venerdì 19 settembre 2014

Bossetti-Arzuffi: Apparenza e menzogna

Da: La Stampa

Delitto Yara, il cognato smentisce Bossetti: “Mi disse che quella sera era lì”

Il muratore raccontò di aver visto i carabinieri vicino a casa della 13enne, ma questi arrivarono solo alle 19.30 quando lui in teoria doveva essere a casa
BERGAMO
Massimo Bossetti, commentando la scomparsa di Yara, raccontò al cognato Agostino Comi di essere passato vicino alla casa dei Gambirasio il giorno della sua scomparsa e di aver notato «la presenza delle forze dell’ordine». Ma quella sera, il 26 novembre 2010, i carabinieri arrivarono a Brembate di Sopra per cominciare le ricerche della ragazzina solo dopo le 19,30. Come fece allora il muratore di Mapello a notare la loro presenza se ha sempre sostenuto che a quell’ora si trovava già a casa «come sempre», in compagnia della sua famiglia? 

«È significativa la circostanza che l’indagato non è riuscito a chiarire agli inquirenti le affermazioni del cognato Agostino Comi che ha dichiarato di aver appreso direttamente dall’indagato la circostanza...». Così scrive il gip Ezia Maccora nel provvedimento con cui lunedì ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata appena tre giorni prima dai suoi legali, Gazzetti e Salvagni. E giudica quello di Bossetti «un comportamento incoerente» con «ricostruzioni diverse e confuse» che «non possono considerarsi spontanee essendo state effettuate da Bossetti solo dopo aver letto l’ordinanza della misura cautelare».  

Ci vogliono appena cinque pagine al gip Maccora per smontare l’istanza di 40 pagine presentata dagli avvocati in cui si sostiene, tra l’altro, che il pm avrebbe nascosto al giudice alcuni elementi rilevanti «già parte degli atti istruttori, la cui conoscenza avrebbe portato a un differente provvedimento», ovvero a scagionare il loro assistito. Accusa alla quale il gip risponde rammentando che le sue decisioni sono sempre state prese sulla base degli atti raccolti fino al giorno dell’arresto, ampiamente noti anche alle difese. Bossetti, dunque, deve continuare a rimanere in carcere «giacché la valutazione negativa della personalità dell’indagato può desumersi da criteri oggettivi e dettagliati».  

Vale a dire, che rimane ancora intatta tutta la forza della prova del Dna eseguita su una traccia «di ottima qualità, conservata grazie al tipo d’indumenti su cui è stata trovata, gli slip e i leggings, indumenti più interni, meno esposti e quindi più protetti dagli agenti esterni». E dato che Bossetti «ha negato qualsiasi conoscenza o contatto con la vittima», «non ci sono elementi che giustificano la presenza di tale traccia del Dna dell’uomo sul corpo della ragazza, se non il contatto tra i due soggetti avvenuto al momento dell’aggressione subita da Yara Gambirasio la sera del 26 dicembre 2010».  

C’è poi l’aggancio della cella telefonica di Bossetti alle 17,45 «nel medesimo ambito territoriale in cui si trovava la ragazza la sera della sua scomparsa» che esclude «nel contempo la presenza del muratore da contesti lavorativi o personali territorialmente diversi». L’unica vera novità, nota ancora il gip, è rappresentata dai due verbali resi da Bossetti l’8 luglio e il 6 agosto, per altro conosciuti dalle difese. Due verbali che in realtà complicano la posizione dell’indagato ed evidenziano le sue contraddizioni. In particolare quando il muratore racconta di essere passato da Brembate la sera della scomparsa di Yara tornando dal lavoro nel cantiere del cognato. Dice Bossetti: «...Non mi sono mai spostato dal cantiere, sono stato dal commercialista, dal meccanico, da mio fratello Fabio, all’edicola…».  

Ricostruzioni diverse e confuse, nota il gip visto che «ciò che aveva dichiarato in sede di udienza di convalida non era stato riscontrato dai successivi e specifici accertamenti investigativi». In particolare il fatto che quel pomeriggio è risultato che Bossetti non andò in cantiere e quindi non si capisce perché si trovasse a Brembate tra le 18 e le 19, come hanno rilevato i filmati di diverse telecamere acquisiti dai carabinieri.  


Da: Il Giornale.it

Piera Bossetti, sorella di Giovanni, non ha dimenticato le voci che si rincorrevano lungo la Val Seriana su Ester Arzuffi prima che diventasse sua cognata. «Eh, andava...», ammicca in un'intervista trasmessa dal programma «Matrix». Andava dove? «Con gli uomini andava, da giovane andava anche in giù di là, a Seriate. Avevo sentito voci che andava con gli uomini, cose sue, che faceva lei. Poi non ho più saputo niente perché non siamo mai stati a contatto».
Il marito, la nuora, la cognata: quanti familiari non escludono che Ester Arzuffi abbia avuto un amore segreto con Giuseppe Guerinoni dopo il matrimonio. «Mio fratello era un po' così - sospira Piera Bossetti - sempre stato così, non diceva mai niente, gli andava bene tutto». I ricordi si intrecciano con le malelingue, segreti mai detti trovano sfogo nella tragedia. Amori clandestini, figli della colpa, misteri sepolti nelle valli bergamasche. E questa donna di 67 anni che nega di avere avuto una doppia vita, come il figlio dagli occhi di ghiaccio nega di essere un killer nascosto dietro una vita irreprensibile.

Tanta gente vive in una apparenza diversa dalla sostanza.
In questo caso il Male ha tracimato riversandosi su una povera creatura amatissima dalla sua famiglia, i dignitosissimi Gambirasio, e togliendola al loro amore in modo laido e cruento.
E' di questi giorni la notizia che ignoti, rozzi a mio avviso, hanno tracimato anche loro il loro sdegno picchiando la seconda figlia di Guerinoni perché sorella del presunto assassino (bisogna sempre scrivere e dire presunto per la Legge, fino a sentenza definitiva).
Sono giuste le parole dell'avvocato dei Bossetti-Arzuffi: «Una cosa è l’amore per un parente, un’altra è la complicità in un delitto». Come a dire: è naturale che difendano Massimo, ciò non significa che stiano nascondendo o siano responsabili di qualcosa. "(Corriere della Sera).

