venerdì 20 novembre 2015

Sicurezza colabrodo

Da: Il Messaggero

Parigi, Abaaoud dopo le stragi è tornato a casa in metro senza biglietto


Abdelhamid Abaaoud ha preso la metro subito dopo gli attacchi. Il terrorista ucciso nel blitz dell'altro ieri era stato filmato dalle telecamere della videosorveglianza alla stazione Croix-de-Chavaux, sulla linea 9, a Montreuil, il comune alle porte di Parigi dove venne ritrovata la Seat nera carica di kalashnikov. 

Secondo BFMTV, due telecamere della videosorveglianza lo filmano mentre passa, senza aver pagato il biglietto, i tornelli del metro. È a circa cinquecento metri da questa stazione della frequentatissima (e lunghissima) linea 9 - che collega l'est e l'ovest della capitale, da Montreuil a Pont de Sèvres - che è stata ritrovata la Seat nera della morte, quella usata per gli assalti ai tavolini di bar e ristoranti. Questo potrebbe lasciare pensare che il jihadista belga potesse essere presente a bordo dell'auto durante il massacro e che una volta parcheggiato abbia ripreso la metropolitana. «Senza dubbio per tornare fino all'appartamento di Saint-Denis», scrive Le Parisien, riferendosi al covo dove è morto durante l'assalto delle teste di cuoio.


Noi ci siamo passati con le Brigate Rosse e soprattutto con il rapimento ed il successivo omicidio di Aldo Moro.
Si disse, e molti lo pensano ancora, che fosse impossibile occultare Moro in una città blindata ed infine farlo ritrovare morto dentro un'automobile parcheggiata in centro.
Si pensò, e molti lo pensano ancora, che i Servizi deviati, coadiuvati dalla CIA, si erano infiltrati nelle Brigate e le avevano teleguidate ed aiutate, altrimenti non sarebbe stato possibile giungere a tanta sicura sfrontatezza.
Altri dissero, e dicono ancora, che "è impossibile controllare tutto e soprattutto una città come Roma"...
Parigi è molto più grande... Forse è per questo che un terrorista, dopo una strage e con una città in cui brulicano gli immediati controlli, possa addirittura tornarsene a casa in Metro beffandosi anche del controllo, che avrebbe dovuto esserci, del biglietto? Una sfida in più al destino, un modo per attirare su di sé l'attenzione, qualora qualcuno degli addetti si fosse accorto del suo entrare in Metro senza biglietto? Al contrario avrebbe dovuto defilarsi cercando di non attirare su di sé in alcun modo l'attenzione... Eppure nessuno se ne è accorto... E qui la CIA e i Servizi deviati non c'entrano di certo.

Se se ne può trarre una conclusione questa è necessariamente che la sicurezza, sia in Italia con le Brigate, sia oggi in Francia, è un colabrodo.
Un'altra similitudine che mi viene da fare la rubo a mio marito che l'ha fatta amaramente parlando con me dell'argomento: molti musulmani con il loro silenzio e, in qualche caso, con frasi esplicite, hanno giustificato le azioni di questi estremisti assassini che sparano su gente disarmata, come alcuni comunisti italiani che dei brigatisti dicevano "sono compagni che sbagliano"; anche loro sparavano a gente disarmata.

François Hollande nell'immediato, emozionatissimo, ha parlato della "fermeture des frontières", ma apprendo, da fonti dirette e certe di persone che dall'Italia passano frequentemente la frontiera a Ventimiglia verso la Francia e viceversa, che "non hanno trovato file come temevano, dati i proclamati controlli più rigidi"  e tutto è come prima. Dunque da una parte i proclami e l'enfasi dei media e dall'altra la realtà oggettiva vissuta in questi giorni da chi lì passa avanti e indietro...
Sicurezza? Boh?!

