domenica 30 agosto 2015

Roma, il Sindaco Marino e il Giubileo

Da: Giornalettismo

Marino: «Il governo non metterà un euro per il Giubileo»


30/08/2015 - di 

Dagli Stati Uniti il sindaco commenta le recenti decisioni su Roma. E su Gabrielli, dice: «Non ci sarà nessuna diarchia, il prefetto non ha poteri nuovi o diversi».

A quattro giorni dal Consiglio dei ministri che ha conferito poteri speciali al prefetto Gabrielli per la governance di Roma Capitale, il sindaco di RomaIgnazio Marino commenta la situazione di Roma dagli Stati Uniti, dove si prepara ad incontrare il sindaco di New York Bill De Blasio. A riportare le parole del sindaco ai suoi collaboratori è Fabio Martini su La Stampa:
[...] ai collaboratori che dall’Italia via via lo informavano su tutte le polemiche, Marino ha spiegato le sue ragioni, quelle che tornerà ad esporre pubblicamente sin da dopodomani, quando sarà a New York per incontrare il sindaco De Blasio: «Ma vi pare? In questi due anni ho smantellato la politica consociativa tra il Pd e la destra romana, il governo ha formalmente riconosciuto la discontinuità rispetto a quel sistema collusivo, l’ex sindaco Alemanno è indagato per mafia e il dibattito pubblico cosa fa? Si orienta a discutere della mia vacanza!»
«GABRIELLI? NON CI SARÀ NESSUNA DIARCHIA» -
Marino parla anche della “diarchia” tra lui e Gabrielli, come stabilito dal Cdm, per dire che «non ci sarà nessuna diarchia»:
«Sapete bene i rapporti di leale collaborazione che ho sempre avuto con il prefetto Gabrielli. Non ci sarà nessuna diarchia, il prefetto non ha poteri nuovi o diversi. E invece spero che Gabrielli mi aiuti a superare le lentezze che finora hanno connotato l’avvicinamento al Giubileo. In un incontro che si è svolto in Vaticano ad aprile, alla presenza di tutti gli enti interessati, ho presentato il dettagliatissimo piano del Comune sulle opere di nostra competenza, dopodiché il governo ha deciso il via libera nel Cdm del 27 agosto, col risultato che noi potremo fare le gare a settembre. Sia chiaro: il governo ha ritenuto di dover aspettare la relazione di Alfano sull’inquinamento mafioso, io rispetto questa attesa, la capisco. Ma questi sono i fatti». Marino non lo dirà in pubblico, per non riaprire la polemica col governo, ma l’attesa del governo costringerà i cantieri a lavorare 24 ore su 24, con costi superiori e anche con disagi più elevati per i romani.
 Sul quotidiano torinese, Martini riferisce anche quella che sarebbe stata la reazione di Marino nell’apprendere che anche a Roma verrà applicato il “modello Expo” per la gestione del Giubileo:
Nel recente Cdm è stata varata anche la «governance» per il prossimo Giubileo e al prefetto Gabrielli è stato affidato il coordinamento tra i diversi enti locali, le forze dell’ordine e il Vaticano, sul modello dell’Expo di Milano: anche lì il prefetto ha svolto lo stesso raccordo. Ma quando Marino ha sentito parlare di Milano, raccontano che abbia sorriso amaro: «Sì, è vero i prefetti svolgono lo stesso tipo di coordinamento. Ma c’è una differenza: per l’Expo lo Stato ha fatto un investimento di un miliardo e mezzo di euro, per il Giubileo il governo non metterà un euro. I 50 milioni che il Comune spenderà per accoglienza e viabilità “appartengono” ai romani: sono stati sbloccati dal piano di rientro al quale siamo stati costretti per ripianare i debiti contratti dalle precedenti amministrazioni. Sia chiaro: questa differenza tra Roma e Milano io la rivendico, Roma non vuole un Giubileo che crei nuovi debiti».


Senza offesa per i credenti nel Dio gestito dalla Chiesa Cattolica secondo la sua interpretazione, il Papa decide di indire il Giubileo senza consultare il Capo del Governo Italiano e chi ne fa le spese è Roma e i romani.
Sono perfettamente d'accordo con la scelta che Roma non vuole un Giubileo che crei nuovi debiti, giacché ne abbiamo già più che abbastanza. Mi dispiace che Marino sia amareggiato di dover fare le opere per Roma, necessarie per i pellegrini, che dovrebbero essere la normalità quotidiana per la Capitale, invece che l'ennesima emergenza per l'ennesima manifestazione: che siano i Mondiali di calcio, i Mondiali di nuoto, il Giubileo del 2000 con le Giornate Mondiali della Gioventù  o quello che vi pare, tutto si riduce ad un esborso di denaro dei contribuenti che finisce nelle tasche di qualcuno che non sono i contribuenti medesimi.
Egli è amareggiato perché i "ritocchi" a Roma li dovrà fare con I 50 milioni che il Comune spenderà per accoglienza e viabilità “appartengono” ai romani: sono stati sbloccati dal piano di rientro al quale siamo stati costretti per ripianare i debiti contratti dalle precedenti amministrazioni.
Deve essere così, caro Ignazio Marino, non si pone il paragone con l'Expo, che da quando è stata istituita è stata ed è un'occasione unica per il Paese ospitante per presentarsi al Mondo, a tutti i Paesi partecipanti. 
Roma, purtroppo, ospita al suo interno un altro Stato: il Vaticano, con il quale l'Italia ha dovuto stipulare dei Patti.
Ora io, onestamente, non ho voglia di leggermeli e deduco dai fatti che, forse, ci obbligano a provvedere ai pellegrini e ai servizi per loro quando il Papa li chiama...
Se è così li accoglieremo con i soldi che abbiamo...
Non può, Marino, fare paragoni improponibili con lo stanziamento per l'Expo che è una vetrina dell'Italia da cui, si spera, verranno ricadute economiche per il nostro Paese grazie ai rapporti con il resto del Mondo.
Ma il Giubileo riguarda ben altro tipo di "affari": si apriranno, come sempre, tutti i conventi, (e sono tantissimi), tutti gli ostelli di suore, preti e frati che, per vari cavilli, non pagano tasse come i nostri alberghi. Gran parte del denaro portato dai pellegrini finirà nelle tasche di Santa Madre Chiesa, qualcosina anche a qualche commerciante e albergatore italiano...
Dunque Roma farà i suoi ritocchi con quello che ha, la decisione del Governo mi trova perfettamente d'accordo.
E comunque, insisto, tali ritocchi dovrebbero essere la cura quotidiana di una Città, di una Capitale fra le più belle del Mondo in assoluto.
Infine il fatto che i lavori avrebbero potuto iniziare ad agosto "quando Roma si svuota", come ha detto qualcuno, intanto Roma non si svuota più in agosto da anni! Purtroppo! Dimostrando solo una leggera diminuzione di gente e traffico, poi  il governo ha ritenuto di dover aspettare la relazione di Alfano sull’inquinamento mafioso, giusto! Questo ha ritardato l'avvio dei "ritocchi", e la colpa è di Alfano che si poteva pure sbrigare a leggere la relazione di Gabrielli e scrivere la sua! Cos'è? C'era bisogno del pacchiano e sfacciato funerale che proclamava sulla facciata di una Chiesa "Re di Roma" uno zingaro usuraio e altro?
Ho memoria di una battuta scandalizzata di Rutelli, allora Sindaco di Roma, che aveva visto in un insediamento di zingari una Ferrari insieme ad altre auto costosissime!
Dopo questa constatazione, fatta da un Sindaco di sinistra sensibile alla condizione dei "poveri" zingari, non si seppe più nulla da parte delle Autorità... Da parte delle Autorità... perché i romani lo sanno, lo sanno... e parlano.. parlano.


sabato 29 agosto 2015

Nessuna Giustizia per il giovane Mohamed Sow

Da: Chi l'ha visto?

