giovedì 10 dicembre 2015

Pensionato di Civitavecchia suicida per polverizzazione risparmi

Da: agi.it

Suicida per crack banca. Renzi, serve un'indagine

Roma  - Il presidente del Consiglio interviene sulla tragica vicenda del pensionato suicida dopo aver perso tutti i risparmi depositati in Banca Etruria: "Non sono abituato a strumentalizzare la vita e soprattutto la morte delle persone", ha detto il premier nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
"Naturalmente il governo esprime il proprio dolore e fa le condoglianze alla famiglia. Ma - ha aggiunto il presidente del Consiglio - io dico meno male che abbiamo fatto il decreto perche' senno' la situazione sarebbe stata anche peggiore: almeno, abbiamo salvato migliaia di conti correnti. Tuttavia - ha proseguito - stiamo cercando di poter individuare una soluzione, soprattutto per gli obbligazionisti, nei limiti delle regole europee, una forma di 'ristoro'".
Il premier propone al Parlamento "una commissione di indagine", o "sindacati di valutazione, sul sistema bancario degli ultimi 10 anni. Mi sembra un'ottima idea. Le regole delle banche adesso le decide l'Europa. Molti paesi hanno messo molti soldi per salvare le banche, anche la Germania. L'Italia no. Oggi le regole sono cambiate e anche se volessimo non potremmo fare come hanno fatto altri paesi in passato. Il sistema italiano e' oggettivamente piu' solido di quello tedesco, ma alcune realta' avevano bisogno di interventi immediati".
"In Italia ci sono tante banche, la stragrande maggioranza e' solida e ben governata - ha proseguito - dobbiamo favorire un processo in cui le banche piccole si mettono insieme. Questo vuol dire qualche poltrona in meno e un sistema piu' solido. Negli ultimi 10 anni non e' stato fatto e lo stiamo facendo ora. Lo sforzo del governo va in questa direzione".
LA UE ACCUSA L'ITALIA, "VENDUTI PRODOTTI NON IDONEI" - Dall'Ue arriva l'accusa all'Italia: sono stati venduti prodotti non idonei. Bruxelles attacca: nel caso di Banca Marche, Carife, CariChieti, e Banca Etruria, "c'e' chiaramente una conseguenza per dei cittadini che si sono ritrovati con della banche che stavano vendendo prodotti non idonei", ad ogni modo le misure adottate dal governo italiano per far fronte alla crisi di liquidita' dei quattro istituti di credito "sono state ritenute compatibili con la legislazione europea", dice il commissario Ue per la Stabilita' finanziaria e i servizi finanziari, Jonathan Hill.
LA CEI, "DOBBIAMO FARE DI PIU' - Anche il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, interviene sulla tragica vicenda del pensionato suicida: "Dobbiamo fare molto di piu' perche' in Europa non conti solo il valore del Pil. Vogliamo che questo faccia riflettere un po' tutti quanti a non misurare la vita e il progresso della civilta' soltanto con il Pil o le percentuali dei soldi. Speriamo di no". 
ESPOSTO DEL CODACONS - Il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per il grave reato di istigazione al suicidio. "In particolare vogliamo sapere - afferma il presidente Carlo Rienzi - se eventuali comportamenti di organi pubblici o soggetti privati abbiano potuto in quale modo contribuire al tragico gesto, spingendo l'uomo alla disperazione e quindi al suicidio. Si tratta di un episodio gravissimo, e il rischio maggiore e' quello dell'emulazione".
SALVINI ATTACCA - Sul fronte politico Matteo Salvini chiede "l'azzeramento" della Banca d'Italia: "Sono pagati per vigilare. Cosa vigilavano? Dove erano? Banca Etruria, CariFerrara, MontePaschi, dove sono i vigilanti? Toccava a loro, dovrebbero pagare loro. Le colpe sono equamente distribuite perche' la nuova normativa europea sulle banche, avallata da Renzi, tira in ballo i correntisti, quindi se saltera' una banca d'ora in poi non paga il banchiere, paga chi ha il conto corrente, ma le sembra normale?". (AGI)
Da: Repubblica.it 2 luglio 2015

Approvata la legge Ue, le banche saranno salvate da azionisti e creditori

La Camera approva la legge di delegazione europea, che recepisce 56 direttive e 9 decisioni quadro della Ue. Dal 2016 i problemi degli istituti di credito andranno risolti dall'interno, non con interventi esterni, anche ricorrendo ai depositi superiori ai 100mila euro
MILANO - Il 'bail-in', il salvataggio delle banche ad opera di azionisti e creditori, arriva anche in Italia. La Camera ha approvato la legge di delegazione europea che con 270 voti favorevoli, 113 contrari e 22 astenuti. Il testo recepisce 56 direttive e 9 decisioni quadro della Ue, andando verso una ulteriore riduzione delle procedure d'infrazione a carico dello Stato, che attualmente ammontano a 92.
Il disegno di legge definitivamente approvato oggi a Montecitorio prevede il recepimento di norme in materia di agricoltura, giustizia e salute,  di disposizioni sull'Unione bancaria europea finalizzate alla stabilità dei mercati finanziari (meccanismo di vigilanza unica, vigilanza sui depositi, disciplina della crisi bancaria e il ricorso a strumenti di intervento pubblico), indica principi e criteri per l'attuazione della direttiva in materia di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari e della direttiva sulle sanzioni penali in caso di abusi di mercato, prevede deleghe per l'adeguamento della normativa nazionale a disposizioni sugli strumenti derivati. Potranno poi essere previste soglie più alte per le comunicazioni rilevanti, e dovrà essere di almeno 20mila euro la sanzione per insider trading.

