martedì 2 dicembre 2014

Racconti di Condominio - Condominio pidocchio

Condominio pidocchio


In uno dei più incantevoli luoghi della Costa, in un momento di felice ispirazione degli architetti della Società Multivilla, era stata costruita una lottizzazione vacanziera di graziosissimi loculi circondata da splendidi giardini.
La vendita di codesto condominio era stata affidata ad una schiera di eleganti agenti i quali usavano come argomento, per convincere i probabili acquirenti, la frase: "Scegliamo solo acquirenti di un certo livello di signorilità. Ci teniamo ad una scrematura sociale per assicurare al complesso una frequentazione di alto livello."
Molti si sentivano solleticati e acquistavano convinti di far parte di una élite.
Il posto era bellissimo e circondato da ville di miliardari, cosa che rendeva gli acquirenti dei loculi ancora più persuasi di far parte di una élite.
C'erano poi quelli che comperavano solo per il prezzo favorevole per quei luoghi, inaccessibili a chi ricco non era, e per l'indubbia bellezza naturale del posto.
Le Assemblee condominiali si tenevano in sale di eleganti Resorts e all'inizio tutti si comportarono con signorilità: per codeste riunioni vestivano in modo ricercato cercando di fare una buona impressione gli uni verso gli altri.
Era gratificante parteciparvi.
Certo qualche impennata di sciocco snobbismo fuori luogo capitava di ascoltarla.
Un signore si alzò chiedendo che si inducesse la portineria a portare la posta appartamento per appartamento. Una signora ingioiellata protestò, quasi istericamente, perché il portinaio non era stato con lei sufficientemente ossequioso..
Qualcuno, con i piedi per terra, pensò che era un comportamento da "pidocchi arrivati in cima all'asta", che avevano perso il senso della realtà e credevano di essere diventati "chissacchì" avendo acquistato un loculo in un posto da miliardari.
Ma di anno in anno la cosa peggiorò.
Se l'acquisto era stato abbastanza economico, le spese di mantenimento dell'insieme del condominio erano cresciute di anno in anno in modo esponenziale e qualcuno cominciò, a buon diritto, a cercare di frenare l'emorragia.  
I condomini convinti di essere come i miliardari delle ville del circondario guardarono con sufficienza questi proprietari che protestavano per le spese in salita, anche se, bisogna dire, la cosa pesava anche a loro e si rendevano conto che per mantenere decentemente l'insieme forse si poteva spendere anche un po' meno... Ma, presi dalla parte di ricchi senza esserlo, continuavano a recitarla fino in fondo.
Finché qualcuno non pensò di mettere a frutto il ricco bilancio condominiale cercando di attingervi tramite truffaldine proposte all'Assemblea dei proprietari vestite da "imperdibili affari"!
L'occasione fu il fallimento di una Società che aveva acquistato dei locali commerciali nel complesso dei loculi.
Un signore molto spocchioso e pieno di sé che era architetto pensò di rilevare, non a sue spese, visto che sua era l'idea, ma a spese del condominio, quei locali per installarci, previa costosa ristrutturazione fatta da lui naturalmente, una non ben chiara attività di ristorazione.
Per far passare la sua idea geniale pensò bene di attirare dalla sua parte altri condomini prima di proporla in Assemblea. Cominciò dunque delle confabulazioni con altri Dottori, Ingegneri, Commercialisti, ma anche semplici Geometri ed altro, tutti evidentemente con problemi di assenza di lavoro e conseguente liquidità, al fine di confezionare "l'affare" incartandolo con la carta dorata di una proposta imperdibile per l'Assemblea. 
Cosa c'è di meglio che fare affari con i soldi degli altri? Per di più facendosi pagare una bella parcella in assenza di commesse?
Quando propose "l'affare", caldeggiato dai sodali con i quali ne aveva progettato "a tavolino" lo schema sicuro, si trovò davanti l'opposizione educata di molti, i quali non erano assolutamente d'accordo nello spendere altri soldi per acquisire una proprietà in comune che avrebbe significato necessariamente altre spese di mantenimento, oltre ad essere un vero salto nel buio quanto a possibili introiti. Di certo c'era solo l'introito per lui: l'anziano architetto.
Di botto la spocchia e l'alterigia lasciarono il posto all'aggressività e alla volgarità e il "signorile" architetto si allontanò dall'Assemblea dicendo: "Ma andate tutti affanculo!!"
Ma le trame per mettere a frutto il gruzzolo del bilancio condominiale, ormai giunto al milione di euro, e per non lasciarlo tutto ai guadagni non del tutto chiari dell'amministrazione, qualcun altro, sempre con spocchia inversamente proporzionale agli scarsi introiti personali, provò a farsi eleggere Consigliere del Condominio, non con lo scopo di controllare l'Amministratore, ma di farsene complice. 
E qui gli andò bene, grazie alla dabbenaggine di molti.
Solo quando si avvidero che il furbo Consigliere di turno si era fatto ristrutturare il loculo, anche con qualche abuso edilizio, a spese del condominio, alcuni di essi cominciarono a sospettare di essere stati raggirati. Ma si sa come vanno queste cose: molti per simpatia verso il furbacchione che li blandiva con finta amicizia non vollero accettare di dirsi stupidi, dunque continuarono a votarlo. Quelli che non lo fecero più furono oggetto di ritorsioni da parte del bieco Amministratore che, su richiesta del Consigliere suo complice, non faceva effettuare le dovute riparazioni di competenza condominiale proprio nei loculi di coloro che si erano ribellati a tale egemonia.
Il clima del condominio iniziò a farsi pesante e le Assemblee diventarono delle arene in cui uomini e donne ridotti a pidocchi, come lo scarafaggio nella "Metamorfosi" di Kafka, recitavano parti grottesche rivendicando i loro titoli accademici e non e, nel contempo, dando uno squallido spettacolo di sé abbandonandosi ad urli, aggressioni verbali e financo fisiche ed insulti.
Un pidocchio dalle guance rubizze recitava con aria melliflua la parte del buono ad ogni Assemblea, in realtà egli era in perfetta combutta con l'Amministratore, e non mancava mai di iniziare ogni suo intervento con il penoso sciorinamento dei suoi titoli lavorativi: "Io sono Dirigente di..., Responsabile di..., ho incarichi di grande responsabilità.."
Quei pochi che non avevano subito la metamorfosi lo guardavano con un certo disgusto chiedendosi come mai colui non si rendesse conto di essere ormai una caricatura. Ma forse, riflettevano, lo era sempre stato?  
Ormai si era costituito un partito dell'Amministratore, per l'italico vizio dell'appartenenza a qualcosa che sottintende l'esclusione di qualcun altro.
Molti non avevano nulla in cambio di questo favore che davano a chi malamministrava i loro soldi, essendo privi di opinioni, altri si difendevano non pagando più, come un individuo che urlava sempre con una voce orrenda che faceva pensare a certi venditori ambulanti della peggior specie. Eppure costui si diceva Ingegnere e comandante un Dipartimento delle Ferrovie di Stato...
Gli uni con gli altri, comunque, fra una rissa verbale e l'altra, ci tenevano a ribadire la loro importanza nella Società e i loro titoli, nella totale inconsapevolezza che, qualora veramente importanti, non avrebbero avuto proprio il tempo di stare ore ed ore a scannarsi in una banale Assemblea condominiale, essendo necessariamente presi da altre incombenze altrove.   


