martedì 3 maggio 2016

Giulio Regeni e la verità

Da: Il Fatto Quotidiano 3 maggio 2016

Regeni, Egitto impone la censura sul caso. Procura: “Obbligo di non pubblicazione”

La richiesta è contenuta in una nota inviata per errore ai media, riferisce l'Associated Press. Del leak involontario ha riferito il sito del quotidiano Al Masry Al Youm: citando "fonti del dicastero", il sito scrive che l'episodio riflette un presunto "stato confusionario in cui versa il ministero". 

Da: La Repubblica

Caso Regeni, Gentiloni attacca: "Dall'Egitto collaborazione assolutamente inadeguata"

La verità non la sapremo mai dall'Egitto perché dovrebbe essere una confessione e i delitti di Stato nessuno li confessa mai. Noi ne siamo un esempio: Ustica, Piazza Fontana, la Stazione di Bologna ecc. ecc. ecc.
Intanto la Francia, e non solo, già sta approfittando dell'irrigidimento dell'Italia per infilarsi negli affari con l'Egitto: condor, avvoltoi, altro che fratelli europei! L'Europa dei comodi loro.. L'Europa che critica l'Italia e poi fa peggio.. L'Europa che esiste solo per la salvaguardia degli interessi nazionali... Alla fine del Secolo l'Europa non ci sarà più: il sogno si sarà sfaldato se continua così..

Il Male non è mai totalmente da una parte sola

Da: Savona News

mercoledì 27 aprile 2016


La commemorazione di Giuseppina Ghersi: il ricordo di Roberto Nicolick






Sotto l'egida della ONLUS Custodes Terrae, alla presenza della sua Presidentessa la Dott. Essa Simona Saccone Tinelli, avrà luogo, alle 15 di sabato 30 aprile prossimo venturo, una cerimonia di commemorazione, presso il Camposanto di Savona, Zinola, di fronte alla tomba di Giuseppina Ghersi, con deposizione di corona, con la partecipazione del Consigliere Regionale Angelo Vaccarezza.
Come è noto Giuseppina Ghersi, di appena 13 anni, fu una delle vittime del clima di odio e di intolleranza, che culminò all'indomani del 25 aprile 1945 con delle orrende sevizie su di lei. I suoi sequestratori e assassini, “liberatori” notissimi, non vennero mai perseguiti per questo orrendo omicidio, al contrario continuarono a perseguitare i genitori della vittima sino a costringerli a fuggire da Savona.
Alle ore 16,15 la manifestazione proseguirà alle 16,15, presso la sala dell'Hotel San Marco a Savona, in Via Leoncavallo con una tavola rotonda a cui parteciperanno Stelvio Murialdo, testimone dell'episodio e Roberto Nicolick, che ha pubblicato un libro su questo fatto, presenterà l'incontro Mario De Fazio, giornalista del SecoloXIX.
Roberto Nicolick

Da: Piacenza Night

EDITORIALI
Giuseppina Ghersi, la bambina martire trucidata dai partigiani comunisti
 perché aveva scritto un tema a scuola piaciuto a Mussolini

Giuseppina Ghersi aveva 13 anni quando è stata stuprata, torturata e uccisa. Era il 27 aprile del 1945. Qualche anno prima (probabilmente all'età di 10 o 11 anni) aveva vinto un concorso nazionale scolastico, ricevendo una lettera dallo staff di Mussolini per complimentarsi del risultato. Una lettera standard, scritta d'ufficio. Ma questa lettera è bastata a giustificare l'accusa di "spionaggio" e di "collaborazionismo" da parte dei partigiani. La bimba è stata deportata insieme ai genitori in un campo di concentramento (anche i partigiani li avevano). Li, davanti agli occhi dei genitori, è stata picchiata a sangue, violentata a turno e poi barbaramente uccisa. Aveva 13 anni, insisto. Quale colpa possa avere una bambina di 13 anni è davvero incomprensibile. 


Dagli atti dell'epoca resta la testimonianza di un uomo, il sig. Stelvio Murialdo, che racconta: "E proprio il primo era un cadavere di donna molto giovane; erano terribili le condizioni in cui l' avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane eta'. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei , quella sconosciuta ragazza NO! L' orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l' altro spalancato sull' inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l' alto,come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano".

Secondo la storia il barbaro omicidio è avvenuto nel pomeriggio del 27 Aprile 1945. In quelle terribili ore Giuseppina e la sua mamma sono state pestate e stuprate mentre il padre, bloccato da cinque uomini, veniva costretto ad assistere allo spettacolo massacrato dal calcio di un fucile. Per tutta la durata della scena i suoi aguzzini sembravano interessati solo a scoprire dove la famiglia nascondesse denaro e valori. Secondo i testimoni, ad un tratto la piccola Giuseppina sembra abbia perso conoscenza perché - come riferisce l'esposto al Procuratore di Savona - "non aveva più la forza di chiamare suo papà".

Giuseppina Ghersi è solo una vittima dell'odio. Un odio feroce che non può essere in alcun modo giustificato. Non ho scritto questo articolo per partecipare allo stupido gioco della "conta dei morti" tra destra e sinistra. Trovo solo giusto ricordare una vittima innocente che si trovava "sul lato sbagliato del fiume della storia". Nei giorni della memoria si ricordi anche Giuseppina Ghersi, così come lo scorso anno ho ricordato Rolando Rivi, il seminarista di 14 anni trucidato dai partigiani comunisti per la sua fede (puoi leggere l'articolo qui).