Fra le direttive comunitarie di cui il provvedimento prevede il recepimento, figura quella sul 'bail-in' per le crisi bancarie. La norma stabilisce che dal 2016 i problemi degli istituti di credito andranno risolti dall'interno, non con interventi esterni, anche ricorrendo ai depositi superiori ai 100mila euro, oltre che agli azionisti e agli obbligazionisti meno assicurati. Fra i criteri di delega figura quello per cui il governo dovrà valutare "l'opportunità di stabilire modalità applicative del bail-in coerenti con la forma societaria cooperativa". Un meccanismo, scattato nel caso di Cipro, che ribalta il paradigma visto con la crisi finanziaria: si passa da un sistema in cui la risoluzione delle crisi è imperniata sul ricorso ad apporti esterni, forniti dallo Stato (bail-out) ad un nuovo sistema, che ricerca all’interno degli stessi intermediari le risorse necessarie tramite il coinvolgimento di azionisti e creditori (bail-in).

Che sembri normale o no a Salvini ci dobbiamo stare: l'UE docet.
Ma dimenticavo che Salvini in Europa non ci vuole stare e nemmeno nell'euro. Almeno così diceva fino a poco tempo fa, salvo cambiamenti di rotta..
Negli articoli che riporto non è sufficientemente chiaro che la normativa europea, a cui ci siamo attenuti anche noi, prevede la partecipazione alle perdite per i depositi sopra i 100.000 euro. Stiano tranquilli dunque i piccoli correntisti. Inoltre rimane presentemente in piedi il Fondo Interbancario che garantisce i depositi fino a 100.000 euro:
IL LIMITE DI COPERTURA E’ PER DEPOSITO O PER DEPOSITANTE?

R. Con decorrenza 7 maggio 2011 il limite di copertura per depositante è stato portato da 103.291,38 euro a 100.000 euro, per effetto del Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n. 49 di recepimento della Direttiva 2009/14/CE nell'ordinamento italiano.

Diverso è se si parla di acquisto di azioni o obbligazioni.

Consiglio che non vale niente della sottoscritta: NON investite il vostro denaro in azioni o obbligazioni se NON ne capite a fondo... Guai a fidarsi dei funzionari di banca: stipendiati per acchiappare soldi vi diranno sempre che VI CONVIENE.. 

Omicidio stradale: Renzi e le sue buone intenzioni

Rita Coltellese *** Scrivere: Raccolta di firme per "La legge sull'Omicidio Stradale"

Rita Coltellese *** Scrivere: Art. 589 Codice Penale. Omicidio colposo.

Rita Coltellese *** Scrivere: Fate spazio in galera

Rita Coltellese *** Scrivere: Omicidio Stradale

Rita Coltellese *** Scrivere: Giustizia Terrificante!!

Rita Coltellese *** Scrivere: Per la guida è importante il cervello, non gli occhi

Rita Coltellese *** Scrivere: Omicidio stradale a Rocca Priora

Rita Coltellese *** Scrivere: Reato di Omicidio Stradale

Rita Coltellese *** Scrivere: Reati minori questi??!!!

Rita Coltellese *** Scrivere: M5S: i ragazzi costruiscono e Beppe disfa

Rita Coltellese *** Scrivere: Promesse di marinaio

Rita Coltellese *** Scrivere: Cannabis: opinioni a confronto

Rita Coltellese *** Scrivere: Matteo va avanti

Rita Coltellese *** Scrivere: Omicidio stradale: quando?

Rita Coltellese *** Scrivere: Ancora un Omicidio Stradale

Rita Coltellese *** Scrivere: Prostituzione in strada e Omicidio Stradale: Leggi che i cittadini aspettano da anni!

Rita Coltellese *** Scrivere: Leggi importanti e Leggi che possono attendere...

Rita Coltellese *** Scrivere: Giustizia amara ma Giustizia

So che molti che mi leggono trovano risibili le mie speranze su Matteo Renzi, anche se mi stimano e mi vogliono bene.
Penso che l'esercizio del Potere non può non piegarsi anche alle richieste e alle istanze più diverse. Quello che non si può accettare è che si pieghi a compromessi illegali, come hanno fatto tanti che hanno esercitato il Potere in Italia negli anni trascorsi e passati.
Penso che la formazione cattolica di Matteo Renzi unita alla sua idea di sinistra lo ispiri realmente nelle sue scelte.
Scelte che certo non può imporre così come le ha concepite insieme alla squadra di Governo: già così lo accusano di dittatura.. Ne consegue che le Leggi e le Riforme escono inevitabilmente modificate rispetto al suo pensiero.
Sulla Legge sul reato di Omicidio Stradale ha posto la fiducia e di questo molti si stupiscono. Io non mi stupisco e trovo che in questa scelta sta il meglio di Matteo Renzi. Egli ha fatto una promessa e sente fortemente questo impegno. In queste scelte morali io vedo un uomo, più giovane dei miei figli, che crede in valori che sono anche i miei. Chi è Matteo lo si vede anche dalle sue scelte di vita: il matrimonio, i suoi tre figli.
L'esercizio del Potere sta sicuramente mettendo a dura prova la sua vita privata. Per il tempo che deve necessariamente stare lontano dalla sua famiglia, per l'esposizione mediatica a cui è sottoposta la pur discreta moglie... Se saranno bravi ce la faranno.. Lo spero per loro. 
Intanto lui continua a provare a FARE in mezzo a tante opposizioni.
Debbo dire che le riflessioni di una persona come Nitto Palma, che a me non piace, ma che nel caso della legge in discussione dice cose condivisibili, sono giuste: egli dice che se i magistrati avessero applicato le aggravanti, come descritto nel reato di omicidio colposo, le pene sarebbero arrivate anche a 10 anni di carcere e non ci sarebbe stato bisogno di questa mobilitazione generale contro l'ingiustizia.
Questo argomento lo aveva già messo in risalto l'Avv. Ligotti, all'epoca in IdV come me, ed io ne scrissi in uno dei numerosi post di cui riporto sopra i links. Dunque è la magistratura di nuovo sotto accusa a mio avviso: la sua lentezza, approssimazione, contraddizione, comporta ingiustizia che poi il potere politico cerca di sanare, come la depenalizzazione di 112 reati "minori", che minori non sono, per facilitare il lavoro al secondo Potere dello Stato, discutibile nel suo agire almeno quanto il Potere Politico.
Una infrazione frequente è il NON rispetto nell'immissione nelle rotonde, cosiddette all'europea, della precedenza che si deve a CHI GIA' STA IN ROTONDA : scientemente i prepotenti ignorano il triangolo del cartello verticale come i triangoli della segnaletica orizzontale e tagliano la strada. Qualora il conducente dell'auto già in rotonda suoni protestando, spesso costoro si fermano bloccando il traffico e impedendo a chi ha protestato di proseguire, dando così segno della loro protervia a rivendicare il diritto di NON rispettare il Codice della Strada.
La cosa è così frequente e non punita che si assiste ad automobilisti che, stando già in rotonda, si fermano indecisi per far passare chi si sta immettendo, creando incertezza nella circolazione che si fa confusa e quindi a rischio di incidenti.




