giovedì 2 luglio 2015

Squilli dal passato - dalla raccolta "Le Verità Nascoste": II parte

Squilli dal passato

Novella della raccolta "Le Verità Nascoste": II parte


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In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa.Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta." Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza.
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici." "
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori! "
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."

Con tutta la simpatia per Matteo... però...



Cari compagni e amici del PD,
da domani l'Unità torna in edicola. Era un mio impegno personale, oggi è una promessa mantenuta.
Ha poco senso oggi piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare. Ma il futuro è nelle nostre mani. E allora abbiamo lavorato con passione – grazie innanzitutto al tesoriere del PD Francesco Bonifazi, alla proprietà, al direttore Erasmo d'Angelis – per riportare in edicola questa testata gloriosa. Per darle un futuro. Perché la nostalgia è un sentimento nobile, ma costruire la speranza è ancora più bello.
Non sarà solo l'Unità cartacea. Ma anche il sito, la web-tv (Unità TV prende il posto di YouDem), le feste che già dallo scorso anno sono tornate a chiamarsi Festa dell'Unità. Abbiamo bisogno di un partito che rafforzi i suoi ideali ma anche la sua organizzazione. La discussione partito liquido-partito solido non ha senso: ormai la differenza è tra un partito organizzato bene e uno organizzato male. E noi dobbiamo migliorare a Roma, come in ciascuno dei circoli.
Ho chiesto che l'Unità sia uno spazio di libertà, di confronto, di discussione. Che ci aiuti a raccontare l'Italia bella, quella che non si arrende, quella dei tantissimi circoli che fanno iniziative di livello, quella del volontariato e dell'associazionismo. L'Unità che vuol bene all'Italia.
Vorrei che gli iscritti e i circoli la sentissero come loro patrimonio. Non solo dando una mano sia negli abbonamenti che nella diffusione alle feste. Ma anche partecipando. Scrivendo, commentando, criticando, proponendo.
L'abbiamo riportata in edicola. Adesso tocca a tutti noi averne cura.
Conto, come sempre, sul vostro impegno
Grazie,
Matteo




Da: La Repubblica - 24 marzo 2015

L'Unità, via libera del tribunale alla riapertura

Il giornale potrà tornare in edicola. L'annuncio dato su Twitter dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi

Il concordato, per evitare il fallimento della Nuova Iniziativa Editoriale, attuale proprietaria della testata, era stato modificato dopo la decisione del collegio dei giudici di configurare l'operazione come una cessione di ramo d'azienda e non come una semplice vendita della testata. Ciò aveva aperto la strada all'accordo siglato tra la nuova proprietà e il cdr, che prevede la riassunzione dalla vecchia redazione, composta da 56 giornalisti (in cassa integrazione a zero ore per due anni), di 16 giornalisti con rapporto di lavoro dipendente (10 a Roma e 6 a Milano) e 9 giornalisti con rapporto di collaborazione. Sarà il direttore ad avviare i colloqui e fare le scelte. I poligrafici riassunti saranno invece 4.

La cordata, che fa capo a Guido Veneziani, editore di magazine come 'Stop' o 'Vero' (detentore del 60% delle quote), vede in campo anche il Gruppo Pessina, che comprende non solo le aziende di costruzioni ma anche le acque minerali (detentore del 35%), e il Pd con la Fondazione Eyu, acronimo di Europa-Youdem-Unità (con il 5%). L'offerta è di dieci milioni per l'iniziale affitto del ramo d'azienda (con un canone di 90 mila euro al mese) e la successiva acquisizione definitiva, che dovrebbe avvenire dopo l'indizione di un'asta a dicembre. Le somme dovrebbero servire a soddisfare solo parte dei creditori della Nie, gravata da debiti totali per oltre 20 milioni di euro.

"Il via libera del Tribunale alla riapertura dell'Unità è una buona notizia per i giornalisti del giornale e per tutta l'editoria, che sta attraversando una crisi senza precedenti - ha commentato Stefano Pedica del Pd - L'auspicio ora è che il giornale torni presto in edicola e che vengano salvaguardati tutti i posti di lavoro. Neanche una persona deve restare a casa".