Nessuna causa, nemmeno la più giusta, può giustificare la ferocia umana. Essa si ammanta di ideologie sempre diverse per giustificarsi, ma rimane solo ferocia che ha trovato una scusa per uscire allo scoperto ed esprimersi.

Una lettrice mi ha segnalato le notizie che riporto dopo aver letto il post sull'altra tredicenne stuprata e uccisa in quei luoghi in quel tempo.
Anche questa lettrice ha sentito i racconti di vecchi che hanno vissuto in quel tempo in quei luoghi: combaciano con quanto scritto da Lorenzo Vassallo. I contadini avevano paura dei partigiani, che portavano via loro anche il necessario con violenza e prepotenza. Essi erano inermi e preda di tutti: fascisti da una parte e partigiani dall'altra.
L'orrore oggi è in Siria e da qualche altra parte, ieri era qui in Italia.

Ritorno in patria di Girone: l'India ce lo farà sudare

Da: Il Tempo

Girone, bloccato in India dal 2012, deve attendere a casa con i suoi familiari la conclusione del procedimento arbitrale tra Roma e New Delhi su chi abbia la giurisdizione del caso: il pronunciamento dei giudici dell’Aja è chiaro. 
Però Le condizioni del rientro devono essere in qualche modo «concordate» tra Italia e India. E l’India ha intenzione di dire l’ultima parola, come ha fatto in questi 1538 giorni. È infatti dal 15 febbraio del 2012 che i nostri fucilieri di marina Salvatore Girone, ancora agli arresti domiciliari nell’ambasciata italiana a Nuova Delhi, e Massimilano Latorre, in convalescenza in Italia dopo l’ictus che lo ha colpito il 31 agosto 2014, attendono giustizia.
«L’Italia - secondo Nuova Delhi - sta travisando l’ordine del Tribunale» internazionale dell'Aja, «il marò non è stato liberato e le condizioni della sua libertà provvisoria saranno stabilite dalla Corte Suprema». Il ministero degli Esteri Indiano ha diffuso ieri «estratti rilevanti» dell’ordine del Tribunale arbitrale dell’Aja (che sarà reso pubblico solo oggi), dai quali si dovrebbe capire che non viene stabilito il rilascio di Girone, ma viene semplicemente raccomandato che la Corte Suprema indiana valuti un ulteriore allentamento delle sue condizioni detentive. La decisione dell’Aja, secondo gli indiani, prevede tra l’altro che India e Italia si rivolgano alla Corte Suprema di Nuova Delhi per chiedere questo allentamento, sulla base di una serie di «condizioni e garanzie». «L’Italia - afferma il ministero degli Esteri indiano - assicurerà che Girone riferisca ad un’autorità in Italia indicata dalla Corte Suprema ad intervalli che saranno determinati dalla Corte. A Girone sarà chiesto dall’Italia di consegnare il passaporto e gli sarà vietato lasciare l’Italia a meno che non glielo consenta la Corte Suprema». L’Italia, stabilisce l’Aja, dovrà «sua sponte notificare alla Corte Suprema la situazione di Girone ogni tre mesi». Secondo quanto comunicato, l’Italia ha accettato che, «se al marò sarà permesso dalla Corte Suprema di tornare in Italia, resterà sotto la giurisdizione dei tribunali indiani, senza pregiudizio alcuno della loro autorità». Infine l’ordine stabilisce che all’India «deve essere assicurato, in modo inequivocabile e con effetto legalmente vincolante, che Girone tornerà in India nel caso in cui il Tribunale arbitrale decida che è l’India ad avere la giurisdizione» sul caso. Una sentenza che non arriverà prima del 2018. L’Italia aspettava da tempo il pronunciamento dell’Aja: «Un passo in avanti davvero significativo al quale abbiamo lavorato con grande dedizione», ha esultato il premier, Matteo Renzi, che ha voluto «mandare un messaggio di amicizia al grande popolo indiano». Poi ha telefonato a Girone. La prima battuta del militare, nell’apprendere la notizia è stata: «Evviva! Non vedo l’ora di partire, di tornare in Italia».
La Farnesina, nonostante tutto, si augura «un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia» e sottolinea che il rientro in Italia di Girone «non influisce» sul proseguimento del procedimento arbitrale.
Il ministro degli Esteri Gentiloni prudentemente precisa: «Girone non tornerà domattina, ci vorrà forse qualche settimana, ma quello che è importante è che la decisione è stata presa e ha dato ragione all’Italia».
Antonio Angeli
I detrattori, gli esperti "dello sputo in alto" che gli ricade in faccia in quanto italiani e non indiani, hanno già fatto il processo, escusso le prove ed emesso la sentenza: loro sanno che Girone e Latorre hanno sparato contro il peschereccio St. Anthony addirittura con l'intenzione di uccidere e nemmeno per un colposo errore di avere a che fare con una barca di pirati.
Noi, però, che ci rimettiamo al Diritto, non lo sappiamo e crediamo che la giustizia sommaria sia dei barbari.
Gli Indiani in 4 anni di detenzione dei due militari italiani non sono stati in grado di istituire un processo che facesse chiaro su questa faccenda. Qualora fossero stati realmente loro a sparare in acqua qui sarebbe omicidio colposo, lì addirittura reato di terrorismo: contro dei pescatori presunti pirati! 
Ora dovranno trovare un altro accordo legale con l'Italia per le modalità di rilascio provvisorio di Girone, in attesa del responso sulla giurisdizione del Paese che potrà istituire finalmente un processo. 
I detrattori, con bavosa protervia, scrivono che in patria li consideriamo degli "eroi"! Forse per pochi sarà così, ma la gente qualsiasi come me si rende solo conto che Latorre e Girone erano e sono due militari italiani in servizio antipirateria su una nave italiana che trasportava materiale per noi essenziale: il petrolio. Poi si può discutere che forse i detrattori hanno i termosifoni a gas, le auto a gas e quindi non hanno bisogno del petrolio, ma purtroppo i macchinari delle poche industrie che ci sono rimaste e danno lavoro, sicuramente non ai detrattori, vanno con tale combustibile e così vari mezzi di trasporto pubblico in terra, aria e acqua: tutti usano derivati della lavorazione del petrolio. 
Niente eroi dunque, ma due italiani che rappresentavano questo nostro Paese con tutti i difetti ed i pregi che può avere l'Italia. 

