché è forse la Cancellieri il Capo del Governo? E' un Ministro come lo era la Josefa Idem, dimessa per un abuso edilizio e ICI non pagata ma di cui aveva chiesto il condono, come lo era Scajola dimesso per la frase su "Biagi che girava per i corridoi del ministero pietendo consulenze in modo insistente" ecc. ecc.. I governi di cui facevano parte non sono caduti mi pare... Dunque la frase era da comico dell'establishment.
Poi ha iniziato a fare la caricatura di Matteo Renzi che, a dire il vero, di esagerazioni, assurdità, indecenze di cui poter ridere non ne offre... Dunque più che una satira ne è risultato un dileggio un poco sciocchino e privo di veri spunti di comicità. Il pubblico però, in parte, rideva. Forse sono come quei fideisti acritici ed entusiasti che si accodano come pecore al dileggio che Beppe Grillo fa sul suo blog su Renzi...
Penso che Grillo abbia paura della pulizia che vuol fare Matteo nel PD, teme che gli onesti che votano per il suo Movimento si possano spostare dietro Renzi, mentre Crozza, che è del PD credo, forse vuole sminuire Renzi per compiacere baffetto-arrogante e quelli come lui: Finocchiaro, Zanda, l'ingrato Bersani...
Visto che non rideva nemmeno mio marito abbiamo deciso di vedere un film che già avevamo visto al cinema, che ci era piaciuto molto e che avevamo in DVD: "La migliore offerta".
Addio a Crozza: meglio  "La migliore offerta". 

venerdì 15 novembre 2013

Omicidio Stradale

Da: La Gazzetta del Sud



Cinque morti in scontro d'auto, conducente al volante drogato

14/11/2013

Giovanni Titone, che era alla guida della Ford Focus che si è scontrata ieri con una Fiat Punto sulla Palermo-Sciacca causando cinque morti e due feriti, era sotto l'effetto di cannabis. Lo dicono gli esami tossicologici eseguiti sull'uomo ricoverato in coma al trauma center dell'ospedale Villa Sofia di Palermo.

Cinque morti in scontro
d'auto, conducente al
volante drogato
Giovanni Titone, che era alla guida della Ford Focus che si è scontrata ieri con una Fiat Punto sulla Palermo-Sciacca causando cinque morti e due feriti, era sotto l'effetto di cannabis. Lo dicono gli esami tossicologici eseguiti sull'uomo ricoverato in coma al trauma center dell'ospedale Villa Sofia di Palermo.

La Ford, all'altezza del bivio per Giacalone, si è scontrata con la Punto proveniente in direzione opposta. Nell'impatto sono deceduti il figlio più piccolo di Titone, Alberto, 2 anni, la moglie Maria Luisa Mergola, 25 anni, la madre di Titone, Rosa Pilo, 51 anni. L'altro figlio di quattro anni, Vito, è sopravvissuto alla strage ed è ricoverato nell'ospedale dei Bambini. Sull'altra vettura c'erano due coniugi di Roccamena che sono morti sul colpo: Maria Ciaccio, 71 anni, e Rosario Lo Re, 73 anni. La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo sulla vicenda nel quale potrebbe essere presto iscritto il nome di Titone fra gli indagati. (ANSA)

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Questo è l'ennesimo incidente dovuto a chi si mette al volante sotto l'effetto di alcool e droghe.
Oltre a questa irresponsabile scelta consapevole da parte di chi guida, ce ne sono altre che creano lutti e distruzione di vite: correre dove non si deve, fare manovre azzardate dove non si può ed ogni genere di follia mentre si conduce un mezzo. Tutto questo non può essere definito omicidio colposo, reato che presuppone la non volontarietà di uccidere guidando: tutto questo ha la volontarietà dell'azzardo, del non rispetto delle regole. Dunque ha bisogno di specifiche punizioni.


info@omicidiostradale.it

Questo che pubblico è l'indirizzo del sito WEB che raccoglie varie Associazioni che vorrebbero l'istituzione del reato di Omicidio Stradale, e fra queste l'Associazione Lorenzo Guarnieri la cui petizione firmai molto tempo fa.
La lodevole iniziativa della trasmissione "Chi l'ha visto" di riproporre il problema, invitando spesso in trasmissione rappresentanti della Polizia Stradale, mi ha spinto a scrivere all'Associazione creata in nome di Lorenzo, ucciso a 17 anni, chiedendo se la raccolta di firme si era tradotta in una proposta di legge e a che punto era. Questa la risposta:

 In realtà la nostra proposta di legge è già stata presentata nel 2011 dal dott. Valducci della Commissione Trasporti ma i ministri Severino e Cancellieri bloccarono la discussione perché entrambe erano contrarie al nuovo reato, dichiarandolo non necessario. Tutt'oggi l'atteso decreto su indulto e amnistia andrà in direzione completamente opposta alla nostra proposta (il reato di omicidio stradale porterebbe ALMENO 1500 detenuti in più ogni anno) …. diciamo che i tempi non sono ancora maturi, la mentalità dei politici è ancora annebbiata e non capisce l'ovvietà di ciò che chiediamo. Però non molliamo. Continuiamo a parlarne e a raccogliere firme per aspettare il momento in cui i politici capiranno che un reato di omicidio stradale serve per dare giustizia alle vittime e per prevenire e evitare che la strage continui.
Grazie ancora per il suo supporto e per l'aiuto che ci potrà dare nel diffondere l'iniziativa sul suo blog o in qualsiasi altro modo lei ritenga opportuno.
un caro saluto
Stefania Guarnieri



giovedì 14 novembre 2013

Belle e vere parole.. bella musica

Nassiriya: questo il vero intervento della rappresentante del M5S



Dunque non ha detto, come riportato dai telegiornali e da certi giornali, che il kamikaze "è sullo stesso piano dei Carabinieri morti a Nassiriya": ha detto un'altra cosa.
Il kamikaze è anch'egli vittima dei suoi mandanti: tutto qui.
Il ragazzo che si è fatto esplodere è vittima della sua incoltura islamica, perché Maometto nel Corano dice altre cose.
E' l'ignoranza che uccide.
La deputata ha poi precisato meglio il suo pensiero che è stato da molti non compreso.
La sua analisi era più profonda della superficiale interpretazione che ne è stata data. Era una riflessione che vale per tutta la Storia, fatta sempre di Pupari e di Pupi comandati.

