giovedì 21 maggio 2015

Oro bianco

Da: StrettoWEB.com

“Oro bianco”: il narcotraffico della ‘ndrangheta raccontato da Gratteri e Nicaso

Il nuovo libro di due massimi esperti di ‘ndrangheta: in “Oro bianco” vengono ricostruite le rotte della cocaina, un business planetario, dall’America alla Calabria

Frutto di una proficua collaborazione tra il magistrato Nicola Gratteri e lo scrittore Antonio Nicaso, il loro nuovo libro “Oro bianco”, edito da Mondadori.
Come è noto, Gratteri è da anni impegnato nella lotta contro la ‘ndrangheta, convinto di dover portare avanti questo onere rimanendo e combattendo nella sua terra di origine, la Calabria.
Antonio Nicaso, invece, storico amico del magistrato, è un giornalista, scrittore, ricercatore e consulente italiano, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. Non per niente, dalla sua Caulonia, nel reggino, è partito, diventando autore di diversi libri, tra cui vari bestseller internazionali; ad oggi vive e lavora in Nord America.
Già in passato, Gratteri e Nicaso hanno collaborato per dare “vita” a delle storie che hanno avuto molto successo, anche e soprattutto tra i giovani; proprio questo venerdì Nicola Gratteri incontrerà gli studenti del Liceo Classico di Reggio Calabria, “Tommaso Campanella” e quelli del Liceo Scientifico “A. Volta” per parlare dei suoi bestseller “Fratelli di sangue” e “Dire e non dire”, scritti proprio con Antonio Nicaso.
E di Nicaso e Gratteri è anche il sopracitato “Oro Bianco”, un libro che ripercorre le tappe di un business a cui la ‘ndrangheta tiene molto, quello della cocaina, divenuta ormai frutto di un commercio planetario. Un vero e proprio “viaggio”, quello descritto nel libro, che parte dalla Colombia e arriva fino in Calabria: i due autori hanno visitato la Bolivia, il Perù, l’Argentina, il Brasile, il Canada, il Messico, gli Stati Uniti, entrando nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la “pasta base”; ma non solo, il viaggio continua verso l’Africa, l’Australia (il Paese primo nella classifica dei consumatori di droga al mondo), per proseguire in Germania, in Austria, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, in Belgio, in Olanda.
Le rotte della cocaina ricostruite nel libro sono quelle d’aria, ma anche quelle tracciate via mare e via terra dai produttori della droga, che fanno viaggiare la “polvere bianca” fino ai consumatori per pura sete di guadagno.  Il tutto è arricchito da approfondimenti e interviste a decine di investigatori, esperti, giornalisti, e dall’aiuto offerto ai due autori dalle forze di polizia italiana e straniere specializzate in un narcotraffico che da “elite” quale era almeno fino agli anni Novanta, è oggi diventato di massa.
Secondo l’Unodc,si riporta, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, nel 2012 nel mondo 243 milioni di persone fra i 15 e i 64 anni hanno assunto almeno una volta sostanze illecite; tra queste, la cocaina risulta essere la più richiesta e venduta dalla ‘ndrangheta.
Varie operazioni si sono susseguite nel corso degli anni, e in molte di queste è stato coinvolto il magistrato Nicola Gratteri, che anche attraverso quest’ultimo lavoro insieme a Nicaso ha voluto offrire un “reportage” su un tema di grande attualità, e al tempo stesso trasmettere anche la voglia di combattere la ‘ndrangheta e tutti gli “sporchi” traffici ad essa legata.
Per promuovere il suo libro inchiesta sulla cocaina e l'enorme ricchezza che la sua vendita comporta per l'organizzazione criminale chiamata 'Ndrangheta, Gratteri sta girando da tempo per l'Italia: il 13 aprile è stato in RAI, ospite nella trasmissione "Che tempo che fa", il 16 aprile è stato a Roma, presso il  centro commerciale Cinecittàdue, il 9 maggio a Catanzaro e così via ovunque per comunicare il risultato della sua inchiesta:
Del suo viaggio, racconta ancora il magistrato, "mi ha colpito il controllo assoluto del territorio. Ci sono zone dove l'esercito ha paura ad entrare, e 'ndranghetisti che entrano ed escono da questi territori". Ci sono, aggiunge, "sottomarini che possono trasportare fino a 14 tonnellate di cocaina. I narcos hanno anche la possibilità di affittarsi un satellite per controllare il radar degli Stati Uniti quando passa a controllare l'America Centrale, e quando non guarda quel pezzo di mare i narcos passano con i sottomarini".
Oggi la cocaina, spiega Gratteri, "costa 50 euro al grammo, il prezzo lo decidono domanda e offerta. Solo la Procura di Reggio Calabria sequestra ogni anno 3 tonnellate di cocaina, ma sono il 10% di ciò che arriva in Europa. Bisognerebbe cambiare le regole del gioco omologando i sistemi giudiziari, quantomeno in Europa, dove ancora ci muoviamo in ordine sparso, e gli 'ndranghetisti man mano che salgono verso nord sono sempre meno controllati, non c'è la cultura del controllo del territorio". Sulla liberalizzazione della marijuana, precisa il magistrato, "non si risolverebbe il problema perchè in farmacia costerebbe comunque di più rispetto al mercato nero, altrimenti lo Stato non rientrerebbe con i costi". Un panorama, quello descritto da Gratteri, dove comunque "c'è spazio per il realismo e la denuncia, perchè non bisogna mai assuefarsi".

