martedì 18 febbraio 2014

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C'è stato un incremento mensile di interesse: la media è sempre stata oltre i 3000 ma ora siamo di molto oltre i 4000.
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giovedì 13 febbraio 2014

Il complesso di Pinocchio

Da: Il Fatto quotidiano

Romano Prodi: “D’Alema mente. Siamo in una gabbia di matti, e la chiave è persa”

In una lettera al Corriere della Sera l'ex dirigente Pci nega di essere stato lui il regista del complotto. Il professore al Fatto: "Quei giorni del 1998 hanno una loro storia, ci sono dei fatti. E quelli restano”

Al professor Romano Prodi, come sempre, bastano poche parole. “Le cose non andarono così e non capisco neppure perché lo abbia fatto”. Si riferisce alla lunghissima lettera al Corriere della Sera nella quale Massimo D’Alema ricostruisce gli ultimi giorni del primo governo Prodi, quando l’allora segretario dei Democratici di sinistra prese il posto a Palazzo Chigi dell’unico esponente del centrosinistra che sia mai riuscito a sconfiggere Silvio Berlusconi.
Il governo guidato dal professore – ministro della Difesa Nino Andreatta, alla Giustizia GiovanniMaria Flick, al Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, non un governicchio, per intenderci – restò in carica per due anni, cinque mesi e quattro giorni, ma venne affossato da quello che sostanzialmente le cronache di allora ci raccontarono come un complotto dello stesso D’Alema, appoggiato nel suo disegno da Franco Marini. E D’Alema, ieri, forse richiamato in causa da molti che vedono quello tra Letta e Renzi come un remake di quelle trame, o forse spinto da altri giochi, ridisegna la storia di quei giorni. Ma lo fa spostando troppe pedine e persone. In sostanza dice che gli errori furono tutti di Prodi, che avrebbe voluto il voto, mentre il presidente della Repubblica di allora, Oscar Luigi Scalfaro, non voleva e non aveva la minima intenzione di sciogliere le Camere. E così la scelta, dopo aver sondato Ciampi, ricadde su lui, Massimo D’Alema. Non solo: secondo l’ex premier diessino, fu determinante l’azione esclusiva di Francesco Cossiga che bocciò Prodi e affossò la possibilità di un governo Ciampi.
Prodi, raggiunto al telefono dal Fatto Quotidiano, non solo dice che così le cose non andarono, ma spiega di far “molta fatica a capire perché sia stata scritta quella lettera”. E, aggiunge, disarmante, ma tutt’altro che disarmato: “Ormai siamo in una gabbia di matti e qualcuno ha buttato via la chiave. Ma non voglio andare oltre. Quei giorni del 1998 hanno una loro storia, ci sono dei fatti. E quelli restano”.
Cosa accadde, retroscena a parte, è noto. E che un complotto di D’Alema ai danni di Prodi ci fu, lo sappiamo anche grazie a una intervista che Franco Marini rilasciò nel maggio 2001 al Corriere della Sera. Sia Marini, sia D’Alema in quei giorni avevano l’interesse di affossare Prodi. C’era un patto tra i due per far saltare Prodi e con lui lo spirito ulivista della coalizione. Obiettivo dell’accordo, ricordava nel 2001 Marini, era esaltare piuttosto il potere dei due partiti, Ds e Ppi. Al primo, con D’Alema a Palazzo Chigi, sarebbe spettata la presidenza del Consiglio. Al secondo sarebbe spettato nel 1999 il Quirinale. Poi il patto saltò quando al Quirinale andò Ciampi e Marini non la prese bene, ma questa è un’altra storia. Quel 9 ottobre 1998 Prodi rimase stritolato e con lui il futuro del centrosinistra.
In quell’autunno del 1998 a Marini spettò il compito di lavorare ai fianchi gli umori di Cossiga, decisivo in quell’equilibrio fragile (il governo Prodi non ottenne la fiducia per un voto) e D’Alema invece dovette ingraziarsi il Vaticano. Perché in quel momento un post comunista alla presidenza del Consiglio non era assolutamente gradito nella Chiesa. Ma c’è un passaggio chiave in tutto questo: il leader degli allora Ds, proprio in quei giorni, da presidente del Consiglio quasi incaricato, riesce a farsi ricevere pochi minuti da papa Giovanni Paolo IIClemente Mastella definirà il colloquio “amorevole”.
Sembra storia vecchia, archeologia, ma in realtà, da quel momento in poi, D’Alema aprirà la breccia per quelle che sono le larghe intese che – pur essendosi materializzate solo anni dopo – già erano nell’aria da tempo. L’epilogo lo conosciamo. D’Alema a Palazzo Chigi durò abbastanza poco. Il primo a voltargli le spalle fu proprio quel Marini che oggi il nostro ha dimenticato nella lettera alCorriere della Sera. Così come vengono dimenticati un’altra serie di particolari.
A chi voglia rivolgersi D’Alema non lo sappiamo. Forse invita Renzi a darsi una calmata. Prodi non ne ha proprio idea. Più maliziosi, invece, sono i pensieri dei prodiani che non vedono altra lettura possibile: “Si tratta del seguito della guerra dei 101, secondo noi molti di più, e della mancata elezione di Prodi al Quirinale. Solo a questo gioca D’Alema”.
Da Il Fatto Quotidiano del 13 febbraio 2014
Posso aggiungere a questo i miei ricordi personali: Prodi disse che D'Alema "era stato spietato" e questo fu riportato dai giornali.
L'impressione generale fu che D'Alema aspirava ad essere Presidente del Consiglio dei Ministri, quindi, sfilata la sedia da sotto il sedere di Prodi, ci si sedette lui.
Una cosa che mi colpì fu che l'ex-comunista in eschimo si precipitò a far visita al Papa e poi al Presidente degli USA.
Tornò dagli States con un finanziamento della Philips Morris per la Fondazione di cui si nominò Presidente.
"Philips Morris, una delle compagnie di tabacco leader nel mondo, è tra i finanziatori di Italianieuropei di Massimo D'Alema" Fonte: L'Espresso 


