venerdì 11 marzo 2016

Negare, negare sempre: anche l'evidenza

Da: La Stampa

Bossetti in aula: “Quel dna sugli abiti di Yara non è mio. Non cedo perché sono innocente”

Il carpentiere risponde alle domande del pm: tirate fuori le prove vere.
BERGAMO
Con il computer? «Totalmente negato». Le ricerche sulle ragazzine? «Non sono né mie né di mia moglie». Il dna? «Non mi appartiene. È un dna strampalato». Massimo Bossetti continua così, negando tutto su tutti i fronti, la sua difesa nel processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la giovane scomparsa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, nel Bergamasco, e ritrovata senza vita tre mesi dopo. Davanti alla Corte d’Assise di Bergamo e alla presenza anche della moglie Marita Comi, il carpentiere di Mapello sta rispondendo alle domande del pm Letizia Ruggeri. Con qualche incongruenza e tanti «non ricordo». Soprattutto su quel 26 novembre. Per il quale Bossetti resta senza alcun alibi. «Mi ricorderei quel giorno - si difende il muratore - solo se fosse successo un evento specifico. Quel giorno lo ricorderebbe bene un colpevole. Io, da innocente, non ci riesco».  

«Se uno è innocente non cede»  
E, rispondendo agli avvocati che gli domandavano se avesse subito pressioni in carcere per confessare, risponde: «Se uno è innocente, su che cosa deve cedere? Ho ricevuto pressioni da tutti», ha spiegato senza fare nomi.
E ha aggiunto che sua moglie, durante i colloqui, gli fece un «quarto grado». «Se avessi mentito me lo avrebbe letto negli occhi». «Rivolgo un pensiero a Yara tutte le sere, prego per lei e per la sua famiglia» ha aggiunto Bossetti nel controinterrogatorio. «È una cosa vergognosa - ha detto - che non avrei mai potuto fare. Anche quando i miei figli si sbucciavano le ginocchia io mi sentivo male, figuriamoci se avrei potuto fare quello che hanno fatto a Yara». 

Quella ricerca del 29 maggio 2014  
Quella più vistosa è la differenza tra ciò che Bossetti dice e quello che i periti informatici hanno trovato sul suo notebook. Una lunga lista di ricerche a sfondo pornografico, ma soprattutto alcune a sfondo pedopornografico, su ragazzine e tredicenni. L’unica datata con certezza è del 29 maggio 2014, pochi giorni prima dell’arresto del muratore. Quel giorno - ha ricordato il pm in aula - dal suo computer e dal profilo «Massimo» viene fatta la ricerca: «ragazzine con vagine rasate». Proprio nella settimana in cui Bossetti di era dato malato al cantiere in cui lavorava. E proprio nei minuti in cui il suo cellulare agganciava una cella compatibile a quella di casa sua. 

Da questo blog: 27/02/2016
Madre Scuola è indubbiamente Ester Arzuffi, madre dell'uomo che ha lasciato il suo DNA sul corpo di una povera bambina: Yara Gambirasio.
Tre figli nessuno dei tre del marito e lei continua a dire che il DNA non conta, conta quello che dice lei.
Ester Arzuffi
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

"È un dna strampalato" Mi mancava!
Ora mi aspetto che dichiari che la Terra non è rotonda ed è piatta come diceva la Chiesa ai tempi di Galileo e tutto, anche il Sole, gira intorno ad essa! D'altra parte è un uomo così religioso:
«Rivolgo un pensiero a Yara tutte le sere, prego per lei e per la sua famiglia» 

