giovedì 4 dicembre 2014

CORRUZIONE

Da: Quotidiano.Net
Alla sbarra insieme ai componenti superstiti della più grande organizzazione criminale mai operante a Roma, Carminati venne condannato a dieci anni di reclusione in secondo grado nel 1998.
Poi sparì per molti anni, probabilmente nascondendosi in Giappone come molti altri esponenti dell'estrema destra italiana. L'uomo ha continuato tuttavia a far parlare di sé. Venne indagato per un furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio, a Roma, avvenuto il 17 luglio del 1999 e nel 2012 il suo nome comparve ancora nell'inchiesta sul calcioscommesse che fa emergere i legami di alcuni giocatori con la criminalità organizzata.
Da: Corriere delle Sera.it
Solo nel 1998, dopo una grande operazione della polizia e grazie alle rivelazioni di numerosi pentiti della Magliana, l’uomo nero fu condannato in secondo grado a 10 anni di reclusione. Scontò la pena solo in parte. Poi fece perdere le sue tracce. Sparì dalla circolazione, riparò in Giappone: terra scelta da tanti altri estremisti di destra inseguiti dalla giustizia. Prese tempo, si concentrò su se stesso. Cambiò. Solo in apparenza. Tornato in Italia, riannoda i fili, riprende i contatti che non ha mai interrotto con gli amici e gli alleati di un tempo.

Da: RAI News.it

Nel 2000 Carminati insieme ad altri personaggi della banda della Magliana svaligiò il caveau della banca all’interno della Città Giudiziaria di Roma. Un colpo che per gli inquirenti aveva la finalità di ottenere documenti scottanti e ricattatori. In carcere finirono anche alcuni carabinieri complici della banda.

Scarse, scarne, ripetitive le notizie su questo criminale dopo la condanna, a quanto sembra l'unica, del 1998.
Inutile spulciare TUTTI i giornali, compreso Il Post e Il Fatto Quotidiano: NESSUNO DICE, SPIEGA, SI PONE IL QUESITO DEL PERCHE' E COME IL CRIMINALE MASSIMO CARMINATI NON ABBIA SCONTATO LA CONDANNA A 10 ANNI IN CARCERE. COME SIA SFUGGITO, COME GIRASSE INDISTURBATO E CONTINUASSE A DELINQUERE.
Questo, a mio avviso, è il fulcro della realtà della CORRUZIONE. Stupisce e smarrisce questa ASSENZA di informazione da parte di TUTTA la stampa e anche delle trasmissioni televisive che lanciano dibattiti sull'argomento, come Agorà che, anche stamattina, ha appena sfiorato questo aspetto.
Un fiume di parole, di informazioni ripetute e ripetute, sempre le stesse, stando bene attenti a NON TOCCARE proprio quel punto: come fa uno con una condanna a 10 anni di carcere del 1998 ad arrivare al 2014 stando a Roma tranquillamente e continuando a delinquere? Perché i giornalisti che ripetono il bla, bla, bla, della storia di questo soggetto scrivendo pezzi di colore, gossip, non scrivono della condanna non eseguita?
QUESTO E' INQUIETANTE, elusivo, quasi avessero tutti timore di approfondire.

Quando vediamo qualcosa che non ci quadra, che è inspiegabile sul piano logico, che ci appare abnorme, la spiegazione è sempre la stessa: CORRUZIONE.
Quando la CEE ci diceva da anni che le discariche di immondizia erano fuori dai regolamenti europei, che dovevamo metterci in regola eliminandole altrimenti avremmo pagato milioni di euro di penale, non vi siete chiesti perché non si eseguiva subito tale normativa per non incorrere in sanzioni? Perché tutto ristagnava in un folle rimandare?
Non era follia: era  CORRUZIONE. 
Da questo blog:

sabato 1 marzo 2014

Salva Roma: perché?

Rileggete il post se volete
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ACCUSA DI TRUFFA

Inchiesta sui rifiuti, arrestato il «patron»
di Malagrotta Manlio Cerroni

L’imprenditore, 87 anni, è ai domiciliari. Stessa misura per altre sei persone. Indagati anche Marrazzo e Hermanis

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SI PUO' CONTINUARE CON INNUMEREVOLI ESEMPI: PERCHE' L'AMA TIENE COSI' SPORCA ROMA?

PERCHE' I GIARDINI, IL VERDE DI ROMA SONO DISCARICHE A CIELO APERTO? 

PERCHE' LA MONDEZZA INTASA LE FERITOIE DOVE DOVREBBE SCOLARE L'ACQUA PIOVANA? 

PERCHE' UNA DITTA INCARICATA DAL XII DIPARTIMENTO DEL COMUNE PER L'EDILIZIA SCOLASTICA STRAORDINARIA SI PERMETTE DI SCOPERCHIARE IL TETTO DI UNA SCUOLA IN PIENO AUTUNNO E DI LASCIARLO COSì "IN ATTESA DI MATERIALI CHE DEBBONO ARRIVARE"? 

PERCHE' (L'HO SCRITTO TANTE VOLTE SU QUESTO BLOG) NON SI MANDANO VIA GLI AMBULANTI STRANIERI SENZA LICENZA DI AMBULANTE E SI MULTANO INVECE GLI ITALIANI? 

