venerdì 18 luglio 2014

Dopo il vergognoso epilogo.. il riassunto

Da: Il Fatto Quotidiano

Bruno Tinti
Ex magistrato, giornalista e scrittore italiano

Caso Ruby, il Csm censura l’unica persona che fa il suo dovere

Personaggi. Annamaria Fiorillo: sostituto procuratore presso la Procura dei minori di Milano. Ingiunge a Giorgia Iafrate di affidare a una comunità la minorenne marocchina Ruby. Giorgia Iafrate: commissario presso la Questura di Milano. Viola le direttive ricevute e affida Ruby alla igienista dentale di B., Nicole Minetti. Pietro Ostuni: capo di gabinetto. “Consiglia” a Giorgia Iafrate di ignorare le direttive di Annamaria Fiorillo. Silvio Berlusconi detto B.: presidente del Consiglio. “Consiglia” a Pietro Ostuni di ingiungere a Giorgia Iafrate di ignorare le direttive di Annamaria Fiorillo. Roberto Maroni: ministro dell’Interno. Afferma pubblicamente che la Polizia aveva affidato Ruby alla Minetti obbedendo alle direttive impartite da Annamaria FiorilloEdmondo Bruti Liberati: procuratore della Repubblica di Milano. Emana un comunicato stampa in cui afferma che l’affidamento di Ruby si è “svolto correttamente”. Monica Frediani: procuratore della Repubblica per i minori di Milano. Vieta ad Annamaria Fiorillo di parlare con i giornalisti per smentire le affermazioni false di Maroni e Bruti Liberati. Consiglio Superiore della Magistratura, detto Csm, composto da membri togati (magistrati nominati dalle correnti) e da membri laici (persone nominate dai partiti). Rifiuta di aprire una pratica a tutela richiesta da Annamaria Fiorillo al fine di smentire le menzogne di Maroni e Bruti Liberati; poi condanna disciplinarmente la stessa per aver spiegato ai giornalisti che Maroni e Bruti Liberati avevano mentito.
Trama della tragicommedia (farsa/tragedia?). La minorenne Ruby è accusata di furto, fermata durante la notte. Si accerta che è senza fissa dimora. Il Pm minorile Fiorillo ordina alla polizia di affidarla a una comunità (così prescrive la legge). Il potente B., probabilmente amante di Ruby, teme che costei lo “sputtani” e “ordina” di consegnarla alla sua fida “igienista dentale”. Ostuni e Iafrate, lieti di compiacere il potente ovvero spaventati da lui, obbediscono. Molti cantastorie raccontano il trionfo del vizio; forte è l’indignazione dei benpensanti. Maroni, compagno di governo di B., spontaneamente o sollecitato, li rassicura con una menzogna: la Polizia ha fatto il suo dovere, obbedendo agli ordini del pm. Bruti Liberati gli fa eco, non si sa se con consapevole menzogna o superficiale accertamento: la Polizia ha agito “correttamente”.
Fiorillo si incazza: mi fanno passare per ignorante o, peggio, serva di B.; chiede al Csm di valutare i fatti e intervenire a sua tutela perché sia chiaro che ella ha fatto il suo dovere, applicando la legge. Il Csm (che di pratiche a tutela ne ha fatte qualche migliaio) si dichiara non competente. Bruti Liberati si guarda bene dal correggere il suo falso comunicato. Fiorillo, abbandonata da tutti e additata come incompetente professionista al pubblico disprezzo, racconta a giornalisti cartacei e televisivi come sono andate le cose.