lunedì 2 maggio 2016

Pagine vere e seppellite di vergognosi partigiani

Dal sito Facebook del Sig. Lorenzo Vassallo

Lorenzo Vassallo presso Carcare.
Premetto che se fossi vissuto in tempo di guerra sarei stato un partigiano, quelli che furono i loro ideali sono anche i miei; e che belle canzoni sono state dedicate ai partigiani, ne cito una per tutte “Bella ciao”, io che sono un musicista che ama comporre, sicuramente ne avrei scritto qualcuna. La ricorrenza del 25 Aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, è la festa per eccellenza dei partigiani, quante corone di fiori vengono deposte presso i vari cippi e monumenti eretti in loro onore e ricordo, quante cerimonie religiose e laiche con sontuosi discorsi, fatti sovente da personaggi illustri, si tengono in tutte le parti del paese. Tutto questo è ammirevole e pienamente condivisibile “MAI DIMENTICARE” quello che è successo in quei tristi anni che hanno portato alla liberazione dal nazifascismo il 25 Aprile 1945; non dimenticare specialmente per non ripetere gli imperdonabili errori del passato. Ma in quegli anni non tutto quello che si presentava come operato dei partigiani era ammirevole e condivisibile; so per certo, per fatti avvenuti nell’ambito della mia parentela, che gruppi di persone che si spacciavano per partigiani, erano dediti a sottrarre beni e denaro a persone indifese principalmente per i loro sporchi interessi. Ma non solo, si legge nel libro “Una guerra dimenticata” scritto da Paolo Canavese, che la sera di mercoledì 25 Aprile del 1945 passò per le vie del paese di Castelnuovo, scortata da dei partigiani, una ragazza, certa Anna Maria Araldo catturata qualche giorno prima assieme ad un gruppo di repubblicani e due tedeschi. Due partigiani, o presunti tali, che la scortavano, si presentarono all’uscio della casa di G.B. Zunino, in Frazione Stevagni, per chiedergli una pala e un picco che sarebbero serviti per sistemare un sentiero verso Montezemolo. Nei giorni successivi Ezio, figlio di G.B. Zunino e altri giovani, portando al pascolo le pecore in un campo poco distante dalla frazione, grazie al fiuto di un cane pastore, ritrovarono il cadavere della ragazza sotterrato. La scena era straziante, un corpo completamente nudo con un foro di pallottola alla nuca. La sventurata fu trasportata e sistemata nella piazzetta della frazione dove il parroco le dette la benedizione, era il 30 Aprile, venne la mamma a recuperare la salma. Evidenti segni di violenza sessuale furono rinvenuti sul corpo, violentata e uccisa forse con la motivazione di essere una spia o solamente una bella ragazza che conosceva il tedesco! Come sono venuto a conoscenza di tutto questo? Agli inizi dell’estate ho notato che per le vie di Castelnuovo di Ceva erano state installate delle bacheche che recavano l’enunciazione di fatti accaduti durante la 2^ guerra mondiale, tratti dal libro di Paolo Canavese sopra menzionato. Proprio vicino a casa mia, nella Frazione Stevagni, era stata posta la bacheca che raccontava la triste fine di Anna Maria Araldo. Quando la lessi balenò un lampo nei miei ricordi, mi tornarono alla mente i racconti di guerra che facevano mio padre e mia zia Delmira quando ero ragazzo, particolarmente il racconto di mia zia, per me una seconda mamma, che diceva di quella volta che, verso la fine della guerra, andando al pascolo con altri giovani in località della Croce, a breve distanza dalla borgata Stevagni dove a quei tempi abitava, il suo cane chiamato “Noli”, un cane da pastore dalle doti eccezionali, si era messo a scavare in mezzo ad un campo arato mettendo alla luce i capelli di una ragazza sotterrata! Mi disse che si mormorava che quella ragazza, poi dissotterrata dagli uomini degli Stevagni e portata nella frazione avvolta in un lenzuolo, fosse una spia dei tedeschi. Mi raccontò anche che suo padre, mio nonno Placido, vedendo passare nella strada quegli uomini con la ragazza gli chiese se non avessero avuto delle brutte intenzioni e gli venne risposto di stare tranquillo, che la stavano solo accompagnando a casa. Io, nel mio immaginario di adolescente, sentendo il racconto della zia, vedevo