Mohamed Sow: Assoluzione definitiva per i datori di lavoro


Torino, 25/8/2015 - La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Verbania contro la sentenza della Corte d'Assise d'appello di Torino che il 9 luglio 2014 ha assolto dall'accusa di omicidio i titolari della ditta in cui lavorava Mohamed Sow, Domenico Rettura e Rocco Fedele. Determinate per la Cassazione "il mancato accertamento del movente". Prescritto il reato di occultamento del cadavere. 
Mohamed Sow



Mohamed è morto, non è scomparso, è stato ucciso ed il suo corpo fatto sparire. Lavorava regolarmente in Italia, era venuto dal Senegal. L'unica cosa che la Giustizia Italiana è stata capace di accertare è che il datore di lavoro gli aveva fatto firmare un foglio in bianco, dove poi aveva fatto scrivere una finta lettera di dimissioni. Ma questo e il fatto che egli aveva mentito nel dire che il ragazzo il giorno della sua scomparsa si era presentato al lavoro dando le dimissioni, non sono state prove sufficienti per la giustizia (il minuscolo non è casuale). Questa la sua triste storia di lavoratore sfruttato:Mohamed Sow, 28 anni, giovane cittadino senegalese da tre anni in Italia, è misteriosamente scomparso da Invorio, un piccolo paese della provincia di Novara, poco distante dal lago Maggiore. La mattina del 16 maggio 2001 Mohamed è uscito, come sempre, per andare a lavorare a Paruzzano, un paese distante circa dieci chilometri. Lavorava in una ditta di rubinetti da bagno, e questa per lui era l'unica fonte di sussistenza. Quel giorno stesso però Mohamed avrebbe deciso di licenziarsi, firmando una lettera che lo stesso datore di lavoro gli aveva già preparato. Una decisione importante, della quale stranamente il ragazzo non aveva parlato con nessuno. Qualcuno racconta di aver sentito litigare i due uomini, una circostanza smentita dal datore di lavoro. Un operaio dello stabilimento ha dichiarato di aver accompagnato Mohamed ad Invorio in macchina alle 18,30, lasciandolo a circa cento metri dalla sua abitazione. Non solo il giovane non è mai arrivato a casa, quello che è davvero incredibile è che nessuno lo ha visto passare. Eppure a quell'ora, nel paese, c'è sempre molta gente, e tutti lo conoscono perfettamente. Svanito nel nulla, dunque, con indosso la tuta da lavoro e senza il passaporto, che è rimasto a casa. Tra chi lo conosce, non c'è una sola persona che creda a un suo allontanamento volontario.

8 gennaio 2002

Le indagini condotte dalla procura di Verbania sulla scomparsa di Mohamed Sow hanno svelato una terribile verità. Il suo datore di lavoro, Domenico Rettura, aveva raccontato che il giovane aveva firmato spontaneamente una lettera di dimissioni. Ma con un approfondito esame tecnico si è scoperto che si trattava di un falso: il giorno dopo la scomparsa di Mohamed, Rettura si era infatti recato allo studio che teneva la contabilità della ditta con un foglio bianco firmato dal ragazzo senegalese, per farselo "completare" con una falsa lettera di dimissioni. I rilievi della polizia scientifica hanno successivamente portato a una drammatica scoperta. Nella fabbrica sono state trovate evidenti tracce di sangue: con la prova del Dna si è arrivati alla conclusione che si trattava proprio del sangue del povero Mohamed. "Quel 16 maggio - spiega Fabrizio Argentieri, sostituto procuratore del tribunale di Verbania - il ragazzo probabilmente è stato trattenuto con una scusa, ed è stato ucciso. Il suo corpo è stato poi occultato da qualche parte dove è molto difficile che venga trovato. La molla scatenante dell'omicidio sarebbe stata una discussione avvenuta perché Mohamed si era lamentato per dei soldi - poche decine di migliaia di lire - che non gli erano stati riconosciuti in busta paga". Domenico Rettura, e il suo dipendente Fedele Rocco - quello che aveva raccontato di aver accompagnato Mohamed ad Invorio il giorno della scomparsa - sono indagati per omicidio volontario. Il datore di lavoro e l'operaio hanno sempre respinto con decisione ogni accusa nei loro riguardi. Attualmente si trovano in libertà perché l'ordine di carcerazione del tribunale di Torino è sospeso in attesa che diventi esecutivo.

12 luglio 2004

Il 23 giugno scorso il Giudice per l'Udienza Preliminare ha disposto il rinvio a giudizio di Domenico Rettura e Fedele Rocco, attualmente latitanti, per il 7 ottobre prossimo presso Corte d'Assise di Novara. Il corpo di Mohamed Sow non è stato ancora ritrovato.

21 febbraio 2005

Dopo oltre tre mesi di udienze, la Corte d'Assise di Novara ha assolto Domenico Rettura e Rocco Fedele, accusati di omicidio volontario aggravato. La Corte ha anche revocato l'ordinanza di custodia cautelare a suo tempo emessa e alla quale i due erano sfuggiti rendendosi latitanti dal 2002. E' stato assolto dall'accusa di favoreggiamento anche un terzo imputato, Massimiliano Surace (Ansa).

Il 6 marzo 2009 la Corte d’Appello di Torino ha ribaltato la sentenza della Corte d’Assise di Novara ed ha condannato a 16 anni di carcere Domenico Rettura e Rocco Fedele per omicidio preterintenzionale. A questa conclusione si e’ giunti grazie alle indagini condotte dal RIS di Parma.

19 giugno 2010

E' stata annullata dalla Cassazione la condanna per omicidio inflitta dalla Corte d'Appello ai due imprenditori processati per il giallo della scomparsa di Mohamed Sow. Sarà necessario un nuovo processo. A dare notizia della pronuncia della Suprema  Corte è l'avvocato Antonino Napoli, difensore degli imputati insieme al collega Alessandro Gamberini. Domenico Rettura e Rocco Fedele erano stati condannati a sedici anni per omicidio preterintenzionale. La tesi era che Sow fosse stato aggredito durante una discussione per delle somme di denaro non presenti nella busta paga. Il corpo, poi, venne nascosto. Rettura e Fedele, però, hanno sempre negato questa ricostruzione dei fatti.

9 luglio 2014

Sono stati assolti dalla Corte d'Assise d'appello Domenico Rettura e Rocco Fedele, originari di Taurianova (Reggio Calabria), i due imprenditori processati per la scomparsa di Mohamed Sow, l’operaio senegalese scomparso il 16 maggio 2001 da Invorio (Novara).I titolari della ditta di lucidatura metalli di Paruzzaro dove lavorava il senegalese erano accusati di omicidio preterintenzionale.

25 agosto 2015

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Verbania contro la sentenza della Corte d'Assise d'appello di Torino che il 9 luglio 2014 ha assolto dall'accusa di omicidio i titolari della ditta in cui lavorava Mohamed Sow, Domenico Rettura e Rocco Fedele. Determinante per la Cassazione "il mancato accertamento del movente". Prescritto il reato di occultamento del cadavere.

Questa è la giustizia che un Paese, che vuole dirsi civile, ha riservato a questo giovane che lavorava e che si era ribellato per quello che dalla paga gli era stato sottratto. Dopo aver reclamato un suo diritto egli è scomparso.
Dopo 14 anni la giustizia fallimentare italiana si conclude con un nulla di fatto.

Usurai ed usurati, cravattari ed incravattati: due facce della stessa medaglia - "Novelle Nuove"

Da: "Novelle Nuove"