Bugiardi colposi e dolosi si arrabbiano e il Csm condanna Fiorillo per aver trasgredito all’ordine esplicito del suo capo FredianiPer scaricarsi la coscienza, il Csm affetta virtuosa integrità: condanno perché la legge è legge; ma sento il bisogno di affermare che la vicenda si è svolta così come ha dichiarato Fiorillo. Qualche anno dopo, uno scriba ignoto, indignato per lo strazio arrecato alla virtù e per l’omaggio offerto al vizio, riprende la storia e ne immagina un confortante sviluppo. Annamaria Fiorillo si ricorda della favola del panettiere, del Re di Prussia Federico II e del giudice di Berlino; e presenta un ricorso alla Corte di Cassazione. Racconta che il sostituto procuratore generale che chiese la sua condanna al Csm era Elisabetta Cesqui, personaggio di spicco di Magistratura democratica, di cui Bruti Liberati è stato a lungo presidente ed è vera e propria icona. Sommessamente lamenta che ragioni di opportunità (anche i pm debbono essere e apparire imparziali) avrebbero consigliato di affidare l’accusa a persona meno legata al procuratore di Milano, il cui comunicato stampa sarebbe stato platealmente smentito dalla sua assoluzione.
Invita la Corte a valutare l’incoerenza del Csm che sollecitamente incolpa lei per aver disatteso l’ordine del procuratore dei Minori Frediani; e che però non assume alcuna iniziativa nei confronti del procuratore di Milano Bruti Liberati. Eppure costui non solo ha emesso un comunicato obiettivamente falso (questo sì indice di scarsa professionalità e colpevole ingenuità) ma ha omesso, una volta noti i fatti, di emetterne altro, a correzione del primo, a tutela dell’immagine pubblica e professionale di lei stessa Fiorillo e della Procura dei minori. Ricorda infine che lo stesso Csm (Sezione Disciplinare del Csm n. 52/99) aveva ritenuto “giustificate le dichiarazioni alla stampa, fatte per rispondere ad accuse già pubblicate su una certa testata giornalistica, e che esigevano il diritto di ripristinare la rappresentazione reale del proprio operato, contro rovesciamenti di prospettiva distorti e/o offensivi per sé e/o per l’ufficio giudiziario di appartenenza”. La Corte di Cassazione si rende conto dell’oltraggio patito da Fiorillo e applica l’esimente della legittima difesa: in linguaggio paragiuridico (per l’occasione preso in prestito da Marco Travaglio) scrive in sentenza che mandare impuniti funzionari pavidi o compiacenti e magistrati disattenti ed eccessivamente prudenti, “censurando” l’unica persona che ha fatto il proprio dovere, è un vero schifo.
Oggi, personalmente, mi sento meno garantita dalle Leggi di questo Stato. Sento che vince l'arbitrio.
Mi sento come la magistrato della Procura dei Minori Anna Maria Fiorillo: unica ad essersi comportata secondo regole di legge e l'unica ad essere stata deferita addirittura alla Sezione Disciplinare del CSM.
I due funzionari della Polizia di Stato che NON hanno obbedito alle regole impartite dalla magistrato Fiorillo non risulta che siano stati sottoposti ad alcuna sanzione disciplinare. Ho cercato inutilmente tale notizia.
Avevo qualche speranza di cambiamento... ma sento puzza di altro..
La gente con cui parlo non nutre più alcuna fiducia in nessuno: tutti pensano che chi ha anche un minimo di potere lo usa per vessare gli altri cittadini sicuro dell'impunità... nel caso migliore.. altrimenti mi dicono che è inutile cercare il diritto.. non c'è, e per ottenere quello che dovrebbe essere legale bisogna pagare e ottenerlo per vie traverse... 
Questa accettazione dell'ineluttabile corruzione capillarizzata, questa rinuncia a priori del diritto per paura di ritorsioni, perché chi ha un minimo di potere esce sempre impunito.. io non l'accetto e, nel mio piccolo, l'ho sempre combattuta, fidando nella Legge.
Ora, ricordando il caso del magistrato Fiorillo e alla luce dell'odierno epilogo della vicenda.., sento per quelli come me un incerto futuro.

