venerdì 19 giugno 2015

Ignazio Marino: perché mandarlo a casa se non è stato lui?

Da: Il Messaggero

Roma, bomba salari sui conti del Comune. Il Tesoro: ha speso 360 milioni di troppo

In Campidoglio erano in molti a temere che la doccia fredda sul salario decentrato sarebbe arrivata, prima o poi. Ma il momento storico, tra le inchieste su Mafia Capitale e gli attriti con il Governo, è il peggiore possibile per affrontare un'altra crisi, che questa volta coinvolgerebbe i 23 mila dipendenti del Comune di Roma. Il ministero dell'Economia, in sostanza, punta il dito sulla gestione delle voci extra dello stipendio pagate da Roma Capitale ai lavoratori prima della riforma del sistema, voluta proprio dal sindaco Ignazio Marino e venuta alla luce la scorsa estate. Ma negli anni tra il 2008 e il 2013, durante l'amministrazione di centrodestra, i bonus “a pioggia” ai dipendenti comunali sarebbero stati «indebitamente erogati», per oltre 360 milioni complessivi.

Da: Roma fa schifohttp://www.romafaschifo.com
3 dicembre 2014
Ecco perché Mafia Capitale non sorprende neppure un po' i lettori di Roma fa Schifo. Tutto già detto e scritto nero su bianco anche nei dettagli. Ora si cambi profondamente.

 Dopo aver letto carte e documentazioni dell'inchiesta Mondo di Mezzo che ha finalmente fatto emergere in maniera chiara l'esistenza di una Mafia Capitale diversa e aggiuntiva rispetto alla Cosa Nostra siciliana, alla 'Ndrangheta calabrese, alla Sacra Corona Unita pugliese ed alla Camorra campana, forse è opportuno riguardare con occhi nuovi le recenti e meno recenti polemiche che hanno visto protagonista il nostro blog.

A partire dall'articolo più letto di sempre di Roma fa Schifo. Quell'articolo che, secondo alcuni, "difendeva" il sindaco dagli attacchi che stava subendo a causa di una Panda rossa di cui qualcuno si era dimenticato di rinnovare tempestivamente un permesso scaduto. Gli attacchi sono stati assai più velenosi (da parte sia di figure politiche che di cittadinanza comune) di quelli che da ieri sta subendo l'ex sindaco Alemanno, in fondo solo indagato per associazione mafiosa...

Il fatto è che in quell'articolo c'era già tutto, 20 giorni prima. Ma proprio tutto tutto, c'era per fino il nome dell'operazione, chiamata dalla procura "Mondo di Mezzo" e da noi preconizzata con "Demi Monde", che è la stessa cosa ma in francese. Rileggiamo un istante la premessa di quel lungo articolo che comunque trovate qui

Davvero voi siete tra quelli che pensano che il sindaco stia rischiando di saltare in aria per una questione di Fiat Panda rosse o di multe prese in automatico per una dimenticanza sul rinnovo del permesso? Mapperfavore! Marino è sulla graticola per un motivo molto diverso, ovvero perché con il suo modo di fare (manco si capisce se lo fa di proposito o se procede a casaccio) si è posto completamente al di fuori dei meccanismi criminali, mafiosi, consociativi e di corruttela che reggono Roma da decenni e ai quali ogni sindaco, nolente ma soprattutto volente, ha dovuto adeguarsi. Meccanismi che muovono un sacco di consenso e un sacco di denaro sottraendolo all'erario pubblico ed ai servizi per direzionarlo nelle tasche giuste. Il sindaco è al di fuori di queste logiche, non le conosce, magari non le combatte neppure, ma le ignora e questo è ancor più pericoloso per il sistema di potere che lo sostiene e che, assieme alla destra in una finta alternanza ed in una finta dialettica maggioranza-opposizione, ha spolpato la capitale del paese in un modo riprovevole e senza raffronti in altre città europee e occidentali. Ecco una decina di elementi che segnano una grande discontinuità tra Marino e i suoi predecessori. Si tratta dei veri motivi per cui il PD, con un'operazione di comunicazione anche piuttosto rozza (avete fatto caso come si parla dei problemi di Roma, gli stessi da decenni ma oggi presenti in tutte le trasmissioni tv? Avete fatto caso ai raffazzonati editoriali di Repubblica e Corriere?), sta mettendo all'angolo il sindaco per ricattarlo, per imporgli di smetterla, per intimargli di interrompere lo sbullonamento del sistema economico che garantisce in vita il demi monde che ha ucciso la città, per metterlo sotto tutela e per far sì che non continui a intralciare chi vuole continuare a fare affari illecitamente su quel che resta di una città.

Avete letto? Siamo al 18 novembre e già si parlava di tutti i temi che sono stati di questo blog per 6 anni. La mafia romana, la criminalità trasversale della destra e della sinistra, la macchina del fango per umiliare chi non si piega. C'era in filigrana il riferimento ad "ogni sindaco" (e infatti l'inchiesta ha interessato anche la Giunta Veltroni), c'era il concetto di "finta alternanza" tra le due parti politiche che si sono divisa e scarnificata la città da quarant'anni a questa parte. Insomma c'era tutto. Fino ad arrivare al "sistema economico che garantisce il demi monde (il Mondo di Mezzo che poi è apparso in tutta la sua allucinante chiarezza dopo 20 giorni da questo scritto) che ha ucciso la città". Insomma Giuseppe Pignatone ci deve pagare la Siae, ma gliela abbuoniamo perché lo amiamo e stiamo preparando un monumento, una piazza, una strada e un parco da intitolare - il più tardi possibile - a l'uomo che ha deciso di stappare il Porto delle Nebbie, il Tribunale più mafioso d'Italia. È proprio per questo che questo articolo (centinaia di migliaia di visualizzazioni, una cosa impressionante) ha dato fastidio moltissimo. Chissà quanti tra gli arrestati e gli indagati lo hanno letto: loro sono alcune decine, certo, ma tutto quello che gli gira intorno e che non entra nelle carte della Procura è assai più grosso: per ogni persona c'è il suo entourage, il suo cerchio magico, i suoi familiari.