lunedì 1 dicembre 2014

Cattivo sangue non mente

Da: Gazzetta dello Sport 1 dic. 2014

Roma: Tamara Pisnoli, ex moglie di De Rossi, agli arresti domiciliari

Sequestrato e picchiato un imprenditore romano da un gruppo di 8 persone per convincerlo a consegnare 200 mila euro: tra i mandanti ci sarebbe l'ex del calciatore della Roma, da cui è separata dal 2009.

Sarebbe stato sequestrato e seviziato da un gruppo di 8 persone per convincerlo a pagare 200mila euro. Per questo un imprenditore romano è stato prima in ospedale e poi avrebbe denunciato i fatti, per i quali sono state arrestate otto persone. Tra queste c'è anche Tamara Pisnoli, ex moglie di Daniele De Rossi separata da tempo dal calciatore della Roma. La vittima era in un bar dell'Eur quando è stato prelevato da alcune persone che lo avrebbero caricato in auto e portato in una casa (che sarebbe l'abitazione della Pisnoli) dove per ore lo avrebbero picchiato e seviziato. A quanto ricostruito, il sequestro sarebbe legato al recupero di soldi di un prestito usuraio e di un affare finito male.

TAMARA — Nelle 150 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Giuseppina Guglielmi è riportata anche una frase che Tamara avrebbe pronunciato, secondo quanto denunciato dalla stessa vittima: "Sai quanno ce metto a fa ammazza’ 'na persona? Basta che metto 10mila euro in mano a un albanese? Non ce metto niente!!!". Gli 8 arrestati sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di usura, estorsione, rapina e lesioni gravissime. Tamara è ritenuta una dei mandanti del pestaggio: in passato aveva acquistato dalla vittima una licenza per la produzione di energia elettrica mediante impianti fotovoltaici, pagandola 80mila euro, che, secondo gli investigatori, pretendeva le fossero restituiti con gli interessi.
L’AGGRESSIONE — La vittima, un imprenditore romano titolare di una società che opera nel settore dei fotovoltaici, è stato trattenuto per ore nell'abitazione. Gli aggressori lo avrebbero malmenato e seviziato con un coltello, procurandogli ferite da taglio sul cuoio capelluto per indurlo a consegnare 200 mila euro. L'uomo, rapinato dell'orologio e dei soldi che aveva con sé, sarebbe stato rilasciato poi in stato confusionale in strada e ricoverato in ospedale per le ferite riportate. I carabinieri hanno ricostruito che il sequestro era stato organizzato al fine di attuare un "recupero crediti per conto terzi", inducendo in tal modo, con violenza e minacce, l'uomo a restituire i soldi pretesi a seguito di un prestito usurario e di un affare finito male.
DE ROSSI E TAMARA — Tamara Pisnoli, 31 anni, è nota non solo per il matrimonio con De Rossi (finito nel 2009 e da cui nel 2005 è nata una figlia, Gaia) ma anche perché è la figlia di Massimo Pisnoli, pregiudicato ucciso nel 2008 e al quale De Rossi dedicò la doppietta segnata in Nazionale contro la Georgia. Il centrocampista ha ottenuto il divorzio e ora è fidanzato con l'attrice Sarah Felberbaum, da cui ha avuto una figlia, Olivia, nata il 14 febbraio di quest'anno.
 Chiara Zucchelli




    


                                                                                                                                                       



Da: Il Messaggero 



dal nostro inviato Massimo Martinelli
  


La confessione: «Così abbiamo
massacrato il suocero di De Rossi»

LATINA (2008) - «Voglio dire subito, e voglio che sia verbalizzato, che io e Pino Arena abbiamo ucciso Massimo Pisnoli». Gabriele Piras, 48 anni, originario di un paesino vicino Oristano, crolla di schianto davanti agli investigatori. Racconta gli ultimi attimi di vita di Massimo Pisnoli, un uomo controverso, un rapinatore, ma anche il suocero di uno dei simboli della Roma Calcio, quel Daniele De Rossi che ebbe il coraggio di alzare il dito al cielo per dedicargli un gol importante in diretta tv. 
Ecco i passaggi più crudi del verbale di interrogatorio che consegna agli uomini di Giuseppe Mancini, capo della Procura di Latina, le chiavi che chiudere il caso più scottante dell’estate: «Accadde un giovedì sera al tramonto, pochi giorni prima di Ferragosto... la sera in cui io e Arena uccidemmo Pisnoli gli avevamo dato appuntamento a Malagrotta con il pretesto che avremmo potuto fare una rapina insieme; arrivammo su una macchina Alfa Romeo 159, e feci scendere Arena prima di arrivare al parcheggio per evitare che Pisnoli lo vedesse subito... mi ero portato una pistola 357 Magnum mentre Arena aveva una pistola semi-automatica. E sotto il sedile davanti della macchina avevamo anche una doppietta a canne mozze». 