Usurai ed usurati, cravattari ed incravattati: due facce della stessa medaglia

            Come fu, come non fu, fatto sta che si ritrovò incravattata. Molto era dovuto alla sua totale inesperienza di vita, era così giovane! Ma moltissimo alla sua intelligenza di scarsa qualità. Eh, sì! Perché chi finisce nelle grinfie degli usurai è sempre persona di scarsa intelligenza. Si può essere in difficoltà economiche quanto si vuole, ma se si ha cervello si sa che chiedere i soldi "a strozzo" fa stare anche peggio di come ci si trova. Dunque perché farlo? Ma perché, appunto, il futuro usurato non ha una bella intelligenza mai! Crede sempre di potersela cavare in qualche modo, vago, futuro.. Dunque non sa valutare bene la realtà, non sa essere padrone della propria vita, asseconda le proprie debolezze.. Dalla voglia di acquistare quello che non ci si può permettere, al cedimento al vizio del gioco... Sono tutte strade che portano all'indebitamento.
            Chi si ripete intimamente il detto "Non fare il passo più lungo della gamba" non finirà mai nelle mani di nessuno, sarà sempre padrone della sua vita. Una vita risicata? Una vita con scarsità di mezzi? Ma una vita libera da padroni ignobili quali sono gli usurai. Una vita dignitosa e linda anche se con poveri mezzi. Si possono chiedere aiuti alla Società se non si riesce più a sostentarsi: Caritas, Servizi Sociali ed assistenziali dei Comuni, Associazioni laiche e religiose, ormai sovrabbondanti, dedite all'aiuto dei socialmente più deboli.
            Ma il futuro usurato, che spesso finisce per diventare a sua volta braccio dell'usuraio che gli procura clienti, non è quasi mai persona totalmente priva di mezzi, tanto da dover chiedere aiuto alle Istituzioni che offre la Società, egli è una persona poco intelligente, dal carattere debole, non padrona di sé stessa ma trascinata dalla propria testa stolta piena di debolezze e di voglie.
            Lei, Sabrina, si era sposata giovanissima con un operaio specializzato che aveva uno stipendio sicuro: statale! Ma il marito, non molto intelligente neppure lui, era però attento ai soldi e si accorse quasi subito che Sabrina spendeva in modo incontrollato il non ricco stipendio, ma sufficiente ad arrivare alla fine del mese qualora amministrato con oculatezza.
            "Come hai già finito tutti i soldi che ti ho dato? Ma che ci hai fatto?" Le chiedeva il marito.
            "Ma non lo so! Costa tutto molto! I soldi non bastano mai..." Si confondeva lei.
        In realtà comperava di tutto: cose inutili, paccottiglia che vedeva sui banchi del mercato, vestitucci, trucchi, creme, bigiotterie... In una pulsione irrefrenabile all'acquisto.
         Il marito se ne lamentò con sua madre: "Sabrina non sa amministrare i soldi. Sembra una bambina, compera tutto quello che vede! Questo mese ha finito lo stipendio il 20 e per i giorni rimanenti ho dovuto prendere da quei pochi soldi che stanno sul libretto postale.."
            "Come?! Quelli che vi abbiamo regalato quando vi siete sposati? Ma quelli vi servono per gli imprevisti! Non li devi toccare!" Si allarmò sua madre.
            "E dimmi tu come faccio allora?" Chiese il figlio con una punta di esasperazione nella voce.
          La madre ci pensò un po' e, in presenza anche del padre che rimaneva in silenzio, disse: "Ci penso io. Dai i soldi a me e io le darò giorno per giorno quello che le serve, così dovrà farseli bastare per le cose essenziali. Alla fine del mese, se avanza qualcosa, te li do e li metti sul libretto postale."
           Così fecero.
        Ma la cosa non piacque a Sabrina che continuava ad avere la testa che aveva e che non dipendeva solo dalla giovane età...
         Si lamentava con la vicina di casa, con le amiche, con la gente del quartiere... Lei non poteva disporre di nulla, teneva tutto sua suocera!
        Provò anche a lavorare, ma siccome non era andata oltre la licenza di scuola media inferiore, tutto quello che trovò fu un lavoretto di vendita porta a porta di detersivi per la casa.
       Poi un giorno che si stava lamentando per l'ennesima volta con una anziana conoscente del quartiere, sul marciapiede davanti ad una vetrina dove stava sbirciando vogliosa dei vestiti, si sentì fare la proposta: "Ma bella mia comprateli i vestiti, comprateli! Sei giovane e carina adesso! Quando te li vuoi mettere addosso? Quando sarai vecchia come me?! - Fece con un sorriso accattivante. - Quando non figureranno più perché avrai le rughe e la pancia?" E si toccò la pancetta sempre con quell'aria piena di bonomia quasi familiare.
        "E come faccio?! - Sbottò la sciocchina sgranando gli occhi. - "Mia suocera mi dà i soldi per fare la spesa e basta! Gestisce tutto lei quella disgraziata! Se mi voglio comperare un vestito mi dice "che ci fai?", "che non ce l'hai i vestiti?", "non è mica il cambio di stagione"..."  Concluse con esasperazione.
         "Ma guarda quanto è carino questo che sta in vetrina sul manichino! E' un amore! Ti starebbe un incanto! Ma pure quello con quei fiori sul verde ti starebbe proprio bene! Sembri una bambolina! Sai quanto saresti carina!"
        Alla stupidina quasi venivano le lacrime agli occhi: "Eh, lo so! Ma ha visto quanto costano? Cinquantamila lire l'uno! E chi ce l'ha?! Centomila lire!"
          "Ma amore mio comprateli, te li presto io! Mi fai quasi pena! Me li ridarai quando potrai, non ti preoccupare!"
         La scemetta la guardò attonita a quella inattesa ed insperata proposta e disse con meraviglia:                "Ma... perché .. tu..?"
            "Ma perché te  lo meriti! Sei così caruccia! Io quando ti incontro mi dico sempre "Quanto è carina Sabrina! Sembra una bamboletta! Peccato che va vestita..." Scusa.. non lo vorrei dire.. ma co' questi straccetti!"  
            Alla stupidina si stringeva la gola per la pena di sé stessa che quelle parole le suscitavano e per la voglia che le si stava accendendo in cuore. "Ma io non so quando potrò ridarteli.." Fece combattuta fra il desiderio che le si era acceso di poter avere una chiave per soddisfare i suoi desideri e l'incertezza che le dava l'impossibilità momentanea di poter disporre di denaro.
            "Ma non stare a preoccuparti?! Te l'ho detto che me li ridarai quando puoi! Mica tuo marito lo farà sempre gestire a sua madre lo stipendio no?! Adesso è perché siete sposati da poco... Vedrai, vedrai che poi lo farà gestire tutto a te e me li potrai ridare con comodo!" Il tono era accattivante, amichevole, quasi protettivo e la donna sorrideva intimamente soddisfatta del pesciolino che aveva abboccato all'amo.  
           Al marito iniziò a dire bugie, cosa che le veniva facile: i vestiti li aveva comperati al banco del mercato pagandoli poche lire, forse erano rubati, forse erano un usato quasi nuovo.. Così i vestitini per la bimba che intanto le era nata, così tutto... L'aiutava in questo la dabbenaggine di suo marito, decisamente un poco tardo... Ma dopo tre anni di questa storia i nodi vennero drammaticamente al pettine. Nel frattempo era nata una seconda bambina e le esigenze erano aumentate: si lasciava trascinare ad ogni sorta di spesa seguendo i consigli della sua anziana "amica" e "benefattrice". La bimba stava poco bene? Ma perché accontentarsi del pediatra della mutua?
        "Ma portala dal privato no? C'è un maggior riguardo! Che fai? Risparmi sulla salute di tua figlia?" Consigliava il braccio dell'usuraio.
         Finalmente, l'ignaro ed ottuso marito, decise che ora i soldi li poteva gestire lei: ormai era madre assennata ed attenta e le bambine le teneva così bene con quei soldi che lui guadagnava!
          Appena tutta trionfante disse all'"amica" che ora poteva gestire l'intero stipendio del marito, quella tirò la rete in barca: "Bella mia, te lo avevo detto che prima o poi i soldi dello stipendio sarebbero tornati a te! Sono proprio contenta, proprio contenta! Adesso, magari un po' per volta... mi ridarai i soldi che ti ho prestato cocca!"
           "Ma certo Assunta! Però te li do, come hai detto tu, un poco per volta. Ho tenuto i conti: mi hai dato tre milioni in tre anni... Te li posso ridare a... 100.. 150.000 lire al mese?"
            "Come ti pare cocca. Però non sono più tre milioni, ci sono gli interessi." Il tono era ora dolce ma secco, e l'espressione degli occhi strana: fredda, quasi dura.
            La scema ebbe una prima stretta al cuore: "E.. quanto sono gli interessi?"
            "Tesoro mio, - fece quella con tono sbrigativo - in tre anni, tu capisci, la cifra è raddoppiata: mi devi sei milioni di lire."
            L'inconsapevole, incosciente usurata quasi stramazzò a terra.
            "Ma, ma... come è possibile.. non capisco.."
         "Bella mia, non capisci? Tre milioni congelati per tre anni! Tutti chiedono gli interessi! Più tardi li ridai, più tempo passa e più corrono! Si sa!"
            "Ma come faccio?!" Fece la squinternata disperata.
           A questo punto il tono di Assunta si fece ancora più duro e sbrigativo: "Parlane con tuo marito. Ha uno stipendio e potrà fare fronte al tuo debito. Te l'ho detto "Me li ridarai con comodo, quando tuo marito ritornerà a farti gestire lo stipendio", e tu hai accettato, hai firmato le ricevute ricordi?"
            Mezzo svenuta dal trauma e dalla paura che suo marito potesse venire a sapere qualcosa tornò a casa. Inventò che doveva pagare una visita privata per una delle bambine e prese duecentomila lire pensando così di tenere buona l'usuraia.
         Quella prese i soldi ma ribatté che aspettava in tempo breve gli altri, altrimenti gli interessi sarebbero cresciuti: "Il tempo Sabrina, ricordi? Il tempo scorre e più scorre più gli interessi crescono!"
         La fragile intelligenza di Sabrina iniziò a vacillare e il marito si accorse che qualcosa non andava. La interrogò e alla fine, vinta dall'angoscia, l'incosciente gli scaricò addosso il carico che non riusciva a sostenere da sola. L'uomo crollò su una sedia con la testa fra le mani. Disperato informò i suoi genitori del disastro. La madre andò su tutte le furie: "Hai sposato una matta! Questa donna è una rovina! Ah, ma i suoi genitori debbono saperlo, lo debbono sapere che razza di scema è la loro figlia! Debbono rimediare loro a questo guaio!"
            Ci fu una drammatica riunione familiare in cui ognuno riversò la propria angoscia in una lite collegiale e in cui i genitori di Sabrina tentarono di difendere la loro figlia non riuscendoci.
            "Lo pagate voi il debito che ha fatto vostra figlia! Lo pagate voi!" Urlava la suocera sostenuta dal marito. Il figlio era attonito e assente in mezzo a quell'urlìo. Sabrina piangeva cercando con le lacrime di lavare il disastro che aveva fatto.
           Quando fu sola con i suoi, per levarsi dalle spalle la sua colpa, accusò la suocera di essere stata lei ad accumulare quel debito: "Che ne so io, che ne so io! - Diceva continuando a piangere - Era lei che gestiva i soldi del figlio negli ultimi tre anni e chissà che ha fatto!"
         E' tipico dei deboli che finiscono nella rete degli usurai dire bugie e inventare accuse e scuse fantasiose per coprire le loro malefatte.
       Giustamente malefatte, giacché lo sono, anche se non possono essere invocate a detrazione dell'enorme carico di merda che ricopre gli usurai: insetti più che esseri umani, perché non hanno remore né ritegno nel lucrare sulle malefatte altrui. Una delle peggiori genìe umane è la specie usuraia.
          Il debito di Sabrina fu pagato in parte dai suoi genitori, in parte dal marito, in parte dai suoceri, ma ci fu una inevitabile, tristissima coda.  
        Quando Sabrina consegnò il denaro alla sua aguzzina era passato un poco di tempo da quando quella le aveva comunicato l'ammontare del suo debito di tre milioni gravato dagli interessi usurari e l'accolse così: "Per me va bene bambolina mia, ma da quando me li dovevi dare sono passati due mesi e...."
         "Il tempo di metterli insieme!" L'interruppe Sabrina con affanno.
        "Va bene. Ma ora non dipende più da me, - fece quella con arida e fredda indifferenza - ma da chi mi passava i soldi per darteli e quello vuole di più. Te la vedi con lui."
        La povera sventurata si sentì diventare un nulla, più di quanto già non fosse nella sua umana realtà, e chiese: “ Come?... N..non erano soldi tuoi?"
          "Noooo! Bella mia, io sono una pensionata! E chi me li dava? E' il Sig. Casali che me li dava e tu hai tardato e ora tutta la faccenda è lievitata a venticinque milioni di lire! Io li do tutti a lui questi, trattengo solo una piccola percentuale per l'incomodo. Veditela con lui."
          "Ma chi me la da la differenza fino a venticinque milioni?!!! - Proruppe la giovane disperata. - Questi me li hanno dati i miei, mio marito e i miei suoceri! Non posso chiedere più niente!"
          "Vai da Casali, - disse calma e sicura il braccio dell'usuraio - vai e parlaci."
        Questo Casali era un vecchio pensionato fra i 60 e i 70 anni, noto nel quartiere per essere uno che, su richiesta, prestava soldi. C'era chi diceva che lo faceva per aiutare la gente e chi, non tanto a bassa voce, che era un usuraio. L'aspetto era incolore e mite, dunque non si sapeva quale fosse la verità. Chi aveva ricevuto da lui prestiti aveva tutto l'interesse a rimanere zitto e dunque nessuno sapeva dire cosa accadeva se chi aveva ricevuto il prestito non restituiva i soldi. Apparentemente tutto si svolgeva regolarmente: Casali prestava e riaveva sempre indietro i soldi dalle persone a cui aveva fatto quel favore.
        Quando Sabrina andò da lui senza aver detto nulla a suo marito, quello la ricevette nella sua casa grigia e senza lussi e l'ascoltò. Quando lei ebbe finito di piangere e di supplicare lui con estrema calma e indifferenza le disse: "Vieni a letto con me qualche volta e il tuo debito sarà estinto." La poveretta non credeva ai suoi orecchi. Guardò interdetta quell'ometto freddo ed incolore che apparentemente non aveva nulla del satiro o dello sporcaccione, ma non fece in tempo a riaversi dallo stupore che quello le stava già addosso con una insospettata forza infilandole una mano fra le gambe. La vittima rispose con ripulsa a quell'assalto e respinse il vecchio con tutte le sue forze. Quello si ritrasse senza insistere dicendole: "Domani mi devi portare la differenza di quello che mi devi oppure manderò gli esattori a casa tua, o dei tuoi suoceri o dei tuoi genitori."
         "E chi sono?" Chiese tremante.
         "Gente come te che per ripagarmi mi fa di questi favori." La gelida indifferenza con cui lo disse annichilì la poveretta che, come una lepre presa alla tagliola, cedette alle schifose voglie dell'usuraio.
       Ma da quel momento non fu più la stessa. Stupida rimaneva stupida ma senza più candore e iniziò a ripagarsi infliggendo agli altri quello che aveva ricevuto.
        Da sola non sarebbe mai riuscita ma fu il vecchio usuraio stesso ad instradarla. Le fece conoscere persone insospettabili, con mestieri inseriti nel tessuto sociale, che erano fra loro complici di un giro infame e semplice al tempo stesso. La tecnica era sempre la stessa: la ricerca delle vittime. Individuarle era semplice: o giocavano e perdevano a qualsivoglia gioco, molti al Totonero, le scommesse clandestine, oppure bastava stimolare certe donne a spendere facendo apparire che le cose costose erano necessarie, oppure qualcuno che, volendo acquistare o ristrutturare una casa, avendo delle difficoltà con la banca, si sentiva suggerire di rivolgersi ad una finanziaria che faceva condizioni ottimali.