PERCHE' NON CI SONO SOLDI PER LA SANITA' E PER LA SCUOLA MA DOBBIAMO MANTENERE I ROM E CHI ARRIVA CON I BARCONI (E SAPPIAMO TUTTI CHE I RIFUGIATI POLITICI SONO UNA MINORANZA)?

iL PERCHE' e' O IRRESPONSABILE fOLLIA O E' CHE QUALCUNO CI MANGIA: E ADESSO SAPPIAMO PURE CHI. 


martedì 2 dicembre 2014

Criminali in libertà

Da: La Repubblica.it  2 dicembre 2014

Il 'guercio' Massimo Carminati: una vita tra neofascismo e Banda della Magliana


Diario quotidiano di una Scuola Pubblica

E' tutto vero ed accade oggi.
Scuola elementare e media. Città Roma. Localizzazione periferia sud.
Il XII Dipartimento del Comune di Roma che si occupa di Edilizia Scolastica Straordinaria informato dal Preside dell'esistenza di infiltrazioni d'acqua dal tetto da molto tempo, per mancanza di fondi, anche perché lo stesso fenomeno risulta presente in altre scuole della medesima zona di Roma  ma, sembra, anche  di altre zone, si decide a fare i lavori in autunno 2014.
Intanto quel Preside non c'è più. Il nuovo Preside chiede perché non si possano fare in estate, quando le attività scolastiche sono ferme e le piogge meno frequenti. 
Il Direttore di tale Dipartimento del Comune, che è anche Direttore dei lavori, risponde che i lavori sono programmati e l'inizio lavori per quella Scuola è previsto ad inizio anno scolastico.
Soprassediamo su problemi di polvere e disagi vari per tutte le componenti scolastiche e passiamo alla seconda assurdità.
La ASL RMB manda dei dipendenti stipendiati in tale Scuola per fare un corso ai docenti su come debbono mantenere l'aria pulita a Scuola!!
Soprassiedo sulla inutile spesa e l'inutile tempo fatto perdere ai docenti, e non solo, e passo al diario dell'odierna giornata: a Roma piove tanto e il Direttore dei lavori sa che la guaina impermeabilizzante è stata tolta da giorni e da giorni i lavori sono fermi perché debbono arrivare dei materiali.  
Domanda di buon senso: prima di togliere la guaina non si potevano far arrivare i materiali ?
Risultato: la Scuola è allagata, distrutte le LIM (lavagne interattive), i videoproiettori, i muri  e i soffitti fradici, la corrente elettrica assente già all'apertura stamane.
Il Comandante di questa, come di altre navi abbandonate dallo Stato ai marosi, chiama il Direttore dei lavori che viene e vede il disastro, i danni, e all'esasperato Comandante-Preside dice che la Ditta che ha appaltato i lavori è assicurata: pagherà l'assicurazione!
Ma nel frattempo come si fa senza i costosi ausili per svolgere le lezioni?
L'Assicurazione pagherà fra un anno se va bene... Intanto?
Il Preside chiama l'Ufficio Tecnico del X Municipio competente per la Manutenzione Scolastica Ordinaria ma dalle h. 11:00 in poi non risponderà nessuno. Può solo telefonare da telefoni non alimentati da corrente. L'elettricità non c'è. Il lavoro amministrativo della Scuola è completamente bloccato. Alle h. 17:00 di oggi il Preside è sempre lì ma nessuno dal X Municipio si è fatto vivo.
Ben 6 classi sono inagibili. I laboratori sono inagibili, dunque non può spostare gli alunni e gli studenti neppure lì. Non può chiudere la Scuola, perché potrebbe essere denunciato per interruzione di Pubblico Servizio dai genitori inferociti che non sanno, tutti, quello che c'è dietro la conduzione di una Scuola in Italia.
La corrente elettrica la dovrebbe ripristinare ACEA che serve quella zona. Chiamata dalle h. 11:00 circa, dopo la verifica di tutto il disastro da parte del XII Dipartimento del Comune, alle h. 17:00 il Preside la stava ancora aspettando.
Durante la tragica ma quasi normale giornata (ogni giorno c'è una tragedia) il Preside, in assenza totale di risposte dal  X Municipio e da ACEA, ha chiamato i VV.FF. perché dichiarassero sotto la loro responsabilità se bambini delle elementari e delle medie possono fare lezione nell'edificio.
I VV. FF. hanno dichiarato l'inagibilità di parte dell'edificio: muri fradici e soffitti altrettanto costituiscono pericolo per la salute e l'incolumità degli Italiani del futuro.
Per la corrente elettrica anche i VV.FF., steso il verbale, si rimettono ad ACEA per la verifica del motivo dell'interruzione di corrente che presentemente permane. 