quella ragazza come una specie di Mata Hari della 2^ guerra mondiale, come una persona giovane ma matura, sicura di sé, imperscrutabile. Non potevo sapere che invece si trattava di poco più di una bambina che non aveva neanche compiuto i 14 anni! Già da ragazzo questa storia mi aveva appassionato e così adesso, alla distanza di tanto tempo, essendo un fatto accaduto a breve distanza dalla mia casa di campagna, mi sono messo ad indagare sul passato di quella sventurata andando prima di tutto a cercare dei suoi parenti. Ho saputo che proveniva da Cengio ma ho rintracciato solo due nipoti perché i suoi fratelli non sono più in vita. I nipoti sentiti, figli di altrettante sorelle, sono stati in grado di riferirmi ben poco su loro zia Anna Maria; mi hanno fatto avere la fotografia riprodotta nel video. Ho cercato poi le testimonianze di altre persone, perlopiù anziani della zona che avevano militato nei partigiani, ma le versioni dei fatti riferitemi su Anna Maria Araldo sono state discordanti, chi ha detto che si trattava di una simpatizzante dei repubblicani come suo fratello, chi ha sostenuto invece che si trattava di una povera ragazza che per guadagnarsi da vivere lavorava alla mensa dei repubblicani, chi ha detto che era stata mandata via da casa dal padre per punizione perché aveva smarrito dei soldi, per altri quello che le avevano fatto era per vendetta contro suo fratello, addirittura c’è chi ha sostenuto che ad ucciderla dopo averla violentata con altri partigiani, era stato il suo ragazzo, perché l’aveva accusata di intendersela con i tedeschi, ragazzo che dopo l’omicidio era emigrato in Belgio, insomma, la verità su Anna Maria Araldo la sa solo lei, che non la può più raccontare, e forse i suoi assassini. Quando si sente dire in televisione che accadono fatti analoghi a quello che sto narrando, qualunque persona che si reputi normale inorridisce, ed il sentimento che ne deriva non è certo quello del perdono, ma se non quello della vendetta, sicuramente quello della giustizia. Chi non vedrebbe volentieri i responsabili di questi odiosi misfatti dietro le sbarre di una solida cella per il resto dei loro giorni e, se non più in vita, togliersi almeno la soddisfazione di andare a scrivere sulla loro tomba con un pennarello indelebile “anima nera”. Uno dei giustizieri di Anna Maria Araldo, che ho saputo fosse originario di Roccavignale, è diventato padre di una ragazza; ma quando questa ha raggiunto l’età di 13 anni avrà avuto il coraggio di guardarla serenamente negli occhi? Come può una ragazzina di 13 anni essere giudicata e condannata a morte perché reputata una spia, o per gelosia, e poi in un modo così orrendo. Se si pensa che lo Stato Italiano i minori degli anni 14 non li reputa neanche capaci di intendere e volere, con quale coraggio quegli ignobili che si spacciavano per partigiani hanno potuto fare una cosa del genere? Chissà quante volte quella sventurata avrà chiesto pietà, ma a nulla è servito con i suoi aguzzini, persone tra quelle che, a quei tempi, si arrogavano la  licenza di uccidere sotto l’egida morale della giusta vendetta. No, tutto ciò non è ammissibile, Anna Maria è stata una martire al pari di tutti i partigiani sacrificati alla crudeltà della guerra, non fa differenza l’essere dell’una o dell’altra fazione, la vita è sacra per tutti! Ma per lei, almeno sino ad oggi, nessuno ha scritto canzoni o portato fiori nel luogo dove è stata barbaramente uccisa, anzi, è stata trascurata da tutti e non si sa con certezza neanche dove è stata sepolta, ed il suo sacrificio non poteva che perdersi nella notte dei tempi se non avessi trovato accanto a casa mia la tabella tratta dal bel libro di Paolo Canavese. Quello che ora faccio si unisce a quel libro per denunciare al mondo ciò che è successo ad Anna Maria Araldo, ed in futuro, ogni 25 Aprile, finché le forze me lo permetteranno, andrò a portarle un fiore là, nel luogo dove è stata ammazzata, a 700 metri dalla Frazione Stevagni dove ho eretto una lapide in sua memoria, perché anche lei è stata una martire, una martire bambina, una martire dimenticata, ma la sua vera storia rimane un mistero!