mercoledì 12 febbraio 2014

Ma che parlate a faaa.. ma che parlate a faaa.. qua drento ce sta' solo 'nfamità!!

Le Mantellate, carcere femminile ormai chiuso, è cantato in una bella canzone popolare il cui ritornello ho preso per il titolo di questo post. Si attaglia bene alla situazione politica dell'intera nazione.
Da anni, da mesi, con chiunque parlo: signore borghesi, operai dei pessimi servizi di prima necessità, lavoratori anonimi dei call center a cui ci si rivolge disperati per i servizi che fanno acqua, signori dell'Alta borghesia in declino, poliziotti e ogni sorta di persona senza distinzione di età, lavoro e censo, dalla Liguria in giù... tutti dicono la stessa cosa: "Non se ne può più!" "Hanno rovinato l'Italia!" "A questi del Paese non gliene frega niente, pensano solo alla poltrona!"
Ciò nonostante se si accende la TV si vedono e sentono dibattiti, salotti, in cui gli ospiti (quasi sempre gli stessi politici e giornalisti, raramente qualche imprenditore) dicono sempre le stesse cose: si accusano a vicenda, difendono i soldi che si prendono con leggi fatte solo per loro politici, dicono che bisogna cambiare le cose ma non lo fanno, rispondono all'imprenditore di turno dandogli ragione...
Sempre la gente più disparata con cui parlo mi dice che "La televisione non si può seguire più." "Ma che fai ancora vedi Agorà? Ballarò? Quei salotti pomeridiani con quelle m......... che prendono pure il gettone di presenza?"

Debbo dire che no, non riesco a seguire più codesti dibattiti o salotti se non per al massimo un quarto d'ora.
Ma allora chi li segue se la gente dovunque mi dice scandalizzata "Ma come fai a starli a sentire?" 
Mistero.