Ricordo ancora la mia sorpresa nel sentire l'analisi storica della figura di Napoleone fattami da mio padre: "Era un sanguinario assassino che ha mandato a morire migliaia di uomini. Ognuno di quegli uomini che è morto per la sua gloria era unico ed irripetibile per sua madre, sua moglie, i suoi figli.." Mio padre era stato costretto a partire per una guerra di aggressione dichiarata dal "pazzo", come lo chiamava lui, Mussolini. "Perché io ho dovuto uccidere chi non mi aveva fatto niente?" Io ascoltavo e trovavo un'analisi diversa dalla Storia che studiavo a scuola... Che mi facevano studiare a scuola: Napoleone sul cavallo bianco rampante era l'effige sul mio testo scolastico... in carattere con il resto.

Il significato profondo di quello che ha voluto dire questa deputata è scomodo per molti, ma chiaro. Posso capire i parenti dei Carabinieri... se si sono sentiti colpiti dipende dalla loro ferita. Altri hanno gridato allo scandalo fraintendendo volutamente per attaccare. 
Ha fatto bene la deputata a ricordare anche i 9 iracheni morti nell'attentato: erano anche loro "figli di mamma"!

Bisogna però pensare che Saddam Hussein in Iraq e Gheddafi in Libia hanno fatto morire e soffrire tanta gente... Oggi i loro due popoli stanno male? Ma prima stavano bene? Possibile che la scelta sia solo fra due mali?
Anche la "primavera" egiziana non ha dato i risultati sperati... Ma questo vuol dire che era giusto come li teneva Mubarak? Sono stata in Egitto quando c'era lui ed ho visto con i miei occhi villaggi in cui la gente viveva come 2000 anni fa, senza esagerazione! Dunque come cambiare il destino di certi popoli?
Può essere a volte necessaria la violenza? E, se non basta, può essere giusto farsi aiutare? 
Ricordi la deputata del Movimento 5 Stelle le quattro giornate di Napoli dell'ultima guerra mondiale: il popolo meraviglioso riuscì a cacciare l'oppressore tedesco, ma se non sbarcavano gli Americani l'Italia non sarebbe stata liberata.
E' mai stata la deputata al Cimitero militare americano di Anzio dove c'è una sterminata fila di croci bianche con l'età di quei ragazzi scritta su ogni croce? Ci vada. A me vennero le lacrime agli occhi: avevo 15 anni.
La scelta è: se ne dovevano stare a casa loro o venire a morire a vent'anni qui? Ma se non fossero venuti noi come saremmo stati? Come mai gli italiani li accolsero pieni di gioia?
La Storia è una commistione di cose su cui bisogna sempre riflettere, per non rischiare di dire sciocchezze.

Pubblicità spacciata per informazione scientifica

Oggi sulla prima rete della RAI nella trasmissione "UNO Mattina" abbiamo assistito ad uno degli esempi di "Pubblicità Editoriale" (significa un articolo scritto o in video, a seconda del mezzo utilizzato, che fintamente informa ma in realtà pubblicizza per fini economici) sulla Salute.
La bella ed inconsapevole presentatrice (o giornalista qualora iscritta anche lei all'ordine) ha annunciato come una scoperta prima nel mondo l'uso della Radiofrequenza per la cura non invasiva dei tumori da parte di un anziano professore e della sua équipe.

Purtroppo, vivendo in mezzo a fisici e medici, so troppe cose che la bella presentatrice di cotanta scoperta non sa.
Ad esempio che da almeno 9 anni si usa abitualmente questa tecnica in un grande ospedale romano di cui non faccio io il nome, ma gli addetti ai lavori lo sanno, e che era nel mirino di chiusura da parte del "Grande Economista e Grande Uomo Politico Mario Monti"!!!

Questa tecnica, mi dice un chirurgo che la usa da anni, viene usata ad esempio nei casi in cui non è possibile, per ragioni di salute del paziente, attuare l'anestesia e si basa sul calore, già sperimentato con le microonde, che genera la radiofrequenza.
Dunque il "Grande Professore" che ci è stato pubblicizzato come lo scopritore di codesta tecnica è frutto della informazione alterata tipica della nostra RAI. 

Dato che nella mia vita, purtroppo per chi disinforma il volgo, ho anche studiato Medicina, vedendo cotanta procedura nella ablazione di alcuni tumori, mi sono chiesta: "Ma chi garantisce che una cellula tumorale non possa essere andata comunque in circolo e quindi generare metastasi?"  Dato che ho solo studiato Medicina ed ho un grande rispetto per chi la pratica con tutti i titoli accademici del caso, ho posto il quesito ad un chirurgo che pratica anche  questa tecnica, a seconda dei casi, per eliminare certi tumori e la risposta è stata lapidaria: "Non lo garantisce nessuno." Quindi la mia perplessità era legittima.

Ma il volgo inconsapevole ora si rivolgerà sicuramente al Centro in cui opera cotanto Professore per avere le sue cure: essendo il "Primo al Mondo"


PUBBLICO QUI SOTTO ALCUNI DEI NUMEROSI DOCUMENTI, REPERIBILI ANCHE SUL WEB, CHE ILLUSTRANO LA TECNICA PRESENTATA "IN PRIMA MONDIALE COME SCOPERTA PRIMA NEL MONDO" STAMANE SU "UNO MATTINA" RETE 1 DELLA RAI.... (sob, sob, ahimé!)