giovedì 10 marzo 2016

Pace e civiltà non sono mai scontate

I recentissimi fatti che riguardano il dottorando Giulio Regeni e i quattro tecnici rapiti e due uccisi ci mostrano il volto della Storia, sempre in bilico fra Pace e Guerra, fra conquiste di civiltà e barbarie.
Basta spostarsi di poche ore di aereo e piombiamo in mondi senza le sicurezze a cui da 70 anni siamo abituati in Europa, a parte la sanguinosa guerra nella ex-Jugoslavia.
Solo da 70 anni, dopo un bagno di sangue orribile e una barbarie senza fine che è stato il nazismo.
La nostra democrazia, non totalmente compiuta, ma perfettibile, ci appare come un Eden da conservare con tutto il nostro impegno.
Insidie ci sono e ci saranno sempre. E' un impegno ed una lotta continua mantenere le attuali conquiste: la Storia insegna.
Quello di Giulio sembra sempre più un delitto compiuto da una polizia feroce di un governo debole..
Le dietrologie, sempre possibili, di infiltrati di Servizi di Paesi desiderosi di cambiare gli equilibri fra l'Italia e l'Egitto riguardo le concessioni petrolifere all'ENI, sfumano nelle evidenti difficoltà e reticenze delle autorità egiziane, che fanno pensare che, invece, la loro polizia è coinvolta, non per azione di qualche mestatore straniero che ha indotto qualche poliziotto egiziano a compiere lo scempio Regeni dietro compenso, col fine sopra esposto, bensì per precise politiche repressive del Governo egiziano in carica. Giacché, se di atto isolato si fosse trattato, l'autore o gli autori, in divisa o meno, sarebbero già stati isolati e palesati agli inquirenti italiani in missione.
Dunque l'Egitto che io visitai sotto Mubarak non è migliorato...
Povero popolo egiziano, povera intelligente guida turistica che ironizzava sui mali del suo Paese.. E' alle persone come quel giovane colto, che parlava così bene l'italiano, e che lavorava grazie a noi turisti, che va il mio pensiero.
Oltre, naturalmente, che a Giulio che certo mai avrebbe pensato di fare una così orribile fine solo per i suoi studi sociali..
Le spiegazioni che le Autorità egiziane hanno dato sulle unghie strappate a Giulio sono a mio avviso un'autoaccusa, che costituisce una prova del coinvolgimento governativo con una polizia feroce: sarebbero stati gli anatomopatologi nell'intento di cercare reperti utili alle indagini sotto le unghie! Allucinante e macabramente ridicolo! 
Stessa barbarie contro i 4 tecnici italiani in un Paese frantumato in tutti i sensi che è la Libia.
Fausto Piano e Salvatore Failla non sono riusciti neppure ad arrivare, insieme agli altri due che si sono salvati, nel luogo di lavoro. Qualcuno, non si sa ancora bene chi, ha cambiato il loro piano di viaggio, avuto alla partenza dalla Bonatti, da Gerba verso la loro meta di Mellitah, raggiungibile via mare, per evitare di attraversare la Libia in fiamme via terra. Il piano è stato cambiato da qualcuno da Mellitah. E' da notare che lo  stabilimento di gas di quella località libica è gestito da una società per metà dell’Eni e per metà della libica National Oil Company (Noc). I quattro tecnici erano sorpresi di questo cambiamento in quanto sapevano che la via del mare era la più sicura, ma quel qualcuno dalla sede di destinazione ha detto che l'autista che avrebbe guidato l'auto che doveva portarli via terra era un libico fidato, in quanto aveva già lavorato per loro. In realtà l'autista dopo il sequestro dei 4, avvenuto durante il tragitto, si è dileguato.
Non è dunque peregrino pensare che qualcuno ha cambiato i piani proprio per sequestrare i quattro italiani per poi chiederne il riscatto. Rapimento premeditato da qualcuno che si è corrotto all'interno della Noc che è libica? La Noc ha avocato a sé il Servizio di Sicurezza per i lavoratori dello stabilimento, dopo che l'Ambasciata italiana ha chiuso i battenti.
Il governo italiano stava trattando e sperava di salvarli tutti, ma i miliziani di Sabrata si sono mossi contro la banda di rapitori e ne è seguito uno scontro armato in cui Fausto Piano e Salvatore Failla sono rimasti uccisi.
Un giornalista arabo di askanews ha mostrato in televisione le foto del luogo dove i nostri due connazionali sono rimasti uccisi: vi si vede un'auto che i miliziani dicono abbiano dato alle fiamme i rapitori per distruggere indizi o altro, e vi si vede una grossa auto nera non bruciata. In seguito, però, in un video si vede che l'auto è stata data alle fiamme successivamente. Da chi visto che i rapitori non c'erano più sul luogo della morte di Fausto Piano e Salvatore Failla? Dai miliziani per distruggere i segni dei loro proiettili veri autori dell'uccisione dei due? Personalmente credo sia andata proprio così. Due, quelli che poi si sono fortunosamente salvati, sono stati lasciati nel covo dove erano detenuti, e due se li sono portati via fuggendo, essendo stati scoperti dai miliziani del comando di Sabrata, i quali hanno sparato sulle auto ammazzando anche gli ostaggi. Il reporter arabo di askanews, che ha scattato le foto e ripreso il video dell'auto data successivamente alle fiamme, riferisce di aver sentito i miliziani dire che credevano i due italiani dei  foreign fighters italiani, quindi complici della banda. Comprensibile confusione in un Paese allo sbando.
La reticenza a restituire subito i due cadaveri, l'insistenza a voler fare loro l'autopsia, definita dai nostri anatomopatologi "macelleria", fa pensare male: che volessero estrarre dai poveri corpi i proiettili in loro dotazione che avrebbero dato la certezza del loro errore, mentre chi governa Sabrata, e "quei" miliziani, ha voluto usare la liberazione dei due superstiti come una vetrina per accreditarsi internazionalmente. Se si fosse stabilito che, sia pure per errore, avevano ucciso gli altri due, questa immagine che hanno voluto darsi sarebbe andata distrutta.
Altra prova che sono stati loro è che hanno cercato di accreditare l'idea che fossero stati giustiziati dai rapitori prima di fuggire o di venire a loro volta uccisi: ma l'esame dei corpi in Italia ha evidenziato che non hanno ricevuto colpi alla testa, come accade in questi tragici eventi, bensì in altre parti non compatibili con questa ipotesi.
L'auto data alle fiamme dopo il blitz dei miliziani di Sabrata

 
Il cadavere di Salvatore Failla. Si noti l'auto, i particolari delle ruote 

Forno Crematorio

Da: Il Mamilio 

Rocca Priora, il Comitato: ''Domani la consegna delle firme per il Referendum contro il Tempio Crematorio''