Racconti di Condominio - Condominio pidocchio

Condominio pidocchio


In uno dei più incantevoli luoghi della Costa, in un momento di felice ispirazione degli architetti della Società Multivilla, era stata costruita una lottizzazione vacanziera di graziosissimi loculi circondata da splendidi giardini.
La vendita di codesto condominio era stata affidata ad una schiera di eleganti agenti i quali usavano come argomento, per convincere i probabili acquirenti, la frase: "Scegliamo solo acquirenti di un certo livello di signorilità. Ci teniamo ad una scrematura sociale per assicurare al complesso una frequentazione di alto livello."
Molti si sentivano solleticati e acquistavano convinti di far parte di una élite.
Il posto era bellissimo e circondato da ville di miliardari, cosa che rendeva gli acquirenti dei loculi ancora più persuasi di far parte di una élite.
C'erano poi quelli che comperavano solo per il prezzo favorevole per quei luoghi, inaccessibili a chi ricco non era, e per l'indubbia bellezza naturale del posto.
Le Assemblee condominiali si tenevano in sale di eleganti Resorts e all'inizio tutti si comportarono con signorilità: per codeste riunioni vestivano in modo ricercato cercando di fare una buona impressione gli uni verso gli altri.
Era gratificante parteciparvi.
Certo qualche impennata di sciocco snobbismo fuori luogo capitava di ascoltarla.
Un signore si alzò chiedendo che si inducesse la portineria a portare la posta appartamento per appartamento. Una signora ingioiellata protestò, quasi istericamente, perché il portinaio non era stato con lei sufficientemente ossequioso..
Qualcuno, con i piedi per terra, pensò che era un comportamento da "pidocchi arrivati in cima all'asta", che avevano perso il senso della realtà e credevano di essere diventati "chissacchì" avendo acquistato un loculo in un posto da miliardari.
Ma di anno in anno la cosa peggiorò.
Se l'acquisto era stato abbastanza economico, le spese di mantenimento dell'insieme del condominio erano cresciute di anno in anno in modo esponenziale e qualcuno cominciò, a buon diritto, a cercare di frenare l'emorragia.  
I condomini convinti di essere come i miliardari delle ville del circondario guardarono con sufficienza questi proprietari che protestavano per le spese in salita, anche se, bisogna dire, la cosa pesava anche a loro e si rendevano conto che per mantenere decentemente l'insieme forse si poteva spendere anche un po' meno... Ma, presi dalla parte di ricchi senza esserlo, continuavano a recitarla fino in fondo.
Finché qualcuno non pensò di mettere a frutto il ricco bilancio condominiale cercando di attingervi tramite truffaldine proposte all'Assemblea dei proprietari vestite da "imperdibili affari"!
L'occasione fu il fallimento di una Società che aveva acquistato dei locali commerciali nel complesso dei loculi.
Un signore molto spocchioso e pieno di sé che era architetto pensò di rilevare, non a sue spese, visto che sua era l'idea, ma a spese del condominio, quei locali per installarci, previa costosa ristrutturazione fatta da lui naturalmente, una non ben chiara attività di ristorazione.
Per far passare la sua idea geniale pensò bene di attirare dalla sua parte altri condomini prima di proporla in Assemblea. Cominciò dunque delle confabulazioni con altri Dottori, Ingegneri, Commercialisti, ma anche semplici Geometri ed altro, tutti evidentemente con problemi di assenza di lavoro e conseguente liquidità, al fine di confezionare "l'affare" incartandolo con la carta dorata di una proposta imperdibile per l'Assemblea. 
Cosa c'è di meglio che fare affari con i soldi degli altri? Per di più facendosi pagare una bella parcella in assenza di commesse?
Quando propose "l'affare", caldeggiato dai sodali con i quali ne aveva progettato "a tavolino" lo schema sicuro, si trovò davanti l'opposizione educata di molti, i quali non erano assolutamente d'accordo nello spendere altri soldi per acquisire una proprietà in comune che avrebbe significato necessariamente altre spese di mantenimento, oltre ad essere un vero salto nel buio quanto a possibili introiti. Di certo c'era solo l'introito per lui: l'anziano architetto.
Di botto la spocchia e l'alterigia lasciarono il posto all'aggressività e alla volgarità e il "signorile" architetto si allontanò dall'Assemblea dicendo: "Ma andate tutti affanculo!!"
Ma le trame per mettere a frutto il gruzzolo del bilancio condominiale, ormai giunto al milione di euro, e per non lasciarlo tutto ai guadagni non del tutto chiari dell'amministrazione, qualcun altro, sempre con spocchia inversamente proporzionale agli scarsi introiti personali, provò a farsi eleggere Consigliere del Condominio, non con lo scopo di controllare l'Amministratore, ma di farsene complice. 
E qui gli andò bene, grazie alla dabbenaggine di molti.
Solo quando si avvidero che il furbo Consigliere di turno si era fatto ristrutturare il loculo, anche con qualche abuso edilizio, a spese del condominio, alcuni di essi cominciarono a sospettare di essere stati raggirati. Ma si sa come vanno queste cose: molti per simpatia verso il furbacchione che li blandiva con finta amicizia non vollero accettare di dirsi stupidi, dunque continuarono a votarlo. Quelli che non lo fecero più furono oggetto di ritorsioni da parte del bieco Amministratore che, su richiesta del Consigliere suo complice, non faceva effettuare le dovute riparazioni di competenza condominiale proprio nei loculi di coloro che si erano ribellati a tale egemonia.
Il clima del condominio iniziò a farsi pesante e le Assemblee diventarono delle arene in cui uomini e donne ridotti a pidocchi, come lo scarafaggio nella "Metamorfosi" di Kafka, recitavano parti grottesche rivendicando i loro titoli accademici e non e, nel contempo, dando uno squallido spettacolo di sé abbandonandosi ad urli, aggressioni verbali e financo fisiche ed insulti.
Un pidocchio dalle guance rubizze recitava con aria melliflua la parte del buono ad ogni Assemblea, in realtà egli era in perfetta combutta con l'Amministratore, e non mancava mai di iniziare ogni suo intervento con il penoso sciorinamento dei suoi titoli lavorativi: "Io sono Dirigente di..., Responsabile di..., ho incarichi di grande responsabilità.."
Quei pochi che non avevano subito la metamorfosi lo guardavano con un certo disgusto chiedendosi come mai colui non si rendesse conto di essere ormai una caricatura. Ma forse, riflettevano, lo era sempre stato?  
Ormai si era costituito un partito dell'Amministratore, per l'italico vizio dell'appartenenza a qualcosa che sottintende l'esclusione di qualcun altro.
Molti non avevano nulla in cambio di questo favore che davano a chi malamministrava i loro soldi, essendo privi di opinioni, altri si difendevano non pagando più, come un individuo che urlava sempre con una voce orrenda che faceva pensare a certi venditori ambulanti della peggior specie. Eppure costui si diceva Ingegnere e comandante un Dipartimento delle Ferrovie di Stato...
Gli uni con gli altri, comunque, fra una rissa verbale e l'altra, ci tenevano a ribadire la loro importanza nella Società e i loro titoli, nella totale inconsapevolezza che, qualora veramente importanti, non avrebbero avuto proprio il tempo di stare ore ed ore a scannarsi in una banale Assemblea condominiale, essendo necessariamente presi da altre incombenze altrove.   