Nel 2007 la rivista OdV - Gli ospedali della vita - ha cessato le pubblicazioni per decisione comune delle aziende sanitarie proprietarie della testata. Grazie a tutti i lettori che hanno seguito la rivista in questi anni.
Nel lontano 2002 però pubblicava l'articolo che parla della tecnica "inventata" dal professore pubblicizzato stamattina da RAI 1
Numero: 3 - 2002  - odv@zadig.it 

La termoablazione con radiofrequenze dell'epatocarcinoma

I tumori maligni del fegato, primitivi e secondari, rappresentano un tema di notevole rilevanza clinica ed epidemiologica. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta, le conoscenze sulla storia naturale e sulla stadiazione di queste neoplasie sono notevolmente progredite e sono state proposte numerose opzioni terapeutiche in alternativa alla terapia chirurgica, nei casi in cui questa sia controindicata o presenti un rischio elevato. Fra queste, hanno suscitato recentemente un notevole interesse le tecniche di termoablazione percutanea, che soprattutto con l'impiego delle radiofrequenze costituiscono un'alternativa all'alcolizzazione percutanea. L'epatocarcinoma (HCC) è al quinto posto fra le principali neoplasie nel mondo e ha registrato un sensibile aumento negli ultimi anni, in relazione in particolare alla diffusione dell'infezione da virus dell'epatite C. Nel 1990 sono stati stimati 437.000 nuovi casi nel mondo[1], mentre in Italia l'incidenza è stimata in circa 12.000 nuovi casi all'anno. L'epatite cronica e la cirrosi sono considerate condizioni predisponenti. Dal punto di vista evolutivo, l'HCC presenta un ritmo di crescita estremamente variabile[2] e la prognosi risulta influenzata in maniera significativa dalla malattia epatica sottostante[3]. Riguardo la terapia, la resezione chirurgica è considerata di prima scelta in caso di tumore singolo di piccole e medie dimensioni in pazienti con buona funzionalità epatica e senza ipertensione portale[4], pur essendo associata a una elevata incidenza di recidive, pari all'83-100% a 5 anni[5, 6, 7]. Il trapianto di fegato fornisce eccellenti risultati in termini di sopravvivenza e di assenza di recidive in pazienti selezionati[8]. Tuttavia, la limitata disponibilità di donatori e la progressione della malattia in molti pazienti con HCC mentre sono in lista d'attesa, riducono l'efficacia di questa scelta terapeutica[9]. Nella pratica clinica, soltanto il 10-25% dei pazienti con HCC possono giovarsi di una terapia radicale.

Tecniche di termoablazione

L'impiego della termoablazione nel trattamento dei tumori epatici sfrutta l'effetto necrotizzante esercitato dal calore sui tessuti biologici. E' noto, infatti, che temperature di 43-45 °C producono un danno reversibile degli enzimi cellulari che diviene irreversibile per tempi di esposizione superiori ai 25 minuti[10] L'entità della lesione è tanto più evidente nei tessuti ad alto grado di proliferazione come i tumori. Temperature superiori ai 60 °C determinano in pochi minuti una necrosi coagulativa dei tessuti, mentre a temperature superiori a 100 °C si verificano rapidamente fenomeni di evaporazione e successiva carbonizzazione. L'ipertermia della lesione tumorale può essere indotta mediante diverse fonti di energia, quali le onde a radiofrequenza, le microonde e il laser. Queste tecniche prevedono l'introduzione di un ago elettrodo o di una fibra laser all'interno della neoplasia per indurre l'effetto termico.  In un circuito elementare monopolare, l'elettrodo attivo è costituito dall'estremità dell'ago posto all'interno della lesione epatica, mentre l'elettrodo dispersivo è costituito da una piastra posta sulla superficie cutanea della coscia. L'elettrodo, cioè la punta esposta dell'ago, determina il passaggio di una corrente alternata al tessuto circostante con agitazione degli ioni e conseguente riscaldamento resistivo del tessuto. Con questa tecnica si utilizzano solitamente aghi di 1,2 millimetri di calibro. Le microonde hanno un meccanismo d'azione analogo a quelle delle onde a RF, determinando un riscaldamento del tessuto attraverso la polarizzazione delle molecole conseguente al passaggio di onde elettromagnetiche ad alta frequenza (2.450 MHz). Esse sono state utilizzate in alcuni studi preliminari con risultati promettenti[11, 12] anche se necessitano dell'impiego di aghi di calibro maggiore (14 G, pari a 1,6 mm). Il laser è una sorgente che produce un fascio monocromatico, collimato e coerente di radiazioni elettromagnetiche, in grado di trasmettere elevate quantità di energia in maniera estremamente precisa e focalizzata. La fonte di energia laser maggiormente utilizzata in ambito medico è in Nd-YAG laser, che emette un fascio di fotoni con lunghezza d'onda di 1.064 nm. L'energia dei fotoni viene assorbita dal tessuto epatico sotto forma di energia termica. Il fascio laser viene condotto all'interno della lesione mediante una o più fibre ottiche di 0,2-0,6 millimetri di calibro, inserite in aghi sottili tipo Chiba. L'area di necrosi determinata da ogni singola fibra è, tuttavia, abbastanza limitata[13] e la distruzione di una lesione di 3 cm richiede l'introduzione contemporanea di più fibre (di solito 4) utilizzando un beam-splitter, che permette di suddividere l'energia del fascio laser in 4 fibre ottiche[14]. Un'importante limitazione comune a tutte le tecniche di termoablazione è rappresentata dalla ridotta estensione dell'area di necrosi coagulativa che si ottiene con una singola sessione di trattamento. Infatti, utilizzando un ago-elettrodo RF convenzionale di 1 mm di calibro, si ottiene una necrosi con un diametro di circa 1,6 cm[15, 16]. Studi condotti su tessuto epatico e muscolare, hanno identificato i fattori che influenzano l'estensione dell'area di necrosi, che risulta correlata al diametro dell'ago-elettrodo, alla lunghezza della punta esposta e alla durata dell'applicazione dell'energia termica e, in ultima analisi, alla temperatura media locale ottenuta durante la procedura[17]. Una necrosi ottimale viene ottenuta con temperature fra i 70 e i 95 °C, mentre per temperature superiori ai 100 °C si verificano fenomeni di carbonizzazione del tessuto, che comportano un aumento eccessivo dell'impedenza tessutale, limitando conseguentemente la trasmissione di energia termica e l'area di necrosi. Un altro fattore che influenza l'estensione della necrosi è costituito dai fenomeni di convezione tessutale in relazione alla dispersione del calore operata dal flusso sanguigno nei tessuti tumorali e peritumorali[18, 19]. Per aumentare l'area di necrosi, sono stati sperimentati diversi accorgimenti tecnici, alcuni dei quali rivolti ad aumentare la superficie radiante, come l'infissione di elettrodi multipli[20], l'impiego di due elettrodi con tecnica bipolare, che ha peraltro lo svantaggio di determinare una necrosi di forma ellittica, scarsamente corrispondente alla reale forma rotondeggiante del tumore[21], l'impiego di aghi provvisti di uncini che fuoriescono dalla punta dell'ago all'interno del tumore[22], o l'impiego di elettrodi con tre aghi coassiali (cluster) distanziati di 5 mm uno dall'altro[23]. La conducibilità elettrica e termica del tessuto tumorale può essere aumentata mediante l'infusione di soluzione fisiologica all'interno del tumore durante il trattamento. Questa procedura si è dimostrata in grado di produrre sperimentalmente lesioni superiori a 5,5 cm[24], tuttavia presenta lo svantaggio di determinare un focolaio di necrosi di forma irregolare e di estensione difficile da prevedere[25]. Per prevenire i fenomeni di carbonizzazione e il conseguente aumento dell'impedenza tessutale, è stata proposta l'applicazione di corrente RF pulsata, che aumenta la dismissione di energia termica nel tessuto attorno all'elettrodo mediante brevi periodi di dissipazione del calore[26]. Un'importante innovazione in questo ambito è rappresentata dall'impiego di aghi provvisti di un sistema di raffreddamento con soluzione fisiologica a 0 °C, che scorre in canalicoli coassiali interni all'elettrodo stesso[27, 28]. Al fine di limitare la dispersione di calore determinata dal flusso ematico tumorale e peritumorale, è stata proposta l'associazione della termoablazione con l'occlusione del flusso arterioso con catetere a palloncino o con l'embolizzazione dell'arteria segmentaria[29].