giovedì 19 novembre 2015

Psicosi da attentati

Da: Libero Quotidiano.it


Terrorismo, la mappa degli obiettivi a rischio in Italia16 Gen 2015


Simboli culturali, edifici religiosi, redazioni giornalistiche, sedi governative, scuole per stranieri, ambasciate, aeroporti, stazioni, metropolitane e acquedotti. Sono migliaia in tutta Italia gli obiettivi ritenuti sensibili dopo gli attentati terroristici in Francia. Massima allerta a Roma dove il prefetto Giuseppe Pecoraro ha chiesto un rafforzamento delle forze dell’ordine. La Capitale è ritenuta tra i luoghi più a rischio dopo gli inquietanti proclami del califfo al-Baghdadi che ha minacciato di conquistarla, e le indiscrezioni  della Nsa, diffuse dal giornale tedesco Bild am Sonntag, secondo cui nelle intercettazioni sarebbe stato fatto anche il nome della città eterna.
La Capitale - Tra i sorvegliati speciali ci sono il Colosseo, oggetto di minacce sul web da parte di simpatizzanti dell’Is, San Pietro, simbolo per eccellenza della cristianità, e la sinagoga. Sono considerati ad alto rischio anche luoghi di aggregazione come l’aeroporto Leonardo Da Vinci, la stazione Termini e le fermate della metropolitana, in particolare quelle più centrali.

Questo articolo di cui pubblico solo l'inizio non è di oggi, dopo gli attentati di Parigi, ma è del 16 gennaio 2015!!!





Da: Il Messaggero

Fbi lancia allarme in Italia: «San Pietro, Duomo e La Scala prossimi obiettivi dell'Isis»Giovedì 19 Novembre 2015,

A cinque giorni dagli attacchi di Parigi, scatta l'allarme rosso anche in Italia: l'Fbi ha inviato alle autorità di sicurezza una segnalazione in cui vengono indicati la basilica di San Pietro a Roma, il Duomo e la Scala di Milano come possibili obiettivi di un attentato. 
Ma non solo: nella segnalazione arrivata dagli Stati Uniti vengono indicati i nominativi di cinque soggetti arabi che potrebbero essere presenti nel nostro paese, personaggi sospetti da ricercare.
E' passato quasi un anno fra i due articoli, ma ora è allarme vero e persino io, che mi taccio di non essere allarmista e paurosa, soltanto molto pragmatica, ho notato in me una debolezza che comunico a chi mi legge: ieri ero a far la spesa nel solito Supermercato Carrefour dove vado di solito. Vedo davanti a me un arabo, fra i 25 e i 30 anni, vestito con dei jeans e una maglia, cammina veloce lungo il banco che espone in parte verdure ed in parte merci alimentari in confezione, è di faccia a me, molto alto, oltre il metro e ottanta, cammina in senso inverso al mio senza carrello o cesto per fare la spesa. Non ci faccio molto caso, penso che è qualcuno che deve sbrigarsi a comperare velocemente qualcosa per il pranzo: siamo fra le h. 12:00 e le h. 12:30. Poco dopo vedo un secondo arabo, più basso, sul metro e settanta, poco più anziano, un poco curvo, porta dei calzoni alla turca, anche lui senza cesta o carrello della spesa, si rivolge in italiano ad una signora che sta facendo i rimpiazzi, lei gli risponde su qualcosa dicendo "costa...la quantità", lui chiede ancora e si allontana senza comperare nulla.
Dopo un po' mi viene da pensare che in quel supermercato di una zona residenziale dei Castelli Romani arabi non ne ho mai visti... E' la prima volta. Ci sono solo dei ragazzi africani, di etnia nerissima, senza permesso di soggiorno, che cercano soldi fuori dal supermercato offrendosi di mettere  a posto i carrelli. All'improvviso penso che Carrefour è francese, che i colori che inalbera nella sua insegna sono quelli della bandiera di Francia... E penso che anche i supermercati possono essere degli obiettivi.. Mi sorprendo di me stessa per avere avuto questi pensieri... 
 


martedì 17 novembre 2015

Il "POST" fa vera informazione

  • 15 NOVEMBRE 2015

Perché alcuni chiamano l’ISIS “Daesh”?