mercoledì 9 dicembre 2015

Militari della nostra Marina umiliati dalla politica sporca

Da: Il Giornale

Marò, ora l'India ammette: "I 

proiettili non erano loro". E spunta 

la truffa dei testimoni fotocopia

La perizia: pallottole troppo grandi per essere dei fucilieri. A cui si aggiungono testimonianze fatte con "copia e incolla"

domenica 6 dicembre 2015

M5S è anche questo

Da: Il Secolo XIX
05 dicembre 2015

Il candidato sindaco di Bologna del M5S e la mail dove chiese di raccomandare il suo amico

francesco maesano
Milano - Per Luigi Di Maio, che oltre a essere il frontman sempre meno in pectore del M5S ne è anche il responsabile degli enti locali, a quel nome non c’è alternativa. «Noi su Bologna siamo convinti, andiamo avanti. Massimo Bugani è il candidato naturale. Ci sono state tante occasioni in cui abbiamo detto “se ci sono liste alternative si possono presentare. Adessoandiamo a prenderci Bologna perché le polemiche ci saranno e ci sono sempre, in ogni comunità, però andiamo avanti».
Max Bugani, oggi candidato del M5S come sindaco di Bologna, segnala ad Andrea Defranceschi
Le polemiche cui fa riferimento il vicepresidente della Camera hanno agitato nelle ultime settimane il corpo politico del Movimento da Roma a Bruxelles. La scelta di investire Bugani senza passare dalle primarie ha divaricato una frattura latente al cuore del M5S. «A Bologna si è deciso di non rispettare le nostre regole. Semplici, democratiche, condivise. Questo ha aperto una ferita che resta scoperta e sta creando problemi. Forse ci sono ancora i tempi per rimediare: fare un passo indetto e consultare gli attivisti», parole dell’eurodeputato Marco Affronte, ex collaboratore del consigliere regionale Defranceschi di cui parleremo a breve.
Infatti non è la prima volta che in Emilia, vero incubatore politico del Movimento, le regole fondanti dei Cinquestelle vengono “sorpassate”. Siamo nel 2010. Max Bugani, oggi candidato del M5S come sindaco di Bologna, segnala ad Andrea Defranceschi, allora capogruppo cinquestelle in regione Emilia Romagna, la situazione del suo amico “Nik”. Parliamo di Nik il nero, al secolo Nicola Virzì, camionista e videomaker oggi alle dipendenze del gruppo M5S al Senato.


Lo scambio di email che pubblichiamo Bugani
Bugani, fedelissimo di Casaleggio, è candidato a Bologna
Come dimostra lo scambio di email che pubblichiamo Bugani chiede più volte a Defranceschi di garantire a Virzì un’entrata di «almeno 1500 euro», per il suo lavoro da videomaker. Il consigliere Cinquestelle risponde di non poter offrire garanzie e a quel punto Bugani replica: «Lui sta ancora sperando di poter avere un’entrata di 1500 euro al mese dal Movimento per fare i video. Se questa è anche la vostra idea dategli qualcosa prima che potete perché la situazione è davvero drammatica. Se invece non è la vostra idea, oppure semplicemente non è fattibile, diteglielo subito in modo che possa iniziare a lavorare come camionista e trasportatore». E mentre oggi Virzì lavora alle dipendenze del gruppo M5S in Senato, Bugani, fedelissimo di Casaleggio, è candidato a Bologna, il consigliere Defranceschi è stato espulso dal Movimento dopo una condanna della corte dei conti che gli ha imposto di restituire 7600 euro spesi per acquistare spazi televisivi di comunicazione politica per i Cinquestelle.
Non facciamoci troppe illusioni, anche il M5S ha le sue pecche e quelli che sono acritici, e tessono adoranti solo lodi sperticate, dimostrano un certo infantilismo, l'immaturità di chi vuole fidarsi totalmente per affidarsi poi, credendo che tutto andrà bene.
Quando scrivo di qualsiasi cosa rifletto e mi faccio prima l'autocritica, dunque penso alla mia iscrizione al Movimento Italia dei Valori poi partito. Ebbene, anche quando non mi ero resa ancora conto dell'inconsistenza dei fatti reali di quel partito, rispetto al vento delle parole propagandate, notavo le contraddizioni, scrivendone direttamente e chiaramente sul blog di Di Pietro. Credo che ancora si possano trovare sul WEB quei miei commenti. Comunque alcuni li conservo. 
Pur non sposando alcuna adesione al M5S l'ho però votato e ancora lo sostengo in alcune scelte. Ma ho gli occhi ben aperti e non mi faccio illusioni sulla loro "purezza" di intenti.
Qui è palese che questa persona, che pretendeva per il suo amico uno stipendio sicuro di euro 1500 al mese, è ancora dentro il Movimento e, senza la solita procedura di "sentire" gli iscritti attraverso il blog di Grillo, lo presentano per amministrare una città come Bologna. Mentre colui che non intese accontentarlo in questa bella pretesa è fuori dal M5S.
In compenso il suo amico, camionista e trasportatore, nonché capace di fare delle riprese video (videomaker!!), è sistemato e lavora per il M5S al Senato. 
Euro 1500 al mese per fare delle riprese!
Penso a quanti laureati con master sarebbero felici di avere un reddito simile.
Ci risiamo dunque: gente senza arte né parte che si sistema grazie al partito! In questo il M5S è come tutti gli altri partiti nel loro aspetto peggiore. Una società NON basata sulla preparazione certosina e dunque sul MERITO, bensì sull'adesione o meno ad un partito a cui ci si rivolge per avere un lavoro. In questo caso la faccenda è anche peggiore, perché si fissa addirittura un reddito, pur non sapendo fare granché..