Berlusconi assolto in Appello

Da: Il Fatto Quotidiano

Leonardo Coen
Giornalista e scrittore
 Berlusconi assolto: rabbia, indignazione, vergogna

Silvio Berlusconi
Che giustizia miserabile quella che ha espresso la scandalosa sentenza della Corte d’Appello di Milano, e che Paese sventurato il nostro, dove la democrazia è scippata dai patti del Nazareno. Vi invito a leggere i verbali del processo Ruby, trionfo delle bugie e dell’ipocrisia, soprattutto le intercettazioni che sono la degna colonna sonora della corruzione, della morale sotto i tacchi, di una subcultura che ha reso l’Italia un letamaio. Provo rabbia, indignazione, vergogna: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, ripeteva Gino Bartali, ed oggi, guarda l’incrocio del destino, è pure il giorno in cui avrebbe compiuto cent’anni.

Capisco l'amarezza di Coen, ma sembra che le sentenze non si discutano...
L'unica cosa che trovo clamorosa è che con le stesse prove, con le medesime leggi, altri giudici abbiano sentenziato che meritava 7 anni di carcere.
Questo dimostra qualcosa di destabilizzante: che siamo in balìa della discrezionalità dei magistrati e senza garanzia dalle Leggi scritte.
Una giustizia così ondivaga equivale a nessuna Giustizia.
Temo che questo vada a rafforzare il quadro italico dell'arbitrio. Il cittadino, reso suddito inerme, non potendo contare sulla certezza del diritto è in balìa degli umori di chiunque abbia in mano un poco di potere. In questo caso i giudici di turno.
In questa totale assoluzione quello che colpisce di più è l'assoluzione perché "non costituisce reato l'essere andato con una minorenne, giacché non conosceva la sua vera età"!!!
Questa sentenza apre la porta a qualsiasi giustificazione di pedofilia: basta dichiarare di non sapere che la persona con cui si hanno rapporti sessuali è minorenne!
Naturalmente nessuno ha letto la sentenza, ma le notizie che circolano sui media riportano questa dicitura.
Vedo un buio futuro davanti a noi. 
Non mi aspettavo che la sentenza di primo grado venisse confermata, alcune limature potevano esserci... ma arrivare ad una totale assoluzione è sconcertante.
Cosa ne sarà ora dei due funzionari di Polizia che graziosamente hanno consegnato la minore alla Consigliera della Regione Lombardia Nicole Minetti?
Anche loro non hanno commesso alcun illecito?
E i regolamenti a cui si è richiamata la magistrato Fiorillo? Solo noiose note di una pignola?
Così l'Italia continua a dare spettacolo di sé, di come ognuno possa fare quello che gli pare e di come le leggi e i regolamenti, che ci consentono di avere tutti gli stessi diritti (e doveri), siano bellamente ignorati a seconda dell'umore del potere, piccolo o grande, di turno.

L'Italia e i rifiuti - II parte: le mie considerazioni

Sono costretta a dividere il post in 2 parti per problemi di html che lo rendono graficamente illeggibile. La II parte contiene soltanto il mio commento.


Se la situazione a livello governativo è questa, se l'organismo che, a livello nazionale, deve occuparsi del controllo di tutto il sistema di smaltimento dei rifiuti è in queste condizioni, come stupirsi di quello che avviene in un paesone di mezza montagna come Rocca Priora RM?
Non c'è alcuna speranza per i cittadini: dovranno pagare la TARI quelli iscritti a ruolo e chi ha case abusivamente costruite o ampliate non pagherà affatto, o pagherà di meno, ma avrà lo stesso il servizio a discapito di coloro iscritti nei ruoli del comune e perfettamente in regola con i metri quadrati delle abitazioni i quali, a 17 giorni dall'avvio pubblicizzato della raccolta differenziata, ancora non hanno l'occorrente per attuarla.

Il "pesce puzza sempre dalla testa", il "difetto sta sempre nel manico": se il governo non ha rinnovato neppure l'appalto per il sistema di controllo su base nazionale, come fare le pulci ad un piccolo comune che ha dato un appalto, anche con il contributo economico della Provincia di Roma, ad una Società, la SARIM, che sta dimostrando di non essere in grado di espletare il Servizio per il quale è stata scelta rispetto ad altri concorrenti e per il quale viene profumatamente pagata?
I cittadini ricevono risposte cortesi e promesse che non vengono assolte.
Il rappresentante della SARIM dice che il comune ha fornito elenchi degli utenti iscritti a ruolo sbagliati.
Alla mia domanda: "Ma lei ha la possibilità di riscontrare a chi avete consegnato il kit dei bidoni per la differenziata con codesti elenchi?"
La risposta è: "Sì, ho l'elenco delle firme."
Approfondendo però si scopre che l'elenco delle firme riguarda soltanto il ritiro del SOLO BIDONE COLOR MARRONE per l'organico, che la maggior parte dell'utenza è andata a ritirare di persona presso un chiosco allestito allo scopo in centro paese. 
"Ma, Dott. Angelo, - obietto - il problema non è quel ritiro, ma la consegna porta a porta di tutti gli altri bidoni: carta, vetro ecc.. Perché sono questi che mancano a molti utenti, che però sono iscritti nei ruoli della TARI. Di queste consegne dovevate avere la firma, perché sono questi che si sono rivelati  insufficienti. Così non c'è alcun riscontro."
Chiedo inoltre se questa consegna porta a porta deficitaria è stata pagata essendo compresa nell'appalto. Comincia a configurarsi qualche problema di natura legale allora...
Chiedo se nell'appalto è previsto che gli addetti al ritiro dei rifiuti debbano raccogliere eventuali rifiuti fuoriusciti dai sacchi della plastica, per i quali non sono previsti bidoni, a causa degli animali o delle intemperie qualora li lacerassero.
Il Dott. Angelo è gentile, ma in evidente difficoltà.
Il Comune cosa sta facendo? Non si sa.
La gente mi informa che il vetro non viene ritirato perché ha saputo che "il macchinario per il vetro è rotto".