E' ovvio che il denaro, tanto denaro, tutto corrompe: dunque il potere della 'Ndrangheta è comperare uomini ovunque, nelle banche, nelle strutture dello Stato, i voti per far eleggere chi poi può usare per i suoi sporchi fini.

Ma chi da questo immenso potere a questi venditori di droga? 
Chi la consuma, e ne consuma tanta!!
Perché gli uomini, tanti uomini, ne hanno bisogno?
Sono questi che creano il potere dell'organizzazione criminale, dunque sono loro i colpevoli dell'immenso potere della 'Ndrangheta.
Non esiste dire "poveri drogati": c'è una scelta, dunque niente "poveri", non è il cancro che viene pure se non lo vuoi.
Questa gente è colpevole quanto chi gliela vende. Spesso uccidono guidando le auto sotto l'effetto delle droghe.
Per me sono criminali quanto i loro fornitori in quanto, se non ci fosse richiesta, per i trafficanti non ci sarebbe nemmeno convenienza a commerciarla.

  

Quale incommensurabile idiozia...


Roberto Formigoni
@r_formigoni
 
Emma #Bonino è guarita 'sparita ogni traccia di cancro'. Che ne dite, voi che vi proclamate atei, è stata la preghiera di Papa Francesco?

Non trovo questo sciocco particolarmente interessante da dedicargli ben tre post in poco tempo, ma non è colpa mia se da un po' di tempo si agita facendo parlare di se per cose poco edificanti. Sulla mia posta mi è arrivato questo twitter... Che dire?... Penoso. Solo una persona di scarsissima intelligenza può scrivere una cosa simile.
Cosa vuol far credere, che lui è devoto al Papa e crede che basta che lui preghi per qualcuno e il cancro sparisce?
Formigoni si fa mai un giro per gli ospedali pediatrici dove bimbi innocenti languono afflitti dalle forme tumorali più crudeli?
Lui che non è ateo dicesse al Papa di pregare per loro perché domani mattina saranno tutti guariti dal cancro e sollevati dalle loro sofferenze.
Penso che Francesco, gesuita, sia incommensurabilmente più intelligente di lui e sappia bene come stanno le cose.
Rispetto per i credenti di qualsiasi religione, purché non intollerante verso gli altri, ma rispetti, questo sciocco, i non credenti che, tolti quelli che lo dicono per posa, sciocchi anche loro, lo sono perché purtroppo non sanno illudersi di fronte a tanta ingiustizia e dolore e altrettanta Assenza.

Di male in peggio...

Da: TGCOM24

Formigoni non si pente: "Ho reagito come un maschio arrabbiato"

Dopo l'ira a Fiumicino per un ritardo su un volo, il video della scenata fa il giro della rete. Il senatore si difende: "Ricevo telefonate di supporto: mi sono comportato come un cittadino che subisce un disservizio"

Nonostante l'appellativo di "Celeste", non ha certo la calma serafica delle creature del cielo. Formigoni perde le staffe, soprattutto quando perde l'aereo: è diventato virale il video in cui il senatore sbraita parolacce e scaglia un telefono. Tutto per un ritardo su un volo Alitalia-Etihad Roma-Milano. Ma lui si difende: "Quando uno siincazza, si incazza! Mi rimborseranno". L'azienda replica: "Voleva saltare la fila". 

L'ex-presidente della regione Lombardia si difende dalle critiche per il video dell'ira funesta in aeroporto: "Mi hanno cambiato tre volte il gate e sono stato in giro per l'aeroporto per quasi un'ora. Ho reagito come un cittadino normale, tanto che in molti mi stanno telefonando per confermarmi i continui ritardi della compagnia, dandomi ragione".

Certo da Roberto, il politico mite, dialogante e profondamente cattolico, certi insulti alcuni proprio non se li aspettavano, ma anche a questa critica lui risponde: "Chi dice così è un perbenista, che magari non va mai in chiesa". Ma Formigoni non è nuovo a lamentele accalorata contro i disservizi aerei: già in Francia qualche anno fa aveva tentato di salire su un aereo in partenza intimando al personale di terra un classico "Lei non sa chi sono io".