Un aspetto inoltre mi appare oscuro: si è sempre detto che il Movimento 5 Stelle non accetta il finanziamento pubblico, dunque come ha fatto la Corte dei Conti a chiedere conto al Consigliere Regionale del M5S della spesa di 7600 euro?!
Erano dunque soldi pubblici! Probabilmente quelli che le Giunte Regionali votano come finanziamento ai gruppi consiliari.. Dunque il Consigliere Regionale del M5S attingeva a quei fondi..
Che si abbia ben chiaro che non dell'emolumento spettante al Consigliere Regionale si può trattare, se la Corte dei Conti censura tale spesa, giacché tale compenso, che percepiscono i componenti del Consiglio Regionale, essendo personale è come uno stipendio che ciascuno può spendere come gli pare e piace. 
Dunque l'ex-Consigliere a 5 Stelle usava i soldi dati ai gruppi consiliari per le attività di partito. Li accettava.

venerdì 4 dicembre 2015

Un caso di scienza e coscienza

Da: QN

Eluana Englaro, la battaglia di mamma Saturna e papà Beppino

 La madre di Eluana Englaro aveva 78 anni: si è spenta dopo una lunga malattia

Eluana Englaro era una ragazza bellissima. Aveva 22 anni nel 1992, quando un terribile incidente la ridusse in coma e in stato vegetativo. Saturna, sua mamma, si era ammalata quasi subito dopo. Ma aveva resistito, lottando col male fino a quando non aveva perso la speranza di rivedere la sua Eluana riprendersi. Poi si era lasciata andare. Saturna è morta alcuni giorni fa, ma il marito Beppino è riuscito a proteggerla anche stavolta, tenendola lontana dai riflettori e celebrando i funerali in forma strettamente privata. Eluana, ricoverata per 17 anni alla casa di cura Talamoni di Lecco, è morta il 9 febbraio del 2009 in una clinica di Udine. La portò lì suo padre, una volta ottenuta l'autorizzazione a interrompere i trattamenti che la tenevano in vita e considerati un inutile accanimento terapeutico. 


Eluana con la madre Saturna




Un destino sfortunato e tragico come può capitare a chiunque di noi.
Non sappiamo dunque come ciascuno di noi si sarebbe comportato.
Certo vedere una bella figlia di 22 anni crescere fino ad averne 39 in un letto senza coscienza è cosa di uno strazio indicibile. Non so se diverso dallo strazio di non vedere più un figlio morto anche fisicamente. La battaglia del padre, riportata per anni da tutti i media, giunse alla sua vittoria di staccare Eluana dalle macchine che la tenevano in vita per darla definitivamente alla morte.
Da tanti fu capito, da tanti criticato. Ma solo la sua lucida coscienza laica scelse. Nessuno può immaginare la sua sofferenza.
La madre rimase in secondo piano. Scrissero che aveva un tumore... Un tumore che le ha consentito di vivere per 20 anni... Non sono un medico, ma credo che pochi tumori consentano una sopravvivenza così lunga... A meno che non se ne guarisca, ed alcuni tipi di tumore, se trattati dal loro esordio, possono guarire. Ma qui si scrive che ella sarebbe morta a seguito di quella malattia presentatasi appena dopo l'incidente della figlia ed il suo coma.
Anche i medici, sull'interruzione del cosiddetto accanimento terapeutico, hanno opinioni diverse.
Un medico da me interpellato mi disse che una parte del cervello di Eluana dava segnali elettrici e che, dunque, per lui era un delitto staccare le macchine, sia pure dopo 17 anni. Insomma, il coma di Eluana non dava elettroencefalogramma piatto.
Non sono un medico e dunque capisco solo che questo era un caso di scienza incapace di restituire la coscienza ad Eluana, e che il padre, ormai alla soglia dei suoi non vissuti 40 anni, decise con la sua coscienza.    


E

giovedì 3 dicembre 2015

Il mondo a 5Stelle

Da: TGCOM24
3 dicembre 2015

Camera, basta viaggi gratis per gli ex deputati: il privilegio abolito dal 2016

L'ufficio di presidenza della Camera ha cancellato la norma dopo che era stato approvato un ordine del giorno voluto dal Movimento 5 Stelle. Saranno risparmiati 900mila euro l'anno

 - Niente più rimborsi di viaggio per gli ex deputati: ad abolirli è stato l'ufficio di Presidenza della Camera. La mossa consentirà di risparmiare in effetti soltanto 900mila euro l'anno, ma il "privilegio è odioso", denunciano gli M5S, che quest'estate erano riusciti a far approvare a Montecitorio un ordine del giorno al bilancio della Camera anti-casta proprio per abolire tale norma.

Con fatica, il Movimento 5 Stelle riesce a recuperare qualcosa dall'enorme dispendio di risorse pubbliche destinato, con leggi ad hoc, al privilegio degli svergognati che, proprio per queste norme a loro egoistico favore, sono stati definiti CASTA.

Purtroppo il Governo di Matteo Renzi, come sempre accade nella gestione del Potere, ha potuto fare qualcosa di buono, come la Riforma della Scuola, ma i compromessi che l'esercizo del potere impone non consentono di tramutare tutte le buone intenzioni in qualcosa di concreto. Ci hanno pensato i 5Stelle.

Bisogna continuare su questa strada ASSOLUTAMENTE, fino a condurre l'Italia su parametri... diciamo tedeschi?

Promemoria: qualche anno fa è stato reso noto che la Cancelliera Angela Merkel prendeva euro 9000 al mese contro i 20.000 euro mensili del nostro Ambasciatore a Berlino!!!!!! 

Finché questo apparato extralusso e parassitario delle retribuzioni stratosferiche, con aggiunta di privilegi inaccettabili che gravano sulle spalle del popolo italiano, non sarà messo nei binari della normalità, nessun governo sarà interamente accettato dagli italiani.

mercoledì 2 dicembre 2015

Chaouqui: lobbista o PR... o cosa?