Da: Corriere della Sera.it  2008

ROMA — Jeans e giubbotto. Occhiali scuri, lo sguardo deciso. Pronto a tutto. È il 31 luglio scorso: Massimo Pisnoli, suocero del centrocampista della Roma Daniele De Rossi, entra in una banca all'Ardeatino, afferra una cliente per il collo puntandole un taglierino, minaccia i cassieri. Poi li obbliga a infilare 10 mila euro in una busta bianca e consegnarla a un complice che lo segue da vicino, senza perderlo di vista per un istante. Due minuti di terrore nella filiale del Credito Cooperativo vicino al santuario del Divino Amore. Poi Pisnoli lascia il primo ostaggio e ne prende un altro, una ragazza, per costringere gli impiegati ad aprire le porte blindate che danno sulla strada. Impiegati e clienti assistono impietriti: è lui che dirige tutto, che spiana la strada all'altro rapinatore, incuranti delle telecamere che stanno riprendendo la scena. 

Sequenza della rapina all'Unicredit: Pisnoli punta coltello a ostaggi presi all'interno della banca

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L'amore può far accettare molte cose e De Rossi deve aver molto amato la sua ex-moglie, tanto da accettare un suocero discutibile per la sua scelta di vita delinquenziale, fino al punto, così scrivono sui giornali, da dedicargli un gol.

Mi stupii molto, quando tutto venne fuori sui giornali, che la moglie dicesse: "Non abbiamo nulla di cui vergognarci."
Ecco, questo presupponeva uno strano codice morale davvero.
Se si ha un'etica si devono prendere le distanze dai comportamenti criminali delle persone che amiamo. Nessuno ci impedisce di amarle anche così come sono, ma arrivare a dire che non provi vergogna vuol dire condivisione. 

Tamara Pisnoli il giorno del matrimonio con il calciatore della Roma insieme al padre: sullo sfondo addirittura una carrozza principesca