Anche in questo caso la compagnia italiana ha risposto senza scomporsi: "Non si è presentato in tempo al gate, come devono fare tutti senza eccezioni", ma il politico insiste: "Alitalia-Etihad non offre un buon servizio, mi dovranno rimborsare il taxi e una notte d'albergo a Roma".
Il critico dei "perbenisti" che non vanno mai in Chiesa (si vede che lui molto religioso ci va) insieme ad una scosciatissima ex-fidanzata (così definita dai rotocalchi) 

Se è vero che ha detto: "Ho reagito come un maschio arrabbiato" è un poverino, perché attribuirebbe ad un atteggiamento VIRILE la maleducazione e la volgarità.
"Ho reagito come un cittadino normale", non è vero se non raramente, la gente ormai subisce di tutto in questo Paese.
Secondo lui chi si è schifato di una simile scena ad opera di un ricco Senatore: "...è un perbenista, che magari non va mai in chiesa". Il perbenismo può riguardare altro, ad esempio fare il cattolico religioso che va in Chiesa e vivere liberamente la propria sessualità con donne visibilmente disinibite. Insomma usare il cattolicesimo per ipocrita tornaconto politico e non per una convinzione su valori realmente vissuti.
Infine è recidivo, visto che l'arroganza maleducata l'aveva già sfoderata in un episodio in Francia.
Intanto, insisto, paghi il telefono che ha scaraventato con superbia, perché l'Alitalia è stata salvata con i soldi dei contribuenti... Italiani non dimenticate!



E i giornalisti televisivi continuano a minimizzare...

Da: La Repubblica
Bardo, i media tunisini sull'arresto di Touil: "Il 18 marzo era qui, incontrò 2 terroristi uccisi"
Tunisi insiste con la versione che vede il 22enne arrestato a Gaggiano parte attiva nell'attacco terroristico
Abdel Majid Touil il giorno dell'arresto e, a destra, il giorno dello sbarco (ansa)

Il 18 marzo scorso, giorno della strage al Museo del Bardo, Abdel Majid Touil (Abdallah), il marocchino di 22 anni arrestato in provincia di Milano per l'attentato che a Tunisi ha provocato 24 morti e 45 feriti, era a Tunisi. Non solo, quel giorno avrebbe incontrato in place Pasteur i due terroristi poi uccisi dalle forze speciali al museo, cioé Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui, e con loro si sarebbe poi diretto verso il Bardo. Insieme ai due terroristi, ancora secondo i media tunisini, c'era un tale Othmane.
Queste sono le indiscrezioni che trapelano dall'inchiesta condotta dai magistrati di Tunisi che classificano come importante il ruolo del giovane marocchino nell'attentato al museo. Sempre secondo indiscrezioni investigative, riportate ancora dai media tunisini, Touil avrebbe preso parte alla seconda riunione della cellula terroristica responsabile dell'attacco, avvenuta l'11 marzo, nella quale è stato deciso di incaricare Med Amine Guebli e Elyes Kachroudi di fornire i kalashnikov agli assalitori.
Tunisi, dunque, insiste nella sua versione. E conferma la sua valutazione investigativa che vuole il 22enne parte attiva nell'attentato. Versione che viene totalmente smentita dal racconto del paese (Gaggiano) in cui il ragazzo è stato arrestato, dove parenti, testimoni e insegnanti (il ragazzo frequentava un corso di alfabetizzazione italiana) ripetono che dopo il suo arrivo in Italia su un barcone - il 17 febbraio da Porto Empedocle - Touil non si è più mosso dal paesino dell'hinterland milanese.

 Stamane, alla ormai inguardabile trasmissione "Agorà" abbiamo assistito, finché abbiamo resistito, ad un fiorilegio di sorrisini di intelligenza dei vari importanti giornalisti che minimizzavano come "delirio" il pericolo di attentati, mettendo in dubbio le capacità investigative della Polizia tunisina "perché si era fatta sorprendere senza prevedere l'attentato del Bardo". 
Primo: non riflettevano, gli importanti giornalisti, su quante volte "si è fatta sorprendere la nostra Polizia" dagli innumerevoli attentati nostrani negli anni passati! Nulla togliendo alla professionalità dei nostri Investigatori!
Secondo: non riflettevano, gli importanti giornalisti, sugli attentati nella metropolitana di Madrid e in quella di Londra...
Cattiva memoria?
Tutte Polizie incapaci visto il giudizio "tranchant" su quella tunisina?
Non potendo attaccare le nostre Forze dell'Ordine, che sono stati costretti a riconoscere come molto professionali, e non volendo accettare che il marocchino è colpevole, hanno cercato pateticamente di mettere in dubbio l'inchiesta di Tunisi.
Il conduttore, Gerardo Greco, si è spinto fino alla disinformazione dicendo che "la madre del fermato era andata dai Carabinieri per chiedere il duplicato del passaporto del figlio in quanto era sbiadito e malridotto". 
Ho avuto un dubbio: dunque non era vero che, invece, ne aveva denunciato lo smarrimento dopo l'attentato di Tunisi?
Guardate che è una differenza non secondaria sul piano investigativo: nel caso addolcito da Greco il passaporto era nelle mani della madre, sia pure sbiadito e bisognoso di copia leggibile, nel caso in cui il passaporto non c'era più e lo si dichiarava smarrito si trattava di documento "scomparso non si sa dove".
La realtà, invece, sembra, anche dai filmati, che la donna avesse nelle mani solo una fotocopia. 
L'altro aspetto fumoso, portato a prova dell'"innocenza" del cittadino marocchino, è l'approdo in suolo italiano il 17 febbraio 2015 e il respingimento, dato che non risulta che in Marocco ci siano guerre, che però non ha impedito a costui di rimanere in Italia e di andare a nord!
A nord "il respinto e dunque non avente titolo per stare sul nostro suolo" andava a scuola di italiano e i professori addirittura possono testimoniare che lui il giorno dell'attentato era  a scuola!!!
Bene! Non capisco più in che Paese vivo!
Se fosse vero, e le Forze dell'Ordine l'avranno già accertato, non si comprende come faccia un clandestino ad iscriversi ad una scuola di italiano messa su per immigrati, necessariamente pagata con le mie e le vostre tasse?!!!   



mercoledì 20 maggio 2015

Della serie: "Lei non sa chi sono io!!!"


