mercoledì 12 marzo 2014

E Davide Barillari a cui ho scritto tempo fa per questa Legge Regionale (e non ha risposto) cosa farà?


12 marzo - La Regione Lazio alla prova dell'acqua

Domani il consiglio regionale inizia la discussione sulla proposta di legge popolare per l'acqua pubblica. Sceglierà il rispetto della volontà popolare?
Domani, 12 marzo, la Regione Lazio ha un'ottima occasione per rispettare la volontà popolare espressa con i referendum sull'acqua di giugno 2011 e di applicare quei decreti presidenziali che hanno sancito quel risultato con la formula "E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare".
Potrà farlo approvando la legge di iniziativa popolare n°31, che 40.000 cittadini insieme a 40 amministrazioni comunali della Regione Lazio hanno presentato affinché si vada in direzione di una gestione davvero pubblica e partecipata del servizio idrico.
La discussione in aula consiliare sarà quindi un momento cruciale affinché quel testo venga approvato senza stravolgerne i principi, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale, quindi gestibile al di fuori delle regole di mercato, e dalla definizione degli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici, senza dimenticare gli aspetti che tutelano la partecipazione delle comunità locali e che incoraggiano la ripubblicizzazione delle gestioni in essere.
La Regione Lazio avrà anche l'occasione per valorizzare la partecipazione dei cittadini che è stata tema ricorrente della campagna elettorale di Zingaretti: è infatti la prima volta che viene utilizzato lo strumento del referendum propositivo, previsto dallo Statuto Regionale. Nel caso in cui la discussione non porti, entro il prossimo 25 marzo, ad un atto deliberativo determinato in base ai principi del testo di legge n.31, andremo infatti incontro ad un referendum regionale, che darà nuovamente la parola ai cittadini, ma che comporterà anche una spesa collettiva che può essere evitata approvando la legge 31 e applicando la volontà già espressa da 2 milioni e mezzo di cittadini del Lazio in occasione dei referendum del 2011.

Ancora una volta quindi parlando di acqua si parla di democrazia, ma non solo, perchè una legge che contenga i principi di ripubblicizzazione e di gestione di un servizio pubblico fuori dal mercato rappresenterebbe un passo in avanti non solo per l'acqua, ma anche per la difesa degli altri servizi pubblici locali e dello stesso ruolo degli enti locali, oggi più che mai sotto attacco.
Per tutti questi motivi invitiamo tutte le realtà, i cittadini e le cittadine, le istituzioni e gli organi di informazione ad accendere i riflettori su ciò che avverrà nei prossimi giorni nella sede della Pisana e sui protagonisti di questo importante passaggio: i consiglieri regionali, che sono chiamati a discutere la proposta n°31, e le amministrazioni e i comitati, promotori di quel testo.
Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

Simona Savini 3494136733
Cinzia Di Napoli 3936122793
Alfonso Perrotta 3283716743


Per approfondimenti:
http://www.acquapubblicalazio.it/

Per incoraggiare i consiglieri regionali ad esprimersi a favore della proposta di legge i comitati hanno lanciato un'azione di pressione alla quale invitiamo ad aderire (vedi azione di pressione
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L'ACQUA NON SI TOCCA!!! 

giovedì 6 marzo 2014

Assenteismo = parassitismo

Da: Il Messaggero.it

Vigili urbani, boom di assenze
Uno su quattro rimane a casa

PER APPROFONDIRE vigili urbaniromaassenteismomalattie
di Luca Lippera

I numeri come sempre non hanno bisogno di grandi commenti: quasi un quarto dei vigili urbani di Roma - secondo dati del Comune - mediamente non sono al lavoro.
Tra ferie, malattie, assistenza a familiari malati, corsi di studio e «altri motivi» il 23,86 per cento degli agenti è stato assente nell’ultimo trimestre del 2013. Alcune cifre - potete vederle tutti nel sito del Campidoglio - balzano agli occhi: i malati, in alcuni gruppi periferici, sono stati più del doppio rispetto a quelli degli uffici centrali. Può trattarsi di una coincidenza - un’epidemia di influenza incontenibile - ma di ipotesi se ne possono fare finché si vuole. Considerando, solo per fare un esempio, che i gruppi che hanno sede in Centro prendono gli straordinari con più facilità rispetto ai colleghi lontani e dimenticati negli “avamposti” di frontiera.

MISTERI «EPIDEMIOLOGICI»
La classifica della cosiddetta «morbilità» vede in testa il XIV Gruppo (Monte Mario) con un 7,40 per cento di malati tra ottobre e dicembre dell’anno scorso. Seguono il XII (Monteverde), attestato al 7,15, l’VIII (Tintoretto) con il 5,86 per cento e il VII (Tuscolano) fermo al 5,83. Essendo la statistica e la matematica un metro implacabile, è difficile non notare che nel centralissimo gruppo Trevi - sempre nello stesso periodo di riferimento - i vigili che hanno presentato un certificato medico sono stati solo il 3,51 per cento, a Prati addirittura il 3,32, al Comando uno striminzitissimo 3,24. I numeri, in tutti e tre i casi, sono più della metà che altrove, quasi che le epidemie si diffondano a volte con scientifica precisione, come i miasmi che sterminarono tutti i primogeniti dell’Egitto nella tragedia biblica delle “sette piaghe”.

LA VORAGINE
Resta il fatto che negli ultimi tre mesi del 2013 i vigili presenti al lavoro sono stati il 76,14 per cento del totale. Questo significa che ogni giorno, in media, sono disponibili solo 4.586 agenti sugli oltre 6 mila in forza alla Polizia Municipale: ben 1.500, una falange, non sono presenti, aprendo una voragine nel lavoro quotidiano. Va detto, per trasparenza, che circa il 14 per cento ha beneficiato di periodi di ferie (c’era il ponte del 1° Novembre e poi è arrivato Natale). Ma nei numeri, già di per sé impressionanti, potrebbero nascondersi verità ancora più scomode, verificabili solo dal Comando Generale del corpo. Chi sono ad esempio gli uomini (e le donne) che al Tuscolano, all’Eur, a Monte Mario e Monteverde si ammalano con più frequenza rispetto ad altre zone? Sono agenti destinati dai rispettivi comandanti a stare in ufficio o “pizzardoni” spediti senza sosta per strada a occuparsi di viabilità?