Nella cartina i luoghi descritti nel libro di Paolo Canavese fra le province di Cuneo e di Savona.
La frazione o località o borgata di Stevagni in questa cartina non è evidenziata, ma nelle mappe di Google appare poco distante da Castelnuovo di Ceva, verso Montezemolo.
Roccavignale, il paese da cui, l'autore di questa appassionata ricerca storica, avrebbe individuato provenisse uno degli assassini della tredicenne, si trova invece in provincia di Savona, essendo in quei luoghi il confine fra la Regione Liguria e la Regione Piemonte.

Finalmente una buona notizia

Da: TGCOM 24

Caso Marò, Salvatore Girone rientra in Italia: lo ha deciso lʼAja

Accolta la richiesta di Roma: il fuciliere potrà tornare in patria durante lʼarbitrato. La moglie a Tgcom24: "Condividerò questa gioia con i miei figli"


Finalmente uno spiraglio di luce in questa vicenda buia che ha visto molti italiani esperti "nello sputo in alto", che inesorabilmente gli ricade in faccia, dare addosso, nei commenti dei lettori sotto i vari articoli di giornale riguardanti questa vicenda internazionale, ai nostri due militari senza processo e prove certe, dandoli per colpevoli a prescindere.
Questi stessi esperti nello sputare sempre e comunque contro la propria patria e tutto quello che la rappresenta, sono coloro che chiedono il processo prima di accusare qualcuno di alcunché.
La faziosità non può che portare alla contraddizione, giacché non è al servizio della verità, ma al suo contrario.
Poco fa, al TG3 RAI delle h. 14:30 circa, abbiamo sentito l'ennesima incredibile versione della notizia che qui si commenta: è stata data dicendo che i due fucilieri della Marina Italiana HANNO UCCISO DUE PESCATORI INDIANI e che l'arbitrato riguarda solo la giurisdizione del Paese che dovrà giudicarli.
Ma bene! Benissimo! Saranno contenti gli indiani! E' solo questione di competenza, ma la certezza, secondo i giornalisti che hanno fatto questo servizio e il Direttore del TG3 che l'ha approvato mandandolo in onda, già c'è: sono colpevoli! L'ha stabilito il TG3 della RAI! Meglio dello Stato del Kerala che li voleva colpevoli senza processo e discussione di prove!
Lo sputo in alto questa volta investe la RAI di Stato, quella che paghiamo nella bolletta elettrica addirittura per sentirci dire queste cose!!
Vergognoso.
La Corte dell'Aja finirà l'arbitrato nel 2018 e Girone, sequestrato da 4 lunghi anni, avrebbe dovuto restare lì per altri 3!!!
Ragioni umanitarie hanno ispirato una decisione di civiltà. E la RAI commenta un successo del Governo attuale, dopo tanti pasticci, incertezze e, lasciatemelo dire, viltà dei governi precedenti, dando la notizia in codesto modo: dicendo che "HANNO UCCISO DUE PESCATORI INDIANI", dandolo per certo! Non come sempre sentito e detto "sono accusati di.."! Hanno fatto loro il processo ed emesso la sentenza!
E' incredibile, oltre che gravissimo! 

Partite IVA di comodo e Partite IVA vere

Non so se sono io che, con l'esperienza di tanti anni di vita, ho acquisito una capacità sempre più sottile di percepire la falsità della nostra informazione televisiva, o se questa è aumentata fino al limite del sopportabile per qualsiasi mente senziente.

Credo che, comunque, i tempi, in cui la povera gente rafforzava gli argomenti di cui parlava con la frase "L'ha detto la televisione!", siano finiti da un pezzo, ma i giornalisti asserviti a poteri vari continuano imperterriti, nella convinzione che qualcuno riescono ad influenzarlo comunque.

Quelli come me non resistono e si alzano e se ne vanno a fare di meglio. Stamane ad Agorà, RAI 3, ho assistito all'ennesima persona invitata per essere indotta a rispondere quello che il conduttore vuole... altrimenti viene interrotta continuamente impedendole di esprimere anche il minimo concetto, ed infine congedata.
Ritengo questo modo di fare irriguardoso nei confronti dell'ospite che, evidentemente, è stato invitato solo per essere usato, ed offensivo per lo spettatore che evidentemente viene ritenuto un cretino manipolabile. 
Gerardo Greco non è nuovo a questo squallido modo di fare "giornalismo" e l'ho già stigmatizzato in un post di molto tempo fa: 
Rita Coltellese *** Scrivere: Affile ha un Sindaco che ammiro

Non è questione né politica, né di parte, ma semplicemente di rispetto degli altri, comunque la pensino!

Dunque stamane Gerardo Greco aveva invitato il Presidente di SOS Partite IVA, un'Associazione che esiste soltanto da un anno, e questi ha provato più volte a parlare delle P.I. come "fonti di produzione del proprio reddito e di eventuale reddito altrui mediante assunzione di lavoratori". Nonostante le reiterate interruzioni operate da Greco che gli hanno impedito di esprimere il suo concetto di Partite IVA, è stato evidente, dai monconi di frasi che è riuscito a ripetere nel tentativo di riprendere il discorso, che egli concepisce la P.I. come un modo di mettere a frutto un'idea che produca reddito, quindi un concetto ATTIVO del LAVORO e, se lo avesse fatto parlare, forse avrebbe detto che il Governo deve alleggerire le pratiche burocratiche e le tasse che soffocano l'INIZIATIVA LAVORATIVA ATTIVA di chi sa produrre da sé il proprio reddito! E questo è ben distinto dall'evasione fiscale che ha caratterizzato e caratterizza certe attività artigianali.
Quindi niente evasione fiscale con un'imposizione più snella ma CHE NON SOTTRAGGA IL REDDITO ARRIVANDO A PORTARSI VIA ANCHE IL 60% IN TASSE E BALZELLI VARI.
Penso che se l'avesse fatto parlare il Sig. Andrea Bernaudo avrebbe potuto dire questo, giacché questa è la realtà dei fatti.
Nulla c'entrano le P.I. che, invece, fanno comodo a certi datori di lavoro, spesso titolari di Studi di Architettura, oppure Legali, oppure Commercialisti che in questo modo coprono un lavoro dipendente di vero schiavismo di laureati, professionisti sfruttati dai titolari di Studio per tutti gli usi e per tante tante ore lavorative, non documentabili proprio perché a questi lavoratori si chiede di aprire una Partita Iva a copertura della loro schiavitù. 
Per contro Greco ha dato la parola al solito tronfio sindacalista che non sa neppure parlare in un corretto italiano, ma è molto ben pagato per il suo ruolo. Il suo intento era mettere Bernaudo in polemica con il sindacalista, ed inutile è stato che egli ribadisse più volte che non voleva entrare in polemica con il sindacalista, interessandogli tutt'altra materia, (che nulla ha a che fare con il parolaio che produce fiato), ma voleva parlare di produrre reddito e lavoro senza essere soffocato dallo Stato che, invece, dovrebbe favorire le persone che hanno il coraggio e le idee per intraprendere una qualsiasi iniziativa. 