La politica è necessariamente compromesso... Purché sia a fin di bene. Nel senso che se Matteo, che firma la lettera che mi è giunta nella posta di oggi, si deve piegare a tante cose per arrivare al fine di rendere un buon servizio al Paese, come lo vedo io, posso abbozzare.
Per il resto BASTA all'editoria finanziata con soldi pubblici: BASTA!!
Dall'articolo esplicativo di La Repubblica SEMBRA che di soldi pubblici non ce ne siano e che quel 5% del Partito sia, probabilmente, quello che ancora rimane nelle casse dei partiti, dopo la ventilata abolizione del finanziamento pubblico, rispettosa dell'esito del Referendum...
Staremo a vedere.
Per ora noto ancora una volta come certa gente si ricicli invece di andare a casa, come pare che faranno i parlamentari del M5S per non vivere di Politica soltanto: Stefano Pedica, naufrago dell'IdV, pur di essere rieletto ha cambiato di nuovo la casacca e il PD, che si prende tutto, pure Nencini PSI, se lo è preso.
Staremo a vedere... 

Essere ed apparire

Da: Il Messaggero

Roma, 15enne violentata da un militare: l'orco tradito dalla bici lasciata in strada

«È lui». Angela ha un sussulto quando gli investigatori della Mobile le mostrano le foto dell'uomo che hanno appena fermato. Il cuore le batte a mille, ha riconosciuto il finto poliziotto che lunedì notte l'ha violentata in un piccolo campo abbandonato di via Casale Strozzi, vicino a via Teulada, alle spalle del Tribunale. «Sei sicura?» le chiedono ancora i poliziotti, «osservalo bene». «Sì», risponde la ragazzina, «sono sicurissima».

È durata 48 ore la caccia a Giuseppe Franco, 31 anni, calabrese di Cassano Ionio, sottocapo di seconda classe della marina militare, addetto all'armeria, di stanza sulla nave Vesuvio: è accusato di avere violentato Angela (il nome è di fantasia), quasi 16 anni, la notte del 29 giugno scorso a Prati, un quartiere centrale della città. L'uomo è stato tradito da una telefonata e dalla bici, quella che gli aveva prestato il fratello di due anni più piccolo per farlo girare in città, una Bmx nera, che aveva lasciata legata a un palo, in via Bafile, la strada dove ha notato Angela e le sue due amiche bere una birra. L'uomo è stato ripreso anche dalle telecamere di un locale di via Mirabello, lì vicino. Il sottufficiale si trovava a Roma per motivi di servizio, oggi avrebbe dovuto imbarcarsi per una missione, ma agli alloggi della Difesa, aveva preferito la casa del fratello a San Lorenzo.
LA VIOLENZA
Anche Angela si trova a Roma ospite di un'amica, quella sera, per loro, era incominciata con la meraviglia dei fuochi d'artificio a Castel Sant'Angelo, uno spettacolo sul fiume per la festa di San Pietro e Paolo. In via Bafile vengono avvicinate da un uomo che si qualifica come poliziotto e le spaventa dicendo che sono troppo piccole per bere e mostra un tesserino. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Mobile guidata da Luigi Silipo, il tesserino è quello della marina, ma nell'oscurità le ragazzine non possono vederlo bene e capire la differenza tra un tesserino della marina e uno della polizia di stato.

Angela è l'unica ad avere i documenti di identità, il sottufficiale le dice che deve seguirlo al commissariato vicino per identificarla. Lei lo segue impaurita, ma non può immaginare l'inganno. Le amiche restano lì ad aspettarla, dopo mezz'ora la vedono arrivare in lacrime. Piange, dice che è stata violentata, quell'uomo non era un poliziotto e l'ha costretta ad avere un rapporto orale. Le amiche si abbracciano, tornano a casa di una di loro, non abitano lontano, che chiama la madre. La donna le raggiunge, in quel momento vedono passare il finto poliziotto, Angela grida «è quel bastardo», lo rincorrono, ma lui si dilegua. La fuga viene ripresa dalle telecamere di un locale.