Di recente abbiamo sentito usare il termine "Daesh" sia da Hollande sia da Kerry: è una questione di linguistica, ma c'è di più

Da mesi alcuni importanti leader politici internazionali si riferiscono all’ISIS chiamandolo “Daesh”: è successo anche molto di recente, quando il presidente francese François Hollande ha attribuito a “Daesh” gli attentati terroristici compiuti venerdì 13 novembre a Parigi, e quando il Segretario di Stato John Kerry ha parlato della pericolosità di “Daesh” durante i negoziati internazionali sulla Siria in corso in questi giorni a Vienna. Esistono altri due modi per definire l’ISIS: “ISIL”, cioè una diversa interpretazione dello stesso acronimo che dà origine a ISIS, e ancora “Stato Islamico”, cioè il nome con cui il groppo chiama se stesso dal giugno 2014. C’è insomma molta confusione, anche se molti giornali internazionali oggi usano “ISIS”. Sintetizzando, possiamo comunque dire che usare “Daesh” al posto di ISIS o ISIL o Stato Islamico ha una valenza molto precisa, e cioè quella di escludere parzialmente l’aggettivo “islamico” dal concetto di ISIS.
ISIS o “Daesh”?
ISIL e la sua variante ISIS sono acronimi di “Islamic State in Iraq and the Levant”, la traduzione inglese dall’arabo di Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wa al Sham, il nome che il gruppo terroristico si è dato dal 2013 al 2014 .”Daesh” è invece l’adattamento di DAIISH, cioè l’acronimo tratto direttamente dall’arabo Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wa al Sham (داعش).
L’utilizzo del termine ISIS è ritenuto offensivo per molti musulmani, che ritengono che in questo modo venga legittimata un’accezione negativa dell’aggettivo “islamico”, dato che in sostanza l’espressione stabilisce un collegamento mentale fra la fede islamica e le azioni di un gruppo estremista noto per la brutalità delle sue azioni. In passato ci sono state anche diverse campagne rivolte a media internazionali per chiedere di smettere di usare il termine ISIS. Il termine “Daesh” per i musulmani è più sopportabile perché nonostante si riferisca alla stessa cosa di ISIS, la sua pronuncia in arabo è simile a una parola che stando a quanto scrive il Guardian significa “colui che semina discordia”. La traduttrice Alice Guthrie ha inoltre scritto che “Daesh” ha una connotazione “sinistra” perché «sia la forma sia la combinazione delle sue lettere rimanda alle parole della al-jahaliyya, l’età oscura pre-islamica o “era dell’ignoranza” che sebbene ricca in termini di eredità poetica e narrativa ha una connotazione negativa e “barbara” nell’immaginario popolare». Associated Press ha raccontato che a Mosul, una città controllata dall’ISIS in giugno, alcuni miliziani del gruppo hanno minacciato di tagliare la lingua a chiunque si riferisca pubblicamente a loro col termine “Daesh”.
Un’altra questione
Esiste un’ulteriore ambiguità: alcuni leader politici internazionali – fra cui Barack Obama e David Cameron – usano “ISIL”, un acronimo di “Islamic State in Iraq and the Levant” leggermente diverso da ISIS. L’ambiguità data dall’uso di “S” o “L” come lettera finale dell’acronimo deriva dalle difficoltà di tradurre il concetto che in inglese traduciamo come “Levant”. In arabo corrisponde a una regione che comprende il sud della Turchia, la Siria, il Libano, Israele, la Giordania e la Palestina e che veniva chiamata “Grande Siria”: era il nome che le diede la Francia quando ottenne il controllo della zona dopo la Prima guerra mondiale alla fine dell’Impero ottomano (ma è un concetto che esisteva già da secoli).
E noi?
Stando alle ricerche su Google il mondo si è abituato a chiamare il gruppo terroristico di cui stiamo parlando “ISIS”: un grafico pubblicato da Vox e basato sulle ricerche di Google mostra che il termine “ISIS” è cercato molto più spesso di “ISIL” e “Daesh”.


Figli perduti


Per spiegarsi i comportamenti dei figli si cerca sempre qualche colpa nei genitori: a volte ci sono. Ma a volte no.
Il padre di questo giovane assassino che aveva circa l'età di Valeria, forse vittima di un proiettile sparato proprio da lui, ha fatto di tutto per riportare a casa suo figlio. In Francia aveva un lavoro: conducente di Autobus... Il fatto che fosse cresciuto in una periferia non è spiegazione sufficiente per la fine che ha fatto: una donazione estrema all'odio, sparare su gente come Valeria, ignara e senza armi, ed infine finire in mille pezzi consapevolmente.
Lo strazio di suo padre, il viaggio faticoso e difficile per un uomo di 67 anni, mi rendono dolorosamente partecipe del suo dolore di genitore che umilmente e disperatamente cerca di recuperare quel figlio perduto. 