IL CASO TUSCOLANO
Il gruppo con più presenze medie è stato Prati (78,6 per cento), seguito da Trevi (77,8), Marconi, Aurelio e Parioli. Il Tuscolano - maglia nera, in un certo senso - ha avuto a disposizione solo il 66 per cento dei 267 vigili in forza nella pianta organica. Idem , più o meno, al Tiburtino, dove gli agenti sono invece 216. Ma le statistiche dicono che certi numeri sono solo teorici: tra turni, assenti, malati e ferie gli uomini sulla strada restano una rarità.
Martedì 04 Marzo 2014 - 08:10

Se si vuole, il parassitismo di molti settori del pubblico impiego si può eliminare.

Parassitismo perché da anni ed anni, accedendo a certi posti per concorso spesso superato su segnalazione più che per vera prova fatta bene, certa gente si sente "sistemata"e nel diritto di ricevere uno stipendio anche lavorando il minimo indispensabile.

Questo costituisce un danno sociale enorme.
Prima cosa: viene a mancare il servizio per il quale la persona è stata assunta.
Seconda cosa: viene pagato uno stipendio per intero con un danno economico per il bilancio dello stato.
Terza cosa: è un danno sociale perché un posto di lavoro viene occupato da persona che si assenta, quando c'è tanta disoccupazione, soprattutto fra i giovani, e  dunque tanta scelta di materiale umano che potrebbe lavorare con efficienza.

Cambiare questo andazzo si può: eliminando le leggi privilegio.
Eh sì!! Ho spesso scritto delle leggi privilegio stratosferico della Casta, ma esistono anche leggi che privilegiano i lavoratori del pubblico impiego.
Spesso si tratta di privilegi ottenuti con rivendicazioni sindacali che, negli anni, hanno consentito ai sindacati di acquisire un grande potere, acquistato con la conquista dei privilegi per questo settore lavorativo.

Abbiamo così creato una sottocasta che deputa solo alla coscienza del singolo la presenza al lavoro e l'efficienza.  

Se si vuole si può cambiare.
Cominciando, come è stato fatto in alcuni settori del pubblico impiego, a togliere soldi dallo stipendio in caso di assenza, fino ad arrivare a trasformare il contratto di lavoro in un part time e quindi a dimezzare lo stipendio dell'assenteista.
Oggi il lavoratore può scegliere unilateralmente il part time, ebbene si può rendere la cosa bilaterale: può scegliere anche il datore di lavoro della P.A., qualora il lavoratore si assenti frequentemente e per le più svariate ragioni  dai suoi doveri. 

Non ti piace lavorare tanto? E allora provvediamo a farti lavorare meno: però ti paghiamo pure di meno!!

Finché non si toccheranno le tasche, come è per ogni cosa, le cose non cambieranno.

Lo Stato dovrebbe farsi sentire: ma come può applicare il rigore ai privilegiati uno Stato governato da una Casta viziata dai privilegi?

mercoledì 5 marzo 2014

Una vita da precario - Raccolta di Novelle "Le verità nascoste"