domenica 30 novembre 2014

Racconti di Condominio - Condominio borghese

Condominio borghese

Il palazzo era di epoca umbertina, le scale erano tre: due davano su una bella via centrale, una su un secondo portone che affacciava su un grande viale alberato.
Vi abitava gente della piccola e media borghesia.
Le assemblee condominiali si tenevano nella grande guardiola del portinaio che era collocata nel cortile, con un'uscita nel cortile stesso che aveva accesso alle due scale A e B, ed un'uscita direttamente nell'androne della scala C, quello che affacciava sul viale alberato dai grandi platani.
La guardiola era abbastanza ampia da accogliere tutti, con un grande tavolo di legno intorno al quale i convenuti si sedevano e, dopo un po', cominciavano ad urlare.
Il Sig. Cortese non urlava mai. Ci teneva al decoro. Urlava solo in casa con sua moglie, che era un poco svanita ed esaurita e lui reagiva così alle sue sventatezze ed ubbie. Era molto amico del Sig. Massimo, il portinaio, un bell'uomo alto e magro, con i baffetti neri. Era un ex-carabiniere che aveva lasciato l'Arma e con la liquidazione aveva preso quel portierato: vita tranquilla e niente schioppettate!
Il Sig. Cortese ci teneva ad essergli amico perché era un tipo amabile con il prossimo tanto quanto non lo era con la sua depressa moglie che, per consolazione, si recava in chiesa fino a tre volte al giorno.
Dunque, quando non lavorava al Ministero, indulgeva a qualche chiacchiera sul portone con l'ex-carabiniere. Raccattava così anche qualche informazione sugli abitanti del palazzo.
Ad esempio su quel donnone del terzo piano della scala B, dove abitava anche lui, che urlava sempre con voce tonante contro quel povero ragazzo, ormai quasi ventenne, che aveva adottato.
Si diceva fosse stata una delle amanti di Benito Mussolini. Le veniva a far visita suo fratello, anche lui anziano, che vestiva con le ghette, il panama e portava un bastone di bambù. Era sempre serio e dignitoso e salutava educatamente.
Il portinaio aveva una moglie, una donnetta chiusa e diffidente quanto ipocrita, ed una figlia.
Il Sig. Cortese, che si mostrava sorridente e colloquiale con il portinaio, incrociando la moglie e la figlia di lui sul portone le salutava con un educato sorriso poi, a bassa voce, diceva alla sua figlia adolescente che gli camminava accanto: "La figlia è albina. Hai visto? Le hanno tinto i capelli per nasconderlo, se no non se la prende nessuno, gli albini sono sterili." 
Se invece incontrava un elegante signore con sua figlia, una donna sui trenta anni, non bella, ma alta e dall'aria aristrocatica, rispondeva al loro compito saluto, poi sussurrava a sua figlia che rientrava con lui: "La contessina ed il conte Caselli! Lui non aveva una lira, i soldi li aveva lei, la moglie, una Rosati, infatti il palazzo era della sua famiglia. Ora hanno venduto quasi tutto, ma hanno ancora qualche appartamento affittato e vengono in Assemblea anche loro."
La ragazzina, molto graziosa, pensava con dispiacere a quelle due persone così fini ed eleganti che dovevano mischiarsi a quella marmaglia urlante dell'Assemblea condominiale.
Da quando era arrivata "la matta" poi, che urlava con quel vocione tonante, con quei modi così volgari, di cui forse suo fratello, dall'eleganza un po' fanée, si vergognava, visto lo sguardo triste con cui salutava gli altri condomini se li incontrava sulle scale quando veniva a farle visita, le Assemblee erano diventate infrequentabili perché lei dava sulla voce a tutti.
Era una donna dall'animo cattivo e sfogava sul povero figlio adottivo tutta la sua malvagità, non frenandosi neppure davanti agli altri in Assemblea: se lui provava timidamente ed educatamente ad interloquire lo zittiva aggressivamente e lui, umiliato, si taceva.
Il soprannome di "la matta" glielo aveva affibbiato Giacinta, l'amichetta della graziosa figlia del Sig. Cortese, la quale era di indole buona e sensibile, dunque non le sarebbe mai venuto in mente di chiamare quella donna aggressiva con quel termine, ma ridendo lo accettò e con Giacinta ne ridevano insieme.
Giacinta però iniziò a dire anche altre cose di quella strana donna, ad esempio che il povero Renato, il figlio, veniva usato da lei anche come amante.
Alla Sig.na Cortese questo sembrò orribile: la sua religiosissima madre le aveva insegnato a vedere il mondo con occhi così puri da non accettare facilmente che potessero esistere brutture di tale entità!
Però aveva notato che Renato, che la salutava sempre con muta ammirazione, abbassava subito gli occhi con umiliata vergogna.
Lei aveva attribuito tutto questo al fatto che sicuramente il suo aspetto aveva un effetto su di lui, dato che in fondo aveva pochi anni più di lei, e che si vergognava di quella madre adottiva e dei suoi urli quotidiani contro di lui.
Però Renato, superati i vent'anni, era cambiato improvvisamente, sembrava più autonomo rispetto a quella madre tiranna e lo si incontrava per la via con altri giovani, ragazzi e ragazze, e la giovane Cortese ne fu contenta per lui.
"Ma non hai visto come si combina?" Le insinuò la più realista Giacinta.
"Sì, - ammise l'amichetta - si tinge i capelli schiarendoli con l'acqua ossigenata."
"Ma non è solo questo, hai visto come si veste? Collanine, braccialetti, canottiera..."
"Sì, - ammise la Cortese - poi mi sa che fa la lampada.. E' tutto abbronzato." 
Una notte, verso le due, il palazzo fu svegliato da una voce bella ed intonata che cantava accoratamente: "Stasera pago io, stasera pago io, col mio doloreeee!!"
La mattina dopo Giacinta disse alla sua amica che si trattava di Renato che cantava per le scale la canzone di Domenico Modugno.
"Era ubriaco." Disse seria, ma senza la pena che provò invece la sensibile Cortese. "Sai io sto sullo stesso pianerottolo e ci ha svegliati tutti."
"Ma l'ho sentito anch'io, anche se sto al quinto piano!" Disse la giovane Cortese.
Non tutti venivano all'Assemblea, ma quando cominciò a serpeggiare la voce che qualcuno voleva mandare via il portinaio, non si sa se per metterci un parente o un amico o se solo per pura cattiveria, vennero in molti.
Scoppiò una vera tragedia. La moglie del portinaio cominciò a strillare: "Allora ridategli il posto di carabiniere!! Allora ridategli il posto di carabiniere!!"
Si accasciò su una sedia in cortile in modo che dalle finestre potessero sentirla anche coloro che non erano venuti in Assemblea, piangeva ripetendo quella richiesta irrealistica assistita dalla figlia dai capelli tinti di rosso ma dalle ciglia bianchissime.
Il Sig. Massimo si scagliò contro coloro che lo volevano cacciare e, inusitatamente, anche contro il Sig. Cortese, indicandolo proferì: "Là c'è un altro che mi vuole cacciare, là c'è un altro!"
Il Cortese impallidì e sua figlia, che era presente anche lei alla tragica Assemblea, guardò sbalordita suo padre a quell'accusa che suscitava tutta la sua meraviglia, ritenendola assolutamente infondata. 
Il portinaio non fu cacciato. Rimase.
Il palazzo tornò alla sua tranquillità. 
Il Sig. Fonso della scala B continuò ad essere il silenzioso servitore della moglie inferma a letto perché "malata di ossa", ormai diventata enorme immersa in una ciccia molle e bianchissima. 
Giacinta, che sapeva sempre tutto, diceva che forse avevano un figlio ma che non si vedeva mai perché viveva lontano, forse all'estero.
Il Sig. Fonso lo si incontrava per le scale sempre con lo stesso vestito, ma stirato e pulito nella sua camicia bianca con cravatta ed una busta della scarsa spesa in mano. 
Le sorelle Fanelli, che la Sig.na Cortese chiamava "le mie sorelle Fontana", erano discrete e pazienti con i capricci della vanitosa giovane cliente del quinto piano, che portava loro delle belle stoffe comperate in un negozietto di Via Cola Di Rienzo per realizzare i suoi vestiti disegnati da lei stessa.
Dal cortile arrivava tutte le mattine un buon odore di pane al forno che usciva, dalle finestre aperte sul cortile, dal retro del forno del negozio che dava sul viale alberato di platani giganteschi.
Dalle finestre di un grande appartamento della scala A arrivava la voce del "matto", un Professore di scuola che insegnava matematica e che era venuto da poco ad abitare in affitto nel palazzo, il quale sgridava i suoi quattro figli invitandoli a studiare o a suonare il pianoforte.
La solita Giacinta lo aveva subito ribattezzato il "matto" perché mostrava il suo amore per la cultura urlacchiando ai suoi figli per stimolarli.
Tanto lui si faceva notare nel suo esibizionismo culturale quanto, forse per reazione, la sua magra e brutta moglie cercava di passare silenziosamente inosservata con tante buste della spesa per sfamare la numerosa figliolanza. 
Dalle finestre di Marcella, della scala C, si sentiva nel cortile il suo canto spensierato che metteva allegria, perchè tutti sapevano che Marcella non era sposata con l'uomo a cui aveva dato due bei figli, un maschietto ed una femminuccia con i capelli color rame come i suoi,  e che lo aiutava anche nella conduzione del bar, ma pur non avendo le tutele e le certezze di un matrimonio era sempre allegra oltre ad essere molto bella.
Tornò da un lungo viaggio durato sei mesi il dottore che aveva l'Ambulatorio al primo piano della scala A. La sua bionda ed attempata infermiera aveva mandato avanti da sola tutto durante la sua forzata assenza: avevano apparecchiature per analisi e trattamenti di ogni tipo e lei gestiva tutto con perizia usando medici stipendiati.
Il Sig. Cortese disse a sua figlia che in realtà Rosa, l'infermiera fac-totum, mentiva per coprirlo, dato che era anche la sua amante, ma il Dott. Barbagallo era stato in galera per una brutta storia di ricette con cui aveva prescritto ad un suo paziente tossicomane sostanze tipo morfina e quello, magrissimo, era morto.
Rosa aveva un grande appartamento nella stessa scala e, essendo zitella, subaffittava delle stanze a donne sole.
Grande fu il suo smacco quando il Dott. Barbagallo sposò una dottoressa, un medico, che doveva sostituirlo legalmente nell'Ambulatorio di cui era proprietario, dato che lui, forse, era stato radiato. Comunque tutti gli abitanti del palazzo si servivano in quell'Ambulatorio, ben tenuto ed efficiente, e lui sempre sorridente girava con il camice bianco e visitava pure. Ma, in effetti, le ricette le firmava la moglie.
Quel matrimonio dovette farglielo ingoiare a Rosa come una necessità, per continuare a non stipendiare medici e per tenere sotto controllo lo Studio ...
Gente andava via ed altra ne arrivava.
Il Sig. Cortese acquistò un appartamento più grande e più moderno spinto dall'ambizione della figlia ormai cresciuta, ma dovette spostarsi un poco in periferia, anche se in una zona signorile in mezzo al verde.
La ormai diciottenne Cortese figlia continuava a sentirsi con Giacinta e a chiedere notizie sul condominio: seppe, con raccapriccio, che Renato era morto, si era suicidato.
"L'ho intravisto dalla porta spalancata quando è venuta la Polizia: era tutto nero in faccia. Lei, la madre adottiva, era già morta da tempo. Lo veniva ogni tanto a trovare il fratello di lei. Sai, era stato ricoverato in manicomio, poi era uscito e sembrava stare meglio."  
Ormai sul portone a chiacchierare con il Sig. Massimo si vedeva il professore di Matematica. I suoi figli erano cresciuti e una femmina era capitata con un mascalzone che l'aveva messa incinta e il povero padre aveva dovuto farla sposare, tutto a spese sue, per mantenere poi anche quel tomo che l'aveva inguaiata! 