Da: Bergamonews il Video




Da: Il Messaggero l'articolo

Formigoni perde il volo, sfuriata e minacce in aeroporto 

di Simone Pierini
Roberto Formigoni fuori di sé in aeroporto per aver perso il volo. L'ex governatore della Lombardia perde la pazienza e al telefono si infuria scaraventando insulti all'altro capo della cornetta.
«Figli di pu….a», «Banda di co….i», «Teste di ca..o». Urla Formigoni che poi minaccia l'interlocutore: "Vi denuncerò". Una volta terminata la conversazione sfoga la sua rabbia scagliando in terra il telefono del gate. La scena è stata ripresa con un cellulare da un passante che ha pubblicato il filmato su Facebook.
Il motivo scatenante la rabbia è la perdita del volo. Secondo l'autore del video «ci sono dei voli in ritardo. Un gruppone è arrivato e li hanno imbarcati tutti. Dopo un bel pezzo è arrivato lui, solo lui, il solo rimasto a terra». E lo difende, almeno fino alla sfuriata. «Non aveva torto - scrive - almeno fino a quando non ha dato in escandescenza».

«La compagnia italo-araba ha dato ieri sera sfoggio di inefficienza, incompetenza e incapacità». È il commento del senatore Roberto Formigoni sull'odissea vissuta tra i varchi dell'aeroporto di Fiumicino. «Ero arrivato in anticipo al varco di imbarco indicato che è poi stato cambiato quattro volte - racconta - e alla fine, dopo avere percorso chilometri di corridoi in aeroporto, insieme con altri tre passeggeri, sono stato costretto a restare a Roma un'altra notte». Formigoni ribadisce, come già aveva detto ieri sera in aeroporto, di non avere nulla contro i dipendenti: «non ce l'ho con voi, ho detto ieri sera - sottolinea il senatore - che dovete rispettare delle disposizioni ma con la Compagnia». L'ex governatore della Lombardia spiega di essere giunto «al varco B02, indicato sulla carta d'imbarco, alle 21.25, quindi in anticipo rispetto al termine richiesto per il volo delle 22, ma di esser stato indirizzato ad un altro varco, il B11, dove invece stavano imbarcando un altro volo, quelle delle 21, che era in ritardo. Dopo aver provato ad essere imbarcato su quell'aereo ('mi hanno detto prima sì e poi nò), Formigoni è stato mandato al varco B6. «Da lì, insieme con altri due passeggeri, sono stato mandato al B27 dove ho trovato il volo chiuso e l'ultimo bus dei passeggeri che stava per partire. I dipendenti, ma non è colpa loro, non hanno voluto sentire ragioni e io, con gli altri, siamo stati costretti a tornare a Roma, prendere un albergo e ripartire stamani. Ciliegina sulla torta: il volo delle 8 di stamane è partito alle 9...». 
Il Senatore Formigoni, cattolico di Comunione e Liberazione, ha rotto un telefono pagato anche con le mie tasse e dunque lo deve ripagare. Tanto con la politica, che consente prebende ricche come nessun'altra carica equivalente in Europa, è così ricco che sarà per lui una spesa minima...
Per il resto si vede che è cattolicissimo dal comportamento tenuto: umile, niente parolacce...
Egli non sa che quello che è avvenuto a lui è pane quotidiano per noi "Terzo Stato"!
Fra i diecimila aneddoti che potrei raccontare io, una qualsiasi del "Terzo Stato", ne scelgo uno molto attinente: 
nave per la Sardegna, Porto di Civitavecchia, ogni anno, dal 1987, parte sempre con un poco di ritardo "per aspettare qualche ritardatario", ma davanti al portellone aperto e con la nostra auto quasi imbarcata siamo in attesa dell'auto di nostra figlia con due bambini che ha sbagliato l'uscita dell'Autostrada, spostata in avanti per non far attraversare la città alle auto che si recano all'imbarco, preghiamo di attendere qualche minuto, sta arrivando, spieghiamo... Alle 8:30 in punto il Comandante dà ordine di tirare su il portellone e noi dobbiamo fare retromarcia. I marinai sono dispiaciuti e non possono dire che il Comandante è uno stronzo, non lo diciamo neppure noi quando mia figlia arriva un attimo dopo, in tempo per vedere il portellone che si sta chiudendo e i bambini si mettono a piangere.
Quante volte dal 1987 ad oggi abbiamo atteso anche mezz'ora ed oltre, già imbarcati, per aspettare non si sa cosa prima della partenza: oltre 20 anni di esperienza di partenze per quella bella terra.. Una volta che mia figlia ha tardato meno di 5 minuti la nave è partita in perfetto orario.
Io non sono un Senatore della Repubblica e dunque non abbiamo i soldi di un Formigoni: abbiamo pagato una grossa differenza per poterci imbarcare su una nave che partiva alle h. 10:00 ed era più lenta. Non sappiamo perché costava di più: abbiamo pagato e basta, passeggiando per il porto in attesa e cercando di consolare i nostri nipotini in lacrime. 