Rocca Priora - Numerosa l'affluenza dei cittadini''. Domani la consegna
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Il Comitato Promotore contro la costruzione del tempo crematorio a Rocca Priora ha comunicato che in data 10 marzo verranno ufficialmente consegnate le firme raccolte per l’indizione del referendum comunale abrogativo della delibera comunale n° 2 del 26/01/2016 che ha espresso l’interesse del Consiglio alla realizzazione di un tempio crematorio all’interno del cimitero comunale di “Fontana Chiusa”.
Data la numerosa affluenza dei cittadini, a dimostrazione del grande interesse che l’argomento suscita, le firme, raccolte in pochissimo tempo, sono superiori al numero necessario stabilito per legge. Il Comitato comunica inoltre che, in data odierna, ha protocollato al comune di Rocca Priora la richiesta di partecipazione come parte attiva, per mezzo dei propri portavoce, alla conferenza organizzata dal Comune per venerdì 11 Marzo, riguardo la realizzazione del tempio crematorio, per un confronto democratico ed in rispetto delle reciproche posizioni.
Quando, nel lontano 1979, ho lasciato Roma, che già stava mutando aspetto dalla Roma che io conoscevo e dove sono nata, per vivere nella campagna intorno ad essa, scelsi casualmente Rocca Priora, essenzialmente per i prezzi abbordabili delle ville e villette.
Era allora un paese solitario, nella strada dove comperai la mia nuova casa non passava autobus, il postino veniva si e no tre volte a settimana, i cacciatori entravano nei giardini privati a fucile spianato credendo fossero riserve di caccia...
La sto prendendo alla lontana.. Lo so. Ma ne vale la pena: Rocca Priora, provincia di Roma, a soli Km. 20 dal Grande Raccordo Anulare che circonda la Città Eterna, era un Paese in cui la gente come me veniva considerata "forestiera". Un amico e compagno di lavoro di mio marito, che già abitava qui, ci avvertì: e aveva ragione. Eppure lui cercava di inserirsi nel tessuto sociale del paese, essendo attivo nella comunità cattolica del borgo dei Castelli Romani.
Raccolsi nella mia strada 160 firme per avere un autobus urbano, una strada percorribile senza allagamenti, controlli sui cacciatori armati di fucile spianato, avendo un bel giardino in cui i miei figli avevano il diritto di giocare senza tema di essere impallinati. Per il postino mi bastò fare l'abbonamento a "Il Tempo" e il quotidiano furono costretti a portarmelo tutti i giorni.
Il Sindaco Tisbi fu il miglior sindaco che questo paese ha avuto: a mio avviso naturalmente.
Egli cercò di portare la cultura ai paesani che, pur avendo Roma così vicina, scoprii  allora con meraviglia, la sentivano lontana.. Il Sindaco Tisbi, in estate, fece venire compagnie teatrali di prestigio a dare spettacoli anche classici gratuiti, che si svolgevano in un grande cortile all'aperto oggi ridotto a parcheggio. Ricordo, a tal proposito, un'Elettra di Euripide con una bravissima Marina Malfatti e un altrettanto bravo Aldo Reggiani: attori di prosa di primissimo piano.
In quegli anni si svolgeva ancora la Festa del Narciso: le donne si alzavano di notte per comporre vere e proprie scene artistiche fatte con il fiore autoctono di questi luoghi, assolutamente protetto, ma bastava reciderlo facendo attenzione a lasciare il prezioso bulbo sotto terra e sarebbe ritornato la primavera successiva.
Basta, non voglio qui fare la storia di quasi 40 anni di residenza in questo luogo, arriviamo all'oggi: al Forno Crematorio!
Mi viene da ridere! A questo l'hanno condotta i Pubblici Amministratori! A pensare che questo paese di alta collina possa diventare il luogo di una processione continua di bare provenienti, mi dicono, anche dalla provincia di Frosinone!!!
Un luogo allegro! Ameno! Con fumi non di rustici forni a legna ma di fumi funerei! 
I soldi non bastano mai alle dispendiose casse comunali, nonostante la gente come me ne versi di soldi fra TASI (per quest'anno renzianamente abolita), la TARI, l'IRPEF comunale...
Dunque, invece di usare le foto aeree che mostrano un abusivismo edilizio da paura e far pagare gli evasori incrociando semplicemente i dati con il catasto, i solerti Amministratori hanno pensato al turismo funebre!
Mi riportano ragionamenti di codesto tenore: "Dopo la cremazione del caro estinto "se vanno a pijà 'na cosetta ar bar... Se comperano quarche cosa..."
La Morte è l'anima del commercio!!!
    

domenica 6 marzo 2016

Matteo Renzi: prudenza e buonsenso

Da: RAI News

ITALIA I DUE TECNICI LIBERATI LIBIA. POLLICARDO E CALCAGNO RIENTRATI IN ITALIA. TRIPOLI: NON ACCETTEREMO MAI INTERVENTI STRANIERI Commosso e lungo abbraccio con i familiari all'aeroporto di Ciampino. Tanti i punti oscuri da chiarire: l'identità dei rapitori, le modalità della liberazione, la morte dei loro colleghi rimasti uccisi.  La moglie di Failla accusa: "La liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito" 

06 MARZO 2016 Un abbraccio caloroso. Non hanno contenuto la gioia i familiari di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno questa mattina all'aeroporto militare di Ciampino. I due tecnici italiani sono giunti allo scalo romano alle ore 5, dopo essere partiti verso le 3:30 dall'aeroporto di Mitiga a Tripoli, a bordo di un'aereo speciale. In aeroporto ad attenderli, la moglie di Pollicardo, Ema Orellana, e i figli Gino junior e Jasmine; emozionatissimi anche Maria Concetta Arena, moglie di Calcagno, giunta a Ciampino insieme a i figli Cristina e Gianluca. Sbarbati, stanchi e visibilmente provati, i due tecnici hanno a stento trattenuto le lacrime. 

