domenica 24 maggio 2015

Una riflessione sull'omosessualità

Da: ANSA.it

Nozze gay, l'Irlanda vota sì. Arcivescovo Dublino, la chiesa faccia i conti con la realtà

L'affluenza a livello nazionale è stata del 60,5%


Gli irlandesi hanno detto sì alle nozze gay con il 62,1% dei voti. Lo hanno annunciato esponenti di entrambi gli schieramenti. Leader della campagna per il "no" hanno detto che l'unica questione aperta è il margine della vittoria dei "sì". ''Sono ottimista per la vittoria del sì'', ha detto il premier irlandese Enda Kenny, commentando i risultati da cui emerge sempre più chiara una vittoria del blocco favorevole alle nozze gay.

Arcivescovo Dublino, la chiesa faccia i conti con la realtà - La Chiesa in Irlanda "deve fare i conti con la realtà". Parola dell'arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, che all'indomani della travolgente vittoria dei 'sì' al referendum sulle nozze gay fa una sorta di autocritica. "Ci dobbiamo fermare, guardare ai fatti e metterci in ascolto dei giovani. Non si può negare l'evidenza", ha dichiarato l'alto prelato alla televisione nazionale irlandese. Martin naturalmente ha votato al referendum ma riconosce che il risultato è "una rivoluzione sociale".

La cattolica Irlanda ci stupisce.
L'affluenza alle urne non è stata totale, ma oltre il 60% degli Irlandesi ha ritenuto giusto uscire di casa per andare a votare per un referendum su una materia così particolare che non riguarda, necessariamente, la maggioranza degli Irlandesi.
I referendum di solito si fanno su materie che riguardano gli interessi della totalità della popolazione: per leggi da abolire, questioni legate alla salute e all'ambiente, ad esempio.
Per il divorzio o l'aborto già scendiamo nel terreno non solo sociale ma etico.
Ecco, la domanda è: come si vede una Società?
L'Irlanda, evidentemente, pur essendo cattolica, si vede svincolata dalla visione morale che la Chiesa Cattolica ha della omosessualità.

La Chiesa Cattolica ha fatto suo il comandamento biblico, quindi comune anche alla religione ebraica da cui il cristianesimo è nato come un getto nuovo da un albero,  del "crescete e moltiplicatevi". La Natura ha selezionato la specie umana in modo da moltiplicarsi in un unico modo: maschi congiunti con femmine. La religione con il Vecchio ed il Nuovo Testamento ha condannato la sodomia.  Tutto il resto è un fatto puramente culturale.
Un esempio l'abbiamo dall'Antica Grecia:Nella Grecia antica, l'omosessualità era, per le classi colte, al pari dell'eterosessualità, una ricerca del bello e quindi indipendente dal sesso di chi veniva amato, questo tenendo presente che comunque si trattava di una società fortemente maschilista, di cui conosciamo principalmente il punto di vista maschile. 
Tali rapporti non sostituivano in nessun modo il matrimonio tra uomo e donna, ma si verificavano prima e accanto ad esso. Un uomo maturo non avrebbe mai di solito avuto un compagno maschio maturo (con rare eccezioni inepoca ellenistica come quella riguardante Alessandro Magno e il suo compagnocoetaneo Efestione), ma l'uomo più anziano sarebbe stato di norma l'erastes(amante) di un giovane eromenos (amato).
Questa forma di pederastia, derivante dalla più arcaica pederastia cretese, diventa nei secoli seguenti una raffinata e rigorosa istituzione a sfondo anche e soprattutto pedagogico-iniziatico. Gli uomini adulti potevano pertanto anche cercare ragazzi adolescenti come partner, come indicato da alcuni dei primi documenti riguardanti i rapporti pederastici risalenti alla civiltà micenea; spesso sono stati favoriti sulle donne. Anche se i ragazzi schiavi potevano essere acquistati, e abusati, i ragazzi liberi dovevano invece essere corteggiati, oltre che mantenersi rigorosamente entro i limiti stabiliti dalle norme della pederastia greca. Le fonti antiche suggeriscono inoltre che il padre del ragazzo avrebbe dovuto acconsentire al rapporto dando uno speciale benestare.
A proposito di omosessualità maschile tali documenti rappresentano un mondo in cui i rapporti con le donne abbinati in parallelo alle relazioni con i giovani sono stati il fondamento essenziale della vita amorosa di un uomo normale. Le relazioni omoerotiche rappresentavano una istituzione sociale variamente costruita nel tempo e con possibili variazioni da una città all'altra (vedi pederastia ateniese e pederastia tebana).
Il matrimonio poggiava su un accordo formale tra sposo e sposa in cui era presente la consegna della dote allo sposo. In questo accordo, stipulato tra suocero e genero, la donna non esprimeva il proprio consenso. Poi,il trasferimento della donna costituiva il compimento del matrimonio, nel quale si realizzava l’unione: la sposa cambiava casa, ma anche padrone,passando dal padre allo sposo.(da Wikipedia)