Una vita da precario


C'è chi cerca lavoro e non lo trova e si adatta a lavori a termine per necessità, per vivere mantenendosi e prova frustrazione e dolore, ma non può fare altrimenti, la dignità gli impedisce di farsi mantenere dalla famiglia di origine o da altri...
Ma lui, come altri ed altre, aveva un fine e l'aveva perseguito con ogni mezzo e alla fine era riuscito.
Non importa se aveva dovuto adattarsi alla più assoluta precarietà dalla stentata laurea in poi: aveva una morale adattabile, una dignità flessibile e sapeva piegare l'orgoglio all'opportunismo più falso pur di perseguire i suoi scopi.
Di famiglia modestissima, i suoi campavano con un po' di terra e qualche mucca, si era iscritto all'Università per fare qualcosa dopo il diploma all'Istituto Tecnico. Lavoro non se ne trovava... Campare al paese facendo il contadino come i suoi genitori non gli sorrideva... Si era iscritto al Corso di Studi che gli sembrava più utile: Giurisprudenza... Ma come era faticoso dare gli esami... Aveva conosciuto una ragazza che gli si era attaccata come una cozza... Non è che fosse convinto di amarla veramente.. Certo gli piaceva... E poi era molto calda... Anche il sesso così generosamente dato non gli dispiaceva affatto. Si lasciava amare. Lei era pure ricchetta: i suoi avevano una villa con un grande terreno. Non aveva capito bene cosa facessero nella vita, erano un po' strani. La madre si diceva laureata in Legge.. ma quando parlava diceva strafalcioni che persino lui notava.. In fondo qualche esame all'Università l'aveva dato e capiva quando uno era ignorante. Ma lui faceva finta di crederci... Chi glielo faceva fare di chiedere a Serafina, la sua ragazza, la verità sugli studi di sua madre. Poi un giorno glielo disse lei, con molto imbarazzo ed un po' di dolore: "Mia madre dice delle bugie... Forse non sta bene.. Lei non è nemmeno diplomata. Lavora in uno studio di un avvocato e basta."  Lui si mostrò comprensivo, non gli costava niente perché gli conveniva. Gli piaceva stare nella bella villa di Serafina, mangiare gratis... Certo di soldi ne giravano in quella casa. La madre comandava a bacchetta il suo moscio marito che davanti a vicini e conoscenti spacciava per improbabile dottore. Lui vedeva e taceva ma il padre di Serafina glielo aveva detto: "Faccio il tornitore nell'Istituto di Ingegneria Meccanica." Marcello ascoltava e faceva finta di niente. L'unica noia era Serafina che lo spronava a laurearsi.
Alla fine ci riuscì con 102 su 110. Aveva 29 anni.
Rimase all'Università bighellonando dietro ad un professore. Offriva il suo molle opportunismo che si piegava volentieri per ogni servizio. Non gli bruciava una dignità che non c'era, mentre c'era l'ambizione di emergere. In questo era aiutato dalla madre di Serafina che era strana, stravagante e mentiva, ma aveva una smodata ambizione di emergere che gettava anche addosso a lui. In fondo lui una laurea alla fine l'aveva, anche se con voti bassi, e l'unico modo di emergere era servire, offrire servizi, fingere sempre e farsi aiutare. Anche dalla madre di Serafina che, nella sua nebulosa attività, vantava conoscenze a cui chiedere favori. Cosa desse in cambio la sua debole morale non voleva chiederselo. Arrivò ad offrire a delle impiegate dell'Università, con cui aveva a che fare lavoricchiando dietro al professore, favori che la madre della sua ragazza poteva fare tramite l'avvocato dove lavorava. Alla fine tutto si risolse in chiacchiere, ma intanto si era mostrato gentile e disponibile e quelle erano meno scostanti quando andava a chiedere carta per le fotocopie o altre piccole incombenze per il professore, il quale gli aveva promesso di farlo accedere ad un Dottorato di Ricerca e lui ci sperava per avere la borsa di dottorato e non lavorare più gratis. 
Tutto andava bene, il professore l'aveva fatto accedere al Dottorato: poco importava la prova concorsuale.. Se non voleva lui... Altri avevano concorso avendo 110 e lode, ma il professore aveva fatto valere gli scarsi lavori scritti con lui ed altri come più confacenti a quel tipo di Dottorato. Non erano pubblicazioni che dicessero granché, ma il professore doveva avere tanti lavori, era il numero che contava più che i contenuti, ed essendo occupato a tessere contatti ed affari, per avere più potere, doveva avere gente come lui che scriveva, poi lui, il professore, supervisionava, tagliava, aggiungeva e via! Comunque, anche senza ingegno, quel posto, per avere finalmente un po' di soldi con la borsa, se lo era guadagnato. Era stato un buon servitore. Ma non gli pesava, era nella sua natura, l'importante era arrivare e allora... Non ci sarebbe stato nessun ostacolo per sentirsi finalmente qualcuno! Umile con i potenti e superbo con tutto il resto! Quelle umiliazioni le avrebbe riscattate librandosi al di sopra degli altri!
Ma proprio in quel momento Serafina gli disse di essere incinta.
Rimase stordito. Lei voleva sposarsi e tenere il bambino. Lui, timoroso delle reazioni soprattutto della madre di cui conosceva le folli furie, disse: "Va bene, ma io non ho soldi." Sui suoi genitori sapeva di non poter contare, ovviamente, e la mite Serafina andò a parlare con i suoi genitori. Il padre le disse di non preoccuparsi: "C'è tuo padre." La madre si dette da fare per organizzare tutto il rinfresco e Marcello si ritrovò sposato senza cacciare un euro. Gli dettero anche la casa di città e, date le scarse entrate,  i suoi suoceri pagavano pure il condominio.
Non si sentiva affatto umiliato: niente orgoglio, non gli competeva, provava invece una certa euforia di poter vivere in una casa di città, lui che aveva sempre vissuto in paese.
Serafina dopo la laurea aveva fatto pratica dall'avvocato dove lavorava sua madre. Non le davano soldi e le affibbiavano le carte da portare in Tribunale. Anche lei faceva la galoppina. Tentò l'esame per l'iscrizione all'Albo ma le andò male. Alla figlia dell'avvocato invece andò bene. La madre rosicava e aumentò le sue pressioni sull'anziano avvocato. Intanto nacque il bambino ma aveva qualcosa che non andava e... dopo varie cure e ricoveri morì.
Usò la sua disgrazia per impietosire l'ambiente universitario dove lavorava. Provò un concorso di ricercatore, l'ossessionante suocera chiese favori a destra e a manca, fece ridere una sua amica e vicina di casa vantandosi che "aveva fatto fare una telefonata da una persona importante".  Marcello non ebbe il posto di ricercatore. Il professore gli fece fare un contratto a termine per l'identico ruolo. Ma dopo un anno stava di nuovo senza stipendio. A mangiare mangiavano: sempre a carico dei suoceri. Non si chiedeva da dove venissero i soldi che, soprattutto sua suocera, faceva confluire nel dispendioso bilancio: mantenevano la sua famiglia, ma lui non si sentiva  a disagio per questo, anzi! 
Nel frattempo sua moglie aveva tentato di nuovo il concorso per l'iscrizione all'Albo. Questa volta andò bene. Non si chiese se era stato anche per le richieste di raccomandazione della sua irrequieta suocera. Andava bene così. Certo gli conveniva star zitto, essere acquiescente, assecondare le pazzie di quella strana donna insieme al suo appiattito marito, anche se lei non lo risparmiava con battute sferzanti e anche sfuriate e rinfacci. Stava zitto soprattutto nei periodi in cui restava senza reddito. Poi di nuovo un contratto a termine come ricercatore, poi niente, poi un assegno di ricerca... poi di nuovo niente. La moglie ed il secondo figlio, che nel frattempo gli era nato, vivevano più nella villa dei suoceri  che nella casa di città. Loro mantenevano il tutto. Finiti i sei mesi dell'assegno di ricerca per molto tempo sembrò che l'ambiente universitario non sapesse più che farsene di lui. I mesi passavano senza soldi e almeno le bollette le doveva pagare. Sua moglie riusciva a racimolare qualcosa con piccole vertenze di clienti trovati qua e là ma, se voleva restare nello studio dell'avvocato conosciuto da sua madre, doveva continuare a fare del lavoro per lui e accontentarsi di poco più di un rimborso spese. Sua suocera invidiava ferocemente la figlia del titolare dello studio perché aveva il nome associato a quello del padre. Però Serafina fingeva di esserle amica anche se sua madre la chiamava con epiteti tipo "la matta".
Certo sua suocera non era un simbolo né di morale, né di intelligenza ed equilibrio, ma a lui conveniva tenersela buona visto che da più di dieci anni manteneva la sua famiglia sia per il vitto che per l'alloggio. Gli aveva procurato anche delle consulenze nei mesi in cui non aveva avuto alcun reddito. Continuava però ad andare all'università gratis per non perdere i contatti. Continuava a collaborare alle pubblicazioni... Finché sua suocera non reclamò per l'indisponibilità della casa di città che, in un certo periodo, le avrebbe fatto comodo. Usò anche questo umiliante evento per pietire comprensione da parte del potente che serviva in quel momento e quello gli disse: "Ci sarebbe un posto a termine per Strasburgo." Fece un salto in aria dentro di sé e rispose calmo che era disponibile.
Nel suo smodato egoismo ed altrettanta smodata ambizione non si pose l'ostacolo della separazione da sua moglie e da suo figlio: lui volava alto! Aveva raggiunto quello che desiderava.
Fu aiutato in questa scelta dall'ambizione megalomane della suocera, a cui si accesero gli occhi  al pensiero delle vanterie che avrebbe potuto finalmente propalare nel vicinato senza ricorrere alle solite menzogne, ma anche quel mollaccione di suo suocero si dimostrò vanesio per il suo successo e Serafina, che lo amava e a cui si era stretto il cuore al pensiero di vivergli lontana, accettò la sua scelta per la sua carriera che, dopo sedici anni, finalmente aveva avuto un'impennata. 