Tripoli: non accetteremo mai intervento straniero 
Il governo libico di Tripoli, cioè quello non riconosciuto internazionalmente, non accetterà mai un intervento militare in Libia, con nessuna giustificazione. È quanto ha detto il ministro degli Esteri dell'esecutivo di Tripoli, Aly Abuzaakouk, in una dichiarazione televisiva, che viene riportata dall'agenzia di stampa egiziana Mena.

Chi preme perché noi si intervenga in quel caos politico e di violenza che è diventata la Libia?
In Italia sembra Salvini. E se su certi temi dice cose sensate qui dimostra una certa irresponsabilità. Il problema delle infiltrazioni dei boia del sedicente Stato Islamico e della vicinanza geografica all'Italia non è motivo sufficiente per gettarsi in una simile avventura. 
Berlusconi, che aveva stretto un patto con Gheddafi per bloccare l'invasione tramite gommoni e barconi alle coste italiche, consiglia la  cautela. E dice bene. In qualsiasi persona non tutto è negativo. 

Berlusconi fu criticato, e lo feci anch'io, per aver accettato quella carnevalata che fece Gheddafi quando venne a Roma. Ma dopo che gli inglesi e i francesi, con la scusa della repressione del regime del colonnello contro gli insorti della cosiddetta "primavera araba", mandarono aerei a bombardare la Libia usando le basi NATO in Sicilia e che Gheddafi è stato tolto di mezzo, il caos è rimasto vicino a noi e non vicino a Francia ed Inghilterra. Anzi ora quest'ultima, insieme al Presidente Obama, ci incitano ad entrare nel casino che hanno provocato proprio loro.
Dunque fa bene il nostro Presidente del Consiglio a dire che sarebbe un azzardo, un salto nel caos.
La Francia e gli USA volevano togliere di mezzo Gheddafi già molto tempo fa e ci hanno rimesso la vita 81 persone, fra cui una decina di bambini, più una innocente compagnia aerea che è fallita trascinando nella rovina tanti che hanno perso il lavoro... Poi, finalmente, con la primavera araba  hanno trovato una buona scusa.
Ora la Libia è un mucchio di macerie, senza più il collante fra le tribù che era costituito dal colonnello, e i soliti furbacchioni suggeriscono all'Italietta: "Vai, vai a spazzare le macerie, se no quelli del Daesh ( Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wa al Sham (داعش)) arrivano sulle tue coste e sono cavoli tuoi!"
Gli altri fanno i danni usando i nostri cieli, le basi che sono sulla nostra terra, e... i cocci sono i nostri! 

Scuola: sempre più nell'assurdo

LIBERARE LA SCUOLA
UN DOCUMENTO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI
IN FAVORE
DELL’INNOVAZIONE E DEL MIGLIORAMENTO
DELLA SCUOLA ITALIANA

I dirigenti scolastici richiamano l’attenzione sulla situazione insostenibile nella quale operano.
Le difficilissime condizioni di lavoro hanno pesanti ricadute su docenti, personale ausiliario, tecnico, amministrativo e soprattutto sugli studenti.
Eccesso di burocrazia, normativa farraginosa e responsabilità insostenibili sono la causa dell’impossibilità di innovare e migliorare la qualità del nostro sistema scolastico.
Segnaliamo con forte preoccupazione pochi ma fondamentali problemi:
Aspetti importanti, che non esauriscono le criticità della scuola, ma che coinvolgono in modo negativo tutto il personale e gli alunni, limitando l’azione educativa e didattica dei docenti e distogliendo paradossalmente energie e risorse dagli obiettivi principali del sistema scolastico, cioè MIGLIORARE ed INNOVARSI.

1. Responsabilità della sicurezza posta in capo al dirigente:
di tutto il personale e dell’utenza, in presenza di edifici, di
proprietà di Comuni e Province, spesso in cattivo stato di
manutenzione e ancora privi della prevista documentazione
(agibilità e prevenzione incendi).
A fronte di questa enorme responsabilità in capo ad un singolo,
non vi è praticamente possibilità di intervento sui reali
problemi che affliggono gli edifici scolastici!

2. Accanimento burocratico:
ogni singolo istituto è sottoposto alla medesima quantità e
tipologia di adempimenti di un ministero o di un ente locale, non avendo analoga articolazione e specializzazione degli uffici,
con grave pregiudizio dei servizi all’utenza.
Come è noto, nelle scuole è presente solo la stessa “segreteria” di antica memoria, con personale insufficiente (talvolta soltanto tre o quattro persone), che si trova oggi a fronteggiare una
straordinaria mole di incombenze amministrative, burocratiche, organizzative, gestionali che non hanno praticamente alcun impatto positivo sull’organizzazione del servizio scolastico.
La burocrazia non migliora gli apprendimenti, paralizza le iniziative di innovazione, limita l’autonomia organizzativa,
distoglie risorse dall’obiettivo!