         Le vittime ringraziavano pure per il prestito che alla lunga però si rivelava sempre con un cavillo che faceva scattare gli interessi in su... Allora si rivolgevano al gentile conoscente che aveva dato loro il suggerimento di rivolgersi a quella certa Finanziaria chiedendo se poteva fare qualcosa, ma quello diceva che non poteva fare niente, che avrebbero dovuto leggersi meglio il contratto che avevano sottoscritto, che gli dispiaceva, però se avevano bisogno di denaro lui poteva prestarglielo.. Oppure, fingendo di volerli aiutare, li indirizzava a qualche lavoro saltuario da gente a cui faceva vedere che li raccomandava: ad esempio a ristoratori, magazzini, commercianti... Poi gran parte di quei soldi, pagati rigorosamente in nero, prendevano la via delle tasche di chi riscuoteva gli interessi.        
           Sabrina era ormai dentro un giro del genere e procedeva con un cinismo che aveva preso piede dentro la sua testolina bacata. Cadevano nella sua rete, ovviamente, persone senza intelligenza, che si rendevano conto sempre troppo tardi di chi era quella donnetta sempre pronta a proporre favori.
        Non vi erano rischi di denuncia perché le vittime si vergognavano di rendere palese la loro dabbenaggine, le loro debolezze.
            Nella sua limitata e disturbata mente Sabrina a volte ci provava con persone intelligenti che la osservavano proporre spese faraoniche per una borsa, ad esempio, millantando che lei ne aveva una uguale che costava cinque milioni di lire. Nella sua recita furbetta si spingeva ad entrare con grande faccia tosta nei negozi più costosi per dimostrare a chi sperava di abbindolare che la borsa l'aveva comperata proprio lì, chiedendo se potevano venderle la chiusura di ricambio perché si era rotta! Avuto il diniego dai sorpresi ma gentili commessi usciva, dicendo a chi l'accompagnava in una passeggiata, da lei richiesta con insistenza alla conoscente che sperava di acchiappare nella rete, che quella chiusura costava trecentomila lire, peccato che non l'avevano!
         Con questo genere di persone non le andava bene, ovviamente, ma con quelle stupide stimolava una voglia di emulazione e, per non essere da meno e per far vedere che potevano permettersi anche loro oggetti di lusso, si davano alle spese esagerate ritrovandosi poi in difficoltà.
         Oltre i tipi come Sabrina c'erano dei commercianti con avviate e floride attività commerciali che, per stupidità e noia, si davano al gioco, soprattutto scommesse al Totonero.
            Uno, il Rosso, aveva un negozio di articoli sportivi e viveva nell'agiatezza, finito nel giro dei prestiti usurari per rimediare alle perdite del gioco, arrivò a perdere il negozio e finì su tutti i giornali per una brutta storia di minacce: lo avevano beccato che inseguiva un probabile debitore di usurai per conto di questi. Fu denunciato per aggressione e minacce, arrestato e messo ai domiciliari. Da commerciante benestante si era ridotto a fare il braccio armato degli usurai.
        Un altro, tale Del Re, aveva un negozio di ferramenta ricchissimo di clienti e viveva nel benessere. Finito in mano agli usurai per il vizio del gioco cominciò a fare discorsi riconoscibili a chi ha intelligenza per capire: se si andava nel suo fornitissimo, grandissimo e bellissimo negozio per acquistare, ad esempio, gli alari per il caminetto, ci si sentiva proporre solo oggetti costosissimi e non una gamma di tutti i prezzi, come un tempo.
            "Ma ha solo questi da Lit. 500.000 in ottone?" Chiedeva il cliente un po' stupito.
         "La gente ha ville da miliardari e camini adeguati! Tutti comperano alari e parascintille in ottone!" Rispondeva con sufficienza. Doveva alimentare i suoi aguzzini.