Da un punto di vista scientifico la moderna psicologia ha interpretato l'omosessualità in vari modi e già questo dimostra che non si ha certezza della sua genesi.
Freud definisce gli omosessuali degli "invertiti" e l'omosessualità una perversione. In seguito, nello sviluppare la sua psicologia dell'omosessualità, riconosce una bisessualità insita nell'uomo, che poi viene sublimata in una sessualità matura e abbandonata in favore di un rapporto eterosessuale. Quando ciò non accade, significa che è avvenuto un arresto durante lo sviluppo psico-affettivo. L'omosessualità maschile viene spiegata da Freud non come una avversione per le donne, ma come un tentativo di evitare la vagina della donna, che evoca fantasie castranti riconducibili alla relazione con la madre, per cui l'incontro con l'altro uomo è vissuto come rassicurante e tranquillizzante per la presenza del pene nella zona genitale. L'omosessualità femminile viene spiegata come un tentativo di evitare per sempre il dolore nato da una delusione d'amore con il padre. A questi assunti di base Freud aggiungerà alla teoria sull'omosessualità varie componenti narcisistiche che intaccano un lineare sviluppo del sé che, associate con un mancato superamento del complesso di Edipo e con vissuti fortemente identificativi con la figura materna, possono portare la persona all'impossibilità di un rapporto affettivo eterosessuale e, quindi, ad una omosessualità stabile. 
Secondo Reich la scelta omosessuale, così come quella eterosessuale, non sono libere da nevrosi e corazzamenti, questo perché l'uomo vive in una società in cui esiste una morale repressiva e non un senso etico della vita. Reich distingue, inoltre, una omosessualità stabile e una omosessualità situazionale, ovvero quella che può avvenire in ambienti in cui i rapporti con l'altro sesso sono ostacolati, come carceri, navi e collegi.
Secondo lo psicologo viennese Adler l'omosessualità era espressione di un sintomo nevrotico non dovuta a fattori organici. La sua psicologia dell'omosessualità vedeva gli omosessuali come l'espressione di una distanza esplicita tra il maschile e il femminile. Alla base dell'omosessualità vedeva un vissuto di inferiorità, di scoraggiamento e di insicurezza sperimentati durante lo sviluppo infantile: un padre tiranno o una madre forte e possessiva possono portare il bambino a scegliere la strada dell'omosessualità come tentativo di compensazione rispetto a questi vissuti. Secondo Adler l'omosessualità era un disturbo non curabile.

Jung parlava di Animus e Anima come componenti complementari nella vita dell'individuo: la donna si identifica maggiormente con l'Anima, che racchiude tutte le componenti femminili, pur mantenendo un dialogo continuo con il suo Animus; l'uomo, viceversa, si identifica maggiormente con il suo animus. Nel suo modello di psicologia dell'omosessualità, Jung giunge alla conclusione che quando avviene un'inversione in questi processi di identificazione, accade che la donna si identifichi con l'Animus e l'uomo con l'Anima, con il conseguente sviluppo dell'omosessualità. Jung riconosce all'omosessuale maschio una serie di effetti positivi sostenuti dalla sua scelta omoaffettiva: sensibilità, senso estetico, empatia e tenerezza sono solo alcuni.(da: Crescita Personale.it)

Ma se persino nell'Antica Grecia, in cui l'omosessualità era accettata al pari dell'eterosessualità, l'istituto del matrimonio esisteva SOLO fra uomo e donna, come mai oggi ci sono queste istanze di riconoscere un identico valore al matrimonio fra due persone dello stesso sesso?
Ho già espresso su questo blog la mia personale opinione su questo tema: credo che la migliore accettazione delle unioni omosessuali sia dare loro un istituto diverso dal matrimonio fra un uomo ed una donna. Anche nella Società dell'Antica Grecia l'istituto matrimoniale fondava le sue basi sulla procreazione: la discendenza era importante per avere i cittadini della polis e per gli Dei in cui loro credevano. 
Il matrimonio ha dei risvolti giuridici, economici e sociali ed è costruito, nelle società moderne, con tutta una serie di provvidenze che tendono a garantire la cellula della Società in cui nascono e si formano i cittadini del futuro: la famiglia. 
Costruire un istituto matrimoniale identico a quello fra uomo e donna significa un risvolto economico non indifferente per lo Stato in cui venisse istituito.
Pensate alla pensione di reversibilità ad esempio.