Monnezza roccapriorese cara e sciatta

E' arrivata "in prossimità della scadenza", che era ieri, la seconda parte della Tassa sui rifiuti che quest'anno a Rocca Priora si chiama TARI.
La bella notizia è che essendo giunta "in prossimità della scadenza", come specifica la lettera, si potrà pagare entro il 20 dicembre prossimo senza incorrere in sanzioni e interessi.
La brutta notizia è che dato che dobbiamo pagare anche la TASI, Tassa sui Servizi Indivisibili, avevano detto che avremmo risparmiato per il 2014!
Invece scopro che, mentre l'anno passato per i rifiuti ho pagato euro 429 per una casa di mq. 150 + mq. 9 di pertinenze e n. 2 abitanti, per il 2014 ho pagato già euro 305 e ne dovrò pagare altri 193!! 
Totale euro 498!!
Chissà quanto pagheranno le villone che mi circondano essendo ad occhio nudo il doppio ed anche il triplo della mia!!
Sicuramente il Comune di Rocca Priora, così fiscale e pronto a scovare gli evasori, non commetterà il reato di omissione di atti d'ufficio gabellando solo chi sta in regola al catasto!!
Sicuramente avrà usato le foto fatte dall'alto già da qualche anno per scovare gli evasori! Notizia appresa direttamente dall'incaricata della riscossione e controllo tributi della Società Andreani, appaltatrice di tale servizio per il Comune di Rocca Priora.
Tale aumento non dipende dunque dalla necessità di assicurare il Servizio di Raccolta Rifiuti ripartendo il costo solo fra i pochi visibili ed in regola! Giammai!! Sarebbe un abuso gravissimo ed una concessione illegale agli evasori!!
Non dipende nemmeno dal fatto che nel 2013 si chiamava TARES e per il 2014 TARI!! Essendo codesti cambiamenti di nome solo un modo che ha stabilito il Governo per rendere la vita degli Italiani più movimentata, dovendo star dietro a questo vorticoso cambiamento di sigle di anno in anno allenano il cervello e si mantengono svegli! Poco importa che non sappiano più dove andare a prendere i soldi per pagare codesti meravigliosi Servizi!
Mi si può obiettare che nel 2013 Rocca Priora NON aveva la Raccolta Differenziata, dunque quest'anno pago di più perché ho la raccolta differenziata!!
Ebbene, su questo blog ho già documentato le mancanze dell'avvio di questo Servizio, è cosa nota non soltanto alla sottoscritta, come è cosa nota che ho pagato un Servizio che non mi è stato reso: la consegna a domicilio dei contenitori, affidati a delle giovani, dice l'incaricato Sarim, scelte dal Comune direttamente, le quali generosamente li hanno distribuiti in doppione a certe abitazioni con due cancelli e senza sapere se quei cancelli fossero mai stati raggiunti da una Cartella TARI!! 
Dunque anche qui ho pagato di più ed ho avuto di meno.
Ma non basta. Andiamo ai fatti recenti.
Denuncio che SISTEMATICAMENTE i bidoni della carta e del vetro vengono svuotati con sciatteria lasciando sul fondo sempre dei residui.
L'ultima è stata sabato scorso: carta sul fondo del bidone bianco e un barattolo di vetro "dimenticato" in quello verde!
Questo mi impedisce di lavare detti contenitori ogni volta che li ritiro dentro casa. 
Cosa osta a che l'operaio addetto rovesci totalmente il bidone, magari scuotendolo? Come si fa a lasciare un contenitore in vetro che fa anche rumore? Forse il rumore del motore del camioncino della spazzatura copre il suono del residuo che rimane e necessariamente sbatte nel riporlo?
Non mi interessa quale sia il motivo della difficoltà a svuotare come si deve i contenitori: per circa euro 500 l'anno fate lo sforzo di portarvela via tutta la mondezza dopo che abbiamo lavorato per voi per selezionarla!!