1789: eliminazione delle basi economiche e sociali del cosiddetto Ancien Régime

Da: Il Fatto Quotidiano

Vitalizi politici, Boeri: “Slegati dai contributi versati, faremo trasparenza”

“I politici hanno sempre giustificato le retribuzioni molto vantaggiose che si sono dati”, con motivazioni che, analizzate, “non reggono. E reggono ancora meno i vitalizi che si concedono e che sono in gran parte slegati dai contributi da loro versati. Anche su questo faremo una operazione di trasparenza“. Lo ha promesso il presidente dell’Inps Tito Boeri intervistato davanti alle telecamere di DiMartedì“Sento spesso parlare di diritti acquisiti, ma uno acquisisce il diritto ad avere una pensione versando i contributi durante tutta la vita lavorativa. Se ci sono persone che hanno versato pochi contributi e poi hannopensioni altissime, non li chiamerei diritti acquisiti“, aveva detto poco prima ribadendo che quello di avere “pensioni molto più alte dei contributi versati” è un sistema “insostenibile” e che andrebbero “riallineate le pensioni alte ai contributi versati”. 
Commento condivisibile


io non ho mai capito che cosa fanno di tanto speciale per aver diritto al vitalizio che sarebbe un premio a chi ha operato per il bene comune; questa gentaglia non ha mai lavorato per il bene comune ma solo per loro e per gli amici degli amici

Francia 1789: La società era suddivisa in tre ceti o classi sociali: clero,nobiltà e terzo stato. Il terzo Stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva consistenti privilegi per la nobiltà e il clero.
Li chiamavano sicuramente DIRITTI ACQUISITI: se li erano dati da soli e li avevano "acquisiti".
Questa Casta attuale inqualificabile ha fatto lo stesso, come se la Rivoluzione, che cambiò la Storia, non ci fosse mai stata!!!

E Franco Di Mare.. Floris.. minimizzano con il sorrisetto di intelligenza


Da: Il Messaggero

Strage Bardo, fermato marocchino a Milano. In Italia con barcone migranti




Un cittadino nordafricano di 22 anni, Touil Abdel Magid, presumibilmente marocchino, è stato arrestato nel Milanese perché ritenuto coinvolto nella strage al Museo del Bardo a Tunisi. Ne ha dato notizia, stamani, la Polizia di Stato. L'uomo è arrivato in Italia a inizio 2015 a bordo di uno dei barconi partito dalla Tunisia carico di migranti. 
Il marocchino arrestato era ricercato a livello internazionale dalle autorità Tunisine che lo ritengono coinvolto nell'attentato costato la vita a 24 persone, tra cui quattro italiane. È stato catturato dalla Digos e dai Ros a Gaggiano (Milano) ieri sera. Gli investigatori nel corso delle perquisizioni hanno sequestrato alcune pen drive con all'interno materiale informatico.

I reati contestati nel mandato di cattura emesso dal Tribunale di Tunisi sono: omicidio volontario con premeditazione, cospirazione al fine di commettere attentati contro la sicurezza interna dello Stato e commettere un attentato allo scopo di mutare la forma di governo, incitamento della popolazione ad armarsi l'una contro l'altra e provocare disordini sul territorio tunisino, sequestro di persona a mano armata, partecipazione ad addestramento militare all'interno del territorio tunisino al fine di commettere reati terroristici, utilizzo del territorio della Repubblica al fine di reclutare e addestrare persone per commettere atti terroristici.

Il marocchino arrestato a Gaggiano, nel Milanese, in quanto ritenuto del gruppo che ha messo a segno l'attentato al museo del Bardo è irregolare ed è stato trovato in un'operazione congiunta di Ros e Digos presso dei parenti che invece hanno un permesso di soggiorno.

Touil Abdel Magid non era conosciuto alle forze dell'ordine in Italia. Su di lui c'è solo un decreto di espulsione del 17 febbraio scorso, un mese prima dell'attentato a Tunisi. Nell'appartamento in cui vivono la madre e i fratelli (estranei all'inchiesta, ndr) è stato sequestrato del materiale da parte degli agenti della Digos di Milano. Materiale su cui gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.

Sarà la corte d'appello a valutare la richiesta di estradizione attesa da Tunisi per il marocchino arrestato. Prima della segnalazione da parte dei servizi di intelligence italiani, Abdelmajid non era conosciuto dalle forze dell'ordine italiane, così come i suoi due fratelli, che a quanto si apprende in ambienti investigativi svolgono attività di spaccio e comunque sono ignari dell'attività terroristica contestata al 22enne e non sono stati colpiti da provvedimenti.