Furlan, Barbagallo e Camusso a Genova ieri 1° maggio 2016 - Foto da Repubblica.it


Da: Il Corriere della Sera
di Aldo Grasso

Lo stipendio (nascosto) del sindacalista Barbagallo

Il leader della Uil non mostra la busta paga e attacca l’Inps


«Far e il giornalista è sempre meglio che lavorare», si diceva un tempo. La battuta di Luigi Barzini Jr rischia oggi di essere applicata ai sindacalisti: «Fare il sindacalista è sempre meglio che lavorare». 
Per ragioni retributive, da un po’ di tempo alcuni dirigenti sindacali sono presi di mira. Da quando è in crisi la prassi dell’intermediazione. Da quando si è scoperto che l’ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni è uscito di scena con una pensione d’oro ottenuta con sapienti artifizi. Da quando Fausto Scandola, iscritto alla Cisl dal 1968, è stato espulso per aver reso pubblica una lettera in cui denunciava i mega compensi di alcuni dirigenti. Da quando l’Inps ha pubblicato il dispositivo pensionistico dei rappresentanti dei lavoratori che permette loro uscite vantaggiose. 
Nessuno mette in discussione il ruolo dei sindacati, anzi. Nella circostanza, c’è chi ha reagito bene, come Susanna Camusso, dando il via a un’operazione trasparenza (il segretario generale della Cgil guadagna 3.850 euro netti al mese), e chi male, come Carmelo Barbagallo, segretario Uil, che invece di mostrare la busta paga ha attaccato duramente la dirigenza dell’Inps. 
Barbagallo, «chiddu da tuta», quello della tuta. Si racconta che quando faceva il sindacalista alla Fiat di Termini Imerese durante un’assemblea gridò: «Se passa il terzo turno, io torno in fabbrica e mi rimetto la tuta». Gettò la tuta alle ortiche anche se il terzo turno passò. 

sabato 30 aprile 2016

E la madre non lavava la sua bambina?

Da: Il Messaggero
di Mary Liguori e Marco Di Caterino

Napoli, uccise Fortuna dopo gli abusi: ecco chi è il mostro del Parco Verde

Omertà, indifferenza, complicità: è la cornice dentro la quale si sono mossi i carabinieri, insieme alle procure di Napoli Nord e dei Minori, per dare un nome all'assassino di Fortuna «Chicca» Loffredo, violentata e gettata dall'ottavo piano di un palazzo del Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014. Raimondo Caputo, detto Titò, era già in carcere per avere abusato di una delle figlie della compagna. Da ieri è accusato anche della morte di Chicca: ha tentato di violentarla, per l'ennesima volta, ma la bimba si è ribellata, allora l'ha presa in braccio e l'ha gettata di sotto. Lo scrive il gip Alessandro Buccino Grimaldi nelle 122 pagine di ordinanza di custodia cautelare che ha colpito sia Caputo che la sua compagna, già ai domiciliari a Caivano dove ieri, quando è giunta la notizia dell'arresto bis inerente la morte di Fortuna, è esplosa la rabbia tardiva di ignoti indignati, attraverso una molotov lanciata contro quella casa dove vive la donna che sapeva e ha taciuto, sia gli abusi sulle figlie che quelli su Fortuna. Sapeva anche della tragica fine della piccola per mano del compagno, una morte simile a quella del suo primogenito, Antonio Giglio, precipitato in circostanze mai chiarite dallo stesso stabile del Parco Verde. Marianna Fabozzi non solo «non ha protetto la prole, ma ha cercato di fare in modo che il compagno la facesse franca», scrive il gip. «Un contesto eufemisticamente disastrato» definisce il giudice quello del quale la Fabozzi è complice, al punto da dire a una delle sue figlie, l'amica del cuore di Fortuna, cosa riferire e cosa tacere ai carabinieri.


Rita Coltellese *** Scrivere: Federica Sciarelli: patetici errori di valutazione

Il post di cui riporto il link qui sopra, per chi volesse leggerlo o rileggerlo, l'ho scritto il 5 dicembre 2014 e già lì ponevo l'accento sul fatto che NESSUN GIORNALISTA, NESSUN CRONISTA poneva alla madre della sfortunatissima Fortuna la domanda "di come mai non si fosse mai accorta che sua figlia venisse abusata"! Tutti a fare domande come se la donna non fosse responsabile della sua creatura, ma solo una innocente vittima. Sono sempre più sconcertata dalla paura di far emergere la realtà di questi giornalisti che, giustamente, qualche lettore di giornali nei commenti definisce in modo dispregiativo "giornalai".  
La realtà quotidiana di qualsiasi madre è l'igiene dei propri bambini: oppure Fortuna la sfortunatissima si lavava il sederino e il resto da sola?
Questa donna in tutte le interviste si atteggia a vittima, ignara di tutto finché sua figlia non è stata gettata di sotto.
Per chi vive nella realtà e non nel mondo da "fiction" di una informazione drogata, per niente nitida, logica e chiara, questa madre "vittima" come minimo trascurava totalmente sua figlia, non occupandosi affatto della sua igiene intima. Non si può pensare altro, altrimenti si deve pensare di peggio.
Ma nessuno glielo chiede, nessuno mette l'accento su un aspetto ovvio nella sua altrettanto ovvietà quotidiana. Ne scaturisce una rappresentazione della realtà elusiva, falsa perché monca di quanto tutti conoscono nella vita reale, dunque non è informazione, è sensazionalismo e basta: il pedofilo, l'abuso, tutto circoscritto lì, senza il contorno.
E quando il contorno c'è si manda l'intervista alla madre, con la sempiterna patetica foto della vittima in mano, ignorando, lei per prima e il cronista di turno idem, la sua assenza di attenzione almeno visiva al corpo della sua piccola, mentre dice che l'altra madre, quella del bimbo ucciso l'anno prima, non si accorgeva di nulla, non sapeva guardare il suo bambino perché "non ci sta con la testa, soffre di nervi, è depressa". E mentre l'ascolti ti chiedi perché chi regge il microfono non le chiede: " E tu? Tu perché non ti sei accorta di niente?"
La rappresentazione monca della realtà è completa, come il sentimento di straniazione che lascia in chi vive nella realtà con tutti e due i piedi e, soprattutto, con la testa!