La polizia ha le immagini registrate, a Angela ha parlato anche della bici: «L'ha lasciata in via Bafile, è arrivato con quella, lo abbiamo visto». Gli agenti si appostano, per un giorno intero nessuno va a riprendere la Bmx, poi martedì notte arriva il fratello del sottufficiale. La polizia lo blocca, vuole sapere di chi è la bicicletta, e mentre lo incalzano Giuseppe lo chiama sul cellulare. Il marinaio è agitato, probabilmente la notte che è fuggito ha visto anche che c'erano le telecamere. Per questo, secondo gli inquirenti, aveva detto al fratello di lasciare lì la Bmx. Ma lui non aveva nessuna intenzione di lasciar stare «non volevo perdere la bici, Giuseppe mi aveva detto che aveva fatto una cosa brutta, ho pensato che avesse investito qualcuno» dice e aggiunge pure che il fratello da due anni faceva uso di anabolizzanti. In casa sua gli agenti trovano i pantaloncini che Giuseppe Franco indossava la sera della violenza, erano stati lavati. «Lei era consenziente», prova a dire il marinaio. Scatta il fermo. 

Da: Il Secolo XIX

Era in servizio a La Spezia il militare accusato di stupro

La Spezia - A bocca aperta, increduli, per l’intera giornata di ieri, guardando decine di volte le immagini degli agenti della squadra mobile di Roma che portano via Giuseppe Franco, 31 anni, originario del cosentino.
«È lui, è lui, non ci posso credere», continua a ripetere un dipendente dell’Arsenale. Franco ha passato poco più di tre mesi alla Spezia, da luglio a ottobre 2014, poi è partito per una missione.
«Io sono stato imbarcato con lui sulla Grecale. Beppe è un motorista, un militare per vocazione, non uno che è entrato nella Marina perché non sapeva che fare – spiega un commilitone che vuole rimanere anonimo – abbiamo partecipato insieme ad una missione umanitaria nel Mediterraneo. So che si è difeso, dicendo che il rapporto è stato consenziente. Voglio pensare che sia innocente, non è capace di stuprare una ragazzina».
In Arsenale non vogliono credere alle accuse mosse nei confronti di Franco. La vittima però lo ha riconosciuto, ha dichiarato che è stato lui a violentarla lunedì sera in un’area verde a due passi da piazzale Clodio a Roma. Il sostituto procuratore Eugenio Albamonte ha disposto il fermo per l’uomo.
Franco risulta imbarcato prima sulla nave Bersagliere e poi sulla Grecale. «Io gli ho parlato solo un paio di volte abbiamo effettuato un’ispezione a una nave insieme – racconta un dipendente civile del ministero della Difesa – mi sembrava un tipo a posto. Lo prendevo in giro perché era un po’ fissato con la palestra, curava molto il proprio aspetto ma mi sembra normale essendo un ragazzo giovane».
Altri lo ricordano bene in Arsenale, Franco. Anche perchè il 9 ottobre scorso, partecipò ad un evento che portò molti vip e tante televisioni alla Spezia: il varo del sommergibile “Pietro Venuti” alla Fincantieri del Muggiano. Quel giorno fra gli ospiti d’onore c’erano anche il ministro della difesa Roberta Pinotti e il capo di stato maggiore della Marina Militare Giuseppe De Giorgi.
Giuseppe Franco era tra il personale comandato per servire gli ospiti della cerimonia.
Sono tutti rimasti stupiti del suo fermo per lo stupro, quando la notizia è volata di bocca in bocca in Arsenale. Franco in città era solito frequentare anche bar e pizzerie vicine alla base Militare. Anche qui tutti sono rimasti sconcertati quando lo hanno visto salire sull’auto della polizia, dopo l’arresto.