Le congratulazioni di Alfano. L'arresto del marocchino sospettato di essere coinvolto nella strage del Bardo a Tunisi dimostra «l'eccellente lavoro delle Forze di Polizia: congratulazioni ai nostri uomini in divisa, agli inquirenti e all'intelligence, che hanno saputo tessere con alta professionalità la rete investigativa, senza escludere alcun canale di possibile infiltrazione». Poi la replica alle critiche provenienti da Fi, M5S e Lega: «Leggo dichiarazioni surreali o deliranti di indignazione perchè abbiamo avuto l'abilità di arrestare un sospettato di terrorismo. Questa è l'opposizione. Anche questa è la ragione per cui governiamo».

I premier via Twitter. Renzi invece ha affidato ai Social le sue congratulazioni.«Grazie alle forze dell'ordine che hanno arrestato in Lombardia uno dei ricercati della strage di Tunisi. Orgoglioso della vostra professionalità».

Tutti contro Renzi colpevole di voler fare

Da: Repubblica.it   
Renzi-Zingaretti, scintille sugli aumenti delle tasse nel Lazio

Scintille tra il premier Matteo Renzi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Ad innescare la polemica è  stato il presidente del Consiglio parlando a Porta a Porta: "In Lazio, Piemonte, Liguria, Abruzzo hanno portato l'addizionale al livello massimo, loro volevano alzare il tasso dell'addizionale ma noi abbiamo messo una forchetta. Lo spieghino perché aumentano le addizionali: i comuni devono essere messi in condizioni di spiegare le tasse e noi abbiamo creato il sito Soldipubblici.it". 

La risposta di Zingaretti è arrivata poco dopo. Dai toni molto espliciti: "E' molto semplice far quadrare i conti del governo centrale con tagli agli enti locali" attacca il presidente del Lazio. Ed ecco la nota completa: "Spiego con piacere al Presidente del Consiglio il motivo per cui nel Lazio, ma solo per i redditi superiori a 35 mila euro, è stata aumentata l'aliquota Irpef: perché il governo ci ha tagliato circa 725 milioni di euro di trasferimento in due anni. Se ce li restituisce, siamo pronti ad abbassare subito  Irap e Irpef. Voglio anche evidenziare che, grazie a politiche virtuose di bilancio, per il rimanente 80% degli abitanti del Lazio non ci sarà alcun incremento dell'Irpef ma addirittura per gli scaglioni da 28mila a 35mila una riduzione.  E' giusto poi ricordare che in questi due anni, oltre ad aver tagliato circa 1 miliardo di euro di sprechi, abbiamo anche pagato 8,7 miliardi di debiti ereditati e fatti negli ultimi 15 anni dalle precedenti amministrazioni.  Mi capitò di dirlo qualche mese fa: è molto semplice far quadrare i conti del governo centrale con tagli agli enti locali. Lo sanno fare tutti".

19 maggio 2015 a "Ballarò"
Primo ospite l'ex premier Enrico Letta. Comincia l'intervista e Letta esordisce: "Ho fatto del mio meglio. L'Italia di oggi? Son cambiate molte cose in positivo, mai stato una condizione per la quale la moneta è messa molto bene. Abbiamo occasioni, nella situazione dell'Italia possiamo cogliere delle opportunità. Sentenza sulle pensioni? Situazione complessa, io penso bisogna essere onesti e il governo ha preso la decisione che andava presa. Riforma della scuola? Anche questa si sta via via raddrizzando".

Sono contenta dell'equilibrio dimostrato da Enrico Letta, nonostante il meschino tentativo di chi lo intervistava di far leva su un suo eventuale rancore nei riguardi del compagno di partito che lo rasserenava incitandolo però a fare di più e, vista la sua cautela, gli ha levato il bastone del comando dalle mani.
Ripeto che se le riforme di Matteo Renzi saranno buone lo sapremo in futuro. Diamo tempo al tempo. Gli effetti del Governo Monti li vediamo ora e li paga proprio il suo Governo. Se la Corte Costituzionale si fosse pronunciata quando era al Governo Letta la patata bollente l'avrebbe avuta in mano lui: e Letta, da persona onesta, lo sa e l'ha riconosciuto.

Intorno una canea di critiche aprioristiche. Ritengo questo, da parte delle opposizioni e di certo giornalismo, assolutamente
irresponsabile. 
Quanto a Zingaretti, stesso partito del Presidente del Consiglio, dice bene:"E' molto semplice far quadrare i conti del governo centrale con tagli agli enti locali". Ma le Regioni in passato hanno scialacquato e da qualche parte bisogna iniziare ad operare il risparmio della spesa! 
Quanto all'IRPEF è aumentata anche sulle pensioni non eccelse come la mia che, avendo iniziato a versare i contributi solo a 40 anni di età, necessariamente non è elevata: eppure dal primo cedolino del dicembre 2011 ad oggi il netto che percepisco è diminuito proprio a causa delle ritenute dell'IRPEF Regionale e dell'IRPEF comunale. 


Paesi prepotenti e Paesi sciocchi

Da: Lettera 43 - 19 maggio 2015


Irlanda, storico incontro tra Carlo e Gerry Adams

Il leader dello Sinn Fein e il principe a colloquio nel primo giorno di visita sull'isola dell'erede al trono.