Da: Dazebao News

Professione lobbista. Chi sono e cosa fanno. Intervista a Giuseppe Mazzei

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ROMA -  Paese che vai lobbista che trovi. Tempi duri questi per chi ne ha fatto una professione. Giorni di P2, P3, P4 e di dibattito. Chi è un lobbista? Che mestiere fa? Di cosa vive? Dazebao ha incontrato Giuseppe Mazzei, Presidente de “Il Chiostro”, la prima associazione in Italia che li riunisce e che vuol promuovere la cultura, la pratica e la regolamentazione della trasparenza nella rappresentanza degli interessi.
Faccendiere e lobbista: sono la stessa cosa?
Il lobbista  non è un faccendiere. Non si occupa di fare intermediazione di affari né, tanto meno di trafficare in maniera oscura e sottobanco per far lievitare i soldi per sé e per altri, evitando le normali procedure per la conclusione di business.
 Quindi come possiamo definire l'attività di lobbying? 
E’ l’attività di rappresentanza di interessi, profit e non profit, presso coloro che adottano decisioni all’interno dei vari livelli delle istituzioni pubbliche:Parlamento, Governo, Autorità Indipendenti, Pubblica amministrazione, Regioni, Provincie e Comuni. 

Da: Corriere della sera
La Rai annuncia un’intervista esclusiva a Francesca Immacolata Chaouqui, ex membro della Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-amministrative della Santa Sede  al centro dello scandalo Vatileaks2. E subito scoppia la polemica sull’opportunità di mandare in onda l’intervista a una persona indagata e più in generale sul servizio pubblico. L’affondo della Bonaccorsi - Ad annunciare l’intervista è stato l’ufficio stampa della trasmissione Ballarò condotta da Massimo Giannini, nel corso della quale appunto è stato previsto il servizio sulla Chaouqui. «È opportuno che la lobbista Francesca Chaouqui, coinvolta in indagini non soltanto in Vaticano ma anche della Procura di Roma, venga intervistata in diretta e senza controparte, in prima serata in una rete del servizio pubblico come Raitre, nel pieno delle indagini, tuttora in corso? Quale è l’idea editoriale dietro ad un’operazione del genere della trasmissione Ballarò?». È quanto chiede la deputata e componente della Vigilanza Rai Lorenza Bonaccorsi, responsabile Cultura della segreteria nazionale Pd. «Di fronte a una storia torbida costellata di presunti ricatti - prosegue la deputata Dem - veleni, documenti definiti riservati ma che finiscono puntualmente sui giornali, insulti e accuse, viene da chiedersi quale sia l’idea di servizio pubblico che sta dietro la messa a disposizione di uno spazio come quello dell’approfondimento della prima serata di Raitre per un personaggio discusso, che ha tutto il diritto di difendersi ma nelle sedi giudiziarie. Sarebbe poco comprensibile - avverte - se il servizio pubblico corresse il rischio di divenire la tribuna per veleni e accuse in diretta tv, che non avrebbero nulla a che fare con l’informazione».?
Francesca Immacolata Chaouqui, a Ballarò ieri 1 dic. 2015
Massimo Giannini se ne è infischiato alla grande del parere del PD e ha mandato in onda l'intervista a questa discussa ed indagata signora, definita da un giornalismo confuso ora "lobbista" ora "pr" e, addirittura, "bella".  
Il vero giornalismo a mio avviso dovrebbe chiarire le idee alla gente e COMUNICARE.
Invece assistiamo a frasi buttate là con definizioni che nemmeno la gente acculturata sa cosa vogliano dire, oppure a commenti sorprendenti, del tipo appunto "bella" ad una donna che a molti appare decisamente brutta. Il giornalista non deve esprimere i suoi personali gusti, che possono anche ritenere "bella" una simile faccia, ma al massimo scrivere "piacente" di fronte ad una simile fisionomia..
Ma la cosa più sorprendente è la professione che viene attribuita a questa strana persona: "lobbista" o "pr"...
Ma cosa sono codesti mestieri?
L'articolo di Dazebao News cerca di chiarirlo lasciando però non poche perplessità su questa indefinibile professione: con la scarsezza di lavoro anche per persone laureate, superspecializzate in varie discipline, codesta donna giovane assurge ad un posto ambito e lei stessa dichiara di non sapere chi l'ha segnalata. Mentre in altri articoli viene detto che sarebbe stata una signora nobile a segnalarla in Vaticano.
Già qui siamo fuori dagli schemi della realtà quotidiana dove tutti noi ci muoviamo. E quando si è fuori vuol dire che c'è tanto di nascosto e di non detto.
La definizione di "pr", letta in alcuni articoli, rimanda a Pubbliche Relazioni: cioè il NULLA. Chi è uno che si occupa di Pubbliche Relazioni? Qualsiasi lavoro comporta avere rapporti fra le persone, a meno che uno non faccia il guardiano notturno.. Questi mestieri inventati del nostro tempo sono indefinibili ed indefiniti: mettere in relazione, in rapporto, far incontrare persone che debbono concludere affari si potrebbe benissimo definire con l'antica parola SENSALE. 

Questi fumosi sensali vogliono darsi un tono e guai a chiamarli "faccendieri", trista parola venuta fuori con il caso IOR, Calvi e l'inchiesta Mani pulite... Ricordate Carboni? Ora rispunta pure Bisignani... E sempre vengono fuori le varie P1, P2... ecc. riferite a Logge massoniche.
Là dove non c'è chiarezza c'è melma.