Questo triste e squallido episodio per l'ennesima volta mi ha fatto riflettere su quanta gente appare in un modo e nella sua vera essenza è tutt'altro.
Ho sempre pensato, anche quando ero giovanissima e senza alcun riscontro di esperienza di vita, che l'equilibrio di una persona sta nella perfetta corrispondenza fra la sua mente, che non si vede, e quello che si riesce ad esprimere di sé all'esterno. A questo ho sempre teso, eppure mi è capitato di essere equivocata: a volte da persone in buonafede, più spesso da persone che per malevolenza volevano vedermi diversa da come sono.
Ma la verità si impone sempre in chi vuol vederla: si impone con i fatti anche nei meno empatici.
Ci sono mille segnali che fanno affiorare la falsità di un soggetto che vuole apparire migliore di quello che è interiormente. Basta volerli vedere. Non serve cultura né grande intelligenza: basta essere un poco meno ingenui di come eravamo da giovanissimi e aperti a ricevere quei segnali che ti dicono se una persona è vera o finge.
Di certo allora non ci si stupirebbe più quando questa persona, apparentemente normale, commette un atto anomalo o abnorme.
In questo caso, stando ai particolari riportati da questi due articoli, quest'uomo di 31 anni tanto giusto dentro di sé non doveva essere, nonostante lo stupore odierno di chi ci lavorava insieme.
Ha avuto pienamente coscienza di trovarsi di fronte a ragazze minorenni, per recitare la sua squallida recita di finto poliziotto che le riprendeva proprio perché minori "che non potevano bere".
L'atto deliberato che ha compiuto dà indicazione di una personalità irresponsabile, ancora più grave perché aveva un ruolo militare, una mente che si approfitta di chi crede più debole, usando la finzione per ottenere una prestazione sessuale, subordinando in piena coscienza una minore messa in soggezione.
Praticamente una personalità debole, instabile, stupidamente criminale.
La dichiarazione finale, poi, che la prestazione orale, a cui ha costretto l'ingenua e sprovveduta ragazzina, fosse "consenziente" denota illogicità infantile, nel senso di immaturità grave data l'età del soggetto.
Anche la ragazzina però, se è assolta dalla sua giovanissima età, denota una eccessiva immaturità per l'età che ha, in un mondo dove i giovani hanno la possibilità di ricevere una grande informazione che, ad esempio, all'epoca dei miei 15 anni non c'era. Eppure ricordo molto bene la quindicenne che ero e mai nessuno avrebbe potuto subordinarmi ed impormi un atto del genere. Non capisco perché questa ragazzina non abbia urlato, non si sia divincolata, anche se lo ha creduto un poliziotto...
Forse, senza offesa, è anche una questione di intelligenza. 

mercoledì 1 luglio 2015

Terra: tutto qui il Mondo in cui possiamo vivere e sopravvivere

Da: ADNKronos

Samantha: "Siamo tutti astronauti, la Terra è una navicella da proteggere"




 Quello che ha detto questa donna intelligente, capace, con competenze eccezionali, raggiungibili solo con grande applicazione e studio, mi ha fatto tornare alla memoria quello che mi disse Umberto Guidoni al ritorno dal suo primo viaggio nello spazio. Gli avevo chiesto che sensazioni aveva provato vedendo la Terra da lassù e lui mi aveva risposto che aveva provato la sensazione di doverla proteggere. 
Da fuori ci si rende conto della finitezza di questo pianeta che da dentro, chiusi nelle nostre piccole cose quotidiane di pressoché microbi in essa, non è percepibile nella sua fragilità azzurra, immersa in uno spazio immenso e buio, se non quando la stella Sole non la illumina nell'emisfero che volge verso i suoi raggi.
Samantha è una donna eccezionale eppure semplicissima nei modi, come l'amico Umberto.
Purtroppo viviamo ogni giorno in mezzo a microbi presuntuosi che credono di sapere tutto, di saper fare tutto, senza un briciolo di umiltà, chiusi in un mondo di sciocca supponenza.   









martedì 30 giugno 2015

Roma periferica


  • Roma X Municipio Cinecittà
  • PASSO LOMBARDO VIA DI     nella Mappa di Roma di Geoplan  N1- 03


Servizio raccolta rifiuti non più di 1 mese fa.
Sarà un caso, ma da quando sono iniziate le pressioni per far dimettere il Sindaco Marino la zona è stata ripulita e i cassonetti rimossi. Questa situazione non era eccezionale: era la norma.

Stesso giorno poco distante Via J. Carcopino, anche qui rifiuti sparsi: è la norma.