Le informazioni passano di bocca in bocca e sono desolanti.

Come avrà fatto il comune di Sabaudia LT insieme alla Società Sangalli a far funzionare tutto bene da subito?


L'Italia e i rifiuti

Dal Sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) nasce nel 2009 su iniziativa del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel più ampio quadro di innovazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione per permettere l'informatizzazione dell'intera filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania.
Il Sistema semplifica le procedure e gli adempimenti riducendo i costi sostenuti dalle imprese e gestisce in modo innovativo ed efficiente un processo complesso e variegato con garanzie di maggiore trasparenza, conoscenza e prevenzione dell'illegalità.
La lotta alla illegalità nel settore dei rifiuti speciali costituisce una priorità del Governo per contrastare il proliferare di azioni e comportamenti non conformi alle regole esistenti e, in particolare, per mettere ordine a un sistema di rilevazione dei dati che sappia facilitare, tra l’altro, i compiti affidati alle autorità di controllo.

È questo il motivo per cui è stato realizzato il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti SISTRI, la cui gestione è stata affidata al Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente.
Nell’ottica di controllare in modo più puntuale la movimentazione dei rifiuti speciali lungo tutta la filiera, viene pienamente ricondotto nel SISTRI il trasporto intermodale e posta particolare enfasi alla fase finale di smaltimento dei rifiuti, con l’utilizzo di sistemi elettronici in grado di dare visibilità al flusso in entrata ed in uscita degli autoveicoli nelle discariche.
Il SISTRI costituisce, quindi, strumento ottimale di una nuova strategia volta a garantire un maggior controllo della movimentazione dei rifiuti speciali.
Con il SISTRI lo Stato intende dare, inoltre, un segnale forte di cambiamento nel modo di gestire il sistema informativo sulla movimentazione dei rifiuti speciali. Da un sistema cartaceo - imperniato sui tre documenti costituiti dal Formulario di identificazione dei rifiuti, Registro di carico e scarico, Modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) - si passa a soluzioni tecnologiche avanzate in grado, da un lato, di semplificare le procedure e gli adempimenti con una riduzione dei costi sostenuti dalle imprese e, dall’altro, di gestire in modo innovativo e più efficiente, e in tempo reale, un processo complesso e variegato che comprende tutta la filiera dei rifiuti, con garanzie di maggiore trasparenza e conoscenza.
L’iniziativa si inserisce così anche nell’ambito dell’azione di politica economica che da tempo lo Stato e le Regioni stanno portando avanti nel campo della semplificazione normativa, dell’efficientamento della Pubblica Amministrazione e della riduzione degli oneri amministrativi gravanti sulle imprese.
I vantaggi per lo Stato, derivanti dall’applicazione del SISTRI, saranno quindi molteplici in termini di legalità, prevenzione, trasparenza, efficienza, semplificazione normativa, modernizzazione.
Benefici ricadranno anche sul sistema delle imprese. Una più corretta gestione dei rifiuti avrà, infatti, vantaggi sia in termini di riduzione del danno ambientale, sia di eliminazione di forme di concorrenza sleale tra imprese, con un impatto positivo per tutte quelle che, pur sopportando costi maggiori, operano nel rispetto delle regole.