lunedì 1 dicembre 2014

Cattivo sangue non mente

Da: Gazzetta dello Sport 1 dic. 2014

Roma: Tamara Pisnoli, ex moglie di De Rossi, agli arresti domiciliari

Sequestrato e picchiato un imprenditore romano da un gruppo di 8 persone per convincerlo a consegnare 200 mila euro: tra i mandanti ci sarebbe l'ex del calciatore della Roma, da cui è separata dal 2009.

Sarebbe stato sequestrato e seviziato da un gruppo di 8 persone per convincerlo a pagare 200mila euro. Per questo un imprenditore romano è stato prima in ospedale e poi avrebbe denunciato i fatti, per i quali sono state arrestate otto persone. Tra queste c'è anche Tamara Pisnoli, ex moglie di Daniele De Rossi separata da tempo dal calciatore della Roma. La vittima era in un bar dell'Eur quando è stato prelevato da alcune persone che lo avrebbero caricato in auto e portato in una casa (che sarebbe l'abitazione della Pisnoli) dove per ore lo avrebbero picchiato e seviziato. A quanto ricostruito, il sequestro sarebbe legato al recupero di soldi di un prestito usuraio e di un affare finito male.

TAMARA — Nelle 150 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Giuseppina Guglielmi è riportata anche una frase che Tamara avrebbe pronunciato, secondo quanto denunciato dalla stessa vittima: "Sai quanno ce metto a fa ammazza’ 'na persona? Basta che metto 10mila euro in mano a un albanese? Non ce metto niente!!!". Gli 8 arrestati sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di usura, estorsione, rapina e lesioni gravissime. Tamara è ritenuta una dei mandanti del pestaggio: in passato aveva acquistato dalla vittima una licenza per la produzione di energia elettrica mediante impianti fotovoltaici, pagandola 80mila euro, che, secondo gli investigatori, pretendeva le fossero restituiti con gli interessi.
L’AGGRESSIONE — La vittima, un imprenditore romano titolare di una società che opera nel settore dei fotovoltaici, è stato trattenuto per ore nell'abitazione. Gli aggressori lo avrebbero malmenato e seviziato con un coltello, procurandogli ferite da taglio sul cuoio capelluto per indurlo a consegnare 200 mila euro. L'uomo, rapinato dell'orologio e dei soldi che aveva con sé, sarebbe stato rilasciato poi in stato confusionale in strada e ricoverato in ospedale per le ferite riportate. I carabinieri hanno ricostruito che il sequestro era stato organizzato al fine di attuare un "recupero crediti per conto terzi", inducendo in tal modo, con violenza e minacce, l'uomo a restituire i soldi pretesi a seguito di un prestito usurario e di un affare finito male.
DE ROSSI E TAMARA — Tamara Pisnoli, 31 anni, è nota non solo per il matrimonio con De Rossi (finito nel 2009 e da cui nel 2005 è nata una figlia, Gaia) ma anche perché è la figlia di Massimo Pisnoli, pregiudicato ucciso nel 2008 e al quale De Rossi dedicò la doppietta segnata in Nazionale contro la Georgia. Il centrocampista ha ottenuto il divorzio e ora è fidanzato con l'attrice Sarah Felberbaum, da cui ha avuto una figlia, Olivia, nata il 14 febbraio di quest'anno.
 Chiara Zucchelli




    


                                                                                                                                                       



Da: Il Messaggero 



dal nostro inviato Massimo Martinelli
  


La confessione: «Così abbiamo
massacrato il suocero di De Rossi»