MA CHI ABITA QUI PAGA LA TASSA SUI RIFIUTI....
SIAMO VICINO ALL'UNIVERSITA' TOR VERGATA E ALL'OMONIMO POLICLINICO

lunedì 29 giugno 2015

Banalizzazione della morte

L'Uomo uccide. Il mito di Caino è sempre vivo e presente. 
Il secolo scorso, in cui io sono nata, si è caratterizzato per orribili bagni di sangue in cui, anche chi non era Caino dentro di sé, ma Abele, è stato costretto ad uccidere per non essere ucciso, restandone segnato per sempre: le due Grandi Guerre ne sono stata la causa.
Essendo nata in Italia nel 1946 ho potuto godere di un momento storico in cui il Paese voleva solo la pace. Ma dopo poco più di 20 anni c'era già chi pensava di risolvere le ingiustizie sociali sparando: si pensi alle varie organizzazioni che, ritenendosi rivoluzionarie, sparavano ai servitori dell'ordine, ai magistrati, ai professori universitari, ai giornalisti... insomma anche  ad uomini inermi e disarmati, a tradimento.
Cosa c'è di più vile che sparare su un uomo disarmato tendendogli un agguato che non si aspetta mentre cammina tranquillamente per le strade del suo Paese?
Oggi una devianza nel mondo dell'islam genera mostri che, apparentemente normali, trovano "normale" sparare a freddo su persone inermi, intente a svolgere le più pacifiche attività..
Si figurano un Allah che vuole il sangue, la morte della gente che non vive secondo i precetti che loro si sono dati in nome di Allah.
La morte, certezza finale per tutti noi, viene comminata da un folle che decide, che si erge a Dio: può essere l'ingegnere mancato sconvolto dalla morte per disgrazia di un fratello colpito da un fulmine, che trova sfogo alla sua depressione nel terrorismo islamista, può essere un giovane tedesco che sa guidare macchine complesse come un aereo di linea ma che comunque è Caino, un Caino come tanti che decide della vita altrui. 
Noi, gente normale nel vero senso della parola, che cerca di vivere senza nuocere agli altri, siamo sconvolti.
Vorremmo, là dove si può, là dove la società civile non è disgregata, avere giustizia. Ma, quando Caino colpisce, non sempre ci si riesce.
Ed allora assistiamo ad una banalizzazione della Morte: diffusa sui mezzi d'informazione prende la forma della Banalità!
Lo vediamo nelle sentenze assurde, lo leggiamo in certi commenti sotto gli articoli dei giornali on line, oppure sul WEB in generale.
E' una devianza orribile del pensare comune, soprattutto in chi deve amministrare la Giustizia che tende ad essere cauto nella pena, uccidendo chi la vittima amava una seconda volta.
Innumerevoli purtroppo sono i casi ormai.
Due giovani, due fratelli, trascorrono insieme una serata di svago, già il fatto di stare insieme invece che in comitive diverse dice che sono due ragazzi che sono cresciuti in una famiglia che ha insegnato loro ad amarsi, a condividere dunque anche lo svago. Sono le due di notte, non tanto tardi per gli usi comuni nella nostra Società, e scelgono di fermarsi un poco al Gianicolo prima di rientrare a casa. Siamo a Roma e il Gianicolo è uno dei luoghi più belli da cui si può ammirare un panorama superbo della città illuminata: si vedono i monumenti, le cupole, e si apprezza il fresco degli alberi e delle siepi del Gianicolo. Fa caldo, uno scende dall'auto lasciando l'autoradio accesa, la tiene un poco alta per sentirla anche da fuori mentre prende il fresco e ammira il panorama. Al Gianicolo non ci sono palazzi, abitazioni, solo costruzioni lontane dalla strada e immerse nel verde. Dunque non si può disturbare la quiete di nessuno. Siamo in una città che è la mia città e che io conosco bene: ormai chi abita nei quartieri, del centro o in periferia non fa differenza, ai piani bassi d'estate non può tenere le finestre aperte, perché "bori" di ogni tipo ritengono loro diritto tenere "a palla" le loro autoradio sotto le vostre finestre. 
Questo giovane non poteva sapere che il Gianicolo veniva usato come "campeggio" dalla roulotte, generosamente elargita dalla Comunità caritatevole di S. Egidio, abitata da un indiano pregiudicato, il quale disturbato dalla musica è uscito e ha infilato un lungo cacciavite nella pancia del giovane sotto gli occhi orripilati del fratello. 

lunedì 28 aprile 2014


Italiani dovete subire e pagare

Ho firmato per la petizione voluta dalla sfortunata ma coraggiosa mamma di questo ragazzo, Carlo, ucciso da un indiano a cui la Comunità di S.Egidio aveva dato una roulotte sistemata al Gianicolo (neanche fosse un campeggio) che, ritenendo di essere disturbato da Carlo e da suo fratello che si erano fermati alle 2 di notte, di ritorno da una serata insieme, proprio lì, ha ficcato un lungo cacciavite nella pancia di questo giovane davanti agli occhi sgomenti e orripilati del fratello.