Siamo da molto andati oltre quella linea di confine per cui poi alla gente non resterebbe che ammazzarli tutti. Ma parlano, parlano, parlano e sembra non se ne rendano conto.
Il movimento dei "Forconi" è un sintomo, quasi 9 milioni di voti al pacifico movimento di Grillo è un altro sintomo.
Perché passare alla rivoluzione non è facile, è come la rottura di una diga, e la gente, pur esasperata, tende a fermarsi in una grigia, umiliante ma rabbiosa rassegnazione.

I pazzi, perché il loro distacco dalla realtà li rende come tali, che detengono il Potere forse contano su questo: che il popolo deve essere ridotto alla fame vera per rompere la diga. La Storia insegna.

Come abbiamo potuto consentire che questi che hanno gestito il potere varassero leggi che hanno creato una Casta privilegiata, non già servitori dello Stato come ipocritamente si definiscono, ma predatori delle casse comuni.
Hanno voluto le Regioni e relativi Parlamenti da mantenere: sono una moltiplicazione di privilegi e di ruberie come le cronache ogni giorno ci rivelano. E non servono a nulla se non a moltiplicare, oltre la spesa pubblica, la burocrazia che mette bastoni fra le ruote e chiede soldi, soldi, soldi...
Come può vivere la democrazia in una simile realtà documentabile ogni giorno con mille fatti e casi?
Muore soffocata e con essa ogni tentativo di avviare un'attività lavorativa che possa essere fonte di lavoro anche per gli altri.
Le Regioni sono il regno di piccoli uomini che hanno vinto la lotteria di un posto di Consigliere Regionale e mantengono le loro clientele dando contratti di collaborazione a questo o a quel raccoglitore di voti, spesso gente che non ha né arte né parte. Abbiamo visto cosa fanno con i soldi che si sono votati per "I gruppi parlamentari": cene con il loro elettorato, acquisti vergognosi...
Abolire tutto questo è doveroso.
Ma non lo fanno. Non vogliono abolire i loro privilegi. Dicono che nel bilancio dello stato "incide poco"!
E i vitalizi? Oltre 3000 euro al mese, oltre le pensioni doppie, triple... Per pochi anni di versamenti e dai 50 anni in poi!!!
Se non si vuole soggiacere a questo mantenimento parassitario chiedono indietro i soldi (euro 93.000 circa) dei loro versamenti.
E i cittadini italiani che hanno versato contributi per oltre 40 anni (mio marito è un esempio campione) perché hanno dovuto continuare ad assistere al prelievo forzoso dei loro contributi che l'INPS ha voluto comunque anche se la pensione restava ferma ai 40 anni?!
Perché questi cittadini non possono richiedere i loro soldi indietro?
E un parassita che ha versato pochi contributi pretende che lo stato glieli ridia con interessi inimmaginabili mantenendolo per decenni??!! Altrimenti li rivuole indietro?

A quale Casta che si è creata leggi ad hoc appartengono costoro?
Un tempo esistevano i Nobili e il Clero, infine il Terzo Stato.
Ma poi c'è stata la Rivoluzione.
Costoro hanno fatto, con queste leggi che consentono loro di non pagare le stesse tasse che paghiamo tutti sul trattamento di fine rapporto, strame della nostra democrazia.
Si sono messi fuori dalle leggi comuni a noi tutti: di fatto distruggendo il concetto stesso di democrazia.
E' un'infamità, come il verso della canzone...
  


martedì 11 febbraio 2014

Non è mai troppo tardi...

Da: Il Messaggero.it
Marò:Bonino,contatti Onu per violazione diritti umani
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - Il governo italiano ha "avviato un contatto" con l'Alto commissariato per i Diritti umani dell'Onu "per violazione dei diritti umani per quanto riguarda la mancanza di un capo di imputazione per i marò da parte dell'India dopo due anni, accompagnata da una restrizione della libertà". Lo annuncia il ministro degli Esteri Emma Bonino.
11-02-2014 15:21

Doveva essere fatto molto prima, ma non è mai troppo tardi.

Viene da pensare che l'ex-Ministro Terzi aveva ragione.
L'Italia si è comportata più che correttamente, fino all'autolesionismo e l'India dei rinvii non se lo merita.

Solo che all'azione di Terzi l'India rispose sequestrando il nostro ambasciatore all'interno della nostra Ambasciata.
Un'azione inaudita.