Vi basta? Per me non debbo aggiungere altro.

'Laudato si''


Cosa deve fare un Papa se adempie alla sua funzione di indirizzo spirituale delle coscienze?
Esattamente quello che Papa Bergoglio-Francesco ha scritto in questa Enciclica.
Egli analizza la realtà oggettiva del rapporto fra l'Uomo e l'ambiente che l'ha creato e che consente la sua esistenza.
Fino ad ora l'Uomo, nella sua Storia, si è comportato come se fosse il padrone del Pianeta Terra, usando tutto, anche i propri simili, in una logica di cieco consumo e profitto.
Quello che rende sempre più pericoloso l'agire dell'Uomo in codesta maniera sono gli strumenti tecnologici che con la sua intelligenza è riuscito a concepire i quali, se usati solo per i fini egoistici e non saggi come ha fatto fino ad ora, porteranno alla fine del Pianeta e l'Uomo avrà distrutto il mondo che l'ha creato.
Il Papa, dunque, partendo da questa analisi della realtà consiglia un cambio di rotta nel modo di pensare la vita dell'Uomo sulla Terra, per il bene della sua specie.
Con questa Enciclica il Papa adempie al suo dovere di Guida, come hanno fatto in origine i Predicatori ed i Profeti, le guide morali delle masse che sempre hanno bisogno di chi le indirizza e detta loro le regole che si fanno morale, etica.
Maometto proibì la carne di maiale ai suoi seguaci che, nelle terre dove lui visse, non avevano bisogno di eccessive calorie dato il clima, erano dunque regole di buonsenso per la loro salute, per un migliore loro benessere, che si sono tradotte in regole morali per ottenerne l'osservazione.  
Il Papa ha dato un messaggio universale di saggezza spingendosi fino a dire che si può anche rivedere il concetto di proprietà privata, ai fini di una equa distribuzione della ricchezza delle risorse. Un concetto "comunista" della prima ora: dunque rivoluzionario.
Il messaggio morale è ineccepibile, ma dispero che venga seguito dagli Uomini che detengono il Potere sulla Terra oggi, come quelli di domani...
Il cambiamento radicale di pensiero difficilmente si produrrà. Il mio pensiero pessimistico deriva da tutto quello che l'Uomo ha fatto fino ad oggi e che, dunque, non fa sperare bene per il domani.
Ci sono progressi nella Scienza che elevano l'Uomo, che gli hanno consentito di capire di più di se stesso e del mondo che lo circonda, che gli hanno permesso di curare le malattie e le sofferenze... Ma queste meravigliose mete, frutto dell'opera di tanti esseri illuminati, si perdono in un mare di azioni di esseri brutali, protervi, ottusi che creano danno agli altri uomini ed al pianeta.
Papa Francesco ha scelto il nome del mistico di Assisi, illuminato, considerato un folle per il suo agire fuori da tutti gli schemi, forse lo era anche un poco folle per la moderna psichiatria, ma che grande messaggio di una vita diversa egli ha lasciato, forse il mondo giusto è quello dei folli? 
  

giovedì 18 giugno 2015

Il Giallo rimane sulla triste fine di Domenico

Da: Il Fatto quotidiano

Domenico Maurantonio, ipotesi degli investigatori: “Era solo quando è caduto”

Su tutti i giornali gira la notizia dell'ultima ora: era solo quando è caduto.
Le motivazioni a suffragio di questa tesi però non sono convincenti: le testimonianze dei compagni concordanti (potrebbero essersi messi d'accordo su una unica versione dei fatti e dunque ripetere sempre quella), i messaggi da loro scambiati con i cellulari (anche qui possono essere stati ben attenti sapendo che si possono poi leggere), l'unica novità uscita è che sul livido del braccio non vi sono tracce di DNA di alcuno.
Non vi è nulla che giustifichi questa certezza data come ultima notizia. A meno che gli inquirenti abbiano ben altri riscontri: ad esempio le impronte digitali tutto intorno alla finestra e sul davanzale. Se hanno trovato solo le sue allora si spiegherebbe questa uscita. Ma non l'hanno detto però. Ancora non hanno l'esame del DNA trovato sotto le sue unghie e il risultato dell'esame tossicologico. 
Il fatto che nessuno ha sentito un grido viene ripetuto in tutti gli articoli quale suffragio della solitudine nella caduta, senza riflettere che nessuno ha sentito nemmeno il tonfo del corpo caduto!!
Dunque non si può escludere che il grido ci sia stato solo perché nessuno l'ha udito, perché il tonfo c'è stato di sicuro ma nessuno l'ha udito lo stesso!
Fin qui dunque niente di nuovo. 
Sarà importante conoscere l'esito delle impronte intorno alla finestra.
Resta sempre la stranezza dell'uscita di Domenico dalla stanza, scavalcando i corpi dei due compagni che dormivano a lato di lui, la stranezza di non entrare in bagno pur avendo un forte stimolo, la stranezza di avviarsi lungo un corridoio verso la stanza dove avrebbe dovuto dormire e che aveva lasciato per comodità del suo compagno di stanza... Per poi cadere da una finestra proprio vicino a QUELLA stanza superando un davanzale alto m. 110.
Troppe stranezze. Rispolverano l'ipotesi suicidaria. E, oltre al resto già detto e scritto contro questa ipotesi, aggiungo una domanda: perché percorrere un lungo corridoio e non aprire la prima finestra appena uscito dalla stanza dove fino a poco prima dormiva?

