martedì 18 febbraio 2014

Ma si può avere Giustizia?!

Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Corte dei Conti sequestra il conto di Bassolino

La procura della magistratura contabile dispone il sequestro conservativo dopo una indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. Per la procura gli appalti della Regione Campania sarebbero stati esosi per l'ente e dannosi per il servizio

Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Sorte dei Conti sequestra il conto di Bassolino
Cinquantatre milioni di euro, da dividere – con percentuali diverse – tra gli ex amministratori della Regione Campania e le aziende che hanno gestito la depurazione. In cima alla lista della procura della Corte dei conti – che ha chiesto il blocco dei conti correnti alla Guardia di finanza – c’è l’ex governatore Antonio Bassolino, chiamato a rispondere per il 20% della cifra, pari a circa 10,6 milioni di euro. C’è poi l’ex assessore all’ambiente Walter Ganapini – ambientalista storico, con un passato a capo dell’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente – che risponde per 2,6 milioni di euro e l’ex dirigenza dell’Arin, la società che gestisce l’acqua di Napoli, ripubblicizzata un anno fa dalla giunta de Magistris: Maurizio Barracco, ex Ad, e Francesco Panico, con 3,7 milioni di euro ciascuno di presunto danno erariale. Chiamata in giudizio è anche la società che ha gestito il sistema di depurazione fino a pochi mesi fa, la Hydrogest spa, che deve rispondere per 10,6 milioni di euro.
La contestazione della procura della Corte dei Conti arriva dopo un’accurata indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. L’affidamento dell’appalto – avvenuto durante il governo Bassolino – si basava sul sistema del project financing. Per i magistrati contabili il vero affare lo avrebbe realizzato solo la società vincitrice, grazie ad un sistema che garantiva il pagamento automatico del servizio da parte della regione Campania. Quel tipo di affidamento – scelto nel 2002, quando Bassolino svolgeva anche il ruolo di commissario straordinario all’emergenza rifiuti – era stato sconsigliato dal Cipe, vista “la complessità del sistema depurativo”, spiega il nucleo tributario della Guardia di finanza. Nonostante il parere negativo, nel 2003 l’appalto viene aggiudicato alle società Termomeccanica Ecologia e Giustino Costruzioni, poi confluite in Hydrogest. Il piano economico prevedeva un investimento di 120 milioni di euro da destinare all’adeguamento del sistema fognario e di depurazione della regione Campania. In cambio il raggruppamento di società di era aggiudicata la gestione dei canoni per le acque reflue, “per un volume di affari stimato in oltre un miliardo di euro”. Qualcosa, però, non ha funzionato: per la Guardia di finanza su quella gestione hanno pesato “significative anomalie”.
In sostanza – spiega la Procura della corte dei conti – il rischio imprenditoriale alla fine gravava solo sulla regione Campania e la stima del “ricavo garantito” sarebbe risultato abnorme. Secondo la ricostruzione della Procura, la Hydrogest non avrebbe attivato le procedure per riscuotere i canoni dai gestori idrici, avendo la certezza di ricevere in ogni caso i soldi dalla regione. Non solo. Nell’accordo con l’Arin – il gestore dell’acquedotto di Napoli – ha concesso un aggio sulla riscossione “nettamente superiore ai limiti imposti”, pari al 20%.