3. Responsabilità civile sugli alunni,
che costringe i docenti ad anteporre la vigilanza degli studenti
all’insegnamento, impedendo di fatto molte delle nuove e più stimolanti modalità didattiche che sono ampiamente praticate all’estero.
I dirigenti e, soprattutto, i docenti sono letteralmente “bloccati”:
anche minime azioni comespostare la disposizione dei banchi o degli arredi, scendere le scale o usare una forbice, vengono viste come potenziali “pericoli”.
Nelle scuole domina la paura!

4. Troppe scuole senza dirigente e assenza di autentiche figure di middle management.
Può sembrare un problema “minore”, ma il fatto che un dirigente si trovi a gestire due (in alcuni casi tre!) istituti, senza la possibilità di essere sostituito neanche temporaneamente (è stato rilevato come il Presidente della Repubblica sia sostituibile legalmente a tutti gli effetti, ma non un dirigente scolastico!), si traduce inevitabilmente in una grave dequalificazione del servizio.
Una scuola senza dirigente è come una nave senza capitano!
Sulle navi, inoltre, c’è sempre un comandante in seconda!

5. Stipendi bloccati come per tutta la Pubblica Amministrazione.
Per i dirigenti si aggiunge il paradosso di una diminuzione della
retribuzione, per alcuni dell’ordine di centinaia di euro mensili, fronte di un carico di lavoro e di responsabilità sempre maggiori e ormai insostenibili.
Siamo solidali con tutto il personale della scuola, che vive con
retribuzioni inadeguate, ma denunciamo un accanimento senza pari!

Per ognuno dei punti evidenziati formuliamo
una proposta operativa.

Le criticità evidenziate impediscono l’innovazione e le esperienze di miglioramento e rendono vana e meramente formale l’autonomia scolastica.
L’insieme di queste possibili modifiche favorirebbe un clima di autentica innovazione, infonderebbe energia e speranza in un sistema appesantito dalla fastidiosa sovrapposizione di normative e da parziali riforme.
Dunque chiediamo con forza:
1. Revisione totale della normativa sulla sicurezza applicata
alle istituzioni scolastiche che tenga conto delle specificità del servizio di educazione e istruzione ed assegni ad ogni Ente responsabilità appropriate e ben individuate, nonché capacità di spesa e di intervento.
2. Snellimento amministrativo, disegnato sulla specificità
delle scuolerevisione degli adempimenti inutili già previsti e obbligo per ogni nuova norma relativa alle pubbliche amministrazioni di prevedere indicazioni specifiche per l’applicazione semplificata nelle istituzioni scolastiche.
3. Ridefinizione della culpa in vigilando così come prevista
dal Codice Civilein modo da adeguare le norme
a quelle in vigore nei Paesi più avanzati.
Dopo una ricognizione tra le legislazioni europee, in particolare quelle dei paesi nordici,si proceda ad una modifica radicale di norme non più rispondenti alle mutate condizioni della società.
4. Indizione immediata e regolare del concorso dirigenziale
affinché ogni scuola abbia il proprio dirigente (e viceversa!).
Istituzione di figure di sistema:è indispensabile prevedere una vera e propria “carriera” per gli insegnanti, anche per dare maggior senso alla transizione professionale tra docenza e dirigenza, prevedendo pure la vice-dirigenza.
5. Riconoscimento di una retribuzione adeguata al profilo
del dirigente scolastico con restituzione immediata di quanto eventualmente già prelevato.
Importante!!!
Le proposte formulate sono tutte “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Anche la numero 5!

E’ proprio così: la scuola italiana è paralizzata da norme e procedure che non appartengono alla sua cultura.
Deve essere LIBERATA e LIBERA di sperimentare e innovare:
un luogo nel quale si possa finalmente ottenere un nuovo rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino, basato sulla SEMPLIFICAZIONE e la FIDUCIA.
Questo documento è stato redatto da :
Laura Biancato , Antonio Fini, Carlo Firmani, Lucia Presilla, Fabrizio Rozzi, Alessandra
Rucci, Francesca Volpi
e firmato da centinaia di Dirigenti Scolastici, con percorsi professionali differenti e diversa
appartenenza sindacale, uniti dal desiderio di veder riconosciuto dignitosamente il
proprio ruolo ed invertire la spaventosa china burocratica del sistema scolastico
nazionale.
FaceBook Liberare la scuola
WWW.DIRIGENTISCOLASTICIITALIANI.IT