domenica 2 marzo 2014

Burocrazia = Pazzia

Palermomania.it > CRONACA REGIONALE

Trapani, veterinario ha un contratto da un minuto a settimana

La vicenda paradossale scaturisce da un’applicazione “alla lettera” di un decreto assessoriale che calcola il compenso in base alla retribuzione ricevuta dal professionista nel 2009. Il medico: “È mortificante”

di Palermomania.it | Articolo inserito il: 02/03/2014 - 07:03

Cosa c’è di strano nel fare il veterinario presso un’azienda sanitaria? Nulla, se non fosse che il contratto prevede un solo minuto di lavoro a settimana. È questa la paradossale e incredibile situazione che sta vivendo Manuel Bongiorno, veterinario di Castelvetrano, che svolge l’attività da convenzionato con l’Asp di Trapani.
Da un anno, infatti, ha una convenzione da un minuto settimanale. Convenzione valida fino a giugno del 2014 (automaticamente rinnovabile, ndr), almeno stando a quanto si legge nella lettera di incarico dell’Asp che ha trasformato il suo contratto di diritto privato in incarico ambulatoriale a tempo determinato.
È successo - ha spiegato Paolo Ingrassia, presidente nazionale del sindacato veterinari italiani - che in base ad un decreto assessoriale di stabilizzazione è stata convertita la prestazione erogata in precedenza in debito orario. La somma guadagnata nell’anno preso a riferimento equivale ad un minuto di debito orario. Il mio collega arriva in ufficio saluta per l’ingresso, saluta per l’uscita e va via senza scambiare neppure una parola. Se deve lavorare è tutto straordinario”.
La vicenda paradossale nei prossimi giorni arriverà sul tavolo non solo del dirigente dell’Asp di Trapani Fabrizio De Nicola, ma anche all’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, considerando che il caso di Manuel Bongiorno non è isolato: “Ci sono anche tanti altri veterinari che hanno un contratto di quattro minuti di 45 minuti, di un’ora - ha aggiunto Ingrassia -. E così via. Queste persone rappresentato paradossalmente solo dei costi, non delle risorse. Una vicenda che si commenta da sola”. 
Intanto,  anche il diretto interessato ha chiesto che venga fatta qualcosa. “Ho chiesto di smettere per potere lavorare davvero - ha osservato Bongiorno -. Io voglio dare il mio contributo all'azienda e non voglio essere mortificato”.

Un altro esempio di idiozia burocratica: burocrati senza cervello che scrivono e applicano leggi e regolamenti in un mondo in cui la realtà, il buonsenso e la ragione non esistono più. Vivono in una bolla di irrealtà.
E' spaventoso e c'è poco da ridere.
Buttano i soldi dalla finestra: pensate, debbono fare un mandato di pagamento per meno di 2 euro! Un tizio, pagato con i soldi della Regione (quindi dei contribuenti) passa il suo tempo lavoro a redigere mandati di pagamento di importi esigui e ridicoli per pagare questi insensati contratti, anch'essi redatti e firmati da funzionari amministrativi e impiegati della Regione che avranno passato chissà quante ore lavorative a fare ciò!!
Tutte queste scartoffie (anche la carta costa, le cartucce delle stampanti costano) e tempo lavoro pagati per qualcosa di insensato: veterinari che non possono dare alcun servizio in un tempo così distribuito... Quindi un costo lavoro totale per produrre NIENTE!!!
Va rimosso subito il folle burocrate che ha partorito una simile insensatezza!! Bisogna finirla! Le Regioni, inoltre, sono peggio dei Ministeri! Sono solo centri di spesa pubblica che creano perdite a rotta di collo! 

sabato 1 marzo 2014

Salva Roma: perché?

Sono romana "de' Roma", non sono leghista, ma mi chiedo perché, dopo che Roma ha avuto i finanziamenti per Roma Capitale oltre al resto, bisogna tappare i buchi con altri soldi dei contribuenti italiani.

Da: La Repubblica.it
26 febbraio 2014
...nelle casse del Campidoglio fino al 2012 sono sempre entrati 450 milioni di euro l'anno sotto forma di trasferimenti statali "per il finanziamento del bilancio". 

Ma come si è giunti a questa situazione? Dal 2008 nella Capitale opera una sorta di "bad bank". Da quando il sindaco - allora era Alemanno, mentre al Tesoro c'era Tremonti - ha assunto la funzione di Commissario straordinario del governo, l'ordinamento contabile di Roma è stato distinto in due gestioni: una commissariale, che ha preso in carico tutte le entrate e i debiti assunte fino al 28 aprile 2008, e una ordinaria. Nel dicembre dello stesso anno è stato predisposto un piano di rientro. I vari accertamenti, rivisti e corretti in più occasioni, hanno portato ad aggiornare il disavanzo al 31 dicembre 2012 a 13,89 miliardi, che diventano 8,53 senza considerare gli interessi maturati in un periodo fino al 2048.