Questa azione davvero "piratesca" ha superato ogni limite dimostrando da parte dell'India un disprezzo e quasi un odio per l'Italia.

Sequestrati proditoriamente, grazie anche alla decisione del capitano della nave petroliera di entrare in porto accondiscendendo alla richiesta della polizia indiana, giacché erano in acque internazionali, pur avendo consegnato i fucili e collaborato in ogni modo, sono stati sequestrati per due lunghi anni senza che l'India dimostrasse le prove dell'accusa.

Un comportamento altamente offensivo per l'Italia costretta a far scortare le sue navi mercantili soggette all'attacco dei pirati somali.
Questo sconsiderato Paese si permette di dire che i terroristi eravamo noi.
Se le acque erano internazionali e loro non potevano garantire il passaggio delle navi dall'attacco piratesco, come possono ora rivendicare giurisdizione su quei mari?

E se potessero dimostrare che i due incauti pescatori sono stati presi dai colpi degli italiani (transitavano anche altre navi di altre nazionalità e tutte sparavano sui pirati) come si può parlare di violenza, di terrorismo se si trattava del contrario, di difesa?
E come si potrebbe parlare, in tal caso, di volontarietà nell'uccidere due pescatori indiani che allora sarebbero stati colpiti solo per errore di valutazione?

Dispiace constatare che gli autori di quel meraviglioso film "Taare Zameen Par" sono indiani: vorremmo che tutti fossero come loro, ma così non è.

domenica 9 febbraio 2014

Eugenetica nazista su un animale sano

Da: Il Messaggero.it

Danimarca, uccisa la giraffa Marius nello zoo. La carcassa data in pasto ai leoni

E' finito nel peggior modo possibile: la giraffa Marius è stata uccisa. A nulla sono valse le mobilitazioni, la petizione on line che ha raccolto migliaia di firme e le offerte di adozione da parte di altri zoo e parchi europei. Marius, 18 mesi, occhi da cerbiatto, e in perfetta salute, è stato ucciso oggi con un colpo di pistola alla testa nello zoo di Copenaghen.

Motivazione: impedire al giovane esemplare di riprodursi. Perché spiega L'Indipendent, lo zoo di Marius partecipa a un programma dell'Associazione Europea di Zoo e Acquari (EAZA) che detta rigide regole sulla consanguineità, vietando la riproduzione tra parenti allo scopo di mantenere sane le specie all'interno della struttura.

Autopsia davanti a tutti La fine di Marius è stata crudele. Dopo essere stato giustiziato, il suo corpo è stato sottoposto ad una autopsia a cui hanno assistito i visitatori dello zoo, tra cui bambini, per poi essere smembrato davanti alle telecamere dei media danesi e finire in pasto alle fiere ospiti della medesima struttura. D'altra parte, aveva commentato ieri Bengt Holst, direttore scientifico dello zoo di Copenaghen, «sarebbe assolutamente sciocco buttare via qualche centinaio di chili di carne».

La delusione Lo Yorkshire Wildlife Park nel Regno Unito, riferisce oggi la Bbc on line, che ha una casa per giraffe e la possibilità di ospitare un maschio in più, si è offerto di ospitare il giovane Marius, nell'estremo tentativo di salvargli la vita. Come anche un parco in Olanda, il cui direttore, Robert Krijuff, deluso ha commentato: «Non ci posso credere. Ci siamo offerti di salvare la sua vita. Gli zoo hanno bisogno di cambiare il loro modo di operare». Quando un portavoce dello zoo danese, riferisce l'Indipendent, aveva affermato che non era stato possibile trovare per Marius un posto in un'altra struttura. E riportare il giovane esemplare nella sua terra d'origine, l'Africa? Sarebbe stato troppo crudele secondo l'afflitto direttore Holst, che ha detto «significherebbe utilizzare la natura come un bidone della spazzatura», perchè l'animale non sarebbe certo sopravvissuto. E infine l'opzione della castrazione: anche questa «troppo crudele».