Gli italiani non sperano più che possano avere Giustizia, vedere condannati i ladri di Stato, coloro che si sono approfittati del denaro pubblico sia per vantaggi personali, sia malversandolo, sprecandolo, creando buchi enormi...
Non sperano più: per questo in Sardegna metà della popolazione ha rinunciato al diritto che sancisce una democrazia: il voto.
La gente ha troppe volte sperato e troppe volte ha visto che era impotente di fronte ad un'impunità garantita anche da lunghi processi che poi non sfociano in nulla!
Magari si riuscisse a far pagare a Bassolino quello che la sua mala gestione ha provocato. Magari gli sequestrassero tutti i beni presenti e futuri tanto che i suoi eredi debbano rinunciare all'eredità!
Costui che si atteggiava a comunista!! In favore del popolo!
Non c'è speranza. Soprattutto le Regioni si sono rivelate un enorme spreco di denaro e una mostruosa ed arrogante burocrazia, contro la quale il cittadino nulla può. Una burocrazia che non vuole pagare nemmeno quando sbaglia, imponendo i danni della sua criminale lentezza ai cittadini che per essa hanno sempre torto, anche quando hanno ragione. 
Il cittadino è una nullità che deve subire e basta. Al massimo può sprecare un po' dei suoi soldi cercando una giustizia lenta da ottenere e mai incisiva su chi ha sbagliato. I burocrati, chiusi nei loro uffici, al caldo di uno stipendio sicuro non pagano mai per i loro errori: al posto loro paga il cittadino, con le sue tasche.
Inutili sono le Leggi emanate per dare un preciso termine al Procedimento Amministrativo, per dare precisi nomi ai Responsabili di tale Procedimento: la burocrazia è come l'acqua che si richiude su sé stessa, uniforme e piatta, perché tutto continui come prima.  

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giovedì 13 febbraio 2014

Il complesso di Pinocchio

Da: Il Fatto quotidiano

Romano Prodi: “D’Alema mente. Siamo in una gabbia di matti, e la chiave è persa”

In una lettera al Corriere della Sera l'ex dirigente Pci nega di essere stato lui il regista del complotto. Il professore al Fatto: "Quei giorni del 1998 hanno una loro storia, ci sono dei fatti. E quelli restano”