Modalità d'esecuzione

Fra le tecniche di termoablazione, la più utilizzata è quella che impiega le radiofrequenze come sorgente di energia termica, per una serie di vantaggi operativi riconducibili essenzialmente alla possibilità di trattare efficacemente una lesione tumorale mediante l'infissione di un singolo ago. La procedura di termoablazione con radiofrequenze viene eseguita, solitamente, introducendo l'ago-elettrodo per via percutanea sotto guida ecografica, che è la modalità più semplice ed economica (figura 1).
Figura 1. Il trattamento di termoablazione con radiofrequenze viene eseguita introducendo l'ago-elettrodo per via percutanea sotto guida ecografica. (back)
SCOPRO CHE LA FOTO CHE AVEVO PUBBLICATO E' SCOMPARSA DAL SITO DOVE ERA PUBBLICATA SOTTO IL RELATIVO ARTICOLO. CHE STRANO.....
SCOPRO, DAI LINK CHE RIMANDANO AL SITO DOVE ERA PUBBLICATO L'ARTICOLO SCIENTIFICO, CHE ESSO NON SI TROVA PIU' CON IL MIO SERVER... CHE STRANO.....
MA QUESTE TECNICHE SONO PUBBLICIZZATE ANCHE SU ALTRI SITI SCIENTIFICI E SONO CONOSCIUTE ED APPLICATE DA ANNI. COMUNQUE SI POSSONO TROVARE ANCHE ARTICOLI INFORMATIVI SUL WEB. 

Cancellieri blindata: parola di Bruno Vespa

Da: Repubblica.it

Cancellieri-Ligresti, un'altra telefonata. E ora spuntano i colloqui del marito

La conversazione tra il ministro e Antonino Ligresti è del 21 agosto, il giorno prima dell'interrogatorio. Diversi contatti tra Sebastiano Peluso e la famiglia di Salvatore
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TORINO - C'è un tabulato che scotta nei cassetti di Torino. Un tabulato pieno di numeri di telefono, orari di chiamata e durata dei contatti. È la radiografia impietosa di giornate concitate. La radiografia, non la fotografia. L'immagine restituisce la chiarezza di un volto, come le intercettazioni telefoniche con le loro virgolette, le pause, gli stati d'animo dei protagonisti.

Il tabulato invece è arido, essenziale, una lunga teoria di numeri. È l'hardware dell'agitarsi preoccupato, non il software dell'imbarazzo. In quell'hardware scarno, spuntano nuove verità. C'è una nuova telefonata tra Annamaria Cancellieri e Antonino Ligresti. Una telefonata fatta poche ore prima dell'interrogatorio con i pm torinesi che hanno sentito il ministro come teste. E poi, sempre nell'hardware, ci sono numerose telefonate tra Sebastiano Peluso, il marito di Annamaria Cancellieri, e i familiari di Salvatore Ligresti. Telefonate frequenti, troppe per esprimere semplicemente solidarietà. Telefonate che colpiscono e hanno lasciato di stucco più di un investigatore.

Le telefonate dunque sono tre: quella del 17 luglio con Gabriella Fragni, quella del 19 agosto con Antonino Ligresti e quella del 21 agosto ancora con Antonino Ligresti. Delle prime due c'è traccia negli atti depositati. La terza è contenuta in un altro tabulato, quello delle telefonate effettuate sull'utenza di Antonino Ligresti dopo il 19 agosto. E' il tabulato che scotta, confermato a Repubblica da più fonti. Scotta perché annota i diversi contatti tra Antonino Ligresti, l'amico di famiglia del ministro, e le persone vicine al ministro stesso: non solo lei ma anche il marito, Sebastiano Peluso. Diverse chiamate, dicono le fonti, dal contenuto sconosciuto. Chiamate che confermano la preoccupazione della famiglia Cancellieri per quel che stava capitando agli amici. Il tabulato non è ancora stato dato alle parti e probabilmente, anche dopo il suo deposito, non cambierà la posizione che ha sempre avuto la Procura di Torino: "Agli atti non c'è nulla di penalmente rilevante". 