Il Commissario si è visto assegnare un assegno annuo da 500 milioni tra il 2008 e il 2010 per finanziare il piano di rientro: in pratica lo Stato si è fatto carico di dotarlo di risorse per gestire i danni atavici sui quali si è deciso di mettere un punto fermo. Dal 2011, come dettaglia la relazione della Camera al provvedimento bloccato, il Tesoro ha costituito un fondo da 300 milioni annui, mentre per la quota restante (200 milioni) le mani sono andate nelle tasche dei cittadini: quella fetta è stata coperta dalla gestione ordinaria con l'aumento dell'addizionale Irpef al limite massimo dello 0,4% oltre che dall'addizionale commissariale sui "diritti d'imbarco". A ciò si è aggiunta comunque la dotazione del fondo del Mef (altri 50 milioni) prevista per "agevolare i piani di rientro dei Comuni" commissariati.
Il problema è che anche la "gestione ordinaria", la parte che sarebbe dovuta essere "good", ha continuato a generare debiti. Il sindaco Marino, da poco insediato, aveva indicato il monte debiti in poco meno di 900 milioni. Nonostante l'introduzione dell'Imu, che ha mandato in soffitta l'Ici sugli immobili, sia stato un "favore" importante per le casse del Comune - con i proventi balzati da 700 milioni a 1,6 miliardi, facendo aumentare le entrate complessive di un miliardo l'anno (+25% in più a fronte di ricavi complessivi per 5 miliardi) - solo nel 2012 il saldo di gestione è risultato negativo per 280 milioni di euro. Di qui l'urgenza di correre a salvare la Capitale.

Le nuove norme - ora bloccate - avrebbero permesso al Commissario (separato dalla figura del sindaco già dal 2010) di inserire 115 milioni di debiti emersi per obbligazioni antecedenti al 28 aprile 2008, cioè di scaricarli sulla gestione commissariale da quella ordinaria. A ciò si sarebbe aggiunta una seconda partita di giro tra le due gestioni relativa all'anno 2009, con effetto benefico per i conti del bilancio "ordinario" e la possibilità di riportare in equilibrio la parte corrente dei bilanci 2013 e 2014. Proprio questa partita è stata valutata in 485 milioni complessivi.


Il problema di Roma, come peraltro quello di Napoli e di gran parte degli enti locali, è quello di riscuotere quanto dovuto dai cittadini, dalle società partecipate e anche dallo Stato. Già nel 2012 la Corte dei Conti sottolineava che dall'entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, il Campidoglio è riuscito a incassare soltanto il 12% delle multe. Un'operazione di cui prima si occupava Equitalia, ma che dal 2013 è tornata al Comune. Sulla stessa lunghezza d'onda anche i residui: nel 2012 le riscossioni accertate, ma ancora da effettuare ammontavano a poco meno di due miliardi di euro. Ma non basta: solo un passeggero su quattro paga il biglietto dell'autobus, con una perdita annua da 100 milioni di euro (Londra solo il 2% non paga).

Per quanto riguarda i contenziosi con lo Stato i sindaci da Veltroni ad Alemanno fino a Marino hanno messo all'indice il contenzioso urbanistico degli anni Cinquanta e i mancati trasferimenti per il trasporto locale. Di certo nei piani del Comune mancano operazioni di tagli alla spesa e recupero crediti: i residui conservati, ovvero quelli che il Comune conta di recuperare negli anni, sono iscritti a bilancio per 4,4 miliardi, ma nel 2012 la riscossione si è fermata al 33%.

Tornando al Salva Roma, alle operazioni contabili tra "good" e "bad bank" il tentativo di salvataggio aggiungeva un'altra voce ancora, che ha sollevato i dubbi dell'ufficio studi del bilancio della Camera. In particolare, con la norma congelata si sarebbe permesso al Comune di cambiare la natura di una partita di crediti nei confronti delle controllate, riacquisendone la "esclusiva titolarità". Il servizio studi sottolinea però che
"non risultano evidenti" le ragioni "in base alle quali Roma Capitale debba riacquisire la titolarità di crediti che dovrebbero già essere dall'origine nella titolarità" del Comune stesso, "in quanto crediti dell'ente verso le proprie partecipate". Poi la richiesta cruciale: "Nell'ipotesi si tratti di posizioni creditorie precedentemente eliminate in quanto di scarsa esigibilità, andrebbero chiariti i motivi che ora ne determinano la reiscrizione tra le attività patrimoniali di Roma Capitale". Diversamente, sarebbe cosmesi contabile bella e buona.

Da ultimo, il Salva Roma prevede un sostegno finanziario per superare l'emergenza della gestione dei rifiuti, con stanziamenti di 6, 6,5 e 7,5 milioni nel triennio 2013-2015, con effetti di indebitamento pubblico che non sono previsti per le operazioni di spostamento di crediti e debiti tra il Comune di Roma e la sua "bad bank".

Credo che l'articolo de La Repubblica.it sia esaustivo e comprensibile, certo non a tutti coloro che di ragioneria e di bilanci non hanno dimestichezza, comunque quello che si capisce è che c'erano debiti prima di Alemanno e che si è cercato di porvi rimedio con un'operazione onerosa per lo Stato (soldi dei contribuenti Italiani) e che non tutto è chiaro, soprattutto per quel che attiene il recupero crediti.
Le cose viste da molto vicino mostrano crediti vantati soprattutto dalle controllate, cioè le solite AMA, ATAC, ACEA ecc..