Questo documento, ad una analisi approfondita da una persona come me, estranea all'ambiente scolastico, appare drammaticamente reale.
L'analisi l'ho fatta intervistando persone diverse e verificando documenti che lasciano esterrefatti per la loro assurdità.
Avevo già rilevato l'assurda sentenza che ha condannato il Preside del Convitto dell'Aquila e constatato come le norme chiedessero a quel poveruomo di fare cose che NON aveva strumenti per fare! L'assoluta follia è stata che il Responsabile dell'Ufficio Tecnico della Provincia dell'Aquila, proprietaria dell'edificio e responsabile della sua manutenzione, ha avuto una condanna di gran lunga più lieve del povero Preside!!
Ora mi sembra che le responsabilità poste in capo a qualsiasi cittadino lavoratore non possano costituzionalmente superare le sue capacità legali ed umane di intervento.
Come può un Dirigente Scolastico essere responsabile di edifici di cui non ha gli strumenti tecnici né economici per assicurarne la sicurezza statica?
Egli può soltanto scrivere a chi ha l'assegnazione di tale responsabilità e la competenza per la valutazione della staticità, avvertendo che l'edificio necessita di controlli e manutenzione.
Solo la follia di chi firma certe norme può condannare qualcuno per qualcosa che non poteva impedire in alcun modo!
Ma questo è solo un aspetto dell'assurdo che si pretende da Presidi e Professori.
Per quanto attiene, ad esempio, per le gite scolastiche, ho cercato sul sito del MIUR una circolare che mi ha lasciato allibita, a cui è allegato un Vademecum del Ministero dell'Interno che fa pensare che qualcuno ha smarrito la ragione, in quanto si pretende dai professori accompagnatori qualcosa che non è nelle loro competenze professionali, non essendo medici e insieme meccanici esperti.
Proverò a pubblicarla così come è per dimostrare che scrivo il vero: 
 pag. 1 della Circolare MIUR
pag. 2 della Circolare MIUR

Ho evidenziato il paragrafo dell'assurdo: vi si dice che prima di intraprendere il viaggio o durante esso i professori accompagnatori debbono verificare "la condotta del conducente" e "l'idoneità del veicolo", secondo i parametri espressi nel successivo Vademecum, che pubblicherò più sotto, e che è frutto di un Protocollo d'intesa fra la Polizia Stradale (infatti la carta intestata è del Ministero dell'interno) e il MIUR. Prima di pubblicarlo anticipo una mia semplice considerazione di comune buonsenso: a meno che il conducente non dia evidenti segni di squilibrio e che il mezzo noleggiato non abbia i freni che stridono rumorosamente.. come umanamente una persona, professore di scuola o meno, può far fermare tutto e assumersi la responsabilità di interrompere il "viaggio di istruzione scolastica"? Con le quote già pagate dagli studenti e difficilmente recuperabili, contenendo anche la quota alberghiera? 
E' ovvio che il Dirigente Scolastico, in sede di scelta della Ditta di noleggio pullman con autista, ha già espletato il bando di gara (senza avere un Ufficio Gare! A proposito di quanto scrivono i Dirigenti Scolastici nel documento che ho pubblicato sopra..) ed ha richiesto tutta la documentazione sia per il mezzo che per quel che riguarda l'autista. Cosa si pretende dunque dai professori accompagnatori?  
pag. 2 del Vademecum

Nel corso del viaggio i professori accompagnatori, secondo chi ha scritto queste norme, dovrebbero rendersi conto se il conducente ha assunto droghe, psicofarmaci... COME? E' un medico uno che insegna Lettere, Matematica, Musica o... le materie curriculari? Ma siamo matti??!!!
Per l'alcool si può sentire l'alito.. ma se uno ha assunto cocaina o ha preso psicofarmaci come te ne accorgi?
Oppure il MIUR di concerto con la Polizia Stradale pensano che gli insegnanti posseggono poteri che nemmeno loro hanno?
La stessa  Polizia Stradale, pur essendo addestrata solo per tale funzione, ha bisogno di strumenti per accertare lo stato alterato di un conducente.
E che dire del controllo che gli accompagnatori dovrebbero fare sui periodi di riposo del conducente? 
Possono informarsi, dalla documentazione presentata in merito dalla Ditta di noleggio,  se ha rispettato i riposi in quanto la certificazione del datore di lavoro lo attesta, ma come fanno ad accertarsi se sia vero? Forse durante le settimane precedenti il viaggio di istruzione scolastica debbono recarsi presso la Ditta e controllare lo stato lavorativo del conducente de visu? Ma.. insisto.. qualcuno si rende conto che siamo fuori dal senso comune della realtà??!! Ma perché da chi insegna si pretende che vada oltre ogni dire dalle sue competenze e responsabilità oggettive? 
E andiamo all'ultima assurdità:
 pag. 3 del Vademecum

Siamo alla fine di questa follia: il MIUR, di concerto con il Ministero dell'Interno, vuole che i professori accompagnatori sappiano valutare il battistrada degli pneumatici del pullman... e.. altro... Ma, bontà loro, "in maniera empirica"!!!!!!!
E meno male! Io guido dall'età di 21 anni e ne ho 69 ma onestamente se le mie gomme stanno bene lo chiedo al mio gommista!!!
RIVEDETE QUESTE NORME PERCHE' SIAMO PROPRIO FUORI DI TESTA!



venerdì 4 marzo 2016

Lula e Dilma: i protettori dell'assassino Battisti

Da: Il Giornale.it  di  - Ven, 04/03/2016 

Lula è un criminale per gli inquirenti, un prigioniero politico per il PT

“L’ex presidente Lula era il responsabile finale di decidere i direttori della Petrobras ed è stato uno dei principali beneficiari dei delitti.
De facto, si sono evidenziate prove che i crimini (evidenziati dalla Mani Pulite brasiliana, ndr) lo hanno arricchito ed hanno finanziato le campagne elettorali e la cassa del suo partito. Inoltre, di recente nell’inchiesta è stato evidenziato il nome di Lula come persona il cui agire è stato importante per il successo dell’attività criminale”.
Quello che avete appena letto è solo una parte della richiesta della Lava Jato, l’inchiesta che ha svelato la Tangentopoli verde-oro e che, stamane, ha portato al “prelevamento a forza” di Lula per interrogarlo, come indagato per crimini quali, l'associazione a delinquere, il lavaggio di denaro e l'occultamento patrimoniale.