In tutte le pose....

mercoledì 27 aprile 2016

A proposito di Forni Crematori...

Da: RomaToday

Cimitero Prima Porta, cremato il morto sbagliato per uno scambio di bare

Cimitero Prima Porta, scambio di bare: cremato il morto sbagliato

E' accaduto il 21 aprile. La confusione sarebbe scaturita dal fatto che i due defunti avevano lo stesso nome e cognome. Ama: "Errore umano, non è stata controllata la data di nascita". Aperta un'inchiesta

Cimitero Prima Porta, cremato il morto sbagliato per uno scambio di bare
Uno scambio di bare. Un defunto cremato nonostante i familiari avrebbero preferito seppellirlo in un loculo. E' quanto accaduto giovedì scorso, il giorno del Natale di Roma, al cimitero di Prima Porta, l'unico nella Capitale attrezzato per questa procedura. Lo racconta il Corriere della Sera. Secondo quanto ricostruito la confusione sarebbe scaturita dal fatto che i due morti avevano lo stesso nome, Sergio, e cognome. Anche nella data di nascita c'erano delle similitudini: 90 anni, 92 l'altro, erano nati entrambi in agosto e deceduti nei giorni scorsi, in aprile.
Così nel forno crematorio è finita la bara sbagliata. A far sì che gli operatori si accorgessere dell'errore, scrive il Corsera, la "fiammata diversa, resa più luminosa dal metallo, in quanto il feretro conteneva la protezione di zinco". Una notizia drammatica per i familiari che "stati così costretti a disperdere le ceneri del loro caro nel Giardino dei Ricordi, i tre ettari di collina alberata accanto al cimitero di Roma nord, che con i suoi 140 ettari e i 37 chilometri di strade interne è il più grande d’Italia".


Potrebbe interessarti:http://www.romatoday.it/cronaca/scambio-bare-morto--cremato-cimitero-prima-porta.html
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Cimitero Prima Porta, cremato il morto sbagliato per uno scambio di bare
Uno scambio di bare. Un defunto cremato nonostante i familiari avrebbero preferito seppellirlo in un loculo. E' quanto accaduto giovedì scorso, il giorno del Natale di Roma, al cimitero di Prima Porta, l'unico nella Capitale attrezzato per questa procedura. Lo racconta il Corriere della Sera. Secondo quanto ricostruito la confusione sarebbe scaturita dal fatto che i due morti avevano lo stesso nome, Sergio, e cognome. Anche nella data di nascita c'erano delle similitudini: 90 anni, 92 l'altro, erano nati entrambi in agosto e deceduti nei giorni scorsi, in aprile.Così nel forno crematorio è finita la bara sbagliata. A far sì che gli operatori si accorgessere dell'errore, scrive il Corsera, la "fiammata diversa, resa più luminosa dal metallo, in quanto il feretro conteneva la protezione di zinco". Una notizia drammatica per i familiari che "stati così costretti a disperdere le ceneri del loro caro nel Giardino dei Ricordi, i tre ettari di collina alberata accanto al cimitero di Roma nord, che con i suoi 140 ettari e i 37 chilometri di strade interne è il più grande d’Italia".

Ama, che gestisce il cimitero, ha comunicato la sua posizione in una nota: "Il 21 aprile una grave inadempienza delle procedure di controllo ha fatto sì che venisse avviata a cremazione la salma errata. Si è trattato di errore umano, in quanto gli operai in servizio hanno controllato la tabella con il nome e cognome, senza verificare la data di nascita". La famiglia è stata avvertita immediatamente e presso i carabinieri della stazione Cassia è stata depositata una denuncia. "C’è costernazione e indignazione per l’accaduto - conclude la nota - L’azienda sarà inflessibile nel perseguire i responsabili della colpevole negligenza, nei confronti dei quali è stato avviato procedimento disciplinare, mentre una specifica commissione è al lavoro per rivedere le procedure previste". Ama si farà carico di tutte le spese.