Scozia: ha prevalso il NO

Da: La Stampa
EDIMBURGO

La Scozia ha detto no all’indipendenza in un referendum che ha spaccato la nazione e tenuto la Gran Bretagna e l’Europa con il fiato sospeso, secondo dati ormai quasi definitivi.Con 30 dei 32 collegi elettorali scrutinati, tra cui la capitale Edimburgo e la città più grande Glasgow, gli unionisti sono al 55% contro il 45% degli indipendentisti, secondo la BBC.  

Alex Salmond, il leader indipendentista che ha trascinato la Scozia alle soglie di una decisione storica, ha riconosciuto la sconfitta a scrutinio ancora aperto: “Accetto il verdetto del popolo e invito tutti gli scozzesi a fare altrettanto”, ha detto a Edimburgo. Alistair Darling, leader del fronte del no all’indipendenza, ha parlato di “notte straordinaria” e ha ricevuto le congratulazioni di David Cameron per una campagna “ben combattuta”. Il Primo Ministro britannico, che negli ultimi giorni di campagna elettorale si era impegnato personalmente e aveva promesso maggiore autonomia alla Scozia, ha parlato al Paese in mattinata: “Insieme siamo migliori, ora nuovi poteri per tutto il Regno”. E mentre gli unionisti riuniti nella sede di Glasgow esultano, gli indipendentisti piangono per aver fallito un’occasione storica.  

Il drammatico spoglio, durato tutta la notte, è stato seguito con un misto di apprensione e speranza da tutto il Paese, con centinaia di scozzesi riuniti nei pub rimasti aperti per l’occasione. I primi dati sono arrivati dalle più piccole e remote contee della Scozia, e il trend è apparso subito favorevole agli indipendentisti. La prima vittoria per il sì è arrivata dopo sette aree scrutinate nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come ’Yes City’, dove il sì ha registrato il 57,35% contro il 42,65% del no. Anche Glasgow vota per l’indipendenza, 53.5% contro 46.5%. Ma non basta. In mattinata arriva anche il dato di Edimburgo, che vota convintamente per gli unionisti, 61% al no contro il 39% del no. 

La giornata storica ha visto enorme partecipazione degli scozzesi: l’81.4% dei 4.2 milioni che si erano registrati per votare si sono recati alle urne. Gli indipendentisti, che hanno promesso un Paese sovrano, prospero e ancorato alla sterlina e alla casa reale, avevano compiuto una clamorosa rimonta e sembravano ad un passo dal successo. Ma alla fine ha prevalso il timore per i rischi economici e per 
l’incertezza politica che l’indipendenza avrebbe potuto comportare. 

In Europa tutti i Paesi in cui esistono rivendicazioni separatiste avevano gli occhi puntati sulla Scozia. Più di tutti la Spagna, dove la Catalogna ha già convocato, nonostante l’ostilità di Madrid e l’irrilevanza giuridica, un suo referendum indipendentista per il 9 novembre. Faceva il tifo per il sì anche la Lega in Italia, con il segretario Matteo Salvini arrivato in Scozia. 
Per la Scozia è stato il giorno più lungo, quindici ore per decidere se separarsi per sempre dalla Gran Bretagna o mantenere intatto un legame che dura dal 1707. A Edimburgo e in molte altre città le file erano cominciate ancor prima dell’apertura dei seggi alle 7 di giovedì mattina, mentre volontari distribuivano bandierine e spillette agli angoli delle strade cercando di convincere gli indecisi.  
Per alcuni votare per l’indipendenza è stato il sogno di una vita, adesso infranto. “Sono nazionalista da quando ho 13 anni,” ha detto Tommy Moore, 59 anni, spilletta “YES” appuntata sulla maglietta. “Gli unionisti dicono di amare la Scozia ma sono dei traditori”. Altri si erano detti pronti ad abbandonare una Scozia sovrana. “E’ un’idea ridicola, alimentata da miti e sciocchezze, tra cinque anni saremmo alla bancarotta,” ha dichiarato Graeme Halkerston dopo aver barrato il no in un seggio nel quartiere finanziario. “Se vince il sì, ci trasferiamo in Inghilterra”.  

Il voto ha costretto gli elettori a confrontarsi con la fondamentale questione della loro identità e senso di appartenenza: Sono più le cose che ci dividono dalla Gran Bretagna o quelle che ci uniscono? Una studentessa di 18 anni al suo primo voto, Shonagh Munro, racconta: “Mia madre è inglese, mio padre scozzese, sono nata a Glasgow, studio a Edimburgo. Mi definisco scozzese ma sono orgogliosa di far parte del Regno Unito e non ci rinuncerei per nulla al mondo”.

Sean Connery: sostenitore di comodo dell'indipendenza della Scozia


Da: Yahoo Notizie
(AGI) - Londra, 17 set. - Sean Connery, uno dei piu' noti sostenitori dell'indipendenza, non sara' in Scozia per il referendum a causa del suo status di "esule fiscale". A raccontarlo all'Edinburgh Evening News e' stato il fratello dell'attore, Neil, smentendo le voci che fossero problemi di salute a impedire al piu' famoso James Bond, ormai 84enne, di presentarsi nella terra dei suoi avi per sostenere il si'. "Non credo veramente che fara' un'apparizione questa settimana in Scozia", ha spiegato Neil, sottolineando che "Sean puo' soggiornare sul suolo britannico solo per un numero limitato di giorni all'anno per ragioni di tasse" e "intende usarli con accortezza". Nonostante sia sempre stato un grande sostenitore del distacco scozzese da Londra, il famoso attore vive da tempo alle Bahamas con la moglie Micheline Roquebrune, un fatto che suscita critiche anche tra gli indipendentisti. Su Twitter, sostenitori del si' hanno comunicato tutto il loro rammarico per la mancata partecipazione di Connery, mentre un attivista del fronte no ha ironicamente suggerito, in caso di vittoria degli indipendentisti, di chiedere indietro all'attore milioni di sterline di tasse non versate. 