E mentre il Twitter del PT, il Partito dei lavoratori di Lula e della presidente Dilma Rousseff, ha appena convocato il popolo a reagire definendo già “prigioniero politico” l’ex presidente che decise di non estradare Cesare Battisti – un autogol visto che formalmente Lula non è stato arrestato, almeno per ora – in questo momento di fronte all’abitazione dell’indagato più famoso del Brasile un gruppo di facinorosi supporter petisti ha appena ferito, con due pugni in pieno volto, un fotoreporter di 50 anni.
L'assassino Cesare Battisti fuggito in Brasile per sottrarsi alla giustizia italiana
ritenuto "prigioniero politico" dall'ex-Presidente del Brasile ora indagato per tangenti.

Corridoi Umanitari

Da: AVVENIRE.it  29 febbraio 2016

Progetto pilota
Siria: arrivati a Roma 93 profughi

È atterrato stamani a Fiumicino l'aereo della speranza che ha portato in Italia un centinaio di profughi siriani, nel quadro dell'accordo sui corridoi umanitari raggiunto tra governo italiano, Comunità di Sant'Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola Valdese. A salutare chi fuggiva dalla guerra c'era anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, oltre a diversi rappresentanti del governo e ai responsabili degli enti promotori dell'iniziativa.
Gentiloni: è un messaggio all'Europa."L'idea di questo corridoio umanitario che oggi ci consente di accogliere 93 rifugiati che vengono dalla Siria, in particolare dalla città di Homs, molti dei quali donne e bambini - ha ricordato Gentiloni - è una cosa molto importante prima di tutto per le persone che arrivano. Ma è anche un messaggio all'Europa: per far fronte alla crisi migratoria non servono nuovi muri o steccati, ma operazioni diverse: più cooperazione con l'Africa, l'impegno per il cessate in fuoco in Siria, più decisioni comuni e meno unilaterali".


Una decisione, questa presa dall'Italia, che ha trovato d'accordo tutti: persino il buon Sallusti.
La selezione è avvenuta direttamente in Libano, senza rischi per i poveri siriani fuggiti dalle bombe, senza malavita di mezzo, senza Centri di Accoglienza dispendiosi in cui stazionare per mesi e anni.
Così va bene. C'è la certezza che queste persone sono bisognose di rifugio umanitario.
Fa piacere sentire che fra i fondi usati c'è l'8 x mille dato alle Chiese Evangeliche Italiane, qualche TG ha specificato la Chiesa Valdese... Sono anni che do il mio 8 x mille alla Comunità ebraica italiana, quest'anno forse lo darò alla Chiesa Valdese o alle Chiese Evangeliche in generale, qualora non si possa specificare, visto che lo adoperano così bene.

Da: SIR 16 dicembre 2015
Un progetto-pilota sperimentale che istituisce corridoi umanitari dal Libano e dal Marocco e in un secondo tempo dall’Etiopia. Vie sicure e legali per evitare altre morti nei viaggi della speranza dalle coste africane all’Europa e per consentire alle persone in stato di bisogno e in condizioni di vulnerabilità di accedere ad un sistema di protezione internazionale e di accesso legale sul territorio italiano. Dopo mesi di preparazione e di dialogo costruttivo è stato firmato ieri un protocollo di intesa tra la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, la Tavola valdese e la Comunità di Sant’Egidio con il ministero degli Esteri e il ministero dell’Interno. Il progetto è stato presentato questa mattina a Roma. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha spiegato che a beneficiare dell’iniziativa saranno le persone che si trovano in condizioni di comprovata vulnerabilità e cioè donne sole con bambini, “spesso vittime di tratta”; minori non accompagnati; persone affette da disabilità o patologie gravi; anziani. Saranno associazioni che già operano in loco con i rifugiati a individuare le persone da segnalare e a fare un primo lavoro di screening. Da domani, con la sigla dell’intesa, si apriranno i due uffici in Marocco e in Libano e tra 6 mesi si avvierà anche un centro in Etiopia per i flussi dall’Eritrea e dal Sud Sudan. Gli uffici avranno il compito di presentare la lista dei beneficiari alle autorità consolari italiane presenti in quei paesi che a loro volta rilasceranno i visti di ingresso solo per il suolo italiano. Come per tutti i visti, verranno prese le impronte digitali per cui il progetto garantisce la massima sicurezza in tutto l’iter. Le parti ritengono che il progetto possa coinvolgere nei primi 12/24 mesi mille persone. Sant’Egidio e Chiese evangeliche si impegnano a dare in loco assistenza legale per la presentazione della richiesta; organizzare il trasferimento in nave o in aereo per l’Italia e una volta arrivati sul suolo italiano accoglienza e ospitalità nei centri attrezzati appunto da Sant’Egidio e dalle Chiese evangeliche italiane. Si prevede che i primi arrivi giungeranno a fine gennaio e i rifugiati saranno accolti in “piccoli gruppi” in Sicilia, Toscana e Piemonte. Il costo del progetto è tutto a carico delle parti firmatarie. “All’Italia – sottolinea Impagliazzo – non costa nulla”. Ed Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, precisa che da parte valdese si è preventivato un costo di un milione di euro in parte finanziato con l’8xmille (valdese) e in parte dalle donazioni. Sant’Egidio, invece, prenderà i fondi dalla Colletta di Natale.