Augias disinformato

Corrado Augias, uomo di cultura e giornalista di successo, basta pensare a "Telefono Giallo", ricompare con una trasmissione che va in onda a tarda ora su RAI3: "Visionari".
Mi è capitato di vedere la puntata dedicata al sommo Poeta Giacomo Leopardi. Ospite in studio una Professoressa Universitaria: Novella Bellucci. Il suo curriculum di Professore Associato di Letteratura Italiana sul sito dell'Università "SAPIENZA" di Roma, così recita nell'incipit:
Docente di Letteratura italiana generale, è specialista di studi leopardiani con numerosi saggi su vari aspetti della produzione del poeta (tra i titoli, Leopardi. Per leggere 1988; Giacomo Leopardi e i contemporanei, 1996; “Il gener frale”. Saggi leopardiani, Marsilio, 2010), numerosi progetti culturali e di ricerca (il più recente sul Lessico leopardiano)

L'immediato appunto da fare al dotto Augias ed alla sua redazione è che ancora non sanno che non si scrive "LA SAPIENZA", come hanno scritto sotto la presentazione della Professoressa, ma semplicemente "SAPIENZA", cosa che non è di poco conto visto che si vuole fare informazione e, per di più, a sfondo culturale.

Dal Sito Ufficiale dell'Università degli Studi di Roma "Sapienza" (www.uniroma1.it) :

Nel 2006 il nuovo logo della Sapienza, rivisitazione del Cherubino, marchio storico dell’ateneo, recepisce la consuetudine di chiamare l’Università semplicemente “Sapienza”, creando il naming “Sapienza – Università di Roma” per ottimizzare la composizione grafica del logo.. Il nuovo Statuto, entrato in vigore nel 2010, chiarisce che il nome ufficiale “Università degli Studi di Roma” coincide con “Sapienza Università di Roma” e con la denominazione breve “Sapienza”. - See more at: http://www.uniroma1.it/ateneo/chi-siamo/il-nome-sapienza#sthash.rFHkTumR.dpuf

Posso aggiungere che già molti anni fa, Reggente l'Ateneo il Prof. Giorgio Tecce, il Rettore fece pubblicare in G.U. tale rettifica.

Ma torniamo alla trasmissione "Visionari" e alla puntata dedicata al sommo Poeta Giacomo Leopardi: Augias poneva le domande alla brava Professoressa interrompendola là dove lei non dava le risposte che egli avrebbe voluto, e già questo non va bene... Dovrebbe prendere esempio dall'ottimo Piero Angela che, con garbo ed intelligenza, pone le domande a chi è esperto, e dunque fonte di cultura ed informazioni, poi ascolta senza cercare di orientare le risposte a quello che di precostituito potrebbe avere nella mente. E questa differenza non è da poco, per me è il discrimine fra la grande informazione culturale e quella minore asservita ad idee precostituite. 
Quello che è venuto fuori su Leopardi nel corso della trasmissione era a tratti risibile e la Professoressa Bellucci ha provato a dire con garbo "che non era d'accordo" su alcuni assunti.
Uno di questi era una presunta omosessualità di Giacomo Leopardi basata sulle lettere che egli scriveva al suo caro amico Antonio Ranieri:

Da: http://arjelle.altervista.org/Tesine/Chiara/leopardi.htm
CHIARA TOSO
Un'amicizia così accesa non passò inosservata, come emerge da un'altra lettera che accenna alle derisioni che scatenava: "Povero Ranieri mio! Se gli uomini ti deridono per mia cagione, mi consola almeno che certamente deridono per tua cagione anche me, che sempre a tuo riguardo mi sono mostrato e mostrerò più che bambino. Il mondo ride sempre di quelle cose che, se non ridesse, sarebbe costretto ad ammirare; e biasima sempre, come la volpe, quelle che invidia. Oh Ranieri mio! Quando ti ricupererò? Finché non avrò ottenuto questo immenso bene, starò tremando che la cosa non possa esser vera. Addio, anima mia, con tutte le forze del mio spirito. Addio infinite volte. Non ti stancare di amarmi" (Giacomo Leopardi, Lettere, Salani, Firenze 1958; lettera 486, 11/12/1832).
Quando infine Ranieri parte alla volta di Firenze per andare a prendere l'amico, al quale ha proposto di vivere a Napoli insieme, Leopardi gli scrive: "Ranieri mio. Ti troverà questa ancora a Napoli? Ti avviso ch'io non posso più vivere senza te, che mi ha preso un'impazienza morbosa di rivederti, e che mi par certo che se tu tardi anche un poco, io morrò di malinconia prima di averti avuto. Addio addio" (Giacomo Leopardi, Lettere, Salani, Firenze 1958; lettera 498, 11/12/1832).
Ranieri stesso si affannò a rivelarci da cosa nascessero "scandalo" e derisione: dall'eccessiva intimità fra i due. Appena arrivati a Napoli assieme, nel 1833: "io, lasciatone il mio antico letto, dormiva in una camera non mia (cosa che nelle consuetudini del paese, massime in quei tempi, toccava quasi lo scandalo), per dormire accanto a lui" (Antonio Ranieri, Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, Garzanti, Milano 1979, p. 55).
Tanta premura suscitò i sospetti della padrona di casa, che "Mi dichiarò: ch'io le aveva introdotto un tisico in casa; che, amandolo tanto da fargli le nottate, non altra poteva essere la cagione onde non gliele facessi in casa mia [non c'era ragione per non fargliele a casa mia]; ch'essa voleva, ad ogni costo, essere sciolta dall'affitto" (ibidem, pag. 56).
Del resto un incidente simile era già accaduto durante il già citato soggiorno comune a Roma nel 1831/32: un maligno parrucchiere compaesano di Leopardi, stupito della convivenza fra i due, s'era premurato di riferire certi pettegolezzi a Ranieri. Ranieri nel suo libro riconferma la sua amicizia, però aggiunge velenoso: "Ma, io confesso, che non avrei mai inteso concedergli quella che mi si riferisce leggersi in alcune delle sue lettere. E dico: mi si riferisce; perché, insino da una prima pubblicazione di questa specie, io, tre volte tentai di farne lettura, e tre fui preso dalla febbre" (ibidem, pag. 39). Quali che fossero le convenzioni dell'amicizia dell'Ottocento, è Ranieri stesso a dirci che le lettere di Leopardi andavano oltre l'accettabile, al punto che la sola lettura gli procurava la febbre decenni dopo; anche se naturalmente è una puerile scusa quella con cui Ranieri pretende di non aver mai letto le lettere.
Giovanni Dall'Orto conclude: "le memorie scritte da Ranieri sono inattendibili. Esse furono scritte non per tramandare, ma per occultare "qualcosa". Forse una relazione omosessuale? Ahimè, purtroppo no: si tratta più banalmente di una relazione parassitica. Ciò che Ranieri non solo tace nelle memorie, ma anzi occulta descrivendo Leopardi come suo ospite spesato di tutto, è che la sua famiglia era alla bancarotta. Negli anni in cui i due convissero, fu Leopardi a pagare i conti. Anzi: a un certo punto si trovò in casa pure la sorella di Ranieri, Paolina. Questa "scoperta" cambia l'ottica in cui leggere la relazione. Che Leopardi fosse cotto di Ranieri, ce lo dicono a sufficienza le lettere. Che Ranieri, perso nei suoi amori con donne, reciprocasse tale amore, lo nega la sua biografia. Se dunque amore ci fu, esso fu a senso unico".
Certo questo colpo di scena cambia completamente le cose!
Fu davvero così? Non lo sapremo mai. Generalmente l'ottica in cui viene letto questo rapporto è radicalmente diversa, per non dire opposta; e Ranieri, con tutti i suoi difetti, ne esce molto meglio.
Il tono appassionato delle lettere di Giacomo può anche essere interpretato come il grido di esultanza che una persona che sta annegando sta rivolgendo al suo salvatore. Si fa notare poi che in quel periodo un tale modo di relazionarsi con un amico era abbastanza frequente (?). Renato Minore sottolinea come "la tremenda paura della solitudine portò Giacomo ad alzare il tono delle sue richieste che erano vere e proprie invocazioni: 'ti sospiro sempre come il Messia'…". Quanto al sospetto che il rapporto con Ranieri potesse essere di tipo omosessuale, Renato Minore dice semplicemente che "non ci sono prove" ed il Montanelli parla semplicemente di "voci malevole".
Fatto sta che quando Ranieri  nell'autunno del '30 incontra a Firenze un Leopardi disperato, malato e sofferente,  dice all'amico che pensava di andare a morire a Recanati: "Leopardi, tu non andrai a Recanati! Quel poco onde so di poter disporre, basta a due come ad uno; e, come dono che tu fai a me, e non io a te, non ci separeremo più mai" (A. Ranieri - Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi - Se, pag. 28).
Quando Ranieri pronuncia queste parole probabilmente è solo un napoletano che con teatralità partenopea rassicura un povero cristo promettendogli la cosa di cui aveva sommo bisogno: un po' d'affetto. Nel suo libro il Ranieri descriverà spesso un Leopardi sporco, testardo, irriconoscente, ghiotto di dolci e gelati, e pieno di difetti. Probabilmente c'è un fondo di verità anche in questo. Ma alla fine, quel che conta è il semplice fatto che Ranieri si prese cura di un infermo per sette lunghi anni.

Ma il clou della trasmissione è stato il parere su Leopardi dello psichiatra Andreoli! Quello che definì i due fratellini di Gravina di Puglia, disgraziatamente finiti in una profonda buca di una casa fatiscente giocando, "come dei VUOTI A PERDERE per causa di genitori separati", ignorando, nella sua "dotta" analisi psicanalitica, che nella medesima buca c'era caduto successivamente un ragazzino di una famiglia unita, sempre giocando, ma che ebbe più fortuna, perché compagni di giochi avvisarono gli adulti ed il ragazzino fu recuperato e salvato, svelando con la sua caduta che in quel luogo giacevano i cadaveri dei due sfortunati fratellini tanto cercati dal padre disperato.
Una analisi risibile quanto idiota, come molte che siamo costretti a sentire da "esperti di fama televisiva".

Nulla ha aggiunto questa trasmissione a quanto già sapevo su Leopardi, a parte queste sciocchezze sopra riportate.
Durante un soggiorno nella bella Macerata, ospiti di un Preside Salesiano, mio marito ed io abbiamo visitato Recanati, non più il "natio borgo selvaggio" ma una cittadina curata e gradevole, anche grazie al fatto che da tutto il mondo visitatori vi si recano proprio per lui: Giacomo Leopardi.
Abbiamo visitato il Palazzo avito dove, in parte, vivono ancora i discendenti della Famiglia dei Conti Leopardi. E' stata una splendida visita, con un giovane uomo che ha fatto da guida con una passione ed un amore per l'Opera Leopardiana  commoventi, dimostrando una profonda cultura generale che si avvertiva dai suoi commenti e considerazioni di carattere filosofico che ci hanno fatto pensare che avrebbe meritato una cattedra da qualche parte, piuttosto che svolgere il lavoro di guida, sia pure culturale, in quel luogo. 