La mia previsione si è rivelata sbagliata.
Per quanto sia forte la presenza del pensiero indipendentista, fino al punto di stampare una Lira Sterlina Scozzese già, come ho verificato di persona, 14 anni fa, e forse anche di più ma di questo non ne ho contezza, la maggioranza degli scozzesi ha preferito saggiamente di restare attaccata al Regno Unito, nel male e nel bene.
Colpisce la totale incoerenza dell'attore Sean Connery, anzi, più che incoerenza si può parlare di opportunismo che sempre rivela contraddizioni e meschini egoismi. 
Da anni si espone per l'indipendenza della Scozia e, al momento di dare il suo voto con coerenza, si sottrae con una scusa risibile: può stare solo pochi giorni in U.K. per ragioni fiscali e "intende usarli con accortezza" ... Quale migliore occasione dunque per usarne 1 o 2 al massimo per votare dopo aver sbandierato con baldanza le proprie idee? 
La statura delle persone si vede al dunque... e l'attore Connery non è certo un eroe come i personaggi che interpreta... 

martedì 16 settembre 2014

Dal sito Facebook Disservizi e mancanza d'acqua

Dal sito, come da titolo del post, Antonio Amati riporta il seguente articolo che testimonia della strisciante situazione, che su questo blog ho più volte denunciato documentandolo, riguardante molte Società Italiane erogatrici di servizi che si comportano nei riguardi dell'utenza come i gabellieri dei secoli bui, quando la democrazia non c'era ma prevaleva l'abuso: ricordate il magnifico Massimo Troisi ed il geniale Roberto Benigni nel famoso film "Non ci resta che piangere"? La scena mitica in cui, su una non chiara linea di confine, Massimo cerca di parlare con le sonnolente guardie per spiegare le proprie necessità e per domandare chiarimenti e, nella più assoluta incomunicabilità, quelli non fanno che ripetere: "Un fiorino." Ad ogni passo che Massimo e Roberto fanno non rispondono ma chiedono:  "Un fiorino."

Così stiamo messi in Italia con le Società dei Servizi: fatturano e chiedono soldi senza spiegazioni e se vai presso un'Associazione dei Consumatori, pagando la tessera e una quota minima per un avvocato che firma una bella raccomandata, ammettono ob torto collo l'abuso e fanno marcia indietro, ma bisogna combattere per ripristinare il diritto leso. Perché?
Dall'alto dei miei quasi 68 anni di esperienza di vita posso dire che nella mia gioventù era impensabile che questo avvenisse. Non ho memoria di bollette pazze, almeno fino a tutti gli anni intorno al 1960, cosa è accaduto dopo è una vera degenerazione anche di fiducia fra l'utente cittadino e le Società dei Servizi trasformatesi in gabellieri ciechi alla ricerca di soldi a tutti i costi. 
L'ottuso gabelliere

Conguagli tariffari Acea 2006/2011, Lega Consumatori: “Semplici richieste di soldi senza spiegazioni, sono illegittime”

Conguagli tariffari Acea 2006/2011, Lega Consumatori: “Semplici richieste di soldi senza spiegazioni, sono illegittime”

CASSINO (FR)
13 SETTEMBRE 2014 ORE 08:55

L’avvocato Isabella Marziale, Presidente provinciale della Lega Consumatori informa che numerosi utenti si stanno rivolgendo agli sportelli dell’associazione presenti sul territorio della Provincia di Frosinone, tra cui quello di Cassino, per avere informazioni in merito alle richieste di conguagli tariffari che Acea Ato5 sta inviando in questi giorni.
“La nostra associazione – dichiara l’avvocato Marziale – anche in questa circostanza sta procedendo all’ esame di tutti gli atti ed azioni che sono a monte delle suddette richieste per verificarne la legittimità e la correttezza.
La questione che ci viene posta dai nostri associati e non, riguarda due importi che Acea sta addebitando nelle bollette emesse lo scorso mese di luglio, il cui pagamento scade in questi giorni: trattasi del conguaglio tariffario 2006/2011, rateizzato in 12 rate e del deposito cauzionale, rateizzato in 2 rate.
A prescindere dalla legittimità delle richieste di conguaglio tariffario 2006/2011, impugnate dinanzi al TAR del Lazio; a prescindere dalla mancanza di un provvedimento definitivo dell’autorità giudiziaria amministrativa; la nostra associazione, dall’esame delle bollette, ha riscontrato l’assoluta mancanza di chiarezza e di dettaglio nel calcolo degli stessi conguagli, rispetto ai consumi ed al periodo corrispondente.
In bolletta viene addebitata una somma con la sola indicazione “periodo 2006-2011”, senza il dettaglio dell’operazione di calcolo effettuata dal gestore.
Tale mancanza, viola il principio della chiarezza e trasparenza, introdotto dal legislatore con la legge n 481 del 1995, delle modalità di fatturazione cui deve attenersi il gestore di un servizio di pubblica utilità.
Infatti, secondo tale normativa, il consumatore, attraverso la lettura della bolletta deve essere posto nelle condizioni di comprendere, in modo chiaro e dettagliato, cosa sta pagando, per quale periodo e per quale ragione.
Nella fatturazione esaminata queste regole non sono state rispettate.
Stesso dicasi per quanto riguarda il deposito cauzionale che Acea ha addebitato in bolletta, senza aver restituito, in molti casi, l’anticipo consumi che, a nostro avviso, dovrebbe essere restituito agli utenti, maggiorato dagli interessi prodotti in questi anni.
In merito alla rateizzazione del conguaglio tariffario in 12 rate, riteniamo che, in alcuni casi, queste siano insufficienti poiché, a causa della grave crisi economica che stiamo vivendo, molte famiglie fanno fatica a pagare anche piccole somme e, pertanto, bisognerebbe effettuare una rateizzazione più lunga.
Ad ogni modo la nostra associazione ritiene che, per correttezza, i consumatori debbano pagare solamente i consumi correnti presenti in bolletta, scorporando le somme in contestazione relative ai conguagli retroattivi ed al deposito cauzionale.
Pertanto si diffida il Gestore a non procedere né alla riduzione del flusso idrico né allo stacco delle utenze nel caso in cui i consumatori intendessero impugnare la fatturazione, anche alla luce delle nostre osservazioni.
Per ulteriori chiarimenti è a disposizione la nostra rete di sportelli ed il sito internet www.legaconsumatorifrosinone.it”.


lunedì 15 settembre 2014

Renzi grande speranza per la Scuola

Parabola di una Storia dei giorni nostri:
Una madre scrive ad una figlia Preside se il fratello minore, Professore che per vivere fa il Direttore di Supermercati, ha qualche speranza di mangiare in futuro con tutto quello che ha studiato fra Laurea e Concorsi.