Dal Blog di Beppe Grillo

Sistri, il governo ammette le difficoltà del sistema di tracciabilità dei rifiuti, ma non affronta il problema principale: il nuovo appalto, che poi è la questione principale in questa fase.
Emerge dalla risposta del sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo all'interrogazione del M5S alla Camera a firma della deputata Patrizia Terzoni (Commissione Ambiente).
In sostanza, il ministero ha ammesso di aver ridotto la platea delle aziende, di aver semplificato alcuni strumenti - tipo l'eliminazione della chiavetta token -ma non riesce ad agire sul nuovo appalto.
"Il tema centrale è questo - ha ribattuto in Aula la deputata Patrizia Terzoni - avete rinnovato o no il contratto con Selex? Il contratto scade a novembre e doveva essere rinnovato o disdetto 24 mesi fa. Due sono le cose: o è stato rinnovato, e allora dobbiamo conoscerne modalità e termini, oppure è stato disdetto, e allora dobbiamo sapere se il ministero sta provvedendo a creare un'alternativa. Questo è il quesito fondamentale, e a questo non abbiamo mai avuto risposte".
Quando abbiamo depositato l'interrogazione non era stato ancora pubblicato il verbale di collaudo, avvenuto pochi giorni fa nonostante fosse stato prodotto a dicembre 2013.
Ma nel verbale non ci sono garanzie per la funzionalità del sistema.Apprendiamo che gli utenti sono solo 6mila comprese le 1500 aziende volontarie invece dei 14 mila ipotizzati inizialmente. Le tecnologie rimangono anacronistiche e obsolete lasciando spazio a contraffazioni e aggiramenti. La fondamentale tracciabilità dei rifiuti italiani continuerà ancora a dipendere da questo sistema messo su dalla Selex?
Sappiamo che il governo sta vendendo i gioielli di famiglia e tra questi c'è anche Finmeccanica. Siamo consapevoli del valore di un contratto come questo del Sistri durante una trattativa. Ma vogliamo ricordare che mentre il governo gioca a ping pong con le interrogazioni parlamentari, rispondendo senza mai essere esauriente, fuori le aziende anche quest'anno hanno pagato il contributo al Sistri, proprio il giorno in cui veniva arrestato l'ex presidente e ad di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini per corruzione in relazione anche ai subappalti dello stesso Sistri.

Riporto uno dei commenti sotto il post del sito di Beppe Grillo - Parlamento - Camera




Fatta la legge trovato l'inganno, sono certo che la tracciabilità dei rifiuti è un elemento importante per fare trasparenza, se il SISTRI risulta troppo complicato andrebbe perfezionato e reso praticabile, forse è stato volutamente prodotto ingarbugliato e burocrate, per dare ancora tempo alle cosche che lucrano sui rifiuti con il consenso - assenso della mala politica, al fine di non distruggere questo grande business regalato alle famiglie malavitose in cambio dei soliti voti.... La tracciabilità è necessaria se vogliamo stroncarli dai loro sporchi giochetti, non c'è nessuna certezza e ancora non si conoscono i dati reali delle tonnellate di mondezza che girano in Italia, intanto il 2012 è passato e le percentuali di raccolta differenziata ci sottopongono ad ulteriori sanzioni europee che pagheremo comodamente nelle nostre bollette, già salatissime, questo è un altro disservizio voluto e studiato a tavolino, vogliamo pagare solo quanto è giusto ed avere una raccolta differenziata degna di una civiltà moderna.

Sono costretta a dividere il post in 2 parti per problemi di html che lo rendono graficamente illeggibile. La II parte contiene soltanto il mio commento.

giovedì 17 luglio 2014

Uomini di IdV in vendita: De Gregorio

Da: Libero.it

Niccolò Ghedini sfotte Romano Prodi: "Stava bene al governo? Lo sapevamo..."