martedì 1 dicembre 2015

Sciocche bugie - da NOVELLE NUOVE

Novelle Nuove

Sciocche bugie

Dopo molto tempo che parlava con Serena, la nuova vicina, Clara, iniziò, con un poco di reticenza, a parlare del vecchio silenzioso che spesso era nel loro giardino guardando oziosamente i lavori di ristrutturazione che stavano facendo. Accennò alla parola "zio", poi in seguito parlò, sempre con una punta di imbarazzo, degli "zii di suo marito".
Serena trovava ridicola quella tardiva e quasi reticente ammissione di parentela, dato che l'aveva sentita tante volte chiamare da un giardino all'altro: "Zio!" Oppure: "Zia!"
Quanto doveva essere stupida quella donna per non pensare che la cosa non poteva che essere palese? Si chiedeva ironicamente Serena. Inoltre perché quella sciocca reticenza ad ammettere quel legame che lei aveva capito subito giacché, appena arrivati, avevano immediatamente aperto un cancelletto fra la loro recinzione e il giardinetto di quegli abitanti che erano già lì da diversi anni.
Davvero questi erano così legati ad una squilibrata nota nella zona, che Serena e famiglia avevano evitato di frequentare, da cercare di nascondere la loro parentela? Oppure i loro parenti temevano di essersi fatti troppo coinvolgere nelle sceneggiate di quella donna pazza e che Serena e famiglia ne avessero avvertito qualcosa?
A Serena veniva da ridere, ma si stupiva sempre, nonostante l'esperienza di vita, di come certa gente nascondesse quelle che riteneva essere le proprie malefatte.
Essersi prestati ad ascoltare le calunnie e gli insulti che una donna dalla vita indecente rivolgeva a chiunque le dimostrasse apertamente il suo disprezzo, li preoccupava?
Cosa temevano?
Tutti, ma proprio tutti, dopo un po' che frequentavano quella donna dalla testa matta, si rendevano conto di chi era lei e delle stranezze del resto della sua famiglia. I parenti di Clara evidentemente si trovavano bene con lei, nonostante tutto, tanto da farle da spalla nelle sue frequenti ed ossessive sceneggiate volte ad incanalare lo sfogo della sua frustrazione per essere stata rifiutata da alcune persone e, soprattutto, scoperta nella sua realtà, che ella voleva infiocchettare. Guai a loro! Non la finiva più di infarcire di insulti, calunnie e derisione i suoi sproloqui contro queste persone. E fra queste c'erano anche Serena e la sua famiglia.
A Serena non importava un fico secco di quello che quella squinternata diceva, ma trovava singolare questo nuovo capitolo della "saga della pazza".
D'accordo, esisteva gente a cui, una donna così e quello zimbello di marito che si trascinava dietro, potevano piacere.. Ma arrivare al punto di voler nascondere il legame con i nuovi arrivati, era ridicolo!
"Che sciocchi!" Pensava Serena. "Cosa temono? Come ignoriamo le sceneggiate e gli insulti della pazza, ignoriamo anche loro. Se i loro parenti si sono fatti coinvolgere nelle sceneggiate forse se ne vergognano?"
Non si finisce mai di scoprire nuove contorsioni mentali nella gente che non sa vivere in modo libero e si autocondiziona con i propri timori, imponendosi comportamenti stupidi ed autolimitanti.
Serena era una persona libera da condizionamenti di ogni tipo. Si comportava liberamente nel rispetto del prossimo, senza sotterfugi, civilmente, ma sceglieva chi frequentare, non accettava i condizionamenti di maniera che certa gente si impone nel praticare forzosamente vicini e conoscenti anche se non gli piacciono, rifugiandosi poi in commenti ipocriti dietro le spalle.
Ma il massimo del risibile lo aveva raggiunto il suocero di Clara.
Era questo un uomo anziano, dall'eloquio pesante, che usava espressioni anche volgari. Mentre si svolgevano i lavori di ristrutturazione della casa appena acquistata dal figlio, egli era di sovente presente, anche per dare una mano. Ogni tanto dal cancelletto aperto sul retro entrava il silenzioso osservatore dei lavori che però non muoveva un dito. Ancora non si era mai sentita Clara chiamarlo "zio", né tantomeno lo aveva mai chiamato così il vero nipote, il marito di Clara.
Spesso il suocero di Clara attaccava discorso con il marito di Serena, se questi si trovava a svolgere qualche lavoro in giardino, vantandogli le doti di suo figlio con molto orgoglio di padre.
Un giorno si espresse anche sul vecchio silenzioso che, immoto, guardava i lavori.
"Ho ritrovato qui questo vecchio compagno di lavoro!" Disse al marito di Serena che l'ascoltava cortese col sorriso sulle labbra.
"Ha ritrovato qui il vecchio compagno di lavoro che è il marito di sua sorella?!" Rise Serena parlandone con suo marito. "Non si sono mai frequentati prima? Cognati!!" E rise di nuovo per quella inutile commedia.
"Che strane persone davvero. - Commentò il marito di Serena. - Perché non dire che sono parenti?"
"Perché evidentemente temono che noi sappiamo quanto hanno fatto da sponda alla pazza, che noi evitiamo, negli insulti e nelle calunnie che lei ci rovescia addosso."
"Insomma hanno la coscienza sporca e hanno confabulato tra loro di fingere che si sono conosciuti solo ora, incontrandosi qui per caso di vicinato?"
Serena rideva a tanta sciocca ed inutile pantomima. "Non si finisce mai di stupirsi della stupidità e falsità umana." Commentò.



domenica 29 novembre 2015

Luca De Filippo: peccato!!!


E' morto Luca De Filippo a 67 anni. Era più piccolo di me...
I giornali scrivono che il tumore che lo ha ucciso si è palesato solo poco prima di portarlo a morte..
Forse è meglio così piuttosto che il tormento di operazioni, chemioterapie e radioterapie che ho visto in tante persone che ho conosciuto, finite in mesi o un anno comunque.
Era molto bello, oltre che bravo come tutti i De Filippo, e racchiudersi nei personaggi, spesso goffi, creati dal padre, per lui era ancora più difficile che per Eduardo stesso, che aveva una faccia scavata e irregolare che lo favoriva.  
Luca in scena con il padre
Questo articolo del Corriere della Sera che ho ritrovato credo che sia la migliore celebrazione di Luca, per le parole che sia lui che suo cugino Luigi dicono, dimostrando una unione nonostante il conflitto dei loro due padri.