La madre: Egli ha vinto un concorso per l'idoneità alla docenza senza cattedra?
Sta nelle graduatorie per le supplenze ma per mangiare non può licenziarsi per 15 gg. di supplenza ogni tanto, dunque non fa parte del precariato che Renzi vuole assorbire?
 Grazie.
Baci.
Mamma

Risponde la figlia:
E' molto complicato e non è riassumibile in forma breve.
Ha vinto un concorso a cattedre E abilitante.  Nel 1999 quando l'ha fatto lui non esisteva un numero predefinito di cattedre messo a concorso (come è stato per esempio il concorso del 2012 che ha vinto S.). Chi superava il concorso allora veniva messo in una graduatoria di merito (GM) di idonei abilitati che aveva validità (di norma) triennale perché per legge i concorsi si dovevano fare ogni tre anni e comunque fino al successivo concorso. Poi per la sua classe di concorso (A019 Diritto ed Economia) dal 1999 non è stato più bandito alcun concorso, quindi la graduatoria è rimasta valida e lo è tuttora perché nel 2012 il concorso bandito non comprendeva la classe A019.
Giusto ieri ho cominciato a leggere il programma di Renzi per la scuola. Sono 136 pagg. ma per tua fortuna ho finito proprio la parte che riguarda il reclutamento. Avrei mandato un messaggio a mio fratello nei prossimi giorni per spiegargli un po' di cose.
Tutto quello che ti dirò è valido solo SE RENZI RIUSCIRA' A METTERE IN PRATICA CIO' CHE HA SCRITTO, e sai che in Italia questo è un grosso SE.
Mio fratello FA parte del precariato che Renzi vuole riassorbire, perché è nelle Graduatorie Permanenti (GAE).
In realtà a dirla tutta i precari VERI sono gente che si fa il mazzo per anni facendo supplenze in posti e in situazioni impossibili, senza certezze. C'è gente che la mattina alle 7.00 va in stazione e lì aspetta le chiamate delle scuole.
Per quelli come mio fratello che non hanno mai accettato supplenze, è previsto che (verso il mese di dicembre?) vengano interpellati dal MIUR per chiedergli se intendono o meno accettare una futura nomina a tempo indeterminato, a CERTE CONDIZIONI: mobilità geografica anche interregionale, possibilità di essere messo a disposizione di gruppi di scuole per fare supplenze qua e là anche non della sua materia, ecc. ecc. PERO' con un contratto a tempo INDETERMINATO. Se non accetta a queste condizioni verrà depennato dalle graduatorie e non rientrerà nel contingente che Renzi vuole riassorbire.
Gli avrei scritto per dirgli che se non accetta è un cretino, SEMPRE CHE LE PAROLE DIVENTINO FATTI.

Firma

Spiegazione:
nel caso specifico il Professore non ha mai potuto accettare supplenze perché aveva una moglie, un figlio ed un mutuo e per insegnare, anche per soli 15 giorni, DOVEVA prima licenziarsi dalla Società straniera che gestisce la catena di Supermercati per la quale lavora, che mai lo avrebbe riassunto una volta finita la supplenza nella scuola pubblica. 
La vita reale in Italia, fino ad ora, è stata questa. Dunque non accettare supplenze per molti Professori abilitati è stata una NON scelta. Non si vive di aria e bisogna pagare la luce, il gas e il cibo per vivere. A meno che non si accetti di farsi poco dignitosamente mantenere dai genitori con l'intera famiglia, oppure di rinunciare a farsela una famiglia...
Molti, come il caso che riportiamo, sarebbero felici di guadagnare molto meno pur di fare il lavoro che avevano scelto di fare, l'insegnante, ma con un minimo di sicurezza e stabilità..
SPERIAMO IN RENZI e che non gli impediscano di FARE!

Aggiornamento al caso emblematico riportato:
la madre ha girato la risposta della figlia Preside al Professore che per vivere ha scelto di fare dapprima il Responsabile della Stazione della Metropolitana, poi licenziatosi il Dirigente in una Ditta di Logistica, infine, ancora licenziatosi, il Direttore in una catena di supermercati. Questa la risposta del Professore:
Mamma ho letto con attenzione la mail di risposta di mia sorella alla tua richiesta di informazioni. Ti scrivo dallo smartphone mentre sono in una lunga e stupida riunione. Non sono matto, se le condizioni fossero quelle descritte accetterei. Però questi precari che descrive mia sorella, che fanno ed hanno fatto grandi sacrifici, non hanno corso il rischio di mettersi in gioco con il privato come me. Io ho voluto costruire una famiglia e darle sicurezza economica con sacrifici che i poveri precari non possono neanche immaginare senza averli vissuti. Il primo anno e due mesi in Azienda io non ho fatto un giorno di ferie, di malattia, non sono esistite vacanze di Natale, Pasqua o vacanze estive per due anni, lavorando la domenica molto spesso, con frequenti trasferte. Spesso ci si sveglia alle quattro il due gennaio, mentre tutta Italia dorme, si va a lavorare per fare un inventario che durerà 12-14 ore. Non esiste un'estate di due mesi. Natale e Pasqua non li nomino neanche, non si torna a casa alle 15, ma alle 21. Le pressioni e le responsabilità non sono neanche avvicinabili, per non parlare delle situazioni accessorie come rapine, personale, denunce ecc. Vi voglio bene, ma bisognerebbe stare dentro per capire il livello di sacrificio a cui mi sono sottoposto negli ultimi tredici anni.