Al professor Romano Prodi, come sempre, bastano poche parole. “Le cose non andarono così e non capisco neppure perché lo abbia fatto”. Si riferisce alla lunghissima lettera al Corriere della Sera nella quale Massimo D’Alema ricostruisce gli ultimi giorni del primo governo Prodi, quando l’allora segretario dei Democratici di sinistra prese il posto a Palazzo Chigi dell’unico esponente del centrosinistra che sia mai riuscito a sconfiggere Silvio Berlusconi.
Il governo guidato dal professore – ministro della Difesa Nino Andreatta, alla Giustizia GiovanniMaria Flick, al Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, non un governicchio, per intenderci – restò in carica per due anni, cinque mesi e quattro giorni, ma venne affossato da quello che sostanzialmente le cronache di allora ci raccontarono come un complotto dello stesso D’Alema, appoggiato nel suo disegno da Franco Marini. E D’Alema, ieri, forse richiamato in causa da molti che vedono quello tra Letta e Renzi come un remake di quelle trame, o forse spinto da altri giochi, ridisegna la storia di quei giorni. Ma lo fa spostando troppe pedine e persone. In sostanza dice che gli errori furono tutti di Prodi, che avrebbe voluto il voto, mentre il presidente della Repubblica di allora, Oscar Luigi Scalfaro, non voleva e non aveva la minima intenzione di sciogliere le Camere. E così la scelta, dopo aver sondato Ciampi, ricadde su lui, Massimo D’Alema. Non solo: secondo l’ex premier diessino, fu determinante l’azione esclusiva di Francesco Cossiga che bocciò Prodi e affossò la possibilità di un governo Ciampi.
Prodi, raggiunto al telefono dal Fatto Quotidiano, non solo dice che così le cose non andarono, ma spiega di far “molta fatica a capire perché sia stata scritta quella lettera”. E, aggiunge, disarmante, ma tutt’altro che disarmato: “Ormai siamo in una gabbia di matti e qualcuno ha buttato via la chiave. Ma non voglio andare oltre. Quei giorni del 1998 hanno una loro storia, ci sono dei fatti. E quelli restano”.
Cosa accadde, retroscena a parte, è noto. E che un complotto di D’Alema ai danni di Prodi ci fu, lo sappiamo anche grazie a una intervista che Franco Marini rilasciò nel maggio 2001 al Corriere della Sera. Sia Marini, sia D’Alema in quei giorni avevano l’interesse di affossare Prodi. C’era un patto tra i due per far saltare Prodi e con lui lo spirito ulivista della coalizione. Obiettivo dell’accordo, ricordava nel 2001 Marini, era esaltare piuttosto il potere dei due partiti, Ds e Ppi. Al primo, con D’Alema a Palazzo Chigi, sarebbe spettata la presidenza del Consiglio. Al secondo sarebbe spettato nel 1999 il Quirinale. Poi il patto saltò quando al Quirinale andò Ciampi e Marini non la prese bene, ma questa è un’altra storia. Quel 9 ottobre 1998 Prodi rimase stritolato e con lui il futuro del centrosinistra.
In quell’autunno del 1998 a Marini spettò il compito di lavorare ai fianchi gli umori di Cossiga, decisivo in quell’equilibrio fragile (il governo Prodi non ottenne la fiducia per un voto) e D’Alema invece dovette ingraziarsi il Vaticano. Perché in quel momento un post comunista alla presidenza del Consiglio non era assolutamente gradito nella Chiesa. Ma c’è un passaggio chiave in tutto questo: il leader degli allora Ds, proprio in quei giorni, da presidente del Consiglio quasi incaricato, riesce a farsi ricevere pochi minuti da papa Giovanni Paolo IIClemente Mastella definirà il colloquio “amorevole”.
Sembra storia vecchia, archeologia, ma in realtà, da quel momento in poi, D’Alema aprirà la breccia per quelle che sono le larghe intese che – pur essendosi materializzate solo anni dopo – già erano nell’aria da tempo. L’epilogo lo conosciamo. D’Alema a Palazzo Chigi durò abbastanza poco. Il primo a voltargli le spalle fu proprio quel Marini che oggi il nostro ha dimenticato nella lettera alCorriere della Sera. Così come vengono dimenticati un’altra serie di particolari.
A chi voglia rivolgersi D’Alema non lo sappiamo. Forse invita Renzi a darsi una calmata. Prodi non ne ha proprio idea. Più maliziosi, invece, sono i pensieri dei prodiani che non vedono altra lettura possibile: “Si tratta del seguito della guerra dei 101, secondo noi molti di più, e della mancata elezione di Prodi al Quirinale. Solo a questo gioca D’Alema”.
Da Il Fatto Quotidiano del 13 febbraio 2014
Posso aggiungere a questo i miei ricordi personali: Prodi disse che D'Alema "era stato spietato" e questo fu riportato dai giornali.
L'impressione generale fu che D'Alema aspirava ad essere Presidente del Consiglio dei Ministri, quindi, sfilata la sedia da sotto il sedere di Prodi, ci si sedette lui.
Una cosa che mi colpì fu che l'ex-comunista in eschimo si precipitò a far visita al Papa e poi al Presidente degli USA.
Tornò dagli States con un finanziamento della Philips Morris per la Fondazione di cui si nominò Presidente.
"Philips Morris, una delle compagnie di tabacco leader nel mondo, è tra i finanziatori di Italianieuropei di Massimo D'Alema" Fonte: L'Espresso 


mercoledì 12 febbraio 2014

Ma che parlate a faaa.. ma che parlate a faaa.. qua drento ce sta' solo 'nfamità!!

Le Mantellate, carcere femminile ormai chiuso, è cantato in una bella canzone popolare il cui ritornello ho preso per il titolo di questo post. Si attaglia bene alla situazione politica dell'intera nazione.
Da anni, da mesi, con chiunque parlo: signore borghesi, operai dei pessimi servizi di prima necessità, lavoratori anonimi dei call center a cui ci si rivolge disperati per i servizi che fanno acqua, signori dell'Alta borghesia in declino, poliziotti e ogni sorta di persona senza distinzione di età, lavoro e censo, dalla Liguria in giù... tutti dicono la stessa cosa: "Non se ne può più!" "Hanno rovinato l'Italia!" "A questi del Paese non gliene frega niente, pensano solo alla poltrona!"
Ciò nonostante se si accende la TV si vedono e sentono dibattiti, salotti, in cui gli ospiti (quasi sempre gli stessi politici e giornalisti, raramente qualche imprenditore) dicono sempre le stesse cose: si accusano a vicenda, difendono i soldi che si prendono con leggi fatte solo per loro politici, dicono che bisogna cambiare le cose ma non lo fanno, rispondono all'imprenditore di turno dandogli ragione...
Sempre la gente più disparata con cui parlo mi dice che "La televisione non si può seguire più." "Ma che fai ancora vedi Agorà? Ballarò? Quei salotti pomeridiani con quelle m......... che prendono pure il gettone di presenza?"