Leopardi sul letto di morte, 1837, ritratto a matita di Tito Angelini, anch'esso simile alla maschera mortuaria e quindi molto realistico e verosimile

Parlare in un modo ed agire in un altro

Dal Blog di Paolo Bracalini - Il Giornale.it - 12 settembre 2014

La Cei ha detto che il reato di immigrazione clandestina è “da rivedere”, l’Osservatore romano, organo della Santa Sede, che “l‘Italia preoccupa, dare aiuto a chi ha bisogno è priorità”, e recentemente Papa Francesco è andato a Lampedusa, e nell’omelia ha chiesto “la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”. Poi uno va a vedere le leggi del Vaticano, uno Stato indipendente e con un suo codice, e si aspetta che l’accoglienza sia codificata anche nel sistema giuridico della Santa Sede. Invece no, anzi, le leggi del Vaticano, in tema di immigrazione e clandestinità, sono parecchio severe.

Nel 2000, anno del Giubileo, è entrata in vigore la nuova “Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano”, che ha sostituito quella del 1929, che prevedeva l’espulsione “con la forza” per i clandestini: “Coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le autorizzazioni previste (…) possono essere espulsi anche colla forza pubblica” si legge. E dopo il 2000, cosa prevede la legge papale? La nuova “Legge sulla cittadinanza, la residenza e l’accesso” in Vaticano, emanata sotto Papa Benedetto XVI il 22 febbraio 2011, è un po’ più morbida (non si prevede più l’uso della forza per far cacciare dai gendarmi svizzeri gli immigrati non autorizzati) ma resta comunque molto rigida. Si entra se autorizzati, con precise modalità, un permesso rilasciato dal Governatorato, e che può essere rifiutato “qualora ricorrano giusti motivi”, e che comunque è temporaneo. E veniamo al divieto di accesso. L’interdizione scatta, dice l’articolo 12, “quando sussistano giusti motivi”. E “coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le necessarie autorizzazioni o dopo che siano scadute o revocate possono esserne allontanati”. Si viene “allontanati”, non più cacciati con la forza pubblica, ma comunque allontanati. Come gli italiani chiedono si faccia con i clandestini che sbarcano sulle nostre coste. Salvo essere ammoniti dalla Chiesa (che in Vaticano non vuole clandestini) che così si pecca di egoismo e indifferenza.








I fatti si commentano da soli!

Scuola: confusione e disinformazione

Stamane, ad "Uno mattina" su RAI1 era ospite un Preside, una persona anziana, dunque non un Preside dell'ultima ora, ma uno che ha una lunga esperienza della Scuola sulle spalle.
Alle precise e mirate domande del giornalista conduttore egli ha risposto con equilibrio nel merito della contestata Riforma Renzi.
Ha detto che il testo primigenio era più equilibrato ai fini dell'esercizio della responsabilità del Preside, quello modificato dagli interventi dei vari schieramenti alla Camera dei Deputati è un testo indebolito, meno efficace, giacché senza togliere il peso delle responsabilità del Dirigente Scolastico ne indebolisce i poteri, per cui l'esercizio della responsabilità sarà più difficile con meno poteri.

 L'Italia, dagli anni '70 in poi ha soggiaciuto ad una egemonia culturale ispirata ad un pensiero di sinistra che non voleva dare riconoscimento al merito e questo ha abbassato il livello sia del rendimento scolastico sia del mondo lavorativo dove è prevalsa la raccomandazione sul merito.
Coloro che volevano imporre il concetto della deresponsabilizzazione in nome di una finta uguaglianza hanno imposto una scelta demagogica sulla realtà dei fatti ignorandola volutamente.

Credo che l'opposizione della minoranza del PD alla Riforma Renzi sia dovuta  a questa cultura ormai desueta, che non ha portato affatto una vera uguaglianza, ma ha distrutto il merito in un grigio e demotivante appiattimento. 
A questo la Riforma Renzi voleva dare rimedio, ma i residuati comunisti, come il funzionarietto di partito Fassina o il giornalista radical-chic Mineo, non vogliono dare in mano a chi si trova a dirigere gli strumenti per attuare la responsabilità.
Chissà se costoro sono in buona fede e se ne rendono conto o se è solo un esercizio di potere contro il decisionista Renzi...
Vogliono le assunzioni senza la Riforma, vogliono continuare nei "papocchi", nelle cose fatte a metà, raffazzonate... Vogliono mantenere la Palude!
Come la Bindi che fu una delle più fiere oppositrici alla ventilata possibilità di eliminare prebende e i privilegi degli eletti!
DA QUESTO BLOG - 23 maggio 2012

Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere

La Bindi, intervistata, non ne voleva sapere di ammettere la realtà e con arroganza sbandierava dati interpretati a suo modo.
Ricordo a tutti che la Bindi è stata una delle più fiere oppositrici alla seria richiesta di mollare privilegi e prebende di cui gode facendo parte della Casta che, con leggi e leggine ad hoc, si è assegnata un elenco lunghissimo di favoritismi, benefit e quant'altro tanto da creare, appunto, una Casta privilegiata che gode di leggi e regolamenti tutt'affatto differenti da tutti gli altri cittadini della Repubblica. 