Don Puglisi e altri preti

lunedì 30 gennaio 2012

Non lasciatelo solo


Da questo blog: basta scorrere a destra della Home page cliccando sul 2012 poi sul mese di gennaio poi sul giorno 30.
In quel post c'è un ricordo di Don Puglisi ma anche di altro.

venerdì 12 settembre 2014

L'Orsa e i suoi cuccioli

Da: Il Fatto Quotidiano


Daniza, morta l’orsa del Trentino. “Non è sopravvissuta alla narcosi”

Dalla Provincia fanno sapere che l'animale è stato narcotizzato, insieme a uno dei suoi cuccioli, ma non è sopravvissuto. L'esemplare di 19 anni verrà sottoposto ad autopsia, mentre del fatto sono stati avvertiti anche il ministero dell'Ambiente, l'Ispra e l'autorità giudiziaria. In agosto, dopo che l'orso aveva aggredito un cercatore di funghi, le istituzioni avevano assicurato: "Non verrà abbattuta, ma solo catturata". M5S e Brambilla: "Presidente della Provincia si dimetta". Verdi: "Schifo e vergogna"


È morta l’orsa Daniza, l’animale che la Guardia Forestale stava cercando dopo che, a Ferragosto, aveva aggredito un cercatore di funghi nei boschi di Pinzolo, in Trentino. La Provincia aveva assicurato che “l’abbattimento sarebbe stata la soluzione estrema”, ma, fanno sapere, l’orsa “non è sopravvissuta alla narcosi che è stata effettuata nella notte per catturarla”.  
La cattura e la morte – Nella notte, i responsabili che monitoravano gli spostamenti dell’animale hanno creato la situazione ideale per la cattura. Hanno, così, narcotizzato sia la madre che uno dei suoi cuccioli che, successivamente, è stato liberato con tanto di marca auricolare per monitorarne i movimenti. L’esemplare di 19 anni verrà sottoposto ad autopsia per accertare le cause della morte. Del fatto, intanto, sono stati avvertiti il ministero dell’Ambiente, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e l’autorità giudiziariaLa Provincia di Trento ha diffuso i particolari dell’operazione di cattura. Secondo quanto riportano, l’orso era sotto monitoraggio intensivo da un mese e “la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire”. L’orsa è stata fermata con la telenarcosi, così come uno dei suoi cuccioli.

“Orsa morta per possibile problema cardiaco” – Intanto Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani, ha spiegato che le dosi di farmaco utilizzate per questo tipo di operazioni è standard e quindi non è ipotizzabile un errore da parte degli addetti alla cattura. “Questo tipo di anestesie – ha spiegato il veterinario – sono sempre rischiose perché l’animale subisce uno stress importante, anche a causa dello sparo dell’anestetico che è necessario effettuare per raggiungerlo. Inoltre, non possono mai essere escluse complicanze che l’anestesia può comportare quando non è possibile eseguire test prima di agire”. L’orsa potrebbe essere morta a causa di un problema cardiaco o metabolico.
Aperta indagine su “maltrattamento e uccisione di animale” - Il corpo forestale dello Stato ha aperto un’indagine d’iniziativa a seguito della morte dell’Orsa Daniza che non è sopravvissuta alla narcosi disposta dalla Provincia autonoma di Trento. Si ipotizza il delitto di maltrattamento e uccisione di animali.

Verdi: “Schifo e vergogna”. M5S e Brambilla: “Presidente Provincia si dimetta” - Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi, commenta così la notizia: “Con la morte dell’orsa Daniza lo schifo e la vergogna sono stati raggiunti. Contro la mamma orsa si è costruito un accanimento da parte delle istituzioni che hanno portato alla sua morte e per questi motivi ritengo che la procura, sulla base del nostro esposto già presentato, debba aprire immediatamente un’inchiesta penale”. Carla Rocchi, presidente dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), parla di animalicidio e aggiunge: “Il ministro dell’Ambiente dovrebbe dimettersi”. “Daniza – si legge un articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo dal titolo ‘Giustizia per Daniza’ firmato dal deputato Riccardo Fraccaro – è vittima della totale incapacità dell’amministrazione locale, che ha portato avanti una caccia selvaggia, immotivata e disumana. Il Presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, deve rispondere di questo blitz criminale: si dimetta immediatamente”. Sul blo viene poi lanciato l’hashtag#GiustiziaPerDaniza. La stessa richiesta è stata avanzata dall’onorevole di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla, che a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, ha sostenuto: “Ancora una volta, un animale innocente ha perduto la vita per l’arroganza e l’incapacità dell’uomo”. E ha chiesto ai responsabili politici di trarre le “debite conseguenze”, “lasciando la propria carica”.
La storia di Daniza – L’animale era stato portato nei boschi del Trentino nel 2000, nell’ambito di un progetto di ripopolazione dell’area. Il 15 agosto scorso, però, Daniza aveva aggredito un cercatore di funghi sulle montagne di Pinzolo e, per questo motivo, era partita la caccia all’animale e ai suoi cuccioli. Le istituzioni locali avevano da subito dichiarato che l’abbattimento dell’orsa “rimane come ipotesi estrema qualora l’animale, durante l’operazione di cattura, dovesse provocare un imminente, grave e non altrimenti evitabile pericolo per gli operatori e per terzi”. Un boscaiolo aveva segnalato, nei giorni scorsi, che l’animale era entrato in un ovile e aveva ucciso delle pecore. Si era poi alzato su le zampe anteriori con l’intento di attaccare l’uomo che, però, era riuscito a scappare.
Povera mamma Orsa... Povera cara... Pure un ebete capisce che lei difendeva i suoi cuccioli e che ne sapeva lei delle intenzioni del cercatore di funghi.. Il quale doveva sapere che in quei luoghi i suoi simili hanno voluto ripopolare la fauna naturale e, dunque, poteva essere più accorto.
Ma gli uomini sono i dominatori del pianeta Terra, dunque, hanno sempre ragione, pure quando hanno torto!
L'incauto cercatore di funghi è stato vendicato e due cuccioli sono senza mamma!
Sembra di rivedere la straziante scena del bellissimo film Bambi di Walt Dysney, quando il cacciatore uccide la bella madre del noto cerbiatto e lui, umanizzato, la cerca al grido che stringe il cuore: "Mamma, mamma!"
Lo stavo rivedendo per l'ennesima volta con il mio nipotino più piccolo, 5 anni, qualche giorno fa... e non mi vergogno di dire che mi commuove sempre.
Questa storia dell'Orsa non solo mi commuove, ma mi indigna per la sua crudele ed inutile stupidità: per fortuna, come si legge nell'articolo del Fatto Quotidiano, l'indignazione è stata unanime e di tutti i colori politici!!
Cosa si pretende dagli animali? L'uomo "facesse pace con il cervello", come diceva una mia giovane e saggia collega di lavoro, da una parte vuole ripopolare in modo che i turisti possano vedere gli animali come in uno zoo all'aperto... dall'altra però loro debbono limitarsi a passeggiare facendosi guardare e basta!
L'uomo è schizofrenico allora! L'animale ha il suo mondo, i suoi bisogni, anche quello di mangiare... Se ammazza le pecore è giusto che la Provincia di Trento rifonda il contadino o allevatore del valore delle pecore, ma non ci si può scandalizzare se l'orso cerca da sé il suo cibo... Mica è il gatto di casa a cui la signora compera la scatoletta al supermercato!
I soldi per pagare i forse involontari assassini della Mamma Orsa invece la Provincia di Trento se li poteva risparmiare, insieme a quelli del narcotico!!