Una volta acquisito il diritto di parità con il matrimonio che può procreare, la coppia omosessuale vorrà accedere all'adozione della prole e, come avviene nella coppia etero, grazie alle tecniche di procreazione a cui anche la famiglia etero oggi può accedere, chiedere la stessa cosa solo "affittando" un utero di donna compiacente.
Il progresso della scienza biologica e genetica, e l'accettazione da parte della legge di queste pratiche per le coppie etero, fa si che non le si possa negare alle coppie omo.
La Scienza dunque cambia la Società: il suo concetto.
L'Uomo ha giocato con l'atomo e ne ha scoperto le terribili potenzialità distruttive, se ne è servito, ma ora lo teme qualora finisse in mani folli, perché significherebbe la distruzione del Pianeta.
Allo stesso modo ha giocato con la genetica, non solo aiutando i gameti di un uomo ed una donna ad incontrarsi per generare un figlio altrimenti ostacolato dalla Natura, ma si è spinto a far incontrare i gameti di donatori sconosciuti e ad impiantare la morula nell'utero di una donna il cui patrimonio genetico nulla ha a che fare con quello dei due gameti, per uscirne poi un essere umano che, con la madre che lo partorisce, ha in comune solo il sangue che l'ha nutrito per 9 mesi.
Ho conosciuto un bimbo nato così, da una donna ormai nubile e sola, che l'aveva ottenuto andando in Spagna, dove questo tipo di pratiche era consentito.
Aveva perso il compagno per un tumore e anche il bimbo che, naturalmente, lui le aveva lasciato in grembo... Rimasta sola fece questa scelta. Il bimbo era bello ed inconsapevole di non avere un padre e nessuna possibile anamnesi da raccontare ad un medico che l'avesse preso in cura in futuro.
Ricordate quando si va dal medico la domande di rito: "Di cosa è morto suo padre?" "Aveva diabetici in famiglia?" ecc.
Tutto questo ha un senso per stabilire alcuni dati della nostra salute, per la previsione e prevenzione...
"Come farà questo bambino?" Mi chiesi.
Dunque chissà come si svilupperà la Società del futuro e come cambierà le nostre psicologie.. Giacché abbiamo parlato anche di "processo di identificazione"... 


sabato 23 maggio 2015

I compiti e le responsabilità dei Presidi

Per scrivere con serietà, dato che su questo blog cerco di fare VERA informazione, mi sono documentata intervistando vari Presidi (oggi Dirigenti Scolastici), leggendo quello che scrive la loro Associazione ed altro, in modo da dire, con estrema semplicità, quali sono i fatti attuali e quali saranno con la Riforma di Matteo Renzi.

Questi i compiti, le responsabilità e la situazione ad oggi secondo un gruppo di DS distribuito tra vari distretti di Roma e provincia, in Scuole per lo più di estrema periferia cittadina;
non sono equiparati ai dirigenti pubblici, un esempio: un DS che ha dagli 80 ai 150 dipendenti e gestisce un'utenza di circa 700-1500  alunni e relative famiglie, ha uno stipendio che è la metà di quello di un dirigente pubblico di II livello (non di I), che gestisce uffici con una media di 10-15 dipendenti e non è responsabile della sicurezza dei lavoratori e degli utenti come il Dirigente Scolastico.
Tra le tante responsabilità recentemente ne è comparsa una nuova: quando un dipendente chiede un prestito ad una finanziaria o ad una banca, viene chiesto al DS di attestare la solvibilità del dipendente (sic!). Il MIUR ha passato anche questa patata bollente sulle spalle dei Dirigenti Scolastici!
I DS debbono fare le gare per la fornitura di qualsiasi bene o servizio, dei più vari, dall'assicurazione per gli alunni ai bus per le gite, dal servizio di psicologo ai campi scuola, per la gestione delle macchine del caffè o del centro estivo, dovendo ottemperare a norme di differente rango, natura e complessità, a seconda dell'entità dell'appalto. 
Ogni Pubblica Amministrazione ha un ufficio gare. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO GARE. Se il DS è super-super fortunato i bandi di gara li fa il Direttore dei Servizi Amministrativi (DSGA), ma sono rarità, essendoci casi in cui il DSGA non sa fare neanche la contabilità ordinaria. E' abilità dunque del DS riuscire a fare tutto senza avere nessun ricorso al TAR.
Andiamo ancora per esempi: un DS che deve gestire 120 dipendenti a tempo indeterminato, deve occuparsi di tutto: contratti, previdenza, assegni familiari, ricostruzioni di carriera e pensionistiche, gestione assenze e relativi decreti per la Ragioneria dello Stato, anno di prova, ecc. A questi si sommano svariate decine di supplenti che ogni anno transitano per una scuola: anche solo per un giorno di supplenza si deve fare un contratto (firmato in triplice copia e validato elettronicamente sul sistema informatico del MIUR); a volte si comincia con un giorno, poi la supplenza si prolunga e allora bisogna fare contratti distinti alla stessa persona anche per giorni consecutivi. In una scuola che comprenda, ad esempio, elementari e medie, transitano mediamente 60 supplenti ogni mese (circa 2 al giorno), che d'inverno possono diventare anche 4 al giorno. In 9 mesi un DS può firmare e convalidare tra i 500 e i 600 contratti. Nella scuola media superiore va un po' meglio, perché si chiamano meno supplenti. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO DEL PERSONALE. Si occupano di tutto questo mediamente, facendo sempre riferimento al DS, 2 o 3 impiegati amministrativi in dotazione, non di più, dato che tutto l'organico a disposizione raramente arriva a più di 5 impiegati in tutto.
Se su 5 amministrativi, mettiamo il caso, 2 si occupano di un settore, gli altri 3 dovranno occuparsi dei 950-1000 alunni, parliamo sempre di cifre medie, (compresi i rapporti con le ASL, l'Ente Locale che fornisce AEC, mensa e trasporto); della comunicazione interna (scioperi, avvisi, disposizioni di servizio); sicurezza e manutenzione (che vuol dire tampinare invano l'Ufficio tecnico del municipio per le riparazioni); organizzazione gite e campi scuola (mi dicono sia un lavoro pazzesco, riferiscono "sembriamo un'agenzia di viaggi"); supporto alla didattica (libri di testo e test INVALSI, soprattutto, un'altra mole di lavoro in termini di controllo e trasmissione dati). TUTTO QUESTO VIENE FATTO SU DIRETTIVA E SOTTO COSTANTE SUPERVISIONE DEL DS CHE NON HA FUNZIONARI DI LIVELLO INTERMEDIO AI QUALI PUO' DELEGARE FUNZIONI VICARIE. NON PIU'!
Il DSGA, quello che prima si chiamava semplicemente il Segretario della Scuola e oggi è il Direttore dei Servizi Gestionali Amministrativi, (quindi non il DS), si occupa da solo di tutta la contabilità della baracca, che ha un vero e proprio bilancio come tutte le PA, con tanto di revisori dei conti. Il DSGA è anche il consegnatario dei beni. L'UFFICIO CONTABILITA', TESORERIA E PATRIMONIO DELLA SCUOLA CONSTA QUINDI DI 1 PERSONA, che si occupa anche del magazzino e dell'archivio.