Niccolò Ghedini














In aula, a Napoli, testimonia Romano Prodi. Nel mirino, al solito, c'è Silvio Berlusconi: in questo caso per il processo sulla presunta compravendita di Senatori che fece crollare il secondo esecutivo del Mortadella, anno di grazia 2008. Si chiede a Prodi se fosse stato a conoscenza delle manovre in corso per far liquefare il suo esecutivo. L'ex premier si mostra cauto, spiega che c'era un "chiacchiericcio continuo". Poi l'obiettivo si sposta su Sergio De Gregorio, l'ex valorista al centro dell'inchiesta. E Prodi spiega: "Se avessi saputo che il senatore De Gregorio intendeva passare al centrodestra avrei avuto più attenzione. Io al Governo ci stavo bene". Il Mortadella chiude con una battuta, alla quale risponde con tempismo Niccolò Ghedini, il legale difensore del Cavaliere, presente in aula: "Lo sappiamo che ci stava bene...". Touché.

Ha poco da sfottere Ghedini: lui che ha la poltrona (vuota perché non ci sta mai ma ben pagata) in Parlamento grazie al suo cliente Silvio Berlusconi.
Parafrasandolo si può ben dire che "lo sappiamo tutti che lui in Parlamento ci sta bene" perché becca i soldi dei contribuenti come senatore senza lavorare, avendo il suo lavoro altrove: nelle Aule dei Tribunali al servizio di Berlusconi. 