Acea ATO2: attenti alle bollette!!


a Rocca Priora sono state recapitate le prime bollette acea ato2 richiedenti conguagli sulla tariffa risalenti dal 2006, cioè da quando acea è subentrata al consorzio acquedotto della Doganella per utenze attivate prima del 2006. Questa richiesta di pagamenti da parte del gestore è completamente illegittima. Il tribunale di TIVOLI ha giudicato, con sentenza depositata il 9 giugno 2014, l'illegittimità del metodo tariffario fino al 01/01/2012, data di entrata in vigore della tariffa unica valida in tutti i comuni appartenenti alla autorità d'ambito. Se vi capitano bollette di questo tipo, non pagate e contestate le fatturazioni non dovute attraverso un'associazione di consumatori, un caf o un avvocato o contattate il comitato acqua pubblica del vostro comune. Fate girare con passaparola.

Per coloro che possono accedere a facebook potete contattare Alessandro sul suo sito: egli è il referente del Comitato Acqua Pubblica per il Comune di Rocca Priora, Comitato che fa parte del Comitato Acqua Pubblica Castelli Romani che, a sua volta, è in contatto perenne con tutti i Comitati Acqua Pubblica sparsi in tutta Italia.

Edilizia: troppi organi a decidere, blocchi ingiusti e abusi ovunque

Da: Nuovo Quotidiano di Puglia
Il Tar boccia la Regione: il Resort di Sant'Isidoro non sfregia il paesaggio
LECCE - Il Tar ha bocciato inequivocabilmente nel merito le motivazioni con le quali la giunta regionale ha negato nel dicembre 2012 il nulla osta paesaggistico alla società Oasi Sarparea Srl che ha presentato un progetto per la realizzazione di un resort a 5 stelle a Sant’Isidoro di Nardò. Una bocciatura avverso la quale la Regione ha proposto ricorso al Consiglio di Stato. La risposta arriverà tra qualche mese o tra qualche anno.

Per ora ci sono due risultati evidenti, non proprio da ricordare tra le buone pratiche: gli investitori inglesi (l’immobiliarista Alison Deighton e il socio, il magnate del petrolio Yan Taylor) che avevano puntato sulla marina di Nardò per realizzare un investimento da 70 milioni di euro dopo aver speso 5,3 milioni di euro nel 2008, per il solo acquisto di trenta ettari su cui insistono ulivi secolari, hanno deciso di lasciar perdere, stanchi di continuare un percorso a ostacoli che non ha fine; è esplosa la polemica sulla burocrazia che blocca gli investimenti e sulle diverse letture che è possibile dare dei fatti urbanistici, tant’è che sul progetto di Sant’Isidoro, e quindi sugli strumenti urbanistici ai quali lo stesso si deve uniformare, il Tar e la Regione esprimono posizioni in assoluto contrasto.

Dire se la ragione stia da una parte o dall’altra è impossibile, perché la parola del Tar (la sentenza che annulla il parere negativo della Regione) è preminente rispetto a quella (la delibera di giunta) della Regione. L’ultima parola spetta al Consiglio di Stato. Si sa, la giustizia è cieca, nel senso che non guarda in faccia i portatori di interesse ma decide solo sulla scorta di norme, regolamenti, leggi. Però a volte accade, soprattutto ai cittadini che vogliono semplificazione e chiarezza nei loro percorsi di vita, di non comprendere come sia possibile che un giudice decida in un senso e in appello la decisione possa essere ribaltata. E questo ribaltamento di decisione rispetto alla sentenza del Tar potrebbe arrivare, perché non è immaginabile la Regione abbia in animo con i suoi atti di sconvolgere la vita delle persone e di mostrarsi ottusamente burocratica in un percorso fine a se stesso.

L’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente, che di strumenti urbanistici si intende per professione (è docente di Pianificazione territoriale al Politecnico di Bari), ha detto due cose in particolare con riferimento al contenzioso apertosi attorno al resort di Sant’Isidoro: il Comune di Nardò non ha adeguato il piano regolatore al Putt/paesaggio e quindi non può dare certezza agli investitori in aree nelle quali il Prg consente l'edificazione e che il Putt tutela dal punto di vista paesaggistico; dal 2010 a oggi la Regione ha rilasciato 265 pareri paesaggistici, 256 del quali sono stati favorevoli, a conferma del fatto che se gli strumenti urbanistici comunali e regionali sono in sintonia i problemi si risolvono.

Resta il fatto che il resort di Sant’Isidoro rischia di diventare un caso di scuola. Nella sentenza con cui il Tar di Lecce (presidente Cavallari) ha annullato il parere paesaggistico negativo espresso dalla Regione si legge testualmente che «alla luce delle previsioni di Piano regolatore è evidente che la realizzazione di nuovi insediamenti abitativi non è preclusa in relazione a complessi a realizzarsi in Ate (Ambiti territoriali estesi) di tipo “D” (ambito di valore relativo che riguarda aree laddove pur non sussistendo la presenza di un bene costitutivo sussiste la presenza di vincoli (diffusi) che ne individui una significatività), ben potendo invece realizzarsi, ancorché in armonia con l’assetto idro-geomorfologico d’insieme, e con salvaguardia delle attuali visuali panoramiche. 