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La morte suscita dolore ma anche ilarità: forse per esorcizzarla... Pensate alle barzellette che sempre hanno girato sulla morte in generale...
In questo caso, non sono un avvocato, ma credo che l'AMA non se la caverà punendo il dipendente che ha sbagliato, ma dovrà risarcire congrui danni ai familiari del pur novantenne finito flambé.
"Quando sei morto, figlia mia, - mi diceva mio padre - dove ti mettono ti mettono..." Lo diceva con tristezza, forse presagendo che la sua vita non sarebbe stata lunga. A novant'anni è diverso, ci si rassegna di più, ma è anche vero che se uno ha messo il proprio caro in una cassa di zinco, prima di trasportarlo al cimitero, ha la volontà di tumularlo in una tomba e non di ridurlo dentro un'urna ad un mucchietto di cenere. E questo va rispettato. Ognuno ha la sua idea della morte e dell'aldilà... Dunque l'AMA paghi l'errore, che ha prodotto comunque un danno per chi si immaginava la salma del proprio caro tutta intera, sia pure nel disfacimento biologico.
Anche la Morte è massificata ormai. Accadono errori.
A me è capitato un errore di entità inferiore, ma sicuramente mi colpì, dandomi la misura di questa massificazione, di questa catena di montaggio anche nell'ultimo saluto: morì la mamma di una mia collega nell'ospedale universitario adiacente al nostro luogo di lavoro, ed io mi interessai al cuscino di fiori da inviare a nome di tutti i colleghi della nostra sezione. Il fioraio era già stato sperimentato da me e da altri come persona brava e precisa.. forse troppo efficiente.. giacché depose il cuscino davanti alla Camera Mortuaria forse troppo presto rispetto all'ora delle esequie.
Arrivai per prima constatando che il cuscino non c'era, contrariamente a quanto assicuratomi dal preciso fioraio. La signora defunta amava le rose rosse ed io il pomeriggio precedente, nel fare l'ordinazione presso il negozio di fiori, mi ero assicurata che quel tipo di fiore prevalesse sul resto. Ma fra le corone e cuscini non figurava una composizione così fatta... Telefonai al fioraio, che aveva il negozio lì vicino, ed egli stupito mi disse che aveva deposto il cuscino il mattino presto proprio dove ero io in quel momento. Lo pregai di venire, un poco in agitazione visto che si trattava di un omaggio che non riguardava solo me, ed egli venne, constatando che, in effetti, il cuscino con le rose rosse non c'era più. Intanto si approssimava l'ora delle esequie ed io seccata lo pregai di rimediare, lui disse che rose rosse non ne aveva più: le aveva messe tutte in quel cuscino.. Finì che di corsa e più arrabbiato di me si precipitò a farne un altro con i fiori che aveva: ma la prevalenza era di fiori gialli... Me ne scusai con la figlia della defunta spiegandole l'accaduto. Lei capì, certo per lei aveva meno importanza che per me che mi ero data tanto da fare perché quei fiori, che piacevano a sua madre, fossero un omaggio in più per la morta e.. forse una minima consolazione per lei...
Ebbene, non era stato un furto, bensì un errore, come accertò il povero fioraio, che aveva così perso il suo guadagno, dovendo provvedere ad un'altra composizione floreale: un operaio rumeno di un'altra Impresa di Pompe Funebri aveva caricato il nostro cuscino sulla bara di un altro defunto, insieme a quelli a lui destinati e, al mattino presto, da quella Morgue era stato trasportato attraverso l'autostrada al suo paese natale per la tumulazione. 

730 online: seconda puntata della telenovela

Rita Coltellese *** Scrivere: 730 online 2016

Prima di leggere le odierne note su questa ennesima, vergognosa storia della decantata burocrazia snellita e facilitata, leggete il post, di cui sopra pubblico il link, pubblicato su questo blog il 22 aprile 2016.
E' arrivata un'altra E-MAIL, la precedente era del 21 aprile u.s., giorno in cui avevo fatto il fax con rapporto trasmissione O.K.: ho pensato che fosse il PIN dispositivo finalmente, visto che per il mio tentativo online già mi avevano risposto...
Invece apro la e-mail e leggo:
----- Original Message -----
From: "Richiesta PIN on line" <INPSComunica@inps.it>
Sent: Tuesday, April 26, 2016 7:32 PM
Subject: PIN dispositivo: richiesta incompleta

 Gentile signor/a RITA COLTELLESE , non abbiamo potuto convertire il suo PIN in
 PIN dispositivo: abbiamo ricevuto solo il documento d'identità senza la richiesta firmata.
Deve quindi rinviarci il modulo di richiesta firmato con il
documento d'identità. Può presentare la richiesta online con la funzione
 "Converti PIN", via fax o in sede.
La stessa identica e-mail già inviatami il 21 u.s. dove però dichiarano di aver ricevuto:  la sua richiesta è giunta senza copia del documento di
identità!!!!
E il mio fax di cui ho rapporto trasmissione O.K. pagg. 2 ?!!!!!!!!
Gli idioti che hanno creato questo dispendioso sistema (perché paghiamo sempre noi ricordate!!!) continuano a riferirsi sempre al mio tentativo di inviare tramite il sito INPS domanda e documento che, però, loro vogliono zippati in un unico file! Evidentemente, però, da quanto dichiarano loro.. i 2 file li hanno ricevuti comunque.. solo che non li sanno mettere insieme.. il loro programma è dissociato e ne legge uno per volta rispondendo come si legge!! Che incrocio dei dati perbacco!!!
Ho fatto il fax ancora prima che mi arrivasse la prima e-mail, non sapendo zippare i 2 file richiesti. E questi subnormali continuano a rimandarmi la risposta inutile sulla richiesta online e a suggerirmi di fare un fax già fatto!!!!!
Non ho potuto fare altro che richiamare il n. 803 164 e mi ha risposto un'altra vittima dei deficienti di cui sopra: l'operatore Luigi, sigla 64970 h. 9:00 del 27 aprile 2016! Il quale, poveretto, non ha potuto che dirmi di rifare il fax, con quali garanzie di riuscita non si sa visto che il precedente è O.K., e suggerendo che il documento sia leggibile: ho risposto al povero operatore che è addirittura ingrandito nel foglio A4 e quindi leggibilissimo. Ma tanto è inutile: lui ed io siamo le vittime degli "organizzatori" superpagati di questo schifo! Luigi ha provato pure a darmi un consiglio: andare allo sportello INPS più vicino! Ho detto che lui non aveva colpa di questa vergognosa organizzazione, ma mi rifiutavo di andare allo sportello INPS, visti i proclami del nostro Presidente del Consiglio sulla "lotta senza quartiere alla burocrazia" e la soddisfazione di comunicarci "che ormai sarebbe stato tutto online"!
Dinostri di farla veramente la "lotta senza quartiere alla burocrazia" e chieda conto agli idioti di cui sopra cosa ne hanno fatto della mia richiesta via fax e del perché il sistema online del sito INPS chiede domanda e documento ma NON può accettare 2 file!!!!