LATINA (2008) - «Voglio dire subito, e voglio che sia verbalizzato, che io e Pino Arena abbiamo ucciso Massimo Pisnoli». Gabriele Piras, 48 anni, originario di un paesino vicino Oristano, crolla di schianto davanti agli investigatori. Racconta gli ultimi attimi di vita di Massimo Pisnoli, un uomo controverso, un rapinatore, ma anche il suocero di uno dei simboli della Roma Calcio, quel Daniele De Rossi che ebbe il coraggio di alzare il dito al cielo per dedicargli un gol importante in diretta tv. 
Ecco i passaggi più crudi del verbale di interrogatorio che consegna agli uomini di Giuseppe Mancini, capo della Procura di Latina, le chiavi che chiudere il caso più scottante dell’estate: «Accadde un giovedì sera al tramonto, pochi giorni prima di Ferragosto... la sera in cui io e Arena uccidemmo Pisnoli gli avevamo dato appuntamento a Malagrotta con il pretesto che avremmo potuto fare una rapina insieme; arrivammo su una macchina Alfa Romeo 159, e feci scendere Arena prima di arrivare al parcheggio per evitare che Pisnoli lo vedesse subito... mi ero portato una pistola 357 Magnum mentre Arena aveva una pistola semi-automatica. E sotto il sedile davanti della macchina avevamo anche una doppietta a canne mozze». 

Da: Corriere della Sera.it  2008

ROMA — Jeans e giubbotto. Occhiali scuri, lo sguardo deciso. Pronto a tutto. È il 31 luglio scorso: Massimo Pisnoli, suocero del centrocampista della Roma Daniele De Rossi, entra in una banca all'Ardeatino, afferra una cliente per il collo puntandole un taglierino, minaccia i cassieri. Poi li obbliga a infilare 10 mila euro in una busta bianca e consegnarla a un complice che lo segue da vicino, senza perderlo di vista per un istante. Due minuti di terrore nella filiale del Credito Cooperativo vicino al santuario del Divino Amore. Poi Pisnoli lascia il primo ostaggio e ne prende un altro, una ragazza, per costringere gli impiegati ad aprire le porte blindate che danno sulla strada. Impiegati e clienti assistono impietriti: è lui che dirige tutto, che spiana la strada all'altro rapinatore, incuranti delle telecamere che stanno riprendendo la scena. 

Sequenza della rapina all'Unicredit: Pisnoli punta coltello a ostaggi presi all'interno della banca

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L'amore può far accettare molte cose e De Rossi deve aver molto amato la sua ex-moglie, tanto da accettare un suocero discutibile per la sua scelta di vita delinquenziale, fino al punto, così scrivono sui giornali, da dedicargli un gol.

Mi stupii molto, quando tutto venne fuori sui giornali, che la moglie dicesse: "Non abbiamo nulla di cui vergognarci."
Ecco, questo presupponeva uno strano codice morale davvero.
Se si ha un'etica si devono prendere le distanze dai comportamenti criminali delle persone che amiamo. Nessuno ci impedisce di amarle anche così come sono, ma arrivare a dire che non provi vergogna vuol dire condivisione. 

Tamara Pisnoli il giorno del matrimonio con il calciatore della Roma insieme al padre: sullo sfondo addirittura una carrozza principesca