NEL ' 44 LA SEPARAZIONE DEI FRATELLI: DECENNI DI INCOMPRENSIONI, ORA L' ACCORDO TRA GLI EREDI

De Filippo, finisce la grande lite Pace a teatro con una commedia

Luigi: porto in scena per la prima volta un' opera di zio Eduardo

«Caro zio Eduardo, ci ritroviamo in palcoscenico: tu come autore e io come attore di una tua commedia». Una lettera immaginaria, ma commossa quella che Luigi De Filippo scrive al celebre zio, scomparso nell' 84. È la prima volta, dopo cinquantaquattro anni di carriera, che il figlio di Peppino mette in scena una commedia di Eduardo: Non ti pago debutta il 28 luglio al Teatro Romano di Benevento, nella rassegna «Sannio Estate». Dice il protagonista e regista della messinscena: «Nella mia lunga avventura artistica, è un evento. Perché ho aspettato tanto tempo? Beh, sono stato distratto da altri progetti, ma soprattutto volevo una maturità artistica che mi consentisse di affrontare Eduardo, un grande autore». L' ammirazione che il nipote nutre per lo zio è incondizionata: «Ho sempre sostenuto che il premio Nobel, oltre giustamente a Dario Fo, sarebbe stato giusto conferirlo a Eduardo: le sue opere resteranno non solo nella storia del nostro teatro, ma in quello di tutto il mondo». Ammirazione e rimpianto sincero per la lite che divise i fratelli De Filippo. Racconta: «Ero un ragazzino, quando nel 1944 si verificò la crisi: dopo 14 anni di palcoscenico, vissuto anche con la sorella Titina, decisero di dividere la compagnia. La gente mi domandava il perché, ma io mi meravigliavo: con il carattere che avevano entrambi, mi sembrava un miracolo che avessero resistito tanto tempo insieme. Avevano personalità molto forti e secondo me fecero bene a dividersi, perché in seguito poterono sperimentare, separatamente, il teatro che amavano. Il loro destino di artisti richiedeva libertà espressiva». Ma i torti e le ragioni da che parte stavano? Risponde Luigi: «Si volevano un gran bene e si stimavano. Ma Peppino era soprattutto un grande attore, voleva cimentarsi con autori diversi; mentre Eduardo era un grande autore, preferiva interpretare i suoi testi, e non quelli degli altri». Al tempo circolarono voci su contrasti di interessi tra i due fratelli, ma Luigi smentisce: «Assolutamente no. Si sono separati perché due galli in un pollaio non ci potevano stare. Peppino, anche come autore, inventava macchine comiche perfette per far scattare la risata. Eduardo andava più nel profondo, scavava nella psicologia, nell' anima dei personaggi. Anche in privato erano diversi: Peppino aveva un carattere solare; Eduardo era più introverso». Luigi, che oggi ha 74 anni, non nasconde che all' epoca soffrì molto per la crisi familiare: «Ho cercato in tutti i modi di riunirli. Ho sempre continuato ad avere un rapporto stretto con mio zio: sin da giovane mi piaceva scrivere, così gli portavo in lettura i miei testi, per avere un giudizio. Quando poi nel 1980 mio padre si ammalò, telefonai a Eduardo: ci volle un po' per convincerlo, ma alla fine venne. Fui felice, perché si erano ritrovati». Un dispiacere che Luigi condivise con la zia Titina: «Tentò di tutto per mettere pace in famiglia. Riuscì anche a organizzare qualche incontro, ma appena si parlava di teatro, i due ricominciavano a litigare. Mi addolora che sia morta nel ' 63, senza vederli riappacificati». Spesso, quando si litiga fra parenti, ne risentono anche le generazioni successive. È stato così anche tra Luigi e il cugino Luca, figlio di Eduardo? Assicura Luigi: «Non ci siamo molto frequentati quando i nostri padri erano in vita, ma non ne abbiamo subito i malumori. Anche se in palcoscenico non abbiamo lavorato mai insieme, ci stimiamo molto. Ci hanno chiesto di recitare insieme, ma Luca ed io non vogliamo far rivivere fantasmi del passato: personalità eccezionali come i nostri genitori, non possono resuscitare attraverso di noi. Forse, se trovassimo un testo inedito dei De Filippo, mai interpretato da Peppino e Eduardo, chissà...». Luigi nega difficoltà nell' ottenere i diritti delle opere di Eduardo: «Luca giustamente non vuole inflazionare il mercato, ma non mi risulta sia difficile nella cessione dei diritti, al contrario...». Ma perché proprio Non ti pago? Risponde: «Perché da ragazzino, avevo 12 anni, assistetti alla nascita in palcoscenico di quest' opera, recitata proprio dai tre fratelli: un' indimenticabile lezione di teatro. Rammento che in famiglia si rideva del fatto che il personaggio di Don Ferdinando, all' epoca impersonato da Eduardo, testardo, pirandelliano nella sua lucida follia, era Eduardo stesso con il suo carattere». Lo spettacolo che debutta a Benevento rientra in un più ampio progetto che Luigi dedica alla sua tradizione familiare, una trilogia che si intitola Casa De Filippo: nella passata stagione ha portato in scena Non è vero ma ci credo del padre; ora si cimenta in Non ti pago (a ottobre al San Babila di Milano poi al Quirino di Roma); e fra due anni rappresenterà una propria commedia, Tutto suo padre. Conclude: «Un omaggio alla leggenda dei De Filippo, 150 anni di storia teatrale, che per fortuna ancora continua». 
Luca, 56 anni, è figlio di Eduardo. Attore, ma anche regista teatrale, esordisce a 7 anni in una commedia del padre. Nell' 83 fonda la sua compagnia. Nel 2003 ha recitato in «Napoli milionaria», diretto da Francesco Rosi LUCA «Mio cugino è un bravo attore, gli auguro successo» È contento Luca De Filippo: «Seguo da anni mio cugino Luigi come attore: è molto bravo e giustamente ha scelto questo testo, perché il ruolo di Don Ferdinando è perfetto per lui. Sono certo che avrà un grande successo». Il figlio di Eduardo non vuole sentir parlare delle crisi del passato: «Sarebbe banale affermare che questa messinscena rappresenti una sorta di "pietra sopra" su ciò che è avvenuto sessant' anni fa e con cui né Luigi né io abbiamo a che fare. Lo spettacolo che debutterà a Benevento è un avvenimento artistico di per sé, al di fuori di tutto: io andrò a vederlo, non per suggellare chissà quale rappacificazione, ma solo perché mio cugino è un bravo attore e regista». Concorda con Luigi, riguardo all' eventualità di allestire insieme un lavoro teatrale: «È vero, ci hanno chiesto di recitare insieme e capisco che tale richiesta è dettata da una forte curiosità, che riguarda il passato, e anche da ragioni "commerciali". Condivido l' analisi esatta che fa Luigi: sarebbe come voler far rivivere dei fantasmi. Ma, come lui, aggiungo che, se mai si verificasse una ragione artistica reale e significativa, per cui valesse la pena lavorare insieme, sarebbe giusto e bello farlo». 
Costantini Emilia
Pagina 26
(26 luglio 2004) - Corriere della Sera