Ciao Rita,

Sono qui per annunciarvi che grazie alle vostre firme avremo un albero per Carlo. Grazie! 
Due giorni dopo il lancio della petizione sono stata contattata dal Sindaco Marino, il quale sabato mattina è venuto a visitarmi a casa. È stata una visita ufficiale, nella quale il Sindaco ci ha annunciato che l’amministrazione capitolina è al nostro fianco. E tutto grazie alla petizione. 
L'assessore all'urbanistica Caudo ha effettuato con me un sopralluogo in Piazza di San Pietro in Vincoli per stabilire dove mettere a dimora un albero in memoria di Carlo. In attesa dei passaggi burocratici, il professor Giovanni Longobardi dell’Università di Roma Tre si è già messo al lavoro per un nuovo disegno della piazza, che preveda il posizionamento dell’albero. Inoltreuna targa ricorderà Carlo nel luogo dove ha perso la vita
Il nostro avvocato infine sarà contattato dall’avvocatura comunale per capire quale tipo di sostegno l'amministrazione potrà dare nel percorso giudiziario. 
Cinquantaduemila grazie. 
Giuliana
++++++++++++++++++++++++++++++++
Questa la petizione dal mio sito su facebook:

Rita Coltellese
24 aprile tramite Change.org

Sono tutt'altro che razzista ma l'accoglienza non 

vuol dire SOCCOMBENZA.

Ai politici dico: diamoci una regolata!

A tutte queste organizzazioni cattoliche che si 

danno tanto da fare per gente che qui non

dovrebbe starci perché senza lavoro, senza

cittadinanza italiana, senza permesso di

soggiorno, dico metteteli tutti dentro il Vaticano 

se siete tanto caritatevoli.

Il Vaticano, Stato che non accoglie nessuno, che 

mantiene le sue strade ed i suoi giardini pulitini,

perfetti! Ma dice a noi di accogliere gente che

non ha motivo di risiedere nel nostro disastrato

Paese: pieno di immondizia nei giardini, nelle 

strade... senza soldi neppure per chi ci è nato e 

paga le tasse da 4 generazioni! 


Oggi, una madre ferita, allibita, viene umiliata nel suo dolore dalla sentenza: l'assassino deve scontare solo 14 anni di carcere!!

Se un italiano qualsiasi si fosse fermato a campeggiare al Gianicolo penso che sarebbero subito intervenuti i Vigili Urbani per farlo sloggiare pena una grossa multa.

Perché quella roulotte era lì stabilmente, Sindaco Marino?
Ma lei si è mai fatto un giro per la città che pretende di amministrare guardando e vedendo come è tenuta? Gli illeciti sono ovunque.

Si è preoccupato di Via dei Fori Imperiali, di andare a dare la sua solidarietà al Gay Pride, che un uomo di equilibrio e buongusto come Zeffirelli giustamente definì già anni fa "un troiaio", di trascrivere i matrimoni fra omosessuali contratti all'estero sui registri dello Stato Civile di un Paese che non ha questa Istituzione... Ma non si è preoccupato della gente come Carlo e un albero non basta per ricordarlo, perché la gente perbene lo ricorda comunque giacché pensa: poteva accadere a mio figlio!  

Ennesima carta senza valore?