POI C'E' IL CONTENZIOSO, che il DS deve gestire direttamente, perché spesso è coperto da profili di riservatezza: penale, civile, amministrativo (TAR), disciplinare. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO LEGALE. L'Avvocatura dello stato non difende i DS, anzi li delega ad andare in giudizio al posto suo.

INFINE  c'è il sito web, che deve rispettare alcuni requisiti di legge e deve essere costantemente aggiornato. Nelle scuole, soprattutto del primo ciclo, non ci sono professionalità in grado di gestire l'informatizzazione degli uffici. Infatti per la gestione, implementazione e sicurezza del sistema informatico della segreteria bisogna pagare un esterno, rosicchiando dai 7000 euro l'anno che il MIUR dà per il funzionamento amministrativo e didattico (software, antivirus, fotocopiatrici, scanner, stampanti, toner, carta, registri - elettronici e cartacei - materiale per le pulizie, ecc. ecc.).
Mi chiedo onestamente come facciano!!
Alcuni DS arrivano a farsi aiutare gratuitamente da familiari che hanno competenze informatiche pur di non rosicchiare le scarsissime dotazioni.
IN QUASI TUTTE LE SCUOLE D'ITALIA IL PRESIDE GLI ATTI LI REDIGE, NON LI FIRMA SOLTANTO. SPESSO E' NECESSARIO SCRIVERSI ANCHE LE CIRCOLARI INTERNE.

L'organigramma delle Scuole che compare sul sito del MIUR è uno specchietto per le allodole: si tratta di docenti ad orario pieno, con compiti di supporto organizzativo e didattico, pagati meno di una colf, rispetto al lavoro che fanno in più. Ci sarebbe anche da dire che il DS deve anche occuparsi di guidare i docenti nella costruzione di un progetto didattico-educativo d'istituto, magari per diversi ordini di scuola  o diversi indirizzi nel caso delle superiori: i programmi ministeriali non esistono più da tempo, ci sono solo "indicazioni" sui traguardi che debbono raggiungere, il COME (contenuti, strategie) lo debbono scrivere i DS in una sorta di manifesto della scuola, il Curricolo d'istituto, che con tutte le attività extrascolastiche costituisce il Piano dell'offerta formativa (POF) della scuola.
Con la Riforma Renzi nessuno verrà assunto e licenziato dai DS: chi è nell'albo è assunto a tempo indeterminato e pagato regolarmente. Solo che adesso i docenti scelgono la scuola e i DS non hanno voce in capitolo, in futuro dovranno scegliersi a vicenda. Chi non è scelto? Va nelle cattedre che avanzano (quelle più scomode, sicuramente) oppure come jolly per coprire le supplenze su gruppi di scuole. Esistono già albi di questo genere, sono i docenti DOP (dotazione organica provinciale), che di solito hanno perso la cattedra perché appartenenti ad insegnamenti in esaurimento.
Bisogna essere giusto Superman!