Una cordiale stretta di mano e un affabile scambio di battute. Si è aperto così l'incontro - definito storico da media britannici - fra il principe Carlo e il leader repubblicano nordirlandese dello Sinn Fein, già braccio politico dell'Ira, Gerry Adams. Teatro dell'evento, l'università di Galway, nella prima delle quattro giornate di visita dell'erede al trono nell'isola d'Irlanda.

Si tratta del primo faccia a faccia in Eire tra il vertice del partito nordirlandese e un membro della famiglia reale.
VISITA IN ULSTER. Con fonti dello Sinn Fein che hanno sottolineato la cosa come un nuovo passo verso la «riconciliazione»: in continuità, ha evidenziato lo stesso Adams, con la stretta di mano di Belfast nel 2012 fra la regina Elisabetta e Martin McGuinness, altra figura di spicco dello Sinn Fein ed ex comandante storico dell'Ira. Carlo, accompagnato da Camilla, dopo la Repubblica d'Irlanda sarà anche nel Nord, in Ulster. E vivrà un momento per lui particolarmente emozionante a Mullaghmore, nella contea di Sligo, dove nel 1979, in un attentato terroristico, proprio l'Ira uccise con una bomba piazzata sulla sua barca Lord Louis Mountbatten, ammiraglio e già vicerè delle Indie che del principe era prozio e fu l'influente e affezionato precettore.
Gli Inglesi stanno ovunque, anche dove proprio non dovrebbero stare. Infatti che ci fanno "col piedino" nella bella Irlanda? Da alcuni anni le cose sono cambiate un po', ma sempre il Regno Unito tiene "il piedino" dove non deve.
Pensate alle isole Falkland, in realtà Malvine: geograficamente Argentine.
E c'è chi ha il coraggio di chiamare colonialisti gli Italiani! Pensate se noi avessimo fatto la guerra che ha fatto il Regno Unito nel 1982 contro l'Argentina per riaffermare la sua prepotenza colonialista...
L'Inghilterra è uno dei Paesi più colonialisti in assoluto: vuol dire prepotenti nel sottomettere i popoli ed occupare territori che sono lontani dal Regno.
Il loro egoismo si palesa anche sull'Europa. Hanno voluto mantenere la loro Lira Sterlina, dunque sono entrati in Europa solo  "col piedino", ed ora i confini dell'Europa a loro non li riguardano. Gli africani e gli asiatici che sconfinano in Italia se li tenesse l'Italia. Loro non ne vogliono sapere: i colonialisti accolgono, tuttalpiù, gli indigeni delle loro colonie o ex tali.
I Francesi non sono da meno. Presenti con i loro interessi in Africa, dei "rifugiati" loro non ne vogliono sapere e lo hanno dimostrato, come ho ricordato con più post su questo blog, rifiutando i lasciapassare che l'Italia invasa aveva dato, quale Paese dell'UE, ai rifugiati anni fa. Furono tutti respinti a Ventimiglia. Ora apprendo, da esperienze di italiani dirette, che sui treni italiani che attraversano la frontiera "europea" a Mentone i gendarmi francesi, trovando africani clandestini fuggiti dopo essere entrati in Italia, li manganellano e li rispediscono in Italia.
Dalla mia fonte pochi giorni fa:
"A Mentone la polizia francese ha bloccato tutte le uscite e le vie di fuga. Li ha individuati e li ha costretti a scendere. I poliziotti erano armati con pistole e manganelli. La volta precedente li avevano scaraventati giù dal treno di peso! Penso che quelli di oggi li abbiano rimessi sul treno in senso contrario per farli rientrare a Ventimiglia. I francesi non li vogliono! Rispediti al mittente!"
Ma di quale Europa parliamo?
L'Europa degli indebitamenti della Grecia e di chi lucra in modo usuraio su di essa?
Prevedo che una Europa così non arriverà alla fine del Secolo: finirà molto prima.
Bisogna che l'Italia si svegli ed inizi ad attrezzarsi.   

martedì 19 maggio 2015

Stralci da un Romanzo



Nascere e morire, null'altro

CAPITOLO I  - Rione Colonna e Rione Ponte intorno al 1949-1952


Il primo pensiero che io ricordi: una figura d'uomo in controluce, con il cappello in testa, è china verso di me: è mio padre. Alla mia sinistra un'altra figura in controluce, mia madre, cerca di aiutarlo a sistemarmi addosso qualcosa, forse il cappottino. Sono molto soddisfatta, mi piace che si occupino di me. Penso:
"Ma loro esistono solo per me? Sono coscienti di esistere come mi sento Io? Oppure soltanto Io mi sento così, cosciente di esistere, e loro sono solo figure che esistono solo per Me?"

Sono in una piccolissima camera da letto, in un letto ad una piazza e mezza che occupa quasi tutta la larghezza della stanza; le coperte mi schiacciano, mi pesano addosso, voglio essere tolta da qui. Piango, ho capito che piangere fa sì che qualcuno venga. Non viene nessuno ed io mi lascio cadere pian piano dal letto, le coperte e le lenzuola mi trattengono un po', mi fasciano e mi depositano dolcemente a terra restando, in parte, sotto di me. Ora sono soddisfatta e mi riaddormento.