         Poco dopo queste affermazioni magniloquenti il suo negozio storico, situato al centro della città, chiuse i battenti. Dopo poco riaprì in una stradina laterale un bugigattolo ad una sola porta in cui vendeva le rimanenze del suo grande, sfumato, bellissimo Ferramenta.      

venerdì 28 agosto 2015

Sorpresa! E' stata la moglie!

Da: Il Messaggero

Ucciso a bastonate dalla moglie, vicini sotto choc: abbiamo consolato un'assassina

«Mia madre è sotto choc per quello che è accaduto. Si è accorta di aver consolato una assassina». A parlare è uno dei figli dei vicini di casa dei coniugi Longo, ai quali ieri mattina all'alba ha chiesto aiuto Enza Ingrassia, la donna che ha confessato di aver ucciso in una villa di Biancavilla (Catania) il marito Alfio Longo perché violento, inscenando una rapina da parte di due banditi. La giovane parla con i giornalisti da dietro l'inferriata.
«Mio padre - dice - non è in casa e mia madre non se la sente di rilasciare interviste. Oggi i miei genitori stanno peggio di ieri». La ragazza non vuole dare il suo nome ma racconta che in famiglia non hanno dormito e che la madre è molto scossa «stamane si è accorta che ieri ha consolato l'assassina». La donna spiega che i suoi genitori erano in buoni rapporti con i coniugi Longo.

«Il marito aveva tre cani - racconta - e nel periodo invernale, quando noi non ci siamo, portava da mangiare pure al nostro. Certo era strano che nessuno dei cani quella notte avesse abbaiato. Qui la strada è trafficata sia di giorno che di notte e i cani abbaiano anche quando passa qualcuno a piedi». La ragazza racconta anche di litigi avvenuti in passato tra i coniugi Longo. 

«Alfio era un tipo magro e alto, faceva l'elettricista. Ogni tanto prendeva qualche lavoretto. È stato lui a montare il campanello al nostro cancello. Si sentivano spesso con i miei genitori, abitiamo qui da 27 anni. Insieme frequentavano una comunità: i Longo hanno otto tra fratelli e sorelle. Spesso ricevevano parenti».

Arriva la madre insieme con un altro figlio: «Sono troppo scossa per parlare - spiega -. Dopo venti anni di matrimonio se non si va d'accordo è meglio dare un taglio netto... non si finisce mai di conoscere le persone. Vorrei andarmene da qui e non vedere più quella villa. Se volete vi porto acqua, un caffè, ma niente interviste».
Venerdì 28 Agosto 2015
"Non si finisce mai di conoscere le persone..." 
Dice desolata la vicina che pure frequentava da anni quella famiglia. Poi: "Dopo venti anni di matrimonio se non si va d'accordo è meglio dare un taglio netto", in realtà pare che fossero sposati da 40 anni... E la signora, che dalle foto porta molto male i suoi 64 anni, un taglio netto finalmente l'ha dato...
Ma quanto siamo in grado di vedere? E quanto NON vogliamo vedere?
Ora viene fuori che il vicino tanto bravo che "amava gli animali", perché teneva tre cani e dava da mangiare anche al cane del vicino quando questi si assentava, batteva la moglie regolarmente sottoponendola ad ogni tipo di angherie ed ora la vittima, dopo l'ennesima umiliazione, si è ribellata spaccandogli la testa nel sonno, evidentemente unico modo per sopraffare il suo aguzzino-marito. 
La vicina è comprensibilmente sconvolta per averla consolata appena ieri mentre quella fingeva un cordoglio che certo non provava.
Ricordo la barista che raccolse fra le sue braccia Erika De Nardo, come raccontò ai cronisti,  che recitava la parte della figlia sconvolta per aver trovato la madre trafitta da numerose coltellate "dagli albanesi", forse per una rapina...
Capisco che nella vita di tutti i giorni è difficile pensare all'evento atroce che, per fortuna, può anche non avvenire, ma segnali di anomalie nella gente ce ne  sono... E' che preferiamo ridurre tutto ad una normalità che in realtà non c'è... per poter continuare a vivere e.. ad avere rapporti "umani".
Ora i Carabinieri scoprono che il tranquillo elettricista teneva armi in casa, pare anche con la matricola abrasa. Non solo: anche droga. Piante di marijuana e altra essiccata:
Da: La Repubblica
Il mistero delle armi e della droga. I carabinieri hanno trovato armi e droga nella villetta. Durante il sopralluogo sono state trovate circa 20 piante di marijuana, nascoste tra i tralci della vigna coltivata sul retro della villletta, e altre essiccate in mansarda. Qui erano pure le armi, una pistola che è risultata rubata e un fucile calibro 12.

 "Non si finisce mai di conoscere le persone..." E' vero. Oggi so che è vero, ma quando più di 30 anni fa me lo diceva la mia amica Giovanna, purtroppo scomparsa, ci rimanevo male, giacché pensavo, essendo trasparente, che tutti più o meno lo fossero, e mi sembrava di fare torto al prossimo diffidando come lei suggeriva con la sua filosofia di vita.

martedì 25 agosto 2015

Esempio di esperto "nello sputo in alto"



Da quando hanno censurato sul blog di Beppe Grillo un mio civilissimo commento su Matteo Renzi che, evidentemente, contrastava con l'opinione che ne ha il M5S, ho deciso e anche scritto che quel blog non lo leggerò più.
Io non ho paura del confronto civile di idee e le barricate non mi piacciono. Generano mostri ideologici che credono di avere sempre ragione.
Ho fatto un'eccezione per un post che su quel blog hanno pubblicato sulla vicenda dei due Militari della nostra Marina sequestrati da 3 anni, senza che l'India si decida ad istituire un processo e presentare delle prove, leggendone sulle notizie di altri giornali. Volevo rendermi conto se le cose scritte da un tale, che non conoscevo, erano proprio così come riportato da altri giornali.
Ebbene, era anche peggio.
Questo tale si chiama Mario Albanesi e siccome ignoro totalmente chi sia, per ovvie ragioni, ho cercato sul benemerito WEB le sue credenziali.
Ho appreso così che trattasi di giornalista che compare prevalentemente su You Tube.
L'unico sito che dà sue notizie è "comedonchisciotte.org":


Mario Albanesi è un'anziano giornalista umbro, anche se per decenni residente in provincia di Roma, decisamente un personaggio un pò pittoresco, basta cercare qualche suo intervento su Youtube ... ... già redattore del quotidiano romano Paese Sera, in passato creò anche una piccola televisione privata visibile solo nel Centro Italia, Tele Ambiente .... che poi venne derubricata a radio ... ed infine a sito internet ... ambienteweb.org .... credo ormai chiuso anche questo ... 