L'unica perplessità che ho è sulla base posta in Marocco. Se è una base logistica, visto che in quel Paese non c'è nessuna guerra, va bene. E' come per i siriani il Libano. Ma spero che non diventi un passaggio per migranti marocchini economici ed altro. Stessa cosa per l'Etiopia che riceverà i flussi dall'Eritrea e dal Sud Sudan. Che non diventi un corridoio per far sbarcare qui ragazzoni ben piantati, neri come l'ebano e provvisti di cellulare.

Ieri: Regione Lazio al TG3

Ieri: 2 notizie sul TG3 Regionale Lazio:
Prima notizia!
La Regione ha approvato uno stanziamento di euro 750.000 in tre anni per la lotta contro il bullismo:
servirà a finanziare corsi per il personale scolastico, gli operatori sportivi e gli educatori, organizzazione di corsi, programmi e gruppi di supporto per i genitori, attivazione di programmi di sostegno in favore delle vittime con sportelli di ascolto nelle scuole, campagne di sensibilizzazione. I beneficiari sono i Comuni, i Municipi, gli Enti locali, le Scuole, le Asl e le associazioni del settore.


Ma che bravi! Edificante!
Il solito finanziamento di bla bla bla.
Gente pagata per buttare fiato inutile dalla bocca, per dire cose che non cambieranno gli incivili, allevati da genitori incivili, che resteranno incivili.
Corsi, programmi, sportelli, campagne... 
Soldi buttati in chiacchiere, volantini e dépliants che finiranno nelle tasche di qualche tipografia accreditata e di qualche "esperto" di aria fritta.

Seconda notizia.

Tre poveracci che alle 6 di mattina già stavano in auto per andare al lavoro sono rimasti schiacciati: 2  morti come povere cimici ed una tutta rotta ed in pericolo di vita al S. Camillo.
Causa: un albero che si è abbattuto sulla loro auto sulla Via Laurentina.

Non so di chi sia la responsabilità della cura degli alberi sulle strade provinciali, soprattutto adesso che dicono che le Province sono state abolite, ma di chiunque sia vedrete che nessuno pagherà per queste tre vite. E' già accaduto sulla Via Cristoforo Colombo e lì si sapeva di chi era la responsabilità: del Comune di Roma.



L'orribile scena dell'omicidio rimasto impunito grazie ad un magistrato che non è stato in grado di stabilire di chi sia stata la responsabilità della mancanza del taglio di questa gigantesca ghigliottina, che però era stata ancorata con un cavo d'acciaio ad un fragile cartellone pubblicitario!!!
Siamo pieni di queste situazioni.
Qui è responsabile il Comune di Roma, proprietario dell'albero, che però è stato dichiarato irresponsabile dell'accaduto, quindi con
"Licenza di uccidere". 



Ma con il solito sistema dello "scarica barile" LA RESPONSABILITA' DELLA MORTE DI UN UOMO DI 43 ANNI, CHE HA LASCIATO MOGLIE E FIGLI PICCOLI, è STATO STABILITO "PER LEGGE", COME DICE QUEL GENIO DI BRIGNANO, che la colpa non è di nessuno... PER LEGGE!!!
Non ci rimane che il sarcasmo davanti a tanta vergogna! 

La Regione Lazio se ne frega altamente degli alberi che possono uccidere e che sono di sua proprietà, anzi, guai a chi volesse potarli a proprie spese, anche se la Regione già ha incassato e continua ad incassare le sue tasse, guai! Perché la Regione lo multa!
Essa sola può intervenire! Ma non interviene! Ogni tanto, a danno avvenuto o a danno temuto, intervengono i poveri Vigili del Fuoco, buoni, come i Carabinieri, per tutti gli usi!!
Poveri cittadini se non ci fossero!
I burocrati, asserragliati dietro le loro scrivanie, spostano le carte, chiedono di rinviare le segnalazioni che regolarmente si perdono negli immensi Palazzi della Regione, e ... dicono che i soldi non ci sono!
Certo! Ci sono per i Corsi, i dépliants, i bla bla bla... Non ci sono per la prevenzione dei disastri!   

mercoledì 2 marzo 2016

Era ora!!!

Da: La Repubblica.it  02 marzo 2016

Omicidio stradale, il governo chiede la fiducia

C'è numero legale, l'aula riprende lavori: respinta richiesta sospensiva del senatore Giovanardi. In giornata il DDL diventerà legge  - LA SCHEDA