I giudici amministrativi aggiungono che sul Piano «manca un parere degli organi (l’Autorità di Bacino; il Servizio Agricoltura e Foreste della Regione) preposti alla valutazione dell’impatto idrologico, sicché in difetto di tale specifica istruttoria, deve ritenersi del tutto arbitrario, e frutto di irrazionalità intrinseca, ritenere che il suddetto intervento alteri “l’assetto idro(geomorfo) logico d’insieme». Arrivando alla conclusione che il parere negativo della Regione «sconta un evidente deficit istruttorio e motivazionale, avendo l’amministrazione affermato il presunto contrasto con l’assetto idrogeolosant'isidorogico dell’area, in assenza di adeguata istruttoria su punto».


Non si può continuare così.
Questo esempio eclatante è emblematico di una situazione insostenibile in cui si trova l'Italia a causa di una burocrazia che dovrebbe garantire l'applicazione di leggi e regolamenti ma che, invece, si impantana avvolgendosi su se stessa, annegando in un mare di scartoffie, contraddizioni, cavilli assurdi che, lungi dal garantire la difesa del territorio, porta da una parte alla paralisi della vita di cittadini ed investitori e dall'altra ad un abusivismo selvaggio.

Infatti ogni giorno la cronaca ci informa di alluvioni, frane e disastri vari dovuti anche ad una cementificazione fuori controllo, dovuta ad abusi quasi mai demoliti, consentiti da Giunte Comunali che non si sa perché non pagano mai, magari con i propri patrimoni personali. Se non si cambia andremo sempre più verso il caos e verso l'ingiustizia impositiva, soprattutto ora che le tasse verranno decise dai Comuni.
Assisteremo alla situazione illegale e paradossale che pagheranno solo coloro che con fatica e con spese sono riusciti ad avere un'abitazione in regola con le leggi, mentre tutti gli abusivi, pur usufruendo dei servizi e gravando sul territorio, pagheranno di meno o non pagheranno affatto, dipende dall'abuso e dall'evasione conseguente.

Bisogna cambiare. Pochi organismi a decidere, brevi tempi per le pratiche, chiarezza nell'applicazione delle regole essenziali che in caso di diniego deve essere seriamente motivato. Per seriamente intendo non con cavilli burocratici, ma con motivazioni REALI, CONCRETE, del tipo distruzione o alterazione del territorio naturale accertabile visivamente! 
Prendiamo questo caso eclatante della Puglia: il motivo del blocco di un progetto, che avrebbe dato lavoro a tanti cittadini di quella località che di lavoro ha bisogno, è che il comune  "non ha adeguato il piano regolatore al Putt/paesaggio e quindi non può dare certezza agli investitori in aree nelle quali il Prg consente l'edificazione e che il Putt tutela dal punto di vista paesaggistico".
Stiamo freschi!! Adesso aspettiamo che il Comune metta d'accordo tutte le teste (partiti) facenti parte di quel Consiglio comunale e vari un Piano Regolatore "adeguato" al Piano Urbanistico Territoriale (immagino che Putt voglia dire questo!) per dare il placet ad un progetto che, è stato detto, scritto e ribadito, tutela in toto l'uliveto in cui il Resort sarebbe inserito. Meglio lasciare tutto così... le olive non le raccoglierà nessuno visto il costo del lavoro di raccolta, visto il costo della cura degli ulivi, visti gli infortuni in cui incorrono gli agricoltori che producono l'olio, tipo mosca olearia ecc. ecc... Infatti avevano preferito vendere all'imprenditrice inglese che avrebbe costruito un Resort di lusso in mezzo all'uliveto, frequentato dai ricconi proprio perché immerso in quell'uliveto a fare da schermo naturale alle loro vacanze. 
Niente, non se ne fa niente. La pazzia burocratica ha indotto un funzionario della Regione a fare ricorso alla sentenza del TAR! Tanto mica paga lui le spese legali: le pagano i cittadini con le loro tasse, essendo l'Ufficio Legale della Regione ad occuparsene! Lui sta dietro la sua scrivania pagato per questo: per mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole fare qualcosa per vie legali, corrette, senza pagare mazzette e cercare vie traverse... Lì il burocrate ha facile cammino perché esistono pareri contrastanti, leggi ad interpretazione, regole idem... Tanto a lui non lo licenzia nessuno, lo stipendio corre lo stesso e, finito l'orario settimanale come da contratto, se ne va a casa e sa che la poltrona non gliela leva nessuno, perché il posto alla Regione è a vita!!!!

giovedì 11 settembre 2014

Invito ricevuto come Redazione di questo Blog

Gentile redazione,

inviamo in allegato il comunicato dell'Associazione Nuovi Castelli Romani unitamente alla locandina dell'evento di sabato 13 settembre a Castel Gandolfo,

cordiali saluti,

Ufficio Stampa


L'Associazione Nuovi Castelli Romani, in collaborazione con la Parrocchia Pontificia di Castel Gandolfo, San Tommaso da Villanova, con il patrocinio dei Comuni dei Castelli Romani, degli enti sovracomunali, della Presidenza della Giunta della Regione Lazio, presenta, sabato 13 Settembre alle ore 17:30, presso la Cripta della Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, un evento culturale incentrato sulla figura di Santa Teresa d'Avila, in occasione del suo cinquecentenario. Si rinnova così il tradizionale impegno dell'Associazione Nuovi Castelli Romani che, per il settimo anno, organizza un evento dall'elevato valore storico-culturale, in onore al Sommo Pontefice, che in questa occasione è Papa Francesco.
Nominata Beata e Dott.ssa della Chiesa, Teresa d'Avila rappresenta una delle figure intellettuali più rilevanti della Chiesa, conosciuta anche per essere la "riformatrice" dell'Ordine dei Carmelitani.
All'interno del convegno saranno presentate alcune opere pittoriche del Maestro Francesco Guadagnuolo riferite a Santa Teresa d'Avila. All'appuntamento interverranno il Cardinale Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro, Don Pietro Diletti, Parroco della Chiesa Pontificia di San Tommaso da Villanova, Frà Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, Gran Priore di Roma e Sovrano Militare Ordine di Malta, il Maestro Francesco Guadagnuolo, Artista e socio emerito dell'Associazione Nuovi Castelli Romani, Franco Campegiani, poeta e critico letterario, Carmelo Pandolfi, docente Università Europea di Roma, Ettore Pompili, Presidente Associazione Nuovi Castelli Romani. A rappresentare le Istituzioni e gli enti locali ci saranno: Il Consigliere della Regione Lazio Michele Baldi, Il Commissario del Parco dei Castelli Romani Sandro Caracci, Milvia Monachesi Sindaco di Castel Gandolfo, Alberto Bertucci Sindaco di Nemi, Pasquale Boccia Sindaco di Rocca di Papa. Coinvolti dagli organizzatori del convegno anche esponenti dell'Ordine dei Carmelitani e dell'Ambasciata di Spagna, viste le origini iberiche di Teresa d'Avila.