Debbo dire che no, non riesco a seguire più codesti dibattiti o salotti se non per al massimo un quarto d'ora.
Ma allora chi li segue se la gente dovunque mi dice scandalizzata "Ma come fai a starli a sentire?" 
Mistero.

Siamo da molto andati oltre quella linea di confine per cui poi alla gente non resterebbe che ammazzarli tutti. Ma parlano, parlano, parlano e sembra non se ne rendano conto.
Il movimento dei "Forconi" è un sintomo, quasi 9 milioni di voti al pacifico movimento di Grillo è un altro sintomo.
Perché passare alla rivoluzione non è facile, è come la rottura di una diga, e la gente, pur esasperata, tende a fermarsi in una grigia, umiliante ma rabbiosa rassegnazione.

I pazzi, perché il loro distacco dalla realtà li rende come tali, che detengono il Potere forse contano su questo: che il popolo deve essere ridotto alla fame vera per rompere la diga. La Storia insegna.

Come abbiamo potuto consentire che questi che hanno gestito il potere varassero leggi che hanno creato una Casta privilegiata, non già servitori dello Stato come ipocritamente si definiscono, ma predatori delle casse comuni.
Hanno voluto le Regioni e relativi Parlamenti da mantenere: sono una moltiplicazione di privilegi e di ruberie come le cronache ogni giorno ci rivelano. E non servono a nulla se non a moltiplicare, oltre la spesa pubblica, la burocrazia che mette bastoni fra le ruote e chiede soldi, soldi, soldi...
Come può vivere la democrazia in una simile realtà documentabile ogni giorno con mille fatti e casi?
Muore soffocata e con essa ogni tentativo di avviare un'attività lavorativa che possa essere fonte di lavoro anche per gli altri.
Le Regioni sono il regno di piccoli uomini che hanno vinto la lotteria di un posto di Consigliere Regionale e mantengono le loro clientele dando contratti di collaborazione a questo o a quel raccoglitore di voti, spesso gente che non ha né arte né parte. Abbiamo visto cosa fanno con i soldi che si sono votati per "I gruppi parlamentari": cene con il loro elettorato, acquisti vergognosi...
Abolire tutto questo è doveroso.
Ma non lo fanno. Non vogliono abolire i loro privilegi. Dicono che nel bilancio dello stato "incide poco"!
E i vitalizi? Oltre 3000 euro al mese, oltre le pensioni doppie, triple... Per pochi anni di versamenti e dai 50 anni in poi!!!
Se non si vuole soggiacere a questo mantenimento parassitario chiedono indietro i soldi (euro 93.000 circa) dei loro versamenti.
E i cittadini italiani che hanno versato contributi per oltre 40 anni (mio marito è un esempio campione) perché hanno dovuto continuare ad assistere al prelievo forzoso dei loro contributi che l'INPS ha voluto comunque anche se la pensione restava ferma ai 40 anni?!
Perché questi cittadini non possono richiedere i loro soldi indietro?
E un parassita che ha versato pochi contributi pretende che lo stato glieli ridia con interessi inimmaginabili mantenendolo per decenni??!! Altrimenti li rivuole indietro?

A quale Casta che si è creata leggi ad hoc appartengono costoro?
Un tempo esistevano i Nobili e il Clero, infine il Terzo Stato.
Ma poi c'è stata la Rivoluzione.
Costoro hanno fatto, con queste leggi che consentono loro di non pagare le stesse tasse che paghiamo tutti sul trattamento di fine rapporto, strame della nostra democrazia.
Si sono messi fuori dalle leggi comuni a noi tutti: di fatto distruggendo il concetto stesso di democrazia.
E' un'infamità, come il verso della canzone...