Lo scandalo Certo la direzione dello zoo danese non si aspettava che il caso avrebbe scatenato passioni ben oltre i confini della Danimarca. L'Enpa, l'Ente protezione animali, indignata ha scritto all'Eaza ed alla Cites, e ha assicurato che interesserà anche il Parlamento Europeo del fatto «gravissimo e inaccettabile che viola oltre che ogni logica, numerose normative». «È un evento di una barbarie inaudita di cui tutti devono venire a conoscenza», ha detto il direttore scientifico dell'associazione, Ilaria Ferri.

Afflitti dai mille mali della nostra Italia siamo portati a pensare che nei Paesi del nord Europa siano migliori... Ma di fronte ad eventi come questo avvenuto in Danimarca o come quello del nazista norvegese che, dopo aver ucciso 77 giovani, sta in un carcere pulito che sembra un ostello e ci starà per soli 20 anni circa, mi tengo orripilata la mia Italia piena di difetti!
Noi al nazista mostro avremmo dato l'ergastolo e non avremmo mai permesso al nazista direttore dello zoo di compiere un simile atto: sarebbe finito in galera prima, al solo manifestare una simile folle intenzione, e sicuramente sarebbe stato "dimissionato".

Ora il nostro rapporto con gli animali può essere discutibile o meno visto nei vari aspetti e punti di vista: ci sono le esagerazioni di chi mangia solo vegetali perché non vuole cibarsi della carne di animali e può essere una cosa giusta e bellissima per un adulto, non lo è altrettanto per un organismo in crescita, un bambino, che la natura ha voluto onnivoro e che abbisogna anche della carne per non avere gravi carenze organiche. Ci sono quelli che tuonano contro l'uso barbaro di scuoiarli per farne pellicce, ed hanno ragione, solo che per essere coerenti non dovrebbero poi cibarsi della loro carne, che invece comperano a pezzi al supermercato. Ci sono coloro che tuonano contro il circo che li addestra agli spettacoli.. Ma allora non dovrebbero essere usati per nessun lavoro: tiro di carri, lavori agricoli, corse sportive.... Sono tutti asservimenti agli usi che piacciono o servono all'uomo. Ci sono quelli che non vogliono che vengano usati per gli esperimenti biologici e medici... Ma allora questi test, necessari per il progresso della scienza biologica, genetica e medica bisognerebbe farli direttamente sull'uomo... Ci sono coloro che dicono che è una vera crudeltà rinchiuderli negli zoo perché poi noi li si possa guardare da vicino... Insomma il nostro rapporto con gli animali è sofferto e contraddittorio.
Ma, comunque la si pensi, uccidere un animale sano, non abbatterlo in quanto malato e non curabile, come un cavallo dalle zampe spezzate... "perché non c'è posto" quando tante organizzazioni si sono offerte di darlo questo posto, poi "perché non si deve riprodurre", per discutibilissime ragioni genetiche, è pura follia da nazisti.
Il macabro spettacolo del suo smembramento poi ha raggiunto vette di fredda pazzia disumana: davanti a dei bambini per di più! Ma chi erano quei genitori che li hanno tenuti lì a guardare?!!! 
Infine, ormai morto povero giraffino, si è compiuta l'unica cosa naturale in questa mostruosa storia, e l'hanno fatta i leoni che si sono cibati della sua povera tenera carne!
O non si scandalizzi nessuno in questo! E' permesso solo ai vegetariani puri (che però non impongano il loro stile alimentare anche ai loro figlioletti in crescita), tutti gli altri si ricordino di quando vezzeggiano il maialino, così roseo e carino, per poi ordinare al ristorante "maialino arrosto", magari col "finocchietto", alla sarda!   

Storie squallide di personaggi famosi

Da: Il Messaggero.it

Woody Allen si difende: mai molestato Dylan, plagiata da Mia Farrow



Woody Allen
Woody Allen esce allo scoperto. E lo fa per difendersi dalle accuse che, dalle colonne del New York Times, le ha rivolto la sua figliastra Dylan di averla molestata quando aveva solo sette anni: «Non ho molestato Dylan. Le volevo bene e spero che un giorno capisca che sua madre l'ha privata dalla possibilità di avere un padre che l'amava e che è stata sfruttata da una madre più interessata alla sua rabbia personale che al benessere della figlia».