IL RIMEDIO: Non si può continuare a porre rimedio alle cattive gestioni del denaro pubblico chiedendo altro denaro pubblico.
L'imposizione fiscale, ce lo ripetono ad ogni telegiornale, è altissima, livello Paesi del Nord Europa, SENZA AVERNE PERO', a differenza di tali Paesi, UNA RICADUTA IN SERVIZI.
Roma non ha ancora una raccolta differenziata dei rifiuti nonostante da anni la UE abbia messo al bando le discariche.
La ragione è sempre la stessa: corruzione. Visibile anche quando ancora non è assurta alle aule dei tribunali, bastando la semplice logica ed il buonsenso: perché Malagrotta è andata avanti così tanto? E siamo arrivati ai tribunali... ecco la risposta.
Dunque dobbiamo fare un'unica legge: chi amministra il denaro pubblico e crea ammanchi, dal piccolo comune alla Regione, DEVE PAGARE CON IL SUO PATRIMONIO PERSONALE e, non coprendo l'intero buco economico, con quello dei suoi eredi.

Non è una misura eccessiva. L'ho già scritto: nell'Antica Roma chi ambiva a gestire la Cosa Pubblica pagava di tasca propria opere pubbliche.
Qui la gente, con una rete di connivenze, appoggi e favoritismi fatti passare con leggi e leggine, si arricchisce a spese dei contribuenti e le perdite si riversano sui contribuenti medesimi.

Si chiedesse conto in modo retroattivo a Veltroni, Rutelli e poi ad Alemanno delle loro gestioni.
Finché questi non pagheranno i buchi saremo sempre chiamati noi a tapparli e tutto continuerà come prima.

Spero in una Legge che li chiami a rispondere: invito il M5S a redigerla (se non l'ha già fatto).  
******


Seguono immagini di quello che ci fanno con i soldi per Roma:
Centro di Roma: perché gli amministratori non li fanno svuotare?


I cittadini ci provano, ma nessuno degli amministratori se li fila... se non per chiedere più soldi 


 Perché gli amministratori non multano chi ha affisso tutti questi manifesti incamerando soldi invece di chiederli a noi?


Persino sotto lo Stato Pontificio facevano rispettare le leggi 


.... e multavano... oltre le pene corporali....


Dobbiamo rimpiangere lo Stato Pontificio? Speriamo di no!!!!!!!

Giardinetto pubblico. Gente peggio dei maiali! Ma da quanto tempo gli amministratori che chiedono soldi a palate NON LO FANNO PULIRE?



...da quanto tempo gli amministratori che chiedono soldi a palate.... non passano a pulire?

Perché non multano gli imbrattatori? Forse perché certi telegiornali, certi giornalisti chiamano questi barbari "writers", "artisti"? Tanto basta chiedere i soldi ai contribuenti....


Castel  Sant'Angelo!!! Questi sono gli immigrati di cui l'Italia ha bisogno!!
Hanno la licenza di vendita ambulante che chiedono agli italiani?
Ma se non hanno nemmeno il permesso di soggiorno!!!
Però sporcano lasciando cartacce che... indovinate chi paga?


Malagrotta? No, uno spazio cittadino.


Questa è Malagrotta.


giovedì 27 febbraio 2014

Arricchimenti con le coperture della politica

“Vi svelo i potenti di Acea”. Parla la vedova dell’uomo chiave dell’inchiesta Cerroni

Debora Tavilla, ex dipendente dell'azienda di servizi, è stata la moglie di Arcangelo Spagnoli, membro della struttura Commissariale dei rifiuti, morto nel 2012. Figura cardine delle indagini della Procura di Roma. I magistrati hanno trovato conti milionari all'estero riconducibili all'uomo. La donna rivela al Fatto.it: "Ho scoperto che mio marito aveva comprato un grosso appartamento di cui non sapevo nulla"