Mia madre cucina su di un fornello a carbone, tutto nero, è di ferro. Sul davanti ci sono due aperture quadrate nelle quali mamma mette il carbone che prende da una busta di carta. Per far prendere il fuoco usa una ventola dal manico di legno con attaccate tante piume scure. Quando il fuoco è bruciato resta una cenere grigia e a me piace mettere un cucchiaio da minestra in quella cenere e girare; a volte il cucchiaio si incastra e io mi arrabbio e strillo nel tentativo di tirarlo fuori.
Il fornello sta accanto ad una finestra dalla quale si vedono solo i tetti delle case ed il cielo. I coppi dei tetti sono di vari colori, nelle sfumature del marrone-rossiccio. A me piace guardare i tetti ed il cielo nel quale volano le rondini. Che strani giochi fanno: si rincorrono, tornano repentinamente indietro, per poi fuggire di nuovo. A volte danno anche una leggera malinconia, quando volano nel cielo rosato del tramonto, prima che scenda la sera, ed aumentano il loro verso stridulo come se fossero prese dall'angoscia per il buio che avanza.
Nel vano della finestra, sulla destra, c'è murato un uccello morto; la nicchia nella quale giace con le ali aperte ed il capo reclinato è chiusa da un vetro. La mamma con voce dolce dice che ce lo ha messo chi abitava questa soffitta prima di noi, e che doveva averlo amato tanto quell'uccello per creargli quella tomba.
"Lì lo poteva vedere sempre." Dice.
"Ma come fa a rimanere così. E' intatto."
"L'aria rimasta nella nicchia è poca per indurre la putrefazione. Doveva essere solo chi lo ha murato lì e l'uccello deve essere stata la sua unica compagnia. Prima che venissimo noi c'era la guerra. Chissà chi abitava quassù."
Questa cucina ha un caminetto piccolo piccolo. Non lo accendono mai. Non capisco perché visto che qui fa freddo. Però la Befana scende da lì perché i giocattoli li ho trovati proprio sul pavimento davanti al camino.
Alla camera dove dormiamo si accede mediante due scalini. E' piccolissima. C'è soltanto il letto dove dormiamo tutti e tre insieme, un piccolo armadio ad una sola anta con lo specchio rotto, un mobile a cassetti ed una sedia impagliata. L'armadio papà l'ha comperato così, con lo specchio già rotto, da una sua cugina che lo ospitò appena giunto a Roma dal paese. In fondo alla stanzetta c'è una finestra che dà su uno stretto cortile pieno di fili di ferro tesi da un muro all'altro per stendere i panni ad asciugare.
Questa stanza è l'unico angolo intimo per noi giacché la cucina è anche l'ingresso della soffitta e qui non ci abitiamo solo noi.
Dopo la nostra cucina c'è la cucina degli zii, a cui si accede con un gradino. La porta, a due ampie ante, è aperta solo quando loro ci sono. Di lato, a sinistra di questa grande porta, c'è un passaggio per chi abita oltre quella stanza e deve passare da lì.
La soffitta è fatta a scatola cinese: a sinistra della cucina degli zii c'è uno stanzone buio dove abita la madre di zio Gianni con suo marito. Lei si chiama Giuditta ma il marito non è il padre dello zio, perché Giuditta l'ha avuto senza marito lo zio Gianni. Oltre lo stanzone, anch'esso di passaggio, ci sono ancora altre stanze dove abitano due coppie. Tornano solo per dormire la sera ed escono presto la mattina. Sono educatissimi e molto calmi e silenziosi. Nel passare salutano sempre. Nella cucina della sorella di mia madre gli zii non ci sono quasi mai, perché gestiscono una trattoria. Sono tre anche loro ed io amo molto la mia cuginetta Lalla. Lei è più grande di me, è bella, vivace, allegra ed è più ricca di me, infatti lei possiede tanti giornalini che io non ho. Lei quando li legge me ne dà qualcuno ed io li guardo, mi piacciono le figure a colori, a volte le guardo capovolte, me lo dicono, io non so ancora leggere. Lalla ha anche gli album delle figurine: dei fiori, che è noioso, degli animali e quelli più belli di Cenerentola e di altre favole. E' bellissimo quando compera le bustine di figurine, l'emozione di sapere quali nuove figurine ci saranno, e se ci saranno dei doppioni. Poi Lalla ha tanti giocattoli, io voglio giocare con tutti, sono capricciosa, lei a volte non vuole, ma gli zii la sgridano e lei cede. Gli zii sono buoni: zio Gianni mi permette anche di fare la pipì per terra nella sua camera da letto; io gli chiedo il permesso: "Falla falla?" e lui mi dice sorridendo: "E falla un po'!"
La zia un giorno stava stirando e teneva una boccettina con dentro un liquido trasparente come l'acqua, sul tavolo accanto a lei. La boccettina era chiusa con un tappo di sughero sul quale era infilato uno spillone. La bottiglietta mi incuriosì ed io faticosamente allungai una mano e la presi. Appena l'ebbi aperta l'annusai e mi girò la testa. La zia mi prese con la mamma e mi portarono a respirare aria pura davanti alla finestra aperta sui tetti. Mi ripresi subito. Mi spiegarono che quello che avevo respirato era ammoniaca. Imparai che non si doveva fare.