Da: Il Sole 24 Ore

Samy Amimour, 28 anni francese. Nato nella banlieue parigina nel 1987, originario di Drancy, nella regione della capitale francese, è tra gli assassini del Bataclan. La famiglia risiederebbe a Bobigny, una delle zone dove sono scattati raid della polizia. I servizi francesi lo tenevano d'occhio da tempo, era stato incriminato nell'ottobre 2012 per associazione a delinquere legata ad un'organizzazione terroristica «per un progetto di partenza verso lo Yemen, poi accantonato». Dopo aver «violato il controllo giudiziario nell'autunno 2013», è stato spiccato un mandato di arresto internazionale nei suoi confronti. È più o meno in questo periodo che Amimour, descritto dalla famiglia come un giovane gentile e timido durante l'adolescenza, è partito per la Siria, dove si trovava ancora nell'estate 2014. La sua famiglia ha spiegato che le speranze di vederlo tornare si sono ulteriormente affievolite perché l'assassino si era sposato in Siria.
di Angela Manganaro 


Da: TGCOM24


Attacchi Parigi, viaggio in Siria per salvare il figlio dall'Isis: ma è stato tutto inutile

Samy Amimour, 28 anni, è uno dei kamikaze del teatro di Bataclan. La storia pubblicata su "Le Monde"


Il padre di uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere al Bataclan era volato in Siria nel vano tentativo di strappare il figlio alle file dello Stato Islamico. Nel 2014, il quotidiano "Le Monde" raccontò la sua storia che oggi, ripubblicata sul sito internet del giornale, dopo gli eventi di Parigi, assume una dimensione ancora più tragica.
Il viaggio - Dopo un lungo viaggio di tre settimane, tra mille peripezie e rischiando la vita, Mohamed, un commerciante franco-algerino di 67 anni residente nella banlieue di Parigi, riesce finalmente ad arrivare nel campo dell'Isis in Siria dove si è arruolato un anno prima il figlio ventisettenne.

L'incontro con il figlio - Siamo nel giugno del 2014. Il caldo insopportabile. E l'incontro è glaciale. Samy "era accompagnato da un altro tizio che non ci ha lasciati soli neanche per un attimo. E' stato un incontro molto freddo. Non mi ha voluto portare a casa sua, nemmeno mi ha detto come si era ferito (il futuro kamikaze del Bataclan, reduce da Raqqa, camminava allora con le stampelle, ndr.), né se era un combattente". 

Il padre tenta il tutto per tutto - Quella sera, nel campo dell'Isis, il papà a pezzi per il mutismo del figlio si gioca l'ultima carta. Sfila dalla tasca una lettera della madre: "Nella busta avevo infilato 100 euro. Lui si è messo a leggere in un angolo, poi mi ha restituito i cento euro dicendo che non aveva bisogno di soldi". Devastato da tanta freddezza e già indebolito da un'intossicazione alimentare e con il passaporto sequestrato dai jihadisti Mohamed cerca un cenno di apertura da parte dei compagni miliziani di Samy. Ma niente. Questi si limitano a mostrargli le immagini di altri jihadisti torturati dal regime di Bashar al-Assad. 

Il ritorno in Francia - L'uomo riottiene il suo passaporto, rientra in Francia, sconfitto. Presto capirà che il suo viaggio non è servito a niente. Che è stato un fallimento. Samy è perso per sempre, il figlio non tornerà più in Francia. Anzi lo farà. Ma solo per un'ultima tragica spedizione di morte al Bataclan. Ex conducente dei bus parigini della Ratp licenziatosi nel 2012, Samy Amimour era nato a Parigi nel 1987. Dal 2013 era oggetto di un mandato di cattura internazionale perché aveva violato la sua libertà vigilata, dopo essere stato messo sotto inchiesta, nell'ottobre 2012, per associazione a delinquere con fini di terrorismo.

lunedì 16 novembre 2015

La dichiarazione di Guerra c'è: cosa fare?