Poco fa nella trasmissione della terza rete RAI "Agorà" abbiamo sentito Bruno Vespa fare l'affermazione del titolo di questo mio post.

Un'affermazione che non ha attinenza con la realtà oggettiva, quella a cui può arrivare con immediatezza ogni mente pensante: dall'agricoltore dell'Agro Pontino, con cui mi capita di parlare, allo scienziato che ha dedicato una vita alla ricerca scientifica.
Perché mai, secondo questo propalatore di realtà contraffatta, la Cancellieri "dovrebbe essere blindata"? Perché mai non si può sostituire?  Perché mai, secondo lui, "un Ministro della Giustizia" in un governo non si può cambiare?

Nessuna reazione in studio ad una simile affermazione "tranchant"!
Silenzio. E con i silenzi e le affermazioni di realtà inesistenti chi si è messo in tasca la democrazia va  avanti come se gli italiani non ci fossero.
Certo non tutti gli italiani: a moltissimi evidentemente tutto questo sta bene.
Un Parlamento ed un Senato in cui siedono persone condannate in via definitiva spacciate per perseguitati politici, oppure gente come Razzi, oppure persone pagate ma che non ci vanno mai come Ghedini...
E sono i parlamentari più pagati di Europa!
Ministri che consegnano vigliaccamente una donna ed una bambina nelle mani di un Paese che può usarle come arma di ricatto nei riguardi del loro marito e padre, avversario politico del governo in carica in quel Paese... Ministri della Giustizia che dichiarano "ingiusta" la sentenza che ha trascinato in galera un'intera famiglia loro amica e fanno in modo di favorirne l'uscita dal carcere... Magistrati, fino ad ora spacciati per integerrimi, che difendono l'operato dal Ministro come onesto e giusto...

E non si può cambiare! Dobbiamo tenerci tutto questo! Dobbiamo tenerci una legge elettorale che viene definita un obbrobrio da chi l'ha voluta e votata, ma che non si cambia...
Dobbiamo tenerci gli sprechi della spesa pubblica, i privilegi della Casta, l'evasione fiscale...
Non si può fare nulla.. Non si può cambiare..
E' la palude! Siamo nella palude!
Meglio di così non si può fare... 

Il resto degli italiani a cui tutto questo fa schifo si divide in due categorie: quelli come me che cercano di combattere con la parola, con il voto al Movimento Cinque Stelle (l'unico contro questo schifo), con le manifestazioni di piazza, e quelli che sono stanchi di combattere... li prendono per stanchezza.
 

martedì 12 novembre 2013

Alice nel Paese...

Dalla Raccolta: "Le Verità nascoste"
Alice nel Paese dell'Ipocrisia, 
della Stupidità, dell'Invidia e della Follia

Quando un'amica di sua madre le aveva regalato il libro di favole "Alice nel Paese delle Meraviglie", ne era stata molto felice, perché la protagonista aveva il suo stesso nome.
Leggendolo però non capiva quali fossero le "Meraviglie" perché c'erano solo personaggi folli, nevrastenici, bizzarri: come la Regina così aggressiva, che voleva comandare, così crudele, e suo marito, il Re, così sottomesso, pavido... una vera nullità. Per non parlare di quella folle della Lepre Marzolina e del Cappellaio Matto, che più matto di così non si può! E lo sfuggente Coniglio Bianco che correva sempre in modo insensato... Insomma nel Paese delle Meraviglie di vere meraviglie non ce ne erano proprio! Alla fine si convinse che le meraviglie del titolo erano riferite ai continui stupori di Alice nell'assistere all'agire assurdo degli stravaganti ed illogici personaggi del Paese!
Crescendo non si rese conto, nel suo candore, di essere non solo di nome, ma anche di fatto, come il personaggio del libro che le era stato regalato da bambina.

Quando fu la prima volta che sentì qualcuno riferirsi a lei con la parola "scema"? Oh! Lo ricordava benissimo, perché fino ad allora aveva avuto intorno a sé solo gente che le aveva trasmesso un'immagine di lei, Alice, di persona intelligente, buona, pulita, molto saggia per la sua età! Non se ne era inorgoglita: questo no! Era così giovane ed aveva ancora tanti dubbi... tante paure per la sua inesperienza.
Fu, dunque, sua cognata la prima persona a chiamarla così. Era la sorella di suo marito e le aveva sempre dimostrato un'irragionevole ostilità, respingendo ogni tentativo di contatto vero e di amicizia. Commentando la foto pubblicitaria di una modella sulla copertina dell'elenco del telefono che parlava ad un apparecchio telefonico, la guardò con disprezzo e disse con odio: "Scema!"  Alice si sorprese e non capì cosa mai potesse avere di scemo un'immagine! La guardò per cercare di comprendere quel giudizio di sua cognata, che aveva ancora sul viso un'espressione di ripugnanza guardando la foto: ma non vi trovò nulla... se non una certa somiglianza fra la modella e sé. Era graziosa e fine e teneva la cornetta come di solito la teneva lei: Alice. 
In seguito fu evidente che sua cognata la odiava perché la invidiava in tutto ed Alice non capì mai la ragione, anche perché, come la Grimilde di Biancaneve, era una bella ragazza. Ma l'invidia nasce anche nell'animo di chi ha un bell'aspetto, imparò Alice che, era sì candida, ma non era stupida e tutti quelli che l'avevano valutata come di bella intelligenza non si sbagliavano affatto.
Aveva 21 anni e non finì lì! Tanto aveva ancora da scoprire!