La lettera sul Nyt. Così, in una lettera aperta pubblicata dallo stresso Nyt, il regista 73enne risponde alle accuse, che si riferiscono a fatti presumibilmente avvenuti 21 anni fa. Quando con Mia Farrow dopo una relazione di 12 anni «eravamo alle prese con una separazione terribilmente acrimoniosa», perché lui si innamorato della giovane figlia adottiva di lei, Soon-Yi, che ha poi sposato e con la quale oggi ha due figlie adottive. Già allora Allen si era difeso, e pensava che la storia fosse ormai finita.

Le accuse a Woody. Allora aveva anche «volontariamente accettato il test della macchina della verità, che ovviamente passai perché non avevo nulla da nascondere. Chiesi a Mia di sottoporsi a sua volta, ma rifiutò». Allen ricorda che la polizia affidò il caso ad una unità investigativa speciale che dopo mesi di indagine concluse che il regista non aveva molestato Dylan, che probabilmente lo aveva accusato perchè era una bimba vulnerabile imbeccata dalla madre. Allen scrive anche che Mia portò la bimba ad una visita medica e lei al dottore disse che non era stata molestata. «Mia portò allora Dylan fuori per un gelato, e quando tornarono la bambina aveva cambiato la storia». Secondo Mia, le molestie avvennero in una bassa soffitta di una casa in Connecticut, ma lei dimentica, dice Allen, che «soffro molto di claustrofobia».

«Mantenevo il figlio di Sinatra?». Giorni fà, Dylan, che ora ha 28 anni, ha però ribadito quelle accuse. «Quando avevo 7 anni - ha scritto - il mio patrigno Woody Allen mi prese per mano, mi portò in una stanza, mi disse di stendermi e di giocare col trenino di mio fratello. Poi abusò sessualmente di me». Accuse che poi in qualche modo di recente sono state rilanciate anche da suo fratello Ronan Farrow via Twitter. E Woody Allen dedica anche a lui un passaggio, riferendosi alle recenti affermazioni di Mia Farrow secondo cui potrebbe essere il figlio di Frank Sinatra piuttosto che dello stesso Allen: «Vero, somiglia a Sinatra. Ma se è così, cosa significa? Che durante la battaglia sull'affidamento, lei ha mentito sotto giuramento affermando che Ronan era figlio nostro? Anche se non è di Frank, la sua possibilità solleva il dubbio che andasse a letto con Sinatra mentre stavamo assieme. Senza parlare di quel che ho pagato in alimenti. Mantenevo il figlio di Frank?».

Vicenda senza fine. Allen conclude la lettera affermando che «queste sono le mie ultime parole sull'intera vicenda e nessuno la commenterà o risponderà in alcun modo per mio conto». Tuttavia, Dylan ha già replicato: in un comunicato alla Abc ha affermato che Woody Allen «ha un arsenale di avvocati e addetti stampa, ma una cosa non ha dalla sua parte, la verità» e lei non permetterà «che la verità venga sepolta. Non verrò messa a tacere».
Sabato 08 Febbraio 2014 - 18:12



Mia Farrow confessa: «Mio figlio è di Sinatra non di Woody Allen»


Se davvero Ol' Blue Eyes è il padre naturale di Ronan, il giovane potrebbe non esserne scontento. Il giovane Farrow ha sempre disprezzato Woody al punto da chiedere di cambiarsi il nome da Satchel (quello che gli aveva dato lui) a Seamus e poi a Ronan e il cognome (da Allen a Farrow).

L'astio tra figlio e padre risale a quando Woody ha lasciato la madre per la sorellastra Soon-Yi Previn: La rottura era stata totale: «È un amorale, ha sposato mia sorella Soon Yi e mi ha reso al tempo stesso suo figlio e cognato», aveva proclamato qualche anno fa Ronan in una intervista che «fumava» di indignazione.