Tutti si interrogano e qualcuno si risponde su cosa fare dopo questa strisciante dichiarazione di guerra.
Strisciante perché è iniziata da molto tempo, con l'attacco alle Torri Gemelle di New York, con fiammate in varie zone del mondo, che qualcuno ricorda iniziando sciocchi paragoni che dividono invece di unire.
Ho letto che "non si è dato lo stesso risalto di Parigi alle stragi in Kenia e a Beirut". Non è così. Ma non bisogna ignorare i simboli giacché per questi deliranti islamici, autodichiaratisi Stato, Parigi è un simbolo importante: è il cuore dell'Europa ed il luogo dove si affermarono le idee della Rivoluzione che ha cambiato la cultura e la Storia. Da allora, 1789, ci sono stati vari tentativi più o meno riusciti di Restaurazione, che però non hanno cambiato la Storia e la Nuova Cultura nata dalla Révolution!
Entrare in Parigi in vari punti della città e sparare sulla folla inerme in una sera qualsiasi di un giorno qualsiasi è la dichiarazione di Guerra finale e non si può aspettare oltre minimizzando come fanno politici e gente comune.
Quello che hanno appena fatto ai poveri turisti russi di ritorno da una serena vacanza in Egitto, e di rimbalzo a tutti gli egiziani pacifici musulmani che con il turismo ci vivono, come quello che hanno fatto a Beirut e in Kenia e prima ancora altrove, senza fare l'elenco, esige una risposta.

Per me la risposta NON è quella che in Italia propone Salvini: armiamoci e partite!
Beirut, pochi giorni fa

Il problema non si risolve andando sui territori occupati dall'IS con i soldati di terra e bombardando.
Il problema si risolve con due argomenti, che nel fiume di parole che si sentono nei dibattiti televisivi sono stati appena sfiorati o accuratamente evitati: finanziamenti e armi!
Solo questi sono i 2 mali e stupisce che non si parli essenzialmente di questi.
Parlando facevo un paragone con la Mafia: si parla sempre che l'attività più redditizia è data dal traffico di droga.
Chi l'alimenta?
Ma è ovvio: CHI LA CONSUMA.
Altrimenti, non sapendo a chi venderla, la Mafia non avrebbe la fonte del suo maggior guadagno che crea la sua ricchezza da reinvestire poi in altre attività.
Così è per questi folli assassini che vorrebbero imporre a tutto il mondo la loro visione dell'esistenza umana: una esistenza basata su un immaginario Allah sanguinario, opprimente ed oppressivo, annichilente nei confronti della donna, senza allegria e senza gioia se non il piacere della Morte
Sembra che, oltre a Paesi come l'Arabia Saudita ed il Qatar che finanziano l'IS, questi assassini organizzati si finanzino anche con il petrolio che vendono a Paesi come la Turchia ed il Kurdistan.
Bisogna tagliare questi finanziamenti e per questo non servono bombardieri né sangue di soldati: serve un lavoro politico aiutato dalle informazioni dell'Intelligence dei vari Paesi coalizzati contro l'IS.
L'approvvigionamento delle armi. 
Non provengono SOLO dagli arsenali americani, iracheni ecc. saccheggiati... Le munizioni a quest'ora sarebbero finite... 
I Servizi dei vari Paesi coalizzati lo sanno e i Poteri politici di questi Paesi DEBBONO fare mea culpa ed un deciso RESET.
Chiarezza dunque e una decisa volontà nell'agire.
Politicamente bisogna rimuovere il destabilizzante regime della belva siriana Assad che ha scatenato la reazione di altre belve, in parte finanziate da noi andando a "salvare" due inutili sciagurate. 

domenica 15 novembre 2015

Valeria: fine dei sacrifici e dei sogni...