Sua cognata era ignorante "come una scarpa di fanteria", per usare una colorita espressione che usava suo padre, ed anche molto sciocca. Si compiaceva di ogni cosa potesse dimostrare una sua imperfezione, soprattutto su cose meschine. Ad esempio venne in casa dei suoceri di Alice un conoscente odontotecnico che, per volere di sua suocera, visitò tutti gratuitamente al fine di stabilire per ognuno una pulizia dei denti. Arrivato ad Alice disse che aveva uno smalto fragile, dunque era meglio evitare di farlo. Fu imbarazzante la reazione della cognata di Alice che si mise a ridere di gioia, sottolineando e compiacendosi del fatto che lei non avesse uno smalto dei denti  così resistente da poter fare la pulizia per renderlo più splendente.
Anni dopo la donna aveva tutti i denti gialli ed Alice no.
Quando Alice soffrì di un'ansia che la prendeva allo stomaco per preoccupazioni ed insicurezze dovute a momenti difficili della sua vita, sua cognata disse che era matta. Alice scoprì poi, apprendendolo direttamente da sua suocera, che a 16 anni sua cognata era finita in ospedale mezzo svenuta per un crollo nervoso ed aveva avuto problemi di nausea. Alice si stupì che non ne avesse parlato, anzi, avesse infierito su di lei per molto meno.
Alice scrisse, dopo molti anni, una storia che analizzava la vita di sua cognata con una lungimiranza che stupì lei stessa. Aveva cambiato il nome della protagonista, naturalmente, ma tutto il resto era la semplice realtà dei fatti a cui lei aveva assistito senza mai palesare i suoi pensieri, anche per evitare di essere aggredita dalla donna.
Quando sua cognata la lesse non disse nulla ma, mentre era in vacanza, dovettero riaccompagnarla a casa per un attacco di isteria che le aveva paralizzato un braccio mimando un infarto, che i medici esclusero assolutamente potesse essere avvenuto. Alice pensò che forse era stato il transfert a cui quella lettura l'aveva costretta mettendola davanti a sé stessa, ne più né meno di quello che fa lo psicanalista!
Ma non bastò a guarirla. Tempo dopo finì in una clinica psichiatrica e lo psichiatra disse che ci voleva l'elettroshock. Se la cavò con un ricovero e molti psicofarmaci.