Ovviamente si parlava delle elezioni del 2012 in cui il fenomeno, oggi ancora peggiorato, della rinuncia ad andare a votare da parte dei cittadini schifati, si era fatto più evidente.
E guai a chi tenta di cambiarla!!

martedì 16 giugno 2015

Pisapia e non Salvini!

Da: La Stampa

Pisapia: “Non mandate nuovi profughi”

Il sindaco: “Milano continuerà a fare la sua parte ma i migranti vanno ridistribuiti”. A Milano centinaia di persone stipate nei futuri negozi, quattro nuovi casi di scabbia
In stazione Centrale sono ancora decine e decine, rifugiati nei box di vetro foderati di cartone o per terra nella galleria davanti all’ingresso. Il grosso è già finito nelle 8 strutture comunali dove la scorsa notte hanno dormito più di 1300 migranti. Basta questo per far dire con un certo ottimismo al ministro dell’Interno Angelino Alfano «che è stato ripristinato un contesto e una situazione del completo decoro sia dentro che fuori la stazione Centrale».
Da: Il Sole 24 Ore

Pisapia: no a nuovi arrivi a Milano

 «L’amministrazione e la città hanno già fatto la loro parte, e continueranno a farla. La catena di solidarietà è stata straordinaria», ma «più di così Milano non può fare». Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, al termine di un incontro con il ministro dell’Interno Angelino Alfano e con il prefetto Francesco Paolo Tronca, ha chiesto «che non vengano inviati ulteriori profughi in città». Per lui è «necessario ridistribuire le presenze nelle diverse Regioni, proporzionalmente agli abitanti e in base alla effettiva capacità di dare una prima e dignitosa accoglienza». Per Alfano il tema dello smistamento in altri comuni «farà parte di un ragionamento» che farà ai vertici dell’Anci e con la Conferenza delle Regioni il 17 giugno.
Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha ribadito che «il Veneto non riconosce l’accordo del 10 luglio 2014 per l’accoglienza di immigrati nelle Regioni, non l’ha mai votato e il no è a verbale della Conferenza dei presidenti delle Regioni». Critico anche il governatore della Lombardia, Roberto Maroni: «Vedere queste persone sugli scogli di Ventimiglia è una cosa che disonora l’Italia». Siamo, ha ribadito, «al terzo posto tra le Regioni che hanno accolto i clandestini, per cui, se vogliamo fare l’equa ripartizione, prima che mandarli qui, nella terza regione per accoglienza, si possono mandare nelle altre 17».
Roberto Maroni: «Vedere queste persone sugli scogli di Ventimiglia è una cosa che disonora l’Italia»
Non sono affatto d'accordo con Maroni: casomai disonora la Francia che li respinge, come fece anche in passato quando l'Italia provò il sistema dei "lasciapassare emessi dall'Italia Paese Europeo" e per la Francia furono carta straccia. 
Come diceva quel cinico e voltagabbana di Giuliano Ferrara poco fa ad "Agorà", la Spagna, che è il Paese Europeo geograficamente più vicino all'Africa, avendo solo lo spazio di mare dello Stretto di Gibilterra fra i due continenti, non viene presa d'assalto come noi perchè i cosiddetti "migranti" e i traghettatori a cui si affidano sanno benissimo che lì non c'è l'accoglienza che dà l'Italia. 
E' evidente che l'Italia DEVE cambiare politica.

lunedì 15 giugno 2015

Il balletto, avanti e indietro, del DDL Scuola di Renzi

Dai Commenti dei Lettori sotto un articolo de Il Giornale.it avente per argomento i rilievi di incostituzionalità del DDL  sulla Scuola del Governo Renzi:

liberopensiero77
Mer, 10/06/2015 - 11:09
"Da un punto di vista costituzionale la riforma della buona scuola è scritta male", dice Mario Mauro. Caspita, che profondità di argomenti, che magistrale spiegazione sui profili di incostituzionalità del disegno di legge in questione! Mauro, se vai a fare un discorso del genere alla Corte Costituzionale, ti prendono a fischi, lì bisogna portare rilievi concreti, con riferimenti precisi agli articoli del disegno di legge e, per contro, agli articoli della Costituzione che sarebbero in contrasto. Se vado al bar sotto casa ci sono persone che magari riescono a sollevare questioni costituzionali più fondate. Mauro, datti all'ippica che è meglio ...


Spesso i commenti dei Lettori sono più esaustivi ed intelligenti degli articoli scritti da giornalisti che dicono tutto ma non l'essenza dell'informazione. In questo caso l'argomento era l'incostituzionalità votata 10 a favore e 10 contro in Commissione Senato "Affari Costituzionali". Inutile cercare l'argomento o gli argomenti tacciati di incostituzionalità: la prima cosa da pubblicare erano questi punti, in modo che chi legge potesse avere la VERA informazione. Così, come al solito, tutto rimane nel vago.
Di leggi oggetto di incostituzionalità in questo sofferto Paese ne hanno emesse tante... Non ultima la Legge Elettorale creata e varata dal ministro leghista Calderoli con cui è stato eletto l'attuale Parlamento in carica che, pure, rimane in carica... Mario Mauro compreso. Si rende conto questo signor opportunista che lui è un senatore "incostituzionalmente eletto"? E continuano a dire che Matteo Renzi non è stato eletto da nessuno! Meglio così! Almeno lui non ha usufruito di una "elezione incostituzionale"! Sta lì perché ha avuto i voti (VERI) di gente come me a cui è stato dato "il permesso" di votare il Segretario del PD anche senza aver mai avuto tale tessera.
Insomma, continuo a vedere gente a cui del Paese Reale non gliene frega niente di niente.
Mario Mauro ha la poltrona datagli da una Legge Elettorale Incostituzionale e se la tiene: che gliene frega delle speranze di tanti professori che attendono una chiamata definitiva nei ruoli della Scuola dopo studi, concorsi ecc. ecc.? 
Questa gente che giuoca con la vita delle persone per affermare il proprio piccolo miserabile potere mi fa schifo!