sabato 29 novembre 2014

Il Papa messaggero di Pace

Da: RAI NEWS

Papa Francesco in Turchia: "Ebrei, cristiani e musulmani abbiano stessi diritti e doveri"

"Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti", ha detto il Papa durante la conferenza stampa con il presidente Recep Tayyip Erdogan e le altre autorità turche



Ogni tanto nascono figure di Uomini di Buona Volontà ed una di queste è Papa Bergoglio.
Gli uomini follemente si litigano un Dio che probabilmente non esiste nella forma che loro presuntuosamente vogliono dargli.
Che almeno, i cosiddetti "credenti", dimostrassero di andare d'accordo in nome di questo Dio che li guarda...
Bravo Papa, pieno di Buona Volontà e di Umiltà.

Figure impresentabili

Da: TGCOM24h

Salvini boccia Amato al Quirinale: "Nemmeno se fosse l'ultimo uomo"

Il leader leghista dice no alla proposta di Berlusconi per il successore di Napolitano. E spiega che il "dottor Sottile" è "quello del prelievo forzoso dai conti correnti nel 1992, il padre dell'euro, di quest'Europa"

"Giuliano Amato è l'ultimo uomo sulla faccia della Terra che voterei come presidente della Repubblica". Così il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, commenta l'idea di Silvio Berlusconi di candidare il "dottor Sottile" al Colle dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. Salvini, addirittura, rincara la dose "Anche se fosse l'ultimo uomo sulla Terra, non lo voterei".


Salgono le quotazioni di Salvini, anche nel mio giudizio perché la penso esattamente come lui sulla improponibile proposta di Silvio Berlusconi.
Parlando con altri sull'evenienza più volte annunciata delle dimissioni di Napolitano, ci siamo chiesti: "Ma chi ci mettono"?

Prodi non l'hanno voluto la volta scorsa e così il vecchio e stanco Napolitano è rimasto per senso del dovere, preannunciando però che sarebbe rimasto fino a quando le forze glielo avrebbero consentito.
Ora l'unica figura spendibile è proprio Romano Prodi se accettasse, visto che, stufo e deluso, ha annunciato il suo ritiro dalla politica.
In mancanza di figure pulite, anche se non immune da errori, non rimane che lui e, per senso del dovere verso la Patria, deve fare come Napolitano e sacrificarsi!

Vade retro a questi residuati dell'era craxiana!!

Altrimenti mettiamoci una donna. Sarebbe ora!
Ma deve essere una donna autorevole e indenne da pecche.

giovedì 27 novembre 2014

Federica Sciarelli e la trasmissione "Chi l'ha visto"


L'INCHIESTA DI Q.NET 26 novembre 2014 Sciarelli: "Da 11 anni cerco scomparsi, ma i mostri mi tormentano"


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Archivio Storico del Corriere della Sera (10 ottobre 1996) 
Federica Sciarelli va a nozze. Testimone Francesco Cossiga
Neomamma, ha deciso di convolare a nozze con il padre del suo bambino, un cameraman Rai. Testimone d' eccezione sara' l' ex presidente Francesco Cossiga. Federica Sciarelli, anchorwoman del Tg3, il cui ritorno in video post parto fu salutato da un' impennata dell' audience, e' sempre stata molto parca di notizie sulla sua vita privata. Solo una volta, suo malgrado, ha violato la stretta consegna del silenzio, a causa proprio di Cossiga, sospettato da Panorama di essere legato da "affettuosa amicizia" alla giornalista. Ma torniamo indietro, alle ultime fasi del settennato Cossiga, quando la Sciarelli, cronista parlamentare del Tg3, si occupava proprio delle cronache dal Colle. Tutto comincio' nell' agosto del ' 91 con un articolo sul settimanale Panorama nel quale la Sciarelli veniva cosi' definita: "Protagonista di una carriera fulminante all' ombra del direttore del Tg3 Sandro Curzi". Due settimane dopo, sempre su Panorama, la cronista fu nuovamente citata, questa volta nell' ambito di un articolo sulle simpatie femminili del presidente della Repubblica. Un divertissement tutto estivo, intessuto di voci e pettegolezzi. Ma ecco il punto sotto accusa: "...Il mirino dei soliti beninformati si e' poi spostato verso Federica Sciarelli, giovane redattrice del Tg3, piu' volte inviata al seguito di Cossiga e da lui nominata cavaliere della Repubblica...". Lei si "indigno' per questa storiaccia" e decise di querelare il settimanale. All' inizio del ' 93, la sentenza (confermata in appello): Panorama dovette risarcire i danni morali (70 milioni) e pagare le spese processuali. Da quel momento in poi la vita privata della Sciarelli e' rimasta tale, gravidanza inclusa. Ora la notizia (non data da lei) delle nozze alla presenza di Cossiga.
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(10 ottobre 1996) - Corriere della Sera
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(22 settembre 2002) - Corriere della Sera