La definizione di matta le fu appiccicata addosso da un gruppo di bruttone, socialmente sottosviluppate, la cui invidia feroce Alice aveva sottovalutato, tutta presa come era da mille incombenze e responsabilità che aveva verso i suoi bambini, la sua casa, suo marito e... sua madre rimasta vedova.
L'anziana donna era venuta a stare in casa con loro per volontà di Alice che non voleva lasciarla sola. Nel palazzo dove abitavano destava ammirazione fra gli uomini per il suo più che gradevole aspetto e fra le donne perché aveva una certa cultura e una finezza che la distinguevano dalle rozze abitanti del luogo. Il fatto che non desse molta confidenza le attirò antipatie e l'invidia ebbe il sopravvento.
Dapprima sentì da una pantalonaia che incrociava nell'androne del palazzo il vocabolo scema riferito a sua madre, che nulla faceva per meritarselo, se non che a volte parlottava da sola.
Alice non reagì per non dare confidenza a costei e per non inscenare liti di fronte ai suoi bambini che erano sempre con lei. Ma quello fu solo l'inizio di una malevola e malvagia curiosità sulle "stranezze" della sua anziana madre, assolutamente immotivata data una larga fascia di persone anziane con gli stessi comportamenti.
Le fu ben presto chiaro che era lei che si voleva colpire, inducendola ad una reazione in cui le cafone, pantalonaia, portinaia, lavandaia e le loro sodali, sarebbero state felici di trascinarla.
Ma Alice mantenne il suo riserbo e si difese semplicemente non andando più a servirsi nella lavanderia subito fuori del portone e dicendo alla portinaia che non aveva più bisogno dei suoi servizi di pulizia ad ore.
Da quel momento lei divenne per quelle donnette ed i loro buzzurri mariti, che prima l'avevano ammirata, "la matta", e non poteva essere altrimenti perché lo era di famiglia, era matta anche sua madre, dunque era una cosa genetica. 
Diffusero la diceria, Alice non sapeva se inventavano anche qualcosa per dare credibilità alla calunnia, ma si rese conto che piaceva. Capì che le dovevano far pagare la bella casa grande che aveva così in giovane età, non importa se candidamente ella aveva detto che l'aveva potuta comperare a seguito dell'eredità di suo padre, dunque di un grande dolore. Non importa se la vedevano occuparsi dei suoi bimbi con una cura che loro non avevano per i loro figli, che venivano lasciati in mezzo alla via anche di sera al buio a giocare fra le auto che passavano. Non importa se la vedevano salire in auto e guidarla con i suoi bambini che non frequentavano la scuola del quartiere, ma una migliore, altrove... La invidiavano anche perché aveva la patente che molte di loro non avevano, ritenendolo un segno di grande emancipazione! Una cosa che destava tutto lo stupore di Alice in quanto non solo lei ma tutte le sue amiche guidavano l'automobile, essendo una cosa normale nel suo ambiente!
Un giorno un bambino di una delle donnette che la chiamavano "la matta", una pescivendola che aveva il banco in un mercatino, rimase chiuso nell'ascensore. Alice non consentiva ai suoi bambini di prenderlo da soli. Liberò il bambino e lo rincuorò finché non arrivò il marito della pescivendola: uno che, a detta della portinaia quando ancora veniva a lavarle il pavimento, viveva di espedienti, un delinquente, il quale prelevò il figlio senza salutare né dire grazie ad Alice. Si allontanò con il povero bambino in braccio, in canottiera e con la sigaretta in bocca.
Odiavano Alice anche perché suo marito era un dottore! Nel palazzo erano solo in due con quel titolo e doveva essere davvero motivo di rosicamento per una simile umanità di bassa scolarizzazione!
Alice se la cavava benissimo da sola, in ogni evenienza. Suo marito spesso era all'estero o in giro per l'Italia e lei era totalmente autonoma nel gestire la sua numerosa famiglia.
Ogni tanto si arrabbiava e strillava e questo era, per la donna di servizio che le abitava di fronte, prova della sua pazzia, e lo andava a riferire alla sua amica pescivendola e alla portinaia. 
Questa dirimpettaia, dopo un primo vero e proprio innamoramento per Alice, si era risentita verso di lei perché la portinaia le aveva detto che Alice aveva capito ciò che aveva ben afferrato pure lei, e cioè che lavorava come donna di servizio fuori quartiere e non faceva la bidella come, per tirarsi un po' su, aveva detto a tutti. 
La stessa portinaia, con molta malizia, aveva capito che la bella nipote della vicina di Alice faceva la squillo e ne parlò alla candida giovane mentre le lavava il pavimento, la quale, ingenuamente, disse che lo aveva compreso anche lei. Non volendo palesare apertamente il suo pensiero alla dirimpettaia di Alice, pur avendo con lei una amichevole dimestichezza, con malizia e un po' di perfidia verso la donna, che si vergognava di dire che faceva lo stesso lavoro di domestica ad ore che lei svolgeva nel palazzo, preferì dirle che la giovane vicina aveva capito anche il mestiere della nipote. E l'odio della dirimpettaia salì.
Tutto questo chiacchiericcio e pensiero meschino e trame miserabili sfuggivano all'attenzione di Alice che, come nella favola letta da bambina, non ne comprendeva il senso. Ella si dava da fare su cose concrete non solo per la sua famiglia, ma anche per la povera bella sfruttata nipote della dirimpettaia che, per tante ragioni, soffriva di crisi di panico e spesso suonava alla porta di Alice che, buona come era, la soccorreva sempre. Le parlava anche, con intelligenza, cercando di aiutarla e la bella ragazza lo riconosceva e la ringraziava.
Ma nulla di questi fatti concreti la salvò dall'odio e dalla volontà di distruggerla.
Se una donna che abitava dall'altra parte della strada urlava con un vocione che non poteva certo essere il suo, dicevano che era lei, che pure aveva una voce sottile... Non c'era niente che potesse avvalorare una sua presunta pazzia, dunque bisognava ignorare l'evidenza e sottolineare l'inesistenza...
C'era chi si tirava addosso la pentola dell'acqua bollente e, invece di chiamare il pronto soccorso o di recarvisi, preferiva rivolgersi al portinaio che, prima di venire lì a lavare le scale e gli androni, curava i campi ed una stalla di altri padroni... Ma nessuno diceva che fosse un agire da scemi. "La matta" era la saggia e responsabile Alice.
Alice pensò che forse tutto questo che avveniva dipendeva dalla particolare rozzezza ed ignoranza di molti abitanti di quel palazzo, che non si trovava in una zona signorile. Ma si sbagliava e ancora non lo sapeva. 
Quando cambiò casa per avere per i suoi bambini un ambiente migliore, trovò un posto con giardini e altri bimbi con cui i suoi potevano giocare.
Conobbe subito due mamme. Sembravano grandi amiche, ma una delle due, una bella donna alta ed estroversa, appena furono sole le disse che l'altra "era matta". Spiegò che era stata a letto per mesi con le gambe paralizzate e che le gambe erano sanissime: era il cervello che gliele paralizzava.
Alice rimase male perché quella lo raccontava non con pietà, ma con molta cattiveria.
"Come?! - Pensò "Alice delle meraviglie" -  Sembravano così in amichevole confidenza! Addirittura cenavano insieme in amicizia!" Dato che, come narriamo, Alice era molto seria e leggeva pure molto, capì che la seconda mamma soffriva di isteria, una grande nevrosi per alcuni testi e una vera e propria psicosi per altri Autori. Di certo un caso notissimo l'aveva curato Freud con la psicoanalisi, ricavandone un famoso studio che aveva fatto scuola!
La mamma estroversa e molto maligna si lasciò andare anche a confidenze che la riguardavano che, sembrò ad Alice, non erano meno allarmanti delle paresi isteriche dell'altra.
In un momento di grandi difficoltà familiari ella si era messa a gridare, un grido acuto, senza parole, continuo e non riusciva a fermarsi. Suo marito, spaventato, aveva telefonato ai suoi genitori.
Con la delicatezza che la distingueva Alice chiese cautamente cosa provasse in quel momento e la bella estroversa disse: "Sentivo come una girandola in testa che non si fermava e non riuscivo a bloccarmi". Alice provò, come  suo solito, a minimizzare per rincuorare e le parlò del suo stomaco in un periodo in cui anche lei aveva avuto problemi in famiglia. E quella la sorprese, perché la ringraziò dell'aiuto psicologico che le stava dando, sdrammatizzando quanto le era  accaduto, dicendole tutta giuliva: "Tu sei come la mia amica: lei le gambe, tu lo stomaco!"
Qui la gentile Alice cominciò ad avere educatamente una reazione e, pur nella sua meraviglia, provò a precisare: "Beh, no! Le paresi alle gambe... bloccata a letto con i bambini abbandonati a sé stessi... è ben altra cosa di un mal di stomaco dovuto all'ansia reattiva per un dispiacere.." Ma quella non raccolse. Ormai si era rincuorata e non le sembrava vero di sentirsi la più normale del gruppo!
Sennonché finì in ospedale, sembra per una banale influenza. Avevano la stessa età e, mentre Alice era mingherlina e fragile, la ragazzona sembrava robusta. Stupita (come sempre, altrimenti come potrebbe essere "Alice nel Paese delle...") Alice l'andò a trovare in ospedale. Un atto per lei naturale e doveroso, ma che poi scoprì non essere per tutti così naturale e doveroso... 
Vi trovò il marito e l'amica che loro (anche il marito della ragazzona) definivano "matta" per i suoi "blocchi delle gambe sane". Venne così a sapere che l'influenza aveva scatenato una colite nervosa che l'aveva portata quasi in cachessia, tanto che in ospedale avevano dovuto portarcela su una sedia a rotelle. Alice, meravigliata che un'influenza avesse potuto abbattere un pezzo di donna come quella fino a quel punto, si preoccupò per i ragazzi rimasti soli. Ma fu rincuorata perché le ricordarono che la ragazzona aveva la donna di servizio ogni mattina e poi c'era la zia del marito che si era installata in casa... dunque non c'erano problemi. Si congedò il marito, poi la malata di isteria, infine provò a congedarsi anche Alice che era arrivata per ultima e che era rimasta un altro poco per cortesia. Ma arrivò il caposala con un'infermiera che recava il carrellino per la terapia, annunciando che era l'ora di uscire per i visitatori. Alice salutò in fretta la malata e fece per avviarsi, ma gli infermieri erano già lì e il caposala si rivolse alla malata seduta sul letto dicendole: "Facciamo la terapia a questa nevrotica? Così c'è scritto sulla cartella clinica."
Alice fuggì via imbarazzatissima pensando che quell'infermiere non si era comportato in modo deontologico.
Lepre Marzolina? Regina di Cuori? Quanti personaggi pieni di nevrosi, fragili e cattivi, sempre pronti a dire che i pazzi sono gli altri: quelli che sopportano educatamente le loro intemperanze senza rilevarle!
Intanto la signora a cui si bloccavano le gambe lasciava i suoi bambini soli per andare a fare le cose più assurde. Ad esempio seguire un corso di psicologia in una località lontana e dormire fuori casa, presso la struttura che ospitava tale corso gestito da preti, mentre suo marito era all'estero per lavoro. "Ma non fa prima a curarsi?" Pensava Alice.
Uno dei suoi bambini ebbe la febbre alta e fu costretto a telefonarle in piena notte chiedendole di tornare a casa.
La mamma di una compagna di studi della sua figlia più piccola, che era venuta a fare i compiti a casa loro, telefonando aveva scoperto che l'inquieta donna le aveva lasciate da sole e non mandò più la sua bambina a studiare in quella casa. L'isterica lo raccontò ad Alice scandalizzata.
Non capiva la reazione di quella madre. Alice non ebbe cuore di spiegarglielo, visto che non l'aveva capito da sé!