Se qualche giornalista professionista vuole fare la fatica di andare in giro ad intervistare i Dirigenti Scolastici, ex Presidi, (ammettendo che possano dedicare loro un poco del loro prezioso ed affannato tempo), potranno verificare se in questo post c'è anche la più piccola menzogna! Sarebbe sicuramente un lavoro più serio che pubblicare stupidi slogan tipo "Preside Sceriffo"! Senza Colt per di più!!
TANTO PER RIDERE.....

venerdì 22 maggio 2015

Stralci da un Romanzo

Nascere e morire, null'altro




CAPITOLO I  - Rione Colonna e Rione Ponte intorno al 1949-1952
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Spesso andiamo negli ambulatori dell'ENPAS, che è la mutua degli statali come papà. Mamma dice che sta dietro al Parlamento. Sono ambulatori puliti, luminosi, addirittura eleganti. Anche lì andiamo a piedi. Qui è tutto vicino quello che ci serve.
Quando mamma non ha tempo per portarmi al Pincio a giocare mi conduce a "Fontan de' Trevi": lei la chiama così. Non c'è quasi nessuno. Lei si siede sui sedili di marmo bianco e lavora ai ferri qualcosa di lana, mentre io gioco. Sempre da sola, a meno che non incontro la mia amichetta più alta di me, tanto che io debbo alzare il viso verso il sole per guardare il suo bel visino color cioccolato chiaro circondato da una corona di riccioli scuri leggeri. Con lei gioco bene: è buona, gentile, ben educata e siamo in grande armonia. Il padre legge il giornale seduto su una panchina e ha una gamba tesa, non la può piegare. Un giorno è passato anche papà e mi ha detto che quel signore, dalla pelle del colore di quella della mia amichetta, è un mutilato di guerra di prima categoria. L'ha detto con rispetto e quasi ammirazione, aggiungendo: "Io sono solo di seconda categoria." Ho capito che dipendeva dalla gamba. Forse il padre della mia compagna di giochi era somalo ma era cittadino italiano e aveva dovuto combattere in guerra come mio padre, che non voleva, ma ci era dovuto andare lo stesso altrimenti, diceva, "ti fucilavano". Papà aveva sofferto molto di andare "a uccidere gente che non ti ha fatto niente". Parlava di Mussolini dicendo che "era un pazzo", "aveva gli occhi da pazzo", "quel mascalzone", "quel delinquente", "quel pagliaccio": lo odiava perché, diceva, "sono partito per la guerra che ero un uomo e sono tornato che ero mezz'uomo". 
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Mamma racconta che appena sposati, per un tempo breve, hanno abitato in uno degli appartamenti fatiscenti che papà aveva comperato in Trastevere: due in Vicolo del Moro e due in Vicolo del Cinque. Poi papà due li aveva rivenduti allo stesso prezzo che li aveva pagati a zio Gianni, per gratitudine, perché l'aveva fatto lavorare come cameriere la sera, nelle trattorie che lui prendeva in gestione. Così, oltre allo stipendio del Telegrafo, aveva potuto guadagnare qualcosa in più.
Gli altri due li aveva venduti guadagnandoci  e con quei soldi aveva comperato un appartamento affittato in Via Ottaviano.
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Intanto il nostro contratto d'affitto per la soffitta era scaduto e, dato che quelli non se ne volevano andare, siamo andati ad abitare nella grande casa  del Sig. Micarelli in Via dei Soldati. 
Mica c'eravamo solo noi anche lì! Noi avevamo una stanza grandissima e papà aveva comperato i mobili nuovi per la casa  di Via Ottaviano e la nostra stanza era la più bella. Nelle altre, oltre al proprietario di quell'immenso appartamento e a suo figlio, il giovane Ing. Micarelli, c'erano tante famiglie. 
Accanto alla nostra stanza c'era la famiglia Russo: padre, madre, un figlio di circa la mia età e una figlia un poco più grande. Parlavano con un accento del nord ed erano bianchissimi di pelle! La loro stanza era un terzo della nostra, poverini, e ci stavano in quattro! Poi c'era una cucina grandissima e ognuno aveva il suo fornello a gas a due fuochi. Quello nostro era il più nuovo e ne aveva tre. Tutta questa gente a volte aveva qualche attrito, ma dirimeva tutte le questioni il Sig. Micarelli: un vecchio alto e magro, sempre con il cappello in testa, anche in casa, che girava in canottiera e pantaloni appoggiandosi lievemente ad un bastone per aiutare le gambe insicure. Quando c'era qualche problema più grosso interveniva il giovane ingegnere: alto e magro come il padre, bello e molto rispettato perché era laureato!

giovedì 21 maggio 2015

Oro bianco

Da: StrettoWEB.com

“Oro bianco”: il narcotraffico della ‘ndrangheta raccontato da Gratteri e Nicaso

Il nuovo libro di due massimi esperti di ‘ndrangheta: in “Oro bianco” vengono ricostruite le rotte della cocaina, un business planetario, dall’America alla Calabria