Frequentemente il blog di Grillo pubblica suoi articoli, soprattutto su questioni di politica internazionale .... ma la impostazione di Albanesi è decisamente vetero-comunista

Chi mi legge da tempo sa che la penso come Voltaire e dunque che ciascuno dica quello che pensa, ma se dice cose fondate su qualcosa che si può discutere, non su fantasie, ipotesi, opinioni basate su supposizioni a senso unico volto solo alla denigrazione.
Leggo che non gli sta bene che vengano chiamati "marò", come non gli piace "parà", e fin qui posso essere persino d'accordo con queste definizioni che sanno un poco di camerata di caserma.  Per il resto questo anziano signore si lancia in una serie di affermazioni denigratorie del suo e mio Paese di tipo disfattista a tutti i costi, perché è più bello criticare che FARE qualcosa per cambiare le cose.
Fa un paragone con la brutta faccenda del Cermis, (di cui mi sono occupata più volte su questo piccolo blog documentandomi), ma non per dire che l'Italia si è fatta mettere i piedi in testa dagli USA, Massimo D'Alema connivente Presidente del Consiglio, bensì per dire che quelli, gli americani, si sono comportati da imperialisti e noi con l'India abbiamo tentato di fare altrettanto.
Mi verrebbe da dire come quel personaggio di Verdone un po' tontolone: "In che senso?"
Casomai ci siamo comportati da "coglioni" totali, accondiscendendo ad accostare in porto manco avessimo transitato in acque indiane. Ma lo sa questo anziano esemplare dello "sputo in alto che ti ricade in faccia" che ci sono documenti pubblicati con la posizione della nave Lexie che era in acque sicuramente NON indiane al momento della disgrazia? Lo sa che l'ora della morte dei pescatori non combacia con l'ora del transito della Lexie in quel punto? Lo sa che c'era almeno un'altra nave da carico straniera che transitava in quel tratto di mare contiguo alle acque indiane? Lo sa che tutte sono armate per difendersi dall'assalto dei pirati? 
In cosa abbiamo tentato di comportarci come gli americani? I quali, glielo ricordo, scorrazzavano sui NOSTRI cieli senza piano di volo e a quote criminali ed è per questo che hanno commesso sicuramente una strage? 
Sono tre anni che facciamo i diplomatici, che strisciamo.
Ma dove lo vede l'imperialismo? Ha le visioni!
E dove vede la certezza che i proiettili nel corpo dei poveri pescatori fossero quelli in dotazione ai fucilieri della Marina? Qualcuno gli ha mostrato le perizie balistiche? Da dove gli viene la certezza? In tre anni l'India ha traccheggiato con rinvii degni della peggiore giustizia italica nel formulare l'accusa, arrivando a minacciare di terrorismo militari italiani messi a difesa di una petroliera, certo di armatore privato, che trasportava però materiale strategico. Oppure Albanesi pensa che abbiamo pozzi di petrolio per mandare avanti la sua auto, ad esempio, o i macchinari delle nostre residue industrie...
Quale superficialità di analisi... direi più che qualunquistica!
Il massimo poi lo raggiunge quando, sputando ancora sull'Italia, scrive ironicamente che l'India lo conosce bene il nostro Paese e i suoi difetti e mali... Ma che cavolo dice questo vecchio giornalista in disarmo? Sta parlando dell'India come se fosse un Paese di alti valori morali! Ma lo ha saputo che i suoi funzionari governativi avevano chiesto corpose mazzette per ordinare gli elicotteri Agusta? Sa come questo nobile Paese, che dovrebbe a suo avviso schifare i metodi italici, tiene il suo popolo? Mai sentito di padri di famiglia che si vendevano un rene per dar da mangiare ai propri figli? Non sono chiacchiere: ho conosciuto personalmente una italiana in dialisi che è andata in India molti anni fa a sottoporsi a questo triste mercato... Un Paese che ha ammazzato Indira Gandhi, poi suo figlio.. L'Italia accoglie immigrati a frotte da quel Paese, vengono a fare i braccianti agricoli... Cosa dà loro il loro "Grande Paese" se sono costretti a venire qui a svolgere i lavori più umili?
Poi questo esempio di esperto dello sputo in alto che gli ricade in faccia si permette magnanimamente di suggerire come si sarebbe dovuto procedere: ammettere la colpa (senza dubbi! Forse lui era sul posto ed ha visto tutto!), essere umili (lo dico alla romana: n'artro po'?!!!), pagare in solido le famiglie dei pescatori....
A questo punto ho capito che questo non ha letto niente, non sa che lo Stato Italiano, chiedendo di riavere in Patria i due Militari e di istituire un processo in Italia che avrebbe acclarato le responsabilità, COMUNQUE ha rifuso le famiglie delle vittime, nell'intento comprensibile di facilitare questa procedura che, nel caso di sentenza favorevole ai due Militari, avrebbe comportato da parte dell'India la restituzione di una penale non dovuta.        






Sono felice che non sono sola a pensarla così. Sotto riporto 3 commenti firmati di altrettanti lettori sul blog di Beppe Grillo. A fianco la foto di Mario Albanesi.



 Albanesi ed i suoi sodali amano condannare a prescindere da un giusto processo in cui si esaminano prove, testimonianze ,fatti,... A loro non interessa la verità ma vogliono e godono che i militari siano condannati anche se innocenti, perché per questa gentaglia un militare e' per l'appunto colpevole a prescindere! Questi scommetto che anche quando fanno la pipì la fanno rossa!!!
Giovanni Russo 25.08.15 15:32| 
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Albanesi rimani nei centri sociali senza confonderti per le persone pensanti. Senza titoli ti arroghi il diritto di giudicare e consigliare su giurisprudenza internazionale. Idiota chi ti ha permesso di farlo su questo Blog.
L'argomento è troppo delicato per permettere ad un nessuno di sproloquiare.
Marcello Malfi Commentatore certificato 25.08.15 15:27| 
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Dovete solo vergognarvi! Due militari Italiani, e le loro famiglie, stanno pagando un prezzo elevatissimo per gli errori clamorosi del senatore a vita Monti, capo del governo all'epoca, unitamente alle scelte dell'allora capo dello stato che avallò il tutto. Invece di prendervela con due poveri cristi che sono capitati, loro si', a loro insaputa, in un giro infernale più grande di loro,dovevate prendervela con i suddetti Monti e sodali che continuano a sedere in Senato, a percepirne gli emolumenti senza che venga in testa a qualcuno di presentargli il conto per il tradimento perpetrato ai danni di due italiani che stavano facendo il loro dovere e non stavano certamente prendendo parte ad un safari.Comunque, anche voi avete perso un'ottima occasione per tacere e fate vostro il vizio italico per eccellenza, il più fesso porta la croce o come dire a pagare sono sempre i più deboli ed i potenti, quelli che hanno determinato questo grave fatto, rimangono al loro posto difesi anche da voi che trovate più semplice condannare la truppa ed assolvere i vertici.Domani mattina, quando vi guarderete allo specchio, sapete già che fare, si proprio quello che state pensando,così almeno mondereste in parte la vostra coscienza, Intanto VERGOGNATEVI!!!!!!!

renato leone 25.08.15 14:21| 
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Beppe Grillo che ospita sul suo blog Mario Albanesi di cui, evidentemente, condivide ciò che scrive.

lunedì 24 agosto 2015

La mano destra non sa cosa fa la mano sinistra...