Era il grande sogno dell’imprenditore Manlio Cerroni - finito ai domiciliari su richiesta del procuratore della capitale Pignatone e del pm Galanti il 9 gennaio scorso per traffico di rifiuti – quell’inceneritore di Albano Laziale in provincia di Roma. Un’opera che avrebbe visto la nascita di un colosso dei rifiuti: oltre al re di Malagrotta, anche le società del Comune di Roma - Ama e Acea - erano parte attiva di quel progetto, attraverso la società Coema. E a tessere la rete di rapporti e relazioni – il giusto carburante, secondo i magistrati romani, per far funzionare l’alleanza a tre – c’era il personaggio chiave dell’affaire romano, Arcangelo Spagnoli. Ex consigliere comunale, uomo dai mille contatti, ad iniziare da Biagio Eramo, ai vertici di Acea fin dagli anni ‘90. Dieci anni fa Spagnoli entra nella struttura Commissariale dei rifiuti, creata per la gestione dell’ennesima emergenza nella Capitale. Ha un ruolo bipartisan, lavora con tutti, con l’obiettivo di veder nascere il colosso romano della “monnezza”, unendo ‘il Supremo’ - è proprio Spagnoli a coniare il soprannome per Cerroni – con le ambizioni industriali di Acea, multinazionale che da poco si era quotata in Borsa, pronta a entrare nel business più promettente, dopo l’acqua e l’energia. L’inchiesta su di lui si sono fermate nel gennaio del 2012, quando muore per un malore. Ma proprio sul nome di Spagnoli si erano concentrate le indagini, tanto da portare il Noe a perquisire la sua abitazione lo scorso 9 gennaio, al momento degli arresti degli uomini della Holding Cerroni.
Oggi la vedova Spagnoli, Debora Tavilla, ha deciso di raccontare la sua verità ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. Quando i Carabinieri hanno bussato alla sua bellissima casa all’EUR ha scoperto una sorta di seconda vita del marito, che mai avrebbe sospettato. I tre milioni di euro mandati all’estero tracciati dalla Guardia di finanza? “Mai visti quei soldi, al momento della morte di mio marito – dichiara la Tavilla – non c’erano sui suoi conti. I magistrati facciano chiarezza, sono la prima io a volerlo”. Mandato a chi, dunque, quel fiume di denaro? Nelle informative della Gdf quel flusso ritenuto sospetto è stato tracciato con precisione: “199 mila euro nel 2003, 507 mila euro nel 2004, 1,07 milioni nel 2005, 509 mila euro nel 2006, 325 mila euro nel 2007 e 187 mila euro nel 2008”, ultimo anno della consulenza di Spagnoli presso la struttura commissariale. Le Fiamme Gialle hanno poi rilevato diverse incongruenze tra i redditi dichiarati e la disponibilità finanziaria.
Alle nostre telecamere, la donna fa un’altra rivelazione: “Ho scoperto solo poco prima della sua morte che mio marito aveva il possesso di un grande appartamento a Roma, sempre all’Eur. Non mi aveva detto nulla”. Un immobile acquistato nel 2009 per una cifra dichiarata di 660 mila euro, come risulta dall’informativa della Finanza.
Nell’ordinanza di custodia cautelare contro Cerroni il nome di Tavilla appare non solo come moglie di Arcangelo Spagnoli, ma soprattutto come dipendente di Acea, dal 1999 al 2010, con aspirazioni di promozioni e avanzamenti di carriera grazie al marito influente. “E’ vero, sono entrata su segnalazione di mio marito, sostenendo un colloquio. Mio marito diede il mio curriculum ad un dirigente, fui presa. Ma come me entrarono altri parenti – afferma -. Entrò anche Camillo Toro, figlio dell’allora magistrato Achille, che seguiva sempre Biagio Eramo, uno dei massimi dirigenti. Anche il nipote di Eramo lavora in Acea. Eravamo una grande famiglia”, è l’incipit del suo racconto, raccolto nel video esclusivo de ilfattoquotidiano.it.
Secondo gli inquirenti Spagnoli intendeva agevolare Acea per migliorare la posizione della moglie e mantenere una riconferma presso la regione Lazio. Nella rete di parenti e amici di chi conta in Acea spunta il figlio dell’ex magistrato Toro, che ha patteggiato recentemente una condanna a 6 mesi, pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio e che continua ancora oggi a lavorare in Acea al settore legale. L’azienda precisa: “Una vicenda che non riguarda l’Acea, ma comunque secondo l’attuale normativa non è possibile risolvere il contratto di lavoro”. Nella grande famiglia Acea viene citata anche una parente dell’ex deputato Antonio Buonfiglio (An, Pdl e poi Fli ndr), Tiziana, che – precisa l’azienda – è entrata per concorso pubblico a titoli ed esami nel 1997. Tavilla racconta anche della facilità dei rapporti tra ‘il Supremo’ e il management di Acea: “In Acea, Manlio Cerroni – ricorda – entrava con un pass personale e incontrava i vertici dell’azienda”.
Biagio Eramo, attualmente Direttore generale di ingegneria e servizi, ex presidente di Acea Ato 2 (la controllata che gestisce il sistema idrico a Roma e provincia), ed ex Ad di Ama, tra il 2006 e il 2008, contattato da ilfattoquotidiano.it, spiega: “Cerroni entrava in Acea come tutti gli altri visitatori esterni e veniva registrato. Aveva rapporti con i vertici per il suo ruolo, da privato, in Coema. Nulla più”. Negli atti dell’inchiesta della Procura di Roma emerge che tra i destinatari dei regali inviati da Cerroni e dalla sua azienda Colari c’era anche Eramo: “Tra i destinatari c’era una molteplicità di soggetti”, è la risposta del manager di Acea. Su suo nipote assunto in Acea, l’ufficio stampa dell’azienda conferma: “E’ stato assunto sulla base di elenchi trasmessi dalle università romane di nominativi con il massimo dei voti, selezionati da un’apposita commissione”.
Di certo il dossier Coema stava a cuore a tanti. Debora Tavilla aggiunge un dettaglio: “A mio marito avevano anche promesso un posto quando sarebbe nato l’inceneritore“. E proprio sul consorzio Coema, la Procura continua le sue indagini. Intanto a ilfattoquotidiano.it risulta che Debora Tavilla sia stata ascoltata per diverse ore dal pm titolare del fascicolo.
di Andrea Palladino e Nello Trocchia, montaggio video Samuele Orini

Direttamente dal blog di Beppe Grillo: Luigi Di Maio conosceva Eduardo De Falco

Salviamo il panificio di Eddy #PerEddy



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Il MoVimento 5 Stelle è una comunità in cui nessuno deve essere lasciato indietro. Eduardo De Falco, Eddy, il panettiere di Pomigliano che si è tolto la vita dopo aver ricevuto una multa, faceva parte della nostra comunità. Aiutiamo la sua famiglia! Ognuno contribuisca come meglio può.

di Luigi Di Maio

"VI CHIEDO AIUTO.
Eddy era uno di noi. Era del Movimento. Era un commerciante di Pomigliano d'Arco che si è suicidato qualche giorno fa per una multa di 2000 euro, fattagli dall'ispettorato del lavoro: la moglie lo stava aiutando nel panificio che gestiva (si è beccato per questo 2000 euro da pagare entro 12 ore + altri 9000 euro). Una tragedia. Eddy si è tolto la vita lasciando la moglie e tre bambini. Lo avevo conosciuto qualche anno fa. Venne a proporre al Movimento 5 Stelle del mio comune un progetto sul latte e pane a "km 0". Mi disse: "lanciatelo voi, io lavoro come un somaro". Davanti all'umiliazione di quella multa non ha retto e si è tolto la vita. Eddy era uno tosto. Se non ha retto lui, c'è da preoccuparsi... La sua famiglia ha lanciato un IBAN (attraverso l'associazione di commercianti di cui Eddy era socio). Devono pagare le multe e le spese. Il panificio di Eddy deve andare avanti. E' l'unico sostentamento della sua splendida famiglia.
EDDY ERA UNO DI NOI. E NOI siamo una COMUNITÀ.
Io come tutti i parlamentari M5S, contribuisco ogni mese al fondo per gli imprenditori in difficoltà da un anno, versando metà del mio stipendio. Ma questa volta contribuirò anche al fondo del panificio di Eddy.
Chiedo anche a voi di partecipare. Basta anche qualche centinaio di euro. Aiutiamoli. Massima Diffusione!" Luigi Di Maio

IBAN: IT93R0335967684510700165443
Intestazione: APE (Associazione per Esercenti)
Causale: PER EDDY

NON SONO ISCRITTA AL MOVIMENTO E SU TANTE COSE POSSO NON ESSERE D'ACCORDO, MA L'HO VOTATO.
TROVO ATROCE QUELLO CHE HANNO FATTO A DE FALCO.
Darò anch'io il mio piccolo contributo.