Di tutt'altro tenore le parole riservate a Ronan da Nancy Sinatra, la figlia di Frank che, se le voci fossero vere, sarebbe adesso la sua sorellastra: «È una grossa parte di noi e siamo fortunati ad averlo nella nostra vita». Quanto a Mia, «da allora siamo state come sorelle. Anche mia madre le vuole bene. Siamo una famiglia, lo saremo sempre».

Mia e Woody si sono separati negli anni Novanta dopo la scoperta della tresca tra il regista e Soon-Yi e le accuse di aver molestato la piccola Dylan. Nell'articolo di Vanity Fair, la ragazza, che ora ha 28 anni, rompe per la prima il silenzio sulla triste vicenda: «Non mi è stato mai chiesto di testimoniare. Ma se potessi parlare oggi alla Dylan di allora le direi: sii coraggiosa, racconta tutto».

Dylan ha detto di ricordare cosa accadde nella soffitta della casa di sua madre in Connecticut: «Ricordo quel che indossavo e quello che
non indossavo». E poi: «Le cose che mi mettevano a disagio mi facevano pensare che ero cattiva perché non volevo fare quello che lui voleva che facessi. Per quel che sapevo, era come un padre trattava normalmente le figlie, non era normale che io mi sentissi a disagio».
Mercoledì 02 Ottobre 2013 - 21:40
Ultimo aggiornamento: Giovedì 03 Ottobre - 01:14 

Mia Farrow aveva 19 anni quando, da perfetta sconosciuta, divenne famosa in tutto il mondo per essere diventata l'ennesima amante del famosissimo Frank Sinatra che all'epoca ne aveva 49.
La madre di lei, attrice di scarsa fama, disse: "Sinatra andrebbe bene per me, non per mia figlia che è troppo giovane per lui."
Ma la figlia era molto felice di essere uscita dall'anonimato e di essere diventata Mia Farrow in tutto il mondo. Riuscì anche a farsi sposare, diventando la terza moglie di "The Voice" per poi subito divorziare dopo appena due anni. Ma ormai era fatta! La fama e i film importanti erano raggiunti.

Ha poi sposato un direttore d'orchestra tedesco ed ha iniziato una sequenza bulimica di adozioni, fra cui la famosa Soon-Yi Previn, cognome del padre adottivo.

Quando il suo maturo e non avvenente amante Woody Allen intrecciò una relazione con la sua figlia adottiva rendendo concreto il mito di Lolita, a lei prese quasi un coccolone.
E' comprensibile.
Da quel momento venne fuori che Allen era un pedofilo.
Ma allora come spiega la sua relazione con Sinatra quasi cinquantenne all'età più o meno della sua figlia adottiva con Allen?
Due pesi e due misure?

Comunque Allen non si è comportato bene avendo una relazione con la madre adottiva di Soon-Yi, a parte gli oltre trenta anni di differenza...

L'ha sposata qualche anno dopo lo scandalo internazionale che ne è scaturito data la fama dei personaggi, ed hanno adottato anche loro due bambine: la tribù degli adottati continua.

In questo guazzabuglio di figli naturali avuti da Mia Farrow con Prévin, figli adottati con lui e senza di lui (la legge americana consente adozioni anche nello stato di single), figli adottati anche da Allen con Mia, nemmeno convivente, poi da Allen con Soon-Yi ormai moglie... ci si sente soffocare dalla confusione dei rapporti... anche e soprattutto psicologici in cui debbono ritrovarsi questi poveri figli, i quali avrebbero diritto ad un poco di chiarezza familiare in modo da stabilire i giusti modelli di riferimento ed anche di identificazione per crescere bene...

Ora, nella sua battaglia di odio vendicativo, la Farrow dichiara che l'unico figlio biologico di Allen "forse" è di Sinatra, il quale quando è nato, nel 1987, aveva 72 anni!
Poco male... l'uomo può essere fertile anche a quell'età, però è inevitabile chiedersi come mai tanta bile da parte di Mia se anche lei durante la relazione con Woody... beh! non è stata leale.

Comunque, per fortuna, ora c'è l'esame del DNA che farà chiarezza ed Allen potrà liberarsi da un peso...