domenica 30 novembre 2014

Racconti di Condominio - Condominio borghese

Condominio borghese

Il palazzo era di epoca umbertina, le scale erano tre: due davano su una bella via centrale, una su un secondo portone che affacciava su un grande viale alberato.
Vi abitava gente della piccola e media borghesia.
Le assemblee condominiali si tenevano nella grande guardiola del portinaio che era collocata nel cortile, con un'uscita nel cortile stesso che aveva accesso alle due scale A e B, ed un'uscita direttamente nell'androne della scala C, quello che affacciava sul viale alberato dai grandi platani.
La guardiola era abbastanza ampia da accogliere tutti, con un grande tavolo di legno intorno al quale i convenuti si sedevano e, dopo un po', cominciavano ad urlare.
Il Sig. Cortese non urlava mai. Ci teneva al decoro. Urlava solo in casa con sua moglie, che era un poco svanita ed esaurita e lui reagiva così alle sue sventatezze ed ubbie. Era molto amico del Sig. Massimo, il portinaio, un bell'uomo alto e magro, con i baffetti neri. Era un ex-carabiniere che aveva lasciato l'Arma e con la liquidazione aveva preso quel portierato: vita tranquilla e niente schioppettate!
Il Sig. Cortese ci teneva ad essergli amico perché era un tipo amabile con il prossimo tanto quanto non lo era con la sua depressa moglie che, per consolazione, si recava in chiesa fino a tre volte al giorno.
Dunque, quando non lavorava al Ministero, indulgeva a qualche chiacchiera sul portone con l'ex-carabiniere. Raccattava così anche qualche informazione sugli abitanti del palazzo.
Ad esempio su quel donnone del terzo piano della scala B, dove abitava anche lui, che urlava sempre con voce tonante contro quel povero ragazzo, ormai quasi ventenne, che aveva adottato.
Si diceva fosse stata una delle amanti di Benito Mussolini. Le veniva a far visita suo fratello, anche lui anziano, che vestiva con le ghette, il panama e portava un bastone di bambù. Era sempre serio e dignitoso e salutava educatamente.
Il portinaio aveva una moglie, una donnetta chiusa e diffidente quanto ipocrita, ed una figlia.
Il Sig. Cortese, che si mostrava sorridente e colloquiale con il portinaio, incrociando la moglie e la figlia di lui sul portone le salutava con un educato sorriso poi, a bassa voce, diceva alla sua figlia adolescente che gli camminava accanto: "La figlia è albina. Hai visto? Le hanno tinto i capelli per nasconderlo, se no non se la prende nessuno, gli albini sono sterili." 
Se invece incontrava un elegante signore con sua figlia, una donna sui trenta anni, non bella, ma alta e dall'aria aristrocatica, rispondeva al loro compito saluto, poi sussurrava a sua figlia che rientrava con lui: "La contessina ed il conte Caselli! Lui non aveva una lira, i soldi li aveva lei, la moglie, una Rosati, infatti il palazzo era della sua famiglia. Ora hanno venduto quasi tutto, ma hanno ancora qualche appartamento affittato e vengono in Assemblea anche loro."
La ragazzina, molto graziosa, pensava con dispiacere a quelle due persone così fini ed eleganti che dovevano mischiarsi a quella marmaglia urlante dell'Assemblea condominiale.
Da quando era arrivata "la matta" poi, che urlava con quel vocione tonante, con quei modi così volgari, di cui forse suo fratello, dall'eleganza un po' fanée, si vergognava, visto lo sguardo triste con cui salutava gli altri condomini se li incontrava sulle scale quando veniva a farle visita, le Assemblee erano diventate infrequentabili perché lei dava sulla voce a tutti.
Era una donna dall'animo cattivo e sfogava sul povero figlio adottivo tutta la sua malvagità, non frenandosi neppure davanti agli altri in Assemblea: se lui provava timidamente ed educatamente ad interloquire lo zittiva aggressivamente e lui, umiliato, si taceva.
Il soprannome di "la matta" glielo aveva affibbiato Giacinta, l'amichetta della graziosa figlia del Sig. Cortese, la quale era di indole buona e sensibile, dunque non le sarebbe mai venuto in mente di chiamare quella donna aggressiva con quel termine, ma ridendo lo accettò e con Giacinta ne ridevano insieme.
Giacinta però iniziò a dire anche altre cose di quella strana donna, ad esempio che il povero Renato, il figlio, veniva usato da lei anche come amante.
Alla Sig.na Cortese questo sembrò orribile: la sua religiosissima madre le aveva insegnato a vedere il mondo con occhi così puri da non accettare facilmente che potessero esistere brutture di tale entità!
Però aveva notato che Renato, che la salutava sempre con muta ammirazione, abbassava subito gli occhi con umiliata vergogna.
Lei aveva attribuito tutto questo al fatto che sicuramente il suo aspetto aveva un effetto su di lui, dato che in fondo aveva pochi anni più di lei, e che si vergognava di quella madre adottiva e dei suoi urli quotidiani contro di lui.
Però Renato, superati i vent'anni, era cambiato improvvisamente, sembrava più autonomo rispetto a quella madre tiranna e lo si incontrava per la via con altri giovani, ragazzi e ragazze, e la giovane Cortese ne fu contenta per lui.
"Ma non hai visto come si combina?" Le insinuò la più realista Giacinta.
"Sì, - ammise l'amichetta - si tinge i capelli schiarendoli con l'acqua ossigenata."
"Ma non è solo questo, hai visto come si veste? Collanine, braccialetti, canottiera..."
"Sì, - ammise la Cortese - poi mi sa che fa la lampada.. E' tutto abbronzato." 
Una notte, verso le due, il palazzo fu svegliato da una voce bella ed intonata che cantava accoratamente: "Stasera pago io, stasera pago io, col mio doloreeee!!"
La mattina dopo Giacinta disse alla sua amica che si trattava di Renato che cantava per le scale la canzone di Domenico Modugno.
"Era ubriaco." Disse seria, ma senza la pena che provò invece la sensibile Cortese. "Sai io sto sullo stesso pianerottolo e ci ha svegliati tutti."