Parrocchia Pontificia San Tommaso da Villanova 

Piazza della Repubblica, 12, 00040 Castel Gandolfo Roma

La pontificia collegiata di San Tommaso da Villanova è il principale luogo di culto cattolico della cittadina di Castel Gandolfo, in provincia di Romaparrocchiale della parrocchia omonima, che include nel suo territorio la rettorìa della chiesa della Madonna del Lago al lago Albano.
Progettata da Gian Lorenzo Bernini su commissione di papa Alessandro VII, deve la propria importanza al vicino complesso delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo.
La chiesa si trova in zona extraterritoriale, come le attigue aree del Palazzo Pontificio e delle Ville annesse.

martedì 9 settembre 2014

Scozia

Da: EUROPA

Referendum in Scozia, cosa succede se vince il sì all’indipendenza

Il governo scozzese ha già pronto il cronoprogramma della secessione. E pure la Costituzione del nuovo stato
Il governo britannico ha promesso che entro la settimana pubblicherà un cronoprogramma di riforme da applicare nel caso in cui il referendum del 18 settembre sull’indipendenza della Scozia dia esito negativo. Se gli scozzesi decideranno di restare nel Regno Unito – promette Downing Street – otterranno nuovi poteri. Devolution contro indipendenza. I dettagli devono ancora essere diffusi, ma si parla di un maggior controllo sulla pressione fiscale e sul modo in cui vengono spesi i soldi dei contribuenti.
Il governo scozzese, specularmente, sta facendo il possibile per rassicurare i cittadini sul tranquillo svolgimento delle procedure per l’indipendenza, in caso di vittoria dei sì. E, a differenza di Londra, ha già pubblicato l’agenda delle scadenze fondamentali.
Independence day. Il giorno dell’indipendenza scozzese sarebbe il 24 marzo 2016. Con diciotto mesi di tempo – spiega la campagna per il sì – il governo scozzese avrebbe tutto il tempo per negoziare con Londra i dettagli dell’indipendenza: a chi vanno le risorse energetiche? Che quota del debito pubblico resta a Edimburgo? A chi le ambasciate all’estero? Fanno sapere dalla Scozia: mediamente, nel dopoguerra, ci sono voluti 15 mesi a negoziare l’indipendenza di uno stato. Noi ce la prenderemo comoda, per stare sicuri. Le prime elezioni politiche scozzesi si terrebbero il 5 maggio 2016.
Una costituzione per gli scozzesi. Il nuovo stato di Scozia, ha promesso il first minister Alex Salmond, riconoscerà ancora la regina Elisabetta II come suo legittimo sovrano. Ma avrà una costituzione scritta «come la stragrande maggioranza degli stati moderni». Il processo costituente partirebbe dopo l’indipendenza. Ma nel frattempo entrerebbe in vigore una costituzione ad interim. Il testo è già disponibile online: entro il 20 ottobre gli scozzesi possono mandare le loro proposte per emendare il testo. Tra i punti chiave del testo: la Regina resta capo dello Stato, i cittadini scozzesi sono cittadini europei, viene istituita una Corte suprema, la Scozia si impegna al disarmo nucleare.
Che succede al parlamento di Westminter. Questo è il punto meno chiaro. Entro il maggio 2015 il governo britannico dovrà convocare nuove elezioni politiche. Chi voterà? Formalmente, in quella data, la Scozia non sarà ancora indipendente. Ma che senso avrebbe eleggere dei deputati scozzesi a Londra per poi vederli decadere il 24 marzo 2016? Oltretutto, storicamente, in Scozia la gran parte degli eletti è laburista. È possibile che il Labour vinca le prossime elezioni britanniche, ma senza i seggi scozzesi è quasi impossibile che Ed Miliband abbia una maggioranza in parlamento. Sarebbe davvero anomalo, per Londra, veder cambiare la maggioranza tre volte di fila in meno di un anno: liberal-conservatrice, laburista, poi chissà. È possibile, allora, che il voto venga anticipato o posticipato. Il secondo caso si è già verificato durante la seconda guerra mondiale: in quell’occasione si formò un governo di unità nazionale per gestire il paese in vista del ritorno alle urne.
Nell'anno 2000, quando ho fatto un viaggio in Gran Bretagna, sono stata anche in Scozia. La sottostante foto è stata fatta davanti al Castello di Edimburgo.
Avemmo la sorpresa di vederci rifilare una moneta diversa dalla Lira Sterlina che avevamo usato a Londra e a Manchester: la Lira Sterlina scozzese... Al momento di partire abbiamo voluto cambiare tale strana valuta in Lire Sterline normali; ebbene, nella Banca di Edimburgo dove ci eravamo recati, abbiamo incontrato delle resistenze: per loro quella valuta avremmo potuto cambiarla ovunque e sarebbe stata accettata ovunque, dunque..
Ma non ci hanno convinto né punto né poco e abbiamo tenuto duro pretendendo il cambio in Lire Sterline senza simboli scozzesi.
Toccammo quindi con mano fino a che punto la Scozia volesse e sentisse il distacco dalla Gran Bretagna: una moneta loro per noi fu una sorpresa. Oggi, 14 anni dopo, prevedo che il referendum sarà favorevole alla secessione.