Frutto di una proficua collaborazione tra il magistrato Nicola Gratteri e lo scrittore Antonio Nicaso, il loro nuovo libro “Oro bianco”, edito da Mondadori.
Come è noto, Gratteri è da anni impegnato nella lotta contro la ‘ndrangheta, convinto di dover portare avanti questo onere rimanendo e combattendo nella sua terra di origine, la Calabria.
Antonio Nicaso, invece, storico amico del magistrato, è un giornalista, scrittore, ricercatore e consulente italiano, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. Non per niente, dalla sua Caulonia, nel reggino, è partito, diventando autore di diversi libri, tra cui vari bestseller internazionali; ad oggi vive e lavora in Nord America.
Già in passato, Gratteri e Nicaso hanno collaborato per dare “vita” a delle storie che hanno avuto molto successo, anche e soprattutto tra i giovani; proprio questo venerdì Nicola Gratteri incontrerà gli studenti del Liceo Classico di Reggio Calabria, “Tommaso Campanella” e quelli del Liceo Scientifico “A. Volta” per parlare dei suoi bestseller “Fratelli di sangue” e “Dire e non dire”, scritti proprio con Antonio Nicaso.
E di Nicaso e Gratteri è anche il sopracitato “Oro Bianco”, un libro che ripercorre le tappe di un business a cui la ‘ndrangheta tiene molto, quello della cocaina, divenuta ormai frutto di un commercio planetario. Un vero e proprio “viaggio”, quello descritto nel libro, che parte dalla Colombia e arriva fino in Calabria: i due autori hanno visitato la Bolivia, il Perù, l’Argentina, il Brasile, il Canada, il Messico, gli Stati Uniti, entrando nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la “pasta base”; ma non solo, il viaggio continua verso l’Africa, l’Australia (il Paese primo nella classifica dei consumatori di droga al mondo), per proseguire in Germania, in Austria, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, in Belgio, in Olanda.
Le rotte della cocaina ricostruite nel libro sono quelle d’aria, ma anche quelle tracciate via mare e via terra dai produttori della droga, che fanno viaggiare la “polvere bianca” fino ai consumatori per pura sete di guadagno.  Il tutto è arricchito da approfondimenti e interviste a decine di investigatori, esperti, giornalisti, e dall’aiuto offerto ai due autori dalle forze di polizia italiana e straniere specializzate in un narcotraffico che da “elite” quale era almeno fino agli anni Novanta, è oggi diventato di massa.
Secondo l’Unodc,si riporta, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, nel 2012 nel mondo 243 milioni di persone fra i 15 e i 64 anni hanno assunto almeno una volta sostanze illecite; tra queste, la cocaina risulta essere la più richiesta e venduta dalla ‘ndrangheta.
Varie operazioni si sono susseguite nel corso degli anni, e in molte di queste è stato coinvolto il magistrato Nicola Gratteri, che anche attraverso quest’ultimo lavoro insieme a Nicaso ha voluto offrire un “reportage” su un tema di grande attualità, e al tempo stesso trasmettere anche la voglia di combattere la ‘ndrangheta e tutti gli “sporchi” traffici ad essa legata.
Per promuovere il suo libro inchiesta sulla cocaina e l'enorme ricchezza che la sua vendita comporta per l'organizzazione criminale chiamata 'Ndrangheta, Gratteri sta girando da tempo per l'Italia: il 13 aprile è stato in RAI, ospite nella trasmissione "Che tempo che fa", il 16 aprile è stato a Roma, presso il  centro commerciale Cinecittàdue, il 9 maggio a Catanzaro e così via ovunque per comunicare il risultato della sua inchiesta:
Del suo viaggio, racconta ancora il magistrato, "mi ha colpito il controllo assoluto del territorio. Ci sono zone dove l'esercito ha paura ad entrare, e 'ndranghetisti che entrano ed escono da questi territori". Ci sono, aggiunge, "sottomarini che possono trasportare fino a 14 tonnellate di cocaina. I narcos hanno anche la possibilità di affittarsi un satellite per controllare il radar degli Stati Uniti quando passa a controllare l'America Centrale, e quando non guarda quel pezzo di mare i narcos passano con i sottomarini".
Oggi la cocaina, spiega Gratteri, "costa 50 euro al grammo, il prezzo lo decidono domanda e offerta. Solo la Procura di Reggio Calabria sequestra ogni anno 3 tonnellate di cocaina, ma sono il 10% di ciò che arriva in Europa. Bisognerebbe cambiare le regole del gioco omologando i sistemi giudiziari, quantomeno in Europa, dove ancora ci muoviamo in ordine sparso, e gli 'ndranghetisti man mano che salgono verso nord sono sempre meno controllati, non c'è la cultura del controllo del territorio". Sulla liberalizzazione della marijuana, precisa il magistrato, "non si risolverebbe il problema perchè in farmacia costerebbe comunque di più rispetto al mercato nero, altrimenti lo Stato non rientrerebbe con i costi". Un panorama, quello descritto da Gratteri, dove comunque "c'è spazio per il realismo e la denuncia, perchè non bisogna mai assuefarsi".

E' ovvio che il denaro, tanto denaro, tutto corrompe: dunque il potere della 'Ndrangheta è comperare uomini ovunque, nelle banche, nelle strutture dello Stato, i voti per far eleggere chi poi può usare per i suoi sporchi fini.