Da: "Il Piccolo"

Massacro di Parigi: "Valeria è morta"

Lo ha detto il padre del fidanzato, che era con la giovane veneziana di 28 anni al concerto rock in cui ha fatto irruzione il commando terrorista, facendo 89 vittime. Il corpo sarebbe stato identificato dalla polizia
VENEZIA. Valeria Solesin sarebbe morta nell'attentato al Bataclan. Lo ha detto all'Agi Corrado Ravagnani, il padre di Andrea, il fidanzato trentino della giovane che si trovava con lei al momento dell'attacco venerdì sera nella sala concerti Bataclan a Parigi in cui tre attentatori suicidi hanno ucciso 89 persone.

 "Purtroppo Valeria è morta". Con voce distrutta dal dolore Corrado Ravagnani ha comunicato la notizia del ritrovamento del corpo della giovane, compagna di suo figlio Andrea. Valeria, 28 anni di Venezia, era borsista alla Sorbona e venerdì sera si trovava all'interno del teatro Bataclan di 
Parigi nel momento dell'attacco terroristico. Assieme a Valeria c'erano anche il fidanzato Andrea Ravagnani, 30 anni di Dro, rimasto leggermente ferito ad un orecchio, Chiara Ravagnani, 25 anni sorella di Andrea e il suo fidanzato Stefano Peretti di Verona, tutti e due rimasti illesi.
Valeria Solesin, veneziana di 28 anni

Se gli ospedali erano blindati non credo che potevano esserlo per il personale diplomatico.
Forse la mia è una critica ingiusta, ma compito dei consoli è anche uscire dai consolati ed andare in giro per gli ospedali se serve.
Temo, invece, salvo smentite, che si siano limitati ad attaccarsi al telefono dai loro uffici.

sabato 14 novembre 2015

Cosa fa il nostro Console a Parigi?

A 24 ore circa dall'attacco a Parigi una nostra connazionale, Valeria Solesin, 28 anni, laureata veneziana che vive a Parigi per motivi di studio e di lavoro da 4 anni, NON SI SA ANCORA CHE FINE ABBIA FATTO: dispersa.
Con quello che ci costano i Consolati in giro per il mondo, forse sarebbe il caso che il Console prendesse la foto di Valeria e cominciasse a girare le Morgues degli Ospedali di Parigi e, sperando che lei non ci sia, i reparti dove sono i feriti.
In poche ore la famiglia di Valeria, di cui si può immaginare l'angoscia, potrebbe avere una risposta.
Per quanto blindati gli Ospedali hanno sicuramente necessità di identificare prima possibile i cadaveri o sapere chi hanno in cura impossibilitato ad esprimersi dalla gravità del ferimento.

Il fanatismo feroce islamico dichiara guerra all'Europa

I barbari dell'Islam hanno dichiarato Guerra all'Europa colpendo Parigi al cuore.
Hollande dichiara lo Stato d'Emergenza e la chiusura delle frontiere.
Tutto è da decidere anche in Italia, ma non si può sottovalutare questo attacco e bisogna prevenire stragi sparse anche all'interno del nostro Paese.
I fanatici assassini e suicidi insieme possono infiltrarsi ovunque, come i batteri in un organismo, e ci vuole subito l'antibiotico necessario a decimarne le colonie.
Essi hanno già dimostrato che vogliono uccidere e basta, il loro fine è l'annientamento di tutti coloro che non la pensano come loro: da Parigi a Mosca, vista la ferocia con cui hanno ucciso i turisti russi fra cui 27 bambini.
Le civiltà non barbare tutte insieme debbono eradicare questo cancro umano. Non c'è alcuna altra strada per difendere la vita e la civiltà.
La presenza del Vaticano all'interno del nostro Paese ci rende vulnerabili, soprattutto con l'iniziativa presa dal Papa di indire da un giorno all'altro un Giubileo che spalancherà le porte italiane a gente che arriverà da tutto il mondo per un lungo periodo.
Mi spiace usare le parole di Karl Marx: "La religione è l'oppio dei Popoli." Ma è proprio così. Il bisogno di darsi delle risposte sull'esistenza e di esorcizzare le paure, le insicurezze, fa si che i popoli si aggrappino a sogni e speranze che creano tanti mali.
L'Islam ha generato mostri, in nome di un Allah che non esiste uccidono e si lasciano esplodere, la religione cattolica apre le porte a tutti trascinandoci in rischi che il futuro ci dirà se si tradurranno in mali maggiori.

venerdì 13 novembre 2015

Numero di visite del blog alle h. 11:40 di oggi

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Ogni tanto pubblico la pagina delle Statistiche del blog: questa la situazione rilevata all'ora del titolo di oggi.
Il dato dell'ultimo mese tocca quasi gli 11.000 ingressi.

mercoledì 11 novembre 2015

Vincenzo De Luca: un ladro? No. Un corrotto? No. E allora?