Come volevasi dimostrare ... Il Ministro dell'Interno Francese Cazeneuve ci bacchetta pure..

Migranti, Francia: Italia deve rispettare regole Ue

lunedì 15 giugno 2015 14:11
 

PARIGI
 (Reuters) - Il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve ha criticato oggi l'atteggiamento del governo italiano sull'immigrazione, affermando che Roma deve rispettare le regole europee sull'asilo e che la Francia continuerà a rispedire i migranti verso l'Italia.
Sono centinaia i migranti accampati al confine con la Francia, vicino a Ventimiglia, e ieri il premier italiano Matteo Renzi ha chiesto che l'Europa cambi le regole sull'accoglienza e la gestione dei rifugiati.
Secondo Renzi, dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi in Libia nel 2011 la comunità internazionale porta su di sé la responsabilità delle decine di migliaia di migranti che hanno attraversato il Mediterraneo raggiungendo le coste italiane. Solo nel 2014, secondo i calcoli di Eurostat, l'agenzia statistica europea, sono stati 170.000 circa.
Parlando al canale tv francese Bfm, Cazeneuve ha detto che l'Italia deve applicare il cosiddetto regolamento di Dublino, secondo cui i richiedenti asilo nella Ue devono presentare richiesta nel primo paese in cui giungono.
"Le regole di Dublino devono essere rispettate. Quando i migranti arrivano in Francia dopo essere passati per l'Italia ed essersi lì registrati, si applica la legge europea, e ciò significa che essi devono tornare in Italia".
"Non hanno il diritto di passare e vanno gestiti dall'Italia", ha aggiunto il ministro.
L'Italia lamenta da tempo che altri paesi Ue non intendono assumersi responsabilità e lasciano i paesi del sud Europa a gestire l'emergenza migranti senza fornire un sostegno effettivo.
Secondo il trattato di Schengen, la libertà di movimento è consentita nella maggior parte dei paesi europei, ma la Francia e altri stati, come l'Austria, hanno rafforzato i controlli sui migranti provenienti dall'Italia, rimandando indietro centinaia di persone.
E da alcuni giorni nelle stazioni ferroviarie di Milano e Roma è in crescita il numero di migranti accampati che aspettano di poter partire per altri paesi.
Cazeneuve ha detto che nel 2014 sono stati respinti 15.000 migranti e che il numero è cresciuto sensibilmente quest'anno, dopo che il ministro ha ordinato di rinviare i migranti economici nei paesi dai quali erano arrivati.
"Bisogna farlo per garantire che si accolgano i rifugiati", ha detto Cazeneuve. "Occorre una politica decisa".
Secondo il ministro, l'Italia deve accettare l'idea Ue di centri "hotspot" dove i migranti economici e i rifugiati vengano divisi, registrati e ridistribuiti in Europa.
Renzi ha detto che discuterà della questione col presidente francese François Hollande e il premier britannico David Cameron, che saranno in visita in Italia nel corso della settimana.
(John Irish)
Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

Da questo blog: Pro-memoria su cause assalto alle coste italiane

martedì 26 aprile 2011

Sono d'accordo con Antonio Di Pietro sulla Libia

"Bombardare una nazione - dice il leader dell'Idv in una nota - non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto. Né può valere l'ipocrita giustificazione che tutto ciò sarebbe già stato autorizzato dalle Nazioni Unite e dal Parlamento italiano".

"Infatti, l'Onu - spiega Di Pietro - non ha mai avallato tale scelta e, soprattutto, le nostre Camere non hanno mai discusso, né approvato un provvedimento in cui c'era scritto, nero su bianco, di fare guerra ad un'altra nazione. E' stato solo deliberato di impedire che avvenissero dei massacri della popolazione inerme durante una guerra civile. Già! Perché di guerra civile si tratta e pertanto l'Italia - conclude - non dovrebbe interferire nelle decisioni interne di un altro Stato, ma solo prodigarsi per fornire assistenza, solidarietà e supporto umanitario alla popolazione civile".


Ma torniamo indietro e non dimentichiamo. Gheddafi era un dittatore e stava sulle scatole ai Francesi per i loro interessi nel Ciad, agli USA per altre ragioni e alla Gran Bretagna. Qualcuno lo voleva fare fuori profittando del suo transito sui cieli italiani diretto in un Paese Europeo per una visita di Stato. Da Wikipedia:

 Ad avvalorare questa versione dei fatti vi è una dichiarazione pubblicata nel febbraio 2007 da Francesco Cossigapresidente del Consiglio all'epoca della strage: ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile «a risonanza e non a impatto», lanciato da un velivolo dell'Aéronavale decollato dalla portaerei Clemenceau. Sempre secondo quanto dichiarato da Cossiga, furono i servizi segreti italiani ad informare lui e l'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato dell'accaduto. Infine aggiunse: «i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi, che si salvò perché il Sismi lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro».[13]

Pagammo noi e, nonostante i criminali depistaggi dei nostri Servizi e dei Servizi dei Paesi coinvolti, tutti gli Italiani sanno come sono andate le cose. Per un ripasso si può trovare ampia documentazione sul WEB.

lunedì 28 gennaio 2013

Ustica, vergogna d'Italia!