FEDERICA SCIARELLI, GIORNALISTA DEL TG3: «SENETTE HA DETTO CHE SONO MATERNA? LE MIE AMICHE MI CONSIDERANO UNA SELVAGGIA»

«Da giovane militavo in un gruppo filocinese, ora do del tu a Cossiga»

«In Rai tutti sono "in quota" di qualche partito», aveva detto al Corriere della Sera Cesara Buonamici, conduttrice del Tg5. E nelle redazioni dei telegiornali la frase non è risultata gradita. «La lottizzazione c' è stata, nessuno lo nega. Ma c' è anche un sacco di gente che è entrata in Rai per concorso oppure dopo anni di duro precariato», spiega Federica Sciarelli, conduttrice del Tg3. E lei, Federica, è una lottizzata? «Ho fatto il concorso per una borsa di studio. Sono arrivata seconda, dietro a Dario La Ruffa, su 10 mila partecipanti. Come prima destinazione mi mandarono al Tg1, ricordo che c' era Mentana giovane praticante. Ma alla fine dell' anno di borsa di studio né io, né gli altri 29 vincitori fummo assunti. Anzi, due furono assunti. Meglio non indagare». E quindi? «Andai a lavorare al Senato. Ma pressata dal sindacato, otto anni dopo, la Rai assunse i famosi borsisti. Io andai al Tg3, con qualche titubanza perché persi metà dello stipendio. Al Senato guadagnavo 2 milioni al mese». Abbiamo capito: lei non è lottizzata. Ma è politicamente schierata? «Non ho mai detto a nessuno per chi voto. Ma alla fine il tuo orientamento traspare. Una volta Curzi me lo chiese. Io risposi: il voto è segreto. Ma dicono che mi si legge in faccia che sono di sinistra». Da giovane ha militato in qualche gruppo? «Ho dei trascorsi buffissimi. Militavo in un gruppo che nessuno ha mai immaginato. Non mi ha mai sgamato nessuno». E adesso, finalmente, farà outing. «Non ci indovinerebbe nessuno». Non ci tenga sulle spine. «Stella Rossa». I filocinesi? «Sono passati 25 anni. C' era Calò, l' agopunturista. Li conobbi nella mia scuola, dove erano forti loro e i giocatori di hockey su prato. Io mi iscrissi a Stella Rossa, praticai l' agopuntura e giocai ad hockey su prato. L' attività principale consisteva nell' andare all' aeroporto con un mazzo di fiori ad accogliere i leader del partito comunista cinese». Torniamo alla professione. Il problema è l' auricolare. Voi lo usate? «Certo che lo usiamo. Serve per le comunicazioni di servizio. Poi al Tg3 siamo un po' scazzafrulloni...». Scazzafrulloni? «Scherziamo. Dalla regia, ogni tanto, tra un servizio e l' altro, ci pigliano in giro». Lei è diventata famosissima per la sua amicizia con Cossiga. Per non parlare dei pettegolezzi... «Una volta Montanelli chiese a Cossiga chi fosse la sua amante. Cossiga si avvicinò all' orecchio di Montanelli e gli disse qualcosa. Divenne il tormentone dell' estate. Panorama lo fece diventare un gioco e mise la mia fotografia sotto la domanda: "Chi è l' amante di Cossiga?". Ci rimasi malissimo». Che cosa aveva detto Cossiga all' orecchio di Montanelli? «Sono diventata molto amica di Cossiga poi. E ne approfittai per chiedergli che nome avesse detto a Montanelli. Lui mi confessò che era tutto uno scherzo e che non aveva fatto nessun nome». Che impressione fa dare del tu al presidente della Repubblica? «E' bellissimo. Cossiga è una persona simpaticissima. Anche se mi telefona alle sei di mattina». Secondo lei è matto come dicono? «E' completamente matto. I politici della prima Repubblica erano molto più simpatici di questi qui. De Mita, Cirino Pomicino... continue battute». Si sta bene con Baldassarre o si stava meglio con Zaccaria? «Baldassarre la prima intervista televisiva l' ha data a me. Si è presentato con un cachemirino giallo fichissimo e io lì a fare domande, come Fracchia. Il Tg3 sta avendo degli ascolti altissimi. Questa situazione ci giova». Lavorare è faticoso per una donna? «Io ero una felice inviata. Poi mi sono messa col mio compagno, Sergio, ho fatto un figlio, Giovanni, e ho smesso di viaggiare. Ma senza nessun rimpianto». E' gelosa? «Sì, ma senza scenate». Si rode il fegato insilenzio? «Qualcosa del genere». Ha mai tradito? «Mai». Me lo direbbe se avesse tradito? «Mai». Che cosa piace di lei? «Che vedo sempre il bicchiere mezzo pieno». Che cosa le piace di un uomo? «Che cosa non mi piace: l' uomo fatto a fiasco. Piccole spalle e grande sedere». Chi le piace dei colleghi? «Mi fa morire dalle risate Pierluigi Battista». E' mai stata corteggiata come la Capulli da un intervistato? «La cosa più carina che mi è capitata è quando davanti a me hanno chiesto a Cossiga: "Ma allora è vero che ha avuto una storia con la Sciarelli?". E lui ha risposto: "No, purtroppo"». I più bravi giornalisti televisivi? «Mentana, Mannoni, Moretti. Italo Moretti, gli puoi dare anche un elenco del telefono da leggere e rimani lì incantata». E le giornaliste? «Mi piaceva moltissimo Angela Buttiglione, rassicurante, chiara». Lei è litigiosa? «Io non ho il senso dell' autorità e sono attaccabrighe. Ho litigato con tutti i miei direttori. Litigavo spesso con una mia collega, Daniela Vergara. Poi un giorno ci siamo stufate, ci siamo baciate e abbracciate e abbiamo fatto pace. Adesso ci vogliamo molto bene». Senette ha dichiarato che lei è materna e rassicurante. Si riconosce? «Le mie amiche si sono fatte una risata. Di me dicono che sono una selvaggia». La papera più bella? «Avevo il raffreddore e dovevo dare la notizia di una donna che aveva avuto sette bebè. Col naso completamente chiuso dissi: "La signora ha avuto sette babà". Dall' auricolare mi arrivò la voce di Fabio Cortese, che stava in regia: "Sì, col rhum"». La Carlucci sostiene che a Mediaset sono tutti comunisti. Sarà mica che i berlusconiani sono da voi al Tg3? «Le lottizzazioni, quando vengono fatte, vengono fatte bene». Coraggio, quanti sono? «Si contano sulle dita di una mano». Claudio Sabelli Fioretti www.sabellifioretti.blogspot.com
Sabelli Fioretti Claudio
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(22 settembre 2002) - Corriere della Sera
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Da: Il Giornale.it 20/01/2008 di