Medicina difensiva

Da un mio post del 18 gennaio 2013


E' invalso l'uso delle denunce contro i medici, anche quando non c'è errore ma altri fattori. Intanto il medico deve pagarsi un avvocato e, una volta uscito dal lungo iter legale, forse riavrà le spese legali, cosa che dipende dal magistrato il quale, anche in caso di non sussistenza del fatto, può decidere di compensare le spese.
Gli ospedali sono assicurati e, per l'errore dei sanitari nel posto di lavoro, tale assicurazione dovrebbe sopperire alla bisogna. Ma questo non sempre avviene e i medici non riescono più a svolgere con la dovuta serenità il loro lavoro.
In un Paese dove le uniche categorie di persone garantite da leggi che le proteggono sono i politici ed i magistrati (non a caso mi dicono che le prebende di quest'ultimi sono equiparate a quelle dei parlamentari), i medici del SSN, a cui si chiedono competenze non indifferenti e che esercitano una professione di grande responsabilità, non sono garantiti affatto da denunce, anche per cose che esulano dalle loro capacità di controllo, come ad esempio l'insieme della capillare organizzazione ospedaliera.
Questa è un'altra pesante prova della totale sperequazione sociale in questo Paese.

Questa mia analisi di più di un anno fa prendeva lo spunto da uno sciopero dei ginecologi, addetti alle sale parto ospedaliere, dopo l'ennesima denuncia dissennata.

Perché dissennata? Perché spesso senza un vero fondamento di dolo da parte dei medici, oppure di incompetenza, ma la gente denuncia comunque: all'americana o basandosi su quanto si vede in certi film americani.
Ma la vita non è un film e la medicina non è così facilmente comprensibile da tutti come oggi, con molta presunzione, tanti credono. 
La Scienza Medica esige una preparazione capillare teorica e pratica di anni ed anni ed un aggiornamento di Sapere che non si ferma mai.

Come si può pretendere di capire tutto quando non se ne hanno le basi scientifiche che consentono, quelle sole, di "capire veramente" come stanno le cose?
Ma non c'è soltanto la presunzione, c'è anche la non accettazione della morte, il folle concetto che se qualcuno muore la colpa non può essere che del medico.
L'ho già scritto questo concetto mi pare: il Medico non è Dio, questo per i credenti, il Medico non può tutto, questo per i non credenti.
Il corpo umano è una magnifica macchina, ma fragile e complessa.
Dunque questa generale follia delle denunce sempre e comunque nasconde una sfiducia totale nei riguardi della classe medica che può, per alcuni casi, essere motivata da comportamenti incompetenti oppure cinici di alcuni medici, ma molto dalla speranza meschina di ricavare denaro dalla pratica legale aperta.

I danni di questa pratica ormai diffusa non sono visibili a tutti, ma a chi ha intelligenza per capire oltre le forme e le apparenze e a chi nelle strutture ospedaliere lavora sì!

Per non essere attaccati non c'è che la difesa preventiva. E quale migliore difesa del non prendersi responsabilità di alcun tipo. Ognuno pensa solo, scusate l'espressione volgare ma che rende immediatamente l'idea, "a pararsi il culo". Dunque scartoffie su scartoffie, consulenze su consulenze, il paziente langue nei pronto soccorso in attesa che qualcuno agisca, poi, se qualcuno lo fa, assecondando l'istinto per il quale ha scelto di curare il prossimo, e il paziente muore comunque, quello sarà il primo ad essere denunciato.

Nasce così una Medicina non spontanea e professionale come dovrebbe: una Medicina Difensiva.
L'indecenza degli stipendi bassi, non adeguati alla preparazione eccellente ed al rischio, dei medici di frontiera, gli ospedalieri, (essendo in Italia quelli dei Policlinici Universitari un discorso a parte, sia per stipendi che per selezione), comporta che pagarsi un'Assicurazione personale, oltre quella che ha l'Ospedale, significa togliere alla propria vita familiare dai 9.000 ai 18.000 euro l'anno. Pura follia! 
Dunque dobbiamo accontentarci di medici ridotti dalla paura della denuncia a fare lo stretto indispensabile e di non tentare inutili eroismi: ed i primi a rimetterci siamo noi pazienti.
A guadagnarci sono proprio quei cinici che, senza particolari meriti, si sono fatti un nome in vari modi e con vari mezzi, dai quali, sempre per ignoranza, si recano "privatamente" in tanti sborsando cifre assurde per avere nulli o scarsi risultati. Ma non fa niente: hanno pagato, dunque stanno sicuri!
Effetto pubblicità! La gente si fa depredare e non riflette sul merito del risultato. Per contro è pronta alla denuncia verso il medico ospedaliero o l'Ospedale in genere. Chissà perché non denuncia il "papavero della medicina" che si è fatto strapagare in Clinica Privata e che non ha dato alcun risultato: vigliaccheria? Del "papavero" si ha paura perché "ha un nome" pubblicizzato, quindi è ricco (anche grazie ai creduloni) e può contrattaccare con ottimi avvocati?

Renzi ha un compito immane, mi sembra David contro Golia! Chissà se potrà riuscire, fra le mille cose, a restituire la giusta dignità ad una nobile professione che tanti interessi diversi e la gente incarognita hanno svilito.
Dott. Graziano Delrio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Renzi
Specialista in Endocrinologia... ma Ricercatore all'Università
Forse non conosce i rischi della Vera Professione Medica Attiva
Ma può sempre informarsi...