Nonostante queste stranezze e gli psicofarmaci che non faceva mistero di prendere, un giorno Alice la sentì dire a qualcuno che lei, Alice, "non sapeva se fosse scema o matta, ma qualcosa di strano ce l'aveva di sicuro". Alice si fece un rapido esame di coscienza, ma non trovò nulla di ciò che, invece, la donna che soffriva di paresi isteriche purtroppo aveva.
La ragazzona malata di nevrosi intanto era uscita dall'ospedale e prese a chiedere alla tranquilla Alice:
"Sei depressa?" 
Quella le rispondeva piena di meraviglia di no e non capiva perché mai glielo chiedesse.
Passò del tempo. I figli crebbero.
L'isterica aveva preso a piantare fiori in un prato condominiale, sponte sua e senza chiedere permessi a nessuno. Ad Alice sembrò comunque una buona cosa, anche se si poteva deliberare la spesa in Assemblea e magari far pagare le piante a tutti i condomini. Ma la irrequieta donnina ci teneva a dire "che lei aveva fatto un regalo a tutti", e lo diceva con una certa sufficienza.
Quando un contadino portò tranquillamente a pascolare le sue mucche in quel prato condominiale l'unica che uscì a redarguirlo fu Alice!
Dal tetto dove stava sistemando l'antenna della TV  il figlio dell'isterica vide la scena e ridendo disse all'amico che lo stava aiutando: "Hai visto una matta?!"
Alice, come al solito, non capì: aveva difeso dalla distruzione le piante che sua madre aveva voluto mettere lì... Perché lui, pur vedendo la scena, non aveva fatto né detto nulla? E cosa c'era mai di pazzo da parte sua, di Alice, nell'aver difeso una proprietà comune trasformata in pascolo?









Tante facce: una per ogni occasione!



Ma nella mente di Alice cominciò ad affacciarsi anche un altro pensiero, cattivo: "Questo sciocco dice matta a me dimenticandosi dei mesi in cui sua madre si buttava a letto con le gambe sane che solo la sua mente malata paralizzava?" Per non parlare del resto: di quando li lasciava da soli, lui e la sorellina, di quando aveva fatto trovare al padre, che tornava da un viaggio di lavoro, un ingenuo prete nudo nella doccia di casa... Forse sperando che si ingelosisse! Chissà?! Sapeva che il marito stava per arrivare e tese un tranello all'ingenuo prete usandolo. 
Raccontava lei stessa che il pover'uomo, a cui lei dava come a molti la sua recitata amicizia per darsi importanza, era sudatissimo quel giorno e lei insistette con finta generosità: "Ma fatti la doccia qui! Io tanto debbo uscire per comperare qualcosa. Fai pure con calma!" Caduto nel tranello, l'inconsapevole e candido uomo di Chiesa si stava lavando, mentre l'ossessa si era allontanata precipitosamente in macchina per la sua studiata incombenza, quando, come previsto, il marito rientrò di lì a poco. L'uomo si sorprese ma l'isterica non ebbe l'effetto sperato, dato che da tempo lui aveva un'altra donna.
Oh! Le avventure di Alice con persone folli, bizzarre, invidiose, ipocrite... non si possono riassumere in una novella davvero! Ne scaturirebbe un libro come "Alice nel Paese delle Meraviglie"!
Queste persone, comunque, avevano tutte un denominatore comune: la negazione della realtà oggettiva, quella che cade sotto gli occhi di tutti!
Se gli sciocchi, gli scemi, i veri e propri pazzi nevrotici o psicotici, non sapevano accettare la realtà semplicemente per quella che era per le loro carenze intellettive o psichiche, le persone invidiose non erano da meno, affannandosi a non riconoscere agli altri i loro meriti e cercando di calunniarli, dunque piegando la realtà al loro pessimo sentimento, e gli ipocriti negando anche l'evidenza per i loro scopi, sempre diversi, ma sempre meschini.