Cossiga reo confesso: "Aiutai la Sciarelli e Bianca Berlinguer"

Il presidente Cossiga ironizza sulle raccomandazioni alla tv pubblica

Lei si autodenuncia come «raccomandatore-confesso». A favore di chi spese la sua influenza?
«Dopo la vittoria del centrosinistra intervenni a favore di Donna Bianca Berlinguer, ovvero di mia nipote, perché le fosse assicurata una posizione di maggior rilievo nel Tg3, e della signora Federica Sciarelli, già peraltro premiata con l’affidamento della conduzione della brillante trasmissione “Chi l’ha visto?”. E ciò al fine di rafforzare la sua influenza nella Rai».
Federica Sciarelli le manda a dire che lei, in Rai, è entrata per concorso.
«Guardi che è tutto vero quello che dico, non me lo sto certo inventando! Non ho raccomandato per l’assunzione Federica Sciarelli perché lei era dipendente del Senato e poi ha vinto una borsa di studio e siccome è brava è passata in Rai. Comunque non rispondo alla signora Sciarelli perché non voglio vedermi notificato un avviso di garanzia da parte di qualche sostituto procuratore della Repubblica di Potenza».
Bianca Berlinguer nega di aver mai richiesto il suo intervento. E la prega di astenersi per il futuro da simili raccomandazioni.
«Da sardo pronipote di un pastore e di un aristocratico della piccola nobiltà giacobina sarda non posso permettermi di replicare a una ragazza, anzi a una già ragazza, dell’aristocrazia sardo-catalana. Comunque Donna Bianca può stare tranquilla: con il cognome che porta non avrà alcun problema né danno. Anzi se torna Berlusconi la promuoverà subito e, anche se non ce n’è bisogno, sarò io stesso a richiederlo».
Ma questi interventi da chi le furono sollecitati?
«Ma da loro due in persona! La signora Sciarelli venne a chiedere che intervenissi sul capo del personale affinché le fosse aumentato lo stipendio. Donna Bianca Berlinguer venne a chiedere una posizione più eminente». 
Il suo intervento andò a buon fine?
«Le raccomandazioni a favore di Donna Bianca Berlinguer non partorirono alcun risultato positivo. Quelle a favore della signora Sciarelli ebbero sul piano economico un risultato largamente positivo».
Perché a distanza di anni ha tirato fuori questa vicenda?
«Venerdì ho sentito Donna Bianca condurre una trasmissione di insulti su Mastella con la consueta faziosità e mi è tornata in mente questa vicenda».
Non le dà fastidio essere etichettato come «raccomandatore»?
«Ascoltai personalmente l’omelia di un cardinale che definiva le raccomandazioni un atto di carità cristiana. D’altra parte le segnalazioni sono un istituto mondiale. Erano la prassi nella burocrazia britannica. Così come a West Point si entra soltanto dietro segnalazione dei senatori dei diversi Stati della Confederazione».
Non ha mai fatto mea culpa per qualche raccomandazione concessa alla persona sbagliata?
«Ma no. E poi nelle campagne elettorali tutti usano le raccomandazioni. D’altra parte mi sa dire uno che in Rai non sia raccomandato? Io non ne conosco».
Al di là dell'opinione che ciascuno può formarsi leggendo le notizie sulla attuale conduttrice della trasmissione di servizio pubblico "Chi l'ha visto?", le riconosco un piglio anticonformista ed un coraggio che vanno oltre il formalismo di altri conduttori che l'hanno preceduta.
Sono stati tutti ottimi conduttori, ma mai così coraggiosi da esporsi come Federica Sciarelli.
Capisco che possa sentirsi stanca, "avvelenata" da tanta sofferenza e tragedie...
Capisco anche che la sua notorietà le possa apparire spendibile sul piano politico. Altri suoi colleghi sono entrati in politica sfruttando la loro immagine televisiva: Corradino Mineo, David Sassoli, Emilio Fede... 
La politica però può anche bruciare, perché si è più esposti e visibili, per quel che si è veramente, rispetto alla professione giornalistica.