"Ma l'ho sentito anch'io, anche se sto al quinto piano!" Disse la giovane Cortese.
Non tutti venivano all'Assemblea, ma quando cominciò a serpeggiare la voce che qualcuno voleva mandare via il portinaio, non si sa se per metterci un parente o un amico o se solo per pura cattiveria, vennero in molti.
Scoppiò una vera tragedia. La moglie del portinaio cominciò a strillare: "Allora ridategli il posto di carabiniere!! Allora ridategli il posto di carabiniere!!"
Si accasciò su una sedia in cortile in modo che dalle finestre potessero sentirla anche coloro che non erano venuti in Assemblea, piangeva ripetendo quella richiesta irrealistica assistita dalla figlia dai capelli tinti di rosso ma dalle ciglia bianchissime.
Il Sig. Massimo si scagliò contro coloro che lo volevano cacciare e, inusitatamente, anche contro il Sig. Cortese, indicandolo proferì: "Là c'è un altro che mi vuole cacciare, là c'è un altro!"
Il Cortese impallidì e sua figlia, che era presente anche lei alla tragica Assemblea, guardò sbalordita suo padre a quell'accusa che suscitava tutta la sua meraviglia, ritenendola assolutamente infondata. 
Il portinaio non fu cacciato. Rimase.
Il palazzo tornò alla sua tranquillità. 
Il Sig. Fonso della scala B continuò ad essere il silenzioso servitore della moglie inferma a letto perché "malata di ossa", ormai diventata enorme immersa in una ciccia molle e bianchissima. 
Giacinta, che sapeva sempre tutto, diceva che forse avevano un figlio ma che non si vedeva mai perché viveva lontano, forse all'estero.
Il Sig. Fonso lo si incontrava per le scale sempre con lo stesso vestito, ma stirato e pulito nella sua camicia bianca con cravatta ed una busta della scarsa spesa in mano. 
Le sorelle Fanelli, che la Sig.na Cortese chiamava "le mie sorelle Fontana", erano discrete e pazienti con i capricci della vanitosa giovane cliente del quinto piano, che portava loro delle belle stoffe comperate in un negozietto di Via Cola Di Rienzo per realizzare i suoi vestiti disegnati da lei stessa.
Dal cortile arrivava tutte le mattine un buon odore di pane al forno che usciva, dalle finestre aperte sul cortile, dal retro del forno del negozio che dava sul viale alberato di platani giganteschi.
Dalle finestre di un grande appartamento della scala A arrivava la voce del "matto", un Professore di scuola che insegnava matematica e che era venuto da poco ad abitare in affitto nel palazzo, il quale sgridava i suoi quattro figli invitandoli a studiare o a suonare il pianoforte.
La solita Giacinta lo aveva subito ribattezzato il "matto" perché mostrava il suo amore per la cultura urlacchiando ai suoi figli per stimolarli.
Tanto lui si faceva notare nel suo esibizionismo culturale quanto, forse per reazione, la sua magra e brutta moglie cercava di passare silenziosamente inosservata con tante buste della spesa per sfamare la numerosa figliolanza. 
Dalle finestre di Marcella, della scala C, si sentiva nel cortile il suo canto spensierato che metteva allegria, perchè tutti sapevano che Marcella non era sposata con l'uomo a cui aveva dato due bei figli, un maschietto ed una femminuccia con i capelli color rame come i suoi,  e che lo aiutava anche nella conduzione del bar, ma pur non avendo le tutele e le certezze di un matrimonio era sempre allegra oltre ad essere molto bella.
Tornò da un lungo viaggio durato sei mesi il dottore che aveva l'Ambulatorio al primo piano della scala A. La sua bionda ed attempata infermiera aveva mandato avanti da sola tutto durante la sua forzata assenza: avevano apparecchiature per analisi e trattamenti di ogni tipo e lei gestiva tutto con perizia usando medici stipendiati.
Il Sig. Cortese disse a sua figlia che in realtà Rosa, l'infermiera fac-totum, mentiva per coprirlo, dato che era anche la sua amante, ma il Dott. Barbagallo era stato in galera per una brutta storia di ricette con cui aveva prescritto ad un suo paziente tossicomane sostanze tipo morfina e quello, magrissimo, era morto.
Rosa aveva un grande appartamento nella stessa scala e, essendo zitella, subaffittava delle stanze a donne sole.
Grande fu il suo smacco quando il Dott. Barbagallo sposò una dottoressa, un medico, che doveva sostituirlo legalmente nell'Ambulatorio di cui era proprietario, dato che lui, forse, era stato radiato. Comunque tutti gli abitanti del palazzo si servivano in quell'Ambulatorio, ben tenuto ed efficiente, e lui sempre sorridente girava con il camice bianco e visitava pure. Ma, in effetti, le ricette le firmava la moglie.
Quel matrimonio dovette farglielo ingoiare a Rosa come una necessità, per continuare a non stipendiare medici e per tenere sotto controllo lo Studio ...
Gente andava via ed altra ne arrivava.
Il Sig. Cortese acquistò un appartamento più grande e più moderno spinto dall'ambizione della figlia ormai cresciuta, ma dovette spostarsi un poco in periferia, anche se in una zona signorile in mezzo al verde.
La ormai diciottenne Cortese figlia continuava a sentirsi con Giacinta e a chiedere notizie sul condominio: seppe, con raccapriccio, che Renato era morto, si era suicidato.
"L'ho intravisto dalla porta spalancata quando è venuta la Polizia: era tutto nero in faccia. Lei, la madre adottiva, era già morta da tempo. Lo veniva ogni tanto a trovare il fratello di lei. Sai, era stato ricoverato in manicomio, poi era uscito e sembrava stare meglio."  
Ormai sul portone a chiacchierare con il Sig. Massimo si vedeva il professore di Matematica. I suoi figli erano cresciuti e una femmina era capitata con un mascalzone che l'aveva messa incinta e il povero padre aveva dovuto farla sposare, tutto a spese sue, per mantenere poi anche quel tomo che l'aveva inguaiata! 