Ma chi da questo immenso potere a questi venditori di droga? 
Chi la consuma, e ne consuma tanta!!
Perché gli uomini, tanti uomini, ne hanno bisogno?
Sono questi che creano il potere dell'organizzazione criminale, dunque sono loro i colpevoli dell'immenso potere della 'Ndrangheta.
Non esiste dire "poveri drogati": c'è una scelta, dunque niente "poveri", non è il cancro che viene pure se non lo vuoi.
Questa gente è colpevole quanto chi gliela vende. Spesso uccidono guidando le auto sotto l'effetto delle droghe.
Per me sono criminali quanto i loro fornitori in quanto, se non ci fosse richiesta, per i trafficanti non ci sarebbe nemmeno convenienza a commerciarla.

  

Quale incommensurabile idiozia...


Roberto Formigoni
@r_formigoni
 
Emma #Bonino è guarita 'sparita ogni traccia di cancro'. Che ne dite, voi che vi proclamate atei, è stata la preghiera di Papa Francesco?

Non trovo questo sciocco particolarmente interessante da dedicargli ben tre post in poco tempo, ma non è colpa mia se da un po' di tempo si agita facendo parlare di se per cose poco edificanti. Sulla mia posta mi è arrivato questo twitter... Che dire?... Penoso. Solo una persona di scarsissima intelligenza può scrivere una cosa simile.
Cosa vuol far credere, che lui è devoto al Papa e crede che basta che lui preghi per qualcuno e il cancro sparisce?
Formigoni si fa mai un giro per gli ospedali pediatrici dove bimbi innocenti languono afflitti dalle forme tumorali più crudeli?
Lui che non è ateo dicesse al Papa di pregare per loro perché domani mattina saranno tutti guariti dal cancro e sollevati dalle loro sofferenze.
Penso che Francesco, gesuita, sia incommensurabilmente più intelligente di lui e sappia bene come stanno le cose.
Rispetto per i credenti di qualsiasi religione, purché non intollerante verso gli altri, ma rispetti, questo sciocco, i non credenti che, tolti quelli che lo dicono per posa, sciocchi anche loro, lo sono perché purtroppo non sanno illudersi di fronte a tanta ingiustizia e dolore e altrettanta Assenza.

Di male in peggio...

Da: TGCOM24

Formigoni non si pente: "Ho reagito come un maschio arrabbiato"

Dopo l'ira a Fiumicino per un ritardo su un volo, il video della scenata fa il giro della rete. Il senatore si difende: "Ricevo telefonate di supporto: mi sono comportato come un cittadino che subisce un disservizio"

Nonostante l'appellativo di "Celeste", non ha certo la calma serafica delle creature del cielo. Formigoni perde le staffe, soprattutto quando perde l'aereo: è diventato virale il video in cui il senatore sbraita parolacce e scaglia un telefono. Tutto per un ritardo su un volo Alitalia-Etihad Roma-Milano. Ma lui si difende: "Quando uno siincazza, si incazza! Mi rimborseranno". L'azienda replica: "Voleva saltare la fila". 

L'ex-presidente della regione Lombardia si difende dalle critiche per il video dell'ira funesta in aeroporto: "Mi hanno cambiato tre volte il gate e sono stato in giro per l'aeroporto per quasi un'ora. Ho reagito come un cittadino normale, tanto che in molti mi stanno telefonando per confermarmi i continui ritardi della compagnia, dandomi ragione".

Certo da Roberto, il politico mite, dialogante e profondamente cattolico, certi insulti alcuni proprio non se li aspettavano, ma anche a questa critica lui risponde: "Chi dice così è un perbenista, che magari non va mai in chiesa". Ma Formigoni non è nuovo a lamentele accalorata contro i disservizi aerei: già in Francia qualche anno fa aveva tentato di salire su un aereo in partenza intimando al personale di terra un classico "Lei non sa chi sono io".

Anche in questo caso la compagnia italiana ha risposto senza scomporsi: "Non si è presentato in tempo al gate, come devono fare tutti senza eccezioni", ma il politico insiste: "Alitalia-Etihad non offre un buon servizio, mi dovranno rimborsare il taxi e una notte d'albergo a Roma".
Il critico dei "perbenisti" che non vanno mai in Chiesa (si vede che lui molto religioso ci va) insieme ad una scosciatissima ex-fidanzata (così definita dai rotocalchi) 

Se è vero che ha detto: "Ho reagito come un maschio arrabbiato" è un poverino, perché attribuirebbe ad un atteggiamento VIRILE la maleducazione e la volgarità.
"Ho reagito come un cittadino normale", non è vero se non raramente, la gente ormai subisce di tutto in questo Paese.
Secondo lui chi si è schifato di una simile scena ad opera di un ricco Senatore: "...è un perbenista, che magari non va mai in chiesa". Il perbenismo può riguardare altro, ad esempio fare il cattolico religioso che va in Chiesa e vivere liberamente la propria sessualità con donne visibilmente disinibite. Insomma usare il cattolicesimo per ipocrita tornaconto politico e non per una convinzione su valori realmente vissuti.
Infine è recidivo, visto che l'arroganza maleducata l'aveva già sfoderata in un episodio in Francia.
Intanto, insisto, paghi il telefono che ha scaraventato con superbia, perché l'Alitalia è stata salvata con i soldi dei contribuenti... Italiani non dimenticate!