In questo stravagante Paese in cui, ormai lo dicono senza inutili ipocrisie anche i vari commentatori in RAI,  "c'è uno scandalo al giorno sulla corruzione", Vincenzo De Luca NON ha rubato, NON è un corrotto, ma ha una condanna per abuso d'ufficio per aver nominato "project manager", per la realizzazione del termovalorizzatore, un geometra invece di nominarlo "coordinatore". I solerti magistrati scrivono che è stato fatto per far avere un compenso più alto al suo collaboratore.
Per questo Vincenzo De Luca, né ladro, né corrotto, ma ottimo amministratore della sua città, Salerno, non può rimanere a fare il Presidente della disastrata Campania per la Legge Severino!
Ora viene fuori che il marito della giudice, che ha scritto sentenza favorevole per l'insediamento a Presidente di Regione di De Luca, ha millantato che tale sentenza avrebbe potuto essere a lui sfavorevole qualora non gli avessero dato in cambio una buona posizione nella Sanità campana. La giudice prende le distanze e dice che si sta separando da cotanto marito e dunque appare strano che per lui si esponesse a tale mercato, dicendo quindi implicitamente che tale sentenza è solo frutto di punta di diritto!
Che dire? Che in un Paese in cui i corrotti di vario livello e calibro continuano a restare sulle loro poltrone e posti di lavoro, Vincenzo De Luca, ottimo amministratore, dovrebbe andare a casa.
Forse perché è troppo bravo e invece di trascinare le cose le fa?

Da: Huffington Post
Il processo riguardava la nomina di Alberto Di Lorenzo a project manager per il termovalorizzatore di Salerno da realizzarsi in località Cupa Siglia, che nel 2008 era nelle competenze di Vincenzo De Luca in quanto commissario e incaricato dal Governo.

Da: Wikipedia:
Durante il Terzo mandato di Vincenzo De Luca da Sindaco di Salerno la città ha raggiunto il primato nazionale tra i comuni capoluogo per la percentuale di raccolta differenziata (74%) ed è stato avviato un piano di informatizzazione dei sistemi e dei pubblici servizi.[48][49]Nel marzo 2010, viene reso noto che Salerno è stata scelta dal Ministero dell'Ambiente per partecipare all'Expo 2010 di Shanghai per i grandi interventi in tema ambientale, di clima e di energia rinnovabile, all'interno del progetto Italian Urban Best Practices. Partecipa all'Expo anche nell'ambito de L'Italia degli Innovatori, grazie al suo sistema informatico multicanale SIMEL.[50]
Le battaglie per la vivibilità e per la sicurezza hanno riscosso consensi anche nell'elettorato di centro-destra tanto che nel sondaggio Governance Poll del 2009 si attestava al 65% delle preferenze, ossia +8% rispetto al giorno dell'elezione.[51]
L'avvio della raccolta differenziata ed il fatto che Salerno sia stata toccata solo parzialmente dalla crisi dei rifiuti della Campania, hanno portato l'amministrazione De Luca sotto i riflettori della stampa nazionale. Nel 2009 il comune di Salerno è risultato l'unico comune capoluogo "riciclone" del centro-sud ed è diventato il primo capoluogo d'Italia per percentuale di raccolta differenziata (72%) raggiungendo a fine ottobre il 74,16%[52]. Dal rapporto di Legambiente, il Sole 24 Ore e Ambiente Italia, inoltre, Salerno risulta la prima città del meridione per qualità ambientale[53]. In particolare, nel luglio 2010 un rapporto di Legambiente attribuisce a Salerno il 60,6% per la raccolta differenziata dei rifiuti e riconferma la città primo capoluogo del sud Italia per la differenziata