Da: SENZABARCODE "Non siamo tutti uguali"

Abusivismo edilizio: Regione Lazio e Procura di Velletri firmano protocollo

giugno 2900:012015Print This Article

Il Presidente Nicola Zingaretti e il Procuratore Francesco Prete siglano un protocollo triennale per contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio

Riceviamo e pubblichiamo
Una sinergia con la Procura di Velletri che ci permetterà di colpire fermamente il fenomeno diffuso dell’abusivismo edilizio. Un atto concreto – spiega Zingaretti – grazie al quale porteremo avanti in prima linea la nostra battaglia nel nome della legalità e della tutela del territorio. Non possiamo più tollerare che i nostri paesaggi e il nostro territorio siano rovinati da chi non rispetta la legge e non ha alcun senso civico. Metteremo a disposizione le nostre risorse umane per affiancare il Tribunale di Velletri rendendo in questo modo più celere e efficace l’esecuzione delle sentenze e dei decreti penali di condanna per le demolizioni.
Si tratta di protocollo d’intesa che la Procura della Repubblica Di Velletri ha fortemente voluto – aggiunge il Procuratore Prete – e che è stato raggiunto grazie alla sensibilità istituzionale dimostrata dalla Regione Lazio. Le demolizioni degli immobili abusivi si sono spesso scontrate, nel nostro Paese, con atteggiamenti di resistenza più o meno aperta. Oggi, con questa convenzione,  vengono poste le basi per rendere effettiva la risposta giudiziaria, che troppe volte si è fermata alla pronuncia di  condanne concretamente inefficaci. Di fronte alle dimensioni del fenomeno dell’abusivismo  siamo consapevoli delle difficoltà, ma è giusto  fare tutti i tentativi per ripristinare la legalità violata, tutte le volte in cui ciò appare possibile.
Nello specifico con il protocollo le parti si impegnano in una collaborazione per agevolare l’esecuzione delle sentenze e dei decreti penali di condanna che abbiano ordinato la demolizione di manufatti abusivi. Il documento inoltre permetterà allaProcura di Velletri di nominare i dipendenti regionali come consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Il dipendente dovrà essere in possesso delle idonee competenze professionali e assegnato seguendo criteri di designazione a rotazione. La consulenza tecnica si dividerà in due fasi: la prima per le verifiche tecniche finalizzate ad accertare l’eseguibilità pratica della demolizione; la seconda fase, ove fosse accertata l’eseguibilità della demolizione, consiste nel calcolo dei volumi da abbattere e nell’individuazione delle imprese tecnicamente idonee.
L’intesa prevede infine che l’amministrazione comunale di riferimento per i lavori dell’eventuale demolizione possa accedere al Fondo regionale di rotazione per le spese connesse alle attività di prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio. Con l’anticipazione del Fondo l’amministrazione comunale potrà così liquidare tutte le spese relative all’intervento di demolizione.
Difficile credere che l'ennesima carta (legge, norma o accordo siglato non fa differenza) si traduca in qualcosa di seriamente applicato con regolarità e Giustizia.
Molti anni fa, colpita dal fatto che vedevo intorno a me spuntare case come funghi dopo la pioggia,  vedendo l'inanità connivente dell'amministrazione comunale, scrissi al Settore specifico della Regione fidando in un'azione legislativa non inquinata da conoscenze locali: nessuno rispose e nessuno fece niente.
Il territorio continuò ad essere disseminato di grandi e piccoli abusi edilizi con conseguente cementificazione dello stesso a discapito dell'assorbimento, da parte del terreno, delle acque di impluvio, a discapito di chi pagava le tasse mentre le case "fantasma" e quelle proditoriamente ed illegalmente ampliate non pagavano affatto o pagavano e pagano di meno dei reali metri quadrati.
Dato l'inasprimento delle tasse che gravano sulla casa questa illegalità si è tradotta in un vero e proprio furto ai danni dei cittadini corretti.
Dato che, anche dopo gli ultimi condoni edilizi, ormai scaduti, ho continuato a vedere ampliamenti ed abusi sotto gli occhi di tutti, mi permetto di non credere che questo strombazzato pezzo di carta si tradurrà in qualcosa di concreto, quanto nell'ennesima presa in giro nei riguardi di chi paga il giusto per essere in regola. 
Ricordo quanto già scritto su questo blog: le foto aeree, che mi dicono fatte, incrociate, tramite un semplice software, con i dati catastali di ciascun immobile danno l'immediata reale situazione dell'eventuale abuso.
Volere è potere.