mercoledì 16 luglio 2014

Questioni di Leggi ad hoc

Da: Il Fatto Quotidiano

Ruby, perché sette anni sono troppi

Per una volta i legali di Berlusconi non hanno tutti i torti: la condanna di primo grado nel caso Ruby non sta in piedi.  Se la pena fosse ridotta in appello non sarebbe uno scandalo. La condanna a sei anni (più l’anno per prostituzione minorile) per la telefonata del 27 maggio 2010 con il dottor Piero Ostuni, punisce troppo severamente Berlusconi e assegna alla Questura la patente immeritata divittima. Secondo i giudici, Berlusconi ha posto in essere una concussione per costrizione contro Piero Ostuni, il capo gabinetto della Questura di Milano, raggiunto nel cuore della notte per chiedergli di far consegnare Ruby a Nicole Minetti.
Quando c’è costrizione, dopo la riforma Severino del 2012, il minimo di pena è di 6 anni. La vecchia concussione (compresa quella per induzione) prevedeva pene da 4 a 12 anni mentre la nuova induzione indebita introdotta dalla legge Severino va da 3 a 8 anni. Per evitare il mezzo colpo di spugna per l’induzione contestata dal pm a Berlusconi, il Tribunale ha ricondotto la telefonata di Berlusconi alla costrizione e gli ha affibbiato 4 anni più 2 per l’aggravante. In tal modo la Questura resta una vittima e la legge Severino non produce alcun effetto in favore dell’ex premier, come invece è stato per il Pd Filippo Penati.
Il pm Ilda Boccassini aveva usato il verbo “indurre” nel capo di imputazione, ma con una forzatura argomentativa il Tribunale di Milano ha sostenuto che semanticamente la parola induzione usata dall’accusa non esclude la condotta di costrizione. Nel caso concreto però la verità sembra un’altra.
Il governo Monti ha fatto un bel favore a Berlusconi come al Pd Filippo Penati, che l’ha fatta franca grazie alla stessa legge Severino. La concussione per induzione è stata assorbita da un nuovo reato: l’induzione indebita a dare o promettere, che però punisce anche chi fa non solo chi riceve il favore. Nello schema iniziale dell’accusa, la liberazione di Ruby era l’utilità concessa al pubblico ufficiale Berlusconi che aveva indotto la Questura, vittima del reato, a fargli il favore.
La legge Severino ha fatto saltare questo schema e ha lasciato al giudice un’alternativa secca: o il pubblico ufficiale Berlusconi ha realizzato una costrizione e allora va punito severamente con la pena della vecchia concussione e in questo caso Ostuni è una vittima. Oppure c’è stata solo ‘un’induzione indebita a liberare Ruby e allora la pena scende a un minimo di 3 anni (massimo 8) ma è colpevole non solo Berlusconi ma anche chi gli ha fatto il favore.
In altri termini: se Berlusconi non ha costretto nessuno, il capo di gabinetto della Questura passa da vittima a complice, comunque non punibile perché nel 2010 la legge vigente non puniva quel comportamento. La sentenza invece opta per la costrizione e lascia sullo sfondo il ruolo della questura che comunque ha consegnato una minorenne a Nicole Minetti, poi condannata in primo grado per favoreggiamento della prostituzione, e a Michelle Conceicao, una 32enne che arrotondava facendosi pagare dagli uomini. La scelta di contestare la costrizione è figlia della posizione assunta dal Procuratore Edmondo Bruti Liberati, che il 2 novembre 2010, dichiarò: “La Questura ha operato correttamente con Ruby”. Anche per il Procuratore della Corte d’Appello Piero De Petris, la “concussione è per costrizione” perché nelle parole di Berlusconi quella notte c’era “una minaccia implicita, un intento intimidatorio che emerge lampante”. La prova? Secondo De Petris, i funzionari della Questura si accorsero subito che Ruby non era la nipote di Mubarak ma non dissero nulla al premier proprio per il loro stato di costrizione.
La tesi è debole. In mancanza della registrazione vale il resoconto di Ostuni che non fa mai riferimento a ordini o toni imperiosi. La sensazione è che la Questura si sia messa a tappetino appena ha sentito la voce del presidente. La concussione è un reato basato sul metus publicae potestatis e presuppone lo stato di soggezione derivante dall’abuso della qualità o funzione. In questo caso già c’è una vittima atipica: un funzionario pubblico e non un privato. Inoltre la Cassazione ha stabilito che per esserci costrizione la condotta del concussore deve “limitare radicalmente la libertà di autodeterminazione del destinatario”. E a Ostuni un margine di libertà restava eccome. Poteva benissimo richiamare Berlusconi e dire: “Scusi presidente ho verificato: Ruby è marocchina, non è egiziana e non è nipote di Mubarak. Viste le disposizioni ricevute dal pm, se non le dispiace, noi aspettiamo domani mattina per parlarne con il magistrato”. Se non l’ha fatto non è stato per una costrizione di Berlusconi ma per una sua scelta. Con tutta probabilità Berlusconi avrebbe battuto in ritirata e, se fosse andato avanti con le sue richieste, allora sì che si sarebbe potuta ipotizzare una costrizione degna di sei anni di galera. La condanna magari venerdì sarà confermata in Appello, ma più difficilmente reggerà in Cassazione.
Sarebbe meglio forse dichiarare subito l’amara verità: la legge Severino ha sostituito il reato contestato all’ex premier con uno diverso, punito con pena più blanda. La motivazione potrebbe suonare così: “Berlusconi non deve essere condannato a 6 anni ma a 4 anni perché il reato è stato abolito dallo stesso imputato con la complicità di Monti, Severino, Alfano e Bersani. Non c’è stata costrizione ma semplice induzione e la Questura non è una vittima perché era libera di reagire con la forza della legge. A malincuore, diamo atto a Berlusconi e soci di essere riusciti nel capolavoro di ridursi la pena con una legge denominata dai giornali senza sprezzo del ridicolo ‘anticorruzione’”. Una sentenza così motivata sarebbe più equa e avrebbe anche il pregio di ricordare a tutti un’amara verità: se l’Italia si trova in queste condizioni non è solo per colpa di un premier che faceva il bunga bunga e poi telefonava alla Questura. Ma anche perché c’erano e ci sono tanti funzionari che invece di resistere alle pressioni preferivano assecondare la sua volontà. Oltre a una sinistra che preferiva l’inciucio all’opposizione pur di approvare leggi utili sia a Berlusconi che ai compagni, come Penati.
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Grandi verità contiene l'articolo di Marco Lillo che, con competenza giuridica, chiarisce i fatti approfondendoli negli aspetti delle Leggi scritte ad hoc, nelle interpretazioni che ne fanno avvocati e magistrati ciascuno per la propria parte, nelle scappatoie che tali leggi offrono a chi sottilmente sa usarle a proprio beneficio.
Il volgo superficiale e poco propenso ad approfondire capisce poco, preso dagli affanni quotidiani, ed il Carrozzone Italia va avanti così... Come la canzone di Renato Zero.
Torna a brillare la presenza in Parlamento delle 5 Stelle: quanto mai utile nonostante gli errori e certe esagerazioni. 