Da: RAINews.it

Funerali Casamonica. Gabrielli: "Informazioni c'erano ma non ai vertici"

24 AGOSTO 2015 "Seppure in maniera indiretta le informazioni c'erano. Ma come ho scritto nell'informativa al ministro, non hanno raggiunto i vertici delle strutture che potevano assumere comportamenti", a dirlo è il prefetto di Roma Franco Gabrielli riguardo ai funerali show di Vittorio Casamonica del 20 agosto. Il prefetto cita l'articolo 27 del Testo Unico delle leggi sulla pubblica sicurezza per cui "il questore può vietare che il trasporto funebre avvenga in forma solenne ovvero può determinare speciali cautele a tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini" 

Continuano "a fa' ride".
A cosa servono "i vertici" se non sanno quello che gli succede intorno?
Non è una giustificazione: è un'ammissione di colpa.
Perché prendono bei soldi essendo "vertici"? Per stare inerti ad aspettare che qualcuno li informi?
Non per attuare con la loro testa un sistema di controllo assumendosene la responsabilità?
Faranno volare come al solito "gli stracci"? Come i bravi poliziotti che, dopo aver filmato (si immagina con intelligenti e faticosi appostamenti) i Casamonica mentre spacciavano, se li sono visti di nuovo a spasso in base a Leggi e Norme che forse sarebbe il caso di cambiare? 
I politici che non le cambiano sono complici dei delinquenti, i magistrati che le applicano sempre in favore dei delinquenti sono il braccio di questo sistema.
Scrivete relazioni e con questo ve la cavate? 

Racconti di Condominio - Condominio mancato

Condominio mancato


Il costruttore disse a tutti gli acquirenti che lui non aveva costituito il Condominio.
"Queste poche strade interne che avete in comune non hanno bisogno di grande cura. Basta che qualcuno di voi con un po' di buona volontà  si diverta a curare la siepe..."
L'idea di non dover pagare anche il condominio oltre al Consorzio di primo acchito piacque un poco a tutti.
All'inizio ognuno puliva il tratto di strada davanti al proprio cancello e, non tutti, anche lungo il proprio muro di cinta... Poi a qualcuno cominciarono a venire in mente delle novità, ne parlarono fra loro quelli che avevano fatto comunella, poi lo comunicarono anche agli altri, ma non tutti furono d'accordo. Allora si resero conto che forse costituirsi in condominio aveva un senso: si poteva mettere ai voti. Ma il condominio non c'era e nessuno si prendeva la briga di costituirlo.
Il Sig. Buzzurro, che aveva avuto l'idea di costituire un senso unico per le auto all'interno del piccolo comprensorio ed aveva trovato l'adesione del Sig. Poverelli e del Sig. Bestìa, cominciò ad inalberarsi con la Sig.ra Rompini perché si opponeva a tale idea e minacciò di costituire il condominio.
"Io sono ignorante ma so che basta uno solo che prende l'iniziativa!"
"Lo faccia pure." Gli rispose quella.
Ma quello se ne guardò bene.
Dato che era prepotente e affatto rispettoso delle regole, costruì con i suoi alleati dei dossi artificiali lungo le strade di proprietà comune: assolutamente non segnalati e fuori da ogni regola di legge. Ci si inciampava e, senza alcuna luce, al buio c'era il rischio di cadere.
Pur non esistendo un qualsivoglia regolamento di condominio, sugli Atti di Acquisto era specificato che gli spazi di proprietà comune erano adibiti al libero parcheggio, senza specifici posti auto e vietati ai giochi dei bambini.
Il Sig. Buzzurro, come il Poverelli e il Bestìa avevano bambini che lasciavano sciamare urlanti ad ogni ora per le strade comuni. Inoltre il Sig. Buzzurro, il Poverelli  e il Bestìa ritenevano che gli spazi vicino a casa loro erano esclusivi parcheggi delle loro auto.  Se trovavano auto parcheggiate vicino ai loro cancelli le rigavano con la chiave e anche peggio. Di quello che era scritto nei rogiti notarili a loro non interessava nulla.
Qualcuno, più civile, come il Sig. Caporali e il Sig. Urbani si dettero da fare per costituire il condominio, in modo da darsi delle regole.
Cominciavano a capire perché il Codice Civile impone che, se si è almeno in 4 proprietari ad avere proprietà comuni, bisogna costituirsi in condominio. Capivano pure che il costruttore era stato un furbastro a non costituirlo, giacché ora il costo ricadeva su tutti loro. Bisognava pagare un professionista che stilasse una tabella millesimale e un Regolamento a norma di Legge. Dopo aver messo insieme un po' di carte i due volenterosi capirono che non sarebbero riusciti in niente data l'opposizione passiva di Poverelli, di Bestìa e di Buzzurro, che pure l'aveva minacciato quando voleva imporre il senso unico.
Ormai tutto era fermo e nessuno si spingeva fino a dover ricorrere al Tribunale, frenato dalla spesa non indifferente. Persino la Sig.ra Rompini, pur tentata, si disse: "Ma chi me lo fa fare?" E desistette.
Intanto tutto degradava. La siepe in alcuni punti era seccata, la rete di confine mal messa, erbacce ovunque (tranne che lungo il muro della Rompini che puliva puntigliosamente).  L'insieme non aveva più un aspetto signorile come all'inizio.
Purtroppo il senso del bene comune in Italia scarseggia e dunque scarseggia il senso civico.
La triade Poverelli, Bestìa e Buzzurro, ad esempio, rappresentava la percentuale di frustrati ottusi e prepotenti che si ritrova in ogni consesso umano italico. Essi erano convinti che solo il loro pensiero fosse giusto e che dunque chiunque vi si opponeva era un nemico.
In particolare l'avevano con la signora Rompini con la sua arietta civile e precisa che sapeva opporre i suoi dinieghi corroborandoli di citazioni legali.
Ai tre non importava nulla che sui loro rogiti fosse scritto che i bambini non potevano giocare negli spazi comuni, adibiti a libero parcheggio, ma erano arrabbiati perché non avevano potuto istituire il senso unico, che nelle carte non esisteva, fuori da ogni logica essendo le strade strette e, qualora qualcuno avesse dovuto scaricare la spesa o ricevere la consegna di qualcosa, tutto si sarebbe bloccato, potendo le auto camminare solo in un senso. Stante le cose come le aveva lasciate il costruttore si poteva almeno tornare indietro, girando l'auto, ed uscire dalla seconda uscita del condominio mancato.
Il piccolo agglomerato di 24 proprietari fuori legge, rispetto a quanto stabilito dal Codice Civile, era inserito in un Consorzio che comprendeva strade, spazi verdi e fornitura di acqua di pozzo.
Dal rendiconto annuale cominciarono ad apparire mancanze di pagamento delle spese consortili proprio da parte dei prepotenti che volevano imporre agli altri le loro idee, senza peraltro rispettare quel poco di regole scritte sui rogiti.
Un vicino del Poverelli era fra quelli con il debito più alto. Ciò nonostante, vedendo un'auto parcheggiata vicino casa sua, ebbe l'ardire di mettere sul cruscotto un biglietto in cui reclamava il posto auto come se fosse suo. La macchina era di una dei proprietari del condominio mancato che pagava regolarmente il Consorzio e grande fu la sua meraviglia di fronte a tanta sfacciataggine. Ne seguì una breve discussione in cui la moglie dell'insolvente si scusò dicendo che non sapeva di chi fosse l'auto ma che comunque era abitudine che ciascuno la mettesse vicino casa propria.
"E se il posto vicino casa mia è occupato da altri?"
"Beh, certo allora... Me dispiace che lei se sia mortificata."
"Mortificata? Cosa vuol dire? Nessuno mi ha mortificato, né mi sento tale, semplicemente sono meravigliata!"
La moglie dell'insolvente era una donnetta che usava un linguaggio diverso da colei con la quale stava discutendo, laureata ed insegnante, dunque esse davano alle parole significati diversi, come ai gesti. Non vi è nulla di più incomunicabile della distanza culturale e di mentalità.
Ma questa si sentiva e la parte frustrata e prepotente del condominio mancato iniziò a mettere in atto azioni di disturbo nei riguardi della parte più civile. Anche questo avviene sempre, è un fenomeno sociologico a cui nemmeno un regolamento di condominio ed un amministratore possono mettere argine e rimedio.
Buzzurro si intratteneva fino a mezzanotte ed oltre parlando nel suo giardinetto con i suoi parenti disturbando il sonno dei vicini con la sua voce gutturale. Di giorno. seguendo forse consuetudini paesane, un suo parente mise un tavolinetto nella stretta strada comune e attrezzò un gioco a carte come all'osteria.
I pavidi, anche questa è una genìa presente in tutti i consessi umani, trovavano tale allestimento da osteria paesana subito dopo una curva, ma non dicevano niente scorrendo con l'auto piano piano.
Eppure sarebbe stato logico far presente che Buzzurro aveva un giardinetto e non si capisce perché mai dovesse occupare uno spazio comune in tal modo.
Per contro la signora Rompini che era ostinata, a differenza di suo marito che scaricava le cose lontano dal proprio cancello facendo avanti ed indietro con il punto in cui aveva parcheggiato l'auto, si fermava tranquillamente a scaricare la spesa e se qualcuno non capiva da solo che doveva fare retromarcia e passare dalla parte opposta, essendoci una seconda uscita e senso di marcia doppio, lo guardava con finta meraviglia e gli diceva: "Sto scaricando non vede? Le conviene passare dall'altra parte, altrimenti deve aspettare!"
Ma un giorno capitò il Sig. Bestìa che si ostinò a voler passare lo stesso.
"Ma due auto non ci passano.." Disse con calma perfidia la Rompini.
"Accosti la sua e ci passerò! Lei non può bloccare la strada!"
Conscia della frustrazione che ispirava l'ostinazione del Bestìa, la perfida Rompini si avvicinò al suo finestrino guardando la moglie di lui che gli sedeva accanto e che teneva ostinatamente gli occhi bassi: "Ma non fa prima a tornare indietro?" Disse con serpentesca dolcezza.
Ovviamente quello si frustrò ancora di più e volle mantenere il punto.
"Se accosta io ci passo!"
Con la calma di una persona che accondiscende signorilmente alla richiesta assurda di un inferiore, la Rompini si mise al volante e con la dovuta lentezza data la manovra delicata accostò quanto più possibile la sua auto al cancello, dimostrando, anche se non ce ne era bisogno, che lo spazio era quello e non si poteva fare di più.
Allora Bestìa fece una cosa puerile che lo rese ancora più ridicolo: presa una macchina fotografica, che aveva in auto, scattò una foto all'esterrefatta Rompini seduta al volante che lo guardava con esibita meraviglia.
"Questo scemo sta facendo una cosa inutile e anche illegale. Inutile perché non ci sono stati incidenti, anzi, mi riprende accostata in modo esagerato al mio cancello... E poi illegale perché non ha il diritto di farmi foto per la legge sulla privacy... Si potrebbe denunciare per stalking l'idiota.."
Tutto questo pensò la donna, che lasciò che Bestìa si allontanasse con la sua utilitaria, la moglie a testa bassa e la sua testa vuota, senza dargli importanza e peso.
Il condominio mancato cominciava a conoscere cambio di proprietari perché, per motivi diversi, la gente vendeva.
Un tizio, che non aveva mai dato fastidio ignorando le combriccole dei prepotenti poco intelligenti,  aveva un negozio e vendette perché il commercio gli andava male e lo disse. Aveva una moglie che non salutava nessuno e si dava molte arie guidando un costoso fuoristrada superaccessoriato. Lui invece era educato e gentile. Si vergognava un po' perché sua moglie urlava con una voce arrochita da popolana. Un giorno che lui non c'era, suo cognato fu sorpreso dal marito della Rompini a smanettare all'esterno del muro di cinta sui contatori. Vedendolo incerto ed in difficoltà, gli chiese cosa stesse facendo, ma quello risentito gli rispose di non preoccuparsi. Invece il Sig. Rompini aveva proprio motivo di preoccuparsi, giacché il cretino, pensando di chiudere il gas della villetta del cognato assente, chiuse quello della villetta della signora Rompini, che si ritrovò senza gas per cucinare non capendone la ragione e temendo che fosse finito nel bombolone. Suo figlio, che veniva raramente, stava facendo la doccia calda in giardino e si ritrovò a farla fredda, e il disappunto finì quando il marito della Rompini si ricordò dello smanettamento del cognato del negoziante gentile, e verificò che quello gli aveva chiuso il contatore del gas, credendo che fosse della villetta in cui era ospite. Per evitare liti evitarono di andarglielo a dire anche se erano furibondi. Tanto sapevano che il negoziante stava vendendo e che il cretino non avrebbe potuto più fare danni.
Nelle more della vendita e sempre più in difficoltà economiche, il negoziante, unica mente pensante di quella proprietà, si vedeva poco. La moglie riuscì a chiudersi fuori dal cancello di casa senza chiavi. Andò a chiedere aiuto ad un rozzo e ottuso abitante di un adiacente comprensorio costituito da villette a schiera. Questi, nonostante la sua rozzezza, prese una scala e chiese ad un agile ragazzo di provare ad entrare dal balcone, essendo egli piuttosto corpulento. Il ragazzo scavalcò il cancello, che si poteva aprire solo con le chiavi o dal citofono interno alla casa, il rozzo gli passò la scala, quello salì ma la finestra del balcone aveva l'inferriata chiusa, essendo aperto solo il vetro. La superba popolana dalla voce arrochita telefonò all'Agenzia Immobiliare a cui avevano dato l'incarico di vendere, chiedendo se potevano portarle le chiavi che avevano dato loro per la bisogna. Quelli risposero di si, ma ad orario di apertura: alle 16:00, ora erano le h. 14:00. Alla poveretta non restò che sedersi su una sedia, prestatale dal rozzo ma gentile, fuori dal cancello e così la vide la Sig.ra Rompini la quale, pur avendo ben presente che quella signora non l'aveva mai salutata, anche se sapeva che non aveva mai salutato nessuno in quel consesso, le si rivolse così:
"Signora, se vuole l'accompagno con l'auto in città presso l'Agenzia, così appena apre avrà le chiavi e non dovrà attendere che vengano fino qui."
Quella si confuse in ringraziamenti e "non voglio disturbarla... mi dispiace.. quanto è gentile..ecc." ma la Rompini gentile lo era davvero e anche molto umana, solo non sopportava i prepotenti ed i maleducati e dunque l'accompagnò volentieri. Attese con lei che arrivassero quelli dell'Agenzia e, avute le chiavi, la riaccompagnò a casa. Al posto suo, di lì a poco, in quella casa arrivò il nuovo proprietario: un medico.
Il condominio, però, nonostante questi cambi, non veniva costituito e le erbacce lungo i muri esterni aumentavano, la siepe in alcuni punti si seccava... L'unica che manteneva pulito il proprio spazio esterno era la Rompini che però non prendeva iniziative per costituirlo, avendo suo marito deciso di vendere anche loro la villetta sita nel condominio mancato...  