Monnezza roccapriorese cara e sciatta

E' arrivata "in prossimità della scadenza", che era ieri, la seconda parte della Tassa sui rifiuti che quest'anno a Rocca Priora si chiama TARI.
La bella notizia è che essendo giunta "in prossimità della scadenza", come specifica la lettera, si potrà pagare entro il 20 dicembre prossimo senza incorrere in sanzioni e interessi.
La brutta notizia è che dato che dobbiamo pagare anche la TASI, Tassa sui Servizi Indivisibili, avevano detto che avremmo risparmiato per il 2014!
Invece scopro che, mentre l'anno passato per i rifiuti ho pagato euro 429 per una casa di mq. 150 + mq. 9 di pertinenze e n. 2 abitanti, per il 2014 ho pagato già euro 305 e ne dovrò pagare altri 193!! 
Totale euro 498!!
Chissà quanto pagheranno le villone che mi circondano essendo ad occhio nudo il doppio ed anche il triplo della mia!!
Sicuramente il Comune di Rocca Priora, così fiscale e pronto a scovare gli evasori, non commetterà il reato di omissione di atti d'ufficio gabellando solo chi sta in regola al catasto!!
Sicuramente avrà usato le foto fatte dall'alto già da qualche anno per scovare gli evasori! Notizia appresa direttamente dall'incaricata della riscossione e controllo tributi della Società Andreani, appaltatrice di tale servizio per il Comune di Rocca Priora.
Tale aumento non dipende dunque dalla necessità di assicurare il Servizio di Raccolta Rifiuti ripartendo il costo solo fra i pochi visibili ed in regola! Giammai!! Sarebbe un abuso gravissimo ed una concessione illegale agli evasori!!
Non dipende nemmeno dal fatto che nel 2013 si chiamava TARES e per il 2014 TARI!! Essendo codesti cambiamenti di nome solo un modo che ha stabilito il Governo per rendere la vita degli Italiani più movimentata, dovendo star dietro a questo vorticoso cambiamento di sigle di anno in anno allenano il cervello e si mantengono svegli! Poco importa che non sappiano più dove andare a prendere i soldi per pagare codesti meravigliosi Servizi!
Mi si può obiettare che nel 2013 Rocca Priora NON aveva la Raccolta Differenziata, dunque quest'anno pago di più perché ho la raccolta differenziata!!
Ebbene, su questo blog ho già documentato le mancanze dell'avvio di questo Servizio, è cosa nota non soltanto alla sottoscritta, come è cosa nota che ho pagato un Servizio che non mi è stato reso: la consegna a domicilio dei contenitori, affidati a delle giovani, dice l'incaricato Sarim, scelte dal Comune direttamente, le quali generosamente li hanno distribuiti in doppione a certe abitazioni con due cancelli e senza sapere se quei cancelli fossero mai stati raggiunti da una Cartella TARI!! 
Dunque anche qui ho pagato di più ed ho avuto di meno.
Ma non basta. Andiamo ai fatti recenti.
Denuncio che SISTEMATICAMENTE i bidoni della carta e del vetro vengono svuotati con sciatteria lasciando sul fondo sempre dei residui.
L'ultima è stata sabato scorso: carta sul fondo del bidone bianco e un barattolo di vetro "dimenticato" in quello verde!
Questo mi impedisce di lavare detti contenitori ogni volta che li ritiro dentro casa. 
Cosa osta a che l'operaio addetto rovesci totalmente il bidone, magari scuotendolo? Come si fa a lasciare un contenitore in vetro che fa anche rumore? Forse il rumore del motore del camioncino della spazzatura copre il suono del residuo che rimane e necessariamente sbatte nel riporlo?
Non mi interessa quale sia il motivo della difficoltà a svuotare come si deve i contenitori: per circa euro 500 l'anno fate lo sforzo di portarvela via tutta la mondezza dopo che abbiamo lavorato per voi per selezionarla!!

sabato 29 novembre 2014

Il Papa messaggero di Pace

Da: RAI NEWS

Papa Francesco in Turchia: "Ebrei, cristiani e musulmani abbiano stessi diritti e doveri"

"Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti", ha detto il Papa durante la conferenza stampa con il presidente Recep Tayyip Erdogan e le altre autorità turche



Ogni tanto nascono figure di Uomini di Buona Volontà ed una di queste è Papa Bergoglio.
Gli uomini follemente si litigano un Dio che probabilmente non esiste nella forma che loro presuntuosamente vogliono dargli.
Che almeno, i cosiddetti "credenti", dimostrassero di andare d'accordo in nome di questo Dio che li guarda...
Bravo Papa, pieno di Buona Volontà e di Umiltà.

Figure impresentabili

Da: TGCOM24h

Salvini boccia Amato al Quirinale: "Nemmeno se fosse l'ultimo uomo"

Il leader leghista dice no alla proposta di Berlusconi per il successore di Napolitano. E spiega che il "dottor Sottile" è "quello del prelievo forzoso dai conti correnti nel 1992, il padre dell'euro, di quest'Europa"

"Giuliano Amato è l'ultimo uomo sulla faccia della Terra che voterei come presidente della Repubblica". Così il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, commenta l'idea di Silvio Berlusconi di candidare il "dottor Sottile" al Colle dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. Salvini, addirittura, rincara la dose "Anche se fosse l'ultimo uomo sulla Terra, non lo voterei".


Salgono le quotazioni di Salvini, anche nel mio giudizio perché la penso esattamente come lui sulla improponibile proposta di Silvio Berlusconi.
Parlando con altri sull'evenienza più volte annunciata delle dimissioni di Napolitano, ci siamo chiesti: "Ma chi ci mettono"?

Prodi non l'hanno voluto la volta scorsa e così il vecchio e stanco Napolitano è rimasto per senso del dovere, preannunciando però che sarebbe rimasto fino a quando le forze glielo avrebbero consentito.
Ora l'unica figura spendibile è proprio Romano Prodi se accettasse, visto che, stufo e deluso, ha annunciato il suo ritiro dalla politica.
In mancanza di figure pulite, anche se non immune da errori, non rimane che lui e, per senso del dovere verso la Patria, deve fare come Napolitano e sacrificarsi!

Vade retro a questi residuati dell'era craxiana!!

Altrimenti mettiamoci una donna. Sarebbe ora!
Ma deve essere una donna autorevole e indenne da pecche.