E i giornalisti televisivi continuano a minimizzare...

Da: La Repubblica
Bardo, i media tunisini sull'arresto di Touil: "Il 18 marzo era qui, incontrò 2 terroristi uccisi"
Tunisi insiste con la versione che vede il 22enne arrestato a Gaggiano parte attiva nell'attacco terroristico
Abdel Majid Touil il giorno dell'arresto e, a destra, il giorno dello sbarco (ansa)

Il 18 marzo scorso, giorno della strage al Museo del Bardo, Abdel Majid Touil (Abdallah), il marocchino di 22 anni arrestato in provincia di Milano per l'attentato che a Tunisi ha provocato 24 morti e 45 feriti, era a Tunisi. Non solo, quel giorno avrebbe incontrato in place Pasteur i due terroristi poi uccisi dalle forze speciali al museo, cioé Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui, e con loro si sarebbe poi diretto verso il Bardo. Insieme ai due terroristi, ancora secondo i media tunisini, c'era un tale Othmane.
Queste sono le indiscrezioni che trapelano dall'inchiesta condotta dai magistrati di Tunisi che classificano come importante il ruolo del giovane marocchino nell'attentato al museo. Sempre secondo indiscrezioni investigative, riportate ancora dai media tunisini, Touil avrebbe preso parte alla seconda riunione della cellula terroristica responsabile dell'attacco, avvenuta l'11 marzo, nella quale è stato deciso di incaricare Med Amine Guebli e Elyes Kachroudi di fornire i kalashnikov agli assalitori.
Tunisi, dunque, insiste nella sua versione. E conferma la sua valutazione investigativa che vuole il 22enne parte attiva nell'attentato. Versione che viene totalmente smentita dal racconto del paese (Gaggiano) in cui il ragazzo è stato arrestato, dove parenti, testimoni e insegnanti (il ragazzo frequentava un corso di alfabetizzazione italiana) ripetono che dopo il suo arrivo in Italia su un barcone - il 17 febbraio da Porto Empedocle - Touil non si è più mosso dal paesino dell'hinterland milanese.

 Stamane, alla ormai inguardabile trasmissione "Agorà" abbiamo assistito, finché abbiamo resistito, ad un fiorilegio di sorrisini di intelligenza dei vari importanti giornalisti che minimizzavano come "delirio" il pericolo di attentati, mettendo in dubbio le capacità investigative della Polizia tunisina "perché si era fatta sorprendere senza prevedere l'attentato del Bardo". 
Primo: non riflettevano, gli importanti giornalisti, su quante volte "si è fatta sorprendere la nostra Polizia" dagli innumerevoli attentati nostrani negli anni passati! Nulla togliendo alla professionalità dei nostri Investigatori!
Secondo: non riflettevano, gli importanti giornalisti, sugli attentati nella metropolitana di Madrid e in quella di Londra...
Cattiva memoria?
Tutte Polizie incapaci visto il giudizio "tranchant" su quella tunisina?
Non potendo attaccare le nostre Forze dell'Ordine, che sono stati costretti a riconoscere come molto professionali, e non volendo accettare che il marocchino è colpevole, hanno cercato pateticamente di mettere in dubbio l'inchiesta di Tunisi.
Il conduttore, Gerardo Greco, si è spinto fino alla disinformazione dicendo che "la madre del fermato era andata dai Carabinieri per chiedere il duplicato del passaporto del figlio in quanto era sbiadito e malridotto". 
Ho avuto un dubbio: dunque non era vero che, invece, ne aveva denunciato lo smarrimento dopo l'attentato di Tunisi?
Guardate che è una differenza non secondaria sul piano investigativo: nel caso addolcito da Greco il passaporto era nelle mani della madre, sia pure sbiadito e bisognoso di copia leggibile, nel caso in cui il passaporto non c'era più e lo si dichiarava smarrito si trattava di documento "scomparso non si sa dove".
La realtà, invece, sembra, anche dai filmati, che la donna avesse nelle mani solo una fotocopia. 
L'altro aspetto fumoso, portato a prova dell'"innocenza" del cittadino marocchino, è l'approdo in suolo italiano il 17 febbraio 2015 e il respingimento, dato che non risulta che in Marocco ci siano guerre, che però non ha impedito a costui di rimanere in Italia e di andare a nord!
A nord "il respinto e dunque non avente titolo per stare sul nostro suolo" andava a scuola di italiano e i professori addirittura possono testimoniare che lui il giorno dell'attentato era  a scuola!!!
Bene! Non capisco più in che Paese vivo!
Se fosse vero, e le Forze dell'Ordine l'avranno già accertato, non si comprende come faccia un clandestino ad iscriversi ad una scuola di italiano messa su per immigrati, necessariamente pagata con le mie e le vostre tasse?!!!