Latorre resta in Italia, Girone in India finché non deciderà il Tribunale Arbitrale de L'Aia

Da: RAINews.it

Caso Marò, Il giurista Ronzitti: "tra Italia e India non vince nessuno"


24 AGOSTO 2015 Il Tribunale internazionale del mare di Amburgo ha chiesto a Italia e India che sospendano "altre procedure in corso" sul caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre rimandando tutto all'arbitrato internazionale dell'Aja. Ma questo cosa significa per i due fucilieri della Marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre? Roberta Rizzo lo ha chiesto a Nicola Ronzitti professore di Diritto Internazionale dell'università LUISS di Roma “Significa che in India non può essere proseguita nessuna procedura né di fronte alla Corte Suprema né di fronte alla Corte Speciale che era stata istituita per giudicare i due Marò”. “Nello stesso tempo  - prosegue Ronzitti - significa anche che il marò che si trova in Italia (Massimiliano Latorre in convalescenza a Roma dopo essere stato colpito da un ictus ndr) resta in Italia perché l’India  non può ordinare a questa persona, dopo la fine del congedo che gli è stato dato, di tornare in India. Significa anche che il marò che è in India (Salvatore Girone) resta in India ma non può essere sottoposto a ulteriori restrizioni. “Per quanto riguarda la giurisdizione - spiega ancora il professore - non è stata decisa perché il tribunale di Amburgo ha detto che è una questione che deve decidere il tribunale arbitrale. Quindi tutto è congelato, la situazione è congelata fino alla decisione di quest’ultimo”.  “Non vince nessuno – è la valutazione di Ronzitti - ma per noi il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. Intanto bisognerà accelerare la procedura della costituzione di questo tribunale arbitrale e poi bisognerà  vedere il tribunale arbitrale cosa decide in merito alla giurisdizione. Da chi sarà composto ancora non lo sappiamo: sono stati nominati due giudici uno da parte italiana, uno da parte indiana, ma devono essere nominati altri tre giudici”.