Errore di valutazione

Da: La Tecnica della Scuola

Lascia l’incarico il preside che ha cancellato le feste per il Natale a scuola

 Sabato, 28 Novembre 2015
Prima le polemiche, poi le richieste di spiegazioni del Miur: il preside dell'Istituto di Rozzano non ha retto la pressione.
E ha lasciato la reggenza della scuola cui aveva 'cancellato' gli eventi natalizi. Deve essersi sentito stretto in una morsa, Marco Parma. In mattinata, sabato 28 novembre, l'assessore all'Istruzione della Regione Lombardia, Valentina Aprea, aveva chiesto formalmente al direttore generale dell'Ufficio Scolastico per la Lombardia, la dottoressa Delia Campanelli, di convocare un incontro a tre con il preside della scuola di Rozzano perché "le istituzioni vogliono e devono comprendere le motivazioni che stanno alla base del grave gesto da lui compiuto nel cancellare ogni iniziativa scolastica che riguarda il Natale cristiano".
Di lì a poco, la richiesta è stata girata al preside, convocato d’urgenza per lunedì proprio dall'Usr lombardo. L'incontro a tre, però, non si farà mai: prima è trapelato che il preside 63enne avrebbe anche scritto una lettera allo stesso ufficio periferico del Miur. Per spiegare che la decisioni di non autorizzare feste di carattere religioso a scuola sia stata presa per non creare situazioni di disagio tra i bambini, soprattutto in un momento delicato come quello che si sta attraversando, dopo gli attentati di Parigi.

Perché quell’istituto comprensivo da lui diretto, il Garofani, è frequentato da un migliaio di studenti, dalle materne alle medie. Il 20% sono di origini straniere. Per questo il preside ha deciso di rinviare il solito Concerto di Natale dei bimbi della primaria al 21 gennaio, trasformandolo in concerto di inverno, mentre quelli delle medie terranno l'evento natalizio il 17 dicembre in un teatro fuori scuola.
"Le beghe degli adulti non devono ricadere sui bimbi e a me interessa solo che a scuola ogni momento sia condivisibile per tutti e che nulla possa creare imbarazzo o disagio a qualcuno - aveva detto ieri mentre infuriavano le polemiche - Credo sia un passo avanti verso l'integrazione e non indietro rispettare la sensibilità di chi la pensa diversamente, ha altre culture o religioni - ribatte il preside - Questa è una scuola multietnica, sarebbe stato giusto se nelle feste di classe una parte dei bambini avessero cantato della canzoni dalle quali erano esclusi altri? E poi dopo quello che è successo a Parigi qualcuno lo avrebbe considerato una provocazione".
In giornata, però, i commenti negativi per la sua scelta si sono moltiplicati. Un riferimento, seppure indiretto, è giunto persino dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, interpellato sulla faccenda mentre era in visita al teatro Pirandello di Agrigento. "Quest'anno si fa il presepe al Viminale. L'idea dell'integrazione non presuppone di cancellare la propria identità", ha tenuto a dire Alfano.
Per il preside Marco Parma la pressione, evidentemente, è diventata insopportabile: in serata, da fonti della Regione Lombardia, riportate dall’Ansa, è trapelato che “ha rimesso il mandato di reggente ma limitatamente alla scuola primaria dell'istituto comprensivo Garofani di Rozzano”. La cui reggenza verrà sicuramente affidata ad un preside meno intransigente e più cattolico.


Per chi non lo sapesse avere la Reggenza di una scuola o parte di essa significa SOLDI in più nella busta paga del Preside.
Questo discutibile, e non solo per me, Reggente non si presenta neppure al confronto con i rappresentanti del Ministero, preferendo defilarsi rinunciando alla reggenza della sola scuola elementare.
Insomma la scuola media se la tiene stretta perché i soldi servono.
La Reggenza comporta che il Preside, titolare in una scuola, se ne prende pure un'altra perché vacante di un Preside.
Come si possa, nel coacervo di impegni che, soprattutto con le norme della cosiddetta Buona Scuola, cadono in capo ai Dirigenti Scolastici, nuovi compiti nuova dicitura, arrivare a fare bene tutto, non si sa.
Ma questo discusso personaggio ha avuto una pulsione a cancellare una festa scolastica che non avrebbe ferito nessuno, tantomeno bambini che con gli eventi di Parigi, da lui evocati a giustificazione della sua discutibile scelta, non hanno proprio a che fare. Persino alcuni genitori di religione islamica, intervistati, hanno detto saggiamente che "a loro qualsiasi festa va bene, purché si faccia allegria per i bambini".
Quindi NON di "beghe fra adulti" si tratta, quanto di costruzioni mentali del tutto personali del Prof. Marco Parma molto preoccupanti, non esistendo alcuna "bega fra adulti che ricade sui bambini" in quanto gli eventi di Parigi non sono beghe, ma un fenomeno vasto su scala mondiale che si chiama TERRORISMO. 

Infine un commento sull'ultima frase dell'articolo di : NON C'E' alcun bisogno di un Dirigente Scolastico Cattolico per gestire la Scuola Primaria con BUONSENSO, posso assicurare che Dirigenti Scolastici assolutamente laici e addirittura atei hanno criticato la scelta di questo Preside che Giuliani definisce intransigente ma che non lo è affatto: è un'altra cosa.