Ustica, la Cassazione: "Fu un missile" Lo Stato condannato al risarcimento
Il relitto del DC9  Il relitto del DC9
ultimo aggiornamento: 28 gennaio, ore 19:41
Roma - (Adnkronos/Ign)  
La Suprema Corte ha reso definitivo il risarcimento danni nei confronti dei familiari dei morti nella strage, avvenuta il 27 giugno 1980 sul volo Bologna - Palermo. Per gli ermellini non fu quindi "un'esplosione interna al Dc9 Itavia" che volava con 81 persone a bordo. Il verdetto per non aver garantito "la sicurezza dei cieli con il controllo dei radar civili e militari"

lunedì 4 febbraio 2013


Ustica: Guerra e Tradimento


Da: La Stampa.it 03/02/2013 - giuseppe salvaggiulo - torino

“Ustica, fu un missile come disse nostro padre. Ora lo Stato paghi”


Nella foto il Giudice Priore

Le figlie del patron dell’Itavia:
“La compagnia fu distrutta”
Chiesti 500 milioni di danni allo Stato, deciderà la Cassazione

Presi io il telefono. Era mio padre, disse solo: è caduto un aereo. Cominciò così il nostro incubo. Non vediamo l’ora che finisca». Sono passati quasi 33 anni da quella telefonata ma Tiziana, figlia di Aldo Davanzali, proprietario della compagnia aerea Itavia cui apparteneva il DC9 precipitato il 27 giugno 1980 nel mare di Ustica, non la dimenticherà mai. Nei prossimi mesi la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla causa civile che Davanzali, morto nel 2005 dopo aver perso azienda e patrimonio personale, presentò dopo il disastro i ministeri della Difesa e dei Trasporti. «Disse subito che era stato un missile - ricorda la figlia -. Non solo non fu creduto, ma incriminato per questo». La recente sentenza che ha condannato lo Stato a risarcire i parenti di alcuni passeggeri per non aver garantito la sicurezza dei voli consentendo l’abbattimento dell’aereo con un missile, ha restituito a Tiziana e a sua sorella Luisa una speranza che l’incubo possa finire «ristabilendo la verità». 

Sono vicende che gridano vendetta di fronte agli occhi di Dio, qualora esistesse!
Quest'uomo, Aldo Davanzali, non aveva fatto nulla, era una vittima, dopo i morti senz'altro la VITTIMA!
E' incredibile che in uno Stato che è uscito da una guerra rovinosa e vergognosa, che ha faticosamente riconquistato un'economia e una dignità, grazie al lavoro di tutti gli italiani, ci siano persone che, grazie al Potere di cui possono disporre, impongono la CANCELLAZIONE DELLA VERITA' PEGGIO CHE SE CI FOSSE UNA DITTATURA COME QUELLA CHE PORTO' L'ITALIA ALLA ROVINA!
E che non si fermino davanti a nulla pur di nascondere tale verità che TUTTI comunque hanno capito!
Non c'è giustificazione logica per una simile scellerata scelta! A parte la coscienza sporca di chi avvertì Gheddafi e la rabbia di chi, per questo, non riuscì ad abbattere il suo aereo.
Probabilmente chi aveva preparato quell'attentato aveva avvertito colui o coloro che fecero la soffiata a Gheddafi e fu per questo, per il suo o loro tradimento, che si è cercato di insabbiare tutto.
Perché, se una potenza straniera avesse deciso autonomamente di compiere tale agguato sui cieli italiani e se ne fossimo venuti a conoscenza solo tramite i nostri Servizi, facendo la scelta di avvertire il libico per gli interessi economici che legavano la Libia all'Italia, soprattutto per l'approvvigionamento energetico, non avremmo avuto ragione di nascondere il nostro gesto, anzi, avremmo potuto rivendicare danni e diritti a quel Paese che si era permesso di fare un'azione di guerra sul nostro spazio aereo!
Diversamente, qualora ci fosse stato un accordo con tale Paese, poi tradito, non avremmo avuto nulla da rivendicare e da riportare alla luce del sole, giacché quel Paese avrebbe potuto sputarci in faccia ed accusarci di tutti i guasti conseguenti quel tradimento: morti e rovina di una Compagnia aerea italiana!
Non ci meritiamo questi Uomini di Potere che decidono sopra le nostre teste.
Davanzali è morto dopo aver perso il suo lavoro, le sue fortune personali ed essere finito sotto accusa per aver detto quello che hanno a poco a poco capito tutti!
In questo Paese vengono distrutte le vittime e nascosti i carnefici i quali dovrebbero non solo finire sotto inchiesta, lo chiede la Storia, ma dovrebbero pagare con i loro ricchi patrimoni personali fino all'ultimo centesimo, patrimoni costruiti proprio con l'esercizio del Potere. 

E continuiamo a pagare noi anche se i guasti in Libia non li abbiamo fatti noi ma, bisogna ammetterlo, abbiamo concesso le basi dimostrando una debolezza che è sempre uguale a quella dell'epoca di Ustica.
Ora che la diga si è rotta e siamo invasi l'Europa ci schifa e siamo sempre quelli che fanno la figura più miserabile, pur essendo il popolo italiano vittima, prima con il sangue delle vittime di Ustica, poi con i danni economici ad iniziare dai posti di lavoro persi dalla Compagnia ITAVIA, ed ora con il dispendio di forze e tanto denaro per salvare, sfamare, identificare disperati che non abbiamo creato noi.
Resta un'ultima riflessione da fare: fino a che punto l'Italia è coinvolta nella vendita di armi ai Paesi da cui i disperati fuggono?
E quali sono i Paesi che vendono armi alle guerre e guerriglie africane e non solo?