Riporto qui sotto uno dei commenti più interessanti sotto l'articolo di Marco Lillo.

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      Secondo me Berlusconi ha commesso il reato di concussione per induzione perche' i poliziotti erano vincolati dalle disposizioni impartite dal PM Fiorillo. 
      Quindi non si puo' sostenere che non c'era alcuna alternativa, come affermano le sezioni unite della Cassazione quale condizione per configurare la costrizione, alla richiesta di affido della minorenne alla Minetti.
      Nota:
      Ostuni era il capogabinetto del questore di Milano e la Iafrate lavorara all'Ufficio Prevenzione Generale; a distanza di anni Ostuni e' diventato il vicario del questore di Milano e a Iafrate era stata messa alla direzione di una sezione della squadra mobile di Milano; I 2 poliziotti ,che hanno vacillato dinanzi al fatto che la marocchina non era nipote di un egiziano, sono stati promossi.
      Come diceva il piu' illustre cliente avuto dall'avvocato Coppi, a pensar male si fa peccato...

    lunedì 14 luglio 2014

    DNA

    La recente individuazione, tramite il suo DNA, dell'uomo che l'ha lasciato sui poveri resti di una ragazzina di 13 anni, ha indotto i giornalisti della trasmissione "Chi l'ha visto" a proporre ai discendenti del vero Prof. Canella un confronto con il DNA dei discendenti dello smemorato di Collegno, con cui la vedova Canella generò dei figli riconoscendo in lui il marito disperso in guerra. Il risultato è stato che l'uomo riconosciuto da lei come suo marito in realtà era il tipografo e truffatore Bruneri, come  già nel 1931 era stato stabilito da un Tribunale sulla base delle impronte digitali in possesso della Polizia, dato che Bruneri era un pregiudicato.

    “Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.”
    (Albert Einstein)
    Questa definizione attribuita al grande scienziato contiene una verità: per capire veramente le cose serve la conoscenza senza la quale credi di aver capito, ma le cose non ti sono chiare e rimani con il dubbio ed il dubbio lascia aperte le porte a suggestioni sbagliate, quando non addirittura medievali...
    Cercherò di spiegare con grande semplicità cosa è il DNA che l'ignoranza giornalistica tende a sminuire sviando il giudizio di chi non ha nessuna conoscenza scientifica.
     
    La Scienza, quella del metodo galileiano della prova sperimentale ripetibile, è l'unica certezza che abbiamo, noi uomini fallibili.
     J. D. Watson e F. H. C. Crick nel 1953 ricostruirono per la prima volta la molecola del DNA.

    Per chi non avesse in assoluto conoscenza scientifica spiego che una molecola è un insieme di atomi legati fra loro da legami chimici. Gli atomi sono alla base della materia di cui è fatto tutto.
    Il DNA contiene l'informazione genetica codificata che da l'input per costruire tutti gli aspetti dell'individuo biologico.
    Nel caso dell'uomo: il colore dei capelli, degli occhi, della pelle, la forma del naso, la lunghezza delle gambe ecc. ecc.. Tutto, ma proprio tutto sta dentro la doppia elica del DNA.

    Solo se sei il clone di un individuo puoi avere lo stesso DNA e fino ad ora l'uomo non è riuscito a clonare sé stesso.

    Dunque l'individuo che porta il cognome Bossetti è dimostrato che non è il figlio di colui di cui porta il cognome, come è dimostrato che lui è stato sul corpo di Yara che dichiara di non aver mai conosciuto. Improponibile sul piano scientifico che il DNA "viaggi" da un attrezzo ad una persona e da questa a Yara: non è una molecola che si possa "spargere" in giro superando spazi e luoghi.

    Infine per fortuna che esiste la Scienza, altrimenti vagheremmo ancora nelle suggestioni da buio Medioevo, vista la propensione di molti, anche apparentemente acculturati, a credere a quel che più gli piace, piuttosto che alla realtà oggettiva ed inconfutabile del codice genetico.
    Prova ne è la reazione del nipote del vero Canella, discendente del figlio che il povero professore disperso generò prima di partire per la Guerra '15-'18, il quale quasi non accettava il responso genetico che dimostra che i figli che sua nonna ebbe con lo smemorato non hanno il suo stesso DNA.